Dossier serie A: quanto hanno inciso gli stranieri nel nostro campionato? – PARTE 1

Si fa sempre un gran parlare di esterofilia, specie nel calcio italiano, anche se a PELLEeCALAMAIO da sempre ci occupiamo dei talenti nostrani. Mentre il campionato di A è ormai alle spalle e quello (splendido) di B quasi giunto al termine, è bene notare che in effetti un’inversione di tendenza c’è stata, non siamo ancora ai livelli fragorosi di Germania e Francia, ma anche in terra italica sembra che abbiano capito, forse per cause di forze maggiori, che occorre puntare sui talenti autoctoni. L’Under 21 di Mangia parte giustamente coi favori dei pronostici, magari a livello fisico qualcosa ancora concediamo agli avversari, ma da centrocampo in su, ci dovremmo schierare con Saponara, Marrone (Florenzi), Verratti, Insigne, Destro, Borini, e in rosa ci stanno pure Sansone, Gabbiadini, Paloschi… un’autentica fucina di campioncini. In difesa hanno meno esperienza a certi livelli i vari Caldirola, Donati o Bianchetti, ma sta emergendo alla grande, dopo anni di anonimato, Regini, inventato centrale da Sarri nella splendida stagione empolese. Peccato manchi all’appello il miglior 91 che io abbia visto giocare da giovani, e cioè quel Kiko Macheda  che, dopo le splendide promesse dell’Old Trafford, sta faticando a trovare la sua strada, nonostante militi in un club importante come lo Stoccarda.

Va beh, lunga premessa per vedere appunto, alla luce di questa “esplosione” di giovani italiani, quanto gli stranieri abbiano inciso nei destini delle 20 squadre partecipanti in A, senza ovviamente generalizzare… se un giocatore è bravo, merita di giocare, che sia italiano, brasiliano, marocchino o lettone.

ATALANTA

Squadra solida, spettacolare specie in casa, fa leva su un gruppo di italiani, sui quali ha spiccato il volo il centrocampista tuttofare Bonaventura, buon protagonista anni fa in un Mondiale Under 20.

Tuttavia è innegabile l’imponente contributo in fatto di gol e leadership della punta argentina Denis, un carro armato mai domo, mentre a sprazzi ha fatto rivedere il suo talento il piccolo Maxi Moralez, dopo il boom dell’anno scorso. Poco utilizzato Parra, efficace l’esperto Scaloni, ancora acerbo Radovanovic. Buone qualità ha messo in mostra il talentino ex Inter Livaja, non corroborate da un  carattere fumantino.

BOLOGNA

Tanti gli stranieri nell’11 base ma alla resa dei conti a far girare la squadra ci hanno pensato soprattutto Gilardino e Diamanti, in stato di grazia e ormai prossima a una big che meriterebbe in pieno.

In difesa ha brillato il giovane Sorensen, troppo bruscamente bocciato dalla Juve, solido Antonsson, così così Garics, in perenne ballottaggio con Motta. Perez ha dato il solito contributo di grinta e esperienza, anche se la sua avventura in rossoblu pare giunta al capolinea. Khrin ancora deve esplodere, ma scommetto su di lui. È un mediano sette polmoni, deve solo avere meno problemi fisici… come se fosse facile! I due greci hanno regalato ottime partite, specie Konè, autore di gol preziosi e incursioni terrificanti, bene l’apporto di Christodoulopoulos, velocissimo. Taider a corrente alternata, ma stiamo parlando di un 92 che pare già un veterano in campo, normale qualche battuta a vuoto.

CAGLIARI

In un blocco italiano che da anni regala soddisfazioni in serie, gli stranieri hanno fatto la loro parte, a cominciare dalla…panchina, dove l’ex Diego Lopez ha dimostrato di avere stoffa, anche se il presidente sembra preferirgli l’altro ex Festa alla guida della prima squadra.

Ribeiro ha fatto il suo, Nainggolan ormai è una certezza, uno che tira la carretta da anni in Sardegna e su cui Mazzarri e Allegri farebbero carte false per averlo in squadra. Ibarbo prosegue nel periodo di ambientamento ma i mezzi tecnici e fisici suggeriscono che siamo di fronte a un campione vero. Abero è molto promettente in fascia, mentre Ekdal, pur migliorando in personalità, spesso appare ancora timido.

Il vero boom comunque è giunto da un sardo doc, quel Marco Sau che giustamente Prandelli ha convocato in Nazionale… in Italia pochi attaccanti hanno le sue caratteristiche: è veloce, tecnico, segna di destro e sinistro, è spettacolare, freddo sotto porta, un campione che ne ha masticato di gavetta dai tempi di Lecco e Manfredonia.

CHIEVO

Stagione buona, con salvezza timbrata e una rosa ormai collaudata sulla quale pochi stranieri si sono messi in mostra. Occorre però ricordare almeno l’ascesa di Cofie, che dopo lo scudetto primavera col Genoa, assieme all’asso El Shaarawy, Perin e Ragusa, non aveva convinto a Torino e Sassuolo e che invece a Verona ha guadagnato i galloni da titolare. Dinamico Hetemaj, molto utilizzato ma spesso senza infamia e senza lode lo sloveno Jokic, visti i problemi fisici che hanno attanagliato Dramè per tutta la stagione.

Su tutti però ha brillato il francese Thereau, autore davvero di un campionato maiuscolo, fatto di tecnica, muscoli, gol, assist e leadership in assenza del capitano storico Pellissier.

L

FIORENTINA

Squadra rivelazione del campionato, rivoltata come un calzino in estate e protagonista di un torneo splendido, giocato in modo scintillante. Moltissimi gli stranieri utilizzati, direi decisivi per le sorti del progetto.

In chiaro scuro il portierino brasiliano Neto, che per qualche settimana aveva rubato il posto a un incerto Viviano, in difesa subito sugli scudi un tris di nuovi: Roncaglia, divenuto idolo dei tifosi ma nel girone di ritorno spesso in panchina a causa di alcuni errori. L’ex Boca tuttavia ha mostrato un gran carattere, avercene… meglio di lui comunque l’esperto Gonzalo Rodriguez, per anni colonna difensiva del Villareal, giunto a prezzo di saldo e subito leader difensivo, autore pure di molti gol. E che dire del giovane Savic? A mio avviso la Viola nello scambio col City con Nastasic non ci ha rimesso per niente. Tomovic, a lungo titolare, ha disputato la sua migliore stagione italiana e ora la Fiorentina lo vuole trattenere.

A centrocampo così così Sissoko, sul quale da giovane si spendevano i lusinghieri giudizi che ora vanno al francese Pogba. Eppure il maliano non ha mai del tutto convinto,arrivato a gennaio è parso a disagio col tichi tachi viola. Romulo ha dato tanta sostanza, specie nel girone d’andata, ma poi i limiti tecnici lo hanno relegato in panchina. Mati Fernandez è in possesso di una tecnica cristallina, unica, col pallone fa davvero quel che vuole, eppure in viola, come nella Nazionale cilena (dove è in perenne ballottaggio con Valdivia) solo a sprazzi è stato sublime, mai decisivo. In attacco scarso l’apporto di El Hamdaoui, parso fuori categoria, nonostante qualche golletto.

Veniamo ai boom di stagione, davvero tanti. Pizarro, dopo la parentesi al City, si è riappropriato del suo talento, divenendo regista imprescindibile della squadra… peccato per il finale, che lo vede separato in casa. Nel suo campionato, pesa solo l’aver regalato un gol a Montolivo. Sugli scudi lo spagnolo Borja Valero, forse il miglior straniero giunto in Serie A quest’anno. Piedi sopraffini, cervello del centrocampo, mai sprecato un pallone, e che tocchi felpati! Sulla fascia, splendido e sostanzioso è stato il contributo del colombiano Cuadrado, ormai big assoluto, dopo la bella stagione di Lecce. Con Montella ha fatto un miglioramento encomiabile, da giocatore buono per tutta la fascia a vero funambolo offensivo, spesso imprendibile, oltre che miglior dribblatore della serie A, merce rara ormai nei nostri campi.

Detto di un Jovetic spesso frenato sul più bello dagli infortuni (ma si tratta di uno dei pochi campioni rimasti nel panorama della serie A e merita il gran salto), il migliore là davanti a mio avviso è stato Ljajic, lasciatemelo dire con forza. E’ da anni  che sostengo che Adem sia un campione, e mi è spiaciuto molto vederlo l’anno scorso così in ombra e sfiduciato. L’allenatore evidentemente ha toccato le corde giuste. Lui di suo c’ha messo il talento e finalmente la mentalità giusta. Gol, assist, delizie in serie, tanto impegno e voglia di dimostrare. Un giocatore finalmente compiuto.

Che bella squadra il Bologna di Pioli

Giunti quasi al termine del girone d’andata del campionato di serie A, di molte squadre si è già detto di tutto e di più, nel bene e nel male: dalla Juventus nuovamente e meritatamente padrona del gioco, al Milan in ripresa sotto la guida del talento purissimo El Shaarawy, all’Inter di Strama che, come il Napoli, sul più bello stenta a fare il gran salto, fino alla consolidata Lazio e alla pimpante Fiorentina di un tecnico in grande ascesa come Montella. Poi, il vuoto, con squadre allineate tra una zona “tranquilla” e un’altra più melmosa, ma con grandi differenze.

Gilardino e Diamanti, i trascinatori del Bologna 2012/2013

Gilardino e Diamanti, i trascinatori del Bologna 2012/2013

Per questo oggi ho voglia di scrivere di una compagine poco reclamizzata ma in grado di mostrare sempre bel calcio, anche al cospetto di squadre che sulla carta le sono superiori: il Bologna.

Sì, la squadra felsinea che da diverse stagioni a questa parte, un po’ come Cagliari e Chievo non fa più notizia nella conquista di salvezze in serie piuttosto comode, quest’anno era partita con buoni propositi ma non di certo sospinta dal valore dei risultati… questo fino al recente exploit in quel di Napoli, dove gli 11 di Pioli hanno sfoderato un partitone, giustamente concluso con una notevole vittoria, coronata da spettacolo e bei gol.

Una squadra finalmente a trazione anteriore con le due punte – il rinato Gilardino, non certo vecchio ma che sembrava sul viale del tramonto dopo la precoce gloria e l’emergente Gabbiadini, invero assai poco prolifico fino alla passata stagione – più il genio e concretezza rappresentato da Diamanti e dispensato in dosi sempre maggiori, gara dopo gara.

Come Baggio, Signori e Di Vaio, infatti anche Alberto, ex grande bomber della nazionale, sta ritrovando gli antichi splendori, i gol e la personalità necessaria a caricarsi sulle spalle il peso offensivo della squadra. In difesa, il modulo varia a seconda, non tanto degli avversari, ma proprio dei vari momenti di gioco. Dai tre centrali (prima di Portanova, appena rientrato dopo squalifica, spesso e volentieri erano Antonsson, il giovane ex bianconero Sorensen e Cherubin) più due stantuffi laterali come Garics (o Motta) e Morleo alla linea classica a 4, che privilegia i due mediani in mezzo al campo e le incursioni di gente come Konè, decisivo al San Paolo con i suoi guizzi imperiosi.

In mezzo una batteria di giocatori interessanti, dal redivivo Guarente, tornato finalmente in Italia, al talentuoso Taider, appena ventenne ma che giostra da regista o da mezzapunta con la maestria di un veterano, dal roccioso ed esperto Perez al finalmente recuperato dai vari infortuni Krhin. L’ex interista, tutto polmoni e senso tattico, è uno dei miei “pallini”, sin da quando giocava (e vinceva) in un’Inter primavera, composta da gente come Super Mario Balotelli, Biabiany, Siligardi e Bolzoni.  Finalmente sembra avviato alla consacrazione.

Insomma, una gran bella realtà, capace di mettere in difficoltà chiunque con la qualità dei singoli interpreti, nel contesto di un gioco di squadra molto collaudato. Certo, il campionato è equilibrato e, se non si fanno risultati, è facile rimanere risucchiati nel fango della zona retrocessione, ma sotto le due Torri quest’anno ci sono davvero tutti i presupposti per far divertire il pubblico e conseguire ottimi risultati.

Il Pagellone della serie A – parte 1

E’ terminato il campionato di serie A e puntuale arriva il mio personale bilancio sui protagonisti di questa esaltante ma pure controversa stagione, in attesa dei verdetti relativi al calcio scommesse che potrebbero sovvertire graduatorie e punteggi.

ATALANTA

La vera rivelazione del campionato, soprattutto in merito alla pesante penalizzazione iniziale. Colantuono ha infondato sicurezza a un gruppo proveniente dalla serie cadetta ma di gran qualità. Gioco arioso, solido e razionale, sospinto da un pubblico affezionato e numeroso.

Big  DENIS – meno prolifico nel girone di ritorno ma è grazie soprattutto ai suoi gol di inizio stagione che la squadra ha colmato velocemente il gap di punti. La sua miglior stagione italiana.

Sorpresa CIGARINI – non certo una novità ma pur reduce da una negativa esperienza spagnola, Luca ha saputo rifarsi tornando a Bergamo. Giustamente premiato da Prandelli in vista degli Europei, per i quali nutre una fondata speranza di essere arruolato. Da evidenziare pure le conferme di Peluso e Consigli, e la buona stagione di Bonaventura, giovane del vivaio, Schelotto e del piccolo Maxi Moralez, all’esordio nel campionato italiano.

Delusione MASIELLO – Non può che essere Andrea Masiello, che rischia di rovinare anzitempo una carriera che sembrava ben più che promettente. Protagonista con Bonucci e Ranocchia un paio d’anni fa di una stagione monstre a Bari, è caduto nella tela del calcio scommesse e ne è ancora fortemente invischiato.

BOLOGNA

Gran merito a Pioli che ha saputo, proponendo un calcio di qualità, ottenere una comoda salvezza, andando oltre le aspettative. Squadra a tratti spettacolare, sorretta dalle individualità ma forte pure di un cambio tattico in corsa, con l’utilizzo della difesa a 3.

Big DIAMANTI – Stagione positivissima per l’estroso trequartista, che si è diviso con l’astro nascente Ramirez il compito di supportare Di Vaio in avanti. Colpi di gran classe, un giocatore ritrovato e buono pure per la Nazionale.

Sorpresa TAIDER – giovane di appena 20 anni, esordiente in serie A, mostra carattere, personalità e un abbinamento perfetto di tecnica e fisicità. Giocatore moderno già finito nel mirino della Juventus.

Delusione ACQUAFRESCA – non è ancora pienamente sbocciato in tutto il suo talento l’attaccante italo-polacco. Qualche gol ma ancora tanta personalità da acquisire, così come la giusta cattiveria sotto porta.

CAGLIARI

Stagione tribolata, pur coronata da una serena salvezza. Cambi in corsa, ripensamenti, cessioni di colonne storiche, alla fine Ficcadenti ritrova il bandolo della matassa ma per l’anno prossimo occorrerà partire da basi più solide, oltre che risolvere una volta per tutte il problema dello stadio.

Big ASTORI – non fa più notizia il difensore di scuola Milan, azzurrabile per gli Europei e sempre più sicuro in coppia con Canini. Pronto per una squadra d’alta classifica.

Sorpresa PINILLA – Attaccante pienamente affermato, sorprende tuttavia il modo in cui si inserisce alla perfezione all’interno dei meccanismi della squadra, risolvendo così un annoso problema relativo al centravanti. Se sta bene tutto l’anno è un bomber da 20 gol a stagione.

Delusione LE PUNTE – Spiace bocciare l’ intero blocco offensivo ma prima dell’arrivo del cileno Pinilla, né Larrivey (esclusa una superflua tripletta), né Thiago Ribeiro (incostante e meglio da fantasista), né un sottoutilizzato Nenè hanno saputo fare la differenza. Meglio Ibarbo, anche se appare ancora tatticamente da registrare.

CATANIA

A lunghi tratti la terza miglior squadra per gioco espresso, dopo Juventus e Udinese. Montella, pronto per grandi palcoscenici, è ambito da molti prestigiosi club. Forse si chiude un ciclo, considerando la partenza del direttore Lo Monaco, autentico talent scout della squadra.

Big LODI – arrivato tardi al calcio che conta, considerando le grandi qualità che possiede, mostra finalmente tutto il suo repertorio fatto di gol a effetto (specie su punizione, dove ormai non è secondo a nessuno), rifiniture, ottima regia. Un giocatore da grandi palcoscenici, visto che ha raggiunto la piena maturità e una certa consapevolezza dei propri mezzi.

Sorpresa MARCHESE – Ripescato dopo un paio di anni di oblio, approfitta dell’infortunio del titolare Capuano e non esce più dall’undici titolare. Ottimo in fase di propulsione, efficace in difesa e pure goleador quando occorre. Ritrovato. Conferme da parte di Bergessio e Gomez, stupiscono i colpi di Barrientos (finalmente al top della forma) e la condizione di Legrottaglie, autentico leader difensivo.

Delusione SUAZO – Sembra quasi un ex giocatore, lui che per un decennio e oltre ha deliziato i tifosi italiani con le sue corse a perdifiato e i numerosi gol.

CESENA

Clamorosa retrocessione, specie se la rapportiamo alle tante attese suscitate da un calcio mercato coi botti, che facevano indicare proprio nella squadra romagnola la rivelazione di agosto, pronta per il salto di qualità. Invece è stata tutta una corsa in salita, nonostante i progressi visti con Beretta, da cui sarebbe saggio ripartire.

Big PAROLO – Stagione difficile la sua, dopo le ottime premesse dell’anno scorso. Eppure conferma le buone impressioni passate, inserito in un contesto non certo facile. Ha perso il treno per gli Europei ma merita una nuova chance.

Sorpresa I TANTI GIOVANI – Seppur mandati allo sbaraglio, non hanno perso la bussola e rappresentano anzi il miglior investimento per il futuro: alludo in particolare a Tommaso Arrigoni (centrocampista classe ’94!), nipote dell’ex mister Daniele e all’agile punta italo-svizzera Rennella.

Delusione I TANTI “NOMI” ACCLAMATI ALLA VIGILIA – Purtroppo, chi per un motivo, chi per un altro, i vari Mutu, pur autore di alcuni pregevoli gol, Iaquinta, Santana e, soprattutto Martinez, involuto paurosamente dopo il flop juventino dell’anno scorso, hanno toppato in pieno la missione di far gol.

CHIEVO

Torna Di Carlo, si succedono i tecnici e si confermano come sempre i risultati. Salvezza mai così sicura e “semplice”, gioco meno arioso forse dell’anno scorso ma spesso efficace. Non fa più notizia ma i numeri dicono che qualche studio in più su questo “fenomeno” andrebbe svolto.

Big ACERBI – Sbocciato solo nel girone di ritorno, ha fornito prove sontuose fino a far “litigare” in chiave di calciomercato Milan (favorito) e Juventus. Tecnica, tenacia, concretezza, forza fisica e visione di gioco: è nato un grande difensore, dopo l’ottima stagione scorsa alla Reggina.

Sorpresa BRADLEY – Un americano tutto d’un pezzo, incontrista dai piedi buoni, solido e veloce di piedi, ha giocato da veterano.

Delusione PALOSCHI – Forse ci si aspettava qualcosa in più dall’ex enfant prodige del Milan, che non fa mai mancare il suo impegno, al servizio del “vecchio” Pellissier ma del quale si contano pochi gol a conti fatti.

FIORENTINA

Stagione nata male, all’insegna del “precariato” e di un mercato votato al basso profilo, si rischia addirittura la retrocessione ma le basi per ripartire sembrano esserci eccome. Da dimenticare l’episodio shock tra Delio Rossi e il giovane serbo Lijajc.

Big JOVETIC – In una stagione pessima, brilla lucente la stella del montenegrino, tuttavia ancora troppo spesso colpito da infortuni che potrebbero precluderne l’ascesa ai massimi livelli. Per il resto ha già fatto vedere di cosa è capace, tra gol (14), serpentine, dribbling e capacità di leadership. Sembra il primo Baggio, ma diciamolo ancora sottovoce.

Sorpresa – NASTASIC – appena diciottenne sfodera buone prestazione. Non sarà ai livelli di Vidic, al quale viene da sempre accostato ma mostra grinta, carattere e maturità.

Delusione  CERCI – con le qualità che si ritrova, e che gli sono riconosciute sin da ragazzo delle giovanili romaniste, dovrebbe stare fisso in Nazionale. Invece, pur avendo iniziato bene, sull’onda del finale del campionato scorso, si perde tra litigi, incomprensioni, scarso feeling con il mister Rossi e voci di “bella vita”. Alessio, dipende tutto da te! Non buttare via il tuo talento.

GENOA

Tribolatissima stagione rossoblu, salvata in extremis grazie all’appannamento improvviso del Lecce. Preziosi, appassionato presidente, dovrà riflettere per bene e magari costruire una squadra con maggior equilibrio.

Big PALACIO – l’ Inter si sarà maledetta per non averlo acquistato ad inizio stagione su suggerimento di Gasperini. Mai così prolifico, l’argentino dal caratteristico codino è una vera freccia sulla fascia e spietato in zona gol. In grado di segnare in tutti i modi possibili. In una stagione soffertissima merita un plauso anche il capitano Rossi, mai domo e sempre in grado di metterci la faccia.

Sorpresa BELLUSCHI – uno dei pochi volti nuovi a salvarsi, si inserisce bene, con umiltà. Spazia da interno a ala, lui spesso in patria paragonato a Camoranesi. Vale la pena rivederlo per una stagione intera.

Delusione I TROPPI STRANIERI SBAGLIATI – un elenco purtroppo lungo quello dei giocatori esteri portati come incognite e rivelatisi alla fine ben poco adatti al calcio italiano, dalla punta Pratto al laterale Birsa, dall’acerbo Jorquera (che pure possiede ottimi colpi in regia) al desaparecido Ze Eduardo. Allargando il cerchio, appare in forte declino la stella di Gilardino e svalutati Constant e Kucka, sui quali è tuttavia doveroso provare a ridare fiducia.

 

INTER

La vera delusione del campionato, le cui difficoltà paiono evidenti sin dalla brevissima gestione Gasperini, parso quasi subito inviso all’ambiente. Ranieri sistema qua e là fino al clamoroso tracollo; il giovane Stramaccioni punta sull’orgoglio e per un soffio non riacciuffa un posto in Champions che a quel punto francamente sarebbe stato eccessivo. Meglio ripartire con umiltà, mettendo in soffitta la gloria degli anni recenti.

Big MILITO – Dopo un inizio difficile, che sembrava confermare i passi indietro dell’anno scorso, rinasce nel girone di ritorno, segnando a ripetizione, come ai tempi del Triplete. Un esempio di forte attaccamento ai colori nerazzurri.

Sorpresa POLI e OBI – I due giovani nel momento del bisogno dimostrano di essere “da Inter”: danno una bella rinfrescata a una mediana in forte crisi e crescono in personalità. Da tenere, anche se si teme che possano divenire oggetto di scambio per arrivare a un top player, come va di moda dire oggi.

Delusione LA VECCHIA GUARDIA a pancia piena – Salviamo assolutamente capitan Zanetti, inesauribile cursore e abile in ogni zona del campo, viene meno invece l’apporto di gente come Cambiasso, Lucio, Snejider e Stankovic. Male Pazzini, intristito e poco presente in zona gol e mezzo flop Zarate, salvato in extremis dal coraggioso Stramaccioni.

JUVENTUS

Stagione incredibile, coronata da un inaspettato quanto meritatissimo scudetto. Pochi immaginavano una Juve così competitiva per tutta la stagione. Egregio Conte nell’assemblare, modificare, plasmare una squadra giovane ma pure esperta, perfettamente amalgamata tra Big e ottimi giocatori in cerca del sigillo vincente (Vucinic, Liechtsteiner, Pepe). Un grande gruppo, da puntellare in vista della Champions. Tornato su livelli di eccellenza Buffon e addio magico da parte del Capitano Alex Del Piero.

Big PIRLO– Difficile scegliere nel contesto di una stagione fantastica dei bianconeri. Premio Pirlo, il cui modo di interpretare il ruolo datogli da Conte ha letteralmente inventato il gioco della Juventus. Ancora uno dei migliori registi del mondo.

Sorpresa BONUCCI – In mezzo a conferme come quelle di Barzagli e Chiellini e alla crescita esponenziale di Marchisio e Vidal, è giusto sottolineare come, soprattutto dopo il passaggio alla difesa a 3, abbia spesso giganteggiato il difensore ex Bari che ha saputo giocare in sicurezza, forte di doti tecniche superiori alla media, ben protetto dai compagni di reparto.

Delusione ELIA e KRASIC – In un contesto in cui tutti hanno reso al meglio delle loro possibilità, i mugugni vengono dalle fasce, con il biondo Krasic lontano parente della promettente freccia vista all’opera l’anno scorso e l’olandese autentico flop, non solo della Juventus, ma di tutto il campionato. Impacciato, dribblomane improbabile, superficiale negli approcci alle partite. Da rispedire al mittente.