Crisi Hellas Verona: quali sono le cause, chi i veri colpevoli? Ma soprattutto, da dove ripartire per scongiurare il pericolo serie B sempre più vicino?

Il Verona sta attraversando uno dei periodi più difficili da quando è risalito in serie A, si può affermare tranquillamente che sia IL più difficile dell’intera gestione Mandorlini, passato dall’essere capopopolo, amato da un’intera tifoseria a capro espiatorio da qualche mese a questa parte.

La situazione forse per chi non segue i colori gialloblu da vicino potrebbe tutto sommato sembrare non proprio così drammatica, in fondo siamo sempre sopra la zona salvezza, obiettivo dichiarato (ma siamo sicuri che nelle intenzioni della società e soprattutto nella testa dei giocatori non fosse qualcos’altro, magari quella zona Europa League sfuggita per un soffio nella passata stagione?), ma in realtà c’è poco o nulla da stare allegri.

I motivi di questo forte e brusco ridimensionamento hanno radici lontane, da quando in estate è stata allestita una squadra “al risparmio”, privata in un sol colpo di quei giocatori che furono gli assoluti protagonisti (assieme al grandissimo Luca Toni) della stagione, gli emblemi della squadra spettacolo che per alcuni mesi si era guadagnata giustamente tanta attenzione da parte dei media nazionali, suscitando vasta eco nelle prodezze di gente come Iturbe, Romulo e prima ancora Jorginho.

Andrea Mandorlini è giunto alla fine del suo ciclo come allenatore dell'Hellas?

Andrea Mandorlini è giunto alla fine del suo ciclo come allenatore dell’Hellas?

A questi nomi aggiungiamo anche quelli di Cacciatore che tanto bene aveva fatto nella prima parte di campionato, e di Marquinho che invece giunse a migliorare la qualità dalla trequarti in su nel girone di ritorno, e capiremo subito come questi non siano stati sostituiti con gente all’altezza. Su questo punto si è molto dibattuto, e in fondo può risultare una polemica sterile cercare di capire se fossero meglio quelli o questi. Fatto sta che MOLTI, quasi tutti, erano convinti che la rosa allestita quest’anno alla vigilia del secondo campionato consecutivo in serie A, fosse in realtà migliore perchè più completa, numerosa, solida… bla, bla,bla.

Purtroppo, ben presto, nonostante comunque i risultati nelle prime dieci partite fossero tutto sommato in linea con un campionato tranquillo, si è capito come mancasse la fantasia, il brio, il coraggio, in sostanza… il gioco! Poi è parso palese come mancassero altre componenti importanti, finanche fondamentali, visto appunto che a mancare è in toto il gioco, vale a dire… la determinazione, la grinta, la corsa, la voglia, la fame…

Ahi, ahi, senza queste qualità, indipendentemente dai numeri e dai moduli (provati in quantità tale da far perdere la bussola anche al più bravo dei navigatori) non si va da nessuna parte, e per fortuna che Toni – che qualcuno aveva additato precocemente come già finito – ci pensa spesso a buttarla dentro, come gli riusciva splendidamente l’anno scorso.

L'ex campione del Barcellona, il messicano Rafa Marquez: da uomo salvezza a emblema del disastro gialloblu

L’ex campione del Barcellona, il messicano Rafa Marquez: da uomo salvezza a emblema del disastro gialloblu

Manca il gioco, manca la difesa, la peggiore di tutto il campionato… e non parlo di gol subiti (anche se siamo quasi a 50, e sono davvero pochissime le squadre ad aver subito di più). Quello che doveva essere il fiore all’occhiello di un intero reparto, lo strombazzato messicano Rafa Marquez, plurititolato con il Barcellona e reduce da un ottimo Mondiale disputato in Brasile, alla realtà dei fatti pare un ex giocatore, lentissimo, disattento, quasi svogliato, senza motivazioni mi verrebbe da dire, nonostante gli energici buoni propositi estivi. Ho detto della difesa, dove in pratica il solo Agostini, fedelissimo di Mandorlini che lo ha preferito quasi sempre ai più giovani Brivio e Luna, è il titolare, laddove persino Rafael e Moras sono spesso in discussione nelle scelte del mister, ma vogliamo parlare del centrocampo?

Per lunghissimi tratti siamo stati l’unica squadra della serie A a non provare mai a imporre il proprio gioco, schiacciandosi sulla propria metà campo a proteggere i compagni difensori. Fallito in toto il tentativo di rilanciare il greco Tachtisidis, un altro dei fedelissimi dell’allenatore (lui sì in grado di giocare 38 partite l’anno senza mai essere messo in discussione!), incapace di impostare, di lanciare ma anche di fare scudo, accanto a lui sono ruotati un sacco di interpreti che alla fine della giostra si equivalgono tutti nel segno di un’evidente mediocrità (la speranza è che si potesse scrivere “di medietà” ma la realtà è che sono di livello qualitativo più tendente al basso che altro). Obbadi, spesso rimpianto o atteso vanamente, è l’unico che nei piani tattici poteva fare le veci del regista, non fosse altro per la sua capacità di catalizzare i palloni e smistarli, ma in pratica non si è mai visto, così come uno Ionita che invero si era imposto bene, essendo incisivo anche in zona gol. Poi però anche il nazionale moldavo è uscito dai radar, bloccato da un lungo infortunio. E che dire di Jacopo Sala? Lui sì forte davvero, e lestissimo a dimostrarlo al suo rientro in campo dopo mesi di degenza… Purtroppo però la sfortuna sembra essersi accanita contro il giovane centrocampista tuttofare e chissà quando lo rivedremo, se lo rivedremo ancora in gialloblu. E poi Hallfredsson, scostante ma uno che almeno non si tira indietro, dovendo sovente essere lui il faro in mezzo al campo, e non solo umile gregario come l’anno scorso; Lazaros, che fluttua tra mediana e trio offensivo, perdendo incisività in entrambe le zone e sostanzialmente anche una propria dimensione tattica; il rientrante Greco che pare lo stesso giocatore gracile e poco determinante (e determinato, che è ancora peggio) di 8 anni fa, quando era al suo primo anno da professionista; i giovani Campanharo e Valoti che a sprazzi hanno mostrato qualità, specie il secondo, ma che di fatto hanno avuto pochissime chance per imporsi, non giocando mai con la giusta continuità. Come detto, tanti, troppi interpreti, e lo stesso vale per tutti i ruoli. Uno da fuori che non tifi Hellas credo abbia perso il conto ad esempio di quanti difensori centrali possiamo contare…

Luca Toni, il capitano, il bomber, l'unico a salvarsi nell'attuale stagione del Verona

Luca Toni, il capitano, il bomber, l’unico a salvarsi nell’attuale stagione del Verona

Il fatto però è che una rosa sin troppo ampia crea difficoltà a un allenatore come Mandorlini abituato da sempre a giocare con più o meno gli stessi uomini. Che il tecnico ravennate sia in evidente crisi lo capiscono tutti, pare logico sia giunto alla fine del suo bellissimo ciclo gialloblu ma credevo onestamente sarebbe capitato alla fine del torneo, a salvezza raggiunta.

Perchè io ero tra coloro che, pur riconoscendo l’assoluto indebolimento in fatto di uomini in campo, pronosticavano in ogni caso una comoda salvezza, più che altro per scarsità delle compagini avversarie. Mi sbagliavo, assolutamente, anche se sono sicuro che le potenzialità ci sarebbero per raggiungere l’obiettivo, e poi tanti saluti.

Non è possibile che non si siano presi provvedimenti, dopo tutte queste sconfitte, dopo che Empoli e Chievo ci hanno raggiunte, dopo che il Cagliari terz’ultimo è a soli 4 punti sotto, dopo che le stesse Cesena e Parma, che sembravano (e probabilmente lo sono ancora) spacciate stanno dando segni confortanti di vita, mettendo sotto e conquistando punti contro le prime Juve e Roma, le prime due della classe. Cosa dobbiamo aspettare? A me non piacciono i cambi in corsa e poi diciamo la verità, su piazza al momento non ci sono chissà quali tecnici (non credo proprio che Guidolin, da tutti invocato) accetterebbe a questo punto della stagione di subentrare. Magari a giugno sì, e sarei in quel caso felicissimo, però ora non credo proprio, considerando poi che la mia sensazione è che nemmeno Stramaccioni sia saldissimo in sella all’Udinese.

La società, i giocatori, tutti hanno le loro enormi responsabilità, soprattutto nel credere, mi auguro inconsciamente, di essere al livello di squadre come Genoa, Torino o Sampdoria. Sarebbe bello fosse ancora così, è bello vedere quest’anno le partite del Palermo, mi ricordano quelle nostre dell’anno scorso, giocano con lo stesso entusiasmo, con le ali sotto i piedi, mostrano all’intera serie A i loro gioielli Dybala e Vazquez. Ma anche il Sassuolo si è consolidato a differenza nostra, e diciamo la verità, è più forte rispetto a noi in tutti i reparti.

Dicevo, responsabilità di tutti, anche di una società che non pare prendere forti posizioni, con Setti che delega e Sogliano al probabilissimo addio a fine stagione, vada come vada… Non ci sono più soldi da spendere, lo dimostra un mercato di riparazione all’insegna dell’immobilismo o quasi, e allora visto che ormai la squadra è questa e non la si può cambiare più, credo che come sempre accade a pagare debba essere un allenatore che ormai appare in totale confusione, stanco, in difficoltà ma pur sempre spesso arrogante nelle sue disamine e mai pronto ad accettare le giuste critiche.

Io a questo punto, non lo dico provocatoriamente, al suo posto chiamerei Pavanel, reduce da un ottimo lavoro con la Primavera e gli affiderei le sorti della prima squadra. Il campionato in fondo è ancora lungo, la salvezza è alla portata ma occorre svegliarsi, darsi una mossa, correre…. Non possiamo nemmeno pensare di tornare in serie B!

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Hellas Verona, buona la prima al Bentegodi ma quanta sofferenza! La classifica però ci sorride: 4 punti in 2 partite

Ieri sera ho incontrato diversi amici allo stadio: andava in scena la prima al Bentegodi del Nuovo Verona 2014/2015. Sì, nuovo, perché questa gruppo è fondamentalmente diverso da quello che tanto aveva fatto entusiasmare i tifosi e stupire gli addetti ai lavori. Diverso ma non per questo necessariamente meno valido, seppur ancora “in costruzione”. Difficile scrivere della propria squadra, proprio ieri sera Antonio, un mio compaesano (va beh, da pochi anni risiedo da un’altra parte ma siamo originari dello stesso paese della Bassa) mi diceva che lui non sarebbe in grado di essere obbiettivo parlando dell’Hellas. Lo capisco, non è semplice, perché a volte si pretende sempre il massimo e istintivamente ce la prendiamo a male per una giocata sbagliata, un gol preso o fallito, dimenticando da dove si viene, da che stagioni di inferno proveniamo. Eppure il calcio è “adesso”, l’oggi, non occorre sempre rivolgersi indietro, altrimenti si corre il rischio di non andare avanti. La società di Setti, Sogliano e Mandorlini, dei giocatori e dei tifosi invece vuole andare avanti e per questo non concede troppe defaillances. Ieri contro il Palermo stava succedendo questo: pur non strafando o meritando particolarmente, i rosanero conducevano la gara e all’Hellas sembravano clamorosamente quelle fresche risorse che corrispondevano spesso e volentieri ai nomi di Jorginho, Romulo e Iturbe, finiti nelle tre grandi del campionato, guarda caso. Sono rimasti però Toni, Rafael, Alfredo, Moras, Agostini, è arrivato un signor giocatore, quel Rafa Marquez che sembra qui di casa da una vita e altri nuovi devono integrarsi ma le qualità ci sono.

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Lasciamo stare che ieri il Taxi (fortemente rivoluto da Mandorlini, l’unico sinora che è stato capace di farlo emergere secondo le sue potenzialità… ci stava provando anche Zeman ma a Roma non è che brillino in pazienza) e Lazaros abbiano cannato la partita, che Obbadi appaia magro e fragile come un grissino al cospetto dei giganti mediani del Palermo (Bolzoni, Barreto e il settepolmoni Luca Rigoni che noi di Verona conosciamo bene per averlo, da avversari, apprezzato negli ultimi anni al Chievo) o che il promettente Nico Lopez si sia mangiato un gol su bella imboccata dell’altro interessante giovane brasiliano Campanharo. Il materiale su cui lavorare c’è, e comprende pure l’ancora timido Martic, l’esperto Brivio, ex enfant prodige del calcio italiano, quando furoreggiava da “Nuovo Maldini” al Mondiale Under 17, il coriaceo Sorensen, la valida alternativa Nenè e… vogliamo dirlo?… il fuoriclasse Saviola. Probabilmente saremo meno spettacolari dello scorso anno, certi esperimenti magari verranno provati (ma dubito che Campanharo, che ricordo bene come valido trequartista nella primavera della Fiorentina, possa diventare un nuovo Jorginho), altri innesti verranno effettuati specie in mediana (quanto manca ad esempio un Donadel che qui tornerebbe anche a piedi) ma la realtà dice che dopo 2 giornate il Verona viaggia a una media rispettabilissima: 4 punti conquistati, uno in trasferta e tre canonici al Bentegodi. Non penso che ci sarà da discutere se ci salviamo o no, conta il “come” ci salveremo. In fondo Parma e Torino sembrano essersi indeboliti rispetto all’anno scorso, noi invece a detta di tutti no! E’ vero che le milanesi molto difficilmente, o la Lazio, si bruceranno un’altra stagione, arrivando dietro la zona Europa ma intanto credo che dobbiamo essere ottimisti e forse provare a osare di più in certi frangenti. Ieri ai più è parsa francamente incomprensibile a un certo punto l’inserimento di un terzo centrale difensivo, Marques, contro i quasi inoffensivi avanti palermitani (anche se il giovane centravanti dell’Under 21 Belotti un po’ di paura a me l’ha fatta) al posto di un Hallfredsson a rischio cartellino rosso. Il risultato è stato che il Palermo si è come rivitalizzato nell’ultimo quarto d’ora, mettendoci in apnea, pur non creando grossi pericoli (uno grandissimo però è stato sventato prodigiosamente da san Rafael!). Insomma, io per primo non sono tornato a casa con la luce negli occhi di una partita splendida, non mi sono molto entusiasmato ma pur in svantaggio me la sentivo che avremmo vinto (e ho pure dei testimoni al riguardo!). L’ho pensato perché comunque questa squadra, pur essendo a mio avviso più carente in qualità (ma di contro molto più compatta) ha un grande cuore e uno spirito che non si spegne mai, come carattere dell’allenatore sta lì a testimoniarlo da ormai quasi 5 anni vincenti.

Hellas Verona 2011/2012: le pagelle

Al termine di un campionato stupendo, giocato quasi sempre su livelli eccelsi e con la squadra arresa solo nel rush finale ai playoff, ecco in sintesi le mie pagelle ai protagonisti gialloblu edizione 2011/2012

Rafael 7 – la miglior stagione del portiere brasiliano da quando è in riva all’Adige. Reattivo, sicuro di sè e spesso determinante, ha limitato le sue scorribande e ne ha beneficiato in sicurezza. Ormai veronese d’adozione!

Abbate 6,5 – Prima parte di stagione da rivelazione, un giocatore trasformato rispetto a quello visto all’opera l’anno precedente: puntuale in fase di spinta, a sorpresa pure goleador e ben attento dietro. Alla lunga distanza però emergono delle pecche caratteriali e una personalità non ancora ben definita, si fa spesso condizionare da fattori esterni.

Maietta 8 – Implacabile, veloce, tecnico, si attacca all’avversario e non gli dà respiro e poi trova pure il fiato per i suoi proverbiali coast to coast che quest’anno, oltre a preziosi assist, hanno fornito pure alcuni gol tra i più belli di tutta la serie B. Buon per noi che ormai abbia sposato la causa, ma la domanda è: che ci fa in cadetteria un talento simile?

Mareco 7 – forse troppo falloso, compensa alla grande con la sua strabordante personalità, la sua esperienza e la sua caparbietà. In area di rigore non teme nessun avversario. Gladiatore.

Scaglia 6,5 – come Abbate è stato un po ‘altalenante e non ha retto l’intera stagione su elevati standard di rendimento. Comunque, specie nei primi 3 mesi ha fatto spesso la differenza sulla corsia mancina.

Jorginho 7– Cresciuto alla distanza, un ’91 del vivaio che dopo un buon apprendistato nella vicina Sambonifacese, si è saputo ritagliare adeguato spazio grazie all’umiltà, alla tenacia e alla grande applicazione. Può solo migliorare, ma non è già più il timido trequartista visto all’opera agli esordi, ma un centrocampista completo.

Tachtsidis 7,5 – Uno dei migliori registi di tutta la categoria, autentica rivelazione del torneo, fisico imponente ma anche un buon mancino magari da calibrare. Tornerà in A, stavolta da protagonista, inutile illudersi che possa rimanere-

Hallfredsson 7,5 – il gigante scandinavo non tradisce le aspettative e, seppur non mantenendo un’efficienza fisica per tutta la stagione che un po’ l’ha frenato nel finale, si rivela autentico trascinatore con le sue giocate, i suoi gol e la sua qualità di categoria superiore. Per lui cantano sirene estere ma non solo.. sembra che mezza serie A sia sulle sue tracce.

Gomez 7 – Incostante ma efficace, oltre che il nostro miglior goleador. Ha alternato partite da 10 in pagella, con gol alla Messi e giocate  da Playstation ad altre in cui era tremendamente abulico, quasi assente. Ha disputato una grande Coppa Italia, attirando le attenzioni su di sè. Speriamo rimanga per continuare a crescere, esprimendo così tutto il suo notevole potenziale.

Ferrari 6,5 – la sua pecca sono i pochissimi gol realizzati ma tra i nostri attaccanti centrali risulta essere di gran lunga il migliore, il più presente in squadra, il più leader, un leone in area di rigore, che difende palla come pochi, si strema e apre varchi per i compagni.

Berrettoni 6 – Poche gare, in cui ha giocato soprattutto di esperienza. Leader silenzioso ma riconosciuto da tutti all’interno della squadra.

Frattali 6,5 – Si è fatto trovare pronto quando c’è stata necessità. Affidabile secondo

Cangi 6 – Soldatino mai disubbidiente, ha messo in mostra poche cose in fase offensiva, ma ha compensato con l’attenzione in difesa, garantendo equilibrio

Esposito 5,5 -Da tre anni all’Hellas e ancora incompiuto. Spiace per il buon Gennaro, i cui mezzi tecnici sono noti agli addetti ai lavori da quando frequentava con successo le nazionali giovanili azzurre. Eppure gli manca qualcosa, la personalità forse, la grinta certamente (e quella, ahimè, non è cosa che si insegna a scuola) ma soprattutto quando gioca pare “accontentarsi”… peccato!

Lepiller 6 – da carneade sottoutilizzato a pedina discreta e affidabile nel girone di ritorno. E’ in possesso di ottimi numeri, specie dalla distanza, lui che nelle giovanili viola faceva sfracelli. Poi sembrava perso per certi palcoscenici e invece sarebbe il caso di riproporlo l’anno prossimo.

D’Alessandro 6,5 – sempre sul punto di volare, di sbocciare definitivamente, viene poi frenato da vari fattori. Non sappiamo se abbia guadagnato del tutto la stima di mister Mandorlini, il quale probabilmente dal giovane romanista si aspetta molto. In ogni caso, quando parte palla a terra sulla fascia dà l’idea di essere davvero imprendibile per qualunque terzino.

Pugliese 6,5 – Tolto tardissimo dalla naftalina, il buon Bepi si dimostra difensore mancino di razza, sempre ottimo in fase di propulsione e valido corridore, quasi instancabile. Mai una polemica, mai una lite,eppure avrebbe giocato titolare ovunque in serie B.

Bjelanovic 6– il pupillo del mister ormai pare a fine carriera: qualche gol, l’esperienza necessaria per non deludere ma davanti urgono forze fresche

Doninelli 5,5 – acerbo, forse troppo, lui che al Genoa primavera aveva spesso incantato con i suoi piedi gentili e le sue efficaci geometrie in mezzo al campo. Deve crescere

Galli 6– parte benino l’ex parmense, poi sul più bello si infortuna gravemente. Torna nel finale ma è più impegnato a rispettare le consegne che a sbaragliare gli avversari.

Pichlmann 5,5– Delude il centravanti austriaco, in possesso di buoni mezzi fisici e tecnici. Si è visto poco, non sempre per colpa sua ma ha inciso altrettanto poco

Russo 6 – A lungo andare ha ceduto il posto al giovane brasiliano Jorginho, si è sempre fatto trovare pronto alla bisogna

Ceccarelli 6 – Capitano e simbolo, gioca sempre col cuore, anche lui rema in direzione giusta, incita sempre i compagni, sembra un allenatore in campo. Qualche svarione ma lo si può perdonare

Mancini sv– Spiace per il buon Manuel ma è parso da subito che non rientrasse nei piani del mister

All. Mandorlini 9 – il vero artefice della stagione dell’Hellas, un tecnico che si è davvero rimesso in gioco scendendo addirittura in Lega Pro e costruendo un connubio unico con giocatori, società, ambiente e soprattutto tifosi. DEVE rimanere per alimentare certi sogni.

Quante prodezze da parte di Marco Sau, implacabile bomber della Juve Stabia

In serie B tanti giocatori stanno davvero emergendo, e se è stato giustissimo in passato esaltare le gesta dei pescaresi Insigne, Immobile e Verratti o del greco dell’Hellas Verona Tachtsidis, ora anche nel mio blog non posso non citare e dedicare il meritato spazio a un attaccante formidabile: il sardo Marco Sau, punta di diamante della Juve Stabia.

Curiosamente in rete si è scatenata una simpatica diatriba sul suo paese di provenienza, ma a fugare i dubbi è proprio il talentuoso attaccante, che ha dedicato la sua stagione agli abitanti di Tonara. Tutti sanno benissimo come sia difficile emergere da una piccola realtà di provincia, e la cosa non riguarda ovviamente solo la Sardegna ma tutte le regioni. Eppure Sau ha sempre fatto la differenza, una volta entrato nel settore giovanile del Cagliari. Pochi dei suoi compagni delle giovanili hanno fatto strada, forse solo il centravanti Cocco, attualmente all’Albinoleffe, o il centrale difensivo Moi, affidabile in Lega Pro, dove ormai è un veterano. Ma in quel ciclo militavano pure i centrocampisti Lai, Farci e Alessio Cossu, la punta Gavioli, il difensore Uccheddu. Anche Sau, nonostante le indubbie qualità tecniche e realizzative messe in mostra da ragazzo ha faticato, e non poco, per imporsi. In pratica ha dovuto incrociare sulla sua strada un maestro come Zeman che con gli attaccanti agili e veloci ci sa fare eccome. Dopo la discreta stagione al Manfredonia e il passo falso di Lecco, l’anno scorso Marco si ritrova a Foggia a far coppia con l’astro nascente Insigne, un vero funambolo delle aree di rigore. Il resto è storia: stagione monstre per entrambe che superano la boa dei 20 gol. Ma mentre il più giovane Insigne segue il boemo a Pescara, lui clamorosamente si ritrova senza squadra, evidentemente sprecato per la Lega Pro e solo all’ultimo giorno di mercato spunta la possibilità Juve Stabia, matricola della serie cadetta. Ci sono già buoni e promettenti attaccanti in rosa come Albadoro e soprattutto il nigeriano Mbakogu che l’anno scorso hanno fatto sognare i tifosi stabiesi, portando la squadra in B. Eppure, nessuno dei due segna come Sau, nemmeno il “vecchio” Danilevicious, che conosce a memoria la categoria.

TANTISSIMI GOL, tutti di pregevole fattura,di rapina, a rientrare, alla Del Piero, in contropiede, di destro e di sinistro, bellissimi e fondamentali per l’ottima stagione della Juve Stabia. E così, al primo anno di B – e con altre gare da disputare – Marco è già a quota 20 gol anche in questo campionato.

E pensare che il Cagliari pecca proprio davanti, dove gli mancano i goleador veri! Cellino, che di calcio se ne intende, è obbligato moralmente a concedere una chance al giovane attaccante nella massima serie. Sau ha davvero tutte le carte per esplodere in tutto il suo fulgido talento anche in serie A!

Cuore diviso a metà: ieri però ha prevalso alla grande l’Hellas Verona: 4 a 1 al Toro!

Altre volte ho scritto riguardo la mia ambivalenza sportiva, in merito al tifo, quello più sano e passionale. Oddio, quando si parla di calcio, è quasi “bigamia” perché è peccato tifare per due squadre. Io in ogni caso non sono più quello viscerale di un tempo, seguo il calcio con tanta passione ma con meno ardore “di parte”! C’è una sostanziale differenza comunque  tra ciò che provo per l’Hellas Verona  e ciò che sento per il Torino.

Il Verona è la squadra della mia città, quella che più mi ha fatto battere  il cuore, l’unica diciamo che mi ha “davvero” fatto battere il cuore, con le gioie (tante): a 8 anni vidi in presa diretta il trionfo dello scudetto di Bagnoli. E non pensiate che fossi un “semplice” bambino ignaro di cosa stesse succedendo! Già da due – tre anni ero stato colpito dal morbo calcistico: mio padre Vincenzo come detto mi portava allo stadio ogni domenica e da posizione privilegiata mi godetti quello spettacolo di squadra. Tanti ritiri coi giocatori, trasferte con il calcio club di cui mio papà era Presidente, io che fungevo da mascotte autentica, visto che sapevo le formazioni, le classifiche. Ma non scambiatemi per secchione o, peggio, per saccente, ero solo un bambino che voleva sapere tutto della sua squadra del cuore. Crescendo ho visto l’Hellas attraversare momenti bui, come le retrocessioni ma lì siamo a uno stadio differente, a qualcosa che aveva lasciato spazio alla razionalità e alla mia voglia di perlustrare tutta la sfaccettata storia del calcio. Mi sono così legato ad altre vicende, lasciandomi trasportare dal ricordo di personaggi antichi, dalle meraviglie degli anni ’60 e anche prima.

Ma una squadra ha fatto di più, insinuandosi lentamente nella pelle: il Grande Torino! Mi sono “perso” emotivamente in quelle pagine di storia, mi sono commosso, ho anche pianto e non me ne vergogno. Ho iniziato a divorare libri sull’argomento, a ricercare notizie sui giocatori, sui dirigenti, su quell’epoca triste, gli anni’40, sul lascito dei Campionissimi sul nostro calcio!

Ho capito che nulla sarebbe rimasto come prima, ho così scoperto una passione per tutto ciò che concerne il “mondo” granata, il cosiddetto “tremendismo”, i valori forti e radicati che fanno parte del Dna di questa meravigliosa squadra. E prima o poi andrò a Superga e mi prenderò pure la maglia ufficiale del Grande Torino!

Ieri però è stata tutta un’altra storia: in campo il cuore batte forte ancora per l’Hellas, troppi i bei ricordi che associo alla mia infanzia con mio padre. Se fosse stata gara di Champions avrebbe vinto il Verona: 3 a 1 all’andata per i granata, 4 a 1 ieri per i gialloblu!

Che gara, ragazzi! Stadio Olimpico pieno, tutti che si aspettavano un salto in avanti del Toro, verso una promozione che ai più pare legittima. Ma il Verona non è certo uno sparring partner ideale per questo, dato che la squadra, allenata da un ex cuore Toro come Mandorlini è una delle più belle viste all’opera per tutto il campionato, una delle più complete, delle più spettacolari e continue.

Nessuno tuttavia poteva prevedere l’entità dello scarto tra le due compagini: 4 gol in trasferta per il Verona, al cospetto di un Toro che mai aveva lasciato 3 punti alle rivali che gli facevano visita.

C’è riuscito alla grande l’Hellas con una prova magistrale, perfetta, da squadra di categoria superiore e, a mio avviso, l’obiettivo sarebbe alla portata, sia come classifica che sulla base di un’affermazione così prepotente e autoritaria come quella fatta vedere ieri sera.

Una squadra completa, con alcuni giocatori di gran spessore, dal nazionale islandese Hallfredsson, autentico lusso per la categoria, all’emergente Tachtsidis, miglior centrocampista della cadette ria per rendimento, dal funambolo Gomez (inaudite tutte quelle stagioni in Lega pro per un talento simile) al difensore Mimmo Maietta, cresciuto nella Juve e mai a questi livelli in carriera!

Maietta meriterebbe un capitolo a parte, per come sta affrontando queste sue due stagioni in gialloblu: ha letteralmente conquistato la platea scaligera, idolo della curva, mai domo in campo dove confeziona prestazioni “monstre”, perfette in difesa e positive in attacco; prima di vestire la maglia dell’Hellas mai un gol in carriera e quest’anno già 3… e che gol! Ieri uno alla Messi, guardate il filmato per credere!

Il mio auspicio è che entrambe le squadre possano andare a braccetto nella massima serie, magari insieme al Pescara, la formidabile squadra allenata da Zeman. Certo, ci sono pure  il tenace Sassuolo, Sampdoria e Padova, le due delusioni del torneo in leggera ripresa, e altre squadre tignose come Brescia, Reggina e la rivelazione Varese. Non sarà facile ma le qualità per emergere ai massimi livelli ce le hanno sia il Toro che il Verona.