Finalmente è uscito il mio quinto libro “Stelle comete nel mondo del calcio”

E’ uscito da pochissimo – in pratica da due giorni –  il mio nuovo libro, il quinto, intitolato “Stelle Comete nel mondo del calcio”.

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Come avrete capito, per la prima volta mi sono cimentato in un saggio che trattasse tematiche sportive, legate al calcio nello specifico, e in un certo senso è stato un percorso naturale, visto che da tanti anni mi ritrovo a scriverne.

La mia avventura giornalistica è iniziata ormai tantissimi anni fa, all’incirca nel 1996, quando entrai in contatto con l’allora direttore del mensile “Calcio dilettante” Andrea Nocini. Per un paio d’anni vi collaborai, trattando già al tempo storie di calciatori (della mia provincia o regione, quindi Veneto, visto che vengo da Verona) che si erano affacciati ai piani alti del professionismo, per poi rientrare nei ranghi.

Pur intraprendendo altre strade professionali, tra collaborazioni con radio e in altri ambiti, soprattutto musicali, non mi sono mai staccato dall’idea di scrivere di calcio. E dopo una prima pubblicazione ufficiale con un romanzo di narrativa (“Verrà il tempo per noi”, Nulla die Edizioni), sono poi usciti altri tre miei lavori che rispecchiavano un po’ di più la mia inclinazione al raccontare, approfondire, mettere in ordine.

Ma un libro di questo tenore sul calcio non l’avevo mai realizzato, e visto che sul sito del Guerin Sportivo (storica rivista per cui scrivo a fasi alterne dal 2010) e sul magazine sportivo Il Nuovo Calcio, avevo già dedicato tanto spazio alle vicende di calciatori che per un motivo o per l’altro non erano riusciti a brillare in tutto il loro talento (rimanendo delle “Stelle comete”), ho pensato bene di ampliare quell’argomento (dal mio punto di vista affascinante e intrigante), ricavandone un manoscritto corposo.

Ho in pratica recuperato molte schede di calciatori che già erano state pubblicate nel corso della rubrica “Stelle comete”, riaggiornandole, visto che alcune le avevo scritto 3 campionati fa, e integrandole con altre del tutto inedite, anche pescando da campionati esteri o dal passato di questo sport.

Insomma, materiale ne avevo parecchio, lo stesso che periodicamente mi veniva richiesto da alcuni miei lettori affezionati della rubrica, che confidavano in una ripresa della stessa. Ho pensato in effetti che avrei potuto proporre un seguito sul sito, ma poi anche certe linee editoriali sono cambiate con la nuova direzione. In second’ordine, di fatto ho stipulato col mio editore un contratto che prevede una prelazione di Nulla die su tutte le mie opere future.

Ho un buonissimo rapporto con Salvatore Giordano, deus ex machina della casa editrice, e già un paio d’anni fa, mi diede ulteriore fiducia, pubblicando due miei volumi di saggistica musicale, nonostante in catalogo mancasse una collana dedicata alla musica.

Un azzardo che credo di essere riuscito a contenere e a giustificare, visto che con Revolution 90 e Rock’n Words sono giunti dei riscontri e diverse partecipazioni a contesti musicali nazionali.

Tuttavia, mi sono reso conto che la pubblicazione di un libro molto tecnico sul calcio, per un argomento di nicchia, sarebbe stata difficile per il mio editore che, in modo molto sincero, mi aveva profilato da subito l’eventualità che non ci fossero le condizioni per dargli uno sbocco editoriale.

Ho provato a proporlo in giro, a tre case editrici medio grande, che apprezzo e leggo molto, che si occupano di saggistica sportiva o che hanno comunque in catalogo libri a tema calcistico.

Senza far nomi, una di queste – il cui editore mi conosceva e apprezzava per ciò che scrivo di calcio – mi ha molto concretamente detto che il distributore per primo lo aveva ampiamente scoraggiato in merito a una cospicua resa economica di un libro simile, aggiungendo tra l’altro che un manuale stupendo che aveva anni prima pubblicato – e che io conservo gelosamente- non era stato acquistato nemmeno dalle famiglie dei giovani calciatori di cui si era tracciato un profilo. Questo per dire che lo ritenevano un investimento a perdere.

Stessa frase sentita da un altro editore che stimo, che da anni a quanto pare aveva sospeso le pubblicazioni di questo genere.

Ammetto – e solo pochissime persone della mia cerchia ne erano al corrente- di essere stato in stretto contatto con un editor influente di una grossa casa editrice, il quale sosteneva la mia “causa”, avendone apprezzato la tematica, ma alla fine non se n’è fatto nulla, perchè nel frattempo erano cambiate mooolte cose in seno a quel marchio.

Mi sarebbe piaciuto – come penso a tutti – alla soglia dei 40 anni e con 4 pubblicazioni ufficiali e “free” alle spalle (chi conosce il gergo editoriale sa di cosa parlo) provare l’esperienza di una pubblicazione con una big, ma realisticamente devo anche prendere atto di un mercato che sembra poco rischiare, specie in merito a temi, sì di calcio, ma magari lontani da come viene inteso oggidì.

Sono consapevole di aver fatto del mio meglio e mi spiaceva lasciare tutto nel cassetto, e allora ho voluto mettermi in gioco, optando per l’autopubblicazione, e affidandomi nella fattispecie alla piattaforma Youcanprint, che reputo la migliore in assoluto in questo campo.

Non mi sento per nulla penalizzato finora, per come abbiamo lavorato al libro, con un buon feedback da parte dei collaboratori di YCP, rispetto a una pubblicazione “normale”.

Anche perchè, e questo è facile constatarlo, in effetti da un anno a questa parte, tutti i libri usciti che trattassero di calcio (e io ne leggo tanti) sono in pratica biografie o autobiografie camuffate (che spesso non sono altro che interviste lunghe realizzate da un giornalista) del grosso nome in voga, ma che poco solleticano il palato di chi si attende di scoprire qualcosa, di trovare curiosità o di conoscere storie poco note di questo sfavillante mondo.

E poi, molto più semplicemente, il mio libro è già facilmente ordinabile nelle principali piattaforme digitali, nei più noti bookstore, tra l’altro in versione sia cartacea che in ebook (e anche questa è una novità rilevante e che mi stuzzica, visto che dei miei precedenti libri non esiste una versione digitale) e quindi se uno vuole, il modo di acquistarlo e leggerlo lo trova!

Anche il discorso della promozione è relativo e cambiato molto negli anni: a meno che non si pubblichi con Mondadori, Rizzoli, Feltrinelli, Einaudi o pochi altri nomi, essere fisicamente presenti negli scaffali delle librerie è molto difficile, a meno che non si instauri un rapporto fiduciario con alcune di esse, magari finendo in qualche grossa catena o viceversa in qualche libreria indipendente (alcuni eroi esistono e resistono ancora). Il discorso si allargherebbe giocoforza alla distribuzione, ma qui teniamo valido quanto accennato qualche riga più su in merito al parere di uno di loro sull’effettiva vendibilità di un’opera come quella che ho proposto.

Quindi, a maggior ragione, vedrò di mettermi in gioco e darmi da fare!

Se siete arrivati fino a qui significa che la cosa vi ha interessato, e tutta questa premessa non era per giustificare un mio momentaneo passaggio al selfpublishing, ma anzi è stata fatta perchè credo molto nel mio libro, nelle motivazioni che mi hanno indotto a realizzarlo e al suo significato: cioè di assegnare valore anche a molti calciatori che avrebbero potuto segnare un’epoca ma che per motivi diversi non lo hanno fatto. E’ una sorta di what if, di slinding doors – visto che racconto, anche intrecciandole, vicende di giocatori emersi nello stesso periodo e momento, in cui uno poi diventa campione e l’altro no.

Sono molti nomi, alcuni notissimi, come Adriano, Coco, Morfeo, Deisler, Van der Meyde, Meroni, Vendrame, altri sicuramente meno conosciuti e appartenenti al rango di promesse giovanili non mantenute come gli ex Palloni d’Oro Under 20 Lamptey, Adiyiah, Caio o gente le cui storie sono significative come Freddy Adu, Foquinha, Macina, Chiumiento, Montano, Mannari, o gli ex cesenati Bernacci e Comandini.

Insomma, sarebbero da citare tutti e io ho preferito soltanto dirvene una minimissima parte di tutti quelli che potete trovare raccontati in “Stelle comete nel mondo del calcio”.

Qui sotto vi lascio i link per accedere ai principali vari siti, in cui è possibile acquistarlo.

http://www.youcanprint.it/index.php?option=com_chronocontact&chronoformname=risultati_ricerca_generale&Itemid=95

http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=gianni+gardon+libri

http://www.ibs.it/libri/GARDON+GIANNI/libri+di+GARDON+GIANNI.html

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Tanti progetti stanno vedendo la luce. E’ un periodo per me di grande positività e produttività

Mi rendo conto che è da un po’ che non uso questo blog a mo’ di diario. A pensarci bene forse non l’ho mai utilizzato davvero così, eccezion fatta per quando mi sono ritrovato in pessime condizioni di salute e allora diveniva quasi una valvola di sfogo condividere le paure ma soprattutto le mie speranze con i lettori.

Ultimamente però il tempo si era ridotto anche solo per aggiornarlo come si deve e, se da una parte mi fa piacere che le visualizzazioni si attestino comunque sulle mie medie, non subendo bruschi ridimensionamenti nei periodi di mia prolungata assenza, dall’altra avrei voglia di riprendere questo strumento e postare con cadenza più frequente.

Il fatto, ne parlavo proprio ieri con un mio amico, è che in questo periodo di ritrovata salute (tocco ferro ma ormai è da un anno che, con le cure giuste, non ho più avuto problemi) oltre ad aver ripreso sempre a miglior ritmo il mio lavoro principale, quello di educatore in una struttura per disabili, ho ripreso a scrivere molto e fare altro, ampliando così il numero delle mie collaborazioni.

E tra poco le cose aumenteranno ancora, per questo ho voluto fare un sunto e scriverne qui, per mettere un po’ d’ordine, promettendomi però di non abbandonare questo spazio, che in fin dei conti è mio e solo mio. Qui in teoria non devo render conto a nessuno, se non ai miei lettori, per i quali nutrirò sempre rispetto, visto che probabilmente qualcosa da me giustamente si aspettano!

Parto dal lavoro, che ormai da tanti anni svolgo, pur avendo cambiato diversi ambiti, nel settore socio-sanitario e didattico, da quando mi sono laureato nel lontano (ahimè) 2002! Ho quasi 38 anni e, nonostante gli inevitabili momenti di stanca, perchè è indubbio che lavorare sempre a stretto contatto con realtà “difficili” se da una parte ti gratifica e ti rinforza, dall’altra anche un po’ ti toglie in termini di energia, finendo per logorarti.

Dicevo, a parte la stanchezza fisiologica che può far capolino a periodi,  mi rendo conto di avere tantissime motivazioni! Amo il mio lavoro, non potrei farne a meno e cerco sempre di metterci il massimo. Lo so, è importante trovare nuovi stimoli, non fossilizzarsi, in primis proprio per senso etico nei confronti di chi dobbiamo assistere, ma anche per noi stessi, per non perdere di vista il senso del nostro operare, per non spegnersi.

Da parte mia, con tutti i difetti (e ne ho molti!) che posso avere, di certo posso affermare che sono sempre sorretto da tanto sano, genuino entusiasmo, lo stesso che mi ha aiutato notevolmente anche nei periodi di grossa difficoltà, quando sono stato a lungo in ospedale.

Riguardo alla scrittura, beh, anche lì ciò che mi muove è principalmente la passione!

Inutile negarlo: se dovesse progredire al punto di doverle giocoforza dedicarle più tempo a scapito di altro, vorrò dire che avrò preso una piega magari voluta ma certo inaspettata.

Non lo dico per falsa modestia, ma voglio essere realista. Scrivere prima di tutto mi piace, mi fa stare bene e finchè non avrò il cosiddetto “blocco dello scrittore” credo andrò avanti a buttare su carta (immagine ormai metaforica!) le mie storie.

Già, le storie! Mi piacerebbe di fatto tornare a scriverne una, ad ampio respiro, come piace a me. come era successo quando ebbi l’intuizione, tanti anni fa, di provare ad allargare l’idea che mi balenava in mente e che ruotava attorno a un gruppo di adolescenti di provincia che sognavano in grande per il loro futuro, sorretti dall’amore per la musica.

Quel sogno è diventato per me “Verrà il tempo per noi”, il mio primo romanzo, che a 4 anni dall’uscita avrò modo e occasione di presentare nuovamente in pubblico grazie all’interesse e alla disponibilità di un’Associazione Culturale lombarda, guidata da Ivano Mingotti. Grazie davvero, ci vediamo ad Arese l’8 Aprile, ormai ci siamo!

Quello per ora è rimasto un episodio isolato della mia esperienza da autore, perchè nonostante avessi quasi subito un altro soggetto di narrativa da sviluppare, un tema portante dal quale partire, un po’ gli eventi mi hanno portato altrove. Già il successivo “Pinguini di carta” era un progetto anomalo, una raccolta di miei testi poi trasformati in un reading teatrale/musicale che ho avuto modo di portare in scena con mia grande soddisfazione.

Subentrata poi la malattia, e superata, mI rendo conto che questa ha finito inconsapevolmente per “condizionare” le mie scelte future, perchè riflettendo su molte cose, ha dato il via ai miei successivi due libri.

Ho sempre amato la musica, fin da piccolo, e poi ho avuto modo di iniziare a lavorare in una radio locale all’università con il mio migliore amico Riccardo, lui sì un espertissimo delle sette note. La faccio breve ma di strada ne abbiamo fatta e ho voluto condensare (anche) quell’esperienza esaltante, di crescita umana e professionale, di formazione e di vita, in “Revolution 90”, un saggio musicale “sui generis”, più che altro si tratta di un viaggio a ritroso negli anni belli e spensierati, pieni di dubbi  e di slanci emotivi, dell’adolescenza.

I riscontri che il libro, uscito come i precedenti per “Nulla die” edizioni, sta ottenendo mi stanno un po’ spiazzando, lo ammetto! Non si parla di grossi numeri, che comunque allo stato attuale non conosco, ma del feedback di tanti appassionati  che un po’ si sono riconosciuti nelle descrizioni di un’epoca segnata da certi dischi e certe canzoni, e che hanno finito così per condividere le mie emozioni. Stanno uscendo anche diverse recensioni e segnalazioni, anche da parte di riviste nazionali di un certo “peso”, le stesse che da lettore consumavo, sfogliavo avidamente alla ricerca di qualche nome nuovo, di qualche disco da ascoltare.

La cosa che più mi fa piacere è che i vari recensori abbiano per lo più compreso il significato del mio lavoro, ciò che volevo comunicare, al di là dei giudizi sulle schede degli album che possono essere condivisibili oppure no, perchè quando compi una scelta come la mia, di inserire 101 dischi significativi di un decennio,rischi sempre di scontentare qualcuno. Ma in linea di massima appunto le critiche finora sono per lo più positive e di questo ringrazio ovviamente coloro che mi hanno dato fiducia.

Grazie ai lettori soprattutto! Tra poco con grande piacere annuncerò l’uscita del suo volume gemello:“Rock ‘n Words”, in cui ho proseguito il mio lavoro di recupero di un’epoca mitica, che io ho avuto l’opportunità di vivere in prima persona, sia come ascoltatore che, nel mio piccolo, come addetto ai lavori. Ho intervistato veramente tanti esponenti della miglior musica (rock e dintorni) italiana: non solo artisti e musicisti, ma anche autorevoli giornalisti, discografici, addetti come organizzatori di eventi, produttori e fotografi.

Non vedo l’ora che sia in libreria! Poi ho terminato un progetto che mi auguro avrà anch’esso uno sbocco editoriale, molto ambizioso. Ho tenuto per un po’ di tempo per il sito del Guerin Sportivo (storica rivista con la quale, con mia grande soddisfazione, collaboro da quasi 5 anni) una rubrica chiamata “Stelle Comete” in cui tratteggiavo ritratti di giocatori che per i motivi più svariati hanno brillato solo per poco tempo, non mantenendo appieno le promesse. Sollecitato da alcuni lettori che mi chiedevano se mai ci sarebbe stato un seguito, ho pensato bene alcuni mesi fa di “andare oltre”, integrando quelle schede, nel frattempo aggiornate, con dei testi inediti. Così facendo ne è uscito un quadro molto composito, visto che ho provato a spaziare tra le varie epoche storiche, mettendoci tutta la mia passione e anche la mia competenza.

Da diversi mesi, rimanendo in campi calcistici, ho avviato anche una rubrica con il mensile “Il Nuovo Calcio”, dove ripercorro in ogni numero la storia delle squadre che hanno rivoluzionato questo sport, spesso segnando un’epoca. Sono argomenti che adoro, che sento nelle mie corde e ringrazio davvero il direttore Ferretto per la fiducia e l’opportunità di cimentarmi da giornalista con un tema così vasto e importante.

E poi, ultimo ma non in ordine di importanza, da qualche settimana ho iniziato una collaborazione con il sito musicale di Troublezine. Da anni ci scrive (ma non solo, fa molto di più) il già citato amico Riccardo, il quale ha pensato bene un giorno di coinvolgermi in questa bella avventura. Sapeva che il mio tempo è un po’ limitato per i miei molti impegni ma il cuore mi ha spinto ad accettare al volo! Ricky non solo è un amico, è una persona speciale a cui voglio bene, con cui ho condiviso una fetta importante della mia vita e, senza esagerare, alcuni dei momenti più belli. Mi è sempre stato vicino, anche nel giorno più importante, quando mi sono sposato con la mia stupenda Mary e lui era uno dei miei testimoni di nozze! Aver l’opportunità di scrivere assieme, di collaborare al suo progetto, di parlare della musica che più amo mi ha convinto a impegnarmi anche su questo fronte. E finora ci stiamo proprio divertendo! E poi Riccardo ho voluto anche coinvolgerlo in “Revolution 90”, dove oltre a comparire in vari “amarcord”, quelle sezioni personali in cui raccontavo degli aneddoti legati ad alcuni particolari dischi, gli ho affidato pure la prefazione. Il risultato, come immaginavo, è stato molto apprezzato!

E per non farci mancare niente, tra un mese circa tornerò anche al mio primo amore, quello per la radio, visto che riprenderò i programmi a Yastaradio, grazie al mitico amico Dalse! Continuerò con la mia trasmissione “Out of Time”, dove ho piena libertà di azione ma ho in mente anche altre idee, magari di realizzare un programma a tema, vedremo!

La radio mi dà modo di esprimermi attraverso la musica che sento più mia, ma mi piace mantenere lo spirito delle “radio libere”, parlando con l’interlocutore, affrontando talvolta argomenti extramusicali, senza pretese nozionistiche ma giusto per condividere qualcosa  che reputo importante. Anche fosse “semplicemente” musica, mi piace condire i pezzi con informazioni curiose, divertenti o anche solo ripassandone la storia, l’origine.

E’ in cantiere (ma è un’idea piuttosto concreta, conoscendo la natura operativa del fondatore) il progetto da parte di una persona che conosco da relativamente poco ma che già mi ha contagiato col suo spirito, di aprire una nuova webradio. Sapendo della mia esperienza in questo campo, mi ha chiesto un “aiuto”. Ovviamente sono stato molto sincero con lui, dicendogli che, se a livello tecnico mi reputo “un cane”, parlo proprio di mixer, software ecc, come spaker, autore o organizzatore invece avrei potuto dare una mano. Quindi, prepariamoci per una nuova avventura!

A volte mi dicono che dovrei fermarmi, specie alla luce dei due anni trascorsi tra problemi di salute e quant’altro, ma è anche vero che proprio in quei momenti difficili, oltre all’innegabile, incommensurabile, amore della mia famiglia e di quella magnifica ragazza che sarebbe diventata mia moglie, è stata proprio la mia compulsività, la mia voglia di continuare a scrivere, di sentirmi in sostanza vivo ad aiutarmi a uscire da quella situazione e a riprendermi con tutta la forza possibile!

Quindi vedrò di condensare tutte queste cose belle e di cercare il giusto equilibrio per stare bene e vivere in serenità, facendo le attività che più mi piacciono. Lo devo a tante persone che mi seguono e mi vogliono bene, ma lo devo soprattutto a me stesso.

Un abbraccio forte! A prestissimo!

Gianni

Cosa bolle in pentola?

Mi lascio alle spalle il Ferragosto più piovoso della mia vita e ne approfitto, in questo sabato mattina che mi pare domenica, per riprendere a scrivere su questo blog, ultimamente un po’ trascurato, ma solo per motivi contingenti. Negli ultimi mesi… mi sono sposato, ho fatto una piccola ma salutare vacanza, ho continuato a scrivere altrove – per fortuna – e ripreso il lavoro piuttosto velocemente e a buon ritmo.
Da settembre in poi si dovranno concretizzare un bel po’ di cosette. Innanzitutto con agosto terminerò la mia fortunata rubrica sul sito del Guerin Sportivo (“Stelle Comete”). Era stato un esperimento, una proposta fatta ormai diversi mesi fa al direttore Matteo Marani e alla redazione, un modo per omaggiare non solo quei campioni conclamati per i quali i gol e le carriere parlano da sé, ma anche coloro che magari per un breve ma intenso lasso di tempo hanno fatto comunque sognare i loro tifosi. E allora, via via, ho presentato le storie di Morfeo, Massimo Orlando, De Franceschi, Pirri, Meghni, Paro, Martinez, Dell’Anno, Iannuzzi, Cipriani, Bernacci, Oshadogan, Coco, Baronio, Ventola e altri ancora. All’appello ne mancano due, che verranno nelle prossime conclusive settimane del mese. Poi, mi auguro, riprenderò a scrivere sulla rivista, dopo aver dato il mio buon contributo nel numero speciale del Guerin sui Mondiali Brasiliani. Avevo scritto di Costa d’Avorio, Ghana e Nigeria e alla fine è stata proprio quest’ultima, la meno accreditata alla vigilia, a fare la miglior figura. Con l’autunno riprenderò la collaborazione anche con “Il Nuovo Calcio”, iniziata quest’anno, e probabilmente anche il programma radio su yastaradio.com dopo le 10 puntate andate in onda fino all’estate. Ma soprattutto finalmente sarà la volta di “Revolution 90”, il mio terzo lavoro letterario. Devo dire la verità, pensavo onestamente che a quest’ora il libro, che verrà pubblicato da Nulla die Edizioni, sarebbe già stato presente in libreria, ma purtroppo i tempi si sono allungati. Dapprima la decisione, concordata con l’editore Salvatore Giordano e condivida pienamente dal sottoscritto, di dividere il volume in due parti, vista la mole dell’opera: un saggio vero e proprio con schede di dischi e rubriche e una parte dedicata all’approfondimento, con interviste esclusive e tanti contributi di addetti ai lavori (artisti/musicisti, giornalisti, discografici, organizzatori di eventi). Alla fine quindi per la prima settimana di settembre uscirà il saggio, sul quale ho riversato tutto me stesso, mentre confido entro anno possa essere disponibile anche il suo “gemello”, per il quale sto assemblando al meglio tutto il materiale inedito finora raccolto. E’ stata una vera sfida, finora avevo pubblicato un romanzo e una raccolta di testi, mi ero cimentato in opere teatrali ma coltivo da sempre una passione per la saggistica di vario genere. Ne leggo in quantità industriale, negli anni ho scritto tanti articoli e brevi saggi, quindi ormai più di un anno fa ho deciso di provarci. E devo dire che la fatica è stata, non dico più grande, ma sicuramente “diversa” rispetto a quella per scrivere un’opera di narrativa. Laddove infatti reputo difficile articolare la storia e renderla al meglio, una volta identificata una buona trama, in un saggio contano elementi di veridicità, di verifica delle fonti, di attendibilità e di obiettività: niente deve essere lasciato al caso, anche se a fare la differenza può essere lo stile personale dell’autore, almeno per me (da lettore) è sempre stato così. Mentre per l’altro libro in lavorazione la soddisfazione è ancora maggiore, perché la quasi totalità della gente interpellata – che non svelo solo per non togliere “suspence” ai miei potenziali lettori – mi ha dato da subito piena disponibilità a far parte del progetto, concedendomi fiducia e in molti casi arricchendolo notevolmente l’opera dall’alto delle loro esperienze dirette in materia. In realtà sto ancora attendendo due contributi, di persone che stimo profondamente, ma – ahimè – ho dovuto/voluto darmi anch’io ormai un termine per la consegna della bozza definitiva, in quanto temo altrimenti di slittare troppo in avanti col tutto, considerando che alcune interviste le ho realizzate quasi un anno fa, e pur essendo l’argomento del libro circoscritto a un’epoca precisa (la musica italiana emersa negli anni ’90), è chiaro che nelle risposte ci entri sempre anche l’attualità del momento in cui si scrive. Per questo quindi vorrei davvero che il libro uscisse al limite entro il 2014, non oltre. Ma direi che ormai sono a buon punto. Pertanto, visto che un po’ di cose bollono in pentola, speriamo che dal calderone si possa estrarre qualcosa di veramente significativo, fermo restando che sto già covando nuovi progetti per l’anno venturo… non riesco proprio a stare con le mani in mano. Spero di ritrovarvi numerosi al mio fianco lungo questo cammino che ho intrapreso, pressappoco nel periodo in cui ho aperto questo blog, che grazie a tutti voi – che crescete di settimana in settimana – continua ad alimentarsi, seppur con i miei tempi. Ps.. in mezzo a tanto lavoro però mi aspetta anche il vero viaggio di nozze nella seconda metà di settembre. anche Mary sta tirando tantissimo in questo periodo. Un abbraccio. Gianni G.

Dal sito del GS l’articolo scritto per la mia rubrica “Stelle comete”, stavolta dedicato a Hossam Mido

Di storie come quella che vi vado a raccontare è piena la memoria calcistica ma ciò non scalfisce talvolta il senso di amarezza che mi pervade quando mi appresto a rispolverarle, specie se si ama il calcio giovanile e ci si trova per gioco a scommettere sul futuro ad alti livelli di fenomeni in pectore. Uno di questi in tempi recenti rispondeva al nome di Hossam Mido, attaccante egiziano che nel corso della sua (breve) carriera ha girato un po’ ovunque con alterne fortune.

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A 16 anni giù impressiona in Patria con lo Zamalek, attirando da subito le mira di prestigiosi club europei. La tappa belga al Gent è significativa di un’accresciuta maturità, nel contesto di una realtà più competitiva e lui replica l’exploit “casalingo” mettendo a referto 11 reti in 22 partite. Arriva così all’Ajax, non in uno dei suoi momenti migliori ma pur sempre nell’elite calcistica, specie per quanto concerne la formazione, la crescita e soprattutto il lancio di giovani talenti. E’ una squadra largamente multietnica, assieme all’attaccante mancino troviamo Ibrahimovic (svedese), Maxwell (brasiliano) e Chivu (rumeno), di due anni più anziani o il sudafricano Pienaar, mentre l’ala autoctona è ben rappresentata dall’esterno Van Der Meyde (transitato poi anche all’Inter) e dai più giovani Van Der Vaart e Sneijder, tutti dal futuro assicurato, sono pronti a scommettere gli addetti ai lavori. Ma in mezzo a tanto fulgido talento sono proprio i due piloni offensivi Mido e Ibrahimovic, così armoniosi nell’unire prestanza e forza fisica associandola squisitamente a indubbie doti tecniche, a colpire l’immaginario di molti. Amici – rivali, come si evince dall’autobiografia dello svedese del Psg, in campo sono magari incostanti e giocoforza acerbi ma fioccano i gol (per Mido nella fattispecie 21 in 40 presenze, mantenendo così la prodigiosa media di un gol ogni due gare in pratica). Già nel 2002 il giovanissimo egiziano è votato miglior giocatore africano dell’anno, a testimonianza del fatto che le aspettative, fino a quel momento corroborate dai fatti, erano più che legittime.

due giovanissimi campioni in sboccio, a inizio anni 2000: Ibrahimovic e Mido ai tempi dell'Ajax

due giovanissimi campioni in sboccio, a inizio anni 2000: Ibrahimovic e Mido ai tempi dell’Ajax

Il parallelo però con Ibra termina di diritto qui: mentre l’ex tra gli altri di Juve, Inter e Milan inizierà a mietere successi personali e di club anno dopo anno, per Mido comincerà una vorticosa giostra fatta di sali-scendi paurosi. Dalla fugace, seppur positiva, esperienza spagnola al Celta Vigo (4 gol in 8 partite) fino al Marsiglia, dove terminerà la stagione 2004 con 7 reti in 22 gare, alternando giocate magistrali a pause incomprensibili e un difficile rapporto con l’ambiente, eccolo approdare nella capitale italiana per la stagione 2004/2005, nella sponda giallorossa del Tevere. Mido non ha ancora 25 anni ma qualcosa è andato perso, la maturità tanto sospirata non è ancora giunta a compimento, specie a livello comportamentale, mentre a livello tecnico paga, oltre che una obbiettiva difficoltà di ambientamento, una scadente condizione fisica che lo fa apparire tutto fuorchè in forma per guidare l’attacco di una compagine ambiziosa a livello italiano ed europeo. Il suo tabellino finale sarà impietoso, il peggiore della sua carriera: 8 miseri gettoni di presenza “vergini”, non bagnati da nessun gol e passaggio in velocità ad un’altra realtà ostica, il Tottenham Hotspur.

A Londra però Mido sembra rinascere, mostrando a intermittenza tutto il talento di cui dispone. Ormai da anni non si esibisce più all’ala sinistra, giostra piuttosto da punta centrale, dove può far valere il suo metro e 90 d’altezza e le sue capacità acrobatiche: tornerà a un discreto  bottino di realizzazioni, 12 in 39 partite, non sufficienti a conti fatti per guadagnarsi la conferma. Le successive tappe inglesi avvengono in piazze calde, seppur “minori”, quali Middlesbrough e Wigan, dove il suo apporto sarà per lo più irrilevante, con un totale di 7 gol in 2 anni. Ma al di là delle impietose e crude statistiche – che nel caso di un attaccante spesso però giocoforza vanno a fare la differenza – ciò che colpisce negativamente in lui è il non saper mantenere alti i livelli di professionalità e gli standard atletici, considerando che in carriera, a parte qualche infortunio di poco conto, non si può dire che abbia dovuto superare grossi ostacoli da questo punto di vista. Le sue intemperanze caratteriali sono altresì note pure a livello di nazionale, se è vero che già nel 2006 lui, che dell’Egitto è l’autentica stella su cui puntare a mani basse, a causa di un grosso litigio col suo allenatore, viene escluso a Coppa d’Africa in corso in quella che sarà un’edizione storica, terminata con la vittoria nella manifestazione della sua squadra, davanti al pubblico di casa. Alla soglia dei 30 anni Mido si trova così ormai in un limbo, “costretto” a rientrare in patria per una “improvvisata” stagione in patria, nello stesso club che lo lanciò come professionista, lo Zamalek. 1 gol soltanto e l’impressione tangibile che gli fossero venute meno ogni forma di motivazione. Dal 2010 al 2013 tra West Ham, i successivi revival con Ajax e Zamalek e una tappa transitoria al Barnsley, nella scorsa stagione in Championship salvatosi per il rotto della cuffia, essendo giunto quart’ultimo in graduatoria, ha accumulato un totale di 18 presenze, segnando 5 reti, preludio di un precoce ma a quel punto quasi scontato prematuro addio al calcio giocato.

Ad appena 31anni (essendo nato al Cairo nel febbraio dell’83) Mido è il più giovane allenatore della storia egiziana. Lui giura di aver messo la “testa a posto” e di essere pronto a tornare (o diventare) protagonista in questa nuova veste, che lo carica sicuramente di nuove responsabilità. Ha rifiutato la panchina delle giovanili del Psg per seguire il cuore, allenare lo Zamalek e lanciare talenti che, come lui, partiti da questo club potranno magari diventare importanti a livello internazionale, se solo saranno in grado di trovare il giusto equilibrio tra doti tecniche e caratteriali, connubio in lui clamorosamente non andato a buon fine, altrimenti starei qui a scrivere di un attaccante in grado di segnare un’epoca.

(a cura di Gianni Gardon)