Mondiale in pillole: ecco i miei giudizi su tutte le Nazionali al termine della fase a gironi. Ora si entra nel vivo!

Ammetto che sto seguendo il Mondiale brasiliano un po’ a singhiozzo, ma ormai un grande evento che mi riguarda è piuttosto imminente e questo mi distoglie pensieri, energie e quant’altro, visto che sono in pieno trip di preparativi vari. Ma di questo parlerò nei prossimi giorni, oggi voglio quanto meno dedicare qualche riga all’evento calcistico per eccellenza, il torneo che spesso prevarica i confini prettamente sportivi, connotando il tutto anche di ambiti diversi, quali quello sociale, di costume, finendo per assurgere a qualcosa di molto significativo per tante persone, unite attorno a un pallone.

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Dell’Italia e della sua disastrata spedizione ho già abbondantemente scritto, vediamo ora in pillole come è andata la prima fase a gironi, quali sono le squadre che sinora hanno entusiasmato e quali al contrario hanno fortemente deluso, fermo restando che per tirare le debite conclusioni occorrerà aspettare ancora poco, visto che già da domani si entrerà nel vivo del gioco con gli ottavi di finale, vale a dire con le gare da dentro o fuori.

GRUPPO A (Brasile 7, Messico 7, Croazia 3, Camerun 0)

I padroni di casa solo nella terza gara contro gli svogliati camerunensi hanno dimostrato sprazzi di autentico talento, soprattutto nel loro uomo più rappresentativo (Neymar) che di fatto quasi da solo sta trascinando i compagni di squadra. Si è sbloccato il modesto Fred ma credo che al di là di ciò, la squadra di Scolari possa solo migliorare col prosieguo del torneo, nonostante la prossima avversaria si chiami Cile e rappresenti già una bella insidia. L’altra a passare (con pieno merito) è il Messico, che magari non giocherà benissimo ma pare compatto e coeso, capace di imbrigliare i rivali. Poche le individualità espresse sinora, a parte il portiere rivelazione Ochoa, arrivato svincolato e protagonista di parate miracolose in serie contro i verdeoro, e il “solito” Giovani Dos Santos, al quale hanno ingiustamente annullato due gol all’esordio. La Croazia prometteva bene all’inizio, sulla carta pareva più attrezzata dei messicani ma il tonfo contro il Brasile (vabbè, provo a sorvolare sul fatto che sia stato “indotto” da vari errori arbitrali Pro- Brasile) ha rovinato tutti i piani. Il Camerun ha disputato il peggior mondiale della sua storia, arrivato già male per la storia dei premi prima promessi e non mantenuti e in generale mai sul pezzo: quasi perdente in partenza.

GRUPPO B (Olanda 9, Cile 6, Spagna 3, Australia 0)

Sono in molti a considerare l’Olanda come possibile outsider nella corsa al titolo iridato. L’eclatante vittoria contro la Spagna che di fatto ha sancito la fine del “tiqui taca” e dell’Impero delle Furie Rosse ha portato molti appassionati a credere che gli oranje abbiano davvero i mezzi per puntare al bersaglio grosso, come mai sono stati in grado di fare, nemmeno ai tempi dell’Arancia Meccanica e dopo il secondo posto di 4 anni fa. Potrebbe questo improvviso exploit, per certi versi inaspettato, sembrare frutto logico, diretta conseguenza del Mondiale perso d’un soffio appunto solo 4 anni fa in Sudafrica ma in realtà di quella rosa è rimasto ben poco e Van Gaal è stato in grado di raggruppare sotto un’unica bandiera un mix incredibile di talenti, puntando su pochi ma buoni della vecchia guardia (un Van Persie e un Robben in piena forma) e tanti della nuova ondata, quasi tutti provenienti dal locale campionato, dai vivai delle migliori espressioni del Paese. Bene il Cile, che continua sul solco delle belle apparizioni in Copa America e del Mondiale sudafricano. Il ciclo in fondo è lo stesso, imperniato su assi quali Sanchez e Vidal e corroborato da innesti finalmente pronti ad alti livelli quali l’ex napoletano Vargas. Ora ci sarà da superare lo scoglio più importante, rappresentato dai più seri accreditati a vincere questo Mondiale, vale a dire i brasiliani. Della Spagna e del suo declino si è scritto di tutto e di più, ma la differenza col nostro calcio è che da loro, al di là del normale contraccolpo psicologico dopo anni e anni di assoluto dominio, ci sono tutte le basi per ripartire. L’Australia ha lasciato con zero punti ma salvando l’onore, almeno impegnando una già qualificata Olanda. D’altronde quella non è certo patria del calcio, visto che tutti giocano a rugby (e a che livello!), se poi i migliori giocatori della loro storia (Kewell e Viduka) hanno smesso da poco, si capisce come sia matematico che i risultati più prestigiosi i Canguri li abbiano ottenuti quando questi giocavano, anche se il vecchio Cahill ha giocato alla grandissima, mettendo due bei sigilli in questa competizione.

GRUPPO C (Colombia 9, Grecia 4, Costa d’Avorio 3, Giappone 1)

Ok, col senno di poi, forse per i cafeteros non si è trattato di un girone particolarmente ostico, resta il fatto che, pur senza la loro stella Falcao, hanno infilato tre vittorie nette, mettendo in mostra un gran calcio, fatto di gol e giocate dei singoli, molti dei quali protagonisti della nostra bistrattata serie A (Cuadrado sta letteralmente incantando ma per noi non è una novità). Passa a sorpresa una Grecia poco accreditata alla vigilia, ma in grado di imbrigliare gli avversari, concedendo loro ben poco. I gol poi arrivano quasi sempre grazie all’infallibile contropiede e in generala alla voglia di non mollare mai. Ammirevoli. Così non si può dire di una deludente Costa d’Avorio, che ho pure elogiato pubblicamente, scrivendone sulle pagine del Guerin Sportivo. Ho scritto pure di Ghana e Nigeria, e pare assurdo che i più deboli dei tre siano alla fine passati. Gli ivoriani però hanno pagato il fatto che il loro simbolo, Yayà Tourè, fenomeno conclamato del Man City, non abbia dato il meglio di sé, funestato pure dal terribile lutto familiare che lo ha colpito, a Mondiale in corso, con la morte precoce di un fratello. Si chiude dopo belle premesse e diverse affermazioni pure il ciclo di Zaccheroni alla guida del Giappone, una Nazionale che anche grazie a lui ha guadagnato ulteriore prestigio e dimensione internazionale, ma che in questa occasione non è riuscita a emergere, anche perché il loro uomo migliore, il fantasista Kagawa ha proprio steccato, presenza impalpabile, un po’ come tutta la sua stagione allo United.

GRUPPO D (Costa Rica 7, Uruguay 6, Italia 3, Inghilterra 1)

Sorvolo sull’Italia di cui ho già abbondantemente scritto nei post precedenti. Nulla ha funzionato, nonostante la vittoria iniziale contro gli altrettanto modesti inglesi avesse in qualche modo rincuorato i pessimisti della vigilia. Purtroppo un pimpante Costa Rica, che non ha rubato nulla, ci ha riportati alla realtà, prima della disfatta contro gli uruguaiani. Mentre i centramericani hanno comunque impressionato sul piano del gioco e della freschezza atletica, altrettanto non si può dire dell’Uruguay che ora, priva del “cannibale” Suarez (se continua con questi gesti, davvero perderà sempre più credito presso gli sportivi di tutto il Mondo, nonostante le sue indiscusse qualità tecniche) difficilmente proseguirà a lungo. Peggio di noi gli inglesi, anche se mi pare che abbiano paradossalmente assorbito meglio la fine di un ciclo (a differenza del nostro, il loro non è stato in nulla vincente) e siano più pronti a lanciare le nuove leve da cui ripartire (vedi i vari Sturridge, Sterling e Barkley).

GRUPPO E (Francia 7, Svizzera 6, Ecuador 3, Honduras 0)

A torto molti snobbano i galletti francesi, con la scusa che per molti il gruppo che le è toccato in sorte sia stato quello più facile da affrontare. Verissimo, ma ciò non toglie che la squadra di Deschamps non abbia ben impressionato per talento, forza fisica e capacità di andare a rete, anche con più interpreti. Certo, sarà fondamentale confermare queste doti contro avversari più ostici ma non dimentichiamo che a poche ore del Mondiale la Francia ha dovuto rinunciare al suo uomo più atteso, Ribery, e questo neppure ha avuto una sola ripercussione sul rettangolo verde. La Svizzera, dopo la poco convincente vittoria all’esordio contro l’Ecuador e il clamoroso flop contro la Francia, ha battuto agevolmente l’anello debole del girone, qualificandosi e guadagnando fiducia nei propri mezzi e sicurezza, specie in giocatori come Shaquiri, che finalmente si è sbloccato con una splendida tripletta. Le due americane partivano onestamente con poco credito ma almeno gli ecuadoreni hanno messo in mostra le qualità del meno noto tra i due Valencia scesi in campo, l’emergente attaccante Enner, autore di tutti e 3 i gol siglati dalla sua Nazionale in questi Mondiali.

GRUPPO F (Argentina  9, Nigeria 4, Bosnia 3, Iran 1)

Ok, non ha incantato nemmeno l’Argentina, un po’ come detto del Brasile all’inizio ma i numeri non mentono. 9 punti in 3 partite, bottino pieno e la sensazione che stavolta Messi, dopo le titubanze mostrate nella prima partita, bagnata comunque con un bellissimo e salvifico gol, abbia veramente preso per mano i compagni, assumendosi ogni responsabilità… forse troppa, come sostengono i maligni secondo i quali non sarebbe nemmeno il tecnico Sabella a fare la formazione!). Passa pure la Nigeria, non brillantissima a dir la verità. A far la differenza è stata propria la gara contro la Bosnia, finita terza in classifica a un punto dagli africani ma fortemente penalizzati nello scontro diretto, visto il gol regolarissimo annullato alla loro stella Dzeko e quello invece viziato da evidente fallo di Emenike nell’azione decisiva che ha determinato il risultato di 1 a 0. L’Iran, invece, Cenerentola del girone ha provato dignitosamente a tenere botta contro i campioni argentini, riuscendoci di fatto fino alla magia della Pulce ma puntando quasi esclusivamente sul contenimento e sulle intuizioni in avanti dell’interessante Reza, a segno nell’ininfluente sconfitta contro i forti bosniaci.

GRUPPO G (Germania 7, USA 4, Portogallo 4, Ghana 1)

Unico caso di gruppo in cui per decidere la seconda al passaggio del turno ci si affida alla differenza reti, in realtà è parso che le differenze tra la favorita Germania, costretta tuttavia al pareggio dal Ghana, e le altre fosse sin troppo palese, sin dal modo perentorio con cui i tedeschi hanno demolito i portoghesi del Pallone d’Oro in carica (un CR7 comunque giunto a questo importante appuntamento non certo al top della forma fisica). Il Portogallo che, rosa alla mano, tra le altre era favorito per accedere agli ottavi, ha gettato al vento questa possibilità facendosi inopinatamente rimontare nella sfida contro gli americani, che Klinsmann ha assemblato al meglio, rischiando molto in prima persona, vista la scelta di rinunciare a diversi senatori (primo fra tutti Donovan) per affidarsi a un gruppo formato in gran parte da calciatori impegnati presso il campionato locale, quindi lontani da palchi internazionali prestigiosi. Male il Ghana, nonostante l’ottima figura mostrata contro la Germania, contro la quale non sarebbe stata scandalosa una vittoria. Poi però ci si sono messi anche Muntari e Boateng, due tra gli uomini più importanti della Nazionale africana, capaci di farsi irrimediabilmente cacciare dalla loro federazione, proprio alla vigilia della gara da dentro o fuori contro i lusitani. Peccato.

GRUPPO H (Belgio 9, Algeria 4, Russia 2, Corea del Sud 1)

Per i belgi, attesissimi alla vigilia come una delle più credibili potenziali rivelazioni dell’intero Mondiale, si possono spendere le medesime parole usate per gli argentini. Non hanno messo in mostra chissà quale idea di gioco, ma non stanno certo tradendo i pronostici, pur nell’ambito di un girone non propriamente di ferro. 9 punti siglati col minimo sindacale, con la squadra che pare procedere a ritmi bassi, come quasi a preservarsi per tempi migliori. E’ andata a fiammate, spesso dei singoli più rappresentativi (Hazard, Mertens), ma che hanno fruttate tre vittorie, dando l’impressione che il potenziale in effetti ci sia. Poi sarà tutto da verificare alle prese con avversari di maggior spessore tecnico. Quanti limiti in tal senso ha mostrato la nazionale di Capello. I russi hanno pagato gli sciagurati errori del loro esperto portiere Akinfeev ma ciò non basta a giustificare la pochezza del gioco espresso nelle tre gare. Passa il turno quindi l’Algeria, e tutto sommato è giusto così. Gli africani non hanno grande talento ma non difettano certo in corsa, sagacia tattica e coraggio. Molto anonima rispetto ad altre edizioni l’esperienza della Corea del Sud, alle prese con un ricambio generazionale e il canto del cigno di uomini simbolo come il tuttofare del Manchester Utd Park-Ji- Sung

 

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Panoramica sul sorteggio dei Mondiali 2014 in Brasile

Metabolizzato l’effetto “scandalo pro-Francia”, e provando a guardare con un po’ più di cauto ottimismo il futuro azzurro, proviamo a definire meglio la griglia di partenza in vista dei Mondiali di calcio che si disputeranno nel 2014 in Brasile.

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Un azzardo, certo, mancando alla rassegna iridata più di 6 mesi, nei quali potrebbero succedere tante cose, ma a fronte di qualche grave infortunio che potrebbe compromettere la presenza di qualche big (ci auguriamo ovviamente di no, da appassionati sportivi), di qualche improvvisa esplosione di un giocatore o la rinascita di altri, le gerarchie tecniche non dovrebbero poi di molto essere soverchiate, fermo restando l’illogica materia calcistica che si presta a riservare spesso e volentieri sorprese (d’altronde, proprio l’Italia di Lippi campione in carica fu eliminata in Sudafrica al cospetto di un girone quantomeno abbordabile – per non dire ridicolo – sulla carta).

GIRONE A

Il gruppo degli ospitanti brasiliani, un girone più o meno equilibrato, nel senso che, tolta la squadra di “casa” affidata a quel Luiz Felipe Scolari già iridato nel 2002, per il secondo posto se la possono giocare tranquillamente, e ad armi pari, Croazia e Messico, mine vaganti del torneo. Meno accreditato pare il Camerun, che da anni fatica a far emergere una generazione degna di quella guidata da Eto’o (ancora il leader riconosciuto, nonostante le ultime stagioni lontane dai riflettori). Nella Croazia ci sono tanti giovani, alcuni dei quali impegnati pure in serie A (come Kovacic e Vrsaljko) in ascesa, nel Messico occhio ai giovani “ormai vecchi” Giovani Dos Santos e Vela, finalmente protagonisti in Liga dopo le meraviglie nelle nazionali giovanili.

GIRONE B

Un girone davvero tosto quello capitato in serbo ai campioni in carica spagnoli, che se la vedranno con quell’Olanda finalista 4 anni fa e ancora agguerrita e nel frattempo rinnovata con successo, con il Cile e l’Australia. Chiaro, le Furie Rosse rimangono le favorite e, a differenza proprio dell’Italia post- Berlino, non vedo al momento segni di cedimento nella rosa degli interpreti, anzi, la vittoria in Under 21 certifica la presenza nelle retrovie di talenti che potranno raccogliere alla grande l’eredità dei califfi Xavi, Alonso, Iniesta, Puyol (basti pensare a cosa stanno facendo Isco, Koke, Illaramendi, Montoya o cosa potrebbero dare Morata, Alcantara – fortemente voluto da Pep Guardiola al Bayern), ma le insidie sono in agguato. L’Olanda gioca bene e sforna talenti a getto continuo, è arrivata tanto così per l’ennesima volta a vincere una competizione importante e il marchio di fabbrica è ancora ben impresso a fuoco; nel Cile stanno spopolando da anni gli artefici di una generazione d’oro, quella degli ’87/’88, ancora in forte crescita. I nomi li conoscete bene: Vidal, Sanchez, Isla, ma ci sono pure Medel, Edu Vargas (la meteora napoletana) e i “vecchi” Fernandez, Valdivia dai piedi fatati, Carmona e Jara. Appare in difficoltà l’Australia, comunque squadra solida ed esperta, anche se poco spettacolare.

GIRONE C

Diciamo la verità: ai nostri allenatori il sorteggio ha portato fortuna. Il Giappone di Zaccheroni, portato a ottimi livelli proprio dal tecnico romagnolo, ha buone chances di passare il turno, in un gruppo formato da Costa d’Avorio, Grecia e Colombia. I cafeteros sono i veri favoriti, oltre che la squadra più interessante tra le sudamericane, tolte le due super big. Una Colombia che può annoverare una batteria di talenti non comuni, alcuni dei quali li vediamo all’opera ogni domenica e rispondono al nome di Cuadrado, Muriel, Guarin, Zuniga, Ibarbo, Armero.. ma in rosa figurano anche l’ex pescarese Quintero, uno dei migliori ’93 in circolazione, l’attaccante del Porto Jackson Martinez, a lungo inseguito dal Napoli di Benitez, Teofilo Gutierrez, paragonato con grande audacia a Messi e, soprattutto quel Radamel Falcao, ormai nell’empireo dei migliori centravanti del mondo. Il Giappone, dal canto suo, risponde col fosforo dei talenti offensivi Kagawa, Honda e Okazaki e con l’abnegazione, la corsa e la tenacia degli altri interpreti, caratteristiche tutte ben incarnate nell’interista Nagatomo.

GIRONE D

Il girone dell’Italia: non nascondiamoci, poteva andarci meglio, ma superata la paura, è giusto rammentare che, sporadici episodi a parte che ci stanno nel corso di una lunghissima e prestigiosa storia come quella azzurra, l’Italia difficilmente delude le attese. Quindi, lecito attendersi magari non un percorso semplicissimo, ma le prestazioni, quelle sì. E se Balotelli, Rossi, De Rossi, Buffon, Chiellini arriveranno al top della forma, coadiuvati magari da qualche giocatore rinvigorito dopo un inizio di stagione non facile (penso ad esempio a Marchisio o De Sciglio), o dalle conferme dei giovani Verratti, Florenzi e Insigne, allora potremmo davvero inserirci tra le possibili outsider di lusso. L’Uruguay pare avere un ciclo infinito: in pratica sono gli stessi da 6 anni a questa parte, un nucleo di giocatori capaci di stupire in Sudamerica, con la vittoria meritata in Copa America e al Mondiale Sudafricano. Gente come Cavani e Suarez li hanno in pochi d’altronde. L’Inghilterra appare al varco di una competizione che dovrebbe rappresentare l’ennesima svolta che da quasi due decenni è lungi dall’arrivare. Un torneo super competitivo, come la Premier League, sta andando a discapito del Prodotto Interno Lordo, nel senso che ci vanno a militare tutti i big d’Europa ma i talenti autoctoni faticano tremendamente ad emergere. Più abbordabile onestamente pare la Costa Rica che, al momento, non richiama nomi spendibili dal punto di vista internazionale.

GIRONE E

Eccolo il girone dello “scandalo”, quello toccato in sorte (?) alla Francia di Platini. Francia che, da un punto di vista meramente tecnico, è messa suppergiù nella stessa situazione dell’Italia, con una rosa che ha dovuto necessariamente svecchiarsi e che per anni si è avvalsa degli stessi giocatori vincenti, non favorendo un riciclo naturale degli interpreti. Tuttavia, l’inversione di tendenza pare in piena fase evolutiva e, accanto ai mostri sacri Ribery, Benzema, Evra, dietro stanno imperiosamente scalando posizioni lo juventino Pogba, il madridista Varane, il talento Thauvin, spesso a segno col Marsiglia alla prima stagione da protagonista in Ligue 1 e in generale il gruppo capace di vincere il Mondiale Under 20 pare pronto per grandi palcoscenici. La seconda qualificata potrebbe essere la multietnica Svizzera, che forse verrà allenata da Petkovic. Squadra sbarazzina ma concreta, con giocatori quasi tutti impegnati in top club europei. A Honduras e Ecuador dovrebbero rimanere le briciole, fermo restando l’incognita delle condizioni climatiche, alle quali le squadre americane saranno sicuramente meglio abituate.

GIRONE F

L’Argentina da anni non inanella una vittoria degna di tal nome, se a queste togliamo le frequenti affermazioni a livello giovanile. Tuttavia, mi sento di inserirla di diritto tra le prime 4 serie candidate al titolo mondiale (dietro, o accanto a Brasile, Spagna e Germania), in virtù del fatto che prima o poi Messi vorrà porre fine a ‘sta storia che Maradona ha fatto vincere il Mondiale da solo alla sua Nazionale e lui (ancora) no. Perché la faccenda sta diventando un po’ stucchevole in fondo, ormai Leo ha dimostrato che il paragone è legittimo e che deve “soltanto” potersi avvalere di una vera squadra accanto a lui, come accade da anni col Barcellona, dove in effetti non vince certo da solo, pur essendone la stella più fulgida. Bosnia, Nigeria e Iran paiono avversari modesti al cospetto dell’Argentina, ma specie la squadra ex Jugoslava, all’esordio con la nuova denominazione e infarcita di gente come Dzeko o Pjanic può far male, senza escludere la forza delle Aquile nere africane, desiderose di riprendersi lo scettro di regine del Continente Nero.

GIRONE G

E’ questo, secondo me, il girone più equilibrato, più spettacolare, più “difficile”: accanto a due squadroni europei come Germania – che può davvero raccogliere i frutti di un quinquennio d’oro per la rinascita del calcio tedesco a più livelli, con l’esplosione tra i tanti di Gotze, Reus, Hummels, Ozil, Gundogan, Muller…- e il Portogallo di Super CR7, figurano nazionali solide come Ghana e Usa, probabilmente la più forte tra quelle inserite in quella fascia.

GIRONE H

Questo ultimo invece è il girone più imprevedibile sulla carta, con l’emergente Belgio dei vari Hazard, Fellaini, Witsel, Kompany e Lukaku a sollecitare le fantasie degli appassionati, con la coriacea Russia di Fabio Capello, in grado di acciuffare il pass per il Mondiale diretto, dopo un inizio assai stentato  e con Algeria e Corea del Sud habituè della manifestazione, specie gli asiatici, di cui ormai conosciamo bene le caratteristiche.

Quindi, rischiando una brutta figura, ecco quelle che potrebbero essere le qualificate al secondo turno, dopodiché che inizi la vera danza.

GIRONE A  Brasile- Croazia

GIRONE B Spagna – Olanda

GIRONE C Colombia – Giappone

GIRONE D Uruguay – Italia

GIRONE E Svizzera – Francia

GIRONE F Argentina – Nigeria

GIRONE G Germania – Portogallo

GIRONE H Belgio – Russia

Bilancio finale Confederation’s Cup

 

Brasile in trionfo! Sconfitti scetticismo, pressione e convissuto in un clima surreale, di eccitazione, festa mista a paura e sgomento per le tante manifestazioni e gli scontri di piazza, la squadra di Scolari ora può solo guardare al futuro con fiducia, visto che le indicazioni sono molte e positive. L’allenatore ha un anno davanti per limare alcune situazioni, per ampliare il proprio parco giocatori (qui ha puntato su un 11 titolare base) e per creare un gruppo ancora più coeso, magari più spettacolare dal punto di vista prettamente tecnico. Di contro la Spagna potrebbe apparire al canto del cigno, ma in fondo certi alibi valgono anche per lei, se poi sono gli stessi che applichiamo per “giustificare” le prime anonime prestazioni azzurre.. la stagione lunga, tirata (in Spagna poi la Liga è terminata per ultima rispetto agli altri massimi campionati europei) e la sensazione che, se parte di un ciclo storico sia in discesa di rendimento (direi fisiologico), stiano bussando alla porta nuovi fenomeni degni eredi. Un anno davanti per la giusta amalgama può bastare, senza scordare che pure nell’ultima edizione della Confederations Cup la Spagna giunse solo terza, salvo poi vincere in Sudafrica l’anno successivo il suo primo storico Mondiale.

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BRASILE 8 – Una nazionale verde oro che ha somigliato più a quella targata Scolari 2002 (discorso tattico a parte) che non a quelle scintillanti dell’82 o del ’70, giusto per richiamare dei e miti, ma che alla resa dei conti ha convinto. Sorretta dal talento autentico di Neymar, dalla freddezza sotto porta del poco appariscente Fred, finalizzatore esperto che più utile non si può, e da una difesa mai così convincente nella storia verdeoro, può guardare al futuro (tra un anno) con entusiasmo e fiducia, confidando nel lancio o nella scoperta di nuovi astri.

SPAGNA 6 – in debito d’ossigeno, chiaramente svuotata, poco in palla già nella fortunata gara vinta contro l’Italia, distratta da gossip vari.. Insomma, giriamola come volete, non si sono viste le autentiche Furie Rosse, che tuttavia sembrano mantenere un atteggiamento – a mio avviso controproducente, ma sono affari loro – di supponenza, per non dire di arroganza. Umiltè, direbbe Arrigo Sacchi

ITALIA 6.5 – ma sì, dai, una piena sufficienza per la squadra di Prandelli. Sono convinto che sia l’allenatore giusto, un tecnico che – lo dice la sua storia- bada al sodo, al risultato ma attraverso il bel gioco, il possesso palla, la tecnica anche individuale, privilegiando il singolo che dà del tu al pallone. Ha ricompattato una squadra che sembrava davvero ai passi, stremata, a terra fisicamente e poco motivata. Sta cementando un gruppo vero. Ha ridato tanta credibilità a tutto il calcio italiano, dopo il flop di 3 anni fa in Sudafrica, ormai a detta di tutti, avversari in primis, siamo la seconda nazionale europea più forte, appena sotto i pluricampioni spagnoli.

URUGUAY 6 – un ciclo che ha dato tutto, ma che urge di essere rimpolpato da ricambi che non paiono tuttavia all’altezza. Rimane il timbro di Tabarez e il talento purissimo di Suarez e Cavani, due campioni autentici, probabilmente la miglior coppia offensiva del mondo, almeno sulla carta, perché poi sul campo continuo a pensare che siano poco compatibili e forse nemmeno così tanto sodali tra loro.

LE ALTRE: Ha solleticato attenzione il Giappone di Zaccheroni, almeno fino alla realtà dei fatti, inerme contro un modesto Messico. Insomma, la nazionale del Sol Levante è una bella realtà, gioca bene, è un piacere vedere all’opera giocatori come Kagawa, Honda, Okazaki ma pecca ancora di continuità. Impalpabile la presenza di una delle big africane, la Nigeria, che non sta certo vivendo uno dei suoi momenti calcistici migliori (è in pratica già tagliata fuori dalle qualificazioni mondiali, con un rendimento bassissimo nel proprio girone), anche se almeno ha vissuto un po’ di gloria l’attaccante ancora di proprietà milanista Ouadumadi, autore di una tripletta contro i dilettanti di Tahiti. Ecco, proprio quest’ultima nazione ha rappresentato un paradosso. Giusto che abbiano partecipato, regolamento alla mano, non hanno rubato niente e hanno gareggiato con dignità, ma è innegabile che dal punto di vista meramente sportivo e agonistico non fossero all’altezza della situazione. Ammirevole lo sforzo di Marama Vahirua, apprezzabilissima punta che ha fatto tutta la trafila e la carriera in Francia, a medio alto livello (è solo da un anno emigrato in Grecia per il finale di un percorso più che positivo) di compattare una compagine di carneadi, di persone con l’hobby del pallone, ma ciò che si è vista è stata una debacle senza pietà. Bello però l’applauso di “solidarietà” di tutto lo stadio al rigore sbagliato dalla Spagna nell’impari scontro terminato con l’iperbolico punteggio di 10 a 0.

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TOP 10

1-      NEYMAR  Ok, divo, tuffatore, provocatore, glamour, ma finalmente si è visto che a soli 20 anni è in grado di caricarsi sul tetto di un’importante manifestazione come la Confederation’s Cup una nazionale (e una Nazione) intera. Al Barcellona potrà veramente segnare un’epoca, il momento pare quello opportuno.

2-      FRED diciamolo, non è bello esteticamente, non richiama le folle ma da tempo il Brasile non aveva un terminale così efficace. Favorito dal fatto che Scolari ha puntato su di lui, non cedendo a critiche in fondo ingiustificate (i gol li ha sempre fatti, ovunque e poi la concorrenza,  a parte un redivivo Jo, non pareva delle più forti), ha risposto con i gol.

3-      INIESTA – degli spagnoli è parso l’unico a metterci sempre quel quid in più che lo contraddistingue da un decennio. Non ha mai veramente steccato, a parte l’amara finale, e ha provato sempre a imbastire la manovra, con tagli, tocchi, regia, giocate. Insomma, quello a cui c’ha abituati, e che abbiamo rivisto meno in questa occasione nei compagni Xavi, Fabregas o Silva, lontanissimi dai propri standard

4-      CAVANI – al di là delle distrazioni, impossibili da evitare, indotte da voci irrefrenabili di mercato, Edinson ce l’ha messa davvero tutta per dar ragione al suo presidente De Laurentiis. Per cederlo è giusto che si paghi la famosa clausola rescissoria, né più, né meno perché lui, insieme a Falcao è veramente l’attaccante più forte del mondo… (ps, “quei due là di Barcellona e Real”ormai non li contiamo più, ok?”)

5-      GIACCHERINI – ebbene sì, proprio “l’antieroe” Giak, spesso criticato o sopravvalutato per il fatto che sia nel giro azzurro senza giocare titolare  nel suo club d’appartenenza. Eppure ci sarà un motivo se i suoi tecnici, Conte e Prandelli, non vi vogliano rinunciare. Disponibile, duttile, intelligente tatticamente, in possesso di discrete qualità tecniche, evidenziate in match decisivi, può solo trarre vantaggi da questa acquisita esperienza.

6-      PAULINHO – gran giocatore, centrocampista moderno. Non fa parte della stirpe dei brasiliani dai piedi d’oro, alla Socrates o alla Falcao, per dire, ma certo vale più del doppio di un Lucas Leiva,per dire, intoccabile nel ciclo precedente. Regista, ma pure incontrista e abile a inserirsi alla bisogna, è un tuttofare della mediana, ricco pure di grande personalità, pur non avendo mai giocato in campionati più competitivi del Brasileirao. Affare ormai sfumato per l’Inter, si accaserà e sarà gran colpo in Premier League (Tottenham?)

7-      BALOTELLI – ce ne fosse bisogno, Mario ha fugato via gli ultimi dubbi. Talento assai precoce, potenzialmente fenomeno assoluto, ha sempre pagato in discontinuità (e questo non mi ha fatto risparmiare dubbi sul suo reale valore nel tempo), fino al rientro in Italia e a un’affermazione in Nazionale iniziata dodici mesi fa con uno splendido Europeo e proseguito qui, dove è sembrato in palla e volenteroso (oltre che decisivo) quasi al pari di Neymar fino all’infortunio, per fortuna di lieve entità

8-      THIAGO SILVA – potremmo dire senza voto, o se volete ordinaria amministrazione. Traduciamo scrivendo che si è confermato il miglior difensore del mondo: leader vero, attento, tecnico, veloce, sicuro, pragmatico, mai falloso gratuitamente, leale. Il Brasile per vincere ha pensato bene di mettere radici solide dalla difesa

9-      KAGAWA – nelle prime partite del girone ha davvero entusiasmato, nel contesto di una formazione briosa, frizzante e bellissima a vedersi. Un brasiliano con gli occhi a mandorla, come già ampiamente dimostrato negli splendidi anni di Dortmund e a sprazzi (per il momento) nello United.

10-   TORRES–  di buon auspicio, perché alla fine è emerso soprattutto nella partita d’allenamento contro Tahiti, dove sembrava quasi si provassero degli schemi. Per lui la prossima sarà l’ennesima stagione cruciale, quella che dovrà sancirne il rilancio nell’empireo dei big europei, o il precoce declino, dopo gli anni avari al Chelsea.

 

 

Mondiali Under 20 agli ottavi: lanciamo i pronostici!

E’ molto presto per tracciare un bilancio sul Mondiale Under 20 in corso, ma essendo giunti agli ottavi di Finale, si può già constatare come per lo meno le squadre più attese al varco stiano mantenendo bene le promesse. In particolare Francia, Spagna e Nigeria stanno mettendo in mostra, oltre a talenti già conosciuti, altri sui quali i riflettori non erano ancora stati puntati. Pare scontato dirlo ma i migliori di tutta la manifestazione sono loro: i due centrali di centrocampo francesi, due assi: Pogba e Kondogbia. Sembrano veterani e difatti hanno bruciato le tappe, infiammando l’animo dei tifosi di Juventus e Siviglia e facendo strabuzzare gli occhi di coloro che fino a un anno prima ne leggevano solo in termini di entusiastiche cronache. Anche con i pari età non si stanno risparmiando, ci tengono a portare la Francia sul tetto del Mondo giovanile. Della Spagna di Lopetegui molti alfieri sono in rampa di lancia, ma come sempre a emergere è lo straordinario collettivo, il modo di stare in campo, di imporre il proprio gioco. Non c’è nulla da fare: nonostante il flop in finale delle Furie Rosse alla Confederations Cup non ce la sentiamo proprio di dare per finita l’egemonia spagnola, vista all’opera questa selezione e quella più “vecchia” che ha sbaragliato nell’Europeo Under 21.

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Al termine della manifestazione ritorneremo sull’argomento Mondiale Under 20 con un bilancio vero, con voti ai protagonisti ecc… qui però provo a rischiare e mi butto in pronostici, ancora più difficile quando si tratta di giovani promesse che non sempre – la storia del calcio, anche recente, lo conferma – poi riescono a esprimere tutto il proprio fulgido talento. Fermo restando che è stata sulla carta una manifestazione un po’ monca per la mancanza di corazzate storiche come Argentina e Brasile, e che di contro ha messo in luce fertili realtà come Iraq, Uzbekistan e Sud Corea, la mia favorita è la Colombia, rimasta impressa dopo il fortunato Sudamericano Under 20, dove il pescarese Quintero portò in trionfo la sua nazionale, vincendo pure il titolo di miglior giocatore del torneo. Il trequartista, vicino al Porto ma in passato appetito da altri grossi club e in pratica già promesso al Genoa, si sta confermando alla grande. L’altra mia favorita è il Portogallo, da sempre squadra che mi dà soddisfazione in competizioni simili. Nell’ultima edizione perse immeritatamente contro il Brasile in finale, sotto i colpi di un indemoniato Oscar. Unico dubbio è proprio l’ottavo in questione, molto difficile, che vedrà i giovani rossoverdi di fronte al Ghana, per una partita davvero equilibrata e incerta.

 

Under 21: tanto rumore per nulla? Nessuna big ci crede davvero?

Scrivo questo post a mò di sfogo, di considerazione un po’ avventata, diciamo così, però mi andava di condividere con i lettori,specie quelli appassionati di calcio giovanile (secondo le statistiche del sito lo zoccolo duro dei miei followers)

Ok che c’è la Confederations Cup in corso, va bene che sono state da poco risolte (?) le comproprietà e le buste, che il mercato deve ancora decollare (con quali soldi poi?), ma non vi pare che l’eco delle brillanti prestazioni degli azzurrini di Mangia si sia già spento?

E non parlo dei tifosi che, anzi, probabilmente stanno reagendo come me perché la conoscenza porta coscienza e consapevolezza e tutti ormai hanno capito che abbiamo una generazione di talenti da lanciare, o almeno da testare.

Il guaio è che sembra spento l’entusiasmo da parte di coloro che dovrebbero innescare questo meccanismo, a mio dire vitale, per il risollevamento delle sorti del calcio italiano. A meno che il loro non fosse entusiasmo di facciata, tipico del politicante, di colui che deve salire sul carro dei vincitori).

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Fatto sta che noto ad esempio che Gabbiadini e Immobile sembrano inseriti in mille trattative, che la Roma (per fare un esempio) cerca forte Rafael del Santos, quando Bardi è stato giudicato da molti il miglior portiere dell’intera manifestazione, che Donati è stato ceduto al Bayer Leverkusen (!), quando all’Inter ancora siamo in alto mare nella scelta degli esterni fondamentali per il gioco di Mazzarri (ma tanto ci sono in rosa Jonathan e Pereira), che su Caldirola è pronto a investire il Werder Brema, che Rossi e Biraghi probabilmente disputeranno l’ennesima stagione cadetta. L’esempio dell’Argentina, in tempi di crisi da anni, esportatrice di talenti in Europa sin dagli esordi dei loro migliori, non  mi pare abbia prodotti grandi risultati in termine di vittorie in competizioni importanti della Nazionale A, correggetemi se sbaglio. Talenti immensi isolati, ma gruppo smarrito.

In questo modo, disperdendo talenti e tempo di maturazione, il gap che a livello giovanile esiste ma è comunque calibrato, rischia di diventare sempre più solido al momento del dunque, specie se ci troveremo spesso e volentieri contro squadre in controtendenza rispetto alla nostra mentalità calcistica, tipo la Spagna (esempio a caso?).

Magari mi sbaglio e in realtà i direttori sportivi e gli allenatori stanno lavorando nell’ombra, speriamo sia così, perché il nostro serbatoio azzurro avrebbe poco da invidiare al resto d’Europa, e non parlo solo degli under 21.

Pillole europee

Torno per un attimo a farmi vivo, in attesa di partire per la “vera” vacanza, fra un paio di giorni tra l’Alto Adige e l’Austria.

In questi giorni di distacco dal blog ho ultimato alcune cosette interessanti: innanzitutto un articolo sugli Europei in prossimità del nuovo numero del GS, incentrato come ovvio sulla recente manifestazione. Poi, sono finalmente riuscito a ultimare un lavoro da sottoporre all’attenzione del mio editore. Non è il nuovo manoscritto, il romanzo che farà da successore a “Verrà il tempo per noi” ma un’idea diversa che è stata partorita quasi per caso. Nel senso che erano scritti nati non per essere giudicati da un editore ma piuttosto intimi e personali. Vedremo se per fine anno diverranno qualcosa di più… la mia seconda pubblicazione ufficiale, in pratica! 🙂

Gli Europei si sono appena conclusi: volutamente non ne ho parlato molto, a parte qualche commento sparuto per il web, in particolare su facebook dove ho molti amici calciofili come me.

Direi che possiamo essere soddisfatti della marcia degli Azzurri, capaci (come sempre, la storia insegna) nelle difficoltà di tirar fuori il meglio, rendendo la vita difficile a ogni avversario. Era stato così anche all’esordio contro i futuri campioni della Spagna ma allora eravamo ancora in fase di rodaggio, in fondo. Poi è venuta la prima svolta tattica, con il ritorno alla difesa a 4, che ha consentito a Prandelli di ricomporre la retroguardia juventina. A disagio Maggio in difesa, è stato preferito dar spazio a Balzaretti e Abate, due veri terzini, col milanista ormai pienamente maturato in questo ruolo, lui che ha sempre giostrato da ala pura. Benissimo il centrocampo, con De Rossi a protezione della difesa (ma mai più da stopper, per carità, si perde metà del potenziale suo e di squadra), un Montolivo finalmente a livelli da “grande squadra” (e molto ha contribuito Prandelli nella sua evoluzione, visto i precedenti insieme a Firenze), Marchisio ormai un big a tutti gli effetti e un Pirlo assolutamente sontuoso, a parte il cucchiaio che ha fatto innamorare mezza Europa. Davanti i due “discoli” Cassano e Balotelli che col tempo hanno affinato la loro intesa, già perfetta fuori dal campo. Ne è uscita una Nazionale compatta, diretta discendente di quella che ha trionfato a Berlino 6 anni fa, con lo stesso spirito, la stessa determinazione, la stessa capacità di imbrigliare e sorprendere la squadra avversaria, impedendola di esprimersi al meglio. E’ successo contro un’Inghilterra molto “italiana” e soprattutto con la sbarazzina Germania, che sprizzava talento da tutti i pori.

Fino a che non ci siamo schiantati con la Spagna. Arrivati giù di corda, stremati dalla fatica dell’impresa tedesca e con alcuni giocatori francamente non al top (pensiamo al guerriero Chiellini), non abbiamo avuto chance con la Spagna, pur reduce da una semifinale lunghissima contro i cugini portoghesi. Ma se in campo prendono il pallino del gioco i vari Xavi, Iniesta (si potrebbe dare un Pallone d’oro di coppia, o lo diamo ancora a Messi?), Silva (superbo con la sua fantasia al servizio della squadra), Fabregas (ormai una sicurezza nel ruolo della “zanzara offensiva”, Alonso è dura per tutti. Gli spagnoli poi non hanno dato respiro a Pirlo e a Balotelli, i nostri uomini più pericolosi, accerchiandoli continuamente, e persino Cassano ha sbattuto spesso contro il muro difensivo avversario (in particolare contro Ramos, una roccia). Insomma, occorre ripartire da qui, pur tenendo conto della distanza che ancora ci separa dai nuovi dèi del calcio. Prandelli forse qualcosa ha sbagliato nella finale, nel secondo tempo a un certo punto, si poteva osare di più inserendo anche il combattivo Diamanti al posto di Motta, poi subito infortunatosi. Siamo rimasti in 10, inermi di fronte alla furia e alla sagacia tattica e tecnica degli uomini di Del Bosque, abile come pochi nel saper far convivere le due anime, quella del Real Madrid e quella del Barcellona. Un complesso, quello spagnolo, che si può permettere di giocare senza centravanti di ruolo, un po’ come la Grande Ungheria degli anni ’50, in cui tutti attaccavano e difendevano insieme. Rivelazione Jordi Alba in difesa, lui che in realtà spinge sempre e risulta quasi un attaccante aggiunto (rivedere il gol in finale contro gli azzurri). Per il resto i soliti noti, giocatori ancora giovani che hanno tutto per marcare ancora di più il divario sugli avversari. Noi abbiamo giocato con onore, forza, abbiamo riconquistato dignità, nel contesto del ciclone scommesse, e sarà necessario ripartire da Prandelli, nella speranza che i nostri migliori giovani in rampa di lancio (Destro, Verratti, Insigne… ), già protagonisti in questa sessione estiva di calciomercato, lo divengano poi anche in campo, magari nei grossi club!

Italia contro il biscotto! Prima la vittoria e poi la provvidenza

Parlerò degli Europei diffusamente qui e in altri lidi a giochi fatti, ma a poche ore dalla gara decisiva degli Azzurri, mi va di esternare un pensiero che sembra essere l’ultimo degli italiani, almeno di quelli superficiali (anche se pure da parte di alcuni giocatori aleggia questa recondita paura).

Il fatto cioè che, prima di tutto, l’Italia di Prandelli DEVE almeno vincere per sperare di passare il turno, non ci si può appellare come, sotto traccia si sta facendo da giorni, al bel gioco della Spagna, alla LORO mentalità vincente ecc..

Anche lo stesso ct ieri in conferenza stampa si è messo a elogiare la squadra iberica, ricordando che le Furie Rosse giocano sempre per vincere, quasi a cercare – inconsciamente – quelle rassicurazioni che poi sono puntualmente arrivate dalle pagine dei quotidiani spagnoli, inorriditi di fronte al fatto che la Spagna possa pareggiare, 2 a 2 per giunta!

Bando alle dietrologie, i punti focali sono 3. Il più ovvio è che, come detto, occorre innanzitutto, buttarla dentro, possibilmente non una sola volta ma vincere con un paio di gol di vantaggio (e sinora il nostro attacco è stato alquanto sterile, per non dire irritante), poi non è assolutamente vero che tutto dipende da noi, come ripetuto ieri dal tecnico. Dipende “in parte” da noi, perchè l’Italia si è messa in queste pericolose condizioni, come fosse nelle sabbie mobili. Secondo: non è possibile dover sempre – o quantomeno molto spesso – metterci in queste situazioni… battevamo la Croazia e tanti calcoli non sarebbero stati fatti! Ma qui siamo in orbita dietrologia e allora rifuggiamo subito questo tortuoso sentiero.

Terzo… e, ahimè, possibile esito. Spagna e Croazia “effettivamente” pareggiano 2 a 2. Alla fine è un risultato come un altro, se ci pensiamo! Come la Spagna, così tanto invincibile, ha pareggiato con l’Italia, non può pareggiare contro la Croazia? Non è per gufare, assolutamente, io spero anzi che la Croazia batta la Spagna! Ma non si potrebbe automaticamente parlare di “biscotto”, anche qualora la gara terminasse col fatidico pareggio. Insomma, ci sarà da sudare, bisognerà uscire dalle sabbie mobili, possibilmente a testa alta (e quindi, come minimo, dobbiamo disputare una grande gara contro l’Irlanda del Trap). Poi, nel mio cantuccio, sono convinto che la Spagna di Del Bosque possa – non dico agevolmente – avere la meglio sui croati, quindi ciò significherebbe per noi, in caso di affermazione vincente, il passaggio del turno. Dopodichè poi dovremo necessariamente cambiare marcia, altrimenti al primo scontro diretto andremmo fuori come i siluri. Sono un po’ amareggiato, lo ammetto. Ma sempre speranzoso e fiducioso. Forza Azzurri!!! E a bando la scaramanzia!