Intervista a Giuseppe Nicolao, grande talento uscito dalla Primavera del Napoli che quest’anno si sta rilanciando – “E’ giunto il momento di recuperare il tempo perduto”

Giuseppe Nicolao, classe 1994, attualmente è uno dei punti di forza dell’Olympia Agnonese, società molisana rivelazione del girone F della serie D. Di recente ha ottenuto due importanti riconoscimenti individuali, essendo stato votato come migliore giocatore del girone F e risultato il vincitore della “Scarpa d’Argento Molise”. Come tutto il mondo del calcio (e non solo) si è dovuto fermare sul più bello per cause di forza maggiore, legate all’espandersi tremendo del coronavirus, proprio quando stava recuperando finalmente il terreno perduto, lui che era considerato giustamente dagli addetti ai lavori uno dei calciatori più promettenti dell’annata 1994.

Ciao Giuseppe, come stai? E’ un piacere chiacchierare con te, da appassionato di calcio giovanile ho un ricordo vivido di te e delle tue qualità e ti ho sempre seguito negli anni. Dove ti trovi in questo momento così delicato per tutti noi?

Ciao Gianni, il piacere è mio. Sono a Nocera perché dopo l’ultima partita giocata ero tornato qui, poi dovevo rientrare il martedì successivo ad Agnone per allenarmi, solo che proprio lunedì era uscito il decreto per cui non ci si poteva spostare fuori Regione. Per di più erano stati annullati gli allenamenti, quindi nella sfortuna diciamo che mi ritengo fortunato perché almeno qui ho i miei famigliari vicini, sono a casa mia e c’è anche la mia fidanzata (la sorella del suo ex compagno nelle giovanili del Napoli, l’ungherese Novothny)

Da quest’anno tu sei in Molise, nell’Olympia Agnonese. Come sta andando questa nuova esperienza? I risultati mi sembrano sorprendentemente positivi!

Abito in Molise con la mia fidanzata da quando sono venuto a giocare qui. L’esperienza è molto positiva, qui sto benissimo sia dal punto di vista sportivo che da quello umano. Quando mi ha chiamato mister Rullo, ho accettato subito, anche perché lui è stato un grande calciatore, oltretutto nel mio ruolo. Quindi, chi meglio di lui mi può aiutare a crescere ancora? Qui ho trovato una grande società a livello umano, il Presidente e il Direttore sono persone per bene, squisite, non ci fanno mancare nulla. Anche le persone allo stadio fanno la loro parte: qui siamo tutti una famiglia. Agnone è un piccolo paese, trovi soddisfazione perché ti conoscono tutti, ti incitano e alla fine ti affezioni alle persone che ti sono vicine.

Rullo è un allenatore molto giovane, del 1984, e ha giocato fino all’anno scorso. Come lo hai trovato in questo nuovo incarico? Cosa ti sta dando a livello calcistico in questa stagione?

Sì, lui è alla prima esperienza da allenatore ma sta facendo bene, è un grande allenatore e ha uno staff molto preparato, insieme curano ogni minimo particolare. Poi sa entrare nella testa dei suoi giocatori, ti aiuta tanto caratterialmente ma soprattutto è un grande uomo fuori dal campo. Da giocatore poi ha giocato a lungo in serie A, ha una grandissima esperienza che ci trasmette nel migliore dei modi.

Allenato da Zeman fra l’altro in una stagione storica per il Lecce, una squadra che diede spettacolo conseguendo il secondo miglior attacco del campionato, dietro solo ai Campioni d’Italia della Juventus. Quindi direi che dietro ha una buona scuola.

E’ stato allenato da Zeman, Mazzarri e altri allenatori importanti, ha avuto una grande carriera”

Come accennato nell’introduzione, l’Olympia sta disputando un’ottima stagione. Tralasciando squadre come Matelica e Campobasso, in lotta per la promozione, voi siete lì a ridosso dei playoff a giocarsela con la Vastese. Era preventivata la cosa? Quali obiettivi avevate a inizio stagione?

Noi siamo partiti per la salvezza, non immaginavamo certo un campionato a ridosso dell’alta classifica. Diciamo che le squadre che hai citato hanno speso 10 volte tanto rispetto a noi, possiedono un budget diverso, hanno giocatori che guadagnano tantissimo. Noi siamo una squadra di giocatori umili, con alcuni che dovevano ripartire dopo annate magari un po’ sfortunate, chi per infortuni, chi si è trovato in situazioni dove si è retrocessi e siamo ripartiti tutti insieme: infatti la nostra forza è il gruppo. Stiamo facendo un campionato incredibile!

Una posizione in classifica che non è frutto del caso, visto che c’è tanta continuità di prestazione e di risultati, quindi direi che vi trovate lì con pieno merito. Qual è il vostro segreto?

I risultati sono il frutto della prestazione, il nostro mister ama proporre un calcio bello propositivo, offensivo, si entra in campo senza temere mai l’avversario. Sai, solo all’inizio eravamo partiti un po’ al rallentatore, le persone ad Agnone si stavano preoccupando, però quando c’è un allenatore nuovo è normale che ci voglia del tempo, anche per amalgamare il gruppo, per far passare dei concetti diversi, delle nuove tattiche di gioco. Per assemblare il tutto ci voleva un po’ di pazienza e il tempo sta dando ragione al mister, siamo contentissimi di quello che stiamo facendo.

Tu sei sempre stato, sin dalle giovanili, un terzino sinistro di quelli che spingono tanto sulla fascia. Per uno delle tue caratteristiche, con un calcio offensivo ci vai a nozze, vero?

Sì, a me piace molto attaccare, in ogni azione cerco di portare avanti l’uomo, di facilitare il compito del mio compagno con le sovrapposizioni sulla fascia. Cerco di dargli delle soluzioni diverse, poi sta a lui decidere se passarmi di nuovo la palla o tirare ma io cerco sempre di farmi trovare pronto.

Giuseppe Nicolao con la maglia dell’Olympia Agnonese

Tu sei nato terzino o da piccolo eri il classico attaccante che segnavi caterve di gol e poi sei stato arretrato successivamente?

No, io ero un attaccante di fascia fino a quando sono andato a Napoli a fare il provino a 13 anni. Un giorno l’allenatore Nicola Liguori durante gli allenamenti mi ha cambiato di ruolo, arretrando la mia posizione e da quel momento in poi ho sempre fatto il terzino. E’ grazie a lui quindi se sono diventato un terzino sinistro, mi ha insegnato tante cose così come successivamente Sormani e Saurini, che sono tecnici molto preparati.

E questo mi sembra proprio il tuo ruolo ideale, magari da giovane chi ha più qualità spicca da attaccante ma poi una volta arrivati in un vivaio importante, un allenatore ha la capacità di inquadrare le caratteristiche di ogni singolo giocatore per farlo esprimere al meglio. E direi che è stata la tua fortuna perché come terzino sei arrivato in Nazionale giovanile, hai fatto spesso  la differenza fra i tuoi coetanei e adesso addirittura arrivano questi riconoscimenti come miglior giocatore del girone f e la “Scarpa d’Argento del Molise”. Ti aspettavi questi riscontri tu che poi sei anche un “forestiero”? (Permettimi la battuta)

È stata indubbiamente una bellissima soddisfazione, ringrazio tutti quelli che mi hanno apprezzato e votato. Ho una bella esperienza alle spalle con la Primavera del Napoli, lì mi sono messo in luce e ho fatto tutte le Nazionali giovanili, ho giocato con gente come Murru, Rugani, Romagnoli, sono state belle emozioni, le mie soddisfazioni me le avevo prese anche allora.

Ricordo quelle annate e direi che ci stavi alla grande in mezzo a futuri calciatori di serie A. Ripercorrendo la tua carriera mi viene da pensare che avresti potuto legittimamente ambire a giocare ad alti livelli. Ti va di aprire l’album di ricordi?

Certo! Durante l’esperienza con il Napoli, nella finale di Coppa Italia Primavera nel 2013 perdemmo solo ai supplementari contro la Juventus ma disputai una buona gara. L’allenatore dei bianconeri era Barone che mi notò e mi portò l’anno successivo a Lanciano in serie B. Nella mia carriera a un certo punto sono stato perseguitato dalla sfortuna, mi sono rotto crociato, collaterale e quindi sono dovuto ripartire dalla serie D.

Una classica azione di Nicolao sulla fascia sinistra ai tempi della Primavera del Napoli

Vederti in D, categoria dignitosissima e con società che spesso non hanno nulla da invidiare a quelle professionistiche, mi dispiace molto, conoscendo le tue qualità. So che di storie come la tua ce ne sono purtroppo tante, penso anche al difensore Allegra, ex Napoli che hai ritrovato quest’anno ad Agnone, però davvero tu meriteresti di più e sinceramente visto che hai solo 26 anni, credo avrai modo di salire di categoria. Voglio dire, questi riconoscimenti non sono certo casuali, ci credi ancora?

Lo spero, io continuo a credere nelle mie qualità e questi premi sono per me una bellissima soddisfazione, per tutto quello che ho fatto, ma non solo in campo, perché quello è sotto gli occhi di tutti. Quello che magari non è sotto gli occhi di tutti sono i sacrifici che ho fatto. Io ci metto l’anima in quello che faccio, vado a dormire col pensiero della partita, sono un professionista e sto attento a tutti i particolari. Queste riconoscimenti mi gratificano e mi danno ulteriore spinta per continuare a migliorarmi. Il calcio è la mia passiona, la mia vita!

Beh, direi che non solo gli sforzi ti stanno finalmente premiando ma che pure l’altro aspetto, quello umano, ti viene riconosciuto. Infatti, anche durante l’esperienza sfortunata dello scorso anno, culminata con la retrocessione del Rotonda, tu eri stato benvoluto e ne sei divenuto il capitano. Quando hai subìto il tuo primo infortunio serio? Fu a Melfi dopo le prime esperienze fra i grandi?

Proprio così. Come detto, la mia prima esperienza è stata in serie B, poi sono andato a gennaio a Viareggio in serie C per accumulare esperienza e lì le ho giocate tutte, sotto la guida di mister Lucarelli. L’anno successivo sempre in C sono andato in una grande squadra, l’Alessandria, era in pratica come una serie B. Purtroppo ho avuto problemi al tendine d’Achille e sono stato fermo un bel po’, fino ad arrivare all’anno dopo ancora, quando mi trasferii a Melfi. Feci le prime dieci partite molto bene poi in casa del Messina mi sono rotto il ginocchio ed è iniziato purtroppo il mio calvario. C’ho messo un bel po’ di tempo a recuperare, ho interrotto la mia corsa nel calcio dei professionisti, non sono stati momenti facili.

Mi interessa capire come hai vissuto quei momenti a livello psicologico soprattutto: eri lanciato, stavi facendo la tua gavetta (come capita a quasi tutti), eri giovane e ti capita questo lungo stop per un brutto infortunio. Sei dunque dovuto ripartire dalla serie D ma, a parte ciò, hai mai avuto paura di non poter tornare a esprimerti ai tuoi livelli?

Dopo l’infortunio ho sofferto tantissimo, specie all’inizio della riabilitazione avevo paura, andavo a dormire col pensiero che non sarei più tornato quello di prima. Non fu solo l’infortunio quindi a preoccuparmi, fu difficile a livello fisico ma anche mentale, ho avuto bisogno di tempo per assorbire il trauma. Ricorderò per sempre il giorno in cui mi sono liberato dalla paura di non farcela più… ero ritornato quello di prima, me ne accorgevo giorno dopo giorno, da come sterzavo la gamba, da come appoggiavo il piede senza più sentire dolore. Fu una sensazione bellissima! Quindi posso ben dire che questi infortuni si superano, io ci sono riuscito soprattutto grazie all’amore della mia famiglia e della mia fidanzata che mi sono sempre state vicino. A loro devo tutto e spero di avere altre grandi soddisfazioni, perché le voglio condividere tutte con loro.

Io te lo auguro e penso sinceramente che otterrai ancora dei risultati, tutti stanno notando la tua ottima annata e il tempo è dalla tua parte. D’altronde ho visto tanti calciatori promettentissimi, che hanno disputato Mondiali Under 17 e Under 20 che purtroppo per svariati motivi non hanno fatto carriera. Le ragioni sono molteplici: infortuni, divergenze con gli allenatori, la poca pazienza che magari porta uno a scendere di categoria per giocare e poi finisce ingabbiato lì, altri che si ritrovano in società che poi sono fallite. Ogni esperienza è diversa e tu in fondo ad Agnone stai andando bene, chissà che non sia questa la stagione della nuova svolta. Hai mai pensato di arrenderti in questi anni?

No, non mi sono mai arreso! Momenti di scoramento ne ho avuti, è umano ma sta a me non mollare mai, fare sempre quello che facevo prima, come quando stavo nella Primavera del Napoli e ci credevo, ora devo crederci ancora più di prima, nonostante nel calcio come dici giustamente tu, si vada incontro a tante incognite, come nella vita del resto. Secondo me prima viene sempre l’uomo, i calciatori passano e quello che resta quando smetti di giocare è la tua persona. Io in ogni posto in cui sono stato, ci sono persone che si ricordano di me con affetto, con cui ancora ci si sente. Ho amici ad Alessandria come a Melfi per dire, per amici intendo anche persone del paese, non soltanto calciatori, a me piace stringere amicizia anche con i vicini di casa.

Io sono del nord ma sono sposato con una pugliese, quindi conosco bene il calore che contraddistingue la gente meridionale. Tu hai giocato quasi esclusivamente al sud e volevo chiederti: come ti sei trovato ad esempio ad Alessandria?

Mi sono trovato molto bene, si tratta di una grande piazza, con tanti tifosi che ti fanno sentire importante, dove ci sono le pressioni giuste che ci devono essere in una società ambiziosa come l’Alessandria. Ricordo tutto con affetto: i tifosi, il calore dello stadio. Quell’anno fu combattuto, salì il Novara e poi dopo i play off il Como. Il Presidente è uno che investe tantissimo nel calcio e gli auguro di cuore che salgano in cadetteria, se lo meritano davvero.

In serie C ogni anno ci sono degli squadroni, quella volta fu il Novara, oggi c’è il Monza a imperversare…

Infatti ma anche il Presidente dell’Alessandria sta facendo tanti sacrifici, sono anni che ci provano e mi auguro come detto prima che saranno ripagati, anche lì ho lasciato degli amici.

Tornando alla tua esperienza sul campo, che differenze hai trovato saltando dalle giovanili al professionismo, il passare dall’essere uno dei giovani più promettenti a livello nazionale a giocarsi il posto in serie B a Lanciano. Ti sei scontrato con delle difficoltà?

Guarda Gianni, quando sei in Primavera pensi a tante cose, ti immagini il tuo futuro in una certa maniera e poi ti rendi conto che la realtà dei fatti non sempre è facile, soprattutto in B o in C. Se arrivi poi a giocare in Nazionale, fra i migliori giovani della tua generazione, credi di potertela giocare in serie A e sogni grandi traguardi, credo sia normale a quell’età. E’ logico che poi ti trovi in difficoltà perché mettiamo vai in concorrenza con un giocatore esperto di categoria di 29/30 anni e tu hai bisogno di tempo per integrarti. Ci sono allenatori che poi non guardano più se tu hai fatto l’Europeo Under 19 ecc, poi ci sono allenatori che credono nei giovani, altri invece proprio no. Secondo me ogni ragazzo si deve trovare nel posto giusto al momento giusto, quello che penso è che uno deve dimostrarsi forte, umile e lavorare. Ovviamente ci sono casi di quelli che esplodono subito in A ma si tratta di campioni o di circostanze particolari.

Tu prima hai citato Murru, un tuo pari ruolo: lui gioca in serie A con continuità e all’epoca non c’era tutta questa differenza tra te e lui a livello tecnico. Eravate entrambi appunto dei nazionali a livello giovanile. Hai qualche aneddoto al riguardo, qualche ricordo da condividere?

Conservo tanti ricordi. Io ho fatto l’Europeo con lui, a volte giocavo io, altre volte lui, ci alternavamo in campo proprio perché eravamo allo stesso livello. Ricordo benissimo tutto, quell’anno stavamo facendo le qualificazioni, i convocati all’Europeo nel mio ruolo erano Murru e Dell’Orco, io all’epoca giocavo ancora in Primavera. Finisce il campionato della Primavera, io ero a casa e guardavo in televisione la partita di serie A tra Fiorentina e Cagliari, da una parte Cuadrado dall’altra Murru. Voglio dire: lui giocava già in serie A mentre io non avevo ancora esordito da professionista.  A un certo punto Murru si fa male, la sera stessa arriva una chiamata a casa mia, risponde mio padre e gli dicono: “tenga pronto Giuseppe perché deve fare lo stage con la Nazionale”. La Nazionale infatti prima di partire per la Russia stava 15 giorni a Coverciano per un mini ritiro. Quando lo recuperano dall’infortunio, dovevano essere nelle previsioni lui e Dell’Orco (che attualmente milita anch’egli in A, nel Lecce) i convocati per l’Europeo. Io ero stato convocato solo per un’eventuale sostituzione, pensavo, ero andato lì per allenarmi bene, non avevo pressioni proprio perché sapevo che c’erano loro due nella lista prima di me. Poi invece è andata a finire che hanno convocato me e Murru. Nella prima giornata del girone di qualificazione del turno Elite, Murru era squalificato, giocammo contro l’Ucraina e fui schierato io titolare. Feci una buona partita, tanto che ricevetti i complimenti da Sacchi e da Evani, per me fu un’enorme soddisfazione. Da lì a pochi mesi Murru è stato lanciato titolare a Cagliari, io sono andato a Lanciano in B, ognuno insomma ha un proprio percorso.

Con la prestigiosa maglia dell’Italia Under 19

Sono considerazioni che mi faccio spesso quando vado a confrontare le varie carriere dei calciatori, non per farne una questione di merito, ma per provare a capire come mai ragazzi dello stesso livello tecnico si trovino poi a muoversi in traiettorie diverse. Dopo tanto tempo non mi so dare delle risposte sul perché c’è chi sfonda e chi deve invece farsi la gavetta. A te è capitato di porti questa domanda?

Mah Gianni, ho smesso di farmi questa domanda, penso a lavorare giorno per giorno per recuperare il tempo perduto. Come dicevo, ognuno fa la propria strada e deve dimostrare poi sul campo il suo valore. Si vede che doveva andare così, lo dico sinceramente: sono contentissimo per lui come per Dell’Orco, stanno dimostrando anno dopo anno di essere dei grandi calciatori, meritano di giocare in serie A.

Quest’anno all’Olympia hai ritrovato il tuo ex compagno delle giovanili del Napoli Emanuele Allegra, salernitano come te ma nativo di Scafati. Siete grandi amici, anche lui ha giocato in serie C, e adesso in D fate la differenza come ai vecchi tempi. Della vostra squadra nella Primavera azzurra mi ricordo bene anche Celiento che adesso gioca a Catanzaro, poi spiccavano Novothny e ovviamente Roberto Insigne, quest’anno protagonista nel super Benevento di Filippo Inzaghi. Eravate una bella squadra, chi dei tuoi compagni pensavi che avrebbe fatto una carriera importante da serie A, a parte le aspettative che avevi su te stesso?

Hai citato tutti giocatori molto forti ma ce n’erano anche altri, eravamo un gruppo di grande valore. Qualitativamente Roberto Insigne mi piaceva tanto, aveva grandi numeri…

Lui sentiva in qualche modo il peso di essere il fratello di un campione come Lorenzo, o magari lo faceva pesare all’interno del gruppo?

No, assolutamente no, era un tipo tranquillo, figurati. E non si sentiva nemmeno sulle spalle il peso del suo cognome, era già all’epoca un giocatore di forte personalità. Riguardo mio cognato Novothny, beh, lui sta facendo la sua onesta carriera, ha giocato in Corea, ora è tornato in Ungheria, fa qualcosa come 20 gol all’anno. Non lo dico perché per me è come per un fratello ma lui sì che aveva dei mezzi incredibili e avrebbe potuto giocare ad altissimi livelli. Aveva e ha tante qualità.

Tornando all’attualità, nella vostra squadra cosa ti senti di dire ai tuoi compagni più giovani, ragazzi magari del 2000? Come ti poni con loro, sei prodigo di consigli nei loro confronti?

Ci sono dei giovani che hanno qualità, soprattutto che hanno voglia di imparare e io mi metto a disposizione a livello umano, provo a dare loro dei consigli, li incito ma allo stesso tempo dico loro di tenere i piedi per terra. Ricordo loro delle regole semplici ma importanti da rispettare fuori dal campo, come mangiare bene, fare una vita sana, rispettarsi nel fisico insomma. Sul campo invece cerco di dare l’esempio col lavoro, allenandomi a mille, solo così posso aiutare i giovani. Se uno parla tanto e poi in campo non si impegna che esempio può dare? I giovani poi devono essere un po’ coccolati e un po’ bastonati, se si vuole crescere senza montarsi la testa.

Mi hai citato prima l’allenatore Baroni che ti volle con sé nella tua prima esperienza fra i professionisti. C’è qualche altro allenatore che vorresti ricordare, qualcuno che ti ha dato tanto in campo e fuori?

Tutti gli allenatori mi hanno lasciato qualcosa di positivo, ho avuto un rapporto più stretto con Cristiano Lucarelli, ora allenatore del Catania, quando giocavo a Viareggio e poi sento di nominare ancora una volta Erminio Rullo, se quest’anno mi sono rilanciato il merito è suo e quindi gliene sarò sempre grato.

Nella tua carriera hai fatto anche un paio di volte il ritiro con l’equipe di calciatori in attesa di contratto. Non ti sei fatto mancare proprio nulla insomma… mi pare che anche lì poi molti giocatori trovino squadra, la tua che esperienza è stata in tal senso?

Sono stato due volte in ritiro con l’Equipe Campania e devo dirti che è una realtà organizzatissima, dove c’è molta cura e attenzione per tutti, dove vieni messo nelle condizioni migliori di allenarti. Il responsabile organizzatore Antonio Trovato è una persona squisita che fa tutto nell’interesse di noi calciatori. E’ un po’ la nostra salvezza, una persona buona, mi è stato vicino nel momento per me più difficile, quando non trovavo squadra. E poi ovviamente mi ha aiutato dal punto di vista atletico e fisico: se io sono andato poi a giocare a ottobre in buone condizioni lo devo a lui e al suo ottimo staff. Tutti allenatori che sono stati in serie C, in pratica è come fosse un ritiro di una squadra di serie C, tutto come detto ben fatto, al punto che venivano organizzate amichevoli importanti, ne ricordo una bellissima contro l’Avellino, per noi quelle partite erano una manna dal cielo.

Un inarrestabile Nicolao supera in dribbling Rugani della Juventus

Tu al termine di quei ritiri con l’Equipe Campania hai trovato squadra prima ad Aversa e poi lo scorso anno a Rotonda in provincia di Potenza, quindi direi che sei ancora una volta l’esempio che non ci si deve dare mai per vinti. Giunti al termine di questa nostra lunga chiacchierata, mi dici Giuseppe quali sono le tue aspettative e i tuoi sogni?

Adesso mi godo le soddisfazioni per questi premi e per il campionato che sto facendo con la mia squadra. Le soddisfazioni sono anche per la stima che mi stanno dimostrando molte persone. Vivo giorno per giorno Gianni. Certo, il mio obiettivo è di ritornare fra i professionisti in serie C, un passo per volta, ma voglio impegnarmi per riprendere il tempo che ho perso anche per colpa di tanta sfortuna. Ce la sto mettendo tutta e i risultati arriveranno.

E’ bello sentirti così positivo e appassionato!

Lo sono perché il calcio è la mia vita, e anche quando temevo di non farcela nei giorni più bui dopo l’infortunio non ho mai pensato a una vita senza il calcio, anche quando ero abbattuto poi mi passava perché per fortuna avevo vicino la mia fidanzata e la mia famiglia. Ho sempre avuto voglia di ricominciare e di dimostrare di poter tornare a buoni livelli non tanto per le poche persone che non hanno creduto in me ma per dare delle soddisfazioni e delle gioie alle persone che mi vogliono bene e che ci sono sempre state.

Questa è una cosa che ti fa onore: il voler anteporre alla sete di rivincita, la voglia di dare il meglio per ringraziare le persone che ti sono state sempre vicine.

Sì, per me i rapporti umani sono la cosa più importante, come più volte ho detto in questa intervista. Prima hai citato Allegra. Io e lui abbiamo fatto tante battaglie assieme e quest’anno dopo tanto ci siamo ritrovati come compagni di squadra. Ha avuto anche lui un percorso un po’ accidentato, ha fatto la serie C e poi è dovuto ripartire come me dai dilettanti.

Voi due eravate dei fiori all’occhiello della Primavera del Napoli, delle autentiche frecce sulle fasce. Ricordo che vi aveva segnalato anche il giornalista Paolo Ghisoni, grande esperto conoscitore del calcio giovanile, nella sua imperdibile guida La Giovane Italia, avevate 16/17 anni, io vi ho sempre accomunati. Come è stato dividere nuovamente il rettangolo verde con lui che è un tuo vecchio amico?

Anche lui come me è stato vittima di infortuni, è stato sfortunato in questo senso, ma adesso si è ripreso e sta andando molto bene. Gli auguro che possa togliersi tante soddisfazioni perché è un ragazzo d’oro. E’ stato molto bello e particolare ritrovarci compagni di squadra dopo tanti anni qui ad Agnone. Chiaro, magari sai pensavamo che l’avremmo fatto in altre circostanze, ma siamo in una società bellissima, in una piazza che da’ ai giovani la possibilità di emergere e ad altri di rilanciarsi come è successo a noi quest’anno.

Intanto state facendo gioire un’intera tifoseria, che sogna con voi i playoff. Vi auguro di proseguire così. Ti manca il calcio? Quando pensi che si potrà tornare a giocare spensierati?

Non lo so Gianni onestamente, è tutto così sospeso. Ovvio mi manca il calcio, la mia quotidianità al campo di gioco, i miei compagni, ma mai come in questo momento la salute viene prima di tutto. Non appena ci saranno le migliori condizioni ritorneremo a giocare e vogliamo riprendere il nostro bel cammino. Ma la cosa più importante è assolutamente la salute di tutti noi”

Parole sante Giuseppe! In bocca al lupo allora per i tuoi obiettivi, sperando con tutto il cuore che ci possiamo lasciare questo periodo difficile alle spalle e tornare a sorridere.

Grazie delle tue parole e del tuo sostegno. E’ stato un piacere Gianni, alle prossime!

(Le foto sono state gentilmente concesse dallo stesso Giuseppe Nicolao)

Terminati i campionati in Lega PRO e serie D: gli ultimi verdetti! Fanno grande festa Entella, prima volta in B e il Perugia. E in D fa rumore la clamorosa vittoria (ininfluente per la classifica) della Cavese sul Licata: 19 a 5!

Finalmente sono stati emessi i verdetti della stagione della LEGA PRO, una stagione destinata a rimanere nella storia, perchè – come più volte rimarcato – la formula era davvero anomala, atta a far tramutare il prossimo campionato in un’unica grande Lega Pro, sulla scia della vecchia serie C. Quindi, in Prima Divisione, non erano previste retrocessioni, mentre in Seconda è stata grande bagarre fino alla fine per potersi garantire giungendo nella prima metà della graduatoria (con postilla di quelli che si preannunceranno come combattutissimi play out che garantirà un ultimo posto promozione), la permanenza in categoria, che diventa di fatto una promozione in terza serie. Di conseguenza anche in D è stata dura lotta: troppo allettante per le squadre impegnate tra i dilettanti la possibilità in pratica di ritrovarsi in due anni addirittura in cadetteria (e vista la “statura” di alcune di queste promosse, come Ancona, Pistoiese, Lucchese o Savoia, direi che le prospettive ci sono tutte).

Verdetti quasi scontati, almeno sulla carta, anche se quella che sarà una matricola assoluta l’anno prossimo in B, l’Entella di Chiavari, prima nel Girone A, ce l’ha messa tutta per incasinarsi la vita, perdendo 7 giorni fa lo scontro diretto contro una rediviva Pro Vercelli, ora favorita per la corsa promozione ai play off, i quali, a dire il vero, nascondono sempre delle insidie. L’Entella che nel complesso ha ampiamente meritato la promozione, ieri battendo una rassegnata Cremonese che nonostante i soliti sforzi di patron Arvedi nemmeno quest’anno è riuscita a centrare il bersaglio grosso della promozione, anche se i nomi ci sono e le possibilità concrete di accedere in cadetteria tramite gli spareggi è reale. Un ostacolo potrebbe essere rappresentato dal Vicenza, partito in sordina, probabilmente scottato dall’amara retrocessione dello scorso anno, ma che rosa alla mano ha una rosa di tutto rispetto, così come il Sud Tirol, in fortissima ascesa. Società sana, squadra forte in tutti i reparti, ambiente splendido, gli altoatesini potrebbero davvero rappresentare la vera mina vagante dei play off, fermo restando  che ormai sono degli habituè della categoria.

Nel girone B, la sorte aveva messo di fronte all’ultima giornata le prime due della classe, ma tutto pendeva dalla parte del Perugia, primo in classifica, che si presentava davanti al proprio pubblico per la grande sfida. Un successo, al di là della vittoria di misura, mai messo seriamente in discussione, nonostante l’indubbia forza del Frosinone che però ha pagato una scarsa vena di risultati nell’ultimo mese. La sensazione è che dovrà vedersela soprattutto con il Lecce per la promozione ma i valori sono molto equilibrati.

In seconda divisione i giochi erano quasi fatti ma non sono mancate le sorprese, una in negativo, una in positivo, nella rincorsa ai posti promozione o quanto meno ai salvifichi play out. Non ce l’ha fatta il Rimini di Osio, anche ieri espulso, poi duramente contestato dai propri sostenitori. E pensare che a tratti la squadra romagnola aveva forse manifestato il miglior calcio, a livello qualitativo dell’intera categoria ma nel girone di ritorno si è assistiti a un vero tracollo dei biancorossi. Promossi invece le storiche Mantova e Spal, ma che fatica! Non ce l’ha fatta invece la Virtus nonostante un ottimo girone d’andata e in generale un bottino ragguardevole per una neopromossa assoluta tra i professionisti. Il futuro pare tuttavia roseo, anche se si dovrà ripartire, ripescaggi eventuali, necessariamente dai dilettanti. Agguanta i play out invece dopo lunga rincorsa il Delta Porto Tolle.

Nel B erano già sicure della promozione le corazzate Cosenza, Casertana, Messina, Foggia e Teramo, l’impresa playoff è riuscita all’Arzanese che sembrava davvero spacciata a metà stagione ma che ha inanellato una serie di risultati prodigiosi nel ritorno (ben 33 sui suoi 43 totali!), fino allo “spareggio” di ieri contro l’Aprilia, strapazzata e mestamente retrocessa, così come il Martina, nonostante avesse allestito sulla carta una buona squadra.

In D infine mancavano pochi verdetti almeno per quanto concerne l’obiettivo grosso, quello dell’allettante promozione, visto appunto il nuovo regolamento che consentirà alle promosse di poter ambire alla serie B fra soli 12 mesi. L’ultima giornata ha però regalato forti emozioni nei gironi che dovevano ancora sancire le loro regine. Dopo aver intrapreso un formidabile testa a testa per tutta la stagione a passare in LEGA PRO tra Marano e Pordenone sono quest’ultimi, ieri vincitori, a differenza dei pur fortissimi rivali vicentini, fermati da un pari. Ancora più da cuori forti il finale nel girone tosco/emiliano, con le due contendenti, staccate  di pochissimo, a scontrarsi fra loro nell’ultimissima giornata. Lucchese e Correggese, una big assoluta e una matricola emanazione di una florida realtà di provincia, nel Reggiano, danno vita a una vita spettacolare, vinta dai rossoneri toscani nei minuti di recuperi: una vittoria che ha consentito alla squadra di Lucca di superare in extremis i colleghi di Correggio.

Infine è stato appassionante anche il duello tra Matera e Taranto, con i lucani che arrivavano favoriti per via della classifica: alla fine i pronostici sono stati confermati ma la squadra pugliese sembra pronta per tornare presto nel calcio che conta.

Un’ultima nota non si può proprio non dedicare alle tantissime goleade viste ieri. Si sa, quando i giochi sono fatti, vengono inevitabilmente le motivazioni, senza considerare che mai quest’anno, tanti gironi sono stati falcidiati da squalifiche, radiazioni, sospensioni di squadre, inserimenti di giovani per sopperire a carenze economiche. Però, tra vari 6 a 0, addirittura qualche 8 a 1 0 8 a 3, quello che è successo a Cava de’ Tirreni ha davvero dell’incredibile, in una gara che veramente non aveva nulla da offrire, né treni da agganciare per la salvezza, giacchè il Licata da tempo era retrocesso, né da ridiscutere la differenza reti, tale da”giustificare” un così clamoroso numero di realizzazioni! Alla fine tra Cavese e Licata la partita è terminata…. 19 a 5! Sono state ben 9 le reti del centravanti De Rosa, capace così di chiudere la stagione con ben 30 gol tondi tondi!

 

Il punto sulla LEGA PRO seconda divisione. Quanta sofferenza per la Virtus, nel B promosse anche le corazzate Casertana e Foggia

Sta entrando sempre più nel vivo la lotta per la permanenza (salvezza, ma alcuni avventatamente parlano pure di “promozione”: insomma, un bel calderone in vista della clamorosa riforma prevista per inizio della prossima stagione) in LEGA PRO. Una lega pro che diverrà unica, una grande serie C in pratica e chi lo dice che in fondo non sarà meglio così, e non solo per un aspetto meramente economico che non ci compete.

Fatto sta che quest’anno, almeno per me che sono solito seguire con grande interesse le questioni inerenti la terza e quarta serie (ma ci metto dentro pure i Dilettanti, evvai 🙂 ) più che la Prima divisione – che non comportava alcuna retrocessione e i playoff allargatissimi per i medesimi posti delle passate edizioni – mi è parsa molto più avvincente, al di là del cervellotico regolamento, la stagione che sta andando in scena in Seconda divisione. Sali e scendi clamorosi, belle rimonte e altrettante fragorose cadute ma alla lunga i valori stanno emergendo, come si evince dalle matematiche ormai, a poche gare dal termine della regular season, salvezze di piazze importanti quali Monza, Cosenza, Caserta e Foggia, in mezzo a tante altre belle realtà emergenti, come il Real Vicenza, il Santarcangelo nel girone A e le redivive Messina (grandissimo girone di ritorno per i siciliani) e Teramo nel B, per quanto in questi casi citati occorre ancora attendere il verdetto del campo.

una formazione della Virtus, impegnata in una difficile ma possibile rincorsa alla "promozione" nella futura Lega Pro Unica

una formazione della Virtus, impegnata in una difficile ma possibile rincorsa alla “promozione” nella futura Lega Pro Unica

Andando più sullo specifico, e concedendo spazio al cuore… mi spiace che nonostante un girone d’andata giocato con gran piglio e personalità, a dispetto dello status di matricola assoluta, la Virtus, emanazione di un altro quartiere della mia città, Verona, sia ormai risucchiata nella parte media bassa della graduatoria che allo stato attuale significherebbe per gli uomini di mister e patron Gigi Fresco retrocessione con conseguente ritorno tra i dilettanti. Chiaro, non sarebbe una tragedia, i mezzi societari sono solidi e consolidati, ma certo sarebbe un contraccolpo psicologico non indifferente per i veronesi di Borgo Venezia, capaci come detto di giocarsela alla pari con gli squadroni del girone per tutta l’andata ma poi andati in flessione nei momenti topici della stagione. La salvezza è ancora a portata di mano, almeno mediante i playoff (ma di quattro squadre soltanto una otterrà il pass per la Lega Pro Unica); tuttavia al momento a occhio e croce paiono più accreditate sulla carta Mantova, Rimini e Forlì. Il tutto nonostante nelle ultime due partite la Virtus Vecomp non abbia sfigurato per nulla contro due corazzate come Alessandria e Renate, ormai in odor di salvezza matematica, ottenendo però, oltre a una buona dose di meritati complimenti, solo due punti che hanno mosso troppo poco la classifica. E si è giocato pure nella splendida cornice del Bentegodi!

immagini festose di un Foggia che vuole tornare protagonista ai massimi livelli

immagini festose di un Foggia che vuole tornare protagonista ai massimi livelli

Nel girone B invece ammetto di aver seguito – come sempre – con occhio più attento il cammino del Foggia, non solo perchè la squadra della città della mia fidanzata (!) ma perchè, forse per motivi “generazionali” sono legato alle magiche stagioni di Zemanlandia, visto che all’epoca ero poco più che un adolescente in adorazione del gioco spumeggiante messo in mostra dai Satanelli rossoneri pugliesi. L’augurio è che davvero si esca dal pantano della serie C, di stagioni magari esaltanti – come per certi versi proprio l’ultima con Zeman, capace di rilanciarsi alla grande qualche anno fa di nuovo nella sua Foggia, prima di rispiccare il volo verso Pescara e Roma. In quell’improvvisato Foggia il boemo riuscì a far esplodere talenti come le punte Insigne e Sau, il centrocampista Salomon, l’interno Laribi, i difensori Regini e l’attuale perno del Trapani Caccetta. Si spera quindi che dopo una bella stagione come quella di quest’anno ci siano poi anche i presupposti per una lunga permanenza nelle categorie che maggiormente sono consone a una squadra di gran blasone come il Foggia

Serie D, girone C: continua lo straordinario campionato di Pordenone e Marano, primissime con 50 punti dopo 19 giornate!

Senza nulla togliere a quanto di buono stanno facendo nei propri gironi squadre come il Savoia, il Pro Piacenza, la Lupa Roma, Giana Erminio, Pistoiese, Ancona, la Correggese, appaiata dalla Lucchese, è innegabile che a colpire gli animi degli appassionati sostenitori del campionato di serie D sia lo straordinario cammino che stanno compiendo a braccetto il Pordenone e il Marano, quest’ultimo una matricola, nel girone C. Capaci, dopo 19 giornate, di conseguire ben 50 (!!!) punti, accumulando un vantaggio di 14 punti sul pur competitivo Belluno e addirittura 17 sull’Este, compagine padovana, seria candidata alla promozione diretta ai nastri di partenza della stagione.

Un campionato a parte insomma quello che stanno disputando due squadre emanazione di due realtà alquanto diverse: da una parte il Pordenone, emanazione di una città di provincia, e certamente con alle spalle una storia più delineata, più scritta a certi livelli; dall’altra una realtà emergente, che non ha lesinato sforzi nella sua rincorsa dalle serie minori dei dilettanti, culminata nella splendida cavalcata dall’Eccellenza nella passata stagione.

Nel Pordenone gli uomini chiave, di peso sono in attacco: si va dalla punta 36enne Emil Zubin, ancora implacabile a dispetto dell’età agli ex professionisti Denis Maccan, scuola Milan e Lauro Florean, fino al cecchino Paolo Zanardo, mentre autentici gioiellini, pezzi pregati sono i due difensori diciannovenni Nicola Sartori e Nicola Fornasier.

Nel Marano, che ad inizio stagione si era assicurato addirittura Emiliano Bonazzoli, che poi ha rescisso volendo provare a cimentarsi nuovamente con palcoscenici più in linea con la sua caratura tecnica, spiccano i due portieri classe ’94 Deril Cristofoli e Eddi Gava,  il laterale difensivo nigeriano Jonathan Nyamekeh, di soli 18 anni ma già in possesso di una grande personalità e di impressionanti doti atletiche ma soprattutto il “vecchietto” Marco Cunico, 35 anni, con una vastissima esperienza tra i professionisti, trascinatore per anni di quel Portogruaro, capace di issarsi fino alla serie B. Cunico assicura ancora un grande tasso di qualità, ed è capace di spostare letteralmente gli equilibri in campo. Importante l’apporto in avanti anche del trentenne argentino Gustavo Ferretti, alla terza stagione in Veneto, e del più giovane Marco Beccaro, reduce da due ottime stagioni al Real Vicenza, attuale rivelazione della Lega Pro Seconda Divisione e in difesa dell’esperto Alberto Ballarin, già bandiera del Chioggia.

Vedremo come proseguirà questo avvincente duello, certi di non sbagliare nell’affermare che entrambe le squadre,  per quanto mostrato sinora, meriterebbero di salire direttamente tra i professionisti.

Panoramica sul calcio veronese: dietro al derby tante belle realtà protagoniste quest’anno in Lega PRO e tra i Dilettanti. I casi di Virtus, Legnago, Cerea e Villafranca

Archiviato un derby calcistico in tono minore, almeno a detta di chi scrive, allarghiamo il campo ad altre belle realtà emergenti del calcio veronese, mai come in questa epoca così ricco di interpreti ad alti livelli.

Intendiamoci, la stracittadina – che strano chiamarla così, ma a mio avviso è giusto elevare il derby veronese alla stregua degli altri d’Italia, chè gli snobismi non portano da nessuna parte nel calcio – ha avuto più di un motivo di interesse, ma è stata vissuta in modo particolare, certamente in maniera differente rispetto al primo storico incontro in serie A di 11 anni fa. Una festa sì, a detta di molti cronisti esterni, ma in tono minore, decisa sul campo da una fiammata all’ultimo minuto che ha dato nuova linfa in chiave salvezza alla società della Diga, che con l’innesto di mister Corini, ora sembra davvero avere le carte in regola per centrare una nuova salvezza. E per quanto l’Hellas abbia ristabilito una gerarchia mai messa veramente in discussione, almeno nella percezione locale, il Chievo in serie A rappresenta una scommessa ormai vinta diversi anni fa e che conferisce alla città prestigio. In fondo, tolte le metropoli, nessuna altra città è rappresentata da due compagini nella massima serie.

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Ma dietro a loro, si sta facendo largo, partita dopo partita, con una consapevolezza della categoria e dei propri mezzi sempre più distinti, la Virtus Vecomp dell’allenatore/presidente Gigi Fresco. Emanazione, più ancora rispetto a Chievo, che tutto sommato è una vera frazione, di un quartiere della città, in questo caso Borgo Venezia, dopo anni buoni in serie D, da questa stagione, con umiltà ma con fiera determinazione, si sta disimpegnando alla grande nella seconda divisione della Lega Pro.

Categoria, come ampiamente descritto in altro post, destinata a scomparire ma che permetterebbe alle classificate nella prima metà della graduatoria, di partecipare l’anno venturo alla nuova Lega Pro, una serie C unica come accadeva negli anni ’70, una categoria che al momento vedrebbe inserita alla grande la Virtus, domenica vincitrice sul tosto Renate.

Una squadra affiatata, ben disposta in campo, che non molla davvero mai e che sinora non ha mai dato impressione di soccombere contro nessuna squadra.

In serie D sta faticando la Sambonifacese, che dopo anni ottimi tra i professionisti, sta ancora forse pagando lo scotto di una retrocessione inaspettata due anni fa che l’ha fatta ripiombare tra i dilettanti in forma ridimensionata. Benissimo invece sta facendo il Legnago, prestigiosa società della Bassa Veronese, partita a fari spenti ma che da un paio di mesi ha ingranato la marcia giusta, arrivando davvero a un passo dalle zone di vertice, dove è al momento issata la Pro Piacenza. Nonostante il mezzo passo falso dell’ultima giornata, la squadra capitanata dall’ex promessa delle giovanili del Chievo, Maycol Andriani, sta dando del filo da torcere a tutte le favorite del girone, nel contesto di un raggruppamento di ottimo livello.

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Scendendo di categoria, in Eccellenza, nel girone misto del Veneto, grande ammucchiata in vetta dove stazionano al momento due squadroni come Rovigo e Arzignano, con due veronesi appena un gradino sotto: il Villafranca e il Cerea. Quest’ultimo, il “Piccolo Toro”, reduce da una mesta retrocessione dalla serie D, dopo una partenza un po’ risicata, è risalita alla grande, con un filotto incredibile di vittorie che l’ha portata sino a raggiungere le lanciatissime capolista. Un traguardo raggiunto e poi sfumato domenica, dopo l’incredibile sconfitta subita contro una rediviva e convincente Ambrosiana. Nulla è perduto comunque per il Cerea che, numeri e uomini alla mano, sembra possedere tutte le carte in regola per tornare in serie D al primo colpo. Appena sotto non dà segni di cedimento il Villafranca, dietro solo di un punto e, come il Cerea, protagonista di una lunghissima rimonta nei confronti di Rovigo e Arzignano. Il livello di queste 4 squadre è davvero elevato ed è un peccato che solo due, di cui una dopo spareggi, potranno accedere a categorie superiori. Nel frattempo, godiamoci un campionato mai così equilibrato.

Focus Lega Pro! Prima Girone A: Crollo Cremonese, risale la Pro Vercelli che aggancia l’Entella. Girone B: ammucchiata in vetta, ma si rialzano le quotazioni del Lecce. In seconda continua il sogno della matricola Real Vicenza, ma occhio al Bassano; nel B conservano i pronostici le big Cosenza, Teramo e Casertana.

Come ogni anno sto seguendo con interesse e attenzione le vicende della Lega Pro, la terza e la quarta serie italiana. Un anno particolare, di transizione, ma altresì fondamentale per ridefinire certe gerarchie nel sistema calcio, ma soprattutto per stabilire un po’ di ordine in mezzo a crisi economiche che investono ogni anno decine di squadre, che vedono così vanificate spesso nei tribunali i risultati ottenuti sul campo. Inutile elencare i tanti casi di fallimenti visti negli anni: era inevitabile una riforma, a questo punto epocale, perché dall’anno prossimo come risaputo verrà soppressa una categoria, in pratica, con l’accorpamento in un’unica grande Lega Pro, che tornerà ad essere come la vecchia serie C. In Lega Pro prima divisione quindi torneo anomalo, privo di retrocessioni e con la prima metà delle classificate tutte potenzialmente in lizza per la promozione tra i cadetti, dopo i play off (solo la prima classificata dei due gironi andrà direttamente in B). Per rendere comunque appetibile il torneo per la seconda metà delle classificate ci saranno incentivi legate alla posizione in classifica e all’utilizzo dei giovani.

Entella, prima in classifica in LEGA PRO prima divisione Gir. A

Entella, prima in classifica in LEGA PRO prima divisione Gir. A

Più complesso il discorso relativo alla Seconda Divisione, categoria come detto destinata a scomparire. Qui le prime 8 rimarranno in serie C, le altre retrocederanno tutte in D, quindi sarà vera battaglia, anche se dalla nona alla dodicesima classificata verranno disputati i playoff e una di queste rimarrà in terza serie.

Un bel colpo tra l’altro sarà rappresentato dalle vincenti dei gironi di serie D, visto che in pratica le promosse faranno una sorta di doppio salto, arrivando a un passo dalla cadetteria. Insomma, una stagione che rimarrà unica e che sta dando indicazioni importanti, anche se siamo all’inizio in fondo e anche chi era partito malissimo, come la corazzata Lecce, ancora scossa psicologicamente dopo la sconfitta ai playoff quest’estate contro il Carpi, può rientrare nel giro promozione grazie a questo meccanismo. Una riforma che viene in un momento storico comunque particolare, dove davvero molti giocatori realisticamente preferiscono accasarsi in una D dignitosa ma salda da un punto di vista economico, piuttosto che fare il professionista in una società di C in difficoltà, visto poi come a fine anno – o nel peggiore dei casi, anche durante la stagione stessa, visti i casi passati di penalizzazioni o addirittura ritiri in corso – i nodi vengono sempre al pettine. Ne ho intervistati diversi di giocatori impegnati nelle categorie dilettantistiche che mi hanno confermato una verità ormai lampante: la differenza tecnica o di visibilità tra una buona serie D e una Lega Pro è davvero ridotta ai minimi termini, forse solo legata ad un’ottica di un professionismo che in D non è reale, ma in pratica è come lo fosse, considerando che è risaputo che i giocatori percepiscano qualcosa in più di un semplice simbolico “rimborso spese”, pur essendoci ovviamente differenze tra caso e caso.

Il blasonato Pisa, dopo il playoff perso l'anno scorso contro il Latina, ci riprova con una squadra largamente rinnovata e ringiovanita

Il blasonato Pisa, dopo il playoff perso l’anno scorso contro il Latina, ci riprova con una squadra largamente rinnovata e ringiovanita

Nel girone A della Lega Pro Prima Divisione, la super favorita (ma lo è da almeno tre stagioni ormai) Cremonese è entrata ufficialmente in crisi dopo la nuova sconfitta; ora la distanza che la separa dalle capolista Entella e Pro Vercelli comincia ad essere cospicua. Se l’Entella sta confermando i buoni pronostici estivi, e sta proseguendo il suo imperioso percorso di crescita iniziato due stagioni fa, la squadra di Vercelli, retrocessa mestamente pochi mesi fa dalla B di gara in gara sta ritrovando entusiasmo e rinnovata voglia di stupire. Io tuttavia se dovessi scommettere qualche euro, lo punterei sul gruppo dei giovani dell’Albinoleffe che, sul lungo cammino, credo abbia le qualità tecniche per tornare in B, dopo la rovinosa caduta e lo scandalo delle scommesse, che ha visto coinvolti molti giocatori passati di qua negli anni. L’opera di de purificazione iniziata l’anno scorso potrebbe continuare quest’anno con un grande exploit. Credo che pure il Vicenza e il Sud Tirol abbiano i mezzi per risalire in classifica e inserirsi tra le prime 8 in modo da disputare i playoff promozione. Più equilibrato e sinceramente ricco di interpreti di valore il girone B. A parte la rivelazione Pontedera, che ormai quasi non fa più notizia, davanti l’ammucchiata è interessante e vede coinvolta squadroni come Pisa, Frosinone  – a mio avviso sulla carta la compagine più forte e completa in tutti i reparti, con elementi esperti e giovani ben mixati da un tecnico di sicuro avvenire come l’ex bomber di Napoli e Torino Stellone – L’Aquila, con potenziali inserimenti di altre corazzate come Catanzaro, Perugia e il più attardato Lecce in grande spolvero nelle ultime due partite.

In Seconda Divisione grande duello nel girone A tra la nobile decaduta Monza, attrezzatissima per un campionato di vertice e la sorpresissima Real Vicenza, matricola assoluta della categoria, che vuole in qualche modo ribaltare le gerarchie cittadine. Di gara in gara, di risultato in risultato, è tutto un susseguirsi in classifica e un gioco al rialzo, col quotato Bassano minaccioso e vicinissimo in classifica. Nel B, occhio ai grandi nomi ritrovati, come il Cosenza, grande favorito della vigilia, deciso a ritornare in categorie più consone alla sua storia, dopo un decennio davvero nefasto, al cospetto invece degli anni ’80 e ’90 quando i rossoblu con il mitico Marulla facevano faville in serie B, arrivando a un passo dalla massima serie.

Oltre ai calabresi, stanno disputando un grande campionato anche un ritrovato Teramo, ancora imbattuto dopo 10 turni (5 vittorie e 5 pareggi) e la Casertana, altra società stanca di rincorrere categorie e decisa a tornare a grandi livelli, come la sua storica tifoseria meriterebbe.

Un gran bel serbatoio quello della Lega Pro, da salvaguardare e pensiamo che, seppur dolorosa, la soppressione di una categoria sia inevitabile per garantire ancora maggiore coesione e competitività. E’ tuttavia un crudele specchio dei tempi, di una crisi economica che invade anche le sfere del calcio, con un impoverimento generale, che dal campo (già il trend delle ultime stagioni della serie A testimonia come il tempo del “campionato più bello del mondo” sia un ricordo ormai lontano, con i migliori campioni che facevano la fila per venire a giocare da noi) si sposta inevitabilmente anche nelle scrivanie e negli uffici delle società di calcio. Se pensate che c’è stato un tempo non lontano (fino alla stagione ‘90/’91)che vedeva impegnati ben due gironi di C/1 e quattro (!) di C/2 capirete che qualcosa, molto è cambiato anche nel “dorato” mondo pallonaro.

Quante soddisfazioni mi stanno regalando Aries CastagnaroMenà e Cerea, le squadre dilettantistiche dei miei paesi!

Scrivo un articolo a me caro tra il personale e il “professionale”, nel senso che comunque si parla di calcio, seppur dilettantistico. Volevo spendere delle belle parole per sottolineare i bellissimi campionati che stanno disputando le due squadre dei comuni che sento più vicini: Castagnaro, dove sono cresciuto e vivo tuttora, e Cerea, il mio comune di residenza, dove ho comprato casa con la mia fidanzata e nel quale presto andrò ad abitare. Le emanazioni delle due squadre militano attualmente con successo in serie D, anticamera dei professionisti (il Cerea) e in seconda categoria (l’Aries Castagnaro Menà).

Inizio da quest’ultima, alla quale sono indubbiamente più legato, non fosse altro che a guidarla come Presidente è Roberto Salaro, mio zio, e perchè in realtà rappresenta più la frazione Menà, nella quale ho vissuto da bambino.

A Castagnaro la squadra “storica” sarebbe un’altra che al momento è stata superata nelle gerarchie dall’Aries, nella quale un ruolo chiave ce l’ha proprio mio zio. Da sempre impegnato nel mondo dello sport, ha iniziato col calcio giovanile e per un po’ di anni è riuscito a mantenere un dignitoso livello in ambito provinciale, suscitando l’ammirazione e il rispetto nei ragazzi (da brividi, quando al funerale di mia zia tutti i baby calciatori erano presenti con le loro tutine sportive per stare vicini al Presidente in un momento così duro). Impossibile superare un lutto simile, specie se una moglie ha appena 43 anni e ti muore improvvisamente ma Salaro dopo un po’ si è rituffato ancor più nella sua attività, lanciando una sfida, creando così una squadra dilettantistica da iscrivere alla terza categoria. In molti storsero il naso, essendoci già presente in un comune di nemmeno 5000 abitanti un altro club, ma in fondo l’Aries come detto rappresenta maggiormente Menà e, per quanto irrisori i km che separano i due paesi, a cambiare è soprattutto la mentalità, tanto che forse Menà per certi aspetti è più simile alla limitrofa Baruchella, che si trova già in provincia di Rovigo. Questo sconfinamento del piccolo paese ai margini della provincia veronese non ha però impedito la fioritura di una grande passione per il calcio di Verona. Lunghissima l’esperienza di mio padre come Presidente di un numerosissimo calcio club negli anni gloriosi dell’Hellas (l’ho sempre detto che sono cresciuto a “pane e calcio”.. se sono così appassionato lo devo a mio papà, che per lo meno mi è stato vicino quegli anni, anche se per il resto mi sento ancora una volta di ringraziare mia mamma e mia nonna, donne splendide che “davvero” hanno seguito me e i miei fratelli.. ma questa è un’altra storia ed è meglio sorvolare) e attivi tuttora dei calcio club animati da giovani con autentico cuore gialloblu.

L’Aries si destreggia bene da subito, grazie anche all’impegno di alcuni sponsor vicini al territorio e al reclutamento da parte dei dirigenti di quei giocatori castagnaresi che ben si sono disimpegnati in questi anni in categorie dilettantistiche superiori. Insomma, si è puntato molto anche sul senso di appartenenza. Il primo tentativo di promozione, tre anni fa,  sfuma sul filo di lana: dopo aver duellato a distanza per tutto il campionato,  viene promosso direttamente il SorgàRondinelle, l’Aries ai playoff pecca di ingenuità, non c’è più a livello fisico e perde lo spareggio con la più esperta compagine di Venera. L’anno successivo tuttavia è piuttosto agevole la promozione e quindi è traguardo storico: seconda categoria e sorpasso allo storico Castagnaro, anonimo in terza.

L’anno scorso all’esordio in seconda, nuovo campionato ai vertici, nuovi sforzi economici per garantire dapprima la permanenza ma poi per inseguire un sogno promozione-bis che si infrange sul filo di lana.

Nella stagione in corso troppi infortuni in corso e una rosa qualitativa dotata ma forse con la coperta troppo corta stanno impedendo alla squadra di Menà di sognare ma il piazzamento parziale è comunque più che dignitoso, a ridosso delle prime.

Più semplice parlare del Cerea, una società più ricca di tradizione e di ambizione, se è vero che dopo aver visto sfuggire la promozione in D per due anni consecutivi (al termine di combattuti gironi di Eccellenza Veneta, con squadre come Legnago o Monselice) questa stagione si è regolarmente iscritta al massimo torneo dilettantistico, “approfittando” delle inadempienze altrui. Peccato che la squadra rivale, la confinante Legnago militi, clamorosamente, in un altro girone di serie D e così la gente non ha potuto gustarsi un derby storico per due comuni tra i più popolati della provincia, distanti appena 5 km tra loro!

La dirigenza granata, solida nella figura del presidente Doriano Fazion, ha allestito una buona formazione, costruendola comunque sul ciclo di giocatori che ben hanno figurato in Eccellenza, dal bomber Moretto (che da giovanissimo spopolava a Bovolone con un certo Riccardo Meggiorini) agli esperti difensori Bonfà e Dal Corso, ai centrocampisti Ghirigato e Angelico fino alle promesse Guccione e Filippini. La squadra sta andando ben al di là delle più rosee aspettative, in piena zona playoff, a 11 punti dalla capolista, la sorprendente Este, e in grado di inanellare un ciclo di vittorie ad inizio campionato che avevano proiettato il Cerea in testa alla classifica, con perle assolute come la netta vittoria a casa del favoritissimo Forlì.

Ah, quante soddisfazioni quest’anno dalle “mie” squadre! 🙂