Sanremo 2016 inizia con grandi ascolti ma senza botte emozionali dettate dalle canzoni. Bene gli Stadio e Noemi

Quest’anno sapevo già che avrei fatto fatica a tenere un report dettagliato sul Festival di Sanremo, complici diversi impegni, lavorativi e non, che mi rendevano difficile la cosa.

Chiaro, poi, in qualche modo la kermesse la si riesce a rintracciare, e poi esistono sempre gli speciali, i commenti sui social, ecc.

Fatto sta che, almeno per quanto riguarda la puntata inaugurale, sono riuscito a vederla praticamente per intero, nonostante la mia attesa fosse in realtà protesa specialmente al DopoFestival, che rientrava in pista quest’anno dopo ben 8 stagioni di digiuno. Con la Gialappa’s poi per me è il top! Insieme a Savino mi hanno strappato al solito più di un sorriso.

A dir la verità non sono nemmeno nel pieno della forma fisica, con i postumi di un’influenza mai del tutto sfociata in tutta la sua forza, gli stessi che con molta probabilità mi impediranno di partecipare a un’attesissima serata all’insegna della musica britpop, indie, new wave in quel di Milano, quella sì una musica che amo visceralmente.

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Però Sanremo è… Sanremo! L’ho sempre guardato con attenzione, rappresentava un evento a casa mia quando ero piccolo e lo seguivo con mia nonna e mia mamma.

E’ un fenomeno di grande portata per quanto riguarda il nostro costume e la nostra tradizione, con canzoni che nel bene o nel male si fanno poi ricordare. E’ una vetrina immensa, (quasi) tutti i musicisti in fondo ci ambiscono, e io in tempi non sospetti, mi ritrovavo a scriverne e a commentarlo. L’ho fatto dettagliatamente anche in questi anni su questo mio blog, raccogliendo invero tantissime visualizzazioni.

Poi, da quando sono sposato, è ancora più piacevole e divertente guardarlo con la mia splendida Mary!.

Chiaro, ieri si sono esibiti solo i primi Campioni, fare pronostici che non siano quelli legati alle pure sensazioni risulta complicato. E allora, rimandandovi all’appuntamento finale, quando avremo già un vincitore, ecco comunque le mie prime impressioni, un po’ flash!

  • Si conferma ottimo conduttore Carlo Conti, alla difficile seconda prova su questo palco, e dopo gli straordinari numeri della passata stagione. Piglio sicuro, personalità, ritmo, simpatico al punto giusto, e bravo soprattutto nel tenere le redini del gioco con grande equilibrio, dando il giusto spazio agli ospiti e ai cantanti in gara.
  • Bellissima la valletta Madalina Ghenea, già vista nel film di Sorrentino e piuttosto disinvolta con la nostra lingua, più a suo agio rispetto al lampadato (e fascinoso, che sennò mia moglie mi bastona) Gabriel Garko, che sempre abbisognava del “gobbo”. Imperiosa Virginia Raffaele che ha tenuto in scena per tutta la serata l’imitazione della Ferilli, che ha risposto divertita all’omaggio.
  • Mitico Rocco Tanica che, sulla falsa riga dello scorso anno, con ironia e sarcasmo, ci proietta ai primi risultati e al successivo Dopo Festival.
  • Grande spazio a Laura Pausini in qualità di super ospite, anche se è parsa molto in imbarazzo (oltre che imbarazzante) con quella sua bocca imbalsamata e la lingua, come ha poi detto, “da cammello”.
  • Elton John mi è piaciuto molto, e abile è stato ancora una volta Carlo Conti a scongiurare la polemica facile quanto scontata, nel modo migliore: parlando di musica con l’ospite e facendolo esibire.
  • Dopo Festival pimpante, leggero e brioso, seppur all’insegna del “volemose bene”… dov’erano finiti quei giornalisti che fino a 5 minuti prima avevano twittato selvaggiamente, smerdando questo o quello?

E ora i big, quasi tutti emozionati e con la voce francamente non al top. Lasciamo perdere la classifica parziale, sulla quale avrei da ridire in almeno due nomi, ma vabbè..

Non essendoci un vincitore annunciato, come poteva essere il gruppo de “Il Volo” dodici mesi fa, ascoltando i primi dieci pezzi in gara, viene facile darsi una risposta in merito.

Non c’è stata un vero brano a spiccare, nonostante fossero tutti di discreta fattura.

Personalmente mi sono piaciuti gli Stadio, anche se confido in un Curreri più su di voce (lui però al DopoFestival dichiarerà di aver avuto un problema con i volumi), Noemi con grande testo di Marco Masini e tutto sommato Arisa, nonostante “a pelle” non mi stia molto a genio (e ne avrò conferma poi al DopoFestival, quando si dimostrerà stizzita, scazzata e permalosissima, a differenza di una Debora Iurato, che quasi mi ha fatto tenerezza nel sentirla “giustificarsi” per la scelta – indotta- dell’orrendo vestito! PS dei look me ne frego, ma se proprio devo dare un premio “al peggiore”, beh, è stato quello di Arisa!)

Tornando alla Iurato, data per outsider col sodale Giovanni Caccamo, nel duetto ha certamente svettato per intensità interpretativa, però il brano, scritto per loro da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, non mi sembra molto adatto ai due.

Senza infamia e senza lode Irene Fornaciari, nonostante il tema scottante della canzone (sul fenomeno dell’immigrazione), un ancora acerbo Lorenzo Fragola e degli emozionati Dear Jack, in cerca di rivalsa. A occhio e croce, a intuito, diciamo così, penso che preferirò la loro ballata un po’ banale al brano dell’ex leader Bernabei in gara stasera che suppongo sarà annacquato da ritmiche danzerecce.

Ascoltando il brano inciso in studio, guadagna posizioni la canzone dei Bluvertigo, dall’ottimo arrangiamento… peccato Morgan fosse proprio già di corda a livello vocale. Il brano però è raffinato e ben scritto. Come quello del buon vecchio Rouge, dal gran piglio. Una canzone, quella di Ruggeri, “rock”, almeno per gli standard sanremesi, e con un testo interessante (non che ci sia da stupirsi per questo: stiamo parlando di un cantautore che ha sempre mantenuto accesa la scintilla della passione e della creatività). Tuttavia, qui faccio “outing”, lo preferisco nel versante “chansonnier”…

Chiusura per lo strombazzatissimo Rocco Hunt, sul palco con un pezzo di denuncia, o comunque di stampo attuale/sociale, in salsa rap funky… Sono stato moderato… per me, al di là della simpatia e della sua genuina sfrontatezza, qualità che gli permisero di vincere a mani basse l’edizione delle “Nuove Proposte 2014”, ciò che mi trasmette non fa impazzire! E’ proprio l’arrangiamento che mi ha un po’ urtato, troppo da casinista giunto sul palco a sparigliare le carte. Per carità, si fa ascoltare (e le radio già lo stanno programmando alla grande!) ma non fa per me. Meglio gli Stadio, decisamente, col loro pop rock di classe inarrivabile.

Infine… ritorno all’inizio… Mi è piaciuta molto l’idea di scorrere in rassegna i filmati di tutte le canzoni vincitrici del Festival dagli albori ai giorni nostri: ammetto di essermi emozionato, perchè molti brani, specie quelli vissuti “in diretta” portano sempre con sè tanti ricordi legati al momento! 

Svelati i 20 Big di Sanremo 2016. Tanti nomi noti, zero voglia di rischiare. Più talent, meno indie.

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Ieri è stata una di quelle domeniche pre-Natalizie in cui mi è toccato lavorare, anche se per una nobile causa, e questo mi ha evitato di assistere, non solo alla partita della mia squadra del cuore, ma anche al consueto annuncio dei big in gara a Sanremo da parte del  conduttore e direttore artistico Carlo Conti, nel programma “L’Arena” di Massimo Giletti.

Poco male, c’hanno pensato i miei amici internettiani a colmare la mia lacuna, lanciandosi già in commenti, pronostici e spesso accurate considerazioni, come nel caso dell’esperto in materia Carlo Calabrò dalle pagine del suo interessate blog “Note d’Azzurro” http://notedazzurro.blogspot.it/2015/12/sanremo-2016-un-cast-di-big-su-misura.html

Io, gira e rigira, ci ricasco sempre… E’ l’appuntamento  consolidato in sè che più mi avvicina alla kermesse, la sua autorevolezza, la sua storia, seppur macchiata da edizioni in chiaroscuro, la sua affiliazione al costume del nostro spesso vituperato Paese, più che la qualità artistica che ritrovo nella maggioranza della canzoni.

Anzi, a dire il vero, pure per il Festival, è quasi sempre valso nel mio caso, il fattore “contro”: mi ritrovavo a “tifare”, sin da quando piccolissimo lo guardavo a casa con genitori e nonna, i cosiddetti ultimi, gli outsider. Crescendo, raramente, le proposte di Sanremo andavano a collimare con i miei gusti, tendenti a un rock di stampo alternativo o ad altre forme musicali come il folk, il punk, la musica d’autore, i cantautori… Tradotto: viva i vari Subsonica, Afterhours, Marlene Kuntz, Neffa, Pacifico, Timoria, Perturbazione, Elio e Le Storie Tese, Marta sui Tubi (ma anche gente al confine come Bersani, Consoli, Silvestri, Gazzè, Grignani) e via dicendo, che di volta in volta, pur con risultati alterni, hanno tenuto alta la bandiera della musica di qualità.

Poi, da nostalgico quale sono, e da curioso e appassionato della storia della musica (anche) leggera italiana – perchè quello è il nostro background – ho sempre riscontrato qualcosa di buono anche in rappresentati del bel canto all’italiana, fermo restando che, spesso anche nei decenni passati, molti big hanno “scansato” la gara, un po’ come stanno facendo in tempi odierni gente come Tiziano Ferro, Ligabue ecc, che si limitano a parteciparvi in veste di “super ospite”, in una versione che sinceramente non rende giustizia a chi davvero si mette in gioco in gara.

Detta questa ampia premessa, mi pare, scorrendo l’elenco, che Conti abbia voluto proseguire nel segno della continuità con l’edizione precedente, spingendo l’acceleratore ancora di più sul “presente”, con molte escursioni sul mondo dei talent, sempre più “dentro” alla discografia (anzichè fattore esterno e vivo a sè stante) finanche quasi a sostituirla, laddove di dischi se ne vendono sempre meno, se non slegati da contesti dell’attualità strettissima, con fenomeni sempre più da “usa e getta”, mischiati amabilmente ad artisti che invece alla distanza stanno dimostrando di valere qualcosa (vedi il caso di Marco Mengoni).

Detto ciò, e rendendomi conto che mancheranno del tutto gli esponenti del mondo indie, ecco un mio giudizio sulle scelte della commissione artistica.

ANNALISA – prima reazione è stata: “di nuovo a Sanremo???”. Già, a distanza di appena un anno, l’affascinante rossa dall’ugola d’oro, torna sul palco immagino con sempre più sicurezza, alla ricerca presumo stavolta del “colpo grosso”. Come interprete mi piace, e credo abbia da tempo le potenzialità per ambire a una forma canzone più raffinata e meglio costruita rispetto ai testi strappalacrime di Kekko.

ARISA – un’altra che rischia seriamente di passare per “quella che va a Sanremo”… e sarebbe un peccato perchè l’istrionica artista calabrese ha mostrato da tempo di avere una grande personalità e doti che le consentirebbero di costruirsi una valida alternativa anche al di fuori delle mura amiche rivierasche. Fermo restando questa obiezione, penso che legittimamente possa ambire a una nuova affermazione.

ALESSIO BERNABEI no, Carlo Conti, qui hai toppato. Porta pazienza, ma se poteva passare, un paio d’anni fa, la partecipazione di diritto fra i big di Francesco Sarcina de Le Vibrazioni, uno che aveva già un percorso più consolidato, questa vetrina data al giovane ex leader dei Dear Jack, uno che da solista deve ancora pubblicare un singolo che sia uno, pare francamente esagerata. Sembra che a forza si voglia imporlo – come auspicato da più parti – alla stregua di un nuovo Cremonini, ma il cantautore bolognese, appena lasciato i Lunapop, fece capire di che pasta fosse fatto. Gli auguro comunque di fare una buona figura, magari andando al di là dei voti, presumibilmente in massa, delle ragazzine.

CLEMENTINO – non mi posso definire un amante del genere hip hop, ma ne conosco abbastanza i contorni e seguo con interesse il movimento, sin dagli anni ’90, e debbo dire che della nuova ondata dei rapper nostrani, proprio il nome del napoletano Clementino sia uno di quelli più validi. Già molto noto anche in ambito mainstream per le sue varie divagazioni nel genere a fianco di più artisti, mi immagino porterà un brano ficcante e impegnato. Lo ascolterò attentamente.

DEAR JACK – e loro che si ripresentano a distanza di un solo anno, senza il loro storico leader Alessio Bernabei, a cosa dovrebbero puntare? Credo che vogliano proprio dimostrare la loro identità e la loro ragion d’essere, indipendentemente dalla presa sul pubblico di chi li guidava. Discograficamente parlando però, per ora si sono mossi all’insegna di un pop facile facile, adatto per gusti non propriamente fini, e anche contestualizzandoli nel mondo talent, sono stati (giustamente) surclassati dai Kolors, nettamente più validi dal punto di vista tecnico e degli arrangiamenti.

DOLCENERA – guardo sempre con piacere alle prestazioni della grintosa cantautrice pugliese, quasi perfettamente mia coetanea, in possesso di abilità interpretative, compositive e di scrittura sopra la media delle corrispettive pretendenti al ruolo di “Gianna Nannini dei tempi moderni”. In realtà Dolcenera da tempo sta avviando un percorso di affrancamento da certi modelli, tracciando una via molto personale di nuovo pop rock italiano.

ELIO E LE STORIE TESE – mi giunge francamente inaspettata questa partecipazione, piuttosto ravvicinata, degli Elii al Festivalone. Se nella loro ultima performance avevano fatto valere l’attesa, a più di 15 anni dai tempi de “La terra dei cachi”, ora sembra quasi che dopo anni a parlare – specialmente Elio in qualità di giurato (tra l’altro vincente nell’ultima edizione di X Factor con Giò Sada) – vogliano tornare alla musica attiva. Difficilmente mi lasceranno indifferente!

IRENE FORNACIARI – nulla contro di lei, ma onestamente al di fuori di Sanremo, sembra non avere “peso”, né dal punto di vista artistico, né tanto meno da quello commerciale. 5 anni fa non sfigurò neppure, ma ricordo della sua canzone soprattutto l’apporto di Danilo Sacco, all’epoca ancora con i Nomadi, che pur intonando un semplice verso, riuscì a conferire solennità al brano. Lei da sola francamente mi dice poco.

LORENZO FRAGOLA – anche lui tenta il bis, ma lo fa con autorevolezza e con una consapevolezza nuova. Un anno fa accolto con diffidenza, visto che aveva terminato X Factor da vincitore… un quarto d’ora prima, ora può contare sul successo di una hit estiva e su un brano sanremese che alla lunga distanza, figurò tra i più convincenti nella passata edizione.

ROCCO HUNT – una piacevole sorpresa ritrovare, ora in veste di campione, il giovanissimo rapper vincitore un paio d’anni fa nella sezione “Nuove proposte”. Il napoletano già allora vantava un repertorio convincente di storie di strada, tematiche sociali e spunti più disimpegnati. Vedremo se riuscirà a fare meglio dei suoi epigoni rapper della passata edizione, laddove specie Moreno fece flop.

DEBORAH IURATO E GIOVANNI CACCAMO – il mio primo pensiero è stato: “finalmente se ne staranno buone le fans della Iurato!”. Scherzi a parte, le agguerrite sostenitrici della giovane interprete vincitrice ad Amici un paio d’anni orsono davanti ai Dear Jack (che poi la sorpassarono nelle vendite e nei consensi del pubblico), da tempo ne invocavano una presenza sanremese a rivendicarne le qualità e il prestigio. Lo farà accanto a un giovane cantautore (Giovanni Caccamo) che fece benissimo l’anno scorso, trionfando nelle Nuove Proposte con la vivace “Ritornerò da te”, ma che poi incontrò difficoltà ad affermarsi su larga scala. Vedremo come andrà, ma come accoppiata non mi fa impazzire.

FRANCESCA MICHIELIN – l’ancora giovanissima (appena maggiorenne) Francesca Michielin, pare invero una veterana, avendo trionfato a X Factor quando di anni ne aveva appena compiuti 15, e dopo che dai tempi in cui sembrava la “cocca” di Elisa, fatta a sua immagine e somiglianza, di strada ne sta facendo, in proprio o chiamata con successo a duettare con altri artisti. Ulteriore notorietà l’ha acquisita con gli splendidi inserti cantati in due successi di Fedez, ma le sue qualità artistiche sono sotto gli occhi di tutti. Ha scelto un profilo molto basso a livello mediatico, anziché sfruttare l’onda del talent, e ora si rimette in gioco a Sanremo, in un’altra gara che, a occhio e croce, potrebbe regalarle qualcosa di più del ruolo di outsider.

MORGAN E I BLUVERTIGO – c’era davvero bisogno di questa dicitura per annunciare il rientro in pista di un gruppo storico della musica indie rock italiana? Bisognava rimarcare la notorietà acquisita del leader come personaggio televisivo a tutto tondo? Mah, rimango perplesso, un po’ come quando Giò dei La Crus si presentò come “Mauro Ermanno Giovanardi feat. La Crus”. Ma là forse si voleva dare maggiore risalto a Giò, non ancora “forte” mediaticamente da solista, in un momento storico in cui aveva sciolto il suo gruppo, riesumato per l’occasione. Qui la mossa sa più di “furbizia”: Morgan è già famosissimo ai più, e forse riattingere al suo passato glorioso (almeno circoscritto ai territori alternativi) può ridargli quella credibilità musicale, in parte smarrita, ora che da anni è impegnato per lo più a discutere dietro le quinte nei panni dell’esperto e acculturato giudice. Detto questo, Morgan sa scrivere eccome, e mi aspetto un brano particolare e poco incline alla tradizione sanremese.

NEFFA – rompo gli indugi: a pelle sarà lui il mio preferito. Anche se da anni ormai è mischiato fino al collo con la musica più biecamente commerciale, bisogna ammettere che l’ex rapper, ad ogni uscita discografica, riesce a stupire, cambiando pelle sonora ai suoi brani. Che il “ragazzo” abbia dei numeri, è fuori di dubbio, speriamo voglia osare anche su questo prestigioso palco.

NOEMI – da molti accolta come la migliore interprete su piazza, destinata a rinverdire i fasti di una Fiorella Mannoia, per dire, non solo per l’accomunata capigliatura rossa, ma anche per il garbo del bel canto, a me è invece caduta un po’ da quando si atteggia a spocchiosa giudice di The Voice. A Sanremo finora non ha sbagliato un colpo, ma onestamente la preferisco quando canta in modo “sofferto”, acuito dal graffio della sua voce, che non leggero, come nell’ultimo episodio sanremese “Bagnata dal sole”.

PATTY PRAVO – rappresenta quella classicità sanremese che non può mancare in ogni edizione che si rispetti. Personalmente, meglio lei che un Al Bano, anche se da tempo non riesce a fare breccia negli ascoltatori. Restano immutate la sua raffinatezza e intensità interpretative, colte appieno anche nella sua ultima (e poco fortunata) partecipazione con “Il Vento e le rose”.

ENRICO RUGGERI – non credo che il vecchio Rouge mi deluderà, ma su di lui ho le stesse aspettative che potevo riporre in Raf lo scorso anno. Una vecchia gloria, che ho anche a periodi apprezzato e ascoltato tantissimo, ma che da tempo non mi suscita più grosse emozioni.

VALERIO SCANU – non mi stupisce per nulla il suo inserimento in cartellone, anzi, dico la verità, mi fece più scalpore non vederlo presente lo scorso anno, quando fu reduce dal rilancio a Tale e Quale show, proprio sotto l’egida di Carlo Conti. Secondo me Scanu dovrebbe capire cosa fare da grande. Continuare a riempire i giornali e i salotti generalisti di tutta Italia, raccontando le sue storie personali, oppure mettersi d’impegno e cercare una via personale e credibile nella musica leggera italiana? Altrimenti tra poco ce lo ritroveremo a commentare il Grande Fratello al posto di Cristiano Malgioglio.

STADIO – potrei dire di loro le stesse cose appena scritte su Enrico Ruggeri… invece, gli Stadio mi attirano ancora molto e li ascolto sempre con interesse, nella speranza che la voce calda e profonda di Gaetano Curreri tiri fuori qualche altra chicca del suo sconfinato repertorio.

ZERO ASSOLUTO – reduci dal buon successo estivo de “L’amore comune”, con una canzone tormentone che mi ha lasciato tuttavia del tutto indifferente, rieccoli pure a Sanremo dove in precedenza non sfigurarono di certo e dove riproporranno il loro genere, sicuramente personale, ma anche assolutamente immutato nel tempo, come se davvero si fossero fermati agli antichi fasti di un decennio fa.