JORGINHO al Napoli: la parola al tifoso!

Lo premetto a scanso di equivoci: per una volta smetterò i panni del giornalista sportivo, obbiettivo e capace – in teoria – di analizzare da esterno i pro e i contro di quella che sembra una normale, classica trattativa di mercato. Da che mondo è mondo d’altronde le cose stanno così: un giovane di una squadra di un certo livello emerge fino a destare l’interesse di uno o più club di più alto rango. Via alla trattativa, e tutti contenti, tra plusvalenze, premi valorizzazione, clausole, rinnovamento di contratti, soldi nuovi freschi in cassa e vai con la sopravvivenza. Certo, ma dicevo prima, oggi lascerò spazio al tifoso  che è in me: il tifoso gialloblu che è in me, quello che sin da piccolo gioiva per partite e annate passate alla storia, per lo scudetto, per idoli mai dimenticati e per tante stagioni da protagonista nella massima serie. Il tifoso che c’era pure nei momenti chiave, quelli del fallimento nel ’90, della caduta in B e rinascita, fino al periodo della Lega Pro, anche se il momento dell’incanto era terminato da un pezzo. Ma al cuor non si comanda, e la squadra va sempre seguita, sostenuta, amata, anche se le tappe al Bentegodi erano sempre meno frequenti.

Quest’anno per tutti i tifosi del Verona, ma anche per tutti gli appassionati calciofili che amano esaltarsi non solo con le gesta delle proprie squadre, è inevitabile non rimanere indifferenti allo splendido cammino sin qui percorso con piena sicurezza dagli scaligeri di Mandorlini. Un girone d’andata e una classifica da RIVELAZIONE, termine che abbiamo imparato ad associare negli anni a club come Udinese, Catania, Genoa… sì, quest’anno tocca a noi, e sembrava impossibile immaginarlo quando con Giannini si stava toccando il fondo.

Torniamo al punto, e scusatemi per la divagazione “romantica”, ma volevo riallacciarmi a uno dei tormentoni del mercato, legato al nome di Jorginho, talento che l’Hellas in questi anni ha saputo forgiare, crescere, portare ad alti livelli, grazie alla fiducia datogli dal mister e alle sue indubbie qualità, non solo tecniche, ma anche professionali, umane.

jorg

Il brasiliano, ma prossimo alla naturalizzazione italiana, è approdato qui da adolescente, ha fatto la trafila nelle giovanili: lui, che sembrava ancora più piccolo, gracile rispetto ai suoi coetanei, timido persino, al cospetto di alcuni guasconi compagni di avventura, quando è ancora davvero troppo presto per farsi cullare dai sogni, come quello di diventare calciatore di serie A. Un breve passaggio a Sassuolo, poi il primo vero banco di prova, in prestito nella vicina San Bonifacio, con la squadra locale allora protagonista in Lega Pro. Jorginho appare ancora timido, ma la personalità in realtà si sta formando e in campo il brasiliano è in grado di leggere le partite, sa quando smistare il pallone, gioca più di fioretto, quello sì, ma non è certo uno di quei brasiliani giocolieri, frombolieri, fumosi. Il ritorno a Verona coincide con un normale processo di integrazione in prima squadra; a poco a poco Mandorlini gli regala minuti, lo fa giocare in tutte le zone del centrocampo, non da regista in un primo tempo, quello è un ruolo sin troppo delicato per un ventenne in una squadra che vuole, DEVE tornare quantomeno in serie B.

In cadetteria i progressi del nostro sono eccezionali e in fretta, con estrema naturalezza, quasi senza sgomitare (quando in realtà nessuno gli regala mai nulla, i suoi miglioramenti sono frutto di un estremo e rigoroso lavoro sul campo dove dimostra una serietà e una determinazione incredibili, una maturità inaudita, anche nel modo di porsi), si ritrova a dirigere la squadra, titolare inamovibile. Non è più una mezzala che si limita a toccare pochi ma giusti palloni, che quasi si nasconde in campo. Ora è sempre nel vivo del gioco, chiama i compagni, alza la testa, si concede giocate sempre meno scontate, dare il pallone a lui significa “metterlo in banca”: un’espressione che tra  i tifosi comincia a farsi largo.

Arriviamo ai giorni nostri, con Jorginho ormai diventato per tutti in città il “Piccolo Giorgio”, regista ambito da tutti, centrocampista tra i migliori per rendimento e prestazioni di tutta la serie A. Cominciano sin dalle prime giornate di campionato a fioccare notizie relative a veri o presunti abboccamenti nei suoi confronti da parte di grandi società, italiane e straniere. Si rincorrono i nomi di Milan, Juventus, Fiorentina, ma anche (e soprattutto) Liverpool.

Poi d’improvviso spunta il Napoli e stavolta l’affare è serio, non più soltanto un apprezzamento pubblico. La trattativa da settimane rimbalza fino al “felice” epilogo. Ma sarà davvero così? Certamente per Giorgio sì, che a livello economico avrà un’impennata al suo ingaggio. Per carità, legittimo, è venuto qui da ragazzo, aveva un contratto ancora poco più che un Primavera. A livello tecnico, poi, andrà a rinforzare ulteriormente una squadra già fortissima, come abbiamo avuto modo di ammirare proprio in quella che sarà stata la sua ultima gara in gialloblu. E sono sicuro che Benitez saprà valorizzarne al massimo il suo talento. Ma al Verona questa operazione servirà davvero a qualcosa? Sarà utile? Le “rivelazioni” si sanno mantenere negli anni con operazioni di questo tenore, rivendendo i pezzi pregiati e reinvestendo, magari alla scoperta di qualche altro talento. E poi, da un punto di vista dei tempi.. ma non si poteva posticipare l’operazione? Aspettare almeno fino a giugno? E a livello economico? Siamo sicuri che sia un affare venderne al comproprietà per 5 milioni di euro quando, leggo nel frattempo, Capoue, altro obiettivo del Napoli, certamente meno forte del nostro, è valutato 15 e l’Atalanta per il suo gioiellino Baselli (gran talento ma che finora in serie A sta giocando poco, all’ombra di Cigarini, del quale è legittimo erede in cabina di regia) ne vuole almeno 12?

E poi, manca tutto un girone di ritorno… bando alla scaramanzia, il Verona è salvo, stagioni incomprensibili (o meglio, col senno di poi, comprensibili sin troppo) come l’ultima in A targata Malesani sono un lontano ricordo. Ma quest’anno c’erano davvero tutti i presupposti per disputare tutta un’annata straordinaria, grazie a un gruppo fantastico, a un’alchimia vecchi-nuovi unica nel panorama dell’attuale serie A. Quanti colpi del ds Sogliano andati a buon fine e che stanno dando frutti incredibili: Toni, Iturbe, Romulo, uniti ai reduci, alcuni dalla Lega Pro. Gente come Rafael, Maietta, Gomez, Hallfredsson e… lui, il gioiello di casa più fulgido, Jorge Frello JORGINHO. Non voglio insinuare che, perso lui, il cervello a metà campo, il giocattolo si possa rompere. Sono anch’io del parere che la squadra viene prima di tutto, che la maglia vale più dei singoli giocatori, concetto questo valido a maggior ragione per una piazza come la nostra. Ma la sensazione che l’operazione sia stata sin troppo affrettata mi pervade, specie se il sostituto naturale di Jorginho continuerà a essere fermo ai box. Sto parlando di Cirigliano, su cui Sogliano e la dirigenza crede molto, e a ragione, verrebbe da dire, viste le riverenze che il giovanissimo argentino si porta in dote. Gran regista basso, play anche difensivo, sulla falsariga di Mascherano, a cui spesso in Patria è stato paragonato. Lanciato nel River Plate dal grande Almeyda, altro che lo ricorda nelle movenze, ha bruciato le tappe, arrivando anche in Nazionale ma in pratica per una ragione o per l’altra a Verona non l’abbiamo mai visto, se non in sporadiche occasioni  (e nemmeno indimenticabili, vedi la gara persa di coppa Italia contro la Samp, complice anche un suo disgraziato disimpegno al portiere Mihajlov).

Troppo poco per certificarne una repentina affermazione in gialloblu, anche se sembrava difficile a occhio e croce la sua coesistenza in campo con Jorginho, sebbene quest’ultimo avesse più libertà d’azione sul rettangolo verde.

Tuttavia le occasioni per l’argentino d’ora in poi non mancheranno, fermo restando la questione sui suoi problemi fisici. Speriamo che possa giocare presto almeno 3 gare di fila per poterlo giudicare, altrimenti se la vedranno nel ruolo che fu di Giorgio i più classici ed esperti (bolliti?) Donati e Donadel. Se la squadra non verrà ulteriormente modificata (mi raccomando, niente scherzi fino a giugno almeno per il campioncino Iturbe, eh?) c’è la possibilità concreta che Cirigliano possa farsi ben valere. E’ fiducia cieca che ripongo in Sogliano che ha promesso di riscattarlo, quindi significa che nel “piccolo Mascherano) ci crede eccome.

Forza Gialloblu e un grande grosso in bocca al lupo a Jorginho, che sono sicuro saprà raggiungere grandi traguardi in carriera.

 

Panoramica sul calcio veronese: dietro al derby tante belle realtà protagoniste quest’anno in Lega PRO e tra i Dilettanti. I casi di Virtus, Legnago, Cerea e Villafranca

Archiviato un derby calcistico in tono minore, almeno a detta di chi scrive, allarghiamo il campo ad altre belle realtà emergenti del calcio veronese, mai come in questa epoca così ricco di interpreti ad alti livelli.

Intendiamoci, la stracittadina – che strano chiamarla così, ma a mio avviso è giusto elevare il derby veronese alla stregua degli altri d’Italia, chè gli snobismi non portano da nessuna parte nel calcio – ha avuto più di un motivo di interesse, ma è stata vissuta in modo particolare, certamente in maniera differente rispetto al primo storico incontro in serie A di 11 anni fa. Una festa sì, a detta di molti cronisti esterni, ma in tono minore, decisa sul campo da una fiammata all’ultimo minuto che ha dato nuova linfa in chiave salvezza alla società della Diga, che con l’innesto di mister Corini, ora sembra davvero avere le carte in regola per centrare una nuova salvezza. E per quanto l’Hellas abbia ristabilito una gerarchia mai messa veramente in discussione, almeno nella percezione locale, il Chievo in serie A rappresenta una scommessa ormai vinta diversi anni fa e che conferisce alla città prestigio. In fondo, tolte le metropoli, nessuna altra città è rappresentata da due compagini nella massima serie.

virtus

Ma dietro a loro, si sta facendo largo, partita dopo partita, con una consapevolezza della categoria e dei propri mezzi sempre più distinti, la Virtus Vecomp dell’allenatore/presidente Gigi Fresco. Emanazione, più ancora rispetto a Chievo, che tutto sommato è una vera frazione, di un quartiere della città, in questo caso Borgo Venezia, dopo anni buoni in serie D, da questa stagione, con umiltà ma con fiera determinazione, si sta disimpegnando alla grande nella seconda divisione della Lega Pro.

Categoria, come ampiamente descritto in altro post, destinata a scomparire ma che permetterebbe alle classificate nella prima metà della graduatoria, di partecipare l’anno venturo alla nuova Lega Pro, una serie C unica come accadeva negli anni ’70, una categoria che al momento vedrebbe inserita alla grande la Virtus, domenica vincitrice sul tosto Renate.

Una squadra affiatata, ben disposta in campo, che non molla davvero mai e che sinora non ha mai dato impressione di soccombere contro nessuna squadra.

In serie D sta faticando la Sambonifacese, che dopo anni ottimi tra i professionisti, sta ancora forse pagando lo scotto di una retrocessione inaspettata due anni fa che l’ha fatta ripiombare tra i dilettanti in forma ridimensionata. Benissimo invece sta facendo il Legnago, prestigiosa società della Bassa Veronese, partita a fari spenti ma che da un paio di mesi ha ingranato la marcia giusta, arrivando davvero a un passo dalle zone di vertice, dove è al momento issata la Pro Piacenza. Nonostante il mezzo passo falso dell’ultima giornata, la squadra capitanata dall’ex promessa delle giovanili del Chievo, Maycol Andriani, sta dando del filo da torcere a tutte le favorite del girone, nel contesto di un raggruppamento di ottimo livello.

cereerr

Scendendo di categoria, in Eccellenza, nel girone misto del Veneto, grande ammucchiata in vetta dove stazionano al momento due squadroni come Rovigo e Arzignano, con due veronesi appena un gradino sotto: il Villafranca e il Cerea. Quest’ultimo, il “Piccolo Toro”, reduce da una mesta retrocessione dalla serie D, dopo una partenza un po’ risicata, è risalita alla grande, con un filotto incredibile di vittorie che l’ha portata sino a raggiungere le lanciatissime capolista. Un traguardo raggiunto e poi sfumato domenica, dopo l’incredibile sconfitta subita contro una rediviva e convincente Ambrosiana. Nulla è perduto comunque per il Cerea che, numeri e uomini alla mano, sembra possedere tutte le carte in regola per tornare in serie D al primo colpo. Appena sotto non dà segni di cedimento il Villafranca, dietro solo di un punto e, come il Cerea, protagonista di una lunghissima rimonta nei confronti di Rovigo e Arzignano. Il livello di queste 4 squadre è davvero elevato ed è un peccato che solo due, di cui una dopo spareggi, potranno accedere a categorie superiori. Nel frattempo, godiamoci un campionato mai così equilibrato.

Tutti vogliono Jorginho

Nell’Hellas Verona da due anni sta spopolando il nome di Jorge Luiz Frello, meglio noto come Jorginho, uno degli ultimi prodotti del vivaio gialloblu passati poi con successo tra le fila della prima squadra. Era dai tempi del portiere Pegolo (ora valido guardiano del Siena) e della punta Papa Waigo che non usciva dalle giovanili un ragazzo di questo talento, considerato i tempi bui che ha attraversato in questi anni la società scaligera, prima dell’avvento di Martinelli e Setti.

jorg

Jorginho (chiamato affettuosamente Giorgio in città) è venuto a Verona che era poco più di un bambino e ha svolto un provino su due piedi, come fecero molti altri suoi amici giunti dal Brasile. Alla fine a spiccare il volo verso il grande calcio è stato il solo di quella nidiata e così inizia per lui la trafila gialloblu, fino al prestito nel 2010 alla vicina Sambonifacese. Una stagione preziosa la sua, sempre titolare in Lega Pro seconda, dove dispensava calcio con la sua tecnica.

Di rientro all’Hellas Mandorlini fece subito capire che intendeva puntare sul brasiliano per rimpolpare l’organico, nella stagione del ritorno in cadetteria dopo tanti anni di serie C.

Nonostante nelle prime apparizioni sembrasse quasi invisibile, al cospetto di compagni di reparto come i giganti Hallfredsson e Tachtsidis  (quest’ultimo suo coetaneo anche se nessuno lo avrebbe mai pensato), e quanto meno acerbo da un punto di vista tecnico, i più attenti tifosi gialloblu (quelli che seguono gli allenamenti come il mio grande amico Stefano Baldi) ne decantavano le lodi, parlandone come di un ragazzo attento, sveglio, sempre pronto alle sollecitazioni del mister, uno che voleva arrivare in alto.

E difatti, gara dopo gara, Jorginho cresce sempre più in personalità e da timido e esile trequartista, diviene gradualmente un centrocampista completo, dinamico e molto prezioso a livello tattico. Di sicuro non è un fantasista, nonostante i buoni piedi ma, in concomitanza con il greco Taxi, non poteva nemmeno esprimersi nel ruolo a lui più congeniale, il play maker. Si piazza così da interno e disputa da titolare fisso tutta la seconda parte di stagione, culminata nei play off poi persi contro il Varese.

Quest’anno ai nastri di partenza, nonostante gli arrivi eccellenti di Laner (valido mediano “di categoria”) e soprattutto dello sloveno Bacinovic, lui è sempre titolare, e ormai in campo si distingue per una incredibile maturità e per un rendimento sempre più che sufficiente. Il gioco passa sempre dai suoi piedi, tocca un sacco di palloni e raramente ne spreca uno. E’ un diesel, sempre in movimento, nonostante il fisico da “abatino”, come direbbe il maestro Brera.

Su di lui, dopo il riconoscimento della chiamata in azzurro per l’Under 21 di Mangia, sono piombate tutte le big italiane, a iniziare dalle milanesi, in forte via di rinnovamento. Certo, sarebbe auspicabile che, se l’Hellas dovesse raggiungere la tanto agognata serie A, potesse disputare qui il suo primo campionato nella massima serie, ma è difficile rimanere indifferenti alle sue prestazioni.

Un ragazzo serio, maturo, che vive per il calcio, senza tatuaggi o grilli per la testa. Un ragazzo che ha scommesso sull’Italia, lui partito dal Brasile con un sogno e rimasto in Italia per affermarsi del tutto. Con le sue qualità può veramente segnare un’epoca.