Impresa del Sassuolo: merita la permanenza in serie A!

Premetto che questo non intende essere un post giornalistico, non ne avrebbe i crismi, e non perchè io abbia degli interessi in mezzo, o perchè sia tifoso di questa squadra (giacchè non ho mai nascosto dove vadano a finire le mie simpatie, in due squadre che clamorosamente quest’anno sono in corsa per ben altri traguardi che non la semplice salvezza!), ma perchè spontaneamente ho piacere di dedicare delle righe al Sassuolo. La squadra neroverde, per molti addetti ai lavori, quasi già spacciata un mese fa, ha invero sovvertito i pronostici avversi, inanellando da allora vittorie esterne in serie, non solo contro dirette avversarie, loro sì ormai inguaiate, come Livorno e Chievo, ma anche squadre più quotate come l’Atalanta, all’epoca in forte ascesa nella rincorsa all’Europa League o la Fiorentina, battuta in modo netto ieri sera al Franchi per 4 a 3. A questo punto, nonostante manchino due partite e soprattutto la matematica certezza della classifica, la permanenza in serie A è tutto fuorchè un’utopia. E pensare che gli uomini di Di Francesco, calendario alla mano, presentavano non certo i migliori avversari da affrontare rispetto ai rivali Chievo, Bologna, Livorno e Catania (quest’ultimi, seppur in maniera meno perentoria, si sono anch’essi rimessi in carreggiata verso una difficile e quasi insperata salvezza).

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Qualcuno, come l’attaccante Sansone, uno dei grandi innesti di qualità di gennaio, non ha avuto remora nell’affermare di essere ormai certo della salvezza. Baldanza giovanile ed entusiasmo giustificato a parte, resta il fatto che il Sassuolo da inizio stagione ha mantenuto un certo equilibrio, eccezion fatta per lo sciagurato periodo in cui la panchina fu affidata a Malesani, capace di perdere tutte e 5 le gare che lo ha visto allenatore degli emiliani. Alcune attenuanti al mister veronese gliele concedo pure, visto che ha voluto/dovuto affidarsi a una squadra profondamente rinnovata in corsa, per non dire rivoluzionata. Ma col senno di poi fu rivoluzione fatta con criterio, con i fiocchi. Gente come Paolo Cannavaro, lo stesso Sansone, uno dei giovani attaccanti italiani più interessanti della sua generazione assieme ai confermati compagni di reparto Zaza e Berardi, entrambi in orbita Juve, Ariaudo e Brighi – quest’ultimo a mezzo servizio – aggiunti a giocatori rilanciati da Di Francesco, una volta tornato alla guida della squadra, come Missiroli, un insuperabile Pegolo, capitan Magnanelli, il giovanissimo Antei o Marrone, sono di indubbia qualità. Così non deve stupire che il Sassuolo sia a un passo dalla salvezza in quella che è stata la sua prima, storica, stagione nella massima serie. c’è l’ambiente giusto, una società forte, un allenatore ambizioso e giovane, tanti giocatori di talento, a partire dai citati attaccanti, fra i quali emerge a livello di numeri e prestazioni Domenico Berardi, classe ’94, che dopo un periodo di appannamento, tra cadute di forma e lunghe squalifiche, è giunto con la tripletta di ieri a ben 16 marcature in serie A, meglio di Del Piero o Totti, facendo i raffronti alla loro età. Insomma, dovessi sbilanciarmi, ma adesso pare sin troppo “facile” direi che vedo il Sassuolo favorito nella corsa salvezza che a questo punto, per qualità di gioco espressa rispetto alle “grigie” rivali sarebbe oltremodo meritata!

Genoa, devi essere più forte di tutto

Ieri mi ero concesso una domenica tranquilla (si fa per dire, visto il casino di gente che c’era 🙂 ) in un centro commerciale a Brescia, di conseguenza ho abbassato le orecchie su tutto quello che accadeva in campo in serie A, tanto che anche sugli anticipi ero rimasto ai soli risultati, non avendo visto nemmeno lo straccio di un gol.

Poi però sono iniziati i messaggi di amici appassionati di calcio e tutti, più che anticiparmi il mezzo passo falso casalingo del Milan, si soffermavano sugli episodi capitati a Marassi. Capisco e non capisco, mi viene in soccorso Internet e apprendo che la gara è stata sospesa per una quarantina di minuti per incidenti. La cosa sembrava un po’ vaga e difatti solo alla sera, rincasato, ho potuto tirare le somme e mettere insieme i pezzi di una vicenda quanto meno surreale ma soprattutto gravissima.

E’ veramente inaudito che in Italia succedano queste cose, che la squadra sia in balia dei propri tifosi in questo modo. La contestazione civile ci può stare, anzi, è sacrosanta in alcune circostanze (come può essere la pericolosa serie negativa della squadra della Lanterna negli ultimi due mesi) ma a tutto c’è un limite, il rispetto prima di tutto.

Dei tifosi genoani, spesso considerati autentico numero 12 in campo, non so che dire.. credo qualsiasi considerazione esulerebbe da questioni calcistiche, spero solo che chi di dovere intervenga per evitare che certi fatti succedano ancora. Spiace perchè io ho sempre ammirato sia la stupenda squadra rossoblu, con la sua gloriosa storia, sia appunto la curva, con la sua carica, la sua passione, il suo trasporto.. ora non avrei pensato che gli stessi potessero chiedere un simile atto dimostrativo ai propri giocatori, nonostante – ripeto- sia fuor di dubbio che la stagione stia volgendo verso un finale tristissimo quanto inaspettato per la squadra genoana.

Ma i giocatori? Davvero sono arrivati a togliersi la maglia e consegnarla sugli spalti? L’attaccamento alla maglia allora dov’è finito? La propria dignità che fine ha fatto? Posso cercare di capire il gesto di capitan Rossi, uno dei giocatori  che maggiormente ammiro in tutta la serie A proprio per la sua dedizione alla causa, la sua lunga militanza, nei periodi buoni e meno buoni, il suo amore sempre dimostrato per il Grifone ma assolutamente non lo condivido. Molto meglio l’atteggiamento di Frey e Sculli che si sono tenuti la propria maglia, un simbolo forte di attaccamento ai colori e l’espressione tangibile che non ci si vuole dare per vinti, si deve provare quantomeno a lottare per la permanenza in serie A. Poi leggo dell’esonero di Malesani e capisco che sarà veramente dura, l’annata è stata davvero travagliata per quanto riguarda guide tecniche e scelte societarie. Speriamo che la situazione si ristabilisca per il bene del Genoa e per la salute, l’immagine, la credibilità di tutto il calcio italiano

La salvezza del Lecce passa da Cuadrado e Muriel

Potrebbe sembrare audace sostenere che la salvezza del Lecce dipenda dall’estro e dalla giocate di due giovanissimi colombiani, ma sta di fatto che Cuadrado e Muriel hanno quel “quid” necessario per ottenere il grande obiettivo.

Non tralasciamo i meriti di Cosmi in questa ripresa netta, seppur lenta  (ricordiamo i tanti pareggi, prima dell’affermazione perentoria col Siena) e un plauso alla giovane società che ha puntato su un allenatore abile come pochi nello scuotere un gruppo di giocatori in difficoltà ma pur sempre reduce da negative esperienze.

E poi loro, i due giovani di proprietà dell’Udinese (giova ricordarlo, a sottolineare la perenne ricerca e scoperta di talenti da parte del team friulano), incognite assolute a inizio stagione e ora imprevedibili alfieri di un gioco sbarazzino che d’un tratto si schiude e mette le ali grazie alla velocità, alla tecnica e alla personalità dei due interpreti.

Due storie diverse ma accomunate da un Fattore X: la grande voglia di emergere, di rompere gli schemi, di far prevalere l’istinto, la giocata, lo svolazzo a volte all’azione ragionata. Un po’ in controtendenza se vogliamo, considerato l’esigenza di concretezza e di salvifici punti che occorrono al Lecce ma probabilmente la chiave sta proprio lì, nell’esuberanza e nelle doti dei due ragazzi, che Cosmi ha il compito di plasmare e livellare.

Cuadrado, da tre anni in Italia, ha fatto anticamera all’Udinese, collezionando sporadiche presenze, per lo più in Coppa Italia. Talento precoce, classe ’88, terzino di origine ma votato all’offensiva, ha sempre pagato il fatto di non saper dosare la sua grande forza atletica. Ha debuttato  nella sua Nazionale, ma è chiuso (per il momento) dal più esperto Zuniga, il napoletano che, guarda caso, ha ampliato il suo raggio d’azione  con risultati sorprendenti, tanto da contendere seriamente il posto al titolare designato Dossena.

Questo per sottolineare come intendano la figura del terzino in Sudamerica (anche Amantino Mancini e Serginho giocavano in difesa e poi divennero in pratica attaccanti aggiunti in Italia, guastatori offensivi).

A mio avviso Cuadrado ha ampi margini di miglioramento, ma mi sembra sprecato nel 3-5-2. Per ora compensa con le straordinarie doti fisiche che lo fanno correre per 90 minuti, ma a mio avviso, chiusa la parentesi difensiva, potrebbe risultare devastante largo a destra in un modulo tipo 4-3-3. Chissà se all’Udinese ci stanno pensando!

Diverso il caso di Luis Muriel, paragonato in patria al Fenomeno, Ronaldo da Lima. Muriel, reduce da un Mondiale Under 20, dove ha spopolato con azioni ubriacanti, veloce come una freccia ma non sempre efficace e lucido in zona gol (nonostante i 4 gol al Mondiale giovanile). Ci ha messo di più a imporsi, è un ’91, giovanissimo e indisciplinato tatticamente. Addirittura impostato come laterale nelle poche occasioni in cui Di Francesco lo ha utilizzato (era pure arrivato stanco dopo la competizione giovanile), spostato al centro dell’attacco, con licenza di attaccare in modo devastante gli spazi, pecca di ingenuità (che il buon Serse non lesina a puntualizzare) ma nell’ultimo mese ha fatto capire di cosa può essere capace.

Sì, quando si tratta di salvarsi, giusto coprirsi e sapersi difendere ma se si hanno i migliori talenti davanti, bisogna sfruttarli e puntare senza indugi su di loro. Il Lecce è vivo e si nutre di buone speranze, il futuro (bianconero?) è tutto nei piedi di Cuadrado e Muriel, autentiche rivelazioni della serie A.