Tanti progetti stanno vedendo la luce. E’ un periodo per me di grande positività e produttività

Mi rendo conto che è da un po’ che non uso questo blog a mo’ di diario. A pensarci bene forse non l’ho mai utilizzato davvero così, eccezion fatta per quando mi sono ritrovato in pessime condizioni di salute e allora diveniva quasi una valvola di sfogo condividere le paure ma soprattutto le mie speranze con i lettori.

Ultimamente però il tempo si era ridotto anche solo per aggiornarlo come si deve e, se da una parte mi fa piacere che le visualizzazioni si attestino comunque sulle mie medie, non subendo bruschi ridimensionamenti nei periodi di mia prolungata assenza, dall’altra avrei voglia di riprendere questo strumento e postare con cadenza più frequente.

Il fatto, ne parlavo proprio ieri con un mio amico, è che in questo periodo di ritrovata salute (tocco ferro ma ormai è da un anno che, con le cure giuste, non ho più avuto problemi) oltre ad aver ripreso sempre a miglior ritmo il mio lavoro principale, quello di educatore in una struttura per disabili, ho ripreso a scrivere molto e fare altro, ampliando così il numero delle mie collaborazioni.

E tra poco le cose aumenteranno ancora, per questo ho voluto fare un sunto e scriverne qui, per mettere un po’ d’ordine, promettendomi però di non abbandonare questo spazio, che in fin dei conti è mio e solo mio. Qui in teoria non devo render conto a nessuno, se non ai miei lettori, per i quali nutrirò sempre rispetto, visto che probabilmente qualcosa da me giustamente si aspettano!

Parto dal lavoro, che ormai da tanti anni svolgo, pur avendo cambiato diversi ambiti, nel settore socio-sanitario e didattico, da quando mi sono laureato nel lontano (ahimè) 2002! Ho quasi 38 anni e, nonostante gli inevitabili momenti di stanca, perchè è indubbio che lavorare sempre a stretto contatto con realtà “difficili” se da una parte ti gratifica e ti rinforza, dall’altra anche un po’ ti toglie in termini di energia, finendo per logorarti.

Dicevo, a parte la stanchezza fisiologica che può far capolino a periodi,  mi rendo conto di avere tantissime motivazioni! Amo il mio lavoro, non potrei farne a meno e cerco sempre di metterci il massimo. Lo so, è importante trovare nuovi stimoli, non fossilizzarsi, in primis proprio per senso etico nei confronti di chi dobbiamo assistere, ma anche per noi stessi, per non perdere di vista il senso del nostro operare, per non spegnersi.

Da parte mia, con tutti i difetti (e ne ho molti!) che posso avere, di certo posso affermare che sono sempre sorretto da tanto sano, genuino entusiasmo, lo stesso che mi ha aiutato notevolmente anche nei periodi di grossa difficoltà, quando sono stato a lungo in ospedale.

Riguardo alla scrittura, beh, anche lì ciò che mi muove è principalmente la passione!

Inutile negarlo: se dovesse progredire al punto di doverle giocoforza dedicarle più tempo a scapito di altro, vorrò dire che avrò preso una piega magari voluta ma certo inaspettata.

Non lo dico per falsa modestia, ma voglio essere realista. Scrivere prima di tutto mi piace, mi fa stare bene e finchè non avrò il cosiddetto “blocco dello scrittore” credo andrò avanti a buttare su carta (immagine ormai metaforica!) le mie storie.

Già, le storie! Mi piacerebbe di fatto tornare a scriverne una, ad ampio respiro, come piace a me. come era successo quando ebbi l’intuizione, tanti anni fa, di provare ad allargare l’idea che mi balenava in mente e che ruotava attorno a un gruppo di adolescenti di provincia che sognavano in grande per il loro futuro, sorretti dall’amore per la musica.

Quel sogno è diventato per me “Verrà il tempo per noi”, il mio primo romanzo, che a 4 anni dall’uscita avrò modo e occasione di presentare nuovamente in pubblico grazie all’interesse e alla disponibilità di un’Associazione Culturale lombarda, guidata da Ivano Mingotti. Grazie davvero, ci vediamo ad Arese l’8 Aprile, ormai ci siamo!

Quello per ora è rimasto un episodio isolato della mia esperienza da autore, perchè nonostante avessi quasi subito un altro soggetto di narrativa da sviluppare, un tema portante dal quale partire, un po’ gli eventi mi hanno portato altrove. Già il successivo “Pinguini di carta” era un progetto anomalo, una raccolta di miei testi poi trasformati in un reading teatrale/musicale che ho avuto modo di portare in scena con mia grande soddisfazione.

Subentrata poi la malattia, e superata, mI rendo conto che questa ha finito inconsapevolmente per “condizionare” le mie scelte future, perchè riflettendo su molte cose, ha dato il via ai miei successivi due libri.

Ho sempre amato la musica, fin da piccolo, e poi ho avuto modo di iniziare a lavorare in una radio locale all’università con il mio migliore amico Riccardo, lui sì un espertissimo delle sette note. La faccio breve ma di strada ne abbiamo fatta e ho voluto condensare (anche) quell’esperienza esaltante, di crescita umana e professionale, di formazione e di vita, in “Revolution 90”, un saggio musicale “sui generis”, più che altro si tratta di un viaggio a ritroso negli anni belli e spensierati, pieni di dubbi  e di slanci emotivi, dell’adolescenza.

I riscontri che il libro, uscito come i precedenti per “Nulla die” edizioni, sta ottenendo mi stanno un po’ spiazzando, lo ammetto! Non si parla di grossi numeri, che comunque allo stato attuale non conosco, ma del feedback di tanti appassionati  che un po’ si sono riconosciuti nelle descrizioni di un’epoca segnata da certi dischi e certe canzoni, e che hanno finito così per condividere le mie emozioni. Stanno uscendo anche diverse recensioni e segnalazioni, anche da parte di riviste nazionali di un certo “peso”, le stesse che da lettore consumavo, sfogliavo avidamente alla ricerca di qualche nome nuovo, di qualche disco da ascoltare.

La cosa che più mi fa piacere è che i vari recensori abbiano per lo più compreso il significato del mio lavoro, ciò che volevo comunicare, al di là dei giudizi sulle schede degli album che possono essere condivisibili oppure no, perchè quando compi una scelta come la mia, di inserire 101 dischi significativi di un decennio,rischi sempre di scontentare qualcuno. Ma in linea di massima appunto le critiche finora sono per lo più positive e di questo ringrazio ovviamente coloro che mi hanno dato fiducia.

Grazie ai lettori soprattutto! Tra poco con grande piacere annuncerò l’uscita del suo volume gemello:“Rock ‘n Words”, in cui ho proseguito il mio lavoro di recupero di un’epoca mitica, che io ho avuto l’opportunità di vivere in prima persona, sia come ascoltatore che, nel mio piccolo, come addetto ai lavori. Ho intervistato veramente tanti esponenti della miglior musica (rock e dintorni) italiana: non solo artisti e musicisti, ma anche autorevoli giornalisti, discografici, addetti come organizzatori di eventi, produttori e fotografi.

Non vedo l’ora che sia in libreria! Poi ho terminato un progetto che mi auguro avrà anch’esso uno sbocco editoriale, molto ambizioso. Ho tenuto per un po’ di tempo per il sito del Guerin Sportivo (storica rivista con la quale, con mia grande soddisfazione, collaboro da quasi 5 anni) una rubrica chiamata “Stelle Comete” in cui tratteggiavo ritratti di giocatori che per i motivi più svariati hanno brillato solo per poco tempo, non mantenendo appieno le promesse. Sollecitato da alcuni lettori che mi chiedevano se mai ci sarebbe stato un seguito, ho pensato bene alcuni mesi fa di “andare oltre”, integrando quelle schede, nel frattempo aggiornate, con dei testi inediti. Così facendo ne è uscito un quadro molto composito, visto che ho provato a spaziare tra le varie epoche storiche, mettendoci tutta la mia passione e anche la mia competenza.

Da diversi mesi, rimanendo in campi calcistici, ho avviato anche una rubrica con il mensile “Il Nuovo Calcio”, dove ripercorro in ogni numero la storia delle squadre che hanno rivoluzionato questo sport, spesso segnando un’epoca. Sono argomenti che adoro, che sento nelle mie corde e ringrazio davvero il direttore Ferretto per la fiducia e l’opportunità di cimentarmi da giornalista con un tema così vasto e importante.

E poi, ultimo ma non in ordine di importanza, da qualche settimana ho iniziato una collaborazione con il sito musicale di Troublezine. Da anni ci scrive (ma non solo, fa molto di più) il già citato amico Riccardo, il quale ha pensato bene un giorno di coinvolgermi in questa bella avventura. Sapeva che il mio tempo è un po’ limitato per i miei molti impegni ma il cuore mi ha spinto ad accettare al volo! Ricky non solo è un amico, è una persona speciale a cui voglio bene, con cui ho condiviso una fetta importante della mia vita e, senza esagerare, alcuni dei momenti più belli. Mi è sempre stato vicino, anche nel giorno più importante, quando mi sono sposato con la mia stupenda Mary e lui era uno dei miei testimoni di nozze! Aver l’opportunità di scrivere assieme, di collaborare al suo progetto, di parlare della musica che più amo mi ha convinto a impegnarmi anche su questo fronte. E finora ci stiamo proprio divertendo! E poi Riccardo ho voluto anche coinvolgerlo in “Revolution 90”, dove oltre a comparire in vari “amarcord”, quelle sezioni personali in cui raccontavo degli aneddoti legati ad alcuni particolari dischi, gli ho affidato pure la prefazione. Il risultato, come immaginavo, è stato molto apprezzato!

E per non farci mancare niente, tra un mese circa tornerò anche al mio primo amore, quello per la radio, visto che riprenderò i programmi a Yastaradio, grazie al mitico amico Dalse! Continuerò con la mia trasmissione “Out of Time”, dove ho piena libertà di azione ma ho in mente anche altre idee, magari di realizzare un programma a tema, vedremo!

La radio mi dà modo di esprimermi attraverso la musica che sento più mia, ma mi piace mantenere lo spirito delle “radio libere”, parlando con l’interlocutore, affrontando talvolta argomenti extramusicali, senza pretese nozionistiche ma giusto per condividere qualcosa  che reputo importante. Anche fosse “semplicemente” musica, mi piace condire i pezzi con informazioni curiose, divertenti o anche solo ripassandone la storia, l’origine.

E’ in cantiere (ma è un’idea piuttosto concreta, conoscendo la natura operativa del fondatore) il progetto da parte di una persona che conosco da relativamente poco ma che già mi ha contagiato col suo spirito, di aprire una nuova webradio. Sapendo della mia esperienza in questo campo, mi ha chiesto un “aiuto”. Ovviamente sono stato molto sincero con lui, dicendogli che, se a livello tecnico mi reputo “un cane”, parlo proprio di mixer, software ecc, come spaker, autore o organizzatore invece avrei potuto dare una mano. Quindi, prepariamoci per una nuova avventura!

A volte mi dicono che dovrei fermarmi, specie alla luce dei due anni trascorsi tra problemi di salute e quant’altro, ma è anche vero che proprio in quei momenti difficili, oltre all’innegabile, incommensurabile, amore della mia famiglia e di quella magnifica ragazza che sarebbe diventata mia moglie, è stata proprio la mia compulsività, la mia voglia di continuare a scrivere, di sentirmi in sostanza vivo ad aiutarmi a uscire da quella situazione e a riprendermi con tutta la forza possibile!

Quindi vedrò di condensare tutte queste cose belle e di cercare il giusto equilibrio per stare bene e vivere in serenità, facendo le attività che più mi piacciono. Lo devo a tante persone che mi seguono e mi vogliono bene, ma lo devo soprattutto a me stesso.

Un abbraccio forte! A prestissimo!

Gianni

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Lettera aperta a chi ha sempre creduto in me: un modo per dirvi GRAZIE e chiudere un capitolo doloroso della mia vita e aprirne (o meglio, riprenderne) un altro che si profila fantastico

Ho riflettuto a lungo prima di rendere pubblico questo post, un po’ per pudore, ma – lo ammetto – soprattutto per scaramanzia. Chi mi legge abitualmente sul blog, o chi mi segue con costanza e vicinanza su Facebook, sa che ne ho passate di cotte e di  crude quest’estate per problemi di salute. Problemi che a un certo punto parevano potersi rivelare più gravi del previsto. In ogni caso, senza ripetermi o entrare nei dettagli di questi che sono stati i tre mesi più impegnativi della mia vita, ci tenevo a dare una bella notizia.

io, all'interno del castello di Malcesine, sullo sfondo lo splendido lago di Garda, una delle mete che porto nel cuore

io, all’interno del castello di Malcesine, sullo sfondo lo splendido lago di Garda, una delle mete che porto nel cuore

Finalmente è arrivato l’esito della risonanza magnetica, non dico fosse quella decisiva, ma sicuramente significativa al fine di comprendere meglio se la cura mirata antibatterica a cui ero stato sottoposto stesse davvero debellando questo battere che mi aveva causato un’infezione cerebrale, o meglio un ascesso cerebrale – e per giungere a questa diagnosi purtroppo è stato inevitabile un procedimento delicato, una biopsia  stereotassica per asportare l’ascesso stesso, perché da risonanze semplici e da tac non se ne veniva a capo, pur scongiurando comunque “cose” incurabili-

Giunti a una diagnosi certa, l’equipe medica si è da subito dimostrata risoluta (primo, perché non c’era oggettivamente ulteriore tempo da perdere, poi perché individuato il battere agente li ho visti molto tranquilli nell’affermarmi che esistono cure efficaci e che già una precedente terapia antibatterica ad ampio spettro, generale diciamo così, aveva ben contribuito a sfiammare l’ascesso) e affidabile.

Si parlava comunque di una cura mirata che poteva durare dalle 4 alle 6 settimane. Ammetto di essere migliorato sensibilmente, soprattutto con l’abbassamento di certe dosi di cortisone e altri medicinali (oltre il fatto che tutti  i valori ematici erano buoni e che non ho mai più avuto i sintomi che mi avevano accompagnato durante la fase acuta: mal di testa insopportabile e febbre alta): insomma, i sintomi, per così dire, erano buoni e promettenti.

C’ è sempre stato un senso di ottimismo da parte dei medici  che riuscivano a trasmettermelo nel migliore dei modi, e poi mi sentivo realmente meglio. Tuttavia, ero già stato scottato altre volte durante l’estate, con lettere di dimissioni già in mano, saluti da parte di tutta l’equipe e infermieri e buona vita; poi capitava qualche imprevisto o effetto collaterale, tanto che  la stessa infezione è stata causata da un mio crollo delle difese immunitarie in seguito alla cura che stavo facendo con successo per tenere bloccata, ferma, la malattia autoimmune da cui deriva tutto ciò, nel mio caso, il les o lupus che dir si voglia.

In ogni caso, stamane i medici mi hanno dato la notizia che aspettavo da tempo: l’infezione è sterile, non agisce più, dalla risonanza tecnicamente si vede solo un puntino di minuscole dimensioni, solo perché non si smagnetizza subito nello schermo. Quindi, non ci potevo credere e, difatti, ho voluto conferme delle parole pronunciate. Sì,sono guarito dall’infezione, ora resterò un’altra settimana o qualche giorno ricoverato per ultimare l’iter della cura, ma coi tempi  ci siamo dentro alla grande, soprattutto perché ora che l’infezione non agisce più sull’ organismo, il reumatologo/immunologo potrà finalmente apportare delle modifiche e concentrarsi sulla mia vera malattia cronica, il les. Metaforicamente potrei dire che la “guerra” col nemico è stata vinta, ora avrò una più lunga e duratura battaglia con la malattia cronica ma lì le armi saranno meno affilate. Non lasceremo più che si manifesti in fase acuta, tra controlli periodici, supporto medico e terapia adeguata, eventualmente modificabile in base ai risultati appunto degli esami periodici. Mi è stato detto che può rimanere “dormiente” per mesi o anni, consentendomi una vita il più normale possibile, sempre considerando che so di essere con difese immunitarie davvero basse rispetto alla norma, quindi dovrò necessariamente stare attento ad alcune cose ma lo farò… mentre riguardo il cibo, anche qui i valori  so che torneranno nella norma con l’infezione ormai passata e  di conseguenza potrò finalmente riprendere a mangiare qualcosa di un po’ più “commestibile” o quanto meno gustoso.

Sul lupus (les)  ormai mi ero già pienamente informato nel corso dei primi mesi di degenza (ero stato in un buon reparto di nefrologia in un primo momento a Sanbonifacio), ma è logico che anche tra Borgo Trento  e Borgo Roma, i due poli di Verona, mi hanno dato ulteriore delucidazioni in merito. E’ una malattia che riguarda il malfunzionamento di certi anticorpi negativi che si auto generano nell’organismo, causando danni anche gravi se non presi in tempo. Gli organi colpiti sono i reni, il cuore, il cervello e i polmoni. Nel mio caso aveva gravato dapprima sui reni, la cura stava andando bene ma appunto era “pesante”, essendo il les in fase acuta e questo mi ha causato l’infezione cerebrale che ha davvero scombussolato i piani e stavolta seriamente mi sono preoccupato. Tutti, medici ,infermieri, ma soprattutto la cerchia di amici (sapevo che mi volevate bene, ma è nelle difficoltà che lo si percepisce meglio e voi, anche semplicemente facendomi svagare, ridere, parlare delle nostre cose lo avete dimostrato ancora una volta!) e ovviamente la mia splendida famiglia, la mia ragazza che mi è sempre stata vicina , i suoceri, cognati e cognate (qui veramente fatico a trovare le parole, ho una famiglia splendida e la fortuna di averne conosciuta un’altra altrettanta fantastica, dai grandi valori, quella della mia futura sposa Mary) mi hanno fatto coraggio, elogiandomi più volte per come sono riuscito ad affrontare le fasi più toste del percorso, in pratica senza perdere il mio ottimismo, la mia battuta pronta, il mio sorriso, il mio modo di vedere la vita in pratica, nonostante mi sia resa conto di tante dolorose rinunce necessariamente fatte, anche se per fortuna ho il tempo per recuperare tutto.

Ma ammetto che nei momenti di incertezza, quando passavano le settimane e nonostante biopsie, analisi e risonanze non si capiva che germe o fungo avessi contratto, l’ansia era davvero palpabile e crescente.

Una volta scoperto il germe, l’ascesso,  sono stato trasferito (terzo ospedale estivo, potrei compilare una guida Michelin della sanità pubblica veronese!) in un centro più specializzato e da lì è ripartita speranzosa la mia battaglia.

Ora, di sera, da solo, non voglio passare da un senso di gioia genuino per lasciare spazio alla paura di una nuova ricaduta. Va bene tutto, ma non ci sono proprio i presupposti stavolta, devo stare tranquillo e basta. Sono guarito da sta cazzo di infezione, vaffanculo!!!

E la settimana prossima poserò il mio culo sul divano, mi guarderò le partite su Sky o i miei amati programmi musicali, indosserò abiti decenti, finalmente proverò due paia di scarpe nuove di zecca che mi ero concesso come “regalo”, ma soprattutto tornerò a “respirare” aria buona, ad assaporare quelle piccole cose quotidiane che nella dimensione di piena salute paiono scontate, specie se si ha 36 anni, ma invece ci si rende conto quanto invece siano appunto “vitali” per una buona e felice esistenza. Non devo essere iperattivo e voler fare tutto subito, d’altronde anche un certo Vasco Rossi o una certa Venus Williams, colpiti da betteri  simili al mio, ce ne hanno messo prima di riprendersi del tutto.

Quindi, voglio e devo passare questi ulteriori giorni che mi separano dal recupero della mia “normalità” (poi so che avrò bisogno di un periodo più o meno di convalescenza, soprattutto per riprendermi a livello fisico) all’insegna della fiducia, dell’ottimismo, senza paura che mi succeda qualcosa. D’altronde, ok, so già che per tutta la vita dovrò attenermi a delle precauzioni, ma nemmeno vivere sotto una campana di vetro. Ho così tanti progetti, alcuni stoicamente portati avanti anche da una stanza d’ospedale con pc da una parte e sacche di sangue o flebo nelle braccia (così ho concepito uno dei miei migliori articoli poi pubblicati nella mitica rivista “Il Guerin Sportivo”, così in queste ultime due settimane, senza febbre, mal di testa o altri sintomi, ho avuto un’impennata per quanto riguarda il prosieguo del mio saggio, ben 150 pagine di word in 15 giorni!). Ma c’erano altri grandi progetti che potrò riprendere, la commedia teatrale da portare in scena con i “miei” ragazzi del centro dove lavoro come educatore, la tappa alla Fiera del Salone di Torino, dove quest’anno sarei stato protagonista di una tavola rotonda assieme al mio editore Massimiliano Giordano di Nulla die edizioni e tantissimi colleghi/amici di etichetta. E poi finalmente, slittando di soli pochi mesi, perché il resto è tutto pronto, potrò finalmente convolare a nozze con la mia amata Mary.

Senza contare tutte le cene a cui sono stato invitato da tanti amici… farò tutto, ricambierò nel migliore dei modi il vostro affetto, il vostro commovente calore, la vostra vicinanza, reale o virtuale, perché ho scoperto che anche dal mondo web si possono costruire rapporti importanti e in particolare tre persone mi hanno praticamente scritto tutti i giorni, aiutandomi e non poco, anche perché alcuni avevano vissute situazioni analoghe alle mie. Senza fare torti a nessuno, ci tengo a citare almeno Giuseppe Cagnato, autore Nulla die, ormai amico a tutti gli effetti, Carlo Calabrò, con cui prima al limite passavamo tempo a parlare del Festival di Sanremo o di calcio, e Daniele Parolini, ex compagno di stanza nel primo ricovero di maggio, una persona solare, piena di positività che mi ha concretamente dimostrato come si possa convivere con una malattia cronica, senza farsi condizionare la vita, mantenendo un atteggiamento positivo, oltre che una disciplina comportamentale per quanto riguarda le indicazioni dei medici. Ecco, ora già mi sento in colpa nei confronti degli altri che non ho nominato, cioè amici, colleghi, ex compagni di scuola, artisti, e ovviamente infermieri e medici dai quali sono stato quasi adottato. Grazie a tutti!!!

Ovviamente, la ripresa, il ripristino di tutto questo lo dovrò fare, tenendo buono il mio impulso, devo prima ritornare gradualmente al mio mondo, senza bruciare le tappe, anche perché l’inverno è vicino e il mio fisico dovrà davvero rimettersi in riga. Ma qui rischiamo di tornare nuovamente nelle sabbie mobili della paranoia e non mi pare il caso. Ho già sofferto tanto, e con me le persone che mi vogliono bene, quindi per una volta davvero voglio solo gridare di felicità, ringraziare tutti coloro che hanno pregato per me- L’ho fatto io stesso, tanto e  la preghiera mi ha aiutato molto, lo dico sinceramente, dalle parole di Papa Francesco, alla frequentazione quotidiana nella cappellina dell’ospedale, e non certo per un fatto scaramantico, ma proprio perché in qualche modo lì mi sentivo “protetto” e , se questa guarigione non è stata un vero miracolo, come quello dell’anno scorso dopo la malattia della sindrome di Lyell, poco ci manca!

Vi voglio bene, ma ora con questo post, o meglio letterona gigante con cui vi ho aperto il cuore, voglio davvero averla finita con questo genere di notizie…

Spero che d’ora in poi nel mio blog leggerete nuovamente o esclusivamente delle mie passioni: la musica, il calcio, l’arte, la letteratura.

Mettiamola così, è stata un’esperienza di vita, dura e faticosa, e che mi ha forse fatto capire di possedere più forza d’animo e maggiore forza interiore di quanto potessi immaginare.

Una tappa, ma è ora di riprendersi la vita “vera”.

Un abbraccio!!!

GIANNI GARDON