I primi frutti di tanto lavoro: dopo il convegno a Firenze sulla musica indipendente, domenica 4 presenterò al MEI di Faenza il mio quarto libro “Rock’n Words”

Mi rendo conto che è da un bel po’ di tempo che non scrivo di “cose personali” in questo blog, utilizzandolo (tra l’altro con una frequenza molto ridotta rispetto agli anni precedenti) tutt’al più per condividere alcuni miei articoli che pubblico on line su vari siti o eventi ai quali ho partecipato. Non è stata una scelta “a tavolino” la mia: semplicemente il tempo da potervi dedicare si era come compresso nell’ultimo periodo. Il lavoro in struttura mi impegna molto, e anche le altre attività extra che nel tempo si sono – come dire – moltiplicate. Si scrive di più, insomma,anzichè no, ma lo si fa in altre circostanze, per riviste, siti, o cercando il più possibile di procedere con la realizzazione di manoscritti, i quali poi si spera potranno diventare veri e propri libri.

Nel 2015 ho in pratica raccolto un po’ i frutti, o forse sto iniziando a farlo ora, di quanto seminato nel biennio precedente. A livello letterario, quindi, sono molto impegnato con le mie due ultime, ravvicinate (oltre che correlate) pubblicazioni, entrambe di saggistica musicale: “Revolution 90” e “Rock ‘n Words”, usciti come i miei due precedenti “Verrà il tempo per noi” (romanzo di narrativa) e “Pinguini di carta” (raccolta di testi) per “Nulla die Edizioni” di Massimiliano e Salvatore Giordano. rispettivamente nel 2014 e a giugno 2015.

Ho terminato da un po’ anche un saggio sulla mia “vera” materia, il calcio, una raccolta di ritratti di atleti di questo sport (di varie epoche e nazionalità) che, per un motivo o per l’altro, non sono riusciti a mantenere le grosse aspettative che c’erano su di loro.  Ho preso spunto per questo mio nuovo lavoro da una fortunata rubrica che tenni per qualche tempo sul “Guerin Sportivo”, testata per cui collaboro, chiamata “Stelle Comete”.

Quindi, ho rimesso mano alle schede e alle minibiografie già pubblicate, eventualmente riattualizzandole, integrando il tutto con molte altre storie, cercando così di dare un quadro più esaustivo e ricco dell’argomento preso in esame. Penso di aver scritto un buon lavoro, senz’altro ricercato e di un qualche interesse almeno per gli appassionati sportivi… pertanto, la mia “attesa scrittevole” è riposta qui al momento.

Ho in cantiere poi due progetti diversi: riprendere in mano un soggetto per un nuovo romanzo (ammetto che avrei voglia di cimentarmi con una nuova storia di narrativa, sperando di mettere a frutto quel po’ di esperienza maturata nel frattempo in questi anni, e data inoltre da moltissime letture) e dedicarmi a una nuova opera di saggistica, in questo caso però legata all’attualità.

Proprio per questo mi sa che dovrei riordinare le priorità e mettermi al lavoro per raccogliere materiale in tal senso, perchè sarebbe il momento giusto: scrivere di questi artisti – che per mantenere un po’ di suspence non nominerò –  oltretutto considerando che sono persone che stimo molto e che ho avuto modo di conoscere benissimo negli anni; quindi di informazioni anche “esclusive” o comunque inedite ne avrei, proprio per conoscenza diretta. Vedremo! Il problema è il solito, il tempo! Però, solitamente quando mi ci metto, poi divento molto “vorace” di parole, e lo scrivere fluisce quasi da sè. Con 4 libri pubblicati in 4 anni e uno già terminato credo di essere stato sin troppo prolifico in fondo 🙂

Poi si fa ogni cosa con passione, si scrive perchè si ha un bisogno, un’esigenza, un’urgenza, che poi genera irrimediabilmente altra urgenza, cioè quella di comunicare ciò che hai scritto. Nel mio caso non è più una questione “narcisistica” (e se lo è stata in parte, lo è stata solo inevitabilmente all’inizio, quando è innegabile faccia un certo effetto vedere il proprio nome e cognome stampato su una copertina e il proprio lavoro in uno scaffale di una libreria), anzi, forse in questo senso non me la sono mai “goduta” fino in fondo, e quando raggiungo un risultato che mi ero prefissato, mi vien naturale pensare al prossimo step. E’ una questione caratteriale, non è che sono uno scontento cronico… sono sicuramente soddisfatto di quanto fatto finora ma sono una persona che ambisce sempre a qualcos’altro, che cerca di arrivare altrove, dove ancora non è arrivato.

Più che le vendite che, se paragonate ai bestsellers sono veramente risibili, ma in fondo lo sono ugualmente, se si considera che per arrivare a camparci bisogna proprio fare il botto o mille altre attività collaterali, a inorgoglirmi e a incitarmi a proseguire sono le occasioni di incontro con persone che ti stimano per quello che scrivi, o ancora meglio, per quello che sei. Nel mio caso mi fa molto piacere quando mi dicono che il mio stile è riconoscibile, non lo vedo assolutamente come un limite, e se ci penso è strano perchè avendo scritto un romanzo, una silloge, un saggio romanzato e un saggio con interviste e approfondimenti – quindi opere profondamente differenti –  è un fatto direi inusuale. Anche nella vita però sono così, non riesco a fare una cosa sola, perchè io per primo sono “tante cose”, abbastanza mutevole o forse più semplicemente “un curioso” per natura. Ciò mi incita a continuare, a voler sempre progredire, conoscere, sapere, per provare a migliorarsi.

Dicevo delle occasioni di incontri…  proprio lo scorso weekend, accompagnato dalla mia splendida moglie Mary (che mi asseconda seguendo la mia inclinazione, a volte faticando a starmi dietro, con tutto ciò che mi frulla per la testa e relativi progetti), sono stato a Firenze, nella splendida cornice di Villa Strozzi. L’occasione era ghiotta, una “due giorni” interamente dedicata alla musica e alla cultura indipendente della scena toscana, e fiorentina in particolare. Ero inserito in cartellone per presentare il mio “Rock ‘n Words” nel quale ho intervistato tantissimi esponenti della scena rock italiana tout court. Ho avuto modo di conoscere persone davvero influenti della musica italiana recente, membri storici di band come Litfiba, C.S.I., produttori, manager, editori, giornalisti, soprattutto tanti appassionati della musica che amo. E’ stato bellissimo stare in mezzo a loro, e poter intervenire a mia volta al convegno per presentare la mia opera. Tra le varie persone mi ha fatto immenso piacere conoscere finalmente di persona Giordano Sangiorgi, patron del MEI, bellissima manifestazione ventennale che si tiene a Faenza sul mondo della musica indipendente italiana (che ho intervistato fra gli altri proprio nel mio libro, e che in pratica mi ha messo in contatto con quelli dell’organizzazione qui a Firenze) e Bruno Casini, il primo storico manager dei Litfiba, i migliori, quelli della storica prima formazione. Bruno è stato il promotore della manifestazione fiorentina e si è mostrato una persona affabilissima, disponibile, con l’entusiasmo di un ragazzino, nonostante sia da decenni che opera in questo mondo.

E domenica 4 ottobre, quindi fra 3 giorni, avrò modo di presentare il mio libro proprio al MEI di Faenza, e per me sarà un’emozione davvero particolare. Al MEI ci sono stato in molte occasioni, era per me un po’ come andare al luna park, con tutta quella musica live, quei dischi spesso introvabili (delle etichette indipendenti, la cui rassegna è in pratica interamente dedicata), quei libri, le biografie, i saggi, i gadget, le bancarelle, i convegni, i molteplici incontri, le scoperte!

E’ vero che quest’anno avevo in mano la carta giusta e così ho provato a giocarmela dal momento in cui avevo, come detto, intervistato anche il patron Sangiorgi. Poi nel libro avevo fatto intervenire anche Federico Guglielmi, uno dei massimi critici di musica rock in Italia, lo stesso che poi,con mia grandissima soddisfazione, mi aveva coinvolto come giurato per l’assegnazione del PIMI 2015, targa speciale che va consegnata nei giorni del MEI (1-4 ottobre quest’anno) al miglior disco indipendente italiano dell’anno. Insomma, c’erano i presupposti per essere inserito nel programmone degli eventi, e così è andata. E se comunque il grande Guglielmi, impegnatissimo in simultanea con altri incontri, mi ha detto che gradirebbe intervenire sul palco per dire due parole, nel momento in cui mi è stato chiesto di indicare un nome di giornalista come possibile mio interlocutore, non c’ho pensato un attimo!

Ho subito fatto il nome di Riccardo Cavrioli, uno dei miei migliori amici, con cui in 20 anni ho condiviso un numero ormai non più quantificabile di eventi, concerti, momenti da ricordare. Una persona che non solo è di diritto tra quelle che contano nella mia vita – è stato anche fra i miei testimoni di nozze 🙂 – , ma anche un grandissimo esperto di musica, con una competenza incredibile. In pratica iniziammo insieme, in una radio locale, ma un po’ di strada evidentemente l’abbiamo fatta da allora, senza perdere di vista la nostra realtà quotidiana, senza voli pindarici, ma sempre procedendo a piccoli passi.

E quindi mi emoziona sapere che, proprio noi che per tanti anni ci ritrovavamo a girare come trottole impazzite tra i padiglioni e i gli spazi del MEI ad assistere a premiazioni, presentazioni ecc, ora saremo “dall’altra parte”: lui come giornalista a intervistare me come autore! Anche per questo, comunque vada, so già che per me “sarà un successo”, e un momento che rimarrà impresso… uno di quei motivi per cui dico che vale ancora la pena scrivere e raccontare.

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Tanti progetti stanno vedendo la luce. E’ un periodo per me di grande positività e produttività

Mi rendo conto che è da un po’ che non uso questo blog a mo’ di diario. A pensarci bene forse non l’ho mai utilizzato davvero così, eccezion fatta per quando mi sono ritrovato in pessime condizioni di salute e allora diveniva quasi una valvola di sfogo condividere le paure ma soprattutto le mie speranze con i lettori.

Ultimamente però il tempo si era ridotto anche solo per aggiornarlo come si deve e, se da una parte mi fa piacere che le visualizzazioni si attestino comunque sulle mie medie, non subendo bruschi ridimensionamenti nei periodi di mia prolungata assenza, dall’altra avrei voglia di riprendere questo strumento e postare con cadenza più frequente.

Il fatto, ne parlavo proprio ieri con un mio amico, è che in questo periodo di ritrovata salute (tocco ferro ma ormai è da un anno che, con le cure giuste, non ho più avuto problemi) oltre ad aver ripreso sempre a miglior ritmo il mio lavoro principale, quello di educatore in una struttura per disabili, ho ripreso a scrivere molto e fare altro, ampliando così il numero delle mie collaborazioni.

E tra poco le cose aumenteranno ancora, per questo ho voluto fare un sunto e scriverne qui, per mettere un po’ d’ordine, promettendomi però di non abbandonare questo spazio, che in fin dei conti è mio e solo mio. Qui in teoria non devo render conto a nessuno, se non ai miei lettori, per i quali nutrirò sempre rispetto, visto che probabilmente qualcosa da me giustamente si aspettano!

Parto dal lavoro, che ormai da tanti anni svolgo, pur avendo cambiato diversi ambiti, nel settore socio-sanitario e didattico, da quando mi sono laureato nel lontano (ahimè) 2002! Ho quasi 38 anni e, nonostante gli inevitabili momenti di stanca, perchè è indubbio che lavorare sempre a stretto contatto con realtà “difficili” se da una parte ti gratifica e ti rinforza, dall’altra anche un po’ ti toglie in termini di energia, finendo per logorarti.

Dicevo, a parte la stanchezza fisiologica che può far capolino a periodi,  mi rendo conto di avere tantissime motivazioni! Amo il mio lavoro, non potrei farne a meno e cerco sempre di metterci il massimo. Lo so, è importante trovare nuovi stimoli, non fossilizzarsi, in primis proprio per senso etico nei confronti di chi dobbiamo assistere, ma anche per noi stessi, per non perdere di vista il senso del nostro operare, per non spegnersi.

Da parte mia, con tutti i difetti (e ne ho molti!) che posso avere, di certo posso affermare che sono sempre sorretto da tanto sano, genuino entusiasmo, lo stesso che mi ha aiutato notevolmente anche nei periodi di grossa difficoltà, quando sono stato a lungo in ospedale.

Riguardo alla scrittura, beh, anche lì ciò che mi muove è principalmente la passione!

Inutile negarlo: se dovesse progredire al punto di doverle giocoforza dedicarle più tempo a scapito di altro, vorrò dire che avrò preso una piega magari voluta ma certo inaspettata.

Non lo dico per falsa modestia, ma voglio essere realista. Scrivere prima di tutto mi piace, mi fa stare bene e finchè non avrò il cosiddetto “blocco dello scrittore” credo andrò avanti a buttare su carta (immagine ormai metaforica!) le mie storie.

Già, le storie! Mi piacerebbe di fatto tornare a scriverne una, ad ampio respiro, come piace a me. come era successo quando ebbi l’intuizione, tanti anni fa, di provare ad allargare l’idea che mi balenava in mente e che ruotava attorno a un gruppo di adolescenti di provincia che sognavano in grande per il loro futuro, sorretti dall’amore per la musica.

Quel sogno è diventato per me “Verrà il tempo per noi”, il mio primo romanzo, che a 4 anni dall’uscita avrò modo e occasione di presentare nuovamente in pubblico grazie all’interesse e alla disponibilità di un’Associazione Culturale lombarda, guidata da Ivano Mingotti. Grazie davvero, ci vediamo ad Arese l’8 Aprile, ormai ci siamo!

Quello per ora è rimasto un episodio isolato della mia esperienza da autore, perchè nonostante avessi quasi subito un altro soggetto di narrativa da sviluppare, un tema portante dal quale partire, un po’ gli eventi mi hanno portato altrove. Già il successivo “Pinguini di carta” era un progetto anomalo, una raccolta di miei testi poi trasformati in un reading teatrale/musicale che ho avuto modo di portare in scena con mia grande soddisfazione.

Subentrata poi la malattia, e superata, mI rendo conto che questa ha finito inconsapevolmente per “condizionare” le mie scelte future, perchè riflettendo su molte cose, ha dato il via ai miei successivi due libri.

Ho sempre amato la musica, fin da piccolo, e poi ho avuto modo di iniziare a lavorare in una radio locale all’università con il mio migliore amico Riccardo, lui sì un espertissimo delle sette note. La faccio breve ma di strada ne abbiamo fatta e ho voluto condensare (anche) quell’esperienza esaltante, di crescita umana e professionale, di formazione e di vita, in “Revolution 90”, un saggio musicale “sui generis”, più che altro si tratta di un viaggio a ritroso negli anni belli e spensierati, pieni di dubbi  e di slanci emotivi, dell’adolescenza.

I riscontri che il libro, uscito come i precedenti per “Nulla die” edizioni, sta ottenendo mi stanno un po’ spiazzando, lo ammetto! Non si parla di grossi numeri, che comunque allo stato attuale non conosco, ma del feedback di tanti appassionati  che un po’ si sono riconosciuti nelle descrizioni di un’epoca segnata da certi dischi e certe canzoni, e che hanno finito così per condividere le mie emozioni. Stanno uscendo anche diverse recensioni e segnalazioni, anche da parte di riviste nazionali di un certo “peso”, le stesse che da lettore consumavo, sfogliavo avidamente alla ricerca di qualche nome nuovo, di qualche disco da ascoltare.

La cosa che più mi fa piacere è che i vari recensori abbiano per lo più compreso il significato del mio lavoro, ciò che volevo comunicare, al di là dei giudizi sulle schede degli album che possono essere condivisibili oppure no, perchè quando compi una scelta come la mia, di inserire 101 dischi significativi di un decennio,rischi sempre di scontentare qualcuno. Ma in linea di massima appunto le critiche finora sono per lo più positive e di questo ringrazio ovviamente coloro che mi hanno dato fiducia.

Grazie ai lettori soprattutto! Tra poco con grande piacere annuncerò l’uscita del suo volume gemello:“Rock ‘n Words”, in cui ho proseguito il mio lavoro di recupero di un’epoca mitica, che io ho avuto l’opportunità di vivere in prima persona, sia come ascoltatore che, nel mio piccolo, come addetto ai lavori. Ho intervistato veramente tanti esponenti della miglior musica (rock e dintorni) italiana: non solo artisti e musicisti, ma anche autorevoli giornalisti, discografici, addetti come organizzatori di eventi, produttori e fotografi.

Non vedo l’ora che sia in libreria! Poi ho terminato un progetto che mi auguro avrà anch’esso uno sbocco editoriale, molto ambizioso. Ho tenuto per un po’ di tempo per il sito del Guerin Sportivo (storica rivista con la quale, con mia grande soddisfazione, collaboro da quasi 5 anni) una rubrica chiamata “Stelle Comete” in cui tratteggiavo ritratti di giocatori che per i motivi più svariati hanno brillato solo per poco tempo, non mantenendo appieno le promesse. Sollecitato da alcuni lettori che mi chiedevano se mai ci sarebbe stato un seguito, ho pensato bene alcuni mesi fa di “andare oltre”, integrando quelle schede, nel frattempo aggiornate, con dei testi inediti. Così facendo ne è uscito un quadro molto composito, visto che ho provato a spaziare tra le varie epoche storiche, mettendoci tutta la mia passione e anche la mia competenza.

Da diversi mesi, rimanendo in campi calcistici, ho avviato anche una rubrica con il mensile “Il Nuovo Calcio”, dove ripercorro in ogni numero la storia delle squadre che hanno rivoluzionato questo sport, spesso segnando un’epoca. Sono argomenti che adoro, che sento nelle mie corde e ringrazio davvero il direttore Ferretto per la fiducia e l’opportunità di cimentarmi da giornalista con un tema così vasto e importante.

E poi, ultimo ma non in ordine di importanza, da qualche settimana ho iniziato una collaborazione con il sito musicale di Troublezine. Da anni ci scrive (ma non solo, fa molto di più) il già citato amico Riccardo, il quale ha pensato bene un giorno di coinvolgermi in questa bella avventura. Sapeva che il mio tempo è un po’ limitato per i miei molti impegni ma il cuore mi ha spinto ad accettare al volo! Ricky non solo è un amico, è una persona speciale a cui voglio bene, con cui ho condiviso una fetta importante della mia vita e, senza esagerare, alcuni dei momenti più belli. Mi è sempre stato vicino, anche nel giorno più importante, quando mi sono sposato con la mia stupenda Mary e lui era uno dei miei testimoni di nozze! Aver l’opportunità di scrivere assieme, di collaborare al suo progetto, di parlare della musica che più amo mi ha convinto a impegnarmi anche su questo fronte. E finora ci stiamo proprio divertendo! E poi Riccardo ho voluto anche coinvolgerlo in “Revolution 90”, dove oltre a comparire in vari “amarcord”, quelle sezioni personali in cui raccontavo degli aneddoti legati ad alcuni particolari dischi, gli ho affidato pure la prefazione. Il risultato, come immaginavo, è stato molto apprezzato!

E per non farci mancare niente, tra un mese circa tornerò anche al mio primo amore, quello per la radio, visto che riprenderò i programmi a Yastaradio, grazie al mitico amico Dalse! Continuerò con la mia trasmissione “Out of Time”, dove ho piena libertà di azione ma ho in mente anche altre idee, magari di realizzare un programma a tema, vedremo!

La radio mi dà modo di esprimermi attraverso la musica che sento più mia, ma mi piace mantenere lo spirito delle “radio libere”, parlando con l’interlocutore, affrontando talvolta argomenti extramusicali, senza pretese nozionistiche ma giusto per condividere qualcosa  che reputo importante. Anche fosse “semplicemente” musica, mi piace condire i pezzi con informazioni curiose, divertenti o anche solo ripassandone la storia, l’origine.

E’ in cantiere (ma è un’idea piuttosto concreta, conoscendo la natura operativa del fondatore) il progetto da parte di una persona che conosco da relativamente poco ma che già mi ha contagiato col suo spirito, di aprire una nuova webradio. Sapendo della mia esperienza in questo campo, mi ha chiesto un “aiuto”. Ovviamente sono stato molto sincero con lui, dicendogli che, se a livello tecnico mi reputo “un cane”, parlo proprio di mixer, software ecc, come spaker, autore o organizzatore invece avrei potuto dare una mano. Quindi, prepariamoci per una nuova avventura!

A volte mi dicono che dovrei fermarmi, specie alla luce dei due anni trascorsi tra problemi di salute e quant’altro, ma è anche vero che proprio in quei momenti difficili, oltre all’innegabile, incommensurabile, amore della mia famiglia e di quella magnifica ragazza che sarebbe diventata mia moglie, è stata proprio la mia compulsività, la mia voglia di continuare a scrivere, di sentirmi in sostanza vivo ad aiutarmi a uscire da quella situazione e a riprendermi con tutta la forza possibile!

Quindi vedrò di condensare tutte queste cose belle e di cercare il giusto equilibrio per stare bene e vivere in serenità, facendo le attività che più mi piacciono. Lo devo a tante persone che mi seguono e mi vogliono bene, ma lo devo soprattutto a me stesso.

Un abbraccio forte! A prestissimo!

Gianni

dal sito di Troublezine il mio articolo celebrativo su Richey James Edwards

Da poco ho avuto il piacere e l’onore di iniziare una collaborazione con l’interessantissimo sito musicale Troblezine, su imbeccata e richiesta del mio storico amico Riccardo Cavrioli, redattore dello stesso e collaboratore della storica rivista musicale “Rockerilla”.

Avrò modo di scrivere della musica che più amo, occupandomi di volta in volta di recensioni, con predilizione per i gruppi di area indie italiana, ma soprattutto curando a mio piacimento una rubrica su alcuni miei eroi musicali degli anni ’90, materia già affrontata nel mio saggio a tema “Revolution ’90”.

Questa carrellata di ritratti di artisti che hanno segnato i miei ascolti e la mia crescita musicale riguarderà gente magari non tra la più nota in certi ambiti (niente Kurt Cobain, Liam Gallagher, Damon Albarn, Eddie Vedder per capirci) ma non perchè determinati artisti divenuti simbolo del loro tempo non abbiano contato molto per me, anzi, ma proprio perchè volevo omaggiare personaggi forse di minore impatto per le masse ma ugualmente imprescindibili.

Ho voluto iniziare con il mitico chitarrista dei Manic Street Preachers, quel Richey James Edwards, che proprio 20 anni, febbraio 1995, decise di scomparire per sempre, lasciando un vuoto incolmabile dietro di sè.

richey 1

Linko qui di seguito l’indirizzo al mio articolo sul sito di Troublezine… buona lettura!

http://www.troublezine.it/columns/20053/90s-memories-richey-james-edwards

Rock alternativo anni ’90: Disciplinatha

Quando decisi di mettermi all’opera su un lavoro di recupero della musica italiana degli anni ’90, sapevo bene che sarei andato incontro anche a critiche, specie in merito ai nomi degli esclusi. In un primo momento la mia opera doveva riguardare solo un certo tipo di rock, o comunque gruppi e artisti di area cosiddetta “alternativa”, includendo nella lista anche esponenti – in quegli anni assai numerosi e meritevoli di almeno una citazione – di folk, posse, hip hop. Poi le cose si sono evolute e alla fine “Revolution ‘90”, pur mantenendo intatto il suo spirito, è diventato qualcos’altro, di più ampio, ma anche di più “commestibile”, avendo io trattato anche artisti di fascia mainstream, della spesso sbertucciata musica leggera italiana (che però in quel decennio seppe raggiungere grandi vette non solo di popolarità e vendite).
Insomma, giocoforza, ho dovuto compiere delle scelte, in alcuni casi molto dolorose, e nell’introduzione ho cercato pure di spiegare certe motivazioni.
Il grande Riccardo Cavrioli, grande esperto e appassionato di rock (anche) italiano, e che con me ha condiviso tantissimi concerti in giro per l’Italia all’epoca, tanti programmi radiofonici ed esperienze, più volte ha sottolineato, non sempre ironicamente, come almeno un gruppo non dovesse rimanere fuori… e difatti il nome dei Disciplinatha non compare nella mia lista! Scherzi a parte, è innegabile quanto il gruppo di Cristiano Santini abbia significato, ben prima degli anni ’90, quando comparvero sulla scena bolognese all’insegna di un noise rock scurissimo, nei suoni come nei contenuti, con testi che seppero toccare le corde di chiunque vi si approcciasse. Più che toccare le corde, ai più scioccarono letteralmente le liriche della band, così pregne di messaggi fascisti, accompagnati da un’iconografia esplicita che molto contrastava con l’immaginario dell’epoca, più legato agli ambienti di sinistra. Di fatto, col senno di poi, quando i Disciplinatha esordirono con “Abbiamo pazientato 40 anni. Ora basta!”, non andavano poi tanto lontano dai corregionali CCCCP-Fedeli alla Linea, nell’amplificare un’estetica (seppur antitetica a quella proposta e rivisitata dai reggiani) e subliminandola, facendone arte in musica. Ma erano forse “troppo” oltraggiosi e politicamente scorretti per essere compresi, non solo apprezzati. L’amico Ricky invece, poi bravissimo collaboratore di Rockerilla e Troublezine, ne fu colpito enormemente, sapendone cogliere lati nascosti e messaggi che andassero oltre l’apparenza. Di fatto un rock senza compromessi, duro e a tratti, almeno per il sottoscritto, poco digeribile. Mi facevano “paura”, e questo fu pretesto di imperitura presa per il culo da parte di Riccardo nei miei confronti. In realtà avevo 14 anni all’epoca e anche se apprezzavo Nirvana,Alice in Chains e altri gruppi di certo non conosciuti per la loro allegria e spensieratezza, sentire testi in italiano così cruenti e diretti mi incuteva timore. Le cose cambiarono decisamente con “Primigenia”, album della maturità e di una nuova consapevolezza, non solo musicale e autoriale. Affiancati ai gruppi dell’allora nascente Consorzio, ne furono in realtà guida spirituale e gruppo di punta, proprio per i gloriosi trascorsi di pochi anni prima. Nel ’96 i tempi erano maturi anche per abbandonare scomode etichette, che credo alla fine abbiano più che altro nuociuto alla loro promettente carriera. “Primigenia” si palesa come un album composito, dove le anime di un gruppo alquanto variegato si fondono insieme egregiamente e dove la rabbia e il furore sono spesso e volentieri accompagnati dalla poesia e da una sorta di inedito candore, davvero improponibile fino a un lustro prima. Grandissimi i Disciplinatha, peccato averli rivalutati tardi, quando furono tra i protagonisti di “Materiale Resistente”, grande e significativo progetto del Cpi in memoria della Resistenza, a 50 anni dalla fine della guerra. Conobbi poi anche il gigante Santini, proprio con Ricky, guarda caso, in un’edizione del Mei, quando ormai già era a capo dei Lunacy box, gruppo dalle forti tinte elettro-dark, sulla scia di band come Nine Inch Nails. Alla voce quella che sarebbe diventata un’amica, Lorenza, ora impegnata assieme al sodale Govind Khurana, ex Edel, nella gestione dell’interessante etichetta indipendente New Model Label. Santini è un produttore affermato, e un affamato di suoni e suggestioni, oggi come allora, una grande mente pensante. Recuperare “Primigenia”, in cui si sentono ruggiti ma anche spiragli di psichedelica, in una sorta di art rock credibile cantato in italiano (una formula che poi ritrovai in alcune canzoni dei miei idoli Scisma), è un dovere per tutti gli amanti della buona musica italiana. E se avete occasione, andate a vedervi lo splendido documentario a loro dedicato, in cui veramente si potranno conoscere tutti i loro segreti, le loro spinte motivazionali, le loro istanze, ciò che li ha convinti a osare in un periodo non ancora recettivo e florido per coloro che volevano ottenere qualcosa di diverso dalla musica che non fosse un semplice sottofondo.

Report della presentazione del mio libro “Revolution ’90” alla libreria Feltrinelli di Verona

Sabato pomeriggio per la prima volta ho presentato un mio libro al circuito Feltrinelli, precisamente a Verona. Ci tenevo che tutto andasse bene, perchè in fondo si tratta della mia città e perchè è sempre emozionante incontrare persone, poche o tante che siano, giunte apposta per sentirti, incontrarti, conoscerti, stringerti la mano. E’ stata una festa, in mezzo a diversi amici, alcuni giunti per l’occasione anche da molto lontano (Trento, Milano, dalla bassa provincia), parenti stretti (immancabili e non smetterò mai di ringraziarli per il continuo sostegno e apporto) e a facce nuove ma già conosciute e che ho accolto con particolare piacere. Con la diretta dalla webradio yastaradio, con la quale ho modo di collaborare, curata dal grande Dalse, sempre impeccabile, e presentato dall’immenso Riccardo, valente giornalista di Rockerilla e Troublezine, ma soprattutto amico e compagno di tante avventure, alcune delle quali narrate pure nel libro, tutto è filato liscio, in piena serenità e in un clima rilassato e divertito. “Revolution ’90” è stato ben introdotto dall’organizzatrice dell’evento, Silvia Franceschini, e spiegato tra il serio e il faceto da me e Ricky, abile come sempre a pungolarmi con domande molto pertinenti e interessanti. Tra noi c’è piena sintonia, ci conosciamo da ben 18 anni e abbiamo condiviso molte esperienze insieme, legate alla musica. Tra gli sguardi divertiti dei presenti, di mia moglie in primis, è stata snocciolata l’essenza di questo mio saggio “sui generis”, edito da Nulla die, che per la terza volta mi ha rinnovato fiducia, portandomi alla pubblicazione. Un libro che non è solo una raccolta di dischi significativi dell’epoca dei ’90, ma soprattutto un viaggio a ritroso nella società e cultura dell’epoca, con tanti aneddoti personali legati a determinati gruppi, artisti, dischi, canzoni, alle emozioni che hanno saputo regalarmi e che ancora, a distanza di tanti anni, mi suscitano all’ascolto. Sabato 29 novembre replicherò a Legnago, in provincia di Verona, dove davvero sarò nel mio ambiente e molto probabilmente circondato da tante persone, molte delle quali più facilitati a partecipare. Mi voglio godere queste giornate, frutto del tanto impegno speso a seguire questa mia grande passione, quella di scrivere, di comunicare. Grazie a tutti quelle persone che mi hanno dato fiducia e che, leggendomi, continuano ad alimentarmi il Sogno! 🙂

Vi lascio con alcune foto dell’evento di sabato sera in libreria a Verona

il mio libro ben esposto in Feltrinelli

il mio libro ben esposto in Feltrinelli

 

chissà che aneddoto stavo raccontando a Riccardo

chissà che aneddoto stavo raccontando a Riccardo

 

un po' di foto del pubblico accorso

un po’ di foto del pubblico accorso

 

panoramica sul pubblico

panoramica sul pubblico

Sabato 8 Novembre presentazione del mio ultimo libro “Revolution ’90” alla Feltrinelli di Verona

Sabato 8 novembre finalmente presenterò per la prima volta il mio ultimo lavoro letterario: “Revolution ’90” (edito da Nulla die), un saggio sulla musica e la società italiana degli anni ’90. Anche nelle mie precedenti uscite avevo sempre scritto con la musica al centro di tutto. In “Verrà il tempo per noi”, è  proprio la passione per le sette note e tutte le emozioni che queste possono riservarci, a guidare le gesta, le scelte e la vita stessa dei miei giovani protagonisti. La musica vista come possibilità, come miraggio, come obiettivo, come valore. In “Pinguini di carta” erano tutti testi miei, poesie alcuni li hanno definite, ma io per primo ho sempre ridimensionato il tutto, anche se in quelle parole ci credo fermamente, mi rispecchiano al 100% e il progetto poi ho voluto declinarlo ulteriormente, coinvolgendo degli amici ma soprattutto persone a vario titolo accomunate dalla forte tensione verso le forme artistiche. Così, assieme al pianista e maestro di musica Martino Fedini, all’attrice e performer Cristiana Dalla Fina e al grandissimo attore e regista dialettale veneto Terenzio Mirandola, è nato un reading teatrale musicale, interamente da me scritto ma interpretato sul palco assieme a loro, in una bella commistione di generi. Una cosa fatta e vissuta in maniera molto artigianale, anche ingenua, se vogliamo, dove mi sono messo alla prova, mi sono buttato. Poi in un momento particolare della mia vita, alle prese con una lunga malattia e il conseguente ricovero ospedaliero durato mesi e mesi, girando per gli ospedali di Verona e provincia, è nata l’idea di un’opera interamente legata agli aspetti musicali. Da tempo covavo l’idea di scrivere una sorta di saggio sulla musica rock italiana del decennio dei ’90, un’epoca che ho interamente attraversato nella mia fase cruciale, che dall’adolescenza mi ha portato alla vita adulta, dal Liceo all’Università. Un periodo in cui, partendo molto dal basso e per la pura gioia di farlo, ho pure conosciuto meglio quella fetta di mondo, con le prime esperienze radiofoniche e le tante serate al seguito di gruppi più o meno noti, con i quali avrei poi  in alcuni casi avuto occasione di fraternizzare, anche grazie all’importante e decisiva mediazione di Riccardo Cavrioli, già mio fraterno amico tra i banchi universitari ma in special modo persona con cui ho potuto finalmente sviluppare le mie istanze più profonde legate a un certo modo unico di vivere la musica, le canzoni.

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Poi però sul letto d’ospedale qualcosa è cambiato, e la narrazione convulsa, l’analisi dettagliata di tanti dischi – anche dimenticati e quindi riesumati nella mia memoria – si sono fatte raggiungere e poi sopraffare da qualcos’altro di più profondo, di più personale, qualcosa legato alla sfera cosiddetta “affettiva”. Nei momenti difficili mi è venuto di ulteriore conforto, oltre a quello ineguagliabile dettato dall’amore dei miei cari, il ricordo di certe atmosfere, vicende legate a quegli anni, quei dischi, quelle canzoni, quelle facce. Così “Revolution ’90”, che in un primo momento doveva affiancare a una parte prettamente tecnica, saggistica anche tutta una serie di interviste ad esterni, di interventi di persone addette ai lavori, pure molto noti, è divenuto il libro che ora molti di voi già, con mia somma gioia e soddisfazione, tenete tra le mani. Un libro vero, sincero, autentico, dentro il quale ho riversato tantissimo di me e della mia esperienza. La parte relativa ai prestigiosi contributi esterni è stata solo relativamente accantonata per confluire in un progetto nuovo, del quale ho già inviato la bozza al mio editore. Tempo permettendo dovrebbe uscire entro l’anno e farebbe da completamento al saggio. Saggio che appunto già in diverse persone, nemmeno tanto erroneamente, hanno definito romanzo musicale, o saggio romanzato, proprio perchè è facile trovare riferimenti a una sfera più intima, senza – questo mi sento di dirlo – andare a inficiare l’essenza di un libro di questo genere, e cioè l’attendibilità delle fonti, dei numeri, dei titoli e delle citazioni. Sono però scelte che spaziano, non solo il rock e affini che ascoltavo in prevalenza e che sentivo più mio, ma anche tanti artisti anche commerciali che hanno in qualche modo segnato la mia crescita in quegli anni, quando la musica italiana era davvero competitiva su più fronti. In “Revolution ’90” ho voluto raccontare come ho vissuto io, che all’epoca avevo tra i 14 e i 22 anni, tanti cambiamenti in atto nella nostra società, nel nostro costume, attraverso l’inclusione di determinati dischi. Sarà un immenso piacere per me poter condividere tutto questo con gli spettatori presenti in sala. Poi il 29 replicherò alla libreria Giunti di Legnago, che mi ha già ospitato anche in occasione delle presentazioni dei miei libri precedenti, un luogo dove torno sempre con grande piacere. In entrambe queste presentazioni novembrine, a farmi da relatore sarà il già nominato Riccardo che nel frattempo è divenuto non solo uno tra i più validi giornalisti musicali di settore (collabora stabilmente con uno storico mensile, Rockerilla, ed è una delle colonne del sito Troublezine) ma anche mio recente testimone di nozze! Inoltre sarà possibile, per chi abitasse lontano, seguire la diretta dei due eventi, grazie alla partecipazione del mitico Dalse, l’uomo che ormai quasi 8 anni fa ha dato vita a quella splendida realtà indipendente che risponde al nome di yastaradio.com.

Splendida serata a Pedemonte con i Northern Uproar e le giovani Lovecats

Venerdì sera ho assistito, o meglio partecipato, a una splendida esibizione live di uno dei gruppi maggiormente rimasti nel cuore degli appassionati britpop: i Northern Uproar, in quel dell’osteria Panevino di Pedemonte, splendida seconda volta con un appuntamento legato al revival inglese anni ’90 dopo l’exploit dell’anno scorso con Pete Fijalkowski, leader dei mai dimenticati Adorable.

Il fatto che a capo dell’organizzazione dell’evento ci fossero amici veri come Ricky, Elisa e Claudio e che di fatto ci si sia ritrovati in un clima di piena socievolezza e spontaneità, ha conferito al tutto un’aurea ancora più magica all’evento, già di per sè imperdibile. In duetto i Northern Uproar da Manchester hanno gettato l’anima nello spazio adibito al concerto, “maltrattando” le chitarre acustiche nel tentativo di ricreare le sferragliate elettriche dei brani che li resero celebri una quindicina d’anni fa, quando sul filone degli Oasis, si buttarono nella mischia con il loro efficace “pub rock”, come spesso veniva definito dai media inglesi quella splendida miscela di melodia e irruenza giovanile.

Invece, in questa veste, a risaltare sono state soprattutto le fresche melodie, mai smielate, ma comunque intense e romantiche, nonostante all’apparenza i due non paiano proprio dei modelli di bon ton, pur essendosi dimostrati invero disponibilissimi, alla mano e per nulla altezzosi.

Ad aprire il concerto ci hanno pensato le Lovecats, interessante duo veronese, in cui a colpire sono soprattutto l’omogeneità e il grandissimo equilibrio non solo formale e musicale, ma pure di impatto visivo delle due giovanissime cantautrici, le quali hanno interpretato tutti brani autografi. Simpatiche, sbarazzine e per nulla a disagio, mostrano piena consapevolezza mischiata a una normale stesura acerba dei propri pezzi, e non potrebbe essere altrimenti, essendo loro nate nel ’94. Si prospetta un futuro roseo per le due, in possesso di una voce flebile, ma accompagnata da una grinta e una personalità già ben definite, come si evince pure dal modo di interagire col pubblico. L’impianto è quello tipico del folk, secondo un atteggiamento chiaramente lo-fi.

Come non concludere sottolineando il grande impegno di Riccardo, Elisa e Claudio nell’essere riusciti a organizzare questa mini tourneeè che vedrà impegnati i Northern in altre due date ravvicinate. Bello, accogliente il locale e sempre stupendo immergersi in un mondo britpop che ha caratterizzato la nostra crescita e passione musicale e che è stato in grado di unire persone così diverse, ma accomunate da identiche istanze musicali, soprattutto nell’approccio al disco, al concerto, alla scena. E a 35/37 o 45 anni si può ancora chiudere gli occhi, inserire un disco dell’epoca nel lettore cd, pardon mp3 e tornare a ballare come fossimo a Camden.