Il mio 2016 e i propositi per l’anno nuovo! Buon 2017 a tutti i miei lettori

Vado anch’io a scrivere per gli amici del blog e ovviamente per chiunque abbia piacere a leggermi, un sunto personale di questo 2016.

Dovrei dire che, allargando l’orizzonte e uscendo dal mio guscio, non si è trattato certo di una stagione facile o rassicurante. Una situazione sempre più instabile dal punto di vista sociale ed economico sta in qualche modo condizionando il nostro sentire quotidiano e soprattutto le aspettative per il futuro. Non si vede purtroppo una deriva al pericolo del terrorismo, e con esso la paura generalizzata si sta diffondendo, così come una certa ansia per il futuro.

Sono discorsi troppo grandi, io spero solo che la gente non smetta di perdere il sorriso e la fiducia, cercando sempre di andare avanti a testa alta, nonostante i tanti problemi.

Io nel mio piccolo voglio provare a farlo, come fatto per l’anno appena trascorso. Non posso definirlo a livello individuale un anno negativo, quello no, ma certamente intenso e complicato da gestire.

Mi sono successe molte cose, alcune le ho in qualche modo indirizzate, prendendomi dei seri rischi, però finora il mio bilancio è positivo. Ho cambiato lavoro dopo 8 anni e questo fatto è stato molto rilevante, perchè pur operando nel medesimo settore, questa mia scelta di cambiamento ha di fatto stravolto la mia esistenza, determinando la rinuncia ad abitudini consolidate, oltre che una sicurezza oramai acquisita per la lunga militanza.

Non è stato facile, ho lasciato il sorriso di tanti ragazzi ospitati nelle comunità, che ancora mi vogliono bene e mi chiamano, ho lasciato buoni colleghi e in alcuni casi veri amici.

Eppure sentivo che era il momento giusto per osare, per andarmene da un posto in cui, nel bene e nel male, ormai viaggiavo a occhi chiusi, e buttarmi in un’avventura stimolante ma che sapevo già in partenza avrebbe comportato un grande dispendio di energie, soprattutto mentali, con la presa in carico di un incarico (scusate il gioco di parole) di maggiore responsabilità.

Tutto si è tradotto in una ritrovata gratificazione e una giusta dose di soddisfazione dopo tanto aver seminato, ma è indubbio che sia andato a scapito di un periodo più stressante che mi ha assorbito molto, togliendo inevitabilmente spazio ad altri interessi o comunque limitandolo. In pratica ho scritto poco, e quella che era (ed è da sempre) una passione che si stava pure accompagnando a buoni riscontri, tra libri pubblicati e collaborazioni anche prestigiose con testate nazionali, è diventata ormai un’occupazione a latere, molto marginale purtroppo, sia per il poco tempo obbiettivamente a disposizione, sia per la stanchezza accumulata che mi ha impedito negli ultimi mesi di riprendere con regolarità le mie belle abitudini. So già che si tratta di un periodo di transizione. La voglia e la motivazione ancora mi guidano e non mi hanno abbandonato.

Era però necessario in questi primi 8 mesi dedicarmi in toto, anche più del dovuto, ma proprio perchè l’ho voluto io, nessuno me l’ha imposto, alla mia nuova realtà lavorativa. Io poi cerco sempre di operare secondo il mio stile… come dice qualcuno “educatori si nasce”, e anche se ora sono responsabile di unità operativa e referente di un’altra comunità, in un contesto molto più grande rispetto a dove avevo sempre lavorato, non ho smarrito le mie caratteristiche. Non riesco a percepire le mura in cui lavoro come “istituzionali”, mi piace sempre pensare che certe strutture che accolgono soggetti con le patologie più disparate, dall’autismo alla schizofrenia, dagli innesti psichiatrici alle turbe del comportamento, debbano rappresentare dei poli famigliari, degli approdi felici per persone in difficoltà.

E sono contento di averci sempre visto giusto, dacchè mi sono laureato ormai quasi 15 anni fa, scegliendo di lavorare con realtà attentissime da questo punto di vista, in cui non solo eticamente ci si comporta secondo coscienza, ma proprio si riversa qualcosa in più, direi quasi affetto, verso l’altro, se non fosse che potrei essere “accusato” di essere un inguaribile idealista romantico.

Non me ne vergogno, così fosse, e anzi, rivendico queste qualità; mi dispiace che anche nel 2016 siano saliti agli onori della cronaca tanti episodi incresciosi che riguardano il mondo socio-sanitario: per me è inaudito che soggetti simili a quelli che abbiamo conosciuto in tv possano anche solo rimettere piede nel luogo di lavoro. Ci vogliono misure drastiche, altrochè.

Va beh, poi non c’è stato solo il lavoro, ovvio… Proprio nel 2016 io e mia moglie ci siamo concessi due momenti di vacanza. Siamo tornati nella splendida Puglia (terra d’origine della mia dolce metà) e abbiamo soggiornato per la prima volta in una Polignano a Mare da sogno, per poi visitare tanti altri luoghi bellissimi. Eravamo a casa, così ci siamo sentiti, come sempre d’altronde quando scendiamo.

A novembre invece siamo stati a Roma e, per quanto se ne vogliano mettere in luce negli ultimi tempi solo brutture e disservizi, per noi resta sempre una città unica, la più bella del Mondo!

Tornando a questioni più personali, quest’anno nonostante appunto abbia “trascurato” la mia attività parallela di scrittore, ho avuto comunque buone soddisfazioni. Per la prima volta, dopo 4 libri pubblicati con una casa editrice “vera”, di quelle che vendono libri e ti corrispondono i diritti d’autore, ho deciso per un progetto particolare, di saggistica sportiva, di affidarmi ai servizi on demand, autopubblicandomi con la piattaforma Youcanprint. Devo dire che finora sono stato ripagato, visto che il libro sta vendendo regolarmente, che sono uscite recensioni anche su riviste nazionali e che in generale è stato apprezzato da chi lo ha letto o lo sta facendo. Il tutto senza avere avuto ancora la possibilità di presentarlo in maniera ufficiale.

Ho presentato poi in alcune circostanze i miei libri “vecchi”, addirittura in un’occasione sono stato invitato a parlare del mio primissimo libro, il romanzo Verrà il tempo per noi, edito da Nulla die ormai 5 anni fa! Mi ha fatto un enorme piacere, perchè è una storia che sento ancora molto vicino, seppure avessi iniziato a scriverla tanti anni fa, ben prima di proporla agli editori.

Anche Revolution 90 l’ho presentato di nuovo nel 2016, in una bellissima serata letteraria dalle mie parti, nel veronese. E’ stata una delle più riuscite degli ultimi anni, e sono felice di poterlo dire, grazie anche all’impegno dello storico e giornalista Francesco Occhi e delle sorelle Moira e Angelica Cappellari.

Poi su questo progetto sono stato intervistato in radio nazionali e, insomma, credo che con tutti i pregi e i difetti che possa aver avuto il mio saggio sulla musica italiana degli anni ’90, sia anche grazie ad esso che io sia arrivato ad aver la possibilità di figurare tra i giurati dell’ambito premio Tenco, dedicato ai migliori dischi ed esponenti della musica d’autore italiana.

Sono stato segnalato e accolto nel grande ma allo stesso tempo esclusivo Club e per me, che appunto non opero a tempo pieno in ambito musicale, è stato assolutamente un motivo di orgoglio. E’ stato bellissimo contribuire, con ascolti e giudizi, andare al Teatro Ariston a  Sanremo, assistere a uno spettacolo che meriterebbe maggiore esposizione mediatica, conoscere tante belle persone del settore, musicisti e non.

Anche per questo non voglio smettere di scrivere di musica, ma più in generale delle mie passioni. Ho una nuova storia che aspetta solo di essere tradotta in parole su carta (e come vedete, le parole… non mi mancano 🙂  ), e il momento è finalmente arrivato.

E’ un carburante per la mia esistenza, un’urgenza, qualcosa che mi piace accostare alla parte più razionale di me, al lavoro principale e agli impegni quotidiani. Lo stesso vale per il teatro, in cui per di più posso condividere il percorso con una persona speciale, mia moglie Maria Teresa (anche se chi mi legge la conosce meglio come Mary).

Proprio lei, Mary, assieme alla mia famiglia e agli amici più cari, rappresenta ciò che ho di più importante.

Mi sembrano lontanissimi, per fortuna, i periodi più bui della mia vita, quelli in cui ho letteralmente lottato per “rimanere”, nel 2012 e 2013. Ho superato due brutte malattie grazie al tanto amore ricevuto. Le medicine, le cure e infine l’operazione erano necessarie e i medici che mi hanno seguito non hanno sbagliato nulla, nemmeno nei momenti più delicati, ma fondamentale è stata anche la mia predisposizione d’animo, la mia forza interiore, come mi hanno sempre detto. E questa mi deriva solo dall’amore che ricevo nelle sue varie forme.

Rimango sempre all’erta… tradotto: faccio controlli periodici e resto coi piedi per terra ma di fatto, visto che di bilancio si tratta, il 2016 dal punto di vista della salute è filato liscio, e mi ha lasciato inoltre in dote per il 2017 una grandissima speranza che a un certo punto mi sono imposto (e con me mia moglie) non fosse del tutto spenta.

E ora davvero abbiamo un motivo in più, molto valido, per augurarci che il 2017 alle porte sia un buon anno.

Ed è quello che, dal profondo del mio cuore, voglio allargare a tutti voi… che sia un 2017 in grado di regalarvi gioia e tranquillità.

a presto

G.G.

Finalmente è uscito il mio quinto libro “Stelle comete nel mondo del calcio”

E’ uscito da pochissimo – in pratica da due giorni –  il mio nuovo libro, il quinto, intitolato “Stelle Comete nel mondo del calcio”.

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Come avrete capito, per la prima volta mi sono cimentato in un saggio che trattasse tematiche sportive, legate al calcio nello specifico, e in un certo senso è stato un percorso naturale, visto che da tanti anni mi ritrovo a scriverne.

La mia avventura giornalistica è iniziata ormai tantissimi anni fa, all’incirca nel 1996, quando entrai in contatto con l’allora direttore del mensile “Calcio dilettante” Andrea Nocini. Per un paio d’anni vi collaborai, trattando già al tempo storie di calciatori (della mia provincia o regione, quindi Veneto, visto che vengo da Verona) che si erano affacciati ai piani alti del professionismo, per poi rientrare nei ranghi.

Pur intraprendendo altre strade professionali, tra collaborazioni con radio e in altri ambiti, soprattutto musicali, non mi sono mai staccato dall’idea di scrivere di calcio. E dopo una prima pubblicazione ufficiale con un romanzo di narrativa (“Verrà il tempo per noi”, Nulla die Edizioni), sono poi usciti altri tre miei lavori che rispecchiavano un po’ di più la mia inclinazione al raccontare, approfondire, mettere in ordine.

Ma un libro di questo tenore sul calcio non l’avevo mai realizzato, e visto che sul sito del Guerin Sportivo (storica rivista per cui scrivo a fasi alterne dal 2010) e sul magazine sportivo Il Nuovo Calcio, avevo già dedicato tanto spazio alle vicende di calciatori che per un motivo o per l’altro non erano riusciti a brillare in tutto il loro talento (rimanendo delle “Stelle comete”), ho pensato bene di ampliare quell’argomento (dal mio punto di vista affascinante e intrigante), ricavandone un manoscritto corposo.

Ho in pratica recuperato molte schede di calciatori che già erano state pubblicate nel corso della rubrica “Stelle comete”, riaggiornandole, visto che alcune le avevo scritto 3 campionati fa, e integrandole con altre del tutto inedite, anche pescando da campionati esteri o dal passato di questo sport.

Insomma, materiale ne avevo parecchio, lo stesso che periodicamente mi veniva richiesto da alcuni miei lettori affezionati della rubrica, che confidavano in una ripresa della stessa. Ho pensato in effetti che avrei potuto proporre un seguito sul sito, ma poi anche certe linee editoriali sono cambiate con la nuova direzione. In second’ordine, di fatto ho stipulato col mio editore un contratto che prevede una prelazione di Nulla die su tutte le mie opere future.

Ho un buonissimo rapporto con Salvatore Giordano, deus ex machina della casa editrice, e già un paio d’anni fa, mi diede ulteriore fiducia, pubblicando due miei volumi di saggistica musicale, nonostante in catalogo mancasse una collana dedicata alla musica.

Un azzardo che credo di essere riuscito a contenere e a giustificare, visto che con Revolution 90 e Rock’n Words sono giunti dei riscontri e diverse partecipazioni a contesti musicali nazionali.

Tuttavia, mi sono reso conto che la pubblicazione di un libro molto tecnico sul calcio, per un argomento di nicchia, sarebbe stata difficile per il mio editore che, in modo molto sincero, mi aveva profilato da subito l’eventualità che non ci fossero le condizioni per dargli uno sbocco editoriale.

Ho provato a proporlo in giro, a tre case editrici medio grande, che apprezzo e leggo molto, che si occupano di saggistica sportiva o che hanno comunque in catalogo libri a tema calcistico.

Senza far nomi, una di queste – il cui editore mi conosceva e apprezzava per ciò che scrivo di calcio – mi ha molto concretamente detto che il distributore per primo lo aveva ampiamente scoraggiato in merito a una cospicua resa economica di un libro simile, aggiungendo tra l’altro che un manuale stupendo che aveva anni prima pubblicato – e che io conservo gelosamente- non era stato acquistato nemmeno dalle famiglie dei giovani calciatori di cui si era tracciato un profilo. Questo per dire che lo ritenevano un investimento a perdere.

Stessa frase sentita da un altro editore che stimo, che da anni a quanto pare aveva sospeso le pubblicazioni di questo genere.

Ammetto – e solo pochissime persone della mia cerchia ne erano al corrente- di essere stato in stretto contatto con un editor influente di una grossa casa editrice, il quale sosteneva la mia “causa”, avendone apprezzato la tematica, ma alla fine non se n’è fatto nulla, perchè nel frattempo erano cambiate mooolte cose in seno a quel marchio.

Mi sarebbe piaciuto – come penso a tutti – alla soglia dei 40 anni e con 4 pubblicazioni ufficiali e “free” alle spalle (chi conosce il gergo editoriale sa di cosa parlo) provare l’esperienza di una pubblicazione con una big, ma realisticamente devo anche prendere atto di un mercato che sembra poco rischiare, specie in merito a temi, sì di calcio, ma magari lontani da come viene inteso oggidì.

Sono consapevole di aver fatto del mio meglio e mi spiaceva lasciare tutto nel cassetto, e allora ho voluto mettermi in gioco, optando per l’autopubblicazione, e affidandomi nella fattispecie alla piattaforma Youcanprint, che reputo la migliore in assoluto in questo campo.

Non mi sento per nulla penalizzato finora, per come abbiamo lavorato al libro, con un buon feedback da parte dei collaboratori di YCP, rispetto a una pubblicazione “normale”.

Anche perchè, e questo è facile constatarlo, in effetti da un anno a questa parte, tutti i libri usciti che trattassero di calcio (e io ne leggo tanti) sono in pratica biografie o autobiografie camuffate (che spesso non sono altro che interviste lunghe realizzate da un giornalista) del grosso nome in voga, ma che poco solleticano il palato di chi si attende di scoprire qualcosa, di trovare curiosità o di conoscere storie poco note di questo sfavillante mondo.

E poi, molto più semplicemente, il mio libro è già facilmente ordinabile nelle principali piattaforme digitali, nei più noti bookstore, tra l’altro in versione sia cartacea che in ebook (e anche questa è una novità rilevante e che mi stuzzica, visto che dei miei precedenti libri non esiste una versione digitale) e quindi se uno vuole, il modo di acquistarlo e leggerlo lo trova!

Anche il discorso della promozione è relativo e cambiato molto negli anni: a meno che non si pubblichi con Mondadori, Rizzoli, Feltrinelli, Einaudi o pochi altri nomi, essere fisicamente presenti negli scaffali delle librerie è molto difficile, a meno che non si instauri un rapporto fiduciario con alcune di esse, magari finendo in qualche grossa catena o viceversa in qualche libreria indipendente (alcuni eroi esistono e resistono ancora). Il discorso si allargherebbe giocoforza alla distribuzione, ma qui teniamo valido quanto accennato qualche riga più su in merito al parere di uno di loro sull’effettiva vendibilità di un’opera come quella che ho proposto.

Quindi, a maggior ragione, vedrò di mettermi in gioco e darmi da fare!

Se siete arrivati fino a qui significa che la cosa vi ha interessato, e tutta questa premessa non era per giustificare un mio momentaneo passaggio al selfpublishing, ma anzi è stata fatta perchè credo molto nel mio libro, nelle motivazioni che mi hanno indotto a realizzarlo e al suo significato: cioè di assegnare valore anche a molti calciatori che avrebbero potuto segnare un’epoca ma che per motivi diversi non lo hanno fatto. E’ una sorta di what if, di slinding doors – visto che racconto, anche intrecciandole, vicende di giocatori emersi nello stesso periodo e momento, in cui uno poi diventa campione e l’altro no.

Sono molti nomi, alcuni notissimi, come Adriano, Coco, Morfeo, Deisler, Van der Meyde, Meroni, Vendrame, altri sicuramente meno conosciuti e appartenenti al rango di promesse giovanili non mantenute come gli ex Palloni d’Oro Under 20 Lamptey, Adiyiah, Caio o gente le cui storie sono significative come Freddy Adu, Foquinha, Macina, Chiumiento, Montano, Mannari, o gli ex cesenati Bernacci e Comandini.

Insomma, sarebbero da citare tutti e io ho preferito soltanto dirvene una minimissima parte di tutti quelli che potete trovare raccontati in “Stelle comete nel mondo del calcio”.

Qui sotto vi lascio i link per accedere ai principali vari siti, in cui è possibile acquistarlo.

http://www.youcanprint.it/index.php?option=com_chronocontact&chronoformname=risultati_ricerca_generale&Itemid=95

http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=gianni+gardon+libri

http://www.ibs.it/libri/GARDON+GIANNI/libri+di+GARDON+GIANNI.html

I primi frutti di tanto lavoro: dopo il convegno a Firenze sulla musica indipendente, domenica 4 presenterò al MEI di Faenza il mio quarto libro “Rock’n Words”

Mi rendo conto che è da un bel po’ di tempo che non scrivo di “cose personali” in questo blog, utilizzandolo (tra l’altro con una frequenza molto ridotta rispetto agli anni precedenti) tutt’al più per condividere alcuni miei articoli che pubblico on line su vari siti o eventi ai quali ho partecipato. Non è stata una scelta “a tavolino” la mia: semplicemente il tempo da potervi dedicare si era come compresso nell’ultimo periodo. Il lavoro in struttura mi impegna molto, e anche le altre attività extra che nel tempo si sono – come dire – moltiplicate. Si scrive di più, insomma,anzichè no, ma lo si fa in altre circostanze, per riviste, siti, o cercando il più possibile di procedere con la realizzazione di manoscritti, i quali poi si spera potranno diventare veri e propri libri.

Nel 2015 ho in pratica raccolto un po’ i frutti, o forse sto iniziando a farlo ora, di quanto seminato nel biennio precedente. A livello letterario, quindi, sono molto impegnato con le mie due ultime, ravvicinate (oltre che correlate) pubblicazioni, entrambe di saggistica musicale: “Revolution 90” e “Rock ‘n Words”, usciti come i miei due precedenti “Verrà il tempo per noi” (romanzo di narrativa) e “Pinguini di carta” (raccolta di testi) per “Nulla die Edizioni” di Massimiliano e Salvatore Giordano. rispettivamente nel 2014 e a giugno 2015.

Ho terminato da un po’ anche un saggio sulla mia “vera” materia, il calcio, una raccolta di ritratti di atleti di questo sport (di varie epoche e nazionalità) che, per un motivo o per l’altro, non sono riusciti a mantenere le grosse aspettative che c’erano su di loro.  Ho preso spunto per questo mio nuovo lavoro da una fortunata rubrica che tenni per qualche tempo sul “Guerin Sportivo”, testata per cui collaboro, chiamata “Stelle Comete”.

Quindi, ho rimesso mano alle schede e alle minibiografie già pubblicate, eventualmente riattualizzandole, integrando il tutto con molte altre storie, cercando così di dare un quadro più esaustivo e ricco dell’argomento preso in esame. Penso di aver scritto un buon lavoro, senz’altro ricercato e di un qualche interesse almeno per gli appassionati sportivi… pertanto, la mia “attesa scrittevole” è riposta qui al momento.

Ho in cantiere poi due progetti diversi: riprendere in mano un soggetto per un nuovo romanzo (ammetto che avrei voglia di cimentarmi con una nuova storia di narrativa, sperando di mettere a frutto quel po’ di esperienza maturata nel frattempo in questi anni, e data inoltre da moltissime letture) e dedicarmi a una nuova opera di saggistica, in questo caso però legata all’attualità.

Proprio per questo mi sa che dovrei riordinare le priorità e mettermi al lavoro per raccogliere materiale in tal senso, perchè sarebbe il momento giusto: scrivere di questi artisti – che per mantenere un po’ di suspence non nominerò –  oltretutto considerando che sono persone che stimo molto e che ho avuto modo di conoscere benissimo negli anni; quindi di informazioni anche “esclusive” o comunque inedite ne avrei, proprio per conoscenza diretta. Vedremo! Il problema è il solito, il tempo! Però, solitamente quando mi ci metto, poi divento molto “vorace” di parole, e lo scrivere fluisce quasi da sè. Con 4 libri pubblicati in 4 anni e uno già terminato credo di essere stato sin troppo prolifico in fondo 🙂

Poi si fa ogni cosa con passione, si scrive perchè si ha un bisogno, un’esigenza, un’urgenza, che poi genera irrimediabilmente altra urgenza, cioè quella di comunicare ciò che hai scritto. Nel mio caso non è più una questione “narcisistica” (e se lo è stata in parte, lo è stata solo inevitabilmente all’inizio, quando è innegabile faccia un certo effetto vedere il proprio nome e cognome stampato su una copertina e il proprio lavoro in uno scaffale di una libreria), anzi, forse in questo senso non me la sono mai “goduta” fino in fondo, e quando raggiungo un risultato che mi ero prefissato, mi vien naturale pensare al prossimo step. E’ una questione caratteriale, non è che sono uno scontento cronico… sono sicuramente soddisfatto di quanto fatto finora ma sono una persona che ambisce sempre a qualcos’altro, che cerca di arrivare altrove, dove ancora non è arrivato.

Più che le vendite che, se paragonate ai bestsellers sono veramente risibili, ma in fondo lo sono ugualmente, se si considera che per arrivare a camparci bisogna proprio fare il botto o mille altre attività collaterali, a inorgoglirmi e a incitarmi a proseguire sono le occasioni di incontro con persone che ti stimano per quello che scrivi, o ancora meglio, per quello che sei. Nel mio caso mi fa molto piacere quando mi dicono che il mio stile è riconoscibile, non lo vedo assolutamente come un limite, e se ci penso è strano perchè avendo scritto un romanzo, una silloge, un saggio romanzato e un saggio con interviste e approfondimenti – quindi opere profondamente differenti –  è un fatto direi inusuale. Anche nella vita però sono così, non riesco a fare una cosa sola, perchè io per primo sono “tante cose”, abbastanza mutevole o forse più semplicemente “un curioso” per natura. Ciò mi incita a continuare, a voler sempre progredire, conoscere, sapere, per provare a migliorarsi.

Dicevo delle occasioni di incontri…  proprio lo scorso weekend, accompagnato dalla mia splendida moglie Mary (che mi asseconda seguendo la mia inclinazione, a volte faticando a starmi dietro, con tutto ciò che mi frulla per la testa e relativi progetti), sono stato a Firenze, nella splendida cornice di Villa Strozzi. L’occasione era ghiotta, una “due giorni” interamente dedicata alla musica e alla cultura indipendente della scena toscana, e fiorentina in particolare. Ero inserito in cartellone per presentare il mio “Rock ‘n Words” nel quale ho intervistato tantissimi esponenti della scena rock italiana tout court. Ho avuto modo di conoscere persone davvero influenti della musica italiana recente, membri storici di band come Litfiba, C.S.I., produttori, manager, editori, giornalisti, soprattutto tanti appassionati della musica che amo. E’ stato bellissimo stare in mezzo a loro, e poter intervenire a mia volta al convegno per presentare la mia opera. Tra le varie persone mi ha fatto immenso piacere conoscere finalmente di persona Giordano Sangiorgi, patron del MEI, bellissima manifestazione ventennale che si tiene a Faenza sul mondo della musica indipendente italiana (che ho intervistato fra gli altri proprio nel mio libro, e che in pratica mi ha messo in contatto con quelli dell’organizzazione qui a Firenze) e Bruno Casini, il primo storico manager dei Litfiba, i migliori, quelli della storica prima formazione. Bruno è stato il promotore della manifestazione fiorentina e si è mostrato una persona affabilissima, disponibile, con l’entusiasmo di un ragazzino, nonostante sia da decenni che opera in questo mondo.

E domenica 4 ottobre, quindi fra 3 giorni, avrò modo di presentare il mio libro proprio al MEI di Faenza, e per me sarà un’emozione davvero particolare. Al MEI ci sono stato in molte occasioni, era per me un po’ come andare al luna park, con tutta quella musica live, quei dischi spesso introvabili (delle etichette indipendenti, la cui rassegna è in pratica interamente dedicata), quei libri, le biografie, i saggi, i gadget, le bancarelle, i convegni, i molteplici incontri, le scoperte!

E’ vero che quest’anno avevo in mano la carta giusta e così ho provato a giocarmela dal momento in cui avevo, come detto, intervistato anche il patron Sangiorgi. Poi nel libro avevo fatto intervenire anche Federico Guglielmi, uno dei massimi critici di musica rock in Italia, lo stesso che poi,con mia grandissima soddisfazione, mi aveva coinvolto come giurato per l’assegnazione del PIMI 2015, targa speciale che va consegnata nei giorni del MEI (1-4 ottobre quest’anno) al miglior disco indipendente italiano dell’anno. Insomma, c’erano i presupposti per essere inserito nel programmone degli eventi, e così è andata. E se comunque il grande Guglielmi, impegnatissimo in simultanea con altri incontri, mi ha detto che gradirebbe intervenire sul palco per dire due parole, nel momento in cui mi è stato chiesto di indicare un nome di giornalista come possibile mio interlocutore, non c’ho pensato un attimo!

Ho subito fatto il nome di Riccardo Cavrioli, uno dei miei migliori amici, con cui in 20 anni ho condiviso un numero ormai non più quantificabile di eventi, concerti, momenti da ricordare. Una persona che non solo è di diritto tra quelle che contano nella mia vita – è stato anche fra i miei testimoni di nozze 🙂 – , ma anche un grandissimo esperto di musica, con una competenza incredibile. In pratica iniziammo insieme, in una radio locale, ma un po’ di strada evidentemente l’abbiamo fatta da allora, senza perdere di vista la nostra realtà quotidiana, senza voli pindarici, ma sempre procedendo a piccoli passi.

E quindi mi emoziona sapere che, proprio noi che per tanti anni ci ritrovavamo a girare come trottole impazzite tra i padiglioni e i gli spazi del MEI ad assistere a premiazioni, presentazioni ecc, ora saremo “dall’altra parte”: lui come giornalista a intervistare me come autore! Anche per questo, comunque vada, so già che per me “sarà un successo”, e un momento che rimarrà impresso… uno di quei motivi per cui dico che vale ancora la pena scrivere e raccontare.

Tanti progetti stanno vedendo la luce. E’ un periodo per me di grande positività e produttività

Mi rendo conto che è da un po’ che non uso questo blog a mo’ di diario. A pensarci bene forse non l’ho mai utilizzato davvero così, eccezion fatta per quando mi sono ritrovato in pessime condizioni di salute e allora diveniva quasi una valvola di sfogo condividere le paure ma soprattutto le mie speranze con i lettori.

Ultimamente però il tempo si era ridotto anche solo per aggiornarlo come si deve e, se da una parte mi fa piacere che le visualizzazioni si attestino comunque sulle mie medie, non subendo bruschi ridimensionamenti nei periodi di mia prolungata assenza, dall’altra avrei voglia di riprendere questo strumento e postare con cadenza più frequente.

Il fatto, ne parlavo proprio ieri con un mio amico, è che in questo periodo di ritrovata salute (tocco ferro ma ormai è da un anno che, con le cure giuste, non ho più avuto problemi) oltre ad aver ripreso sempre a miglior ritmo il mio lavoro principale, quello di educatore in una struttura per disabili, ho ripreso a scrivere molto e fare altro, ampliando così il numero delle mie collaborazioni.

E tra poco le cose aumenteranno ancora, per questo ho voluto fare un sunto e scriverne qui, per mettere un po’ d’ordine, promettendomi però di non abbandonare questo spazio, che in fin dei conti è mio e solo mio. Qui in teoria non devo render conto a nessuno, se non ai miei lettori, per i quali nutrirò sempre rispetto, visto che probabilmente qualcosa da me giustamente si aspettano!

Parto dal lavoro, che ormai da tanti anni svolgo, pur avendo cambiato diversi ambiti, nel settore socio-sanitario e didattico, da quando mi sono laureato nel lontano (ahimè) 2002! Ho quasi 38 anni e, nonostante gli inevitabili momenti di stanca, perchè è indubbio che lavorare sempre a stretto contatto con realtà “difficili” se da una parte ti gratifica e ti rinforza, dall’altra anche un po’ ti toglie in termini di energia, finendo per logorarti.

Dicevo, a parte la stanchezza fisiologica che può far capolino a periodi,  mi rendo conto di avere tantissime motivazioni! Amo il mio lavoro, non potrei farne a meno e cerco sempre di metterci il massimo. Lo so, è importante trovare nuovi stimoli, non fossilizzarsi, in primis proprio per senso etico nei confronti di chi dobbiamo assistere, ma anche per noi stessi, per non perdere di vista il senso del nostro operare, per non spegnersi.

Da parte mia, con tutti i difetti (e ne ho molti!) che posso avere, di certo posso affermare che sono sempre sorretto da tanto sano, genuino entusiasmo, lo stesso che mi ha aiutato notevolmente anche nei periodi di grossa difficoltà, quando sono stato a lungo in ospedale.

Riguardo alla scrittura, beh, anche lì ciò che mi muove è principalmente la passione!

Inutile negarlo: se dovesse progredire al punto di doverle giocoforza dedicarle più tempo a scapito di altro, vorrò dire che avrò preso una piega magari voluta ma certo inaspettata.

Non lo dico per falsa modestia, ma voglio essere realista. Scrivere prima di tutto mi piace, mi fa stare bene e finchè non avrò il cosiddetto “blocco dello scrittore” credo andrò avanti a buttare su carta (immagine ormai metaforica!) le mie storie.

Già, le storie! Mi piacerebbe di fatto tornare a scriverne una, ad ampio respiro, come piace a me. come era successo quando ebbi l’intuizione, tanti anni fa, di provare ad allargare l’idea che mi balenava in mente e che ruotava attorno a un gruppo di adolescenti di provincia che sognavano in grande per il loro futuro, sorretti dall’amore per la musica.

Quel sogno è diventato per me “Verrà il tempo per noi”, il mio primo romanzo, che a 4 anni dall’uscita avrò modo e occasione di presentare nuovamente in pubblico grazie all’interesse e alla disponibilità di un’Associazione Culturale lombarda, guidata da Ivano Mingotti. Grazie davvero, ci vediamo ad Arese l’8 Aprile, ormai ci siamo!

Quello per ora è rimasto un episodio isolato della mia esperienza da autore, perchè nonostante avessi quasi subito un altro soggetto di narrativa da sviluppare, un tema portante dal quale partire, un po’ gli eventi mi hanno portato altrove. Già il successivo “Pinguini di carta” era un progetto anomalo, una raccolta di miei testi poi trasformati in un reading teatrale/musicale che ho avuto modo di portare in scena con mia grande soddisfazione.

Subentrata poi la malattia, e superata, mI rendo conto che questa ha finito inconsapevolmente per “condizionare” le mie scelte future, perchè riflettendo su molte cose, ha dato il via ai miei successivi due libri.

Ho sempre amato la musica, fin da piccolo, e poi ho avuto modo di iniziare a lavorare in una radio locale all’università con il mio migliore amico Riccardo, lui sì un espertissimo delle sette note. La faccio breve ma di strada ne abbiamo fatta e ho voluto condensare (anche) quell’esperienza esaltante, di crescita umana e professionale, di formazione e di vita, in “Revolution 90”, un saggio musicale “sui generis”, più che altro si tratta di un viaggio a ritroso negli anni belli e spensierati, pieni di dubbi  e di slanci emotivi, dell’adolescenza.

I riscontri che il libro, uscito come i precedenti per “Nulla die” edizioni, sta ottenendo mi stanno un po’ spiazzando, lo ammetto! Non si parla di grossi numeri, che comunque allo stato attuale non conosco, ma del feedback di tanti appassionati  che un po’ si sono riconosciuti nelle descrizioni di un’epoca segnata da certi dischi e certe canzoni, e che hanno finito così per condividere le mie emozioni. Stanno uscendo anche diverse recensioni e segnalazioni, anche da parte di riviste nazionali di un certo “peso”, le stesse che da lettore consumavo, sfogliavo avidamente alla ricerca di qualche nome nuovo, di qualche disco da ascoltare.

La cosa che più mi fa piacere è che i vari recensori abbiano per lo più compreso il significato del mio lavoro, ciò che volevo comunicare, al di là dei giudizi sulle schede degli album che possono essere condivisibili oppure no, perchè quando compi una scelta come la mia, di inserire 101 dischi significativi di un decennio,rischi sempre di scontentare qualcuno. Ma in linea di massima appunto le critiche finora sono per lo più positive e di questo ringrazio ovviamente coloro che mi hanno dato fiducia.

Grazie ai lettori soprattutto! Tra poco con grande piacere annuncerò l’uscita del suo volume gemello:“Rock ‘n Words”, in cui ho proseguito il mio lavoro di recupero di un’epoca mitica, che io ho avuto l’opportunità di vivere in prima persona, sia come ascoltatore che, nel mio piccolo, come addetto ai lavori. Ho intervistato veramente tanti esponenti della miglior musica (rock e dintorni) italiana: non solo artisti e musicisti, ma anche autorevoli giornalisti, discografici, addetti come organizzatori di eventi, produttori e fotografi.

Non vedo l’ora che sia in libreria! Poi ho terminato un progetto che mi auguro avrà anch’esso uno sbocco editoriale, molto ambizioso. Ho tenuto per un po’ di tempo per il sito del Guerin Sportivo (storica rivista con la quale, con mia grande soddisfazione, collaboro da quasi 5 anni) una rubrica chiamata “Stelle Comete” in cui tratteggiavo ritratti di giocatori che per i motivi più svariati hanno brillato solo per poco tempo, non mantenendo appieno le promesse. Sollecitato da alcuni lettori che mi chiedevano se mai ci sarebbe stato un seguito, ho pensato bene alcuni mesi fa di “andare oltre”, integrando quelle schede, nel frattempo aggiornate, con dei testi inediti. Così facendo ne è uscito un quadro molto composito, visto che ho provato a spaziare tra le varie epoche storiche, mettendoci tutta la mia passione e anche la mia competenza.

Da diversi mesi, rimanendo in campi calcistici, ho avviato anche una rubrica con il mensile “Il Nuovo Calcio”, dove ripercorro in ogni numero la storia delle squadre che hanno rivoluzionato questo sport, spesso segnando un’epoca. Sono argomenti che adoro, che sento nelle mie corde e ringrazio davvero il direttore Ferretto per la fiducia e l’opportunità di cimentarmi da giornalista con un tema così vasto e importante.

E poi, ultimo ma non in ordine di importanza, da qualche settimana ho iniziato una collaborazione con il sito musicale di Troublezine. Da anni ci scrive (ma non solo, fa molto di più) il già citato amico Riccardo, il quale ha pensato bene un giorno di coinvolgermi in questa bella avventura. Sapeva che il mio tempo è un po’ limitato per i miei molti impegni ma il cuore mi ha spinto ad accettare al volo! Ricky non solo è un amico, è una persona speciale a cui voglio bene, con cui ho condiviso una fetta importante della mia vita e, senza esagerare, alcuni dei momenti più belli. Mi è sempre stato vicino, anche nel giorno più importante, quando mi sono sposato con la mia stupenda Mary e lui era uno dei miei testimoni di nozze! Aver l’opportunità di scrivere assieme, di collaborare al suo progetto, di parlare della musica che più amo mi ha convinto a impegnarmi anche su questo fronte. E finora ci stiamo proprio divertendo! E poi Riccardo ho voluto anche coinvolgerlo in “Revolution 90”, dove oltre a comparire in vari “amarcord”, quelle sezioni personali in cui raccontavo degli aneddoti legati ad alcuni particolari dischi, gli ho affidato pure la prefazione. Il risultato, come immaginavo, è stato molto apprezzato!

E per non farci mancare niente, tra un mese circa tornerò anche al mio primo amore, quello per la radio, visto che riprenderò i programmi a Yastaradio, grazie al mitico amico Dalse! Continuerò con la mia trasmissione “Out of Time”, dove ho piena libertà di azione ma ho in mente anche altre idee, magari di realizzare un programma a tema, vedremo!

La radio mi dà modo di esprimermi attraverso la musica che sento più mia, ma mi piace mantenere lo spirito delle “radio libere”, parlando con l’interlocutore, affrontando talvolta argomenti extramusicali, senza pretese nozionistiche ma giusto per condividere qualcosa  che reputo importante. Anche fosse “semplicemente” musica, mi piace condire i pezzi con informazioni curiose, divertenti o anche solo ripassandone la storia, l’origine.

E’ in cantiere (ma è un’idea piuttosto concreta, conoscendo la natura operativa del fondatore) il progetto da parte di una persona che conosco da relativamente poco ma che già mi ha contagiato col suo spirito, di aprire una nuova webradio. Sapendo della mia esperienza in questo campo, mi ha chiesto un “aiuto”. Ovviamente sono stato molto sincero con lui, dicendogli che, se a livello tecnico mi reputo “un cane”, parlo proprio di mixer, software ecc, come spaker, autore o organizzatore invece avrei potuto dare una mano. Quindi, prepariamoci per una nuova avventura!

A volte mi dicono che dovrei fermarmi, specie alla luce dei due anni trascorsi tra problemi di salute e quant’altro, ma è anche vero che proprio in quei momenti difficili, oltre all’innegabile, incommensurabile, amore della mia famiglia e di quella magnifica ragazza che sarebbe diventata mia moglie, è stata proprio la mia compulsività, la mia voglia di continuare a scrivere, di sentirmi in sostanza vivo ad aiutarmi a uscire da quella situazione e a riprendermi con tutta la forza possibile!

Quindi vedrò di condensare tutte queste cose belle e di cercare il giusto equilibrio per stare bene e vivere in serenità, facendo le attività che più mi piacciono. Lo devo a tante persone che mi seguono e mi vogliono bene, ma lo devo soprattutto a me stesso.

Un abbraccio forte! A prestissimo!

Gianni

dal sito di Troublezine il mio articolo celebrativo su Richey James Edwards

Da poco ho avuto il piacere e l’onore di iniziare una collaborazione con l’interessantissimo sito musicale Troblezine, su imbeccata e richiesta del mio storico amico Riccardo Cavrioli, redattore dello stesso e collaboratore della storica rivista musicale “Rockerilla”.

Avrò modo di scrivere della musica che più amo, occupandomi di volta in volta di recensioni, con predilizione per i gruppi di area indie italiana, ma soprattutto curando a mio piacimento una rubrica su alcuni miei eroi musicali degli anni ’90, materia già affrontata nel mio saggio a tema “Revolution ’90”.

Questa carrellata di ritratti di artisti che hanno segnato i miei ascolti e la mia crescita musicale riguarderà gente magari non tra la più nota in certi ambiti (niente Kurt Cobain, Liam Gallagher, Damon Albarn, Eddie Vedder per capirci) ma non perchè determinati artisti divenuti simbolo del loro tempo non abbiano contato molto per me, anzi, ma proprio perchè volevo omaggiare personaggi forse di minore impatto per le masse ma ugualmente imprescindibili.

Ho voluto iniziare con il mitico chitarrista dei Manic Street Preachers, quel Richey James Edwards, che proprio 20 anni, febbraio 1995, decise di scomparire per sempre, lasciando un vuoto incolmabile dietro di sè.

richey 1

Linko qui di seguito l’indirizzo al mio articolo sul sito di Troublezine… buona lettura!

http://www.troublezine.it/columns/20053/90s-memories-richey-james-edwards

Rock alternativo anni ’90: Disciplinatha

Quando decisi di mettermi all’opera su un lavoro di recupero della musica italiana degli anni ’90, sapevo bene che sarei andato incontro anche a critiche, specie in merito ai nomi degli esclusi. In un primo momento la mia opera doveva riguardare solo un certo tipo di rock, o comunque gruppi e artisti di area cosiddetta “alternativa”, includendo nella lista anche esponenti – in quegli anni assai numerosi e meritevoli di almeno una citazione – di folk, posse, hip hop. Poi le cose si sono evolute e alla fine “Revolution ‘90”, pur mantenendo intatto il suo spirito, è diventato qualcos’altro, di più ampio, ma anche di più “commestibile”, avendo io trattato anche artisti di fascia mainstream, della spesso sbertucciata musica leggera italiana (che però in quel decennio seppe raggiungere grandi vette non solo di popolarità e vendite).
Insomma, giocoforza, ho dovuto compiere delle scelte, in alcuni casi molto dolorose, e nell’introduzione ho cercato pure di spiegare certe motivazioni.
Il grande Riccardo Cavrioli, grande esperto e appassionato di rock (anche) italiano, e che con me ha condiviso tantissimi concerti in giro per l’Italia all’epoca, tanti programmi radiofonici ed esperienze, più volte ha sottolineato, non sempre ironicamente, come almeno un gruppo non dovesse rimanere fuori… e difatti il nome dei Disciplinatha non compare nella mia lista! Scherzi a parte, è innegabile quanto il gruppo di Cristiano Santini abbia significato, ben prima degli anni ’90, quando comparvero sulla scena bolognese all’insegna di un noise rock scurissimo, nei suoni come nei contenuti, con testi che seppero toccare le corde di chiunque vi si approcciasse. Più che toccare le corde, ai più scioccarono letteralmente le liriche della band, così pregne di messaggi fascisti, accompagnati da un’iconografia esplicita che molto contrastava con l’immaginario dell’epoca, più legato agli ambienti di sinistra. Di fatto, col senno di poi, quando i Disciplinatha esordirono con “Abbiamo pazientato 40 anni. Ora basta!”, non andavano poi tanto lontano dai corregionali CCCCP-Fedeli alla Linea, nell’amplificare un’estetica (seppur antitetica a quella proposta e rivisitata dai reggiani) e subliminandola, facendone arte in musica. Ma erano forse “troppo” oltraggiosi e politicamente scorretti per essere compresi, non solo apprezzati. L’amico Ricky invece, poi bravissimo collaboratore di Rockerilla e Troublezine, ne fu colpito enormemente, sapendone cogliere lati nascosti e messaggi che andassero oltre l’apparenza. Di fatto un rock senza compromessi, duro e a tratti, almeno per il sottoscritto, poco digeribile. Mi facevano “paura”, e questo fu pretesto di imperitura presa per il culo da parte di Riccardo nei miei confronti. In realtà avevo 14 anni all’epoca e anche se apprezzavo Nirvana,Alice in Chains e altri gruppi di certo non conosciuti per la loro allegria e spensieratezza, sentire testi in italiano così cruenti e diretti mi incuteva timore. Le cose cambiarono decisamente con “Primigenia”, album della maturità e di una nuova consapevolezza, non solo musicale e autoriale. Affiancati ai gruppi dell’allora nascente Consorzio, ne furono in realtà guida spirituale e gruppo di punta, proprio per i gloriosi trascorsi di pochi anni prima. Nel ’96 i tempi erano maturi anche per abbandonare scomode etichette, che credo alla fine abbiano più che altro nuociuto alla loro promettente carriera. “Primigenia” si palesa come un album composito, dove le anime di un gruppo alquanto variegato si fondono insieme egregiamente e dove la rabbia e il furore sono spesso e volentieri accompagnati dalla poesia e da una sorta di inedito candore, davvero improponibile fino a un lustro prima. Grandissimi i Disciplinatha, peccato averli rivalutati tardi, quando furono tra i protagonisti di “Materiale Resistente”, grande e significativo progetto del Cpi in memoria della Resistenza, a 50 anni dalla fine della guerra. Conobbi poi anche il gigante Santini, proprio con Ricky, guarda caso, in un’edizione del Mei, quando ormai già era a capo dei Lunacy box, gruppo dalle forti tinte elettro-dark, sulla scia di band come Nine Inch Nails. Alla voce quella che sarebbe diventata un’amica, Lorenza, ora impegnata assieme al sodale Govind Khurana, ex Edel, nella gestione dell’interessante etichetta indipendente New Model Label. Santini è un produttore affermato, e un affamato di suoni e suggestioni, oggi come allora, una grande mente pensante. Recuperare “Primigenia”, in cui si sentono ruggiti ma anche spiragli di psichedelica, in una sorta di art rock credibile cantato in italiano (una formula che poi ritrovai in alcune canzoni dei miei idoli Scisma), è un dovere per tutti gli amanti della buona musica italiana. E se avete occasione, andate a vedervi lo splendido documentario a loro dedicato, in cui veramente si potranno conoscere tutti i loro segreti, le loro spinte motivazionali, le loro istanze, ciò che li ha convinti a osare in un periodo non ancora recettivo e florido per coloro che volevano ottenere qualcosa di diverso dalla musica che non fosse un semplice sottofondo.

Nel tratteggiare un bilancio personale dell’anno che se ne sta andando, auguro a tutti voi un buon 2015!!!

Anche quest’anno voglio congedarmi dal 2014, salutando i miei lettori e condividendo qualcosa di mio, che non siano i numeri del blog o quant’altro (per quanto piacere possano fare anche quel tipo di riscontri). Preferisco accomiatarmi e rimandarvi all’anno prossimo con qualcosa di più personale, con un resoconto che sia in qualche modo veritiero e sincero.

Innanzitutto ci tengo a ringraziare di cuore tutti coloro che da anni fedelmente mi seguono. Magari i commenti si sono un po’ diradati in questo anno rispetto al recente passato, però di contro ho notato con piacere che il numero di cosiddetti “followers” è aumentato esponenzialmente e questo credo sia frutto della semina di questi anni, della passione in quello che faccio, e perchè no?, anche della coerenza. In fondo chi ha imparato a conoscermi sa cosa può trovare qui dentro, e quindi specialmente articoli o pensieri riguardanti i miei campi di competenza, siano essi lo sport o la musica, con qualche escursione nell’attualità, e ultimamente, unita a una frequentazione del cinema che è tornata assidua come un tempo, anche delle frequenti recensioni di film, complice il mio ritorno al cineforum di Cerea, che non frequentavo da molto tempo.

Poi, ogni tanto, mi piace aggiornare il blog con qualcosa di strettamente personale, perchè in fondo questo è uno spazio libero, totalmente indipendente, e solo ed esclusivamente mio, quindi può capitare ancora che mi dilunghi in qualche incursione nella mia sfera più privata, anche se per fortuna le notizie relative alla mia salute si sono stabilizzate (perchè di fatto, grazie a Dio, questo 2014 l’ho trascorso all’insegna di un ritrovato benessere fisico dopo due anni di forti traversie!).

Il 2014 è stato indubbiamente un anno di rivoluzioni, e non lo dico solo alludendo al titolo della mia ultima fatica letteraria (“Revolution ’90”) ma proprio perchè la mia vita è totalmente cambiata in questi 12 mesi, soprattutto perchè… mi sono sposato con la mia Mary. Come saprete, il tutto si sarebbe dovuto svolgere a settembre del 2013, non fosse appunto che una malattia mi stava mettendo letteralmente alle corde, fino alla decisione inevitabile di rimandare le nozze già fissate da tempo. Tornato in salute, anche se sotto cura perenne, abbiamo finalmente ripreso coraggio e con esso, ripresa la corsa verso la nostra meta, che si è concretizzata a luglio di quest’anno. Pur sicurissimo dei miei sentimenti e di un rapporto di coppia consolidato nel tempo e, se vogliamo, cementificato dal dolore della malattia, per me si trattava di una svolta, dovendo cambiare letteralmente vita, come capita a tutti coloro che si sposano o vanno a convivere. Non ho davvero mai messo in discussione questa nostra volontà nei mesi che ci separavano dal matrimonio, ma pur conoscendo a fondo una persona, non la si smette mai di scoprire, e una convivenza in questo senso è molto diversa da una frequentazione “da fidanzati”. Mi sentivo pronto, sia anagraficamente (!), visto che ho 37 anni, sia soprattutto perchè sono sicuro di ciò che provo per la mia donna, e di essere totalmente ricambiato nell’amore da lei. Sono passati… solo??? già??? 6 mesi circa (scadranno il 5 gennaio, proprio il giorno del compleanno di Mary) e il bilancio è estremamente positivo, nonostante si debba trovare il giusto equilibrio tra le parti, tra orari di lavoro che spesso non combaciano ecc.

Di sicuro la nostra accogliente casa, fatta a nostra immagine e somiglianza, è diventata nostro rifugio sicuro!

La mia famiglia mi è sempre molto vicina, e non solo da un punto di vista meramente geografico (sono andato ad abitare a una ventina di km dal mio paese d’origine) ma soprattutto col cuore: con mia mamma, i miei due fratelli e mia sorella, ho un legame davvero forte. Insieme abbiamo superato tanti difficoltà, specie da quando (nel 2015 saranno ben 10 anni, come vola il tempo!) mio papà non fa più parte della famiglia. Siamo andati avanti e ci siamo uniti ancora di più.

A livello lavorativo, non è stato facile riprendere la mia attività di educatore formatore. Venivo da ben 7 mesi di forzato riposo nel 2013, da maggio per l’esattezza, quando venni per la prima volta ricoverato. In tutto furono alla fine ben 4 mesi di ospedale con in mezzo delle complicazioni sulla malattia che stavo curando, con conseguente necessario e improvviso intervento chirurgico, piuttosto delicato, fino alla successiva lunga degenza e il periodo di recupero. Insomma, tornai operativo al lavoro solo a gennaio del 2014, in maniera graduale perchè le precauzioni, nonostante stessi bene, erano veramente tante da parte dei molti medici che mi avevano seguito e dei miei stessi datori di lavoro. Devo dire che il difficile era abituarsi anche psicologicamente alla mia nuova condizione, una volta superata la tempesta. Posso dire, dopo un anno, che le cose veramente stanno prendendo una piega positiva, con la terapia stabilizzata, con il cortisone che, da dosaggi elevatissimi che mi avevano molto gonfiato, finalmente sta scendendo, in modo che così stia riuscendo – anche grazie a tanta ginnastica e a una dieta integrativa per compensare l’utilizzo di alcuni farmaci – a recuperare la mia piena efficienza e forma fisica. Nonostante l’estetica non sia tutto, superata la paura, ci tenevo pure a tornare gradualmente al mio aspetto e alle mie facoltà, anche se realisticamente so che qualche piccola restrizione comunque ce l’avrò, sia a livello fisico (non potrò più scalare le mie adorate montagne, ad esempio, dovendomi ora limitare a passeggiate meno impervie) che a livello alimentare. Poi i 20 anni non torneranno più, ma se per quello nemmeno i… 30 e allora meglio godersi con serenità quello che si ha e si è, e io in questo non mi lamento di certo!

La cosa più positiva comunque è, che a parte una settimana in cui sono stato leggermente influenzato, ad aprile, nei giorni vicini alla triste morte della mia cara nonna Pierina, in questo 2014 non ho mai timbrato malattia al lavoro, segno tangibile che le cose stanno virando finalmente per il verso giusto… era ora sinceramente! Certo, le precauzioni rimangono e l’attenzione alta, specie in bassa stagione, ma mi sento più forte e questa ritrovata fiducia ed energia si è trasformata in entusiasmo che ho profuso al massimo nel mio lavoro. Non che negli anni precedenti avessi perso questo aspetto della mia personalità ma sono felice di essere riuscito a trasmettere questo anche sul lavoro, perchè io ci tengo a dare sempre il massimo e volevo dimostrare che ce l’avrei fatta a tornare come prima, dando il mio apporto in ogni occasione.

Infine ho scritto molto nel 2014, e questo tratto in fondo non mi aveva mai abbandonato nemmeno nei momenti più difficili della degenza ospedaliera, anzi, all’epoca la scrittura fu di immenso sconforto tra quelle mura d’ospedale. Non vado poi molto lontano dalla realtà quando affermo che gran parte di quello che sarebbe diventato “Revolution ’90” (e che diventerà “Rock’ n Words”, visto che i due libri appartenevano in origine a un unico progetto, diviso successivamente in due parti) l’ho concepito proprio su un letto, ricoverato nei vari reparti d’ospedale che mi hanno accolto e curato. E’ stato a tutti gli effetti così, e il 2014 ha visto concretizzarsi quelle mie intuizioni. “Revolution ’90″è il mio terzo libro pubblicato, sempre per Nulla die edizioni (a proposito, durante il mio viaggio di nozze, trascorso in Sicilia, ho finalmente avuto modo in una bella giornata assolata di fine settembre di conoscere Salvatore Giordano, il “factotum” di questa bella realtà editoriale), e il progetto sicuramente più ambizioso. Tanti altri sono in cantiere, tanto che oltre a scrivere nuovi saggi, ho un’idea concreta per il nuovo romanzo di narrativa, e porterò inoltre avanti con soddisfazione le collaborazioni con due riviste nazionali: il “Guerin Sportivo” e “Il Nuovo Calcio”. Nel 2015 ufficializzerò inoltre l’avvio della mia attività di editor. Mi occuperò di servizi editoriali, in parole povere, ma presto sarà attivo un mio sito dove sarà disponibile ogni informazione al riguardo.

Non so sinceramente dove trovo tutta questa energia. A volte vorrei davvero fermarmi, riflettere un po’, anche per non disperdere quello che si è fatto o raccolto lungo la strada… godermi le piccole cose, invece finisco sempre per proiettarmi su ciò che deve ancora accadere, così rischiando di non valorizzare appieno quello che nel frattempo si è ottenuto. Ma è più forte di me, non so se il tutto possa essere tradotto con una voglia insaziabile di nuovi stimoli (io sono davvero già contentissimo di ciò che ho!); credo sia semplicemente una passione, una cosa che mi sgorga spontanea dal cuore e dall’anima, non so nemmeno se giusta o sbagliata. So solo che contribuisce a farmi stare bene, e tanto mi basta per assecondare questa mia indole.

Terminato questo lungo papiro, non mi resta davvero che salutarvi, stringendovi tutti in un virtuale, ma non per questo meno caldo, abbraccio! Tantissimi auguri di un felice anno nuovo, che il 2015 possa portarvi soprattutto serenità ma anche tanta gioia da poter condividere con le persone a cui volete bene.