Lega Pro: festeggiano Pro Vercelli e Frosinone. Infranti i sogni di Lecce (per la seconda volta consecutiva in finale playoff) e Sud Tirol

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Si sono infranti sul più bello i sogni promozione di Lecce e Alto Adige, che sono usciti sconfitte nell’impegno decisivo dei playoff rispettivamente contro Frosinone e Pro Vercelli. Onore ai vincitori, niente da eccepire sulla loro affermazione. I laziali per gran parte del torneo hanno messo in mostra grandi doti, tecniche ma anche agonistiche e uno spirito di gruppo imperniato anche su molti giocatori fatti in casa, protagonisti negli ultimi anni di exploit veri a livello giovanile, con vittorie nel campionato Beretti. Tecnico dei giovani frusinati era proprio Stellone, ex punta di valore, che centrando una storica promozione in serie B, è entrato di diritto tra i grandi del club. Ne ha fatto le spese il più titolato Lecce, che per il secondo anno consecutivo (dopo lo stesso epilogo patito contro il Carpi), deve cedere l’onore delle armi a una matricola. La squadra di patron Tesoro, capitanata in campo dall’enfant du pays, Fabrizio Miccoli, giunto nel suo Salento dopo il brusco allontanamento – più o meno volontario dal mondo del calcio ad alti livelli – seguito alle sue infauste dichiarazioni contro Falcone, nonostante un indubbio tasso qualitativo della sua rosa, non è riuscita a imporre blasone, esperienza e ambizione sui rivali. Nel girone A, ammetto di aver seguito con particolare trepidazione gli esiti di questi playoff, non nascondendo la mia simpatia per i biancorossi altoatesini. La Pro Vercelli però non ha rubato proprio nulla, anzi, ha mantenuto inalterato il gap già evidenziato in campionato non solo con il Sud Tirol, ma pure con le altre compagini, se è vero che la promozione diretta in serie B è sfumata proprio sul filo di lana, anche se a mio avviso era stata più che altro l’Entella a rischiare di buttare una promozione che sembrava quasi acquisita con grande anticipo.

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La Pro torna in B dopo soli due campionati, con un parco giocatori rinnovato ma composto anche da alcune pedine già presenti nella trionfale cavalcata precedente. Vedremo se la permanenza in categoria sarà obiettivo fattibile: gli ingredienti ci sono tutti per stabilizzarsi nel calcio che conta e per far sì che non si tratti di una felice parentesi, di un episodio isolato come accaduto un paio di stagioni fa. Dell’Alto Adige rimarrà comunque impresso nella memoria il formidabile cammino percorso nel girone di ritorno e più in generale un convinto pensiero che si rafforza di anno in anno, al pari di una crescita tecnica e societaria sotto gli occhi di tutti. La squadra altoatesina, con sede a Bressanone, ma emanazione di tutta un’area fino a pochi anni fa incontaminata (anche) a livello calcistico, e non solo naturalistico, è ormai una solida realtà, credibile a questi livelli, e pare che dopo aver raggiunto i playoff, consolidarsi in Lega Pro e, anzi, tentare il grande salto, con ulteriore salto di qualità, possa diventare obiettivo concreto. Quest’anno la rosa allestita per mister Rastelli era di grande qualità, composta com’era in un giusto mix tra “vecchi” (il capitano Hannes Fink, bolzanino doc e Alex Pederzoli, l’ex talento di casa Juve, tornato dopo l’oblio del calcio scommesse es subito leader riconosciuto in mezzo al campo), giocatori “di categoria” (Tagliani, Turchetta, Martin, Bassoli, Iacoponi) e giovani emergenti di sicuro avvenire (da Minesso, grande innesto di gennaio, all’ex palermitano Vassallo, dal difensore Cappelletti al bomber Corazza, una delle rivelazioni dell’intero campionato). Ciò non è bastato per sovvertire i pronostici, che vedevano partire avvantaggiata nel doppio confronto la corazzata Pro Vercelli, ma ha dato il là a un futuro ancora più radioso per la squadra di Bolzano.

Focus Lega Pro! Prima Girone A: Crollo Cremonese, risale la Pro Vercelli che aggancia l’Entella. Girone B: ammucchiata in vetta, ma si rialzano le quotazioni del Lecce. In seconda continua il sogno della matricola Real Vicenza, ma occhio al Bassano; nel B conservano i pronostici le big Cosenza, Teramo e Casertana.

Come ogni anno sto seguendo con interesse e attenzione le vicende della Lega Pro, la terza e la quarta serie italiana. Un anno particolare, di transizione, ma altresì fondamentale per ridefinire certe gerarchie nel sistema calcio, ma soprattutto per stabilire un po’ di ordine in mezzo a crisi economiche che investono ogni anno decine di squadre, che vedono così vanificate spesso nei tribunali i risultati ottenuti sul campo. Inutile elencare i tanti casi di fallimenti visti negli anni: era inevitabile una riforma, a questo punto epocale, perché dall’anno prossimo come risaputo verrà soppressa una categoria, in pratica, con l’accorpamento in un’unica grande Lega Pro, che tornerà ad essere come la vecchia serie C. In Lega Pro prima divisione quindi torneo anomalo, privo di retrocessioni e con la prima metà delle classificate tutte potenzialmente in lizza per la promozione tra i cadetti, dopo i play off (solo la prima classificata dei due gironi andrà direttamente in B). Per rendere comunque appetibile il torneo per la seconda metà delle classificate ci saranno incentivi legate alla posizione in classifica e all’utilizzo dei giovani.

Entella, prima in classifica in LEGA PRO prima divisione Gir. A

Entella, prima in classifica in LEGA PRO prima divisione Gir. A

Più complesso il discorso relativo alla Seconda Divisione, categoria come detto destinata a scomparire. Qui le prime 8 rimarranno in serie C, le altre retrocederanno tutte in D, quindi sarà vera battaglia, anche se dalla nona alla dodicesima classificata verranno disputati i playoff e una di queste rimarrà in terza serie.

Un bel colpo tra l’altro sarà rappresentato dalle vincenti dei gironi di serie D, visto che in pratica le promosse faranno una sorta di doppio salto, arrivando a un passo dalla cadetteria. Insomma, una stagione che rimarrà unica e che sta dando indicazioni importanti, anche se siamo all’inizio in fondo e anche chi era partito malissimo, come la corazzata Lecce, ancora scossa psicologicamente dopo la sconfitta ai playoff quest’estate contro il Carpi, può rientrare nel giro promozione grazie a questo meccanismo. Una riforma che viene in un momento storico comunque particolare, dove davvero molti giocatori realisticamente preferiscono accasarsi in una D dignitosa ma salda da un punto di vista economico, piuttosto che fare il professionista in una società di C in difficoltà, visto poi come a fine anno – o nel peggiore dei casi, anche durante la stagione stessa, visti i casi passati di penalizzazioni o addirittura ritiri in corso – i nodi vengono sempre al pettine. Ne ho intervistati diversi di giocatori impegnati nelle categorie dilettantistiche che mi hanno confermato una verità ormai lampante: la differenza tecnica o di visibilità tra una buona serie D e una Lega Pro è davvero ridotta ai minimi termini, forse solo legata ad un’ottica di un professionismo che in D non è reale, ma in pratica è come lo fosse, considerando che è risaputo che i giocatori percepiscano qualcosa in più di un semplice simbolico “rimborso spese”, pur essendoci ovviamente differenze tra caso e caso.

Il blasonato Pisa, dopo il playoff perso l'anno scorso contro il Latina, ci riprova con una squadra largamente rinnovata e ringiovanita

Il blasonato Pisa, dopo il playoff perso l’anno scorso contro il Latina, ci riprova con una squadra largamente rinnovata e ringiovanita

Nel girone A della Lega Pro Prima Divisione, la super favorita (ma lo è da almeno tre stagioni ormai) Cremonese è entrata ufficialmente in crisi dopo la nuova sconfitta; ora la distanza che la separa dalle capolista Entella e Pro Vercelli comincia ad essere cospicua. Se l’Entella sta confermando i buoni pronostici estivi, e sta proseguendo il suo imperioso percorso di crescita iniziato due stagioni fa, la squadra di Vercelli, retrocessa mestamente pochi mesi fa dalla B di gara in gara sta ritrovando entusiasmo e rinnovata voglia di stupire. Io tuttavia se dovessi scommettere qualche euro, lo punterei sul gruppo dei giovani dell’Albinoleffe che, sul lungo cammino, credo abbia le qualità tecniche per tornare in B, dopo la rovinosa caduta e lo scandalo delle scommesse, che ha visto coinvolti molti giocatori passati di qua negli anni. L’opera di de purificazione iniziata l’anno scorso potrebbe continuare quest’anno con un grande exploit. Credo che pure il Vicenza e il Sud Tirol abbiano i mezzi per risalire in classifica e inserirsi tra le prime 8 in modo da disputare i playoff promozione. Più equilibrato e sinceramente ricco di interpreti di valore il girone B. A parte la rivelazione Pontedera, che ormai quasi non fa più notizia, davanti l’ammucchiata è interessante e vede coinvolta squadroni come Pisa, Frosinone  – a mio avviso sulla carta la compagine più forte e completa in tutti i reparti, con elementi esperti e giovani ben mixati da un tecnico di sicuro avvenire come l’ex bomber di Napoli e Torino Stellone – L’Aquila, con potenziali inserimenti di altre corazzate come Catanzaro, Perugia e il più attardato Lecce in grande spolvero nelle ultime due partite.

In Seconda Divisione grande duello nel girone A tra la nobile decaduta Monza, attrezzatissima per un campionato di vertice e la sorpresissima Real Vicenza, matricola assoluta della categoria, che vuole in qualche modo ribaltare le gerarchie cittadine. Di gara in gara, di risultato in risultato, è tutto un susseguirsi in classifica e un gioco al rialzo, col quotato Bassano minaccioso e vicinissimo in classifica. Nel B, occhio ai grandi nomi ritrovati, come il Cosenza, grande favorito della vigilia, deciso a ritornare in categorie più consone alla sua storia, dopo un decennio davvero nefasto, al cospetto invece degli anni ’80 e ’90 quando i rossoblu con il mitico Marulla facevano faville in serie B, arrivando a un passo dalla massima serie.

Oltre ai calabresi, stanno disputando un grande campionato anche un ritrovato Teramo, ancora imbattuto dopo 10 turni (5 vittorie e 5 pareggi) e la Casertana, altra società stanca di rincorrere categorie e decisa a tornare a grandi livelli, come la sua storica tifoseria meriterebbe.

Un gran bel serbatoio quello della Lega Pro, da salvaguardare e pensiamo che, seppur dolorosa, la soppressione di una categoria sia inevitabile per garantire ancora maggiore coesione e competitività. E’ tuttavia un crudele specchio dei tempi, di una crisi economica che invade anche le sfere del calcio, con un impoverimento generale, che dal campo (già il trend delle ultime stagioni della serie A testimonia come il tempo del “campionato più bello del mondo” sia un ricordo ormai lontano, con i migliori campioni che facevano la fila per venire a giocare da noi) si sposta inevitabilmente anche nelle scrivanie e negli uffici delle società di calcio. Se pensate che c’è stato un tempo non lontano (fino alla stagione ‘90/’91)che vedeva impegnati ben due gironi di C/1 e quattro (!) di C/2 capirete che qualcosa, molto è cambiato anche nel “dorato” mondo pallonaro.

Il talentuoso Carraro riparte dal Gavorrano: sarà svolta vera o l’ultima chance per dimostrare il suo valore?

Più volte ho citato Federico Carraro nei miei articoli sui talenti giovanili, e non per una fissa mia o perchè, essendo veneto come me, lo seguo da tanti anni nel suo percorso calcistico, ma semplicemente perchè ne ho sempre intravisto doti tecniche superiori, da “campione”, come certificavano le ripetute soddisfazioni avute con la maglia viola della Fiorentina o delle rappresentative azzurre, di cui è sempre stato, sin dall’Under 16, uno dei leader, dei trascinatori. Sì, è un ’92 e mi direte che,  di quella stessa annata, in serie A sta furoreggiando colui che ne divideva gli onori in campo con l’Italia, vale a dire El Shaarawy, che non si esagera nel ritenere il miglior giocatore sinora espresso della serie A 2012/2013.

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Carraro, dopo aver incantato molti e vinto trofei in serie da giovane, oltre che aver condotto l’Italia Under 17 quasi in semifinale ai Mondiali di categoria, sembrava pronto per il grande salto, dopo aver esordito in A con Prandelli allenatore. Due anni fa il suo passaggio al Modena, dove mise insieme davvero pochi spiccioli di partite, e da lì la discesa a Vercelli, dove avrebbe ritrovato il compagno d’attacco di tante annate giovanili fiorentine, quel Iemmello che invece in Lega Pro stava dando un grande contributo a una Pro in forte ascesa, lanciata verso la tanto desiderata promozione in B.

Quest’anno Carraro ripartiva da una Pro Vercelli rinfrancata dal successo dell’anno scorso, ma pure palesemente in difficoltà nell’allestire una compagine in grado di salvarsi. Scarso, zero il contributo di Federico, che con la sua gracilità e la sua tecnica fine a sè stessa e non al servizio della squadra (a Vercelli quest’anno con Braghin prima e Camolese poi, si deve necessariamente prima guardare alla sostanza) fatica enormemente a emergere, a mostrare le sue vere doti.

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Che manchi a Carraro la vis pugnandi è risaputo; ha sempre preferito giocare di fino, piccoli tocchi, precisi, lanci calibrati, calci di punizione a giro, insomma, un giocatore “bello a vedersi” ma per alcuni allenatori evidentemente poco utile, se è vero che la Pro ne sancisce la prematura bocciatura a metà stagione. Così la Fiorentina, che ancora crede in lui, ma ha bisogno di vederne i progressi da professionista, opta per una svolta, facendogli fare un doppio salto all’indietro, mandandolo in prestito al Gavorrano, società grossetana di Lega Pro seconda. Inimmaginabile per chi lo vedeva duettare solo 3 anni fa in Nazionale con il Faraone, pensare che tra i due ci potessero essere tre categorie di differenza, ma i fatti, i numeri – impietosi nel caso di Carraro e splendidi in quello di El Shaarawy – dicono così, chiaro e tondo. Unica cosa che può consolare chi ancora lo aspetta a una consacrazione, è che al Gavorrano Federico ritroverà come mister quel Renato Buso che per anni in viola è stato il suo mentore, il suo allenatore, colui che lo ha sempre esaltato e messo nelle migliori condizioni per emergere in tutto il suo talento. Che sia la sua ultima chance è difficile prevederlo: certo, la salita può essere davvero dura, quasi impossibile, ma quel “quasi” induce a pensare che, riottenuta una consona fiducia nei propri mezzi, il ragazzo ce la possa fare a militare in squadre più blasonate del pur rispettabile Gavorrano.

Serie B al giro di boa: ecco i 10 giocatori che si sono messi più in luce in questo girone d’andata

Giunti alla lunga pausa invernale, e dopo uno stretto giro di boa del campionato in corso, ecco i dieci giocatori che maggiormente si sono messi in luce sinora in serie B, trascinando spesso e volentieri le proprie squadre.

Un campionato, quello cadetto, sempre interessante ma mai come quest’anno in grado di lanciare tanti elementi interessanti, giovani in cerca di ribalta e squadre capaci di mostrare un calcio all’ insegna di una qualità di gioco di livello superiore, penso alle corazzate Livorno e Sassuolo in primis ma anche a squadre meno attrezzate ma sbarazzine al punto giusto come Juve Stabia, Cittadella, Ascoli o l’Empoli che miracolosamente sta risalendo posizioni su posizioni, fino a insidiare le squadre più blasonate in lizza per i playoff. Ci si aspettava di più dall’Hellas la cui bontà e superiorità della rosa è pressoché lampante ma non sempre in B basta ad ammazzare i campionati. In difficoltà le matricole, la gloriosa Pro Vercelli e il Lanciano, seppur in ripresa. Così così Spezia e Padova, male la Reggina, così come le retrocesse dalla massima serie Cesena e Novara, ma si sa che il campionato è lungo e c’è tutto il tempo per rimediare e per sovvertire i pronostici.

TOP 10 SERIE B

Missiroli del Sassuolo: un lusso per la B

Missiroli del Sassuolo: un lusso per la B

1-      MISSIROLI autentico califfo per la categoria, a 26 anni è ormai prontissimo per la serie A, dopo i timidi approcci tra Reggina, dove è cresciuto e Cagliari. Pagato a peso d’oro l’anno scorso dal Sassuolo, sta trascinando i compagni a una storica promozione, con giocate raffinate in mezzo al campo, una tecnica cristallina in grado di risaltare sempre e la giusta personalità e cattiveria. Ideale raccordo tra una mediana guidata sapientemente dal capitano Magnanelli e l’attacco atomico che vede emergere di gara in gara giovani come Boakye e Berardi.

Siligardi, stagione boom al Livorno

Siligardi, stagione boom al Livorno

2-      SILIGARDI dopo le prodezze con le giovanili dell’Inter, quando furoreggiava nel trio offensivo con Balotelli e Biabiany, finalmente a 24 anni suonati e dopo aver un po’ deluso in serie A a Bologna, si è riproposto alla grande in Toscana dove, a suon di gol e autentiche prodezze, è divenuto il beniamino del pubblico del Picchi. Potenza, la giusta convinzione e una superiorità tecnica che gli consentono giocate mai banali e spesso vincenti. Con Paulinho e Dionisi compone il miglior terzetto d’attacco del campionato ma il segreto della splendida stagione dei labronici è soprattutto lui.

il fantasista dell'Empoli Saponara, pronto per incantare in serie A

il fantasista dell’Empoli Saponara, pronto per incantare in serie A

3-      SAPONARA da tempo gli esperti di calcio giovanile lo annoverano tra i migliori prospetti in assoluto del calcio italiano e a mio avviso non si sbagliano. Questa è la stagione della consacrazione per il fantasista dell’Empoli, cresciuto nel Ravenna, un ’91 che gioca da veterano, in grado di innescare i vecchi leoni Tavano e Maccarone e di far sognare con giocate e dribbling d’alta scuola, mai fini a sé stessi, ma anzi spesso e volentieri risolutori. Quando consegna un passaggio vincente, esulta come avesse fatto gol, ma d’altronde le sue giocate sono davvero efficaci. Una sorta di Luis Figo dei tempi nostri.

4-      CACIA il miglior bomber della categoria, ben 81 gol in B nella sua carriera, nella quale però non ha mai convinto salendo di gradino. Ma per l’ Hellas conta avere nelle proprie fila un attaccante di questa levatura, in grado di capitalizzare al massimo le occasioni che gli capitano. Spietato, astuto, pratico, spesso spettacolare.

5-      BOAKYE già l’anno scorso, a 18 anni seppe stupire, giocando regolarmente e segnando bei gol ma è quest’anno che il ghanese, cresciuto nel Genoa, dove ha esordito “bambino”, sta sfoderando quelle doti che lo fanno avvicinare addirittura a Samuel Eto’o. Veloce, razionale, concreto, segna gol di destro e di sinistro, di testa, al volo. Un vasto repertorio di colpi che ne fanno a nemmeno 20 anni un potenziale campione, sul quale c’è già sotto la Juventus, giunta in anticipo sulle pretendenti sempre più numerose

6-      ZAZA punta mobile, preziosa, compatta, sempre imprevedibile. E pensare che a 21 anni sembrava un talento non realizzato pienamente, considerate le belle premesse di Bergamo, quando furoreggiava in avanti con la maglia dell’Atalanta Primavera. Finito alla Sampdoria e tagliati i lunghi capelli, si intristì senza emergere e nel doppio prestito tra Juve Stabia e Viareggio (quindi in Lega Pro) solo a sprazzi aveva incantato. Ma la stoffa è rimasta inalterata, così come la voglia di stupire… ed eccolo quindi trascinatore assoluto di un Ascoli, tra le squadre rivelazioni del torneo.

7-      LAZAREVIC freccia modenese, agile e veloce come non mai, padrone dei propri mezzi come invece non gli era riuscito del tutto nelle precedenti esperienze cadette al Torino e al Padova. Lo sloveno, classe ’90, è un altro gioiello uscito dalle giovanili del Genoa. Quest’anno ha trovato il ruolo giusto, guastatore offensivo delle fasce, non ancora concreto in zona gol ma zanzara pungente per le difese avversarie, oltre che assist man perfetto per il redivivo Ardemagni, il Fernando Torres italiano.

8-      FARIAS il brasiliano del Padova sta esplodendo in tutto il suo talento, dopo che sin dalle giovanili del Chievo sta facendo parlare di sé come devastante punta esterna. Di anno in anno sta migliorando in zona gol, dove predilige arrivare dopo lunghe e solitarie fughe palla al piede. Maturo e posato, non il classico brasiliano come impostazione, sembra più un Europeo (e d’altronde è in Italia da quando ha 16 anni). Nella stagione in chiaro scuro dei patavini rappresenta il fiore all’occhiello e probabilmente la certezza da cui ripartire

9-      JORGINHO il giovane regista italo brasiliano, pescato giovanissimo dall’Hellas Verona è il miglior centrocampista del campionato, quello più promettente e sempre positivo pur tra gli alti e bassi della squadra scaligera. Di recente convocato da Mangia, appare un predestinato, per come sa già guidare la squadra, per la considerazione di un tecnico esigente come Mandorlini, per come si è imposto in prima squadra al cospetto di califfi come Hallfredsson e Bacinovic. Ne risentiremo parlare a lungo

10-   SANSOVINI nella stagione iniziata da favorita, seppur arrivando dalla Lega Pro, e proseguita un po’ a tentoni fino a stabilizzarsi nel calderone delle squadre in lotta per i play off, una certezza assoluta per lo Spezia è rappresentata dal suo attaccante e capitano Sansovini, che si sta confermando bomber e uomo simbolo della squadra, un po’ come gli successe un anno fa a Pescara. Inutile dire come finì la stagione scorsa per gli abruzzesi, ma spesso si tende – esaltando giustamente i giovani Verratti, Insigne e Immobile,ora protagonisti di altri palcoscenici, più prestigiosi – a sottovalutare il grande apporto dato proprio dall’esperto fantasista ora in forza ai liguri. Capocannoniere della serie B in corso, sempre positivo e minaccioso nelle aree avversarie: a quasi 34 anni sta vivendo una seconda giovinezza.

Due destini incrociati: la storia di El Shaarawy e Carraro, i due migliori ’92 del calcio italiano

Analizzando uno degli inizi di campionato più malinconici – per non dire deprimenti – della storia recente del Milan, è impossibile non notare come, in una situazione obbiettivamente complicata, stia emergendo in maniera prepotente tutto il talento di Stephen El Shaarawy, non solo stella conclamata dei rossoneri orfani di Ibra e Thiago Silva ma, a mio avviso, uno dei migliori ’92 del panorama calcistico mondiale. Eppure per chi mastica calcio giovanile, non dovrebbe più di tanto stupire il clamoroso exploit del Faraone, per quanto siano sempre molte le incognite nel caso di giovani campioncini nel passaggio tra i Professionisti.

Ciò che colpisce dell’italo-egiziano è la grande maturità dimostrata in campo, di partita in partita, la forte personalità e la capacità di assumersi le responsabilità in un momento difficile come quello che sta attraversando il Milan, fino a diventare nel momento in cui scrivo, il capocannoniere solitario della serie A.

Io conosco il giovane attaccante dai tempi del suo precocissimo esordio in serie A, a 16 anni con la gloriosa maglia del Genoa, nel  quale, lui savonese, è cresciuto calcisticamente. Da sempre nelle nazionali azzurre, anche nel fornito serbatoio rossoblu Stephan ha sempre fatto egregiamente la sua parte, bruciando oltremodo le tappe, oltre all’esordio, essendo stato lui il protagonista di uno scudetto Primavera, quando giocava assieme a compagni di 2/3 anni più “vecchi”. Al Mondiale Under 17 fece bene, pur se in ballottaggio con l’altro grande talento, finora incompiuto, Federico Carraro.

El Shaarawy, lo dico sin dalle prime partite in cui lo vidi all’opera, mi ricorda il primo Del Piero, con la sua grande tecnica, la sua velocità, la capacità di trovare il gol, spesso scegliendo soluzioni poco comode. A Padova – altra similitudine con Pinturicchio, fece benissimo, incantando specie nel girone di ritorno i tifosi biancoscudati che ancora lo ricordano con affetto, e ora sta conquistando pure l’esigente tifo rossonero.

Invece Carraro, più volte da me citato in articoli sul calcio giovanile, sta ancora aspettando il suo momento, vive una situazione di opprimente stand-by, sinora snobbato dai vari tecnici che lo stanno allenando da pro… a Modena fece solo una comparsata e a gennaio, quando la Fiorentina si decise a dargli un’altra opportunità in prestito, finì alla lanciatissima Pro Vercelli, non trovando di fatto uno spazio adeguato, seppure mise in mostra sprazzi di classe purissima, di cui è in possesso a grandi dosi. Io continuo a puntare su questo esile trequartista veneto, l’ho visto giocare troppe volte per non azzardarne una fulgida carriera: magari ci metterà qualche anno, probabilmente dovrà pure ritrovare fiducia nei propri notevoli mezzi tecnici, ma sento che Federico può ancora ambire a traguardi importanti, in termini di carriera… in fondo è un ’92 e si sa che per i classici numeri 10 la trafila è ancora più lunga, tra tentativi di trasformazione in play bassi (sorta di “moda” degli ultimi anni, come se fosse facile per un Pirlo che ce l’ha fatta, divenendo per un decennio il miglior regista del mondo, non riscontrare il Valdes che si ritrova sballottato da un ruolo all’altro del centrocampo e trequarti).

Io credo che Carraro debba poter esprimersi dietro le due punte, o al limite in appoggio al centravanti. In ogni caso, siamo di fronte – per ora – a una di quelle storie parallele, come molte se ne vedono nei campi da calcio: due talenti simili, di cui uno esplode ai massimi livelli e l’altro si ritrova a dover affrontare molte difficoltà per vedere riconosciuto il grande talento. Carraro.. un consiglio: non abbatterti, lotta, datti da fare in allenamento, tira fuori gli attributi quando occorre e vedrai che verrai ripagato!