E’ l’Inter la squadra giusta per Gagliardini?

Quella mia del titolo non è una provocazione… In questi giorni di calciomercato, la domanda più insistente è se Gagliardini sia o meno l’uomo giusto per il centrocampo dell’Inter.

Gagliardini in un'azione contro la Roma. Una delle sue migliori prestazioni in serie A

Gagliardini in un’azione contro la Roma. Una delle sue migliori prestazioni in serie A

Io provo invece a rivoltare il quesito, chiedendomi se l’Inter possa rappresentare il trampolino di lancio definitivo per il ventiduenne cresciuto nelle giovanili dell’Atalanta.

Non me ne vogliano i tifosi nerazzurri della Beneamata, ma mi sorge questo dubbio alludendo al fatto che le risorse che il club sta mostrando di avere (con acquisiti e relativi pesanti ingaggi di gente come Kondogbia, Candreva, Joao Mario, Perisic…)non collimino poi con un reale progetto tecnico.

La bussola sembra finalmente avere trovato un uomo guida adeguato in Pioli, che pare tutt’altro che un traghettatore, ma in un progetto tecnico che non miri solamente a strappare il talentino di turno alle concorrenti, o peggio a volere emulare il rinnovato spirito Made in Italy che poco si addice alla squadra milanese, come viene considerato l’inserimento dell’atalantino?

E’ risaputo che uno dei problemi tecnici dell’Inter sia il fatto che manchi un regista in campo, figura tuttavia in estinzione nel calcio moderno, ma di vitale importanza qualora si trovasse l’uomo giusto.

Quell’uomo che non è il combattivo Medel (tra l’altro uno dei migliori da due anni a questa parte), nè il falloso Felipe Melo, nè il talentuoso Brozovic, portato più a muoversi in campo, così come il sinora deludente Banega, l’argentino che forse lascerà il posto libero proprio a Gagliardini.

Cercando di ricostruire a livello tecnico un profilo veritiero del talento bergamasco, tutto verrebbe da dire tranne che si tratti di un organizzatore di gioco. Ha indubbiamente piedi buoni, uniti a un fisico notevole e a lunghe leve con cui riesce a “spaccare” la partita con le sue incursioni. Non è velocissimo ma intelligente tatticamente, sa appoggiare bene l’azione, vede il gioco, sa inserirsi bene negli spazi e ha una buona tecnica sia di destro che di sinistro.

Una sorta di Pogba italiano, investitura alquanto pesante tra il serio e il faceto da parte del tecnico Gasperini.

Un quadro impeccabile, a leggerlo così. Niente di cui stupirsi, se si avesse visto Gagliardini negli anni delle giovanili dell’Atalanta, con cui spesso indossando la fascia di capitano, guidava letteralmente i compagni, agendo prevalentemente da mediano o da interno, sempre comunque nel vivo dell’azione, con tanti palloni che passavano dai suoi piedi.

Un giovanissimo Gagliardini capitano nelle giovanili dell'Atalanta

Un giovanissimo Gagliardini capitano nelle giovanili dell’Atalanta

Stupiva piuttosto che negli anni immediatamente successivi al termine dell’iter giovanile, non avesse mai mostrato segni concreti delle sue qualità, spesso finendo relegato in panca nei prestiti di Cesena, La Spezia e Vicenza.

Avrà inciso una maturità non ancora conseguita, ma credo abbiano influito anche aspetti ambientali in seno a quelle squadre, in uno Spezia composto da nomi importanti per la categoria (e perennemente alla ricerca del gran salto in A) e in un Vicenza alle strette per non retrocedere. Mi aspettavo qualcosa in più invece nel suo anno a Cesena, il primo da professionista, una squadra che solitamente ha fiuto per i giovani talenti, per quanto acerbi possano essere giungendo direttamente dalla Primavera. Qui per dire, solo pochi mesi fa mostrarono le loro grandi doti i suoi attuali compagni Kessie e Caldara (come lui da tempo ormai in orbita Big italiane ed europee), ma anche Ragusa e Sensi che ben si stanno destreggiando in A col Sassuolo.

Gagliardini invece ha saputo imporsi soltanto con l’intervento di Gasperini, che ha mostrato di puntare su di lui, parlandone quando ancora il suo nome era sconosciuto ai più e dandogli fiducia con i fatti, proprio nel momento più critico della squadra, all’epoca non era in grado di mettersi in carreggiata.

Non solo per merito suo, ma certamente anche per la sua freschezza, la sua voglia, la sua motivazione e la sua qualità, l’Atalanta ha poi fatto quello che tutti abbiamo visto: risultati, vittorie – spesso dando spettacolo, trascinando letteralmente il pubblico e gli appassionati sull’onda di un entusiasmo contagioso – grandi exploit fino a un fisiologico rientro nei ranghi, dall’alto comunque di una posizione in classifica invidiabile per una compagine che a inizio stagione mirava solo a salvarsi il più in fretta possibile.

Non si sa quale sarà il futuro degli orobici senza il suo faro… e non si sa bene se in un club come l’Inter, prestigioso, in crescita, ma pur sempre in “subbuglio tecnico”, Gagliardini saprà dare il suo contributo.

Certo, la sua ascesa ha del clamoroso, con Ventura che ha contribuito quasi al pari di Gasperini a lanciarlo, convocandolo in Nazionale sin dalle prime positivissime apparizioni in serie A.

Anche Ventura ci vide giusto, convocando in tempi non sospetti Gagliardini in Nazionale

Anche Ventura ci vide giusto, convocando in tempi non sospetti Gagliardini in Nazionale

Il dubbio è se sia il calciatore a voler bruciare le tappe, o il calcio italiano tutto ad avere questo proposito, nella speranza che emerga e spicchi una generazione in grado di far voltare pagina a tutto il movimento.

Tecnicamente non pare un’eresia il voler affidarsi a un nucleo italiano, perchè i fatti stanno dando ragione a club come il Milan – che si sta ricostruendo grazie a una forte componente tricolore – la stessa Juventus pluricampione d’Italia (che sta dando sempre più spazio a gente come Rugani e Sturaro) o Torino e Sassuolo, che forti di avere in organico alcuni tra i migliori nostri rappresentanti in assoluto, stanno trovando una nuova dimensione.

L’investimento che l’Inter intende fare sul giocatore potrebbe sembrare eccessivo sulla carta, ma non se tu presupponi di aver acquistato un calciatore che potenzialmente è tra i migliori della sua generazione. In fondo a distanza di un anno e poco più si può ancora imputare al Milan di aver buttato via i soldi per un giovane come Romagnoli? Io dico di no, e mi pare che anche la Juventus non sia andata al risparmio per assicurarsi Caldara e Orsolini.

Insomma, la parola ora spetta al campo e, nel caso dell’Inter, sarà Pioli a dover giostrare al meglio tutto il potenziale di cui dispone da metà campo in su.

Considerazioni sulla serie A: la sorpresa Lazio e le delusioni Chievo e Parma

Due squadre partite con ambizioni che contemplavano qualcosa di più (legittimamente) di una comoda salvezza, si ritrovano in realtà alle prese con classifiche alquanto differenti. Se da una parte la nuova Lazio di Pioli, dopo un fisiologico periodo di assestamento, si sta rivelando come una delle sorprese del torneo, con rinnovato entusiasmo e freschezza, il Parma, rivelazione assoluta l’anno scorso, con tanto di Europa sfilata sotto il naso, sta precipitando gara dopo gara, perdendo tutte quelle sicurezze acquisite e la fiducia nei propri mezzi. Per carità, il campionato è lunghissimo e non me la sentirei di dare i gloriosi ducali per spacciati ma la recente discesa del Catania deve servire in qualche modo da monito. Piace la Lazio, finalmente rinvigorita da innesti mirati, su tutti pare una scommessa vinta quella del talentuoso attaccante Djordjevic, ma anche l’olandese De Vrij sta confermando le grandi premesse viste al Mondiale brasiliano. Senza troppe pressioni – difficile in un contesto come quello della Capitale – e magari riassorbendo la crisi interna tra tifoseria e Lotito, la squadra biancoceleste può ambire a posizioni di prestigio, fermo restando le situazioni complicate di accreditate rivali quali l’Inter, il Napoli e la Fiorentina. In coda comunque quello messo peggio mi pare il Chievo, e lo dico a malincuore. Corini che si è salvato due volte, seppure a fatica, non ha nel nda lo spirito garibaldino che lo vedeva protagonista da giocatore per la squadra veronese della Diga. Eccezion fatta per la clamorosa vittoria esterna del San Paolo, la pochezza di gioco fin qui espressa giustifica oltremodo la classifica deficitaria. Maran ha fallito l’anno scorso ma credo abbia le risorse per risollevare l’ambiente clivense, nonostante la lotta per non retrocedere la vedrà giocoforza coinvolta fino alla fine.

Che bella squadra il Bologna di Pioli

Giunti quasi al termine del girone d’andata del campionato di serie A, di molte squadre si è già detto di tutto e di più, nel bene e nel male: dalla Juventus nuovamente e meritatamente padrona del gioco, al Milan in ripresa sotto la guida del talento purissimo El Shaarawy, all’Inter di Strama che, come il Napoli, sul più bello stenta a fare il gran salto, fino alla consolidata Lazio e alla pimpante Fiorentina di un tecnico in grande ascesa come Montella. Poi, il vuoto, con squadre allineate tra una zona “tranquilla” e un’altra più melmosa, ma con grandi differenze.

Gilardino e Diamanti, i trascinatori del Bologna 2012/2013

Gilardino e Diamanti, i trascinatori del Bologna 2012/2013

Per questo oggi ho voglia di scrivere di una compagine poco reclamizzata ma in grado di mostrare sempre bel calcio, anche al cospetto di squadre che sulla carta le sono superiori: il Bologna.

Sì, la squadra felsinea che da diverse stagioni a questa parte, un po’ come Cagliari e Chievo non fa più notizia nella conquista di salvezze in serie piuttosto comode, quest’anno era partita con buoni propositi ma non di certo sospinta dal valore dei risultati… questo fino al recente exploit in quel di Napoli, dove gli 11 di Pioli hanno sfoderato un partitone, giustamente concluso con una notevole vittoria, coronata da spettacolo e bei gol.

Una squadra finalmente a trazione anteriore con le due punte – il rinato Gilardino, non certo vecchio ma che sembrava sul viale del tramonto dopo la precoce gloria e l’emergente Gabbiadini, invero assai poco prolifico fino alla passata stagione – più il genio e concretezza rappresentato da Diamanti e dispensato in dosi sempre maggiori, gara dopo gara.

Come Baggio, Signori e Di Vaio, infatti anche Alberto, ex grande bomber della nazionale, sta ritrovando gli antichi splendori, i gol e la personalità necessaria a caricarsi sulle spalle il peso offensivo della squadra. In difesa, il modulo varia a seconda, non tanto degli avversari, ma proprio dei vari momenti di gioco. Dai tre centrali (prima di Portanova, appena rientrato dopo squalifica, spesso e volentieri erano Antonsson, il giovane ex bianconero Sorensen e Cherubin) più due stantuffi laterali come Garics (o Motta) e Morleo alla linea classica a 4, che privilegia i due mediani in mezzo al campo e le incursioni di gente come Konè, decisivo al San Paolo con i suoi guizzi imperiosi.

In mezzo una batteria di giocatori interessanti, dal redivivo Guarente, tornato finalmente in Italia, al talentuoso Taider, appena ventenne ma che giostra da regista o da mezzapunta con la maestria di un veterano, dal roccioso ed esperto Perez al finalmente recuperato dai vari infortuni Krhin. L’ex interista, tutto polmoni e senso tattico, è uno dei miei “pallini”, sin da quando giocava (e vinceva) in un’Inter primavera, composta da gente come Super Mario Balotelli, Biabiany, Siligardi e Bolzoni.  Finalmente sembra avviato alla consacrazione.

Insomma, una gran bella realtà, capace di mettere in difficoltà chiunque con la qualità dei singoli interpreti, nel contesto di un gioco di squadra molto collaudato. Certo, il campionato è equilibrato e, se non si fanno risultati, è facile rimanere risucchiati nel fango della zona retrocessione, ma sotto le due Torri quest’anno ci sono davvero tutti i presupposti per far divertire il pubblico e conseguire ottimi risultati.