Il Pagellone della serie B al termine della Regular Season, squadra per squadra.

E’ terminato il campionato di serie B, estenuante come al solito con i suoi 42 (!) turni, ma mai come in quest’occasione così equilibrato e incerto fino all’ultimo, almeno nella zona “calda” dedicata alla promozione. E’ vero che storicamente il torneo cadetto regala sorprese e grande suspence ma con l’allargamento dei playoff fino all’ottavo posto in molte squadre hanno mantenuto alta la speranza di raggiungere l’obiettivo ed altre sono pienamente arrivate in corsa al momento opportuno dopo grande rimonta. Meno avvincente la lotta in coda, considerando che le tre retrocesse lo erano già prima di questa gara conclusiva: rimane il playout appannaggio di due tra le squadre più deludenti della serie B di quest’anno, considerando gli obiettivi stagionali iniziali. Rientra in A dalla porta principale, oltre il Palermo già promosso con varie giornate di anticipo (e che proprio ieri ha battuto il record di punti per la storia del campionato cadetto) anche l’Empoli di Sarri, squadra tecnica, che gioca un gran bel calcio, sulla falsariga della bellissima stagione scorsa terminata all’ultima gara dei playoff.

Ecco il mio resoconto completo della stagione, squadra per squadra.

AVELLINO 7

Premesso che tutte le matricole provenienti dalla Lega Pro mai come quest’anno hanno disputato una stagione favolosa, andando ben oltre le aspettative, se c’era una squadra partita col botto, quella è stata l’Avellino, in fondo la più blasonata delle quattro, laddove Latina, Carpi e Trapani erano autentiche debuttanti del palcoscenico della serie B. Girone d’andata ottimo per gli irpini, sempre in zona playoff e poi un lieve ridimensionamento, senza perdere mai di vista l’alta classifica. Alla fine per poco non si è centrato un obiettivo magari non dichiarato ma che – a conti fatti – poteva essere alla portata.

Il big: ARINI

Note di merito per il lanciatissimo terzino Zappacosta, inesauribile nelle due fasi sulla fascia destra e nel mirino dei grandi club, per il centrale difensivo Izzo e per il bomber Galabinov, mai così prolifico, ma il mio premio va ad Arini, questo mediano che ha conosciuto tanta Lega Pro prima di affermarsi a certi livelli ed entrare nel mirino di squadre di serie A. Passato dalle giovanili della Roma, ha terminato l’iter giovanile nel Napoli, diventando capitano delle selezioni azzurre. Poi tanta gavetta nei duri campi del sud e ora a 27 anni l’occasione per calcare palcoscenici più ambiziosi.

 

BARI 8,5

Comunque andrà la stagione, è impossibile non sottolineare l’impresa della squadra pugliese. Penalizzata a più riprese (brutta però questa consuetudine del nostro calcio di dare e togliere a torneo in corso punti importanti ai fini delle graduatorie finali), senza società – fino al bellissimo annuncio proprio in extremis dell’acquisizione del club da parte di una cordata presieduta dall’ex arbitro Paparesta – dapprima senza tanto sostegno di un pubblico sempre appassionato (come testimoniato dalle decine di migliaia di spettatori giunti allo stadio nel girone di ritorno, fino al tripudio dei quasi 50.000 dell’ultima gara decisiva per entrare ai playoff) e sin dalle prime battute senza allenatore, ruolo poi assolto alla grandissima dall’inedito duo, a questi livelli, Alberti-Zavettieri. Una risalita che ha dell’incredibile, una serie utile nella seconda parte del campionato da brividi, fino ai meritati playoff che, ora, sospinti da un notevole entusiasmo di tutto il capoluogo pugliese, fanno accreditare i biancorossi come i veri favoriti per la promozione.

Il Big: GALANO

Il collettivo l’ha fatta da padrone: certo, bisogna sottolineare almeno l’apporto in difesa di due talenti assoluti come Polenta, Ceppitelli (pure buon goleador) e Sabelli. Il primo, ancora giovanissimo, è in Italia da una vita e vinse un torneo Primavera (tra l’altro firmando i rigori decisivi) col Genoa accanto a El Shaarawy, Perin e Sturaro, mentre Sabelli era una delle colonne della Roma Primavera e attuale terzino dell’under di Di Biagio. Ma il migliore è stato un autentico prodotto locale: Cristian Galano, nato a Foggia ma cresciuto nel Bari e finalmente protagonista di una stagione ad altissimi livelli nel ruolo di trequartista in appoggio alle punte. Spunti, gol, giocate incredibili e tanta personalità, ha fatto il salto di qualità e a 23 anni è pronto per la massima serie.

BRESCIA 5,5

La prima delle deluse, anche se alla fine, classifica alla mano, i playoff sono sfuggiti per poco. Ma onestamente bisogna ammettere che mai i lombardi sono stati realmente in corsa per un obiettivo che la storia loro imporrebbe. La squadra è stata sin troppo altalenante, senza un’identità precisa, capace di sorprendere in alcuni elementi come di prendere delle cantonate pazzesche nei momenti salienti della stagione. Ottimo il lancio di tanti giovani, come da tradizione del club.

Il Big: CARACCIOLO

L’esperto attaccante ha cantato e portato spesso la croce, nel contesto di una squadra composta da vecchi leoni (tra cui il sempre positivo capitano Zambelli, ormai un’autentica bandiera delle Rondinelle, tra l’altro cresciuto nel vivaio locale) e tante giovani promesse. A sprazzi si è rivisto in tutto il suo talento anche Sodinha che sembrava perso per il grande calcio ma che, tecnicamente parlando, almeno in serie B, ha pochi rivali.

CARPI 6,5

Mai in affanno nella ricerca della salvezza, anzi, a un certo punto, per un buon lasso di tempo, i “piccoli” emiliani di una sempre più affermata provincia di Modena (vedi alla voce “miracolo Sassuolo”) sono pure anch’essi rientrati nell’affollata zona playoff. Un campionato insolitamente tranquillo che pochi forse avrebbero previsto alla vigilia e la sensazione che ci si possa assestare senza grosse difficoltà anche in futuro.

Il Big: MEMUSHAJ

Nell’ambito di una stagione memorabile, dove tutti sono promossi a pieni voti, nessuno dei protagonisti della storica promozione, quasi tutti esordienti in serie B, ha patito il salto di categoria, ma la nota di merito va all’albanese Memushaj, capace di segnare molti gol “pesanti” nell’economia della salvezza emiliana. Peccato per il grave infortunio (rottura del legamento crociato) patito nel finale di stagione. Un valido apporto l’hanno dato anche i più esperti a certi livelli, come il promettente portiere Colombi, ex Atalanta e le punte Mbakogu e Ardemagni, giunto dal Chievo a gennaio.

CESENA 7

La squadra di Bisoli magari non entusiasma sul piano estetico del gioco, specie se riferito ad altre squadre in lizza per la promozione, ma dalla sua ha una caratteristica ben marcata e rara in un torneo come questo: la continuità. Già, perché i romagnoli, comunque esperti e in un certo senso abituati ai saliscendi dalle categorie, mai hanno dato segno di cedimento, nel rispetto di un equilibrio comprovato da poche cadute a vuoto, così come pochi guizzi veramente esaltanti. Ripartirà in posizione di vantaggio, dalla semifinale playoff e sinceramente ci sono tutte le carte in regola per rivedere una squadra storica in serie A.

Il Big: D’ALESSANDRO

Tanti giocatori hanno veleggiato ben oltre la sufficienza, risultando tra i migliori nei rispettivi ruoli (dal ritrovato bomber Succi, ai difensori Renzetti e Krajnc, dall’esperto mediano Cascione al prodotto locale Tabanelli, finchè non è volato verso Cagliari). Inoltre si è visto a tratti il talento del giovane interista Garritano e la ripresa dell’ex viola Camporese, tormentato dagli infortuni ma il big, l’uomo capace di cambiare i destini delle gare è parso più volte l’ex romanista D’Alessandro. Il velocissimo laterale, ancora giovane (è del ciclo giallorosso dei Florenzi e Viviani) ha esordito prestissimo e ha già accumulato una vastissima esperienza cadetta, ma mai come in Romagna è riuscito a mettere in mostra le sue notevoli doti tecniche: un’ala vecchio stampo come ormai se ne contano ben poche nel panorama calcistico italiano.

 

CITTADELLA 6

Mai come quest’anno sofferta, sul bilico del precipizio ma alla fine meritata ampiamente la permanenza in categoria per la squadra della provincia di Padova (che ormai ha scavalcato le gerarchie, classifica alla mano). Foscarini, il Ferguson dei veneti, aveva una rosa francamente meno allettante degli anni precedenti, senza un vero bomber, almeno fino all’acquisizione tardiva del talentuoso Djuric , ma è riuscito a condurre la truppa all’obiettivo dichiarato grazie a un rush finale davvero degno di nota.

Il Big: PAOLUCCI

A 28 anni l’ex centrocampista cresciuto in un forte Pescara (in quella squadra tra gli altri il bomber Ciofani e il difensore Diakite, poi passato alla Lazio) di proprietà della Fiorentina, ha trovato la propria dimensione tecnica, dopo tanta, troppa serie C. Giocatore completo, di lotta e di governo, non fa mai mancare il suo apporto, è dinamico e sufficientemente tecnico, capace di caricare i compagni. Peccato si sia infortunato gravemente in extremis con conseguente inevitabile operazione. Bene nel finale anche il contributo di Djuric, decisivo in zona gol (gli manca purtroppo la continuità per sfondare del tutto), mentre si è ben confermato l’ex “gemello” di Baselli nella scorsa stagione, quel Busellato, ventunenne prodotto del vivaio locale, su cui si stanno muovendo diverse big.

CROTONE 8

Stagione storica per i pitagorici, a cui è ora impossibile precludere dei sogni legittimi di promozione. Che playoff siano dunque, mai come in questo caso meritatissimi, perché se c’è una squadra che per tutto l’arco del lunghissimo torneo ha saputo ben bilanciare esigenze di risultato e bel gioco, è proprio quella del bravissimo allenatore Drago.

Il Big: BERNARDESCHI

Si è detto: il Crotone dei giovani. E mai definizione fu più azzeccata. Perché se è vero che un grande contributo l’hanno offerto anche giocatori più esperti come la bandiera Galardo, crotonese doc e i terzini, l’arrembante ex juventino Del Prete (che vinse tutto a livello giovanile con i vari Giovinco, Paolucci, Marchisio e Criscito tra gli altri) e Mazzotta, sugli scudi sono finiti proprio gli under 20: il portiere Gomis, Cataldi (fresco vincitore l’anno scorso con la Primavera della Lazio) e gli azzurrini Crisetig e Dezi (che prima di finire nelle giovanili del Napoli già furoreggiava da giovanissimo in serie C con la maglia del Giulianova). Premio però il fantasista ex viola Bernardeschi, autore di 12 gol, molti dei quali di pregevole fattura, ad appena 20 anni in grado di trascinare spesso i compagni, finendo nel mirino persino di Prandelli che ha speso parole di grande elogio al riguardo, dicendo che in Italia pochi saltano l’uomo come lui. Una vera investitura quindi per un giocatore che potrebbe fare la differenza nei playoff.

EMPOLI 8,5

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Cavalcata trionfale e raramente messa in discussione quella dei toscani di Sarri che, dopo le belle stagioni Di Arezzo, aveva faticato a emergere a buoni livelli. Ora l’allenatore ha centrato la sua prima promozione in A alla guida di un gruppo solido, formato in grandissima parte dagli stessi giocatori che sfiorarono l’impresa appena 12 mesi fa, perdendo la finale playoff contro il Livorno. Partiti con alterne fortune verso la serie A Regini e Saponara, sul campo sono stati egregiamente sostituiti dal prodotto cresciuto in casa Rugani (che però aveva terminato l’iter giovanile nella Juventus, che tuttora ne detiene il cartellino) e da Verdi e Pucciarelli (altro proveniente dal floridissimo vivaio empolese) che si sono alternati nel ruolo di trequartista alle spalle del super duo Tavano – Maccarone.  Nonostante la pressione durante il campionato a sua volta del Lanciano, dell’Avellino e ultimo, del Latina, i toscani non hanno mai seriamente messo in pericolo la conquista della promozione diretta.

Il Big: RUGANI

Classe ’94, ha bruciato le tappe, giocando in un ruolo delicatissimo, centrale difensivo, spesso tra l’altro nei panni di leader. In grado di compensare doti tecniche, fisiche e atletiche, è il fiore all’occhiello di un vivaio che ha dato alla prima squadra anche l’altro difensore centrale, il più esperto Tonelli, il laterale sinistro albanese Hysaj (coetaneo di Rugani e già alla seconda stagione da titolare fisso), il fantasista Pucciarelli e i centrocampisti Valdifiori (alla prima promozione in A ) e il venezuelano Signorelli. Insomma, tutto o quasi nasce da lì e da una società solida che non sbaglia un colpo. Se poi davanti puoi disporre pure di due colossi come Maccarone e Tavano che giocano con l’entusiasmo dei ragazzini e con un grande attaccamento alla maglia, allora tutto diventa più facile.

JUVE STABIA 4

Un cambiamento drastico, quasi senza spiegazione quello della squadra campana, dopo il buon campionato scorso, da matricola per la B. Arreso sin dalle prime battute, intristito dai risultati che proprio non arrivavano, il team stabiese non è mai stato in corsa nemmeno per il penultimo posto, e a tutt’oggi sembra azzardato prevedere una pronta risalita in cadetteria, specie al termine di una stagione che ha mostrato sul campo una pochezza tecnica a tratti disarmante, se paragonata alle bellissime prestazioni ancora impresse nella memoria degli appassionati nel campionato scorso.

Il Big: VITALE

Difficile in un contesto simile emergere per i più giovani, seppur dotati di grande talento, come Falco, Zampano, Liviero o Suciu, alla fine gli ultimi a cedere le armi sono stati i “vecchi” Caserta e il terzino rigorista Vitale, stabiese doc che mai ha fatto mancare il suo impegno e l’attaccamento ai colori.

LANCIANO 7

Al secondo anno di B, la squadra abruzzese presieduta dalla giovane Valentina Maio, è stata ad un passo dal raggiungimento dei playoff, dopo aver a lungo cullato il sogno, visto che almeno nel girone d’andata gli uomini di Baroni hanno duellato ad armi pari con gli squadroni, nelle primissime posizioni di classifica. Il Lanciano a mio avviso ha pagato la scarsa esperienza di molti suoi pur bravissimi interpreti ad alti livelli e una rosa francamente un po’ striminzita almeno nelle alternative ai “titolarissimi”.

Il Big: MAMMARELLA

Benissimo molti protagonisti, dal fantasista Piccolo alla punta Falcinelli, dal difensore goleador Amenta al portiere Sepe ma la palma di migliore va senz’altro al capitano Mammarella che, oltrepassati i 30 anni, ha inanellato una stagione monstre, confermando i miglioramenti già evidenziati l’anno scorso in Abruzzo e accentuando le sue doti di leadership. Poi, con quel sinistro alla “Roberto Carlos” ha fatto più di una volta impazzire i suoi tifosi!

 

LATINA 8

Matricola assoluta e per un soffio non ci faceva vedere il “doppio salto” dalla Lega Pro alla massima serie. Già, sono stati proprio i laziali a contendere fino all’ultimo respiro ai favoriti dell’Empoli un posto al sole in serie A. Una conquista che sarebbe stata sì clamorosa se riferita ai quadri di inizio stagione, ma assolutamente plausibile vista la “prova del campo”. Breda ha saputo in corsa confezionare un autentico gioiello che ora ha tutte le carte in regola per ambire a entrare di diritto tra le elette del nostro calcio.

Il Big: JONATHAS

E’stata la stagione della consacrazione per il brasiliano ex Brescia, da tanto tempo in Italia e finora mai espresso a questi livelli, con la giusta continuità. Grandi doti fisiche abbinate a una tecnica brasileira hanno fatto spesso la differenza. Che coppia in attacco con l’ex juventino Paolucci, ma benissimo hanno fatto pure Crimi in ripresa dopo alcune stagioni grigie, gli ex interisti Laribi e Gerbo, il promettente regista Viviani, dopo l’infelice parentesi pescarese, un ragazzo su cui in molti sono pronti a scommettere, memori dei prodigi nel vivaio della Roma, gli esperti Milani, Esposito e Bruno, imprescindibile per il reparto di mezzo.

MODENA 7,5

Un finale in crescendo, in cui Novellino è riuscito a trasmettere tutta la sua notevole esperienza, la sua grinta, anche mettendosi in gioco, visto che sembrava (ingiustamente) ormai fuori dai giochi a certi livelli, dopo alcune stagioni invero non memorabili. In Emilia ha ritrovato gli stimoli giusti per imprimere a tutto l’ambiente la fiducia necessaria per conseguire un traguardo minimo che ora consente ai più di sperare realisticamente nel Grande ritorno in serie A. Il connubio con un roster di giocatori ben amalgamato pare vincente, l’impresa è alla portata, nonostante i miei pronostici dicano altro.

Il Big: BABACAR

20 gol è il tondo bottino del colored ex viola, finalmente capace di esprimere al massimo le sue immense qualità in attacco. Potente, veloce, tecnico, freddo sotto porta, ad appena 21 anni alcuni già iniziavano a “preoccuparsi” del fatto che fosse sin qui troppo discontinuo o un po’ “insolente”. Invece a Modena ha zittito tutti i detrattori, trascinando i canarini a un grande traguardo. Con il Diablo Granoche compone in avanti un tandem “da paura”, in grado di scardinare ogni difesa avversaria.

NOVARA 5

Fine di un sogno? Non ancora, ma è evidente che la favola del Novara, che solo pochi anni fa era stata protagonista di una cavalcata culminata nella fantastica doppia promozione dalla terza alla massima serie, è diventata una realtà fatta di lotta e sudore per mantenere la categoria. La società è solida, il parco calciatori pare francamente buono, così come il pedigree degli allenatori che in questi due anni si sono succeduti alla guida della squadra, ma qualcosa evidentemente non ha funzionato. Non rimane che ancorarsi a un playout fra deluse contro il Varese ma è palese che siamo alla fine di un ciclo che tante gioie ha regalato al pubblico piemontese, visto che ha ottenuto i massimi risultati nella storia del club.

Il Big: LAZZARI

Flavio Lazzari prometteva tantissimo da giovane, avendo esordito non ancora maggiorenne nel Lodigiani prima di passare all’Udinese, dove era divenuto fiore all’occhiello di un ciclo giovanile molto interessante (con la punta Gerardi, il centrocampista Eremenko e il difensore Rinaldi tra gli altri). E’ passato attraverso diverse squadre ma mai come quest’anno è stato decisivo con le sue doti tecniche, bravo a realizzare ma soprattutto come assist man e dando qualità alla squadra nel ruolo di raccordo tra centrocampo e attacco. La sua forma e la sua voglia di emergere potrebbero fare la differenza nel playout contro il Varese. E a 28 anni non è troppo tardi per puntare in alto.

PADOVA 3,5

Inappellabile il mio giudizio sulla squadra veneta: non ci sono attenuanti per una stagione nata male e mai minimamente raddrizzata durante il corso della lunga stagione. A nulla sono serviti gli interventi in panchina, la sessione di mercato a gennaio e gli appelli di un’intera città che, dopo gli anni di Cestaro (che non aveva lesinato sforzi economici alla ricerca della serie A), ha visto sgretolarsi le speranze con la gestione sciagurata targata Diego Penocchio. Sarà dura ripartire e tornare protagonisti in tempi brevi.

Il Big: MELCHIORRI

Viene veramente difficile indicare un nome in una stagione tanto negativa per il club bianco scudato. Più facile indicare le tante delusioni, a iniziare dall’enfant du pays, quel Pasquato che avrebbe potuto (e dovuto) fare la differenza in campo, al vecchio Rocchi che con la sua esperienza poteva contribuire maggiormente in avanti. E poi i giovani come il figlio d’arte Benedetti o Almici a cui si chiedeva il salto di qualità sono parsi spesso in balia degli avversari. Poco hanno potuto fare le colonne Iori e Cuffa, cosicchè è giusto premiare la punta Melchiorri, 27enne che in passato fece faville con la Primavera del Siena ma che sembrava perso per il grande calcio (anche a causa di una grave malattia che lo colpì sul più bello, da cui poi si riprese perfettamente) e che invece ha mostrato buoni numeri e una grande propensione al gol, attirando le attenzioni di club titolati.

PALERMO 9

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Dopo l’abbaglio iniziale preso con Gattuso – che a mio avviso comunque pare tagliato per il ruolo di allenatore – Zamparini si è allineato al torneo cadetto, al quale non era forse più abituato, chiamando in soccorso l’espertissimo (e pluri vincente a questi livelli) allenatore Beppe Iachini, e consegnandogli una delle squadre più forti e complete mai viste all’opera in tutta la storia della serie B. Missione compiuta a suon di record, ma ora in serie A bisognerà evitare gli errori fatali che avevano portato all’inopinata retrocessione di due anni orsono. I mezzi per consolidarsi nella massima serie ci sono tutti.

Il Big: BOLZONI

Verrebbe da citare tutti i protagonisti di una stagione irripetibile (il fuoriclasse Hernandez, pienamente calatosi con la giusta umiltà nella realtà della serie B, il nazionale paraguaiano Barreto, il difensore Munoz, il ritrovato Vazquez, scommessa vinta da Iachini, il giovanissimo bomber Belotti, grande colpo proveniente dal florido vivaio dell’Albinoleffe) ma il mio preferito è stato l’ex interista Bolzoni che seguo dai suoi primi passi da calciatore. Una colonna in tutte le formazioni giovanili dell’Inter, un giocatore serissimo, che già ragionava da professionista a 15 anni. Centrocampista mai domo, corre per un infinità di chilometri senza mai perdere la lucidità necessaria anche per avviare l’azione, quest’anno per la prima volta pure puntuale in zona gol, tra l’altro capace di decidere importanti partite nel finale. Si distingue anche per il look anticonvenzionale se rapportato alla tipologia del calciatore “moderno” ma soprattutto per il suo rendimento sempre ben oltre la sufficienza. A 25 anni un veterano, destinato a una grande carriera.

PESCARA 5

La mia delusione personale! Ammetto che avevo puntato molte fiches a inizio stagione sulla voglia di rivalsa degli abruzzesi, sul fatto che – rosa alla mano – potessero davvero giocarsela alla grande con le squadre più accreditate (che alla vigilia ritenevo fossero Palermo, Empoli e Siena). Grandi giocatori, molti giovani sulla via della piena affermazione e un allenatore (Marino) che dopo brutte stagioni personali, aveva tutte le credenziali per rinverdire a queste latitudini il mito di Zeman. Invece né con lui in panca, né con Cosmi, il Pescara ha dato l’idea di potersela giocare almeno per i playoff, manifestando una grande discontinuità di risultati, una certa ritrosia alla vittoria (la “pareggite” ha colpito a lungo i biancoazzurri nel corso della stagione) e in generale immaturità nel momento di fare il salto di qualità.

Il Big: RAGUSA

Se ero pronto a scommettere sul Pescara a inizio stagione era soprattutto per il validissimo parco attaccanti messo a disposizione da un tecnico che solitamente prediligeva il calcio offensivo come Marino. Tra Cutolo, Sforzini, gli ex romanisti Politano e Piscitella (poi sostituito a gennaio da un altro prodotto della Roma, l’altrettanto talentuoso Caprari), il vecchio Mascara e Maniero, spiccava lui: Ragusa. Il quale,  pur cambiando ogni anno squadra non aveva mai deluso in passato con Salernitana, Reggina e Ternana, dopo le meraviglie con le giovanili del Genoa, quando da protagonista vinse uno scudetto Primavera. A Pescara si è confermato alla grande, sdoppiandosi spesso come ala e come interno, prevalentemente a sinistra. Nonostante il sacrificio richiesto, è stato uno dei più puntuali in zona gol, abilissimo anche come prezioso assist man.

REGGINA 4

Altra nobile decaduta come il Padova, retrocessa senza appello, al termine di una nefasta stagione in cui i calabresi mai davvero sono stati in lotta per la salvezza. Non mi spiego un simile crollo, le gare complete che ho visto mi avevano dato segnali confortanti, non confermati però alla prova successiva. Sono mancati i filotti buoni, e in un torneo come quello cadetto, spesso sono le serie a fare la differenza… e gli amaranto non ne hanno mai beccata una positiva, perdendo via via sempre più fiducia e sicurezza nei propri mezzi. Come il Bologna, la retrocessione è giunta peraltro in coincidenza con una ricorrenza importante (in questo caso il centenario della fondazione avvenuta nel 1914): tuttavia l’impegno di un amareggiato presidente Lillo Foti è ripromesso anche per l’immediato futuro e secondo me il prossimo campionato in Lega Pro sarà “di transizione” per un immediato ritorno in categorie più consone al blasone della squadra.

Il Big: DUMITRU

Come nel caso del Padova, nell’ambito di una stagione deludentissima, culminata nell’amara e anticipata retrocessione in Lega Pro, difficile sottolineare il campionato di qualche singolo giocatore. Nemmeno certezze come Di Michele o Adejo sono stati in grado di raddrizzare la barca che stava affondando. Qualche bel gol lo hanno regalato due ex promesse, ancora giovani (sono entrambi del ’91) Fischnaller e Dumitru. L’altoatesino, un passato fugace anche nelle giovanili della Juventus, ha avuto molte più chances rispetto all’ex Empoli e Napoli, sul quale fino a qualche anno fa veniva quasi scontato prevedere un futuro da protagonista a buoni livelli. A tratti Dumitru ha dimostrato di possedere doti tecniche davvero non comuni, ma non è bastato a salvare la squadra calabrese da un destino che pareva ben presto segnato.

SIENA 7,5

Punti alla mano, senza penalizzazioni, la squadra toscana allenata da Beretta, avrebbe meritato sul campo la qualificazione ai playoff, contendendo anzi realisticamente il passaggio diretto in A alle due big designate Palermo e Empoli. Tutti però siamo al corrente delle condizioni in cui i bianconeri hanno dovuto affrontare il torneo, che comunque hanno onorato alla grandissima, sfiorando d’un soffio l’accesso ai playoff nell’ultima gara, quella decisiva, se solo Rosina, il giocatore simbolo della squadra, non avesse sbagliato un rigore nel finale (ci sta il parallelismo con il granata Cerci al temine della gara contro la Fiorentina).

Il Big: ROSINA

Ok, come detto si è “macchiato” del rigore sbagliato all’ultima giornata ma Rosina quest’anno è stato davvero determinante per le sorti della squadra, arrivando a 30 anni suonati alla piena maturità calcistica e affermatosi finalmente secondo le reali potenzialità. Non più “Rosinaldo”, come lo chiamavano ai tempi del Torino, funambolico ma spesso anche fumoso trottolino offensivo, ma ormai perfetto nel combinare tecnica, giocate di fino e tanta concretezza e sostanza. E’ diventato anche molto prolifico, da lui deve ripartire il Siena per una nuova rinascita della società. Tutti comunque hanno onorato al massimo la maglia, con citazioni di merito anche per i giovani Spinazzola (ex giovanili Juventus) e Rosseti e per gli esperti Angelo (ormai una bandiera bianconera) e Dellafiore.

 

SPEZIA 7

Dopo anni di tentativi, investimenti, speranze, errori, finalmente i liguri sono arrivati in fondo alla competizione con solide credenziali per ambire all’obiettivo grosso: la tanto sognata serie A. Sono servite almeno quest’anno la girandola di giocatori subentrati in rosa, il cambio di allenatore e mille traversie, ma alla fine Mangia, uno dei migliori giovani allenatori su piazza, alla prima vera esperienza da professionista – dopo i primi precoci passi alla giuda del Palermo e la positivissima esperienza alla guida di una forte Under 21 azzurra – è riuscito ad amalgamare al meglio una rosa di gran qualità in tutti i reparti, battendo sul filo di lana Siena e Lanciano.

Il Big: GIANNETTI

Premio Giannetti per quello che ha fatto durante tutto l’arco della stagione, essendo giunto in Liguria solo a gennaio dopo aver furoreggiato nella natia Siena. Anche allo Spezia comunque il giovane centravanti, che aveva timidamente debuttato in prima squadra  nella Juventus anni fa, ha fatto il suo, completando una linea d’attacco fortissima messa a diposizione del tecnico Mangia, col colosso Ebagua e l’esperto Nick Ferrari, assai provvidenziale nel finale di stagione. Ma molto positivi ai fini della scalata playoff si sono rivelati pure il fenomenale portiere Leali, ad appena 21 anni uno dei migliori della categoria e pronto per la A, dove la Juve – che ne detiene il cartellino – probabilmente lo parcheggerà a settembre, gli esperti laterali Madonna e Schiattarella e il giovane regista Bellomo, un lusso per la B, spesso decisivo (anche da subentrato) con i suoi gol nelle ultime gare, quelle più importanti.

TERNANA 6

Si poteva fare di più onestamente. Campionato di basso profilo quello degli umbri, mai in lotta vera per non retrocedere (e questo è un merito) ma mai nemmeno agganciati al treno che portava alla chimera della serie A, un treno che abbiamo visto ha accolto nel corso del torneo molte compagini. Toscano è un ottimo allenatore ma rispetto all’anno scorso non ha mantenuto le attese, nel contesto di una squadra non certo indebolita, e ha dovuto lasciare in corso d’opera la panchina al più navigato Tesser. Risultato minimo raggiunto come detto ma una squadra come la Ternana può legittimamente ambire a qualcosa di più.

Il Big: ANTENUCCI

Una autentica sicurezza per la B, una garanzia per ogni squadra che volesse affidarsi a un efficace attaccante “di categoria”. Spiace tuttavia spendere questa denominazione per uno come Antenucci che avrebbe molti mezzi tecnici per poter dimostrare anche in serie A il suo valore.  Ha 30 anni e probabilmente andrà a maturare un’esperienza all’estero (lo danno molto vicino, al pari dell’altro attaccante cadetto Pavoletti, al Leeds di Cellino), nel frattempo ha condotto la Ternana a una comoda salvezza, segnando spesso gol spettacolari (a mio avviso, quello suo in rovesciata è stato il migliore di tutto il campionato). Confortante pure il miglioramento di Maiello (indicato come l’”Hamsik della Primavera del Napoli” ai tempi in cui furoreggiava in coppia con un certo Insigne nelle giovanili azzurre), il ritorno dopo lunga assenza dell’altro bomber Litteri e positivo il campionato a metà campo dell’ex reggino Nicolas Viola, ormai pienamente convertito al ruolo di playmaker “alla Pirlo”, lui che in passato (anche in diverse Nazionali giovanili) veniva impiegato come fantasista.

TRAPANI 8

A mio avviso la vera rivelazione dell’intero torneo, e poco importa (parlo non da tifoso, chè ai tifosi siciliani importava eccome!) che i playoff siano sfuggiti di pochissimo. Nella memoria rimane una stagione memorabile, fatta di grandi imprese, ottimo gioco espresso – per lunghi tratti IL migliore di tutta la categoria, grazie alla sagacia di un allenatore come Boscaglia, vero artefice del miracolo Trapani, portato in pochi anni dalla serie D a “quasi” la serie A. Per l’anno prossimo sarà possibile dare un seguito alla positiva stagione, magari limando con l’anno di esperienza in più sulle spalle, certi squilibri che hanno portato talvolta a risultati “incomprensibili” e poco preventivabili (tipo sconfitte casalinghe con squadre di più bassa classifica o passaggi a vuoto nei momenti “clou”della stagione) e mantenendo l’ossatura vincente, anche se il primo passo sarà proprio quello di ottenere la conferma del tecnico, attualmente chiamato dalle sirene della serie A.

Il Big: MANCOSU

Strepitosa la stagione di Matteo Mancosu, che ha bissato il titolo di capocannoniere ottenuto l’anno scorso in Lega Pro, ma migliorando sensibilmente il bottino di reti, chiuso a 26 marcature. Goleador completo, rapido, spietato sotto porta, instancabile, abile a lanciarsi sugli spazi come di approfittare delle “dormite” delle difese avversarie, segnando spesso “di rapina”.  Prometteva di più da giovane il fratello minore Marco (trequartista classe ’88 cresciuto nel Cagliari, già Nazionale Under 17 e attualmente al Benevento) ma con gli anni Matteo ha saputo scalare le gerarchie, dimostrando un carattere e una passione encomiabili, che a 30 anni compiuti potrebbero dargli in dote la serie A. Ma tutto l’organico – la cui ossatura era formata dal gruppo delle due storiche promozioni ravvicinate – è andato oltre le aspettative: dal regista Caccetta (un passato nell’ultimo Foggia di Zeman, che preferiva schierarlo terzino destro fluidificante) al veterano Basso, dalle bandiere Abate, Gambino, Nordi e Pirrone (notevole il loro contributo, anche talvolta da subentrati nel caso dei due attaccanti) ai nuovi Terlizzi, Ciaramitaro e Iunco che hanno portato in dote la loro maggiore esperienza rispetto ai compagni a questi livelli. Una stagione forse irripetibile ma le basi per consolidarsi in categoria ci sono tutte.

VARESE 5

Dopo diverse stagioni ai vertici, concretizzatesi in lotte serrate per una promozione in serie A che da queste parti manca da 40 anni, dai tempi eroici del duo d’attacco Egidio Calloni – Giacomo Libera, quest’anno il Varese, che da poco aveva cambiato società, si è trovato al centro di una stagione anonima, finchè a un certo punto è rimasto invischiato nella pericolosa lotta per non retrocedere. Sembrava alla portata, nomi alla mano, quantomeno una tranquilla salvezza, nonostante una stagione tutta in salita, invece a un certo punto è probabilmente subentrata la paura di non farcela, una certa insicurezza e forse inconsapevolmente pure la perdita d’abitudine di lottare per la sopravvivenza, anziché per la vittoria del torneo. Tutti fattori che allo stato attuale – non me ne vogliano i sostenitori biancorossi – mi fanno propendere per il Novara nella gara decisiva dei playout per la permanenza in categoria.

Il Big: PAVOLETTI

Non si può certo rimproverare il bomber Pavoletti di non aver dato il suo contributo alla causa. Certo, a inizio stagione per lui – reduce da una brillantissima stagione col Sassuolo che ancora ne detiene il cartellino – e per tutto l’ambiente era difficilmente pronosticabile un campionato tanto tribolato, con appendice finale della salvezza da decidersi dopo playout. Tanti gol da parte sua che non sono stati sufficienti, complici anche lo scarso rendimento di molti suoi compagni, in ribasso dopo le due positive stagioni precedenti, qualche cessione affrettata e non ben smaltita (ad esempio Nadarevic), lo smarrimento di alcuni talenti come Caetano Calil, lontano parente del funambolo di due anni fa al Crotone, quando fuori c’era la fila per accaparrarselo e Fabrizio Grillo, di ritorno dal Siena. Scarsissimo anche l’apporto dell’esperto Blasi,  che pare giunto a una prematura chiusura di carriera. La rosa messa a disposizione di Gautieri e poi di Sottili (entrambi ottimi tecnici) mi pareva pure competitiva in gente come Damonte, gli esperti Corti e Neto Pereira, i difensori Rea e Laverone e il promettente terzino sprint Fiamozzi, ma giunti a questo punto occorre solo giocare col coltello tra i denti per ottenere una difficile permanenza in categoria.

 

Intervista al calciatore veronese Stefano Garzon, esempio di giocatore di successo che ha mantenuto saldi i suoi valori

 

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Una carriera lunghissima la tua, Stefano, che ti ha regalato tantissime soddisfazioni ad alti livelli di professionismo e che ora ti vede impegnato nella natia Cerea in un avvincente campionato di Eccellenza. Partiamo dall’attualità, dall’odierno: siete capitati in un girone di ferro, con tante valide pretendenti alla promozione diretta. Chi vedi come più accreditata tra Rovigo, Arzignano e Villafranca? Voi contate di tenere il passo e di fare il grande ritorno in D?

-Il campionato è stato sicuramente molto avvincente e combattuto fino all’ultima giornata. C’erano squadre allestite per fare un campionato di vertice, importante, e tutte quelle che hai citato tu hanno lottato fino all’ultimo per ottenere la promozione. Per quanto ci riguarda abbiamo fatto un grande campionato, e fino all’ultimo abbiamo dato l’anima per inseguire un traguardo che all’inizio era insperato. Siamo partiti infatti a luglio dopo la delusione dell’anno scorso e ripartire non è stato facile. Tanti giovani bravi si sono messi in luce, noi vecchietti abbiamo cercato di portare la nostra esperienza, dando sempre il massimo dell’esempio e dell’impegno. E’ la società non ci ha mai fatto mancare nulla, mettendoci a disposizione tutto ciò che ci serviva con puntualità.

Qual è la qualità maggiore che emerge nella tua squadra: l’esperienza data da te e altri compagni, penso a Moretto da poco rientrato, o l’entusiasmo dei nuovi, dei più giovani? O è tutto l’ambiente che aiuta a far salire le prestazioni della squadra?

-Come detto sia l’apporto dei più giovani, sia quello dei più vecchi è stato fondamentale. Si è creato un’alchimia veramente bella, che ci ha portato a giocarci il campionato fino all’ultimo. E sia lo staff tecnico che la società ci sono sempre stati vicini in tutto con grande professionalità.

Sei di Asparetto, una piccola frazione di Cerea appunto, che tu lasciasti ben presto per volare al Chievo. Ti ricordi le sensazioni e le emozioni del periodo? I sacrifici per arrivare dove sei arrivato in cosa consistevano, sempre se tu li hai vissuti come tali. O nel tuo caso, la voglia di emergere e di rimanere al Chievo ha superato il resto? C’erano altri tuoi compagni che hanno mollato prima o non hanno completato il loro percorso; nella tua esperienza quali possono essere le maggiori difficoltà che si incontrano lungo il cammino di un giovane calciatore?

-Sicuramente non è stato facile. Ricordo i grandi sacrifici dei miei genitori, che mi accompagnavano ad allenamenti e partite. Ricordo la grande fatica nel far conciliare gli studi con gli allenamenti. Ma la forza interiore, l’entusiasmo mi hanno permesso di superare tutto ciò. Il momento più difficile è stato sicuramente quello dell’adolescenza, ricordo i miei amici che uscivano a divertirsi e io non potevo perchè dovevo andare alla partita, e nel poco tempo libero dovevo studiare. Ma la passione e l’amore per questo sport mi hanno dato la forza per fare questi sacrifici.

Per moltissimo tempo sotto contratto con il Chievo, immagino con molti momenti topici in cui magari pensavi di esordire in prima squadra, cosa che è in effetti accaduta, ma quando ormai eri già quasi un veterano delle categorie inferiori, tra cadetteria e terza serie. Hai sempre messo davanti l’opportunità concreta di giocarti le tue carte altrove, di fare esperienza sul campo o hai rammarico di non essere stato tra i protagonisti di quel Chievo così forte nelle sue prime stagioni in serie A? Che ricordi hai di alcuni compagni di squadra dell’epoca, quelli del “miracolo” di Delneri?

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-Al Chievo sono cresciuto, sono diventato uomo, sono arrivato all’età di 9 anni, ero un bambino. A diciotto ho firmato il mio primo contratto da professionista e dopo tanti sacrifici il mio sogno è diventato realtà. Nessun rammarico, ho avuto la grande gioia di esordire in serie A e di fare esperienze sportive ed umane fantastiche, ho vissuto in tante città d’Italia ed ho conosciuto amici e persone straordinarie. Ho avuto la fortuna di giocare con grandi campioni, che mi hanno insegnato tanto.

La vita da professionista ti ha portato ben presto a maturare esperienza lontano da casa: Pescara, Avellino ma persino Acireale ai tempi del tuo primo prestito. Che tipo di esperienze sono state, non solo da un punto di vista prettamente sportivo? In fondo eri poco più che un ragazzo, immagino tu sia cresciuto in fretta…

-Sono state esperienze bellissime, che porterò sempre dentro il mio cuore. Oltre alla componente sportiva, che mi ha formato professionalmente, ho avuto modo di crescere in fretta, di vivere lontano da casa, di abitare sia con altri compagni di squadra che da solo, di conoscere posti nuovi e come detto prima persone fantastiche. Ogni città in cui ho giocato mi ha lasciato ricordi indelebili nel cuore.

A Cremona hai vissuto una buona stagione, viatico per l’approdo in B. Quali sono state le maggiori differenze che hai riscontrato tra le due categorie?

-A Cremona era il mio secondo anno di serie B. Fino ad allora non avevo avuto grandi infortuni, e fisicamente ero al top. E’ stata una grande stagione, ho giocato con continuita e ho fatto il mio record di goal in serie B. Avevo già giocato a Cremona in serie C, a diciotto anni, e ritornare dopo anni in B è stato molto bello. E’ una città alla quale sono molto legato.

Ripercorrendo la tua carriera, a quali allenatori ti senti più grato? Qual è quello che maggiormente ti ha “capito”, mettendoti nelle condizioni di esprimerti al massimo delle tue potenzialità? E in generale da quale hai imparato di più?

-Ho avuto tanti allenatori…Tutti mi hanno trasmesso qualcosa di importante, e da tutti ho cercato di imparare segreti diversi. A tanti sono ancora molto legato. Ricordo con piacere Galderisi che ho avuto a Cremona ed Avellino, Roselli a Varese, Vavassori ad Avellino e a Verona…Lo stesso Pellegrini…

L’esordio in serie A o l’approdo, seppur in tempi bui, all’Hellas Verona? Quale di questi due momenti tieni maggiormente nel cuore?

-Sono due emozioni completamente diverse, non paragonabili. Solo chi le ha vissute può provare dentro di se le emozioni che danno. L’esordio in serie A è il sogno di un bambino che si realizza, è il massimo, e il Chievo mi ha dato la possibilità di farlo…Vestire la maglia della propria città, e vincere un campionato è un’altro sogno che si è realizzato. Quando vesti qualsiasi maglia, devi farlo con grande onore e rispetto, se la maglia è quella della tua città, rappresenti la tua gente, e il senso di appartenenza ti avvolge. Io ho sempre cercato di farlo al meglio e col massimo impegno.

Sentiamo parlare sempre più spesso dei “mali” che attanagliano il calcio, della mancanza di valori ecc. Tutti coloro che hanno avuto modo di conoscerti sono certi nell’affermare che tu sia rimasto il ragazzo tranquillo di sempre, serio e umile. Ci confermi che è possibile quindi trovare ragazzi semplici, lontani dall’immagine comune che i media mandano quotidianamente? Hai legami di amicizia vera coltivati negli anni con alcuni tuoi colleghi?

-Io sono così, ero così e lo sono rimasto. E sono fiero di esserlo. Questi valori, quelli dell’umiltà, della volontà e del sacrificio sono stati quelli che mi danno la forza di raggiungere i miei obbiettivi, professionali ed umani, e non mi hanno mai tradito. In un ambiente come quello calcistico è più facile montarsi la testa perchè tutto sembra più facile. Ma nella mia avventura ho conosciuto ragazzi splendidi, puliti e veri, è normale poi che le strade si dividano per le esperienze di vita più svariate, ma a tanti di questi sono ancora molto legato.

A Cerea immagino che tu sia visto come uno “che ce l’ha fatta” a far diventare la sua passione, il suo sogno, una realtà. Alla fine della giostra hai dei rimpianti su quella che poteva essere stata una carriera diversa o hai raggiunto tutti gli obiettivi che ti eri posto? Che consigli senti di dare ai tuoi compagni più giovani, alcuni dei quali magari legittimamente ambiscono a un futuro da professionista nel mondo del pallone?

-Nessun rimpianto. Non bisogna mai averne. Tutte le scelte se meditate e ponderate con attenzione non possono essere rimpiante. Purtroppo nella vita ci sono tante variabili impreviste, che non possiamo controllare…é normale che avrei fatto a meno di qualche infortunio scomodo, come quelli alla spalla o alle ginocchia…ma anche questo fa parte della vita, e va superato a testa alta. Ai ragazzi giovani dico solo di essere se stessi, di dare tutto, ma per raggiungere un obbiettivo bisogna essere disposti a fare fatiche e sacrifici. Nulla è facile. Solo dopo aver fatto questo non si ha nulla da rimproverare a se stessi. Ora il calcio offre meno opportunità di un tempo, sfondare è più difficile, per questo è fondamentale costruirsi una strada alternativa con lo studio.

Avrei tante altre cose da chiederti e curiosità da soddisfare, ma immagino che carne al fuoco ce ne sia già tanta e sono sicuro che i lettori saranno ben soddisfatti di poter leggere dalle tue parole il frutto della tua lunga e bella esperienza calcistica.

 

Focus serie B. Il Palermo espugna Latina, manca solo la matematica per la serie A. Il resto è all’insegna dell’equilibrio mentre in coda c’è il primo verdetto con la retrocessione della Juve Stabia

Al Palermo, dopo la perentoria affermazione in quel di Latina (che nonostante la sconfitta, rimane serissima accreditata almeno per i playoff), manca in pratica solo la matematica ma ormai i conti paiono fatti. Sarà meritata serie A, non solo perchè così “doveva essere”, considerato il pedigree e la rosa della squadra rosanero, ma perchè sancita in modo inequivocabile dal campo, dopo la traballante parentesi iniziale di Gattuso, ottimamente compensata dalla gestione Iachini, sempre più specialista in promozioni dalla cadetteria. Ora la palla spetta all’enigmatico e umorale Zamparini, che già si è fatto avanti sostenendo come Iachini sia il miglior tecnico con cui abbia mai lavorato. Può darsi che sia vero, ma da qui sono passati anche tra gli altri Zaccheroni, Delneri e Guidolin, e non si trattava certo di tecnici scarsi.

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Dietro il Palermo è vero equilibrio, se non proprio bagarre. Riemerge l’Empoli e alla fine, pur con sudore, credo sarà proprio la compagine toscana di Sarri la più seria candidata alla promozione diretta: lo dice la storia, anche recente, ma soprattutto i numeri, il gioco, la continuità, anche se ormai è palese che i toscani dovranno fare i conti con alcune squadre davvero mai dome, ostiche, impertinenti e sbarazzine, che non temono confronti. Del Latina abbiamo già accennato: era in splendida forma, avesse fermato anche la capolista staremmo qui a parlare quasi di miracolo calcistico avvenuto, considerando che si tratta di una matricola assoluta della serie B (certo, ma che in attacco può vantare uomini del calibro di Jonatas e Paolucci, per dire!). Cade rovinosamente il Cesena in casa, sotto i colpi di un sempre più indecifrabile Brescia. La squadra lombarda avrebbe tutto per salire in A: storia, tradizione, un gran vivaio, giocatori top per la categoria come Caracciolo, capitan Zambelli o Corvia, uomini che se in condizioni un minimo accettabili possono fare la differenza (vedi Sodinha, ieri autore di una prova monstre). Tengono botta in alto il super Crotone dei tanti giovani (Bernardeschi, Crisetig, Dezi, Cataldi, Gomys, ieri assente), nonostante la sconfitta di Avellino (gli irpini irrompono nuovamente in zona playoff)  e il Trapani, tornato vincitore nella gara che ha sancito il primo verdetto ufficiale della stagione: la retrocessione in Lega Pro della Juve Stabia, giunta al termine di una sciagurata stagione, nata malissimo e mai migliorata durante il percorso.

Ormai pienamente guarito il Lanciano, ieri vittorioso a Varese  grazie al solito Mammarella, cecchino infallibile su punizione (sempre più valida nel suo caso l’iperbole di “Roberto Carlos d’Abruzzo”!). Varese che a questo punto, pare impossibile considerando i propositi di inizio stagione e la squadra allestita in estate, deve guardarsi bene alle spalle, visto che sono solo 3  i punti che lo dividono dal Novara e 4 dal Cittadella, che ieri si è imposto al Granillo in una gara da “dentro o fuori”. Reggina e Padova hanno ancora la possibilità di acciuffare i playout ma realisticamente pare a questo punto della stagione assai improbabile, e spiace vedere due squadre rappresentative di realtà importanti cadere così in basso. Occasioni perse sono sembrate quelle di due big della categoria: Siena e Pescara. Entrambe sono rimaste al palo nelle rispettive gare casalinghe, con pareggi a reti bianche contro Carpi e Novara, squadre sinceramente alla portata. Ma se per il Siena possono valere delle attenuanti (problemi societari non da poco e un clima di disfattismo evidente), per la squadra di Cosmi difficile trovare delle giustificazioni. E’ in pratica tutta la stagione, già dalla stagione Marino, che il potenziale notevole della squadra sembra non essersi mai espresso, peccato!

Insomma, da qui alla fine, sarà sempre più arduo lanciarsi in pronostici, considerando i tanti scontri diretti e le poste ancora in palio: prepariamoci a pregustare un grande finale di stagione.

 

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La nuova vita di Luca Ariatti, divenuto agente e procuratore

Mi ha fatto un po’ specie vedere di recente, come ospite in alcuni programmi dell’emittente Sportitalia, Luca Ariatti nei suoi nuovi panni: non più polivalente calciatore ma rampante agente e procuratore.

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Evidentemente a suo agio in questo nuovo ruolo, che per indole sembra che gli si addica molto. A me piace ricordarlo come un validissimo giocatore, che alla fine della giostra ha saputo mettere insieme davvero un buonissimo bottino di presenze nella massima serie, senza scorciatoie particolari e masticando una dura gavetta prima di emergere in contesti più consoni al suo talento. Reggiano, inizia la carriera nella squadra della propria città, in un momento storico particolarmente felice, visto che sul finire dei ’90 per la prima volta la Reggiana avrà accesso nella massima serie. Una tappa interlocutoria e proficua ad Ascoli (dove tra l’altro conoscerà la sua futura – bellissima – moglie) gli spalancano le porte di una piazza prestigiosa, come quella di Firenze, ma in questo caso le congiunzioni astrali non sono favorevoli e in pratica Luca si ritrova non nella Fiorentina, ma nella neonata Florentia Viola, in serie C/2. Disputa un ottimo campionato, dimostrandosi abile a giostrare in tutte le zone della mediana, specie sulle fasce o come interno. Fa della corsa la sua arma speciale, unita a un rendimento costante, magari senza picchi ma garanzia di buone prestazioni. Fa il doppio salto in un solo anno, divenendo il capitano della squadra gigliata in serie B dove è indiscusso titolare e trascinatore. Quello sarà il vero viatico verso una carriera di spicco in serie A che si concretizzerà nei felici campionati di Bergamo e Lecce. Gioca ormai stabilmente sulle fasce, bravo a supportare l’azione di rimessa ma pure a garantire un’efficace copertura, grazie alle sue doti di sapiente podista, laterale inesauribile. Specie duettando con Cristiano Doni all’Atalanta regala anche dei gol, quasi tutti al termine di azioni corali in velocità.

Ariatti ai tempi in cui era capitano della Fiorentina

Ariatti ai tempi in cui era capitano della Fiorentina

Le tappe di Chievo e Pescara rappresentano il suo canto del cigno, prima di apparire in veste nuove, in quelle eleganti di agente, dove a 35 anni ancora da compiere si ritrova ad essere uno dei più giovani su piazza in quel ruolo.

Serio, determinato e competente, penso proprio che non smarrirà le sue peculiarità, riuscendo a destreggiarsi con volontà e determinazione in uno dei ruoli chiave ormai per il calcio di questo millennio.  In bocca al lupo a Luca!

Serie A: era solo la prima giornata però… è già tempo di giudizi!

Ok, amici, era la prima giornata di campionato. Finalmente l’attesa si è rotta, anche se il persistente calciomercato (uno dei più poveri dell’ultimo trentennio) fa sì che inevitabilmente l’attenzione sarà ancora una volta spostata su “top player” veri (Jovetic) o presunti (Llorente), su improbabili acquisti last minute per mascherare una crisi evidente, non solo economica, ma pure di idee, e su tante, troppe, eccessive chiacchiere.

Io invece intento provare, azzardando in anticipo, a dettare alcune personali impressioni che mi ha lasciato questo esordio di Serie A.

Innanzitutto, ciò che auspico maggiormente è che avvenga il tanto agognato salto di molti giovani talenti tra i “grandi”. Qualcosa, quasi impercettibilmente, sembra si stia muovendo in questo senso. Ieri il Milan ha schierato dall’inizio due ’92, già chiamati in azzurro da Prandelli, l’Inter sul velluto ha inserito due ’93 (Livaja e Duncan, oltre al già affermato Coutinho, autore pure di un bel gol, di un anno appena più vecchio), la Juve ha inserito dal primo minuto Marrone al centro della difesa (esperimento tattico direi riuscito, vista la grande intelligenza calcistica di Luca) e nel Napoli si è visto un assaggio delle grandi qualità tecniche del piccolo Insigne.

In mezzo a questi nomi, altri sono emersi nel contesto di una prima giornata quanto meno vivace e non noiosa, specie se paragonata a certi avvii al rallenty di alcune stagioni fa. Nel Pescara, pur sommerso di gol da un’interessante compagine nerazzurra in odor di eguagliare la Juventus del primo anno di Conte, sono piaciuti alcuni baby terribili, come l’estroso Caprari, già protagonista con Zeman da gennaio in poi nella trionfale serie B scorsa o il pugnace Weiss, non solo figlio del selezionatore maggiore slovacco, ma pure in possesso di ottima personalità, oltre che di buona tecnica di base. Discreto anche l’esordio del diciannovenne Quintero a metà campo: insomma, direi che il Pescara che pure dovrò stare più attento in difesa perchè in serie A non si scherza, con squadre di media bassa classifica può fare la sua bella figura sul piano del gioco e duellare ad armi pari.

Assai positivo l’esordio assoluto nel calcio italiano di Petkovic, neo allenatore della Lazio, invero molto criticato per i suoi metodi da sergente e per il disastroso pre campionato. Alla resa dei conti, però, quando i punti in palio hanno cominciato a contare davvero, la Lazio ha fatto bene sia in Europa League, sia vincendo nell’ostico campo di Bergamo, contro un’Atalanta che ha mantenuta inalterata la formazione che seppe meravigliare tutti l’anno scorso, aggiungendo inoltre due certezze come il prodotto del vivaio Brivio e l’ex genoano Biondini.

Il Genoa sciupa un rigore ma poi si rimette bene in carreggiata, grazie al decisivo squillo di Immobile, nome da tenere assolutamente d’occhio; ottima la prova del Chievo nello scontro ad armi pari contro un Bologna ancora turbato dalla vicenda Ramirez.

Siena e Torino non si fanno male, mentre i sorrisi maggiori giungono da Firenze, dove una squadra rinvigorita e ben guidata dal neo tecnico  Montella  lascia intravedere meraviglie sul piano del gioco, un po’ come accaduto l’anno scorso a Catania, dove cambiato il manico, non cambia la sostanza. Maran ridisegna la squadra con identico piglio e medesima qualità, riuscendo quasi nell’impresa di sorprendere la Roma zemaniana all’Olimpico.

Tante attese per la squadra del boemo che continuo a ritenere valida e sicura antagonista nella corsa al titolo contro la Juventus, ma che probabilmente dovrà essere in grado di gestire le notevoli pressioni ambientali e mediatiche. Ogni piccolo passo falso di Zeman verrà guardato con la lente di ingrandimento, dopo che ormai i giornalisti stanno facendo sovente domande al tecnico sulla vicenda scommesse, giusto per alimentare inutili e sterili polemiche.

I flop del giorno, oltre a quello parziale dei giallorossi, apparsi ancora appesantiti e lontani dalla miglior condizione atletica (necessaria per eseguire al meglio i dettami tattici dell’allenatore), sono stati Palermo, asfaltato da un fortissimo e convincente Napoli, e soprattutto il  Milan, sconfitto all’esordio contro la matricola di lusso Sampodoria.

La squadra di Ferrara, senza nemmeno soffrire troppo, imbavaglia i rossoneri che non sanno creare gioco. Il risultato è una prova pessima dell’undici milanista, come non se ne vedevano da anni. Basteranno il cavallo di ritorno Kakà e il muscolare Diarra (entrambi epurati da Mourinho) a colmare il gap di qualità che li separa da Juve, Inter, Napoli e Roma?

Sul sito del Guerin Sportivo, tutte le presentazioni delle squadre di Serie A curate dal sottoscritto. Andate, leggete e commentate!

 

A tutti i miei lettori, segnalo (per chi non lo sapesse) che sul sito del Guerin Sportivo, storica testata nazionale per cui collaboro, sono on line da alcuni giorni tutte le presentazioni delle squadre ai nastri di partenza della serie A. Ne vengono pubblicate un paio al giorno, sinora trovate le tre neopromosse Pescara, Torino e Sampdoria, poi in sequenza Siena, Cagliari, Chievo, Bologna, Atalanta e Genoa. Ma pian piano arriveranno tutte, non vi preoccupate. Quindi, per chi volesse commentare, dare opinioni o dissentire dalle mie analisi, vi invito caldamente a farlo andando a visitare il sito in questione.

Vi lascio il link e… a presto!

http://blog.guerinsportivo.it/

A lezione di calcio dal Pescara!

Autentica lezione di calcio nel big match di serie B tra Pescara e Torino, che ha visto imporsi gli abruzzesi con i gol dei sempre più protagonisti Immobile e Insigne.

Poca cosa il Toro visto all’opera ieri sera e preoccupa il calo vistoso della squadra di Ventura, specie se paragonata alla splendida vittoria contro il Padova di cinque giorni prima. A questo punto, pur rimanendo saldi al secondo posto, i dubbi e le paure aumentano. Con avversari come Sampdoria in netta ripresa, Varese spettacolare e concreto e le solite Verona e Sassuolo alle calcagna, la promozione diretta, che sembrava davvero a un passo, non è per nulla scontata. Diamo per buono il fatto che il Pescara arrivi primo (e sarebbe una posizione assolutamente meritata, visto la qualità del gioco espressa per tutto l’anno), restano soprattutto Hellas e Sassuolo le minacce più accreditate. Ma se la squadra gialloblu di Mandorlini può godere di un calendario obbiettivamente più facile sulla carta, bisogna anche ammettere che il Verona degli ultimi due mesi assomiglia a una sorta di Dr. Jekyll and Mr. Hyde per come interpreta le gare a seconda che giochi al Bentegodi o in trasferta. I punti arrivano ma la stanchezza appare evidente. Certo, i gialloblu sono “matricole”, seppur di lusso, e un campionato in prima fila non se l’aspettava nessuno alla vigilia ma non si può mollare proprio ora che il sogno della serie A è davvero a un passo. Alla fine per la promozione diretta potrebbe spuntarla il Sassuolo, la squadra (ingiustamente) meno reclamizzata del lotto ma che possiede qualità ed esperienza in gran quantità nei singoli (pensiamo a Missiroli, Sansone, Magnanelli…) e soprattutto quella continuità di rendimento che spesso in serie B fa la differenza. Onore a Pea, un grande allenatore esordiente, bravissimo già nelle giovanili dell’Inter ma forse con meno appeal di Stramaccioni (lo diciamo, per chi non l’avesse capito, con un filo di ironia). Il Toro in pratica dovrà fare la gara su sè stesso, non può dilapidare un vantaggio simile. Avrà un altro scontro diretto dal sapore del thrilling proprio contro il Sassuolo e lì probabilmente i nodi di questa lunga ed entusiasmante serie B verranno al pettine. Da mesi ormai 4 squadre sono in volata per raggiungere la massima serie, un equilibrio che francamente non ricordavamo in tempi brevi. Inutile dire che, per il gioco espresso e la quantità di punti accumulati, meriterebbero tutte la serie A, pur con caratteristiche differenti. Incontrare nei play off compagini come Varese e Sampdoria (la grande favorita della vigilia, che ha saputo incredibilmente svoltare a gennaio con l’arrivo di nuovi giocatori e di un tecnico come Iachini che in B non sbaglia un colpo) diventa tutto un tratto assai complicato.

Che aggiungere infine sul Pescara? Io è dalla primissima giornata di campionato che scrivo che il Pescara riuscirà a salire! Gioca troppo bene, è un uragano, attacca in continuazione, ha la rosa più giovane della serie B e ha un tecnico che, come aveva fatto intravedere a Foggia, nel bellissimo campionato scorso, non ha ancora voglia di sigillare i cancelli del suo luna park, Zemanlandia.

Immobile, spietato come negli anni giovanili alla Juventus, 27 gol e pronto per sfidare i migliori difensori del mondo; i piccoli Insigne e Verratti, che starebbero bene già nelle big, visto che la loro qualità è maggiore di quella di 3/4 dei calciatori visti all’opera quest’anno in serie A; Romagnoli, Capuano, una coppia difensiva giovane ma ricca di personalità e perfetta per i dettami del mister; la sorpresa (l’ennesima della stagione biancoazzurra) Nielsen e Cascione, al massimo del rendimento in carriera, abilissimi in mediana nel fare filtro e supportare il genio di Verratti; Sansovini mai così prolifico e leader e nelle retrovie giovani promesse come gli ex giallorossi Brosco e soprattutto Caprari, un talento assoluto, cristallino, unico.

Sì, il Pescara merita la serie A, giù il cappello!