Pre convocati di Prandelli: e gli “stranieri” Criscito, Diamanti e Borini dove sono?

Avrei voluto sorvolare sull’argomento “pre-convocazioni”di Prandelli, e aspettare quanto meno la definitiva lista dei 23 prescelti dall’allenatore ma pare davvero che quest’anno l’attesa da parte dei più sia spasmodica, a giudicare dalle tante trasmissioni, gli innumerevoli dibattiti a cui stiamo assistendo da settimane, per non dire da mesi. Se un tempo le attenzioni venivano monopolizzati da assi quali Baggio o Totti, e sulla loro inclusione o meno nelle liste, con tanto di propositi di veri referendum tra tifosi e appassionati, ora pare che tutta questa incertezza sul roster sia da attribuirsi forse più a un livellamento generale verso il basso, inteso come qualità, che non a un improvviso exploit di validi interpreti in più ruoli. Insomma, tanti candidati alla maglia azzurra, tanti papabili ma anche l’impressione che ben pochi siano in grado di spostare gli equilibri. Sono stato pungolato da alcuni amici e conoscenti che mi hanno “interpellato” al riguardo, e volentieri ho dato i miei pareri, soggettivi ovviamente, e mi pare quasi superfluo rimarcarli ancora, fermo restando che, una volta ufficializzate TUTTE le rose delle squadre partecipanti, è mia intenzione analizzarle nel dettaglio una per una. Tuttavia mi è venuto uno spunto per ravvisare una tendenza tutta italiana, se vogliamo, e per certi versi poco corroborata dai fatti: quella di NON considerare i giocatori che militano all’estero. Un conto è quando potevamo vantare il “campionato più bello del mondo”: all’epoca si faceva a gara per venire a giocare da noi, figurarsi se i nostri migliori rappresentanti pallonari pensassero di emigrare verso altri lidi calcistici. Ma da qualche tempo la tendenza è mutata, al di là del fatto che il fenomeno, discutibile finchè vogliamo a livello etico (con tutti gli annessi legati alla “spersonalizzazione” o alla perdita di identità delle singole squadre) è ormai veramente generalizzato a tutti i massimi tornei continentali e non (nonostante da sempre il Sudamerica sia più un calcio d’esportazione rispetto a ciò che accade in Europa). Di conseguenza anche le maggiori nazionali sono composte da tanti giocatori che militano all’estero. In Italia ormai non si contano più gli atleti che anche all’apice della carriera scelgono di misurarsi col calcio al di là delle Alpi o dell’Oceano, ma pare proprio che la maggior parte di essi finiscano poi per essere dimenticati dai ct di turno, e ormai con You Tube, Internet, soprattutto le tv satellitari, è pressoché impossibile perdere le tracce di essi, a meno che uno – con tutto il rispetto – non decida di andare a giocare, chessò, in Groenlandia!
E allora perché gente valida come Criscito, Santon, Diamanti, Pellè, Borini, Fausto Rossi, Donati, tanto per citare i più noti non siano stati quasi mai presi in considerazione? Ed è quasi sconcertante, consentitemi, (ma qui concedo del tempo a Prandelli, aspettando appunto il listone definitivo dei 23) che rischi di rimanere escluso addirittura Verratti! Viene trattato ancora alla stregua di un emergente, quando da due anni è uno dei leader riconosciuti di uno dei top team europei! Soprattutto quest’anno è stato uno dei migliori, dei più continui centrocampisti di tutta Europa! Capisco che Pirlo è immortale e ancora uno dei migliori registi al mondo, ma relegare il pescarese solo a suo erede mi pare poco. Va beh, questo era solo un piccolo sfogo scritto di getto, e tutto sommato non ho molto da discutere sulle scelte primarie di Prandelli, non essendomi “scandalizzato” più di tanto dell’esclusione, per molti incomprensibile, del promettente romanista Florenzi, in quanto penso che nel ruolo potevano starci quelli convocati al suo posto e che sostanzialmente il tempo sia dalla sua parte… tuttavia come scritto in precedenza mi riserbo ancora qualche giorno prima di buttarmi in analisi più dettagliate.

Dossier sugli stranieri giunti in Serie A quest’estate… tra (pochi) promossi e molti rimandati

Riporto anche qui, ampliandolo, un mio articolo uscito nel recente numero del Guerin Sportivo, con copertina dedicata al Pallone d’Oro Cristiano Ronaldo, che trovate in tutte le edicole d’Italia.

Si tratta di un dossier sugli stranieri giunti quest’anno nel nostro massimo campionato di calcio. Tra sorprese, delusioni e conferme, ecco quindi un quadro completo dell’impatto che questi giocatori hanno avuto con la serie A.

Nello scorso numero del GS campeggiava in copertina Paul Pogba: un giusto riconoscimento per un giovane straniero del nostro calcio, assurto ormai a rango di fuoriclasse, dopo aver esordito un anno prima con la Juventus. E quest’anno, invertendo una tendenza rispetto alle recenti stagioni, la serie A si è arricchita ulteriormente, presentando ai nastri di partenza alcuni stranieri definiti come “top player”. Accanto ai vari Tevez, Higuain, Gomez (che come i neo romanisti Gervinho e Strootman si meritarono la prima pagina della nostra rivista) sono però giunti in Italia tanti altri interpreti dall’estero con esiti sinora contradditori.

Nell’ Atalanta, squadra dai forti connotati locali, molti alla vigilia indicavano nel romeno Nica un sicuro pretendente del ruolo di terzino destro: alla resa dei conti però non si è mai visto, e in quella posizione – con alterne fortune – si stanno alternando l’adattato Canini, il capitano Bellini, il ripescato Scaloni e il tornante Raimondi, efficace ma più a suo agio da metà campo in su

Nel  Bologna si stanno ben disimpegnando i due sudamericani Laxalt e Cristaldo. Nel contesto di un grigiore generale, almeno hanno garantito vivacità e impegno, specie l’uruguaiano di proprietà dell’Inter, più arrembante e meno fumoso dell’argentino ex Metalist. Superfluo invece l’apporto dell’esperto terzino sinistro Cech, mai sopra una sufficienza piena e presto scalzato dal più efficiente Morleo. Sono ancora in lista d’attesa il trequartista francese Yaisien, accostato in patria a Zidane,  e l’attaccante romeno Alibec, che già fece parte del vivaio dell’Inter con qualche fugace apparizione in prima squadra.

Il Cagliari fa suo di anno in anno il motto “rinnovamento nella continuità”: pochi innesti mirati, da inserire gradualmente. Difficile ad esempio per il trequartista Ibraimi, che pure ha mostrato buone doti tecniche, superare nelle gerarchie il talento di casa Cossu, in assenza del quale peraltro il mister Lopez preferisce alzare la mezzala svedese Ekdal. E’ scomparso letteralmente dai radar invece il centrale difensivo greco Oikonomou, sempre titolare nelle amichevoli estive ma bocciato alla prova del campionato in favore dell’inossidabile coppia Rossettini-Astori e preceduto pure da Ariaudo.

Il Catania sta pagando dazio in classifica anche a causa del tourbillon di acquisti stranieri avvenuto in estate, molti dei quali, per ora, dimostratosi non all’altezza dei predecessori. In difesa il giovane Gyomber ha avuto le sue possibilità, vista la prolungata assenza del titolare Spolli ma è parso molto acerbo e insicuro, così come Monzon non si è ancora impadronito della fascia sinistra lasciata vuota da Marchese. E’tornato disponibile sul finale del girone d’andata il terzino argentino Peruzzi, considerato l’erede di Javier Zanetti dallo stesso capitano dell’Inter. L’impatto è stato difficile  ma il tempo per dimostrare le sue doti è dalla sua parte. Anche l’attaccante Leto ha mostrato limiti evidenti, soprattutto da un punto di vista fisico e il paragone con il Papu Gomez davvero non regge. Si salva l’esperto mediano tutto polmoni Plasil, dal rendimento costante.

Il Chievo, dopo la partenza shock, con Corini ha ritrovato risultati e molti dei suoi interpreti migliori. Poco spazio quindi  per i nuovi, come l’esterno sinistro Pamic.

Nella Fiorentina tutti aspettavano al varco la coppia offensiva formata da Rossi e Gomez, la meglio assortita della serie A. I due, complici gli innumerevoli guai fisici del panzer tedesco, si sono visti poco assieme sinora, e così l’italiano si è trovato a duettare con le frecce Cuadrado e Joaquin. Lo spagnolo non è più il funambolo dei tempi del Valencia, ma garantisce equilibrio, oltre che fiammate offensive. Dei tanti giovani giunti in maglia viola abbiamo visto le gesta soprattutto nel fortunato cammino in Europa League. Era lecito aspettarsi qualcosa in più da Rebic, il nuovo Boksic, mentre ha fatto intravedere le sue qualità solo a sprazzi l’uruguaiano Vecino, trequartista d’origine impostato da interno. Non pervenuto Iakovenko, mentre buoni segnali ha dato il ventenne brasiliano Matos, esordiente di fatto, ma in realtà fiorentino d’adozione, essendo nei ranghi delle giovanili viola da quand’era poco più che un adolescente.

Il Genoa sfoggia con vanto il giovane nazionale croato Vrsaljko, a cui sono bastate poche convincenti apparizioni sull’out destro per destare le attenzioni dei maggiori club italiani ed europei. Subito positivo anche durante la breve e sfortunata parentesi di Liverani, al ragazzo non fanno difetto tecnica,corsa e personalità. Buono anche l’apporto della zanzara greca Fetfatzidis,  ormai titolare fisso in un tridente anomalo con Kucka di supporto all’unica punta Gilardino. Il Gasp è riuscito a incanalarne nel modo adeguato la fantasia di cui dispone. Promette bene Konatè: per il ventenne senegalese qualche buona apparizione in attacco  non supportata sinora dalla necessaria concretezza.

Nell’Inter,  in attesa degli investimenti di Thohir si è puntati dapprima a ritrovare un solido 11 base sul quale lavorare. L’unico neo acquisto da fuori è stato l’ex Chelsea Wallace si è visto davvero pochissimo, detronizzato subito nel ruolo di terzino destro dal suo connazionale Jonathan, con Ricky Alvarez forse il “vero” nuovo straniero in organico dei nerazzurri, visto che entrambi paiono lontani parenti dagli abulici giocatori visti in precedenza.

La Juventus, a detta di tutti, aveva fatto il colpaccio in estate, assicurandosi un giocatore di primo piano come l’argentino Tevez e un primo bilancio non può che essere assolutamente positivo. L’Apache in pochi mesi è diventato leader della squadra, con doti tecniche che tutti gli riconoscevano ma dimostrando anche un comportamento esemplare, fungendo da esempio e trascinatore della squadra, degno erede di quel famoso 10 che ha fatto la storia recente della Juve. Accanto a lui in attacco pian piano è lievitato anche lo spagnolo Llorrente, al quale sono servite più settimane per ambientarsi. Frettolosamente ha rischiato di essere etichettato come flop dopo i casi scioccanti di Elia o Anelka, invece l’ex Athletic Bilbao stava solo aspettando il proprio turno, lavorando in silenzio per ottenere la forma migliore. Non sarà mai un cecchino infallibile alla Trezeguet, cui è stato ingiustamente paragonato, ma i galloni da titolare sono ormai sulla sua maglia.

Nella Lazio i nuovi arrivi stranieri non stanno certo incidendo secondo le attese e, un po’ come a Catania, stride molto il paragone tra titolari e riserve. In difesa, ad esempio, sta demeritando Novaretti, cui spesso Petkovic  preferisce piuttosto adattare il centrocampista albanese Cana. Anche i brasiliani Vinicious e Felipe Anderson stanno deludendo. Il fantasista ex Santos ha una tecnica invidiabile e indubbio talento ma tra infortuni e una difficile collocazione tattica non ha praticamente mai inciso. Stessa cosa si può dire dell’acerbo centravanti colombiano Perea, assai poco prolifico nei panni sporadici di vice Klose, visto che si è fatto scavalcare nelle gerarchie dal talento di casa Keità (classe ’95).. Rimane da dire dell’argentino Biglia, il cui acquisto, a lungo inseguito, era stato messo in discussione già dal ritiro estivo, quando parve davvero poco probabile l’opzione doppio regista con il capitano Ledesma. Troppo simili i due alle spalle di Hernanes, così che il biondo ex Anderlecht è finito presto tra i rincalzi, nel frattempo scavalcato dal giovane nazionale nigeriano Onazi.

Il Livorno, nella difficile corsa alla salvezza, sta preferendo affidarsi a giocatori esperti o reduci dalla splendida cavalcata della promozione dell’anno scorso. Poco presenti finora i giovani Mosquera e Borja (entrambi colombiani), ancora fermo ai box l’argentino prestato dall’Inter Botta (di cui si dice un gran bene) e presto rimandato il centrale difensivo Valentini, cui vengono preferiti il talento di casa Ceccherini e il navigato Rinaudo.

Il Milan, alle prese con un’epocale svolta societaria, non aveva investito granchè all’estero quest’estate, riuscendo a ingaggiare in extremis il cavallo di ritorno Kakà. Da molti dato per bollito, e considerato dai più una sorta di acquisto dal sapore “romantico”, quello del brasiliano si può invece definire come probabilmente l’ultimo colpo messo a referto da Galliani prima di passare la mano alla rampante Barbara Berlusconi

Nel Napoli il vero acquisto straniero è in panca, quel Rafa Benitez, capace di conquistare tutti nel breve volgere di un ritiro estivo. Per farlo si è avvalso di una rosa composta in buona parte da stranieri inediti per il nostro campionato. Il compito più arduo spettava al Pipita Higuain, che doveva sostituire al centro dell’attacco il Matador Cavani. L’argentino sta facendo la sua parte, con gol e ottime prestazioni, sia in campionato che in Europa. Dietro di lui stanno furoreggiando i fantasisti Callejon e Mertens che si alternano con il talento nostrano Insigne, componendo con Hamsik uno splendido ed efficace tridente offensivo. Se lo spagnolo, mai del tutto compiuto in patria, è quello che ha garantito finora più puntualità in zona gol ed equilibrio tattico, il piccolo belga invece è l’uomo abile a scardinare le difese avversarie, spesso a partita in corso, sgominando i rivali con accelerazioni devastanti e tecnica di base sopra alla media. Poche chances ma discretamente sfruttate le ha colte in avanti anche il giovane Duvan Zapata, mentre in difesa è titolare fisso lo spagnolo Albiol, non immune però da errori anche banali in coppia con Britos o più spesso Fernandez. In porta è parso invece da subito una sicurezza il portiere ex Liverpool Reina, anche se essendo in prestito secco difficilmente potrà essere riconfermato, viste le lusinghe di casa Barcellona. Alle sue spalle, sul finale del girone d’andata,  ha fatto la sua comparsa tra alti e bassi il giovane Rafael, da molti considerato in Brasile il portiere del futuro.

Il Parma di Donadoni, un po’ come Atalanta e Cagliari, ha cambiato pochissimo rispetto alla passata stagione e gli stranieri giunti in Emilia sono per lo più giovanissimi che alla resa dei conti non hanno mai assaggiato la prima squadra: gente talentuosa come il serbo ex Stella Rossa Jankovic (classe ’95) e il difensore  ivoriano Mory Kone (classe ’94). Qualche apparizione (modesta) da parte del difensore portoghese Pedro Mendes, che pare più un  “tronista” che un ruvido difensore. Dura per lui conquistare posto in una linea difensiva titolare formata da giocatori fidati come Cassani, Lucarelli e Paletta. E anche quando l’italo argentino è stato fuori a lungo per infortunio, è toccato spesso e volentieri all’esperto brasiliano Felipe sostituirlo.

Per la rivelazione Roma di questa parte di stagione vale un po’ lo stesso discorso relativo al Napoli. L’acquisto boom tra i nuovi stranieri giunti in serie A sta in panca e risponde al pittoresco nome di Rudi Garcia. Il tecnico francese ex Lille è entrato presto in sintonia con società e squadra, scegliendo un apparente profilo basso, non nascondendo però tra le righe la propria ambizione. In una squadra largamente rinnovata stanno facendo meraviglie gente come Strootman e Gervinho, uomo di fiducia del neo allenatore, con cui vinse uno splendido scudetto in Francia.Se all’Arsenal non era riuscito a imporsi, sembrando più che altro un poco efficace giocoliere,a Roma è stato capace di segnare, fornire splendidi  assist al bacio e garantire una lucida spinta costante sulle fasce. L’interno olandese, pedina insostituibile a metà campo,a soli 23 anni si muove da veterano, con assoluta padronanza del ruolo, mostrando personalità, muscoli, senso tattico e ottima tecnica di base con entrambi i piedi: un investimento davvero azzeccato. Al promettente centrale croato Jedvaj (classe ’95), di cui si dicono meraviglie, non sono state per ora concesse opportunità importanti per mostrare il proprio valore.

Nella Sampdoria rivitalizzata sul finale di andata da Mihajlovic, in mezzo ai tanti stranieri che compongono per la maggior parte la rosa della squadra, in pratica quest’anno è arrivato solo il ventunenne laterale polacco Wszolek,  visto solo a sprazzi e raramente titolare.

Il Sassuolo, matricola assoluta della nostra serie A, sta disputando un campionato più che dignitoso,. E lo sta facendo in pratica con un gruppo di tutti italiani in campo, almeno per quanto concerne l’11 base ormai individuato dal tecnico Di Francesco. Alla vigilia del torneo pareva in rampa di lancio l’attaccante romeno Alexe, che nel breve minutaggio messo a disposizione si era pure mosso bene ma che è finito clamorosamente nelle retrovie una volta tornato dalla squalifica il super talento Berardi.

Il Torino di Ventura ai nastri di partenza presentava due nuovi stranieri: il giovane di belle speranze Maksimovic (ex Stella Rossa, classe ’91) e il più esperto, anche a livello internazionale, Farnerud. Il primo, soffiato a grandi club, si sta inserendo molto gradualmente, complice anche la solidità di un reparto già affiatato. Il centrocampista svedese, forgiato da campionati come quello francese, tedesco e svizzero, non c’ha messo molto ad adattarsi al clima della serie A, nonostante abbia patito una serie di guai fisici che ne hanno ridotto l’utilizzo sin qui in mezzo al campo.

L’Udinese sta vivendo una stagione di transizione, dalla cui solita infornata di stranieri  pochi hanno lasciato traccia evidente di sé. Certamente non lo hanno fatto il laterale svizzero Widmer, acerbo e in pratica “né carne, né pesce” sulla fascia destra, o il mediano croato Mlinar. Mai visti in pratica i giovanissimi brasiliani Douglas Santos (classe ’94) e Jadson (regista classe ’93 in possesso di indiscusse doti tecniche, per molti il nuovo Pizarro), mentre in difesa ha stentato nelle occasioni in cui è stato schierato il croato Bubnjic. In porta un esordiente assoluto del nostro campionato era il venticinquenne Kelava, subito titolare in porta per ovviare all’infortunio occorso presto al designato Brkic. Buona personalità ma anche qualche errore di troppo ne hanno compromesso l’ascesa in bianconero, e col ritorno in campo del portierone ex Siena, per lui le presenze si sono ridotte al lumicino.

Tra i diversi nomi nuovi del campionato del Verona, si è messo prepotentemente in luce sin dai primi banchi di prova il sudamericano Iturbe.  Una sorta di predestinato, conteso dalla nazionale paraguaiana, nazione d’origine dei genitori e da quella argentina. Dei tanti “nuovi Messi” è quello che in effetti più gli somiglia, nella velocità palla al piede, nel dribbling fulmineo, anche se deve  limare alcuni egoismi. Gli avversari stanno imparando a conoscerlo e a limitarlo ma rimane, dietro ai big Tevez e Higuain, il miglior straniero giunto quest’anno. Meno incisivi invece il play basso Cirigliano e i due centrali difensivi Marques e Gonzalez. Per il brasiliano poche apparizioni e mai convincenti;  per il grintoso uruguaiano, qualche svarione di troppo e in generale una tecnica di base approssimativa che lo hanno fatto incappare in grossolani errori costati cari. Non ha avuto spazio invece il figlio d’arte Mihajlov, portiere della nazionale bulgara, causa l’ottima conferma in serie A del titolare Rafael.

Insomma, un primo bilancio che sembra porre in chiaro scuro la faccenda dell’incidenza positiva degli stranieri sul nostro campionato. Se, come analizzato, i cosiddetti top player, giunti in soccorso di una serie A sempre più povera di interpreti di valore, stanno svolgendo bene il proprio compito, altri non stanno contribuendo in maniera pregnante alle sorti delle loro compagini. Il tutto in un quadro generale sempre più globalizzato, che mai come quest’anno ha consentito a tanti giocatori italiani di tentare a loro volta la carta dell’esperienza fuori dai propri confini.

(Gianni Gardon)

ps.. il tutto considerando che, a una così poco confortante ondata di nuovi giocatori provenienti dall’estero, non ha fatto da contraltare un’adeguata esplosione dei giovani di casa nostra, come da tempo auspicato da più parti.

Parole al vento, verrebbe da dire, se è vero che, nonostante le buone premesse, i risultati ottenuti di recente dall’Under 21 di Mangia agli Europei disputati la scorsa estate in Israele, e lo sporadico lancio di giovani visto un anno fa (pensiamo ai milanisti De Sciglio e  El Sharaawy o prima ancora il regista Verratti), quest’anno la tanto attesa inversione di tendenza definitiva, la consacrazione di un interessante movimento non c’è stata. Anzi, nel campionato in corso, quello importantissimo che dovrà dare delle indicazioni definitive a Prandelli in vista del Mondiale brasiliano, si stanno facendo valere prevalentemente i “grandi vecchi”, gente come Totti, Toni, il più giovane ma comunque ultratrentenne Gilardino, più che i nuovi nomi.

E se da noi giungono tanti stranieri, è anche vero che accade pure il contrario, e la fuga degli italiani all’estero non riguarda più ormai solo i famosi “cervelli”, ma si allarga anche a giovani comuni, così come a pensionati che vanno a spendere i loro (pochi) risparmi magari in Paesi dell’Est dove la vita costa meno e.. magari anche a quei giocatori “in esubero” nel nostro campionato, nè giovani, nè vecchi, ma forse con poche prospettive per mettersi in mostra da noi.

Mai come quest’anno quindi, non si contano i nostri atleti impegnati all’estero, non solo ex promesse come gli “inglesi” Macheda, Petrucci, Borini, Mannone o Santon, o campioni affermati come i “parigini” Verratti, Sirigu o il naturalizzato Motta o i giovani in rampa di lancio, strapagati all’estero ma finiti clamorosamente ai margini a casa nostra (gente come gli ex interisti Donati e Caldirola, immalinconiti nelle categorie  minori prima di passare a fare i titolari in club prestigiosi come Bayer Leverkusen e Werder Brema).

No, quest’anno ad aver fatto le valigie ci hanno pensato anche l’ex bolognese Pisanu, ormai finito in Lega Pro dopo un fulgido passato in serie A con il Parma e un passato remoto da predestinato, che è tornato alla ribalta nella Major Soccer League, nella stessa squadra di Ferrari e Di Vaio, con quest’ultimo sempre tra i migliori e più prolifici attaccanti di quella lega. E poi in Ungheria gioca l’ex juventino Alcibiade, ancora giovane ma mai esploso; in Francia è titolare indiscusso in Ligue 1 il difensore Tonucci, così come l’ex bolognese Raggi, addirittura nel top Club Monaco, allenato da Ranieri, quando lo raggiunse in tempi non sospetti con la squadra scesa mestamente in Ligue2, prima della “miracolosa” acquisizione da parte degli sceicchi; in Portogallo nell’Olhanenense gioca Dionisi, protagonista assoluto nel Livorno di Nicola fino alla bella promozione dello scorso anno mentre in Olanda è ormai un vip, un uomo di punta l’attaccante leccese Pellè, splendido cannoniere.

In Scozia gioca ormai da veterano il centrocampista Manuel Pascali, da noi visto all’opera solo in terza serie e lì diventato uomo simbolo, da molti stagioni (ben 6) trascinatore del Kilmarnock, così come in Grecia spopola da anni l’attaccante Napoleoni.

In Premier quest’anno sono arrivati come grandi acquisti due nazionali azzurri come l’attaccante Osvaldo (invero un oriundo) al Southampton e il piccolo jolly Giaccherini al Sunderland, dopo la bellissima e convincente Confederation Cup disputata l’estate scorsa. In Inghilterra è finito pure il portiere mai del tutto compiuto in tutto il suo talento Emiliano Viviano, anche se quest’anno all’Arsenal è davvero dura ritagliarsi il giusto spazio. Sempre oltre Manica, ma nella seconda serie, molti italiani sono stati “parcheggiati” al Watford dall’Udinese, visto che entrambe le squadre fanno capo al presidente Pozzo. Ecco quindi che alla corte di Zola prima, e di Sannino ora, giocano i vari Fabbrini, Faraoni, Battocchio, Forestieri, Angella, tutti col desiderio non nascosto di imporsi e di tornare da protagonisti a calcare i palcoscenici del nostro massimo campionato. Nella Liga Spagnola è impegnato invece un altro reduce da un buonissimo europeo Under 21, il centrocampista Fausto Rossi, cresciuto nella Juventus dove aveva esordito precocemente in prima squadra, prima di iniziare un lungo girovagare tra le categorie minori.

Caso più unico che raro è quello del Novi Gorica, società satellite del Parma, dove il presidente Ghirardi ha mandato a farsi le ossa o ad accumulare minutaggio importante tantissimi elementi sotto contratto con la squadra madre: gente anche di indubbio talento come l’ex nazionale giovanile azzurro Gaetano Misuraca, i difensori Abel Gigli e Alessandro Favalli, la punta Massimo Coda o di lunga esperienza nei campionati minori italiani come gli attaccanti  Lapadula e Bazzoffia, il centrale difensivo Checcucci, il portiere Cordaz o di recente il tornante Finocchio, ex nazionale under 17.

Insomma, un esercito intero presente nella vicina Slovenia, con tanti giocatori che hanno accettato di percorrere altri lidi pur di trovare spazio e giocare con continuità, rimettendosi in gioco, in un momento in cui anche il calcio italiano, inteso proprio come sistema, sembra sempre più in forte crisi, non solo economica.

Calciatori italiani d’esportazione: ormai non si contano più! Ecco una lunga panoramica di questi nuovi emigranti del pallone: dai big come Verratti, Osvaldo, Giaccherini a giovani emergenti come Borini o Donati a mestieranti in cerca di nuovo rilancio come Raggi, Misuraca, Piovaccari, inaspettati protagonisti europei

Italiani popolo di emigranti! Un tempo, nemmeno lontano, erano  i nostri nonni a lasciare la propria terra in cerca di fortuna, o almeno per portare i soldi a casa; attualmente si parla più che altro di “fuga di cervelli”, in quanto stiamo messi male anche anche in quel campo e quello pare il destino più adeguato per le più brillanti menti del nostro  Paese. Fatte le debite proporzioni, e stante la crisi ormai diffusa in tutti i settori dell’economia, ecco che tutta una serie di cause ha portato anche i calciatori ad adeguarsi, unita al fatto che, specie se ci riferiamo ai giovani, c’è da rimarcare l’ennesima stagione nella quale  alle parole non sono succeduti efficacemente i fatti. Ma andiamo con ordine, cercando di stilare una lista, non completa, perchè i nomi impegnati fuori dall’Italia sono in effetti tantissimi ormai, ma credibile e rappresentativa di coloro che hanno optato per la soluzione estera, non limitandosi a coloro che calcano i più prestigiosi palcoscenici.

Giovani in rampa di lancio, alcuni prelevati direttamente dopo le belle prove in maglia azzurra disputate nel recente Europeo Under 21 (belle, ma evidentemente non troppo, devono aver pensato i nostri club che hanno preferito monetizzare anzichè dare loro una chance in prima squadra in serie A), ma anche calciatori in cerca di rilancio;  altri ai quali illuminati procuratori sono riusciti a trovare ingaggi impensati e altri ancora onesti mestieranti che si stanno rifacendo una vita dignitosa altrove trovando una propria dimensione calcistica più consona alle proprie capacità.

– IN BUNDESLIGA

Caldirola al Werder dall'inter

Caldirola al Werder dall’inter

nella massima serie tedesca, una delle leghe più interessanti e spettacolari del mondo, sia per innovazione, partecipazione, bel gioco e trend economico, figurano dei nostri atleti che ben si stanno disimpegnando. In particolare è l’ex interista Giulio Donati a destare meraviglia. La storia del terzino è ormai nota ai più: ritrovatosi a Grosseto in LEGA pro, e ancora incompiuto nei suoi primi anni da professionista in Italia, dopo uno splendido europeo ha attirato le attenzioni su di sè, fino a convincere l’ambizioso Bayer Leverkusen a puntare su di lui. Straordinario il modo in cui l’azzurro si sta imponendo in terra tedesca, visto che da subito è diventato titolare della fascia destra, in una difesa a 4, e oltre a ben figurare in campionato, col BAYER a un tiro di schioppo dalle due super big Bayern e Dortmund, sta giocando a testa altissima pure in Champions. Fortunatamente per l’Inter un rinato Jonathan  sta colmando un ruolo che sembrava perennemente vacante in nerazzurro, ma ancora stride che in casa nerazzurra sia stato preferibile monetizzare su un talento cresciuto in casa piuttosto che lanciarlo in prima squadra.

Caldirola, altro prodotto interista, sin dai tempi della categoria esordienti, e capitano dell’Under 21, sta faticando un po’ di più a Brema, ma gioca comunque titolare, lui che in Italia aveva sempre giocato in cadetteria. Peccato che la difesa sia da anni il punto debole della squadra, da sempre votata all’attacco e questo mette spesso alla berlina i suoi difensori. Caldirola per ora gioca più sul versante sinistro, lui centrale per vocazione e la sua non proverbiale velocità lo sta penalizzando, anche se con la sua determinazione e la sua personalità, sono sicuro che saprà diventare protagonista.

Un po’ come lo è stato per diverse stagioni Molinaro, terzino sinistro ormai trentenne che dopo aver toccato il picco con la Juventus del rientro tra le grandi, dopo il flop calciopoli, era passato allo Stoccarda. Niente di trascendentale per lui, ma ormai è una certezza, sebbene non sia più titolare fisso; tuttavia in Germania il suo nome ormai è ben spendibile e c’è la reale possibilità che possa costruirsi un buon finale di carriera rimanendo in terra tedesca.

Giulio Donati, dopo la delusione di Grosseto e il clamoroso rilancio con l'Europeo Under 21 prosegue il suo momento magico: titolare fisso nel Bayer Leverkusen!

Giulio Donati, dopo la delusione di Grosseto e il clamoroso rilancio con l’Europeo Under 21 prosegue il suo momento magico: titolare fisso nel Bayer Leverkusen!

– IN PREMIER LEAGUE

tra giovani presenti nelle liste di categoria o nei campionati riserve (e negli ultimi anni ce ne sono stati tantissimi, poi emersi a livelli più o meno alti, da Borini a Macheda, attualmente in Premier e in Championship con Sunderland e Doncaster, ma anche Petrucci, Fornasier, Moscatiello, Laribi, Santonocito, Massacci), e altri acquistati di sana pianta come veri colpi di mercato, la ricchissima  e ambitissima Premier League rappresenta spesso un’isola felice per i nostri calciatori.

Nel Sunderland, fino a pochissimo tempo fa allenato dal focoso Di Canio, è arrivato in pompa magna, dopo l’ottima Confederations Cup l’ex juventino Giaccherini, vero jolly del centrocampo, abile sulle fasce e sulla trequarti. Il piccolo Giak sta dimostrando in pieno le sue caratteristiche, abnegazione (tanta) ma sorretta da altrettanta qualità.

Osvaldo a Southampton si sta ritrovando in tutto il suo talento, dopo i dissapori di Roma. E’ un patrimonio azzurro, probabile centravanti ai Mondiali e Pochettino, suo attuale mister, sta riuscendo in pochi mesi a minarne gli spigoli caratteriali.

A Newcastle si sta affermando Santon, troppo presto lasciato andare dall’Inter e più in generale dal calcio italiano, visto che di lui si parlava come di “nuovo Facchetti” (ahi, ahi, quanto possono pesare le etichette!). Ma sull’ancora giovanissimo calciatore (è un ’91) hanno pesato moltissimo, oltre alle troppe aspettative, anche i numerosi infortuni.

In championship c’è proprio una colonia azzurra, rappresentata dal Watford, società presieduta dai Pozzo: oltre a un trainer come Zola, venerato in Inghilterra molto più che in Italia per i suoi trascorsi da “Magic Box” al Chelsea, figurano e stanno ben contribuendo al buon campionato della loro compagine calciatori come il fantasista Forestieri (’90) italo argentino ex grande talento di casa nostra che non era mai emerso ad alti livelli da noi; l’esile trequartista classe ’90 Diego Fabbrini,  il difensore goleador Angella (’89), il laterale difensivo Faraoni (’91), anch’egli grande promessa del nostro calcio, ai tempi della Lazio, quando l’Inter riuscì a strapparlo ai biancocelesti facendo un grande colpo a livello giovanile. In rosa anche un altro italo argentino, attuale regista della nuova under 21 di Di Biagio: Battocchio, uno dei migliori della squadra export dell’Udinese.

Da poco in Premier anche Viviano, mai esploso del tutto in Italia e anzi reduce da brutte esperienze tra Palermo e Fiorentina. Dire “brutte” forse è troppo ingeneroso per il portiere toscano, ma anche qui si doveva misurare con alte aspettative, che sono state in parte disattese. Attualmente infortunato, ha una grossissima occasione di rilancio in un top club europeo come l’Arsenal, da cui proveniva anche l’altro portiere Mannone, ora in prestito al Sunderland.

– in LIGUE 1

Succursale italiana, nonostante sia partito verso altri lidi il mister Ancelotti, volato a Madrid, sponda Real, è il ricchissimo Paris St Germain, dove militano ben tre azzurri “da Nazionale”: il baby Verratti, predestinato e subito capace di conquistare il neo tecnico Blanc, che lo utilizza da interno in un centrocampo a 3, il regista basso Thiago Motta, assolutamente in fase di rilancio e il portiere saracinesca Sirigu. Considerato che nell’11 base figurano pure Ibra, Cavani, Maxwell, Thiago Silva, Marquinhos e all’occorrenza Lavezzi, Menez e un tuttora appannato Pastore, si capisce come la lingua universale nella Parigi calcistica più che l’internazionale e istituzionale inglese, sia quella italiana.

il regista Verratti, ormai stellina indiscussa del calcio italiano e pedina fondamentale del Psg

il regista Verratti, ormai stellina indiscussa del calcio italiano e pedina fondamentale del Psg

Nella rivale dei paragini, il Monaco di mister Ranieri figurano due giocatori italiani: Raggi, capitano l’anno scorso in Ligue 2 e dignitosa prima riserva quest’anno nel contesto di una squadra stellare, uno che in Italia non era mai andato oltre la sufficienza in squadre comunque di medio o basso cabotaggio (tra Palermo, Empoli e Bologna, probabilmente il suo picco più alto) e il giovane Crescenzi, fortemente voluto dal tecnico. Nell’Ajaccio dell’esordiente mister Ravanelli c’è lo stopper Denis Tonucci, classe ’88, che mai ha toccato la serie A, essendo però stato apprezzato come valido difensore cadetto nelle sue esperienze a Cesena, società in cui è cresciuto, Piacenza e Vicenza.

– nella LIGA SPAGNOLA

vi gioca un altro reduce da una fortunata esperienza con l’Under 21, un calciatore del quale da anni si riconoscono le doti tecniche a metà campo, ma che alla Juventus, dopo gli stupendi anni giovanili, conditi da vittorie finali in campionato e al “Viareggio” non è (ancora) riuscito a dimostrare il suo valore: Fausto Rossi, finito in prestito al Valladolid, dopo un lungo apprendistato cadetto fatto di alti e bassi (anche a causa di infortuni più o meno gravi).

– ALTRI CAMPIONATI

detto della lontanissima lega americana, che per noi rappresenta ancora a livello mediatico un calcio lontano (vi giocano da star soprattutto giocatori a fine carriera, come Di Vaio, ancora implacabile bomber e il difensore centrale Ferrari, mentre brevissima si è rivelata l’esperienza oltreoceano della punta trentasettenne Bernardo Corradi), anche altre terre europee stanno accogliendo giocatori nostrani, che qui vengono assurti a veri big.

Il caso più eclatante è certamente quello del centravanti del Feyenoord Graziano Pellè, che l’anno scorso coi suoi 27 gol, solo sul filo di lana si è visto soffiare il titolo di capocannoniere della Eredivisie olandese. Sterile punta da noi, eccezion fatta per gli anni giovanili di Lecce, dove infilò due storici scudetti Primavera consecutivi e fu titolare della spedizione azzurra al Mondiale Under 20, ormai è un olandese d’adozione,dopo la tanta esperienza qui maturata, anche prima di Feyenoord.

Il leccese Graziano Pellè, incompiuto in tutte le sue stagioni in Italia, trasformatosi in implacabile bomber in Olanda!

Il leccese Graziano Pellè, incompiuto in tutte le sue stagioni in Italia, trasformatosi in implacabile bomber in Olanda!

In Scozia da tanti anni gioca il fantasista Manuel Pascali, partito in cerca di gloria da Foligno e ormai trascinatore del Kilmarnock. In Italia giocò solo in serie C ma le sue caratteristiche da combattente mai domo hanno trovato terreno fertile oltre Manica.

In Ungheria si sta destreggiando l’ex difensore della Juventus Alcibiade, dopo alcune non  felicissime parentesi minori  (Gubbio, Nocerina, Carrarese)  in prestito all’Honved. Per lui la prospettiva di giocare in un campionato senz’altro minore ma nel contesto ungherese in una big, potrebbe davvero rivelarsi vincente.

In Portogallo cerca di farsi spazio con la sua grande tecnica un attaccante che nelle ultime stagioni a Livorno ha fatto vedere meraviglie: Federico Dionisi. Nella piccola Olhanense ha già segnato un gol poco dopo il suo esordio; chissà che il Livorno non si debba pentire di averlo lasciato partire precocemente, non ritenendolo probabilmente all’altezza di un torneo per lui inedito  come la serie A.

Se storicamente la Svizzera ha sempre dato ospitalità, anche per vicinanza geografica e affinità calcistiche (specie in squadre del CANTON TICINO, come Lugano o Chiasso) negli ultimi dieci anni sono molti anche i nostri giocatori che hanno trovato spazio e gloria in Grecia (pensiamo alle lunghe militanze di Cirillo o  Sorrentino. che hanno accumulato anche diverse presenze europee tra Champions e vecchia Coppa Uefa), Romania (De Zerbi, Piccolo, Sforzini ai tempi del Cluj in Champions League, e ora Piovaccari. Quest’ultimo, passato da un’onesta carriera in B, spesa tra Cittadella, Novara, Brescia e altre ancora all’essere centravanti titolare della titolata Steaua Bucarest ha fatto un grande passo in avanti, essendo protagonista insperato fino a pochi mesi fa (quando al termine della scorsa stagione era mestamente retrocesso in Lega PRO col  Grosseto, come Giulio Donati) dell’attuale Champions League.

Quest’anno, complici gli stretti rapporti del patron del Parma Ghirardi con il Nova Gorica, sono invece diversi i nostri calciatori che hanno accettato di rimettersi in gioco in un campionato sì minore ma che potrebbe regalare loro maggior visibilità. La Slovenia poi è davvero vicina ed,essendo il Nova Gorica appunto controllato da Ghirardi (in partnership sostanzialmente, il chè ha portato in squadra, oltre a diversi giocatori di proprietà del Parma, molti dei quali provenienti dal vivaio, anche l’ex bandiera Gigi Apolloni come allenatore) la speranza concreta è quella di rientrare da protagonisti nel nostro massimo campionato. Ci si aspetta il salto definitivo soprattutto dall’ex azzurrino Gianvito Misuraca, fantasista classe ’90, che spinse con le sue stupende giocate il Palermo a vincere uno storico campionato Primavera, insieme ad altri assi offensivi come Giovio e Mbakogu. La lista degli italiani è lunghissima: ci sono i difensori Lebran, Checchucci, il giovanissimo Favalli, il jolly Berardocco, tutti esperti a livello di Lega Pro, ma anche un difensore brasiliano ma formato calcisticamente da noi sin dai tempi gloriosi della Primavera del Torino come Ronaldo Vanin, che vanta una lunghissima carriera da protagonista in terza serie come laterale destro principalmente (l’anno scorso nella sfortunata stagione leccese c’era anche lui, dopo i tanti anni spesi a Sorrento), il portiere Cordaz, la promessa dei ducati Abel Gigli, mai pienamente sbocciata da noi, e gli attaccanti Bazzoffia, Lapadula e Massimo Coda. Insomma, una vera succursale azzurra, senza tener conto dei tanti altri atleti che hanno passato la maggior parte della carriera nel nostro campionato, come il vecchio centravanti lituano Danilevicius.

il trequartista Gianvito Misuraca, gran talento delle nazionali giovanili azzurre, cerca il rilancio in Slovenia, nel Nova Gorica, dopo alcune deludenti esperienze cadette tra Grosseto e Vicenza, dove solo a sprazzi ha mostrato le sue qualità

il trequartista Gianvito Misuraca, gran talento delle nazionali giovanili azzurre, cerca il rilancio in Slovenia, nel Nova Gorica, dopo alcune deludenti esperienze cadette tra Grosseto e Vicenza, dove solo a sprazzi ha mostrato le sue qualità

In Russia invece da diversi stagioni militano con alterne fortune, legate però soprattutto a problemi di infortuni, due grandi talenti nostrani, ancora azzurrabili, i difensori ex Genoa Mimmo Criscito, in forze allo Zenit di Spalletti e Salvatore Bocchetti, che dopo un buon passato al Rubin Kazan, ha firmato il contratto della vita, passando a una grande del campionato, lo Spartak Mosca, dove è assoluto protagonista nel ruolo di difensore.  Per lui -che si era fatto apprezzare anche in Italia, suscitando l’interesse delle squadre che lottano ai vertici delle classifiche – è stato più provvidenziale  accettare le laute proposte estere e la possibilità concreta di affermarsi a livello europeo.

PELLEeCALAMAIO continuerà a seguire, come negli anni precedenti, l’evolversi delle loro esperienze calcistiche all’estero, augurando a tutti le migliori fortune.

dossier migliori giocatori italiani

DOSSIER GIOVANI CALCIATORI ITALIANI

Si fa un gran parlare negli ultimi anni di rilancio del calcio italiano mediante la valorizzazione dei nostri giovani. Peccato che alle parole non corrispondano poi i fatti. Qualche spiraglio di possibilità sembra essersi aperto proprio nella stagione in corso, ma restiamo lontanissimi da casi geograficamente vicini come quelli della Liga o della Bundesliga. La Premier League fa storia a sé, perché in pratica rappresenta il torneo attualmente più ricco di qualità e investimenti, un po’ come successo per tutti gli anni ’80 e ’90 per la nostra serie A. In un contesto del genere è assimilabile il fatto che non ci si ponga il problema dei giovani, dal momento in cui tutti i più grandi campioni vi giocano in quel campionato. Ma è evidente che da una decina d’anni a questa parte per la massima serie italiana non sia più così e poco importa, ai fini statistici, che abbiamo vinto un Mondiale appena 5 anni fa, sarebbe giunto il momento di svoltare, provando a creare un vero movimento, come accaduto minuziosamente appunto in terra tedesca.

UN FATTORE FISIOLOGICO

Alla resa dei conti, è importante constatare un fatto divenuto ovvio riguardo il nostro calcio: in media un calciatore professionista raggiunge il suo apogeo calcistico (ad eccezione dei fuoriclasse come Del Piero, Totti o Buffon, la cui definizione già prevarica le ristrettezze di categorie come l’età o la provenienza calcistica e/o geografica) tra i 25 e i 28 anni. Ciò certifica che fisiologicamente la maturazione dei nostri atleti è tardiva rispetto a colleghi tedeschi, francesi o spagnoli. Una questione di mentalità tutta italiana che, se da una parte aiuta a forgiare il carattere del giovane virgulto, “costringendolo” a una dura gavetta, specie negli infuocati campi di terza categoria, dall’altra rischia di minarne la fiducia nei propri mezzi, l’esuberanza tipica della gioventù, la sfrontatezza se vogliamo (escludiamo casi come quelli di Cassano e Balotelli). Tornando indietro di una quarantina d’anni abbondanti, già mister Rocco al Milan, ma prima ancora al Padova, concepiva un’idea di calcio legata alle gerarchie, come se la squadra fosse una famiglia e lo spogliatoio una casa. Così facendo, però un talento come Rivera rischiò seriamente di iniziare il classico iter dei prestiti: fortuna che il tecnico di Trieste sapesse poi anche riconoscere il talento cristallino e puro dei suoi ragazzi. Andando ancora più a ritroso, persino il miglior giocatore italiano di tutti i tempi, Peppino Meazza all’inizio non andava a genio a compagni più navigati che lo chiamavano “il Balilla”, considerati i suoi 16 anni!

Attualmente però ci troviamo di fronte a un paradosso: da noi sono considerati “giovani promesse” dei calciatori dell’88, quando invece in Bundesliga ogni squadra vanta nella propria rosa dei titolari almeno un giocatore nato dall’ 89 insu, con casi eclatanti come Gotze (’92) trascinatore dell’ultimo Borussia Dortmund scudettato, l’attaccante Schurrle (’90), astro nascente del calcio tedesco,passato dopo una stagione monstre al Mainz al più ambizioso Leverkusen,  i bavaresi Muller e Badstuber, da tre anni protagonisti col Bayern e addirittura nello Schalke (non una squadretta qualsiasi) trova sempre più spazio nell’11 titolare il laterale di centrocampo Julian Draxler (’93!).

QUANDO VINCEVAMO TUTTO NOI

Scorrendo l’elenco dei vincitori degli Europei Under 21, un tempo quasi appannaggio dei nostri colori, risulta ancora più lampante quanto sia in declino il movimento: tre vittorie consecutive (edizione del 1992, 1994 e 1996), poi altre affermazioni nel 2000 e nel 2004. Il calcio è un fenomeno ciclico e questa fucina di talenti ha portato la Nazionale Maggiore a sfiorare il titolo mondiale nel ’94 in Usa e a vincere a Berlino nel 2006. Poi, il vuoto. Non va meglio per i Mondiali di categoria Under 20 e Under 17, quasi snobbati dalle nostre nazionali. Sporadiche apparizioni, non condite da prestazioni esaltanti, eccezion fatta per l’edizione di questi ultimi nel 2009, quelli poi vinti da una sorprendente Svizzera, trascinata dai gol di Seferovic (poi una meteora nella Fiorentina, a proposito di valorizzazione dei talenti) e dalle giocate di Kasami, sottoutilizzato a Palermo. In quell’occasione gli azzurrini si arresero ai quarti di finale, proprio al cospetto dei futuri campioni rossocrociati, sfiorando più volte l’impresa. Ma su quei protagonisti ci torneremo più avanti, quando prenderemo in esame i giocatori da seguire.

A ben vedere l’ultima nazionale giovanile vincente in grado di lanciare giocatori in grado poi di affermarsi pienamente ad alti livelli, è stata quella campione degli Europei Under 19 nel 2003, composta da giocatori nati per la maggior parte nel 1984. Doveroso citare alcuni dei protagonisti: i terzini Potenza, Ferronetti  e Mantovani, i centrocampisti Aquilani, Lodi, Padoin e Laner, gli attaccanti Pazzini e Palladino. Meno fortuna ebbero i loro compagni Belotti (ex atalantino persosi in seconda divisione Lega Pro), la punta Della Rocca, enfant prodige del Bologna ma incapace di replicare da professionista le meraviglie fatte vedere negli Allievi o il famigerato portiere Paoloni, salito prepotentemente alla ribalta per le note vicende extracalcistiche di quest’estate, che hanno rischiato seriamente di sferrare il colpo decisivo a tutto il movimento del calcio italiano.

Pochi tra i protagonisti dell’edizione del Mondiale Under 17 giocata in Perù nel 2005 (poi vinta con assoluto merito dal Messico di Giovani Dos Santos e Carlos Vela) sono invece riusciti ad imporsi. Le stelle conclamate di quella squadra erano gli attaccanti Russotto che, dopo un precoce esordio nella  Lodigiani, fu al centro di polemiche col suo passaggio al Bellinzona e, una volta rientrato a Treviso, non confermò le sue doti, perdendo di stagione in stagione confidenza col gol. Ora milita in serie B ma dopo un paio di stagioni spese a Crotone, prima del passaggio recente al Livorno, deve ancora affermarsi. Stesso discorso, se non peggio, per il suo compagno di reparto dell’epoca, Salvatore Foti, accreditato a 17 anni di essere un astro nascente del panorama mondiale. Dal fallimento del Venezia alla Sampdoria, fino al prestito al Vicenza. Dopo un buon primo anno di B (6 gol in 23 giornate ad appena 19 anni) non si è più ripetuto, fino a diventare quasi ingombrante per la squadra ligure che non ha saputo valorizzarlo a dovere.

CAMPIONATO PRIMAVERA: FUCINA DI TALENTI O RALLENTAMENTO DELLA CRESCITA TECNICO-TATTICA?

Resta poi il discorso sul Campionato Primavera. Da più parti si ventila l’ipotesi di un cambiamento, se non radicale, almeno strutturale, per dar modo ai più bravi di confrontarsi sin da subito con tornei impegnativi. Insomma, il modello dichiarato è la Ligacon le sue “squadre B”, da cui ha attinto a piene mani ad esempio il Barcellona per diventare la squadra più forte del mondo. Pedro, Busquets, persino Re Messi ha esordito così, a 16 anni, prima di segnare 129 reti in 184 gare di campionato con la squadra dei titolari.

Ha senso investire nei giovani per le Big italiane? La risposta è no, se non per arricchire un curriculum ininfluente. Guardiamo il caso della Juventus che ha spopolato a livello giovanile nella prima metà degli anni 2000, quando si è compiuto il ciclo vincente dei calciatori nati tra il 1983 e 1987. Il primo acuto è del 2003 con la vittoria della Coppa Italia Primavera ma poi arriveranno tre tornei di Viareggio consecutivi (2003, 2004 e 2005) e finalmente il campionato con la vittoriosa finale disputata l’8 giugno2006 a Rimini contro un’altrettanto forte Fiorentina.

Ecco la formazione vincitrice:

Scarzanella; Dicuonzo, Criscito, Zammuto, Rossi; Marchisio, Venitucci, De Ceglie; Giovinco (Lanzafame); Paolucci (Maniero), Volpe (Del Prete).

Sulla carta un ciclo coi fiocchi, sul quale probabilmente squadre come Manchester Utd, lo stesso Barcellona, per non parlare dell’Ajax avrebbe attinto a piene mani. Eppure, nel momento in cui scriviamo, solo Marchisio è divenuto un titolare fisso di Madama, mentre Criscito e Giovinco, esplosi in Provincia sono andati a completare l’album dei rimpianti. Michele Paolucci, massimo goleador di tutti i tempi delle giovanili bianconere, dopo i primi discreti approcci in serie A, è stato “incatenato” da un contratto da big che ha scoraggiato i possibili acquirenti e ora si ritrova nell’anonimato a Vicenza, probabilmente mortificato e in pratica riserva di una vecchia volpe come Elvis Abbruscato.

Un’altra big del nostro calcio come l’Inter non ha lesinato sforzi economici per allestire una grande squadra a livello giovanile. Sono arrivate delle soddisfazioni ma, esclusi Martins e Pandev, pochi altri hanno assaporato la prima squadra, tanto che giocatori poi affermatisi come Meggiorini o Bonucci (quest’ultimo arrivato addirittura in Nazionale con pieno merito) hanno svolto una gavetta in piena regola prima di competere in serie A.

Ma se nemmeno il Lecce, una squadra dal potenziale economico minore rispetto alle corazzate Juve e Inter,  ha saputo costruire le sue fortune su un settore giovanile che ha fruttato due scudetti primavera consecutivi e una coppa Italia immediatamente dopo, cosa devono fare i giovani nostrani per emergere in serie A?

Ricordiamo una delle due formazioni vincenti del Lecce, quella che il 5 giugno2003 hasconfitto una favoritissima Inter nella finale disputata quell’anno a Siena (gli stessi giocatori in pratica replicheranno l’anno dopo ancora contro l’Inter!)

Coqu; Bianco (Giorgino), Camisa, Kouyo, Esposito; Mattioli (Giorgetti), Carteni, Agnelli, Diarra, Rullo; Pellè (Rodia) (in panchina, tra gli altri, l’attuale portiere di riserva del Napoli Antonio Rosati). Dei titolari di quella storica partita (prima affermazione giovanile per il Lecce) solo Esposito e Pellè giocano in serie A.

COME FARE AD EMERGERE?

Qual è allora la giusta politica dei giovani? Quella di provare a vincere, ma precludendo poi ai migliori giovani di cimentarsi con i grandi, relegandoli in prestito ovunque per verificarne la tenuta o, magari, per fare cassa, oppure selezionare per bene uno o due giocatori all’anno da “premiare” con il gran salto? Nel corso degli anni questa è stata la politica, rivelatasi poi vincente per le rispettive ambizioni, di squadre di media fascia come Atalanta e Empoli, che magari non vincono nulla da anni in ambito giovanile ma sanno come coltivare i migliori talenti di casa.

Ne è prova (e qui arriviamo ai giorni nostri) l’attuale rosa titolare dell’Atalanta, composta da giocatori di varie epoche cresciuti con i colori nerazzurri addosso: Consigli, Bellini, Capelli, Padoin, Bonaventura (un ’89 a cui è bastato un anno di prestito a Padova prima di rientrare da protagonista a Bergamo) e il recente caso dell’attaccante Gabbiadini (’91), punta di diamante della nuova under 21 di Ciro Ferrara.

In serie B, torneo che, è bene sottolinearlo, quest’anno sta dando molto spazio ai calciatori più promettenti, due squadre in particolare (Brescia ed Empoli) stanno disputando il loro campionato con una rosa infarcita da giovani del proprio vivaio. Per ora con risultati alterni, ma siamo pronti a scommettere che alla lunga entrambe le compagni avranno le loro soddisfazioni. Sia Brescia che Empoli infatti hanno spesso costruito le loro fortune sulla forza dei loro giovani.

Come non ricordare i casi di Pirlo, Diana, Baronio o Bonazzoli usciti dalle Rondinelle negli anni’90 o, appena qualche anno prima, i vari Galante, Birindelli, Melis o Montella usciti dalla scuderia della squadra toscana?

Ora i nuovi campioncini si chiamano Salamon (polacco del ’91), El Kaddouri (belga- marocchino del ’90) o gli italianissimi Martina Rini (’90), Paghera e Magli (’91), per non parlare del portiere Leali (addirittura un ’93 già titolare al posto del valido e più esperto Arcari).

Nell’Empoli invece si stanno mettendo in mostra gli under 21 Saponara (un tornante tutto assist e fantasia che ricorda il giovanissimo Figo ai tempi dello Sporting Lisbona), Mori (centrale difensivo dal gran fisico e dai piedi buoni, già puntato dalle big italiane, specie dalla Juventus), la multietnica punta (ma che ha esordito con l’Under 19 italiana) Dumitru, che ha già assaggiato la serie A l’anno scorso alla corte di Mazzarri e il terzino Regini, cresciuto nel Cesena e già transitato dalla Sampdoria e dal Foggia di Zeman che ha saputo valorizzarlo in pieno. Ma in prima squadra giocano pure i più anziani Pelagotti (portiere dell’89), il terzino Vinci (’87), il mediano Valdifiori (’86) tutti provenienti dal vivaio empolese, mentre in rampa di lancio figurano praticamente tutti i giocatori che hanno preso parte al ciclo culminato nel secondo posto del campionato Primavera, dietro solo a un grande Genoa, trascinato dall’attuale milanista El Shaarawy, Polenta, Perin e Ragusa. (finale disputata a Macerata l’8 giugno 2010)

Ecco quella squadra dell’Empoli:

Addario; Mazzanti, Angella (Mori), Tonelli, Tognarelli; Saponara, Signorelli, Crafa (Lo Sicco), Guitto; Dumitru, Fabbrini (Pucciarelli). (Di questa formazione i trascinatori erano Angella e Fabbrini, entrambi attualmente di proprietà dell’Udinese, che per i giovani talenti sembra avere un certo fiuto.

I TALENTI ATTUALI DELLE NAZIONALI GIOVANILI

Torniamo per un momento alla Nazionale giovanile Under 17 che ha disputato i Mondiali di categoria nel 2009: così facendo ci allacciamo direttamente ai giorni nostri, in quanto molti di quegli atleti sono tra i giovani campioncini da tenere assolutamente d’occhio.

Oltre al già citato El Shaarawy, italo-egiziano che ha tutte le stimmate del fenomeno (come ha dimostrato a Padova, dove ha fatto rivivere negli occhi dei tifosi il primo Del Piero), in attacco  figuravano in quella rosa anche Federico Carraro, un classico 10 italiano (tutto estro e fantasia, senso del gol e della posizione), la punta Beretta, ex Albinoleffe e Milan, ora all’Ascoli e Simone Dell’Agnello, centravanti ex Inter, tornato a Livorno, per provare ad affermarsi in serie B. Su Carraro pesano gli accostamenti ingombranti (chi lo paragona a Mancini, chi addirittura a Baggio, vista anche la provenienza geografica (Veneto) ma pure di club (Fiorentina). Trascinatore degli Allievi viola, allenati da Renato Buso, insieme a compagni come il centravanti Iemmello (ora ingiustamente in Lega Pro a Vercelli), il centrale difensivo Camporese, già protagonista della squadra di Mihajlovic) e il mediano Taddei, ora deve cercare di affermarsi a Modena, dopo aver esordito in serie A in modo fugace. Prima di tutto dovrà forgiare il carattere, farsi trovare pronto, e poi si tratterà “solo” di tradurre tra i grandi quanto fatto tra i coetanei. Facile a dirsi, meno a farsi ma molto dipenderà dalle chance che il tecnico dei canarini gli concederà, in un momento certamente non facile per la squadra emiliana.

A centrocampo in quella Under 17 giostravano autentici talenti come il figlio d’arte De Vitis, il cui padre fu grande goleador di rapina negli anni ‘80/’90, ora al Modena dove, a differenza di Carraro, sembra essere riuscito a imporsi con facilità, grazie a un temperamento esemplare e una grinta che non va a inficiare sulla qualità degli interventi in mediana e il playmaker Marco Fossati, che ha già vestito entrambe le maglie delle squadre di Milano. Da molti paragonato a Pirlo, ha una notevole fiducia nei propri mezzi che talvolta lo inducono ad azzardare giocate complesse ma resta in possesso di squisite capacità tecniche, così come l’interista di un anno più giovane (’93) Lorenzo Crisetig. Come incontrista agiva invece Scialpi, ex Lecce, rivelatosi a Varese: sembra un veterano in campo e i suoi mezzi fisici non lo farebbero certo sfigurare al cospetto di navigati compagni di reparto in serie A. In difesa invece c’era quasi l’imbarazzo della scelta, visto l’affollamento di validi interpreti. Da Natalino (valido sia come terzino destro che come mediano) che l’Inter pagò a peso d’oro dal Crotone a Sini, già visto in serie A a Lecce e ora rimasto in Puglia a Bari, da Mannini (exSiena) a Benedetti (figlio dell’ex cuore Toro Silvano), entrambi sotto contratto con l’Inter, con il secondo titolare quest’anno a Gubbio, in una società che, con grande coraggio, si sta affidando a una squadra di esordienti. Su tutti spiccava Camilleri, che divenne famoso ai tempi in cui il Chelsea lo scippò in modo indebito alla Reggina. Da lì qualche presenza in prima squadra, fino all’approdo alla Juventus, dove però ha faticato parecchio a guadagnare la fiducia di mister Bucaro. Quest’anno è ripartito umilmente dalla Lega Pro. In porta poi gli eredi di Buffon non mancano di certo, visto che di questo ciclo fanno parte Bardi (titolare a Livorno in B e anch’egli dell’Inter) e Perin (campione d’Italia Primavera due stagioni fa e attualmente a Padova dove si giocherà il posto con l’esperto Pelizzoli).

ALLA SCOPERTA DEI MIGLIORI UNDER DELLA SERIE A E SERIE B

Ma, nazionali a parte, non mancano di certo le individualità tra i nostri azzurrini, come testimoniato da questo scorcio di stagione, dove (forse) più per necessità che per principio, molte squadre, specie della serie cadetta, hanno deciso di gettare nella mischia gli under 20.

Nell’Albinoleffe sta cercando la sua affermazione definitiva il difensore ex Lazio e Roma Alessandro Malomo. Paragonato a Mexes, anche per via della chioma bionda, ha palesato difficoltà l’anno scorso nell’Hellas Verona, riscattandosi nella seconda parte di stagione al Prato. Lui che doveva in un primo momento, da giovanissimo, andare a Manchester insieme a Federico Macheda. Nell’Ascoli, oltre al già citato Giacomo Beretta, sta emergendo con forza il centrocampista Sbaffo, dalla folta chioma che ne evidenzia ancora di più le folate sulle fasce. In rosa anche Filippo Boniperti, lottatore dai piedi buoni sulla fascia e il baby Marchionni (addirittura un ’94), soltanto omonimo dell’ex centrocampista di Parma, Juventus e Fiorentina. Nel Bari a riportare in alto la squadra in classifica ci sta pensando, a suon di giocate, Fernando Forestieri, un ’90, non certo una novità, avendo già 5 campionati professionistici alle spalle. Che questo sia l’anno buono per sfondare e tornare in A da protagonista? D’altronde già nel 2008 si era fatto notare in un Europeo Under 19, quando portò la nostra Nazionale a contendersi il titolo nella finale contro la quotata Germania, che ci battè senza patemi. Con lui militavano Poli, Raggio Garibaldi, Bonaventura, Mazzarani, Darmian, Okaka, Paloschi.

I tifosi del Crotone stanno imparando ad apprezzare le qualità balistiche dell’ex napoletano Camillo Ciano, che col suo sinistro al fulmicotone ricorda a tratti Sinisa Mihajlovic, almeno quando batte le punizioni. Per il resto è un giocatore molto più offensivo dell’attuale tecnico della Fiorentina. Fatica invece per il momento a trovare spazio l’altro prodotto del vivaio napoletano, Raffaele Maiello (’91), paragonato addirittura allo slovacco Hamsik, mentre dopo aver vinto da protagonista l’ultimo campionato primavera con la Roma, si sta imponendo anche in B il talento di Florenzi, giocatore a tutto campo, degno erede in Calabria dell’altro giovane giallorosso Crescenzi, passato quest’anno al Bari e già titolare fisso dell’under 21 di Ferrara. Nel Grosseto i prospetti più interessanti sono i due romani Luca Antei (under 21), anch’egli vincitore con la Roma Primavera e da tutti considerato un futuro campione nel ruolo e l’ex laziale Francesco Mancini (’90) ai tempi delle giovanili celeste paragonato addirittura a Cristiano Ronaldo e poi rallentatosi in carriera a causa anche di un carattere fumantino. Positiva comunque la sua stagione scorsa nella terra felice di Lumezzane che gli è valso il passaggio in B in Toscana, dove dovrà guadagnarsi la pagnotta in una squadra ricca di interpreti sulla fascia destra.

Il Gubbio pullula di esordienti e questo ad inizio campionato ha comportato delle inevitabili difficoltà. Tuttavia su alcune individualità è lecito scommettere ad occhi chiusi: il già citato Simone Benedetti, il centravanti Ettore Mendicino (’90), i due ex juventini Giannetti e Buchel (nazionale giovanile austriaco) e l’attaccante sardo Ragatzu, veloce e potente allo stesso tempo. Nella sorprendente Juve Stabia di inizio stagione, seppur martoriata dalla penalizzazione, hanno lanciato l’italo-nigeriano Jerry Mbakogu (’92) , prodotto del Padova, credibile clone di Drogba. A livello mondiale gli occhi sono tutti puntati sul congolese belga Lukaku (’93), ma forse dovrebbero passare più spesso a Castellamare per vedere i gol e le progressioni di questo ragazzo che nel 2010 ha portato il Palermo primavera a vincere uno storico scudetto di categoria. Meritano una citazione anche il fantasista Raimondi(’90), già protagonista della promozione della passata stagione e il portierino Colombi (’91) su cui punta forte la solita Atalanta. Nel Padova, accreditata per la promozione diretta in serie A, nel bel mezzo di una rosa esperta (ha l’età media più alta della B) fa la sua bella figura sul lato destro della difesa Giulio Donati (’90), già positivo l’anno scorso a Lecce, ma di proprietà dell’Inter.

A Pescara, con Zeman, se sei un giovane promettente e di qualità, puoi giocarti la chance della carriera e lo sanno bene soprattutto gli attaccanti che quasi sempre con lui vanno come minimo in doppia cifra. Insigne è uno degli uomini nuovi del campionato, un attaccante tascabile tutto sprint e fantasia sulla sinistra, mentre al centro può esplodere tutto il talento di Ciro Immobile, che alla Juventus faceva la differenza in Primavera. In difesa si punta forte su Romagnoli (’90) ex Milan allenato dal boemo a Foggia (come Insigne, del resto) e Brosco, che ha tutte le qualità per emergere in B. Inoltre in cabina di regia si attendono faville da Verratti, minuscolo concentrato di pura tecnica e cattiveria agonistica, da tempo nel mirino delle grandi italiane. E che dire del portiere Pinsoglio (’90)? Grande personalità tra i pali e freddezza. Anche a Reggio Calabria abbondano gli interpreti, dall’attaccante Ragusa (che il mister Breda aveva lanciato con successo a Salerno) al “nuovo Gattuso” Giuseppe Rizzo (’91) già adocchiato dal Genoa per la prossima stagione. Nel Sassuolo sta emergendo l’ex Inter, Fulham, Palermo e Foggia Karim Laribi, un passato nelle nazionali giovanili azzurre, che poi ha optato per la nazionale d’origine, quella tunisina. E’ un ’91 che abbina tecnica e corsa, grandi numeri dalla distanza e senso tattico. Nel Toro dei record di capitan Ventura, c’è il giusto mix di veterani (Bianchi, spreco assoluto per la cadetteria, Parisi, Sgrigna ecc) e giovani virgulti desiderosi di mettersi in mostra (l’ex esterno offensivo del Milan Simone Verdi, e il difensore Darmian, già positivo l’anno scorso a Padova). Nel Varese che l’anno scorso ha disputato un campionato stupendo e ha replicato con la Primavera dove, sotto la sapiente guida di Mister Mangia (lui sì un giovane su cui puntare!), quest’anno sono stati prepotentemente inseriti in prima squadra la punta De Luca (’91), fromboliere di razza tra i giovani, il già citato Alessandro Scialpi e l’ex centromediano dell’Alessandria Loris Damonte (’90), pilastro davanti alla difesa. Chissà che con Maran non trovi il giusto spazio: non gli mancano certo la voglia di emergere, il fisico e la personalità. Nell’Hellas Verona sfreccia a destra, dove fa spesso la differenza il turbo dell’ex romanista Marco D’Alessandro (’91), che esordì tre stagioni fa in serie A contro la Juventus. Nel Vicenza che punta a risalire dopo una partenza shock che ha portato al siluramento di Silvio Baldini cercando spazio il fantasioso attaccante Gaetano Misuraca, già presente ai Mondiali Under 20 di due anni fa e l’ex laterale della Carrarese Bariti, timido nelle prime apparizioni in B con la maglia della Triestina, in una situazione oggettivamente difficile.

Più cauta la situazione in serie A, con pochi under 21 impegnati da titolari. Eppure ci sono squadre come la Roma che vanta un parquet di campioncini in rampa di lancio. Non a caso hanno vinto l’ultimo campionato Primavera, con una squadra tra l’altro costruita sul ciclo vittorioso solamente un anno prima nella categoria Allievi.

Anche in questo caso vediamo la formazione che il 12 giugno2011 habattuto il Varese nella finale disputata a Pistoia. Allenati come da tradizione da Alberto De Rossi, padre di Daniele, uno dei migliori formatori del calcio italiano:

Pigliacelli; Sabelli, Antei, Mladen, Frascatore; Viviani, Florenzi (Politano); Dieme, Ciciretti (Verre), Caprari (Piscitella); Montini.

Quella finale fu decisa ai supplementari da un super Montini, che ricorda il montenegrino Vucinic nelle movenze, quest’anno ceduto in prestito, come il terzino sinistro Frascatore (già nazionale giovanile) al Benevento in Lega Pro. Ottimi l’esterno offensivo Caprari, che dribbla sapientemente e ti nasconde il pallone tra i piedi e il regista “alla Pizarro” Ciciretti (entrambi del ’93), il mediano Viviani, che Luis Enrique ha rischiato seriamente di bruciare in Europa League, molto ordinato e sobrio, e Sabelli, capace di percorrere la fascia 50 volte a partita, senza mai perdere la lucidità necessaria per affilare cross taglienti in area di rigore. Ma il tecnico spagnolo ha fatto capire di tenere d’occhio soprattutto Verre, un ’94, che potrebbe essere l’erede di Francesco Totti!

CONSIDERAZIONI FINALI

D’altronde alla Roma siamo in piena fase di ristrutturazione e tutto inizia dai giovani (Angel, Pjanic, l’italiano Borini). Lo stesso Osvaldo, che aveva lasciato il campionato italiano da incompiuto, è tornato pronto per grandi palcoscenici, tanto da guadagnarsi la chiamata di Prandelli in Nazionale. Fosse rimasto in Italia avrebbe avuto le stesse possibilità di crescere e di sbagliare?

Nei confronti dei giovani, a maggior ragione occorre trovare un giudizio equilibrato. Devono sentirsi liberi di provare la giocata, qualora se la sentissero nelle corde, senza per questo temere di andare ad ammuffire in panchina per settimane intere se questa non dovesse rivelarsi utile o positiva. Allo stesso tempo da parte dei giovani sarebbe auspicabile evitare di imitare le mattane di alcuni colleghi più illustri, che hanno finito, a causa di una sicurezza sfociata spesso nella sfrontatezza, a sperperare la fiducia concessa dagli allenatori di turno.

A conclusione delle nostre argomentazioni, quello che conta maggiormente è riuscire a creare un movimento vero e proprio, non accontentarsi di lanciare un fenomeno ogni tanto. I casi estemporanei di Balotelli (’90) e El Shaarawy (’92) non devono illudere più di tanto. Il fuoriclasse a se stante non fa vincere le competizioni.La Sveziaha Ibrahimovic, l’Ucraina aveva Shevchenko ma da soli non bastano. L’Italia storicamente è una delle grandi nazionali a livello mondiale, ma i successi li ha sempre raggiunti grazie alla forza di un gruppo coeso, costruito nel tempo. Concediamo tempo e spazio ai nostri ’91, ’92 e ’93 e magari i risultati arriveranno presto: la politica del “tutto e subito” non ha mai portato da nessuna parte!