In serie B il Carpi vola a +12 sulla seconda: mai come quest’anno c’è una squadra che merita fortemente la promozione

Sto leggendo da più parti in questi giorni se la promozione (ormai quasi sancita aritmeticamente) del Carpi in serie A possa rappresentare una svolta nel campionato italiano, in contrapposizione con un “sistema Lotito” che ai piani alti sembrerebbe essere preferito.  Io ovviamente sono per il Carpi, sono per queste “piccole” realtà che rappresentano per me ancora il senso più genuino del calcio. Non è mia intenzione vedere tutto rosa nella splendida cavalcata della squadra modenese, ormai a +12 lunghezze sul diretto rivale, il colosso Bologna. Già accostare una cittadina di provincia con il capoluogo emiliano fa un po’ specie, eppure è da un po’ che da quelle parti il calcio sta facendo assurgere a vette di popolarità e visibilità realtà più piccole. Basti pensare all’altro miracolo recente, quel Sassuolo che da due anni sta ben figurando nella massima serie. I detrattori al solito diranno che le finanze dei neroverdi sono più floride di quelle di tanti blasonati club. Vero, per carità, ma qui come altrove si è prima di tutto iniziato tanti anni fa un percorso vincente, ragionato, organizzato, che ha fatto salire passo per passo tutti i gradini del calcio professionistico. Sassuolo e ora Carpi, là dove invece il capoluogo di provincia Modena è da tempo impelagato in una situazione di classifica cadetta piuttosto modesta. Programmazione che ha consentito ormai da molti anni a costituire il primo miracolo del calcio moderno, quel Chievo che, al pari del Carpi di Castori non sarà (più, ai tempi di Malesani e Delneri lo era eccome!) spettacolare ma assai redditizio, quello sì!

grande festa al terzo gol siglato nel bgi match contro il Bologna da parte di Lollo

grande festa al terzo gol siglato nel bgi match contro il Bologna da parte di Lollo

Sia chiaro, è indubbio che le grandi piazze attirino maggiormente l’interesse del calcio nazionale, basti pensare all’entusiasmo che ha sorretto il Perugia nella prima parte della stagione, cosa che, unita a una rosa di elevata qualità nel gioco dei singoli, mi aveva azzardato a ipotizzarla fra le favorite del torneo, con lo stadio sempre pieno al Curi. Anche a me piacerebbe che certi club vivessero ancora annate da protagonisti, penso a quelli cancellati dai debiti, a quelli che stanno faticosamente risorgendo dalle proprie ceneri, come il Padova o il Mantova, per rimanere a Nord, al Siena, spostandoci al centro, e alla Salernitana, il Foggia, il Messina (ma l’elenco potrebbe continuare) scendendo verso sud. Però il calcio deve essere prima di tutto uno sport meritocratico e anche il più possibile deve attenersi a certe regole burocratiche. Se poi per primi sono gli squadroni metropolitani europei spesso e volentieri a non assecondare certi parametri imposti, beh, quello è solo lo specchio di uno sport che ancora presenta forti lacune e che fa quando gli conviene numerosi sconti ai suoi protagonisti.

Giusto che in un quadro generale di incertezza a imporsi siano quindi modelli sani, quasi sempre legati alla provincia. Magari saranno effimere ma un pezzettino di storia del calcio lo andranno a comporre. Tralasciando il Chievo, ormai dal 2001 in pianta stabile (con l’eccezione di una retrocessione, immediatamente compensata l’anno successivo) in serie A, furono a mio avviso significative anche le esperienze del Piacenza (un’altra delle squadre che ora si ritrovano un po’ ai margini, addirittura con un secondo club cittadino nel frattempo arrivato meritatamente in Lega Pro, laddove la rinata società storica versa ancora in serie D), del Novara, serissimo candidato a tornare in cadetteria, Bassano e Alessandria permettendo, del Cesena che, tra alti e bassi, splendide annate in A sin dagli anni ’80, e precipitose discese in terza serie, è anch’essa una bellissima realtà del nostro calcio tricolore. Il Carpi si muove nel novero di queste squadre, cui aggiungerei l’Albinoleffe, caduto un po’ in disgrazia nell’immaginario collettivo a seguito di alcune note vicende legate al calcioscommesse.

il cannoniere Mbakogu, classe 93, pronto ad esplodere in serie A

il cannoniere Mbakogu, classe 93, pronto ad esplodere in serie A

Gli emiliani di Castori, tecnico che in ogni categoria ha fatto ben parlare di sè, e che personalmente associo a una splendida stagione alla guida del Cesena (dove con gli uomini giusti a disposizione aveva proposto un calcio iper offensivo, alla faccia di chi sostiene sia uno che pensi per primo a non prenderle), non faranno la gioia degli esteti ma stanno di fatto dominando, con assoluta sicurezza, con rarissime cadute di tono, senza aver mai perso la bussola del proprio torneo, nemmeno quando sul più bello hanno dovuto giocoforza rinunciare a uno dei propri giocatori simbolo, quel Concas fermato dopo un controllo antidoping. Neanche quando si era infortunato il top della squadra, il cannoniere d’ebano Jerry Mbakogu, da tempo segnalato dal sottoscritto come uno dei migliori prospetti del calcio italiano, da quando giovanissimo vestiva con successo la maglia degli Allievi del Padova, prima di completare l’iter delle giovanili nel Palermo, con cui da protagonista andrà a vincere uno storico scudetto di categoria. E’ vero, non lo nego, le partite del Carpi sembrano quelle che si giocano a scacchi, ma spesso ti tramortisce con due semplici mosse. E’ successo in maniera praticamente identica nelle due gare chiave della stagione, quelle che hanno confermato – ce ne fosse stato ancora bisogno – quanto la corsa alla promozione diretta sia come minimo giustificata. Alludo alle vittoriose gare contro le principali avversarie di questo scorcio di stagione, Vicenza e Bologna. Il redivivo Vicenza, ripescato a inizio campionato e sistemato alla bisogna, nel corso del campionato ha ritrovato, grazie alla sapientissima mano di un rilanciato Pasquale Marino, compattezza, qualità e soprattutto ha puntellato la rosa strada facendo, fino a presentare un roster di tutto rispetto. In ogni caso mai mi sarei aspettato di trovarmi la squadra in grado di fare un filotto di risultati utili così lungo, al punto di scavalcare quasi tutte le pretendenti ai playoff, che si chiamassero Livorno, Avellino o Frosinone. Se dovessi indicare a uno spettatore occasionale della serie B un campo dove fosse assicurato assistere al bel calcio, allora non esiterei nel nominare il “Menti”. Il Lanerossi Vicenza infatti, imperniando il proprio gioco nei piedi del miglior regista della B, Di Gennaro, uno che di occasioni per imporsi nella massima serie ne ha avute molte, è sempre propositivo e alla ricerca della vittoria, che spesso è giunta grazie ai gol dell’attaccante sardo Cocco, che da anni non era così prolifico ed efficace. Eppure, pur giocando al solito molto bene, contro il muro del Carpi non c’è stato niente da fare, e gli emiliani in modo quasi irrisorio hanno mandato al tappeto in pochi minuti ben due volte i rivali con la rivelazione Kevin Lasagna, uno che la gavetta l’ha consumata, assoluto mattatore. Stessa cosa nel big match contro il Bologna. In quel caso risultato ancora più sorprendente, un 3 a 0 netto che non lascia scampo ai detrattori, con protagonisti affidabili “operai del pallone” come Pasciuti, Di Gaudio e Lollo, che mai come quest’anno si stanno esibendo con un rendimento costante sopra la media.

L'allenatore Castori, vero artefice del miracolo Carpi: sarà lui il nuovo Sarri?

L’allenatore Castori, vero artefice del miracolo Carpi: sarà lui il nuovo Sarri?

E allora, in un quadro tecnico davvero rivolto verso il basso, dove di bel calcio se ne vede ben poco, di spettacolo puro ancora meno, di talenti cristallini già pronti per salire di gradino pochissimi, di giocate d’alta scuola da far spellare le mani praticamente mai, ben venga che una squadra come il Carpi sia meritatamente a un passo da una storica promozione in serie A.  Una squadra organizzata in ogni reparto, armoniosa, ben guidata in campo e ottimamente orchestrata da gente come Lollo, Porcari – già protagonista della memorabile cavalcata del Novara – l’ex juventino Bianco, gli esperti Pasciuti e Romagnoli, e rappresentata da autentici campioncini in sboccio come il portiere di proprietà del Milan Gabriel, il difensore Struna o il piccolo Drogba Mbakogu, che magari seguendo l’esempio di un altro club illuminato come l’Empoli (che però fa più leva sul proprio fortissimo vivaio per mantenersi), potrà mantenere questo spirito vincente anche il prossimo anno.

Il Pagellone della serie B al termine della Regular Season, squadra per squadra.

E’ terminato il campionato di serie B, estenuante come al solito con i suoi 42 (!) turni, ma mai come in quest’occasione così equilibrato e incerto fino all’ultimo, almeno nella zona “calda” dedicata alla promozione. E’ vero che storicamente il torneo cadetto regala sorprese e grande suspence ma con l’allargamento dei playoff fino all’ottavo posto in molte squadre hanno mantenuto alta la speranza di raggiungere l’obiettivo ed altre sono pienamente arrivate in corsa al momento opportuno dopo grande rimonta. Meno avvincente la lotta in coda, considerando che le tre retrocesse lo erano già prima di questa gara conclusiva: rimane il playout appannaggio di due tra le squadre più deludenti della serie B di quest’anno, considerando gli obiettivi stagionali iniziali. Rientra in A dalla porta principale, oltre il Palermo già promosso con varie giornate di anticipo (e che proprio ieri ha battuto il record di punti per la storia del campionato cadetto) anche l’Empoli di Sarri, squadra tecnica, che gioca un gran bel calcio, sulla falsariga della bellissima stagione scorsa terminata all’ultima gara dei playoff.

Ecco il mio resoconto completo della stagione, squadra per squadra.

AVELLINO 7

Premesso che tutte le matricole provenienti dalla Lega Pro mai come quest’anno hanno disputato una stagione favolosa, andando ben oltre le aspettative, se c’era una squadra partita col botto, quella è stata l’Avellino, in fondo la più blasonata delle quattro, laddove Latina, Carpi e Trapani erano autentiche debuttanti del palcoscenico della serie B. Girone d’andata ottimo per gli irpini, sempre in zona playoff e poi un lieve ridimensionamento, senza perdere mai di vista l’alta classifica. Alla fine per poco non si è centrato un obiettivo magari non dichiarato ma che – a conti fatti – poteva essere alla portata.

Il big: ARINI

Note di merito per il lanciatissimo terzino Zappacosta, inesauribile nelle due fasi sulla fascia destra e nel mirino dei grandi club, per il centrale difensivo Izzo e per il bomber Galabinov, mai così prolifico, ma il mio premio va ad Arini, questo mediano che ha conosciuto tanta Lega Pro prima di affermarsi a certi livelli ed entrare nel mirino di squadre di serie A. Passato dalle giovanili della Roma, ha terminato l’iter giovanile nel Napoli, diventando capitano delle selezioni azzurre. Poi tanta gavetta nei duri campi del sud e ora a 27 anni l’occasione per calcare palcoscenici più ambiziosi.

 

BARI 8,5

Comunque andrà la stagione, è impossibile non sottolineare l’impresa della squadra pugliese. Penalizzata a più riprese (brutta però questa consuetudine del nostro calcio di dare e togliere a torneo in corso punti importanti ai fini delle graduatorie finali), senza società – fino al bellissimo annuncio proprio in extremis dell’acquisizione del club da parte di una cordata presieduta dall’ex arbitro Paparesta – dapprima senza tanto sostegno di un pubblico sempre appassionato (come testimoniato dalle decine di migliaia di spettatori giunti allo stadio nel girone di ritorno, fino al tripudio dei quasi 50.000 dell’ultima gara decisiva per entrare ai playoff) e sin dalle prime battute senza allenatore, ruolo poi assolto alla grandissima dall’inedito duo, a questi livelli, Alberti-Zavettieri. Una risalita che ha dell’incredibile, una serie utile nella seconda parte del campionato da brividi, fino ai meritati playoff che, ora, sospinti da un notevole entusiasmo di tutto il capoluogo pugliese, fanno accreditare i biancorossi come i veri favoriti per la promozione.

Il Big: GALANO

Il collettivo l’ha fatta da padrone: certo, bisogna sottolineare almeno l’apporto in difesa di due talenti assoluti come Polenta, Ceppitelli (pure buon goleador) e Sabelli. Il primo, ancora giovanissimo, è in Italia da una vita e vinse un torneo Primavera (tra l’altro firmando i rigori decisivi) col Genoa accanto a El Shaarawy, Perin e Sturaro, mentre Sabelli era una delle colonne della Roma Primavera e attuale terzino dell’under di Di Biagio. Ma il migliore è stato un autentico prodotto locale: Cristian Galano, nato a Foggia ma cresciuto nel Bari e finalmente protagonista di una stagione ad altissimi livelli nel ruolo di trequartista in appoggio alle punte. Spunti, gol, giocate incredibili e tanta personalità, ha fatto il salto di qualità e a 23 anni è pronto per la massima serie.

BRESCIA 5,5

La prima delle deluse, anche se alla fine, classifica alla mano, i playoff sono sfuggiti per poco. Ma onestamente bisogna ammettere che mai i lombardi sono stati realmente in corsa per un obiettivo che la storia loro imporrebbe. La squadra è stata sin troppo altalenante, senza un’identità precisa, capace di sorprendere in alcuni elementi come di prendere delle cantonate pazzesche nei momenti salienti della stagione. Ottimo il lancio di tanti giovani, come da tradizione del club.

Il Big: CARACCIOLO

L’esperto attaccante ha cantato e portato spesso la croce, nel contesto di una squadra composta da vecchi leoni (tra cui il sempre positivo capitano Zambelli, ormai un’autentica bandiera delle Rondinelle, tra l’altro cresciuto nel vivaio locale) e tante giovani promesse. A sprazzi si è rivisto in tutto il suo talento anche Sodinha che sembrava perso per il grande calcio ma che, tecnicamente parlando, almeno in serie B, ha pochi rivali.

CARPI 6,5

Mai in affanno nella ricerca della salvezza, anzi, a un certo punto, per un buon lasso di tempo, i “piccoli” emiliani di una sempre più affermata provincia di Modena (vedi alla voce “miracolo Sassuolo”) sono pure anch’essi rientrati nell’affollata zona playoff. Un campionato insolitamente tranquillo che pochi forse avrebbero previsto alla vigilia e la sensazione che ci si possa assestare senza grosse difficoltà anche in futuro.

Il Big: MEMUSHAJ

Nell’ambito di una stagione memorabile, dove tutti sono promossi a pieni voti, nessuno dei protagonisti della storica promozione, quasi tutti esordienti in serie B, ha patito il salto di categoria, ma la nota di merito va all’albanese Memushaj, capace di segnare molti gol “pesanti” nell’economia della salvezza emiliana. Peccato per il grave infortunio (rottura del legamento crociato) patito nel finale di stagione. Un valido apporto l’hanno dato anche i più esperti a certi livelli, come il promettente portiere Colombi, ex Atalanta e le punte Mbakogu e Ardemagni, giunto dal Chievo a gennaio.

CESENA 7

La squadra di Bisoli magari non entusiasma sul piano estetico del gioco, specie se riferito ad altre squadre in lizza per la promozione, ma dalla sua ha una caratteristica ben marcata e rara in un torneo come questo: la continuità. Già, perché i romagnoli, comunque esperti e in un certo senso abituati ai saliscendi dalle categorie, mai hanno dato segno di cedimento, nel rispetto di un equilibrio comprovato da poche cadute a vuoto, così come pochi guizzi veramente esaltanti. Ripartirà in posizione di vantaggio, dalla semifinale playoff e sinceramente ci sono tutte le carte in regola per rivedere una squadra storica in serie A.

Il Big: D’ALESSANDRO

Tanti giocatori hanno veleggiato ben oltre la sufficienza, risultando tra i migliori nei rispettivi ruoli (dal ritrovato bomber Succi, ai difensori Renzetti e Krajnc, dall’esperto mediano Cascione al prodotto locale Tabanelli, finchè non è volato verso Cagliari). Inoltre si è visto a tratti il talento del giovane interista Garritano e la ripresa dell’ex viola Camporese, tormentato dagli infortuni ma il big, l’uomo capace di cambiare i destini delle gare è parso più volte l’ex romanista D’Alessandro. Il velocissimo laterale, ancora giovane (è del ciclo giallorosso dei Florenzi e Viviani) ha esordito prestissimo e ha già accumulato una vastissima esperienza cadetta, ma mai come in Romagna è riuscito a mettere in mostra le sue notevoli doti tecniche: un’ala vecchio stampo come ormai se ne contano ben poche nel panorama calcistico italiano.

 

CITTADELLA 6

Mai come quest’anno sofferta, sul bilico del precipizio ma alla fine meritata ampiamente la permanenza in categoria per la squadra della provincia di Padova (che ormai ha scavalcato le gerarchie, classifica alla mano). Foscarini, il Ferguson dei veneti, aveva una rosa francamente meno allettante degli anni precedenti, senza un vero bomber, almeno fino all’acquisizione tardiva del talentuoso Djuric , ma è riuscito a condurre la truppa all’obiettivo dichiarato grazie a un rush finale davvero degno di nota.

Il Big: PAOLUCCI

A 28 anni l’ex centrocampista cresciuto in un forte Pescara (in quella squadra tra gli altri il bomber Ciofani e il difensore Diakite, poi passato alla Lazio) di proprietà della Fiorentina, ha trovato la propria dimensione tecnica, dopo tanta, troppa serie C. Giocatore completo, di lotta e di governo, non fa mai mancare il suo apporto, è dinamico e sufficientemente tecnico, capace di caricare i compagni. Peccato si sia infortunato gravemente in extremis con conseguente inevitabile operazione. Bene nel finale anche il contributo di Djuric, decisivo in zona gol (gli manca purtroppo la continuità per sfondare del tutto), mentre si è ben confermato l’ex “gemello” di Baselli nella scorsa stagione, quel Busellato, ventunenne prodotto del vivaio locale, su cui si stanno muovendo diverse big.

CROTONE 8

Stagione storica per i pitagorici, a cui è ora impossibile precludere dei sogni legittimi di promozione. Che playoff siano dunque, mai come in questo caso meritatissimi, perché se c’è una squadra che per tutto l’arco del lunghissimo torneo ha saputo ben bilanciare esigenze di risultato e bel gioco, è proprio quella del bravissimo allenatore Drago.

Il Big: BERNARDESCHI

Si è detto: il Crotone dei giovani. E mai definizione fu più azzeccata. Perché se è vero che un grande contributo l’hanno offerto anche giocatori più esperti come la bandiera Galardo, crotonese doc e i terzini, l’arrembante ex juventino Del Prete (che vinse tutto a livello giovanile con i vari Giovinco, Paolucci, Marchisio e Criscito tra gli altri) e Mazzotta, sugli scudi sono finiti proprio gli under 20: il portiere Gomis, Cataldi (fresco vincitore l’anno scorso con la Primavera della Lazio) e gli azzurrini Crisetig e Dezi (che prima di finire nelle giovanili del Napoli già furoreggiava da giovanissimo in serie C con la maglia del Giulianova). Premio però il fantasista ex viola Bernardeschi, autore di 12 gol, molti dei quali di pregevole fattura, ad appena 20 anni in grado di trascinare spesso i compagni, finendo nel mirino persino di Prandelli che ha speso parole di grande elogio al riguardo, dicendo che in Italia pochi saltano l’uomo come lui. Una vera investitura quindi per un giocatore che potrebbe fare la differenza nei playoff.

EMPOLI 8,5

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Cavalcata trionfale e raramente messa in discussione quella dei toscani di Sarri che, dopo le belle stagioni Di Arezzo, aveva faticato a emergere a buoni livelli. Ora l’allenatore ha centrato la sua prima promozione in A alla guida di un gruppo solido, formato in grandissima parte dagli stessi giocatori che sfiorarono l’impresa appena 12 mesi fa, perdendo la finale playoff contro il Livorno. Partiti con alterne fortune verso la serie A Regini e Saponara, sul campo sono stati egregiamente sostituiti dal prodotto cresciuto in casa Rugani (che però aveva terminato l’iter giovanile nella Juventus, che tuttora ne detiene il cartellino) e da Verdi e Pucciarelli (altro proveniente dal floridissimo vivaio empolese) che si sono alternati nel ruolo di trequartista alle spalle del super duo Tavano – Maccarone.  Nonostante la pressione durante il campionato a sua volta del Lanciano, dell’Avellino e ultimo, del Latina, i toscani non hanno mai seriamente messo in pericolo la conquista della promozione diretta.

Il Big: RUGANI

Classe ’94, ha bruciato le tappe, giocando in un ruolo delicatissimo, centrale difensivo, spesso tra l’altro nei panni di leader. In grado di compensare doti tecniche, fisiche e atletiche, è il fiore all’occhiello di un vivaio che ha dato alla prima squadra anche l’altro difensore centrale, il più esperto Tonelli, il laterale sinistro albanese Hysaj (coetaneo di Rugani e già alla seconda stagione da titolare fisso), il fantasista Pucciarelli e i centrocampisti Valdifiori (alla prima promozione in A ) e il venezuelano Signorelli. Insomma, tutto o quasi nasce da lì e da una società solida che non sbaglia un colpo. Se poi davanti puoi disporre pure di due colossi come Maccarone e Tavano che giocano con l’entusiasmo dei ragazzini e con un grande attaccamento alla maglia, allora tutto diventa più facile.

JUVE STABIA 4

Un cambiamento drastico, quasi senza spiegazione quello della squadra campana, dopo il buon campionato scorso, da matricola per la B. Arreso sin dalle prime battute, intristito dai risultati che proprio non arrivavano, il team stabiese non è mai stato in corsa nemmeno per il penultimo posto, e a tutt’oggi sembra azzardato prevedere una pronta risalita in cadetteria, specie al termine di una stagione che ha mostrato sul campo una pochezza tecnica a tratti disarmante, se paragonata alle bellissime prestazioni ancora impresse nella memoria degli appassionati nel campionato scorso.

Il Big: VITALE

Difficile in un contesto simile emergere per i più giovani, seppur dotati di grande talento, come Falco, Zampano, Liviero o Suciu, alla fine gli ultimi a cedere le armi sono stati i “vecchi” Caserta e il terzino rigorista Vitale, stabiese doc che mai ha fatto mancare il suo impegno e l’attaccamento ai colori.

LANCIANO 7

Al secondo anno di B, la squadra abruzzese presieduta dalla giovane Valentina Maio, è stata ad un passo dal raggiungimento dei playoff, dopo aver a lungo cullato il sogno, visto che almeno nel girone d’andata gli uomini di Baroni hanno duellato ad armi pari con gli squadroni, nelle primissime posizioni di classifica. Il Lanciano a mio avviso ha pagato la scarsa esperienza di molti suoi pur bravissimi interpreti ad alti livelli e una rosa francamente un po’ striminzita almeno nelle alternative ai “titolarissimi”.

Il Big: MAMMARELLA

Benissimo molti protagonisti, dal fantasista Piccolo alla punta Falcinelli, dal difensore goleador Amenta al portiere Sepe ma la palma di migliore va senz’altro al capitano Mammarella che, oltrepassati i 30 anni, ha inanellato una stagione monstre, confermando i miglioramenti già evidenziati l’anno scorso in Abruzzo e accentuando le sue doti di leadership. Poi, con quel sinistro alla “Roberto Carlos” ha fatto più di una volta impazzire i suoi tifosi!

 

LATINA 8

Matricola assoluta e per un soffio non ci faceva vedere il “doppio salto” dalla Lega Pro alla massima serie. Già, sono stati proprio i laziali a contendere fino all’ultimo respiro ai favoriti dell’Empoli un posto al sole in serie A. Una conquista che sarebbe stata sì clamorosa se riferita ai quadri di inizio stagione, ma assolutamente plausibile vista la “prova del campo”. Breda ha saputo in corsa confezionare un autentico gioiello che ora ha tutte le carte in regola per ambire a entrare di diritto tra le elette del nostro calcio.

Il Big: JONATHAS

E’stata la stagione della consacrazione per il brasiliano ex Brescia, da tanto tempo in Italia e finora mai espresso a questi livelli, con la giusta continuità. Grandi doti fisiche abbinate a una tecnica brasileira hanno fatto spesso la differenza. Che coppia in attacco con l’ex juventino Paolucci, ma benissimo hanno fatto pure Crimi in ripresa dopo alcune stagioni grigie, gli ex interisti Laribi e Gerbo, il promettente regista Viviani, dopo l’infelice parentesi pescarese, un ragazzo su cui in molti sono pronti a scommettere, memori dei prodigi nel vivaio della Roma, gli esperti Milani, Esposito e Bruno, imprescindibile per il reparto di mezzo.

MODENA 7,5

Un finale in crescendo, in cui Novellino è riuscito a trasmettere tutta la sua notevole esperienza, la sua grinta, anche mettendosi in gioco, visto che sembrava (ingiustamente) ormai fuori dai giochi a certi livelli, dopo alcune stagioni invero non memorabili. In Emilia ha ritrovato gli stimoli giusti per imprimere a tutto l’ambiente la fiducia necessaria per conseguire un traguardo minimo che ora consente ai più di sperare realisticamente nel Grande ritorno in serie A. Il connubio con un roster di giocatori ben amalgamato pare vincente, l’impresa è alla portata, nonostante i miei pronostici dicano altro.

Il Big: BABACAR

20 gol è il tondo bottino del colored ex viola, finalmente capace di esprimere al massimo le sue immense qualità in attacco. Potente, veloce, tecnico, freddo sotto porta, ad appena 21 anni alcuni già iniziavano a “preoccuparsi” del fatto che fosse sin qui troppo discontinuo o un po’ “insolente”. Invece a Modena ha zittito tutti i detrattori, trascinando i canarini a un grande traguardo. Con il Diablo Granoche compone in avanti un tandem “da paura”, in grado di scardinare ogni difesa avversaria.

NOVARA 5

Fine di un sogno? Non ancora, ma è evidente che la favola del Novara, che solo pochi anni fa era stata protagonista di una cavalcata culminata nella fantastica doppia promozione dalla terza alla massima serie, è diventata una realtà fatta di lotta e sudore per mantenere la categoria. La società è solida, il parco calciatori pare francamente buono, così come il pedigree degli allenatori che in questi due anni si sono succeduti alla guida della squadra, ma qualcosa evidentemente non ha funzionato. Non rimane che ancorarsi a un playout fra deluse contro il Varese ma è palese che siamo alla fine di un ciclo che tante gioie ha regalato al pubblico piemontese, visto che ha ottenuto i massimi risultati nella storia del club.

Il Big: LAZZARI

Flavio Lazzari prometteva tantissimo da giovane, avendo esordito non ancora maggiorenne nel Lodigiani prima di passare all’Udinese, dove era divenuto fiore all’occhiello di un ciclo giovanile molto interessante (con la punta Gerardi, il centrocampista Eremenko e il difensore Rinaldi tra gli altri). E’ passato attraverso diverse squadre ma mai come quest’anno è stato decisivo con le sue doti tecniche, bravo a realizzare ma soprattutto come assist man e dando qualità alla squadra nel ruolo di raccordo tra centrocampo e attacco. La sua forma e la sua voglia di emergere potrebbero fare la differenza nel playout contro il Varese. E a 28 anni non è troppo tardi per puntare in alto.

PADOVA 3,5

Inappellabile il mio giudizio sulla squadra veneta: non ci sono attenuanti per una stagione nata male e mai minimamente raddrizzata durante il corso della lunga stagione. A nulla sono serviti gli interventi in panchina, la sessione di mercato a gennaio e gli appelli di un’intera città che, dopo gli anni di Cestaro (che non aveva lesinato sforzi economici alla ricerca della serie A), ha visto sgretolarsi le speranze con la gestione sciagurata targata Diego Penocchio. Sarà dura ripartire e tornare protagonisti in tempi brevi.

Il Big: MELCHIORRI

Viene veramente difficile indicare un nome in una stagione tanto negativa per il club bianco scudato. Più facile indicare le tante delusioni, a iniziare dall’enfant du pays, quel Pasquato che avrebbe potuto (e dovuto) fare la differenza in campo, al vecchio Rocchi che con la sua esperienza poteva contribuire maggiormente in avanti. E poi i giovani come il figlio d’arte Benedetti o Almici a cui si chiedeva il salto di qualità sono parsi spesso in balia degli avversari. Poco hanno potuto fare le colonne Iori e Cuffa, cosicchè è giusto premiare la punta Melchiorri, 27enne che in passato fece faville con la Primavera del Siena ma che sembrava perso per il grande calcio (anche a causa di una grave malattia che lo colpì sul più bello, da cui poi si riprese perfettamente) e che invece ha mostrato buoni numeri e una grande propensione al gol, attirando le attenzioni di club titolati.

PALERMO 9

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Dopo l’abbaglio iniziale preso con Gattuso – che a mio avviso comunque pare tagliato per il ruolo di allenatore – Zamparini si è allineato al torneo cadetto, al quale non era forse più abituato, chiamando in soccorso l’espertissimo (e pluri vincente a questi livelli) allenatore Beppe Iachini, e consegnandogli una delle squadre più forti e complete mai viste all’opera in tutta la storia della serie B. Missione compiuta a suon di record, ma ora in serie A bisognerà evitare gli errori fatali che avevano portato all’inopinata retrocessione di due anni orsono. I mezzi per consolidarsi nella massima serie ci sono tutti.

Il Big: BOLZONI

Verrebbe da citare tutti i protagonisti di una stagione irripetibile (il fuoriclasse Hernandez, pienamente calatosi con la giusta umiltà nella realtà della serie B, il nazionale paraguaiano Barreto, il difensore Munoz, il ritrovato Vazquez, scommessa vinta da Iachini, il giovanissimo bomber Belotti, grande colpo proveniente dal florido vivaio dell’Albinoleffe) ma il mio preferito è stato l’ex interista Bolzoni che seguo dai suoi primi passi da calciatore. Una colonna in tutte le formazioni giovanili dell’Inter, un giocatore serissimo, che già ragionava da professionista a 15 anni. Centrocampista mai domo, corre per un infinità di chilometri senza mai perdere la lucidità necessaria anche per avviare l’azione, quest’anno per la prima volta pure puntuale in zona gol, tra l’altro capace di decidere importanti partite nel finale. Si distingue anche per il look anticonvenzionale se rapportato alla tipologia del calciatore “moderno” ma soprattutto per il suo rendimento sempre ben oltre la sufficienza. A 25 anni un veterano, destinato a una grande carriera.

PESCARA 5

La mia delusione personale! Ammetto che avevo puntato molte fiches a inizio stagione sulla voglia di rivalsa degli abruzzesi, sul fatto che – rosa alla mano – potessero davvero giocarsela alla grande con le squadre più accreditate (che alla vigilia ritenevo fossero Palermo, Empoli e Siena). Grandi giocatori, molti giovani sulla via della piena affermazione e un allenatore (Marino) che dopo brutte stagioni personali, aveva tutte le credenziali per rinverdire a queste latitudini il mito di Zeman. Invece né con lui in panca, né con Cosmi, il Pescara ha dato l’idea di potersela giocare almeno per i playoff, manifestando una grande discontinuità di risultati, una certa ritrosia alla vittoria (la “pareggite” ha colpito a lungo i biancoazzurri nel corso della stagione) e in generale immaturità nel momento di fare il salto di qualità.

Il Big: RAGUSA

Se ero pronto a scommettere sul Pescara a inizio stagione era soprattutto per il validissimo parco attaccanti messo a disposizione da un tecnico che solitamente prediligeva il calcio offensivo come Marino. Tra Cutolo, Sforzini, gli ex romanisti Politano e Piscitella (poi sostituito a gennaio da un altro prodotto della Roma, l’altrettanto talentuoso Caprari), il vecchio Mascara e Maniero, spiccava lui: Ragusa. Il quale,  pur cambiando ogni anno squadra non aveva mai deluso in passato con Salernitana, Reggina e Ternana, dopo le meraviglie con le giovanili del Genoa, quando da protagonista vinse uno scudetto Primavera. A Pescara si è confermato alla grande, sdoppiandosi spesso come ala e come interno, prevalentemente a sinistra. Nonostante il sacrificio richiesto, è stato uno dei più puntuali in zona gol, abilissimo anche come prezioso assist man.

REGGINA 4

Altra nobile decaduta come il Padova, retrocessa senza appello, al termine di una nefasta stagione in cui i calabresi mai davvero sono stati in lotta per la salvezza. Non mi spiego un simile crollo, le gare complete che ho visto mi avevano dato segnali confortanti, non confermati però alla prova successiva. Sono mancati i filotti buoni, e in un torneo come quello cadetto, spesso sono le serie a fare la differenza… e gli amaranto non ne hanno mai beccata una positiva, perdendo via via sempre più fiducia e sicurezza nei propri mezzi. Come il Bologna, la retrocessione è giunta peraltro in coincidenza con una ricorrenza importante (in questo caso il centenario della fondazione avvenuta nel 1914): tuttavia l’impegno di un amareggiato presidente Lillo Foti è ripromesso anche per l’immediato futuro e secondo me il prossimo campionato in Lega Pro sarà “di transizione” per un immediato ritorno in categorie più consone al blasone della squadra.

Il Big: DUMITRU

Come nel caso del Padova, nell’ambito di una stagione deludentissima, culminata nell’amara e anticipata retrocessione in Lega Pro, difficile sottolineare il campionato di qualche singolo giocatore. Nemmeno certezze come Di Michele o Adejo sono stati in grado di raddrizzare la barca che stava affondando. Qualche bel gol lo hanno regalato due ex promesse, ancora giovani (sono entrambi del ’91) Fischnaller e Dumitru. L’altoatesino, un passato fugace anche nelle giovanili della Juventus, ha avuto molte più chances rispetto all’ex Empoli e Napoli, sul quale fino a qualche anno fa veniva quasi scontato prevedere un futuro da protagonista a buoni livelli. A tratti Dumitru ha dimostrato di possedere doti tecniche davvero non comuni, ma non è bastato a salvare la squadra calabrese da un destino che pareva ben presto segnato.

SIENA 7,5

Punti alla mano, senza penalizzazioni, la squadra toscana allenata da Beretta, avrebbe meritato sul campo la qualificazione ai playoff, contendendo anzi realisticamente il passaggio diretto in A alle due big designate Palermo e Empoli. Tutti però siamo al corrente delle condizioni in cui i bianconeri hanno dovuto affrontare il torneo, che comunque hanno onorato alla grandissima, sfiorando d’un soffio l’accesso ai playoff nell’ultima gara, quella decisiva, se solo Rosina, il giocatore simbolo della squadra, non avesse sbagliato un rigore nel finale (ci sta il parallelismo con il granata Cerci al temine della gara contro la Fiorentina).

Il Big: ROSINA

Ok, come detto si è “macchiato” del rigore sbagliato all’ultima giornata ma Rosina quest’anno è stato davvero determinante per le sorti della squadra, arrivando a 30 anni suonati alla piena maturità calcistica e affermatosi finalmente secondo le reali potenzialità. Non più “Rosinaldo”, come lo chiamavano ai tempi del Torino, funambolico ma spesso anche fumoso trottolino offensivo, ma ormai perfetto nel combinare tecnica, giocate di fino e tanta concretezza e sostanza. E’ diventato anche molto prolifico, da lui deve ripartire il Siena per una nuova rinascita della società. Tutti comunque hanno onorato al massimo la maglia, con citazioni di merito anche per i giovani Spinazzola (ex giovanili Juventus) e Rosseti e per gli esperti Angelo (ormai una bandiera bianconera) e Dellafiore.

 

SPEZIA 7

Dopo anni di tentativi, investimenti, speranze, errori, finalmente i liguri sono arrivati in fondo alla competizione con solide credenziali per ambire all’obiettivo grosso: la tanto sognata serie A. Sono servite almeno quest’anno la girandola di giocatori subentrati in rosa, il cambio di allenatore e mille traversie, ma alla fine Mangia, uno dei migliori giovani allenatori su piazza, alla prima vera esperienza da professionista – dopo i primi precoci passi alla giuda del Palermo e la positivissima esperienza alla guida di una forte Under 21 azzurra – è riuscito ad amalgamare al meglio una rosa di gran qualità in tutti i reparti, battendo sul filo di lana Siena e Lanciano.

Il Big: GIANNETTI

Premio Giannetti per quello che ha fatto durante tutto l’arco della stagione, essendo giunto in Liguria solo a gennaio dopo aver furoreggiato nella natia Siena. Anche allo Spezia comunque il giovane centravanti, che aveva timidamente debuttato in prima squadra  nella Juventus anni fa, ha fatto il suo, completando una linea d’attacco fortissima messa a diposizione del tecnico Mangia, col colosso Ebagua e l’esperto Nick Ferrari, assai provvidenziale nel finale di stagione. Ma molto positivi ai fini della scalata playoff si sono rivelati pure il fenomenale portiere Leali, ad appena 21 anni uno dei migliori della categoria e pronto per la A, dove la Juve – che ne detiene il cartellino – probabilmente lo parcheggerà a settembre, gli esperti laterali Madonna e Schiattarella e il giovane regista Bellomo, un lusso per la B, spesso decisivo (anche da subentrato) con i suoi gol nelle ultime gare, quelle più importanti.

TERNANA 6

Si poteva fare di più onestamente. Campionato di basso profilo quello degli umbri, mai in lotta vera per non retrocedere (e questo è un merito) ma mai nemmeno agganciati al treno che portava alla chimera della serie A, un treno che abbiamo visto ha accolto nel corso del torneo molte compagini. Toscano è un ottimo allenatore ma rispetto all’anno scorso non ha mantenuto le attese, nel contesto di una squadra non certo indebolita, e ha dovuto lasciare in corso d’opera la panchina al più navigato Tesser. Risultato minimo raggiunto come detto ma una squadra come la Ternana può legittimamente ambire a qualcosa di più.

Il Big: ANTENUCCI

Una autentica sicurezza per la B, una garanzia per ogni squadra che volesse affidarsi a un efficace attaccante “di categoria”. Spiace tuttavia spendere questa denominazione per uno come Antenucci che avrebbe molti mezzi tecnici per poter dimostrare anche in serie A il suo valore.  Ha 30 anni e probabilmente andrà a maturare un’esperienza all’estero (lo danno molto vicino, al pari dell’altro attaccante cadetto Pavoletti, al Leeds di Cellino), nel frattempo ha condotto la Ternana a una comoda salvezza, segnando spesso gol spettacolari (a mio avviso, quello suo in rovesciata è stato il migliore di tutto il campionato). Confortante pure il miglioramento di Maiello (indicato come l’”Hamsik della Primavera del Napoli” ai tempi in cui furoreggiava in coppia con un certo Insigne nelle giovanili azzurre), il ritorno dopo lunga assenza dell’altro bomber Litteri e positivo il campionato a metà campo dell’ex reggino Nicolas Viola, ormai pienamente convertito al ruolo di playmaker “alla Pirlo”, lui che in passato (anche in diverse Nazionali giovanili) veniva impiegato come fantasista.

TRAPANI 8

A mio avviso la vera rivelazione dell’intero torneo, e poco importa (parlo non da tifoso, chè ai tifosi siciliani importava eccome!) che i playoff siano sfuggiti di pochissimo. Nella memoria rimane una stagione memorabile, fatta di grandi imprese, ottimo gioco espresso – per lunghi tratti IL migliore di tutta la categoria, grazie alla sagacia di un allenatore come Boscaglia, vero artefice del miracolo Trapani, portato in pochi anni dalla serie D a “quasi” la serie A. Per l’anno prossimo sarà possibile dare un seguito alla positiva stagione, magari limando con l’anno di esperienza in più sulle spalle, certi squilibri che hanno portato talvolta a risultati “incomprensibili” e poco preventivabili (tipo sconfitte casalinghe con squadre di più bassa classifica o passaggi a vuoto nei momenti “clou”della stagione) e mantenendo l’ossatura vincente, anche se il primo passo sarà proprio quello di ottenere la conferma del tecnico, attualmente chiamato dalle sirene della serie A.

Il Big: MANCOSU

Strepitosa la stagione di Matteo Mancosu, che ha bissato il titolo di capocannoniere ottenuto l’anno scorso in Lega Pro, ma migliorando sensibilmente il bottino di reti, chiuso a 26 marcature. Goleador completo, rapido, spietato sotto porta, instancabile, abile a lanciarsi sugli spazi come di approfittare delle “dormite” delle difese avversarie, segnando spesso “di rapina”.  Prometteva di più da giovane il fratello minore Marco (trequartista classe ’88 cresciuto nel Cagliari, già Nazionale Under 17 e attualmente al Benevento) ma con gli anni Matteo ha saputo scalare le gerarchie, dimostrando un carattere e una passione encomiabili, che a 30 anni compiuti potrebbero dargli in dote la serie A. Ma tutto l’organico – la cui ossatura era formata dal gruppo delle due storiche promozioni ravvicinate – è andato oltre le aspettative: dal regista Caccetta (un passato nell’ultimo Foggia di Zeman, che preferiva schierarlo terzino destro fluidificante) al veterano Basso, dalle bandiere Abate, Gambino, Nordi e Pirrone (notevole il loro contributo, anche talvolta da subentrati nel caso dei due attaccanti) ai nuovi Terlizzi, Ciaramitaro e Iunco che hanno portato in dote la loro maggiore esperienza rispetto ai compagni a questi livelli. Una stagione forse irripetibile ma le basi per consolidarsi in categoria ci sono tutte.

VARESE 5

Dopo diverse stagioni ai vertici, concretizzatesi in lotte serrate per una promozione in serie A che da queste parti manca da 40 anni, dai tempi eroici del duo d’attacco Egidio Calloni – Giacomo Libera, quest’anno il Varese, che da poco aveva cambiato società, si è trovato al centro di una stagione anonima, finchè a un certo punto è rimasto invischiato nella pericolosa lotta per non retrocedere. Sembrava alla portata, nomi alla mano, quantomeno una tranquilla salvezza, nonostante una stagione tutta in salita, invece a un certo punto è probabilmente subentrata la paura di non farcela, una certa insicurezza e forse inconsapevolmente pure la perdita d’abitudine di lottare per la sopravvivenza, anziché per la vittoria del torneo. Tutti fattori che allo stato attuale – non me ne vogliano i sostenitori biancorossi – mi fanno propendere per il Novara nella gara decisiva dei playout per la permanenza in categoria.

Il Big: PAVOLETTI

Non si può certo rimproverare il bomber Pavoletti di non aver dato il suo contributo alla causa. Certo, a inizio stagione per lui – reduce da una brillantissima stagione col Sassuolo che ancora ne detiene il cartellino – e per tutto l’ambiente era difficilmente pronosticabile un campionato tanto tribolato, con appendice finale della salvezza da decidersi dopo playout. Tanti gol da parte sua che non sono stati sufficienti, complici anche lo scarso rendimento di molti suoi compagni, in ribasso dopo le due positive stagioni precedenti, qualche cessione affrettata e non ben smaltita (ad esempio Nadarevic), lo smarrimento di alcuni talenti come Caetano Calil, lontano parente del funambolo di due anni fa al Crotone, quando fuori c’era la fila per accaparrarselo e Fabrizio Grillo, di ritorno dal Siena. Scarsissimo anche l’apporto dell’esperto Blasi,  che pare giunto a una prematura chiusura di carriera. La rosa messa a disposizione di Gautieri e poi di Sottili (entrambi ottimi tecnici) mi pareva pure competitiva in gente come Damonte, gli esperti Corti e Neto Pereira, i difensori Rea e Laverone e il promettente terzino sprint Fiamozzi, ma giunti a questo punto occorre solo giocare col coltello tra i denti per ottenere una difficile permanenza in categoria.

 

Hellas Verona: la corsa alla promozione diretta in serie A si fa sempre più dura

Diventa sempre più problematica la promozione diretta del Verona in serie A. Nonostante una serie positiva che dura da ben 8 giornate, clamorosamente i gialloblu di Mandorlini hanno perso terreno nei confronti della corazzata Sassuolo – che pure aveva perso qualche colpo ultimamente – e di un redivivo Livorno, che può vantare, a differenza del Verona, un attacco a dir poco atomico.

In attesa della gara col Novara, la squadra amaranto pare possedere, al momento, una marcia in più e gli stessi play off, più a volte “a rischio” durante il torneo, con le inseguitrici in difficoltà a mantenere i ritmi delle tre davanti, sembrano ormai a portata di mano da una squadra brillante come l’Empoli di Sarri, guidato dal super trio Tavano – Saponara – Maccarone.

Un Hellas deludente, poco amalgamato fra i reparti, e che nonostante una rosa ricca di qualità, propone un gioco solo a tratti brillante, anche solo paragonandolo a quello espresso dai gialloblu soltanto 12 mesi fa, quando davvero il ritrovato entusiasmo aveva sospinto la squadra fino ai meritati play off.

Sono un po’ deluso da sostenitore storico, lo ammetto, mentre da sportivo e addetto ai lavori, mi tocca ammettere che sarà quel che sarà e che se ci sono compagini più meritevoli è giusto che vadano in serie A queste ultime.

Niente disfattismi, il torneo può ancora regalare sorprese ma è indubbio, innegabile che l’Hellas deve cambiare marcia-

Serie B al giro di boa: ecco i 10 giocatori che si sono messi più in luce in questo girone d’andata

Giunti alla lunga pausa invernale, e dopo uno stretto giro di boa del campionato in corso, ecco i dieci giocatori che maggiormente si sono messi in luce sinora in serie B, trascinando spesso e volentieri le proprie squadre.

Un campionato, quello cadetto, sempre interessante ma mai come quest’anno in grado di lanciare tanti elementi interessanti, giovani in cerca di ribalta e squadre capaci di mostrare un calcio all’ insegna di una qualità di gioco di livello superiore, penso alle corazzate Livorno e Sassuolo in primis ma anche a squadre meno attrezzate ma sbarazzine al punto giusto come Juve Stabia, Cittadella, Ascoli o l’Empoli che miracolosamente sta risalendo posizioni su posizioni, fino a insidiare le squadre più blasonate in lizza per i playoff. Ci si aspettava di più dall’Hellas la cui bontà e superiorità della rosa è pressoché lampante ma non sempre in B basta ad ammazzare i campionati. In difficoltà le matricole, la gloriosa Pro Vercelli e il Lanciano, seppur in ripresa. Così così Spezia e Padova, male la Reggina, così come le retrocesse dalla massima serie Cesena e Novara, ma si sa che il campionato è lungo e c’è tutto il tempo per rimediare e per sovvertire i pronostici.

TOP 10 SERIE B

Missiroli del Sassuolo: un lusso per la B

Missiroli del Sassuolo: un lusso per la B

1-      MISSIROLI autentico califfo per la categoria, a 26 anni è ormai prontissimo per la serie A, dopo i timidi approcci tra Reggina, dove è cresciuto e Cagliari. Pagato a peso d’oro l’anno scorso dal Sassuolo, sta trascinando i compagni a una storica promozione, con giocate raffinate in mezzo al campo, una tecnica cristallina in grado di risaltare sempre e la giusta personalità e cattiveria. Ideale raccordo tra una mediana guidata sapientemente dal capitano Magnanelli e l’attacco atomico che vede emergere di gara in gara giovani come Boakye e Berardi.

Siligardi, stagione boom al Livorno

Siligardi, stagione boom al Livorno

2-      SILIGARDI dopo le prodezze con le giovanili dell’Inter, quando furoreggiava nel trio offensivo con Balotelli e Biabiany, finalmente a 24 anni suonati e dopo aver un po’ deluso in serie A a Bologna, si è riproposto alla grande in Toscana dove, a suon di gol e autentiche prodezze, è divenuto il beniamino del pubblico del Picchi. Potenza, la giusta convinzione e una superiorità tecnica che gli consentono giocate mai banali e spesso vincenti. Con Paulinho e Dionisi compone il miglior terzetto d’attacco del campionato ma il segreto della splendida stagione dei labronici è soprattutto lui.

il fantasista dell'Empoli Saponara, pronto per incantare in serie A

il fantasista dell’Empoli Saponara, pronto per incantare in serie A

3-      SAPONARA da tempo gli esperti di calcio giovanile lo annoverano tra i migliori prospetti in assoluto del calcio italiano e a mio avviso non si sbagliano. Questa è la stagione della consacrazione per il fantasista dell’Empoli, cresciuto nel Ravenna, un ’91 che gioca da veterano, in grado di innescare i vecchi leoni Tavano e Maccarone e di far sognare con giocate e dribbling d’alta scuola, mai fini a sé stessi, ma anzi spesso e volentieri risolutori. Quando consegna un passaggio vincente, esulta come avesse fatto gol, ma d’altronde le sue giocate sono davvero efficaci. Una sorta di Luis Figo dei tempi nostri.

4-      CACIA il miglior bomber della categoria, ben 81 gol in B nella sua carriera, nella quale però non ha mai convinto salendo di gradino. Ma per l’ Hellas conta avere nelle proprie fila un attaccante di questa levatura, in grado di capitalizzare al massimo le occasioni che gli capitano. Spietato, astuto, pratico, spesso spettacolare.

5-      BOAKYE già l’anno scorso, a 18 anni seppe stupire, giocando regolarmente e segnando bei gol ma è quest’anno che il ghanese, cresciuto nel Genoa, dove ha esordito “bambino”, sta sfoderando quelle doti che lo fanno avvicinare addirittura a Samuel Eto’o. Veloce, razionale, concreto, segna gol di destro e di sinistro, di testa, al volo. Un vasto repertorio di colpi che ne fanno a nemmeno 20 anni un potenziale campione, sul quale c’è già sotto la Juventus, giunta in anticipo sulle pretendenti sempre più numerose

6-      ZAZA punta mobile, preziosa, compatta, sempre imprevedibile. E pensare che a 21 anni sembrava un talento non realizzato pienamente, considerate le belle premesse di Bergamo, quando furoreggiava in avanti con la maglia dell’Atalanta Primavera. Finito alla Sampdoria e tagliati i lunghi capelli, si intristì senza emergere e nel doppio prestito tra Juve Stabia e Viareggio (quindi in Lega Pro) solo a sprazzi aveva incantato. Ma la stoffa è rimasta inalterata, così come la voglia di stupire… ed eccolo quindi trascinatore assoluto di un Ascoli, tra le squadre rivelazioni del torneo.

7-      LAZAREVIC freccia modenese, agile e veloce come non mai, padrone dei propri mezzi come invece non gli era riuscito del tutto nelle precedenti esperienze cadette al Torino e al Padova. Lo sloveno, classe ’90, è un altro gioiello uscito dalle giovanili del Genoa. Quest’anno ha trovato il ruolo giusto, guastatore offensivo delle fasce, non ancora concreto in zona gol ma zanzara pungente per le difese avversarie, oltre che assist man perfetto per il redivivo Ardemagni, il Fernando Torres italiano.

8-      FARIAS il brasiliano del Padova sta esplodendo in tutto il suo talento, dopo che sin dalle giovanili del Chievo sta facendo parlare di sé come devastante punta esterna. Di anno in anno sta migliorando in zona gol, dove predilige arrivare dopo lunghe e solitarie fughe palla al piede. Maturo e posato, non il classico brasiliano come impostazione, sembra più un Europeo (e d’altronde è in Italia da quando ha 16 anni). Nella stagione in chiaro scuro dei patavini rappresenta il fiore all’occhiello e probabilmente la certezza da cui ripartire

9-      JORGINHO il giovane regista italo brasiliano, pescato giovanissimo dall’Hellas Verona è il miglior centrocampista del campionato, quello più promettente e sempre positivo pur tra gli alti e bassi della squadra scaligera. Di recente convocato da Mangia, appare un predestinato, per come sa già guidare la squadra, per la considerazione di un tecnico esigente come Mandorlini, per come si è imposto in prima squadra al cospetto di califfi come Hallfredsson e Bacinovic. Ne risentiremo parlare a lungo

10-   SANSOVINI nella stagione iniziata da favorita, seppur arrivando dalla Lega Pro, e proseguita un po’ a tentoni fino a stabilizzarsi nel calderone delle squadre in lotta per i play off, una certezza assoluta per lo Spezia è rappresentata dal suo attaccante e capitano Sansovini, che si sta confermando bomber e uomo simbolo della squadra, un po’ come gli successe un anno fa a Pescara. Inutile dire come finì la stagione scorsa per gli abruzzesi, ma spesso si tende – esaltando giustamente i giovani Verratti, Insigne e Immobile,ora protagonisti di altri palcoscenici, più prestigiosi – a sottovalutare il grande apporto dato proprio dall’esperto fantasista ora in forza ai liguri. Capocannoniere della serie B in corso, sempre positivo e minaccioso nelle aree avversarie: a quasi 34 anni sta vivendo una seconda giovinezza.

Il Pagellone della serie A – parte 2

LAZIO

Sempre in lotta con l’Udinese per il terzo posto, e poi risucchiata da Napoli e Inter, paga caro i tantissimi infortuni che l’hanno falcidiata nei momenti chiave del campionato. Dissidi tra Reja e Lotito a parte, il connubio se ripristinato può dare ancora grandi frutti.

Big KLOSE – Che impatto con la serie A per l’esperto fromboliere tedesco di origine polacche. A 34 anni non ha ancora smesso di segnare, mostrando una tenuta atletica invidiabile.

Sorpresa LULIC – presentato come l’erede di Kolarov, è forse ancora meglio nella sua capacità di giostrare in più ruoli lungo la corsia mancina. Efficace in fase di spinta, sostiene il fronte offensivo e trova gol con una certa frequenza. Non ha fatto rimpiangere Mauri, a lungo assente per infortunio. In forte ascesa il giovane Diakitè, una sicurezza Marchetti, finalmente riconsegnato al calcio giocato dopo le incomprensioni di Cagliari.

Delusione DIAS – il gigante brasiliano incappa in una stagione-no, vittima spesso di un esagerato e incontrollato nervosismo che gli causa espulsioni e svarioni. Deve ritrovare serenità.

LECCE

Partita ad handicap, troppo timorosa e inesperta, con l’arrivo di Cosmi la squadra salentina ha ripreso vigore, tornando clamorosamente in pista per un’insperata salvezza, trascinata dai giovani Muriel e Cuadrado e dai veterani Di Michele, Giacomazzi e Delvecchio. Arriva allo sprint finale in chiaro debito d’ossigeno e saluta la A.

Big MURIEL – a soli 21 anni è spesso lui da solo a tenere vive le speranze salvezza. Velocissimo,quasi imprendibile, ricorda a ragione Ronaldo, il Fenomeno, e non solo fisicamente. Più concreto nel girone di ritorno, se affina meglio la mira, può diventare il crack della prossima stagione, visto che lui in serie A ci rimarrà.

Sorpresa CUADRADO e BRIVIO –  i due laterali designati a coprire tutta la fascia di competenza, calano appena nel finale, al cospetto di una stagione davvero sopra le righe. Il colombiano segna pure gol da cineteca, da timido terzino si ricicla formidabile cursore, quando non fantasista. Brivio, invece, da anni considerato una promessa, tira fuori gli artigli e, dopo la cessione di Mesbah al Milan, gioca col piglio dei veterani, prendendosi pure responsabilità (come nei calci di punizione, in cui appare spietato)

Delusione ODDO – Sembrava essersi rigenerato, abile sia da terzino che da difensore con la sua preziosa esperienza ad alti livelli, invece nel momento clou della stagione scompare per dissidi con l’allenatore e lascia i compagni di reparto in grave difficoltà. Male anche il portiere brasiliano Julio Sergio, che ha perso il posto in favore del più volenteroso Benassi.

MILAN

Allegri non è riuscito in uno storico bis ma a lungo ha duellato con la Juventus, con la quale ha recriminato per un gol fantasma di Muntari non assegnato nello scontro diretto contro i bianconeri. Troppi infortuni, rosa corta e composta da vecchi gladiatori al passo d’addio. Bene El Sharaawy, nome nuovo del calcio italiano, ritrovato Cassano dopo la grande paura per motivi di salute e scelte spesso vincenti della dirigenza. Ma per l’anno prossimo sarà dura avvicendare così tanti campioni che se ne vanno (Inzaghi, Gattuso, Seedorf, Nesta, Zambrotta, Van Bommel, Flamini).

Big IBRAHIMOVIC – Quasi da solo tiene accese fino all’ultimo le speranze di rimonta scudetto. Mai così implacabile sotto porta, nemmeno ai tempi dell’Inter, è un leader naturale, esempio per tutti. Deve ancora limare delle defaillance caratteriali, che lo portano spesso a “scontrarsi” con gli arbitri.

Sorpresa NOCERINO e MUNTARI – Il primo è la vera rivelazione, riuscito a imporsi in una “grande” con il piglio del “grande”. Solido, tecnico, efficace in zona gol come non mai, non ha fatto rimpiangere Gattuso, di cui sembra l’erede designato più credibile; il secondo è l’ennesimo regalo dei cugini nerazzurri, rigeneratosi dalla cura Allegri che lo conosce dai lontani tempi di Udine.

Delusione AQUILANI – Spiace ammetterlo ma l’ex centrocampista della Roma da ormai 3 anni non imbrocca una stagione all’altezza della sua fama. Anche quest’anno parte titolare, poi si ferma per il “solito” infortunio e difficilmente il Milan lo riscatterà.

NAPOLI

A lungo sospesa tra campionato e Champions, la squadra azzurra sembra concentrare maggiormente le energie sulla competizione europea, dove sfodera prestazioni all’altezza. La rosa sembra troppa corta e alcuni ricambi non all’altezza dei titolari. Ma la squadra c’è, e Mazzarri si conferma allenatore di caratura internazionale.

Big I TRE TENORI – Probabilmente il calcio mercato estivo priverà Napoli di uno dei suoi big, andando così a inficiare terribilmente sul rendimento generale della squadra, visto il sostanzioso apporto dato da Lavezzi, Cavani e Hamsik in questa stagione, specie in Europa. De Laurentiis e i dirigenti dovranno dimostrarsi loro dei big nel trovare il sostituto di chi partirà.

Sorpresa ZUNIGA – ormai pienamente a suo agio sia come vice Maggio ma più propriamente come uomo a tutto campo, spesso e volentieri preferito a Dossena sulla fascia sinistra. Affidabile e sempre sul pezzo.

Delusione INLER – Parte bene, assicura sostanza e geometria ma sulla lunga distanza dimostra di non essersi integrato perfettamente con l’ambiente, così diverso da quello udinese che l’ha visto protagonista per tanti anni. Si limita al compitino, raramente si sente la sua impronta sulla squadra.

NOVARA

Sorretta da un entusiasmo tangibile per il ritorno atteso decenni in serie A, fatica non poco a trovare il passo giusto. Con il passare dei turni di campionato, palesa difficoltà e limiti. La società sana consente ulteriori nuovi progetti di risalita.

Big RIGONI – arrivato in serie A in clamoroso ritardo, l’ex “nuovo Del Piero” confeziona una stagione incredibile, ricca di gol, sostanza, giocate al servizio di una squadra spesso in difficoltà. Non è mai troppo tardi per arrivare a una big e lui ne avrebbe tutti i meriti.

Sorpresa PESCE – Nulla di trascendentale, ma l’ex ascolano riesce a garantire sostanza, massimo impegno e cuore alle manovre piemontesi. Merita attenzione.

Delusione PRIMA LINEA – Purtroppo tutta la girandola di attaccanti provati da inizio stagione non ha giovato ai fini del risultato. Né Meggiorini e Granoche, fortissimi in B, né l’emergente Morimoto, né tanto meno l’airone Caracciolo hanno fatto la differenza, se escludiamo il bell’exploit di San Siro contro l’Inter.

PALERMO

Che brutto campionato! Si poteva continuare tranquillamente con il giovanissimo tecnico Mangia. Avrebbe forse fatto peggio di Mutti, con tutto il rispetto? Squadra senza identità, impoverita clamorosamente sul mercato, scialba e capace di sbalzi improvvisi, nel bene e nel male. Ahi ahi, Zamparini!

Big MICCOLI – il bomber salentino non tradisce mai, arrivando a vette di rendimento e di gol. Autentico trascinatore, giocassero tutti seguendo il suo esempio il Palermo rasenterebbe la zona Champions.

Sorpresa ACQUAH giovane a cui spesso si è chiesto un grande sacrificio in più ruoli, appena ventenne ha dimostrato grande carattere; bene anche il regista Donati, l’esperto Migliaccio e il valido Balzaretti ma i flop sopravanzano di molto i meritevoli di lodi.

Delusioni BACINOVIC e ILICIC molti dovrebbero finire dietro la lavagna ma a deludere maggiormente sono le rivelazioni slovene dell’anno precedente. Le loro qualità non possono essere scomparse d’improvviso ma chiaro, una caduta simile di rendimento pone quesiti importanti sulla loro efficienza.

PARMA

L’evoluzione dei ducali nel girone di ritorno ha dell’incredibile! 56 punti complessivi sono un traguardo insperato alla vigilia, con Donadoni in grado di dare un’identità precisa alla squadra. Bisogna ripartire da qui.

Big GIOVINCO – finalmente su livelli di eccellenza, come il suo fulgido talento reclamava da tempo. Goleador, assist-man, uomo squadra, spesso decisivo, dovrà guidare lui l’attacco azzurro agli Europei.

Sorpresa – BIABIANY dopo le incertezze dell’anno scorso, speso tra la casa madre Inter e la retrocessa Samp, si rigenera tornando a Parma, dove Donadoni lo imposta con successo come laterale destro “tout-court”. Una saetta sulla fascia, il più veloce atleta della serie A. Bene pure i registi Musacci e Valdes, due scommesse del tecnico, il primo in pratica esordiente in A dopo le buone prove empolesi, il secondo habituè del calcio italiano ma mai pienamente compiuto in un ruolo il più delle volte ibrido.

Delusione PELLE’ – A lungo aspettato, alla fine scende di categoria a Genova, sponda blucerchiata dove è certamente più a suo agio.

ROMA

Mi spiace ammetterlo ma Luis Enrique ha fatto flop. Un progetto propriamente detto abbisogna di tempo per svilupparsi ma il problema è che dalla prima all’ultima giornata non si sono visti miglioramenti. I pregi e i difetti del tecnico spagnolo si equivalgono e così pure l’altalena delle prestazioni, caratterizzate da buone capacità offensive e scarse attitudine difensive.

Big BORINI Fino all’infortunio che poi lo condiziona sino al termine della stagione, è il vero “uomo nuovo” del calcio italiano, tanto da indurre Prandelli a farlo esordire precocemente in Nazionale. Attaccante puro, vede la porta come pochi, gioca da veterano, un mix tra il migliore Inzaghi e Chiesa, per la rapidità di esecuzione e la freddezza sotto rete.

Sorpresa PJANIC – classe ’90, meno reclamizzato degli altri giovani gioielli Bojan e Lamela, comunque tutto sommato positivi, stupisce per la capacità di adattamento al calcio italiano e in particolare per la facilità con cui interpreta più ruoli a centrocampo.

Delusione KJAER – Lui, ma non solo: tutta la difesa viene facilmente traforata in più occasioni. Ma dal centrale danese, visto all’opera a Palermo e passato poi al Worlsburg a suon di milioni ci si aspettava il decisivo salto di qualità.

SIENA

Sannino all’esordio in A si dimostra razionale, ma pure coraggioso nell’affidare le chiavi della squadra ai suoi talenti più fulgidi, come ad esempio Calaiò, molto prolifico fino all’infortunio. In grado di cambiare modulo, lui considerato un estimatore del 4-4-2 non ha mai perso la bussola, arrivando a conquistare una comoda salvezza, condita da ottime prestazioni all’insegna del collettivo.

Big DESTRO – Bello e confortante, dopo Borini, poter premiare un altro talento in grande ascesa del calcio italiano. Giocatore vero, attaccante di qualità, potenza, molto vivace, creativo e ricco di personalità. E’ nata una stella!

Sorpresa BRIENZA – A 33 anni suonati, e con poca esperienza nella massima serie, mantiene un elevato rendimento per tutto l’arco della stagione, spesso decisivo con i suoi guizzi sulle fasce, i suoi gol mai banali e la sua qualità al servizio della squadra. Ottimo pure il difensore centrale Rossettini, una roccia,  il forte laterale Giorgi, positivo innesto di gennaio e il portiere Pegolo, finalmente protagonista in A, che si è fatto trovare pronto dopo l’infortunio del titolare Brkic.

Delusione REGINALDO – Nell’ambito di un campionato estremamente positivo, gioca poco l’esperto brasiliano, ottimo invece nella precedente stagione quando sulla fascia fu spesso risolutivo ai fini della promozione in serie A.

UDINESE

Dopo aver ceduto i pezzi da novanta durante l’estate (Sanchez, Inler, Zapata) ben pochi si aspettavano una ripetizione della straordinaria stagione scorsa. Invece Guidolin ha fatto il bis, lanciando nuovi giocatori (Basta, Danilo, Pereyra, Fabbrini) e ottenendo dai soliti noti (l’implacabile Di Natale, i guerrieri Pinzi e Domizzi e i super talenti Armero e Asamoah) prestazioni sempre convincenti.

Big DI NATALE che aggiungere su un giocatore in grado di segnare ben 80 reti in tre stagioni dopo aver superato abbondantemente la trentina? Straordinario! Segna gol fantastici, è un autentico leader, “deve” andare a giocarsi l’Europeo.

Sorpresa BASTA sempre continuo nel rendimento, poco spettacolare ma tremendamente efficace sulla fascia destra dove si ritrova a duettare a meraviglia prima con il fenomenale Isla, poi bloccato dal grave infortunio, e poi con l’emergente Pereyra. Ara la fascia per tutti i 90 minuti, un vero maratoneta, ricorda l’ex azzurro Mussi.

Delusione FLORO FLORES – dopo l’ottima prova genoana dell’anno scorso, era lecito credere che l’attaccante partenopeo potesse fare il botto in coppia con Di Natale. Guidolin ha optato spesso per un modulo a una punta e lui ha sofferto. Dopo alcune buone prove iniziali si è smarrito in panchina anche il giovane romeno Torje, troppo presto acclamato come l’erede del Nino Maravilla.