Sanremo 2019: vince a sorpresa Mahmood davanti a Ultimo e ai ragazzi de Il Volo – Un commento finale sulla classifica

E’ terminata anche la sessantanovesima edizione di Sanremo, con il giovane Mahmood vincitore proclamato tra lo stupore generale davanti al grande favorito della vigilia (Ultimo) e a Il Volo, il trio che non è riuscito così a bissare il successo di quattro anni fa.

Non è la prima volta che in gara assistiamo a exploit inattesi, ma vittorie così poco scontate nella storia, anche recente, del Festival, se ne contano poche: il primo nome che mi viene in mente è quello di Francesco Gabbani che si issò fino in cima alla classifica nell’edizione del 2017.

Daniele Silvestri (coadiuvato dal rapper Rancore) e Simone Cristicchi si sono spartiti quasi equamente i premi speciali: prestigiosa tripletta del primo che ha conseguito in particolare l’ambito Premio della Critica “Mia Martini” ma anche quello per il miglior testo; al riccioluto cantautore già vincitore in passato con l’intensa “Ti regalerò una rosa” sono andati due premi, tra cui quello assegnato dall’orchestra. Sono premi importanti che certificano, ce ne fosse ulteriore bisogno, come le due opere in questioni (“Argentovivo” di Silvestri e “Abbi cura di me” di Cristicchi) fossero entrambe qualitativamente parlando, di una spanna superiore alle altre.

Ultimo si consola – se così si può dire visto il suo evidente disappunto per il piazzamento finale, forse dettato dalla frustrazione accumulata nei giorni scorsi da “vincitore annunciato” – con un premio indetto da Tim per un brano che probabilmente in effetti funzionerà bene fuori dai circuiti sanremese.

Per il resto, le contestazioni più grandi, quasi una “rivolta popolare” ci sono state per il piazzamento fuori dal podio della canzone di una rediviva Loredana Bertè ma su questo torneremo qualche riga più giù in sede di commenti.

Guardando la classifica, ovviamente possono balzare agli occhi determinate posizioni, a colpire in senso positivo o negativo – a seconda dei propri gusti personali – ma d’altronde una graduatoria di 24 canzoni in gara comporta anche dei risultati sulla carta “pesanti” ma che poi tra un giorno o poco più, nessuno probabilmente ricorderà, visto che per fortuna le canzoni viaggiano per conto proprio al di là di gare e piazzamenti.

Ecco quindi i miei commenti alla classifica di Sanremo:

1- MAHMOOD sono onesto, pur avendo sin dalla prima serata assegnato un bel 7 al brano “Soldi” presentato da questo rapper di origine egiziana (ma nato e cresciuto in Italia) che ha alle spalle già una bella gavetta, mai avrei scommesso sulla sua affermazione come vincitore.  Il brano però è indubbiamente accattivante, rimane in testa e rappresenta bene una fetta consistente, oltre che di mercato, dei gusti dei giovanissimi. E’ apparso visibilmente stupito e attonito e anche in sala stampa la sua timidezza prevaleva sulla contentezza, quasi volesse reprimere o non riuscisse a esprimere appieno i suoi sentimenti ma, in fondo, di gente che ostenta ce n’è a bizzeffe e sinceramente ho apprezzato molto il genuino pudore e la sobrietà dimostrate. Saprà costruirsi una bel percorso artistico fuori da qui, dopo aver gettato ottimi semi. Sorvolo decisamente sui commenti razzisti pervenuti, perché alcune supposizioni onestamente mi fanno ridere, e poi non si può ridurre tutto a politica, tra l’altro della più bieca specie.

2- ULTIMO sì, aveva tutte le credenziali per puntare al bersaglio grosso, bissando la vittoria ottenuta meritatamente nelle Nuove Proposte un anno fa. Io stesso lo avevo pronosticato come vincitore ma avrò modo di rifarsi nelle charts, visto che il brano presentato sta comunque già ottenendo un buonissimo riscontro. Piuttosto non mi è piaciuta molto la sua esternazione in conferenza stampa contro i giornalisti “cattivi” e il suo palese disappunto nei confronti della vittoria di Mahmood. Per carità, reazione umana e forse dettata dalla frustrazione accumulata in settimana da “vincitore annunciato” ma nella vita, si sa, bisogna anche saper perdere.

3 – IL VOLO osteggiati da una larga fascia di ascoltatori, osannati da altri, loro sembrano vivere la cosa abbastanza serenamente, salvo ogni tanto togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Il repertorio è quello, a meno che non decidano di svoltare clamorosamente, o di sciogliersi prendendo ognuno la propria strada, seguendo l’inclinazione personale (ma sarebbe clamoroso), continueranno a proporre pop classico di questo tipo, piaccia o non piaccia.

4 – LOREDANA BERTE’ ho discusso con qualcuno riguardo la sua prestazione sanremese, perchè secondo me Loredana ha fatto il massimo. Sul podio ci poteva finire tranquillamente, sarebbe stato un riconoscimento alla carriera, se è vero come dicono che non parteciperà più in futuro, però io ho trovato francamente esagerato questo dispiego di forze, questa sorta di fan club in rivolta per un quarto posto che a detta di molti avrebbe dovuto essere una vittoria. E’ bello pensare a come la Bertè sia stata in grado di tornare in splendida forma, non solo fisica (tanto di cappello) e di tornare competitiva, bella agguerrita, sul pezzo, senza stravaganze se non per l’immancabile look. Ha ritrovato il grande pubblico, con pieno merito, la sua è una vera vittoria morale.

5 – SIMONE CRISTICCHI è tornato alla grande il cantautore romano, con un brano molto intenso, emozionante, con lui in grado al solito di trasmettere nel migliore dei modi (non a caso è stata premiata la sua interpretazione) dei messaggi di amore, di speranza, veicolando valori positivi.

6 – DANIELE SILVESTRI (con RANCORE) il brano più forte del Festival, interpretato magnificamente dal titolare Silvestri e dal sodale Rancore (hanno concorso però in maniera importante anche due pezzi grossi dei Calibro 35: Rondanini alla batteria e Gabrielli a dirigere l’orchestra, senza dimenticare l’apporto in fase di scrittura di Manuel Agnelli). Puntare al bersaglio grosso era difficile ma l’aver fatto incetta di premi è un riconoscimento meritatissimo.

7 – IRAMA io l’avevo dato sul podio, ritenendo che avesse anch’egli un pezzo intenso, visto il tema principe della canzone, affrontato senza retorica e con grande sicurezza. Non si tratta però certo di una delusione per questo giovane ragazzo che, volendo, avrebbe potuto portare in gara certamente una canzone più facile e adatta a quel pubblico di giovanissimi che maggiormente lo segue.

8 – ARISA peccato per l’esibizione della serata finale, pesantemente inficiata da sopraggiunti problemi di salute. A me il brano era piaciuto, coraggioso nella sua bizzarra costruzione, con stacchi e cambi di tono. Una canzone dei buoni sentimenti e delle buone intenzioni, non facile da eseguire. Risultato soddisfacente, anche se molto probabilmente il pubblico generalista da lei si aspetta un altro tipo di canzoni.

9 – ACHILLE LAURO non mi dilungo molto, su di lui si è detto – e letto – di tutto e di più. Questo ha finito più per svantaggiarlo, secondo me, perchè certe etichette sono dure a morire. Poi lui mi sembra sia in grado di andare avanti e rispondere a tono. Dico solo che non sarà il nuovo Vasco, cui è stato accostato da molti come impatto (alludo ovviamente a quello di “Vita spericolata”), ma non è nemmeno il “tipo pericoloso” che inneggia alla droga. Doverlo specificare mi pare quasi un insulto all’intelligenza di chi mi legge.

10 – ENRICO NIGIOTTI a me non è dispiaciuto, anche se non ha mai cantato benissimo, forse tradito dall’emozione (palpabile specie ieri sera). Secondo me in ambito cantautorale – se con questo la nostra mente non ci porta subito a mostri sacri che sarebbe fuori luogo scomodare – può dire la sua.

11 – BOOMDABASH non me ne vogliano gli amici pugliesi – ne ho molti, mia moglie tra l’altro proviene da lì – ma questa canzone, pur ballabile e spensierata, l’avrei fatta finire più giù. Non è la platea giusta secondo me per loro che stanno ottenendo successo comunque, sia collaborando con le persone giuste (e contribuendo a risollevare carriere, la Bertè ne sa qualcosa), sia in proprio. Qui c’entravano poco, anche quando cercavano di animare il pubblico in sala.

12 – GHEMON ha fatto un’ottima figura, la sua è una canzone raffinata, di classe, una delle migliori da questo punto di vista. Grazie al Festival ha potuto farsi conoscere da un pubblico certamente più vasto, che ora lo potrà apprezzare nel suo percorso.

13 – EX OTAGO stessa cosa si può applicare al gruppo ligure che ha portato a casa il risultato, non snaturandosi, ma senza nemmeno osare troppo. Sanremo come vetrina con la possibilità di diventare mainstream sulla falsariga di anime affini come Thegiornalisti o Coez.

14 – MOTTA il suo bel brano è cresciuto di ascolto in ascolto, visto che ha dimostrato maggior padronanza man mano che il Festival procedeva, con il bel risultato della vittoria (seppur pleonastica) nella serata dei duetti con la grande Nada. Anche per lui carriera a un possibile bivio, con eventuale allargamento di fascia di pubblico annessa. Se lo meriterebbe vista l’originalità della sua proposta e il suo procedere passo per volta, dalle vittorie al Tenco in poi.

15 – FRANCESCO RENGA a livello di piazzamento ovviamente è una delusione, ma da subito il brano, scritto pure da autori che stimo come Bungaro e Cesare Chiodo (con l’apporto della giovane Rakele, vista qualche anno fa tra le Nuove Proposte), non mi aveva convinto. Quindi posizione che dal mio punto di vista, ci sta tutta.

16 – PAOLA TURCI lei è sempre magnetica e porta a casa la pagnotta senza problemi ma in realtà anche il suo brano mi è parso non al livello delle precedenti esperienze sanremesi. Anche l’interpretazione non è stata delle migliori, con la voce non al cento per cento.

17 – THE ZEN CIRCUS posizione nelle retrovie ma in fondo era difficile pronosticare un piazzamento più alto. Eppure Appino e soci hanno presentato una canzone davvero bella, molto dignitosa, con un testo che secondo me se la giocava con quello di Silvestri per intensità e forza espressiva. Anche le loro esibizioni sono cresciute ogni volta. Bravi! Anche perchè hanno portato una canzone decisamente difficile, pur considerando il loro repertorio che certo non è fatto da “canzonette”.

18 – FEDERICA CARTA e SHADE anche la loro posizione mi ha colpito, credevo avessero attecchito di più tra gli ascoltatori, forti di visualizzazioni sui social che, sin dalla prima esibizione, sono schizzate alle stelle. D’altronde la canzone assomiglia molto a quella “Irraggiungibile” che ha letteralmente spopolato l’estate scorsa. Al di là di ciò, credo che sentiremo molto spesso la loro canzone alla radio.

19 – NEK il vero flop dell’edizione 2019, spiace dirlo, è stato il suo. Non so, a me la canzone non aveva colpito al primo ascolto. Stessa formula della fortunata “Fatti avanti amore” che contese la vittoria a Il Volo quattro anni fa, ma con una melodia più brutta. Resto dell’idea che se si fosse presentato con Renga e Max Pezzali in gara avrebbe avuto molte chances di raggiungere l’agognato obiettivo della vittoria.

20 – NEGRITA a mio avviso il risultato più ingiusto, visto che la canzone ha un bel testo, è orecchiabile il giusto e loro l’hanno suonata e interpretata senza la minima sbavatura, con una padronanza perfetta del palco. E’ uscita al contempo una loro raccolta dei migliori successi per i 25 anni di carriera, e credo che tutto sommato questa “I ragazzi stanno bene” possa affiancare le loro hit.

21 – PATTY BRAVO e BRIGA posizione giusta, il duetto secondo me non stava in piedi. La canzone in sè non è nemmeno una brutta ballata, ma per un motivo o per l’altro non mi è mai arrivata fino in fondo.

22 – ANNA TATANGELO c’è una sorta di ostracismo non dichiarato nei suoi confronti. In passato l’ho criticata aspramente anch’io ma stavolta mi sembra che abbia presentato una canzone in linea con la sua (bella) vocalità, oltretutto con un testo che poteva in qualche modo riguardarla. Sobria, senza eccessi, ha fatto il suo, ma forse è proprio la natura stessa della canzone, “classica sanremese” a non funzionare più.

23 – EINAR per lo stesso motivo si spiega il pessimo piazzamento del ragazzo uscito da “Amici” e catapultato su un palco evidentemente ancora troppo grande per lui. Già aveva destato non poco clamore la sua vittoria (con Mahmood) alle selezioni di Sanremo giovani di dicembre, in luogo di una più preparata Federica Abbate; in più sul palco ha portato una canzone deboluccia, senza guizzi, troppo piatta. Avrà tutto il tempo di rifarsi ma dovrà costruirsi una carriera credibile al di fuori dei talent e dell’ala di Maria de Filippi.

24 – NINO D’ANGELO e LIVIO CORI un’altra delusione riguarda questo incontro di voci che sulla carta avrebbe potuto essere esplosivo. Alla fine il tam tam mediatico sulla presunta identità del misterioso Liberato con Livio Cori ha fatto perdere attenzione al pezzo, che in verità, non è mai stato eseguito perfettamente. La versione studio infatti è molto più emozionante. Peccato, occasione mancata, ma questo non va a inficiare sulla qualità della canzone e dei suoi interpreti: Cori poi esordirà a breve con un album a proprio nome, mentre speriamo che anche il vero Liberato torni presto sulle scene!.

Il mio Pagellone di Sanremo 2019

E’ da una vita che non aggiorno il blog, questa mia creatura che negli anni mi ha dato tanta soddisfazione, mi ha fatto conoscere belle persone ed è stata occasione di crescita anche personale, oltre che prezioso strumento per comunicare i miei pensieri, le mie emozioni, le mie idee, pur concentrandomi soprattutto sul veicolare le mie passioni.

Tra queste, quella per il calcio e per la musica, di cui a più riprese ho scritto in questi anni, in maniera professionale o anche solo per autentica passione.

Gli impegni lavorativi, gratificanti ma allo stesso tempo pregnanti, fanno sì che sia ridotta la mia partecipazione attiva, visto che sto portando avanti collaborazioni con alcuni siti e, parallelamente, ho ripreso a scrivere in vista di un nuovo progetto letterario che, si spera, avrà poi sbocco editoriale, vista la natura e l’obiettivo per cui è nato. E poi c’è la voglia di riprendere con il vecchio amore mai scordato della radio…

Un passo alla volta e l’occasione per rifarmi vivo qui su PELLEeCALAMAIO è giunta in concomitanza con quello che negli anni per i miei affezionati lettori era in qualche modo divenuto un appuntamento fisso, vale a dire il mio “pagellone” del Festival di Sanremo. In rete si trova ovviamente di tutto sull’argomento, ma in fondo io ne ho sempre trattato, sin dai tempi remoti in cui non esisteva internet, e con il caro amico Riccardo Cavrioli ci dilettavamo a scriverci le impressioni a caldo addirittura su “pizzini” che poi ci scambiavamo magari prima di entrare in aula per un esame universitario. Già allora il nostro taglio era, sì ironico e talora dissacrante, ma soprattutto spinto da curiosità e passione per la competizione rivierasca che, inutile negarlo, rappresenta un fenomeno di costume, oltre che prettamente culturale del nostro Paese.

Non mi è mai piaciuto però il gioco del “massacro”, il voler a tutti i costi perculare, deridere, cercare la battuta a effetto… ovvio, si tratta di scambi, di battute e commenti, tante volte mi ritrovo a sorridere anch’io quando leggo dei commenti intrisi di sarcasmo, e partecipo al “giochino” ma poi torno sui binari di un ascolto attivo ma interessato a sentire se qualcosa di buono e duraturo è destinato a emergere dagli ascolti compulsivi e frenetici di questi giorni.

Ognuno è libero di fare come vuole ma sinceramente apprezzo di gran lunga di più quelle persone che coerentemente non seguono il Festival e non ne parlano, dovendosi inoltre essi sorbire una settimana davvero monotomatica e, mi rendo conto, stancante se proprio sei lontano dalla kermesse per interesse e ideologie. Meglio loro però rispetto agli snob che passano il tempo a prendere per il culo tutti, anche perché è un tempo… molto lungo quello che trascorrono per una cosa che in teoria non è di loro interesse.

Io, faccio un esempio, non ce la farei mai a seguire per 4/5 ore programmi tipo l’Isola dei Famosi o Temptations Island, al solo scopo di fare battute su internet, non lo trovo proprio “utile”.

Comunque, va da sé che io, sin da piccolo, pur guardandolo a mo’ di rito in famiglia con mamma e nonna, e avendo sempre avuto orecchie anche per il buon pop che le varie edizioni riusciva a tramandare ai posteri, ho sempre sostenuto le proposte più alternative – anche se non sapevo nemmeno cosa significasse – o per lo meno “strane”…

Questa componente poi si è tradotta in gusto personale che predilige esplorare generi diversi, con inclinazioni che vanno dal rock, al folk fino al pop più sofisticato e ai cantautori. E’ questo che in fondo ricerco anche nei meandri di una manifestazione nazionalpopolare come il Festival di Sanremo, ma sono in grado di riconoscere la bella canzone italiana melodica, “sanremese”.

Poi è inutile negare che negli anni si sono quasi smarrite le peculiarità della classica canzone “che vince Sanremo”: da più di 20 anni esponenti indie, alternativi, di altri mondi musicali, hanno fatto il loro ingresso all’Ariston, con risultati più o meno altalenanti o soddisfacenti, ma non è questo il punto. Resta il fatto che in tanti ambiscono a salirci su quel palco, a dire la propria, mettendosi alla prova, proponendo la loro musica.

Io, ingenuo quale sono, me ne frego di complotti, dietrologie, persino del gossip fine a sé stesso, delle gag e dei presentatori, nel senso che se ci sono le canzoni che funzionano, il resto è secondario. Lascio a chi è competente esprimere dubbi, non mi pongo questioni “tecniche” (anche se mi sono reso conto anch’io che ieri i fonici, specie nei primi pezzi, hanno cannato e ne hanno risentito alcune esecuzioni vocali).

Nel caso di ieri poi sentire in sequenza ben 24 brani non era semplice ma è innegabile che al giorno d’oggi non devi nemmeno attendere eventualmente che un pezzo passi in radio: spotify e youtube vengono in soccorso, quindi posso già sbilanciarmi in quelli che sono i miei giudizi – anche perché poi scriverò un unico pezzo solo a classifica finale stilata, per una sorta di bilancio conclusivo della rassegna.

Sicuramente certe impressioni verranno cambiate con gli ascolti ma si sa che poi la canzone prende il suo corso e si plasma con le emozioni che via via si aggiungono (o si tolgono, dipende dai punti di vista).

Bene, via con i voti, premettendo che non mi pare ci siano brani nettamente superiori ad altri, tali da “imporre” un pronostico scontato, come capitò ai tempi, chessò, di una “Perdere l’amore” o “Uomini soli”.

Ordine rigorosamente sparso, perché mi dimentico di essere metodico anche qui (no dai, facciamo almeno in ordine alfabetico)

ACHILLE LAURO  4.5  avrebbe dovuto (o potuto) rappresentare la quota trap invece si presenta in abiti, metaforici e non, che sarebbero potuti andare bene per il Jovanotti di “no Vasco, no Vasco io non ci casco” e il “robotico” Alberto Camerini. Non che si senta la mancanza della trap, dio me ne scampi, ma insomma, sto finto rock pompato e plastificato non mi dice assolutamente nulla, non lo trovo nemmeno simpatico o ironico.

ANNA TATANGELO  6 + intendiamoci, è quella che ho definito qualche riga più su la “classica canzone sanremese” ma per lo meno Anna la fa da par suo, cantando bene (dovrebbe essere scontato ma abbiamo capito ieri sera che ben pochi hanno riprodotto il “bel canto”) e non perdendosi in motivi extramusicali.

ARISA 7 +  non poteva replicare brani come “La notte” o “Controvento”: da veterana quale ormai è del Festival, avendolo già vinto da giovane e da big, e addirittura, seppur in maniera discutibile, presentato, può permettersi di rischiare, tanto con la voce che si ritrova difficilmente presenterò una ciofeca. Qui si cimenta in una sorta di mini musical, trascinante, arioso e positivo. Non sufficiente credo per un podio.

BOOMDABASH 5,5 – simpatici, allegri, colorati, portano un brano dalle atmosfere reggae, adatto per le spiagge in estate. Orecchiabile ma non con le stimmate del tormentone, quindi neanche circoscritto al genere, ottengono la mia sufficienza.

affiancato dal rapper Rancore, Daniele Silvestri può legittimamente ambire al Premio della Critica

DANIELE SILVESTRI (e RANCORE) 8 – un bel brano, di difficile ascolto, un pugno nello stomaco, soprattutto grazie al decisivo apporto del rapper. Possibile vincitore del Premio della Critica.

EINAR 5 – è tanto caruccio e ispira simpatia ma il brano è davvero “mollo” per usare un aggettivo  sdoganato dal mitico Malesani. Non decolla, non è troppo romantico, né strappalacrime, né furbetto… in pratica, né carne né pesce.

ENRICO NIGIOTTI 7 – a me lui è piaciuto, mi sembra pian piano stia trovando la sua strada. Cantautore in senso letterale, poiché si scrive da sempre i pezzi testo e musica, oltre che farsi accompagnare dall’immancabile chitarra: chiaro che non ha per modelli i mostri sacri della canzone d’autore ma nel panorama asfittico attuale, ha un tocco personale. Nella fattispecie ha trattato un tema in ricordo del nonno, con molta delicatezza e intensità.

EX OTAGO 6,5 – il primo nome a me caro in quota indie. Li seguo da anni, stanno in qualche modo ripercorrendo la strada tracciata dai Thegiornalisti, o da Coez, lo fanno con canzoni meno a presa rapida forse ma probabilmente più “vere” e sentite. Come in questo pezzo, ottimamente arrangiato, dove hanno parlato di un amore maturo.

FEDERICA CARTA e SHADE 5,5 – li sento molto lontani, infatti rappresentano appieno una generazione che è anagraficamente lontana, soprattutto per temi trattati e modalità. Lei canta bene, era brava già ad Amici, l’accoppiata con il rapper maestro di free style ha funzionato alla grande l’estate scorsa, con una vagonata di visualizzazioni da far impallidire le star della nostra musica, ma questo palco è sembrato troppo grande.

FRANCESCO RENGA 6 – di stima, perché con quella voce rende piacevole ogni cosa che canta ma qui è mancato un po’ il mordente, lo slancio. Il brano è intimista, nello stile del bravo Bungaro, tra gli autori del pezzo ma, insomma, mi aspettavo di più. Non è certamente all’altezza dei migliori episodi, anche solo attenendoci ai passati suoi episodi sanremesi.

GHEMON  6 – molta classe, era tra coloro che attendevo di più. Non è più da tempo un rapper, non è ancora pienamente a suo agio come cantante tout court ma ci mette cuore e belle intuizioni. Sono dell’idea che se il pezzo in questione l’avesse cantato, ad esempio, Nina Zilli, avrebbe fatto un figurone.

Riusciranno i ragazzi de “Il Volo” a replicare il successo del 2015? Le chances di salire quanto meno sul podio sono alte

 

IL VOLO 6,5 – che gli puoi dire a questi ragazzi? Sono “troppo” in tutto: pulitini, bravi ragazzi, ottime voci, capacità interpretative, amalgama perfetta, sicurezza nei propri mezzi, dei secchioni in piena regola che però non mi trasmettono chissà quali emozioni. Preferivo l’impatto di “Grande amore” ma presumo che possano dire la loro anche quest’anno per la vittoria finale.

IRAMA 6,5 – il ragazzo è bravo e ha già fatto una buona dose di gavetta, proprio partendo da Sanremo giovani qualche anno fa. La vittoria ad Amici lo ha lanciato nel firmamento mainstream ma secondo me rende decisamente meglio in brani così, che ricordano appunto le sue prime prove, molto orientate allo spoken. Il tema è toccante e trattato con parole adeguate, lontano da retorica e banalità assortite.

LOREDANA BERTE’ 6,5– mi rendo conto che stanno fioccando le sufficienze piene ma con pochi guizzi. Il brano della rediviva Bertè è indubbiamente valido, accattivante il giusto, ottimo il team di autori, in cui si intravedono sin troppo evidenti richiami alla poetica vaschiana marchiata Curreri, ma resta per me a metà del guado, senza spiccare il volo.

MAHMOOD 7 – bel brano, ritmato, testo e musica che rimangono in testa, suoni davvero intriganti e un piglio sorprendente considerato che si trattava di un quasi esordiente, praticamente sconosciuto al pubblico. Penso che avrà ottimi riscontri dopo la kermesse sanremese.

MOTTA 6,5 – a lui va il mio tifo, lo seguo da sempre, l’ho votato al Tenco in occasione di entrambe le volte in cui ha poi sbaragliato il campo, vincendo a mani basse sia con il primo album, sia nella categoria più importante con il suo seguito, giudicato dalla giuria come miglior disco dell’anno. Una canzone come questa, apprezzabile negli intenti e nel voler lanciare un grido sociale, però non aggiunge molto al suo percorso artistico. Non è migliore di altre insomma, e sul palco inevitabilmente ha tradito emozione.

NEGRITA 7 – tornavano dopo una vita, li attendevo con molta curiosità. Non sono più i “ragazzacci” di “Tonight”, quando si presentarono al Festival in modo forse provocatorio, con un brano non all’altezza. Qui, forti di una carriera ormai invidiabile, viaggiano senza paura, mettendo tutto loro stessi in un brano dal buon impatto. Un testo forte, credo sottovalutato dagli addetti ai lavori, e un’esecuzione a dir poco perfetta. Ci sta alla grande nell’ imminente raccolta di loro successi in uscita con il Festival.

NEK 6 – vale lo stesso discorso fatto per Renga. Porta un brano discreto, lo interpreta al solito più che degnamente ma mi resta ben poco, non mi viene trasmesso molto delle sue intenzioni. Un brano rassicurante, che non rischia e che riscuoterà comunque scontati consensi.

NINO D’ANGELO e LIVIO CORI 6,5 – no, abbiamo appurato che il bravo Livio Cori non è Liberato, ma al di là della suspence, restava intatta la curiosità di capire come i due mondi musicali di Napoli, quello moderno del rapper e quello classico del big Nino d’Angelo potessero amalgamarsi. Beh, lo hanno fatto indubbiamente bene. Necessita però di più ascolti, come a conti fatti molti dei brani sanremesi di quest’anno.

PAOLA TURCI 5,5 – la classe è cristallina, su quello non ci piove, il magnetismo pure, ma la canzone è alquanto deboluccia. Non brutta, ma nemmeno rilevante anche solo paragonata alla recente esibizione su questo palco.

PATTY PRAVO CON BRIGA 6 – la sufficienza ci sta, perché il testo è di buon livello, tra gli autori il grande Zibba, però è proprio l’abbinamento che mi pare forzato, l’amalgama imperfetto che crea spaesamento e che non produce qualcosa di memorabile.

è di Simone Cristicchi il brano più emozionante di questa edizione sanremese

SIMONE CRISTICCHI 8 – non vincerà ma il suo è il brano che più in assoluto mi ha emozionato. Non ha nemmeno un ritornello vero e proprio, o per lo meno, qualcosa che si faccia banalmente cantare, ma in fondo qui di banale non c’è niente, essendo il brano molto intenso, viscerale e allo stesso tempo intriso di poesia. Suggestivo e poi maestoso l’arrangiamento orchestrale a contornare parole che potrebbero invero riguardare tutti noi.

THE ZEN CIRCUS 7 – lo so che Appino ha cantato solo per modo di dire, ma da sempre lui è così. E’ più un animale da palco, un rocker vero, e come lui i suoi sodali. Fa specie piuttosto che gli Zen, pur avendo nelle corde canzoni adatte a un simile contesto (penso ad esempio alla splendida “L’anima non conta”), abbiano voluto davvero rischiare, portando un brano ostico, ruvido, senza compromessi, molto intenso.

il favorito Ultimo non delude, portando un brano interessante e coinvolgente

ULTIMO 7,5 – non è facile gareggiare da vincitore annunciato. Pur tra tanti nomi “forti”, attuali o classici, è proprio lui, vincitore delle passate Nuove Proposte, il più accreditato alla vittoria. Non ha finora sbagliato un singolo in effetti, migliorando anzi in consensi ad ogni nuova uscita. Esegue una canzone in cui il suo stile è ben imperniato, e direi già inconfondibile. Anche il testo, da lui scritto, mostra una promettente maturità. Al primo ascolto ha mostrato qualche carenza ma credo che andrà meglio nel prosieguo della gara.

E per finire il mio personale podio:

1 SIMONE CRISTICCHI

2 THE ZEN CIRCUS

3 NEGRITA

Il mio pronostico finale:

1 ULTIMO

2 IL VOLO

3 IRAMA

PREMIO DELLA CRITICA: Daniele Silvestri (e Rancore)

MIGLIOR TESTO: Simone Cristicchi

MIGLIORE MUSICA: Arisa

 

 

 

Dossier Sanremo: ha ancora senso per gli artisti “alternativi” partecipare al Festival? Ecco chi ha svoltato e chi no dopo la gara.

Nella lunga storia sanremese si sono succedute negli anni molte presenze di artisti cosiddetti “alternativi”, gente cioè che palesemente proponeva brani poco in linea con la classicità della kermesse in questione.

Spesso si tratta di veri e propri ingressi nel mondo dorato della musica propriamente detta “di consumo”, ma il più delle volte sembra che Sanremo possa costituire una sorta di “promozione”, o di consacrazione presso un pubblico certamente più vasto di quello che questi artisti poco conosciuti dalla massa solitamente raccolgono.

Ci sono però dei pro e dei contro e con questo articolo – che non ha pretese di completezza, nonostante i diversi artisti che prenderò in esame – miro a dimostrare che il Festival magari non ti cambierà la vita, ma costituisce invero sempre un viatico fondamentale per la carriera di un artista, nel bene e nel male. Dopo avervi partecipato nulla sarà più come prima.

rino

Il primo in cui mi imbatto è un folkloristico cantastorie che sul finire degli anni ’70 era davvero difficile da incasellare per la critica musicale. Rino Gaetano era lontanissimo dai cantautori classici, sia a livello di tematiche, sia come struttura dei suoi brani che come testi:  cinici, surreali e talvolta irriverenti ma sempre capaci di far pensare. Un “giullare” della musica italiana, che sul palco sanremese diventò un vero fenomeno di costume, grazie alla divertente e liberatoria “Gianna”. Arriverà a un passo dalla vittoria finale, ma il vero trionfatore di quell’edizione sarà proprio lui, che con il singolo sanremese conquisterà il grande pubblico, prima della precoce morte che lo verrà a cogliere, quando davvero stava per diventare un modello di riferimento per i giovani cantanti di inizio anni ’80. Pezzi come “Il cielo è sempre più blu” o “Mio fratello è figlio unico” rimangono pietre miliari di tutta la produzione italica, brani originali e in un certo senso ancora attuali.

Negli 80 si esibisce sul prestigioso palco sanremese anche un giovane gruppo, lontanissimo dagli stilemi cari al Festival. I Decibel suonano post punk spruzzato di new wave, alla loro guida un giovanissimo Enrico Ruggeri appare bizzarro con i suoi occhialoni bianchi ma anche in possesso di ottime corde vocali e della giusta genialità per far parlare di sé a lungo negli anni a venire. Il buon Rouge, discostandosi dai suoni cari al suo gruppo e scandagliando la vasta gamma della musica leggera italiana, diverrà poi uno dei massimi cantautori italiani, tra i più raffinati e versatili.

vasco

Destano stupore e meraviglia, specie col senno di poi (visto le onorate e lunghissime carriere portate avanti) le esibizioni di due super big della musica italiana: Vasco Rossi e Zucchero. Ma a dire il vero, all’epoca il loro modo di cantare e di comunicare era davvero particolare per i palati sanremesi e nessuno, sul momento, si scandalizzò delle loro sfortunate performance. Se Zucchero ebbe bisogno di incidere anni dopo un album epocale come “Blue’s” per divenire un fenomeno di massa, Vasco già dopo la manifestazione televisiva, fece breccia nel cuore di centinaia di migliaia di giovani, che ben si immedesimavano in lui, nelle sue storie, spesso disperate e ribelli. “Vita spericolata” non avrebbe potuto, a essere attenti, passare inosservata, col suo carico di pathos e il suo trasporto, con la sua interpretazione biascicata, lontanissima dal bel canto. A fine anno l’album “Bollicine” consacrerà il Blasco e il suo popolo, vendendo un milione di copie e aggiudicandosi il prestigioso Festivalbar.

Ma negli anni 80, nonostante alcuni attribuiscano l’episodio a una puntata del Festivalbar, secondo alcune autorevoli fonti (“Dizionario Completo della canzone italiana” a cura di Enrico Deregibus, ed. Giunti e “Enciclopedia del Rock Italiano”, ed. Arcana) fece la sua apparizione sul palco dell’Ariston anche un artista davvero sui generis, chiamato Faust’O. Un personaggio quasi alieno, che riuscì a mettere in scena durante la sua esibizione in play back del brano “Hotel Plaza” (in quegli anni era consentito) il gesto più punk dell’intera storia sanremese, con lui che si mise a mangiare candidamente una mela. Solo gli Aeroplanitaliani del geniale Alessio Bertallot, molti anni dopo, nel 92, fecero un gesto altrettanto ribelle, rimanere zitti per più di 10 secondi durante la loro canzone, intitolata appunto “ Zitti, zitti (Il silenzio è d’oro)”.

Eppure per Fausto Rossi, questo il vero nome di Faust’O, Sanremo rappresentò il classico “quarto d’ora di celebrità” caro a Andy Warhol, per poi tornare tra le pieghe del mondo alternativo, quando non proprio nel pieno anonimato. Ha continuato a fare dischi col suo vero nome, è attivo su Facebook ed è una persona ricca di umanità, artista sensibile e attento, ma la celebrità vera per lui non è mai arrivata.

Un forte impulso alle partecipazioni di artisti alternativi ci fu negli anni 90, con band emergenti del movimento legato al rock italiano che hanno cercato, tramite la vetrina del Festival, di sdoganarsi presso il grande pubblico, non sempre però con grandi risultati. Quasi in sequenza, gruppi celebri nel circuito alternativo o comunque rock come i Bluvertigo, i Negrita e i Timoria calcarono l’Ariston, trovando però più delusioni che altro, e non spostando di una virgola il loro percorso, limitando l’esperienza di Sanremo a una semplice tappa verso una crescente carriera. In particolare i Negrita portarono un brano debole, tra i peggiori del loro repertorio, ma ciò non impedì, al di là di una posizione nelle retrovie, a Pau e compagni di proseguire alla grande il loro cammino, fino a divenire uno dei pilastri del rinascente rock nostrano.

elioo

Nel 96 però per pochissimo non accade qualcosa di inaudito, di inconsueto, quanto meno di anomalo. Uno dei gruppi demenziali per eccellenza, noto sotto la sigla “Elio e le storie tese” finì addirittura per insidiare i vincitori Ron e Tosca, piazzandosi secondo, tra l’altro con annesse polemiche. Elio letteralmente sbancò, passando da artista seguitissimo ma pur sempre di culto a dominatore delle classifiche e delle radio. La sua “Terra dei cachi”, specchio fedele in chiave ironica del nostro Paese, è divenuta negli anni un vero e proprio classico sanremese (e come ben sapete, quest’anno, a distanza di 17 anni, hanno replicato il secondo posto di allora con la scoppiettante e geniale “La canzone mononota”).

Un’altra band che beneficiò non poco della kermesse ligure per ampliare il proprio pubblico e fare il cosiddetto salto tra i grandi è certamente quella dei Subsonica, la cui “Tutti i miei sbagli”, pur non discostandosi dal sound elettronico caro al gruppo torinese, fece breccia sin da subito presso una platea generalista. Il successivo album entrò direttamente al primo posto delle classifiche di vendite, confermando la band di Samuel e Max Casacci come una delle migliori della loro epoca.

negramaro

Nel 2005 tra i giovani fece scandalo l’esclusione nella prima serata sanremese di un giovane gruppo salentino, i Negramaro. Guidati dal talentuoso Giuliano Sangiorgi, diventato successivamente uno dei più ricercati songwriters italiani (ha scritto tra gli altri per Mina e Malika Ayane, contribuendo all’affermazione di quest’ultima), il gruppo esplose subito, vendendo centinaia di migliaia di copie dell’album “Mentre tutto scorre”, il cui titolo riprendeva quello del favoloso brano presentato a Sanremo Giovani.

Arriviamo così ai giorni nostri. Qualche anno fa si presentarono all’Ariston i La Crus, nonostante di fatto non esistessero più (infatti la dicitura ufficiale riportava Mauro Ermanno Giovanardi feat. La Crus). Giovanardi, noto ai più come Giò, era l’anima e il leader della band milanese che tentò più volte, in concomitanza con il loro miglior periodo discografico, di accedere a Sanremo, cercando in qualche modo una consacrazione del suo gruppo, il cui genere, un mix di classicismo e contemporaneità, in effetti non avrebbe sfigurato al cospetto di artisti più navigati.

E’ stata la volta infine delle top band alternative italiane, dei gruppi rock per eccellenza emersi in Italia negli ultimi 20 anni (tanto che i loro dischi, rispettivamente “Hai paura del buio?” e “Catartica” sono risultati i più votati in assoluti degli ultimi 20 anni in un sondaggio organizzato dal portale Rockit).

Sto parlando degli Afterhours di Manuel Agnelli e dei Marlene Kuntz di Cristiano Godano. Le loro apparizioni sanremesi con brani ben congeniati come “Il paese è reale” e “Canzone per un figlio” tuttavia poco o nulla hanno aggiunto alla carriera di entrambi e Sanremo è divenuto quindi una specie di suggello di una carriera spesa con onore nel circuito underground.

marte

La stessa cosa a mio avviso si ripeterà per i Marta sui Tubi e gli Almamegretta, le ultime due band prese in esame per questo dossier. Le loro recenti partecipazioni sono state tutto sommate positive e dignitose – diciamo che come sempre mi accade con artisti che sento affini, mi sono pure emozionato nel vederli su quel palco – ma credo che non serviranno da volano per fare il classico “botto” in classifica (posto che i dischi ormai quasi non si vendono più). Come ho scritto in un recente post dedicato al Festival, il rischio che possono correre è semmai il contrario, cioè che siano d’ora in poi guardati con sospetto da quello stesso pubblico “indie” che ne ha da anni decretato un piccolo successo. Ma stiamo comunque parlando di due gruppi saldi, maturi e che hanno i mezzi per “difendersi” da eventuali accuse di essersi in qualche modo “venduti”. Direi che proprio saremmo fuori strada, visto che hanno presentato dei bei brani, in linea con il loro particolare repertorio.

Dischi anni ’90 – 5) NEGRITA “XXX”

Irrompono prepotentemente in scena negli anni ’90 anche i NEGRITA, nati dalle ceneri di un altro interessante gruppo, gli Inudibili. Toscani della provincia di Arezzo, sembrano da subito non c’entrare nulla con il rinascente rock alternativo italiano. Loro macinano un rock sudato, sanguigno, aggressivo e memore di una lezione che si rifà ai grandi classici anni ’70, su tutti i Rolling Stones da cui tra l’altro traggono il loro nome.

Il primo album “Cambio” è forse ancora acerbo per farli conoscere da un grande pubblico ma desta da subito curiosità attorno a questi ragazzotti amanti del sano rock ‘n roll.

Verrà poi “Paradisi per illusi” che non spariglia più di tanto le carte in tavola, ma prepara il terreno fertile per l’affermazione della band che, in occasione del terzo disco “XXX” (1996), il mio preferito di quella loro prima fase, si trasferiscono addirittura a New Orleans per registrare.

Ciò che ne risulta è un album sicuro, composito, che non presenta punti deboli, passando con naturalezza da ballate amare come  “In un mare di noia” e brani nostalgici e malinconici (“… E intanto il tempo passa” , “Ma come fanno” e la delicata “Lasciami dormire” quasi sussurrata, in modo egregio, dal chitarrista Drigo) a canzoni scanzonate e irresistibili come “Sex”, “A modo mio” e “Io Pocahontas me la farei” per la quale concediamo un’evidente caduta di stile 🙂

Pau sul palco è sempre più trascinante, ha ancora i capelli ma sta per modificare la sua immagine che, col successivo “Reset” sarà più simile a quella di uno “sciamano” rock, grintoso e con una personalità debordante.

Con i riconoscimenti di massa, i primi posti in classifica, la partecipazione a Sanremo e quant’altro, non si scalfisce l’onestà e la serietà della proposta artistica del gruppo, abile invece a progredire di album in album inserendo di volta in volta elementi sudamericani o elettronici, il tutto senza mai snaturarsi.

PELLEeCALAMAIO intervista per voi Matteo Costantini, cantante dei PocaBanda, band emergente ferrarese

Sono in compagnia di Matteo Costantini, voce e leader dei ferraresi PocaBanda, gruppo dedito a un buon rock italiano, che da lontano può richiamare i primi Negrita, almeno nel pezzo di lancio dell’imminente ep, “Clandestino”

1- Ciao Matteo, è un piacere per me ospitarti su queste pagine virtuali, anche perché se sono arrivato a voi in modo quantomeno fortuito (non sveliamo però i retroscena), poi ascoltando i brani presenti su youtube, e in particolare “Clandestino” mi è venuta ancora più voglia di approfondire il discorso sui PocaBanda, da te composti assieme ad altri 4 elementi.

Domanda di rito per chi non vi conosce: come vi siete formati e da che ambiti musicali provenite?

Ciao Gianni e grazie per questa intervista.

I PocaBanda sono composti da 5 elementi:

Daniele “Cesto” Cestari  e Nicola “Nik” Covezzi elle chitarre, Enea “Peo” Rinaldi al basso,Daniele “Pes” Cavicchi alla batteria e il sottoscritto alla voce.

Il gruppo si è formato nel tempo: nel ’98 già suonavo con Cesto in un’altra formazione, ho conosciuto Peo e si è unito a noi. Dal 2002 si è aggiunto il Pes alla batteria e abbiamo fondato prima i “Les fat palillos”, poi i”Corettosambuca”; proponevamo 2 ore di cover di vario genere. Nicola è arrivato dopo ma si è integrato subito. Con questa formazione abbiamo girato parecchio toccando le 100 date all’anno. Facevamo di tutto dalle feste della birra ai matrimoni.

Intanto nasceva la voglia di provare a proporre un po’ di musica nostra, quindi, abbiamo dato vita ad un progetto chiamato PocaBanda. Ci siamo fermati con i live per un po’ per concentrarci sugli inediti. Il nome proviene dal dialetto ferrarese e vuol dire “fate poco casino”, era quello che ci dicevano sempre quando ci trovavamo a provare.

Ad oggi abbiamo un ep di 5 brani in stampa, due video in lavorazione e stiamo già preparando l’album nuovo.
2- Ho scritto in apertura di una somiglianza vaga con i Negrita, almeno nell’attitudine. Rappresenta per voi una fonte di ispirazione o le radici provengono da più lontano?

Si è vero, c’è qualcosa nella nostra musica che richiama un po’ i Negrita, sicuramente perché fanno parte del nostro bagaglio musicale e, anche nelle nostre cover, qualche pezzo loro, lo facevamo. Se mi concedi di esagerare un attimo, e di citare un gruppo molto attivo negli anni ‘90, giusto per chi ha ancora dei “gustacci” come i miei, nell’ep ci sento anche sonorità vicine ai Rats.

(wow.. per noi amanti degli anni ’90 come non ricordare i Rats? Complimenti Matteo, bella citazione)
3- Questo ep segue un percorso nato nelle esibizioni live o i pezzi sono stati riveduti e corretti in sala di registrazione?

Pur provenendo da ambiti musicali diversissimi e avendo gusti anche diametralmente opposti, aver suonato assieme per 10 anni , ci ha portato a sperimentare moltissimo. Forse abbiamo trovato una linea che ci accomuna.

L’ep è stato registrato all’Ananas studio di Ferrara di Paolo Martorana.

Abbiamo scelto di non utilizzare campionature insomma, quello che senti nel disco è ciò che sentirai nel live. Per noi era fondamentale farci conoscere per quello che siamo. Forse rinunciando a qualche comodità.
4- Cos’è importante per voi comunicare con la musica in questo determinato momento storico? Vi ponete degli obiettivi, volete veicolare dei messaggi o preferite che l’ascoltatore si faccia trasportare dall’impeto delle musiche e dalle liriche?

Sicuramente per noi è importante raccontare storie vere, perché arrivano prima alla pancia, si sentono  più forte e meglio. Raccontarle in modo più o meno esplicito è un gioco che ci piace fare ma sempre tenendo ben presente che le parole pesano moltissimo quindi occorre scegliere quelle che servono davvero.
5- Siamo più o meno coetanei (anche se io sono più vecchio.. sigh!), quanto è cambiata la percezione della musica nelle generazioni figlie di Internet e dei Social Network? Rimpiangi il tempo in cui artisti rock alternativi stazionavano agevolmente nelle classifiche di vendite oppure molto meglio ora che col web la musica è alla portata di tutti, senza più confini?

Oggi il panorama musicale è velocissimo,da musicista lo trovo disorientante. Sicuramente è più facile ascoltare ciò che si vuole quando si vuole, solo che forse i brani sembrano avere meno peso, meno importanza. Magari è solo una mia impressione.

Il problema di base è che noi ci stiamo trovando a fare musica adesso, a proporre determinati messaggi adesso, spero ci sia ancora gente disposta ad ascoltare, anche adesso.
6- Live avete un notevole impatto: merito tuo sicuramente, e della forza e della passione che metti nell’interpretazione dei brani ma grazie pure a una coesione delle parti che sembra tangibile. Siete una band democratica in fase di composizione?

Si siamo sufficientemente democratici in fase di composizione, litigare per una “nona” da mettere o meno, è il bello dell’essere in un gruppo.

 7- Siete parecchi attivi in Emilia Romagna, come pensate di allargare il cerchio? Quant’è difficile, per chi propone musica inedita in italiano, ritagliarsi spazio nei locali, dove invece pullulano le cover band dei soliti Vasco, Nomadi e Iron Maiden?

Stiamo cercando far conoscere il nostro lavoro tramite interviste alla radio,e qualche data live. Speriamo di poter girare di più a breve.

Come ti dicevo noi veniamo dalle cover  ed era più semplice trovare date per i live.  Però suonare i pezzi tuoi ha tutto un altro gusto. Dicono ne valga la pena.

 8- Quali sono i vostri imminenti progetti. Se non erro, c’è in cantiere un video. Puoi anticipare qualcosa a me e ai miei lettori?

Come ti anticipavo stiamo lavorando al video di “Clandestino” e al video di una canzone non presente nell’ep che si chiama “ Giusto il tempo che vuoi”.Tra l’ altro speriamo di riuscire a caricare su youtube anche i vari making of. L’abbiamo fatto con “Ti solleverò” e pare piacciano a molti . Stiamo anche lavorando all’album nuovo.

9- Come possono fare le persone a contattarvi? Avete un sito a cui poter accedere?

Il dominio www.pocabanda.com è già attivo e presto il sito sarà completo con le date live e tutti i nostri progetti e contatti.

Ovviamente la pagina  Pocabanda è attiva su Facebook e stiamo ultimando il canale di youtube.

Faccio un grosso in bocca al lupo a Matteo Costantini e ai suoi PocaBanda, un gruppo che a un primo ascolto sembra tutt’altro che esordiente.

-grazie mille

Matteo 

(ed ecco per voi il video di “Clandestino”)