Finalmente è uscito il mio quinto libro “Stelle comete nel mondo del calcio”

E’ uscito da pochissimo – in pratica da due giorni –  il mio nuovo libro, il quinto, intitolato “Stelle Comete nel mondo del calcio”.

9788893325653g

Come avrete capito, per la prima volta mi sono cimentato in un saggio che trattasse tematiche sportive, legate al calcio nello specifico, e in un certo senso è stato un percorso naturale, visto che da tanti anni mi ritrovo a scriverne.

La mia avventura giornalistica è iniziata ormai tantissimi anni fa, all’incirca nel 1996, quando entrai in contatto con l’allora direttore del mensile “Calcio dilettante” Andrea Nocini. Per un paio d’anni vi collaborai, trattando già al tempo storie di calciatori (della mia provincia o regione, quindi Veneto, visto che vengo da Verona) che si erano affacciati ai piani alti del professionismo, per poi rientrare nei ranghi.

Pur intraprendendo altre strade professionali, tra collaborazioni con radio e in altri ambiti, soprattutto musicali, non mi sono mai staccato dall’idea di scrivere di calcio. E dopo una prima pubblicazione ufficiale con un romanzo di narrativa (“Verrà il tempo per noi”, Nulla die Edizioni), sono poi usciti altri tre miei lavori che rispecchiavano un po’ di più la mia inclinazione al raccontare, approfondire, mettere in ordine.

Ma un libro di questo tenore sul calcio non l’avevo mai realizzato, e visto che sul sito del Guerin Sportivo (storica rivista per cui scrivo a fasi alterne dal 2010) e sul magazine sportivo Il Nuovo Calcio, avevo già dedicato tanto spazio alle vicende di calciatori che per un motivo o per l’altro non erano riusciti a brillare in tutto il loro talento (rimanendo delle “Stelle comete”), ho pensato bene di ampliare quell’argomento (dal mio punto di vista affascinante e intrigante), ricavandone un manoscritto corposo.

Ho in pratica recuperato molte schede di calciatori che già erano state pubblicate nel corso della rubrica “Stelle comete”, riaggiornandole, visto che alcune le avevo scritto 3 campionati fa, e integrandole con altre del tutto inedite, anche pescando da campionati esteri o dal passato di questo sport.

Insomma, materiale ne avevo parecchio, lo stesso che periodicamente mi veniva richiesto da alcuni miei lettori affezionati della rubrica, che confidavano in una ripresa della stessa. Ho pensato in effetti che avrei potuto proporre un seguito sul sito, ma poi anche certe linee editoriali sono cambiate con la nuova direzione. In second’ordine, di fatto ho stipulato col mio editore un contratto che prevede una prelazione di Nulla die su tutte le mie opere future.

Ho un buonissimo rapporto con Salvatore Giordano, deus ex machina della casa editrice, e già un paio d’anni fa, mi diede ulteriore fiducia, pubblicando due miei volumi di saggistica musicale, nonostante in catalogo mancasse una collana dedicata alla musica.

Un azzardo che credo di essere riuscito a contenere e a giustificare, visto che con Revolution 90 e Rock’n Words sono giunti dei riscontri e diverse partecipazioni a contesti musicali nazionali.

Tuttavia, mi sono reso conto che la pubblicazione di un libro molto tecnico sul calcio, per un argomento di nicchia, sarebbe stata difficile per il mio editore che, in modo molto sincero, mi aveva profilato da subito l’eventualità che non ci fossero le condizioni per dargli uno sbocco editoriale.

Ho provato a proporlo in giro, a tre case editrici medio grande, che apprezzo e leggo molto, che si occupano di saggistica sportiva o che hanno comunque in catalogo libri a tema calcistico.

Senza far nomi, una di queste – il cui editore mi conosceva e apprezzava per ciò che scrivo di calcio – mi ha molto concretamente detto che il distributore per primo lo aveva ampiamente scoraggiato in merito a una cospicua resa economica di un libro simile, aggiungendo tra l’altro che un manuale stupendo che aveva anni prima pubblicato – e che io conservo gelosamente- non era stato acquistato nemmeno dalle famiglie dei giovani calciatori di cui si era tracciato un profilo. Questo per dire che lo ritenevano un investimento a perdere.

Stessa frase sentita da un altro editore che stimo, che da anni a quanto pare aveva sospeso le pubblicazioni di questo genere.

Ammetto – e solo pochissime persone della mia cerchia ne erano al corrente- di essere stato in stretto contatto con un editor influente di una grossa casa editrice, il quale sosteneva la mia “causa”, avendone apprezzato la tematica, ma alla fine non se n’è fatto nulla, perchè nel frattempo erano cambiate mooolte cose in seno a quel marchio.

Mi sarebbe piaciuto – come penso a tutti – alla soglia dei 40 anni e con 4 pubblicazioni ufficiali e “free” alle spalle (chi conosce il gergo editoriale sa di cosa parlo) provare l’esperienza di una pubblicazione con una big, ma realisticamente devo anche prendere atto di un mercato che sembra poco rischiare, specie in merito a temi, sì di calcio, ma magari lontani da come viene inteso oggidì.

Sono consapevole di aver fatto del mio meglio e mi spiaceva lasciare tutto nel cassetto, e allora ho voluto mettermi in gioco, optando per l’autopubblicazione, e affidandomi nella fattispecie alla piattaforma Youcanprint, che reputo la migliore in assoluto in questo campo.

Non mi sento per nulla penalizzato finora, per come abbiamo lavorato al libro, con un buon feedback da parte dei collaboratori di YCP, rispetto a una pubblicazione “normale”.

Anche perchè, e questo è facile constatarlo, in effetti da un anno a questa parte, tutti i libri usciti che trattassero di calcio (e io ne leggo tanti) sono in pratica biografie o autobiografie camuffate (che spesso non sono altro che interviste lunghe realizzate da un giornalista) del grosso nome in voga, ma che poco solleticano il palato di chi si attende di scoprire qualcosa, di trovare curiosità o di conoscere storie poco note di questo sfavillante mondo.

E poi, molto più semplicemente, il mio libro è già facilmente ordinabile nelle principali piattaforme digitali, nei più noti bookstore, tra l’altro in versione sia cartacea che in ebook (e anche questa è una novità rilevante e che mi stuzzica, visto che dei miei precedenti libri non esiste una versione digitale) e quindi se uno vuole, il modo di acquistarlo e leggerlo lo trova!

Anche il discorso della promozione è relativo e cambiato molto negli anni: a meno che non si pubblichi con Mondadori, Rizzoli, Feltrinelli, Einaudi o pochi altri nomi, essere fisicamente presenti negli scaffali delle librerie è molto difficile, a meno che non si instauri un rapporto fiduciario con alcune di esse, magari finendo in qualche grossa catena o viceversa in qualche libreria indipendente (alcuni eroi esistono e resistono ancora). Il discorso si allargherebbe giocoforza alla distribuzione, ma qui teniamo valido quanto accennato qualche riga più su in merito al parere di uno di loro sull’effettiva vendibilità di un’opera come quella che ho proposto.

Quindi, a maggior ragione, vedrò di mettermi in gioco e darmi da fare!

Se siete arrivati fino a qui significa che la cosa vi ha interessato, e tutta questa premessa non era per giustificare un mio momentaneo passaggio al selfpublishing, ma anzi è stata fatta perchè credo molto nel mio libro, nelle motivazioni che mi hanno indotto a realizzarlo e al suo significato: cioè di assegnare valore anche a molti calciatori che avrebbero potuto segnare un’epoca ma che per motivi diversi non lo hanno fatto. E’ una sorta di what if, di slinding doors – visto che racconto, anche intrecciandole, vicende di giocatori emersi nello stesso periodo e momento, in cui uno poi diventa campione e l’altro no.

Sono molti nomi, alcuni notissimi, come Adriano, Coco, Morfeo, Deisler, Van der Meyde, Meroni, Vendrame, altri sicuramente meno conosciuti e appartenenti al rango di promesse giovanili non mantenute come gli ex Palloni d’Oro Under 20 Lamptey, Adiyiah, Caio o gente le cui storie sono significative come Freddy Adu, Foquinha, Macina, Chiumiento, Montano, Mannari, o gli ex cesenati Bernacci e Comandini.

Insomma, sarebbero da citare tutti e io ho preferito soltanto dirvene una minimissima parte di tutti quelli che potete trovare raccontati in “Stelle comete nel mondo del calcio”.

Qui sotto vi lascio i link per accedere ai principali vari siti, in cui è possibile acquistarlo.

http://www.youcanprint.it/index.php?option=com_chronocontact&chronoformname=risultati_ricerca_generale&Itemid=95

http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Daps&field-keywords=gianni+gardon+libri

http://www.ibs.it/libri/GARDON+GIANNI/libri+di+GARDON+GIANNI.html

Annunci

1993: Nazionale Giovanile da urlo!

Nel 1993 ho assistito a un torneo giovanile propedeutico a un campionato europeo (categoria under 19). Era un'epoca in cui Raitre mostrava le partite di calcio che più mi interessavano, a partire dal Torneo di Viareggio.
Avevo già sentito parlare di un buon numero di talenti che componevano quella squadra. Ma ora era venuto il tempo di vedermeli dal vivo. Chiedo scusa se non ricordo il nome del portiere e di un altro centrale difensivo – probabilmente non sfondarono ad alti livelli – mentre ho vivida nella mente il resto di una formazione assai promettente. Terzino giocava un certo Nesta, anche se non era ovviamente ai livelli stratosferici di adesso, anzi faceva il marcatore puro sull'ala avversaria. In difesa c'era poi la coppia di giovani milanisti composta da Moro e Sadotti. Il primo fu protagonista della splendida parabola del Chievo di Delneri, il secondo si perse un po' nelle categorie minori ma fece tempo a esordire in serie A, legando la carriera al Monza e altre squadre minori. A centrocampo agivano da centrali due che non hanno bisogno di presentazioni: Nicola Legrottaglie e Francesco Totti. Il primo giocava da schermo difensivo, ordinato, fisico. Non si presagiva un futuro da centrale difensivo che avvenne nel suo primo campionato da professionista a Reggio Emilia. Nelle giovanili del Bari furoreggiava da mediano. Totti invece era un vero regista, quello che si potrebbe definire un centromediano metodista, un playmaker alla Pirlo. Anche se nelle giovanili della Roma faceva di tutto, compresi molti gol, in Nazionale complice la presenza di autentici satanassi in attacco, l'allenatore ebbe l'idea di utilizzarne lo straripante talento da regista al servizio della squadra. In quella partita, con il numero 8 sulle spalle fu una rivelazione assoluta. Tocchi di prima, testa alta, lanci perfetti, dribbling, intesa incredibile con gli attaccanti! Penso che veramente uno così lo potevi utilizzare ovunque, aveva una visione di gioco pazzesca. Quando però Spalletti lo utilizzò molti anni dopo come prima punta, facendo storcere il naso a molti critici e qualche tifoso, lui si mise a segnare con una regolarità degna dei grandissimi bomber, come se fosse nato per fare l'attaccante. Ora parrebbe uno spreco riproporlo regista ma le qualità tecnico-tattiche lo consentirebbero a occhi chiusi. Veniamo quindi ai campioni in attacco. Una punta sola e tre fantasisti, di cui uno giocava leggermente spostato a sinistra. Alludo a Tomas Locatelli. Numero 10 sulle spalle, talento atalantino, piede mancino magico! Locatelli giocava con estrema naturalezza, sapeva sempre cosa fare, quando innescare la punta, quando duettare con il compagno atalantino Morfeo, quando andare a tiro. Un giocatore fortissimo che in carriera si tolse diverse soddisfazioni, soprattutto all'Udinese e al Bologna. Qualche infortunio di troppo lo tolse prematuramente dal grande giro. Finì così la carriera tra Mantova e Spal, deliziando ancora col suo sinistro, dopo essere passato in gioventù anche in un Milan stellare.
La punta centrale è ancora in attività ed è un goleador implacabile in Lega Pro: Vincenzo Chianese. Napoletano ma bergamasco d'adozione, proveniva anch'egli dal florido vivaio della Dea. Quell'amichevole la giocò con il 7 dietro la schiena ma era il terminale offensivo, segnò dopo pochi minuti raccogliendo un invito prezioso del compagno di squadra Morfeo. Una punta grezza rispetto ad altri compagni ma terribilmente efficace. In carriera segnò sempre valanghe di gol ed è ricordato bene ovunque sia stato. A nemmeno 20 anni in C/1 già convinse a Casarano, poi la carriera si snodò tra Foggia (24 gol in due anni), Fermana, Vicenza, Como, Treviso… Le stagioni migliori le siglò a Ravenna (19 gol in 32 partite) e ad Arezzo, quando già aveva superato la trentina (tra il 2008 e il 2010 ben 34 gol). A 35 anni è ancora un attaccante affidabilissimo per la terza categoria, ma avrebbe probabilmente sfondato anche in B. Misteri del calcio!
Ho tenuto volutamente per ultimi quelli che mi sembrarono degli extraterrestri, dei giocatori fenomenali, ai quali (già vi anticipo) dedicherò un post apposito in un'altra occasione. Col numero 9 ci stava il già citato Morfeo, con l'11 Alessio Pirri. Due giocatori molto simili ma che non si pestarono mai i piedi. Entrambi brevilinei, entrambi mancini, entrambi geniali. Morfeo è uno dei talenti sprecati del nostro calcio! Aveva tutto per sfondare, magari il carattere fumantino non lo ha aiutato ma tecnicamente era un mostro di bravura, il migliore della sua generazione! Faceva in pratica quello che voleva nelle giovanili: gol (tanti), dribbling, giocate pazzesche, veri numeri da prestigiatore, irrideva anche l'avversario talmente era il divario con alcuni colleghi. Simili prestazioni indussero alcuni a fare paragoni altisonanti che ora fanno sorridere ma che all'epoca parevano più che leciti. In quella partita dopo 6 minuti circa consegnò a Chianese una palla che letteralmente era solo da spingere in rete (della serie, l'avrei fatto pure io!), e poi veroniche, duetti con Totti e Locatelli, ma anche già qualche evitabile frizione con gli avversari. Parlerò diffusamente di lui in futuro perchè è uno di quegli esempi di giocatori che davvero avrebbero potuto fare di più. Le responsabilità in questo caso sembrano sue, perchè le possibiltà per esprimersi ad alti livelli le ha avute, avendo giocato con una forte Fiorentina, con Inter e Milan. Rese benissimo in provincia, anche se fu poco affidabile per colpa di alcuni comportamenti sopra le righe che causavano spesso esclusioni ed espulsioni. Mondonico fu il suo mentore, come Fascetti per Cassano ma non bastò.
Alessio Pirri, come Morfeo e Totti, bruciò le tappe. Fratello minore di Josè, anch'egli piuttosto promettente come centrocampista esterno, era una mezzapunta tascabile dotato di una personalità fuori dal comune. Rendeva agevoli le giocate più difficili, aveva un sinistro al fulmicotone, tirava punizioni incredibili: a Cremona, dove è cresciuto, puntavano tantissimo su di lui. Protagonista nelle giovanili con compagni di due anni più grandi (quindi, gente del '74), persino Del Piero lo ricorda con affetto, in quanto la loro era una sana rivalità, entrambi parevano avere il futuro tra le mani, il mondo calcistico ai loro piedi. In GS STORIE dedicato a Del Piero, c'è un'intervista vecchissima al capitano bianconero in cui lui nomina proprio Pirri come giocatore giovane meritevole di sfondare da professionista. Sembrava più di una premonizione, infatti tutti si erano accorti di questo piccoletto che in campo surclassava gli altri a livello tecnico. La Juve si fece avanti per Pirri (complici anche i buoni rapporti con la società grigio-rossa), lo opzionò ma poi rimase a Cremona dove a 17 anni esordì con gol in prima squadra. Poi tappa formativa a Salerno (79 presenze e 9 gol a poco più di vent'anni) e l'approdo da stellina consacrata al Genoa. Qui qualcosa non andò per il verso giusto e, mentre Del Piero si issava in cima al mondo con la vittoria in coppa Intercontinentale condita dal suo gol decisivo, lui era già sceso al Savoia e poi alla Reggiana, al Padova… fino a consolidarsi in C con Spal e Bassano. Ormai più che trentenne, abbonato ai campi minori, si diletta da regista con i piedi sopraffini ma ha perso quasi del tutto le caratteristiche di imprevedibilità e di fantasia che lo avevano contraddistinto da giovanissimo. Pensate che nel 1991 a 15 anni entrò in Nazionale azzurra giovanile e disputò ben 14 presenze, praticamente fino alla 19 era un punto fermo, "the next best thing" come direbbero gli inglesi. La sua storia di campione finisce lì e inizia quella di un ordinario centrocampista di categoria. Ma io negli occhi ho ancora quelle partite dell'Under 18.

Con questo post un po' generico saluto tutti
e mi prendo una piccola pausa per Ferragosto.
Alle prossime!!!