Sanremo 2015: a trionfare sono i vincitori annunciati. Primo Il Volo ma a un passo giunge un redivivo Nek, sul podio la sempre più convincente Malika Ayane

L’edizione sanremese che il 2015 consegna alla storia della manifestazione avrà impressa il marchio inconfondibile del suo conduttore factotum Carlo Conti, molto probabilmente riconfermato dopo il boom di ascolti, mantenuti altissimi per tutta la kermesse.

Pur con qualche sbavatura, fisiologica, il toscano ha mantenuto sicurezza e professionalità in ogni fase dello spettacolo, mostrandosi genuino, vero appassionato e non nascondendo più volte la sua soddisfazione anche personale, senza però eccedere in inconsapevoli autotrionfalismi, errore in cui cade a volte il suo “rivale” Bonolis. Due stili molto diversi i loro, così come altra fu la proposta generale, di contenuti e stili, portata a Sanremo da Fabio Fazio. Per una manifestazione nazionalpopolare di così vasta scala come il Festival, alla fine il più convincente è stato proprio il popolare conduttore Rai dei vari L’eredità, Tale e Quale Show, I migliori anni… ecc (in effetti sta monopolizzando ogni trasmissione, un po’ come succedeva ai tempi di Baudo, ma da parte sua ha saputo aggiungere un piglio personale, soprattutto, se paragonato al vecchio santone siciliano della tv, una dose di simpatia maggiore).

Le vallette a mio avviso non sono da riproporre, anche se nel corso delle serate hanno acquistato maggior consapevolezza del proprio inedito ruolo. Tra gli ospiti stranieri di ieri grande eco aveva accompagnato il rosso Ed Sheeran, big della musica pop anglofona e direi che ha fatto egregiamente il suo, così come l’attore Will Smith, pur non raggiungendo l’appeal di Charlize Theron.

Pescando quasi appieno nel vivaio mediaset in quanto a giovani comici, dopo il disastro di Pintus, mi va invece di promuovere a pieni voti la scelta di Conti di puntare sull’incisività e sulla freschezza (stile Zelig, da dove infatti provengono) del trio dei Boiler, sempre meglio di serata in serata, una volta sciolte certe briglie, e del magnifico duo dello speed – date, divertentissimi ad ogni uscita.

Panariello ha divertito, passando dapprima dalla stanca interpretazione del suo cavallo di battaglia Zero, ma poi toccando vari temi in modo efficace, divertendo (e anche Conti in sottofondo si sganasciava!) e facendo riflettere.

Ora i verdetti finali della gara, che hanno indicato da pronostico iniziale ne Il Volo il suo vincitore, tallonati da un Nek in grande ascesa, con le potenzialità per tornare ai fasti dei suoi magnifici anni 90 e duemila. Un’altra conferma fragrante è giunta invece da Malika Ayane, su cui poggiano grandi solide speranze per le sorti di un certa canzone d’autore al femminile.

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1 – IL VOLO solitamente i favoriti della vigilia rischiano di incappare quanto meno in brutte figure. Non è stato certo il loro caso, sostenuti sin da subito da un pubblico parso forse anche esageratamente in visibilio. Potremmo stare ore a discutere se davvero il rilancio della musica italiana in grande stile debba passare da tre giovanissimi che si pongono da vecchi, cantando in un modo da appassionare probabilmente i nostalgici di Claudio Villa ma tant’è: qui hanno sbaragliato la concorrenza, con una canzone che arriva dritta alle orecchie di tutti, secondo gli stilemi della tradizione più pura. Buona per l’esportazione estera, sissignori, laddove dell’Italia si è mantenuta alta, volente o nolente, una bandiera portato con orgoglio da Pavarotti o Bocelli.

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2- NEK la vera sorpresa del Festival, se davvero si può considerare tale uno che ha esordito proprio su questo palco 22 anni fa, quando vinse in una riuscita edizione dei Giovani una Laura Pausini poi star internazionale. Nek nel corso di due decenni ha conseguito una miriade di successi, sia a Sanremo, dove la sua “Laura non c’è” è entrata nella storia, sia altrove, vincendo anche un Festivalbar. Tuttavia nelle sue ultime uscite discografiche si era come un po’ appannato, sembrava più moscio e forse la sincera conversione avuta a Medjugorje lo aveva oltremodo rasserenato, fatto sta che le sue ultime prove mancavano di brio e freschezza. Le stesse caratteristiche ritrovate in pieno in questa canzone, premiata anche dai giornalisti della sala stampa, dove è riuscito a incanalare la positività del messaggio, segno sì di una Fede piena, con un ritmo frenetico, immediato, melodicissimo. Soprattutto ha azzardato nel proporre un arrangiamento lontano dai suoi standard, ma in fondo quello che va per la maggiore, se è vero che artisti del calibro dei Coldplay ad esempio hanno provato escursioni nella dance più attuale. Pur non convincendomi appieno questo suo riuscito tentativo, ma è un gusto strettamente personale, sono contentissimo di vederlo riaffermato presso il grande pubblico.

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3 – MALIKA AYANE partita molto in sordina, con un brano di difficile impatto, forse il più tosto fra quelli presentati negli anni al Festival, Malika Ayane non ha perso però le sue caratteristiche magistralmente riversate anche in quest’occasione nella sua canzone. Raffinata, sensuale, con una voce unica che trasmette molto, ormai una certezza della musica italiana, lei che su questo palco è cresciuta, in un’edizione divenuta storica per Sanremo (quella del 2009, che vide vincere Arisa e che in gara annoverava anche talenti del calibro di Simona Molinari e Irene Fornaciari). Quasi “scontato” che sia stata lei a ottenere il prestigioso premio intitolato a Mia Martini.

4- ANNALISA in odor di podio – che avrebbe ampiamente meritato –  la prima “rossa” del Festival, quella Annalisa che ai tempi di Amici veniva spesso rimproverata di non saper muoversi sul palco, timida com’era, e in sostanza di non comunicare e trasmettere. Beh, vederla ieri conquistare a mani basse il pubblico con un’interpretazione sentitissima, sublime e cantata ottimamente avrà fatto ricredere i suoi vecchi maestri (ah, una era pure in gara, la Di Michele…). Avvantaggiata forse dall’aver ottenuto dal leader dei Modà un brano migliore rispetto a quelli assegnati a Bianca Atzei e Anna Tatangelo, di suo però c’ha messo molto. Speriamo che d’ora in avanti riesca a trovare una sua vera dimensione non solo di interprete, visto che nel suo recente lavoro non mancano sue prove autoriali.

5- CHIARA bell’exploit anche dell’altra rossa in gara al festival e per la padovana Chiara era necessario un ritorno alla musica vera, dopo anni a imperversare soprattutto come fortunata testimonial di una nota marca di telefonia mobile. La canzone è indubbiamente orecchiabile, non molto originale (e su questo ho già puntualizzato nei post precedenti) ma arriva al pubblico. Poi dalla sua aveva sicuramente anche un certo “peso” giunto dal televoto.

6 – MARCO MASINI confesso che, sentite tutte le canzoni, il mio cuore diceva “Marco Masini”, perché la canzone dal primo ascolto mi aveva subito coinvolto, emozionato e questa sensazione me l’ha lasciata in dote ogni volta che mi apprestavo ad ascoltarlo. Confidavo anche per lui una posizione nelle prime tre, ma alla fine della fiera direi che più che il piazzamento conta il fatto che Marco sia sempre “vivo”, pronto a tornare a graffiare non appena gli si dà occasione. Bravissimi anche i suoi co-autori, tra i più promettenti in circolazione, capaci di mettere la propria firma in tantissime hit pop degli ultimi anni

7- DEAR JACK per strane congiunture astrali mi sono praticamente perso tutte le loro esibizioni in diretta, salvo poi pescarmele in registrata. Direi senza infamia, senza lode. Promossi se si tiene conto che fino a pochi mesi prima erano ancora letteralmente tra i banchi di scuola ad Amici, quasi bocciati se si pensa a tutto l’hype e l’attesa suscitati nei giovanissimi dopo un 2014 di trionfi in classifica e sui palchi di tutta Italia. Il fatto è che avevano una canzone pop rock molto normale, senza guizzi, assolutamente non papabile per la vittoria ma che probabilmente funzionerà da qui in avanti altrove

8- GIANLUCA GRIGNANI superate varie incertezze della prima serata, Gianluca si è ripreso bene, migliorando la sua performance serata dopo serata. A beneficiarne è stato in primis il pezzo presentato, davvero molto convincente, con un testo tra i migliori da lui mai scritti.

9- NINA ZILLI chi cerca di avventurarsi in territori che si discostano dalla cosiddetta musica leggera italiana difficilmente riesce a ottenere grandi exploit a Sanremo. Nella fattispecie la Zilli da anni propone con delle varianti un riuscito mix di atmosfere 60’s, legate a certo soul e r’n’b, genere con cui giunse a un passo dalla vittoria nelle Nuove Proposte nel 2010, dietro al dimenticato made in X Factor Tony Maiello. Qui si piazza a metà del guado, ma la sua canzone mi ha subito colpito per la grande intensità e per una voce incredibile.

10- LORENZO FRAGOLA l’impatto con un palco così prestigioso è stato assimilato in parte dal non ancora ventenne Lorenzo Fragola, passato in men che non si dica dall’essere giudicato in un talent allo status di big in gara. Un procedimento che negli anni ha portato bene alla stessa Chiara e soprattutto Mengoni, che poi replicò il successo di X Factor su  vasta scala a Sanremo anni dopo, ma che ha finito per far schiacciare un’artista come Nathalie. Vedremo se Fragola, che pure sta tuttora imperversando in classifica con un singolo in inglese di buona fattura scritto di suo pugno, avrà le spalle sufficientemente larghe per farsi una carriera.

11- ALEX BRITTI anche lui nato artisticamente negli anni 90, era stato un po’ superato nei gusti del pubblico dalle nuove giovani leve, pur non staccandosi mai in toto da un successo conseguito negli anni e mantenuto mostrando anzi una maturità compositiva riconosciutagli da tutti. Qualità messe al servizio di un brano indubbiamente buono ma forse poco immediato.

12- IRENE GRANDI il suo pezzo mi piace sempre di più ad ogni ascolto, tuttavia mi aspettavo da lei un ritorno più “con i botti”, non dico sulla falsariga delle belle apparizioni del decennio scorso ma sicuramente con più verve

13 – NESLI anche lui potrà dire di aver cantato su questo palco, dopo che invano aveva tentato di giocarsi questa grande carta per due anni consecutivi. La canzone in sé non era male, anche se declinata in un linguaggio che non sapeva se muoversi nel pop o restare caro a certe immagini legate all’hip hop. Il tutto poi se cantato così così non rende giustizia alla bontà dell’operazione.

14- BIANCA ATZEI anche lei, come Nesli, veniva da anni di bocciature e alla fine il suo pezzo non rimarrà certo negli annali tra quelli indimenticabili. Al di là di tutto, in tanti anni abbiamo assistito a ben di peggio ma rimane il dubbio che là fuori ci fosse qualcuno sicuramente più meritevole di lei

15- MORENO doveva essere la conferma che il rap italiano poteva sbancare anche a Sanremo, ma forse a rappresentare questo genere tornato così prepotentemente in voga specie fra i giovanissimi è andato l’uomo sbagliato, un Moreno che deve capire come meglio muoversi in questo ambito. Già il fatto che un rapper in fase di scrittura del proprio pezzo debba avvalersi di un team di 4/5 elementi mi pare francamente eccessivo. I featuring sono una cosa e spesso e volentieri fanno la differenza in questo ambito ma la eparole devono sempre essere personali.

16- GRAZIA DI MICHELE E MAURO CORUZZI giustamente in fondo alla classifica finisce questo insolito duo, che io invero avrei bocciato già nella serata del venerdì. Non basta portare alla luce una storia di vita, se non la si sa poi declinare con la poesia, l’autorevolezza, lo spessore. E passi per Coruzzi che almeno ha messo in campo emozione autentica e in generale c’ha messo la faccia, ma la Di Michele proprio non ha trasmesso nulla in questo senso, finendo per sembrare un’impiegata della musica, lei che da anni insegna agli altri come si dovrebbe cantar

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Il Pagellone di Sanremo 2015

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Ho atteso di sentire tutte le canzoni in gara al Festival di Sanremo prima di farmi un’idea un po’ più precisa in merito al loro valore. Poi, chiaro, viviamo in un’era in cui con i social è tutto amplificato, tutto condiviso e da una parte è bello, interessante e spesso divertente commentare a caldo, leggere, discutere. Io lo facevo anche quando non esistevano i telefonini, per dire… mi ritrovavo il giorno dopo a dire le mie impressioni con i miei amici appassionati di musica, soprattutto Ricky, poi divenuto giornalista musicale. E in fondo le nostre disquisizioni, tra il serio e il faceto, non erano molto differenti da quelle che imperversano in molte bacheche. Ma erano soprattutto serate che mi piaceva trascorrere insieme alla mia famiglia, mia nonna, mia mamma, a commentare e dare i nostri giudizi.

Ora, se c’è una cosa che proprio non comprendo, è vedere persone scannarsi per attribuire significati a una trasmissione che credo non abbia mai avuto la pretesa di sostenere che quella sia l’unica musica italiana, né tanto meno che sia specchio di un Paese. Certo, 65 edizioni sono tante, un primato internazionale, se pensiamo che una gara di tutti brani inediti è prerogativa in pratica solo di Sanremo, però credo che sia più semplice (e mi rendo conto anche semplicistico, ma non sta a me fare qui in questo mio umile spazio della sociologia spiccia!) dire che in fondo sia uno spettacolo, che in qualche modo, pur essendo ancorato alla tradizione, mostra di stare al passo coi tempi. E se questo significa che ci stiamo specchiando in una società che un po’ ci fa vergognare, beh, la colpa è anche di chi non vuole cambiare lo stato delle cose.

Considerando che solitamente quando mi accingo a guardare quella che per me, dal punto di vista del puro interesse, è “solo” una gara musicale, seppur di prestigio, non mi faccio domande di questo tipo, allora veramente non tollero coloro che non si perdono un solo minuto di una maratona lunghissima, solo per perculare, ironizzare, dimostrare al mondo del web quanto siano bravi, “avanti”, superiori… Io non metto le mani avanti se dico che basta guardare la mia fornita collezione di dischi (si dice ancora?) per capire che la musica italiana – e di matrice festivaliera – rappresenti solo una minima parte di ciò che ascolto, ma allo stesso tempo c’ho sempre trovato curiosità, interesse e perché no?, più di un buon motivo musicale da ascoltare.

Odio queste lunghe premesse ma quest’anno racchiuderò solo in questo articolo e uno conclusivo a vincitore eletto (a mo’ di bilancio) le mie impressioni e allora perdonatemi la lunghezza e la prolissità.

Chi non è minimamente interessato a ciò che sto per scrivere lo posso capire, in fondo ci sono anche (pochi, a mio avviso) che coerentemente non lo guardano, pochissimi credo quelli che non ne sono a conoscenza, tanti quelli che mentono…

Allora, proviamo a fare ordine…

CARLO CONTI venivamo da due edizioni targate Fabio Fazio, all’insegna di una certa “pesantezza” dei contenuti.. badi bene, rapportata appunto a quello che dovrebbe essere un contesto come quello del Festival, piuttosto rivolto a un pubblico molto generalista. Fabio ci aveva messo molto del suo, in alcuni momenti riproponendo quasi su vasta scala il suo interessante “Che tempo che fa”. Io, chi mi legge lo sa, alla fine della fiera, ho tratto un bilancio positivo della sua seconda esperienza sanremese (dopo le prime due edizioni a inizio 2000), soprattutto per la qualità delle canzoni e certe scelte coraggiose, molto vicine alla musica che ascolto maggiormente. Da Carlo Conti era impossibile aspettarsi qualcosa di diverso da ciò che sta proponendo, eppure sentivo qualcosa di positivo, già dall’annuncio del cast e da alcune indiscrezioni, poi confermate (nuove proposte in prime time, scaletta veloce, ritorno a 20 big e alle eliminazioni, seppur in numero esiguo). Soprattutto non abbiamo assistito alla replica del suo fortunato programma “Tale e quale show”, quello sì legato alla classicità più pura e al varietà di tradizione.

Conti però ha condito il tutto con una naturalezza e una “leggerezza” (ma sì, usiamo le parole come bisogna!) inedita ai mostri sacri a cui viene spesso accostato (Baudo in primis). Sempre sul pezzo, impeccabile, col sorriso, rassicurante… Ecco, se proprio voglio trovare un primo difetto a questa edizione è quello di essere eccessivamente rassicurante, di non superare mai le righe, nemmeno in quei comici che solitamente dovrebbero smuovere qualcosa, almeno usando le armi che gli competono. Conti è perfettamente a suo agio, tiene in pugno la situazione da navigato conduttore qual è, insomma, me lo aspettavo ma la conferma è stata fragrante. Alcune cose in corso d’opera si stanno aggiustando, quindi il mio voto – ripeto, non aspettandomi certo da lui l’istrionismo di un Bonolis o la simpatia di un Morandi e Panariello, tanto per citare altri nomi di presentatori più o meno recenti – è più che sufficiente, direi pure di azzardare un bel 7.

LE VALLETTE Spiace invece constatare come quella che consideravo tutto sommato una scelta diversa, affidare cioè a delle vere cantanti il ruolo di co-conduttrici, si stia rivelando sbagliata, azzardata. Emma e Arisa, visibilmente emozionate, molto più rispetto a quando questo palco l’hanno calcato da concorrenti in gara, vincendola pure, già nella seconda puntata mi sono sembrate più sciolte, ma il ruolo di valletta (perché di questo in fondo si tratta, Conti se la caverebbe comunque da solo) proprio non si addice loro. E nemmeno la tanta decantata Rocio, fidanzata di Raoul Bova e divenuta celebre anche per il suo ruolo in una nota fiction italiana, mi sta convincendo, pur avendo lei un ruolo oltremodo marginale nella kermesse. Poi, andando proprio sul veniale…beh, sì, è indubbiamente carina, parla discretamente l’italiano, ma… senza tirare in ballo totem come la Koll, la Falchi, la Ferilli o la Herzigova, direi che pure alcune vallette meno note come Moran Atias o Ines Sastre avevano un fascino maggiore… in my opinion, of course… voto complessivo: 5

SUPER OSPITI Finora abbiamo assistito alle esibizioni fuori gara di due big assoluti della musica italiana: Tiziano Ferro e Biagio Antonacci. Come l’anno scorso per Ligabue, si tratta di una celebrazione che non ha senso all’interno del Festival, se vogliamo amplificare è proprio una mancanza di rispetto nei confronti di colleghi (perché quelli sono…) che invece si mettono in gioco (e in gara quest’anno come ben sapete c’è gente come Raf o Masini dal curriculum non certo inferiore ai due). Poi, dati alla mano, hanno mostrato un carisma e una presenza, delle canzoni in rassegna, da far quasi impallidire i brani in gara, ma non è questo il punto: caro Tiziano, quel bell’inedito – che a me ricorda vagamente il mitico Guccini nell’incedere  – avresti potuto portarlo in gara… magari non vincevi, in fondo non lo fece neanche Renato Zero, per dire, ma la tua bella figura non te la toglieva nessuno.

Tra gli ospiti stranieri sinora visti, bella performance degli Imagine Dragons… non ne vado matto, sono sin troppo pop per i miei gusti, ma la loro commistione tra quello che funziona oggi (nel loro caso un mix piuttosto riuscito di Coldplay, Mumford & Sons e band emo) è vincente. Il deejay esibito ieri, va beh, sta andando per la maggiore in radio ma è più una one hit wonder, destinato presumibilmente a scomparire presto, così come credo succederà alla discussa (e discutibile) Conchita Wurtz, in possesso di una notevole voce, su questo non ci piove. Altre ospitate ci possono stare (la bravissima Charlize Theron, Joe Bastianich, uno degli uomini del momento in tv, i comici contemporanei Siani e Pintus, non al top sinceramente e piuttosto contratti, quando non inadeguati in alcune uscite infelici… per nulla pungenti in un momento in cui magari certe coscienze andrebbero comunque scosse), un paio mi sono sembrate particolarmente valide, quella del medico guarito dall’Ebola e quella di Pino Donaggio, un omaggio a un grande del passato lo concedo volentieri. Di cattivo gusto la reunion di Al Bano e Romina, una trovata forzata e artificiosa e l’elogio della famiglia Anania. Mi sono risultati simpatici i Boiler che seguo da tanti anni, mi fa piacere che siano arrivati fin su questo palco, anche se non hanno portato le loro migliori battute.

le 8 nuove proposte in gara: il mio favorito è il cantautore Enrico Nigiotti

le 8 nuove proposte in gara: il mio favorito è il cantautore Enrico Nigiotti

Veniamo ora ai cantanti, quelli che finalmente quest’anno sono tornati a rappresentare il fulcro della manifestazione, laddove in passato furono scavalcati da altri momenti, alcuni all’insegna del “sensazionalismo” o della stretta attualità.

Partiamo dai giovani in gara, due su quattro esibiti ieri già tornati a casa loro. Può sembrare spietata come disamina ma in fondo chi segue il Festival sa benissimo come invece mai come quest’anno siano stati valorizzati, mandati a cantare in orario da primissima serata, dalle 21 alle 22 in pratica, quando fino all’anno scorso capitava che dovessero esibirsi oltre la mezzanotte!

Sfidatisi a coppie, i Kutso hanno avuto la meglio su Kaligola. Non mi soffermo molto sui giudizi, i brani erano già ascoltabili da tempo da regolamento (… che non condivido, maledetto nostalgico quale sono!): il verdetto può starci, soprattutto perché il giovanissimo rapper romano (classe 1997!) diretto dal nonno, pur presentando un testo con alcuni degni spunti, è parso troppo sulla falsariga del campione in carica Rocco Hunt. I Kutso, invece, provenivano dal mondo indie, dove io in teoria sguazzo in quanto ad ascolti ma, dico la verità, non li ho mai compresi del tutto. Ci sta l’ironia, la dissacrazione, tutto quel che vuoi, ma i miei gusti alternativi vanno più sul versante “serio” e di qualità, quella vera, manifestata nel corso delle varie edizioni da gente del calibro di Afterhours, Marlene Kuntz, Subsonica, Bluvertigo, e i casi recentissimi di Perturbazione, Riccardo Sinigallia, The Niro o Zibba. I Kutso invece hanno portato un brano nel loro genere, spiazzante, diciamo pure demenziale, se non altro mettendo brio e creatività rispetto al meno esperto collega.

Nella seconda sfida invece ha vinto, seppur con meno margine di percentuale, il bravo Enrico Nigiotti, la cui storia di ex concorrente di Amici “pentito” e protagonista all’epoca di un gesto eclatante (l’autoeliminazione pur di non sfidare l’allora fidanzata dell’epoca, aspirante ballerina) che gli compromise la carriera in ascesa, visto che poi la Sugar non reputandolo affidabile e maturo, gli sciolse il contratto, proprio nell’anno che vide decollare il talento di gente come Emma. Nigiotti ha pazientato in questi anni, prima portando un inedito di Grignani che ottenne un discreto riscontro, ma poi tornando nell’oblio. Si è ripresentato con un brano solare, energico, melodico, di quelli che si attaccano in testa, e che vedo seriamente candidato alla vittoria finale. Un riconoscimento che l’ancora giovane cantautore livornese si meriterebbe, più della classica e intonata Chanty, che però poco ha aggiunto con la sua esibizione alla storia di questa lunga manifestazione.

Non so ovviamente chi saranno gli altri 2 artisti della categoria che accederanno alla finale di venerdì, ma avendo come detto già sentito i brani, i miei favori andrebbero all’altro cantautore Giovanni Caccamo, che ha anche composto magistralmente la musica nel brano in gara di Malika Ayane, e Amara, molto raffinata, seppur di difficile presa immediata. Ritengo molto valido il pezzo di Serena Brancale, dalla struttura jazzata, mentre troppo debole, quasi impalpabile, quello della giovanissima Rakele, prodotta da validissimi autori quali Bungaro e Cesare Chiodo, quest’ultimo uno dei migliori bassisti e musicisti su piazza, ex componente degli O.R.O.

Veniamo così ai big in gara, avendo come indicazioni soltanto il primo ascolto, condizionato però da alcuni passaggi radiofonici nel frattempo ottenuti.

ANNALISA ha un brano dal forte impatto, magari spudoratamente “alla Modà” (d’altronde l’autore è il famoso Kekko, frontman del gruppo, che pure ha firmato i brani della Tatangelo e della Atzei), interpretato magistralmente. Magari sarà stata un tantino fortunata perché le è capitato il brano più convincente dei tre ma lei c’ha messo del suo. Una presenza scenica forte, un’intonazione perfetta, ha “sentito” e fatto suo il pezzo. Mi fermo qui con i complimenti, perché la mia bella mogliettina qui a fianco potrebbe avere da ridire, ma al di là delle battute, credo possa ambire al podio. Poi però avrà bisogno di trovare una sua dimensione, di personalizzare al meglio la sua proposta, partendo da un bagaglio tecnico (e a questo punto, di esperienza acquisita) importante. 7.5

MALIKA AYANE interpretazione sublime con un brano nettamente nelle sue corde. Molto difficile a un primo ascolto, non credo sinceramente sbancherà classifiche e airplane radiofonici ma bisogna riconoscerne le grandi doti. 6,5

MARCO MASINI un grande ritorno, per un cantante che ebbe un risalto e un riscontro notevole nei ’90, oscurando nomi di grosso calibro ma che poi, anche per motivi extramusicali, non ha mantenuto certi standard, pur arrivando a centrare il bersaglio grosso sanremese nel 2004, in un’edizione non certo lasciata ai posteri. Il brano co-scritto con Federica Camba e Daniele Coro, inossidabile coppia artistica e nella vita, autori di molti brani portati al successo dalla Amoroso e da Marco Carta, è particolarmente intenso, coinvolgente, con un testo che arriva dritto al cuore. E poi Marco la canta come solo lui sa fare. 7,5

CHIARA beh, un grande “inganno”: ha aperto la kermesse in scioltezza, molto più a fuoco rispetto all’esordio un po’ in tono minore di un paio d’anni fa col brano d’autore scritto all’epoca dal Baustelle Bianconi, con una canzone ariosa, orecchiabile e che ti pareva già di conoscere… Peccato che in effetti, fosse proprio così: troppo somigliante nel pimpante ritornello a un celebre brano di Pupo. Ovvio, parlare di plagio è forse crudele ma questo condiziona il voto. 5,5

GIANLUCA GRIGNANI non ho mai nascosto il mio “tifo” per Gianluca, perché lo seguo e apprezzo da anni, riuscendo anche a sorvolare su certi pesanti scivoloni che di tanto in tanto fanno capolino nella sua vicenda personale, e che stridono nettamente con quella che è la sua dimensione quotidiana (scrivo questo a ragion veduta). La canzone ha indubbiamente spessore, e una struttura di ballata non melensa che può funzionare (difatti in radio sta avendo diversi passaggi, mostrando le sue vere potenzialità); il problema è che il Grigna, che pure aveva dichiarato che una canzone così importante necessitava di una performance canora all’altezza, si è presentato sul palco molto sottovoce, stonando in più parti. Peccato. 6,5

NEK sto leggendo commenti molto entusiastici sul ritorno sanremese di Nek. In effetti Filippo ha ritrovato verve e vivacità, oltre che rinnovando la sua innata positività, in un brano che non sfigurerebbe se remixato da gente come David Guetta. Il problema secondo me sta proprio lì, in queste contaminazioni pop dance di cui è inzuppata la sua “Fatti avanti amore”, certamente moderna e probabile conquistatrice di molto appeal radiofonico, ma non al punto di poter candidarsi alla vittoria finale. D’altronde basterebbe scandagliare la sua discografia per trovare decine di canzoni migliori di questa. 6

NINA ZILLI ha mantenuto pienamente le attese la cantante piacentina, che qui ha firmato testo e musica, mettendo quindi tutta sé stessa nel brano (che infatti le calza a pennello). Che dire? Non vincerà, ma questo arrangiamento, così venato di soul r’n’b anni ’60 è capace di stregarmi letteralmente. Ha cantato divinamente, con una naturalezza e spontaneità disarmante. 8

DEAR JACK per alcuni potenziali vincitori del Festival, potendo essi godere di un hype incredibile tra i giovanissimi e reduce da vendite pazzesche del loro cd d’esordio (cui ha fatto seguito una fortunata tournèe), hanno portato una canzone semplice, cercando in sostanza di non deludere il proprio pubblico, ma senza così rischiare nemmeno un po’. La canzone passa sotto traccia, senza infamia e senza lode. 6

il cast dei 20 campioni in gara a Sanremo. Favorito il giovane trio il Volo ma occhio al redivivo Marco Masini, a Nina Zilli e Annalisa, in cerca di una piena affermazione.

il cast dei 20 campioni in gara a Sanremo. Favorito il giovane trio il Volo ma occhio al redivivo Marco Masini, a Nina Zilli e Annalisa, in cerca di una piena affermazione.

ALEX BRITTI ormai navigato e considerato sempre di più tra i colleghi, ha presentato un brano consono alle sue caratteristiche, cantato con piglio da veterano, dopo aver affermato che non sente pressioni, avendo fatto “tutto in casa”, anche a livello discografico. Il risultato è sufficiente, ma forse era lecito attendersi di più. 6

BIGGIO E MANDELLI ero molto prevenuto: già nelle vesti de “I Soliti Idioti” non mi hanno mai esaltato, con la loro comicità più volte greve e grottesca, vederli poi scippare il posto a cantanti “veri” mi aveva rabbuiato non poco. Poi, si sapeva di un pezzo “alla Cochi e Renato”, che omaggeranno insieme a loro nella serata delle cover, e il risultato in quell’ambito è dignitoso. Divertissement, come “certa” tradizione sanremese. 6,5

MORENO ha cantato per ultimo ma non credo sia stato quello a penalizzarlo nella parziale graduatoria della serata. Direi che il pezzo, interpretato a testa alta e con scioltezza, fa il suo in ambito rap ma non ha le credenziali per passare alla storia. Lo ammetto: mi aspettavo qualcosa di più esplosivo. 5,5

BIANCA ATZEI insomma… che avesse una bella voce si sapeva, anche se non particolarmente originale, ma la cosa finisce lì. La canzone è davvero deboluccia, e lei non riesce a farla decollare, a fare la differenza. Mi pare se ne sia accorto anche il pubblico. 5

RAF veniamo al primo dei capitoli “delusione”, anche se nel suo caso si tratta di “parziale”, perché comunque la canzone presentata ha un certo valore. Le attese però erano alte, e non credo solo da parte mia. Vederlo di nuovo sul palco, a distanza di tanti anni, mi ha emozionato ma appena terminata l’esibizione sono rimasto un po’ così. Bella, indubbiamente ben scritta, delicata con un finale in crescendo ma… non è riuscito a coinvolgermi del tutto. 6,5

LARA FABIAN lascio ad altri le polemiche “da tastiera” sulla sua legittimità a partecipare e sul presunto status di artista internazionale di successo. Conosco la sua carriera e le sue principali canzoni, è un’artista di stampo classico, impeccabile nell’esecuzione ma che non possiede a mio avviso quel “quid” per emergere a grandi livelli in Italia. E un brano anonimo come questo sanremese dubito potrà rappresentare una svolta per lei nel mercato discografico italiano. Antica, non mi sovviene un altro aggettivo plausibile. 5

GRAZIA DI MICHELE E MAURO CORUZZI l’inedita coppia conosciutasi ad Amici, lei docente del tipo “sergente di ferro” e ormai lontanissima da un suo progetto discografico vero e proprio, lui redento personaggio dello spettacolo tout court, lasciava presagire un brano dal forte impatto mediatico, a livello di tematiche sociali. Gli spunti e le premesse potevano essere validissimi, il risultato, impregnato di retorica, e più convincente tutto sommato nella parte interpretata dall’ex Platinette, è purtroppo lontani anni luce da operazioni simili, che portarono giustamente eco e gloria a gente come Giorgio Faletti e la sua epocale “Signor Tenente”. 5

IL VOLO annunciati vincitori per tutta una serie di giuste argomentazioni (un fresco passato televisivo da bambini prodigio, l’appeal giusto per le giovanissime fans, soprattutto un successo meritato e consolidato in Usa e non solo, e delle voci superbe, tra le più promettenti nel campo della lirica), dovevano però dimostrare sul campo di meritarsi i ruoli di super favoriti alla vigilia. Beh, direi che, pur ammettendo che, molto probabilmente, mai acquisterei un loro disco, il bersaglio grosso, oltre che alla loro portata, sarebbe anche meritatissimo coronamento di un’affermazione che nel nostro Paese stranamente tardava ad arrivare. Sorvoliamo sul fatto che alla lettura del testo avessi alzato il sopracciglio, banale com’è dall’inizio alla fine: quando questi ragazzini divenuti ormai adulti, aprono la bocca e iniziano a cantare, non ti accorgi nemmeno di quello che stai ascoltando, talmente forte è l’impatto della loro performance. 8

ANNA TATANGELO mi spiace scrivere questo, perché è risaputo che lei non mi piaccia come personaggio, al di là dell’indubbia bellezza e della voce pulita,  e che la considero in piena deriva artistica, non sapendo più dove appigliarsi per rimanere aggrappata a una notorietà che non sia solo quella conseguitale dall’essere la giovane compagna (anche se pare una quarantenne) di Gigi D’Alessio, ma frutto di una carriera già lunga. Da un po’ anche lei si è attaccata al “carrozzone” Kekko Silvestre ma il risultato è che questa ballad senza mordente, non è arrivata proprio al pubblico, non ne ha le caratteristiche. Non decolla, non trasmette granchè ed è un problema sentire lei che invece ha detto di essersi emozionata come la prima volta. Beh, allora bisogna saperlo dimostrare, senza necessariamente andare di urla e tormenti (tipici dell’autore) ma nemmeno rimanendo così misurati da risultare piatti e artificiosi. 4

NESLI vale il discorso fatto per Grignani. A penalizzare il rapper “pentito” Nesli (fratello minore del celebre Fabri Fibra), impegnato da anni nella ricerca di un giusto equilibrio tra hip hop di stampo melodico e pop (dance), è stata indubbiamente la performance vocale, laddove il pezzo preso da sé mi pare invero molto buono e interessante. D’altronde lui ha scritto in passato anche per gente come Tiziano Ferro. Mi auguro che venerdì possa proporre un’esibizione migliore. 7

IRENE GRANDI capitolo delusioni, parte 2. Però qui è meno cocente, nel senso che mi aspettavo meno da lei rispetto da Raf. Più semplicemente, non mi reputo un suo fan in senso stretto, pur avendola apprezzata spesso in passato (d’altronde anche lei fa parte della nutrita schiera degli artisti da “90” presenti in questa edizione). La canzone è romantica, di buona fattura e lei la interpreta bene, con toni pacati, quasi rinnegando una certa indole rock cara agli inizi (e che in un certo senso l’ha sempre rappresentata). Che la strada verso una conversione alla canzone d’autore, sull’onda di Gianna Nannini, alla quale spesso veniva associata, sia già iniziata? Se è così però la strada da percorrere è ancora piuttosto lunga. 5,5

LORENZO FRAGOLA una delle sorprese, ma in fondo nemmeno troppo, se si pensa che il giovanissimo vincitore di X Factor, non ancora ventenne, ha esordito con un pregevole brano pop in inglese, dal sapore internazionale, negli arrangiamenti e nella produzione, con cui sta riscuotendo un grande successo. La prova Sanremo viene superata a pieni voti con una canzone, ovviamente in italiano, che confermano la bontà della sua scrittura, soprattutto a livello compositivo (pur con il supporto del suo mentore Fedez, che ha scritto insieme a lui la musica). Orecchiabile, ben confezionata, magari un po’ leggerina. 6,5

Va beh, probabilmente certi voti potrebbero cambiare con gli ascolti futuri ma in fondo mi piaceva offrirvi le mie prime impressioni, visto che negli ultimi due anni avevo sempre tenuto una sorta di diario del Festival. Quest’anno, come premesso all’inizio, non farò altrettanto ma siccome Sanremo lo seguirò comunque, in qualche modo, ne tornerò a parlare a conti fatti, quando tutto sarà finito e ci saranno i verdetti finali. Poi, va beh, i miei gusti raramente incontrano quelli della maggioranza ma non mi è mai importato molto di questo aspetto! Buon ascolto!

Tempo di Sanremo… via ai pronostici!

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Si sta avvicinando l’edizione sanremese 2015 targata Carlo Conti, l’uomo Rai per eccellenza dell’ultimo decennio, colui che in molti sostenitori di Sanremo attendevano come il conduttore adatto a riportarlo in territori più legati a stilemi classici della musica leggera italiana. Detto fatto: quest’anno si torna a una proposta senz’altro più appetibile per gli ascoltatori medi di musica, piuttosto lontani dall’esperienza biennale del predecessore Fabio Fazio, che aveva invece – anche coraggiosamente – optato per un cast eterogeneo, facendo esibire sul prestigioso palco anche artisti di area alternativa, o comunque poco noti alla massa.

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Mi stupisce quindi, dico la verità, leggere di critiche, commenti inzuppati di sarcasmo, in merito alle scelte dei 20 big che gareggeranno quest’anno. Che vi aspettavate in fondo da lui? Io, lo ammetto, ero ancora più prevenuto nei suoi confronti, al punto da essere quasi certo che avrebbe portato sul palco molti dei concorrenti della sua ultima trasmissione “Tale e Quale Show”, di notevole successo, nella quale avevano sfilato tanti nomi dello spettacolo italiano, tra cui diversi cantanti in cerca di rilancio e popolarità. Invece nella lista definitiva dei campioni in gara non compaiono i nomi dei vari Valerio Scanu, Attilio Fontana, Matteo Becucci o la rediviva Silvia Salemi, che fecero un figurone durante il programma.

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Al loro posto però Conti, che ha portato il numero dei partecipanti a 20, ha puntato su nomi piuttosto noti e popolari, non cadendo nel pericolo nostalgia, vintage, tanto che i “vecchi” sono in fondo artisti ancora piuttosto sulla cresta dell’onda, discograficamente parlando.

Io lo seguirò come sempre, anche se mi immagino un certo livello “piatto” dei brani in gara, pochissima innovazione e tante canzoni dal sapore pop, melodico, quando invece nei due anni di Fazio mi ero ritrovato a supportare da vero fan alcuni interpreti sui generis della musica italiana, poco consoni a questi contesti, come Riccardo Sinigallia, i Perturbazione, The Niro, Frankie Hi Nrg o Zibba.

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Quest’anno troverò comunque i miei motivi di interesse, anche se fra i giovani conosco in pratica solo l’ex concorrente di Amici Enrico Nigiotti, che fu protagonista del programma in un’epoca precedente all’ingresso poderoso delle case discografiche dentro quegli studi (con conseguenti enormi successi dei vari Marco Carta, Alessandra Amoroso o Emma Marrone) e gli originali Kutso (chissà se pronunceranno in modo esatto il loro nome!) che sin da ora saranno i miei favoriti. Gli altri a mio avviso sono sin troppo “conservatori”, vedo come poco probabile il fatto che possano emergere.

Passando in rassegna invece i Big, o Campioni, vediamo più nel dettaglio i miei pronostici, non avendo conosciuto in anteprima i loro pezzi, e basandomi quindi su sensazioni e proiezioni.

Innanzitutto è notevole il numero delle interpreti femminili, quasi tutti di ultimissima generazione, eccezion fatta per  Lara Fabian, invero nettamente più famosa in Francia, e la grintosa Irene Grandi, sorta di “madrina” delle varie Emma o Noemi (a proposito, la popolare bionda cantante lanciata da Amici, tanto per cambiare, comporrà l’insolita coppia di vallette con l’altra cantante Arisa). Non che la Grandi sia vecchia, ha appena compiuto 45 anni ma di fatto può già vantare un’esperienza ventennale, anche se dal Festival manca dal 2010, quando portò un brano scritto per lei da Bianconi dei Baustelle, lo stesso che la rilanciò anni prima, cedendole la frizzante “Bruci la città”.

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Detto ciò, mi intrigano maggiormente i nomi nuovi, o comunque quelle cantanti che da un lustro circa, chi più, chi meno, stanno facendo parlare di sé con buoni risultati e che ora sono qui per la consacrazione definitiva (un po’ come successo ad Arisa che vinse qui proprio 12 mesi fa).

Personalmente potrei avventurarmi in un pronostico positivo, vedendole pronte a puntare al grande botto, nei confronti di Nina Zilli e Malika Ayane, entrambe con solide credenziali, sia in ambito mainstream che commerciale. Ma in gara figurano pure la rossa Annalisa Scarrone, ex Amici, che già un paio d’anni fa fece bella figura con un brano un po’ in stile anni ’50. Il salto per lei non è arrivato, nonostante possa contare ancora su un numero notevole di agguerrite fans, che la sostengono attivamente sui social network. Anche la discussa Anna Tatangelo, a dispetto della ancor giovane età (andrà per i 28) una veterana di Sanremo, conta di coinvolgere un cospicuo pubblico, portando un brano scrittole dal prezzemolino Kekko dei Modà, lo stesso che l’estate scorsa le confezionò l’agghiacciante “Muchacha”.  Si rivede pure, a distanza di un biennio, l’altra fuoriuscita da un talent di successo, in questo caso X Factor, Chiara Galiazzo che cerca di ritrovare una credibile dimensione discografica dopo molto tempo trascorso a prestare la sua voce a un noto spot pubblicitario. Meno entusiasmante, a mio avviso, la partecipazione della perennemente emergente Bianca Atzei che, dopo collaborazioni e duetti vari, mandati a memoria dai boss di Rtl e Radio Italia, si gioca una carta davvero impegnativa. Non le manca di certo una bella voce graffiante, seppur poco originale, ma non so se basterà.

Restando in tema talent, è impossibile non pronosticare come seri candidati alla vittoria finale i Dear Jack lanciati da Maria De Filippi, che, pur essendo giunti secondi dietro a Debora Iurato, hanno poi dominato a lungo le classifiche di vendite, non solo quelle di Itunes, diventando dei veri idoli, soprattutto per le ragazzine. Anche Moreno, che trionfò in trasmissione due anni fa e l’anno scorso fece il bis da “coach” guidando alla vittoria la squadra dei “Bianchi”, ha buone e concrete possibilità di sbaragliare la concorrenza, considerando pure che il suo genere di riferimento, il rap, sta andando per la maggiore nel desolante panorama musicale italiano. Meno chance credo le abbia il “nuovissimo” Lorenzo Fragola, appena passato dalla vittoria a X Factor a un palco così importante come quello rivierasco. Tra l’altro il suo primo inedito, un grazioso brano pop interamente scritto da lui, è per giunta in inglese, quindi pare un po’ un azzardo vederlo a Sanremo ma tant’è…

il giovanissimo trio Il Volo, il nome su cui puntare per la vittoria di Sanremo

il giovanissimo trio Il Volo, il nome su cui puntare per la vittoria di Sanremo

Sempre da un talent provengono pure gli ex bambini, appena appena cresciuti, lanciati nel programma di Antonella Clerici “Ti lascio una canzone” (di recente sospeso). I tre ragazzini de Il Volo hanno letteralmente spiccato il volo – perdonatemi il banale ma inevitabile gioco di parole –  non solo vendendo dischi in serie in Italia, ma pure divenendo dei fenomeni OltreOceano, andando a scaldare i cuori, con le loro possenti voci, del pubblico americano, rinverdendo e rinnovando i fasti di Andrea Bocelli. Considerando che la loro proposta sarà quanto meno “classica” e di ampio respiro, va a loro il mio pronostico principale come vincitori della kermesse, convinto che potranno davvero sorprendere raccogliendo consenso popolare e di critica (oltre che vagonate di televoti, visto il loro recente passato televisivo).

Scorrendo la lista dei rimanenti partecipanti, noto come Nesli finalmente, dopo averci provato più volte e avendo dichiarato in tv tutta la sua amarezza per le varie esclusioni, sia inserito in cartellone. Poi, per carità, mi mancano proprio gli elementi razionali per comprendere come possa piacere uno come lui, che reputo sostanzialmente né carne, né pesce, laddove da anni ormai (tolta una esigua presenza come corista e collaboratore del più trasgressivo fratello Fabri Fibra) propone canzoni di stampo melodico che vorrebbero correlarsi al mondo hip hop e dance ma spesso, dal mio punto di vista, con risultati alquanto imbarazzanti.

 

download (3)Infine i veterani, gente che ha conosciuto il loro apice soprattutto negli anni ’80 e ’90. Come Raf ad sempio, che manca da questo palco da tempo immemore, da quando propose la suggestiva “Oggi un Dio non ho”. Talento purissimo della musica leggera italiana, negli anni ha sempre navigato sul versante pop di qualità, passando con disinvoltura dalla lingua inglese (ai tempi della dance made in Italy, di cui la sua “Self Control” divenne sorta di manifesto) a quella italiana, con tantissime hit mandate a memoria. Inutile dire che mi aspetto da lui un buon brano, senz’altro raffinato e ben prodotto. Anche Alex Britti manca da queste parti da quasi un decennio ma il suo score sanremese è di tutto rispetto e, bene o male, ad ogni nuova uscita discografica riesce sempre a incontrare i gusti del pubblico, nonostante sia maturato nel tempo dal punto di vista della proposta musicale. Mi stuzzicano meno la fantasia altri due ritorni “eccellenti”, quelli di Marco Masini e di Nek. Il primo tuttavia, alla prova sanremese raramente stecca – anche se il suo nome, almeno presso il grande pubblico da anni sembra caduto nell’oblio – e il secondo ha comunque uno zoccolo duro di fans, consolidato nel tempo.

download (2)Tiferò invece per Gianluca Grignani, non ho problemi ad ammetterlo, il quale ben poche volte nel corso della sua ventennale carriera (solo artisticamente parlando, la vita privata è un’altra storia) ha steccato e che meriterebbe magari una bella affermazione a Sanremo, dopo tanti tentativi che, a livello di piazzamenti, non gli hanno regalato chissà quali soddisfazioni.

Termino la mia veloce disamina con due improbabili coppie che, sicuramente per motivi che mi sfuggono, si trovano ad aver “rubato” il posto a qualche altro cantante o musicista, diciamo “vero”. Già, perché considerare tali Biggio & Mandelli, alias “I Soliti Idioti” pare un’eresia e la vedo più come un recupero di certe performance, già presenti in edizioni lontane, che esulavano un po’ dal contesto (i casi di musica demenziale, o di Marisa Laurito, Gigi Sabani, Francesco Salvi) per variare un po’ la proposta, se non altro alleggerendone i toni. Potrebbe rivelarsi invece più plausibile il duetto tra Grazia Di Michele, al ritorno al Festival dopo più di 20 anni, quando giunse addirittura terza assieme alla raffinata Rossana Casale e da tanti anni ormai conosciuta soprattutto come rigidissima docente di canto ad Amici e Mauro Coruzzi, ai più noto/a come Platinette. Sì, proprio così, e pare evidente come i due si siano conosciuti proprio nella celebre trasmissione della De Filippi, quando Coruzzi si trovava spesso nelle parti dell’esperto in giuria, o tra gli opinionisti.

Insomma, l’edizione appare assortita, nella ricerca di incontrare favorevolmente il gusto del pubblico più generalista, ma diciamolo pure, senza troppe pretese dal punto di vista prettamente artistico. Speriamo per lo meno che le canzoni siano valide, chè poi è quello che in sostanza conta veramente (o almeno così dovrebbe essere!)

 

Considerazioni definitive sui talent show musicali

Ieri, intervenendo sulla bacheca di un amico di facebook (che è un musicista professionista) ho cercato di dare, sinteticamente – più o meno – il mio punto di vista sui talent e sulla loro valenza allo stato attuale. Se ne parla, discute e scrive da tempo, infatti, mi chiedo io per prima se in effetti una valenza artistica questi programmi l’abbiano in fondo mai avuta.
Non mi riferisco in particolare a uno soltanto di questi, anche se è indubbio che X Factor e Amici siano quelli più influenti, almeno se andiamo a guardare le classifiche di vendite. Non sto seguendo X Factor quest’anno (non solo perché Fedez mi stia sulle palle), diciamo che l’ho seguito a singhiozzo nelle prime stagioni, anche perché era quasi impossibile ignorarne l’esistenza. Discorso diverso dal programma della De Filippi che, da quasi “laboratorio”, scuola, si è trasformato in un business incredibile, laddove nei primi anni, le case discografiche non solo non degnavano di uno sguardo quei cantanti in erba, ma spesso e volentieri li sbertucciavano pure.
Il problema a mio avviso di questi programmi è che si punta oltremodo sulla spettacolarità, sugli effetti, e si costruiscono come mai successo in passato, almeno in Italia, solo fenomeni in vitreo, a tavolino. In tanti anni mai che sia uscito un talento fuori dal comune, e anche laddove ve ne fosse presenza, ecco che subito intervengono dai piani alti per omologare la proposta. Fatta rara eccezione per alcune voci che si sono elevate e distinte negli anni, ormai anche in quel campo, in quello della mera esecuzione – magari pregevole, non dico di no – si fatica realmente a comprendere e riconoscere chi stia cantando cosa. Tutte voci simili, tutti interpreti pronti a invadere, per periodi sempre più effimeri, le charts, facendo leva sulla notevole e scontata popolarità televisiva. Ricordo il primo Mengoni, giovanissimo e indubbiamente dotato vocalmente. Diceva fra gli altri di ispirarsi all’immenso Jeff Buckley. In effetti, la sua estensione è sopra la media, eppure, tolti i primi anni di carriera, dove si divertiva a voler emulare il padrino Morgan, suo primo scopritore, ben presto ha ceduto il passo alla musica leggera più banale e foriera di intensità, di emozioni vere. Ha vinto un Sanremo, certo, ma i meriti artistici mi sento di dividerli almeno con quel gran talento di Roberto Casalino, cantautore purtroppo misconosciuto ma soprattutto prolifico autore conto terzi. Solo Moreno (deo gratias! è un rapper…) e i Dear Jack, di recente, entrambi provenienti dalla scuola di Amici sembra che abbiano avuto carta bianca all’uscita del disco. Mi riferisco se non altro nell’essere loro riusciti a inserire nei loro debut album delle tracce scritte di sana pianta in prima persona.

Poi anche lì è subentrata la grande macchina promozionale, con il rischio che, meriti artistici discutibili o meno, ben presto possano finire anch’essi stritolati e lasciati in penombra una volta che subentreranno nuovi teen idols locali. Ormai non mi fanno pi né caldo né freddo tutte quelle esecuzione perfettine, mai sopra le righe, che miriadi di cantanti ci propinano da più parti, che sia l’insipido The Voice, l’abominevole Italia’s got talent, il suo alter ego (ma peggio ancora) Tu si que vales!. E pure i programmi per i baby cantanti, Io Canto e Ti lascio una canzone stanno segnando il passo. Insomma, avrei voglia di sentire pezzi nuovi, non le solite cover, sempre quelle, sempre tutte uguali. Che palle! Va beh, cantate bene, ma allora andate nei bar karaoke, la musica credo dovrebbe essere qualcosa che ti nasce dal profondo. Spesso, scrivendo anche di musica, mi ritrovo ad ascoltarne di vario genere. Direi, e non scopro certo l’acqua calda, che c’è un universo intero semi nascosto di piccole produzioni, di autopubblicazioni, di tante band giovani e meno giovani che stanno sgomitando e non poco per emergere, per uscire a galla. Non tutto è eccelso, per carità, anzi, esistono i cloni dei cloni dei cloni anche nella musica indie, ma almeno il sudore versato non è solo quello delle interminabili file nei casting.

Sanremo Nuove Proposte: nella serata dei duetti d’autore, ecco il trionfo del giovane rapper Rocco Hunt! Me ne farò una ragione…


ROCCO HUNT

Alla fine l’esito della gara delle Nuove Proposte di Sanremo 2014 era abbastanza scontato. Ho letto ovviamente tantissimi pareri discordanti, specie nell’area dei musicisti “alti”. Bisogna vedere le cose con un minimo di oggettività, al di là dei gusti personali che, volenti o nolenti, contribuiscono spesso in maniera determinante a inficiare i nostri giudizi.

Rocco Hunt, quindi, 19 anni (e ne dimostra pure meno!), rapper da Salerno, si issa in cima alle preferenze, non solo dei tele votanti ma anche della cosiddetta “giuria di qualità”, presente in prima fila ieri all’Ariston e presieduta dallo stimato regista Paolo Virzì.

Tre componenti  (il genere, la giovane età, la provenienza) che la dicono lunga sul fatto che fosse in qualche modo, non scontato (come azzardato a inizio articolo) ma quanto meno prevedibile sì. Se, come scritto ieri, questa settimana sono entrati direttamente al primo posto nelle classifiche di vendite i due mediocri rapper Two Fingerz, non c’è da stupirsi di nulla. Il rap, l’hip hop, che poco o davvero nulla ha di che spartire con quello emerso anche in Italia all’incirca nel ’92 con solide band come Sangue Misto, Assalti Frontali e Isola Posse, sta dominando le charts, basti vedere altri “fenomeni” giovani che hanno sbancato negli ultimi due anni, da Emis Killa a Fedez, da Clementino all’”amico” Moreno, persino personaggi poco allineati a logiche commerciali come Gemitaiz, Coez e Salmo (quest’ultimo giunto anch’egli primo in classifica) hanno fatto il botto.

Troppo semplicistico però relegare l’exploit di Hunt a cosa ovvia, avendo tra l’altro come rivali talenti dal sicuro avvenire –  oltre che dal solido presente – come The Niro e soprattutto Zibba che con i suoi Almalibre da anni è “abituato” a ricevere riconoscimenti d’ogni genere.

Ciò che mi ha poco convinto è il brano in sé: intendiamoci, ha smosso la platea, è orecchiabilissimo, musicalmente ha quel che di reggae che non guasta mai, se vuoi azzeccare l’hit  e dare un vago senso di “appartenenza” politica e popolare e il testo va a toccare, seppur in maniera alquanto retorica, trita e ritrita, dei punti nevralgici della nostra situazione socio-politica, del sud in particolare.

Il fatto è che, al dispetto della giovanissima età, Rocco è già un big nel suo genere, vende un botto di dischi, vanta un numero di visualizzazioni, nell’era digitale un dato inoppugnabile di popolarità e fama, dieci volte superiore a quelle di Zibba, The Niro e Diodato messi insieme, e già a sua volta, dopo aver collaborato un po’ con tutti nel suo ambiente, a partire dall’amico Clementino, ringraziato anche ieri dal palco al momento di ritirare i premi vittoria, è un ricercato produttore di altri rapper.

Però il pezzo in sé non era sto granchè, mio fratello Jonathan, amante e profondo conoscitore della scena, da subito era dubbioso, temendo in una canzone ad ampio respiro, con frasi fatte, proprio Hunt che invece è considerato un maestro nel “freestyle” e ha quindi la rima facile e arguta.

Non sono rimaste che le briciole alla fine della fiera per gli alti tre artisti in gara, tutti meritevoli a mio avviso di proseguire il proprio percorso, aumentando il loro “bacino di utenza” se questo era lo scopo appunto di gente come The Niro e Zibba, già pienamente affermati nei loro ambiti, quello indie per il primo e quello della canzone d’autore per il secondo . Diodato si ritrova un po’ in mezzo al guado, ma ha buone qualità, personalità e magnetismo interpretativo per provare a imporsi in un mercato sempre più ostico.

Restano da dire due parole sul resto della serata, dedicata ai duetti in merito alla canzone d’autore italiana, forte della collaborazione siglata tra il Festival e il Club Tenco, due mondi spesso percepiti come distanti. Non tutti gli omaggi sono riusciti, in particolare mi ha poco convinto quello a Enrico Ruggeri fatto da Giusy con i due attori Alessandro Haber e Alessio Boni (uno dei miei preferiti in assoluto ma ieri parso un po’ “strano”… scusate, non mi viene l’aggettivo giusto!), quello di Noemi al grande Fossati, quello assai improbabile di Frankie con la Mannoia.

Promuovo a pieni voti stavolta Giuliano Palma, Francesco Sarcina con Riccardo Scamarcio alla batteria (l’attore pugliese, già visto all’opera al pianoforte nel riuscito ultimo film di Rocco Papaleo, si è proprio divertito ieri sera sul palco), i Perturbazione con l’amica Violante Placido in una delicata “La donna cannone” e lo squalificato Riccardo Sinigallia, accompagnato oltre che dalla sodale Laura Arzilli da due bravissime interpreti quali Marina Rei (tra l’altro sua cognata, essendo questa la compagna del fratello Daniele Sinigallia, chitarrista e produttore) e Paola Turci. Bene anche il recupero di Ron dell’amico Lucio Dalla e l’insolita collaborazione della Ruggiero con dei suonatori di tablet (!).

Senza infamia e senza lode i due favoriti Renga, cui Kekko dei Modà ha ricambiato il duetto della passata edizione, quando col suo gruppo era in gara, e Arisa alle prese con un classico di Battiato, accompagnata da un trio nordico, gli WhoMadeWho.

Citazione a parte per Cristiano De Andrè che ha commosso tutti con l’omaggio sentito al padre in “Verranno a chiederti del nostro amore”, il quale ha pure ricordato un aneddoto relativo a quando il padre lo scrisse, dedicandolo alla madre.

Gino Paoli ha invece omaggiato la scena genovese, raccogliendo applausi a scena aperta e mostrando, ormai ottantenne, una classe intatta, direi innata.

Infine, poco prima di svelare il nome del vincitore della categoria, arriva il momento dell’ospite.. e che ospite! Il giovane cantautore scozzese, ma di chiare origine italiane, Paolo Nutini, prima abbozza un’incerta – nella pronuncia – “Caruso”, caricandola della sua voce roca e profonda, poi canta “Candy”, una delle sue hit, inclusa nel precedente ultimo album, un capolavoro assoluto, e infine ci delizia con il nuovissimo singolo, anteprima di un imminente nuovo album di inediti, previsto per aprile. Anche in questo caso, si tratta di una invenzione sonora, di un recupero di un qualcosa, attualizzato e miscelato. Nutini è stato in grado, partendo dall’indie pop rock caro al suo idolo dichiarato Damien Rice, che lo ha anticipato di una serata sul palco dell’Ariston, di spostarsi verso territori sempre più ampi, contemplando grandi dosi di soul, rythm and blues, country, folk irlandese/scozzese, pop, reggae, jazz in un unico calderone. E il nuovo singolo “Scream” ha confermato questa sua attitudine. Un grande talento davvero, ancora under 30, essendo un classe ’87!

Music Summer Festival 2 puntata. Nuova chance.. ora basta! Il programma non ha nè capo, nè coda

Dopo le mie “bastonate” in seguito alla prima puntata del Music Summer Festival (https://giannivillegas.wordpress.com/2013/07/05/music-summer-festival-altro-che-festivalbar/)

ho voluto dare un’ulteriore chance alla rassegna canora, molto amplificata da certa stampa generalista. In fondo la musica in tv mi piace ancora ascoltarla e “vederla” e poi solitamente l’esordio è sempre un rodaggio.

Greta Manuzi, seconda classificata ad Amici dietro al rapper Moreno, dopo aver debuttato bene in classifica dei dischi più venduti, si candida inesorabilmente a far man bassa anche qui. La sua vittoria pare sin troppo scontata

Greta Manuzi, seconda classificata ad Amici dietro al rapper Moreno, dopo aver debuttato bene in classifica dei dischi più venduti, si candida inesorabilmente a far man bassa anche qui. La sua vittoria pare sin troppo scontata

Niente da fare: non mi piace. Al di là che non ero proprio in forma ieri sera, anche se uno sforzo l’avrei fatto per uno spettacolo decente.

Ammetto di aver resistito fino alle 22,30 e tanto mi è bastato (come la settimana precedente) per capire chi avrebbe vinto la gara dei giovani. Meno eclatante forse il successo di Clementino, mentre ieri era evidente che la grintosa “amica” Greta Manuzi, seconda nel famoso talent solo al “fenomeno” Moreno, avrebbe vinto. Numerosissimi fan, una popolarità cento volte superiore a quella dei “rivali” in competizione, un brano orecchiabile a lei affine, ma assolutamente impersonale (l’avesse cantato Emma o una qualsiasi fuoriuscita dai talent non lo avrebbe notato nessuno). Prima di allora, una lagna, con i presentatori davvero inadeguati (un appello: mettete un Pinco Pallino qualsiasi al posto di Annichiarico e avrete una resa senz’altro migliore!), palinsesto mal studiato,mal scritto, mal guidato… in pratica, una vetrina pleonastica per i soliti big, abili a promuovere album già decollati nelle vendite e a esibirsi quasi tutti in play back, oltre a sentirsi le “leccatine” palesi quanto scontate dei conduttori. Una gara dei giovani di cui pare francamente fregare poco a tutti, e brani comunque davvero poco interessanti… Inconsistente, improbabile a dir poco Alessandro Casillo. Brano dimenticabile al primo ascolto, lui a disagio e ancora meno interessante. Capisco la scelta di Fazio, anche contro il vecchio regolamento, di non inserirlo quest’anno nella lista dei big a Sanremo. A un età in fase evolutiva come la sua, pare ancora più spaesato. Un conto era vederlo su Io canto in un contesto adatto, a Sanremo Giovani tutto sommato portò un brano sbarazzino e aveva indubbiamente dalla sua l’onda d’urto della recente vittoria al seguitissimo programma di Gerry Scotti. Ora invece non è nè carne, nè pesce e questa problematica dell’età di mezzo colpisce in tutti i settori artistici, a partire dal cinema. Dovrebbe “attendere” un po’ prima di infilarsi in tematiche adulte in modo credibile. Il nuovo loook paradossalmente non lo ha agevolato neppure tanto, sembrava ancora più bambino. Meglio il Luis Miguel d’annata, ma a questo punto anche i Gazosa, almeno si scrivevano e arrangiavano i pezzi da soli. Ieri ho visto un Coez veramente ridicolo, non è il suo contesto e meglio torni sui suoi passi, prima di diventare un fenomeno discutibile come Fedez o Gue Pequeno che, smesso per il momento i panni del duro (almeno finchè non arriverà al primo posto in classifica e ospite fisso in programmi per casalinghe) ha presentato un pezzo davvero debole, “commerciale” dai, diciamolo, nel senso più bieco del termine. E pensare che i Dogo, di cui possiedo tutti i primi dischi erano davvero alternativi e contro un certo “sistema”. Comunque, al di là di queste dissertazioni soggettive, direi che la trasmissione non prende e che bisogna arrendersi all’evidenza: in tv ormai funzionano solo i talent. Nulla di male, per carità, se si produce buona musica, ma un’alternativa deve esserci, “l’altro”, il sommerso non può disperdersi tutto nel magma della rete.

Tra l’altro partirà a breve un altro flop, stavolta però praticamente annunciato. Castrocaro, su rai due, in prima serata. In teoria i tentativi non mancano ma ricordo che l’anno scorso gli ascolti furono imbarazzanti e di fatto non uscì, non dico “emerse” o tanto meno “sfondò” nessun cantante o gruppo!

Music Summer Festival: altro che Festivalbar!

Ero indeciso se dedicare addirittura un intero post al Music Summer Festival, annunciato come grande novità del palinsesto Mediaset di quest’estate, salutato da più parti come erede più diretto di quella kermesse storica che ha accompagnato intere generazioni di piazza in piazza per tantissimi anni, vale a dire il Festivalbar. Stimolato da una conversazione avvenuta su un noto social network, eccomi quindi condividere con voi lettori le mie impressioni. Innanzitutto, io, al di là del contesto godereccio, di aggregazione giovanile e di voglia di fare festa, non ho rivisto quello spirito che emanava il mitico, quello sì, programma ideato dall’ indimenticato Salvetti. Sgombero il campo da possibili equivoci, non è questioni di facili nostalgie per il tempo andato (pure lecito quando arrivi a 36 anni), nè un desiderio inconscio di voler per forza paragonare, comparare, due epoche che sembrano lontanissime, visto il mutamento stesso della società tutta – avvenuta a ritmi vertiginosi – con conseguenze dirette sul modo di usufruire, ascoltare, produrre, presentare quel bene prezioso che è la musica. Eppure anche mia mamma, che si è vista una finale all’Arena del Festivalbar sul finire degli anni 70, mi ha scritto a un certo punto un sms dicendomi che i programmi le parevano simili.

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(Clementino, il mio favorito è lui: buoni testi, bella attitudine e musiche che non tradiscono la sua terra)

Mah, musica di tendenza a parte… domina il teen rap e questo è un dato di fatto… a mio avviso il rap vero è un altro, n0n dico quello delle posse o quello per forza di cose politicamente impegnato, ma qui siamo a livelli di pop di consumo, di isterie che mi fa sempre pensare a fenomeni “da stagione”. Non me ne vogliano coloro che sono partiti dall’underground e che ora si godono dei primati in classifica FIMI (Salmo, Gemitaiz, Ensi, Rocco Hunt, Vacca, Noyz Narcose tanti altri)… infatti loro non sono stati invitati… ma per tutti gli altri l’effetto è del “mordi e fuggi”,come quella moda effimera di due/tre anni fa che aveva portato alla ribalta insipide teen pop italiane come Lost, Dari ecc… poi scomparse dalle scene. Se devo dire comunque un nome che rappresenta il rap per come piace a me, allora spendo volentieri una parola per Clementino. Lui sì che mette nei testi tematiche sociali, vicine alla sua città e lo fa con buon gusto musicale, non dimenticando le radici napoletane. “O’ vient” è un gran pezzo. Poi parere personale, eh? Uno può anche accontentarsi di ballare e saltare per un  brano come “Alfonso Signorini” del pluritatuato Fedez, ma nella musica io cerco altro.

Tuttavia qualcosa secondo me non ha funzionato dalla base, dai conduttori ad esempio. Stendo un velo pietoso sul figlio di Walter Chiari, e passo alla Marcuzzi. Dai, almeno studia un po’.. cavoli, c’è Nicole Schwerzinger, possibile che proprio non sappiate spiaccicare una sola parola di inglese??? E’ vero che pure gli stranieri dovrebbero sforzarsi di dire due parole in italiano, però scusa, te che conduci, interagisci un po’, mostra interesse e professionalità! Il criterio di gara poi è quanto meno ambiguo: ammetto che non mi sono ben informato sul regolamento prima di mettermi alla visione ma quando ho sentito parlare di gara per emergenti e Moreno me lo escludi, beh, mi viene qualche dubbio. Forse perchè si dà per scontata la sua vittoria, così come lo era quella ad Amici (torniamo al discorso della “moda” del teen pop e delle scene di isteria delle quattordicenni, le stesse che vanno ai One Direction… il pubblico è il medesimo, vorrà dire qualcosa?), e allora diciamolo, è stato una m0ssa promozionale vera e propria: piazzarlo in apertura, al massimo dell’audience, fargli gli inevitabili complimenti.. ma ripeto, il rap esiste nei bassifondi da 30 e passa anni ormai… e poi via alla gara, francamente in tono dimesso. Una Bianca Atzei, per cui nemmeno il duetto con i Modà ha portato un po’ di gloria, veramente deludente, nonostante l’apporto di un plastificato e lampadatissimo Maurizio Solieri ad affiancarla alla chitarra elettrica.. Si sta parlando di uno dei migliori chitarristi rock italiani… ovviamente non cag.. non citato dai competenti conduttori. I big poi non mi entusiasmano in simili contesti.. cavoli, è una gara di giovani? E allora non rubare la scena, tanto sei ovunque. Logico, il brano di Zucchero mi è piaciuto tantissimo, ma sarebbe ora che questi big si mettessero in gioco in una gara una volta ogni tanto… L’amico Carlo Calabrò, musicofilo italiano (questo è il suo interessante blog http://notedazzurro.blogspot.it/ suggeriva una soluzione che a me non dispiacerebbe.. perchè non dare spazio in competizioni simili al rilancio di artisti certo non datati o “vecchi” che proprio in questi giorni a fari un po’ spenti sono tornati sulle scene con un nuovo disco? Gente valida come Fabrizio Moro, Alexia o la giovane Erica Mou che ormai si è inserita con successo pure nel contesto indie alternativo, collaborando con ottime band come Perturbazione ed essendo stata prodotta per il suo sorprendente terzo  album (secondo dopo Sanremo con etichetta Sugar)dal Subsonica Boosta, mago dei suoni elettronici. Tanti quesiti, tanti dubbi che mi hanno lasciato l’amaro in bocca, tanto che alle 10 e poco più ho spento la tv e mi sono immerso in una piacevole lettura che in più parti rievocava il mito del Cantagiro, alla faccia del passato e della nostalgia 🙂 In definitiva, mi è parso più efficace il WIND MUSICA AWARDS, ed è tutto dire!