Italia quarta ai Mondiali Under 20: le pagelle di tutti i protagonisti azzurri

E’ terminata con un quarto posto l’avventura iridata dei nostri giovani azzurri Under 20. Forse il Mondiale non era propriamente alla portata ma, in fin dei conti, quelle che erano le più accreditate alla vigilia hanno tutte steccato, a partire dall’Argentina, per finire al quotatissimo Portogallo, che c’aveva battuto un anno fa all’Europeo Under 19 (il ciclo di giocatori delle due competizioni era pressochè lo stesso, anzi forse i lusitani erano ancora più forti grazie agli innesti rispetto a noi, che abbiamo “prestato” gente come Zaniolo, Tonali e Kean all’Under 21 e alla Nazionale dei “grandi”). Per non dire dell’Ecuador, fresco vincitore del Sub20, e che in effetti, per come si erano messe le cose, e per quanto fattoci già vedere nel girone – quando battemmo i giovani sudamericani con grande affanno – avrebbe potuto ambire a più di un terzo posto finale, che comunque rappresenta il più alto punto mai toccato dal piccolo Stato.

La gioia dei nostri ragazzi che hanno cullato il sogno di arrivare a giocarsi la finale del Mondiale Under 20

A mio avviso l’Italia ha fatto (e dato) il massimo, magari si poteva fare meglio in semifinale contro i futuri campioni dell’Ucraina (a proposito, uscimmo anche la volta precedente con quelli che poi vinsero il torneo, in quel caso gli inglesi) ma in fondo aver bissato a distanza di due anni le semifinali in una competizione che, tradizionalmente, non c’ha mai sorriso, beh, rappresenta un buonissimo risultato ed è testimonianza di come nei fatti il nostro movimento azzurro sia in crescita (prova ne sono anche le due finali consecutive – purtroppo sempre perse, ed entrambe le volte contro l’Olanda – agli Europei Under 17).

Forse, dico forse, con l’Ecuador un po’ di coraggio non avrebbe guastato ma i nodi sono venuti al pettine, e alludo in particolare alla condizione fisica, al fatto che, giocando più o meno con gli stessi 11 per tutto il Torneo (avevo scritto già in apertura di Mondiale che avevamo una panchina corta, specie a centrocampo), fisicamente abbiamo pagato il conto, proprio in alcuni dei nostri uomini più rappresentativi, quali il bomber e capitano Pinamonti, l’altra punta Scamacca e il motorino di centrocampo (dai piedi buoni) Frattesi. Alcuni sostituti, pur validi, non si sono dimostrati, a conti fatti, all’altezza dei titolari, o meglio, era evidente come non fossero ben inseriti nel meccanismo perfetto messo a punto da mister Nicolato.

Però il plauso generale va a tutti: chi più, chi meno, ha messo in luce buone qualità, lasciandoci più di una promessa per il futuro. Certo, stride un po’ che a vincere sia stata quell’Ucraina che nello scontro diretto ha mostrato di non esserci superiori, né per individualità, né per gioco di squadra. Anzi, non fosse stato annullato, in maniera alquanto dubbia, quel bellissimo gol di Scamacca allo scadere, magari staremmo qui  a raccontarci un’altra storia ma è inutile ormai aggrapparsi agli episodi. Gli ucraini sono stati coriacei, scaltri, pratici, compatti e bravissimi a livello difensivo, ma in fondo erano tutte componenti che nel corso della manifestazione avevamo messo ben in mostra anche noi. Onore anche ai sudcoreani, giunti secondi e mai così vicini nella loro storia a un exploit simile in una competizione iridata.

Sperando che questa sia stata solo una fase di passaggio, seppur prestigiosa, di un lungo cammino da professionisti, qui di seguito ecco le mie pagelle alla spedizione azzurra che ha ben figurato al Mondiale Under 20.

NICOLATO 8

L’allenatore, che può vantare uno storico scudetto Primavera alla guida del Chievo nel 2014, ha mostrato ancora una volta grande feeling col calcio giovanile, dopo la splendida cavalcata dell’anno scorso alla guida dell’Under 19, giunta a un passo dal titolo europeo di categoria. Si è trovato una rosa un po’ depauperata a livello tecnico ma lui ha fatto di necessità virtù e ha impostato una squadra inedita, specie nel modulo, laddove in tanti anni c’aveva abituato a dirigere magistralmente un 4-3-1-2. Mancando i giocatori con determinati caratteristiche (in particolare un vero trequartista e i due centrali difensivi che aveva schierato spesso nell’ultimo biennio: Bettella e l’infortunato juventino Zanandrea) e potendo disporre di ben tre mancini niente male (di base, tutti e tre terzini sinistri) ha impostato la squadra con un anomalo 3-5-2, risultato di più intuizioni tattiche vincenti, su tutte Ranieri come terzo di difesa e Pellegrini come interno “alla Davids” o volando più bassi “alla Laxalt” prima maniera e soprattutto ha creato un gruppo, una squadra. Non è retorica, Nicolato ha saputo ottenere il 100% dai suoi ragazzi, anche grazie a particolari espedienti extracalcistici. Prima di tutto però ha fatto valere la sua sagacia tattica, facendo valere le sue doti “da maestro”, da “educatore”.

PLIZZARI 7,5

Si è mostrato un portiere estremamente valido e affidabile. Non si ricordano gravi errori da parte sua. Ha il merito di farsi valere, di ispirare fiducia e tranquillità nei compagni, che lo riconoscono come uno dei leader. D’altronde è un vero habituè del calcio azzurro e, dopo un anno trascorso in panchina nella “casa madre” Milan, è il momento che, dopo i buoni primi approcci con il calcio dei pro a Terni due anni fa non ancora maggiorenne, cammini con le proprie gambe, dimostrando a tutti di poterci stare a buoni livelli. E’ un 2000 ma ha sempre bruciato le tappe in ogni categoria.

GABBIA 6,5

Buon marcatore, ha giocato in modo pratico, con grande sicurezza e in un ruolo non propriamente suo, visto che nelle giovanili del Milan ha fatto per anni anche il mediano, prima di arretrare il raggio d’azione in difesa (dove ha giocato in una linea a 4), anche in prestito da titolare alla Lucchese in C quest’anno. Fisicamente è già formato, deve lavorare su alcuni aspetti, saper mantenere la concentrazione per 90 minuti, ma in fondo questo riguarda un po’ tutti i suoi coetanei che agiscono in un ruolo così delicato.

DEL PRATO 7

Il capitano dell’Atalanta Primavera (che, proprio perché impegnato da protagonista al Mondiale, non ha potuto giocare e vincere le finali del torneo con i bergamaschi) ha disputato un buon torneo, con poche sbavature. Utilizzato sia in campionato che al Mondiale anche a metà campo, ruolo che gli piace di più, potrebbe avere un buon futuro da regista difensivo “alla Bonucci”, pur con diverse caratteristiche. Approfittando del fatto che il forte compagno di Nazionale Bettella, capitano designato, sia arrivato a Mondiale in corso, causa impegno da titolare con il Pescara ai playoff di B, ha preso subito con sicurezza i galloni da titolare in mezzo alla difesa e si è mostrato leader anche qui come in Primavera. Gasperini sa che può contare eccome su di lui.

RANIERI 7,5

Tra i migliori, non solo dell’Italia, ma dell’intera competizione, sia per doti fisiche, che tecniche. Se Del Prato è stato il nostro piccolo Bonucci, a lui spetta il titolo di “Chiellini in miniatura”, non certo per l’altezza e la struttura fisica (già ragguardevoli) ma per uno sviluppo tecnico ovviamente ancora da completare. Le premesse però, ottime anche nella sfortunata stagione al Foggia culminata con un’inopinata retrocessione in serie C all’ultima giornata, sono state ampiamente confermate e, se fossimo nella Fiorentina, che ne detiene il cartellino, ci penseremmo due volte prima di privarcene, anche solo se in prestito per un’altra stagione.

BELLANOVA 6,5

Indubbiamente meno straripante rispetto a un anno fa, quando fu per distacco il miglior terzino dell’Europeo Under 19, forse ha risentito della nefasta stagione con la Primavera del Milan terminata con una clamorosa retrocessione, lui che già era stato ceduto al Bordeaux. Le doti tecniche e fisiche rimangono importanti e preminenti, così come la facilità di corsa e la capacità di inserirsi e di correre via all’avversario palla al piede. Mi auguro che in Francia possa maturare e migliorare ancora. Ha le qualità per sfondare e per raggiungere grandi livelli.

FRATTESI 7

Frattesi (al centro) sprigiona tutta la sua incontenibile gioia per il gol segnato nella gara inaugurale del girone contro il Messico, festeggiato dai compagni Tripaldelli, Pellegrini e Ranieri.

Il biondino, già protagonista di una buonissima stagione ad Ascoli, lui che è di proprietà del Sassuolo ma cresciuto calcisticamente nella Roma, si è confermato molto bene anche in questa occasione. Tra gli intoccabili di Nicolato, possiede in effetti delle caratteristiche e delle qualità che lo differenziano dagli altri della rosa. Ricorda Marchisio, magari con meno tecnica ma certamente con più dinamismo e ha già la “testa giusta” per fare il calciatore ad alti livelli. Non al meglio nella seconda parte della competizione per dei guai fisici, non ha mai mollato ma il suo rendimento è giocoforza calato, e di questo ne ha risentito tutto il reparto.

ESPOSITO 6,5

Ha alternato buonissime prestazione, nelle quali sembrava accarezzare il pallone più che colpirlo, con una tecnica sopraffina, ad altre in cui veniva quasi sovrastato a livello fisico da avversari più strutturati e più veloci. Nato trequartista, già nell’ultimo anno in Primavera con l’Inter aveva brillantemente arretrato la sua zona di competenza, diventando regista “alla Pirlo” o “alla Tonali”, per restare con il paragone al compagno che in pratica ha sostituito in questo Mondiale. Salvatore, autore di un buon campionato di rodaggio a Ravenna in serie C, è destinato a salire di categoria, lui che è di proprietà della Spal, ma deve crescere un po’ sul piano del carattere. Quando la gara si butta sulla lotta, è un po’ impreparato, usando lui più il fioretto che la spada. Ecco, in questo Tonali è sicuramente più pronto, riuscendo a combinare meglio qualità e quantità, ma forse è anche questione di personalità, che il buon Salvatore – anch’egli classe 2000 – deve ancora tirare fuori al meglio. Lui è il primo tifoso di suo fratello Sebastiano, autentico crack giovanile dell’Inter, classe 2002 e già tra i migliori in Primavera, oltre che esordiente a 16 anni in Europa League. Speriamo che non soffra psicologicamente l’inevitabile paragone, anche se il fatto che i fari siano puntati soprattutto su quest’ultimo, potrebbero infine avvantaggiarlo.

PELLEGRINI 6,5

Meriterebbe 7 pieno per l’abnegazione, l’impegno e la padronanza con cui si è impossessato di un ruolo non suo, per quanto da giovanissimo nella Roma giocasse molto più in fase offensiva sulla corsia di sinistra, prima di diventare ottimo terzino (come ha già fatto intravedere nello scorcio di stagione nella massima serie a Cagliari). Gli do’ mezzo voto in meno perché a volte c’ha messo davvero troppa foga, rischiando di compromettere le sue prestazioni. Ha un futuro davanti, e magari proprio da mezz’ala atipica, con grande propensione offensiva e notevole resistenza. Il carattere va però limato, certi atteggiamenti di sfida un po’ controllati. Di contro, ha il merito di non arrendersi mai e di fungere da esempio per i compagni. Spero che non incappi più in brutti infortuni, perché ha la strada spianata in serie A, Roma o non Roma.

TRIPALDELLI 6,5

Veterano delle giovanili azzurre, un altro dei fedelissimi di Nicolato, ha risposto “presente” anche in quest’importante occasione. Pronti, via, terzino a tutta fascia ma con evidenti doti in proiezione offensiva, laddove invece fatica ancora nella lettura di alcune scelte difensive. Corre per 90 minuti, non è mai stanco ma tuttavia non perde lucidità nelle giocate. Deve crescere dal punto di vista fisico e mi auguro che, dopo aver visto il campo davvero con il contagocce quest’anno tra prestiti in Olanda e al Crotone, possa trovare una squadra con cui esprimersi al meglio per le sue qualità, lui che è sotto contratto con il Sassuolo (dopo una vita spesa nelle giovanili della Juventus, sempre da protagonista). Non è uno da guizzi di fantasia ma assicura appunto una spinta costante sulla fascia, quello che si definisce uno stantuffo.

PINAMONTI 7,5

Partito col freno a mano tirato, è salito di livello partita dopo partita, segnando ben 4 gol e manifestando tutta la sua leadership (lui, con la fascia di capitano al braccio) e, diciamolo, la sua superiorità. Sempre pericoloso, predatore d’area ma non di quelli egoisti. Certo, appena ha uno spiraglio, l’istinto è quello di tirare, e non sempre lo ha fatto in modo preciso, ma ha ampi margini di miglioramento che potrebbero garantirgli un futuro a ottimi livelli in serie A. Dopo il buon anno, per lo meno a livello personale, con il Frosinone in serie A, è giusto che si cimenti in un contesto più competitivo.

SCAMACCA 7

E’ vero, non ha segnato, e per un attaccante questa può essere un’aggravante non da poco, ma il gigante di proprietà del Sassuolo, cresciuto nella Roma e con già alcune esperienze all’estero (come avrete notato, la società emiliana ha un occhio di riguardo per i giovani nostrani e spesso e volentieri li strappa alle concorrenti) ha messo in mostra doti da attaccante di razza. Abilissimo nelle sponde (alcune spettacolari, “alla Ibrahimovic”), è capace di grandi movimenti a disorientare gli avversari, di rifinire per i compagni, (grazie a piedi da trequartista in un fisico da centravanti all’inglese), e di concludere a rete, spesso ricorrendo a soluzioni non banali. Deve migliorare l’apporto di gol, quello è persino ovvio ribadirlo, e maturare sul piano caratteriale ma ha tutto per diventare un attaccante completo. A mio avviso può già misurarsi nella prossima serie A.

Questi erano in pratica gli 11 giocatori che hanno giocato da titolari, in quanto Nicolato ha preferito puntare su una squadra che potesse affiatarsi e conoscersi a memoria, visto che, per la natura di un torneo simile, il turn over non pare francamente indicato. Squadra che vince poi difficilmente si cambia e quindi, giusto così, anche se in panchina figuravano comunque giocatori da non perdere di vista, seppur non protagonisti in questa edizione.

A loro non do’ un voto vero e proprio, perché poche sono state le occasioni per mettersi in mostra, ma qualche considerazione la spendo più che volentieri.

I portieri Carnesecchi e Loria, tesserati rispettivamente per Atalanta e Juventus, sono entrambi buoni prospetti, in particolare è molto monitorato il primo che ha preso il posto del titolare Plizzari nelle gare “meno importanti”: quella nel girone contro il Giappone (con noi già qualificati agli ottavi) e nella finale per il 3°/4° posto. Oddio, giudicare quest’ultima come meno importante un po’ fa storcere il naso ma tant’è, questo è l’approccio (sbagliato o quanto meno discutibile) che hanno tenuto i Nostri, probabilmente arrivati stanchi, oltre che rimaneggiati, all’appuntamento con la medaglia di bronzo.

Tra i difensori si sono visti pochissimo il torinista Buongiorno (quest’anno in prestito al Carpi), che ha giocato da centrale – lui che agisce soprattutto da centrale sinistro in una difesa a 3 o terzino sinistro in una linea a 4 – nell’unica gara disputata con il 4-3-3 dai Nostri in questo Mondiale, vale a dire quella contro il Giappone. E’ parso una spanna indietro rispetto ai titolari e necessita di fare esperienza ancora in cadetteria, dopo la faticosa stagione in Emilia Romagna, terminata con la sua squadra retrocessa in C e le sue presenze molto limitate nella seconda parte di stagione.

Anche il genoano Candela, reduce da una stagione altalenante per sua squadra, retrocessa in Primavera 2 dopo lo spareggio con l’Empoli – che così ha “vendicato” il verdetto dei “grandi” impegnati in serie A – eppure in grado di giungere in finale al prestigioso Torneo di Viareggio, ha giocato poco qui al Mondiale in Polonia. In entrambi le competizioni nostrane però, lo scattante e tecnico terzino ha spiccato per qualità incredibili da “fluidificante” (come si diceva dei difensori di spinta negli anni ’80) e sono curioso di vederlo all’opera nel prossimo campionato, se non proprio al Genoa, almeno in altre squadre da professionista.

Di Bettella ho già accennato: si tratta di uno dei difensori più talentuosi della sua generazione (anche lui uno dei classe 2000 aggregati al Mondiale, aperto anche ai ’99), leader di questo ciclo di Under con Nicolato e che è stato in grado quest’anno di prendersi una maglia da titolare in una squadra competitiva come il Pescara, giunta a giocarsi a pieno titolo le proprie chances di tornare in serie A. Non ce l’ha fatta, eliminato in semifinale dall’Hellas Verona poi promosso nella massima serie, ma il giovane difensore cresciuto nell’Inter e ora di proprietà dell’Atalanta ha impressionato per la personalità e lo spessore con cui ha giocato gare sentite e decisive. Qui è giunto in ritardo (proprio per disputare i playoff con il Pescara appunto) e si è trovato così nelle retrovie; dopotutto il trio difensivo composto da Gabbia – Del Prato – Ranieri coadiuvato ai lati da Bellanova e Tripaldelli stava dando ampie garanzie, quindi Nicolato non se l’è sentita di alterare i nuovi equilibri raggiunti. Resta il fatto che, insieme a Ranieri, è proprio Bettella il difensore su cui scommetterei di più per un buon futuro in serie A nei prossimi anni.

A centrocampo hanno sgomitato per un posto, ottenendo poca fortuna, l’atalantino Colpani e Alberico, il jolly italo-tedesco pescato dagli emissari azzurri nelle giovanili dell’Hoffenheim, dove il Nostro si era messo in mostra sia nelle giovanili, sia nella seconda squadra del Club di Bundesliga. Qui ha mostrato buon dinamismo e grande intraprendenza ma anche uno “spirito libero” che poco si sposa in teoria con l’idea tattica del mister. Ha provato a vivacizzare le gare in corso ma con poca concretezza. Sufficiente il contributo del forte Colpani, tra i pilastri della fortissima Atalanta Primavera e che avevo previsto probabile titolare, qualora il tecnico avesse proseguito nel suo 4-3-1-2 marchio di fabbrica: in quel caso avrebbe preso il posto dell’ex compagno delle giovanili bergamasche Melegoni, gran protagonista un anno fa con l’Under 19 ma alle prese con il recupero da un grave infortunato occorsogli nella stagione che lo ha visto impegnato nei ranghi del Pescara. Nel nuovo 3-5-2 invece Colpani ha avuto poche possibilità di esprimersi al meglio.

In attacco hanno fatto da rincalzi Olivieri, che quest’anno ha accumulato esperienza nella Juve Under 23 in serie C e il centravanti Gori, di proprietà della Fiorentina e che si è diviso in B tra Foggia e Livorno nella stagione appena passata, mettendosi in mostra soprattutto nella sua Toscana. Mi ha stupito invece lo scarso utilizzo di Capone, quasi sempre titolare in questi ultimi due anni con Nicolato e che fece un grande Europeo Under 19 un anno fa, in supporto alle punte o come seconda punta. E’ stato penalizzato dal modulo, ma anche dal fatto che ha giocato davvero poco nel Pescara in serie B a causa anche di un infortunio. Il guizzante attaccante ha oltretutto il fardello di aver sbagliato una comoda occasione contro l’Ucraina, su assist di Pellegrini, pochi minuti prima che l’arbitro decidesse poi di annullare il gol a Scamacca. Ma sarei ingeneroso ad attribuirgli colpe particolari, piuttosto mi auguro che con il campionato venturo abbia modo di far valere le sue indubbie qualità che lo hanno sempre fatto emergere nei trascorsi giovanili all’Atalanta. Più volte Capone ha detto di ispirarsi al Papu Gomez: in effetti può ricordarlo nelle movenze. Di strada ne deve fare ancora molta ma in fondo anche il fenomeno argentino in forza a Gasperini ha dovuto masticare molta gavetta prima di diventare un big.

Mai mollare. Ed è un augurio che sento di fare a tutti questi ragazzi elencati, per quanto poi siano molteplici le incognite che generano o meno una carriera da professionisti a certi livelli. L’importante è che abbiano se non altro le possibilità di giocarsi le proprie carte. Anni fa avrei dibattuto molto su questo punto ma finalmente, da un po’ di tempo a questa parte, mi pare che si sia capito al meglio la strada giusta da intraprendere, dando fiducia ai nostri ragazzi. Poi è sempre il campo il giudice sovrano ma se non viene data una possibilità vera a questi giovani calciatori di giocare e crescere, di misurarsi con i più bravi, diventa difficile per tutti emergere.

Talenti comunque ce ne sono in buon numero, quindi non posso che professarmi fiducioso per il futuro del nostro calcio.

 

Al via il Mondiale Under 20 in Polonia: ecco i protagonisti Azzurri convocati da Nicolato. Quali prospettive dopo la semifinale di due anni fa?

Giovedì 23 maggio avranno inizio i Mondiali Under 20 di calcio in Polonia, ai quali parteciperà anche l’Italia, reduce da un brillante terzo posto nell’ultima edizione, svoltasi due anni fa in Corea del Sud.

Fu quello l’apice raggiunto dai Nostri, quando persero in semifinale contro i futuri campioni dell’Inghilterra. Per il resto, però, questa importante competizione iridata non c’ha mai visto protagonisti, un po’ per effettive mancanze a livello tecnico, ma soprattutto perché storicamente dalle nostre parti si è sempre preferito, a livello giovanile, puntare sugli Europei Under 21, dove in effetti di soddisfazione dagli anni ’90 in poi ce ne siamo prese.

Dopo l’ottimo piazzamento del 2017, coronato pure dal titolo di capocannoniere della nostra punta di diamante Orsolini (finalmente esploso quest’anno in serie A a Bologna, dove è stato fra gli artefici della grande rimonta che ha portato alla salvezza degli emiliani), dove andremo ora a posizionarci nella griglia di partenza? Può l’Italia ripetere quel fragoroso exploit, inserendosi fra le favorite per il titolo?

In ambito giovanile è oltremodo difficile fare pronostici: certo, alcune “scuole” calcistiche sono più prolifiche di talenti rispetto ad altre e hanno conseguito maggiori risultati, ma in fondo può capitare a chiunque il ciclo meno forte o quello in cui latitano gli interpreti. Ad esempio, quest’anno mancheranno dal torneo delle autentiche corazzate a livello giovanile, quali Brasile, Ghana, Germania, Spagna, per non dire dei campioni in carica dell’Inghilterra.

Paolo Nicolato, allenatore che guiderà l’Italia Under 20 al Mondiale di categoria in Polonia

I favori dei pronostici sembrano andare al Portogallo, fresco vincitore dell’ultima edizione degli Europei Under 19 ai danni guarda caso degli Azzurrini, e intessuta di fenomeni specie in avanti, ma non bisogna sottovalutare la forza delle sudamericane Argentina e Uruguay (che battemmo ai rigori nel 2017 nella finale per il terzo e quarto posto), della Francia – in grado come i lusitani di sfornare campioncini a getto continuo – , degli Usa entusiasmanti nelle proprie qualificazioni e di quel Messico con cui ci troveremo a battagliare sin dalla gara di giovedì che aprirà le contese nel Gruppo B alle 18 (curiosamente nella fase a gironi, l’Italia disputerà tutte le 3 gare a quell’ora).

In generale non siamo messi male neanche noi, anzi, abbondano i talenti puri sui quali poter contare a occhi chiusi – non solo in questo Torneo, ma si spera anche in futuro – la maggior parte di essi provenienti proprio da quel favoloso gruppo che entusiasmò un anno fa all’Europeo Under 19.  Tuttavia, come detto, anche in questa occasione si è preferito indubbiamente puntare su altri palcoscenici, vedi appunto l’imminente Europeo Under 21.

Se due anni fa i sacrificati eccellenti furono l’astro nascente Chiesa e l’ancora più giovane Donnarumma (che, per età, essendo un classe 1999, rientrerebbe anche in questa edizione, pensate un po’ la sua precocità), al via stavolta sono diversi coloro che, rispetto alla splendida spedizione dell’Europeo Under 19 non saranno presenti: Zaniolo, Kean, Tonali (che già hanno assaggiato, alcuni in modo eclatante, vedi l’attaccante juventino subito in gol, la Nazionale Maggiore) ai quali si aggiungono altri ottimi elementi di quella rosa come il centrocampista Melegoni e il difensore Zanandrea, entrambi fermi ai box. Per esigenze di Under 21 mancheranno anche il forte difensore Bastoni, tra i migliori del Parma quest’anno in serie A e costretto a sua volta a saltare per infortunio il più volte citato Europeo Under 19 che si è tenuto un anno fa in Finlandia, e l’estroso attaccante Sottil, di cui il Pescara non ha voluto privarsi in vista dei playoff di serie B.

Detto degli esclusi (ci pareva quantomeno doveroso, proprio per sottolineare finalmente la nostra abbondanza di giovani di qualità), adesso è tempo di soffermarci sul presente, andando a passare in rassegna i protagonisti che proveranno a regalare da giovedì nuove soddisfazioni ed emozioni ai tanti appassionati di calcio giovanile.

A contenderci il passaggio del turno nel nostro gruppo saranno (oltre al Messico), l’Ecuador, che vorrà mettere in mostra quella che è la miglior nidiata della sua storia, e il Giappone (contro il quale pareggiamo una gara assai combattuta anche al Mondiale Under 20 del 2017).

Il forte terzino sinistro azzurro Luca Pellegrini, una delle stelle più attese della rassegna iridata

Il nostro reparto difensivo appare davvero molto attrezzato. Eccezion fatta per Zanandrea, fermo da tempo per infortunio, potremo presentarci infatti con 4/5 della difesa titolare del gruppo dell’Europeo Under 19 (il portiere Plizzari, i terzini Bellanova e Tripaldelli e il centrale Bettella); inoltre, ciliegina sulla torta, il ct Nicolato potrà disporre pure del terzino sinistro Luca Pellegrini, una delle stelle più lucenti e attese di tutto il Mondiale. Gioiello delle giovanili della Roma, ha disputato un ottimo girone di ritorno, da titolare, in prestito al Cagliari, culminato in una tranquilla salvezza per i sardi. Pellegrini ha confermato anche tra i “grandi” le indubbie qualità che da sempre gli riconoscono: tecnica, grande velocità e personalità. In passato è stato spesso tormentato da infortuni, anche molto pesanti ma per fortuna il peggio per lui sembra finalmente alle spalle.

In genere in difesa siamo messi bene, specie sulle fasce, dove una chance la cercano legittimamente anche Candela del Genoa, vero stantuffo sulla destra, pericolosissimo quando accompagna l’azione in velocità (in pratica le identiche caratteristiche del fortissimo “rivale” nel ruolo Bellanova, milanista ceduto al Bordeaux) e Ranieri sulla fascia sinistra. Quest’ultimo, scuola Fiorentina, ha giocato spesso e volentieri titolare nella tribolata stagione del Foggia, terminata con l’inopinata retrocessione dei pugliesi in serie C. Il giovane difensore però se l’è cavata benissimo, mostrando grande personalità e qualità, sia in difesa che in fase di spinta. Notevoli anche le sue qualità fisiche, che potrebbero predirgli un utilizzo in mezzo al reparto, più o meno come capita al compagno Buongiorno (di proprietà del Torino, che quest’anno ha accumulato una buona esperienza al Carpi), in grado di agire infatti da terzino sinistro o da centrale.

Per un posto da titolare al centro della difesa, a fianco dell’imprescindibile Bettella, uno dei maggiori prospetti nel ruolo, si candidano anche il milanista Gabbia (quest’anno assoluto protagonista nella Lucchese, dove si è posizionato stabilmente in mezzo alla difesa, dopo i trascorsi giovanili da mediano) e il capitano dell’Atalanta Primavera Enrico Del Prato. In ogni caso, l’abbiamo capito, si tratta di giocatori di pieno affidamento.

In porta tra gli azzurri sembra scontata la presenza di Plizzari, già grande protagonista un anno fa con l’Europeo Under 19, quando perdemmo in finale contro il Portogallo

In porta, pare scontata la conferma di Plizzari, che quest’anno, dopo la buona esperienza dell’anno scorso in cadetteria a Terni, ha fatto anticamera al Milan, società dove è cresciuto. Gli sono buonissime alternative tra i pali anche gli altri due convocati, l’atalantino Carnesecchi e lo juventino Loria.

A occhio e croce sembra il centrocampo il nostro reparto più debole, anche solo numericamente parlando. Le certezze sono rappresentate da Frattesi, gran protagonista ad Ascoli in serie B, dove non ha patito per nulla il salto tra i grandi, dopo i trascorsi giovanili spesi tra Roma e Sassuolo e dall’ex interista Salvatore Esposito, che si è fatto apprezzare in C al Ravenna dopo gli scampoli di inizio stagione alla Spal. Esposito, ex trequartista, arretrato in regia, eccelle nel ruolo proprio in virtù di evidenti qualità tecniche e un’ ottima visione di gioco. Ha anche due fratelli calciatori, entrambi all’Inter, in particolare sulla bocca di tutti è finito Sebastiano, prodigio del 2002 che non solo sta trascinando la Primavera dell’Inter (da sotto età) in campionato ma è stato anche il migliore dei suoi agli Europei Under 17, dove l’Italia si è arresa solo in Finale ai fortissimi pari età olandesi il 19 maggio scorso (analogo triste epilogo dell’anno precedente, quando gli stessi Arancioni sconfissero la nostra Under 17 ai rigori nella Finalissima della competizione europea).

Frattesi è una delle certezze del centrocampo azzurro: leadership, personalità e dinamismo le sue principali caratteristiche

Ecco, tolti però Frattesi ed Esposito, come accennato, è proprio la mediana il reparto più funestato dalle assenze (per motivi vari). Difficile sopperire a gente come Zaniolo, Tonali e Melegoni. Una maglia da titolare sembra poter andare così a Colpani, che sta disputando una stagione da incorniciare (come tanti suoi compagni, giusto sottolinearlo) con la Primavera dell’Atalanta, primissima nella Regular Season e seria candidata allo Scudetto di categoria. Tutto da scoprire invece è l’italo tedesco Alberico, nato e cresciuto in terra germanica e affermatosi nelle giovanili dell’Hoffenheim (ma con all’attivo anche esperienze nella corrispettiva Squadra B). Si tratta di un mastino di centrocampo, capace di giocare anche laterale.

In cabina di regia ci si aspetta molto da Salvatore Esposito, che può vantare grande tecnica e visione di gioco

Veniamo così al reparto offensivo, dove indubbiamente la stella risponde al nome di Pinamonti. Il centravanti designato della nostra giovane spedizione, dopo gli assaggi in prima squadra con l’Inter (società dove ha scalato le gerarchie a suon di gol nelle giovanili) ha messo a segno 5 gol nella difficile stagione del Frosinone, terminata con la mesta retrocessione in serie B dei ciociari. Un buon bottino per lui ma soprattutto una acquisita esperienza e la dimostrazione di poter competere a certi livelli al cospetto di navigati difensori. Gli saranno vicini in avanti, assieme o alternandosi, il potente Scamacca e l’agile Capone, proprio come accaduto un anno fa con l’Under 19 (completava un reparto atomico Moise Kean). Entrambi questi giocatori (Scamacca e Capone), pur avendo visto il campo col contagocce quest’anno, sono pronti a prendersi il palcoscenico in maglia azzurra: sono in possesso di conclamate qualità tecniche, oltre a essere dei fedelissimi del mister. Dovranno stare ben attenti però alla forte concorrenza nelle retrovie di Gori e Olivieri, pronti a giocarsi le loro chances per assicurarsi un posto da titolare in attacco.

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Punta di diamante della nostra spedizione è il centravanti Pinamonti, in grado di abbinare al meglio qualità tecniche e fisiche. Dovrà farsi valere in zona gol, come sta già facendo in serie A

Il primo, proprio in extremis di campionato, ha trovato la via del gol con una bella doppietta decisiva per il suo Livorno, dopo che nella prima parte di stagione aveva giocato poco a Foggia, sempre in serie B; il secondo invece si è ritagliato tanto spazio nella Juventus Under 23, primo esperimento di “seconde squadre” tra i professionisti per i club italiani. Il talentino, con un passato nelle giovanili dell’Empoli, ha accumulato minutaggio importante, mostrando oltretutto buoni numeri, anche se non è propriamente efficace in zona gol.

Il tecnico Paolo Nicolato ha tutte le capacità di far rendere al meglio la rosa, avendo già dimostrato di essere un vero e proprio “mago” con i giovani. Io mi appresterò come al solito a fare un gran tifo per gli Azzurrini, convinto della forza e della qualità dei nostri giocatori ma soprattutto dal fatto che da un po’ di tempo abbiamo finalmente imboccato la strada giusta per far rifiorire il calcio italiano, dopo troppi anni bui e carenze di talenti.

In bocca al lupo alla nostra giovane spedizione, sperando di poter fare tanta strada in questo Mondiale Under 20.

Al via in Corea del Sud il Mondiale Under 20: l’Italia di Evani prova a stupire con i suoi talenti

La nazionale Under 20 allenata da Chicco Evani è già arrivata in Corea del Sud dove domenica 21 maggio esordirà nel Mondiale di categoria. Le prime gare dell’importante manifestazione iridata giovanile si disputeranno il giorno precedente e riguarderanno i gironi A e B.

Chicco Evani – l’ex grande centrocampista laterale del Milan degli Invincibili guiderà la Nazionale Under 20 al Mondiale di categoria

L’Italia, inserita nel gruppo D, se la vedrà con i forti corrispettivi uruguayani (fra i cui convocati spicca il centrocampista Bentancur, neo acquisto juventino) e le outsider Giappone e Sudafrica.

La nostra tradizione in questa competizione non è delle migliori ma con una buona regolarità gli azzurrini arrivano quanto meno a giocarsi queste fasi. Spesso accade, a differenza di altre Nazionali che tengono evidentemente di più a un Mondiale, che i prospetti migliori, ancora in età valida per disputare il Torneo, passino già in Under 21 a contendersi l’Europeo in questione.

E’ il caso ad esempio di giocatori già sulla via dell’affermazione come il portiere Meret, fresco di promozione in A con la Spal, Federico Chiesa, Manuel Locatelli o autentici big come Gigio Donnarumma, che con le sue 18 primavere da poco compiute, sarebbe sotto età addirittura di un paio di anni rispetto ai compagni convocati.

Non accade così in altre Nazionali prestigiose, se pensiamo che l’Argentina, spesso e volentieri vittoriosa, ha conquistato in passato a mani basse il Mondiale grazie a gente come Messi, Aguero, Zabaleta, Banega, Di Maria… tanti anni fa vi partecipò anche un certo Maradona (indovinate a chi andò la competizione quella volta?). Oppure la Francia che vinse due edizioni fa piuttosto agevolmente trascinata da un certo Paul Pogba, che da lì a pochissimo sarebbe stato protagonista in maglia bianconera.

Certo, spero di sbagliarmi nel pronosticare un’Italia non vittoriosa, ma almeno sulla carta vedo favorite squadre come la Germania, il Portogallo o il Messico, fermo restando le già citate Argentina (tra i convocati anche il furetto Colombatto, centrocampista dai piedi buoni in forza al Trapani), Francia e Uruguay (che appunto troveremo sin dal girone eliminatorio).

Conosco piuttosto bene tutti i ragazzi convocati da Evani, la maggior parte di loro è stata già protagonista in azzurro sin dall’Under 16. Si tratta in pratica del gruppo che solo un anno fa perdeva (purtroppo in modo netto) con la Francia la finale del campionato Europeo Under 19 agli ordini del tecnico Paolo Vanoli (ben 10 tra coloro presenti in quella manifestazione disputeranno ora il Mondiale in Corea).

il giovane difensore della Roma Riccardo Marchizza, stopper d’altri tempi

Il blocco è affidabile in giocatori come il roccioso difensore del 1998 Marchizza – a proposito, della stessa età e squadra di appartenenza, la Roma, avrei portato anche il fortissimo attaccante Tumminello – , il mediano-difensore Mandragora (“retrocesso” dall’Under 21, di cui prima dell’infortunio figurava tra i leader), l’esterno Dimarco (uno dei pochi ad aver giocato con discreta continuità nella massima serie quest’anno a Empoli), il centrale difensivo Romagna e l’estroso attaccante Vido, in prestito al Cittadella dal Milan.

Rolando Mandragora, reduce da un brutto infortunio, è uno dei leader riconosciuti della squadra

Evani strada facendo ha inserito altri buoni prospetti, traendo indicazioni dalle presenze accumulate dai singoli nei campionati professionistici rispetto a chi magari ha sempre fatto la differenza nelle giovanili, tra Allievi e Primavera (penso al campioncino della Juventus Clemenza, tornato assoluto protagonista nel massimo campionato giovanile dopo la brutta tegola dell’infortunio che l’ha messo fuori gioco un anno fa).

Ecco spiegate quindi le convocazioni del velocissimo terzino Pezzella (uno dei pochi a salvarsi nella disastrosa stagione del Palermo), del cesenate scuola Juve Vitale, buon protagonista a Cesena e di alcuni elementi da tempo nel giro azzurro ma finiti a farsi le ossa in Lega Pro, come il difensore Sernicola (titolare nel Fondi) e il fantasista tutto pepe Simone Minelli, grande talento delle giovanili viola e quest’anno tra i migliori nell’ Albinoleffe.

L’ex viola Simone Minelli, a differenza di Federico Chiesa, con cui si intendeva a meraviglia nelle giovanili, ha iniziato il suo percorso da professionista in Lega Pro, diventando uno dei beniamini dell’Albinoleffe

Alcune gerarchie non sembrano del tutto definite: penso al ruolo di portiere, dove Zaccagno pare sì favorito sui rivali ma dovrà vedersela con l’ultimo arrivato, il giovanissimo Plizzari del Milan (classe 2000).

Ovviamente ci si aspetta molto dai nomi più in vista, specie dagli attaccanti. Oltre al già citato Vido, che da gennaio ha saputo ritagliarsi un buono spazio al Cittadella, congedandosi dai compagni con una splendida doppietta nella sua ultima partita di campionato, i fari sono puntati su una coppia offensiva che ha fatto benissimo quest’anno ad Ascoli, vale a dire Favilli e Orsolini. Entrambi in orbita Juve, col primo che, giunto dalle giovanili del Livorno, aveva poi contribuito enormemente coi suoi gol a portare la Juve a contendersi la finale del campionato Primavera 2015/’16 contro la Roma (poi andata ai giallorossi) e il secondo che dopo essersi rivelato come uno dei migliori talenti emergenti della cadetteria, è stato acquistato dai bianconeri, strappato letteralmente a una nutrita concorrenza.

In mediana oltre all’esperienza e alla qualità di Mandragora, si potrà puntare ad occhi chiusi anche sul cagliaritano Nicolò Barella, titolare in serie A agli ordini di Rastelli e che nel corso del campionato è migliorato esponenzialmente diventando una sorta di “tuttocampista”.

Insomma, in fondo, scorrendo e analizzando i nomi, mi sono accorto come invece motivi per essere ottimisti ce ne siano. Conteranno al solito molte componenti ma di certo i ragazzi daranno tutto loro stessi per la maglia azzurra.

Di seguito, ecco l’elenco completo dei convocati di mister Evani:

Portieri: Samuele Perisan (Udinese), Andrea Zaccagno (Pro Vercelli); Alessandro Plizzari (Milan)

Difensori: Mauro Coppolaro (Latina), Federico Dimarco (Empoli), Riccardo Marchizza (Roma), Giuseppe Pezzella (Palermo), Giuseppe Scalera (Fiorentina), Leonardo Sernicola (Fondi), Filippo Romagna (Brescia);

Centrocampisti: Nicolò Barella (Cagliari), Alfredo Bifulco (Carpi), Paolo Ghiglione (Spal), Rolando Mandragora (Juventus), Simone Minelli (Albinoleffe), Matteo Pessina (Como), Mattia Vitale (Cesena);

Attaccanti:  Giuseppe Antonio Panico (Cesena), Riccardo Orsolini (Ascoli), Andrea Favilli (Ascoli), Luca Vido (Cittadella).

EDIT. (16.05.2017) Proprio nel giorno in cui ho postato l’articolo, uno dei più attesi della spedizione azzurra, l’attaccante esterno Simone Minelli, ha dovuto dare forfait per i postumi di un infortunio. Al suo posto l’allenatore Evani ha convocato la mezzala Cassata, scuola Juve, quest’anno protagonista di un buon campionato in B con l’Ascoli.

Mondiali Under 20 agli ottavi: lanciamo i pronostici!

E’ molto presto per tracciare un bilancio sul Mondiale Under 20 in corso, ma essendo giunti agli ottavi di Finale, si può già constatare come per lo meno le squadre più attese al varco stiano mantenendo bene le promesse. In particolare Francia, Spagna e Nigeria stanno mettendo in mostra, oltre a talenti già conosciuti, altri sui quali i riflettori non erano ancora stati puntati. Pare scontato dirlo ma i migliori di tutta la manifestazione sono loro: i due centrali di centrocampo francesi, due assi: Pogba e Kondogbia. Sembrano veterani e difatti hanno bruciato le tappe, infiammando l’animo dei tifosi di Juventus e Siviglia e facendo strabuzzare gli occhi di coloro che fino a un anno prima ne leggevano solo in termini di entusiastiche cronache. Anche con i pari età non si stanno risparmiando, ci tengono a portare la Francia sul tetto del Mondo giovanile. Della Spagna di Lopetegui molti alfieri sono in rampa di lancia, ma come sempre a emergere è lo straordinario collettivo, il modo di stare in campo, di imporre il proprio gioco. Non c’è nulla da fare: nonostante il flop in finale delle Furie Rosse alla Confederations Cup non ce la sentiamo proprio di dare per finita l’egemonia spagnola, vista all’opera questa selezione e quella più “vecchia” che ha sbaragliato nell’Europeo Under 21.

quintero

Al termine della manifestazione ritorneremo sull’argomento Mondiale Under 20 con un bilancio vero, con voti ai protagonisti ecc… qui però provo a rischiare e mi butto in pronostici, ancora più difficile quando si tratta di giovani promesse che non sempre – la storia del calcio, anche recente, lo conferma – poi riescono a esprimere tutto il proprio fulgido talento. Fermo restando che è stata sulla carta una manifestazione un po’ monca per la mancanza di corazzate storiche come Argentina e Brasile, e che di contro ha messo in luce fertili realtà come Iraq, Uzbekistan e Sud Corea, la mia favorita è la Colombia, rimasta impressa dopo il fortunato Sudamericano Under 20, dove il pescarese Quintero portò in trionfo la sua nazionale, vincendo pure il titolo di miglior giocatore del torneo. Il trequartista, vicino al Porto ma in passato appetito da altri grossi club e in pratica già promesso al Genoa, si sta confermando alla grande. L’altra mia favorita è il Portogallo, da sempre squadra che mi dà soddisfazione in competizioni simili. Nell’ultima edizione perse immeritatamente contro il Brasile in finale, sotto i colpi di un indemoniato Oscar. Unico dubbio è proprio l’ottavo in questione, molto difficile, che vedrà i giovani rossoverdi di fronte al Ghana, per una partita davvero equilibrata e incerta.

 

Michelangelo Albertazzi all’Hellas Verona: per il biondo ex prodigio del calcio italiano una grande occasione per dimostrare il proprio valore

E’ notizia ufficiale che Michelangelo Albertazzi, ex giovane promessa del Bologna (classe ’91), sia passato all’Hellas Verona. Che sia quindi lui il nuovo colpo a effetto della squadra gialloblu, dopo che l’anno scorso era riuscito a far esplodere in tutto il suo talento un altro giovane non ancora compiuto come il greco Tachtsidis, ora finito a giocarsi le sue carte alla corte di Zeman?

Può darsi, perchè il giovane difensore centrale (ma che può agire pure da terzino sinistro o raramente da schermo protettivo a centrocampo) di proprietà del Milan è uno di cui si parla un gran bene da almeno 5/6 anni, da quando cioè con gli Allievi Nazionali del Bologna aveva stupito tutti gli addetti ai lavori, emergendo in una compagine che vedeva pure al centro dell’attacco un altro fulgido talento come quello di Fabio Borini, poi passato al Chelsea.

Invece Albertazzi, pagato a peso d’oro dai rossoneri, sta faticando tremendamente a imporsi, e poco importa se sia stato uno dei massimi interpreti a livello di nazionali giovanili azzurre, avendo sempre giocato con atleti di 2 o 3 anni più vecchi di lui. E facendolo oltretutto con grande naturalezza e personalità.

Il biondo difensore che disputò un Mondiale Under 20 nel 2009, dimostrandosi adatto a giostrare in più ruoli, grazie alla sua buona tecnica e alla sua visione di gioco, si stava perdendo per strada, avendo terminato la trafila nelle giovanili milaniste senza guizzi, anzi, forse pure annoiandosi nell’ultima stagione, quando si trovava a comandare una difesa composta da giovani del ’93. Si stava smarrendo più che altro per la mancanza di competitività vera, dopo aver disputato ben 3 anni con la primavera, alla faccia della valorizzazione dei vivai.

Inoltre, scelta a mio avviso azzardata dai dirigenti milanisti, come prima esperienza da professionista, è stato mandato nella Liga, al Getafe, una valida squadra, togliendo le due inarrivabili big del calcio spagnolo. Comparsata, se non un vero e proprio flop, prima di approdare a gennaio al cospetto di una squadra rodata e in piena rampa di lancio come il Varese di Maran, dove era davvero difficile ipotizzare che potesse rubare il posto a esperti e validissimi difensori come Christian Terlizzi o il danese Troest.

Ora una nuova chance, forse la prima vera occasione, per dimostrare a tutti gli effetti il proprio valore, anche se la tifoseria veronese, caldissima e legatissima ai colori, è altresì giustamente esigente e vuole interpreti capaci già dalle prime uscite, come poi è lecito attendersi da un giovane di valore se vuoi fare il gran salto in serie A.

Un grosso in bocca al lupo al ragazzo, che possa trovare un ambiente e un allenatore in grado di valorizzarne appieno le qualità tecniche.. e un consiglio a lui, di rimboccarsi le maniche, di non sedersi sugli allori di una fama ottenuta precocemente: quando di diventa professionisti nulla ti è dovuto, bisogna sempre dimostrare, anche in allenamento, ciò che si è capaci di fare.

dossier migliori giocatori italiani

DOSSIER GIOVANI CALCIATORI ITALIANI

Si fa un gran parlare negli ultimi anni di rilancio del calcio italiano mediante la valorizzazione dei nostri giovani. Peccato che alle parole non corrispondano poi i fatti. Qualche spiraglio di possibilità sembra essersi aperto proprio nella stagione in corso, ma restiamo lontanissimi da casi geograficamente vicini come quelli della Liga o della Bundesliga. La Premier League fa storia a sé, perché in pratica rappresenta il torneo attualmente più ricco di qualità e investimenti, un po’ come successo per tutti gli anni ’80 e ’90 per la nostra serie A. In un contesto del genere è assimilabile il fatto che non ci si ponga il problema dei giovani, dal momento in cui tutti i più grandi campioni vi giocano in quel campionato. Ma è evidente che da una decina d’anni a questa parte per la massima serie italiana non sia più così e poco importa, ai fini statistici, che abbiamo vinto un Mondiale appena 5 anni fa, sarebbe giunto il momento di svoltare, provando a creare un vero movimento, come accaduto minuziosamente appunto in terra tedesca.

UN FATTORE FISIOLOGICO

Alla resa dei conti, è importante constatare un fatto divenuto ovvio riguardo il nostro calcio: in media un calciatore professionista raggiunge il suo apogeo calcistico (ad eccezione dei fuoriclasse come Del Piero, Totti o Buffon, la cui definizione già prevarica le ristrettezze di categorie come l’età o la provenienza calcistica e/o geografica) tra i 25 e i 28 anni. Ciò certifica che fisiologicamente la maturazione dei nostri atleti è tardiva rispetto a colleghi tedeschi, francesi o spagnoli. Una questione di mentalità tutta italiana che, se da una parte aiuta a forgiare il carattere del giovane virgulto, “costringendolo” a una dura gavetta, specie negli infuocati campi di terza categoria, dall’altra rischia di minarne la fiducia nei propri mezzi, l’esuberanza tipica della gioventù, la sfrontatezza se vogliamo (escludiamo casi come quelli di Cassano e Balotelli). Tornando indietro di una quarantina d’anni abbondanti, già mister Rocco al Milan, ma prima ancora al Padova, concepiva un’idea di calcio legata alle gerarchie, come se la squadra fosse una famiglia e lo spogliatoio una casa. Così facendo, però un talento come Rivera rischiò seriamente di iniziare il classico iter dei prestiti: fortuna che il tecnico di Trieste sapesse poi anche riconoscere il talento cristallino e puro dei suoi ragazzi. Andando ancora più a ritroso, persino il miglior giocatore italiano di tutti i tempi, Peppino Meazza all’inizio non andava a genio a compagni più navigati che lo chiamavano “il Balilla”, considerati i suoi 16 anni!

Attualmente però ci troviamo di fronte a un paradosso: da noi sono considerati “giovani promesse” dei calciatori dell’88, quando invece in Bundesliga ogni squadra vanta nella propria rosa dei titolari almeno un giocatore nato dall’ 89 insu, con casi eclatanti come Gotze (’92) trascinatore dell’ultimo Borussia Dortmund scudettato, l’attaccante Schurrle (’90), astro nascente del calcio tedesco,passato dopo una stagione monstre al Mainz al più ambizioso Leverkusen,  i bavaresi Muller e Badstuber, da tre anni protagonisti col Bayern e addirittura nello Schalke (non una squadretta qualsiasi) trova sempre più spazio nell’11 titolare il laterale di centrocampo Julian Draxler (’93!).

QUANDO VINCEVAMO TUTTO NOI

Scorrendo l’elenco dei vincitori degli Europei Under 21, un tempo quasi appannaggio dei nostri colori, risulta ancora più lampante quanto sia in declino il movimento: tre vittorie consecutive (edizione del 1992, 1994 e 1996), poi altre affermazioni nel 2000 e nel 2004. Il calcio è un fenomeno ciclico e questa fucina di talenti ha portato la Nazionale Maggiore a sfiorare il titolo mondiale nel ’94 in Usa e a vincere a Berlino nel 2006. Poi, il vuoto. Non va meglio per i Mondiali di categoria Under 20 e Under 17, quasi snobbati dalle nostre nazionali. Sporadiche apparizioni, non condite da prestazioni esaltanti, eccezion fatta per l’edizione di questi ultimi nel 2009, quelli poi vinti da una sorprendente Svizzera, trascinata dai gol di Seferovic (poi una meteora nella Fiorentina, a proposito di valorizzazione dei talenti) e dalle giocate di Kasami, sottoutilizzato a Palermo. In quell’occasione gli azzurrini si arresero ai quarti di finale, proprio al cospetto dei futuri campioni rossocrociati, sfiorando più volte l’impresa. Ma su quei protagonisti ci torneremo più avanti, quando prenderemo in esame i giocatori da seguire.

A ben vedere l’ultima nazionale giovanile vincente in grado di lanciare giocatori in grado poi di affermarsi pienamente ad alti livelli, è stata quella campione degli Europei Under 19 nel 2003, composta da giocatori nati per la maggior parte nel 1984. Doveroso citare alcuni dei protagonisti: i terzini Potenza, Ferronetti  e Mantovani, i centrocampisti Aquilani, Lodi, Padoin e Laner, gli attaccanti Pazzini e Palladino. Meno fortuna ebbero i loro compagni Belotti (ex atalantino persosi in seconda divisione Lega Pro), la punta Della Rocca, enfant prodige del Bologna ma incapace di replicare da professionista le meraviglie fatte vedere negli Allievi o il famigerato portiere Paoloni, salito prepotentemente alla ribalta per le note vicende extracalcistiche di quest’estate, che hanno rischiato seriamente di sferrare il colpo decisivo a tutto il movimento del calcio italiano.

Pochi tra i protagonisti dell’edizione del Mondiale Under 17 giocata in Perù nel 2005 (poi vinta con assoluto merito dal Messico di Giovani Dos Santos e Carlos Vela) sono invece riusciti ad imporsi. Le stelle conclamate di quella squadra erano gli attaccanti Russotto che, dopo un precoce esordio nella  Lodigiani, fu al centro di polemiche col suo passaggio al Bellinzona e, una volta rientrato a Treviso, non confermò le sue doti, perdendo di stagione in stagione confidenza col gol. Ora milita in serie B ma dopo un paio di stagioni spese a Crotone, prima del passaggio recente al Livorno, deve ancora affermarsi. Stesso discorso, se non peggio, per il suo compagno di reparto dell’epoca, Salvatore Foti, accreditato a 17 anni di essere un astro nascente del panorama mondiale. Dal fallimento del Venezia alla Sampdoria, fino al prestito al Vicenza. Dopo un buon primo anno di B (6 gol in 23 giornate ad appena 19 anni) non si è più ripetuto, fino a diventare quasi ingombrante per la squadra ligure che non ha saputo valorizzarlo a dovere.

CAMPIONATO PRIMAVERA: FUCINA DI TALENTI O RALLENTAMENTO DELLA CRESCITA TECNICO-TATTICA?

Resta poi il discorso sul Campionato Primavera. Da più parti si ventila l’ipotesi di un cambiamento, se non radicale, almeno strutturale, per dar modo ai più bravi di confrontarsi sin da subito con tornei impegnativi. Insomma, il modello dichiarato è la Ligacon le sue “squadre B”, da cui ha attinto a piene mani ad esempio il Barcellona per diventare la squadra più forte del mondo. Pedro, Busquets, persino Re Messi ha esordito così, a 16 anni, prima di segnare 129 reti in 184 gare di campionato con la squadra dei titolari.

Ha senso investire nei giovani per le Big italiane? La risposta è no, se non per arricchire un curriculum ininfluente. Guardiamo il caso della Juventus che ha spopolato a livello giovanile nella prima metà degli anni 2000, quando si è compiuto il ciclo vincente dei calciatori nati tra il 1983 e 1987. Il primo acuto è del 2003 con la vittoria della Coppa Italia Primavera ma poi arriveranno tre tornei di Viareggio consecutivi (2003, 2004 e 2005) e finalmente il campionato con la vittoriosa finale disputata l’8 giugno2006 a Rimini contro un’altrettanto forte Fiorentina.

Ecco la formazione vincitrice:

Scarzanella; Dicuonzo, Criscito, Zammuto, Rossi; Marchisio, Venitucci, De Ceglie; Giovinco (Lanzafame); Paolucci (Maniero), Volpe (Del Prete).

Sulla carta un ciclo coi fiocchi, sul quale probabilmente squadre come Manchester Utd, lo stesso Barcellona, per non parlare dell’Ajax avrebbe attinto a piene mani. Eppure, nel momento in cui scriviamo, solo Marchisio è divenuto un titolare fisso di Madama, mentre Criscito e Giovinco, esplosi in Provincia sono andati a completare l’album dei rimpianti. Michele Paolucci, massimo goleador di tutti i tempi delle giovanili bianconere, dopo i primi discreti approcci in serie A, è stato “incatenato” da un contratto da big che ha scoraggiato i possibili acquirenti e ora si ritrova nell’anonimato a Vicenza, probabilmente mortificato e in pratica riserva di una vecchia volpe come Elvis Abbruscato.

Un’altra big del nostro calcio come l’Inter non ha lesinato sforzi economici per allestire una grande squadra a livello giovanile. Sono arrivate delle soddisfazioni ma, esclusi Martins e Pandev, pochi altri hanno assaporato la prima squadra, tanto che giocatori poi affermatisi come Meggiorini o Bonucci (quest’ultimo arrivato addirittura in Nazionale con pieno merito) hanno svolto una gavetta in piena regola prima di competere in serie A.

Ma se nemmeno il Lecce, una squadra dal potenziale economico minore rispetto alle corazzate Juve e Inter,  ha saputo costruire le sue fortune su un settore giovanile che ha fruttato due scudetti primavera consecutivi e una coppa Italia immediatamente dopo, cosa devono fare i giovani nostrani per emergere in serie A?

Ricordiamo una delle due formazioni vincenti del Lecce, quella che il 5 giugno2003 hasconfitto una favoritissima Inter nella finale disputata quell’anno a Siena (gli stessi giocatori in pratica replicheranno l’anno dopo ancora contro l’Inter!)

Coqu; Bianco (Giorgino), Camisa, Kouyo, Esposito; Mattioli (Giorgetti), Carteni, Agnelli, Diarra, Rullo; Pellè (Rodia) (in panchina, tra gli altri, l’attuale portiere di riserva del Napoli Antonio Rosati). Dei titolari di quella storica partita (prima affermazione giovanile per il Lecce) solo Esposito e Pellè giocano in serie A.

COME FARE AD EMERGERE?

Qual è allora la giusta politica dei giovani? Quella di provare a vincere, ma precludendo poi ai migliori giovani di cimentarsi con i grandi, relegandoli in prestito ovunque per verificarne la tenuta o, magari, per fare cassa, oppure selezionare per bene uno o due giocatori all’anno da “premiare” con il gran salto? Nel corso degli anni questa è stata la politica, rivelatasi poi vincente per le rispettive ambizioni, di squadre di media fascia come Atalanta e Empoli, che magari non vincono nulla da anni in ambito giovanile ma sanno come coltivare i migliori talenti di casa.

Ne è prova (e qui arriviamo ai giorni nostri) l’attuale rosa titolare dell’Atalanta, composta da giocatori di varie epoche cresciuti con i colori nerazzurri addosso: Consigli, Bellini, Capelli, Padoin, Bonaventura (un ’89 a cui è bastato un anno di prestito a Padova prima di rientrare da protagonista a Bergamo) e il recente caso dell’attaccante Gabbiadini (’91), punta di diamante della nuova under 21 di Ciro Ferrara.

In serie B, torneo che, è bene sottolinearlo, quest’anno sta dando molto spazio ai calciatori più promettenti, due squadre in particolare (Brescia ed Empoli) stanno disputando il loro campionato con una rosa infarcita da giovani del proprio vivaio. Per ora con risultati alterni, ma siamo pronti a scommettere che alla lunga entrambe le compagni avranno le loro soddisfazioni. Sia Brescia che Empoli infatti hanno spesso costruito le loro fortune sulla forza dei loro giovani.

Come non ricordare i casi di Pirlo, Diana, Baronio o Bonazzoli usciti dalle Rondinelle negli anni’90 o, appena qualche anno prima, i vari Galante, Birindelli, Melis o Montella usciti dalla scuderia della squadra toscana?

Ora i nuovi campioncini si chiamano Salamon (polacco del ’91), El Kaddouri (belga- marocchino del ’90) o gli italianissimi Martina Rini (’90), Paghera e Magli (’91), per non parlare del portiere Leali (addirittura un ’93 già titolare al posto del valido e più esperto Arcari).

Nell’Empoli invece si stanno mettendo in mostra gli under 21 Saponara (un tornante tutto assist e fantasia che ricorda il giovanissimo Figo ai tempi dello Sporting Lisbona), Mori (centrale difensivo dal gran fisico e dai piedi buoni, già puntato dalle big italiane, specie dalla Juventus), la multietnica punta (ma che ha esordito con l’Under 19 italiana) Dumitru, che ha già assaggiato la serie A l’anno scorso alla corte di Mazzarri e il terzino Regini, cresciuto nel Cesena e già transitato dalla Sampdoria e dal Foggia di Zeman che ha saputo valorizzarlo in pieno. Ma in prima squadra giocano pure i più anziani Pelagotti (portiere dell’89), il terzino Vinci (’87), il mediano Valdifiori (’86) tutti provenienti dal vivaio empolese, mentre in rampa di lancio figurano praticamente tutti i giocatori che hanno preso parte al ciclo culminato nel secondo posto del campionato Primavera, dietro solo a un grande Genoa, trascinato dall’attuale milanista El Shaarawy, Polenta, Perin e Ragusa. (finale disputata a Macerata l’8 giugno 2010)

Ecco quella squadra dell’Empoli:

Addario; Mazzanti, Angella (Mori), Tonelli, Tognarelli; Saponara, Signorelli, Crafa (Lo Sicco), Guitto; Dumitru, Fabbrini (Pucciarelli). (Di questa formazione i trascinatori erano Angella e Fabbrini, entrambi attualmente di proprietà dell’Udinese, che per i giovani talenti sembra avere un certo fiuto.

I TALENTI ATTUALI DELLE NAZIONALI GIOVANILI

Torniamo per un momento alla Nazionale giovanile Under 17 che ha disputato i Mondiali di categoria nel 2009: così facendo ci allacciamo direttamente ai giorni nostri, in quanto molti di quegli atleti sono tra i giovani campioncini da tenere assolutamente d’occhio.

Oltre al già citato El Shaarawy, italo-egiziano che ha tutte le stimmate del fenomeno (come ha dimostrato a Padova, dove ha fatto rivivere negli occhi dei tifosi il primo Del Piero), in attacco  figuravano in quella rosa anche Federico Carraro, un classico 10 italiano (tutto estro e fantasia, senso del gol e della posizione), la punta Beretta, ex Albinoleffe e Milan, ora all’Ascoli e Simone Dell’Agnello, centravanti ex Inter, tornato a Livorno, per provare ad affermarsi in serie B. Su Carraro pesano gli accostamenti ingombranti (chi lo paragona a Mancini, chi addirittura a Baggio, vista anche la provenienza geografica (Veneto) ma pure di club (Fiorentina). Trascinatore degli Allievi viola, allenati da Renato Buso, insieme a compagni come il centravanti Iemmello (ora ingiustamente in Lega Pro a Vercelli), il centrale difensivo Camporese, già protagonista della squadra di Mihajlovic) e il mediano Taddei, ora deve cercare di affermarsi a Modena, dopo aver esordito in serie A in modo fugace. Prima di tutto dovrà forgiare il carattere, farsi trovare pronto, e poi si tratterà “solo” di tradurre tra i grandi quanto fatto tra i coetanei. Facile a dirsi, meno a farsi ma molto dipenderà dalle chance che il tecnico dei canarini gli concederà, in un momento certamente non facile per la squadra emiliana.

A centrocampo in quella Under 17 giostravano autentici talenti come il figlio d’arte De Vitis, il cui padre fu grande goleador di rapina negli anni ‘80/’90, ora al Modena dove, a differenza di Carraro, sembra essere riuscito a imporsi con facilità, grazie a un temperamento esemplare e una grinta che non va a inficiare sulla qualità degli interventi in mediana e il playmaker Marco Fossati, che ha già vestito entrambe le maglie delle squadre di Milano. Da molti paragonato a Pirlo, ha una notevole fiducia nei propri mezzi che talvolta lo inducono ad azzardare giocate complesse ma resta in possesso di squisite capacità tecniche, così come l’interista di un anno più giovane (’93) Lorenzo Crisetig. Come incontrista agiva invece Scialpi, ex Lecce, rivelatosi a Varese: sembra un veterano in campo e i suoi mezzi fisici non lo farebbero certo sfigurare al cospetto di navigati compagni di reparto in serie A. In difesa invece c’era quasi l’imbarazzo della scelta, visto l’affollamento di validi interpreti. Da Natalino (valido sia come terzino destro che come mediano) che l’Inter pagò a peso d’oro dal Crotone a Sini, già visto in serie A a Lecce e ora rimasto in Puglia a Bari, da Mannini (exSiena) a Benedetti (figlio dell’ex cuore Toro Silvano), entrambi sotto contratto con l’Inter, con il secondo titolare quest’anno a Gubbio, in una società che, con grande coraggio, si sta affidando a una squadra di esordienti. Su tutti spiccava Camilleri, che divenne famoso ai tempi in cui il Chelsea lo scippò in modo indebito alla Reggina. Da lì qualche presenza in prima squadra, fino all’approdo alla Juventus, dove però ha faticato parecchio a guadagnare la fiducia di mister Bucaro. Quest’anno è ripartito umilmente dalla Lega Pro. In porta poi gli eredi di Buffon non mancano di certo, visto che di questo ciclo fanno parte Bardi (titolare a Livorno in B e anch’egli dell’Inter) e Perin (campione d’Italia Primavera due stagioni fa e attualmente a Padova dove si giocherà il posto con l’esperto Pelizzoli).

ALLA SCOPERTA DEI MIGLIORI UNDER DELLA SERIE A E SERIE B

Ma, nazionali a parte, non mancano di certo le individualità tra i nostri azzurrini, come testimoniato da questo scorcio di stagione, dove (forse) più per necessità che per principio, molte squadre, specie della serie cadetta, hanno deciso di gettare nella mischia gli under 20.

Nell’Albinoleffe sta cercando la sua affermazione definitiva il difensore ex Lazio e Roma Alessandro Malomo. Paragonato a Mexes, anche per via della chioma bionda, ha palesato difficoltà l’anno scorso nell’Hellas Verona, riscattandosi nella seconda parte di stagione al Prato. Lui che doveva in un primo momento, da giovanissimo, andare a Manchester insieme a Federico Macheda. Nell’Ascoli, oltre al già citato Giacomo Beretta, sta emergendo con forza il centrocampista Sbaffo, dalla folta chioma che ne evidenzia ancora di più le folate sulle fasce. In rosa anche Filippo Boniperti, lottatore dai piedi buoni sulla fascia e il baby Marchionni (addirittura un ’94), soltanto omonimo dell’ex centrocampista di Parma, Juventus e Fiorentina. Nel Bari a riportare in alto la squadra in classifica ci sta pensando, a suon di giocate, Fernando Forestieri, un ’90, non certo una novità, avendo già 5 campionati professionistici alle spalle. Che questo sia l’anno buono per sfondare e tornare in A da protagonista? D’altronde già nel 2008 si era fatto notare in un Europeo Under 19, quando portò la nostra Nazionale a contendersi il titolo nella finale contro la quotata Germania, che ci battè senza patemi. Con lui militavano Poli, Raggio Garibaldi, Bonaventura, Mazzarani, Darmian, Okaka, Paloschi.

I tifosi del Crotone stanno imparando ad apprezzare le qualità balistiche dell’ex napoletano Camillo Ciano, che col suo sinistro al fulmicotone ricorda a tratti Sinisa Mihajlovic, almeno quando batte le punizioni. Per il resto è un giocatore molto più offensivo dell’attuale tecnico della Fiorentina. Fatica invece per il momento a trovare spazio l’altro prodotto del vivaio napoletano, Raffaele Maiello (’91), paragonato addirittura allo slovacco Hamsik, mentre dopo aver vinto da protagonista l’ultimo campionato primavera con la Roma, si sta imponendo anche in B il talento di Florenzi, giocatore a tutto campo, degno erede in Calabria dell’altro giovane giallorosso Crescenzi, passato quest’anno al Bari e già titolare fisso dell’under 21 di Ferrara. Nel Grosseto i prospetti più interessanti sono i due romani Luca Antei (under 21), anch’egli vincitore con la Roma Primavera e da tutti considerato un futuro campione nel ruolo e l’ex laziale Francesco Mancini (’90) ai tempi delle giovanili celeste paragonato addirittura a Cristiano Ronaldo e poi rallentatosi in carriera a causa anche di un carattere fumantino. Positiva comunque la sua stagione scorsa nella terra felice di Lumezzane che gli è valso il passaggio in B in Toscana, dove dovrà guadagnarsi la pagnotta in una squadra ricca di interpreti sulla fascia destra.

Il Gubbio pullula di esordienti e questo ad inizio campionato ha comportato delle inevitabili difficoltà. Tuttavia su alcune individualità è lecito scommettere ad occhi chiusi: il già citato Simone Benedetti, il centravanti Ettore Mendicino (’90), i due ex juventini Giannetti e Buchel (nazionale giovanile austriaco) e l’attaccante sardo Ragatzu, veloce e potente allo stesso tempo. Nella sorprendente Juve Stabia di inizio stagione, seppur martoriata dalla penalizzazione, hanno lanciato l’italo-nigeriano Jerry Mbakogu (’92) , prodotto del Padova, credibile clone di Drogba. A livello mondiale gli occhi sono tutti puntati sul congolese belga Lukaku (’93), ma forse dovrebbero passare più spesso a Castellamare per vedere i gol e le progressioni di questo ragazzo che nel 2010 ha portato il Palermo primavera a vincere uno storico scudetto di categoria. Meritano una citazione anche il fantasista Raimondi(’90), già protagonista della promozione della passata stagione e il portierino Colombi (’91) su cui punta forte la solita Atalanta. Nel Padova, accreditata per la promozione diretta in serie A, nel bel mezzo di una rosa esperta (ha l’età media più alta della B) fa la sua bella figura sul lato destro della difesa Giulio Donati (’90), già positivo l’anno scorso a Lecce, ma di proprietà dell’Inter.

A Pescara, con Zeman, se sei un giovane promettente e di qualità, puoi giocarti la chance della carriera e lo sanno bene soprattutto gli attaccanti che quasi sempre con lui vanno come minimo in doppia cifra. Insigne è uno degli uomini nuovi del campionato, un attaccante tascabile tutto sprint e fantasia sulla sinistra, mentre al centro può esplodere tutto il talento di Ciro Immobile, che alla Juventus faceva la differenza in Primavera. In difesa si punta forte su Romagnoli (’90) ex Milan allenato dal boemo a Foggia (come Insigne, del resto) e Brosco, che ha tutte le qualità per emergere in B. Inoltre in cabina di regia si attendono faville da Verratti, minuscolo concentrato di pura tecnica e cattiveria agonistica, da tempo nel mirino delle grandi italiane. E che dire del portiere Pinsoglio (’90)? Grande personalità tra i pali e freddezza. Anche a Reggio Calabria abbondano gli interpreti, dall’attaccante Ragusa (che il mister Breda aveva lanciato con successo a Salerno) al “nuovo Gattuso” Giuseppe Rizzo (’91) già adocchiato dal Genoa per la prossima stagione. Nel Sassuolo sta emergendo l’ex Inter, Fulham, Palermo e Foggia Karim Laribi, un passato nelle nazionali giovanili azzurre, che poi ha optato per la nazionale d’origine, quella tunisina. E’ un ’91 che abbina tecnica e corsa, grandi numeri dalla distanza e senso tattico. Nel Toro dei record di capitan Ventura, c’è il giusto mix di veterani (Bianchi, spreco assoluto per la cadetteria, Parisi, Sgrigna ecc) e giovani virgulti desiderosi di mettersi in mostra (l’ex esterno offensivo del Milan Simone Verdi, e il difensore Darmian, già positivo l’anno scorso a Padova). Nel Varese che l’anno scorso ha disputato un campionato stupendo e ha replicato con la Primavera dove, sotto la sapiente guida di Mister Mangia (lui sì un giovane su cui puntare!), quest’anno sono stati prepotentemente inseriti in prima squadra la punta De Luca (’91), fromboliere di razza tra i giovani, il già citato Alessandro Scialpi e l’ex centromediano dell’Alessandria Loris Damonte (’90), pilastro davanti alla difesa. Chissà che con Maran non trovi il giusto spazio: non gli mancano certo la voglia di emergere, il fisico e la personalità. Nell’Hellas Verona sfreccia a destra, dove fa spesso la differenza il turbo dell’ex romanista Marco D’Alessandro (’91), che esordì tre stagioni fa in serie A contro la Juventus. Nel Vicenza che punta a risalire dopo una partenza shock che ha portato al siluramento di Silvio Baldini cercando spazio il fantasioso attaccante Gaetano Misuraca, già presente ai Mondiali Under 20 di due anni fa e l’ex laterale della Carrarese Bariti, timido nelle prime apparizioni in B con la maglia della Triestina, in una situazione oggettivamente difficile.

Più cauta la situazione in serie A, con pochi under 21 impegnati da titolari. Eppure ci sono squadre come la Roma che vanta un parquet di campioncini in rampa di lancio. Non a caso hanno vinto l’ultimo campionato Primavera, con una squadra tra l’altro costruita sul ciclo vittorioso solamente un anno prima nella categoria Allievi.

Anche in questo caso vediamo la formazione che il 12 giugno2011 habattuto il Varese nella finale disputata a Pistoia. Allenati come da tradizione da Alberto De Rossi, padre di Daniele, uno dei migliori formatori del calcio italiano:

Pigliacelli; Sabelli, Antei, Mladen, Frascatore; Viviani, Florenzi (Politano); Dieme, Ciciretti (Verre), Caprari (Piscitella); Montini.

Quella finale fu decisa ai supplementari da un super Montini, che ricorda il montenegrino Vucinic nelle movenze, quest’anno ceduto in prestito, come il terzino sinistro Frascatore (già nazionale giovanile) al Benevento in Lega Pro. Ottimi l’esterno offensivo Caprari, che dribbla sapientemente e ti nasconde il pallone tra i piedi e il regista “alla Pizarro” Ciciretti (entrambi del ’93), il mediano Viviani, che Luis Enrique ha rischiato seriamente di bruciare in Europa League, molto ordinato e sobrio, e Sabelli, capace di percorrere la fascia 50 volte a partita, senza mai perdere la lucidità necessaria per affilare cross taglienti in area di rigore. Ma il tecnico spagnolo ha fatto capire di tenere d’occhio soprattutto Verre, un ’94, che potrebbe essere l’erede di Francesco Totti!

CONSIDERAZIONI FINALI

D’altronde alla Roma siamo in piena fase di ristrutturazione e tutto inizia dai giovani (Angel, Pjanic, l’italiano Borini). Lo stesso Osvaldo, che aveva lasciato il campionato italiano da incompiuto, è tornato pronto per grandi palcoscenici, tanto da guadagnarsi la chiamata di Prandelli in Nazionale. Fosse rimasto in Italia avrebbe avuto le stesse possibilità di crescere e di sbagliare?

Nei confronti dei giovani, a maggior ragione occorre trovare un giudizio equilibrato. Devono sentirsi liberi di provare la giocata, qualora se la sentissero nelle corde, senza per questo temere di andare ad ammuffire in panchina per settimane intere se questa non dovesse rivelarsi utile o positiva. Allo stesso tempo da parte dei giovani sarebbe auspicabile evitare di imitare le mattane di alcuni colleghi più illustri, che hanno finito, a causa di una sicurezza sfociata spesso nella sfrontatezza, a sperperare la fiducia concessa dagli allenatori di turno.

A conclusione delle nostre argomentazioni, quello che conta maggiormente è riuscire a creare un movimento vero e proprio, non accontentarsi di lanciare un fenomeno ogni tanto. I casi estemporanei di Balotelli (’90) e El Shaarawy (’92) non devono illudere più di tanto. Il fuoriclasse a se stante non fa vincere le competizioni.La Sveziaha Ibrahimovic, l’Ucraina aveva Shevchenko ma da soli non bastano. L’Italia storicamente è una delle grandi nazionali a livello mondiale, ma i successi li ha sempre raggiunti grazie alla forza di un gruppo coeso, costruito nel tempo. Concediamo tempo e spazio ai nostri ’91, ’92 e ’93 e magari i risultati arriveranno presto: la politica del “tutto e subito” non ha mai portato da nessuna parte!


Mondiale Under 20: trionfa il Brasile su un forte Portogallo

Si è concluso con i botti il Mondiale Under 20 disputato in Colombia. Alla fine ha vinto il Brasile ai tempi supplementari, piegando il Portogallo per 3 a 2.
Ottima cornice di pubblico per una manifestazione che da sempre annovera tra le fila i futuri campioni del calcio. Alcuni giungono ai nastri di partenza già con ottime credenziali e pressanti aspettative (quest'anno ad esempio in molti attendevano al varco il centrocampista brasiliano dell'Inter Coutinho) ma i nomi noti agli addetti ai lavori erano diversi: sempre nel Brasile era una ghiotta occasione per vedere all'opera il regista del San Paolo, il corteggiatissimo Casemiro, oppure nella rivale argentina il fiore all'occhiello era rappresentato dal neo romanista, appena retrocesso con il River, Erik Lamela, purtroppo fermatosi presto ai box).
Ma gli occhi si dovevano puntare su nomi magari meno "trendy" ma altrettanto promettenti. Ad esempio nel Portogallo, giunto immeritatamente secondo, al termine della finale contro il Brasile, è emerso prepotentemente l'attaccante (con indosso la casacca n.7 a scanso d'equivoci) Nelson Oliveira, che nelle movenze, così come nella capacità di sorreggere da solo il peso dell'attacco e ammattire le difese avversarie ricorda proprio lui, il suo illustre connazionale del Real Madrid, Cristiano Ronaldo.
Oliveira è già stato blindato dalla società d'appartenenza, il Benfica, che dopo averlo ceduto in prestito una stagione fa, quest'anno punta forte su di lui. Le premesse sono davvero incoraggianti.
Nel Portogallo, meno spettacolare dei cugini brasiliani, ma più squadra, sono piaciuti anche il mediano Pelè (chiaro… sarebbe consigliabile cambiare nomignolo per non correre il rischio di incappare in facili ironie come successo all'ex portoghese transitato dall'Inter), molto ruvido e concreto, il difensore Nuno Reis, per lunghi tratti una roccia insuperabile, il fantasista Alex e il laterale offensivo di colore Sanà, dal fisico torreggiante.
Nel Brasile si sono messi in luce la punta Henrique (tanto da guadagnarsi l'agognato titolo di miglior giocatore del mondiale, in passato appannaggio di gente del calibro di Messi e Aguero), il fantasista tascabile Dudu, tutto dribbling e fantasia, il portiere Gabriel, almeno fino alle papere della finale e ovviamente Oscar, centrocampista offensivo autore addirittura della tripletta (!) decisiva nella finalissima. Così così Coutinho e Casemiro. il primo pare ancora troppo acerbo, a discapito della notevole esperienza acquisita nel nostro campionato, mentre il secondo sembra sì un ottimo perno di centrocampo, molto tattico, ma certo non valutabile nell'ordine di 20 e passa milioni di euro come alcuni procuratori e agenti di mercato vorrebbero farci credere.
Anche Danilo, così come il suo corrispettivo portoghese ha ben impressionato, mentre il talentino difensivo Juan Jesus, già accostato a diverse big europee, è parso ai più fallosissimo e irascibile ma non certo un fenomeno come baluardo a protezione del portiere.
Nel resto della competizione ha un po' deluso la Spagna… eliminata nei quarti proprio dal Brasile o forse ormai ci siamo troppo abituati a veder primeggiare le Furie Rosse ad ogni competizione. La Francia è giunta quarta, mettendo in mostra un buon attaccante (Lacazette), schiantata dal Messico nella finalina. Buona in generale l'organizzazione della Nigeria, habituè della manifestazione, che ha mostrato al mondo le qualità di Musa. Capocannoniere della manifestazione è stato lo spagnolo Vazquez, mentre il miglior portiere è stato giudicato lo sconfitto in finale Mika, apparso in verità piuttosto insicuro ma pure protagonista di ottimi interventi lungo il cammino, specie nella semifinale.
L'Italia non si è vista, nemmeno qualificata, e sì che la covata dei '91 e '92 sembrava una delle meglio assortite degli ultimi tempi, tanto che solo un paio di anni fa molti di questi giocatori disputarono un ottimo mondiale Under 17 (poi vinto all'epoca dalla Svizzera). Il problema è che da allora giovani in rampa di lancio come Carraro, Libertazzi, Fossati o Natalino ha dovuto completare tutta la trafila fino alla Primavera, mentre colleghi magari di Francia, Portogallo, Nigeria o Danimarca hanno potuto nel frattempo accumulare presenze preziose tra i professionisti, crescendo a dismisura rispetto agli azzurrini.
Solito triste copione! Ma tanto noi poi snobbiamo pure le competizioni giovanili, si vede già dagli stadi pressochè vuoti delle nostre città, quando invece ad altre latitudini una finale come Portogallo e Spagna finisce col riempire lo stadio principale (ieri presenti per la finalissima più di 36.000 persone!)