Dossier Sanremo: ha ancora senso per gli artisti “alternativi” partecipare al Festival? Ecco chi ha svoltato e chi no dopo la gara.

Nella lunga storia sanremese si sono succedute negli anni molte presenze di artisti cosiddetti “alternativi”, gente cioè che palesemente proponeva brani poco in linea con la classicità della kermesse in questione.

Spesso si tratta di veri e propri ingressi nel mondo dorato della musica propriamente detta “di consumo”, ma il più delle volte sembra che Sanremo possa costituire una sorta di “promozione”, o di consacrazione presso un pubblico certamente più vasto di quello che questi artisti poco conosciuti dalla massa solitamente raccolgono.

Ci sono però dei pro e dei contro e con questo articolo – che non ha pretese di completezza, nonostante i diversi artisti che prenderò in esame – miro a dimostrare che il Festival magari non ti cambierà la vita, ma costituisce invero sempre un viatico fondamentale per la carriera di un artista, nel bene e nel male. Dopo avervi partecipato nulla sarà più come prima.

rino

Il primo in cui mi imbatto è un folkloristico cantastorie che sul finire degli anni ’70 era davvero difficile da incasellare per la critica musicale. Rino Gaetano era lontanissimo dai cantautori classici, sia a livello di tematiche, sia come struttura dei suoi brani che come testi:  cinici, surreali e talvolta irriverenti ma sempre capaci di far pensare. Un “giullare” della musica italiana, che sul palco sanremese diventò un vero fenomeno di costume, grazie alla divertente e liberatoria “Gianna”. Arriverà a un passo dalla vittoria finale, ma il vero trionfatore di quell’edizione sarà proprio lui, che con il singolo sanremese conquisterà il grande pubblico, prima della precoce morte che lo verrà a cogliere, quando davvero stava per diventare un modello di riferimento per i giovani cantanti di inizio anni ’80. Pezzi come “Il cielo è sempre più blu” o “Mio fratello è figlio unico” rimangono pietre miliari di tutta la produzione italica, brani originali e in un certo senso ancora attuali.

Negli 80 si esibisce sul prestigioso palco sanremese anche un giovane gruppo, lontanissimo dagli stilemi cari al Festival. I Decibel suonano post punk spruzzato di new wave, alla loro guida un giovanissimo Enrico Ruggeri appare bizzarro con i suoi occhialoni bianchi ma anche in possesso di ottime corde vocali e della giusta genialità per far parlare di sé a lungo negli anni a venire. Il buon Rouge, discostandosi dai suoni cari al suo gruppo e scandagliando la vasta gamma della musica leggera italiana, diverrà poi uno dei massimi cantautori italiani, tra i più raffinati e versatili.

vasco

Destano stupore e meraviglia, specie col senno di poi (visto le onorate e lunghissime carriere portate avanti) le esibizioni di due super big della musica italiana: Vasco Rossi e Zucchero. Ma a dire il vero, all’epoca il loro modo di cantare e di comunicare era davvero particolare per i palati sanremesi e nessuno, sul momento, si scandalizzò delle loro sfortunate performance. Se Zucchero ebbe bisogno di incidere anni dopo un album epocale come “Blue’s” per divenire un fenomeno di massa, Vasco già dopo la manifestazione televisiva, fece breccia nel cuore di centinaia di migliaia di giovani, che ben si immedesimavano in lui, nelle sue storie, spesso disperate e ribelli. “Vita spericolata” non avrebbe potuto, a essere attenti, passare inosservata, col suo carico di pathos e il suo trasporto, con la sua interpretazione biascicata, lontanissima dal bel canto. A fine anno l’album “Bollicine” consacrerà il Blasco e il suo popolo, vendendo un milione di copie e aggiudicandosi il prestigioso Festivalbar.

Ma negli anni 80, nonostante alcuni attribuiscano l’episodio a una puntata del Festivalbar, secondo alcune autorevoli fonti (“Dizionario Completo della canzone italiana” a cura di Enrico Deregibus, ed. Giunti e “Enciclopedia del Rock Italiano”, ed. Arcana) fece la sua apparizione sul palco dell’Ariston anche un artista davvero sui generis, chiamato Faust’O. Un personaggio quasi alieno, che riuscì a mettere in scena durante la sua esibizione in play back del brano “Hotel Plaza” (in quegli anni era consentito) il gesto più punk dell’intera storia sanremese, con lui che si mise a mangiare candidamente una mela. Solo gli Aeroplanitaliani del geniale Alessio Bertallot, molti anni dopo, nel 92, fecero un gesto altrettanto ribelle, rimanere zitti per più di 10 secondi durante la loro canzone, intitolata appunto “ Zitti, zitti (Il silenzio è d’oro)”.

Eppure per Fausto Rossi, questo il vero nome di Faust’O, Sanremo rappresentò il classico “quarto d’ora di celebrità” caro a Andy Warhol, per poi tornare tra le pieghe del mondo alternativo, quando non proprio nel pieno anonimato. Ha continuato a fare dischi col suo vero nome, è attivo su Facebook ed è una persona ricca di umanità, artista sensibile e attento, ma la celebrità vera per lui non è mai arrivata.

Un forte impulso alle partecipazioni di artisti alternativi ci fu negli anni 90, con band emergenti del movimento legato al rock italiano che hanno cercato, tramite la vetrina del Festival, di sdoganarsi presso il grande pubblico, non sempre però con grandi risultati. Quasi in sequenza, gruppi celebri nel circuito alternativo o comunque rock come i Bluvertigo, i Negrita e i Timoria calcarono l’Ariston, trovando però più delusioni che altro, e non spostando di una virgola il loro percorso, limitando l’esperienza di Sanremo a una semplice tappa verso una crescente carriera. In particolare i Negrita portarono un brano debole, tra i peggiori del loro repertorio, ma ciò non impedì, al di là di una posizione nelle retrovie, a Pau e compagni di proseguire alla grande il loro cammino, fino a divenire uno dei pilastri del rinascente rock nostrano.

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Nel 96 però per pochissimo non accade qualcosa di inaudito, di inconsueto, quanto meno di anomalo. Uno dei gruppi demenziali per eccellenza, noto sotto la sigla “Elio e le storie tese” finì addirittura per insidiare i vincitori Ron e Tosca, piazzandosi secondo, tra l’altro con annesse polemiche. Elio letteralmente sbancò, passando da artista seguitissimo ma pur sempre di culto a dominatore delle classifiche e delle radio. La sua “Terra dei cachi”, specchio fedele in chiave ironica del nostro Paese, è divenuta negli anni un vero e proprio classico sanremese (e come ben sapete, quest’anno, a distanza di 17 anni, hanno replicato il secondo posto di allora con la scoppiettante e geniale “La canzone mononota”).

Un’altra band che beneficiò non poco della kermesse ligure per ampliare il proprio pubblico e fare il cosiddetto salto tra i grandi è certamente quella dei Subsonica, la cui “Tutti i miei sbagli”, pur non discostandosi dal sound elettronico caro al gruppo torinese, fece breccia sin da subito presso una platea generalista. Il successivo album entrò direttamente al primo posto delle classifiche di vendite, confermando la band di Samuel e Max Casacci come una delle migliori della loro epoca.

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Nel 2005 tra i giovani fece scandalo l’esclusione nella prima serata sanremese di un giovane gruppo salentino, i Negramaro. Guidati dal talentuoso Giuliano Sangiorgi, diventato successivamente uno dei più ricercati songwriters italiani (ha scritto tra gli altri per Mina e Malika Ayane, contribuendo all’affermazione di quest’ultima), il gruppo esplose subito, vendendo centinaia di migliaia di copie dell’album “Mentre tutto scorre”, il cui titolo riprendeva quello del favoloso brano presentato a Sanremo Giovani.

Arriviamo così ai giorni nostri. Qualche anno fa si presentarono all’Ariston i La Crus, nonostante di fatto non esistessero più (infatti la dicitura ufficiale riportava Mauro Ermanno Giovanardi feat. La Crus). Giovanardi, noto ai più come Giò, era l’anima e il leader della band milanese che tentò più volte, in concomitanza con il loro miglior periodo discografico, di accedere a Sanremo, cercando in qualche modo una consacrazione del suo gruppo, il cui genere, un mix di classicismo e contemporaneità, in effetti non avrebbe sfigurato al cospetto di artisti più navigati.

E’ stata la volta infine delle top band alternative italiane, dei gruppi rock per eccellenza emersi in Italia negli ultimi 20 anni (tanto che i loro dischi, rispettivamente “Hai paura del buio?” e “Catartica” sono risultati i più votati in assoluti degli ultimi 20 anni in un sondaggio organizzato dal portale Rockit).

Sto parlando degli Afterhours di Manuel Agnelli e dei Marlene Kuntz di Cristiano Godano. Le loro apparizioni sanremesi con brani ben congeniati come “Il paese è reale” e “Canzone per un figlio” tuttavia poco o nulla hanno aggiunto alla carriera di entrambi e Sanremo è divenuto quindi una specie di suggello di una carriera spesa con onore nel circuito underground.

marte

La stessa cosa a mio avviso si ripeterà per i Marta sui Tubi e gli Almamegretta, le ultime due band prese in esame per questo dossier. Le loro recenti partecipazioni sono state tutto sommate positive e dignitose – diciamo che come sempre mi accade con artisti che sento affini, mi sono pure emozionato nel vederli su quel palco – ma credo che non serviranno da volano per fare il classico “botto” in classifica (posto che i dischi ormai quasi non si vendono più). Come ho scritto in un recente post dedicato al Festival, il rischio che possono correre è semmai il contrario, cioè che siano d’ora in poi guardati con sospetto da quello stesso pubblico “indie” che ne ha da anni decretato un piccolo successo. Ma stiamo comunque parlando di due gruppi saldi, maturi e che hanno i mezzi per “difendersi” da eventuali accuse di essersi in qualche modo “venduti”. Direi che proprio saremmo fuori strada, visto che hanno presentato dei bei brani, in linea con il loro particolare repertorio.

Marco Mengoni vince Sanremo 2013. Ecco il mio pagellone definitivo sul Festival

E’ finito Sanremo e con esso tutto il carico di aspettative, previsioni e polemiche che puntualmente si porta dietro. Per me, come ogni anno, si tratta di una sorta di “full immersion” positiva tra le pieghe del Festival, perché  – pur provenendo da tutt’altri ascolti e chi mi conosce lo sa benissimo – mi piace Sanremo. Non devo giustificarmi ogni volta: Sanremo è patrimonio del nostro Paese, uno specchio fedele dei tempi che cambiano, un retaggio storico- culturale invidiato nel mondo ma mai esportato fedelmente. Da nessuna parte ci sta una gara tra Big con canzoni inedite.

Mi piace la musica rock, pop, folk, jazz, soul, la storia della musica ma un occhio di riguardo ce l’ho sempre avuto anche per la musica italica, non solo quella alternativa.

Diverso è il discorso di chi perde tempo a guardare il Festival, per poi demolirlo, specie ora che esistono i social network. Ma il peggio è che queste considerazioni arrivano – non sempre, per carità, da quegli stessi artisti “alternativi” che da una vita magari inseguono questo prestigioso palco. Ne ho conosciuti e intervistati parecchi nel corso degli anni e vi assicuro che (quasi) tutti, dopo aver guadagnato la stima e la credibilità artistica da parte della critica, si auspicano di calcare l’Ariston da protagonista e di farsi conoscere – ebbene sì, alla faccia degli inutili snobismi – anche dalla casalinga di Voghera o da coloro che seguono “La vita in diretta”.

Apro un ultimo capitolo, quello riguardante le lamentele degli “esclusi”, puntualmente reclamizzati e sponsorizzati, specie dalla rete rivale, quella privata.

A parte che ho visto Nesli a Verissimo, il quale (per onor di cronaca) non ha certo polemizzato, ma ha soltanto ribadito il suo rammarico, in quanto il suo nome da settimane campeggiava tra i partecipanti al Festival e poi non se n’è fatta nulla, senza spiegazione, così ha detto lui.

Meglio ancora Mario Biondi, che non ha rilasciato alcuna dichiarazione anti- Festival e la sua esclusione sì che avrebbe gridato vendetta, visto lo spessore (anche) internazionale del Nostro. Ma la Oxa che ha addirittura sparato a zero contro i Marta sui Tubi, lei stessa che due anni fa li avrebbe chiamati sul palco del Festival a duettare nella serata apposita, non foss’altro che fu eliminata prima. E adesso che loro, dopo anni e anni di gavetta, ce l’hanno fatta a ottenere questa soddisfazione, tu li denigri pubblicamente? Ma vergognati! I Marta ieri hanno da gentiluomini glissato sull’argomento, quasi increduli comunque e si sono rifatti con gli interessi, duettando con la Ruggiero, lei sì una vera “signora”  della musica italiana. Antonella ha raccontato un bell’aneddoto al riguardo, dicendo che aveva conosciuto il gruppo tramite il figlio adolescente che li ascolta da anni a manetta in camera sua. La Ruggiero non è nuova ad aprirsi verso mondi musicali differenti dal suo, vi ricordate l’album di duetti con i migliori esponenti della musica rock italiana? Aveva contribuito notevolmente a far conoscere, tra gli altri, Subsonica o Scisma. Gli artisti come lei sono davvero grandi.

Tornando sulla questione e chiudendola, resta il fatto che se arrivano sul tavolo di Pagani e Fazio circa cento canzoni da valutare e ne devono passare solo 14, è normale – e matematico – che siano di più gli scontenti.

Veniamo dunque a una sintesi, a dei giudizi finali su Sanremo 2013. Ottimi Fazio e Littizzetto, su di loro non mi voglio più ripetere.

La gara, che ieri a onor del vero, non ho visto, se non da tarda serata, ormai aveva già delineato un probabile quadro dei vincitori e sperare in folli rimonte era pressoché utopistico. Ce l’hanno quasi fatta, in ogni caso, i soliti Elii, sospinti a mille dalla giuria di qualità, che ha assegnato loro addirittura due premi. Su quello per il miglior arrangiamento nulla da eccepire, la forza della canzone sta quasi tutta lì, ma su quello della Critica non mi trovo d’accordo. Il testo dice poco o nulla, mi sa di colossale presa in giro, ironica e sarcastica, come loro sanno fare egregiamente da decenni, ma niente a che spartire con la “presa di coscienza” della fortunata “terra dei cachi”. Insomma, a mio avviso, meritavano maggiormente questo premio i due cantautori Silvestri e Cristicchi.

Vince Mengoni e i bene informati mi dicono che in pratica la distanza sua dagli altri era già difficilmente colmabile dalla primissima votazione, quando giunse primo in classifica provvisoria davanti a Modà.

Io avrei preferito vedere e valutare la classifica completa, al momento in cui scrivo non ve n’è traccia in organi ufficiali e allora mi limito a dare delle considerazioni generali sulle performance e la resa globale.

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MARCO MENGONI 6,5 – ma sì, che vittoria sia. Sembrava fosse in crisi profonda prima del Festival, ma a quanto pare ha davvero uno stuolo di fan incrollabile, uno zoccolo duro di sostenitori che l’hanno sospinto in altissimo. Viene premiato un Mengoni molto diverso da quello del “Re Matto” (so che non è il titolo esatto del brano in gara nel 2010 ma ormai l’ho sigillato nella memoria come tale): più maturo, elegante e consapevole, ma anche meno sorprendente. Di fatto vince un prodotto dei talent con il pezzo più sanremese del lotto, ma a me non convince più di tanto. Ha un testo interessante ma un andamento sin troppo lento, mi arriva poco.

ELIO E LE STORIE TESE 7 – la mia ragazza rimane basita ogni volta che li ascolta o li vede, ma loro da 30 anni ormai sono abituati a stupirci. Niente di rivoluzionario però stavolta, in fondo si tratta di un (piacevole) divertissement, ma non occorre per forza gridare al miracolo. Complimenti vivissimi per il trucco di ieri, com’erano ciccioni!

MODA’ 6,5 – hanno fatto il loro e una vittoria non sarebbe stata scandalosa. In rete girano cattiverie assurde sul gruppo e in particolare su Kekko. Ma se solo lo si conoscesse, almeno in parte, si capirebbe perfettamente che Francesco Silvestre non ha – e non ha mai avuto – nessuna velleità artistica, se non quella di scrivere canzoni ad ampio respiro, prevalentemente d’amore. Lo fa senza “vergogna”, sa di piacere in particolare alle ragazzine e alle famose “casalinghe” ma queste hanno pari dignità di chi ascolta musica “alta”. Dicono che voglia diventare come Facchinetti dei Pooh ma la cosa è molto probabile. Intanto però somigliano di più a Toto Cutugno, eterni secondi.

ANNALISA 7 – voleva smerciarsi dal fenomeno “Amici” e ottenere maggiore credibilità artistica: missione compiuta. La Scarrone vista sul palco poco o nulla ha a che spartire con altre illustre cantanti uscite dai talent. Non sarà mai una trascinatrice di folle ma è in grado comunque di ammaliare.

CHIARA 5,5 – passare dal quasi anonimato al Festival in due mesi non è cosa da tutti. Chiara Galiazzo è brava e mi sta pure simpatica, la sua parlata mi ricorda fortemente la mia terra. Non aveva la canzone adatta… sarà che sono in una fase in cui sto prendendo fortemente le distanze dal “fenomeno” Baustelle, ma ho trovato il testo poco in linea con la sua personalità, troppo impersonale e pieno delle solite metafore allusive di Bianconi che ormai mi dicono poco o nulla. Non sono sicuro del futuro artistico di Chiara… mi sembra sin troppo ingenua e “vera”, temo possa farsi triturare dal sistema discografico attuale, che spreme e distrugge, come anche porta in alto all’improvviso.

RAPHAEL GUALAZZI 7,5 – ottimo, niente da dire. Nonostante la goffaggine e la timidezza, dietro un pianoforte si trasforma e fa emergere tutta la sua personalità. Non vedo l’ora di vederlo dal vivo nella mia Verona, confidando in un impianto musicale adeguato alle produzioni su disco. Magari avesse anche live un trombettista d’eccezione come il grande Bosso, visto a Sanremo.

SIMONA MOLINARI 5,5 – superato lo shock iniziale, ho provato a concentrarmi sulla canzone ma il mio giudizio sostanzialmente non cambia. Ha voluto anteporre la fisicità, le moine, il gigioneggiare alla sostanza e spiace constatarlo in una ragazza dotata di indubbio talento. Però, da possibile erede di Mina si è trasformata in una pin up che ancheggia su suoni sin troppo swinganti. Parziale delusione, a mio avviso.

MARIA NAZIONALE 6– amo la musica folk, popolare, di molte regioni d’Italia. Mi sono fatto scorpacciate di brani e dischi in dialetto, amando gruppi come Modena City Ramblers, Nidi d’Arac, Agricantus, quelli delle Posse, gli stessi Almamegretta, senza dimenticare artisti minori pugliesi fattimi conoscere dalla mia fidanzata, originaria del Gargano. Ma con Maria Nazionale siamo su territori diversi dal folk di recupero. Siamo in zona Merola/Murolo/il primo D’Alessio e qui mi sento molto distante, trovando questi artisti sin troppo localizzati. Che la Nazionale canti bene e stia divinamente sul palco non ci piove, e il fatto che abbia avuto una vita difficile, non solo professionale, mi fa propendere per valorizzarla. Però questi non sono i dischi che ascolterei al termine di una competizione, molto meglio quando fece da nobile spalla al grande Nino d’Angelo, 3 anni fa.

DANIELE SILVESTRI 8 – ammiro da sempre l’artista e l’uomo. Grande cantautore, quasi unico nel suo essere dicotomico in fase di scrittura e composizione. Meritava a mio avviso il Premio della Critica, il testo era davvero bello, in linea con le sue migliori produzioni.

SIMONE CRISTICCHI 7 – ok, il brano non aveva il funambolismo della precedente canzone presentata a Sanremo nel 2010, quella in cui nominava la Carlà, e ovviamente non possedeva il pathos di quella “Ti regalerò una rosa” che stregò tutti sin dal primo ascolto, vincendo poi a mani basse il Festival, eppure mi è piaciuto tantissimo anche quest’anno. Tema non convenzionale, così come tutto il testo, incastonato in una musica minimale ma efficace. Talento che non può sfiorire o riemergere solo in occasione di Sanremo.

MAX GAZZE’ 7– non si è discostato dal suo stile, anche se l’ha impregnato, colorato di suoni balcanici. Max è simpatico, umile, non se la tira per niente e coniuga intellettualismi e brani alla portata di tutti, quasi favolistici. Non ha fatto eccezione con quelli presentati quest’anno, entrambi meritevoli.

MALIKA AYANE 5 – la vera delusione del Festival di Sanremo 2013, ma non solo per essere rimasta fuori dal podio. Ha proprio portato una canzone tra le meno ispirate del suo ricco repertorio. Riascoltando in questi giorni l’esclusa “Niente” mi rendo conto che quel brano contenesse grandi potenzialità e un’intensità che la prescelta “E se poi” non possiede minimamente. Brano troppo insipido, senza guizzi, senza un’efficace melodia. Delusione.

MARTA SUI TUBI 6 – sei di incoraggiamento, li seguo da sempre e secondo me alcuni loro brani sono tra i migliori del decennio in ambito rock.. ma su questo palco mi sono sembrati da subito fuori posto, come i Marlene Kuntz (gruppo che adoro) 12 mesi fa. Gulino in particolare ha voluto strafare, urlando troppo, o forse era solamente troppo emozionato… e poi quante volta ha dovuto rispondere alla domanda sul nome! Ogni volta bravi a cambiare versione, come fanno da anni tra l’altro. Ritorneranno con maggiore consapevolezza nel loro mondo “indie” ma l’idea è che dopo Sanremo nulla sarà più come prima: lo testimoniano casi come quelli dei Bluvertigo, dei Subsonica, degli Afterhours o degli stessi Marlene. Sanremo può rappresentare una svolta, pensiamo appunto ai Subsonica ma anche cambiare la percezione che i fans integerrimi hanno su di te, col rischio che si possa perdere l’integrità artistica maturata in anni e anni di gavetta nella scena underground. Mi auguro che ai Marta non succeda e che siano sufficientemente maturi per non cadere in queste fuorvianti trappole.

ALMAMEGRETTA 6,5 – sono stato molto felice nel rivedere Raiz di nuovo assieme al gruppo, dopo che aveva provato un’improbabile carriera solista. Insieme sono perfetti, gli Alma non hanno senso senza di lui e l’intesa, la passione che hanno sempre avuto in 20 anni di onorata carriera si è riversata tutta su quel prestigioso palco. Bravi.

Ok, mi direte, i voti sono bassini (facevo così anche da insegnante!) ma d’altronde il massimo lo dò solo alle eccellenze e, purtroppo, in questa edizione, comunque riuscita a livello generale, di brani che si elevavano dalla media non ne ho ascoltati. Dubito che resteranno nella storia di Sanremo, ma apprezzo il grande sforzo dello staff nell’allestire un cast di indubbia qualità artistica. Poi sono mancate le canzoni da canticchiare, da fischiettare, bisognerebbe trovare un giusto equilibrio nelle scelte, ma non sempre è missione facile.

Primi risultati al Festival… considerazioni sulla classifica provvisoria

Ieri era San Valentino e sinceramente avrei voluto festeggiare come tutti gli innamorati, visto che sto benissimo con la mia fidanzata e siamo prossimi alle nozze… tuttavia, l’onda lunga dell’influenza mi costringe ancora a casa per qualche giorno e così, giocoforza, ho dovuto rimandare la mia serata romantica.

Questo mi ha permesso di assistere anche ieri alla serata festivaliera, quella che ha emesso i primi (parziali) verdetti e ha consolidato sempre di più la formula faziana.

Piccoli appunti sparsi: mi è parsa una puntata riuscita, con ottimi interventi della Littizzetto (specie quello contro la violenza sulla donne, quando ha cambiato improvvisamente registro, passando dal leggero al drammatico, prendendosi gli elogi pubblici dell’amico conduttore), la tranquillità che emanano Fazio e la stessa Luciana, ospiti stranieri in linea con la scelta “alta” di quest’anno (anche se ieri Anthony ha spiazzato Fazio col suo lungo discorso…) e la gradita esperienza di Roberto Baggio, visibilmente emozionato e “vero”: per fare un parallelo calcistico con un altro ospite di qualche anno, mi è piaciuto infinitamente di più rispetto al Cassano visto in precedenza.

elio

Poi le canzoni, ormai assimilate, ma con il rimpianto che magari fossero meglio quelle eliminate, almeno per qualche artista in gara, come vedremo nel dettaglio.

Inizio dai giovani, visto che ieri si è completato il quadro dei 4 finalisti. Beh, innanzitutto mi preme dire una cosa: da un paio di settimane su Sky c’è un canale interattivo sulla storia del Festival, dove ininterrottamente trasmettono varie canzoni tratte da tutte le edizioni di Sanremo in ordine sparso. Da ieri hanno inserito anche i pezzi in gara quest’anno ma il problema è che avevo quindi sentito “in anteprima” il bel brano di Antonio Maggio. Quest’anno, a differenza delle discutibili scelte degli anni passati, anche i brani dei giovani dovevano essere assolutamente inedite e perciò immagino che Sky, inconsciamente, abbia fatto un’enorme gaffe, nel trasmettere un brano inedito subito dopo quello di Rubino.

Chiusa parentesi… anche ieri almeno 3 dei 4 semifinalisti erano piuttosto “noti”. A partire da Andrea Nardinocchi che, insieme al già eliminato Cilembrini, costituiva l’elemento di maggior interesse, almeno per certa critica alternativa.

L’impressione è che sia ancora estremamente acerbo per quel palco, con una canzone dal testo banale e poco ficcante a livello musicale, con un’elettronica appena accennata. Insomma, eliminazione giusta a mio avviso.

Anche Paolo Simoni non è un emerito sconosciuto, anzi, frequenta da anni il Club Tenco, essendo considerato tra i migliori giovani cantautori su piazza. Solitamente propone brani in chiave jazz, ieri si è limitato a una (pur bella) ballata pianistica. Per lui, che aveva duettato di recente con Lucio Dalla (è uscito anche un videoclip dove si vede per l’ultima volta il grande Lucio), arriva un’inaspettata eliminazione. Da “artista” sensibile e impegnato nel sociale, si concede una chicca: attaccare al microfono un messaggino di speranza ai giovani.

Passano il turno una impersonale Ilaria Porceddu, che avevo assolutamente rimosso come partecipante della prima edizione di X Factor, quella con Giusy Ferreri e vinta dagli Aram Quartet e un più convincente Antonio Maggio. Il cantautore salentino, ex Aram Quartet, ha proposto un brano vagamente retrò (a quanto pare vanno di moda quest’anno), solare e immediato. Secondo me può ambire alla vittoria, e sinceramente mi farebbe piacere per lui, visto che ha una bellissima voce ed è riuscito ad arrivare a Sanremo da solo, senza scorciatoie, resettando il suo passato col gruppo.

Veniamo ai big e alla classifica che, da tradizione, richiama “proteste” e scontenti. A me la formula piace, erano anni che tra ripescati e classifiche solo dal terzo al primo, si cercava di accontentare tutti, come se da un brutto piazzamento dipendesse una carriera intera. E invece, come sapete benissimo, casi come quelli di Vasco, Zucchero o i Subsonica insegnano.

C’è da dire che per l’edizione 2013 entra in scena la giuria di qualità, un po’ bistrattata nelle ultime edizioni, in favore del televoto sovrano. Ieri si è tenuto conto solo del televoto, che però andrà a incidere per un 25% sul totale… tradotto, le classifiche possono essere – non dico stravolte – ma sicuramente modificate.

Scontate le ultime due posizioni, appannaggio dei gruppi alternativi Almamegretta e Marta sui Tubi. Mi spiace per i primi, che hanno portato una bella canzone, mentre i Marta hanno osato poco. Conoscendo – e apprezzando – il loro repertorio, ritenevo più in linea col loro percorso la canzone “Dispari”, quella scartata. La prima sorpresa in negativo è il 12esimo posto di Malika Ayane. Apriti cielo, la favorita della critica! Giù fischi, come in occasione del 2010, quando però in effetti vinse Valerio Scanu e non la sua stupenda “Ricomincio da qui”. Invece il brano proposto quest’anno non possiede la stessa forza, la medesima carica emotiva. E’ una canzone pop, senza pretese, sarebbe stato molto meglio la scartata “Niente”.

Ancora più stupore me lo hanno destato i modesti piazzamenti di Cristicchi e Silvestri, due cantautori tra i migliori della loro generazione. Il brano di Simone mi piace tantissimo: ha un testo originale, particolare, la melodia (per i maligni troppo somigliante proprio a “Le cose in comune” di Daniele Silvestri) è accattivante, l’arrangiamento riuscito, con un bell’inserto di fisarmonica.

La canzone di Silvestri è bellissima, punto! Almeno il premio della Critica spero possa essere suo.

Elio e le Storie Tese si piazzano a metà del guado, ma a mio avviso hanno fatto il loro, presentando un brano spiazzante, divertente, irriverente… pensare di replicare l’exploit storico del 96 quando arrivarono a insidiare pericolosamente il primo posto sarebbe un’utopia.

E così nei primi posti si piazzano molti tra i provenienti dai talent. Ma sinceramente Fazio e Pagani hanno strutturato un cast eterogeneo, era onestamente impossibile (oltre che ingiusto) boicottare gli artisti provenienti da Amici o X Factor, e non solo per una mera questione di audience, ma proprio perchè, guardando le classifiche, è innegabile che siano questi recenti protagonisti a dominare le classifiche, insieme a mostri sacri quali Vasco, Liga, Antonacci, Jovanotti, Pausini, gente che non parteciperà mai più a Sanremo.

In ogni caso, mi stride il quarto posto di Chiara Galiazzo… a mio avviso il brano non è nelle sue corde e qui l’effetto tv ha avuto un gran merito nel piazzamento. Annalisa è sul podio, meritatamente a mio avviso, mentre credevo che i Modà fossero, per il momento, primi. Invece la palma d’oro provvisoriamente va a Marco Mengoni, il quale si sa essere amatissimo dal pubblico. La sua è la canzone più sanremese fra tutte quelle proposte, ha una melodia semplice e un testo che arriva ma a me ha lasciato più o meno indifferente.

Le vere sorprese sono rappresentate da due signore che rappresentano al meglio l’eleganza e la femminilità, seppur siano diversissime fra loro: Simona Molinari e Maria Nazionale, piazzate rispettivamente sesta e settima, sono a questo punto delle outsiders, così come il raffinato Raphael Gualazzi, giunto quinto. Io preferivo il suo brano scartato ma ammetto che anche “Sai (ci basta un sogno)” è molto intensa e profonda.

Ci rivediamo a questo punto domenica con il bilancio finale della manifestazione, ma prevedo qualche stravolgimento nella classifica e un po’ di sana polemica… ma d’altronde quando ci sono di mezzo graduatorie e risultati è sempre così. Lunga vita al Festival

Primo piccolo bilancio sul Festival di Sanremo: una gara in tono minore.

Premesso che – almeno per la prima parte – ho fatto zapping assiduo con la partita di Champions tra Celtic e Juventus e, soprattutto, premesso che solitamente per giudicare bene le canzoni mi ci vogliono più ascolti, magari sentendoli alla radio, provo a tracciare un primo parziale bilancio della serata sanremese, la prima targata Fazio – Littizzetto, tornati in sella dopo i fasti del decennio scorso.

Ammetto che nutrivo delle perplessità sulla formula del doppio brano per ogni cantante in gara, non tanto per le canzoni in sè (in fondo è sempre piacevole ascoltare dei brani inediti) ma proprio per il fatto che già è difficile assimilare in poco tempo un brano, figuriamoci due eseguiti a distanza di un minuto uno dall’altro. Insomma, formula a mio avviso da bocciare, anche perchè onestamente la suspence sul risultato è pari a zero, con gli artisti che non gliene frega una mazza di quale loro brano si aggiudicherà la finale. A primo ascolto mi sembra però che gli artisti in gara – almeno quelli ascoltati ieri sera – abbiano gettato al vento un’occasione: quella di mostrare la loro versatilità, anche se confido in Malika che ha dichiarato che mostrerà le sue due facce con i rispettivi brani in gara.

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Allora, iniziamo col dire che a mio avviso la peggiore è stata, duole dirlo, visto l’indubbio talento, Simona Molinari. Le avvisaglie negative c’erano state un paio di estati fa con l’agghiacciante “Forse”, ieri sera la performance non mi è piaciuta e,anzi, concordo con alcuni a cui la bella Simona ha ricordato la Cortellesi in una delle sue riuscite parodie. Un conto è l’elegante swing pop degli esordi, un altro queste insipide canzoncine banali presentate ieri in sequenza.

Non male Gualazzi, col primo brano più in linea con certe atmosfere “contiane” a lui care e il secondo più lineare, premiato dal televoto. Cantautore, compositore e pianista di indubbio valore, anche se continuo a pensare che si esprima meglio in lingua inglese, per la musica che propone.

Vado in ordine sparso… da sempre ascolto i Marta sui Tubi e ogni anno che un artista alternativo sale sul palco sono piuttosto emozionato, perchè mi sento molto affine a questo mondo. Tuttavia, come già successo nel recente passato con eroi come Afterhours o Marlene Kuntz, mi sembra che siano – come dire – fuori posto! Un riconoscimento magari ufficiale del percorso fatto ma sostanzialmente un’esibizione inutile, visto che c’azzeccano ben poco con i canoni della melodia e del bel canto (ieri Gulino, che pure apprezzo molto, ha più volte steccato, credo per via dell’emozione). In ogni caso, complimenti ai ragazzi, in particolare al grande Mattia Boschi, bassista e violoncellista, un grande musicista e una bravissima persona.

Ho apprezzato Maria Nazionale, già piaciuta in coppia con Nino d’Angelo nell’edizione di 3 anni fa. Bravissima interprete e ottima presenza scenica, resta il fatto che il suo canto sia pulito ma sin troppo localizzato ai fini di un qualche piazzamento importante. Ottimo  soprattutto il brano per lei scritto dal valido Enzo Gragnaniello.

Alla resa dei conti il più “sanremese” di tutti mi è parso il giovane Marco Mengoni che, a differenza del 2010 quando presentò un brano ficcante ed efficace, stavolta non ha proprio voluto rischiare. Scarso il pezzo scritto dalla Nannini e Pacifico, si sono sprecati!

Mi è piaciuto Silvestri ma non è una novità: magari non si piazzerà nei primi tre ma i suoi due brani (molto meglio il primo, pianistico e originale rispetto all’altro, sullo stile che richiamava i suoi brani più spensierati tipo “Salirò” o “La Paranza”, senza possederne il medesimo appeal) mi sono parsi sopra la media, tra tutti quelli sentiti ieri.

Un po’ deludente Chiara, recente vincitrice di X Factor. Nonostante il pool di autori messi in moto per alimentarne il fenomeno (i suoi brani sono stati scritti dal “signor Tiromancino” e dal “signor Baustelle”) i brani sono parsi noiosi, privi di mordente, in particolare il secondo, scritto da Bianconi (che in passato egregiamente aveva prestato brani alla Grandi) davvero non faceva per lei: troppo visionario e inadatto, si ricorda solo per il bell’arrangiamento di violino.

Avesse portato un brano più melodico, sullo stile del singolo che la sta facendo conoscere (“Due respiri”) allora sì che avrebbe fatto un successone, invece ha puntato sulla presunta qualità, perdendone in immediatezza.

Per carità, ripeto, i brani li devo ascoltare più volte per apprezzarli, ma facendo un piccolo raffronto con la passata edizione, mi sembra che già emergessero con forza alcune perle, come quelle di Arisa, Emma, Dolcenera, Renga, Bersani, Noemi.

Mi fermo qui, evitando di dire altre cose… va beh, un sassolino me lo tolgo. Gli italiani sono sempre contraddittori e spesso paradossali: quando in gara ci stanno i vecchi come Al Bano, Cutugno ecc, tutti a lamentarsi che i cantanti sono sempre quelli; per una volta che mancano occorre invitarli per forza e dedicare loro uno spazio misurato. Ma cavolo? La vedete la tv? Questi sono in tutte le trasmissioni, almeno qui lasciate spazio agli altri.

Su Crozza che dire? Due parole… nessuno mette in dubbio che sia uno dei migliori comici su piazza, ma ieri ha deluso, finendo anche lui col fare la parodia “buona” e “simpatica” del Berlusca e facendo passare per sfigato il povero Bersani. Ok, tutti (chi volutamente, chi inconsciamente, ma è pure peggio) tirano acqua al mulino di Silvio… si vede che gli italiani ancora non sono stufi di lui e si fidano così ciecamente che lo rivoteranno anche stavolta. Chiusa parentesi politica, per carità… domani scriverò solo sul Festival, sperando che Modà, Annalisa (la mia favorita) o gli Almamegretta (antichi eroi alternativi) mi regalino qualche soddisfazione in più

Sanremo 2013: finalmente il cast ufficiale dei Big in gara. Fazio ha mantenuto le promesse, si preannuncia un buon Festival

Chi mi segue da tempo o solitamente mi legge qui, ormai ha capito che mi piace ascoltare, parlare e discutere spesso e volentieri di musica “alternativa” nella più ampia accezione del termine, senza scomodare per forza di cose il cosiddetto genere “indie” che poi, a dirla tutta, è stato erroneamente codificato come tale, visto che dovrebbe far accomunare gli artisti più che altro per istanze attitudinali più che musicali in senso stretto.

fazio

Però, c’è un però… e si chiama “Festival di Sanremo”! Sì, perchè nonostante tutto, ascolto il Festival da sempre, da quando ero bambino e volente o nolente ha rappresentato un punto fermo nella mia crescita, anche se mi piace discuterne in senso critico, nel limite del possibile, evitando di farmi travolgere dalle cose che c’entrano ben poco con la performance, il che è ogni anno più difficile, visto che l’attenzione sembra spostarsi sempre più su farfalle tatuate e celentanismi.

Mi fidavo di Fazio e del suo entourage, memore delle sue precedenti edizioni, quando seppe raccogliere alcuni tra i migliori esponenti della scena italiana, per qualità della proposta.

Tra gli esclusi non rimpiango di certo le moltitudini di artistucoli usciti dai talent negli anni – anche se mi spiace sempre generalizzare e, insomma, occorre fare delle distinzioni tra una Giusy Ferreri, una Noemi e un, per dire, Valerio Scanu o Tony Maiello, con tutto il rispetto; dicevo, nessun rimpianto per costoro, un po’ invece lo riservo per quel talento vocale assoluto che risponde al nome di Mario Biondi, attualmente in heavy rotation col duetto con i Pooh.

Oggi è uscito l’elenco ufficiale dei Big per il 2013 e allora rompiamo gli indugi e analizziamo la lista. Solitamente cerco di rimanere obiettivo, o dare una connotazione giornalistica al tutto ma concedetemi, a mente calda, dei giudizi che possono esulare da criteri di oggettività. Forse perchè appunto lo guardavo già insieme a mia nonna, forse perchè a 8 anni tifavo per Luis Miguel, forse perchè ci sono passati mostri sacri della musica tout court, specie nel decennio dei sessanta, forse perchè nei 90 sono emersi autentici puledri di razza (la Consoli, Giorgia, la Pausini, il Grigna ecc), forse perchè alla fine rappresenta uno spaccato dei cambiamenti di costume della nostra società tutta, forse perchè sono arrivati ultimi Vasco, Zucchero e i Negrita, a testimonianza di quanto la giuria sia “aperta”, forse semplicemente perchè Sanremo è Sanremo, come dice il ritornello di una sigla rimasta nel cuore, questo post sarà scritto più “di pancia” che altro, ma va bene così…

– RAPHAEL GUALAZZI felicissimo per il suo ritorno, a due anni dalla meritatissima (e scontata) vittoria in un’edizione Giovani in tono minore. Dopo aver consumato di ascolti il suo album “Reality and Fantasy” mi aspetto un forte contributo di raffinatezza da parte sua

– ALMAMEGRETTA beh, che dire??? Li ho amati alla grande negli anni ’90 quando, guidati dalla splendida e calda voce di Raiz, si issarono in cima alle classifiche generaliste mischiando tradizioni folk e moderno elettronico trip hop. Ritornano e destano curiosità, specie per il fatto che sono il classico gruppo “anti-Sanremese”, nonostante proprio Raiz abbia tentato, con scarsa fortuna, di cimentarsi nelle vesti insolite di cantore italico dalle atmosfere leggere.

– ELIO E LE STORIE TESE nome garanzia, confidando sul fatto che Elio abbandoni le velleità di conduttore/vocal coach/trainer per tornare al suo ruolo principale nel migliore dei modi, credo sia altresì molto improbabile che tirino fuori dal cassetto un brano migliore rispetto alla celeberrima “terra dei cachi” di antica memoria. Ma resto fiducioso su questi ragazzacci virtuosi.

– MALIKA AYANE è nata praticamente qui, nonostante fosse giunta ai primi successi con le canzoncine in inglese. Ormai tra le top italiane, vanta una voce da brividi che le consente di tirar fuori sempre il meglio, anche da pezzi meno riusciti: la classe non è acqua, credo possa essere sin da ora tra le favorite del pubblico

– DANIELE SILVESTRI quasi “scontata” la sua presenza festivaliera quest’anno ma con Daniele, che ebbi modo di intervistare svariati anni fa, dopo tappa a Cerea, si va sul sicuro, sia che proponga sonorità spensierate (“La Paranza” e “Salirò”) sia che spinga il piede su temi sociali, spesso scottanti (“L’uomo col megafono”, con cui si impose su questo palco nel ’95 e la spettrale “Aria”)

– MODA’ unica concessione fortemente “commerciale” dell’elenco, per aver convinto Fazio credo abbiano davvero in canna un grande pezzo, dalle sonorità ariose e potenti, sul loro stile. Puntano dritti alla vittoria, e non potrebbe essere altrimenti, visti gli innumerevoli successi mietuti negli ultimi 3 anni

– SIMONA MOLINARI con PETER CINCOTTI finalmente la Molinari su questo palco, verrebbe da dire, dopo i bagliori dell’edizione giovani 2009 (messa in ombra da un’autentica fucina di talenti emerse nella stessa edizione, dalla vincitrice Arisa, alla raffinata Malika, dalla suol singer Karima alle figlie d’arte Chiara Canzian e Irene Fornaciari). Qui in collaudata coppia con Cincotti, potrebbe essere una sorpresa candidata al Premio Mia Martini

– MARTA SUI TUBI come l’anno prima i Marlene Kuntz e prima ancora con gli Afterhours, i Subsonica o i Quintorigo, quest’anno annuncio in loro i miei favoriti, in quanto provengono dal mio “mondo di riferimento musicale”. Unici nel panorama rock italiano, di recente hanno duettato pure con Lucio Dalla, dopo che già simpaticamente lo avevano citato nella loro frizzante “Cristiana”. Mitici i ragazzi, originali, il minimo che mi viene per definirli

– SIMONE CRISTICCHI  ci sta eccome in un cast simile, visto il suo forte impatto in ambito sociale. Tuttavia Simone è da sempre un joker della musica italiana, capace spesso di ricorrere all’arma dell’ironia e del gioco per trattare tematiche spesso impegnative. Da seguire con attenzione

sanremoc

– ANNALISA trattasi della rossa di Amici, ma sarebbe davvero riduttivo, oltre che ingeneroso trattarla da “Emma” o “Alessandra Amoroso” di serie B, in quanto possiede certamente più pulizia formale nell’esecuzione, oltre che maggiore eleganza sul palco. Ottima voce, personalità ancora un po’ timida ma capace pure di inchiodare alla tv: è una che si fa ascoltare volentieri

– MAX GAZZE’ un altro dei miei favoriti, inutile girarci attorno. Ogni volta al Festival fa la sua onesta figura. Ricordo una bella intervista tanti anni fa, in coppia con l’amico fraterno Ricky, all’epoca proprio di un post Sanremo (quello de “Una musica può fare”), prima di un suo concerto al mitico Extravagario Teatro Tenda di Verona. Persona colta, squisita, umile.. un grande musicista.

– MARIA NAZIONALE in ambito “nazionale”è nota soprattutto per la sua partecipazione a Sanremo in coppia con il guru Nino D’Angelo nel 2010 (tra l’altro la canzone era davvero notevole), credo non si discosterà molto da quel registro, magari accentuando l’aspetto nazional popolare, meno incline al suono world music di quel pezzo-

– MARCO MENGONI gradito ritorno, uno di quei cantanti usciti da talent (in questo caso da X Factor) che vale la pena di ascoltare, sempre che smetta di voler emulare, in modo inconcludente, il mai dimenticato Jeff Buckley. Mengoni ha una voce bellissima e una personalità straripante, però a 24 anni deve ancora trovare la sua giusta dimensione e, soprattutto, deve cantare pezzi che lo rappresentano appieno, come appunto la “Re Matto” di un paio d’anni fa. Meno virtuosismi e più spazio alla sua vera anima e potrebbe risultare vincente anche in questo contesto

– CHIARA GALIAZZO come Nathalie due anni fa, approda qui direttamente da X Factor, nella quale si era da subito contraddistinta per la bella ugola e per i modi un po’ “da svampita” (in senso buono). Padovana, simpatica e talentuosa, resta tuttavia un’autentica scommessa a questi livelli: vedremo come affronterà un palco tanto prestigioso, capace di far tremare le gambe anche ad artisti molto navigati-

Comincia il conto alla rovescia! Che bella musica sia, e poche cazzate, please!

Prima puntata di Out of Time, il mio nuovo programma radio, venerdì 12 ottobre dalle 21 su Yastaradio

E’ ormai ufficiale la data di partenza di un mio nuovo programma radiofonico, di cui già vi avevo accennato in precedenza. “Out of Time” sbarcherà sulle frequenze di Yastaradio http://www.yastaradio.com/

VENERDI’ 12 OTTOBRE ALLE ORE 21 e vi terrà compagnia per un’ora e un quarto circa.

Di cosa tratteremo nel programma?

Beh, il titolo (sorta di omaggio a uno dei più celebri album dei REM) vuole contraddistinguersi proprio perchè “libero” da schemi, generi e epoche storiche. Passerò buona musica (quello mi sembra il minimo) di matrice italiana o estera, il tutto condito da temi che potranno variare, spaziando da argomenti prettamente musicali ad altri di più ampio respiro. Non svelerò propriamente le scalette delle puntate ma qualche anticipazione mi fa piacere darla…

La sigla di apertura è affidata agli Air, duo francese dalle musiche di grande atmosfera, con la loro “Playground Love” ma nella prima puntata avrete modo di ascoltare pure (cito in ordine sparso) i già citati REM, i nuovi fenomeni Kings of Leon, i Foo Fighters, Ben Harper, alcune perle dell’indie italiano, come Marta sui Tubi, Strueia e ripescaggi da un recente passato come gli inglesi Sundays, Mansun o Ash.

Ma anche molti altri, ripeto, è giusto un’anteprima di ciò che andrà in onda!

Inutile dire che sono molto emozionato al riguardo e che la musica da sempre mi accompagna. Fare radio mi fa stare bene, mi piace comunicare qualcosa di me tra le pieghe dei dischi, mi piace provare a far veicolare emozioni e suggestioni.

Quindi, per tutti coloro che vorranno seguirmi in questa splendida avventura, vi aspetto a braccia aperte e vi ripeto alcune coordinate.

OUT OF TIME andrà in onda tutti i venerdì fino al periodo imminente le festività natalizie DALLE 21 ALLE 22,15 su Yastaradio, in streaming gratuito e in REPLICA tutti i martedì dalle 15 alle 16,15.

contatti:

Potete contattarmi direttamente sul mio blog o inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica yastagianni@libero.it per qualunque cosa vogliate condividere: opinioni, consigli, richieste, critiche (si spera costruttive 🙂 ) e segnalazioni. E’ mio intento, come accaduto nella prima puntata dare spazio ogni settimana anche ad artisti emergenti, magari senza casa discografica alle spalle.. ovviamente quelli che riterrò in linea con la puntata.

A prestissimo allora… SI VOLA!!!

Marta sui Tubi e Nobraino, due grandi realtà indipendenti

Spendo con piacere un po' di tempo per dedicare un articolo a due dei gruppi che maggiormente mi stanno entusiasmando in questo periodo: i Marta sui Tubi e i Nobraino.

 

Non sono nè esordienti, nè sconosciuti ma credo che per il loro valore e la loro qualità, non se ne parli mai abbastanza.

 

I primi sono quelli più noti: nati come duo (!), solo una voce funambolica e una chitarra acustica altrettanto "pazza", si sono via via rafforzati da un punto di vista sonoro, fino all'attuale formazione a 5, che ha dato un ulteriore spessore alle trame, prima basate soprattutto sul forte impatto e sul furore dei due protagonisti.

 

La loro musica, album dopo album, si è quindi evoluta, raffinata, senza perdere un grammo della creatività e dell'originalità di brani come "Perchè non pesi niente". Prova ne è l'ultimo singolo, di cui sta girando un video particolarmente efficace, "Cristiana", nella quale il cantante Giovanni Gulino dà ulteriore prova delle sue tonalità, facendo volare le sue corde vocali.

La presenza della bellissima attrice Valentina Cesarini conferisce un tasso estetico elevato ad un insieme azzeccatissimo, con i 5 musicisti rinchiusi in uno spazio angusto come quello di un ascensore. Elementi nuovi, come accenni di reggae e una citazione "alta" come quella di "Com'è profondo il mare" di Lucio Dalla, rafforzano l'idea che siamo di fronte a un gruppo in continua crescita, consolidato dalle numerose date di una specie di “Neverending tour” in giro per la Penisola e l’Europa.

 


 
Non mancano giochi di parole e alchimie sonore particolari in tutto il disco. Una realtà indipendente tra le più pronte a fare il grande salto.

 

In un contesto simile ma diverso nell’arrangiamento si piazzano i Nobraino, multiforme gruppo se possibile ancora più indipendente ma sempre più conosciuto e apprezzato nel web.

 

Le canzoni che propongono hanno una profondità innata e il sapore dei classici. Sarà per il tono spesso solenne della voce che scomoda spesso paragoni con il maestro De Andrè (prima di sbellicarvi dalle risate andate ad ascoltarvi qualche pezzo come “La giacca di Ernesto” e poi fatemi sapere).

 

Anch’io all’inizio ero un po’ dubbioso nell’approcciarmi a loro, poi però diversi artisti indipendenti me li hanno segnalati e ho avuto voglia di ascoltarli con calma, scoprendo un mondo, fatto di suggestioni rock, folk, blues, pop, canzone d’autore, testi che spesso sono ritratti di persone marginali, a volte pazzi, a volte si tratta di episodi “piccoli” ma che assumono una grande forza interiore se narrati con enfasi da una voce potente, a tratti roca e suggestiva.

Una voce che può ricordare quella del mitico Alberto Morselli, mai dimenticato cantante dei primissimi Modena City Ramblers. Si chiama Lorenzo Kruger ed è destinato a far parlare di sé.

 

Ecco, questi sono i miei consigli per l’estate per tutti voi lettori!