Al via la Super League cinese con tanti illustri campioni a sposare (a suon di milioni di euro) la causa.

Da molti anni siamo abituati a vedere giocatori più o meno affermati decidere di lanciarsi in avventure esotiche, arrivati a un certo punto del loro percorso. Solitamente accade a fine carriera, e quasi sempre, a motivazioni personali, o alle cosiddette “scelte di vita”, vengono anteposti fattori prettamente economici.

Alludo ai campionati nazionali che si svolgono in Qatar, una delle mete più gettonate di questo millennio, e a quelli arabi; meno specie fanno quelle scelte che prediligono il massimo torneo americano, da sempre fascinoso agli occhi dei giocatori (sin dai tempi di Pelè, Cruijff, Chinaglia, per arrivare all’esodo di molti big odierni sul viale del tramonto, con rare eccezioni, tipo la fortunatissima esperienza che sta facendo il nostro rappresentante Sebastian Giovinco) o quelli russi e ucraini. Stati Uniti, Russia e Ucraina che in ogni caso possono vantare dei tornei ben strutturati, oltre che dalle ingenti risorse.

Tuttavia nessuno dei casi citati può trovare un paragone con quello che sta succedendo da quest’anno in Cina, dove pochi giorni fa è partita la nuova Super League. Una lega in grado di mettere sul piatto un volume di quasi 300 milioni pur di richiamare stelle conclamate del calcio mondiale, stavolta sì all’apice della carriera e non solo gente che debba al più svernare in una pensione dorata.

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Beh, che saranno dorate le pensioni di quei giocatori che hanno abbracciato la causa non stentiamo a crederlo, se pensiamo che un certo Ezequiel Lavezzi, a lungo nei sogni interisti nella recente sessione di mercato invernale, si è infine accordato col club dell’Hebei, tra l’altro neopromosso, per un ingaggio annuo da 15 milioni di euro. In questo club giocherà tra gli altri a fianco di validi interpreti come Mbia o l’ex laziale, cresciuto in Premier League, Kakuta.Soprattutto il Pocho si ritroverà spesso a duettare in attacco col velocissimo ivoriano Gervinho, appena prelevato dalla Roma e già in gol all’esordio nella vittoria esterna dell’Hebei, in occasione della gara inaugurale della Super League.

In Cina, al via quest’anno in campionato,  sono finiti a giocare tanti altri talenti nel pieno della carriera, più o meno riconosciuti a livello internazionale: dal ghanese Gyan Asamoah all’ex Chelsea Ramires, dai brasiliani Renato Augusto, Jo e Paulinho ai colombiani GuarinJackson Martinez, fino a quell’ Alex Texeira, nel mirino dei più prestigiosi club europei e assurto allo status di big del calcio mondiale. Per non parlare del parco allenatori, che include gente come Felipe Scolari, Sven Goran Eriksson, Dragan Stojkovic o Alberto Zaccheroni, a proseguire le fortunatissime esperienze di Marcello Lippi, soprattutto, e di Fabio Cannavaro poi. Fu proprio Lippi, con una squadra già in modo preminente rimpolpata di forze straniere (su tutti il brasiliano Elkeson, uno dei maggiori uomini mercato di questa ricchissima finestra) a portare a risultati mai visti la squadra del Guangzhou, sino alla vittoria storica della Champions League asiatica.

16 squadre che si daranno battaglia da qui alla fine di un campionato in cui non ci sono delle vere favorite, visto come appunto i valori delle rose sono stati in alcuni casi ribaltati rispetto alle gerarchie in vigore fino all’edizione del 2015. 

Sarà interessante capire se basterà questo clamoroso richiamo economico a far da volano per una zona del mondo in cui il calcio può da sempre vantare un grande numero di appassionati, ma mai capace di andare oltre i propri confini. E’ indubbio che un’ingente operazione di questo tipo possa giovare all’immagine del torneo, facendogli guadagnare interesse dai media, ma molto probabilmente il tutto andrà a scapito di una crescita del movimento interno, con i calciatori locali schiacciati dal peso di nomi così importanti.

La domanda è: sarà un fuoco di paglia o l’inizio di un periodo storico che vedrà sempre più crescere le quotazioni di questo campionato?

Riusciranno i vari Lavezzi, Texeira o Martinez a trainare i loro compagni cinesi, inducendoli a migliorarsi dal punto di vista prettamente tecnico? Di sicuro la determinazione e la costanza a quelle latitudini non mancano!

 

Il Bayern Monaco si aggiudica uno scontatissimo Mondiale per Club

E’ passata così in sordina questa rassegna del Mondiale per Club, altisonante definizione che vorrebbe, nelle intenzioni, fare da volano alle migliori rappresentative mondiali prese nei singoli continenti, che viene quasi difficile scriverne. Giusto a livello teorico, giacchè il mondo non si limita a Europa e SudAmerica, le due grandi Patrie che si sono da sempre, nel corso dei decenni, sfidate nelle attese (quelle sì) sfide di Coppa Intercontinentale. Ora invece duole constatare un’amara realtà: di questo torneo interessa ben poco alla gente e, per le stesse squadre impegnate – tra l’altro in fretta e furia in un periodo dell’anno alquanto improbabile – funge solo da arricchimento della bacheca personale in fatto di trofei. Che poi le sorprese – fino a un certo punto – possano trovarsi dietro l’angolo (in fondo 12 mesi fa i brasiliani del Corinthians batterono i favoriti inglesi del Chelsea) è un altro discorso.

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Quest’anno tuttavia era alquanto improbabile che la “rivelazione” Raja Casablanca, capace di stendere in semifinale l’Atletico Mineiro di Ronaldinho e Jo, potesse davvero avere la meglio sul super Bayern Monaco di Guardiola, capace di migliorare ulteriormente la già splendida, efficace macchina “da guerra” e di “bel calcio” esibita lo scorso anno dal predecessore Jupp Heynckes, grazie all’inserimento graduale del ribattezzato “Token Token”.

Bayern che ci ha messo poco per prendere il controllo della gara, disputata a Marrakech, e quindi in casa dei rivali, per via di due reti siglate nei primi 22 minuti: al gol iniziale del difensore centrale Dante, dopo 7 minuti, ha fatto seguito una quindicina di minuti più tardi la realizzazione di un ritrovato Thiago Alcantara, gioiellino ex Barça, fortemente voluto da Pep Guardiola quest’estate, dopo che lo spagnolo era stato il vero MVP del Campionato Europeo Under 21 vinto con pieno merito dalle giovani Furie Rosse.

Tanto cuore e tanto impegno, tanto entusiasmo e calore del pubblico poco hanno potuto incidere contro i tedeschi, che nel turno precedente si erano sbarazzati con altrettanta facilità dei Campioni d’Asia, rappresentati degnamente dal Guangzhou Evergrande allenati dal “nostro” Marcello Lippi, capace in pochi anni di portare un club cinese nell’èlite del calcio d’oriente, con disarmante facilità, mostrando una superiorità – per lo meno nel proprio campionato – a tratti imbarazzante.

E l’Evergrande si è mostrata una bella squadra anche in occasione della “finalina” per il terzo posto, pur essendo stata sconfitta proprio nei minuti di recupero dall’Atletico Mineiro.

Risultato pirotecnico comunque per gli uomini di Lippi, arresisi sul 3 a 2 appunto solo al 91°, dopo che erano riusciti brillantemente a ribaltare il gol iniziale di Diego Tardelli, grazie alle sue stelle Muriqi e Conca.

Poi ci ha pensato l’asso Ronaldinho a rimettere le cose in parità, con una splendida punizione sul finale del primo tempo. Per il brasiliano ex Milan, tutto proteso a rincorrere un posto tra i convocati di Scolari in vista del Mondiale che si disputerà nella sua Terra Natìa, una gara di alto spessore che a un certo punto rischiava di essere macchiata dall’espulsione colta nel secondo tempo. Mineiro rimasto in 10 ma con una grande forza d’urto che ha permesso di acciuffare in extremis la vittoria finale grazie al guizzo di Luan.

Il Bayern Monaco quindi vince confermando i pronostici questa edizione del Mondiale per Club ma sinceramente ci si auspica che la formula possa essere un po’ rivista, che le gare possano avere quantomeno un po’ di visibilità e clamore mediatico in più, altrimenti – alla faccia della storia e delle spesso infuocate sfide d’altri tempi, molte delle quali divenute quasi leggendarie, dai toni epici – si corre davvero il rischio che questa manifestazione serva più per soddisfare marketing e prestigio personale.

Alessandro Campo, ex giovanili granata, talento sprecato per la Lega Pro

La Lega Pro negli ultimi anni, complice anche un regolamento per certi versi discutibile, sta diventando una fucina di talenti. Se andiamo a scorrere alcuni casi recenti, due tra i più quotati difensori dell’attuale serie A non molte stagioni fa militavano e si facevano le ossa qui (alludo ad Astori e Acerbi) ma dall’ex serie C sono transitati campioni come Diamanti, Cossu, persino Pippo Inzaghi, protagonista da giovanissimo con il Leffe di Bortolo Mutti.

Anche quest’anno sono molti gli elementi da tenere assolutamente d’occhio, come il regista ex primavera della Roma, Ciciretti o il già citato Baccarin, finito tuttavia addirittura in quarta serie.

Eppure la tanto nominata gavetta non sempre porta a risultati soddisfacenti, se si considera che molte autentiche promesse del calcio italiano vi rimangono poi impelagate, fino a rassegnarsi all’evidenza. Non molto tempo fa intervistai al proposito l’ex promessa delle giovanili dell’Inter Mario Rebecchi, e potrei citare pure il caso di Alessandro Tuia, da molti considerato l’erede di Sandro Nesta ai tempi delle giovanili laziali e ormai da 4 stagioni immalinconito in Lega Pro, tra Monza e Foligno, senza mai davvero aver dato l’idea di poter sfondare ad alto livello.

E c’è pure il caso di un giocatore che all’epoca delle giovanili granata seguii con molto interesse: Alessandro Campo, trequartista classe 1984.

Esordio precoce a 17 anni nel Prato e poi il passaggio al Torino dove ci mise davvero poco a divenire leader offensivo di una compagine in grado di schierare talenti poi inespressi come Omolade ma pure alcuni che invece stupirono tutti con una carriera da grande attaccante, come Fabio Quagliarella.

Alessandro era il classico numero 10, numero che portava con naturalezza, forte di un ruolo e di una tecnica che parlavano da soli. Mancino, potente, strutturato (è alto 1,83), con grande visione di gioco e colpi da campione, Campo riuscì a impressionare addirittura Marcello Lippi, il quale da allenatore bianconero, assistette a un derby Toro – Juve valido per il campionato primavera. In un’intervista rilasciata al tempo a Tuttosport, lodò proprio le doti del giovane fantasista granata per il quale le porte del grande clacio sembravano davvero spalancate.

Il primo anno da professionista lo trascorre bene a Gualdo, che fino ai primi anni del duemila, rappresentava spesso un’isola felice per i tanti giovani alle prese col difficile salto tra i grandi. Poi inizio per Alessandro Campo l’epopea al Cittadella. Spesso frenato da infortuni e noie muscolari, solo a sprazzi è riuscito nel rassicurante ambiente veneto a mostrare le sue doti, ma quando questo succedeva era una delizia vederlo all’opera per i tifosi e per gli stessi compagni. In quegli anni passarono dal Cittadella elementi come la punta Fofana, giovane del vivaio, Riccardo Meggiorini, già all’epoca satanasso delle difese avversarie, il centravanti Altinier, e il difensore Cherubin, da diverse stagioni in A con il Bologna e prima con la Reggina.

Campo giocava prevalentemente largo sulla fascia sinistra, in un 4-2-3-1 che ne metteva in pieno risalto le qualità di fantasia e velocità. Tuttavia, dopo aver centrato una bellissima promozione in serie B nel 2007/08, mentre per alcuni compagni, come i già citati Meggiorini e Cherubin si aprivano scenari sempre più interessanti, lui non fu confermato e dopo una sola presenza poco significativa tra i cadetti, scese addirittura di due categorie per accasarsi al Sud Tirol, squadra dalle buoni ambizioni, come testimoniato dalla bella promozione in serie C/1 conquistata con Alex protagonista nel 2009/10.

Da due stagioni quindi Campo calca i palchi della terza serie, mostrando nelle giornate di vena tutta la sua stoffa, con giocate da campione e l’esperienza maturata lo stanno trasformando in un valido uomo squadra. Nella stagione appena conclusa, agli ordini di Stroppa, la compagine alto atesina per un soffio non ha conquistato l’accesso ai playoff e per questo sembrano legittime le speranze dei tifosi locali di riprovarci quest’anno (e per la piccola società di Bressanone sarebbe un traguardo storico). Con Campo al 100% e desideroso di mostrare ancora sprazzi del suo talento, non è detto che il pronostico non si possa davvero realizzare.