Federico Macheda, un talento ritrovato grazie al boom di Birmingham, ora ripartirà dal Cardiff

 

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Federico Macheda è pronto a giocarsi una grande chance di tornare protagonista a certi livelli grazie al Cardiff City, la squadra gallese appena retrocessa dalla Premier League. Tuttavia qui ci sono solide basi per un progetto, e soprattutto il fatto che l’attaccante italiano ritroverà uno dei suoi mentori, quel Ole Gunnar Solskjaer, ex Manchester Utd come lui, che tanto lo apprezza dai tempi in cui l’ex laziale deliziava il pubblico che assisteva alle partite delle “riserve” dello United. L’ex bandiera ai tempi di Ferguson è uno dei più promettenti allenatori d’Inghilterra e ha già speso parole d’elogio nei confronti di Kiko che, dopo gli esordi folgoranti con la maglia dei Red Devils (come dimenticare il suo gol decisivo all’esordio in prima squadra quando non era ancora maggiorenne, sollevando l’entusiasmo dei più navigati compagni e di tutti i tabloid inglesi?). Di acqua da allora ne è passata sotto i ponti e Federico, pur continuando a godere della stima dell’ambiente e di Ferguson non si è confermato a certi livelli, fallendo clamorosamente con le maglie di Qpr, Sampdoria e Stoccarda (mai a segno con queste maglie in campionato) fino al ridimensionamento avvenuto l’estate scorsa col passaggio alla matricola Doncaster Rovers in Championship.

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Qui la parziale rinascita (3 gol in 14 partite) ma soprattutto una ritrovata condizione fisica – atletica e una rinnovata fiducia nei propri notevoli mezzi tecnici che hanno sancito la sua piena affermazione col passaggio a gennaio nella più prestigiosa Birmingham City. Qui Macheda ha fatto letteralmente la differenza, segnando con una regolarità spaventosa, ben 10 reti in 18 gare, divenendo stella della squadra e idolo indiscusso della tifoseria. A 22 anni non è troppo tardi per riprendersi palcoscenici importanti, e lui possiede molte doti che agli inglesi piacciono, prime fra tutte la determinazione e la voglia di lottare.

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Roberto Mancini, idolo dei tifosi del City, da noi sarebbe già stato esonerato?

Roberto Mancini, a detta di tutti, guida una squadra da sogno, in teoria dalle risorse economiche illimitate (poi, vuoi mettere mai che il fair play finanziario venga messo sul serio in atto?), e ogni estate può sedersi tranquillamente al tavolino del club per discutere se sia meglio sganciare soldi per prendere, chessò, Cavani o Falcao?

Eppure, dati alla mano, presenta ancora un curriculum modesto, rosa alla mano: una FA Cup nella vittoria di due anni contro lo Stoke City e una Premier vinta al photofinish nella passata stagione contro i rivali dello United, battuti solo per differenza reti. Lasciamo perdere la Champions, dove, nonostante l’apporto di campioni quali Tevez, Aguero, Dzeko, Silva, Tourè (mi fermo per questioni di… spazio), da due anni consecutivi non riesce a superare la fase a gironi.

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Quest’anno,poi, oltre appunto al fatto di essere stati già eliminati precocemente dalla massima competizione europea, anche in campionato le cose non vanno benissimo: sono ben 12 i punti che separano il City del Mancio dal “solito” United di Ferguson.

Insomma, ci sarebbero tutti i requisiti, se Mancini allenasse in Italia, per far scattare l’allarme – tradotto “l’esonero” – invece in Inghilterra Roberto è considerato alla stregua di un Mito dai suoi tifosi, che gli riconoscono di aver portato quei successi che solo fino a un lustro fa sembravano utopia (ok, non c’erano ancora gli sceicchi, diranno i maligni).

Da più di 30 anni il Man City veleggiava nell’anonimato più assoluto, niente coppe, niente exploit particolari contro le storiche rivali, niente campioni tra le sue fila. Mancini ha portato una caratura internazionale tutta nuova, e con lui i tifosi si sono ritrovati a condividere un sogno, quello di primeggiare contro i cugini plurimedagliati dei Red Devils. Sarebbe come se il Toro, da anni nell’oblio del grande giro calcistico italiano e europeo, si ritrovasse come per magia a primeggiare sul mercato, a vincere in Patria, rinnovando antichi splendori. Utopia, sogno, appunto, e poi i tifosi granata sono ben inchiodati con i piedi per terra per anche solo immaginare un futuro così roseo.

Ma la storia del City e di Mancini deve far riflettere ancora una volta sulle notevoli differenze tra il calcio italiano e quello inglese. Da noi esistono presidenti come Cellino, Preziosi, Zamparini o Camilli (ieri l’ennesimo esonero per il patron del Grosseto) che fanno e disfano, in Inghilterra c’è chi spende milioni e milioni di sterline per vincere (almeno finora) relativamente poco, eppure il tecnico è considerato un Grande, un Intoccabile. La cultura calcistica di un Paese la si vede anche da queste cose. Poi lasciamo stare che i massimi campionati europei (Inghilterra, Germania e Spagna) siano già in pratica decisi a metà stagione (con gli attuali distacchi abissali delle rispettive capolista Manchester Utd, Bayern e Barcellona sul resto del gruppo) e che invece da noi sia bello e avvincente lottare per scudetto, terzo posto e salvezza. Purtroppo le cose che spesso fanno la differenza sono il comportamento, il fair play (di presidenti, di giocatori, di tifosi) e tutto ciò è ancora piuttosto carente sui nostri campi di gioco.

AAA Cercasi Federico Macheda

Sembra ieri quando Federico Macheda esordì con uno splendido – e decisivo – gol sul finale della gara tra Man Utd e Aston Villa. Eppure sono passati quasi 4 anni da allora e il buon Kiko è in pratica rimasto fermo lì, nell’immaginario dei molti tifosi inglesi. Pupillo di Ferguson, che non perdeva occasione di elogiarlo pubblicamente per quanto stava dimostrando nell’under 18 del club e poi nella formazione riserve, il suo debutto era ormai questione di settimane. Avvenne appunto a 17 anni e il gol segnato fu poi replicato nella gara successiva, seppur con una buona dose di fortuna che, si sa, solitamente aiuta gli audaci. Sembrava un predestinato insomma, lui di origine brindisina ma nato e cresciuto nella capitale. Dalle giovanili della Lazio venne portato via in fretta, visto che da un po’ di anni, sin dagli Allievi era considerato, assieme al biondo mediano Malomo, il fiore all’occhiello del vivaio biancoceleste. In realtà lo United sembrava dapprima maggiormente concentrato su quest’ultimo, che invece poi decise di oltrepassare il Tevere e accasarsi nella rivale cittadina, la Roma, dove arretrò il suo raggio d’azione divenendo un centrale difensivo. Nemmeno Malomo, anch’egli classe ’91, sta mantenendo le promesse e dopo una stagione vista più dalla tribuna all’Hellas Verona, è sceso di categoria, finendo a Prato, prima di passare all’Albinoleffe, dove l’anno scorso accumulò qualche presenza, senza infamia e senza lode, nell’infausta stagione dei bergamaschi.

Federico Macheda esulta dopo un gol segnato con il Manchester United

Federico Macheda esulta dopo un gol segnato con il Manchester United

Ma Macheda sembrava diverso. Un mix esplosivo di fisicità, tecnica e velocità. Sir Alex Ferguson preferiva vederlo all’opera da centravanti puro, per sfruttarne le doti atletiche, ma in realtà Kiko ama partire dietro la punta, duettare con lui e arrivare a rete, spesso al termine di azioni fantasiose. La sua era la favola perfetta: come altri ragazzi allevati dallo United, andò a Manchester con la famiglia al seguito, col padre assunto presso la società o tramite essa. Guascone al punto giusto ma serio e determinato a sfondare, lega con tutto lo spogliatoio, ma in particolare con il super big di allora, Cristiano Ronaldo.

La stagione successiva al debutto potrebbe essere quella del lancio definitivo in prima squadra, da farsi in maniera magari graduale, come sta tra l’altro accadendo al compagno di reparto Welbeck  che, almeno da giovane, pare meno accreditato rispetto all’italiano per ottenere una maglia da titolare. Niente da fare, Macheda si perde tra vari infortuni ma a gennaio potrebbe arrivare la svolta, col ritorno in Italia, in una buona piazza come la Sampdoria che soltanto pochi mesi prima aveva disputato un buon preliminare di Champions League. Invece accadde l’irreparabile, con la squadra blucerchiata che inopinatamente retrocederà al termine di un campionato alquanto burrascoso, durante il quale il talentuoso attaccante romano non riuscirà mai a dare una mano (14 presenze, quasi tutte da subentrato e nessuna rete!).

L’anno successivo la storia, ahimè, si ripete, con Macheda stavolta prestato in Premier, all’ambizioso neo promosso Qpr. Il tabellino però piange: solo 3 presenze! Cosa sia successo a Federico di preciso non si sa… di certo, non è sorretto nè da buona sorte, nè da una buona condizione fisica, ma il treno non è ancora del tutto perso. A quasi 22 anni ha un futuro luminoso davanti e un talento tutto ancora da sprigionare in campo. Certo, non tutti gli italiani che sono andati in quell’anno all’estero hanno raccolto successo. Per un Borini rientrato in Premier da big in ascesa, c’è un Petrucci, da tutti nell’ambiente dei Red Devils, accreditato come un ottimo regista (alla Lampard, per intenderci), che ancora deve esordire in un campionato professionistico… e si tratta di un ’91.

Ancora peggio andò all’ex interista Luca Moscatiello (’91), gran cervello di centrocampo, che giunto al Fulham con il compagno di squadra Karim Laribi (ora al Sassuolo, ma purtroppo fermo da tanto tempo ai box per un serio infortunio) tornò in Italia al Cesena e ora si ritrova a combattere a Trezzano Naviglio, nei Dilettanti. Nemmeno Luca Santonocito esplose nel Celtic, dove era giunto dall’Inter. Rientrò in Italia, al Milan, che lo cedette al Sud Tirol dal mentore Stroppa, ma in Lega Pro per il mediano comasco ci fu poco spazio l’anno scorso. Ora si parla di un interessamento di un club inglese per Schiavone, validissimo regista juventino classe ’93 (più Maresca dei tempi d’oro che Pirlo, inevitabile termine di paragone per ogni play basso che si rispetti) che, pur essendo una colonna della Nazionale Under 20 di Di Biagio, sta facendo lo spettatore a Torino, complice il fatto che quest’anno la Primavera ha abbassato di un anno il termine per parteciparvi, con la conseguenza che su piazza sono in teoria finiti tantissimi talenti del ’93, che non possono limitarsi a giocare come fuori quota nei tornei giovanili.

Io mi auguro che Schiavone resti in Italia, a dimostrare qui quanto vale. E così spero anche di vedere presto come protagonista il buon Macheda, visto che negli ultimi giorni si parla di un insistente interessamento da parte del Bologna. Certo, in Emilia, ritroverebbe come compagno e rivale per una maglia da titolare quel Gabbiadini con cui spesso ha diviso la maglia azzurra sin dall’under 17. Solo che Manolo appare come un giovane in piena ascesa, lui come un talento da ritrovare dopo i fasti del debutto

(qui sotto, lo splendido gol di Macheda al debutto nel Manchester Utd contro l’Aston Villa)

Il caso Pogba, passato dal Manchester Utd alla Juventus

Si fa un gran parlare in questi giorni dell’affare “Paul Pogba”, il centrocampista francese classe’93, appena acquistato dalla Juventus. Si è innescato una sorta di caso diplomatico attorno alla promessa (perché di questo sinora si tratta) che il Manchester United aveva acquistato praticamente adolescente da un club francese. Eppure Sir Alex Ferguson si è letteralmente infuriato per l’intromissione, dapprima silenziosa di Madama, ma poi tanto eclatante con l’entrata in scena del procuratore Mino Raiola. Già, quando ci mette lo zampino lui, qualsiasi colpo diventa improvvisamente interessante a livello mediatico. Ma, a parte questo, di cosa dovrebbero scandalizzarsi gli inglesi? Proprio lo United da anni adotta la politica dei baby acquisti, scambiati spesso per veri scippi dai club di provenienza di questi ragazzi. Federico Macheda aveva appena concluso il campionato Allievi con la Lazio, aveva 16 anni e gli uomini di Ferguson gli offrirono un contratto vantaggioso, le migliori scuole e un lavoro più che onesto per il padre, qualora si fossero trasferiti da Roma a Manchester.

Diciamo che la pratica non è molto diffusa dalle nostre parti, ma proprio la Juventus potrebbe aver invertito la rotta, se si pensa anche al recente acquisto dell’olandese Bouy, anch’egli un ’93, strappato all’Ajax, società che da sempre può vantare uno dei migliori vivai del mondo (ne ha parlato diffusamente il collega Alec Cordolcini nel suo blog Radio Olanda e nella rubrica “Il mondo siamo noi”, qui sul GS.

Il passaggio inverso, quello dei nostri giocatori verso oltre Manica, non sempre sinora si è rivelato fruttifero, se escludiamo il caso di Sam Dalla Bona, che in tempi non sospetti, dall’Atalanta – di cui era uomo di punta – passò al Chelsea e lì visse i suoi migliori anni da calciatore, prima del rientro in terra italica.

Ma lo stesso Manchester 3 anni fa acquistò il giovanissimo Petrucci dalla Roma, considerato un’autentica promessa e a quasi 21 anni deve ancora assaggiare la prima squadra; e che dire di Vincenzo Camilleri, per cui la Reggina due anni fa fece polemica proprio col Chelsea per lo “scippo”. Il ragazzo, difensore centrale del ’92, tornò alla base, esordì in serie A, poi la Juve lo prese per un anno senza fortuna e ora milita nella Feralpi Salò, ultima in classifica in Lega Pro. Insomma, tanto clamore ma ora deve ripartire dal basso. Negli anni duemila, anche il difensore Di Cesare, attualmente al Torino e valido interprete della cadetteria (dove ha trascorso gran parte della carriera) è transitato dal Chelsea, con la nomea di “nuovo Nesta”.

Nell’Amburgo si sta disimpegnando egregiamente Jacopo Sala (un ’91), scuola Atalanta che il Chelsea prelevò 3 anni fa assieme a Borini, la rivelazione della Serie A, che all’epoca spopolava negli Allievi del Bologna. Meno fortuna ebbero Karim Laribi e Luca Moscatiello, entrambi acquistati sedicenni dal Fulham ai danni dell’Inter. Il primo, dopo una buona stagione a Foggia, alla corte di Zeman, ora è infortunato dopo un discreto avvio a Sassuolo; peggio è andata al secondo, che ricordo ottimo playmaker “alla Pirlo”, il quale rientrato in Italia al Cesena, ora milita nei dilettanti. E al Celtic sempre tre anni fa militava nelle giovanili il mediano Luca Santonocito, scuola Como e Inter, ma non ebbe mai l’onore di indossare la prestigiosa maglia della prima squadra, prima di tornare da noi al Milan: ora gioca nel Sud Tirol, guidato dal suo mentore Stroppa.

Insomma, il passaggio all’estero non sempre ha comportato effetti positivi per i nostri giovani calciatori.

Pogba, lungi dall’essere un mero caso diplomatico e motivo di dispute tra Juve e Manchester Utd, può davvero diventare l’ennesimo “erede di Vieira” (si disse anche del keniano Mariga)? Noi ce lo auguriamo, e in quel caso la squadra bianconera avrebbe fatto davvero un ottimo affare, e con essa il “famigerato” Raiola! Per il momento ci accontentiamo dei rammarichi di Ferguson e delle solide e sicure relazioni dei bravi osservatori juventini.