Crisi Hellas Verona: quali sono le cause, chi i veri colpevoli? Ma soprattutto, da dove ripartire per scongiurare il pericolo serie B sempre più vicino?

Il Verona sta attraversando uno dei periodi più difficili da quando è risalito in serie A, si può affermare tranquillamente che sia IL più difficile dell’intera gestione Mandorlini, passato dall’essere capopopolo, amato da un’intera tifoseria a capro espiatorio da qualche mese a questa parte.

La situazione forse per chi non segue i colori gialloblu da vicino potrebbe tutto sommato sembrare non proprio così drammatica, in fondo siamo sempre sopra la zona salvezza, obiettivo dichiarato (ma siamo sicuri che nelle intenzioni della società e soprattutto nella testa dei giocatori non fosse qualcos’altro, magari quella zona Europa League sfuggita per un soffio nella passata stagione?), ma in realtà c’è poco o nulla da stare allegri.

I motivi di questo forte e brusco ridimensionamento hanno radici lontane, da quando in estate è stata allestita una squadra “al risparmio”, privata in un sol colpo di quei giocatori che furono gli assoluti protagonisti (assieme al grandissimo Luca Toni) della stagione, gli emblemi della squadra spettacolo che per alcuni mesi si era guadagnata giustamente tanta attenzione da parte dei media nazionali, suscitando vasta eco nelle prodezze di gente come Iturbe, Romulo e prima ancora Jorginho.

Andrea Mandorlini è giunto alla fine del suo ciclo come allenatore dell'Hellas?

Andrea Mandorlini è giunto alla fine del suo ciclo come allenatore dell’Hellas?

A questi nomi aggiungiamo anche quelli di Cacciatore che tanto bene aveva fatto nella prima parte di campionato, e di Marquinho che invece giunse a migliorare la qualità dalla trequarti in su nel girone di ritorno, e capiremo subito come questi non siano stati sostituiti con gente all’altezza. Su questo punto si è molto dibattuto, e in fondo può risultare una polemica sterile cercare di capire se fossero meglio quelli o questi. Fatto sta che MOLTI, quasi tutti, erano convinti che la rosa allestita quest’anno alla vigilia del secondo campionato consecutivo in serie A, fosse in realtà migliore perchè più completa, numerosa, solida… bla, bla,bla.

Purtroppo, ben presto, nonostante comunque i risultati nelle prime dieci partite fossero tutto sommato in linea con un campionato tranquillo, si è capito come mancasse la fantasia, il brio, il coraggio, in sostanza… il gioco! Poi è parso palese come mancassero altre componenti importanti, finanche fondamentali, visto appunto che a mancare è in toto il gioco, vale a dire… la determinazione, la grinta, la corsa, la voglia, la fame…

Ahi, ahi, senza queste qualità, indipendentemente dai numeri e dai moduli (provati in quantità tale da far perdere la bussola anche al più bravo dei navigatori) non si va da nessuna parte, e per fortuna che Toni – che qualcuno aveva additato precocemente come già finito – ci pensa spesso a buttarla dentro, come gli riusciva splendidamente l’anno scorso.

L'ex campione del Barcellona, il messicano Rafa Marquez: da uomo salvezza a emblema del disastro gialloblu

L’ex campione del Barcellona, il messicano Rafa Marquez: da uomo salvezza a emblema del disastro gialloblu

Manca il gioco, manca la difesa, la peggiore di tutto il campionato… e non parlo di gol subiti (anche se siamo quasi a 50, e sono davvero pochissime le squadre ad aver subito di più). Quello che doveva essere il fiore all’occhiello di un intero reparto, lo strombazzato messicano Rafa Marquez, plurititolato con il Barcellona e reduce da un ottimo Mondiale disputato in Brasile, alla realtà dei fatti pare un ex giocatore, lentissimo, disattento, quasi svogliato, senza motivazioni mi verrebbe da dire, nonostante gli energici buoni propositi estivi. Ho detto della difesa, dove in pratica il solo Agostini, fedelissimo di Mandorlini che lo ha preferito quasi sempre ai più giovani Brivio e Luna, è il titolare, laddove persino Rafael e Moras sono spesso in discussione nelle scelte del mister, ma vogliamo parlare del centrocampo?

Per lunghissimi tratti siamo stati l’unica squadra della serie A a non provare mai a imporre il proprio gioco, schiacciandosi sulla propria metà campo a proteggere i compagni difensori. Fallito in toto il tentativo di rilanciare il greco Tachtisidis, un altro dei fedelissimi dell’allenatore (lui sì in grado di giocare 38 partite l’anno senza mai essere messo in discussione!), incapace di impostare, di lanciare ma anche di fare scudo, accanto a lui sono ruotati un sacco di interpreti che alla fine della giostra si equivalgono tutti nel segno di un’evidente mediocrità (la speranza è che si potesse scrivere “di medietà” ma la realtà è che sono di livello qualitativo più tendente al basso che altro). Obbadi, spesso rimpianto o atteso vanamente, è l’unico che nei piani tattici poteva fare le veci del regista, non fosse altro per la sua capacità di catalizzare i palloni e smistarli, ma in pratica non si è mai visto, così come uno Ionita che invero si era imposto bene, essendo incisivo anche in zona gol. Poi però anche il nazionale moldavo è uscito dai radar, bloccato da un lungo infortunio. E che dire di Jacopo Sala? Lui sì forte davvero, e lestissimo a dimostrarlo al suo rientro in campo dopo mesi di degenza… Purtroppo però la sfortuna sembra essersi accanita contro il giovane centrocampista tuttofare e chissà quando lo rivedremo, se lo rivedremo ancora in gialloblu. E poi Hallfredsson, scostante ma uno che almeno non si tira indietro, dovendo sovente essere lui il faro in mezzo al campo, e non solo umile gregario come l’anno scorso; Lazaros, che fluttua tra mediana e trio offensivo, perdendo incisività in entrambe le zone e sostanzialmente anche una propria dimensione tattica; il rientrante Greco che pare lo stesso giocatore gracile e poco determinante (e determinato, che è ancora peggio) di 8 anni fa, quando era al suo primo anno da professionista; i giovani Campanharo e Valoti che a sprazzi hanno mostrato qualità, specie il secondo, ma che di fatto hanno avuto pochissime chance per imporsi, non giocando mai con la giusta continuità. Come detto, tanti, troppi interpreti, e lo stesso vale per tutti i ruoli. Uno da fuori che non tifi Hellas credo abbia perso il conto ad esempio di quanti difensori centrali possiamo contare…

Luca Toni, il capitano, il bomber, l'unico a salvarsi nell'attuale stagione del Verona

Luca Toni, il capitano, il bomber, l’unico a salvarsi nell’attuale stagione del Verona

Il fatto però è che una rosa sin troppo ampia crea difficoltà a un allenatore come Mandorlini abituato da sempre a giocare con più o meno gli stessi uomini. Che il tecnico ravennate sia in evidente crisi lo capiscono tutti, pare logico sia giunto alla fine del suo bellissimo ciclo gialloblu ma credevo onestamente sarebbe capitato alla fine del torneo, a salvezza raggiunta.

Perchè io ero tra coloro che, pur riconoscendo l’assoluto indebolimento in fatto di uomini in campo, pronosticavano in ogni caso una comoda salvezza, più che altro per scarsità delle compagini avversarie. Mi sbagliavo, assolutamente, anche se sono sicuro che le potenzialità ci sarebbero per raggiungere l’obiettivo, e poi tanti saluti.

Non è possibile che non si siano presi provvedimenti, dopo tutte queste sconfitte, dopo che Empoli e Chievo ci hanno raggiunte, dopo che il Cagliari terz’ultimo è a soli 4 punti sotto, dopo che le stesse Cesena e Parma, che sembravano (e probabilmente lo sono ancora) spacciate stanno dando segni confortanti di vita, mettendo sotto e conquistando punti contro le prime Juve e Roma, le prime due della classe. Cosa dobbiamo aspettare? A me non piacciono i cambi in corsa e poi diciamo la verità, su piazza al momento non ci sono chissà quali tecnici (non credo proprio che Guidolin, da tutti invocato) accetterebbe a questo punto della stagione di subentrare. Magari a giugno sì, e sarei in quel caso felicissimo, però ora non credo proprio, considerando poi che la mia sensazione è che nemmeno Stramaccioni sia saldissimo in sella all’Udinese.

La società, i giocatori, tutti hanno le loro enormi responsabilità, soprattutto nel credere, mi auguro inconsciamente, di essere al livello di squadre come Genoa, Torino o Sampdoria. Sarebbe bello fosse ancora così, è bello vedere quest’anno le partite del Palermo, mi ricordano quelle nostre dell’anno scorso, giocano con lo stesso entusiasmo, con le ali sotto i piedi, mostrano all’intera serie A i loro gioielli Dybala e Vazquez. Ma anche il Sassuolo si è consolidato a differenza nostra, e diciamo la verità, è più forte rispetto a noi in tutti i reparti.

Dicevo, responsabilità di tutti, anche di una società che non pare prendere forti posizioni, con Setti che delega e Sogliano al probabilissimo addio a fine stagione, vada come vada… Non ci sono più soldi da spendere, lo dimostra un mercato di riparazione all’insegna dell’immobilismo o quasi, e allora visto che ormai la squadra è questa e non la si può cambiare più, credo che come sempre accade a pagare debba essere un allenatore che ormai appare in totale confusione, stanco, in difficoltà ma pur sempre spesso arrogante nelle sue disamine e mai pronto ad accettare le giuste critiche.

Io a questo punto, non lo dico provocatoriamente, al suo posto chiamerei Pavanel, reduce da un ottimo lavoro con la Primavera e gli affiderei le sorti della prima squadra. Il campionato in fondo è ancora lungo, la salvezza è alla portata ma occorre svegliarsi, darsi una mossa, correre…. Non possiamo nemmeno pensare di tornare in serie B!

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Bella prova, a tratti, del Verona contro l’Inter ma si poteva osare di più!

Finalmente ieri sera l’Hellas Verona è tornato, almeno a tratti, a dimostrare di essere una squadra “vera”, in grado di lottare, di giocare bene, di mettere in seria difficoltà anche un’avversaria (sulla carta) più dotata. Già, perchè l’Inter di ieri rispetto alle versioni trionfali di Mourinho ha mantenuto solamente il nome, ma è parsa invero lontana parente dello squadrone degno di lottare per grandi traguardi. E da qui il grande rammarico! Ok, venivamo da gare sottotono e io per primo ho elogiato i miglioramenti messi in mostra durante la gara, ma viene pure da pensare che si sarebbe potuto osare di più. E’ una questione annosa, che già vigeva in minor parte, anche nella stagione precedente, quella della mentalità difensiva e quasi sparagnina, ma che, venuti mancare elementi cruciali come Iturbe e Romulo, Marquinho e prima ancora Jorginho, in grado di elevare il gioco con la loro tecnica e imprevedibilità, si è fatta più marcata ed evidente quest’anno. Anche ieri sera, come contro il Napoli, il Verona ben presto è passato in vantaggio, dopo essere stato pericoloso sin dai primissimi minuti con il solito Toni, ieri parso finalmente recuperato, in primis mentalmente dal periodo grigio senza reti su azione, ma anche fisico.

Nico Lopez, decisivo ieri sera, assieme a Saviola, nel pareggio del Verona contro l'Inter

Nico Lopez, decisivo ieri sera, assieme a Saviola, nel pareggio del Verona contro l’Inter

Bene finalmente anche Lazaros, molto considerato dal tecnico per la sua duttilità ma che finora non aveva mai brillato in gialloblu, nonostante fosse reduce da un buon mondiale da protagonista con la sua Grecia. Ma il punto focale di tutto rimane il solito. Come mai una volta in vantaggio, che sia il primo minuto del primo tempo o l’ultimo di recupero del secondo, si smette letteralmente di giocare, ci si arrocca davanti al portiere (ieri per quasi tutto il primo tempo si è giocato con 6 giocatori sulla linea di difesa, talmente schiacciati all’indietro erano i due esterni offensivi) fino all’inevitabile gol dell’avversario? E fortuna che non è finita come a Napoli, per evidente scarsa qualità complessiva di una dimessa Inter, poi rimasta pure inopinatamente in dieci uomini per la giusta espulsione occorsa a Medel. Gli innesti tardivi degli attaccanti Nico Lopez, al terzo gol stagionale, giocando a singhiozzi, e di Saviola (che pure sarà stagionato, ma rimane un campione a queste latitudini, in grado di fare ancora la differenza, come dimostrato ieri nell’azione cruciale dell’incontro, con uno splendido e decisivo assist di tacco per il compagno di reparto, anch’egli subentrato) hanno se non altro evitato una cocente e immeritata sconfitta, ma perchè non inserirli prima, non provare addirittura a vincere? Certo, si dirà… abbiamo pure sbagliato un rigore (super parata del migliore al mondo in questa specialità, Handanovic, ai danni del nostro centravanti Toni) e preso un palo con Lazaros (ma pure gli interisti avrebbero potuto ammazzare la gara prima con quel palo clamoroso di Kuzmanovic). La verità quindi è che il pareggio può considerarsi giusto ma avremmo potuto fare di più, la vittoria a San Siro (mai centrata in tanti anni di storia gialloblu) mai come in quest’occasione era a portata di mano. Speriamo almeno che mister Mandorlini abbia tratto degli insegnamenti e delle indicazioni ulteriori da questa partita, alfine di far rendere al meglio il suo organico!

Luca Toni, un campione per il ritorno dell’Hellas Verona in serie A

Il prossimo campionato di serie A, con le squadre già radunate e che gradualmente inizieranno il ritiro estivo, si sta delineando nonostante il mercato da anni si movimenti proprio sul filo di lana, quando esigenze concrete finiranno per favorire e sbloccare situazioni che ora paiono compromessi (insomma, si cerca pure sempre di monetizzare, pur in momenti di crisi).

Per il sottoscritto sarà un campionato da vivere con più intensità, in quanto dopo 11 anni si è riaffacciata nella massima serie la mia squadra “del cuore”, l’Hellas Verona, per cui tifo da bambino e per il quale, specie da adolescente, ho gioito, sofferto, mi sono emozionato. Questo è il mio blog e non temo di mostrarmi, fermo restando che sono sicuro di non aver mai peccato di professionalità o di obbiettività nei miei articoli generalisti.

Il Verona è molto atteso, questo è palese, sia perchè si tratta di una squadra storica, una delle poche (l’unica non capoluogo di regione) provinciali ad aver vinto uno scudetto, a detta dei più, l’esempio più calzante di un calcio d’altri tempi, vero, genuino e per questo rimasto nei cuori non solo dei calorosi sostenitori gialloblu.

In città si sta lavorando ai fianchi per evitare che il giusto entusiasmo faccia perdere di vista l’obiettivo primario della società, vale a dire un graduale consolidamento nella massima serie, all’insegna di una studiata programmazione. Sogliano e Setti, indiscutibilmente, hanno imposto un cambio netto da un punto di vista delle strategie, della comunicazione e del modo stesso di operare: pochi proclami ma piuttosto spazio ai fatti.

Il campione del mondo Luca Toni, grande acquisto dell'Hellas

Il campione del mondo Luca Toni, grande acquisto dell’Hellas

Esempio certo, l’acquisizione di un campione, certo in fase calante a livello fisiologicoo, come l’iridato 2006 Luca Toni. Il quale sta convincendo tutti a livello umano, per il momento. I suoi propositi, le sue motivazioni, la sua voglia di rimettersi in discussione e di rendersi utile come uomo guida, d’esperienza (il che non guasta mai) ma soprattutto come leader e goleador (la cosa che gli riesce meglio).  Insomma, Toni a mio avviso è un acquisto azzeccato, che migliora sensibilmente un organico che pare già competitivo in ottica salvezza che, come detto, deve essere letto come uno scudetto.

Quasi 12000 abbonati sono tanti in poche settimane, l’entusiasmo è alle stelle, la vicinanza e il senso di apaprtenenza non sono mai venuti meno, se è vero che pure in Lega PRO, quando si toccò il punto più basso della gloriosa storia gialloblu, con il gol di Zeytulaev giunto all’ultimo secondo di recupero di un playout contro la Pro Patria che avrebbe condannato l’Hellas all’ex C/2., gli abbonati erano tantissimi.

Sono fiducioso e mi sento di fare un plauso alla società, oltre che un grosso in bocca al lupo al grande mister Mandorlini (al di là dei discutibilissimi exploit extra calcistici, il suo apporto in questi due anni e mezzo è stato eccezionale, è uno di quei tecnici che tirano fuori il 110% dai suoi uomini) e ai giocatori.

La Fiorentina di Montella pare un piccolo Barcellona!

Ok, mi assumo il rischio di scrivere un articolo simile, a poche ore da un incontro decisivo per le sorti della Fiorentina e per capire quale direzione reale potrebbe prendere la squadra di Montella, nel contesto di un campionato che la sta vedendo tra le rivelazioni “vere” del campionato.

Ho negli occhi la partita gettata al vento dai Viola contro il Parma! Ecco, queste cose si devono certamente limare, non è ammissibile per una squadra in grado di dominare una gara, soprattutto sul piano del gioco, che alla fine una tale bella prestazione non comporti i tre punti. Non che la squadra ducale, ben allenata da Donadoni non sia una valida compagine, nell’ambito di una intristita serie A, ma nell’occasione sembrava davvero che la Fiorentina l’avesse sopravanzata nettamente a livello tecnico. Non era bastata nemmeno l’ingenuità dell’idolo Roncaglia – per il resto autore di una prova maiuscola, condita da un “gollasso” – a far lievitare la prestazione del Parma e nella fattispecie del deludente Valdes, a mio avviso a disagio nel ruolo di playmaker “alla Pirlo”, come moda calcistica sembra imporre con sempre maggior frequenza.

La Fiorentina aveva colpito con il suo fraseggio breve, con i tocchi ravvicinati, con i passaggi di prima tra i centrocampisti, intercambiabili come registi, e destava preoccupazione negli avversari con la cristallina tecnica e la velocità dell’asso Jovetic, forse il top player del campionato per antonomasia.

Troppe palle sciupate, troppa inconcludenza nella manovra, troppo fumo, condito da poco arrosto, almeno nel contesto di quella sfortunata partita. Se poi sbagli un rigore col tuo uomo decisivo (appunto Jovetic) e il tuo uomo di maggior esperienza (Toni) “regala” un assist grosso come una casa (un rigore nel recupero) al Parma, si capisce come le cose stessero prendendo davvero una brutta piega. C’ è ancora da lavorare, insomma, ma le basi sembrano ottime e qui occorre fare un plauso ai Della Valle, molte volte contestati, come se si fossero stufati del loro giocattolo preferito.. invece, con l’arrivo del valente Pradè sono partiti i botti di mercato.

A vederla giocare, questa squadra ricorda il Barcellona! Potrebbe bastare tanto meno per ben gareggiare in una serie A che pare già in grado di delineare una graduatoria finale, a sole 4 gare dal via.