2014: primo resoconto personale e “cosa bolle in pentola?”

Di questi tempi l’anno scorso scrivevo che il 2013 sarebbe stato l’anno della mia “rinascita”, o per lo meno più realisticamente parlando, della mia piena ripresa, dopo aver superato una malattia molto pesante e pericolosa, la sindrome di Lyell, alla quale più volte ho fatto riferimento qui. Purtroppo chi mi legge con costanza sa che non è andata proprio così, e che per una seconda volta in pratica sono quasi stato messo al muro dalla malattia… non steso o finito, perchè in fondo sono ancora qui che vi scrivo, più forte e determinato che mai, ma un po’ acciaccato sì, o comunque più ancora con i piedi per terra, nonostante sia davvero fuori pericolo ormai (diciamo per una volta le cose come stanno, pane al pano, vino al vino, inutile nascondersi).
Più di metà del 2013 l’ho trascorso, come sapete, tra letti d’ospedale, ricoveri e successiva lunga convalescenza: ben 4 i mesi consecutivi trascorsi nei vari reparti, perchè ho fatto un po’ il giro stavolta, lo ammetto, avendo avuto delle difficoltà oggettive i medici per venire a capo di cosa avessi contratto di così debilitante. Alla fine dopo appunto un percorso tortuoso, si era scoperta la causa, una malattia autoimmune congenita sin dalla nascita, ma che silente per molto tempo, aveva sempre agito nell’ombra, manifestandosi solo nella sua fase acuta, quando cioè poteva in teoria essere troppo tardi. I primi sintomi ci furono proprio un anno fa, con la comparsa di forti, frequenti, continui dolori reumatici, analisi sballate e gonfiamento dei reni con forte ritenzione idrica. Il primo verdetto sembrava quello più scontato: insufficienza renale cronica, non certo una passeggiata per un 36enne apparentemente in piena salute e vigoria fisica qual ero io in fondo. Invece le cure specifiche non sortirono effetti, se non chè ci fu bisogno di due biopsie per individuare la causa di tanta disfunzione generale del mio organismo. Appurato che si trattasse del Les (o Lupus, che dir si voglia), una volta iniziata la terapia specifica tutto sembrava andasse per il verso giusto, anche se nel frattempo erano già trascorsi quasi due mesi dal mio primo ricovero, che mi fece in pratica saltare due importanti progetti personali, ma questa è un’altra storia. Capitò però, visto che la sfiga a volte ci vede benissimo, che quelle stesse salvifiche cure fossero anche pesanti per il mio sistema immunitario, col risultato di andare ad abbassarmi pesantemente le difese. Così da una semplice febbre, un colpo d’aria ho contratto un’infezione cerebrale e lì davvero me la sono vista brutta! Settimane di attese, altre biopsie, medici che non si sbilanciavano, nel frattempo io che cambio ospedali, reparti e inizio una terapia antibatterica bomba, per un totale di più di 8 ore al giorno di flebo! Fu necessario un delicato intervento chirurgico alla testa per essere certi cosa avessi contratto nello specifico, che tipo di infezione. Poteva essere un battere “semplice”, un germe, un fungo (già più pesante da curare), per non dire altro di più “pesante”. Intervento di 5 ore in stereotassi (cliccate su google, l’ho fatto anch’io all’epoca, è troppo difficile da spiegare, anche se ormai mi sono fatto una “cultura” in tal senso. Aspirato l’ascesso e prelevato il liquor dal cervello, alla fine si è scoperto che era un battere piuttosto comune, lo staffilococco aureus. Come sempre spiegato bene dall’equipe medica, una volta manifestata l’origine del battere agente, è stato semplice calibrare la cura e porre fine al calvario, pur con le incognite legate alla reazione della singola persona alla terapia. A me però hanno sempre detto che sono stato molto forte, in tutte le numerose fasi della malattia, della caduta, della prima illusione di guarigione, alla nuova mazzata dell’infezione, l’ansia di non sapere, fino al buon esito dell’operazione e la scoperta che il tutto fosse in qualche modo recuperabile. C’è stato in mezzo soltanto un altro piccolo imprevisto, ma alla fine davvero sono guarito e tornato a casa, anche se nel frattempo avevo perso quasi tutto l’anno, con conseguente inevitabile slittamento di tanti eventi importanti, primo fra tutti il matrimonio che avrebbe dovuto celebrarsi il 14 settembre. Quel giorno lo porterò comunque nel cuore, perchè abbiamo in qualche modo compensato con una splendida festa tra parenti, amici e persone che mi vogliono bene: in tanti sono accorsi per farmi visita, festeggiarmi, salutarmi. La giornata era splendida, sarebbe stata scenario ideale per il mio matrimonio con Mary ma realisticamente ci siamo dovuti arrendere al fatto che, essendo io stato dimesso la settimana precedente, davvero non sarei stato in grado fisicamente di reggere una giornata bella, ma comunque intensa sotto tanti punti di vista. Sono cose di cui ho già scritto, ma mi rendo conto che tanti arrivano al mio blog anche cercando info sulle due malattie che mi hanno colpito: la Lyell e il Les, nel mio caso correlate tra loro, anche se appare impossibile stabilire l’esatto nesso, quale delle due sia stata in qualche modo propedeutica all’altra. Non è stata facile la ripresa, non lo è, ma di fatto sono andato avanti, sempre con fiducia, forte del fatto che sono attorniato da una struttura solida accanto a me, da una famiglia unita che mi sostiene, da una ragazza che mi ama, e il fatto che anche nei momenti più complicati non abbiano mai ceduto davanti a me, ha contribuito enormemente a mantenere quanto più inalterato il mio equilibrio e la mia serenità. Non era scontato, nonostante io sia uno che guarda sempre il lato positivo delle cose e veda il classico bicchiere sempre mezzo pieno. Non era facile perchè quando hai 36 anni, ti devi sposare dopo che è quello che hai sognato da una vita, avendo trovato la persona giusta accanto a te, quando hai un buon lavoro di questi tempi e devi portare a compimento un lungo progetto di teatro terapia che ti ha tenuto impegnato anima e corpo per mesi, quando devi esordire con i tuoi due libri al Salone del Libro di Torino, invitato per un’interessante tavola rotonda con altri colleghi di casa editrice, quando sei lanciato con diverse collaborazioni sportive e ti ritrovi per non rinunciare a un pezzo cui tieni particolarmente, a scrivere sotto dialisi (l’ho fatta per 5 sedute e basta) o con flebo e trasfusioni di sangue… allora davvero capisci che devi per forza o essere incosciente, oppure un animo puro e forte, come hanno sempre sostenuto tutti i medici che mi hanno curato e seguito amorevolmente in quei lunghi mesi.
Il 2014 pertanto sarà sì quello del pieno recupero, stavolta non farò proclami. Non per scaramanzia, ma perchè in fondo non serve. E’ più importante la conquista del quotidiano, constatare come giorno per giorno mi stia riprendendo, nonostante ci voglia in effetti tanta pazienza, nonostante non sia facile perchè la malattia è cronica ed è necessaria curarla con un’adeguata terapia. Però non è molto limitante, dopo pochi mesi ho ripreso quasi del tutto le mie attività, solo con un pizzico in più di controllo, di moderazione. Porto ancora degli strascichi a livello fisico, nulla di come sarebbe potuta andare, fosse stato qualcosa di peggio, ma qualche segno tangibile di tanta sofferenza c’è, specie in merito all’operazione chirurgica, visto che giocoforza le cicatrici, seppur piccole, sono rimaste. A volte capita mi faccia prendere dallo sconforto, col rischio magari di apparire superficiale perchè guardo all’estetica, alla vanità personale quando dovrei solo ringraziare di essermela cavata. Per carità, sono momenti, e tutti mi dicono che il cortisone – che tuttora sono costretto ad assumere a dosaggi cospicui – una volta ridimensionato, finirà per condizionare l’aspetto (il più saliente è il gonfiore al viso) però mi pesa, penso sia umano. Logico che sono grato, felice e fiducioso, le analisi stanno andando sempre bene, io per primo sento che rispondo perfettamente alle cure e me ne accorgo appunto nella quotidianità. Ho avuto un forte slancio fisico ed emotivo in questi mesi, e ho cercato di incanalare tutta questa rinnovata energia positiva nei miei progetti professionali e di vita. Di fatto il giorno delle nozze si sta riavvicinando, saranno a luglio, siamo prontissimi… di fatto al lavoro ho ripreso da dove ci eravamo lasciati e con gli ospiti del centro dove opero da anni come educatore formatore abbiamo messo a puntino nuove scene sul progetto troncato l’anno scorso (andremo la prima volta su un palco domenica 25 maggio), nuove collaborazioni giornalistiche le sto portando avanti e la lunga degenza ospedaliera mi ha per lo meno dato il tempo per approntare un nuovo progetto letterario che covavo da tempo. Avevo voglia di cimentarmi in un saggio musicale. Alla fine ne è uscito, ne uscirà (ma la pubblicazione ormai è davvero prossima!) qualcosa di molto più grande, dal mio punto di vista, qualcosa di molto sentito, di vero e profondo, perchè attraverso la musica, i dischi, la passione, ci sono io, con i miei ricordi, le mie emozioni. Poi da quel primordiale libro, da quella bozza complicata (perchè ci saranno spunti di riflessioni e rimandi a tanti aspetti del decennio preso in esame, quello dei ’90, periodo per me cruciale come crescita umana e professionale) sono usciti in realtà due volumi! Uno appunto (il cui titolo sarà “Revolution ’90”)uscirà a breve e raccoglierà schede di dischi significativi del decennio, con miei contributi appunto su diversi contesti dell’epoca, 10 excursus più rubriche “amarcord” con episodi legati a un determinato disco o artista; il secondo (dal titolo provvisorio “Rock ‘n Word”) invece uscirà a distanza di qualche mese, sarà il suo “gemello”, e conterrà approfondimenti, interviste esclusive, lasciando la voce ai protagonisti dell’epoca (artisti, gruppi, discografici, giornalisti, addetti ai lavori, organizzatori di eventi). Inutile dire che credo molto in questi lavori, ci ho messo davvero tutto me stesso e spero di riuscire a coinvolgere il lettore, ad emozionarlo, non puntando esclusivamente sul fattore generazionale e nostalgico (che pure è presente, e negarlo sarebbe sbagliato) ma proprio sull’empatia e la spontaneità che spero di essere riuscito bene a trasmettere! Lo so, è stato un lungo sfogo, di cose magari già dette, ma ne ho avvertito il bisogno, è stato come catartico. D’altronde, come si vedeva dai post degli ultimi mesi, col blog avevo ripreso alla grande, con articoli, recensioni, interviste.. in pratica non mi sono mai fermato, l’ho fatto oggi ma solo per fare il punto della situazione, guardarmi attorno, tirare le fila e… ripartire, senza stavolta più fermarsi! Grazie a tutti voi lettori per il tanto supporto dimostrato! Il libro è stato concepito per lo più in ospedale, per questo nei ringraziamenti trovano spazio, mai come in passato, così tante persone, moltissimi di voi che magari inconsapevolmente avete contribuito alla mia risalita!

Un bilancio personale dell’anno che va concludendosi ma soprattutto… Buon 2014 a tutti!

E così anche il mio, il nostro, 2013 va a concludersi. Un anno che, sembra (ma ovviamente, per fortuna, ci sono eccezioni positive) non essere stato particolarmente felice per la maggior parte di noi, degli italiani. Tanti problemi assortiti, e in generale un clima sempre più proteso alla sfiducia.

Io tendenzialmente non sarei così: chi mi conosce nella realtà di tutti i giorni, ma penso pure coloro che più o meno abitualmente mi leggono tra queste pagine del blog, sanno che difficilmente mi lascio abbattere e contagiare dal pessimismo, finanche quello più dilagante.

Venivo da un anno estremamente pesante a livello personale, con un 2012 trascorso all’insegna della scoperta e poi della miracolosa guarigione della sindrome rara di Lyell, una gravissima malattia della pelle, di cui avevo dato ampia testimonianza anche su PELLEeCALAMAIO, proprio per dare in qualche modo aiuto e supporto a chi si trovava nelle mie stesse condizioni.

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Il periodico controllo annuale svolto pochi giorni fa ha confermato i buoni esiti di tutto questo 2013, e cioè che ne sono definitivamente uscito indenne, sebbene la brava dottoressa specialista che mi ha seguito e tuttora mi ha in cura mi abbia ribadito che se non avessi incrociato per la mia strada un dermatologo ci avrei lasciato le penne.

Il 2013 avrebbe dovuto rappresentare – e i presupposti c’erano tutti – l’anno della vera rinascita, della svolta, con tanto di progetti stupendi e concreti. Ho raccontato per bene la mia nuova vicenda legata alla salute, e non sto qui a riscriverla nei particolari. Comunque, purtroppo, non si potrà mai stabilire con esattezza se le due malattie sono correlate direttamente o una avesse spianato la strada all’altra, fatto sta che a maggio sono stato ricoverato dapprima per un problema renale, poi scopertosi – dopo lungo iter diagnostico – derivare in realtà da una rara malattia autoimmune, il LES, o lupus.

Questa, a differenza della Lyell, è una malattia – magari meno invalidante – ma di fatto cronica e pertanto il difficile è semmai trovare la cura adatta, mirata, dosata al punto giusto-

Sto facendo dei bei passi in avanti (dopotutto, sono stato ricoverato in ospedali vari per 4 mesi, ai quali hanno fatto seguito quasi 80 giorni di convalescenza), i valori stanno ben rientrando nei parametri e soprattutto sono seguito da medici specialisti tra i migliori della zona. Hanno approntato una cura più specifica, un po’ per volta, sempre sotto stretto controllo (analisi periodiche, controlli ecc) e quello che mi dicevano è vero.. ci vuole tempo per trovare la terapia “ideale”: ogni corpo reagisce a modo suo, in fondo. Tuttavia, devo far sì che i momenti di ansia e paura non prendano il sopravvento sulle tante cose positive che sto riscontrando. Sto tornando alla mia “normalità”, a una quotidianità fatta di lavoro (ho ripreso, seppur da poco e per il momento in forma un po’ ridimensionata, dopo una batosta simile), progetti e sogni. Sogni che, ben inteso, erano vicinissimi alla realizzazione e che, senza i proclami dell’anno scorso (un po’ di scaramanzia non  guasta…), sono stati – come dire – posticipati. Avrei dovuto essermi già sposato con la mia Mary ma la data stabilita (da moltissimo tempo!) era troppo vicina a quella delle mie dimissioni definitive dall’ospedale, appena una settimana successiva e, francamente e con tanta amarezza, ma pure con sano realismo, non ero proprio in condizioni fisiche per il “grande passo”, per una giornata speciale, di gioia e di amore, quella che attendavamo da così tanto tempo. Purtroppo, quando a luglio, contrassi un’infezione cerebrale dovuta alla stessa cura che stavo seguendo in fase acuta per la comparsa del lupus (insomma, le mie difese immunitarie si erano abbassate troppo, indebolendo il mio organismo), i medici subito mi dissero che la guarigione sarebbe stata possibile (in un primo momento non fu facile nemmeno con le biospie stabilire che tipo di battere avessi contratto) ma comunque molto lunga. Fu necessario addirittura un delicato intervento neuro chirurgico in stereotassi per stabilire cosa avessi: dovettero in pratica prelevare del liquido dal cervello, in soldoni… Tutto è bene quel che finisce bene, alla fine si è individuato il germe attivo e lo si è curato efficacemente. Grandissimi i medici, e grande la Provvidenza, grande, Immenso, l’AMORE delle persone che mi sono state vicine in quei momenti. Per questo, se ho superato tutto questo, non mi farò spaventare ora da qualche normale intoppo sulla terapia, da qualche inevitabile effetto indesiderato. Non sapevo di essere così forte, me lo hanno fatto capire tante persone, a iniziare dagli stessi medici, fino ai compagni di stanza – con alcuni di loro si sono creati dei legami di amicizia (sì, Daniele, Mauro, Sante.. sto parlando di voi e vi ringrazierò sempre!), per finire alle persone che mi amano, che  sono sempre state presenti in quel lungo periodo di incertezza. Grazie! Grazie! Grazie!

Mi vedevano scrivere, buttare giù idee per il romanzo, bozze di articoli per le riviste (sono riuscito a completare due lunghi articoli poi usciti sul Guerin Sportivo in condizioni quasi proibitive, se ci penso!), ho portato avanti il progetto del saggio musicale che con l’anno nuovo vedrà la luce in libreria.. ormai siamo alle fasi conclusive! Riprenderò pure le trasmissioni a yastaradio.com!

Insomma, io non mollo, sono tanto acciaccato, devo controllarmi e seguire la terapia, ma ho 36 anni, il peggio è passato: e come scrivevo nel mio primo romanzo, prendendo proprio spunto dal mio titolo, credo che mai come nel 2014… “Verrà il tempo per noi”, per me e te Mary, visto che ormai non ci fermerà nessuno, e verrà il tempo di riprendere in mano tante belle iniziative, tanti bei discorsi lasciati giocoforza a metà.. verrà il tempo di riprendere una condizione accettabile.. non dico che tornerò a “scalare le mie adorate montagne dell’Alto Adige” ma voglio rimettermi in forma.. anche l’occhio vuole la sua parte e io sono pure vanitoso, eh? Mi sa che lo avevo già scritto da qualche parte 😉

Ora chiudo, augurando davvero di cuore a tutti gli amici più cari, ai tanti che pure in silenzio mi hanno aiutato, supportato e incitato, ai lettori, a chi viene ogni tanto a sbirciare, a chi invece è un affezionato.. insomma, a tutti, che sia un 2014 all’insegna di un ritrovato sorriso, uno sguardo che vada oltre la realtà quotidiana pesante da affrontare. Chiudete gli occhi, esprimete qualche desiderio, prefiggetevi degli obiettivi e tentate in tutti i modi di raggiungerli.. diamoci degli scopi, coloriamo le nostre vite e sapremo controbattere tanta negatività e tanto pessimismo. La mia non vuole essere una facile cifra demagogica, ma davvero, quando si passano momenti difficili, viene più semplice e naturale dare valore a certe cose e capirne la reale importanza.

E così, per una volta.. niente classifiche, niente graduatorie consuete.. niente “i migliori libri, i migliori film, i migliori dischi del 2013” ma un invito a guardare avanti al futuro con rinnovata fiducia.. come faccio io, come voglio fare io…

un abbraccio forte a tutti… ora mi godrò qualche giorno di relax in montagna con la mia morosa e una coppia di cari amici: i primi giorni di “vacanza” dopo tanti mesi, un po’ di stacco fino al 2 gennaio, poi si riparte appunto… 🙂

a presto e… voi che potete… mangiate pure TUTTO quello che volete (ormai è un mio tormentone ma… non appena mi sarò ristabilito del tutto tornerò ai miei cibi preferiti!!!)

Forza Francesco Acerbi!!!!

Apprendo con sommo dispiacere la notizia relativa al difensore del Sassuolo Francesco Acerbi, a cui è stato nuovamente diagnosticato il tumore al testicolo che già aveva sconfitto quest’estate.

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Ricordo con emozione le parole del giovane calciatore quando, dopo l’intervento, si diceva pienamente guarito, tanto che poi alla resa dei fatti è tornato pure in tempi record a calcare i prati verdi della serie A. Di più: tornando quasi ai buoni livelli di Reggina e Chievo, le stagioni brillanti che gli fecero guadagnare titoli e copertine sui giornali e lo status di uomo mercato per un’estate, quella del 2012 che lo avrebbe poi condotto al Milan, conteso pure da Roma e Juventus. Le cose a Milano non andarono benissimo e lui rientrò nei ranghi, di nuovo al Chievo, prima della scoperta della malattia e il passaggio al neo promosso Sassuolo, ora che pareva ben ristabilito.

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Devo ammettere che quando sentii le voci di presunto doping, da subito non credetti a quell’ipotesi, andando con la mente a pensieri purtroppo più brutti, perché non si sa mai come possono andare i decorsi di questo genere. La situazione torna ad essere pesante, compromessa, ma non disperata… Francesco ha già dimostrato di che pasta sia fatto e io confido che le nuove cure possano funzionare e farlo guarire e tornare più forte di prima.

Il calcio credo c’entri poco con la sua vicenda, ma davanti a problemi di una tale gravità passa tutto in secondo piano, anche una probabile carriera a buoni livelli.

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Poi, anche se la mia malattia, seppur cronica, non ha nulla a che vedere con quanto sta passando Francesco, ho provato tanta empatia nei suoi confronti e ho vissuto la sua storia, che sembrava davvero terminata col lieto fine, quando ero ancora in un letto d’ospedale e la Gazzetta dello Sport era un’immancabile compagnia quotidiana. Ero troppo felice per lui, nei giorni in cui anch’io ero alle prese con una diagnosi non ancora del tutto a fuoco. Io ora sto meglio, ma ho imparato che non bisogna mai abbassare la guardia davanti a queste cose, fermo restando che, mentre nel caso di una malattia cronica come il Les, esistono delle terapie e delle cure che ti consentono, una volta individuata la natura del problema, di stare bene, un tumore ha tutto un altro percorso, più tortuoso certamente. Ora sto bene, sono felice e i medici mi confortano, ma prego ogni giorno di continuare su questa strada, e continuo a seguire le indicazioni dei medici. Caro Francesco, non sai quanto ti sono vicino in questo momento, fatti forza, reagisci come hai fatto la prima volta. E’ difficile, il mondo pare crollarti addosso, ma ce la puoi fare!

Un grande abbraccio campione!

Lettera aperta a chi ha sempre creduto in me: un modo per dirvi GRAZIE e chiudere un capitolo doloroso della mia vita e aprirne (o meglio, riprenderne) un altro che si profila fantastico

Ho riflettuto a lungo prima di rendere pubblico questo post, un po’ per pudore, ma – lo ammetto – soprattutto per scaramanzia. Chi mi legge abitualmente sul blog, o chi mi segue con costanza e vicinanza su Facebook, sa che ne ho passate di cotte e di  crude quest’estate per problemi di salute. Problemi che a un certo punto parevano potersi rivelare più gravi del previsto. In ogni caso, senza ripetermi o entrare nei dettagli di questi che sono stati i tre mesi più impegnativi della mia vita, ci tenevo a dare una bella notizia.

io, all'interno del castello di Malcesine, sullo sfondo lo splendido lago di Garda, una delle mete che porto nel cuore

io, all’interno del castello di Malcesine, sullo sfondo lo splendido lago di Garda, una delle mete che porto nel cuore

Finalmente è arrivato l’esito della risonanza magnetica, non dico fosse quella decisiva, ma sicuramente significativa al fine di comprendere meglio se la cura mirata antibatterica a cui ero stato sottoposto stesse davvero debellando questo battere che mi aveva causato un’infezione cerebrale, o meglio un ascesso cerebrale – e per giungere a questa diagnosi purtroppo è stato inevitabile un procedimento delicato, una biopsia  stereotassica per asportare l’ascesso stesso, perché da risonanze semplici e da tac non se ne veniva a capo, pur scongiurando comunque “cose” incurabili-

Giunti a una diagnosi certa, l’equipe medica si è da subito dimostrata risoluta (primo, perché non c’era oggettivamente ulteriore tempo da perdere, poi perché individuato il battere agente li ho visti molto tranquilli nell’affermarmi che esistono cure efficaci e che già una precedente terapia antibatterica ad ampio spettro, generale diciamo così, aveva ben contribuito a sfiammare l’ascesso) e affidabile.

Si parlava comunque di una cura mirata che poteva durare dalle 4 alle 6 settimane. Ammetto di essere migliorato sensibilmente, soprattutto con l’abbassamento di certe dosi di cortisone e altri medicinali (oltre il fatto che tutti  i valori ematici erano buoni e che non ho mai più avuto i sintomi che mi avevano accompagnato durante la fase acuta: mal di testa insopportabile e febbre alta): insomma, i sintomi, per così dire, erano buoni e promettenti.

C’ è sempre stato un senso di ottimismo da parte dei medici  che riuscivano a trasmettermelo nel migliore dei modi, e poi mi sentivo realmente meglio. Tuttavia, ero già stato scottato altre volte durante l’estate, con lettere di dimissioni già in mano, saluti da parte di tutta l’equipe e infermieri e buona vita; poi capitava qualche imprevisto o effetto collaterale, tanto che  la stessa infezione è stata causata da un mio crollo delle difese immunitarie in seguito alla cura che stavo facendo con successo per tenere bloccata, ferma, la malattia autoimmune da cui deriva tutto ciò, nel mio caso, il les o lupus che dir si voglia.

In ogni caso, stamane i medici mi hanno dato la notizia che aspettavo da tempo: l’infezione è sterile, non agisce più, dalla risonanza tecnicamente si vede solo un puntino di minuscole dimensioni, solo perché non si smagnetizza subito nello schermo. Quindi, non ci potevo credere e, difatti, ho voluto conferme delle parole pronunciate. Sì,sono guarito dall’infezione, ora resterò un’altra settimana o qualche giorno ricoverato per ultimare l’iter della cura, ma coi tempi  ci siamo dentro alla grande, soprattutto perché ora che l’infezione non agisce più sull’ organismo, il reumatologo/immunologo potrà finalmente apportare delle modifiche e concentrarsi sulla mia vera malattia cronica, il les. Metaforicamente potrei dire che la “guerra” col nemico è stata vinta, ora avrò una più lunga e duratura battaglia con la malattia cronica ma lì le armi saranno meno affilate. Non lasceremo più che si manifesti in fase acuta, tra controlli periodici, supporto medico e terapia adeguata, eventualmente modificabile in base ai risultati appunto degli esami periodici. Mi è stato detto che può rimanere “dormiente” per mesi o anni, consentendomi una vita il più normale possibile, sempre considerando che so di essere con difese immunitarie davvero basse rispetto alla norma, quindi dovrò necessariamente stare attento ad alcune cose ma lo farò… mentre riguardo il cibo, anche qui i valori  so che torneranno nella norma con l’infezione ormai passata e  di conseguenza potrò finalmente riprendere a mangiare qualcosa di un po’ più “commestibile” o quanto meno gustoso.

Sul lupus (les)  ormai mi ero già pienamente informato nel corso dei primi mesi di degenza (ero stato in un buon reparto di nefrologia in un primo momento a Sanbonifacio), ma è logico che anche tra Borgo Trento  e Borgo Roma, i due poli di Verona, mi hanno dato ulteriore delucidazioni in merito. E’ una malattia che riguarda il malfunzionamento di certi anticorpi negativi che si auto generano nell’organismo, causando danni anche gravi se non presi in tempo. Gli organi colpiti sono i reni, il cuore, il cervello e i polmoni. Nel mio caso aveva gravato dapprima sui reni, la cura stava andando bene ma appunto era “pesante”, essendo il les in fase acuta e questo mi ha causato l’infezione cerebrale che ha davvero scombussolato i piani e stavolta seriamente mi sono preoccupato. Tutti, medici ,infermieri, ma soprattutto la cerchia di amici (sapevo che mi volevate bene, ma è nelle difficoltà che lo si percepisce meglio e voi, anche semplicemente facendomi svagare, ridere, parlare delle nostre cose lo avete dimostrato ancora una volta!) e ovviamente la mia splendida famiglia, la mia ragazza che mi è sempre stata vicina , i suoceri, cognati e cognate (qui veramente fatico a trovare le parole, ho una famiglia splendida e la fortuna di averne conosciuta un’altra altrettanta fantastica, dai grandi valori, quella della mia futura sposa Mary) mi hanno fatto coraggio, elogiandomi più volte per come sono riuscito ad affrontare le fasi più toste del percorso, in pratica senza perdere il mio ottimismo, la mia battuta pronta, il mio sorriso, il mio modo di vedere la vita in pratica, nonostante mi sia resa conto di tante dolorose rinunce necessariamente fatte, anche se per fortuna ho il tempo per recuperare tutto.

Ma ammetto che nei momenti di incertezza, quando passavano le settimane e nonostante biopsie, analisi e risonanze non si capiva che germe o fungo avessi contratto, l’ansia era davvero palpabile e crescente.

Una volta scoperto il germe, l’ascesso,  sono stato trasferito (terzo ospedale estivo, potrei compilare una guida Michelin della sanità pubblica veronese!) in un centro più specializzato e da lì è ripartita speranzosa la mia battaglia.

Ora, di sera, da solo, non voglio passare da un senso di gioia genuino per lasciare spazio alla paura di una nuova ricaduta. Va bene tutto, ma non ci sono proprio i presupposti stavolta, devo stare tranquillo e basta. Sono guarito da sta cazzo di infezione, vaffanculo!!!

E la settimana prossima poserò il mio culo sul divano, mi guarderò le partite su Sky o i miei amati programmi musicali, indosserò abiti decenti, finalmente proverò due paia di scarpe nuove di zecca che mi ero concesso come “regalo”, ma soprattutto tornerò a “respirare” aria buona, ad assaporare quelle piccole cose quotidiane che nella dimensione di piena salute paiono scontate, specie se si ha 36 anni, ma invece ci si rende conto quanto invece siano appunto “vitali” per una buona e felice esistenza. Non devo essere iperattivo e voler fare tutto subito, d’altronde anche un certo Vasco Rossi o una certa Venus Williams, colpiti da betteri  simili al mio, ce ne hanno messo prima di riprendersi del tutto.

Quindi, voglio e devo passare questi ulteriori giorni che mi separano dal recupero della mia “normalità” (poi so che avrò bisogno di un periodo più o meno di convalescenza, soprattutto per riprendermi a livello fisico) all’insegna della fiducia, dell’ottimismo, senza paura che mi succeda qualcosa. D’altronde, ok, so già che per tutta la vita dovrò attenermi a delle precauzioni, ma nemmeno vivere sotto una campana di vetro. Ho così tanti progetti, alcuni stoicamente portati avanti anche da una stanza d’ospedale con pc da una parte e sacche di sangue o flebo nelle braccia (così ho concepito uno dei miei migliori articoli poi pubblicati nella mitica rivista “Il Guerin Sportivo”, così in queste ultime due settimane, senza febbre, mal di testa o altri sintomi, ho avuto un’impennata per quanto riguarda il prosieguo del mio saggio, ben 150 pagine di word in 15 giorni!). Ma c’erano altri grandi progetti che potrò riprendere, la commedia teatrale da portare in scena con i “miei” ragazzi del centro dove lavoro come educatore, la tappa alla Fiera del Salone di Torino, dove quest’anno sarei stato protagonista di una tavola rotonda assieme al mio editore Massimiliano Giordano di Nulla die edizioni e tantissimi colleghi/amici di etichetta. E poi finalmente, slittando di soli pochi mesi, perché il resto è tutto pronto, potrò finalmente convolare a nozze con la mia amata Mary.

Senza contare tutte le cene a cui sono stato invitato da tanti amici… farò tutto, ricambierò nel migliore dei modi il vostro affetto, il vostro commovente calore, la vostra vicinanza, reale o virtuale, perché ho scoperto che anche dal mondo web si possono costruire rapporti importanti e in particolare tre persone mi hanno praticamente scritto tutti i giorni, aiutandomi e non poco, anche perché alcuni avevano vissute situazioni analoghe alle mie. Senza fare torti a nessuno, ci tengo a citare almeno Giuseppe Cagnato, autore Nulla die, ormai amico a tutti gli effetti, Carlo Calabrò, con cui prima al limite passavamo tempo a parlare del Festival di Sanremo o di calcio, e Daniele Parolini, ex compagno di stanza nel primo ricovero di maggio, una persona solare, piena di positività che mi ha concretamente dimostrato come si possa convivere con una malattia cronica, senza farsi condizionare la vita, mantenendo un atteggiamento positivo, oltre che una disciplina comportamentale per quanto riguarda le indicazioni dei medici. Ecco, ora già mi sento in colpa nei confronti degli altri che non ho nominato, cioè amici, colleghi, ex compagni di scuola, artisti, e ovviamente infermieri e medici dai quali sono stato quasi adottato. Grazie a tutti!!!

Ovviamente, la ripresa, il ripristino di tutto questo lo dovrò fare, tenendo buono il mio impulso, devo prima ritornare gradualmente al mio mondo, senza bruciare le tappe, anche perché l’inverno è vicino e il mio fisico dovrà davvero rimettersi in riga. Ma qui rischiamo di tornare nuovamente nelle sabbie mobili della paranoia e non mi pare il caso. Ho già sofferto tanto, e con me le persone che mi vogliono bene, quindi per una volta davvero voglio solo gridare di felicità, ringraziare tutti coloro che hanno pregato per me- L’ho fatto io stesso, tanto e  la preghiera mi ha aiutato molto, lo dico sinceramente, dalle parole di Papa Francesco, alla frequentazione quotidiana nella cappellina dell’ospedale, e non certo per un fatto scaramantico, ma proprio perché in qualche modo lì mi sentivo “protetto” e , se questa guarigione non è stata un vero miracolo, come quello dell’anno scorso dopo la malattia della sindrome di Lyell, poco ci manca!

Vi voglio bene, ma ora con questo post, o meglio letterona gigante con cui vi ho aperto il cuore, voglio davvero averla finita con questo genere di notizie…

Spero che d’ora in poi nel mio blog leggerete nuovamente o esclusivamente delle mie passioni: la musica, il calcio, l’arte, la letteratura.

Mettiamola così, è stata un’esperienza di vita, dura e faticosa, e che mi ha forse fatto capire di possedere più forza d’animo e maggiore forza interiore di quanto potessi immaginare.

Una tappa, ma è ora di riprendersi la vita “vera”.

Un abbraccio!!!

GIANNI GARDON

Tutto è bene quel che finisce bene: si riparte di slancio con tanti nuovi progetti

Eh, sì, lo dico bene nel titolo del post. Con la consapevolezza di star vivendo un momento particolare della mia vita, vista la lunga degenza ospedaliera a cui sono stato costretto (penso di cavarmela a fine settimana, dopo di chè ci sarà un periodo di convalescenza, prima della piena ripresa), sono riuscito a mettere a fuoco delle buone idee che diverranno utili per l’immediato futuro.

Pur debilitato sono riuscito a portare a termine due racconti che usciranno in un paio di antologie. Non posso dire molto di più, sarà una bella sorpresa e ringrazio l’editore che mi ha coinvolto per l’opportunità perchè i temi proposti erano quanto di più inclini alle mie corde. Spero di aver fatto del mio meglio, c’ho messo il cuore, come faccio sempre quando mi imbatto in progetti.

Con il mio editore ho provato a delineare meglio la probabile consegna del nuovo manoscritto. Ero già a buonissimo punto, fino all’insorgere del problema di salute, ma in ogni caso da un paio di settimane qui, dal reparto, ho ripreso e anzi, sto dando un connotato leggermente diverso, pur trattando il tema iniziale. Ma ora se possibile lo sento ancora più mio, se alcuni di voi mi leggeranno in futuro se ne renderanno conto, la struttura rimane quella di un saggio, ma verterà  non solo su tematiche strettamente musicali del decennio dei 90, ma farò una panoramica generale, con gli occhi dell’adolescente e giovane qual’ero. Il confronto tra sogno, illusione e ingenuità tipica di quell’età e la deriva odierna sarà trattata, ora con ironia, ora con velata malinconia, ora con nuovo slancio. Mi fermo qui, con la musica che farà da richiamo a ogni capitolo, con i 100 artisti che più mi hanno emozionato, colpito e segnato in quel periodo che ha coinciso con la fase cruciale della mia esistenza, quella che ti fa oltrepassare la linea dall’adolescenza, dal mondo dei ragazzi a quello della consapevolezza, della presa di coscienza, in poche parole, la vita vera, quella degli adulti.

Infine, ho prontissima l’idea per un libriccino umoristico, proverò a uscire dai binari, ma ho voglia di proporre questa cosa al mio editore.  Ne ho parlato al telefono, ormai sanno che sono un vulcano e che difficilmente mi fermo quando parto. Esco in questo caso dai miei binari, ma mi si è accesa una lampadina, spazio alla fantasia 🙂

Poi la collaborazione col Guerin continua, nel prossimo numero uscirà un mio accorato articolo. Per me, l’ho sempre detto, è un grande onore essere in questa squadra, la migliore d’ Italia in quanto a giornalisti sportivi, e non lo dico certo per piaggeria.

In mezzo a tutto ciò, davvero, mi auguro che il periodo peggiore sia alle spalle. Non sai mai quando possa capitarti la malattia nella vita… sei giovane, hai 35 anni, tanti progetti, lavori a tempo pieno, credi nel tuo lavoro (sono educatore, a fine maggio con i ragazzi disabili del centro avrei dovuto presentare la prima di un progetto teatrale sul quale lavoravo da un anno), hai una grande occasione (ero invitato con i colleghi della casa editrice Nulla die a una tavola rotonda organizzata dal mio editore al Salone di Torino il 20 maggio, avrei incontrato tanta gente, parlato dei miei libri, vissuto un bel momento), soprattutto la data di nozze si avvicina e vorresti giustamente essere presente nei momenti cruciali, dopo che è più di un anno che attendi con il tuo amore questo giorno, che ti organizzi, che pensi, immagini, sogni. Invece al top, ti ritrovi a soggiornare due mesi in ospedale, tra nefrologia e immunologia. Tutto è bene quel che finisce bene, si riparte di slancio… certo, con cautela ma anche con rinnovata fiducia.

E grazie anche a voi che ci siete sempre, che seguite il mio blog, che mi contattate anche privatamente… una carissima persona si è mossa persino da Bergamo per venirmi a trovare e a sostenermi, e lo sta concretamente facendo dall’anno scorso, da quando sconfissi un’altra brutta bestia, la sindrome di Lyell. Grazie Gualtiero, e grazie a tutti voi che continuate a leggermi

un abbraccio

Gianni G.