Il punto sulla LEGA PRO seconda divisione. Quanta sofferenza per la Virtus, nel B promosse anche le corazzate Casertana e Foggia

Sta entrando sempre più nel vivo la lotta per la permanenza (salvezza, ma alcuni avventatamente parlano pure di “promozione”: insomma, un bel calderone in vista della clamorosa riforma prevista per inizio della prossima stagione) in LEGA PRO. Una lega pro che diverrà unica, una grande serie C in pratica e chi lo dice che in fondo non sarà meglio così, e non solo per un aspetto meramente economico che non ci compete.

Fatto sta che quest’anno, almeno per me che sono solito seguire con grande interesse le questioni inerenti la terza e quarta serie (ma ci metto dentro pure i Dilettanti, evvai 🙂 ) più che la Prima divisione – che non comportava alcuna retrocessione e i playoff allargatissimi per i medesimi posti delle passate edizioni – mi è parsa molto più avvincente, al di là del cervellotico regolamento, la stagione che sta andando in scena in Seconda divisione. Sali e scendi clamorosi, belle rimonte e altrettante fragorose cadute ma alla lunga i valori stanno emergendo, come si evince dalle matematiche ormai, a poche gare dal termine della regular season, salvezze di piazze importanti quali Monza, Cosenza, Caserta e Foggia, in mezzo a tante altre belle realtà emergenti, come il Real Vicenza, il Santarcangelo nel girone A e le redivive Messina (grandissimo girone di ritorno per i siciliani) e Teramo nel B, per quanto in questi casi citati occorre ancora attendere il verdetto del campo.

una formazione della Virtus, impegnata in una difficile ma possibile rincorsa alla "promozione" nella futura Lega Pro Unica

una formazione della Virtus, impegnata in una difficile ma possibile rincorsa alla “promozione” nella futura Lega Pro Unica

Andando più sullo specifico, e concedendo spazio al cuore… mi spiace che nonostante un girone d’andata giocato con gran piglio e personalità, a dispetto dello status di matricola assoluta, la Virtus, emanazione di un altro quartiere della mia città, Verona, sia ormai risucchiata nella parte media bassa della graduatoria che allo stato attuale significherebbe per gli uomini di mister e patron Gigi Fresco retrocessione con conseguente ritorno tra i dilettanti. Chiaro, non sarebbe una tragedia, i mezzi societari sono solidi e consolidati, ma certo sarebbe un contraccolpo psicologico non indifferente per i veronesi di Borgo Venezia, capaci come detto di giocarsela alla pari con gli squadroni del girone per tutta l’andata ma poi andati in flessione nei momenti topici della stagione. La salvezza è ancora a portata di mano, almeno mediante i playoff (ma di quattro squadre soltanto una otterrà il pass per la Lega Pro Unica); tuttavia al momento a occhio e croce paiono più accreditate sulla carta Mantova, Rimini e Forlì. Il tutto nonostante nelle ultime due partite la Virtus Vecomp non abbia sfigurato per nulla contro due corazzate come Alessandria e Renate, ormai in odor di salvezza matematica, ottenendo però, oltre a una buona dose di meritati complimenti, solo due punti che hanno mosso troppo poco la classifica. E si è giocato pure nella splendida cornice del Bentegodi!

immagini festose di un Foggia che vuole tornare protagonista ai massimi livelli

immagini festose di un Foggia che vuole tornare protagonista ai massimi livelli

Nel girone B invece ammetto di aver seguito – come sempre – con occhio più attento il cammino del Foggia, non solo perchè la squadra della città della mia fidanzata (!) ma perchè, forse per motivi “generazionali” sono legato alle magiche stagioni di Zemanlandia, visto che all’epoca ero poco più che un adolescente in adorazione del gioco spumeggiante messo in mostra dai Satanelli rossoneri pugliesi. L’augurio è che davvero si esca dal pantano della serie C, di stagioni magari esaltanti – come per certi versi proprio l’ultima con Zeman, capace di rilanciarsi alla grande qualche anno fa di nuovo nella sua Foggia, prima di rispiccare il volo verso Pescara e Roma. In quell’improvvisato Foggia il boemo riuscì a far esplodere talenti come le punte Insigne e Sau, il centrocampista Salomon, l’interno Laribi, i difensori Regini e l’attuale perno del Trapani Caccetta. Si spera quindi che dopo una bella stagione come quella di quest’anno ci siano poi anche i presupposti per una lunga permanenza nelle categorie che maggiormente sono consone a una squadra di gran blasone come il Foggia

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Panoramica sul calcio veronese: dietro al derby tante belle realtà protagoniste quest’anno in Lega PRO e tra i Dilettanti. I casi di Virtus, Legnago, Cerea e Villafranca

Archiviato un derby calcistico in tono minore, almeno a detta di chi scrive, allarghiamo il campo ad altre belle realtà emergenti del calcio veronese, mai come in questa epoca così ricco di interpreti ad alti livelli.

Intendiamoci, la stracittadina – che strano chiamarla così, ma a mio avviso è giusto elevare il derby veronese alla stregua degli altri d’Italia, chè gli snobismi non portano da nessuna parte nel calcio – ha avuto più di un motivo di interesse, ma è stata vissuta in modo particolare, certamente in maniera differente rispetto al primo storico incontro in serie A di 11 anni fa. Una festa sì, a detta di molti cronisti esterni, ma in tono minore, decisa sul campo da una fiammata all’ultimo minuto che ha dato nuova linfa in chiave salvezza alla società della Diga, che con l’innesto di mister Corini, ora sembra davvero avere le carte in regola per centrare una nuova salvezza. E per quanto l’Hellas abbia ristabilito una gerarchia mai messa veramente in discussione, almeno nella percezione locale, il Chievo in serie A rappresenta una scommessa ormai vinta diversi anni fa e che conferisce alla città prestigio. In fondo, tolte le metropoli, nessuna altra città è rappresentata da due compagini nella massima serie.

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Ma dietro a loro, si sta facendo largo, partita dopo partita, con una consapevolezza della categoria e dei propri mezzi sempre più distinti, la Virtus Vecomp dell’allenatore/presidente Gigi Fresco. Emanazione, più ancora rispetto a Chievo, che tutto sommato è una vera frazione, di un quartiere della città, in questo caso Borgo Venezia, dopo anni buoni in serie D, da questa stagione, con umiltà ma con fiera determinazione, si sta disimpegnando alla grande nella seconda divisione della Lega Pro.

Categoria, come ampiamente descritto in altro post, destinata a scomparire ma che permetterebbe alle classificate nella prima metà della graduatoria, di partecipare l’anno venturo alla nuova Lega Pro, una serie C unica come accadeva negli anni ’70, una categoria che al momento vedrebbe inserita alla grande la Virtus, domenica vincitrice sul tosto Renate.

Una squadra affiatata, ben disposta in campo, che non molla davvero mai e che sinora non ha mai dato impressione di soccombere contro nessuna squadra.

In serie D sta faticando la Sambonifacese, che dopo anni ottimi tra i professionisti, sta ancora forse pagando lo scotto di una retrocessione inaspettata due anni fa che l’ha fatta ripiombare tra i dilettanti in forma ridimensionata. Benissimo invece sta facendo il Legnago, prestigiosa società della Bassa Veronese, partita a fari spenti ma che da un paio di mesi ha ingranato la marcia giusta, arrivando davvero a un passo dalle zone di vertice, dove è al momento issata la Pro Piacenza. Nonostante il mezzo passo falso dell’ultima giornata, la squadra capitanata dall’ex promessa delle giovanili del Chievo, Maycol Andriani, sta dando del filo da torcere a tutte le favorite del girone, nel contesto di un raggruppamento di ottimo livello.

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Scendendo di categoria, in Eccellenza, nel girone misto del Veneto, grande ammucchiata in vetta dove stazionano al momento due squadroni come Rovigo e Arzignano, con due veronesi appena un gradino sotto: il Villafranca e il Cerea. Quest’ultimo, il “Piccolo Toro”, reduce da una mesta retrocessione dalla serie D, dopo una partenza un po’ risicata, è risalita alla grande, con un filotto incredibile di vittorie che l’ha portata sino a raggiungere le lanciatissime capolista. Un traguardo raggiunto e poi sfumato domenica, dopo l’incredibile sconfitta subita contro una rediviva e convincente Ambrosiana. Nulla è perduto comunque per il Cerea che, numeri e uomini alla mano, sembra possedere tutte le carte in regola per tornare in serie D al primo colpo. Appena sotto non dà segni di cedimento il Villafranca, dietro solo di un punto e, come il Cerea, protagonista di una lunghissima rimonta nei confronti di Rovigo e Arzignano. Il livello di queste 4 squadre è davvero elevato ed è un peccato che solo due, di cui una dopo spareggi, potranno accedere a categorie superiori. Nel frattempo, godiamoci un campionato mai così equilibrato.

Alberto Baccarin al Borgo a Buggiano: per il giovane talento del calcio italiano comincia la dura gavetta!

E’ notizia recente di calciomercato che l’ex viola Alberto Baccarin, di origine vicentina, sia stato ceduto dai gigliati al Borgo a Buggiano in comproprietà. Trattasi di lega pro seconda divisione, come a dire che per il giovane trequartista la strada comincia a farsi in salita, dopo che a lungo si era parlato di lui, addirittura prima del passaggio alla Fiorentina, come di un fulgido esempio di talento italiano. Tuttavia, Alberto, classe ’93 a Firenze ha deluso le attese, posto che comunque nel suo caso le aspettative fossero davvero eccessive, se andiamo indietro con la memoria di qualche anno e ritroviamo quegli articoli, comparsi non solo sul web ma pure su famosi quotidiani nazionali come la Rosea, in cui veniva indicato come un mix tra Rivera e Kakà. Paragoni che più che ingombranti non si può ma che scattano in automatico tra gli addetti ai lavori, non soltanto per gridare alle nuove sensazioni del calcio italiano, ma anche per cercare di inquadrare un minimo le attitudini e le caratteristiche del giovane virgulto in questione.

In effetti, il giovanissimo Alberto, veniva tenuto d’occhio da più ambienti, compreso quello azzurro delle rappresentative giovanili, che lui ha iniziato a frequentare ben presto, sin dall’Under 16.

Eppure Baccarin, sin dalle sue primissime parole in viola, è parso frastornato da tutto questo clamore e ha giustamente manifestato una sincera umiltà, tanto che sembrava lontano anni luce non solo dal prototipo classico del calciatore, ma anche in riferimento ai coetanei sembrava timido, per nulla esuberante, come comunque l’anagrafe ben suggerirebbe in questi casi.

A disagio con Buso, gioca a sprazzi, oscurato dall’enfant prodige di casa viola Federico Carraro (anch’egli veneto, ma padovano) e si interseca a fatica negli schemi offensivi, visto la sua difficile collocazione tattica. L’ho seguito da vicino nei suoi anni viola, proprio perché conosco gli ambienti calcistici veneti e persone fidate mi parlavano di lui usando aggettivi altisonanti.

A mio avviso però con la Fiorentina gli è sempre mancato qualcosa, forse la giusta capacità di incidere durante la partita. Tecnicamente assai dotato, ha un tocco di palla delizioso, su questo non si discute, ma anche nei due anni completi di Primavera, nello stesso ruolo era parso molto più concreto e con maggiore personalità il brasiliano Matos.

Che dire? Dopo un periodo nelle giovanili in cui non ha espresso al massimo il suo notevole potenziale, ora ci si aspetta con curiosità di capire quanta tenacia in realtà nasconda tra le pieghe di un carattere mite e docile. Inutile aggiungere che in seconda divisione Lega Pro si troverà al cospetto di rudi difensori, di mestieranti che usano le maniere forti, specie con i ragazzini che ci sanno fare con il pallone. Inizia la gavetta ma è quando il gioco si fa duro, che i duri iniziano a giocare… e se si è in possesso di doti tecniche superiori occorre finalmente mostrarle a chiare lettere, senza timore. Il confronto con una realtà professionistica giovane, che non vive con eccessive pressioni il suo torneo, può solo che giovargli, aiutandolo a cercare la propria dimensione calcistica. Tanto, forse tutto, dipenderà da lui, dalla sua voglia, dalla sua determinazione ad arrivare. In fondo non si tratta di una bocciatura, è ancora in comproprietà con la società viola e in passato talenti sopraffini come l’azzurro Diamanti hanno giocato in C/2. E’ la gavetta, la stessa che tocca in sorte a molti giovani campioncini italiani. Ma è anche la selezione naturale che il mondo del calcio da sempre impone.