Come Conte ti può cambiare la Nazionale in due partite. Italia convincente grazie agli uomini nuovi come Zaza. E occhio ai fulgidi talenti dell’Under 21

Buona prova ieri della nostra nazionale maggiore, in quella che è stata la prima ufficiale del neo tecnico Conte, dopo le buone premesse dimostrate contro una quotata Olanda. Chiaramente la Norvegia non era un avversario così ostico ma quante volte si sono in realtà nascoste insidie in gare di questo genere? E’ piaciuto l’approccio dei nostri, il fatto che giocassero quasi alla morte su ogni palla, come da tempo (diciamolo pure, dal primo Lippi) non si assisteva in incontri di questa levatura (per non dire delle fiacchissime e soporifere amichevoli). Insomma, il tecnico salentino può piacere o no, stare antipatico ai più (compreso a me, non ne faccio mistero) ma i risultati ottenuti sinora – Europa a parte – stanno lì a confermare la bontà del suo operato.

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Sembra che gli azzurri abbiano capito che di occasioni vere per entrare nelle sue grazie ce ne saranno poche, e che bisognerà sudarsi la chiamata e la conferma. Per questo gente come Immobile, Zaza – gran protagonista ieri ma campioncino in erba da tempo – ma anche Florenzi o Darmian hanno dato il massimo. Conte ha fatto intendere di voler puntare su un gruppo con determinate caratteristiche tecniche e agonistiche, piano perfetto per califfi come De Rossi o Bonucci, sin troppo appannati nella sciagurata avventura brasiliana. Se poi un po’ per volta farà integrare sempre più i vari De Sciglio, Poli, El Shaarawy (il trio milanista avrà grandi chances quest’anno con Inzaghi) ma anche talenti come Insigne, Verratti, Santon, Destro, ecco che forse la situazione sarà meno grigia di come realisticamente sembrava anche solo un paio di mesi fa. La difesa poi appare solidissima in gente come Buffon e Astori e nella ritrovata coppia Bonucci – Ranocchia, finalmente ricomposta dopo i fasti di Bari, una cerniera centrale che da due stagioni a questa parte a ogni sessione di mercato il tecnico azzurro avrebbe voluto rivedere insieme in maglia bianconera.

E la cosa più interessante è che, dopo la paura contro la Serbia, pure l’Under 21 di Di Biagio ha dimostrato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quanta benzina verde in realtà vi sia nel serbatoio della Nazionale italiana. Exploit fantastico nelle proporzioni contro Cipro (7 a 1) a parte, ciò che è piaciuto è stato anche qui vedere lo spirito, la motivazione, la determinazione con cui i nostri hanno affrontato le due gare decisive. Il resto l’ha fatto il talento, quello puro, naturale che sgorga dai piedi di gente come l’acclamato Berardi, finalmente uomo più anche in Under, il possente Belotti (speriamo che a Palermo trovi spazio), il geometrico Sturaro, il folletto Battocchio – impantanato in B dopo due anni al Watford, lui che è di proprietà dell’Udinese di Pozzo – lo scattante Zappacosta, già pienamente a suo agio alla sua prima in A con l’Atalanta, i sicuri Antei e Rugani e il tecnico Bernardeschi (con Rossi fuori, magari Montella puntasse sul suo estro e sulla sua efficacia in zona gol). Tanta carne al fuoco ma il punto è sempre quello: questi ragazzi devono giocare. Punto. Le qualità le hanno, non possono perdere anni e anni facendo una gavetta infinita e a conti fatti, il più delle volte deleteria.

 

Mondiale in pillole: ecco i miei giudizi su tutte le Nazionali al termine della fase a gironi. Ora si entra nel vivo!

Ammetto che sto seguendo il Mondiale brasiliano un po’ a singhiozzo, ma ormai un grande evento che mi riguarda è piuttosto imminente e questo mi distoglie pensieri, energie e quant’altro, visto che sono in pieno trip di preparativi vari. Ma di questo parlerò nei prossimi giorni, oggi voglio quanto meno dedicare qualche riga all’evento calcistico per eccellenza, il torneo che spesso prevarica i confini prettamente sportivi, connotando il tutto anche di ambiti diversi, quali quello sociale, di costume, finendo per assurgere a qualcosa di molto significativo per tante persone, unite attorno a un pallone.

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Dell’Italia e della sua disastrata spedizione ho già abbondantemente scritto, vediamo ora in pillole come è andata la prima fase a gironi, quali sono le squadre che sinora hanno entusiasmato e quali al contrario hanno fortemente deluso, fermo restando che per tirare le debite conclusioni occorrerà aspettare ancora poco, visto che già da domani si entrerà nel vivo del gioco con gli ottavi di finale, vale a dire con le gare da dentro o fuori.

GRUPPO A (Brasile 7, Messico 7, Croazia 3, Camerun 0)

I padroni di casa solo nella terza gara contro gli svogliati camerunensi hanno dimostrato sprazzi di autentico talento, soprattutto nel loro uomo più rappresentativo (Neymar) che di fatto quasi da solo sta trascinando i compagni di squadra. Si è sbloccato il modesto Fred ma credo che al di là di ciò, la squadra di Scolari possa solo migliorare col prosieguo del torneo, nonostante la prossima avversaria si chiami Cile e rappresenti già una bella insidia. L’altra a passare (con pieno merito) è il Messico, che magari non giocherà benissimo ma pare compatto e coeso, capace di imbrigliare i rivali. Poche le individualità espresse sinora, a parte il portiere rivelazione Ochoa, arrivato svincolato e protagonista di parate miracolose in serie contro i verdeoro, e il “solito” Giovani Dos Santos, al quale hanno ingiustamente annullato due gol all’esordio. La Croazia prometteva bene all’inizio, sulla carta pareva più attrezzata dei messicani ma il tonfo contro il Brasile (vabbè, provo a sorvolare sul fatto che sia stato “indotto” da vari errori arbitrali Pro- Brasile) ha rovinato tutti i piani. Il Camerun ha disputato il peggior mondiale della sua storia, arrivato già male per la storia dei premi prima promessi e non mantenuti e in generale mai sul pezzo: quasi perdente in partenza.

GRUPPO B (Olanda 9, Cile 6, Spagna 3, Australia 0)

Sono in molti a considerare l’Olanda come possibile outsider nella corsa al titolo iridato. L’eclatante vittoria contro la Spagna che di fatto ha sancito la fine del “tiqui taca” e dell’Impero delle Furie Rosse ha portato molti appassionati a credere che gli oranje abbiano davvero i mezzi per puntare al bersaglio grosso, come mai sono stati in grado di fare, nemmeno ai tempi dell’Arancia Meccanica e dopo il secondo posto di 4 anni fa. Potrebbe questo improvviso exploit, per certi versi inaspettato, sembrare frutto logico, diretta conseguenza del Mondiale perso d’un soffio appunto solo 4 anni fa in Sudafrica ma in realtà di quella rosa è rimasto ben poco e Van Gaal è stato in grado di raggruppare sotto un’unica bandiera un mix incredibile di talenti, puntando su pochi ma buoni della vecchia guardia (un Van Persie e un Robben in piena forma) e tanti della nuova ondata, quasi tutti provenienti dal locale campionato, dai vivai delle migliori espressioni del Paese. Bene il Cile, che continua sul solco delle belle apparizioni in Copa America e del Mondiale sudafricano. Il ciclo in fondo è lo stesso, imperniato su assi quali Sanchez e Vidal e corroborato da innesti finalmente pronti ad alti livelli quali l’ex napoletano Vargas. Ora ci sarà da superare lo scoglio più importante, rappresentato dai più seri accreditati a vincere questo Mondiale, vale a dire i brasiliani. Della Spagna e del suo declino si è scritto di tutto e di più, ma la differenza col nostro calcio è che da loro, al di là del normale contraccolpo psicologico dopo anni e anni di assoluto dominio, ci sono tutte le basi per ripartire. L’Australia ha lasciato con zero punti ma salvando l’onore, almeno impegnando una già qualificata Olanda. D’altronde quella non è certo patria del calcio, visto che tutti giocano a rugby (e a che livello!), se poi i migliori giocatori della loro storia (Kewell e Viduka) hanno smesso da poco, si capisce come sia matematico che i risultati più prestigiosi i Canguri li abbiano ottenuti quando questi giocavano, anche se il vecchio Cahill ha giocato alla grandissima, mettendo due bei sigilli in questa competizione.

GRUPPO C (Colombia 9, Grecia 4, Costa d’Avorio 3, Giappone 1)

Ok, col senno di poi, forse per i cafeteros non si è trattato di un girone particolarmente ostico, resta il fatto che, pur senza la loro stella Falcao, hanno infilato tre vittorie nette, mettendo in mostra un gran calcio, fatto di gol e giocate dei singoli, molti dei quali protagonisti della nostra bistrattata serie A (Cuadrado sta letteralmente incantando ma per noi non è una novità). Passa a sorpresa una Grecia poco accreditata alla vigilia, ma in grado di imbrigliare gli avversari, concedendo loro ben poco. I gol poi arrivano quasi sempre grazie all’infallibile contropiede e in generala alla voglia di non mollare mai. Ammirevoli. Così non si può dire di una deludente Costa d’Avorio, che ho pure elogiato pubblicamente, scrivendone sulle pagine del Guerin Sportivo. Ho scritto pure di Ghana e Nigeria, e pare assurdo che i più deboli dei tre siano alla fine passati. Gli ivoriani però hanno pagato il fatto che il loro simbolo, Yayà Tourè, fenomeno conclamato del Man City, non abbia dato il meglio di sé, funestato pure dal terribile lutto familiare che lo ha colpito, a Mondiale in corso, con la morte precoce di un fratello. Si chiude dopo belle premesse e diverse affermazioni pure il ciclo di Zaccheroni alla guida del Giappone, una Nazionale che anche grazie a lui ha guadagnato ulteriore prestigio e dimensione internazionale, ma che in questa occasione non è riuscita a emergere, anche perché il loro uomo migliore, il fantasista Kagawa ha proprio steccato, presenza impalpabile, un po’ come tutta la sua stagione allo United.

GRUPPO D (Costa Rica 7, Uruguay 6, Italia 3, Inghilterra 1)

Sorvolo sull’Italia di cui ho già abbondantemente scritto nei post precedenti. Nulla ha funzionato, nonostante la vittoria iniziale contro gli altrettanto modesti inglesi avesse in qualche modo rincuorato i pessimisti della vigilia. Purtroppo un pimpante Costa Rica, che non ha rubato nulla, ci ha riportati alla realtà, prima della disfatta contro gli uruguaiani. Mentre i centramericani hanno comunque impressionato sul piano del gioco e della freschezza atletica, altrettanto non si può dire dell’Uruguay che ora, priva del “cannibale” Suarez (se continua con questi gesti, davvero perderà sempre più credito presso gli sportivi di tutto il Mondo, nonostante le sue indiscusse qualità tecniche) difficilmente proseguirà a lungo. Peggio di noi gli inglesi, anche se mi pare che abbiano paradossalmente assorbito meglio la fine di un ciclo (a differenza del nostro, il loro non è stato in nulla vincente) e siano più pronti a lanciare le nuove leve da cui ripartire (vedi i vari Sturridge, Sterling e Barkley).

GRUPPO E (Francia 7, Svizzera 6, Ecuador 3, Honduras 0)

A torto molti snobbano i galletti francesi, con la scusa che per molti il gruppo che le è toccato in sorte sia stato quello più facile da affrontare. Verissimo, ma ciò non toglie che la squadra di Deschamps non abbia ben impressionato per talento, forza fisica e capacità di andare a rete, anche con più interpreti. Certo, sarà fondamentale confermare queste doti contro avversari più ostici ma non dimentichiamo che a poche ore del Mondiale la Francia ha dovuto rinunciare al suo uomo più atteso, Ribery, e questo neppure ha avuto una sola ripercussione sul rettangolo verde. La Svizzera, dopo la poco convincente vittoria all’esordio contro l’Ecuador e il clamoroso flop contro la Francia, ha battuto agevolmente l’anello debole del girone, qualificandosi e guadagnando fiducia nei propri mezzi e sicurezza, specie in giocatori come Shaquiri, che finalmente si è sbloccato con una splendida tripletta. Le due americane partivano onestamente con poco credito ma almeno gli ecuadoreni hanno messo in mostra le qualità del meno noto tra i due Valencia scesi in campo, l’emergente attaccante Enner, autore di tutti e 3 i gol siglati dalla sua Nazionale in questi Mondiali.

GRUPPO F (Argentina  9, Nigeria 4, Bosnia 3, Iran 1)

Ok, non ha incantato nemmeno l’Argentina, un po’ come detto del Brasile all’inizio ma i numeri non mentono. 9 punti in 3 partite, bottino pieno e la sensazione che stavolta Messi, dopo le titubanze mostrate nella prima partita, bagnata comunque con un bellissimo e salvifico gol, abbia veramente preso per mano i compagni, assumendosi ogni responsabilità… forse troppa, come sostengono i maligni secondo i quali non sarebbe nemmeno il tecnico Sabella a fare la formazione!). Passa pure la Nigeria, non brillantissima a dir la verità. A far la differenza è stata propria la gara contro la Bosnia, finita terza in classifica a un punto dagli africani ma fortemente penalizzati nello scontro diretto, visto il gol regolarissimo annullato alla loro stella Dzeko e quello invece viziato da evidente fallo di Emenike nell’azione decisiva che ha determinato il risultato di 1 a 0. L’Iran, invece, Cenerentola del girone ha provato dignitosamente a tenere botta contro i campioni argentini, riuscendoci di fatto fino alla magia della Pulce ma puntando quasi esclusivamente sul contenimento e sulle intuizioni in avanti dell’interessante Reza, a segno nell’ininfluente sconfitta contro i forti bosniaci.

GRUPPO G (Germania 7, USA 4, Portogallo 4, Ghana 1)

Unico caso di gruppo in cui per decidere la seconda al passaggio del turno ci si affida alla differenza reti, in realtà è parso che le differenze tra la favorita Germania, costretta tuttavia al pareggio dal Ghana, e le altre fosse sin troppo palese, sin dal modo perentorio con cui i tedeschi hanno demolito i portoghesi del Pallone d’Oro in carica (un CR7 comunque giunto a questo importante appuntamento non certo al top della forma fisica). Il Portogallo che, rosa alla mano, tra le altre era favorito per accedere agli ottavi, ha gettato al vento questa possibilità facendosi inopinatamente rimontare nella sfida contro gli americani, che Klinsmann ha assemblato al meglio, rischiando molto in prima persona, vista la scelta di rinunciare a diversi senatori (primo fra tutti Donovan) per affidarsi a un gruppo formato in gran parte da calciatori impegnati presso il campionato locale, quindi lontani da palchi internazionali prestigiosi. Male il Ghana, nonostante l’ottima figura mostrata contro la Germania, contro la quale non sarebbe stata scandalosa una vittoria. Poi però ci si sono messi anche Muntari e Boateng, due tra gli uomini più importanti della Nazionale africana, capaci di farsi irrimediabilmente cacciare dalla loro federazione, proprio alla vigilia della gara da dentro o fuori contro i lusitani. Peccato.

GRUPPO H (Belgio 9, Algeria 4, Russia 2, Corea del Sud 1)

Per i belgi, attesissimi alla vigilia come una delle più credibili potenziali rivelazioni dell’intero Mondiale, si possono spendere le medesime parole usate per gli argentini. Non hanno messo in mostra chissà quale idea di gioco, ma non stanno certo tradendo i pronostici, pur nell’ambito di un girone non propriamente di ferro. 9 punti siglati col minimo sindacale, con la squadra che pare procedere a ritmi bassi, come quasi a preservarsi per tempi migliori. E’ andata a fiammate, spesso dei singoli più rappresentativi (Hazard, Mertens), ma che hanno fruttate tre vittorie, dando l’impressione che il potenziale in effetti ci sia. Poi sarà tutto da verificare alle prese con avversari di maggior spessore tecnico. Quanti limiti in tal senso ha mostrato la nazionale di Capello. I russi hanno pagato gli sciagurati errori del loro esperto portiere Akinfeev ma ciò non basta a giustificare la pochezza del gioco espresso nelle tre gare. Passa il turno quindi l’Algeria, e tutto sommato è giusto così. Gli africani non hanno grande talento ma non difettano certo in corsa, sagacia tattica e coraggio. Molto anonima rispetto ad altre edizioni l’esperienza della Corea del Sud, alle prese con un ricambio generazionale e il canto del cigno di uomini simbolo come il tuttofare del Manchester Utd Park-Ji- Sung

 

Il disastro dell’Italia ai Mondiali brasiliani ha radici lontane

Il disastro azzurro ai Mondiali, checché ne dicano i senatori e lo stesso Prandelli, non ha un solo colpevole o non nasconde una sola ragione: sono invece molteplici i motivi per cui noi poveri tifosi abbiamo assistito a questo autentico scempio sportivo e sono da ricercarsi alle radici.

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Io sinceramente non ero alla vigilia tra gli ottimisti, anche se ammetto che la lusinghiera vittoria contro una (vista col senno di poi) grigia Inghilterra mi aveva lasciato qualche speranza, non dico di arrivare in fondo alla manifestazione, ma per lo meno di superare (agevolmente) la fase a gironi. D’altronde, una vittoria alla prima partita contro la squadra in teoria più accreditata tra le sfidanti (dando per “cotto” l’Uruguay, un po’ come qualcuno poteva prevedere della gloriosa Spagna), significava aver già incamerato 3 punti d’oro. Poi la sconfitta contro la Costa Rica ha riportato tutti clamorosamente coi piedi per terra, anzi, ha fatto subentrare la paura e l’insicurezza, ma soprattutto i limiti tecnici e agonistici della nostra squadra, prima palesati solo a tratti contro gli inglesi.

Così per due Mondiali consecutivi usciamo a testa bassa al primo turno e ciò è davvero inaccettabile per una Nazionale pluridecorata come la nostra. Possono starci sconfitte fragorose, cicli che si estinguono precocemente, squadre ormai prive di motivazioni alla base di cadute così rovinose ma non è possibile per un movimento calcistico di una grossa portata storica come il Nostro toppare per ben due edizioni. Ora non ci resta che non qualificarci nemmeno, ma l’auspicio è che si resetti tutto, una volta per tutte, a partire dai quadri federali. Le dimissioni di Abete sono per fortuna irrevocabili e, mi auguro, detto con franchezza, anche quelle di Prandelli. Dall’illusione europea al tonfo brasiliano sono trascorsi solo due anni ma tutto è andato letteralmente perso, soprattutto il tanto acclamato “spirito di gruppo” non s’è proprio visto, anzi… ma su questo dolente punto tornerò dopo.

A livello tecnico siamo proprio mancati, ma come accennavo prima, anche a livello agonistico, per non dire fisico: acqua da ogni dove, zero giustificazioni! Niente ricambio generazionale, o solo in parte, non come squadre tipo Olanda e Francia, per capirci. Niente talento puro, se non forse da Verratti, l’unico guarda caso che gioca “davvero” a grandi livelli internazionali. Il punto focale è proprio questo: il valore delle nostre squadre, dei nostri atleti, del nostro campionato è basso, dovevamo capirlo, ma forse ci nascondevamo la verità sotto il naso, non volevamo ammettere che l’Impero Azzurro era finito da un po’. In Europa ormai abbiamo perso credito, i risultati non ci fanno onore, non si ottengono più nemmeno piazzamenti, altro che vittorie di prestigio – le stesse che fino a un decennio fa erano quasi all’ordine del giorno.

Non voglio discutere di questioni squisitamente tecniche, ci sono già sin troppi allenatori in giro in queste ore, nei bar, nei social network e in fondo è giusto così, ognuno ha il diritto di dire la propria, di indignarsi, di incazzarsi pure… legittimo, così come discutere sulle scelte a monte del mister, sulle convocazioni. In questo contesto di povertà tecnica quasi imbarazzante, senza una vera spinta proveniente dai vivai (per i quali si spendono solo belle parole ma nulla più), un Rossi, un Gilardino, un Toni, un Totti ben poco avrebbero fatto ma resta il fatto che molti di quelli presenti hanno steccato di brutto. Risulta troppo facile prendersela con Balotelli. Per me era un potenziale campione da giovanissimo, e so di non esagerare: un ’90 che risulta assolutamente decisivo con gli ’87/’88 non può non essere considerato tale ma da professionista non ha mai convinto del tutto. Ormai di anni ne ha 24, non è certo “vecchio”, ci mancherebbe ma a quell’età i veri campioni sono già sbocciati. Inoltre, se non si mantiene un atteggiamento “serio” (uso appositamente un termine generico) non si diventerà mai un vero fuoriclasse. Per questo il gossip da solo non basta come attenuante, e nemmeno la pressione mediatica, altrimenti gente come Ronaldo, il più glamour di tutti, o Messi, o Ibrahimovic (uno che la testa a posto l’ha messa un po’ più tardi ma che sul campo non ha mai tradito) non sarebbe mai emersa. Forse solo se sei un vero fenomeno mondiale puoi permetterti delle “deviazioni” dalla tua carriera sportiva, ma è evidente che lui non appartiene a questa specie (forse solo Maradona ha giocato ai massimi livelli, pur non essendo un santo come professionista, anche se i maligni potrebbero suggerirmi che ci fosse qualche surrogato extra sportivo ad aiutarlo). Tuttavia, ho trovato davvero ingeneroso, per non dire poco corretto, gettare la croce addosso a lui. Non mi sarei aspettato da Buffon, De Rossi ma nemmeno da Prandelli, una presa di posizione così dura nei suoi confronti, alla faccia del gruppo! Ok, non lo hanno nominato, a parte il mister, ma quando si parlava di “figurine” e “personaggi” era chiaro a chi alludessero. Sbagliato però questa esternazione. Potranno farlo i giornalisti (gli stessi che però lo chiamavano Super Mario fino all’altro ieri, osannandolo e caricandolo di responsabilità all’inverosimile), i tifosi, ma non certo i compagni. Si è parlato di vecchia guardia: beh, i giovani non si saranno dimostrati pronti ma vogliamo parlare delle prestazioni dei vari… Pirlo? De Rossi?? Chiellini??? Motta???? Molto meglio lasciar perdere, per carità! Bisogna solo voltare pagina al più presto, ma il percorso da fare per tornare competitivi sarà davvero molto molto tortuoso.

Grosso passo indietro dell’Italia, uscita sconfitta senz’appello contro la Costa Rica

Ieri una persona con cui sono in contatto via facebook ha scritto che, stante tutto l’odio e il disprezzo che i calciatori azzurri subiscono dopo sconfitte come quelle contro la Costa Rica, ogni euro che guadagnano è legittimo. La persona in questione è molto arguta e stimata, e ho colto il senso della sua frase, anche se, intervenuto sulla sua bacheca, ho specificato che spesso il tifo e l’attaccamento portano a pensieri estremi. Chiaro, il post non era rivolto a me, io non riesco a provare quei sentimenti nemmeno con le persone che mi hanno fatto del male, e fatico a essere estremista anche davanti a casi conclamati di cronaca nera o dinnanzi a ruberie varie dei nostri politici. Figuriamoci per dei calciatori che hanno perso una partita, tanto che nei giorni scorsi ho più volte “difeso” Paletta, vittima a mio avviso di un “linciaggio” mediatico eccessivo, unito a un sarcasmo che prevaricava questioni tecniche (comunque, visto l’esito di ieri sera, non mi pare proprio il problema fosse rappresentato dalla sua presenza in campo, né dall’altro escluso Verratti). Venendo però alla partita, ai nostri non possiamo nemmeno dire “bravi”: hanno interpretato malissimo la partita, ed evitiamo subito – in quella che è stata la settimana “mondiale” del luogo comune (a cui non ho partecipato, evitandomi così milioni di notifiche!) – di dire che faceva caldo ecc.

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Eravamo tornati, dopo la fulgida apparizione contro l’Inghilterra, a un catenaccio d’antan, lo si è percepito dopo pochi minuti. E si giocava contro una squadra centramerica, non contro Brasile, Francia o Argentina, davanti c’era il talentuoso Campbell, uno dei nomi nuovi del panorama internazionale, ma non certo un Messi o un Neymar. Solo lanci per uno sfiancato Balotelli che almeno c’ha provato, pur sbagliando quel pallonetto a tu per tu con il loro acrobatico portiere. Troppo contratti, per nulla propositivi, non si spiega una prestazione così scialba. A livello tattico a mio avviso non ci siamo, così infoltiti di centrocampisti. Va bene la ragnatela a metà campo, ma gli interpreti devono allora essere più dinamici, non delle statue come Motta, impresentabile per una manifestazione del genere. E poi De Rossi, schermo protettivo di una difesa già di per sé contratta (i terzini non sono certo Cafù e Roberto Carlos). Siamo ingolfati in mezzo, nessuno ha l’assist in canna, rispetto alla prima partita non si sono mai visti nemmeno Marchisio – sacrificato eccessivamente a sinistra, dove proprio non ha il passo per giocarvi – e Candreva, che mai ha duettato con Abate. Quest’ultimo rappresentava un enigma per molti commentatori e addetti ai lavori. Reduce da un’annata disastrosa, come molti dei suoi compagni di club, non copre, non spinge più (la cosa che prima gli riusciva meglio), è in condizioni molto approssimative: non credo di sbagliarmi se affermo che vi erano una decina di difensori italiani che avrebbero meritato più di lui la convocazione. Riportato in mezzo Chiellini ha palesato limiti tecnici e di concentrazione notevoli. Nel suo club è spesso un califfo, marcatore duro e arcigno, che gioca soprattutto di fisico ma in Nazionale è evidente come non basti nel suo caso l’esperienza, il carisma e la personalità accumulati durante una lunga carriera.

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In generale, senza essere più disfattisti ancora, mi viene da sorridere quando sento più di un commentatore dire che “in fondo basta un pareggio”, gli stessi che a fine primo tempo dicevano che una sconfitta di queste dimensioni ci può stare! Ma stiamo scherzando? La verità è che ci sarà da sudare parecchio, l’Uruguay, al termine di un ciclo vincente, ha ancora gli assi Suarez e Cavani all’apice della carriera (hanno entrambi 27 anni), non è certo come la Spagna nonostante il ko all’esordio contro la Costa Rica (guarda caso) avesse fatto scattare dei campanelli d’allarme. Dovremo pensare a noi stessi, a vincere e basta. Ma la qualità generale nella nostra rosa latita, e i motivi sono da ricercare a  monte. Dopo il trionfo di 8 anni fa, si è vissuto troppo sugli allori, non dando modo a una generazione di esprimersi appieno. Siamo diventati anche noi un Paese d’esportazione ma se così facciamo, dobbiamo poi continuare a seguire i nostri gioielli. Altrimenti, nel nostro campionato non giocano, o per lo meno non ad alti livelli, cosicché ci ritroviamo in Nazionale atleti magari validi ma che arrivano a 27/28 anni senza esperienze internazionali, penso a gente come Candreva, Parolo, Cerci, anche Darmian, percepito ai più ancora come un ragazzino, quando in realtà ha 25 anni e a quell’età all’estero sei già un veterano, o hai già sfondato ad alti livelli, altrimenti hai la carriera segnata; da noi invece sei ancora nella fase “di studio”, della gavetta, fino a che non arrivano i club europei a darti una chance diversa. In ogni caso forza Azzurri sempre, non è ancora terminato il nostro cammino ma ieri sera abbiamo assistito increduli a un notevole passo indietro sotto tanti punti di vista.

 

Mondiali 2014: l’Italia vince e convince!

Scrivo un post “da tifoso”, lo premetto subito, perché per le considerazioni giornalistiche, distaccate e quanto più obiettive possibili, ci sarà tutto il tempo, man mano che la manifestazione iridata andrà avanti.

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Ma un Mondiale lo si vive a 360 gradi, lo fanno (quasi) tutti, è un appuntamento che esula dal contesto quotidiano, che va a coinvolgere persone che abitualmente non guarderebbero mai nemmeno un’azione di gioco, e che va di pari a pari a sconvolgere quelle che sono attività ordinarie. Io però sono uno di quelli che il calcio, nel bene o nel male, lo seguono per tutto l’anno e, disperazione della partner (ma sto migliorando…) non solo circoscritto a questioni italiche, ma pure interessandomi di calcio internazionale, giovanile, locale, ecc.

Ieri giocava, esordiva l’Italia e, pur in un orario che la mia veneranda età ha faticato a sopportare (specie se la mattina precedente ti eri alzato alle 7 e mezza), l’attesa spasmodica aveva fatto diventare molti connazionali tifosi dei veri sonnambuli. C’era il rischio, oggettivo, che l’Italia esordisse in modo grigio, viste le brutture recenti, ma il tutto era detto con un filo di scaramanzia. In fondo, l’oggettivo timore era giustificato dal fatto che in effetti il nostro girone era (è, per carità, a proposito di scaramanzia!) uno di quelli tosti. Però, fare peggio di 4 anni fa in Sudafrica non si poteva. Era capitato anche alla Francia di venire inopinatamente eliminata nel 2002 al primo turno, dopo il boom del Mondiale precedente; è capitata la stessa cosa a noi col Lippi-bis (capiterà anche alla Spagna? Va beh, ammetto che questa è una gufata bella e buona!). Ieri la sensazione provata è che i ragazzi di Prandelli siano ripartiti direttamente dal brillante Euro 2012. Dimenticate le ultime prove incolori, indegne disputate nelle amichevoli, l’Italia è parsa un gruppo compatto, unito, solido e che gioca in maniera propositiva, o comunque “saggia”, grazie soprattutto alla presenza di Pirlo, in grado – e  non è certo una novità – di saper gestire la palla come nessun altro al mondo, di dettare i tempi della partita a suo piacimento, di scandire i ritmi. In modo graduale ma ci siamo rinnovati anche noi. E Balotelli, a tratti ancora avulso dal gioco, è sembrato “sul pezzo”, voglioso di dimostrare la sua forza, si è sbloccato e per lui era davvero importante farlo, affinchè si associasse il suo nome solo alle prodezze viste in campo. Neymar ha iniziato alla grande il suo Mondiale, ma a queste latitudini anche il nostro Mario è quotato quasi in egual modo, e credo che lui per primo sappia di avere tanti occhi puntati addosso. E’ reduce da un campionato double face ma che venisse qui a giocare in modo indolente mi sembrava un azzardo, sinceramente. La maglia azzurra va onorata sempre, figuriamoci, a maggior ragione se tu sei il simbolo della squadra. E’ confortante quindi alla prova del campo aver dimostrato coi fatti di “esserci”, non solo fisicamente, ma anche mentalmente. Buonissima prova generale, ma una menzione la meritano due debuttanti, il portiere Sirigu, una sola incertezza nel contesto di una gara sicura e il laterale, stantuffo inesauribile, Matteo Darmian. Per chi non lo avesse visto giocare con questa intensità, questa determinazione e questa personalità per tutta la stagione nel Torino, potrebbe essersi trattato di una autentica rivelazione, ma appunto il buon Matteo, tra l’altro ragazzo d’oro, serio e disciplinato (e non sono frasi retoriche buttate a caso), da un anno macina chilometri e non sbaglia una prestazione che sia una. La sua caratteristica principale (e i meriti vanno certamente a Ventura che è riuscito a estrarre il meglio dalle sue qualità), oltre alla duttilità – partito centrale difensivo nelle giovanili del Milan, da professionista ha iniziato terzino destro a 4 per finire a fare l’esterno a centrocampo, persino con ottimi risultati a sinistra – è la capacità di lettura delle azioni di gioco, proprio da un punto di vista tattico. Sa quando sganciarsi, quando dettare il lancio, l’apertura sulla fascia, quando triangolare con la mezzala. Un grande debutto mondiale per lui, indubbiamente, così come per Candreva e per un Marchisio alla fine stremato ma tornato in condizioni ottimali dopo una tribolata stagione. Poco appariscente Verratti, da affinare l’intesa col suo (si spera per il futuro azzurro) alter ego Pirlo. Non si possono dire meraviglie invece di Paletta, ma eviterò quei commenti negativi che stanno imperversando su Internet in queste ore. A me l’italo argentino non ha mai convinto, è un rude difensore come forse in Italia non ne escono più, ma i meriti a mio avviso finiscono qui. E’ reduce da una buona stagione al Parma (come tutti gli interpreti di quella squadra, è giusto rimarcarlo) ma da un punto di vista puramente tecnico mi pare che palesi dei limiti evidenti. A gusto mio avrei tenuto Ranocchia, alle prese con una delicata scelta che influirà probabilmente sulla sua carriera (io gli consiglierei di passare alla Juve, dove troverebbe un tecnico come Conte che lo saprebbe valorizzare, avendolo “svezzato” e allenato per due ottime stagioni e il suo ex gemello barese Bonucci, ieri sacrificato in panchina…). In ogni caso, vincere era fondamentale, considerata la caratura degli avversari. Già, gli inglesi di mr. Hodgson, giunti tra lo scetticismo generale, partiti a fari spenti, stanno invece perseguendo una via di rinnovamento vera, con l’innesto di tanti talenti autentici. Ieri ne abbiamo avuto dimostrazione: tra la freccia Sterling (appena ventenne), il suo compagno al Liverpool Sturridge, i trequartisti Barkley e Lallana, con in panca un certo Shaw (protagonista del Southampton del ’95!), da tutti definito il nuovo Bale (quando ancora la stella gallese agiva da terzino) il futuro per i Leoni Indomabili sembra davvero roseo. Ma dovranno ripartire dall’Uruguay, ieri nel frattempo sono usciti sconfitti da un’Italia che ha assolutamente meritato, una Nazionale azzurra che ha vinto e convinto. Forza Italia! (va beh, questo è l’unico momento in cui posso comunque gridarlo, senza sentirmi a disagio.. per fortuna la politica non c’entra!)

Panoramica sul sorteggio dei Mondiali 2014 in Brasile

Metabolizzato l’effetto “scandalo pro-Francia”, e provando a guardare con un po’ più di cauto ottimismo il futuro azzurro, proviamo a definire meglio la griglia di partenza in vista dei Mondiali di calcio che si disputeranno nel 2014 in Brasile.

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Un azzardo, certo, mancando alla rassegna iridata più di 6 mesi, nei quali potrebbero succedere tante cose, ma a fronte di qualche grave infortunio che potrebbe compromettere la presenza di qualche big (ci auguriamo ovviamente di no, da appassionati sportivi), di qualche improvvisa esplosione di un giocatore o la rinascita di altri, le gerarchie tecniche non dovrebbero poi di molto essere soverchiate, fermo restando l’illogica materia calcistica che si presta a riservare spesso e volentieri sorprese (d’altronde, proprio l’Italia di Lippi campione in carica fu eliminata in Sudafrica al cospetto di un girone quantomeno abbordabile – per non dire ridicolo – sulla carta).

GIRONE A

Il gruppo degli ospitanti brasiliani, un girone più o meno equilibrato, nel senso che, tolta la squadra di “casa” affidata a quel Luiz Felipe Scolari già iridato nel 2002, per il secondo posto se la possono giocare tranquillamente, e ad armi pari, Croazia e Messico, mine vaganti del torneo. Meno accreditato pare il Camerun, che da anni fatica a far emergere una generazione degna di quella guidata da Eto’o (ancora il leader riconosciuto, nonostante le ultime stagioni lontane dai riflettori). Nella Croazia ci sono tanti giovani, alcuni dei quali impegnati pure in serie A (come Kovacic e Vrsaljko) in ascesa, nel Messico occhio ai giovani “ormai vecchi” Giovani Dos Santos e Vela, finalmente protagonisti in Liga dopo le meraviglie nelle nazionali giovanili.

GIRONE B

Un girone davvero tosto quello capitato in serbo ai campioni in carica spagnoli, che se la vedranno con quell’Olanda finalista 4 anni fa e ancora agguerrita e nel frattempo rinnovata con successo, con il Cile e l’Australia. Chiaro, le Furie Rosse rimangono le favorite e, a differenza proprio dell’Italia post- Berlino, non vedo al momento segni di cedimento nella rosa degli interpreti, anzi, la vittoria in Under 21 certifica la presenza nelle retrovie di talenti che potranno raccogliere alla grande l’eredità dei califfi Xavi, Alonso, Iniesta, Puyol (basti pensare a cosa stanno facendo Isco, Koke, Illaramendi, Montoya o cosa potrebbero dare Morata, Alcantara – fortemente voluto da Pep Guardiola al Bayern), ma le insidie sono in agguato. L’Olanda gioca bene e sforna talenti a getto continuo, è arrivata tanto così per l’ennesima volta a vincere una competizione importante e il marchio di fabbrica è ancora ben impresso a fuoco; nel Cile stanno spopolando da anni gli artefici di una generazione d’oro, quella degli ’87/’88, ancora in forte crescita. I nomi li conoscete bene: Vidal, Sanchez, Isla, ma ci sono pure Medel, Edu Vargas (la meteora napoletana) e i “vecchi” Fernandez, Valdivia dai piedi fatati, Carmona e Jara. Appare in difficoltà l’Australia, comunque squadra solida ed esperta, anche se poco spettacolare.

GIRONE C

Diciamo la verità: ai nostri allenatori il sorteggio ha portato fortuna. Il Giappone di Zaccheroni, portato a ottimi livelli proprio dal tecnico romagnolo, ha buone chances di passare il turno, in un gruppo formato da Costa d’Avorio, Grecia e Colombia. I cafeteros sono i veri favoriti, oltre che la squadra più interessante tra le sudamericane, tolte le due super big. Una Colombia che può annoverare una batteria di talenti non comuni, alcuni dei quali li vediamo all’opera ogni domenica e rispondono al nome di Cuadrado, Muriel, Guarin, Zuniga, Ibarbo, Armero.. ma in rosa figurano anche l’ex pescarese Quintero, uno dei migliori ’93 in circolazione, l’attaccante del Porto Jackson Martinez, a lungo inseguito dal Napoli di Benitez, Teofilo Gutierrez, paragonato con grande audacia a Messi e, soprattutto quel Radamel Falcao, ormai nell’empireo dei migliori centravanti del mondo. Il Giappone, dal canto suo, risponde col fosforo dei talenti offensivi Kagawa, Honda e Okazaki e con l’abnegazione, la corsa e la tenacia degli altri interpreti, caratteristiche tutte ben incarnate nell’interista Nagatomo.

GIRONE D

Il girone dell’Italia: non nascondiamoci, poteva andarci meglio, ma superata la paura, è giusto rammentare che, sporadici episodi a parte che ci stanno nel corso di una lunghissima e prestigiosa storia come quella azzurra, l’Italia difficilmente delude le attese. Quindi, lecito attendersi magari non un percorso semplicissimo, ma le prestazioni, quelle sì. E se Balotelli, Rossi, De Rossi, Buffon, Chiellini arriveranno al top della forma, coadiuvati magari da qualche giocatore rinvigorito dopo un inizio di stagione non facile (penso ad esempio a Marchisio o De Sciglio), o dalle conferme dei giovani Verratti, Florenzi e Insigne, allora potremmo davvero inserirci tra le possibili outsider di lusso. L’Uruguay pare avere un ciclo infinito: in pratica sono gli stessi da 6 anni a questa parte, un nucleo di giocatori capaci di stupire in Sudamerica, con la vittoria meritata in Copa America e al Mondiale Sudafricano. Gente come Cavani e Suarez li hanno in pochi d’altronde. L’Inghilterra appare al varco di una competizione che dovrebbe rappresentare l’ennesima svolta che da quasi due decenni è lungi dall’arrivare. Un torneo super competitivo, come la Premier League, sta andando a discapito del Prodotto Interno Lordo, nel senso che ci vanno a militare tutti i big d’Europa ma i talenti autoctoni faticano tremendamente ad emergere. Più abbordabile onestamente pare la Costa Rica che, al momento, non richiama nomi spendibili dal punto di vista internazionale.

GIRONE E

Eccolo il girone dello “scandalo”, quello toccato in sorte (?) alla Francia di Platini. Francia che, da un punto di vista meramente tecnico, è messa suppergiù nella stessa situazione dell’Italia, con una rosa che ha dovuto necessariamente svecchiarsi e che per anni si è avvalsa degli stessi giocatori vincenti, non favorendo un riciclo naturale degli interpreti. Tuttavia, l’inversione di tendenza pare in piena fase evolutiva e, accanto ai mostri sacri Ribery, Benzema, Evra, dietro stanno imperiosamente scalando posizioni lo juventino Pogba, il madridista Varane, il talento Thauvin, spesso a segno col Marsiglia alla prima stagione da protagonista in Ligue 1 e in generale il gruppo capace di vincere il Mondiale Under 20 pare pronto per grandi palcoscenici. La seconda qualificata potrebbe essere la multietnica Svizzera, che forse verrà allenata da Petkovic. Squadra sbarazzina ma concreta, con giocatori quasi tutti impegnati in top club europei. A Honduras e Ecuador dovrebbero rimanere le briciole, fermo restando l’incognita delle condizioni climatiche, alle quali le squadre americane saranno sicuramente meglio abituate.

GIRONE F

L’Argentina da anni non inanella una vittoria degna di tal nome, se a queste togliamo le frequenti affermazioni a livello giovanile. Tuttavia, mi sento di inserirla di diritto tra le prime 4 serie candidate al titolo mondiale (dietro, o accanto a Brasile, Spagna e Germania), in virtù del fatto che prima o poi Messi vorrà porre fine a ‘sta storia che Maradona ha fatto vincere il Mondiale da solo alla sua Nazionale e lui (ancora) no. Perché la faccenda sta diventando un po’ stucchevole in fondo, ormai Leo ha dimostrato che il paragone è legittimo e che deve “soltanto” potersi avvalere di una vera squadra accanto a lui, come accade da anni col Barcellona, dove in effetti non vince certo da solo, pur essendone la stella più fulgida. Bosnia, Nigeria e Iran paiono avversari modesti al cospetto dell’Argentina, ma specie la squadra ex Jugoslava, all’esordio con la nuova denominazione e infarcita di gente come Dzeko o Pjanic può far male, senza escludere la forza delle Aquile nere africane, desiderose di riprendersi lo scettro di regine del Continente Nero.

GIRONE G

E’ questo, secondo me, il girone più equilibrato, più spettacolare, più “difficile”: accanto a due squadroni europei come Germania – che può davvero raccogliere i frutti di un quinquennio d’oro per la rinascita del calcio tedesco a più livelli, con l’esplosione tra i tanti di Gotze, Reus, Hummels, Ozil, Gundogan, Muller…- e il Portogallo di Super CR7, figurano nazionali solide come Ghana e Usa, probabilmente la più forte tra quelle inserite in quella fascia.

GIRONE H

Questo ultimo invece è il girone più imprevedibile sulla carta, con l’emergente Belgio dei vari Hazard, Fellaini, Witsel, Kompany e Lukaku a sollecitare le fantasie degli appassionati, con la coriacea Russia di Fabio Capello, in grado di acciuffare il pass per il Mondiale diretto, dopo un inizio assai stentato  e con Algeria e Corea del Sud habituè della manifestazione, specie gli asiatici, di cui ormai conosciamo bene le caratteristiche.

Quindi, rischiando una brutta figura, ecco quelle che potrebbero essere le qualificate al secondo turno, dopodiché che inizi la vera danza.

GIRONE A  Brasile- Croazia

GIRONE B Spagna – Olanda

GIRONE C Colombia – Giappone

GIRONE D Uruguay – Italia

GIRONE E Svizzera – Francia

GIRONE F Argentina – Nigeria

GIRONE G Germania – Portogallo

GIRONE H Belgio – Russia

Bilancio finale Confederation’s Cup

 

Brasile in trionfo! Sconfitti scetticismo, pressione e convissuto in un clima surreale, di eccitazione, festa mista a paura e sgomento per le tante manifestazioni e gli scontri di piazza, la squadra di Scolari ora può solo guardare al futuro con fiducia, visto che le indicazioni sono molte e positive. L’allenatore ha un anno davanti per limare alcune situazioni, per ampliare il proprio parco giocatori (qui ha puntato su un 11 titolare base) e per creare un gruppo ancora più coeso, magari più spettacolare dal punto di vista prettamente tecnico. Di contro la Spagna potrebbe apparire al canto del cigno, ma in fondo certi alibi valgono anche per lei, se poi sono gli stessi che applichiamo per “giustificare” le prime anonime prestazioni azzurre.. la stagione lunga, tirata (in Spagna poi la Liga è terminata per ultima rispetto agli altri massimi campionati europei) e la sensazione che, se parte di un ciclo storico sia in discesa di rendimento (direi fisiologico), stiano bussando alla porta nuovi fenomeni degni eredi. Un anno davanti per la giusta amalgama può bastare, senza scordare che pure nell’ultima edizione della Confederations Cup la Spagna giunse solo terza, salvo poi vincere in Sudafrica l’anno successivo il suo primo storico Mondiale.

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BRASILE 8 – Una nazionale verde oro che ha somigliato più a quella targata Scolari 2002 (discorso tattico a parte) che non a quelle scintillanti dell’82 o del ’70, giusto per richiamare dei e miti, ma che alla resa dei conti ha convinto. Sorretta dal talento autentico di Neymar, dalla freddezza sotto porta del poco appariscente Fred, finalizzatore esperto che più utile non si può, e da una difesa mai così convincente nella storia verdeoro, può guardare al futuro (tra un anno) con entusiasmo e fiducia, confidando nel lancio o nella scoperta di nuovi astri.

SPAGNA 6 – in debito d’ossigeno, chiaramente svuotata, poco in palla già nella fortunata gara vinta contro l’Italia, distratta da gossip vari.. Insomma, giriamola come volete, non si sono viste le autentiche Furie Rosse, che tuttavia sembrano mantenere un atteggiamento – a mio avviso controproducente, ma sono affari loro – di supponenza, per non dire di arroganza. Umiltè, direbbe Arrigo Sacchi

ITALIA 6.5 – ma sì, dai, una piena sufficienza per la squadra di Prandelli. Sono convinto che sia l’allenatore giusto, un tecnico che – lo dice la sua storia- bada al sodo, al risultato ma attraverso il bel gioco, il possesso palla, la tecnica anche individuale, privilegiando il singolo che dà del tu al pallone. Ha ricompattato una squadra che sembrava davvero ai passi, stremata, a terra fisicamente e poco motivata. Sta cementando un gruppo vero. Ha ridato tanta credibilità a tutto il calcio italiano, dopo il flop di 3 anni fa in Sudafrica, ormai a detta di tutti, avversari in primis, siamo la seconda nazionale europea più forte, appena sotto i pluricampioni spagnoli.

URUGUAY 6 – un ciclo che ha dato tutto, ma che urge di essere rimpolpato da ricambi che non paiono tuttavia all’altezza. Rimane il timbro di Tabarez e il talento purissimo di Suarez e Cavani, due campioni autentici, probabilmente la miglior coppia offensiva del mondo, almeno sulla carta, perché poi sul campo continuo a pensare che siano poco compatibili e forse nemmeno così tanto sodali tra loro.

LE ALTRE: Ha solleticato attenzione il Giappone di Zaccheroni, almeno fino alla realtà dei fatti, inerme contro un modesto Messico. Insomma, la nazionale del Sol Levante è una bella realtà, gioca bene, è un piacere vedere all’opera giocatori come Kagawa, Honda, Okazaki ma pecca ancora di continuità. Impalpabile la presenza di una delle big africane, la Nigeria, che non sta certo vivendo uno dei suoi momenti calcistici migliori (è in pratica già tagliata fuori dalle qualificazioni mondiali, con un rendimento bassissimo nel proprio girone), anche se almeno ha vissuto un po’ di gloria l’attaccante ancora di proprietà milanista Ouadumadi, autore di una tripletta contro i dilettanti di Tahiti. Ecco, proprio quest’ultima nazione ha rappresentato un paradosso. Giusto che abbiano partecipato, regolamento alla mano, non hanno rubato niente e hanno gareggiato con dignità, ma è innegabile che dal punto di vista meramente sportivo e agonistico non fossero all’altezza della situazione. Ammirevole lo sforzo di Marama Vahirua, apprezzabilissima punta che ha fatto tutta la trafila e la carriera in Francia, a medio alto livello (è solo da un anno emigrato in Grecia per il finale di un percorso più che positivo) di compattare una compagine di carneadi, di persone con l’hobby del pallone, ma ciò che si è vista è stata una debacle senza pietà. Bello però l’applauso di “solidarietà” di tutto lo stadio al rigore sbagliato dalla Spagna nell’impari scontro terminato con l’iperbolico punteggio di 10 a 0.

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TOP 10

1-      NEYMAR  Ok, divo, tuffatore, provocatore, glamour, ma finalmente si è visto che a soli 20 anni è in grado di caricarsi sul tetto di un’importante manifestazione come la Confederation’s Cup una nazionale (e una Nazione) intera. Al Barcellona potrà veramente segnare un’epoca, il momento pare quello opportuno.

2-      FRED diciamolo, non è bello esteticamente, non richiama le folle ma da tempo il Brasile non aveva un terminale così efficace. Favorito dal fatto che Scolari ha puntato su di lui, non cedendo a critiche in fondo ingiustificate (i gol li ha sempre fatti, ovunque e poi la concorrenza,  a parte un redivivo Jo, non pareva delle più forti), ha risposto con i gol.

3-      INIESTA – degli spagnoli è parso l’unico a metterci sempre quel quid in più che lo contraddistingue da un decennio. Non ha mai veramente steccato, a parte l’amara finale, e ha provato sempre a imbastire la manovra, con tagli, tocchi, regia, giocate. Insomma, quello a cui c’ha abituati, e che abbiamo rivisto meno in questa occasione nei compagni Xavi, Fabregas o Silva, lontanissimi dai propri standard

4-      CAVANI – al di là delle distrazioni, impossibili da evitare, indotte da voci irrefrenabili di mercato, Edinson ce l’ha messa davvero tutta per dar ragione al suo presidente De Laurentiis. Per cederlo è giusto che si paghi la famosa clausola rescissoria, né più, né meno perché lui, insieme a Falcao è veramente l’attaccante più forte del mondo… (ps, “quei due là di Barcellona e Real”ormai non li contiamo più, ok?”)

5-      GIACCHERINI – ebbene sì, proprio “l’antieroe” Giak, spesso criticato o sopravvalutato per il fatto che sia nel giro azzurro senza giocare titolare  nel suo club d’appartenenza. Eppure ci sarà un motivo se i suoi tecnici, Conte e Prandelli, non vi vogliano rinunciare. Disponibile, duttile, intelligente tatticamente, in possesso di discrete qualità tecniche, evidenziate in match decisivi, può solo trarre vantaggi da questa acquisita esperienza.

6-      PAULINHO – gran giocatore, centrocampista moderno. Non fa parte della stirpe dei brasiliani dai piedi d’oro, alla Socrates o alla Falcao, per dire, ma certo vale più del doppio di un Lucas Leiva,per dire, intoccabile nel ciclo precedente. Regista, ma pure incontrista e abile a inserirsi alla bisogna, è un tuttofare della mediana, ricco pure di grande personalità, pur non avendo mai giocato in campionati più competitivi del Brasileirao. Affare ormai sfumato per l’Inter, si accaserà e sarà gran colpo in Premier League (Tottenham?)

7-      BALOTELLI – ce ne fosse bisogno, Mario ha fugato via gli ultimi dubbi. Talento assai precoce, potenzialmente fenomeno assoluto, ha sempre pagato in discontinuità (e questo non mi ha fatto risparmiare dubbi sul suo reale valore nel tempo), fino al rientro in Italia e a un’affermazione in Nazionale iniziata dodici mesi fa con uno splendido Europeo e proseguito qui, dove è sembrato in palla e volenteroso (oltre che decisivo) quasi al pari di Neymar fino all’infortunio, per fortuna di lieve entità

8-      THIAGO SILVA – potremmo dire senza voto, o se volete ordinaria amministrazione. Traduciamo scrivendo che si è confermato il miglior difensore del mondo: leader vero, attento, tecnico, veloce, sicuro, pragmatico, mai falloso gratuitamente, leale. Il Brasile per vincere ha pensato bene di mettere radici solide dalla difesa

9-      KAGAWA – nelle prime partite del girone ha davvero entusiasmato, nel contesto di una formazione briosa, frizzante e bellissima a vedersi. Un brasiliano con gli occhi a mandorla, come già ampiamente dimostrato negli splendidi anni di Dortmund e a sprazzi (per il momento) nello United.

10-   TORRES–  di buon auspicio, perché alla fine è emerso soprattutto nella partita d’allenamento contro Tahiti, dove sembrava quasi si provassero degli schemi. Per lui la prossima sarà l’ennesima stagione cruciale, quella che dovrà sancirne il rilancio nell’empireo dei big europei, o il precoce declino, dopo gli anni avari al Chelsea.