Crisi Hellas Verona: quali sono le cause, chi i veri colpevoli? Ma soprattutto, da dove ripartire per scongiurare il pericolo serie B sempre più vicino?

Il Verona sta attraversando uno dei periodi più difficili da quando è risalito in serie A, si può affermare tranquillamente che sia IL più difficile dell’intera gestione Mandorlini, passato dall’essere capopopolo, amato da un’intera tifoseria a capro espiatorio da qualche mese a questa parte.

La situazione forse per chi non segue i colori gialloblu da vicino potrebbe tutto sommato sembrare non proprio così drammatica, in fondo siamo sempre sopra la zona salvezza, obiettivo dichiarato (ma siamo sicuri che nelle intenzioni della società e soprattutto nella testa dei giocatori non fosse qualcos’altro, magari quella zona Europa League sfuggita per un soffio nella passata stagione?), ma in realtà c’è poco o nulla da stare allegri.

I motivi di questo forte e brusco ridimensionamento hanno radici lontane, da quando in estate è stata allestita una squadra “al risparmio”, privata in un sol colpo di quei giocatori che furono gli assoluti protagonisti (assieme al grandissimo Luca Toni) della stagione, gli emblemi della squadra spettacolo che per alcuni mesi si era guadagnata giustamente tanta attenzione da parte dei media nazionali, suscitando vasta eco nelle prodezze di gente come Iturbe, Romulo e prima ancora Jorginho.

Andrea Mandorlini è giunto alla fine del suo ciclo come allenatore dell'Hellas?

Andrea Mandorlini è giunto alla fine del suo ciclo come allenatore dell’Hellas?

A questi nomi aggiungiamo anche quelli di Cacciatore che tanto bene aveva fatto nella prima parte di campionato, e di Marquinho che invece giunse a migliorare la qualità dalla trequarti in su nel girone di ritorno, e capiremo subito come questi non siano stati sostituiti con gente all’altezza. Su questo punto si è molto dibattuto, e in fondo può risultare una polemica sterile cercare di capire se fossero meglio quelli o questi. Fatto sta che MOLTI, quasi tutti, erano convinti che la rosa allestita quest’anno alla vigilia del secondo campionato consecutivo in serie A, fosse in realtà migliore perchè più completa, numerosa, solida… bla, bla,bla.

Purtroppo, ben presto, nonostante comunque i risultati nelle prime dieci partite fossero tutto sommato in linea con un campionato tranquillo, si è capito come mancasse la fantasia, il brio, il coraggio, in sostanza… il gioco! Poi è parso palese come mancassero altre componenti importanti, finanche fondamentali, visto appunto che a mancare è in toto il gioco, vale a dire… la determinazione, la grinta, la corsa, la voglia, la fame…

Ahi, ahi, senza queste qualità, indipendentemente dai numeri e dai moduli (provati in quantità tale da far perdere la bussola anche al più bravo dei navigatori) non si va da nessuna parte, e per fortuna che Toni – che qualcuno aveva additato precocemente come già finito – ci pensa spesso a buttarla dentro, come gli riusciva splendidamente l’anno scorso.

L'ex campione del Barcellona, il messicano Rafa Marquez: da uomo salvezza a emblema del disastro gialloblu

L’ex campione del Barcellona, il messicano Rafa Marquez: da uomo salvezza a emblema del disastro gialloblu

Manca il gioco, manca la difesa, la peggiore di tutto il campionato… e non parlo di gol subiti (anche se siamo quasi a 50, e sono davvero pochissime le squadre ad aver subito di più). Quello che doveva essere il fiore all’occhiello di un intero reparto, lo strombazzato messicano Rafa Marquez, plurititolato con il Barcellona e reduce da un ottimo Mondiale disputato in Brasile, alla realtà dei fatti pare un ex giocatore, lentissimo, disattento, quasi svogliato, senza motivazioni mi verrebbe da dire, nonostante gli energici buoni propositi estivi. Ho detto della difesa, dove in pratica il solo Agostini, fedelissimo di Mandorlini che lo ha preferito quasi sempre ai più giovani Brivio e Luna, è il titolare, laddove persino Rafael e Moras sono spesso in discussione nelle scelte del mister, ma vogliamo parlare del centrocampo?

Per lunghissimi tratti siamo stati l’unica squadra della serie A a non provare mai a imporre il proprio gioco, schiacciandosi sulla propria metà campo a proteggere i compagni difensori. Fallito in toto il tentativo di rilanciare il greco Tachtisidis, un altro dei fedelissimi dell’allenatore (lui sì in grado di giocare 38 partite l’anno senza mai essere messo in discussione!), incapace di impostare, di lanciare ma anche di fare scudo, accanto a lui sono ruotati un sacco di interpreti che alla fine della giostra si equivalgono tutti nel segno di un’evidente mediocrità (la speranza è che si potesse scrivere “di medietà” ma la realtà è che sono di livello qualitativo più tendente al basso che altro). Obbadi, spesso rimpianto o atteso vanamente, è l’unico che nei piani tattici poteva fare le veci del regista, non fosse altro per la sua capacità di catalizzare i palloni e smistarli, ma in pratica non si è mai visto, così come uno Ionita che invero si era imposto bene, essendo incisivo anche in zona gol. Poi però anche il nazionale moldavo è uscito dai radar, bloccato da un lungo infortunio. E che dire di Jacopo Sala? Lui sì forte davvero, e lestissimo a dimostrarlo al suo rientro in campo dopo mesi di degenza… Purtroppo però la sfortuna sembra essersi accanita contro il giovane centrocampista tuttofare e chissà quando lo rivedremo, se lo rivedremo ancora in gialloblu. E poi Hallfredsson, scostante ma uno che almeno non si tira indietro, dovendo sovente essere lui il faro in mezzo al campo, e non solo umile gregario come l’anno scorso; Lazaros, che fluttua tra mediana e trio offensivo, perdendo incisività in entrambe le zone e sostanzialmente anche una propria dimensione tattica; il rientrante Greco che pare lo stesso giocatore gracile e poco determinante (e determinato, che è ancora peggio) di 8 anni fa, quando era al suo primo anno da professionista; i giovani Campanharo e Valoti che a sprazzi hanno mostrato qualità, specie il secondo, ma che di fatto hanno avuto pochissime chance per imporsi, non giocando mai con la giusta continuità. Come detto, tanti, troppi interpreti, e lo stesso vale per tutti i ruoli. Uno da fuori che non tifi Hellas credo abbia perso il conto ad esempio di quanti difensori centrali possiamo contare…

Luca Toni, il capitano, il bomber, l'unico a salvarsi nell'attuale stagione del Verona

Luca Toni, il capitano, il bomber, l’unico a salvarsi nell’attuale stagione del Verona

Il fatto però è che una rosa sin troppo ampia crea difficoltà a un allenatore come Mandorlini abituato da sempre a giocare con più o meno gli stessi uomini. Che il tecnico ravennate sia in evidente crisi lo capiscono tutti, pare logico sia giunto alla fine del suo bellissimo ciclo gialloblu ma credevo onestamente sarebbe capitato alla fine del torneo, a salvezza raggiunta.

Perchè io ero tra coloro che, pur riconoscendo l’assoluto indebolimento in fatto di uomini in campo, pronosticavano in ogni caso una comoda salvezza, più che altro per scarsità delle compagini avversarie. Mi sbagliavo, assolutamente, anche se sono sicuro che le potenzialità ci sarebbero per raggiungere l’obiettivo, e poi tanti saluti.

Non è possibile che non si siano presi provvedimenti, dopo tutte queste sconfitte, dopo che Empoli e Chievo ci hanno raggiunte, dopo che il Cagliari terz’ultimo è a soli 4 punti sotto, dopo che le stesse Cesena e Parma, che sembravano (e probabilmente lo sono ancora) spacciate stanno dando segni confortanti di vita, mettendo sotto e conquistando punti contro le prime Juve e Roma, le prime due della classe. Cosa dobbiamo aspettare? A me non piacciono i cambi in corsa e poi diciamo la verità, su piazza al momento non ci sono chissà quali tecnici (non credo proprio che Guidolin, da tutti invocato) accetterebbe a questo punto della stagione di subentrare. Magari a giugno sì, e sarei in quel caso felicissimo, però ora non credo proprio, considerando poi che la mia sensazione è che nemmeno Stramaccioni sia saldissimo in sella all’Udinese.

La società, i giocatori, tutti hanno le loro enormi responsabilità, soprattutto nel credere, mi auguro inconsciamente, di essere al livello di squadre come Genoa, Torino o Sampdoria. Sarebbe bello fosse ancora così, è bello vedere quest’anno le partite del Palermo, mi ricordano quelle nostre dell’anno scorso, giocano con lo stesso entusiasmo, con le ali sotto i piedi, mostrano all’intera serie A i loro gioielli Dybala e Vazquez. Ma anche il Sassuolo si è consolidato a differenza nostra, e diciamo la verità, è più forte rispetto a noi in tutti i reparti.

Dicevo, responsabilità di tutti, anche di una società che non pare prendere forti posizioni, con Setti che delega e Sogliano al probabilissimo addio a fine stagione, vada come vada… Non ci sono più soldi da spendere, lo dimostra un mercato di riparazione all’insegna dell’immobilismo o quasi, e allora visto che ormai la squadra è questa e non la si può cambiare più, credo che come sempre accade a pagare debba essere un allenatore che ormai appare in totale confusione, stanco, in difficoltà ma pur sempre spesso arrogante nelle sue disamine e mai pronto ad accettare le giuste critiche.

Io a questo punto, non lo dico provocatoriamente, al suo posto chiamerei Pavanel, reduce da un ottimo lavoro con la Primavera e gli affiderei le sorti della prima squadra. Il campionato in fondo è ancora lungo, la salvezza è alla portata ma occorre svegliarsi, darsi una mossa, correre…. Non possiamo nemmeno pensare di tornare in serie B!

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JORGINHO al Napoli: la parola al tifoso!

Lo premetto a scanso di equivoci: per una volta smetterò i panni del giornalista sportivo, obbiettivo e capace – in teoria – di analizzare da esterno i pro e i contro di quella che sembra una normale, classica trattativa di mercato. Da che mondo è mondo d’altronde le cose stanno così: un giovane di una squadra di un certo livello emerge fino a destare l’interesse di uno o più club di più alto rango. Via alla trattativa, e tutti contenti, tra plusvalenze, premi valorizzazione, clausole, rinnovamento di contratti, soldi nuovi freschi in cassa e vai con la sopravvivenza. Certo, ma dicevo prima, oggi lascerò spazio al tifoso  che è in me: il tifoso gialloblu che è in me, quello che sin da piccolo gioiva per partite e annate passate alla storia, per lo scudetto, per idoli mai dimenticati e per tante stagioni da protagonista nella massima serie. Il tifoso che c’era pure nei momenti chiave, quelli del fallimento nel ’90, della caduta in B e rinascita, fino al periodo della Lega Pro, anche se il momento dell’incanto era terminato da un pezzo. Ma al cuor non si comanda, e la squadra va sempre seguita, sostenuta, amata, anche se le tappe al Bentegodi erano sempre meno frequenti.

Quest’anno per tutti i tifosi del Verona, ma anche per tutti gli appassionati calciofili che amano esaltarsi non solo con le gesta delle proprie squadre, è inevitabile non rimanere indifferenti allo splendido cammino sin qui percorso con piena sicurezza dagli scaligeri di Mandorlini. Un girone d’andata e una classifica da RIVELAZIONE, termine che abbiamo imparato ad associare negli anni a club come Udinese, Catania, Genoa… sì, quest’anno tocca a noi, e sembrava impossibile immaginarlo quando con Giannini si stava toccando il fondo.

Torniamo al punto, e scusatemi per la divagazione “romantica”, ma volevo riallacciarmi a uno dei tormentoni del mercato, legato al nome di Jorginho, talento che l’Hellas in questi anni ha saputo forgiare, crescere, portare ad alti livelli, grazie alla fiducia datogli dal mister e alle sue indubbie qualità, non solo tecniche, ma anche professionali, umane.

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Il brasiliano, ma prossimo alla naturalizzazione italiana, è approdato qui da adolescente, ha fatto la trafila nelle giovanili: lui, che sembrava ancora più piccolo, gracile rispetto ai suoi coetanei, timido persino, al cospetto di alcuni guasconi compagni di avventura, quando è ancora davvero troppo presto per farsi cullare dai sogni, come quello di diventare calciatore di serie A. Un breve passaggio a Sassuolo, poi il primo vero banco di prova, in prestito nella vicina San Bonifacio, con la squadra locale allora protagonista in Lega Pro. Jorginho appare ancora timido, ma la personalità in realtà si sta formando e in campo il brasiliano è in grado di leggere le partite, sa quando smistare il pallone, gioca più di fioretto, quello sì, ma non è certo uno di quei brasiliani giocolieri, frombolieri, fumosi. Il ritorno a Verona coincide con un normale processo di integrazione in prima squadra; a poco a poco Mandorlini gli regala minuti, lo fa giocare in tutte le zone del centrocampo, non da regista in un primo tempo, quello è un ruolo sin troppo delicato per un ventenne in una squadra che vuole, DEVE tornare quantomeno in serie B.

In cadetteria i progressi del nostro sono eccezionali e in fretta, con estrema naturalezza, quasi senza sgomitare (quando in realtà nessuno gli regala mai nulla, i suoi miglioramenti sono frutto di un estremo e rigoroso lavoro sul campo dove dimostra una serietà e una determinazione incredibili, una maturità inaudita, anche nel modo di porsi), si ritrova a dirigere la squadra, titolare inamovibile. Non è più una mezzala che si limita a toccare pochi ma giusti palloni, che quasi si nasconde in campo. Ora è sempre nel vivo del gioco, chiama i compagni, alza la testa, si concede giocate sempre meno scontate, dare il pallone a lui significa “metterlo in banca”: un’espressione che tra  i tifosi comincia a farsi largo.

Arriviamo ai giorni nostri, con Jorginho ormai diventato per tutti in città il “Piccolo Giorgio”, regista ambito da tutti, centrocampista tra i migliori per rendimento e prestazioni di tutta la serie A. Cominciano sin dalle prime giornate di campionato a fioccare notizie relative a veri o presunti abboccamenti nei suoi confronti da parte di grandi società, italiane e straniere. Si rincorrono i nomi di Milan, Juventus, Fiorentina, ma anche (e soprattutto) Liverpool.

Poi d’improvviso spunta il Napoli e stavolta l’affare è serio, non più soltanto un apprezzamento pubblico. La trattativa da settimane rimbalza fino al “felice” epilogo. Ma sarà davvero così? Certamente per Giorgio sì, che a livello economico avrà un’impennata al suo ingaggio. Per carità, legittimo, è venuto qui da ragazzo, aveva un contratto ancora poco più che un Primavera. A livello tecnico, poi, andrà a rinforzare ulteriormente una squadra già fortissima, come abbiamo avuto modo di ammirare proprio in quella che sarà stata la sua ultima gara in gialloblu. E sono sicuro che Benitez saprà valorizzarne al massimo il suo talento. Ma al Verona questa operazione servirà davvero a qualcosa? Sarà utile? Le “rivelazioni” si sanno mantenere negli anni con operazioni di questo tenore, rivendendo i pezzi pregiati e reinvestendo, magari alla scoperta di qualche altro talento. E poi, da un punto di vista dei tempi.. ma non si poteva posticipare l’operazione? Aspettare almeno fino a giugno? E a livello economico? Siamo sicuri che sia un affare venderne al comproprietà per 5 milioni di euro quando, leggo nel frattempo, Capoue, altro obiettivo del Napoli, certamente meno forte del nostro, è valutato 15 e l’Atalanta per il suo gioiellino Baselli (gran talento ma che finora in serie A sta giocando poco, all’ombra di Cigarini, del quale è legittimo erede in cabina di regia) ne vuole almeno 12?

E poi, manca tutto un girone di ritorno… bando alla scaramanzia, il Verona è salvo, stagioni incomprensibili (o meglio, col senno di poi, comprensibili sin troppo) come l’ultima in A targata Malesani sono un lontano ricordo. Ma quest’anno c’erano davvero tutti i presupposti per disputare tutta un’annata straordinaria, grazie a un gruppo fantastico, a un’alchimia vecchi-nuovi unica nel panorama dell’attuale serie A. Quanti colpi del ds Sogliano andati a buon fine e che stanno dando frutti incredibili: Toni, Iturbe, Romulo, uniti ai reduci, alcuni dalla Lega Pro. Gente come Rafael, Maietta, Gomez, Hallfredsson e… lui, il gioiello di casa più fulgido, Jorge Frello JORGINHO. Non voglio insinuare che, perso lui, il cervello a metà campo, il giocattolo si possa rompere. Sono anch’io del parere che la squadra viene prima di tutto, che la maglia vale più dei singoli giocatori, concetto questo valido a maggior ragione per una piazza come la nostra. Ma la sensazione che l’operazione sia stata sin troppo affrettata mi pervade, specie se il sostituto naturale di Jorginho continuerà a essere fermo ai box. Sto parlando di Cirigliano, su cui Sogliano e la dirigenza crede molto, e a ragione, verrebbe da dire, viste le riverenze che il giovanissimo argentino si porta in dote. Gran regista basso, play anche difensivo, sulla falsariga di Mascherano, a cui spesso in Patria è stato paragonato. Lanciato nel River Plate dal grande Almeyda, altro che lo ricorda nelle movenze, ha bruciato le tappe, arrivando anche in Nazionale ma in pratica per una ragione o per l’altra a Verona non l’abbiamo mai visto, se non in sporadiche occasioni  (e nemmeno indimenticabili, vedi la gara persa di coppa Italia contro la Samp, complice anche un suo disgraziato disimpegno al portiere Mihajlov).

Troppo poco per certificarne una repentina affermazione in gialloblu, anche se sembrava difficile a occhio e croce la sua coesistenza in campo con Jorginho, sebbene quest’ultimo avesse più libertà d’azione sul rettangolo verde.

Tuttavia le occasioni per l’argentino d’ora in poi non mancheranno, fermo restando la questione sui suoi problemi fisici. Speriamo che possa giocare presto almeno 3 gare di fila per poterlo giudicare, altrimenti se la vedranno nel ruolo che fu di Giorgio i più classici ed esperti (bolliti?) Donati e Donadel. Se la squadra non verrà ulteriormente modificata (mi raccomando, niente scherzi fino a giugno almeno per il campioncino Iturbe, eh?) c’è la possibilità concreta che Cirigliano possa farsi ben valere. E’ fiducia cieca che ripongo in Sogliano che ha promesso di riscattarlo, quindi significa che nel “piccolo Mascherano) ci crede eccome.

Forza Gialloblu e un grande grosso in bocca al lupo a Jorginho, che sono sicuro saprà raggiungere grandi traguardi in carriera.

 

Hellas Verona 2011/2012: le pagelle

Al termine di un campionato stupendo, giocato quasi sempre su livelli eccelsi e con la squadra arresa solo nel rush finale ai playoff, ecco in sintesi le mie pagelle ai protagonisti gialloblu edizione 2011/2012

Rafael 7 – la miglior stagione del portiere brasiliano da quando è in riva all’Adige. Reattivo, sicuro di sè e spesso determinante, ha limitato le sue scorribande e ne ha beneficiato in sicurezza. Ormai veronese d’adozione!

Abbate 6,5 – Prima parte di stagione da rivelazione, un giocatore trasformato rispetto a quello visto all’opera l’anno precedente: puntuale in fase di spinta, a sorpresa pure goleador e ben attento dietro. Alla lunga distanza però emergono delle pecche caratteriali e una personalità non ancora ben definita, si fa spesso condizionare da fattori esterni.

Maietta 8 – Implacabile, veloce, tecnico, si attacca all’avversario e non gli dà respiro e poi trova pure il fiato per i suoi proverbiali coast to coast che quest’anno, oltre a preziosi assist, hanno fornito pure alcuni gol tra i più belli di tutta la serie B. Buon per noi che ormai abbia sposato la causa, ma la domanda è: che ci fa in cadetteria un talento simile?

Mareco 7 – forse troppo falloso, compensa alla grande con la sua strabordante personalità, la sua esperienza e la sua caparbietà. In area di rigore non teme nessun avversario. Gladiatore.

Scaglia 6,5 – come Abbate è stato un po ‘altalenante e non ha retto l’intera stagione su elevati standard di rendimento. Comunque, specie nei primi 3 mesi ha fatto spesso la differenza sulla corsia mancina.

Jorginho 7– Cresciuto alla distanza, un ’91 del vivaio che dopo un buon apprendistato nella vicina Sambonifacese, si è saputo ritagliare adeguato spazio grazie all’umiltà, alla tenacia e alla grande applicazione. Può solo migliorare, ma non è già più il timido trequartista visto all’opera agli esordi, ma un centrocampista completo.

Tachtsidis 7,5 – Uno dei migliori registi di tutta la categoria, autentica rivelazione del torneo, fisico imponente ma anche un buon mancino magari da calibrare. Tornerà in A, stavolta da protagonista, inutile illudersi che possa rimanere-

Hallfredsson 7,5 – il gigante scandinavo non tradisce le aspettative e, seppur non mantenendo un’efficienza fisica per tutta la stagione che un po’ l’ha frenato nel finale, si rivela autentico trascinatore con le sue giocate, i suoi gol e la sua qualità di categoria superiore. Per lui cantano sirene estere ma non solo.. sembra che mezza serie A sia sulle sue tracce.

Gomez 7 – Incostante ma efficace, oltre che il nostro miglior goleador. Ha alternato partite da 10 in pagella, con gol alla Messi e giocate  da Playstation ad altre in cui era tremendamente abulico, quasi assente. Ha disputato una grande Coppa Italia, attirando le attenzioni su di sè. Speriamo rimanga per continuare a crescere, esprimendo così tutto il suo notevole potenziale.

Ferrari 6,5 – la sua pecca sono i pochissimi gol realizzati ma tra i nostri attaccanti centrali risulta essere di gran lunga il migliore, il più presente in squadra, il più leader, un leone in area di rigore, che difende palla come pochi, si strema e apre varchi per i compagni.

Berrettoni 6 – Poche gare, in cui ha giocato soprattutto di esperienza. Leader silenzioso ma riconosciuto da tutti all’interno della squadra.

Frattali 6,5 – Si è fatto trovare pronto quando c’è stata necessità. Affidabile secondo

Cangi 6 – Soldatino mai disubbidiente, ha messo in mostra poche cose in fase offensiva, ma ha compensato con l’attenzione in difesa, garantendo equilibrio

Esposito 5,5 -Da tre anni all’Hellas e ancora incompiuto. Spiace per il buon Gennaro, i cui mezzi tecnici sono noti agli addetti ai lavori da quando frequentava con successo le nazionali giovanili azzurre. Eppure gli manca qualcosa, la personalità forse, la grinta certamente (e quella, ahimè, non è cosa che si insegna a scuola) ma soprattutto quando gioca pare “accontentarsi”… peccato!

Lepiller 6 – da carneade sottoutilizzato a pedina discreta e affidabile nel girone di ritorno. E’ in possesso di ottimi numeri, specie dalla distanza, lui che nelle giovanili viola faceva sfracelli. Poi sembrava perso per certi palcoscenici e invece sarebbe il caso di riproporlo l’anno prossimo.

D’Alessandro 6,5 – sempre sul punto di volare, di sbocciare definitivamente, viene poi frenato da vari fattori. Non sappiamo se abbia guadagnato del tutto la stima di mister Mandorlini, il quale probabilmente dal giovane romanista si aspetta molto. In ogni caso, quando parte palla a terra sulla fascia dà l’idea di essere davvero imprendibile per qualunque terzino.

Pugliese 6,5 – Tolto tardissimo dalla naftalina, il buon Bepi si dimostra difensore mancino di razza, sempre ottimo in fase di propulsione e valido corridore, quasi instancabile. Mai una polemica, mai una lite,eppure avrebbe giocato titolare ovunque in serie B.

Bjelanovic 6– il pupillo del mister ormai pare a fine carriera: qualche gol, l’esperienza necessaria per non deludere ma davanti urgono forze fresche

Doninelli 5,5 – acerbo, forse troppo, lui che al Genoa primavera aveva spesso incantato con i suoi piedi gentili e le sue efficaci geometrie in mezzo al campo. Deve crescere

Galli 6– parte benino l’ex parmense, poi sul più bello si infortuna gravemente. Torna nel finale ma è più impegnato a rispettare le consegne che a sbaragliare gli avversari.

Pichlmann 5,5– Delude il centravanti austriaco, in possesso di buoni mezzi fisici e tecnici. Si è visto poco, non sempre per colpa sua ma ha inciso altrettanto poco

Russo 6 – A lungo andare ha ceduto il posto al giovane brasiliano Jorginho, si è sempre fatto trovare pronto alla bisogna

Ceccarelli 6 – Capitano e simbolo, gioca sempre col cuore, anche lui rema in direzione giusta, incita sempre i compagni, sembra un allenatore in campo. Qualche svarione ma lo si può perdonare

Mancini sv– Spiace per il buon Manuel ma è parso da subito che non rientrasse nei piani del mister

All. Mandorlini 9 – il vero artefice della stagione dell’Hellas, un tecnico che si è davvero rimesso in gioco scendendo addirittura in Lega Pro e costruendo un connubio unico con giocatori, società, ambiente e soprattutto tifosi. DEVE rimanere per alimentare certi sogni.

Grazie lo stesso Hellas Verona

Ho dovuto metabolizzare l’eliminazione dell’Hellas Verona dai playoff subita contro un pimpante Varese. Lascio la parola al giornalista che è in me e non posso non unirmi al coro di complimenti alla compagine gialloblu per l’impegno, il bel gioco per lunghissimi tratti del torneo ampiamente dimostrato, e per il massimo sforzo adoperato nel tentativo di raggiungere una categoria che, obbiettivamente, avrebbe meritato. Unito al fatto che a inizio stagione eravamo comunque delle matricole e che nessuno avrebbe pronosticato un simile campionato, beh, non si può che dire “grazie” ai ragazzi e applaudirli.

Lascio ora spazio al tifoso che, tra le pieghe di questo post, è già emerso. Sono amareggiato per l’esito, inutile negarlo, non perchè il Varese abbia demeritato – in fondo in casa loro hanno dominato e al Bentegodi hanno messo in grave difficoltà il bravissimo portiere gialloblu Rafael – ma perchè in una gara di così vitale importanza non si possono non vedere alcuni chiari episodi in area di rigore. Si sta facendo tanta dietrologia, da giorni addirittura, in città perchè l’arbitro Massa è lo stesso che non fischiò un sacrosanto rigore a Ciotola contro il Portogruaro tre anni fa. Stesso arbitro, stesso copione ma stavolta con posta in palio nettamente più alta.

Due rigori piuttosto netti su Ferrari, inutile girarci attorno! Poi il Varese ha legittimato il punteggio, con tanti tiri in porta dei suoi bravissimi frombolieri, su tutti Nadarevic, arrivato tardissimo al grande calcio, dopo aver calcato le serie dilettantistiche del Triveneto, ma insomma il risultato sarebbe stato probabilmente differente con un rigore assegnato all’Hellas.

Ferrari, visibilmente commosso e stremato, al termine di una partita in cui veramente è parso l’Ibrahimovic ” de noialtri”, non ce l’ha più fatta in sala stampa a trattenere le lacrime, lui che si è trovato in una situazione spiacevole quando stava all’Albinoleffe, assieme a compagni di squadra che scommettevano a destra e a manca (e tra questi, spiace dirlo, anche l’ex gialloblu Gervasoni). In pratica tutti i giocatori di quell’Albinoleffe figurano indagati… difficile dire se molti hanno omesso cose che sapevano, ma da qui a essere squalificati per 3 anni senza aver mai scommesso nulla ce ne passa. In bocca al lupo Gladiatore Nick!

Purtroppo l’Hellas ha tirato troppo la corda, arrivando ai playoff spompato da un punto di vista puramente fisico e con alcuni tra i calciatori più rappresentativi non al massimo della forma, tra cui Juanito Gomez e l’islandese Hallfredsson.

Davanti abbiamo steccato, tra le squadre impegnate nei playoff probabilmente avevamo l’organico peggiore e alla lunga l’assenza di un vero goleador si è fatta sentire. Ottimo Gomez, ma non un bomber puro, nonostante i 14 gol e le splendide giocate che l’hanno fatto accostare a squadroni come la Lazio. Superbo il greco Tachtisidis in cabina di regia, un ’91 dal fisico di ferro, complementare al piccolo e tecnico Jorginho (talento del vivaio, anch’egli classe ’91) e il già citato scandinavo. In difesa, oltre al confermatissimo Rafael, portiere affidabile e spettacolare, è stato imperioso l’ex crotonese Mimmo Maietta, autentico leader della difesa, anch’egli commosso a fine gara e dispiaciuto per i tantissimi sostenitori che non smettono mai di incitarlo. Cuore gialloblu, ma soprattutto senza timore di smentita, il miglior centrale difensivo di tutta la categoria.. scandaloso che non sia titolare fisso in serie A! Ha avuto gravi infortuni in carriera, e la sua promessa è quella di arrivare in A con il Verona.

Probabilmente ci sarà una società nuova alla ripresa del torneo ma indiscutibilmente bisognerà ripartire da Mandorlini, ormai un tuttuno con l’ambiente e con la tifoseria, oltre che un tecnico che è stato in grado di vincere, di proporre un gran calcio, di creare un gruppo.

Quindi, a parte il risultato finale, grazie ragazzi.. complimenti a tutti voi!

Lunedì, a mente fredda, le mie pagelle di fine stagione.. ma prevedo buoni voti 🙂

Cuore diviso a metà: ieri però ha prevalso alla grande l’Hellas Verona: 4 a 1 al Toro!

Altre volte ho scritto riguardo la mia ambivalenza sportiva, in merito al tifo, quello più sano e passionale. Oddio, quando si parla di calcio, è quasi “bigamia” perché è peccato tifare per due squadre. Io in ogni caso non sono più quello viscerale di un tempo, seguo il calcio con tanta passione ma con meno ardore “di parte”! C’è una sostanziale differenza comunque  tra ciò che provo per l’Hellas Verona  e ciò che sento per il Torino.

Il Verona è la squadra della mia città, quella che più mi ha fatto battere  il cuore, l’unica diciamo che mi ha “davvero” fatto battere il cuore, con le gioie (tante): a 8 anni vidi in presa diretta il trionfo dello scudetto di Bagnoli. E non pensiate che fossi un “semplice” bambino ignaro di cosa stesse succedendo! Già da due – tre anni ero stato colpito dal morbo calcistico: mio padre Vincenzo come detto mi portava allo stadio ogni domenica e da posizione privilegiata mi godetti quello spettacolo di squadra. Tanti ritiri coi giocatori, trasferte con il calcio club di cui mio papà era Presidente, io che fungevo da mascotte autentica, visto che sapevo le formazioni, le classifiche. Ma non scambiatemi per secchione o, peggio, per saccente, ero solo un bambino che voleva sapere tutto della sua squadra del cuore. Crescendo ho visto l’Hellas attraversare momenti bui, come le retrocessioni ma lì siamo a uno stadio differente, a qualcosa che aveva lasciato spazio alla razionalità e alla mia voglia di perlustrare tutta la sfaccettata storia del calcio. Mi sono così legato ad altre vicende, lasciandomi trasportare dal ricordo di personaggi antichi, dalle meraviglie degli anni ’60 e anche prima.

Ma una squadra ha fatto di più, insinuandosi lentamente nella pelle: il Grande Torino! Mi sono “perso” emotivamente in quelle pagine di storia, mi sono commosso, ho anche pianto e non me ne vergogno. Ho iniziato a divorare libri sull’argomento, a ricercare notizie sui giocatori, sui dirigenti, su quell’epoca triste, gli anni’40, sul lascito dei Campionissimi sul nostro calcio!

Ho capito che nulla sarebbe rimasto come prima, ho così scoperto una passione per tutto ciò che concerne il “mondo” granata, il cosiddetto “tremendismo”, i valori forti e radicati che fanno parte del Dna di questa meravigliosa squadra. E prima o poi andrò a Superga e mi prenderò pure la maglia ufficiale del Grande Torino!

Ieri però è stata tutta un’altra storia: in campo il cuore batte forte ancora per l’Hellas, troppi i bei ricordi che associo alla mia infanzia con mio padre. Se fosse stata gara di Champions avrebbe vinto il Verona: 3 a 1 all’andata per i granata, 4 a 1 ieri per i gialloblu!

Che gara, ragazzi! Stadio Olimpico pieno, tutti che si aspettavano un salto in avanti del Toro, verso una promozione che ai più pare legittima. Ma il Verona non è certo uno sparring partner ideale per questo, dato che la squadra, allenata da un ex cuore Toro come Mandorlini è una delle più belle viste all’opera per tutto il campionato, una delle più complete, delle più spettacolari e continue.

Nessuno tuttavia poteva prevedere l’entità dello scarto tra le due compagini: 4 gol in trasferta per il Verona, al cospetto di un Toro che mai aveva lasciato 3 punti alle rivali che gli facevano visita.

C’è riuscito alla grande l’Hellas con una prova magistrale, perfetta, da squadra di categoria superiore e, a mio avviso, l’obiettivo sarebbe alla portata, sia come classifica che sulla base di un’affermazione così prepotente e autoritaria come quella fatta vedere ieri sera.

Una squadra completa, con alcuni giocatori di gran spessore, dal nazionale islandese Hallfredsson, autentico lusso per la categoria, all’emergente Tachtsidis, miglior centrocampista della cadette ria per rendimento, dal funambolo Gomez (inaudite tutte quelle stagioni in Lega pro per un talento simile) al difensore Mimmo Maietta, cresciuto nella Juve e mai a questi livelli in carriera!

Maietta meriterebbe un capitolo a parte, per come sta affrontando queste sue due stagioni in gialloblu: ha letteralmente conquistato la platea scaligera, idolo della curva, mai domo in campo dove confeziona prestazioni “monstre”, perfette in difesa e positive in attacco; prima di vestire la maglia dell’Hellas mai un gol in carriera e quest’anno già 3… e che gol! Ieri uno alla Messi, guardate il filmato per credere!

Il mio auspicio è che entrambe le squadre possano andare a braccetto nella massima serie, magari insieme al Pescara, la formidabile squadra allenata da Zeman. Certo, ci sono pure  il tenace Sassuolo, Sampdoria e Padova, le due delusioni del torneo in leggera ripresa, e altre squadre tignose come Brescia, Reggina e la rivelazione Varese. Non sarà facile ma le qualità per emergere ai massimi livelli ce le hanno sia il Toro che il Verona.