Serie A al giro di boa: il punto sul girone di andata squadra per squadra

E’ terminato il girone d’andata di serie A, in attesa di due posticipi di questa sera che poco andranno a incidere sulle sorti della classifica o quanto meno sui giudizi sin qui ottenuti.

Una classifica veritiera, spietata quasi nella sua demarcazione netta tra le prime 3 squadre in avanti, altre 3 in linea di galleggiamento per l’Europa, poche altre al riparo da eventuali cadute rovinose e la maggior parte, una buona metà, che d’ora innanzi si ritroverà a fare a sportellate per non retrocedere in serie B. Fa specie che in questa categoria rientri il Milan, nobile decaduta o per lo meno lontanissima parente dalla squadra lungamente ammirata negli ultimi 25 anni.

Davanti hanno mantenuto ritmi vertiginosi la capolista Juventus,  che a dispetto di una rovinosa, inaspettata e per certi versi scioccante – alla luce della campagna di rafforzamento estiva – eliminazione in Champions League, in campionato ha dimostrato di essere la più forte, la più completa in ogni reparto, grazie alle conferme dei vari Vidal, Pogba, ormai assurto a vero big, e all’impatto dei nuovi Tevez e Llorente, che si stanno imponendo in serie A a suon di gol.

Record nuovi, come quello del numero di vittorie consecutive in serie A per il club (11 conseguito proprio ieri) e un numero di punti impressionanti. La forza dei bianconeri è stata quella di reggere alla partenza sprint della Roma di Garcia, altra splendida realtà del nostro calcio. Dalle prime 10 vittorie consecutive, alla difesa a lungo imperforata, dalle giocate di un redivivo Totti, della freccia Gervinho, scommessa vinta dal tecnico francese, alla conferma del talento di casa Florenzi, i recuperi di De Rossi e Maicon e la solidità di Strootman e Benatia: ecco tutti gli ingredienti di una Roma tornata assolutamente competitiva per la lotta al vertice.

Una lotta cui può, nonostante il ritardo accumulato causa alcuni improvvisi black out strada facendo, legittimamente ambire anche il Napoli di Benitez, splendido protagonista (sfortunato) pure in Champions League. La qualità offensiva, in gente come Higuain, Callejon, Mertens, Insigne e un Hamsik troppo spesso fermo ai box, è impressionante e pure la difesa si sta lentamente assestando; si prospetta un bel duello anche in Europa League tra i partenopei e i bianconeri.

Un po’ più indietro la Fiorentina di Montella, che ha messo in mostra un bel calcio, sulla falsariga della passata stagione, pur cambiando registro in attacco e affidandosi in principio a una super coppia gol, quella formata da Gomez e Rossi. Se quest’ultimo però in pratica non si è mai visto, Rossi ha chiuso da capocannoniere l’andata, salvo poi infortunarsi gravemente. Sperando tutti insieme che possa tornare in piena forma per il Mondiale brasiliano, nel frattempo Montella dovrò reinventarsi qualcosa, pur sapendo di poter contare su due grandi talenti come Borja Valero e Cuadrado.

Al quinto posto chiude sorprendentemente la rivelazione Hellas Verona, capace di rendere praticamente inespugnabile il fortino del Bentegodi (sconfitto solo nel derby col Chievo e ieri col Napoli) e in generale sempre convincente al cospetto delle squadre del proprio lignaggio (non caso ha perso solo con le 4 squadre davanti a sé, oltre che Genoa e Inter, compensate dalle belle vittorie contro Milan e Lazio). Sugli scudi un rinato Toni, alla rincorsa di una convocazione per i Mondiali, i giovani Iturbe e Jorginho, appetiti dai grandi club e Romulo, vero colpo di mercato del ds Sogliano.

L’Inter è riuscita con Mazzarri a riappropriarsi di una dimensione più consona al proprio rango, dopo il disastroso girone di ritorno della passata stagione. Ha ritrovato identità ma soprattutto dignità, pur evidenziando un notevole gap con le prime tre davanti: in difesa si continuano a prendere troppi gol, mentre davanti il solo Palacio assicura pericolosità e gol, non essendo in pratica pervenuti  gli attesi Icardi e Belfoldi. Stagione di transizione, in attesa degli investimenti del nuovo presidente Thohir.

Altra rivelazione è il Torino di Ventura, che per un anno sembra ai ripari da una stagione al cardiopalma: da tempo a Torino non ci si divertiva così, non si assistevano a gare anche entusiasmanti. Si dovrebbero davvero evitare patemi, specie se Cerci e Immobile continueranno ad essere la nuova coppia gol del calcio italiano.

Altre squadre che stanno disputando un campionato in linea con le ambizioni sono Parma e Genoa, nonostante quest’ultima sia partita a fari spenti, ritrovandosi poi impelagata in piena zona retrocessione nella prima fase di torneo, quando a guidarla era l’esordiente Liverani. Il ritorno di Gasperini ha contribuito enormemente a ristabilire certe gerarchie, anche se il Grifone pare ancora altalenante nelle prestazioni, più che nei risultati. Implacabile il Gila davanti, bene anche Kucka fino al serio infortunio, affidabile la retroguardia che fa perno sull’esperienza del trio centrale e sul talento degli emergenti Perin, portiere del futuro, e Vrsaljiko. Più complicato pare parlare del Parma, società che come il Cagliari, da anni si ritrova a conseguire con largo anticipo la quota salvezza, salvo poi cullarsi sugli allori, alternando prestazioni sontuose a inesorabili scivoloni. Quest’anno assisteremo alla stessa situazione, con i ducali che presentano una rosa ricca di elementi di qualità, tale da poter provare a puntare a qualcosa di più di una salvezza tranquilla? Gente come Parolo, tornato meritatamente in Nazionale, Paletta, in odor di naturalizzazione, o un Cassano – comunque irrequieto sul finale di stagione – sollecitano certi pensieri, ma occorrono anche motivazioni forti e una maggior continuità di rendimento. Il Cagliari è un po’ in ritardo sul roulino di marcia, e ora dovrà pure colmare il vuoto lasciato dal richiestissimo Nainggolan, ma l’impressione è che l’obiettivo verrà raggiunto, specie se il bomberino Sau sarà meno perseguitato da guai fisici che lo stanno attanagliando da inizio stagione.

Anche l’Udinese pare in grado di risollevarsi da una situazione oggettivamente complicata ma è alquanto azzardato ipotizzare una rimonta simile alla stagione scorsa. Si paga la discontinuità in zona gol di Di Natale, stranamente in difficoltà sotto porta, al punto di arrivare a meditare di lasciare a fine anno. Tuttavia è ingeneroso attribuire alla sua attuale scarsa vena realizzativa – dopo che ci aveva abituati benissimo, con medie da fuoriclasse assoluto – tutti i mali della squadra friuliana. Manca il supporto di gente come Maicosuel e Pereyra, in possesso di indubbie doti tecniche ma non ancora decisivi, così come l’acciaccato cronico Muriel, da due anni potenziale crack a livello mondiale.

Nelle retrovie sembrano più accreditate Sampdoria, Atalanta e Chievo rispetto a Bologna e Sassuolo, ma la lotta rimarrà aperta fino alla fine. I bergamaschi si stanno limitando al compitino, abili soprattutto in casa davanti al proprio pubblico, e rimangono sempre pericolosi in gente come Denis e un ritrovato Maxi Moralez, con in panca un condottiero navigato come Colantuono, una vera garanzia a Bergamo. La Samp ha pagato caro lo scotto di inizio stagione, con una partenza shock culminata con l’esonero di Delio Rossi , avvicendato dal mai dimenticato da queste parti Mihajlovic. Il tecnico serbo ha compattato la squadra, ce l’ha in pugno e la sa governare bene. La qualità media non è elevatissima, ma l’allenatore sta tirando fuori il massimo da gente come Eder, mai così prolifico in serie A e Palombo, riproposto spesso e volentieri da titolare, sia al centro della difesa ma soprattutto nell’originario ruolo di regista basso, come quando giunse meritatamente in azzurro. Lecito attendersi di più dal giovane Gabbiadini, che finora si è espresso solo a sprazzi. Il Chievo forse ha atteso sin troppo a richiamare in panca Corini, artefice della salvezza dell’anno scorso, confidando che prima o poi il pur bravo Sannino sapesse come invertire una pericolosa rotta. Ma alcune scelte andavano fatte e il Genio affidandosi a un rigenerato Thereau, l’uomo di maggior tasso tecnico dei clivensi, inspiegabilmente finito ai margini nella gestione precedente, e a un Rigoni non più solo abile interdittore davanti alla difesa ma ormai anche illuminato play maker, sebbene anomalo, formato Nazionale, è riuscito a far riemergere la squadra dai bassifondi della classifica.

Il Sassuolo ci ha messo un po’ ad abituarsi alla serie A e non poteva essere altrimenti: la svolta è successa dopo il pesantissimo ko contro l’Inter. Il passivo di sette reti ha ricompattato la squadra, raccoltasi vicina al tecnico del miracolo, Di Francesco, colui che l’aveva portato in Paradiso. Poi c’è voluto tutto il talento, l’estro, i gol del giovanissimo Berardi, talento di casa ma comprato per metà dalla Juve, capace non solo di segnare a 19 anni 4 gol al Milan (!) ma di chiudere addirittura a 11 reti questo girone, dietro solo al viola Rossi nella classifica cannonieri. Si sono messi in luce anche lo storico capitano Magnanelli, a suo agio nei panni di illuminato regista anche in serie A, i giovani Antei (difensore scuola Roma) e Zaza (altro attaccante a metà con i bianconeri) e l’affidabile portiere Pegolo, spesso decisivo con le sue parate.

A conti fatti le più serie candidate alla retrocessione sembrano il Bologna, il Livorno e il Catania… storie diversissime le loro. Il Bologna giunge in extremis alla decisione sofferta ma oramai inevitabile di sostituire Pioli con Ballardini, il cui compito appare comunque arduo, specie se non si ricorrerà a migliorare la squadra in zona gol, dove pesa l’assenza di un attaccante in grado di sostituire degnamente Gilardino. Bianchi appare involuto e in piena crisi tecnica, così che tocca a un encomiabile capitan Diamanti cantare e portare la croce. Il Livorno era partito a razzo, con l’allenatore Nicola nei panni del predestinato. Alla lunga però l’inesperienza e in generale una qualità media piuttosto bassa della rosa toscana si è fatta sentire in maniera predominante, e anche gente come Paulinho e Siligardi, che hanno mostrato dei bei numeri anche nella massima serie, è progressivamente scaduta a livello di rendimento. Il Catania invece pareva chiaramente indebolito dal mercato estivo ma è indubbio che pochi si sarebbero aspettati un crollo simile dopo lo splendido torneo scorso, culminato col record storico per la squadra etnea in serie A. Ora è tornato Lodi, forse, ma siamo in zona “fantacalcio” potrebbe rientrare alla base anche Gomez, immalinconitosi in Russia, ma probabilmente sarebbe opportuno tornasse pure Maran, a mio avviso frettolosamente esonerato in favore di De Canio, il quale però non ha invertito la rotta, anzi. C0n giocatori ancora da recuperare e tutto un girone di ritorno da disputare, la salvezza è ancora possibile, ma occorre cambiare marcia, soprattutto da un punto di vista mentale.

Resta da dire delle due vere, eclatanti delusioni della stagione: Lazio e Milan. Intristito tutto l’ambiente biancoceleste, dove c’ è un clima assolutamente diverso da 12 mesi fa, quando la Lazio chiuse a ridosso della Juve la prima parte di cammino in campionato. Petkovic indicato come colpevole del calo di rendimento, ci pare tuttavia ingiusto addossare tutte le colpe a un tecnico che al primo esame in serie A fece meraviglie.  Il fatto è, che a parte un Candreva in gran spolvero, per tutta una serie di motivi sono mancati per lunghi tratti alcuni giocatori chiave, da Klose, a Hernanes a Mauri. Stagione di transizione, poi bisognerà vedere se Lotito avrà la voglia e la forza di fare la rivoluzione.

Più delicato il discorso relativo al Milan: l’esonero di Allegri è giunto a completamento di una situazione paradossale, con un cambio societario in corso, non del tutto indolore, e con una squadra sempre più allo sbando, senza anima, senza personalità. Pochi da salvare, forse il solo Kakà – per lo meno per quanto concerne impegno, cuore e passione – mentre persino a Balotelli stanno finendo i bonus. Da lui ci si aspetta di più, inutile girarci attorno: non bastano più i gol (su rigore, direbbero i maligni) e alcune prestazioni da top player. Servono più continuità, rendimento, grinta, determinazione, anche serietà se vogliamo, insomma… serve il salto di qualità, anche in vista del Mondiale.

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Serie B: nel Varese, pronto a ritagliarsi un ruolo da protagonista in campionato, occhio ai talenti Momentè e Lupoli, in cerca di rilancio

Nel Varese che per l’ennesima stagione sta stupendo in serie B, nonostante i cambi di formazione e di allenatori, il valore aggiunto è rappresentato da un parco attaccanti di prim’ordine, confermato dai gol già messi a segno dal neo acquisto Pavoletti, richiestissimo quest’estate e dall’ apporto del sempiterno Neto Pereira, ormai bandiera vera e propria dei biancorossi lombardi.

un giovanissimo ARTURO LUPOLI al suo esordio in PREMIER con la maglia dell'ARSENAL

un giovanissimo ARTURO LUPOLI al suo esordio in PREMIER con la maglia dell’ARSENAL

Come detto, cambiano i mister, i giocatori, i direttori sportivi, addirittura i presidenti, ma da queste parti ormai si sono abituati alle sorprese e a campionati di prim’ordine, nonostante i proclami di inizio stagione siano quasi sempre all’insegna di un (realistico) basso profilo. Tuttavia la serie cadetta ci ha sempre dimostrato che i valori in campo possono non essere rappresentativi del “peso” economico che una società si porta in dote. E poi Varese comincia a essere una buona tappa per molti protagonisti a venire del calcio italiano, una sorta di trampolino di lancio verso la serie A. 7

E allora perchè non provare quest’anno a fare il colpaccio? Sebbene si sia solo all’inizio di un torneo che si rivelerà lunghissimo ed estenuante come sempre, le squadre più blasonate paiono in seria difficoltà.

Tralasciando il Palermo che ha tutte le carte in regola per risalire (una volta riottenuto un certo “equilibrio” tra società e nuovo mister), le altre come Brescia, Reggina, Modena o Padova (ultimissima, addirittura!) non stanno rendendo come si attendeva e allora stanno emergendo compagini davvero poco accreditate alla vigilia, specie il Bari, il Lanciano o il Cesena.

Tra queste due eccezioni sono rappresentate dalla capolista Empoli, nel segno della continuità con quanto espresso l’anno scorso, e appunto il Varese del neo tecnico Stefano Sottili, ex discreto “libero” negli anni ’90 e subito pronto all’esordio in B, dopo proficua gavetta nelle serie minori, culminata l’anno scorso nella bellissima stagione veneziana.

Matteo Momentè con la maglia dell'Albinoleffe, in quella che finora è stata la sua migliore stagione da professionista

Matteo Momentè con la maglia dell’Albinoleffe, in quella che finora è stata la sua migliore stagione da professionista

Gli attaccanti del Varese dicevamo.. perso un totem come Ebagua, ma sostituito egregiamente dal già citato Pavoletti (l’ex sassolese che ci ha messo un attimo per diventare beniamino dei tifosi, togliendosi pure dei sassolini dalle scarpe nei confronti della sua squadra passata che una volta salita in serie A non gli ha concesso una chanche di dimostrare il proprio valore nella massima serie), in rosa ci stanno pure talenti grezzi ma che, sciolte le briglie e liberi da infortuni che finora li hanno funestati, potrebbero far fare un ulteriore salto di qualità: parlo di Scapuzzi, Momentè e Lupoli.

Se del trequartista ex Milan e Manchester City avevo già parlato diffusamente in un lungo post apposito, sugli altri due mi piace spendere qualche parola in questa circostanza.

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Entrambi classe ’87, sono ex talenti prodigi del calcio italiano. Matteo Momentè, veneziano di Jesolo, esordì prestissimo in serie A con la maglia nerazzurra dell’Inter. Da tempo il suo nome era segnato sui taccuini di tanti addetti ai lavori, trattandosi di un attaccante dalle grandi doti tecniche e fisiche.  Più che un centravanti, nonostante ne avrebbe la stazza, da giovane agiva soprattutto da seconda punta, di spalla a Germinale. Matteo anche da professionista bruciò in fretta le tappe, ma fu ben presto vittima di pesanti infortuni. Le esperienze migliori si registrarono all’Albinoleffe e proprio a Varese nella stagione 2009/’10, dove mise in mostra le sue doti di attaccante completo, col suo mancino in grado di innescare l’assist vincente e di concludere agevolmente in rete. Nel 2011, tornato a Varese dopo la felice parentesi bergamasca in Val Seriana, incappò in un pesante infortunio e l’anno dopo ripartì dalla Lega Pro, ingaggiato dall’ambiziosa Cremonese. I postumi dell’infortunio si fecero sentire, perse la stagione in pratica, prima di rientrare alla base quest’anno, alla vigilia del campionato 2013/’14, finalmente integro.

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Più singolare la storia calcistica di Arturo Lupoli, fenomeno acclamato di ogni rappresentativa giovanile azzurra, fin dall’Under 16, a fianco di gente come Acquafresca, Cerci o Giuseppe Rossi, giusto per citare i soli componenti della linea offensiva. Proprio con il viola Rossi, Lupoli si ritrovò a vivere stagioni magiche a Parma, conseguendo con grande merito uno straordinario scudetto Allievi (in un ciclo che comprendeva, oltre ai due bomber, anche lo sfortunato Filippo Savi, mediano grande promessa non mantenuta a causa di infortuni; attualmente milita in D, il laterale Dessena, il difensore Marco Rossi, attualmente squalificato per le vicende legate al calcioscommesse e il figlio d’arte Mandorlini.

Ma erano i due piccoletti funamboli là davanti a destare stupore e meraviglie tra gli spettatori, tanto che a 16 anni ci furono “scippati”: Rossi finì al Manchester United di sir Alex Ferguson, Lupoli all’Arsenal di Wenger. Carriere parallele fino a un certo punto, con Rossi che poi mantenne lo status di grande talento e attaccante, mentre Lupoli dopo l’esordio felice in Premier, si ritrovò la strada più in salita. Dopo una buona stagione in prestito in Championship (serie cadetta inglese), titolare nel Derby County, Arturo tornò in Italia nella matricola assoluta in serie A Treviso, dopo che la Fiorentina, una volta acquistatolo, non credette in lui per l’inserimento nella rosa dei suoi titolari. In una situazione obbiettivamente difficile, Lupoli non riuscì a contribuire efficacemente, siglando comunque in Veneto il suo primo – e finora unico – gol in serie A.  Tornò quindi in Inghilterra, dove godeva ancora di buon credito,  per due stagioni, al Norwich  prima e allo Sheffield Utd poi, dove fece intravedere buoni colpi, segnando in tutto sei rete.

Da lì il ritorno definitivo in Italia nel 2009. Le ultime quattro stagioni le ha vissute in contesti sportivi difficili, con Ascoli e Grosseto, società entrambe alle prese con problemi societari vari. Lupoli, pur non giocando titolare fisso, piace per l’applicazione, per l’impegno, per il fatto di non mollare mai, e anche per i suoi gol e la sua personalità. Certo, deve ancora rivelarsi quel fantastico fromboliere che era da giovanissimo, e magari non lo farò mai, ma da agile seconda punta, veloce e tecnico, sa farsi ancora valere. Tutto mancino, se sta bene fisicamente, potrebbe rivelarsi un valore aggiunto per l’ambizioso Varese: staremo a vedere se per il biondino napoletano, ma nativo di Brescia questo sarà, giunto all’età di 26 anni, l’anno della svolta.