Importante vittoria del Verona contro il Torino nel nome di Valoti e Calvano

Nell’importante vittoria casalinga del Verona contro il Torino, che riapre le speranze di salvezza della squadra gialloblu, viste le concomitante sconfitte delle rivali Crotone, Sassuolo e Chievo, c’è stato il grande contributo di due giocatori ancora incompiuti: Valoti e Calvano, centrocampisti che quest’anno spegneranno 25 candeline.

Il primo è stato decisivo segnando entrambi i gol con cui la squadra scaligera ha sconfitto il più quotato Toro per 2 a 1, ma il secondo è stato altrettanto determinante ai fini del risultato con una prestazione maiuscola a centrocampo, tutta cuore, corsa e grinta.

Prima doppietta in serie A per il talentuoso centrocampista Mattia Valoti oggi contro il Torino

Entrambi sono spesso e volentieri finiti nel mirino dei tifosi per vari motivi, anche se la loro storia veronese è molto diversa. Mattia Valoti è stato acquistato nel 2014 e fa parte a tutti gli effetti del progetto; nonostante qualche prestito a vuoto, figura tra i protagonisti della recente promozione. Simone Calvano è a Verona dal lontano 2012 ma le sue chances in prima squadra sono state alquanto limitate, visto che di fatto ha esordito soltanto sul finire del 2017, dopo aver militato in ben 7 squadre in prestito, per un totale di 6 stagioni in serie C (l’ultima nella Reggiana).

Eppure i loro destini si sono spesso incrociati, avendo condiviso più di un’esperienza. Valoti, figlio d’arte (anche il padre Aladino, mediano, disputò delle stagioni in gialloblu negli anni ’90) dalle giovanili dell’Albinoleffe (un ottimo vivaio, insieme al “Gallo” Belotti era il fiore all’occhiello della nidiata dei ’93) passò alla Primavera del Milan nel 2011, dove si ritrovò a giocare a metà campo assieme a Calvano che invece era giunto in rossonero l’anno precedente dalle giovanili dell’Atalanta. Giocarono poi da professionisti una stagione nell’Albinoleffe.

Valoti con la maglia del Milan

Non solo, tutti e due facevano coppia nelle nazionali giovanili sin dall’Under 16, la prima rappresentativa di un certo livello, su su insieme fino all’Under 19 (Valoti collezionò anche un gettone di presenza nell’Under 20).

Erano insomma quelli che si definiscono dei predestinati e, per quanto la storia ci insegna che “uno su mille ce la fa”, gli addetti ai lavori non faticavano a pronosticare loro un futuro da protagonisti. Si sono ritrovati per vari motivi ancora sospesi nel limbo, nonostante almeno Valoti come detto abbia già accumulato delle presenze da titolare nel Verona, mentre Calvano quasi per caso, in sostituzione del lungodegente Zaccagni (giovane del vivaio del Verona da tenere d’occhio) è stato inserito in rosa della prima squadra solo quest’anno a campionato in corso tra l’altro.

Simone Calvano ai tempi delle giovanili del Mian, quando era considerato una promessa del calcio italiano

A Valoti viene quasi “rimproverato” di non aver ancora mostrato appieno le sue doti. E’ un centrocampista moderno, molto fisico, alto ma non ancora “a fuoco”. Per caratteristiche dovrebbe forse giocare nel cuore del gioco, da interno che si inserisce, essendo in possesso di un’ottima conclusione dalla distanza, più che da trequartista o da esterno. Eppure spesso si estrania dal gioco, appare abulico e svagato, con poca personalità e grinta. Non lo ha agevolato in questo probabilmente il continuo turbinio di cambi di moduli di gioco dell’allenatore Pecchia, il quale in ogni caso da due mesi circa a questa parte lo sta impiegando con continuità, avendogli di fatto affidato la zona centrale del campo dopo le partenze di Bessa e Bruno Zuculini a gennaio.

Più tortuoso il percorso del compagno di reparto Calvano che, senza troppi giri di parole, sembrava al più “perso” per il grande calcio, o per lo meno per una carriera da A. Questo ancora non lo sappiamo, ma dopo oggi abbiamo capito che il ragazzo ha una qualità importante: ce la mette tutta, non si fa abbattere e da’ tutto in campo.

Certo, è stato inspiegabile certo accanimento nei suoi confronti, la cui unica “colpa” è stata quella di essere fatto passare (dalla dirigenza ma anche dall’allenatore) come un “nuovo acquisto” quando appunto è sotto contratto con l’Hellas Verona da sei anni e prima di questo scorcio di stagione non era mai stato nemmeno preso in considerazione, nonostante dei tornei in serie B della squadra.

Calvano si sta ritagliando il suo spazio nel Verona in questa seconda parte di campionato

Tanti infortuni, qualche difettuccio caratteriale, già emerso sin dalle giovanili rossonere, ma anche tanta qualità. Al punto che pure l’allenatore all’epoca dei rossoneri, un certo Clarence Seedorf, stravedeva per lui e lo riteneva utile e pronto anche per il Milan dei grandi. Invece qualcosa non ha funzionato, al di là come detto dei brutti infortuni. Il Verona non ha mai smesso di crederci ma di fatto non gli ha mai concesso un’opportunità e si sa che quando si comincia a girare per la terza serie, Lega Pro o C che dir si voglia, emergere soprattutto per chi a centrocampo possiede qualità tecniche non è facile.

Neanche Simone però ha ha mai smesso di crederci, anche se ripensandoci non deve essere stato semplice passare dall’essere considerato una sicura promessa del calcio azzurro a finire spesso in panchina – con tutto il rispetto – nel Tuttocuoio.

Solo l’anno scorso, disputando una buona seconda parte di stagione a Reggio Emilia, sempre serie C, si sono riviste le doti tecniche di Calvano, fino a far ricredere qualcuno, o semplicemente a far constatare che uno così non ci dovrebbe giocare in serie C.

Da qui a disputarsi la salvezza in A però ce ne passa e ciò che colpisce in lui è stata la totale abnegazione, l’umiltà con cui si è messo al servizio di Pecchia, pur sapendo all’inizio di non rientrare nei piani tecnici, pur sapendo di essere ancora di passaggio e di rappresentare un enorme punto interrogativo per tutti i tifosi. Però il tifoso gialloblu, ma credo valga per tutti, sa anche cambiare idea, se vede che il calciatore in campo ci mette il cuore, lotta e suda per la maglia. Tanta strada è ancora da fare, anche oggi da una sua palla persa a metà campo (l’unico errore però questo occorre sottolinearlo) è nato il gol del momentaneo pareggio del Torino, ma non siamo più dinnanzi a un carneade.

Oggi, nella splendida vittoria dei gialloblu contro il Torino – che a livello tecnico è di qualche spanna almeno sopra il livello del Verona come mostra la sua classifica – a centrocampo, a guidare le azioni, ad arrivare sempre prima sul pallone, a contrastare e ripartire con qualità, a sovrastare (perchè onestamente è stato così) gente come Obi, Rincon e Acquah, c’erano loro: Mattia Valoti e Simone Calvano.

Non si sa se sapranno confermarsi, in fondo la disgraziata stagione del Verona sta molto anche in questo, nell’assoluta discontinuità e di conseguenza inaffidabilità della squadra e dai continui esperimenti tattici del mister Pecchia, anch’egli praticamente un esordiente in panchina.

Nel frattempo i due ex prodigi del calcio italiano oggi hanno risposto presente e potranno rivelarsi molto utili da qui alla fine, sin dalla prossima gara a Benevento, assolutamente da vincere se si vuole dare un senso nuovo a questo soffertissimo campionato.

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Nel Milan potrebbe esordire a 15 anni il talento Mastour.

In una stagione assai tribolata per il Milan, col miraggio dell’Europa League sullo sfondo, oggi si potrebbe consumare se non altro il lancio di un talento assoluto del nostro calcio: il giovanissimo, classe ’98, Mastour. Per gli appassionati di calcio giovanile, il suo nome è già piuttosto noto, allorquando un anno fa si mise a furoreggiare tra i pari età e non solo, con tanto di filmati su You Tube che ne testimoniavano la grande tecnica e personalità.

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Numeri alla Neymar prima maniera, non quello un po’ abulico del primo anno al Barcellona ma anche tanta concretezza sotto porta e soprattutto in veste di assist man.

Quest’anno è stato come “protetto” dalla società, poco esposto a livello mediatico ma la verità è che, in un tridente con altri due grandi talenti come Modic e La Ferrara (quest’ultimo già seguito da Mino Raiola), ha fatto la differenza sciorinando un repertorio fantastico di azioni offensive e reti. Ed ora, all’ultimo respiro del campionato, potrebbe davvero esordire in serie A, diventando il quinto più giovane della storia del nostro calcio a calcare questi palcoscenici.

Galliani si è spinto molto in là, auspicando per il futuro un tridente d’attacco tutto cresciuto in casa: d’altronde se ci pensiamo, anche il fortissimo Milan di Sacchi aveva le sue radici ancorate al vivaio casalingo (Baresi, Maldini, Costacurta, Evani, Albertini…) e per quanto i tempi siano inevitabilmente cambiati, chi lo dice che non si possa invertire la rotta? Di certo ne gioverebbe l’intero sistema calcistico italiano.

In bocca al lupo al ragazzo!

Michelangelo Albertazzi all’Hellas Verona: per il biondo ex prodigio del calcio italiano una grande occasione per dimostrare il proprio valore

E’ notizia ufficiale che Michelangelo Albertazzi, ex giovane promessa del Bologna (classe ’91), sia passato all’Hellas Verona. Che sia quindi lui il nuovo colpo a effetto della squadra gialloblu, dopo che l’anno scorso era riuscito a far esplodere in tutto il suo talento un altro giovane non ancora compiuto come il greco Tachtsidis, ora finito a giocarsi le sue carte alla corte di Zeman?

Può darsi, perchè il giovane difensore centrale (ma che può agire pure da terzino sinistro o raramente da schermo protettivo a centrocampo) di proprietà del Milan è uno di cui si parla un gran bene da almeno 5/6 anni, da quando cioè con gli Allievi Nazionali del Bologna aveva stupito tutti gli addetti ai lavori, emergendo in una compagine che vedeva pure al centro dell’attacco un altro fulgido talento come quello di Fabio Borini, poi passato al Chelsea.

Invece Albertazzi, pagato a peso d’oro dai rossoneri, sta faticando tremendamente a imporsi, e poco importa se sia stato uno dei massimi interpreti a livello di nazionali giovanili azzurre, avendo sempre giocato con atleti di 2 o 3 anni più vecchi di lui. E facendolo oltretutto con grande naturalezza e personalità.

Il biondo difensore che disputò un Mondiale Under 20 nel 2009, dimostrandosi adatto a giostrare in più ruoli, grazie alla sua buona tecnica e alla sua visione di gioco, si stava perdendo per strada, avendo terminato la trafila nelle giovanili milaniste senza guizzi, anzi, forse pure annoiandosi nell’ultima stagione, quando si trovava a comandare una difesa composta da giovani del ’93. Si stava smarrendo più che altro per la mancanza di competitività vera, dopo aver disputato ben 3 anni con la primavera, alla faccia della valorizzazione dei vivai.

Inoltre, scelta a mio avviso azzardata dai dirigenti milanisti, come prima esperienza da professionista, è stato mandato nella Liga, al Getafe, una valida squadra, togliendo le due inarrivabili big del calcio spagnolo. Comparsata, se non un vero e proprio flop, prima di approdare a gennaio al cospetto di una squadra rodata e in piena rampa di lancio come il Varese di Maran, dove era davvero difficile ipotizzare che potesse rubare il posto a esperti e validissimi difensori come Christian Terlizzi o il danese Troest.

Ora una nuova chance, forse la prima vera occasione, per dimostrare a tutti gli effetti il proprio valore, anche se la tifoseria veronese, caldissima e legatissima ai colori, è altresì giustamente esigente e vuole interpreti capaci già dalle prime uscite, come poi è lecito attendersi da un giovane di valore se vuoi fare il gran salto in serie A.

Un grosso in bocca al lupo al ragazzo, che possa trovare un ambiente e un allenatore in grado di valorizzarne appieno le qualità tecniche.. e un consiglio a lui, di rimboccarsi le maniche, di non sedersi sugli allori di una fama ottenuta precocemente: quando di diventa professionisti nulla ti è dovuto, bisogna sempre dimostrare, anche in allenamento, ciò che si è capaci di fare.