In serie B il Carpi vola a +12 sulla seconda: mai come quest’anno c’è una squadra che merita fortemente la promozione

Sto leggendo da più parti in questi giorni se la promozione (ormai quasi sancita aritmeticamente) del Carpi in serie A possa rappresentare una svolta nel campionato italiano, in contrapposizione con un “sistema Lotito” che ai piani alti sembrerebbe essere preferito.  Io ovviamente sono per il Carpi, sono per queste “piccole” realtà che rappresentano per me ancora il senso più genuino del calcio. Non è mia intenzione vedere tutto rosa nella splendida cavalcata della squadra modenese, ormai a +12 lunghezze sul diretto rivale, il colosso Bologna. Già accostare una cittadina di provincia con il capoluogo emiliano fa un po’ specie, eppure è da un po’ che da quelle parti il calcio sta facendo assurgere a vette di popolarità e visibilità realtà più piccole. Basti pensare all’altro miracolo recente, quel Sassuolo che da due anni sta ben figurando nella massima serie. I detrattori al solito diranno che le finanze dei neroverdi sono più floride di quelle di tanti blasonati club. Vero, per carità, ma qui come altrove si è prima di tutto iniziato tanti anni fa un percorso vincente, ragionato, organizzato, che ha fatto salire passo per passo tutti i gradini del calcio professionistico. Sassuolo e ora Carpi, là dove invece il capoluogo di provincia Modena è da tempo impelagato in una situazione di classifica cadetta piuttosto modesta. Programmazione che ha consentito ormai da molti anni a costituire il primo miracolo del calcio moderno, quel Chievo che, al pari del Carpi di Castori non sarà (più, ai tempi di Malesani e Delneri lo era eccome!) spettacolare ma assai redditizio, quello sì!

grande festa al terzo gol siglato nel bgi match contro il Bologna da parte di Lollo

grande festa al terzo gol siglato nel bgi match contro il Bologna da parte di Lollo

Sia chiaro, è indubbio che le grandi piazze attirino maggiormente l’interesse del calcio nazionale, basti pensare all’entusiasmo che ha sorretto il Perugia nella prima parte della stagione, cosa che, unita a una rosa di elevata qualità nel gioco dei singoli, mi aveva azzardato a ipotizzarla fra le favorite del torneo, con lo stadio sempre pieno al Curi. Anche a me piacerebbe che certi club vivessero ancora annate da protagonisti, penso a quelli cancellati dai debiti, a quelli che stanno faticosamente risorgendo dalle proprie ceneri, come il Padova o il Mantova, per rimanere a Nord, al Siena, spostandoci al centro, e alla Salernitana, il Foggia, il Messina (ma l’elenco potrebbe continuare) scendendo verso sud. Però il calcio deve essere prima di tutto uno sport meritocratico e anche il più possibile deve attenersi a certe regole burocratiche. Se poi per primi sono gli squadroni metropolitani europei spesso e volentieri a non assecondare certi parametri imposti, beh, quello è solo lo specchio di uno sport che ancora presenta forti lacune e che fa quando gli conviene numerosi sconti ai suoi protagonisti.

Giusto che in un quadro generale di incertezza a imporsi siano quindi modelli sani, quasi sempre legati alla provincia. Magari saranno effimere ma un pezzettino di storia del calcio lo andranno a comporre. Tralasciando il Chievo, ormai dal 2001 in pianta stabile (con l’eccezione di una retrocessione, immediatamente compensata l’anno successivo) in serie A, furono a mio avviso significative anche le esperienze del Piacenza (un’altra delle squadre che ora si ritrovano un po’ ai margini, addirittura con un secondo club cittadino nel frattempo arrivato meritatamente in Lega Pro, laddove la rinata società storica versa ancora in serie D), del Novara, serissimo candidato a tornare in cadetteria, Bassano e Alessandria permettendo, del Cesena che, tra alti e bassi, splendide annate in A sin dagli anni ’80, e precipitose discese in terza serie, è anch’essa una bellissima realtà del nostro calcio tricolore. Il Carpi si muove nel novero di queste squadre, cui aggiungerei l’Albinoleffe, caduto un po’ in disgrazia nell’immaginario collettivo a seguito di alcune note vicende legate al calcioscommesse.

il cannoniere Mbakogu, classe 93, pronto ad esplodere in serie A

il cannoniere Mbakogu, classe 93, pronto ad esplodere in serie A

Gli emiliani di Castori, tecnico che in ogni categoria ha fatto ben parlare di sè, e che personalmente associo a una splendida stagione alla guida del Cesena (dove con gli uomini giusti a disposizione aveva proposto un calcio iper offensivo, alla faccia di chi sostiene sia uno che pensi per primo a non prenderle), non faranno la gioia degli esteti ma stanno di fatto dominando, con assoluta sicurezza, con rarissime cadute di tono, senza aver mai perso la bussola del proprio torneo, nemmeno quando sul più bello hanno dovuto giocoforza rinunciare a uno dei propri giocatori simbolo, quel Concas fermato dopo un controllo antidoping. Neanche quando si era infortunato il top della squadra, il cannoniere d’ebano Jerry Mbakogu, da tempo segnalato dal sottoscritto come uno dei migliori prospetti del calcio italiano, da quando giovanissimo vestiva con successo la maglia degli Allievi del Padova, prima di completare l’iter delle giovanili nel Palermo, con cui da protagonista andrà a vincere uno storico scudetto di categoria. E’ vero, non lo nego, le partite del Carpi sembrano quelle che si giocano a scacchi, ma spesso ti tramortisce con due semplici mosse. E’ successo in maniera praticamente identica nelle due gare chiave della stagione, quelle che hanno confermato – ce ne fosse stato ancora bisogno – quanto la corsa alla promozione diretta sia come minimo giustificata. Alludo alle vittoriose gare contro le principali avversarie di questo scorcio di stagione, Vicenza e Bologna. Il redivivo Vicenza, ripescato a inizio campionato e sistemato alla bisogna, nel corso del campionato ha ritrovato, grazie alla sapientissima mano di un rilanciato Pasquale Marino, compattezza, qualità e soprattutto ha puntellato la rosa strada facendo, fino a presentare un roster di tutto rispetto. In ogni caso mai mi sarei aspettato di trovarmi la squadra in grado di fare un filotto di risultati utili così lungo, al punto di scavalcare quasi tutte le pretendenti ai playoff, che si chiamassero Livorno, Avellino o Frosinone. Se dovessi indicare a uno spettatore occasionale della serie B un campo dove fosse assicurato assistere al bel calcio, allora non esiterei nel nominare il “Menti”. Il Lanerossi Vicenza infatti, imperniando il proprio gioco nei piedi del miglior regista della B, Di Gennaro, uno che di occasioni per imporsi nella massima serie ne ha avute molte, è sempre propositivo e alla ricerca della vittoria, che spesso è giunta grazie ai gol dell’attaccante sardo Cocco, che da anni non era così prolifico ed efficace. Eppure, pur giocando al solito molto bene, contro il muro del Carpi non c’è stato niente da fare, e gli emiliani in modo quasi irrisorio hanno mandato al tappeto in pochi minuti ben due volte i rivali con la rivelazione Kevin Lasagna, uno che la gavetta l’ha consumata, assoluto mattatore. Stessa cosa nel big match contro il Bologna. In quel caso risultato ancora più sorprendente, un 3 a 0 netto che non lascia scampo ai detrattori, con protagonisti affidabili “operai del pallone” come Pasciuti, Di Gaudio e Lollo, che mai come quest’anno si stanno esibendo con un rendimento costante sopra la media.

L'allenatore Castori, vero artefice del miracolo Carpi: sarà lui il nuovo Sarri?

L’allenatore Castori, vero artefice del miracolo Carpi: sarà lui il nuovo Sarri?

E allora, in un quadro tecnico davvero rivolto verso il basso, dove di bel calcio se ne vede ben poco, di spettacolo puro ancora meno, di talenti cristallini già pronti per salire di gradino pochissimi, di giocate d’alta scuola da far spellare le mani praticamente mai, ben venga che una squadra come il Carpi sia meritatamente a un passo da una storica promozione in serie A.  Una squadra organizzata in ogni reparto, armoniosa, ben guidata in campo e ottimamente orchestrata da gente come Lollo, Porcari – già protagonista della memorabile cavalcata del Novara – l’ex juventino Bianco, gli esperti Pasciuti e Romagnoli, e rappresentata da autentici campioncini in sboccio come il portiere di proprietà del Milan Gabriel, il difensore Struna o il piccolo Drogba Mbakogu, che magari seguendo l’esempio di un altro club illuminato come l’Empoli (che però fa più leva sul proprio fortissimo vivaio per mantenersi), potrà mantenere questo spirito vincente anche il prossimo anno.

Terminati i campionati in Lega PRO e serie D: gli ultimi verdetti! Fanno grande festa Entella, prima volta in B e il Perugia. E in D fa rumore la clamorosa vittoria (ininfluente per la classifica) della Cavese sul Licata: 19 a 5!

Finalmente sono stati emessi i verdetti della stagione della LEGA PRO, una stagione destinata a rimanere nella storia, perchè – come più volte rimarcato – la formula era davvero anomala, atta a far tramutare il prossimo campionato in un’unica grande Lega Pro, sulla scia della vecchia serie C. Quindi, in Prima Divisione, non erano previste retrocessioni, mentre in Seconda è stata grande bagarre fino alla fine per potersi garantire giungendo nella prima metà della graduatoria (con postilla di quelli che si preannunceranno come combattutissimi play out che garantirà un ultimo posto promozione), la permanenza in categoria, che diventa di fatto una promozione in terza serie. Di conseguenza anche in D è stata dura lotta: troppo allettante per le squadre impegnate tra i dilettanti la possibilità in pratica di ritrovarsi in due anni addirittura in cadetteria (e vista la “statura” di alcune di queste promosse, come Ancona, Pistoiese, Lucchese o Savoia, direi che le prospettive ci sono tutte).

Verdetti quasi scontati, almeno sulla carta, anche se quella che sarà una matricola assoluta l’anno prossimo in B, l’Entella di Chiavari, prima nel Girone A, ce l’ha messa tutta per incasinarsi la vita, perdendo 7 giorni fa lo scontro diretto contro una rediviva Pro Vercelli, ora favorita per la corsa promozione ai play off, i quali, a dire il vero, nascondono sempre delle insidie. L’Entella che nel complesso ha ampiamente meritato la promozione, ieri battendo una rassegnata Cremonese che nonostante i soliti sforzi di patron Arvedi nemmeno quest’anno è riuscita a centrare il bersaglio grosso della promozione, anche se i nomi ci sono e le possibilità concrete di accedere in cadetteria tramite gli spareggi è reale. Un ostacolo potrebbe essere rappresentato dal Vicenza, partito in sordina, probabilmente scottato dall’amara retrocessione dello scorso anno, ma che rosa alla mano ha una rosa di tutto rispetto, così come il Sud Tirol, in fortissima ascesa. Società sana, squadra forte in tutti i reparti, ambiente splendido, gli altoatesini potrebbero davvero rappresentare la vera mina vagante dei play off, fermo restando  che ormai sono degli habituè della categoria.

Nel girone B, la sorte aveva messo di fronte all’ultima giornata le prime due della classe, ma tutto pendeva dalla parte del Perugia, primo in classifica, che si presentava davanti al proprio pubblico per la grande sfida. Un successo, al di là della vittoria di misura, mai messo seriamente in discussione, nonostante l’indubbia forza del Frosinone che però ha pagato una scarsa vena di risultati nell’ultimo mese. La sensazione è che dovrà vedersela soprattutto con il Lecce per la promozione ma i valori sono molto equilibrati.

In seconda divisione i giochi erano quasi fatti ma non sono mancate le sorprese, una in negativo, una in positivo, nella rincorsa ai posti promozione o quanto meno ai salvifichi play out. Non ce l’ha fatta il Rimini di Osio, anche ieri espulso, poi duramente contestato dai propri sostenitori. E pensare che a tratti la squadra romagnola aveva forse manifestato il miglior calcio, a livello qualitativo dell’intera categoria ma nel girone di ritorno si è assistiti a un vero tracollo dei biancorossi. Promossi invece le storiche Mantova e Spal, ma che fatica! Non ce l’ha fatta invece la Virtus nonostante un ottimo girone d’andata e in generale un bottino ragguardevole per una neopromossa assoluta tra i professionisti. Il futuro pare tuttavia roseo, anche se si dovrà ripartire, ripescaggi eventuali, necessariamente dai dilettanti. Agguanta i play out invece dopo lunga rincorsa il Delta Porto Tolle.

Nel B erano già sicure della promozione le corazzate Cosenza, Casertana, Messina, Foggia e Teramo, l’impresa playoff è riuscita all’Arzanese che sembrava davvero spacciata a metà stagione ma che ha inanellato una serie di risultati prodigiosi nel ritorno (ben 33 sui suoi 43 totali!), fino allo “spareggio” di ieri contro l’Aprilia, strapazzata e mestamente retrocessa, così come il Martina, nonostante avesse allestito sulla carta una buona squadra.

In D infine mancavano pochi verdetti almeno per quanto concerne l’obiettivo grosso, quello dell’allettante promozione, visto appunto il nuovo regolamento che consentirà alle promosse di poter ambire alla serie B fra soli 12 mesi. L’ultima giornata ha però regalato forti emozioni nei gironi che dovevano ancora sancire le loro regine. Dopo aver intrapreso un formidabile testa a testa per tutta la stagione a passare in LEGA PRO tra Marano e Pordenone sono quest’ultimi, ieri vincitori, a differenza dei pur fortissimi rivali vicentini, fermati da un pari. Ancora più da cuori forti il finale nel girone tosco/emiliano, con le due contendenti, staccate  di pochissimo, a scontrarsi fra loro nell’ultimissima giornata. Lucchese e Correggese, una big assoluta e una matricola emanazione di una florida realtà di provincia, nel Reggiano, danno vita a una vita spettacolare, vinta dai rossoneri toscani nei minuti di recuperi: una vittoria che ha consentito alla squadra di Lucca di superare in extremis i colleghi di Correggio.

Infine è stato appassionante anche il duello tra Matera e Taranto, con i lucani che arrivavano favoriti per via della classifica: alla fine i pronostici sono stati confermati ma la squadra pugliese sembra pronta per tornare presto nel calcio che conta.

Un’ultima nota non si può proprio non dedicare alle tantissime goleade viste ieri. Si sa, quando i giochi sono fatti, vengono inevitabilmente le motivazioni, senza considerare che mai quest’anno, tanti gironi sono stati falcidiati da squalifiche, radiazioni, sospensioni di squadre, inserimenti di giovani per sopperire a carenze economiche. Però, tra vari 6 a 0, addirittura qualche 8 a 1 0 8 a 3, quello che è successo a Cava de’ Tirreni ha davvero dell’incredibile, in una gara che veramente non aveva nulla da offrire, né treni da agganciare per la salvezza, giacchè il Licata da tempo era retrocesso, né da ridiscutere la differenza reti, tale da”giustificare” un così clamoroso numero di realizzazioni! Alla fine tra Cavese e Licata la partita è terminata…. 19 a 5! Sono state ben 9 le reti del centravanti De Rosa, capace così di chiudere la stagione con ben 30 gol tondi tondi!

 

Il punto sulla LEGA PRO seconda divisione. Quanta sofferenza per la Virtus, nel B promosse anche le corazzate Casertana e Foggia

Sta entrando sempre più nel vivo la lotta per la permanenza (salvezza, ma alcuni avventatamente parlano pure di “promozione”: insomma, un bel calderone in vista della clamorosa riforma prevista per inizio della prossima stagione) in LEGA PRO. Una lega pro che diverrà unica, una grande serie C in pratica e chi lo dice che in fondo non sarà meglio così, e non solo per un aspetto meramente economico che non ci compete.

Fatto sta che quest’anno, almeno per me che sono solito seguire con grande interesse le questioni inerenti la terza e quarta serie (ma ci metto dentro pure i Dilettanti, evvai 🙂 ) più che la Prima divisione – che non comportava alcuna retrocessione e i playoff allargatissimi per i medesimi posti delle passate edizioni – mi è parsa molto più avvincente, al di là del cervellotico regolamento, la stagione che sta andando in scena in Seconda divisione. Sali e scendi clamorosi, belle rimonte e altrettante fragorose cadute ma alla lunga i valori stanno emergendo, come si evince dalle matematiche ormai, a poche gare dal termine della regular season, salvezze di piazze importanti quali Monza, Cosenza, Caserta e Foggia, in mezzo a tante altre belle realtà emergenti, come il Real Vicenza, il Santarcangelo nel girone A e le redivive Messina (grandissimo girone di ritorno per i siciliani) e Teramo nel B, per quanto in questi casi citati occorre ancora attendere il verdetto del campo.

una formazione della Virtus, impegnata in una difficile ma possibile rincorsa alla "promozione" nella futura Lega Pro Unica

una formazione della Virtus, impegnata in una difficile ma possibile rincorsa alla “promozione” nella futura Lega Pro Unica

Andando più sullo specifico, e concedendo spazio al cuore… mi spiace che nonostante un girone d’andata giocato con gran piglio e personalità, a dispetto dello status di matricola assoluta, la Virtus, emanazione di un altro quartiere della mia città, Verona, sia ormai risucchiata nella parte media bassa della graduatoria che allo stato attuale significherebbe per gli uomini di mister e patron Gigi Fresco retrocessione con conseguente ritorno tra i dilettanti. Chiaro, non sarebbe una tragedia, i mezzi societari sono solidi e consolidati, ma certo sarebbe un contraccolpo psicologico non indifferente per i veronesi di Borgo Venezia, capaci come detto di giocarsela alla pari con gli squadroni del girone per tutta l’andata ma poi andati in flessione nei momenti topici della stagione. La salvezza è ancora a portata di mano, almeno mediante i playoff (ma di quattro squadre soltanto una otterrà il pass per la Lega Pro Unica); tuttavia al momento a occhio e croce paiono più accreditate sulla carta Mantova, Rimini e Forlì. Il tutto nonostante nelle ultime due partite la Virtus Vecomp non abbia sfigurato per nulla contro due corazzate come Alessandria e Renate, ormai in odor di salvezza matematica, ottenendo però, oltre a una buona dose di meritati complimenti, solo due punti che hanno mosso troppo poco la classifica. E si è giocato pure nella splendida cornice del Bentegodi!

immagini festose di un Foggia che vuole tornare protagonista ai massimi livelli

immagini festose di un Foggia che vuole tornare protagonista ai massimi livelli

Nel girone B invece ammetto di aver seguito – come sempre – con occhio più attento il cammino del Foggia, non solo perchè la squadra della città della mia fidanzata (!) ma perchè, forse per motivi “generazionali” sono legato alle magiche stagioni di Zemanlandia, visto che all’epoca ero poco più che un adolescente in adorazione del gioco spumeggiante messo in mostra dai Satanelli rossoneri pugliesi. L’augurio è che davvero si esca dal pantano della serie C, di stagioni magari esaltanti – come per certi versi proprio l’ultima con Zeman, capace di rilanciarsi alla grande qualche anno fa di nuovo nella sua Foggia, prima di rispiccare il volo verso Pescara e Roma. In quell’improvvisato Foggia il boemo riuscì a far esplodere talenti come le punte Insigne e Sau, il centrocampista Salomon, l’interno Laribi, i difensori Regini e l’attuale perno del Trapani Caccetta. Si spera quindi che dopo una bella stagione come quella di quest’anno ci siano poi anche i presupposti per una lunga permanenza nelle categorie che maggiormente sono consone a una squadra di gran blasone come il Foggia

Toh… chi si rivede? Axel Cedric Konan al Sorrento

Si sa, con Zeman non esistono le mezze misure. A partire dalla carriera dello stesso boemo, fatta di slanci incredibili e gioco spettacolare (concretizzatisi nei favolosi anni di Foggia o nella splendida stagione scorsa al Pescare) e di terribili cadute e campionati imbarazzanti (come le stagioni segnate dagli esoneri, tra cui a Napoli, Brescia e alla Stella Rossa). Anche fra i suoi giocatori, accanto a gente che poi, dopo averlo incrociato, ha avviato una grande carriera, ce ne sono alcuni indissolubilmente legati a lui, che hanno raggiunto il top una stagione per poi ridimensionarsi velocemente. Pensiamo a Vignaroli, tornante da circa 3 gol a stagione che, con Zeman a Salerno, toccò la cima della classifica cannonieri segnando 24 gol.

Andiamo indietro un attimo con la memoria, e torniamo alla stagione 2004/05, quando il boemo sedeva sulla panchina del Lecce. Fu una stagione splendida per la squadra salentina, che si salvò con largo anticipo, giungendo nona, e concludendo con un tabellino “classico” per Zeman: miglior attacco, assieme a quello della Juve scudettata e (ovviamente) peggior difesa!

Una squadra esemplificativa di quanto detto prima: in terza linea, per un Cassetti che poi spiccherà il volo alla Roma, figurava a sinistra un giovane Erminio Rullo che invece non toccò nemmeno minimamente i picchi di rendimento di questa stagione; a centrocampo, con il regista Ledesma, poi tra i migliori per anni nel suo ruolo alla Lazio, figurava un Sam Dalla Bona che invece, tolto un anno buono a Napoli, si perse, finendo in un lungo oblio. In attacco, da sempre arma letale delle squadre di Zeman un trio di tutto rispetto, quello composto dal giovanissimo Bojinov (sorta di meteora del grande calcio, a cui ho dedicato di recente un lungo articolo), Vucinic (divenuto campione con Roma e Juventus) e Konan, che giocava a Lecce già da qualche anno, essendo giunto in Salento ancora minorenne.

Axel Cedric Konan (classe ’83) è un attaccante ivoriano che, pur non mostrando quelle doti fisiche e atletiche presenti in molti suoi connazionali, faceva al caso di Zeman, grazie ai suoi movimenti in campo, al suo senso tattico e alla capacità di duettare ottimamente con gli altri due frombolieri d’attacco.

Axel Konan con la maglia del Lecce, quella che gli ha regalato maggiori soddisfazioni

Axel Konan con la maglia del Lecce, quella che gli ha regalato maggiori soddisfazioni

Konan è un ragazzo tranquillo, che lega le sue migliori stagioni al Lecce, quando ancora era molto giovane, se si pensa che riesce ad accumulare ben 111 presenze con 21 gol fino al 2006, quando in fondo ha solo 23 anni e sembra poter ambire a una buona carriera in serie A. Ma con la retrocessione del Lecce la sua dimensione tecnica cambia, e lui sembra non ritrovare più le sue caratteristiche principali, risultando ai più abulico, lento e sovrappeso. Dopo il fragoroso flop al Torino (una manciata di presenze nel 2007) per Konan inizia l’inesorabile discesa, proprio mentre il coetaneo montenegrino Vucinic, col quale ha diviso moltissimi anni giovanili al Lecce, inizia la sua scalata da big del calcio italiano.

Il ritorno a Lecce è una passerella senza gloria, anche se in qualche modo il suo nome figura tra quelli che hanno riconquistato la serie A. Tuttavia nel 2009/10 decide di restare un anno senza calcio per avvicinarsi alla famiglia. Si accasa poi in Svizzera, al Bellinzona, ma in quasi 3 anni mette a segno solo 2 gol in 17 partite. Di lui si perdono le tracce, fino all’acquisto da parte del Sorrento, che naviga in cattive acque in Lega Pro. Il ritorno in Italia di Cedric potrebbe coincidere con una sorta di rinascita calcistica, anche perchè il problema vero sembra più “di testa”, quello di ritornare a ragionare e vivere da calciatore professionista. Poi, ovvio, serviranno anche le componenti fisiche, gli allenamenti, la giusta preparazione atletica, ma credo che nel contesto di una terza serie italiana Konan possa dire egregiamente la sua.

Fuochi d’artificio con Zeman alla Roma

Il mercato si direbbe appena iniziato ma nell’aria già si avverte l’attesa di sconti di fine agosto. Da tempo ormai, troppo, le rose consegnate agli allenatori il giorno del raduno sono raffazzonate, o al contrario extra large, e il tutto si traduce in gran confusione, se non perdita di energia mentale. Non parliamo di ritiri o delle famose amichevoli pre- season, un tempo da svolgersi quasi esclusivamente contro impavidi dilettanti delle regioni montanare e ora invece organizzate a suon di sponsor e milioni di euro in luoghi esotici, dalla Cina agli USA agli Emirati Arabi.

Finisce poi la fase dello “sgobbo”, del ritiro in alta quota e, pum, la squadra spesso viene rivoltata come un calzino con acquisti e cessioni (sempre più ormai camuffati da prestiti, parametri zero o scambi tra società) nel bel mezzo della preparazione.

Come rimpiango il periodo in cui il mercato aveva scadenze davvero fisse, e poco importa che poi sotto banco si lavorasse nell’ombra. Io negli anni ’80, al seguito del calcio club di mio padre, mi vedevo i ritiri e già si poteva stringere mani ai tuoi giocatori preferiti, farsi foto, ipotizzare formazioni e magari fantasticare sul tipo di campionato a cui saresti andato incontro.

Sentire Galliani dire la solita tiritera che il mercato chiude ad agosto, che l’anno scorso alle 13 ancora non immaginava che sarebbero giunti in rossonero Aquilani e Nocerino mi dà a noia, perchè è evidente che non si costruiscono in questo modo le squadre: con i saldi ti può andare bene un anno, forse due al Milan, in quanto i suoi dirigenti sono tra i migliori su piazza a fiutare il colpo ma spesso mi sembra di assistere a delle performance che riguardano più che altro l’aspetto puramente commerciale della questione, la promozione di un marchio vincente, quale in tutti questi anni si è dimostrato essere quello rossonero.

In attesa quindi di vedere “se” Ibra e Thiago Silva resteranno, “se” verrà aggiunto qualche tassello all’emergente e talentuoso Acerbi, “se” si potrà riaprire una nuova fase della telenovela Tevez, il mercato vero lo stanno facendo in pochi, tra mancanza di liquidi, idee o progetti che attanagliano più squadre. Tra queste si è mossa decisamente la Vecchia Signora, e potrebbe non essere ancora finita. Dopo gli udinesi Isla e Asamoah che vanno a rimodellare un centrocampo a questo punto sontuoso, e non solo per la serie A, dopo aver fiutato l’affare modello Galliani ingaggiando l’esperto Lucio, invero appannato nell’ultima stagione interista (ma chi non lo è stato tra i nerazzurri l’anno scorso?), è pronta a dare l’assalto a Jovetic, probabilmente il miglior giocatore under 25 del nostro campionato. Nonostante le tante rassicurazioni del buon Pradè, ds viola, sembra davvero che, sferrando il colpo decisivo, si possa arrivare al montenegrino, che in bianconero andrebbe a ripercorrere le orme di un altro grandissimo ex gigliato. Sì, state pensando giusto: Roberto Baggio. E io sono anni che affermo che Jovetic mi sembra possedere quelle stimmate del campione di Caldogno, la stessa classe, la stessa tecnica, velocità.. la stessa propensione agli infortuni, potrebbero pensare i maligni, ma per quanto riguarda un discorso meramente legato al campo, beh, Stevan potrebbe diventare il vero crack di stagione, capace di rimpolpare il già buon bottino di gol (14) e crescendo ulteriormente in personalità. Certo, i fiorentini scongiurano, sarebbe un’ulteriore beffa vedere il proprio idolo rifare quel percorso ma le sirene di mercato si fanno giorno per giorno sempre più convinte.

In stand-by l’Inter, sulla quale aspetto a dare giudizi, in quanto mi sento di fidarmi del mister Stramaccioni. Sarà rivoluzione vera? Mah, non lo so, certo che c’è modo e modo di farla e in questo i dirigenti rossoneri si sono dimostrati dei signori con i suoi giocatori simboli, dando a tutti l’opportunità di valutare in modo sereno il loro futuro al termine dei contratti. In casa nerazzurra invece stop forzato a giocatori emblemi di vittorie e trionfi, come Julio Cesar e Stankovic, ma presto anche Cambiasso o altri potrebbero avere il benservito. Capisco le esigenze tecniche ma qui si tratta di mettere al muro i giocatori e la metodologia non mi sembra corretta. Chi ha fatto firmare contratti lunghissimi e faraonici d’altronde? E ora devono per forza di cose rescindere o perdere un anno, come successo a Grosso e Amauri in bianconero. Lascio trascorrere qualche settimana ancora e poi farò una carrellata su tutte le partecipanti al prossimo torneo di serie A, ma per il momento mi preme sottolineare la mia curiosità nei confronti della Roma, che il suo “top player” l’ha già acquistato, vale a dire il boemo Zeman.

Da sempre il tecnico fa discutere ma io che lo seguo da inizio carriera, non mi sono mai soffermato sui trofei vinti! Solo alla Roma e alla Lazio aveva tra le mani buone squadre (ma non fenomenali) e ha fatto il suo nel migliore dei modi, seminando per chi poi, a suon di acquisti ha portato lo scudetto (Capello alla Roma) e mostrando grande calcio. A Foggia tutti sappiamo di cos’è stato capace, a Lecce pure, solo la squadra scudettata dell’anno (la Juve) ha fatto più gol quell’anno, nel contesto di una salvezza comoda comoda. A Foggia due anni fa in Lega Pro, con una rosa di under 20 ha quasi centrato i play off (lanciando in attacco una super coppia, Sau e Insigne, 41 gol in due) e a Pescara ha fatto letteralmente sfracelli, ma questa è storia recente. I flop, che nella carriera di un tecnico navigato ci stanno (è successo al Trap, a Capello bis nel Milan, allo stesso Lippi in Nazionale al Mondiale sudafricano) ci stanno, ma solitamente se Zeman viene ingaggiato in estate non sbaglia i suoi obiettivi, capace com’è di plasmare davvero le sue squadre secondo il suo ormai famoso credo calcistico.

Nonostante i mugugni di capitan Totti, credo che la Roma sia a posto così. I brasiliani Dodò (reduce da un grave infortunio) e Castan (reduce dalla vittoria in Libertadores con il Corinthians) possono rivelarsi campioni a tutti gli effetti, il greco Tachtsidis, visto per tutto l’anno a Verona, è un grande prospetto, così come l’americano Bradley, se davvero dovesse arrivare. E ricordiamo che a centrocampo c’è già in rosa gente come De Rossi, Pjanic, gli esperti Taddei e Perrotta, il riscattato Marquinho. In avanti poi sarà vero show! Già mi immagino le triangolazioni, i giochi offensivi di gente come Lamela, Bojan, Borini (qualora non finisse a Liverpool dal suo mentore Rodgers) e Osvaldo. E se Totti avesse ancora fiato e arrivasse anche Destro, beh… non avrei difficoltà a prevedere una Roma seria concorrente della Juve per la lotta al tricolore. Ecco, l’ho detto… mi sono giocato a metà luglio il mio primo pronostico 🙂

alle prossime puntate con nuove argomentazioni sul calcio mercato!

Un ricordo di Francesco Mancini, ex portiere di Zemanlandia, stroncato da un malore improvviso a 43 anni

Un grave lutto ha colpito ieri il mondo del calcio: è morto all’età di soli 43 anni Francesco Mancini, preparatore atletico del Pescara.

Gli appassionati di calcio però ben lo ricordano come il portiere del Foggia dei miracoli emerso negli anni’90, sotto la guida del tecnico boemo Zdenek Zeman.

Proprio così, il guardiano di quella splendida terra chiamata “Zemanlandia” era proprio lui! Una squadra in cui gli attaccanti attaccavano e segnavano che era una meraviglia, i terzini spingevano per 90 minuti lungo le fasce con contrapposizioni repentine e ripetute, i centrocampisti erano per lo più preposti a impostare gioco e alla difesa non restava altro che provare a difendere il baluardo.

E in questo, nonostante i tanti gol subiti, Francesco Mancini era una sicurezza, sempre esente da colpe, anzi, quante volte ha evitato goleade con la sua freddezza e la sua bravura tra i pali. Non concedeva molto allo spettacolo Francesco (a quelli ci pensavano già le frecce Rambaudi, Baiano e Signori), era forse duro con i compagni di difesa, certamente aveva una grossa personalità che sciorinava all’interno dell’area piccola.

Ha giocato a lungo, difendendo le porte anche di Lazio (forse l’apice della carriera), Napoli, Bari, Pisa, Salernitana ma è indubbio che il suo nome rimarrà per sempre legato all’epoca di quel Foggia.

Nato a Matera, smesso i panni del portiere, inizia a preparare i giovani colleghi di reparto, ad allenarli a dovere. Fu così che dopo un paio d’anni di apprendistato tra Manfredonia e Foggia (dove l’anno scorso ritrova il vecchio mentore Zeman), il sodalizio col boemo si rafforza ulteriormente in quella che era diventata una stagione trionfale per il Pescara, capace di replicare o per lo meno di avvicinare quel gioco scintillante di cui lui era stato protagonista una ventina d’anni fa.

E così, mentre manifestiamo una gioia immensa per il ritorno alla vita di Muamba, il giovane calciatore del Bolton, il cui cuore aveva cessato di battere per 78 minuti, oggi piangiamo la precoce perdita di un grande uomo.

Addio Francesco

Super Insigne, nuovo astro nascente del nostro calcio

In serie B sta prepotentemente nascendo la stella di Lorenzo Insigne. L'ex primavera del Napoli, furetto delle aree di rigore, sembra un predestinato. Classe '91, brilla in una squadra giovanile assieme al compagno Raffaele Maiello (che attualmente sta desiderando di mettersi in mostra a Crotone) e delizia già i palati fini dei supporters partenopei. Il battesimo di fuoco avviene però l'anno scorso, chiamato alla causa del nuovo Foggia di Zeman, dove riuscirà a far rivivere i fasti di Zemanlandia. Che si può dire di un giovanissimo di nemmeno 20 anni che alla sua prima stagione da professionista mette a segno la bellezza di 19 gol (20 per alcuni almanacchi) in un campionato infuocato come quello della Lega Pro? Gol e assist, se è vero che il compagno di reparto Sau ne fa anch'egli 20, laureandosi capocannoniere del girone. Zeman passa a Pescara e cerca di far emigrare quel suo Foggia in Abruzzo. Lo seguono il difensore centrale scuola Milan Romagnoli (una roccia del '90), l'ivoriano Konè, mezzo destro di centrocampo e, appunto, Insigne. Molti altri di quella squadra si accasano meritatamente in cadetteria (Laribi al Sassuolo, Salamon al Brescia, Regini all'Empoli, lo stesso Sau alla Juve Stabia) ma colui che sta emergendo con forza è proprio lui.

Attaccante velocissimo, insidioso, dotato di inventiva e fantasia, oltre che di spiccato senso del gol. Già 6 in questo inizio di stagione, dove i compagni di reparto Immobile e Sansovini ne hanno fatto 8 e 9. Ma Lorenzo non si limita a gol (peraltro tutti di eccellente fattura tecnica), destabilizza le difese, crea pericoli costanti, infiamma il pubblico con giocate "alla Messi", regala assist al bacio! Già protagonista della nuova Under 21 di Ciro Ferrara, si appresta a diventare presto una stella del nostro calcio. Sinora il tecnico boemo che lo svezzando di partita in partita, si è limitato ad asserire che si tratta dell'attaccante più basso che abbia mai allenato. Ma, a parte che pure il mitico Ciccio Baiano non raggiungeva il metro e 70, sappiamo per certi che in cuor suo, sa di avere tra le mani un talento immenso che potrebbe riportare il Pescara in serie A!