Serie A al giro di boa: il punto sul girone di andata squadra per squadra

E’ terminato il girone d’andata di serie A, in attesa di due posticipi di questa sera che poco andranno a incidere sulle sorti della classifica o quanto meno sui giudizi sin qui ottenuti.

Una classifica veritiera, spietata quasi nella sua demarcazione netta tra le prime 3 squadre in avanti, altre 3 in linea di galleggiamento per l’Europa, poche altre al riparo da eventuali cadute rovinose e la maggior parte, una buona metà, che d’ora innanzi si ritroverà a fare a sportellate per non retrocedere in serie B. Fa specie che in questa categoria rientri il Milan, nobile decaduta o per lo meno lontanissima parente dalla squadra lungamente ammirata negli ultimi 25 anni.

Davanti hanno mantenuto ritmi vertiginosi la capolista Juventus,  che a dispetto di una rovinosa, inaspettata e per certi versi scioccante – alla luce della campagna di rafforzamento estiva – eliminazione in Champions League, in campionato ha dimostrato di essere la più forte, la più completa in ogni reparto, grazie alle conferme dei vari Vidal, Pogba, ormai assurto a vero big, e all’impatto dei nuovi Tevez e Llorente, che si stanno imponendo in serie A a suon di gol.

Record nuovi, come quello del numero di vittorie consecutive in serie A per il club (11 conseguito proprio ieri) e un numero di punti impressionanti. La forza dei bianconeri è stata quella di reggere alla partenza sprint della Roma di Garcia, altra splendida realtà del nostro calcio. Dalle prime 10 vittorie consecutive, alla difesa a lungo imperforata, dalle giocate di un redivivo Totti, della freccia Gervinho, scommessa vinta dal tecnico francese, alla conferma del talento di casa Florenzi, i recuperi di De Rossi e Maicon e la solidità di Strootman e Benatia: ecco tutti gli ingredienti di una Roma tornata assolutamente competitiva per la lotta al vertice.

Una lotta cui può, nonostante il ritardo accumulato causa alcuni improvvisi black out strada facendo, legittimamente ambire anche il Napoli di Benitez, splendido protagonista (sfortunato) pure in Champions League. La qualità offensiva, in gente come Higuain, Callejon, Mertens, Insigne e un Hamsik troppo spesso fermo ai box, è impressionante e pure la difesa si sta lentamente assestando; si prospetta un bel duello anche in Europa League tra i partenopei e i bianconeri.

Un po’ più indietro la Fiorentina di Montella, che ha messo in mostra un bel calcio, sulla falsariga della passata stagione, pur cambiando registro in attacco e affidandosi in principio a una super coppia gol, quella formata da Gomez e Rossi. Se quest’ultimo però in pratica non si è mai visto, Rossi ha chiuso da capocannoniere l’andata, salvo poi infortunarsi gravemente. Sperando tutti insieme che possa tornare in piena forma per il Mondiale brasiliano, nel frattempo Montella dovrò reinventarsi qualcosa, pur sapendo di poter contare su due grandi talenti come Borja Valero e Cuadrado.

Al quinto posto chiude sorprendentemente la rivelazione Hellas Verona, capace di rendere praticamente inespugnabile il fortino del Bentegodi (sconfitto solo nel derby col Chievo e ieri col Napoli) e in generale sempre convincente al cospetto delle squadre del proprio lignaggio (non caso ha perso solo con le 4 squadre davanti a sé, oltre che Genoa e Inter, compensate dalle belle vittorie contro Milan e Lazio). Sugli scudi un rinato Toni, alla rincorsa di una convocazione per i Mondiali, i giovani Iturbe e Jorginho, appetiti dai grandi club e Romulo, vero colpo di mercato del ds Sogliano.

L’Inter è riuscita con Mazzarri a riappropriarsi di una dimensione più consona al proprio rango, dopo il disastroso girone di ritorno della passata stagione. Ha ritrovato identità ma soprattutto dignità, pur evidenziando un notevole gap con le prime tre davanti: in difesa si continuano a prendere troppi gol, mentre davanti il solo Palacio assicura pericolosità e gol, non essendo in pratica pervenuti  gli attesi Icardi e Belfoldi. Stagione di transizione, in attesa degli investimenti del nuovo presidente Thohir.

Altra rivelazione è il Torino di Ventura, che per un anno sembra ai ripari da una stagione al cardiopalma: da tempo a Torino non ci si divertiva così, non si assistevano a gare anche entusiasmanti. Si dovrebbero davvero evitare patemi, specie se Cerci e Immobile continueranno ad essere la nuova coppia gol del calcio italiano.

Altre squadre che stanno disputando un campionato in linea con le ambizioni sono Parma e Genoa, nonostante quest’ultima sia partita a fari spenti, ritrovandosi poi impelagata in piena zona retrocessione nella prima fase di torneo, quando a guidarla era l’esordiente Liverani. Il ritorno di Gasperini ha contribuito enormemente a ristabilire certe gerarchie, anche se il Grifone pare ancora altalenante nelle prestazioni, più che nei risultati. Implacabile il Gila davanti, bene anche Kucka fino al serio infortunio, affidabile la retroguardia che fa perno sull’esperienza del trio centrale e sul talento degli emergenti Perin, portiere del futuro, e Vrsaljiko. Più complicato pare parlare del Parma, società che come il Cagliari, da anni si ritrova a conseguire con largo anticipo la quota salvezza, salvo poi cullarsi sugli allori, alternando prestazioni sontuose a inesorabili scivoloni. Quest’anno assisteremo alla stessa situazione, con i ducali che presentano una rosa ricca di elementi di qualità, tale da poter provare a puntare a qualcosa di più di una salvezza tranquilla? Gente come Parolo, tornato meritatamente in Nazionale, Paletta, in odor di naturalizzazione, o un Cassano – comunque irrequieto sul finale di stagione – sollecitano certi pensieri, ma occorrono anche motivazioni forti e una maggior continuità di rendimento. Il Cagliari è un po’ in ritardo sul roulino di marcia, e ora dovrà pure colmare il vuoto lasciato dal richiestissimo Nainggolan, ma l’impressione è che l’obiettivo verrà raggiunto, specie se il bomberino Sau sarà meno perseguitato da guai fisici che lo stanno attanagliando da inizio stagione.

Anche l’Udinese pare in grado di risollevarsi da una situazione oggettivamente complicata ma è alquanto azzardato ipotizzare una rimonta simile alla stagione scorsa. Si paga la discontinuità in zona gol di Di Natale, stranamente in difficoltà sotto porta, al punto di arrivare a meditare di lasciare a fine anno. Tuttavia è ingeneroso attribuire alla sua attuale scarsa vena realizzativa – dopo che ci aveva abituati benissimo, con medie da fuoriclasse assoluto – tutti i mali della squadra friuliana. Manca il supporto di gente come Maicosuel e Pereyra, in possesso di indubbie doti tecniche ma non ancora decisivi, così come l’acciaccato cronico Muriel, da due anni potenziale crack a livello mondiale.

Nelle retrovie sembrano più accreditate Sampdoria, Atalanta e Chievo rispetto a Bologna e Sassuolo, ma la lotta rimarrà aperta fino alla fine. I bergamaschi si stanno limitando al compitino, abili soprattutto in casa davanti al proprio pubblico, e rimangono sempre pericolosi in gente come Denis e un ritrovato Maxi Moralez, con in panca un condottiero navigato come Colantuono, una vera garanzia a Bergamo. La Samp ha pagato caro lo scotto di inizio stagione, con una partenza shock culminata con l’esonero di Delio Rossi , avvicendato dal mai dimenticato da queste parti Mihajlovic. Il tecnico serbo ha compattato la squadra, ce l’ha in pugno e la sa governare bene. La qualità media non è elevatissima, ma l’allenatore sta tirando fuori il massimo da gente come Eder, mai così prolifico in serie A e Palombo, riproposto spesso e volentieri da titolare, sia al centro della difesa ma soprattutto nell’originario ruolo di regista basso, come quando giunse meritatamente in azzurro. Lecito attendersi di più dal giovane Gabbiadini, che finora si è espresso solo a sprazzi. Il Chievo forse ha atteso sin troppo a richiamare in panca Corini, artefice della salvezza dell’anno scorso, confidando che prima o poi il pur bravo Sannino sapesse come invertire una pericolosa rotta. Ma alcune scelte andavano fatte e il Genio affidandosi a un rigenerato Thereau, l’uomo di maggior tasso tecnico dei clivensi, inspiegabilmente finito ai margini nella gestione precedente, e a un Rigoni non più solo abile interdittore davanti alla difesa ma ormai anche illuminato play maker, sebbene anomalo, formato Nazionale, è riuscito a far riemergere la squadra dai bassifondi della classifica.

Il Sassuolo ci ha messo un po’ ad abituarsi alla serie A e non poteva essere altrimenti: la svolta è successa dopo il pesantissimo ko contro l’Inter. Il passivo di sette reti ha ricompattato la squadra, raccoltasi vicina al tecnico del miracolo, Di Francesco, colui che l’aveva portato in Paradiso. Poi c’è voluto tutto il talento, l’estro, i gol del giovanissimo Berardi, talento di casa ma comprato per metà dalla Juve, capace non solo di segnare a 19 anni 4 gol al Milan (!) ma di chiudere addirittura a 11 reti questo girone, dietro solo al viola Rossi nella classifica cannonieri. Si sono messi in luce anche lo storico capitano Magnanelli, a suo agio nei panni di illuminato regista anche in serie A, i giovani Antei (difensore scuola Roma) e Zaza (altro attaccante a metà con i bianconeri) e l’affidabile portiere Pegolo, spesso decisivo con le sue parate.

A conti fatti le più serie candidate alla retrocessione sembrano il Bologna, il Livorno e il Catania… storie diversissime le loro. Il Bologna giunge in extremis alla decisione sofferta ma oramai inevitabile di sostituire Pioli con Ballardini, il cui compito appare comunque arduo, specie se non si ricorrerà a migliorare la squadra in zona gol, dove pesa l’assenza di un attaccante in grado di sostituire degnamente Gilardino. Bianchi appare involuto e in piena crisi tecnica, così che tocca a un encomiabile capitan Diamanti cantare e portare la croce. Il Livorno era partito a razzo, con l’allenatore Nicola nei panni del predestinato. Alla lunga però l’inesperienza e in generale una qualità media piuttosto bassa della rosa toscana si è fatta sentire in maniera predominante, e anche gente come Paulinho e Siligardi, che hanno mostrato dei bei numeri anche nella massima serie, è progressivamente scaduta a livello di rendimento. Il Catania invece pareva chiaramente indebolito dal mercato estivo ma è indubbio che pochi si sarebbero aspettati un crollo simile dopo lo splendido torneo scorso, culminato col record storico per la squadra etnea in serie A. Ora è tornato Lodi, forse, ma siamo in zona “fantacalcio” potrebbe rientrare alla base anche Gomez, immalinconitosi in Russia, ma probabilmente sarebbe opportuno tornasse pure Maran, a mio avviso frettolosamente esonerato in favore di De Canio, il quale però non ha invertito la rotta, anzi. C0n giocatori ancora da recuperare e tutto un girone di ritorno da disputare, la salvezza è ancora possibile, ma occorre cambiare marcia, soprattutto da un punto di vista mentale.

Resta da dire delle due vere, eclatanti delusioni della stagione: Lazio e Milan. Intristito tutto l’ambiente biancoceleste, dove c’ è un clima assolutamente diverso da 12 mesi fa, quando la Lazio chiuse a ridosso della Juve la prima parte di cammino in campionato. Petkovic indicato come colpevole del calo di rendimento, ci pare tuttavia ingiusto addossare tutte le colpe a un tecnico che al primo esame in serie A fece meraviglie.  Il fatto è, che a parte un Candreva in gran spolvero, per tutta una serie di motivi sono mancati per lunghi tratti alcuni giocatori chiave, da Klose, a Hernanes a Mauri. Stagione di transizione, poi bisognerà vedere se Lotito avrà la voglia e la forza di fare la rivoluzione.

Più delicato il discorso relativo al Milan: l’esonero di Allegri è giunto a completamento di una situazione paradossale, con un cambio societario in corso, non del tutto indolore, e con una squadra sempre più allo sbando, senza anima, senza personalità. Pochi da salvare, forse il solo Kakà – per lo meno per quanto concerne impegno, cuore e passione – mentre persino a Balotelli stanno finendo i bonus. Da lui ci si aspetta di più, inutile girarci attorno: non bastano più i gol (su rigore, direbbero i maligni) e alcune prestazioni da top player. Servono più continuità, rendimento, grinta, determinazione, anche serietà se vogliamo, insomma… serve il salto di qualità, anche in vista del Mondiale.

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FOCUS SERIE A: la Roma torna alla vittoria e ravviva il campionato; la crisi del Napoli, della Lazio e delle milanesi; la rinascita di Chievo e Samp, le conferme di Hellas e Torino

La vittoria della Roma contro una pur convincente Fiorentina ha scongiurato il pericolo che il massimo campionato italiano fosse già concluso con largo anticipo. Intendiamoci, la squadra di Garcia, ancora imbattuta, non si poteva certo definire in crisi, ma le dieci vittorie consecutive in serie nelle prime dieci gare di campionato non erano bastate a scoraggiare la Juventus, in grado di sopperire con punti, vittorie e un ritmo appena inferiore ai capitolini, ai presunti mal di pancia di alcuni giocatori. Così sono bastati pochi punti persi dai giallorossi per proiettare la squadra di Conte in cima alla graduatoria, posizione dalla quale sarà difficile spodestarla, visto l’attuale stato di forma di una squadra “abituata” a vincere, come si suol dire. Stridono invece alcune situazioni più sotto, a partire da quel Napoli tanto esaltato alla vigilia e giustamente elogiato nell’approccio sobrio ma convincente di Benitez (così lontano nella forma da quello del suo predecessore Mazzarri), e ora alle prese con una seria ricollocazione tecnica. L’allarme difesa, da sempre messa sotto torchio dal tecnico spagnolo sin dal ritiro estivo, quando nemmeno troppo velatamente aveva caldeggiato puntelli riconosciuti in quel reparto come il suo fidato ex giocatore al Liverpool Skrtel, è ormai deflagrato. Una stagione partita in modo scoppiettante rischia seriamente di essere compromessa prima delle feste natalizie, se consideriamo la distanza sempre più considerevole dalle prime e la poco fortunata apparizione in Champions, al cospetto di un girone che si sapeva presentare un sacco di insidie. Nulla è perduto, per carità, ma per i partenopei occorre invertire la rotta il prima possibile, perché nel calcio – ahimè o per fortuna – alla fine contano solo i risultati, in questo momento di certo non favorevoli.

Tutta la gioia sprigionata da Destro, al rientro dopo un lungo infortunio e subito artefice del gol vittoria della Roma contro la Fiorentina

Tutta la gioia sprigionata da Destro, al rientro dopo un lungo infortunio e subito artefice del gol vittoria della Roma contro la Fiorentina

Ed eclatanti sono pure le situazioni delle due milanesi, alle prese con un’annata di transizione, diciamo così (ennesimo tentativo di nascondere delle crisi tecniche e societarie evidenti?). Se all’Inter si può provare a guardare con ottimismo all’imminente futuro, visto l’ufficiale ingresso in società del magnate Thohir, e un campionato tutto sommato in ripresa dopo il disastro dell’anno scorso targato Stramaccioni, al Milan non si sono ancora del tutto sciolti i nodi di un presunto passaggio di consegne in società tra il “vecchio” ma vincente Galliani e la giovane rampante Barbara Berlusconi, “figlia di” cotanto presidente. Un passaggio di testimone che non può avere ripercussioni su una squadra comunque gravemente ridimensionata negli ultimi due anni e miracolosamente tenuta a livelli quanto meno di dignità dal cocciuto Allegri che continua ad andare avanti per la sua strada, nonostante la bussola ormai persa. Non fosse per un incostante Balotelli o per un redivivo ed encomiabile Kakà, non oso pensare dove sarebbero in  classifica i rossoneri. Su Mario non so più che scrivere, è davvero uno di quei giocatori che non riesco a classificare, collocare, comprendere. Ha le potenzialità del fuoriclasse, ma un’indolenza, una personalità e un atteggiamento il più delle volte penalizzante per la squadra. E se è pur vero che l’anno scorso praticamente da solo (beh, mettiamoci pure qualche “aiutino”, ecco, ormai l’ho detto!) ha condotto il Milan a un insperato terzo posto con i suoi gol, quest’anno spesso ha fatto giocare la sua controfigura “cattiva”, quella che si fa espellere ogni due tre gare, quella che litiga con tutti e che si atteggia a star. Inutile girarci attorno, nonostante lui affermi a più riprese di voler essere trattato come un ragazzo normale di 23 anni, è evidente che il senso della realtà è ormai andato perso, e non per colpa sua, o solo sua. Se guadagni milioni, frequenti top model, ti fai paparazzare ovunque, twitti a getto continuo una marea di stronzate e cambi Ferrari così per ripicca, allora caro Mario, non so se tu davvero hai idea di come vivono i tuoi coetanei. Poi, andrebbe tutelato maggiormente dagli arbitri: è inaudito che venga sistematicamente insultato, provocato e offeso dagli avversari. Lui deve imparare a non reagire, è ovvio, ma certe cose farebbero andare in bestia chiunque, sulla questione razziale davvero non transigo e fossi l’arbitro ad esempio contro il Catania avrei certamente espulso Spolli dopo quello che ha gli ha detto.

ennesimo pareggio dell'Inter: 3 a 3 scoppiettante - e sofferto - contro un forte Parma

ennesimo pareggio dell’Inter: 3 a 3 scoppiettante – e sofferto – contro un forte Parma

L’Inter non ha saputo approfittare del calo del Napoli ed è riuscito a fare peggio quasi degli avversari, pareggiando contro avversari alla portata come Sampdoria e Parma, rischiando anzi il tracollo con quest’ultima squadra, nonostante un Cassano ieri non all’altezza. Una squadra “in divenire” quella nerazzurra, con margini di crescita, ma con limiti ancora evidenti, specie in difesa. Dobbiamo infine registrare una crisi che pare irreversibile da parte della Lazio, alle prese col nodo Petkovic (fossi in lui lascerei la barca che affonda, credo abbia responsabilità molto limitate nella brutta stagione in corso) e le belle affermazioni di Torino, Verona (tornato a una faticosa vittoria dopo tre ko consecutivi e ora saldamente sesto con una classifica davvero sontuosa), Sampdoria e Chievo (3 vittorie nette consecutive per gli uomini di Corini), come a dire che il cambio di tecnico a volte serve eccome, come scritto in un mio recente post qui sul blog. In coda sempre più critica la situazione del Catania, dopo anni di boom calcistico: squadra troppo rinnovata  – e alla resa dei conti indebolita, non avendo sostituito degnamente i vari Lodi, Gomez, Marchese e alle prese con i lunghi infortuni di uomini chiave come Bergessio o Izco –  e involuta. A questo punto, era stata tutta colpa di Maran, lo stesso tecnico del “record dei punti” la partenza shock di quest’anno?

SERIE A: piccolo bilancio prima della sosta, tra conferme, rivelazioni e flop.

7 giornate sono certamente poche per un resoconto esaustivo o per insindacabili giudizi “in corsa”, ma per un piccolo bilancio prima di una pausa per la Nazionale ci sono già diversi elementi valutabili in maniera oggettiva.

ATALANTA

Partenza lenta per la squadra di Colantuono, che un po’ aveva messo all’erta i tifosi e gli ambienti della società; poi però, sbloccandosi gli uomini di maggior classe (il bomber Denis, l’enfant du pays Bonaventura e un ritrovato Maxi Moralez) sono arrivati prestazioni convincenti e punti preziosi, come la vittoria dell’altro giorno sul campo di una diretta avversaria come il Chievo.

BOLOGNA

Buio pesto in casa rossoblu! Davvero in disarmo al cospetto di molte squadre, compreso il Verona che ha dominato al Dall’Ara, e prima ancora altre squadre, su tutte la capolista Roma, avevano fatta manbassa di punti e gol. Inconsistente la difesa, seconda peggiore davanti al fanalino di coda Sassuolo, crisi evidente di gioco, dove il solo Diamanti non può cantare e portare la croce e rosa assai indebolita dopo le partenze di Gilardino, Gabbiadini e Taider. Pioli non sembra a rischio ma la bussola sembra averla perso anche lui.

CAGLIARI

 In linea di galleggiamento con quelli che sono i medesimi obiettivi di sempre: una salvezza comoda e tranquilla, magari mettendo in mostra nuovi gioielli sui quali monetizzare, alle condizioni di un Cellino che non cede tanto per… In vetrina il giovane Murru, sempre più convincente, i big Nainggolan e Astori, rimasti nonostante forti lusinghe di grandi club, si stanno riconfermando, così come potrebbe davvero essere l’anno buono per l’esplosione della freccia nera Ibarbo. Ancora in naftalina bomber Sau, rivelazione della passata stagione. Rimane la “grana” legata allo stadio: il Cagliari si ritrova in pratica a giocare sempre in trasferta.

CATANIA

Piccola delusione del campionato, nonostante i timidi tentativi di ripresa. Maran sembra tuttavia non rischiare la panchina, e questo è un merito della società che ha saputo valorizzare quanto fatto egregiamente l’anno scorso dal tecnico trentino. D’altronde perdere in un sol colpo tre autentici pilastri come Marchese e, soprattutto, Gomez e Lodi sarebbe stato difficile per chiunque da assorbire. I nuovi abbisognano di tempo per integrarsi ma al di là di questo, sembrano di un livello più basso rispetto a chi è partito quest’estate. Detto ciò, la mia sensazione è che la squadra etnea presto riemergerà dalle sabbie mobili sospinta da elementi come Bergessio e Barrientos, dato però in partenza (solo per mancanza di tempo non ha lasciato i compagni all’ultimo giorno di mercato, quando già sembrava in volo verso il ricco Quatar)

CHIEVO

Partenza complicata anche per il Chievo di Sannino che, tuttavia, dati alla mano, sarebbe salvo. A parte questo, il Chievo sta capitalizzando poco per quanto crea, in quella che potrebbe essere la stagione buona per la consacrazione di Paloschi. A mio avviso il tecnico deve ancora trovare il quadro giusto, specie sugli esterni, dove gli interpreti sulla carta abbondano (Sestu, Lazarevic, il giovanissimo Improta, l’ultimo arrivato Estigarribia, oltre al confermato Hetemaji) ma manca chi può essere in grado di far svoltare la partita. Probabilmente – è una mia sensazione – Sannino dovrebbe cambiare la sua impostazione tattica in favore di un centrocampo a rombo.

FIORENTINA

 Diciamocelo, ci si aspettava di più, ma per la squadra di Montella occorre tenere valide le attenuanti. Sul più bello, quando la Viola già volava sulle ali di un gioco scintillante, forte rispetto all’anno scorso di una coppia gol da scudetto, ecco che super Mario Gomez si infortuna gravemente, seguito da Cuadrado, e poi in forma lieve da Giuseppe Rossi. La squadra gioca bene, e sa giostrare con i moduli (3-4-2-1 e 4-3-2-1) ma la coperta è assai corta: in panca ci stanno elementi validi in prospettiva ma molto imberbi, in attesa che qualcuno dimostri una personalità e delle qualità tali da giocarsela alla pari con i titolari (uno tra Bakic, Vecino, Yakovenko, Wolski, Matos).

GENOA

Partenza ad handicap, e spiace in considerazione di un mercato per una volta oculato dopo gli ultimi due anni movimentati. Col senno di poi è stato un azzardo affidare la panchina al giovane esordiente Liverani (ma i casi di Montella e Lopez lasciano pensare che a volte si pesca giusto anche scommettendo “al buio”), ma ora è tornato in plancia il Gasp che, dopo le scottature in alta quota all’Inter ha una voglia matta di rimettersi in gioco. I giocatori per far rinverdire il suo estroso 3-4-3 ci sarebbero tutti, il tempo pure, quindi presumo che la salvezza sia ampiamente a portata di mano.

 INTER

Sconfitta a parte nel big match contro la Roma, è innegabile che questa sia un’Inter ben diversa da quella sfilacciata e (nel finale) sbertucciata dagli avversari nella passata stagione. Merito di Mazzarri che è riuscito a ricompattare la squadra e a trovare un 11 base sul quale lavorare e innestare eventualmente gli acquisti che Thohir si porterà in dote da gennaio. Rilanciati alla grande Alvarez e Jonathan, in pratica due nuovi acquisti, si confida nel recupero dei califfi Milito e Zanetti, fermo restando le buone impressioni destate dai giovani Icardi e Taider. Ancora sotto le aspettative la stellina Kovacic, mentre Campagnaro funge da rinforzo insostituibile per la difesa: grazie alla sua presenza ne stanno beneficiando anche i talvolta ancora incerti Ranocchia e Juan Jesus. La lotta per lo scudetto appare un’ipotesi un po’ troppo ambiziosa, ma un buon piazzamento è alla portata, in quello che sarà giocoforza un anno di transizione per i nerazzurri

JUVENTUS

Intendiamoci: non è la Juve schiacciasassi delle ultime due stagioni, un po’ per la sindrome da “pancia piena” (prima ventilata, sin dal ritiro, e poi smentita), un po’ perchè gli avversari stanno cominciando a prendere le contromisure agli uomini di Conte. Però, dati alla mano, i bianconeri sono lì a due punti dalla vetta, quasi a punteggio pieno e, se è vero che troppo spesso subiscono gol per primi e poi vincono magari in affanno (e con episodi sinora a loro favore), questo significa che alla base ci sono doti importanti, da grande squadra quale la Juventus in effetti è (a detta di chi scrive, ancora la favorita per la vittoria finale in campionato). Preoccupa più che altro la piega presa in Champions League, con una fase a gironi non di certo compromessa, ma resa problematica.

LAZIO

Punti alla mano la squadra di Petkovic è in linea con gli anni precedenti, tuttavia appare sin troppo discontinua nelle prestazioni ,con sconfitte avvenute in modo sonoro e un gioco meno efficace nel quale l’idea del doppio regista, sulla quale si era impostato il calciomercato estivo, pare già caduta in disgrazia. A tirare la carretta dovranno essere i soliti: Marchetti, Klose, Hernanes, Lulic più un Candreva sempre più convincente e un Onazi ormai al pari dei titolari e abile sia in interdizione che in fase di spinta. Rimane il problema delle alternative, nella speranza che il giovane Felipe Anderson, gran talento brasiliano, stia bene fisicamente, dopo i primi approcci in Europa League e campionato

LIVORNO

Sconfitte con Roma e Napoli a parte, ottenute in modo netto e perentorio, sinora la squadra di Nicola non sta certo demeritando. 8 punti non sono certo pochi, specie se alla base ci sta una buona struttura, un gioco propositivo e un entusiasmo giustificato. La base è quella dell’anno scorso e capisaldi come Paulinho, Emerson, Schiattarella o Bardi non hanno pagato lo scotto del salto di categoria. Una salvezza che, se ad inizio stagione pareva un traguardo ostico ora invece appare più che plausibile.

MILAN

La vera delusione del campionato, da bocciare senza appello. E’ vero, Allegri ha degli alibi: pronti via, e si infortunano Kakà, El Shaarawy, De Sciglio, si fa squalificare Balotelli.. ma i problemi rimangono, eccome, specie nel reparto più sguarnito dall’anno scorso: la difesa. Imperniata sull’improbabile (ad alti livelli) coppia Mexes – Zapata e poco coperta alle spalle, con l’esperto Bonera perennemente in infermeria e due come Zaccardo e Silvestre ai quali la maglia rossonera obiettivamente va troppo larga, fa acqua da tutte le parti, e se non ci fosse filtro da parte dell’olandese De Jong (recuperato dai problemi fisici è uno dei pochi che sta giocando su ottimi livelli) magari i punti sarebbero addirittura di meno. Sono sicuro che il Milan si risolleverà e sono rimasto fra i pochi a “difendere” ancora Max Allegri, dividendo le colpe con chi cerca di fare mercato in saldo, senza voler spendere una lira e vendendo ogni anno gli elementi migliori, ma la realtà dei fatti mi induce a pensare che ottenere in extremis un terzo posto come l’anno scorso sia alquanto utopistico.

NAPOLI 

Benitez sta raccogliendo i frutti di un ottimo triennio in cui si erano gettate basi importanti per riportare il Napoli in zone dove meglio gli compete ma allo stesso tempo ci sta mettendo tanto di buono del suo, nell’atteggiamento propositivo della sua squadra, nella valorizzazione di elementi come Insigne, nella piena affermazione a top player di Hamsik e in generale cambiando un modulo tattico assai radicato negli anni. Insolito il pareggio contro il Sassuolo, per il resto sono solo due i punti che separano i partenopei dalla capolista Roma e tutto lascia presupporre che lotta vera sarà sino alla fine, in attesa della partitissima in scena alla ripresa delle ostilità.

PARMA

Solito Parma, verrebbe da dire. A essere cattivi, nè carne, nè pesce, nel senso che alterna buone prestazioni, buoni risultati a momenti di pausa, quando magari dovrebbe accelerare un po’. Rimane il senso di grandezza perduto, l’eredità di un decennio (quello del ’90) vissuto da protagonista incompiuta in campionato ma molto vincente in Europa, una rosa comunque valida al cospetto di chi lotta per la salvezza ma si potrebbe osare di più, con un Cassano ritrovato (?). Il fantasista barese è partito bene e aspetta di duettare col centravanti Amauri, e il gioco di Donadoni dovrebbe essere funzionale alle due bocche da fuoco là davanti. Non sempre però è così.

ROMA

Ho già dedicato un post poco tempo fa, dopo la sbornia di reti contro l’Inter. Brevemente mi ripeterò ma lo faccio volentieri, se questo significa omaggiare una squadra che si sta imponendo all’attenzione generale grazie a un gioco praticamente perfetto: spettacolare, veloce, imprevedibile e supportato da una compattezza derivata da una mediana e una difesa imperforabile, tale da non lasciare scampo ai malcapitati avversari. 7 vittorie consecutive nelle prime 7 giornate, 20 gol fatti, uno solo (!) subito, interpreti vari sugli scudi (immenso e infinito Totti, gigante ritrovato De Rossi, imprendibile Gervinho.. a Londra si aggirava la sua controfigura, qui nella Capitale è sbarcato lo stesso di Lille, insuperabili i neo acquisti Benatia e Strootman). E poi, un tecnico capace, leader silenzioso, capace di rapire e conquistare tutti con il suo carisma, che emana in ogni intervento pubblico, oltre che poi saperlo trasmettere ai suoi giocatori, che alla fine quello conta! Dove potrà arrivare? Mentirei se dicessi che “io l’avevo detto”, ma ora mi sbilancio: allo scudetto!

SAMPDORIA

Male, malissimo, con tutti i fantasmi della passata stagione ancora da scacciare del tutto. Partenza shock per gli uomini di Delio Rossi, in palese difficoltà nel gestire una squadra dalla rosa ampia ma carente per quanto concerne personalità, esperienza e, duole dirlo, qualità tecnica. Troppi giovani allo sbaraglio, troppe formazioni gettate nella mischia con poca coesione tra le parti, nessuno che sembra in grado di caricarsi sulle spalle il peso di una situazione difficile. Gabbiadini era partito molto bene, ma sta pagando una scarsa assistenza dei compagni, un centrocampo povero di idee e di interpreti adeguati. Salvezza possibile, ma sarà dura.

SASSUOLO

La meno convincente, e non c’entrano i due soli punti raccolti in sette gare. L’ impressione è che, pur giocando a tratti in modo gradevole, subisca troppo gli avversari, ai quali basta davvero poco a volte per mettere sotto la compagine di Di Francesco. Il pur bravo tecnico appare con i giorni contati e francamente, pur dividendo colpe  e responsabili, per una volta non mi scandalizzerei se ci fosse un repentino cambio di tecnico. La serie A è un’occasione importante per una realtà come Sassuolo che avrebbe tutti i mezzi economici per stabilizzarvisi; ma bisogna cambiare marcia, fare più attenzione, mantenere concentrazione per 90 minuti, in sostanza “crescere” a livello di maturità. Sì, perchè le qualità in gente come Missiroli e i giovani Zaza, Berardi o Marrone (quando rientrerà dall’infortunio patito nel recente Europeo Under 21) di certo non latita.

TORINO

Classifica buona, ma che potrebbe essere addirittura migliore se i granata non fossero incappati in clamorose sviste arbitrali che li hanno palesemente penalizzato. Niente dietrologie, solo episodi che però lasciano l’amaro in bocca, in un contesto che pare aver trovato in Cerci un giocatore davvero decisivo, mai così forte e continuo in zona gol (con 6 centri è capocannoniere), dove ormai agisce quasi da centravanti, seppur mascherato, grazie a un inedito modulo impostato dal tecnico Ventura, dopo anni di conclamato 4-2-4. Si è sbloccato pure Immobile, e la difesa è solida. Si trovasse un regista dai piedi più raffinati (promette bene nel ruolo il giovane Bellomo, che gradualmente si sta cercando di reimpostare play basso, dopo gli anni da interno/fantasista che lo hanno fatto ben emergere a Bari), allora sì che gli scenari potrebbero diventare molto rosei.

UDINESE

Sono sicuro che a fine stagione la squadra di Guidolin avrà raccolto le sue solite e grandi soddisfazioni, fermo restando che i 10 punti sin qui incamerati non sono  certo pochi per una società abituata a partire sempre a fari spenti, senza molti proclami. Il tecnico deve solo trovare gli elementi migliori, visto che ogni anno si ritrova ad allenare in ritiro una pletora di atleti, la maggior parte stranieri o poco noti al grande pubblico e solo lui si è dimostrato negli anni assai abile a intuire e valorizzare coloro che alla prova del campo gli danno più garanzie per affrontare una serie A ad alti livelli. E’ stato così per Allan, Pereyra, Benatia, sarà così per Muriel , indicato da molti come “crack” mondiale, e magari uno tra Naldo, Bubnjc, Zielinski, Widmer… statene certi, a Udine avranno di che divertirsi anche quest’anno ,specie se l’immortale Di Natale continuerà a trovare flaconi di elisir della giovinezza.

VERONA

La vera rivelazione (insieme alla Roma di Garcia) del campionato con i suoi 13 punti, quinta da sola dietro alle grandi (Roma, Juventus, Napoli, Inter) e davanti a Fiorentina, Lazio e Milan. Non male per una neopromossa, seppur nobile come l’ex scudettato Hellas Verona. Meriti da suddividere tra una società forte e capace, con il ds Sogliano sugli scudi, un tecnico come Mandorlini, vincente in categorie inferiori ma che in serie A non aveva mai avuto grande fortuna e i giocatori che si stanno esaltando letteralmente, sospinti da un pubblico il cui calore rasenta lo spirito epico delle società inglesi. Molti gli uomini da copertina: da un Toni venuto a rimettersi in discussione a suon di gol, vera guida per i compagni, a un Jorginho che gioca da veterano, suscitando l’interesse concreto delle big italiane ed europee;  da un Rafael che si sta dimostrando all’altezza della massima serie, lui partito dalla terza serie, quando i sogni di gloria per il Verona sembravano davvero lontani a un Iturbe, ultimo arrivato e già indicato come vero colpo di mercato, al pari di molti big giunti quest’anno in serie A. La salvezza rimane obiettivo dichiarato – e ci mancherebbe, dopo tanti anni pieni di illusioni e mestizia – ma la sensazione è che la si possa ottenere dando spettacolo, divertendosi, senza pressione. Poi, quel che sarà, sarà…

LE PAGELLE DELLA SERIE A, alla fine del calciomercato, e relativi pronostici

Finalmente si è messa la parola “fine” al calciomercato ed è iniziato quello vero, cui forse è presto per fare bilanci.

VEDIAMO COME SI SONO COMPORTATE LE 20 PROTAGONISTE DI UNA SERIE A CHE SI SCOPRE PIU’ RICCA DI TALENTO GRAZIE A NUOVI STRANIERI DI PRIMA FASCIA E A UN MAGGIORE EQUILIBRIO, SIA DAVANTI CHE DIETRO.

ATALANTA  6

Sostanzialmente rimasta legata agli uomini base che hanno contribuito a farla rendere bene nelle ultime due stagioni, ha marcato d’esperienza la difesa con Yepes, trattenuto il gioiello Bonaventura, in attesa probabilmente di monetizzare meglio l’anno prossimo e davanti, a fianco a una certezza come Denis, ci si aspetta la consacrazione di un talento come Livaja, che deve però crescere professionalmente. Novità di queste prime due giornate è stata soprattutto la variabile del modulo di gioco, non più un rigido ma efficace 4-4-2  – storico marchio di Colantuono, ma un più elastico 4-3-3

BOLOGNA 5,5

A me pare indebolito rispetto all’anno scorso, senza Gila e Taider tra gli altri  e , se da una parte, Bianchi ha le credenziali per non far rimpiangere in termini di potenzialità offensiva la squadra, dall’altra si perde ulteriore fosforo e sostanza a centrocampo. Cercasi conferme o miglioramenti significativi da gente in rampa di lancio come Khrin e Christodoulopoulos, mentre davanti, perso Gabbiadini (ma si sapeva) dovranno fare gli straordinari Diamanti, a lungo corteggiato dalla Juventus e il greco Konè. Non convince la difesa, in special modo il portiere Curci. La partenza in campionato è stata di quelle shock, ma Pioli potrebbe rimettere in carreggiata la sua squadra, grazie a innate qualità da tecnico. Se poi Cristaldo si rivelasse forte come dicono, la salvezza potrebbe essere più che alla portata.

CAGLIARI 6,5

Voto più che altro al merito di aver resistito per l’ennesima volta alle lusinghe (leggi: soldi veri) che molte squadre, italiane ed estere erano pronte a versare sul piatto di Cellino per big come Astori e certezze collaudate come Nainggolan. Rimane il problema dello stadio, altrimenti direi tranquillamente che questo Cagliari, granitico in gente come Agazzi, Conti, Cossu e sospinto dal talento autentico di Sau e da quello in piena fase di esplosione di Ibarbo, non avrebbe problemi a salvarsi. Lopez uno dei migliori nuovi tecnici della serie A, alla prima stagione da “solista”, dopo l’anno con Pulga (anche se di fatto era lui a dirigere le operazioni)

CATANIA 5

Non inganni la partenza negativa, sfavorita pure da un calendario non semplicissimo. Il fatto è che sarà difficile sostituire in un colpo solo gente di livello come Marchese, che qui si è affemato, Lodi, uno dei migliori registi della serie A e il peperino Gomez davanti. Inoltre con la probabile prospettiva che anche il talentuoso Barrientos faccia le valigie a gennaio, dopo che sembrava già pronto a volare in Quatar, preferendo una valanga di soldi a un campionato competitivo, nel quale si stava affermando di stagione in stagione. I sostituti sono un po’ da scoprire, sinora la società raramente ha sbagliato ma è un rischio calcolato. In regia cerca il rilancio Tachtsidis dopo la deludente stagione romanista: è giovane e ha le qualità per tornare quello di Verona, fortemente voluto da Zeman in giallorosso

CHIEVO 5,5

Che poi magari Sannino riesca a far disputare l’ennesimo campionato relativamente tranquillo è un fatto assai probabile, viste le sue qualità e l’approccio manifestato nelle prime due gare (col Napoli onestamente nel secondo tempo la differenza tecnica si è fatta sentire tutta) ma a livello di calciomercato, si è sfiorato l’immobilismo, anche se promette assai bene la coppia d’attacco Thereau – se ripetesse l’ottima stagione scorsa – Paloschi, attaccante da potenziali 20 gol, se fosse sorretto ogni tanto da più fortuna a livello fisico.

FIORENTINA 7,5

Che dire? Avrò venduto anche due big ambitissimi come Jovetic e Ljajic ma se non altro non ha in teoria rafforzato le dirette pretendenti che li richiedevano a gran voce (Juve e Milan) ma ha nel contempo arricchito, oltre le casse, anche la qualità complessiva della rosa, con Gomez davanti – insieme a un ritrovato Rossi forma forse la coppia meglio assortita della serie A, Ambrosini in mezzo, in un reparto che ha mantenuto Pizarro, Aquilani e Borja Valero. A questi aggiungiamo che sono arrivati ottimi puntelli come teoriche riserve, vedi Joaquin, e soprattutto che Cuadrado ormai è una stella, uno dei migliori laterali offensivi del panorama mondiale. Dove possano arrivare i viola in campionato lo scopriremo solo vivendo ma le prime fragorose risposte che giungono dal campo paiono propendere per “molto in alto”

Super Mario Gomez, nuovo bomber dei viola

Super Mario Gomez, nuovo bomber dei viola

GENOA 5,5

Non ci siamo, e per fortuna che Conte all’ultimo si è imputato contro la cessione di Quagliarella che avrebbe provocato uno scossone nel via vai di punte che avrebbe coinvolto direttamente il Grifone che a quel punto si sarebbe privata di Gilardino (al quale va riconosciuto di aver preferito rimanere qui per giocare, segnare e provare l’ultimo aggancio per il Mondiale) per un ritorno comunque gradito di Borriello. Nel frattempo la squadra non si era mossa male in anticipo con gli acquisti di Lodi, passato un po’ in secondo piano ma invero giocatore di prim’ordine, il giovane terzino Vrsaljko e in aggiunta a un duo difensivo affidabile di suo, un altro esperto centrale come Gamberini. Alcune scommesse rimangono, vedremo l’impatto di Centurion… certo la partenza è stata da brividi.

INTER 6,5

In attesa dell’innesto ormai imminente di Tohir, sempre però che i Moratti possano incidere ancora – loro sono la storia del club – il mercato è stato piuttosto oculato, mirato più che altro a ridare convinzione e motivazione a un gruppo, magari logoro (e in questo senso vanno interpretati gli acquisti di alcuni giovani tra i più interessanti del campionato come le punte Icardi e Belfodil e il “tuttocampista” Taider, che si aggiungono a un Kovacic giunto a gennaio sul quale si punta giustamente tantissimo) e in questo senso l’acquisto migliore non poteva che essere quello di un tecnico come Mazzarri. Probabilmente sarà una stagione “di transizione” ma i 6 punti in due gare fanno intuire che la squadra nerazzurra non regalerà niente a nessuno: la difesa con Campagnaro ha guadagnato sicurezza e anche un talento come Ranocchia potrà finalmente ritrovarsi, l’attacco poggia per il momento su un super Palacio e, archiviato in fretta il sogno di un ritorno di Eto’o, ormai si spera di rivedere presto in campo bomber Milito. Da segnalare in questo primo scorcio di campionato i sensibili miglioramenti di gente come Jonathan e Alvarez.

JUVENTUS 8

Al di là del valore tecnico della squadra, ancora la migliore di tutte dal mio punto di vista, è migliorata sensibilmente nelle zone “migliorabili”, cioè in attacco dove invero sta bastando l’innesto di un leader nato come Tevez per far sembrare la squadra ancora più forte, decisa, grintosa, determinata. Più difficile l’inserimento di Llorente, poco consone al gioco di Conte e alla resa dei fatti, non poi così migliore di un Vucinic che pare motivatissimo. Saltato Zuniga, sul quale la Juve sta comunque continuando a pressare in vista di gennaio, rimane una rosa fortissima, specie in mediana, dove con campioni come Vidal e Pogba, anche Pirlo potrà concedersi qualche partita no o qualche fisiologico calo tecnico.

il nuovo numero 10 juventino ha avuto un impatto positivo, 3 gol nelle prime tre partite ufficiali dei bianconeri, che anche grazie a lui rimangono i favoriti per lo scudetto

il nuovo numero 10 juventino ha avuto un impatto positivo, 3 gol nelle prime tre partite ufficiali dei bianconeri, che anche grazie a lui rimangono i favoriti per lo scudetto

LAZIO 5,5

Non tengo conto della classifica, ma di una certa staticità generale, di gioco, di mercato, di uomini, il che non significa che la squadra non sia valida, ma che forse avrebbe avuto bisogno quanto meno di rimpolparsi. Troppo evidente lo scarto tra quegli 11 o 12 giocatori che rientrano tra le prime scelte e i rincalzi che troppo spesso non paiono all’altezza. Grava molto l’assenza di un attaccante di valore da affiancare all’eterno Klose. Si è inseguito a lungo il turco Ylmaz, forse era meglio tenersi in caldo qualche alternativa in più.

LIVORNO 5,5

Nicola ha sorpreso tutti vincendo a mani basse alla seconda giornata, per di più in trasferta, e la sua mano, il suo entusiasmo e le sue qualità da predestinato saranno i maggiori indizi che potranno consentire al Livorno di raggiungere una salvezza che su carta sembra complicata, nonostante gli acquisti di Greco e Biagianti che regalano esperienza in mediana, il talento di Siligardi atteso a una conferma in serie A e reduce da un grave infortunio, la conferma di un richiestissimo Paulinho, anch’egli splendido, oltre che decisivo per la promozione ma tutto da verificare a questi livelli e l’acquisto “last minute” della freccia Emeghara, già a segno nel debutto.

MILAN 6,5

Il ritorno di Kakà ha smosso gli animi e soprattutto i cuori di tantissimi tifosi, reduce del campione ammirato per lunghe e intense stagioni, le ultime trionfali per i rossoneri, ma che è rimasto di quel giocatore? Troverà stimoli giusti e ritroverà fiducia e certezze oppure farà la comparsa di sé stesso come successe con altri celebri rientri milanisti (Gullit e Shevchenko)? Per il resto la squadra sembra meno quotata rispetto a Juventus e Napoli, nonostante un Balotelli già inserito e sempre più convincente come leader offensivo (a scapito di un El Shaarawy che col cambio di modulo tanto auspicato, quello col famoso trequartista, rischia di scendere nelle gerarchie di Allegri, soprattutto dopo l’acquisto di uno dei suoi pupilli, quell’Alessandro Matri, preso per sopperire all’assenza di Pazzini) e una mediana rinfrescata da Poli e irrobustita dal ritorno prepotente di De Jong. L’anello debole rimane la difesa, eccezion fatta per l’astro nascente De Sciglio, che pare un predestinato.

NAPOLI 8

De Laurentiis e la dirigenza tutta hanno allestito uno squadrone, tenendo conto di come hanno reinvestito l’ingente somma ricavata dall’inevitabile cessione del Matador Cavani: Higuain, Callejon (che debutto, 2 gol in altrettante gare!), il nazionale spagnolo Albiol e il meno citato ma assai talentuoso Mertens. Ok, magari ci si aspettava pure un’altra punta di peso, ma in rosa ci sono comunque un redivivo Pandev e un Insigne sempre più smanioso di diventare simbolo di questa squadra. Non parliamo di Hamsik, poi, uno dei migliori centrocampisti del mondo. Insomma, Benitez, che aveva un difficile compito sulla carta, sembra l’uomo giusto, senza nulla togliere allo splendido operato di Mazzarri, per far ulteriormente alzare l’asticella delle ambizioni napoletane, il che vorrebbe dire una sola cosa, che qui manca dai tempi di Re Diego.

Higuain, l'uomo giusto per sostituire El Matador Cavani, è già un idolo del San Paolo

Higuain, l’uomo giusto per sostituire El Matador Cavani, è già un idolo del San Paolo

PARMA 7

Non si può certo dire che Ghirardi sia rimasto con le mani in tasca: molti gli arrivi, alcuni eccellenti come quello di Cassano, davvero giunto all’ultima chance importante di carriera dopo tanti buoni propositi (riusciti a metà) di “redimersi”. Se in proporzione gli riuscisse di fare il “Baggio” degli anni di Brescia, allora per i ducali si prospetterebbe un anno interessante, visti pure gli innesti del guerriero Gargano, di un giocatore da rilanciare come Cassani  – fino a un paio di anni fa tra i migliori terzini italiani – e il ritorno, visto che da giovanissimo partì da qui per approdare all’Inter, di Obi.  Poi è rimasto Paletta, leader della difesa e carismatico anche nello spogliatoio. Donadoni per le mani ha una squadra che potrebbe ambire a qualcosa di più di una comoda salvezza, ma ormai da tanti, troppi anni, l’obiettivo minimo, solitamente raggiunto già nelle prime giornate di ritorno, va poi a influire negativamente sulle prestazioni, come se le motivazioni svanissero di colpo. Bisogna cambiare mentalità.

ROMA 7

Ammetto che solo pochi giorni fa, su questo stesso blog, ero stato piuttosto severo (o quantomeno perplesso) sulle strategie di mercato della Roma, considerate le cessioni eccellenti di Marquinhos, Osvaldo e infine Lamela, ma alla resa dei conti, gli acquisti vanno a compensare, visto l’arrivo in simultanea alla cessione dell’argentino del talento ex viola Ljaijc, che va ad aggiungersi alla roccia Benatia in difesa (uno dei migliori centrali difensivi della serie A) e al centrocampista poliedrico Strootman, giovane “vecchio” nel senso che in campo pare proprio un veterano. Forse manca un centravanti di peso, di spessore, ma in fondo Garcia (ottimo impatto davvero, serietà, umiltà e cultura del lavoro,  con  poche chiacchiere – a parte quelle con cui è stato pizzicato in panchina con cellulare! – e tanti fatti), sa far esprimere un gioco corale e a Lilla ha vinto con un centravanti finito addirittura capocannoniere e non si trattava certo di un top player (Moussa Sow). Anche qui, come all’Inter l’aspetto principale su cui lavorare era far riprendere fiducia e coraggio a giocatori di indubbio talento e in tal senso la conferma di De Rossi, tornato a livelli ottimali di rendimento, unita al fatto che Totti è sempre al centro del progetto, i passi in avanti (confermati dal primo posto in classifica a punteggio pieno) sono più che confortanti.

SAMPDORIA  6

Squadra tutto sommato invariata rispetto all’anno scorso, intende procedere sul solco tracciato da Delio Rossi, magari migliorando in continuità, senza rischiare di impelagarsi pericolosamente nelle sabbie mobili della lotta per la salvezza. Via un giovane di talento come Icardi, si continua con la linea verde, grazie a Gabbiadini che invero pare ancora più efficace e promettente. Ma in rosa ci sono anche altri giovani che sono alla prova d’appello verso la definitiva maturazione, come Obiang e Krsticic , mentre possono rivelarsi bene anche in serie A il cavallo di ritorno Regini, dopo la splendida stagione empolese in serie B e il centravanti armadio Petagna, che nel Milan Primavera faceva spesso la differenza

SASSUOLO 6

Al di là dello scotto iniziale con la massima categoria, 0 punti su 6, al cospetto di un calendario non proprio proibitivo, la sensazione è che dietro ci sia un progetto ben solido, evidenziato dagli anni di miglioramenti in serie, di consolidamento economico e di struttura societaria. Certo, la serie A è un’altra cosa ma potrebbe diventare un nuovo Chievo. Manca la componente d’esperienza in molti reparti, ma ci sono talenti fulgidi da tenere d’occhio come Berardi, un predestinato, e Zaza, mentre la ciliegina sulla torta, arrivata in extremis è rappresentata dall’innesto del regista, ma anche difensore centrale alla bisogna, Marrone, inseguito da mezza Italia e giunto qui per accumulare la necessaria esperienza. Visti i buoni rapporti con la Juve alla fine ha scelto Sassuolo e le qualità per emergere ci sono tutte, soprattutto se sarà supportato a dovere da un Missiroli cui la serie B stava davvero strettina.

TORINO 5,5

Bene all’inizio con le acquisizioni di Ciro Immobile, già beniamino dei tifosi ma che è chiamato a una stagione in cui far fiorire le bellissime promesse, e sostituire un’istituzione come Rolando Bianchi non sarà facile, dei giovani dai piedi buoni El Kaddouri e Bellomo, entrambi inesperti per la A ma con le potenzialità giuste per emergere in un simile contesto. Ventura si affida a un nuovo modulo che pare sin troppo sparagnino, non da lui, insomma, che ci aveva abituato col suo vero 4-2-4, visto che mancano in pratica esterni in grado di fare la doppia fase. La rosa pare troppo corta e con poca qualità, eccezion fatta per Cerci, ormai da Nazionale. L’assenza di un portiere di livello poi potrebbe incidere parecchio. Si prevede un campionato non semplice per i granata.

UDINESE 5

Mercato praticamente fermo in entrata, con innesti di tanti stranieri provenienti da ogni parte del globo, di cui alcuni poi si dimostreranno bravissimi, se non campioni (vedi Sanchez, Isla, Basta, Benatia, e i recentissimi Allan e Pereyra e altri inevitabilmente finiranno a riempire le fila delle varie squadre satellite dei Pozzo). Un azzardo insomma, però l’intelaiatura è ottima, a partire dalla coppia d’attacco, una delle meglio assortite della serie A con il sempre eterno Di Natale, che vuole cogliere l’ultimo treno per il Mondiale 2014 e il nuovo “Fenomeno” Muriel. Al resto contribuirà come sempre “mastro” Guidolin.

VERONA 6,5

La meritatissima ed esaltante vittoria casalinga alla prima contro una big come il Milan è stato vissuto come un risanamento dei tanti anni passati in categorie minori ma poi la Roma ha pensato di ridimensionare le cose. Ma d’altronde deve essere la salvezza l’unico obiettivo di un Hellas che, rosa alla mano,pare competitivo per una simile impresa. Ci sono anzi quasi due giocatori per ruolo, e di pari livello tra titolari e panchinari. Innesti come quelli di Toni, che garantisce esperienza, carisma ma soprattutto gol come ai vecchi tempi, Jankovic (cercasi continuità di rendimento da associare all’indubbio talento), Donati e Romulo testimoniano di una appurata dose di miglioramento a livello qualitativo. Al resto penseranno gli uomini di maggior talento a far emergere la squadra, gente come Jorginho e Martinho, sui quali sono puntati diversi occhi, e le scommesse Cirigliano e Iturbe, uno su cui si dicono meraviglie da quando aveva 15 anni e presentato da molta stampa nazionale come altro campione giunto in questo calcio mercato.

Kondogbia al Monaco: sfuma il sogno di rivedere lui e il “gemello” Pogba di nuovo insieme a centrocampo. Ma la Juve rimane la più forte: ecco un primo bilancio dopo la prima giornata di serie A

Da grande appassionato di calcio giovanile, devo ammettere che un po’ ci avevo fatto l’acquolina in bocca: rivedere fianco a fianco in mediana i due assi che hanno trascinato la Francia Under20 al titolo di campione del Mondo di categoria. Ma in fondo qui non si tratta di essere solo dei cultori del calcio giovanile, perchè sia Kondogbia che il ben più noto – dalle nostre parti -Paul Pogba, asso della Juventus di Conte, sono ormai delle realtà solide, e tra le più fulgide del calcio mondiale.

i due assi Kondogbia e Pogba trascinatori della Francia vincitrice dei recenti Mondiali Under 20

i due assi Kondogbia e Pogba trascinatori della Francia vincitrice dei recenti Mondiali Under 20

E invece il francese ormai ex Siviglia, cui a un certo punto la Juventus, forse con ritardo e con la fretta di dover momentaneamente sostituire un intoccabile come Marchisio, attualmente infortunato, non è riuscito a intavolare una trattativa soddisfacente (si parlava di prenderlo in prestito con diritto di riscatto) e a quel punto sono intervenuti i freschi soldi del magnate patron del Monaco, uomo che ha portato Falcao e molti altri ai biancorossi, consentendo alla squadra del Principato di potersi contendere da “anomala” neopromossa lo scettro per campione della Ligue 1 di Ibra e Cavani.

Poco male, li rivedremo presto nella Nazionale francese, dove i due sono destinati a segnare un’epoca; d’altronde è dall’Under 16 che si frequentano, che “rivaleggiano” in talento, seppur diversi tatticamente: di Pogba abbiamo imparato a conoscere tutta la forza fisica, abbinata a una personalità, una tecnica, una duttilità e un eclettismo davvero difficile da miscelare così sapientemente in un solo atleta.  Presentato in principio come possibile erede di Pirlo sta dimostrando che può invero asssumere tutti i ruoli del centrocampo, ed è puro dotato di talento puro e istinto in fase conclusiva.

Kondogbia, classe ’93, è invece più un mediano classico, se vogliamo, un frangiflutti ma dai piedi finissimi, paragonato in patria da molti a un Desailly, ma in realtà più propenso anch’egli, come il “gemello” Pogba (curiosa tra l’altro l’assonanza dei loro nomi!) al gioco di squadra, fatto anche di tecnica e inserimenti, e non solo eccelso sul piano del contenimento dell’avversario.

kond

Intendiamoci, non che la Juventus – tolto appunto il “contrattempo” legato all’infortunio del nazionale azzurro Marchisio – sia messo male in mediana, anzi, è il reparto che sin da ora le dà più ampie garanzie, tra l’infinito Pirlo, il polivalente Vidal, il fisico Asamoah, il genio Pogba , oltre a Liechsteiner, laterale che copre tutta la fascia come pochi, un ritrovato Isla e un Pepe suila via del recupero, però il “rammarico” di non vedere assieme i due “ragazzotti” francesi un po’ mi è rimasto.

Improbabile fare già un primo bilancio sul campionato appena iniziato, ma è parsa evidente, sin dalle prime competizioni ufficiali, quanto la squadra di Conte appaia avanti alle altre . se non altro perchè il gruppo è bene rodato e a questi si è aggiunto un Tevez che pare già ben integrato, a differenza di Llorente che probabilmente avrà bisogno di sbloccarsi con un gol per scalare una gerarchia che lo vede già in seconda fila dopo un redivivo Vucinic.

In ogni caso vedo bene anche il Napoli, con un Benitez che sta dando con tempistiche assai brevi, una nuova identità tattica alla squadra, sfruttando sul talento puro di nuovi acquisti quali il bomber Higuain o l’esterno offensivo Callejon, sottoutilizzato a Madrid, dove onestamente la concorrenza dalla trequarti in su era, ed è, davvero spietata.

Credo la Fiorentina si riconfermerà, potendo fare da “terzo incomodo”; la Roma su cui nutrivo dei dubbi, a fronte delle numerose eccellenti cessioni, ha comunque rimpiazzato bene l’astro nascente Lamela con l’altrettanto talentuoso Ljaijc sul quale però bisognerà capire se è cresciuto in continuità o se rimarrà uomo da grandi ma isolati exploit.

L’inter può solo migliorare e Mazzarri è il masimo per tirare fuori dai suoi le potenzialità ancora inespresse e rendere al meglio tutti gli atleti a sua disposizione… mi rimangono invece delle perplessità sulla Lazio, incapace di mantenere ritmi alti tutta la stagione, forse per la relativa tecnica dei “panchinari” rispetto ai titolari o forse perchè semplicemente la cosiddetta coperta è effettivamente sin troppo corta. Il Milan, onestamente, mi pare indietro, certo ha riacciuffato con merito la qualificazione in Champions battendo agevolmente i bambini prodigio (che però a San Siro hanno scioperato!) ma penso che alla fine faranno un po’ il percorso come l’anno scorso, una faticosa rincorsa alle prime, ma mai in lizza per gareggiare per il titolo.

Poi, è un po’ più difficile azzardare pronostici, il Livorno mi parrebbe la squadra meno attrezzata – ma con un grande tecnico emergente come Nicola – tuttavia non credo farà la squadra cuscinetto; il Verona ha esordito bene e pare la più rinforzata tra le neopromosse ma già dalla prossima si aspetta un impegno ben probante fuori casa contro la Roma; le due genovesi sono incognite, della serie “vorrei ma non posso”: potenzialità, dirigenza, tifo caldo, bacino d’utenza sono dalla loro parte ma da troppi anni qualcosa non va. Il Catania e l’Udinese, seppur ridimensionate, si candidano come sempre allo scomodo ruolo di out siders, capaci di poter mettere in difficoltà chiunque. Il Cagliari, ormai habituè della serie A è rimasto sostanzialmente lo stesso, mentre Atalanta, Parma e Chievo come sempre partono a fari spenti, salvezza e se viene in anticipo tanto meglio, ma almeno i ducali con un Cassano in canna, e forse all’ultima chance della carriera (ma quante volte lo abbiamo detto!) avrebbero il dovere di provare a puntare all’Europa, posto che poi non interessa a nessuno giocarci. Vedo involuto il Bologna, seppur consideri Bianchi all’altezza di chi lo ha preceduto, almeno in termine di potenziale offensivo, se non di talento puro. Il Torino è partito è partito col piede giustissimo, e con un Cerci già in forma, dopo l’abulica esperienza personale in Confederations Cup, e la squadra, con modulo nuovo e ringiovanita (occhio ai talenti Maksimovic in difesa e ai centrocampisti dai piedi buoni El Kaddouri e Bellomo, entrambi alla prima stagione in serie A, se si escludono gli assaggi che Mazzarri ha concesso al marocchino ex Brescia nello scorso campionato. Molta curiosità nei confronti del Sassuolo che si è mossa bene nel mercato e ha una solida dirigenza e un allenatore in gamba dietro un progetto tecnico preciso che potrebbe seguire le orme del primo storico Chievo di Gigi Delneri.

Focus di mercato: i casi ISLA, RANOCCHIA, JOVETIC e la situazione CAVANI

Solitamente mi concentro su affari di calcio mercato e rumours a stagione avanzata, ma quest’anno lo sto passando in modo anomalo. Ho più tempo libero, mio malgrado, e non leggo quotidiani nei ritagli di tempo, nelle pause pranzo, o al bar di mattino prima di recarmi in ufficio.  Certo, così mi rendo conto che si leggono sempre le stesse cose, e che alla fine poi annoiano pure, vedi Thohir, il caso Cavani, gli elogi immancabili alla dirigenza del Milan, a mio avviso invece immobile davanti alla Juventus, che invece pensa a rinforzarsi e basta.

Tre focus in particolare attirano la mia attenzione: i casi di ISLA, RANOCCHIA E JOVETIC.

la domanda legittima è: Isla tornerà il campione in erba di Udine?

la domanda legittima è: Isla tornerà il campione in erba di Udine?

Il cileno della Juve, indicato come prima scelta del neo tecnico interista Mazzarri (ormai ribattezzato da tutti con l’odioso WM, manco fosse un residuato anni 30), in effetti potrebbe rappresentare un  gran colpo. Ingiudicabile nel torneo scorso, è indubbiamente un giocatore fatto e finito,  con grande esperienza internazionale (da anni colonna del Cile) e nonostante la giovane età (è nato nel 1988) conosce a menadito la serie A. La Juve lo prese, pur conscia del lungo recupero che si propettava, e lui, che copre tutta la fascia di competenza, ha bisogno di stare al top per rendere al meglio. In questo l’ex compagno Basta, altro obiettivo nerazzurro, gli somiglia. Isla non è velocissimo, ma è resistente, gli piace inserirsi, duettare con la mezz’ala e servire assist al bacio per le punte, che spesso dovevano solo appoggiare in rete i palloni fatti recapitare da destra dopo bellissime azioni manovrate o in contropiede, specialità del cileno. Fisicamente non è un colosso, ma è bravo tecnicamente e va servito palla al piede, non sul lungo. Per queste sue caratteristiche di gioco, a Udine, potendo scegliere hanno puntato su di lui e non sul puledro Cuadrado,devastante negli spazi aperti e nell’uno contro uno.

talento precoce, nazionale italiano, dopo un paio di stagioni interlocutorie, nel contesto di una situazione naufragata da più parti, può già essere comnsiderato un esubero dell'Inter, da cedere alla prima occasione? Mah...

talento precoce, nazionale italiano, dopo un paio di stagioni interlocutorie, nel contesto di una situazione naufragata da più parti, può già essere comnsiderato un esubero dell’Inter, da cedere alla prima occasione? Mah…

Chi mi segue ormai lo sa, sono un estimatore di Andrea, dai suoi esordi nel professionismo. Davvero non mi capacito che possa essere valutato come uomo da vendere per fare cassa o perchè non serve. E’ vero, è reduce da una pessima stagione (salvatemi uno dell’Inter edizione 2012/13 però….) ma è ancora un prospetto, appena 25 enne, nazionale… insomma, mi pare possa avere ancora un’occasione per mostrare il suo valore in una Big. Certamente non pare tagliato per la difesa a 3, così larga poi ma con Mazzarri a mio avviso poteva starci, visto il modo di difendersi del tecnico toscano. Lo scambio con Isla, mai dichiarato ma comunque ventilato, poteva avere un senso, perchè alla Juve avrebbe ritrovato uno dei suoi mentori, CONTE, che dichiaratamente lo stima. Avrebbe ricomposto una coppia bellissima con Bonucci, che a Bari sapeva ben “guidarlo”, da regista difensivo, in campo. I due erano complementari e perfetti, e proprio Ranocchia sollevava maggiori entusiasmi.

Nella Juventus sarebbe piaciuto, potrebbe sostituire Barzagli all’occorrenza o ricomporre in una difesa a 4 (prima o poi secondo me Conte ci tornerà) il tandem con lo stesso Bonucci. La Juve da settimane sembra sul punto di chiudere per Ogbonna. Ok, via la retorica sulla bandiera ecc.. ma proprio a livello tecnico non lo vedo come indispensabile, la squadra bianconera è copertissima dalle parti di Chiellini, con Peluso che ha dimostrato di poter starci – e infatti si è guadagnato il riscatto di Madama – e Caceres, che in nazionale fa proprio il terzino sinistro.

juventini... bando agli scetticismi.. STEVAN è un campione!

juventini… bando agli scetticismi.. STEVAN è un campione!

E in casa bianconera ormai tiene banco la telenovela Jovetic, resa tale anche dalle diffidenze dei tifosi sull’efficacia di un acquisto simile. Dico la mia: è un campione! Purtroppo spesso frenato da infortuni, anche  se la Juve stessa insegna che si può recuperare bene da un grosso infortunio e garantirsi una lunga carriera.. Ricordiamo che Stevan è dell’89! Il problema, quasi insormontabile, è di rapporti tra le società. Sono quasi certo che arrivasse un’altra società con 25 milioni cash porterebbe a casa l’affare, invece si sono impuntati (giustamente, non sono mica un discount). Gli attaccanti costano, la Juve deve vendere e i soldi non si fanno con Giovinco, Liechsteiner, eccc ma con Marchisio, Vidal, Pogba e direi che la scelta di trattenerli è condivisibile, visto che rappresentano, nemmeno tanto in prospettiva, il miglior centrocampo europeo.  Tevez e Llorente a quelle condizioni sono stati colpi eccezionali, roba che se li avesse fatti Galliani, non passerebbe giorno che qualche cronista enfatizzasse l’operato del grande dirigente rossonero. Però sono pur sempre esordienti in serie A, e uno come Jovetic non guasterebbe proprio.

el  Matador: finchè non si sblocca la sua vicenda, il progetto NAPOLI 2013/14  non può decollare.. giusto però da parte della società non abbassare pretese

el Matador: finchè non si sblocca la sua vicenda, il progetto NAPOLI 2013/14 non può decollare.. giusto però da parte della società non abbassare pretese

Mentre la Fiorentina è riuscita a piazzare un grande colpo, assicurandosi un campione (il primo Super Mario, vale a dire Gomez – strappandolo a una vasta e accreditata concorrenza – senza per il momento cedere nessuno (ma occhio alle sirene per Ljaijc!) arrancano paurosamente Roma e Napoli,società a cui da sempre guardo con passione e simpatia, attirandomi le ironie di amici e tifosi più integerrimi rispetto a me… Spiace perché avrebbero potenzialità enormi, a N apoli poi manca davvero poco, come dimostrato lungamente l’anno scorso, però è indubbio che bisogna vendere Cavani, alle giuste condizioni, perché se squadre della Liga riescono a intascare come giusto ridere 30 e passa milioni di euro per gente come Negredo (non certo un top player, per carità) o il talentuoso speedy gonzalez Jesus Navas, mi pare normale far rispettare la famosa clausola per privarsi di un fenomeno come l’uruguaiano. Poi a livello tecnico  sarà difficilmente sostituibile, a meno che non arrivasse uno alla Ibra… ma qui starà poi a Benitez imporre il suo credo, magari con maggior convinzione di quando giunse all’Inter. La Roma ancora di più pare cantiere aperto, e 3 stagioni lontano dai vertici sarebbero effettivamente troppe. Il tempo per riassestare la squadra c’è, bisognerebbe però… riassestare un po’ la società, credo che in questo le parole di Venditti riassumano  al meglio lo stato d’animo di ogni tifoso della “Maggica!”

A fine mercato comunque sarò più preciso con un bilancio completo di tutte le 20 squadre di A, come faccio da anni

Addio a Stefano Borgonovo, un esempio per tutti

Scrivo a caldo, d’altronde ho appreso la notizia dieci minuti fa: è morto Stefano Borgonovo, l’ex calciatore fra le altre di Fiorentina e Milan. Ha lottato tanto, con una forza, una dignità encomiabile. Purtroppo la SLA, antipaticamente etichettata, assai in modo semplicistico come “la malattia dei calciatori” (tra i più noti deceduti anche l’ex capitano del Genoa Signorini), è una brutta bestia e non dà scampo, nonostante i passi da gigante nella ricerca della cura.

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Ti arriva come un fulmine a ciel sereno, quando la diagnosi è certa, sai che andrai incontro a un calvario, dapprima psicologico, poi fisico, visto che poco per volta ci si consuma. Resta lucida fino all’ultimo la mente, ma decadono diverse facoltà, poco per volta la comunicazione diventa non verbale, poi si bloccano in pratica tutti gli arti, si comunica con gli occhi, ci si affida nel caso di tecniche all’avanguardia – che non tutte le persone comuni ovviamente possono permettersi – a computer che leggono e interpretano la linea dello sguardo, componendo parole e frasi (anche in questo modo Stefano Borgonovo è riuscito a scrivere il suo toccante libro “Attaccante noto” e a collaborare sino all’ultimo con la Gazzetta dello Sport; lessi la sua rubrica anche l’altro ieri)… negli altri casi ci sono lavagnette più semplici ma comunque efficaci. Ho conosciuto anch’io una persona speciale, perita in medesime circostanze… una persona splendida, ho fatto in tempo a percepirne l’entusiasmo per la vita, per i viaggi, per il suo lavoro di imprenditore, per le moto e soprattutto per la compagna. Anche lui ha lottato davvero fino alla fine, anche lui ha sofferto, anche lui è stato un esempio, Roberto, non ti dimenticherò mai, sappilo! E di Borgonovo, al di là della genuina e sincera massima ammirazione per il calciatore, straordinario all’epoca della Fiorentina in coppia con  Roby Baggio, quando facendo insieme gol a grappoli si guadagnarono la chiamata di Milan e Juventus, rimane soprattutto impresso nella memoria collettiva questo suo coraggio, questa sua forza!

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Tantissimi giocatori gli sono sempre stati accanto, la moglie si è dimostrata donna straordinaria. Ma di lui mi rimane soprattutto la forza dell’uomo, l’esempio, il sorriso nonostante tutto. Il giorno che troveranno la cura per la SLA sarà di gran festa, esistono tante associazioni, tante manifestazioni, tante iniziative. Mai come in questo caso occorre metterci del nostro, darci da fare.

AGGIORNAMENTO

era prevedibile giungessero tantissimi messaggi di affetto, solidarietà, stima… parole vere e sincere, come lo era l’animo e lo spirito di Stefano.

Mi sono rimaste impresse fra tutte quelle di BAGGIO, che non si limitò ad esserne splendido compagno di reparto in attacco, ma fu uno di quelli che gli furono vicini anche dopo.

a un certo punto della sua toccante lettera (semplice ma per nulla retorica),dopo aver rievocato alcuni episodi, elogiato la moglie Chantal e ricordato le emozioni della maglia azzurra raggiunta insieme quando erano giovani promesse della Viola, condividendo quindi un sogno, Roby ha aggiunto: “ma la cosa più bella e importante per me, e forse non te l’ho mai detta, era quando con un assist ti mandavo in gol e vedevo i tuoi occhi pieni di felicità”… devo dire, un po’ mi sono commosso, credo che amicizia voglia dire queste cose.

ecco i gol del bomber in A

http://www.youtube.com/watch?v=V7TCtBw1Sxg