L’ex viola Cristiano Piccini protagonista con la nuova maglia dello Sporting Lisbona: classico esempio di giovane promessa del calcio italiano non valorizzato in Patria

Cristiano Piccini è uno di quei giocatori a cui non è mai stata data una vera chance di dimostrare il proprio valore in serie A. All’estero invece si sta raccogliendo diverse soddisfazioni e il suo nome è senz’altro noto tra gli innamorati della Liga.

Già, perchè il terzino destro – tra un mese venticinquenne – dopo essere cresciuto nella Fiorentina, lui nativo proprio della città capoluogo della Regione Toscana, dal 2014 si è messo all’attenzione generale, divenendo pedina insostituibile nello scacchiere bianco verde del Betis Siviglia. Acquistato quando la società militava in Segunda Division – quasi per “sbaglio” verrebbe da dire, visto il blasone del club – è stato tra i veri protagonisti della promozione, sfoderando prestazioni superbe da motorino instancabile sulla fascia destra, in possesso pure di due ottimi piedi.

La fine della corsa sembrava coincidere con un serio infortunio e conseguente operazione al crociato ma Cristiano non si è mai abbattuto, la società e l’allenatore hanno sempre creduto in lui e lo hanno aspettato. Risultato: subito titolare una volta ristabilitosi dal brusco stop e pronto a stupire anche nel massimo campionato spagnolo.

Dopo 3 anni splendidi a Siviglia, molte squadre si sono interessate a lui, soprattutto militanti nella Liga ma anche in Premier. Ovviamente in A nessuno c’ha pensato, e d’altronde bisogna tornare ai tempi di Livorno nel 2013, unico anno vissuto da titolare nella massima serie italiana per ricordarlo tra i talenti più promettenti in un ruolo così carente di interpreti validi alle nostre latitudini.

Lui che a soli 18 anni aveva debuttato in A agli ordini di Mihajlovic nella “sua” amata Fiorentina, squadra con cui nelle giovanili aveva vinto uno scudetto Allievi e una Coppa Italia Primavera (ricordo che vi giocavano fra gli altri anche il centrale difensivo Camporese, il mediano figlio d’arte De Vitis, il trequartista Carraro – ormai perso per il grande calcio ma che di quella compagine, e più in generale della leva calcistica dei ’92 era un vero big, e le punte Matos e Iemmello) ma che poi, secondo nostra consuetudine, ha cominciato la girandola dei prestiti, partendo “ovviamente” dalla serie C.

in campo con lo Sporting Lisbona

Fu Joaquin, all’epoca tornante viola, a consigliare a Piccini di tentare fortuna in Spagna al Betis, sorta di squadra del cuore per il nazionale spagnolo (e infatti poi i due si ritroveranno compagni di club nel 2015) e il suo pronostico non fu certo sbagliato.

Sirene spagnole e inglesi a parte, alla fine il terzino italiano, che negli anni 80 avremmo definito fluidificante, è stato acquistato dalla forte squadra portoghese dello Sporting Lisbona (ancora bianco e verde nel destino di Cristiano!), dove si sta imponendo da titolare in questo primissimo scorcio di campionato, lasciando le briciole al suo pari ruolo (e vecchio conoscente della nostra serie A) Ezequiel Schelotto. Non ce ne voglia l’ex interista (che debuttò pure da oriundo in Nazionale sotto la guida di Prandelli ai tempi in cui giocava nell’Atalanta), ma Piccini è proprio di tutt’altra pasta, il suo talento è innegabile e non è detto che Lisbona sia solo un’altra tappa del suo percorso calcistico, di una carriera che potrebbe davvero prendere il volo.

Piccini vince il duello sulla fascia con il madridista Marcelo

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Il talentuoso Carraro riparte dal Gavorrano: sarà svolta vera o l’ultima chance per dimostrare il suo valore?

Più volte ho citato Federico Carraro nei miei articoli sui talenti giovanili, e non per una fissa mia o perchè, essendo veneto come me, lo seguo da tanti anni nel suo percorso calcistico, ma semplicemente perchè ne ho sempre intravisto doti tecniche superiori, da “campione”, come certificavano le ripetute soddisfazioni avute con la maglia viola della Fiorentina o delle rappresentative azzurre, di cui è sempre stato, sin dall’Under 16, uno dei leader, dei trascinatori. Sì, è un ’92 e mi direte che,  di quella stessa annata, in serie A sta furoreggiando colui che ne divideva gli onori in campo con l’Italia, vale a dire El Shaarawy, che non si esagera nel ritenere il miglior giocatore sinora espresso della serie A 2012/2013.

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Carraro, dopo aver incantato molti e vinto trofei in serie da giovane, oltre che aver condotto l’Italia Under 17 quasi in semifinale ai Mondiali di categoria, sembrava pronto per il grande salto, dopo aver esordito in A con Prandelli allenatore. Due anni fa il suo passaggio al Modena, dove mise insieme davvero pochi spiccioli di partite, e da lì la discesa a Vercelli, dove avrebbe ritrovato il compagno d’attacco di tante annate giovanili fiorentine, quel Iemmello che invece in Lega Pro stava dando un grande contributo a una Pro in forte ascesa, lanciata verso la tanto desiderata promozione in B.

Quest’anno Carraro ripartiva da una Pro Vercelli rinfrancata dal successo dell’anno scorso, ma pure palesemente in difficoltà nell’allestire una compagine in grado di salvarsi. Scarso, zero il contributo di Federico, che con la sua gracilità e la sua tecnica fine a sè stessa e non al servizio della squadra (a Vercelli quest’anno con Braghin prima e Camolese poi, si deve necessariamente prima guardare alla sostanza) fatica enormemente a emergere, a mostrare le sue vere doti.

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Che manchi a Carraro la vis pugnandi è risaputo; ha sempre preferito giocare di fino, piccoli tocchi, precisi, lanci calibrati, calci di punizione a giro, insomma, un giocatore “bello a vedersi” ma per alcuni allenatori evidentemente poco utile, se è vero che la Pro ne sancisce la prematura bocciatura a metà stagione. Così la Fiorentina, che ancora crede in lui, ma ha bisogno di vederne i progressi da professionista, opta per una svolta, facendogli fare un doppio salto all’indietro, mandandolo in prestito al Gavorrano, società grossetana di Lega Pro seconda. Inimmaginabile per chi lo vedeva duettare solo 3 anni fa in Nazionale con il Faraone, pensare che tra i due ci potessero essere tre categorie di differenza, ma i fatti, i numeri – impietosi nel caso di Carraro e splendidi in quello di El Shaarawy – dicono così, chiaro e tondo. Unica cosa che può consolare chi ancora lo aspetta a una consacrazione, è che al Gavorrano Federico ritroverà come mister quel Renato Buso che per anni in viola è stato il suo mentore, il suo allenatore, colui che lo ha sempre esaltato e messo nelle migliori condizioni per emergere in tutto il suo talento. Che sia la sua ultima chance è difficile prevederlo: certo, la salita può essere davvero dura, quasi impossibile, ma quel “quasi” induce a pensare che, riottenuta una consona fiducia nei propri mezzi, il ragazzo ce la possa fare a militare in squadre più blasonate del pur rispettabile Gavorrano.

Due destini incrociati: la storia di El Shaarawy e Carraro, i due migliori ’92 del calcio italiano

Analizzando uno degli inizi di campionato più malinconici – per non dire deprimenti – della storia recente del Milan, è impossibile non notare come, in una situazione obbiettivamente complicata, stia emergendo in maniera prepotente tutto il talento di Stephen El Shaarawy, non solo stella conclamata dei rossoneri orfani di Ibra e Thiago Silva ma, a mio avviso, uno dei migliori ’92 del panorama calcistico mondiale. Eppure per chi mastica calcio giovanile, non dovrebbe più di tanto stupire il clamoroso exploit del Faraone, per quanto siano sempre molte le incognite nel caso di giovani campioncini nel passaggio tra i Professionisti.

Ciò che colpisce dell’italo-egiziano è la grande maturità dimostrata in campo, di partita in partita, la forte personalità e la capacità di assumersi le responsabilità in un momento difficile come quello che sta attraversando il Milan, fino a diventare nel momento in cui scrivo, il capocannoniere solitario della serie A.

Io conosco il giovane attaccante dai tempi del suo precocissimo esordio in serie A, a 16 anni con la gloriosa maglia del Genoa, nel  quale, lui savonese, è cresciuto calcisticamente. Da sempre nelle nazionali azzurre, anche nel fornito serbatoio rossoblu Stephan ha sempre fatto egregiamente la sua parte, bruciando oltremodo le tappe, oltre all’esordio, essendo stato lui il protagonista di uno scudetto Primavera, quando giocava assieme a compagni di 2/3 anni più “vecchi”. Al Mondiale Under 17 fece bene, pur se in ballottaggio con l’altro grande talento, finora incompiuto, Federico Carraro.

El Shaarawy, lo dico sin dalle prime partite in cui lo vidi all’opera, mi ricorda il primo Del Piero, con la sua grande tecnica, la sua velocità, la capacità di trovare il gol, spesso scegliendo soluzioni poco comode. A Padova – altra similitudine con Pinturicchio, fece benissimo, incantando specie nel girone di ritorno i tifosi biancoscudati che ancora lo ricordano con affetto, e ora sta conquistando pure l’esigente tifo rossonero.

Invece Carraro, più volte da me citato in articoli sul calcio giovanile, sta ancora aspettando il suo momento, vive una situazione di opprimente stand-by, sinora snobbato dai vari tecnici che lo stanno allenando da pro… a Modena fece solo una comparsata e a gennaio, quando la Fiorentina si decise a dargli un’altra opportunità in prestito, finì alla lanciatissima Pro Vercelli, non trovando di fatto uno spazio adeguato, seppure mise in mostra sprazzi di classe purissima, di cui è in possesso a grandi dosi. Io continuo a puntare su questo esile trequartista veneto, l’ho visto giocare troppe volte per non azzardarne una fulgida carriera: magari ci metterà qualche anno, probabilmente dovrà pure ritrovare fiducia nei propri notevoli mezzi tecnici, ma sento che Federico può ancora ambire a traguardi importanti, in termini di carriera… in fondo è un ’92 e si sa che per i classici numeri 10 la trafila è ancora più lunga, tra tentativi di trasformazione in play bassi (sorta di “moda” degli ultimi anni, come se fosse facile per un Pirlo che ce l’ha fatta, divenendo per un decennio il miglior regista del mondo, non riscontrare il Valdes che si ritrova sballottato da un ruolo all’altro del centrocampo e trequarti).

Io credo che Carraro debba poter esprimersi dietro le due punte, o al limite in appoggio al centravanti. In ogni caso, siamo di fronte – per ora – a una di quelle storie parallele, come molte se ne vedono nei campi da calcio: due talenti simili, di cui uno esplode ai massimi livelli e l’altro si ritrova a dover affrontare molte difficoltà per vedere riconosciuto il grande talento. Carraro.. un consiglio: non abbatterti, lotta, datti da fare in allenamento, tira fuori gli attributi quando occorre e vedrai che verrai ripagato!