Scudetto meritatissimo della Juve! Ma quanti sono: 30 o 28?

In rete si sono scatenati in tanti: chi irride, chi fa un motto di orgoglio, chi gioisce in modo sfrenato, chi continua a fare la conta dei torti, altri che fanno la conta… degli scudetti: 28 o 30, come sosterrebbe la società? O addirittura meno, come sostengono i maligni tifosi rivali?

Sgomberiamo il campo dagli equivoci: se c’è uno scudetto meritato negli ultimi anni, è proprio quello juventino! Per la squadra egregiamente guidata dal semi esordiente in serie A (se escludiamo la breve e infelice parentesi bergamasca) Antonio Conte hanno contato fattori determinanti come il bel gioco, la continuità di rendimento, una rosa disponibile e molto flessibile, le qualità individuali al servizio del collettivo, e non è quest’ultima una frase fatta, se si considera che la Juventus ha vinto senza un centravanti capace di andare agevolmente in doppia cifra, anzi, facendolo ruotare a seconda degli impegni e dello stato di forma.

Di contro il Milan, l’unico vero ostacolo alla conquista di un insperato scudetto alla vigilia, ha pagato nel corso della stagione i numerosi e pesanti infortuni (su tutti Cassano, Boateng e Thiago Silva), la sopravvalutazione di alcuni pezzi pregiati (mi riferisco a Pato e Aquilani) e non sono bastate l’abnegazione della rivelazione Nocerino, i gol del sempre più implacabile (in campionato) Ibrahimovic, nettamente il migliore atleta di una serie A sempre più povera e la compattezza di un gruppo che forse ha davvero dato tutto. Polemiche infinite a parte, gol non gol visti e non visti, la Juventus ha meritato ampiamente, poco per volta si è insinuata davanti, in una posizione di vertice alla quale francamente non era più abituata nè avvezza.

Il protagonista a mio avviso è stato l’allenatore, probabilmente sin troppo borioso, nonostante abbia reclamizzato sacrificio e l’inferiorità nei confronti del Milan, professando umiltà ad ogni intervista; il tecnico salentino da tempo sognava di guidare la Sua Juventus, dopo esserne stato per anni un trascinatore, un combattente. Allievo di Lippi, ancora giovane ma con le idee sufficientemente chiare, e bravo a mutare pelle, lui che all’inizio tutti indicavano come strenuo fautore di un futuristico quanto improbabile 4-2-4. Una Juve camaleontica, capace di difendersi a 3. a 4, di giocare a una punta, col tridente e forte di una mediana incisiva ma anche spettacolare. La difesa ha retto alla grande, di Buffon, tornato a ottimi livelli dopo le insidie casalinghe di Storari, si ricorda solo l’erroraccio col Lecce che ha levato un po’ di sonno ai tanti sostenitori bianconeri; il trio Barzagli- Bonucci- Chiellini è parso compatto e assolutamente efficace, tanto che a una gara dal termine sono solo 19 i gol subiti. Velocità di Barzagli, tecnica di Bonucci, ripresosi alla grande dopo un girone d’andata difficile, e concretezza di Chiellini ed ecco pronta per la Nazionale una difesa di ferro. Sulle fasce ottimo Liechtsteiner, pur “pressato” dal jolly Caceres e sbocciato lo sfortunato De Ceglie, in lizza con il nuovo Estigarribia sulla corsia mancina. Che dire del sontuoso Pirlo? I termini si sprecano, il miglior regista del mondo basta come definizione? Esploso in tutto il suo talento il prodigio di casa Marchisio, nuovo Capitano, e rivelatosi il cileno Vidal non solo come abile incontrista ma pure come polmone dai piedi buoni. In attacco spazio per tutti, dal tecnico Vucinic, cresciuto a dismisura nel ritorno, anche se poco concreto spesso sotto rete, ai ritrovati Quagliarella e Borriello, al concreto Matri, fino al multiuso Simone Pepe, bravo sia da esterno che da centrocampista puro, un po’ come il rincalzo Giaccherini. Commiato d’addio con vittoria per una Bandiera assoluta come Del Piero, mai una polemica, un esempio straordinario di attaccamento al campo e ai colori. Non pervenuti gli stranieri che avrebbero dovuto far volare la squadra sulle fasce secondo pronostici estivi: Elia, vero oggetto misterioso del campionato e Krasic, opaco, intristito dal poco utilizzo e non consono agli schemi del mister.

Proviamo a inserire De Rossi, Maggio e Balotelli al posto degli stranieri, come ha detto ieri Costacurta in un programma di Sky Sport, e notiamo con piacere che potrebbe nascerne una Nazionale Azzurra efficace e in linea con le squadre più forti per contendersi gli Europei.

Ora però qualcuno ci dica quanti sono questi benedetti scudetti bianconeri? 30 o 28???

La stagione della Juve dipende da Conte

E’ stato un mercato certamente frenetico quello condotto dal direttore generale bianconero Marotta. Nell’ennesimo tentativo di risalire e arrivare al pari delle big storiche, la Juventus post Calciopoli, non ha più attenuanti. O meglio, ne ha sul piano squisitamente tecnico e questo si rivela a conti fatti un punto assai dolente per il popolo juventino, poco abituato a veder vincere le altre squadre in ripetuta serie, per giunta.
Se Marotta abbia fatto o meno un buon lavoro, solo il campo potrà dirlo. Per ora permangono dubbi nella gestione di alcune dinamiche spiacevoli, in merito soprattutto al caso Amauri, alle mancate cessioni di Bonucci e Pepe, acquistati a peso d’oro appena un anno fa, ma anche rispetto alla situazione di Ziegler si è sfiorato il paradosso (e non mi si venga a dire che da un punto di vista meramente economico è stata fatta una buona plusvalenza).
L’organico della Juve può competere ad alti livelli, almeno in patria, un tempo terreno fertilissimo per i suoi successi?
Antonio Conte esordisce ad altissimi livelli ancora molto giovane, avendo da poco compiuti 42 anni ma ha un pedigree di tutto valore, non solo dettato dalla notevole carriera da giocatore, ma pure corroborato da risultati vincenti nella sua breve carriera di tecnico (esclusa la parentesi atalantina, giunta prematuramente dopo il boom di Bari). Sembra avere innegabile una dote, importantissima per tutti gli allenatori ad ogni latitudine e a ogni categoria: sa far rendere al massimo i suoi giocatori e su questo si poggiano le speranze dei tifosi, oltre che sulle qualità dei nuovi arrivati. Conte sarà la chiave di volta della stagione bianconera, adotta lo stesso modulo tattico del precedente mister Delneri, ma sembra possedere maggior piglio, maggior sfrontatezza e soprattutto una miglior dimestichezza con l’ambiente. E’ uno che lavora e fa parlare i fatti ma sa pure alzare la voce, mi ricorda un po’ Mancini, se solo il paragone non potesse sembrare blasfemo agli occhi dei tifosi dell’una e dell’altra parte.  Molto più concretamente dovrà saper far fronte a diversi nodi intricati, non solo tattici. La questione degli esuberi, la gestione degli scontenti, dei separati in casa e far convivere più anime, scovando la miscela giusta per non sacrificare gente come il forte nazionale Marchisio, il quotato cileno Vidal (occorre risolvere al più presto l’interrogativo sul suo ruolo.. a fare il jolly rischia di disperdere le sue attitudini principali), lo stesso Pepe, Quagliarella. Ci sono tantissimi esterni, non tutti di primissimo piano ma almeno sull’olandese Elia è necessario puntare con forza, nonostante la sua la sua propensione all’offesa, più che alla ricerca dell’equilibrio, fondamentale per far funzionare al meglio il credo calcistico del tecnico (lasciamo da parte i numeri per una volta). Certo, mi direte, ma Conte ama esterni che attacchino, i cosiddetti “finti attaccanti”, coloro che trasformano l’obsoleto 4-4-2 in un moderno e efficace 4-2-4. Sì, ok ma il problema è che né Elia, né Krasic vanno molto sul fondo: il primo, dotato di ottima fantasia, è un po’ anarchico o comunque un dribblomane nato, l’altro l’abbiamo visto e per buona parte della stagione scorsa apprezzato e non poco, ma è uno che partecipa poco all’azione corale della squadra… Palla a lui e via a testa bassa lungo la fascia ma di assist o meglio, di cross, ne ricordo pochini a memoria. In attacco Matri è imprescindibile: l’ex cagliaritano ha il gol nel sangue. Vucinic non farà certo panchina, a meno che non si dimostri incostante come a Roma, ma il vecchio capitano, il già citato Quagliarella? Mi sembra un organico troppo debordante per una squadra che sarà in lizza solo per una competizione. A Conte l’onere di risolvere il bandolo della matassa.