Toni, ma non solo: VERONA alla grande nell’esordio vittorioso contro il Milan 2 a 1

OK, scriverò un post “di pancia”! Il Verona tornava in serie A dopo 11 anni, dopo aver vissuto stagioni “da purgatorio”, con discese ripide sin quasi agli inferi (col playout vinto contro la Pro Patria: un risultato preso letteralmente per i capelli quando la quarta serie sembrava ormai una triste realtà) faticosamente è tornato nella dimensione più consona alla sua storia, consapevole che alla fine un po’ a tutti la squadra gialloblu  mancasse alla serie A. Ai tifosi, sempre appassionati ovunque, ma anche ai rivali, perchè no? Una piazza così importante, un tifo radicato , per quanto aspramente criticato (e io sono il primo a stigmatizzare certi momenti di insano razzismo.)

Ma adesso qualcosa sembra cambiato, c’è una società moderna, competente, una dirigenza che sa muoversi con intelligenza su più fronti, compreso quello più ostico da combattere: l’immagine pubblica, deturpata appunto da episodi di razzismo.

TONI, clamoroso debutto con la nuova maglia in campionato: suoi i due gol che hanno steso il Milan dei big in rimonta

TONI, clamoroso debutto con la nuova maglia in campionato: suoi i due gol che hanno steso il Milan dei big in rimonta

Tanti, troppi hanno demarcato su questo punto, parlo dei media, facendo passare quella che si profilava una grande festa per il popolo gialloblu, piena di entusiasmo come era facile evincere dai 16.000 abbonamenti, per una sfida “trappola” per via della presenza di Balotelli e di altri giocatori di colore del Milan. Storie da medioevo, e che però continuano a fare notizia e a ripetersi con casi sempre più eclatanti. La città ha risposto nel migliore dei modi, non facendosi appunto “intrappolare” da questi atteggiamenti che potevano mettere sotto torchio da subito i calciatori e mettergli addosso ulteriore pressione psicologica, come non bastasse la “gestione” dell’emozionalità della piazza!

TUTTAVIA, io avevo buone sensazioni per questo esordio, indipendentemente da un risultato, inaspettato, ma non impossibile da vedere (il Milan in fondo era reduce da un incontro europeo, era incompleto in vari reparti e, va beh, mettiamoci pure un po ‘di scaramanzia, è o non è stata in due occasioni “fatale” per i colori rossoneri?

Alla fine è stata certamente una vittoria non prevista, ma ripeto, un 1X2 nella classica schedina ci poteva stare, visto lo stato di forma più che buono dimostrato dall’Hellas durante tutto il periodo preparatorio al campionato, non ultima la bella e difficile affermazione in Coppa Italia contro il Palermo. Inoltre, sul mercato la  dirigenza si è mossa (e si sta muovendo, non esclusi altri arrivi da qui a fine mercato) bene, acquistando giovani promesse, calciatori abituati alla massima serie e vecchi campioni, come Toni che praticamente, che siano amichevoli, coppette o campionati “segna semper lu”.

Toni ha dato spessore, carisma, personalità, doti che aveva manifestato già dai suoi primissimi giorni veronesi, facendo capire che non sarebbe venuto a svernare, anzi, con un’umiltà e una voglia di mettersi al servizio della squadra encomiabili.

tutto il calore dell'appassionata tifoseria gialoblu

tutto il calore dell’appassionata tifoseria gialoblu

Ma non è stato solo Toni il vero artefice della splendida vittoria per 2 a 1 dell’Hellas contro il Milan. E’ vero, da spietato vecchio bomber ha siglato la doppietta successiva, ma benone hanno fatto pure Martinho, una delle probabile rivelazioni della serie A, Romulo appena arrivato e che pare già insistituibile col suo dinamismo a metà campo e sulla fascia; Albertazzi, tutto diverso dal timido, seppur bravo difensore visto poche volte all’opera l’anno scorso. E pure gente esperta, ma poco avvezza alla A come Rafael, Cacciatore e Maietta non hanno tremato davanti a Balotelli e El Shaarawy, davvero abulico, così come pure l’altro giovane Niang.

Insomma, siamo alla prima partita e il calendario rimane ostico, ma a quanto pare non proibitivo, e poi per il morale e l’entusiasmo iniziare battendo per lo più una big come il Milan, lascia aperti scenari più rosei e  ottimistici per il futuro, senza perdere di vista il vero obiettivo stagionale: una salvezza da conquistare con il cuore e con  i denti, per poi magari consolidarsi nel tempo. Secondo me, i presupposti ci sono tutti. Stasera tocca alla Juve e da domani a tutte le altre, finalmente contano i 3 punti e questi sono andati al Verona!

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Nuovi talentini milanisti crescono: Bryan Cristante, miglior giocatore del Torneo di Viareggio 2013

Nuovi talenti crescono in casa Milan, e dopo gli exploit dei giovani come El Shaarawy (prelevato giovanissimo dal Genoa, dopo la buona stagione al Padova) e del prodotto del vivaio De Sciglio, vale la pena davvero soffermarsi sulla scelta del club rossonero, anche perché si stanno affacciando altri ottimi prospetti. Gente come la punta Gianmario Comi, figlio d’arte cresciuto invero nel Toro, che a Reggio Calabria – al primo anno da pro – sta segnando a ripetizione o Scapuzzi, transitato persino dal City dove ha pure esordito in prima squadra in Fa Cup, gli altri due figli d’arte Ganz e Valoti ma soprattutto Bryan Cristante, insignito di recente del titolo di miglior giocatore in assoluto visto nell’ultimo torneo internazionale di Viareggio.

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Mattia Valoti è anch’egli considerato un notevole prospetto, acquistato dal Milan due anni fa dalla vicina Albinoleffe e in possesso di una tecnica cristallina, evidente che gli consente di giostrare in più ruoli, dalla trequarti in su. Purtroppo ha perso in pratica l’ultimo anno per infortunio e ha preferito ripartire dalla sua Albinoleffe, in prestito in Lega Pro per accumulare esperienza e ritrovare la giusta forma. Seppur limitato su un piano puramente fisico (è ancora piuttosto gracile) a 20 anni non può perdere tempo prezioso.

Di altra pasta sembra però fatto Cristante. Classe 95 è il più giovane calciatore del Milan ad aver esordito in Champions, e quest’anno è il trascinatore della Primavera di Dolcetti. Nato centrocampista, è quasi ormai un tuttofare, spostato talvolta anche in difesa, seppur sia in mediana che dà il meglio di sé, unendo perfettamente tecnica, forza fisica, senso tattico spiccato e doti da leadership. In questo, in particolare, è molto cresciuto, nella capacità di guidare i compagni, trascinandoli. Un giocatore completo, pronto, ben strutturato per il quale Galliani ha speso ottime parole d’elogio, annunciandone pubblicamente in pratica la “promozione” in prima squadra per l’anno prossimo. Da tenere d’occhio!

 

Il segreto della rinascita del Milan? Massimiliano Allegri!

Ammetto di essere stato parecchio duro, ai nastri di partenza del campionato di serie A, nel giudicare – per l’apposita rubrica del Guerin sulle presentazioni delle squadre – il Milan, orfano delle stelle Ibra e Thiago Silva e di moltissimi dei senatori che hanno contribuito nell’ultimo decennio ad accrescerne ulteriormente la quotazione internazionale.

Ritenendo il Milan quanto meno una mina vagante, sapevo certo di non fare un complimento ai rossoneri, ma il giudizio era sincero e dettato da un evidente impoverimento sul campo. L’inizio disastroso sembrava confermare le già scarse aspettative e solo i gol del talento El Shaarawy, esploso in tutta la sua forza, e gli innesti di giovani del vivaio come il polivalente De Sciglio sembravano dare un po’ di luce all’intera stagione. Con l’allenatore sempre in bilico, nonostante, almeno in Europa, il Milan fosse andato avanti bene per la sua strada. A distanza di pochi mesi però ecco risorgere il Diavolo, che si ritrova – con quasi tutto un girone di ritorno da disputare – in una classifica non solo dignitosa, ma pure consona a un obiettivo minimo, eppure importante, vale a dire l’accesso al turno preliminare di Champions League, quel terzo posto che solo a dicembre sembrava utopia, e che ora invece dista solo sei punti. Cos’è cambiato in sostanza nel Milan da allora, qual è il segreto di una così fragorosa rinascita (il Milan negli ultimi dieci turni ha fatto più punti anche della capolista Juventus o del Napoli)? Se da un punto di vista del gioco, i limiti sono ancora evidenti, colpa di una rosa ridotta all’osso a livello qualitativo, da un punto di vista della continuità di risultati e della voglia di lottare fino alla fine per il risultato i progressi sono stati evidenti e i meriti a mio avviso sono da trovare nella bravura di Allegri, tecnico più volte dato sulla graticola e invece in grado di trasmettere ai suoi la giusta calma e consapevolezza dei propri mezzi, necessarie componenti per risalire la china.

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Poco reclamizzato, il tecnico toscano – che nei modi di fare ricorda un altro ex milanista, Albertino Bigon, poi trainer del Napoli dello scudetto-bis – è stato in grado di ridare un’anima alla squadra, anche a costo di fare scelte impopolari. Alcuni ancora gli rinfacciano il mancato rinnovo di Pirlo, poi condottiero dei rivali bianconeri nella passata stagione, ma ormai pare appurato che le responsabilità dell’allenatore furono alquanto minime. In realtà, tutto il campionato attuale del Milan è un continuo tourbillon di schemi, moduli e uomini diversi, alla ricerca di una perfezione che evidentemente quest’anno sarà impossibile ottenere. Eppure la scelta di affidarsi a un nuovo ciclo e di mantenere intatte dopo sbandamento iniziale, le credenziali di giocatori abituati a ben altra pasta, si sta rivelando vincente, alla faccia di chi ne chiedeva insistentemente l’esonero anticipato… altro che panettone lontano da Milano. Non solo i già citati El Shaarawy o De Sciglio, da qualche partita è titolare fisso anche il francese Niang, sorta di Balotelli se possibile più fisico, un tornado nel tridente d’attacco, anche se ancora fumoso (stiamo parlando di un ’94!). Montolivo sta prendendo per mano la squadra a centrocampo, e pure Nocerino, addirittura dato in partenza dopo la stagione boom del 2012, sta tornando su buoni livelli di eccellenza. Peccato per il grave infortunio che ha messo fuori gioco l’esperto olandese De Jong, ma almeno si sono rivisti calciatori affidabili come il francese Flamini. Rimane l’enigma della difesa, dove il più brillante pare essere l’adattato Constant, che agirebbe meglio qualche metro più avanti. Bocciati Acerbi e Mesbah, rimane enigmatico il colombiano Zapata, lontano anni luce dalle vette di Udine e più vicino ai flop col Villareal e sconcertante talvolta il rendimento di Mexes, che alterna buone prestazioni ad altre quasi imbarazzanti. Eppure, nel contesto di una situazione alquanto deficitaria, i rossoneri sono lì, a -6 dalla rivelazione Lazio e vicinissimi a quell’Inter che, almeno sulla carta, sembrerebbe avere qualcosa in più. Grande quindi il merito di Allegri, il primo vero artefice delle rinnovate ambizioni milaniste.

Big alla caccia di talenti: è la volta di Baselli e Busellato, cuore e polmoni del Cittadella

Sembra davvero che questa stagione 2012/13 sia quella dell’ “anno zero” del calcio italiano, col lancio definitivo di tanti giovani. Un po’ per necessità, certo, ma soprattutto perchè finalmente si vuole provare ad allinearsi ai traguardi di altre nazioni che si autoalimentano con i loro floridi vivai, anche da noi sembra che gli addetti ai lavori, gli allenatori o i dirigenti abbiano compreso quanto sia più soddisfacente lanciare nei loro organici i ragazzi più talentuosi. Stop all’esotico, così come ai “fenomeni da cassetta”, ci si sta affidando ora a recuperare quella che in fondo era stata una nostra peculiarità, almeno fino all’avvento degli sponsor e del boom del campionato nostrano, negli ’80/’90, quando i campioni veri di tutte le nazioni venivano da noi, altro che Premier o Liga.

Innegabile che la scia lunga dei vari El Shaarawy (per molti il miglior giocatore di tutto il torneo), Insigne, Saponara o Destro abbia lasciato solchi profondi nell’immaginario, prima di tutto dei tifosi, ma da qualche settimana è vera caccia ai migliori talenti, con le big che duellano per accaparrarsi i migliori, quelli già pronti. D’altronde, forse all’Inter – per fare un esempio – si saranno accorti che, senza acquistare l’impalpabile Ricky Alvarez, potevano curare meglio il prodigio di casa, quel Siligardi che sta facendo faville a Livorno.  Per un Juan Jesus che trovi (lui sì potenziale campione) puoi anche andare incontro a forti delusioni, affidandoti a giocatori tutti da testare alla prova del campo. Forse Faraoni era peggio di Jonathan? Per fortuna dagli errori si impara e almeno la generazione dei vari Benassi (positivo esordio da titolare nella mediana), Sala (figlio d’arte, un ottimo regista emigrato ora al centro della difesa), Bandini o Longo sembra potersi quanto meno giocare le proprie chance in prima squadra.

In serie B in particolare stanno emergendo e stanno ormai sui taccuini di molti osservatori, alcuni tra i migliori giocatori di prospettiva. E’ notizia recente comunque che ci sia quasi un’asta in corso tra le due milanesi per assicurarsi le prestazioni del giovane regista (classe ’92) del Cittadella Daniele Baselli.

Daniele Baselli, gran regista del Cittadella: su di lui hanno puntato gli occhi Milan e Inter

Daniele Baselli, gran regista del Cittadella: su di lui hanno puntato gli occhi Milan e Inter

A metà con l’Atalanta, il centrocampista centrale che già l’anno scorso aveva ben debuttato in B, è ormai un punto fermo della squadra di Foscarini che ne apprezza la qualità e la personalità. Più che Pirlo, mi ricorda un po’ lo sfortunato Gionata Mingozzi, astro nascente del Perugia stroncato precocemente in un terribile incidente stradale. Baselli  gioca come un veterano, a testa alta, non lesinando corsa e abnegazione. Un play moderno, insomma, che sta trovando il giusto spazio anche in Under 21 che pullula di bravi centrocampisti centrali, su tutti l’ex pescarese Verratti.

Compagno di reparto nel Cittadella e di un anno più giovane è Massimiliano Busellato, enfant du pays. Assolutamente complementare a Baselli, è addirittura più “esperto” se vogliamo, visto che già dalla seconda parte della stagione precedente, ha conquistato una maglia da titolare a suon di prestazioni convincenti. Veloce, grintoso e sempre in movimento, è il classico mediano che aiuta i compagni in ogni zona del campo, cavandosela discretamente anche con i piedi. Non propriamente un Gattuso, insomma, piuttosto – fatte le debite proporzioni – un De Rossi più mobile.

Massimiliano Busellato, a nemmeno 20 anni, sta disputando il suo secondo campionato da titolare

Massimiliano Busellato, a nemmeno 20 anni, sta disputando il suo secondo campionato da titolare

Anche grazie a loro il “piccolo” Cittadella sta riuscendo nell’impresa di trascorrere un’altra stagione – l’ennesima cadetta – all’insegna della piena tranquillità… anzi, con un pizzico di fortuna, chissà che il sogno play off, finora solo accarezzato, non possa divenire una splendida realtà.

El Shaarawy è già oltre Super Mario Balotelli

Si fa un gran parlare da qualche settimana a questa parte del giovane talento rossonero, cresciuto nel Genoa, El Shaarawy. Io stesso gli ho già dedicato più post, i maggiori quotidiani e il Guerin Sportivo lo immortalano in prima pagina… tutto giusto, a mio avviso, visto come a soli 20 anni, alla prima vera stagione da protagonista in una grande storica della serie A, si sta dimostrando un campione, risolvendo le partite da solo, oltre che i guai assortiti di casa Milan. 10 gol che ne fanno il capocannoniere solitario della serie A, 10 gol, uno più bello dell’altro, a testimonianza del vasto bagaglio tecnico di cui dispone, e siamo appena a novembre.

Viene da pensare a cosa potrebbe ambire il Milan se avesse trattenuti i suoi gioielli Ibra e Thiago Silva, resta il fatto che, nel contesto di una stagione di transizione, il giovane Stephan dimostri, gara dopo gara, di che pasta sia fatto…. siamo davanti al nome nuovo del calcio italiano.

Probabilmente il Faraone, in mezza stagione da titolare in A, ha già dimostrato di più rispetto a Balotelli nei suoi anni italiani, all’Inter. E sì che da più parti si parla del giocatore del City come del ’90 più forte del mondo. Eppure Super Mario è ancora un incompiuto, ha esordito prestissimo lasciando il segno, sin dai tempi in cui furoreggiava a 15 nel Lumezzane, con conseguente esordio nei professionisti e l’approdo all’Inter, dopo essere stato ben valutato pure dal Barca.

Questa sembrava la stagione della consacrazione di Balo, considerando lo splendido Europeo, giocando da leader offensivo azzurro, e invece il City – e Roberto Mancini in primis – non ne può proprio più delle sue mattanze, dei suoi ritardi agli allenamenti, della sua vita poco incline alla vita di un professionista che vuole primeggiare ai massimi livelli nel calcio.

Parlo da grande estimatore di Balotelli, da uno che lo segue e stima dai suoi primi vagiti in serie A, prima ancora nella Primavera dell’Inter, portata “da solo” a vincere un campionato di categoria. Ma in effetti, deve maturare e chissà mai se lo farà, nel frattempo la stella di El Shaarawy brilla sempre più luminosa… lui sì  che sembra non essersi montato la testa. E pensare che potenzialmente abbiamo la miglior coppia d’attacco del mondo negli anni a venire. C’ è ancora tempo Balo, ma occorre mettersi in carreggiata.. le carriere di Cassano – tra l’altro giunto a 30 anni ai migliori standard di rendimento – e dell’altro ex nerazzurro Adriano stanno lì a dimostrare che senza impegno, determinazione e serietà non si fa molta strada.

Due destini incrociati: la storia di El Shaarawy e Carraro, i due migliori ’92 del calcio italiano

Analizzando uno degli inizi di campionato più malinconici – per non dire deprimenti – della storia recente del Milan, è impossibile non notare come, in una situazione obbiettivamente complicata, stia emergendo in maniera prepotente tutto il talento di Stephen El Shaarawy, non solo stella conclamata dei rossoneri orfani di Ibra e Thiago Silva ma, a mio avviso, uno dei migliori ’92 del panorama calcistico mondiale. Eppure per chi mastica calcio giovanile, non dovrebbe più di tanto stupire il clamoroso exploit del Faraone, per quanto siano sempre molte le incognite nel caso di giovani campioncini nel passaggio tra i Professionisti.

Ciò che colpisce dell’italo-egiziano è la grande maturità dimostrata in campo, di partita in partita, la forte personalità e la capacità di assumersi le responsabilità in un momento difficile come quello che sta attraversando il Milan, fino a diventare nel momento in cui scrivo, il capocannoniere solitario della serie A.

Io conosco il giovane attaccante dai tempi del suo precocissimo esordio in serie A, a 16 anni con la gloriosa maglia del Genoa, nel  quale, lui savonese, è cresciuto calcisticamente. Da sempre nelle nazionali azzurre, anche nel fornito serbatoio rossoblu Stephan ha sempre fatto egregiamente la sua parte, bruciando oltremodo le tappe, oltre all’esordio, essendo stato lui il protagonista di uno scudetto Primavera, quando giocava assieme a compagni di 2/3 anni più “vecchi”. Al Mondiale Under 17 fece bene, pur se in ballottaggio con l’altro grande talento, finora incompiuto, Federico Carraro.

El Shaarawy, lo dico sin dalle prime partite in cui lo vidi all’opera, mi ricorda il primo Del Piero, con la sua grande tecnica, la sua velocità, la capacità di trovare il gol, spesso scegliendo soluzioni poco comode. A Padova – altra similitudine con Pinturicchio, fece benissimo, incantando specie nel girone di ritorno i tifosi biancoscudati che ancora lo ricordano con affetto, e ora sta conquistando pure l’esigente tifo rossonero.

Invece Carraro, più volte da me citato in articoli sul calcio giovanile, sta ancora aspettando il suo momento, vive una situazione di opprimente stand-by, sinora snobbato dai vari tecnici che lo stanno allenando da pro… a Modena fece solo una comparsata e a gennaio, quando la Fiorentina si decise a dargli un’altra opportunità in prestito, finì alla lanciatissima Pro Vercelli, non trovando di fatto uno spazio adeguato, seppure mise in mostra sprazzi di classe purissima, di cui è in possesso a grandi dosi. Io continuo a puntare su questo esile trequartista veneto, l’ho visto giocare troppe volte per non azzardarne una fulgida carriera: magari ci metterà qualche anno, probabilmente dovrà pure ritrovare fiducia nei propri notevoli mezzi tecnici, ma sento che Federico può ancora ambire a traguardi importanti, in termini di carriera… in fondo è un ’92 e si sa che per i classici numeri 10 la trafila è ancora più lunga, tra tentativi di trasformazione in play bassi (sorta di “moda” degli ultimi anni, come se fosse facile per un Pirlo che ce l’ha fatta, divenendo per un decennio il miglior regista del mondo, non riscontrare il Valdes che si ritrova sballottato da un ruolo all’altro del centrocampo e trequarti).

Io credo che Carraro debba poter esprimersi dietro le due punte, o al limite in appoggio al centravanti. In ogni caso, siamo di fronte – per ora – a una di quelle storie parallele, come molte se ne vedono nei campi da calcio: due talenti simili, di cui uno esplode ai massimi livelli e l’altro si ritrova a dover affrontare molte difficoltà per vedere riconosciuto il grande talento. Carraro.. un consiglio: non abbatterti, lotta, datti da fare in allenamento, tira fuori gli attributi quando occorre e vedrai che verrai ripagato!

dossier migliori giocatori italiani

DOSSIER GIOVANI CALCIATORI ITALIANI

Si fa un gran parlare negli ultimi anni di rilancio del calcio italiano mediante la valorizzazione dei nostri giovani. Peccato che alle parole non corrispondano poi i fatti. Qualche spiraglio di possibilità sembra essersi aperto proprio nella stagione in corso, ma restiamo lontanissimi da casi geograficamente vicini come quelli della Liga o della Bundesliga. La Premier League fa storia a sé, perché in pratica rappresenta il torneo attualmente più ricco di qualità e investimenti, un po’ come successo per tutti gli anni ’80 e ’90 per la nostra serie A. In un contesto del genere è assimilabile il fatto che non ci si ponga il problema dei giovani, dal momento in cui tutti i più grandi campioni vi giocano in quel campionato. Ma è evidente che da una decina d’anni a questa parte per la massima serie italiana non sia più così e poco importa, ai fini statistici, che abbiamo vinto un Mondiale appena 5 anni fa, sarebbe giunto il momento di svoltare, provando a creare un vero movimento, come accaduto minuziosamente appunto in terra tedesca.

UN FATTORE FISIOLOGICO

Alla resa dei conti, è importante constatare un fatto divenuto ovvio riguardo il nostro calcio: in media un calciatore professionista raggiunge il suo apogeo calcistico (ad eccezione dei fuoriclasse come Del Piero, Totti o Buffon, la cui definizione già prevarica le ristrettezze di categorie come l’età o la provenienza calcistica e/o geografica) tra i 25 e i 28 anni. Ciò certifica che fisiologicamente la maturazione dei nostri atleti è tardiva rispetto a colleghi tedeschi, francesi o spagnoli. Una questione di mentalità tutta italiana che, se da una parte aiuta a forgiare il carattere del giovane virgulto, “costringendolo” a una dura gavetta, specie negli infuocati campi di terza categoria, dall’altra rischia di minarne la fiducia nei propri mezzi, l’esuberanza tipica della gioventù, la sfrontatezza se vogliamo (escludiamo casi come quelli di Cassano e Balotelli). Tornando indietro di una quarantina d’anni abbondanti, già mister Rocco al Milan, ma prima ancora al Padova, concepiva un’idea di calcio legata alle gerarchie, come se la squadra fosse una famiglia e lo spogliatoio una casa. Così facendo, però un talento come Rivera rischiò seriamente di iniziare il classico iter dei prestiti: fortuna che il tecnico di Trieste sapesse poi anche riconoscere il talento cristallino e puro dei suoi ragazzi. Andando ancora più a ritroso, persino il miglior giocatore italiano di tutti i tempi, Peppino Meazza all’inizio non andava a genio a compagni più navigati che lo chiamavano “il Balilla”, considerati i suoi 16 anni!

Attualmente però ci troviamo di fronte a un paradosso: da noi sono considerati “giovani promesse” dei calciatori dell’88, quando invece in Bundesliga ogni squadra vanta nella propria rosa dei titolari almeno un giocatore nato dall’ 89 insu, con casi eclatanti come Gotze (’92) trascinatore dell’ultimo Borussia Dortmund scudettato, l’attaccante Schurrle (’90), astro nascente del calcio tedesco,passato dopo una stagione monstre al Mainz al più ambizioso Leverkusen,  i bavaresi Muller e Badstuber, da tre anni protagonisti col Bayern e addirittura nello Schalke (non una squadretta qualsiasi) trova sempre più spazio nell’11 titolare il laterale di centrocampo Julian Draxler (’93!).

QUANDO VINCEVAMO TUTTO NOI

Scorrendo l’elenco dei vincitori degli Europei Under 21, un tempo quasi appannaggio dei nostri colori, risulta ancora più lampante quanto sia in declino il movimento: tre vittorie consecutive (edizione del 1992, 1994 e 1996), poi altre affermazioni nel 2000 e nel 2004. Il calcio è un fenomeno ciclico e questa fucina di talenti ha portato la Nazionale Maggiore a sfiorare il titolo mondiale nel ’94 in Usa e a vincere a Berlino nel 2006. Poi, il vuoto. Non va meglio per i Mondiali di categoria Under 20 e Under 17, quasi snobbati dalle nostre nazionali. Sporadiche apparizioni, non condite da prestazioni esaltanti, eccezion fatta per l’edizione di questi ultimi nel 2009, quelli poi vinti da una sorprendente Svizzera, trascinata dai gol di Seferovic (poi una meteora nella Fiorentina, a proposito di valorizzazione dei talenti) e dalle giocate di Kasami, sottoutilizzato a Palermo. In quell’occasione gli azzurrini si arresero ai quarti di finale, proprio al cospetto dei futuri campioni rossocrociati, sfiorando più volte l’impresa. Ma su quei protagonisti ci torneremo più avanti, quando prenderemo in esame i giocatori da seguire.

A ben vedere l’ultima nazionale giovanile vincente in grado di lanciare giocatori in grado poi di affermarsi pienamente ad alti livelli, è stata quella campione degli Europei Under 19 nel 2003, composta da giocatori nati per la maggior parte nel 1984. Doveroso citare alcuni dei protagonisti: i terzini Potenza, Ferronetti  e Mantovani, i centrocampisti Aquilani, Lodi, Padoin e Laner, gli attaccanti Pazzini e Palladino. Meno fortuna ebbero i loro compagni Belotti (ex atalantino persosi in seconda divisione Lega Pro), la punta Della Rocca, enfant prodige del Bologna ma incapace di replicare da professionista le meraviglie fatte vedere negli Allievi o il famigerato portiere Paoloni, salito prepotentemente alla ribalta per le note vicende extracalcistiche di quest’estate, che hanno rischiato seriamente di sferrare il colpo decisivo a tutto il movimento del calcio italiano.

Pochi tra i protagonisti dell’edizione del Mondiale Under 17 giocata in Perù nel 2005 (poi vinta con assoluto merito dal Messico di Giovani Dos Santos e Carlos Vela) sono invece riusciti ad imporsi. Le stelle conclamate di quella squadra erano gli attaccanti Russotto che, dopo un precoce esordio nella  Lodigiani, fu al centro di polemiche col suo passaggio al Bellinzona e, una volta rientrato a Treviso, non confermò le sue doti, perdendo di stagione in stagione confidenza col gol. Ora milita in serie B ma dopo un paio di stagioni spese a Crotone, prima del passaggio recente al Livorno, deve ancora affermarsi. Stesso discorso, se non peggio, per il suo compagno di reparto dell’epoca, Salvatore Foti, accreditato a 17 anni di essere un astro nascente del panorama mondiale. Dal fallimento del Venezia alla Sampdoria, fino al prestito al Vicenza. Dopo un buon primo anno di B (6 gol in 23 giornate ad appena 19 anni) non si è più ripetuto, fino a diventare quasi ingombrante per la squadra ligure che non ha saputo valorizzarlo a dovere.

CAMPIONATO PRIMAVERA: FUCINA DI TALENTI O RALLENTAMENTO DELLA CRESCITA TECNICO-TATTICA?

Resta poi il discorso sul Campionato Primavera. Da più parti si ventila l’ipotesi di un cambiamento, se non radicale, almeno strutturale, per dar modo ai più bravi di confrontarsi sin da subito con tornei impegnativi. Insomma, il modello dichiarato è la Ligacon le sue “squadre B”, da cui ha attinto a piene mani ad esempio il Barcellona per diventare la squadra più forte del mondo. Pedro, Busquets, persino Re Messi ha esordito così, a 16 anni, prima di segnare 129 reti in 184 gare di campionato con la squadra dei titolari.

Ha senso investire nei giovani per le Big italiane? La risposta è no, se non per arricchire un curriculum ininfluente. Guardiamo il caso della Juventus che ha spopolato a livello giovanile nella prima metà degli anni 2000, quando si è compiuto il ciclo vincente dei calciatori nati tra il 1983 e 1987. Il primo acuto è del 2003 con la vittoria della Coppa Italia Primavera ma poi arriveranno tre tornei di Viareggio consecutivi (2003, 2004 e 2005) e finalmente il campionato con la vittoriosa finale disputata l’8 giugno2006 a Rimini contro un’altrettanto forte Fiorentina.

Ecco la formazione vincitrice:

Scarzanella; Dicuonzo, Criscito, Zammuto, Rossi; Marchisio, Venitucci, De Ceglie; Giovinco (Lanzafame); Paolucci (Maniero), Volpe (Del Prete).

Sulla carta un ciclo coi fiocchi, sul quale probabilmente squadre come Manchester Utd, lo stesso Barcellona, per non parlare dell’Ajax avrebbe attinto a piene mani. Eppure, nel momento in cui scriviamo, solo Marchisio è divenuto un titolare fisso di Madama, mentre Criscito e Giovinco, esplosi in Provincia sono andati a completare l’album dei rimpianti. Michele Paolucci, massimo goleador di tutti i tempi delle giovanili bianconere, dopo i primi discreti approcci in serie A, è stato “incatenato” da un contratto da big che ha scoraggiato i possibili acquirenti e ora si ritrova nell’anonimato a Vicenza, probabilmente mortificato e in pratica riserva di una vecchia volpe come Elvis Abbruscato.

Un’altra big del nostro calcio come l’Inter non ha lesinato sforzi economici per allestire una grande squadra a livello giovanile. Sono arrivate delle soddisfazioni ma, esclusi Martins e Pandev, pochi altri hanno assaporato la prima squadra, tanto che giocatori poi affermatisi come Meggiorini o Bonucci (quest’ultimo arrivato addirittura in Nazionale con pieno merito) hanno svolto una gavetta in piena regola prima di competere in serie A.

Ma se nemmeno il Lecce, una squadra dal potenziale economico minore rispetto alle corazzate Juve e Inter,  ha saputo costruire le sue fortune su un settore giovanile che ha fruttato due scudetti primavera consecutivi e una coppa Italia immediatamente dopo, cosa devono fare i giovani nostrani per emergere in serie A?

Ricordiamo una delle due formazioni vincenti del Lecce, quella che il 5 giugno2003 hasconfitto una favoritissima Inter nella finale disputata quell’anno a Siena (gli stessi giocatori in pratica replicheranno l’anno dopo ancora contro l’Inter!)

Coqu; Bianco (Giorgino), Camisa, Kouyo, Esposito; Mattioli (Giorgetti), Carteni, Agnelli, Diarra, Rullo; Pellè (Rodia) (in panchina, tra gli altri, l’attuale portiere di riserva del Napoli Antonio Rosati). Dei titolari di quella storica partita (prima affermazione giovanile per il Lecce) solo Esposito e Pellè giocano in serie A.

COME FARE AD EMERGERE?

Qual è allora la giusta politica dei giovani? Quella di provare a vincere, ma precludendo poi ai migliori giovani di cimentarsi con i grandi, relegandoli in prestito ovunque per verificarne la tenuta o, magari, per fare cassa, oppure selezionare per bene uno o due giocatori all’anno da “premiare” con il gran salto? Nel corso degli anni questa è stata la politica, rivelatasi poi vincente per le rispettive ambizioni, di squadre di media fascia come Atalanta e Empoli, che magari non vincono nulla da anni in ambito giovanile ma sanno come coltivare i migliori talenti di casa.

Ne è prova (e qui arriviamo ai giorni nostri) l’attuale rosa titolare dell’Atalanta, composta da giocatori di varie epoche cresciuti con i colori nerazzurri addosso: Consigli, Bellini, Capelli, Padoin, Bonaventura (un ’89 a cui è bastato un anno di prestito a Padova prima di rientrare da protagonista a Bergamo) e il recente caso dell’attaccante Gabbiadini (’91), punta di diamante della nuova under 21 di Ciro Ferrara.

In serie B, torneo che, è bene sottolinearlo, quest’anno sta dando molto spazio ai calciatori più promettenti, due squadre in particolare (Brescia ed Empoli) stanno disputando il loro campionato con una rosa infarcita da giovani del proprio vivaio. Per ora con risultati alterni, ma siamo pronti a scommettere che alla lunga entrambe le compagni avranno le loro soddisfazioni. Sia Brescia che Empoli infatti hanno spesso costruito le loro fortune sulla forza dei loro giovani.

Come non ricordare i casi di Pirlo, Diana, Baronio o Bonazzoli usciti dalle Rondinelle negli anni’90 o, appena qualche anno prima, i vari Galante, Birindelli, Melis o Montella usciti dalla scuderia della squadra toscana?

Ora i nuovi campioncini si chiamano Salamon (polacco del ’91), El Kaddouri (belga- marocchino del ’90) o gli italianissimi Martina Rini (’90), Paghera e Magli (’91), per non parlare del portiere Leali (addirittura un ’93 già titolare al posto del valido e più esperto Arcari).

Nell’Empoli invece si stanno mettendo in mostra gli under 21 Saponara (un tornante tutto assist e fantasia che ricorda il giovanissimo Figo ai tempi dello Sporting Lisbona), Mori (centrale difensivo dal gran fisico e dai piedi buoni, già puntato dalle big italiane, specie dalla Juventus), la multietnica punta (ma che ha esordito con l’Under 19 italiana) Dumitru, che ha già assaggiato la serie A l’anno scorso alla corte di Mazzarri e il terzino Regini, cresciuto nel Cesena e già transitato dalla Sampdoria e dal Foggia di Zeman che ha saputo valorizzarlo in pieno. Ma in prima squadra giocano pure i più anziani Pelagotti (portiere dell’89), il terzino Vinci (’87), il mediano Valdifiori (’86) tutti provenienti dal vivaio empolese, mentre in rampa di lancio figurano praticamente tutti i giocatori che hanno preso parte al ciclo culminato nel secondo posto del campionato Primavera, dietro solo a un grande Genoa, trascinato dall’attuale milanista El Shaarawy, Polenta, Perin e Ragusa. (finale disputata a Macerata l’8 giugno 2010)

Ecco quella squadra dell’Empoli:

Addario; Mazzanti, Angella (Mori), Tonelli, Tognarelli; Saponara, Signorelli, Crafa (Lo Sicco), Guitto; Dumitru, Fabbrini (Pucciarelli). (Di questa formazione i trascinatori erano Angella e Fabbrini, entrambi attualmente di proprietà dell’Udinese, che per i giovani talenti sembra avere un certo fiuto.

I TALENTI ATTUALI DELLE NAZIONALI GIOVANILI

Torniamo per un momento alla Nazionale giovanile Under 17 che ha disputato i Mondiali di categoria nel 2009: così facendo ci allacciamo direttamente ai giorni nostri, in quanto molti di quegli atleti sono tra i giovani campioncini da tenere assolutamente d’occhio.

Oltre al già citato El Shaarawy, italo-egiziano che ha tutte le stimmate del fenomeno (come ha dimostrato a Padova, dove ha fatto rivivere negli occhi dei tifosi il primo Del Piero), in attacco  figuravano in quella rosa anche Federico Carraro, un classico 10 italiano (tutto estro e fantasia, senso del gol e della posizione), la punta Beretta, ex Albinoleffe e Milan, ora all’Ascoli e Simone Dell’Agnello, centravanti ex Inter, tornato a Livorno, per provare ad affermarsi in serie B. Su Carraro pesano gli accostamenti ingombranti (chi lo paragona a Mancini, chi addirittura a Baggio, vista anche la provenienza geografica (Veneto) ma pure di club (Fiorentina). Trascinatore degli Allievi viola, allenati da Renato Buso, insieme a compagni come il centravanti Iemmello (ora ingiustamente in Lega Pro a Vercelli), il centrale difensivo Camporese, già protagonista della squadra di Mihajlovic) e il mediano Taddei, ora deve cercare di affermarsi a Modena, dopo aver esordito in serie A in modo fugace. Prima di tutto dovrà forgiare il carattere, farsi trovare pronto, e poi si tratterà “solo” di tradurre tra i grandi quanto fatto tra i coetanei. Facile a dirsi, meno a farsi ma molto dipenderà dalle chance che il tecnico dei canarini gli concederà, in un momento certamente non facile per la squadra emiliana.

A centrocampo in quella Under 17 giostravano autentici talenti come il figlio d’arte De Vitis, il cui padre fu grande goleador di rapina negli anni ‘80/’90, ora al Modena dove, a differenza di Carraro, sembra essere riuscito a imporsi con facilità, grazie a un temperamento esemplare e una grinta che non va a inficiare sulla qualità degli interventi in mediana e il playmaker Marco Fossati, che ha già vestito entrambe le maglie delle squadre di Milano. Da molti paragonato a Pirlo, ha una notevole fiducia nei propri mezzi che talvolta lo inducono ad azzardare giocate complesse ma resta in possesso di squisite capacità tecniche, così come l’interista di un anno più giovane (’93) Lorenzo Crisetig. Come incontrista agiva invece Scialpi, ex Lecce, rivelatosi a Varese: sembra un veterano in campo e i suoi mezzi fisici non lo farebbero certo sfigurare al cospetto di navigati compagni di reparto in serie A. In difesa invece c’era quasi l’imbarazzo della scelta, visto l’affollamento di validi interpreti. Da Natalino (valido sia come terzino destro che come mediano) che l’Inter pagò a peso d’oro dal Crotone a Sini, già visto in serie A a Lecce e ora rimasto in Puglia a Bari, da Mannini (exSiena) a Benedetti (figlio dell’ex cuore Toro Silvano), entrambi sotto contratto con l’Inter, con il secondo titolare quest’anno a Gubbio, in una società che, con grande coraggio, si sta affidando a una squadra di esordienti. Su tutti spiccava Camilleri, che divenne famoso ai tempi in cui il Chelsea lo scippò in modo indebito alla Reggina. Da lì qualche presenza in prima squadra, fino all’approdo alla Juventus, dove però ha faticato parecchio a guadagnare la fiducia di mister Bucaro. Quest’anno è ripartito umilmente dalla Lega Pro. In porta poi gli eredi di Buffon non mancano di certo, visto che di questo ciclo fanno parte Bardi (titolare a Livorno in B e anch’egli dell’Inter) e Perin (campione d’Italia Primavera due stagioni fa e attualmente a Padova dove si giocherà il posto con l’esperto Pelizzoli).

ALLA SCOPERTA DEI MIGLIORI UNDER DELLA SERIE A E SERIE B

Ma, nazionali a parte, non mancano di certo le individualità tra i nostri azzurrini, come testimoniato da questo scorcio di stagione, dove (forse) più per necessità che per principio, molte squadre, specie della serie cadetta, hanno deciso di gettare nella mischia gli under 20.

Nell’Albinoleffe sta cercando la sua affermazione definitiva il difensore ex Lazio e Roma Alessandro Malomo. Paragonato a Mexes, anche per via della chioma bionda, ha palesato difficoltà l’anno scorso nell’Hellas Verona, riscattandosi nella seconda parte di stagione al Prato. Lui che doveva in un primo momento, da giovanissimo, andare a Manchester insieme a Federico Macheda. Nell’Ascoli, oltre al già citato Giacomo Beretta, sta emergendo con forza il centrocampista Sbaffo, dalla folta chioma che ne evidenzia ancora di più le folate sulle fasce. In rosa anche Filippo Boniperti, lottatore dai piedi buoni sulla fascia e il baby Marchionni (addirittura un ’94), soltanto omonimo dell’ex centrocampista di Parma, Juventus e Fiorentina. Nel Bari a riportare in alto la squadra in classifica ci sta pensando, a suon di giocate, Fernando Forestieri, un ’90, non certo una novità, avendo già 5 campionati professionistici alle spalle. Che questo sia l’anno buono per sfondare e tornare in A da protagonista? D’altronde già nel 2008 si era fatto notare in un Europeo Under 19, quando portò la nostra Nazionale a contendersi il titolo nella finale contro la quotata Germania, che ci battè senza patemi. Con lui militavano Poli, Raggio Garibaldi, Bonaventura, Mazzarani, Darmian, Okaka, Paloschi.

I tifosi del Crotone stanno imparando ad apprezzare le qualità balistiche dell’ex napoletano Camillo Ciano, che col suo sinistro al fulmicotone ricorda a tratti Sinisa Mihajlovic, almeno quando batte le punizioni. Per il resto è un giocatore molto più offensivo dell’attuale tecnico della Fiorentina. Fatica invece per il momento a trovare spazio l’altro prodotto del vivaio napoletano, Raffaele Maiello (’91), paragonato addirittura allo slovacco Hamsik, mentre dopo aver vinto da protagonista l’ultimo campionato primavera con la Roma, si sta imponendo anche in B il talento di Florenzi, giocatore a tutto campo, degno erede in Calabria dell’altro giovane giallorosso Crescenzi, passato quest’anno al Bari e già titolare fisso dell’under 21 di Ferrara. Nel Grosseto i prospetti più interessanti sono i due romani Luca Antei (under 21), anch’egli vincitore con la Roma Primavera e da tutti considerato un futuro campione nel ruolo e l’ex laziale Francesco Mancini (’90) ai tempi delle giovanili celeste paragonato addirittura a Cristiano Ronaldo e poi rallentatosi in carriera a causa anche di un carattere fumantino. Positiva comunque la sua stagione scorsa nella terra felice di Lumezzane che gli è valso il passaggio in B in Toscana, dove dovrà guadagnarsi la pagnotta in una squadra ricca di interpreti sulla fascia destra.

Il Gubbio pullula di esordienti e questo ad inizio campionato ha comportato delle inevitabili difficoltà. Tuttavia su alcune individualità è lecito scommettere ad occhi chiusi: il già citato Simone Benedetti, il centravanti Ettore Mendicino (’90), i due ex juventini Giannetti e Buchel (nazionale giovanile austriaco) e l’attaccante sardo Ragatzu, veloce e potente allo stesso tempo. Nella sorprendente Juve Stabia di inizio stagione, seppur martoriata dalla penalizzazione, hanno lanciato l’italo-nigeriano Jerry Mbakogu (’92) , prodotto del Padova, credibile clone di Drogba. A livello mondiale gli occhi sono tutti puntati sul congolese belga Lukaku (’93), ma forse dovrebbero passare più spesso a Castellamare per vedere i gol e le progressioni di questo ragazzo che nel 2010 ha portato il Palermo primavera a vincere uno storico scudetto di categoria. Meritano una citazione anche il fantasista Raimondi(’90), già protagonista della promozione della passata stagione e il portierino Colombi (’91) su cui punta forte la solita Atalanta. Nel Padova, accreditata per la promozione diretta in serie A, nel bel mezzo di una rosa esperta (ha l’età media più alta della B) fa la sua bella figura sul lato destro della difesa Giulio Donati (’90), già positivo l’anno scorso a Lecce, ma di proprietà dell’Inter.

A Pescara, con Zeman, se sei un giovane promettente e di qualità, puoi giocarti la chance della carriera e lo sanno bene soprattutto gli attaccanti che quasi sempre con lui vanno come minimo in doppia cifra. Insigne è uno degli uomini nuovi del campionato, un attaccante tascabile tutto sprint e fantasia sulla sinistra, mentre al centro può esplodere tutto il talento di Ciro Immobile, che alla Juventus faceva la differenza in Primavera. In difesa si punta forte su Romagnoli (’90) ex Milan allenato dal boemo a Foggia (come Insigne, del resto) e Brosco, che ha tutte le qualità per emergere in B. Inoltre in cabina di regia si attendono faville da Verratti, minuscolo concentrato di pura tecnica e cattiveria agonistica, da tempo nel mirino delle grandi italiane. E che dire del portiere Pinsoglio (’90)? Grande personalità tra i pali e freddezza. Anche a Reggio Calabria abbondano gli interpreti, dall’attaccante Ragusa (che il mister Breda aveva lanciato con successo a Salerno) al “nuovo Gattuso” Giuseppe Rizzo (’91) già adocchiato dal Genoa per la prossima stagione. Nel Sassuolo sta emergendo l’ex Inter, Fulham, Palermo e Foggia Karim Laribi, un passato nelle nazionali giovanili azzurre, che poi ha optato per la nazionale d’origine, quella tunisina. E’ un ’91 che abbina tecnica e corsa, grandi numeri dalla distanza e senso tattico. Nel Toro dei record di capitan Ventura, c’è il giusto mix di veterani (Bianchi, spreco assoluto per la cadetteria, Parisi, Sgrigna ecc) e giovani virgulti desiderosi di mettersi in mostra (l’ex esterno offensivo del Milan Simone Verdi, e il difensore Darmian, già positivo l’anno scorso a Padova). Nel Varese che l’anno scorso ha disputato un campionato stupendo e ha replicato con la Primavera dove, sotto la sapiente guida di Mister Mangia (lui sì un giovane su cui puntare!), quest’anno sono stati prepotentemente inseriti in prima squadra la punta De Luca (’91), fromboliere di razza tra i giovani, il già citato Alessandro Scialpi e l’ex centromediano dell’Alessandria Loris Damonte (’90), pilastro davanti alla difesa. Chissà che con Maran non trovi il giusto spazio: non gli mancano certo la voglia di emergere, il fisico e la personalità. Nell’Hellas Verona sfreccia a destra, dove fa spesso la differenza il turbo dell’ex romanista Marco D’Alessandro (’91), che esordì tre stagioni fa in serie A contro la Juventus. Nel Vicenza che punta a risalire dopo una partenza shock che ha portato al siluramento di Silvio Baldini cercando spazio il fantasioso attaccante Gaetano Misuraca, già presente ai Mondiali Under 20 di due anni fa e l’ex laterale della Carrarese Bariti, timido nelle prime apparizioni in B con la maglia della Triestina, in una situazione oggettivamente difficile.

Più cauta la situazione in serie A, con pochi under 21 impegnati da titolari. Eppure ci sono squadre come la Roma che vanta un parquet di campioncini in rampa di lancio. Non a caso hanno vinto l’ultimo campionato Primavera, con una squadra tra l’altro costruita sul ciclo vittorioso solamente un anno prima nella categoria Allievi.

Anche in questo caso vediamo la formazione che il 12 giugno2011 habattuto il Varese nella finale disputata a Pistoia. Allenati come da tradizione da Alberto De Rossi, padre di Daniele, uno dei migliori formatori del calcio italiano:

Pigliacelli; Sabelli, Antei, Mladen, Frascatore; Viviani, Florenzi (Politano); Dieme, Ciciretti (Verre), Caprari (Piscitella); Montini.

Quella finale fu decisa ai supplementari da un super Montini, che ricorda il montenegrino Vucinic nelle movenze, quest’anno ceduto in prestito, come il terzino sinistro Frascatore (già nazionale giovanile) al Benevento in Lega Pro. Ottimi l’esterno offensivo Caprari, che dribbla sapientemente e ti nasconde il pallone tra i piedi e il regista “alla Pizarro” Ciciretti (entrambi del ’93), il mediano Viviani, che Luis Enrique ha rischiato seriamente di bruciare in Europa League, molto ordinato e sobrio, e Sabelli, capace di percorrere la fascia 50 volte a partita, senza mai perdere la lucidità necessaria per affilare cross taglienti in area di rigore. Ma il tecnico spagnolo ha fatto capire di tenere d’occhio soprattutto Verre, un ’94, che potrebbe essere l’erede di Francesco Totti!

CONSIDERAZIONI FINALI

D’altronde alla Roma siamo in piena fase di ristrutturazione e tutto inizia dai giovani (Angel, Pjanic, l’italiano Borini). Lo stesso Osvaldo, che aveva lasciato il campionato italiano da incompiuto, è tornato pronto per grandi palcoscenici, tanto da guadagnarsi la chiamata di Prandelli in Nazionale. Fosse rimasto in Italia avrebbe avuto le stesse possibilità di crescere e di sbagliare?

Nei confronti dei giovani, a maggior ragione occorre trovare un giudizio equilibrato. Devono sentirsi liberi di provare la giocata, qualora se la sentissero nelle corde, senza per questo temere di andare ad ammuffire in panchina per settimane intere se questa non dovesse rivelarsi utile o positiva. Allo stesso tempo da parte dei giovani sarebbe auspicabile evitare di imitare le mattane di alcuni colleghi più illustri, che hanno finito, a causa di una sicurezza sfociata spesso nella sfrontatezza, a sperperare la fiducia concessa dagli allenatori di turno.

A conclusione delle nostre argomentazioni, quello che conta maggiormente è riuscire a creare un movimento vero e proprio, non accontentarsi di lanciare un fenomeno ogni tanto. I casi estemporanei di Balotelli (’90) e El Shaarawy (’92) non devono illudere più di tanto. Il fuoriclasse a se stante non fa vincere le competizioni.La Sveziaha Ibrahimovic, l’Ucraina aveva Shevchenko ma da soli non bastano. L’Italia storicamente è una delle grandi nazionali a livello mondiale, ma i successi li ha sempre raggiunti grazie alla forza di un gruppo coeso, costruito nel tempo. Concediamo tempo e spazio ai nostri ’91, ’92 e ’93 e magari i risultati arriveranno presto: la politica del “tutto e subito” non ha mai portato da nessuna parte!