Amarcord Italia Under 17 ai Mondiali di calcio: quando a giocare erano i giovani Del Piero, Totti e Buffon

Alla vigilia del Mondiale di calcio Under 17 che avrà il via stasera con le partite del Gruppo A, dove è inserito il Brasile padrone di casa, e che vedrà impegnata a distanza di 6 anni dall’ultima partecipazione anche i nostri giovani azzurri, mi sembrava doveroso ripercorrere con voi lettori un po’ di storia della nostra Nazionale in questa prestigiosa manifestazione.

Un’ Italia che a livello di Under 17, ai Mondiali, non ha mai particolarmente brillato in passato, anzi… rispetto alle corrispettive compagini azzurre impegnate nel Mondiale Under 20, capaci di giungere in semifinali nelle ultime due edizioni, il bottino è davvero gramo.

Eppure hanno calcato questi iridati prati verdi giocatori poi divenuti autentici campioni: il primo pensiero va ai futuri Campioni del Mondo Del Piero, Buffon e Totti.

Il primo era la stellina azzurra nell’edizione giocata in casa nel 1991, finita in modo assai deludente, con una precoce eliminazione nella fase a gironi. Proprio oggi ho visto dal sito di Sky Sport uno spot in cui si può vedere l’unico sigillo di Alex in quella competizione.

Nel filmato si può riconoscere in area vicino a lui il numero 9, un certo Eddy Baggio, fratellino del Divino Roby, che meno fortuna (e molto meno talento, giusto dirlo) certamente ebbe sia rispetto a lui, che allo stesso ex compagno di nazionale giovanile Del Piero.

In quella rosa militavano altri giocatori che comunque si tolsero delle soddisfazioni tra i professionisti, con molte presenze in serie A, come i difensori Sartor (all’epoca tra i più precoci e costosi talenti del calcio nostrano) e Mirko Conte, o il portiere Sereni e i difensori Birindelli e Moro, anche se questi ultimi tre, a onor del vero, non giocarono titolari in quel Mondiale, lasciando il posto rispettivamente a Mainardis, a Rinaldi e a Tortorelli, che ebbero meno successo in carriera.

In mezzo al campo promettevano moltissimo il romanista Caputi, il torinista Della Morte (che indossava la 10, laddove il non ancora Pinturicchio aveva la 7, poi riproposta al Mondiale vinto in Germania, e presa proprio in ricordo di quella primissima importante competizione della sua lunghissima carriera), il viola Chiummiello e il bolognese Lorusso.

Mentre Caputi e Della Morte non esplosero in serie A ma fecero una soddisfacente carriera tra seconda e terza serie, Chiummiello “misteriosamente” non calcò praticamente mai i campi professionistici, nonostante indubbie doti tecniche. Del pugliese Graziano Lorusso, talentuosissimo regista del Bologna, ebbi invece modo di scrivere anni fa in un articolo sul Guerin Sportivo dedicato a quei giocatori che avevano abbandonato anzitempo il rettangolo verde per dedicarsi a tutt’altro nella propria vita. E nel caso di Lorusso, la scelta fu tanto radicale quanto autentica, essendo diventato sacerdote dopo un lungo e sospirato percorso.

A centrocampo giostrava l’atalantino Poloni, un talento cristallino, che debutterà a 18 anni in serie A per abbandonarla però subito, mentre il capitano di quella compagine era il fiorentino Giraldi. Quest’ultimo sembrava davvero poter ripercorrere le orme dei grandi “liberi” e forse pagò in carriera proprio la snaturalizzazione del ruolo, cosicchè agendo da difensore prima e da centrocampista poi, il suo nome finirà per campeggiare soprattutto nelle serie minori, anche se alla fine riuscirà a mettere insieme molte presenze da professionista. Completano il quadro di quella spedizione azzurra altri giocatori di cui si persero presto le tracce al momento di approcciarsi al calcio che conta, penso all’eclettico Sala (solo omonimo del coetaneo difensore che vinse uno scudetto col Milan di Zaccheroni) e al forte attaccante Cerminara.

Anche il Mondiale di Buffon e Totti non andò benissimo, gli azzurrini pur in possesso di qualità tecniche, fecero poca strada. Accanto a loro figuravano futuri giocatori professionisti che in qualche modo brillarono, magari per poche stagioni, e promesse mancate: penso ad esempio al laterale Vigiani, i difensori Giubilato – che lo stesso Totti ricorda più volte nella sua autobiografia – e Francesco Coco, i due attaccanti milanisti Augliera e De Francesco e l’esterno mancino Dossi, stella del Brescia (che in Nazionale spesso e volentieri indossava la 10).

Per fortuna su You Tube si trovano diversi filmati, seppur brevi, delle prime apparizioni di Totti in quel Mondiale, e relativi bellissimi gol. Quando il talento è così debordante, viene fuori quasi con prepotenza. Eppure, scorrendo i nomi delle varie edizioni, compreso quelli già elencati delle edizioni del 1991 e del 1993, si può ben constatare come invece ben pochi riescano a esplodere ad alti livelli, esprimendo appieno le loro grandi potenzialità.

Non sempre i migliori diciassettenni di un periodo, di una determinata epoca, quelli chiamati a rappresentare le nazioni partecipanti alla competizione mondiale, diventeranno poi dei campioni. Chi a causa di infortuni, chi per scelte sbagliate, chi semplicemente perchè non in grado di mantenere le promesse, insomma, per i più svariati motivi, sono di gran lunga di più i giocatori che non arrivano a vestire da protagonisti la maglia Azzurra dei grandi (e la cosa ovviamente vale anche per le altre nazionali).

In fondo già che i citati Del Piero, Totti e Buffon siano giunti ad alzare al cielo la Coppa del Mondo del 2006 è motivo d’orgoglio: nelle rose dell’Italia partecipanti ad altre edizioni più recenti del Mondiale Under 17, ad esempio, non figura nessun futuro campione.

Tra gli ’88 che presero parte all’edizione del 2005 in pratica il solo De Silvestri, attualmente a Torino ha speso l’intera carriera in serie A dagli esordi con la Lazio, ma altre stelle conclamate di quella Nazionale non hanno mantenuto le attese. Se è vero che Scozzarella e Alfonso sono tutt’ora nella massima serie (rispettivamente al Parma e al Brescia), dopo una lunga carriera nelle serie minori, gente come Russotto e Foti avevano i mezzi per fare molto di più, per essere protagonisti ad altissimi livelli. Il primo ormai da anni milita in serie C, dove è valido “giocatore di categoria”, in possesso ancora di ottimi colpi; il secondo invece da anni ha appeso le scarpe al chiodo, dopo una serie interminabile di infortuni.

Sembravano avviati a una buona carriera, visti i mezzi tecnici a disposizione, anche l’ex romanista Palermo, regista di centrocampo attualmente alla Viterbese e che non ha praticamente mai visto la serie A e il terzino sinistro Brivio, per il quale ancora minorenne si spesero paragoni importanti, quanto inappropriati, ai tempi in cui passò dal vivaio dell’Atalanta a quello della Fiorentina. In rosa figurava da comprimario anche Mancosu, all’epoca talento del Cagliari, e che dopo un lungo peregrinare in serie C, ha trovato a Lecce l’ambiente ideale per mettere in mostra le sue qualità, arrivando a 30 anni suonati a disputare finalmente il campionato di serie A da autentico uomo simbolo dei salentini. Una serie A in cui sta dimostrando di poterci stare benissimo, oltretutto in un ruolo cruciale come quello di trequartista.

Fece decisamente meglio la Nazionale partecipante all’edizione del 2009, quella dei ’92 per intenderci, che dopo aver agevolmente passato la fase a gironi, passò gli ottavi, per perdere infine il confronto diretto ai quarti di finale contro i futuri campioni del Mondo della Svizzera.

Nella nostra squadra i talenti più fulgidi, sui quali veniva da scommettere ad occhi chiusi erano El Shaarawy e Federico Carraro. Del primo si sa tutto, è un gran talento indubbiamente, ma in parte inespresso, mentre il secondo (ex Fiorentina) si è perso purtroppo tra prestiti infruttuosi nelle serie minori (fino a scendere episodicamente fra i dilettanti), prima di riprendere la risalita, almeno da arrivare a giocare in serie C da protagonista come sta facendo negli ultimi due anni tra Imolese e Feralpi Salò.

In porta Perin fu uno dei migliori portieri di quel Mondiale e sta disputando, infortuni a parte, una bella carriera in serie A;  gli altri nomi su cui era lecito aspettarsi di più erano gli attaccanti Iemmello, gran fromboliere al momento solo in B e in C, i centrocampisti Crisetig (che, essendo un ’93 era il piccolino del gruppo) e Fossati (attualmente regista del Monza di Berlusconi) e i difensori Sini e Camilleri, quest’ultimo “scippato” giovanissimo dal Chelsea, prima di rientrare mestamente in Italia e iniziare un vorticoso giro di esperienze nella nostra serie C.

Titolari giocavano anche i figli d’arte Benedetti e De Vitis che, curiosamente, si sono ritrovati compagni di squadra molti anni dopo al Pisa, dove tutt’ora militano in serie B. Come terzino destro, ma utilizzabile talvolta anche davanti alla difesa, c’era Felice Natalino, su cui l’Inter puntava fortissimo dopo averlo prelevato un anno prima dal Crotone. La sua storia ormai è nota, con il giovane costretto a ritirarsi dal calcio giocato ad appena 21 anni per un problema cardiaco, lo stesso costato alla vita al povero Piermario Morosini.

E veniamo così all’ultima nostra partecipazione a questa prestigiosa competizione, datata 2013 e con protagonisti i giocatori del ciclo ’96/’97, e che quindi oggi, superati i 20 anni si trovano nella piena fase di crescita calcistica. In grado di passare più o meno agevolmente il loro girone, i Nostri vennero poi sconfitti senza appello agli ottavi per 2 a 0 contro i futuri finalisti del Messico (a loro volta poi sconfitti dalla Nigeria).

Dicevamo, si tratta di giocatori che adesso viaggiano tra i 22 e i 23 anni, quindi qualcuno dovrebbe già aver consolidato la sua posizione ad alti livelli, avendo finito anche il ciclo dell’Under 21. Invece, non si trattò di un biennio alquanto prolifico, con la maggior parte dei protagonisti ancora inespressi, alla ricerca della stagione di consacrazione o di salire di categoria. A ben vedere i soli Audero, portiere ex Juve in forza alla Sampdoria, e il terzino Calabria, da sempre al Milan, giocano titolari fissi in serie A con ambizioni legittime di far parte del giro Azzurro che conta, altri invece stanno pian piano emergendo o sono in massima serie in cerca di spazio. Tra questi l’arrembante interista Dimarco, l’attaccante del Cagliari Cerri, il fantasista granata Parigini, il gialloblu ex Napoli Tutino e il doriano ex Inter Bonazzoli ma, come detto, la maggior parte di loro sta annaspando (su tutti quello che è stato veramente un enfant prodige del nostro calcio: il portiere Scuffet, che alterna buone cose a disattenzioni incredibili anche allo Spezia in B, dove gioca tutt’ora. Chissà però se altri di quella rosa, come Vido, scuola Milan ora al Perugia, il regista Palmiero, vivaio Napoli ora al Pescara o l’ex romanista Capradossi, centrale difensivo che a Trigoria qualcuno paragonava addirittura ad Aldair, riusciranno a calcare i campi di serie A…

Insomma, a conti fatti, i precedenti dell’Italia al Mondiale Under 17 non sono certo incoraggianti ma nel calcio giovanile non esistono delle gerarchie stabilite e possono nascere dei cicli di giocatori validi a qualsiasi latitudini.

Noi, in ogni caso, abbiamo una storia, una scuola, solide basi e, da qualche anno a questa parte anche dei valori riconosciuti, come testimoniano le recenti finali conseguite agli Europei Under 17 e Under 19. La strada pare tracciata, ma occorre iniziare a fare risultati, sempre tenendo presente che l’obiettivo di ogni squadra giovanile è in primis quella di formare dei bravi professionisti.

 

Toni, ma non solo: VERONA alla grande nell’esordio vittorioso contro il Milan 2 a 1

OK, scriverò un post “di pancia”! Il Verona tornava in serie A dopo 11 anni, dopo aver vissuto stagioni “da purgatorio”, con discese ripide sin quasi agli inferi (col playout vinto contro la Pro Patria: un risultato preso letteralmente per i capelli quando la quarta serie sembrava ormai una triste realtà) faticosamente è tornato nella dimensione più consona alla sua storia, consapevole che alla fine un po’ a tutti la squadra gialloblu  mancasse alla serie A. Ai tifosi, sempre appassionati ovunque, ma anche ai rivali, perchè no? Una piazza così importante, un tifo radicato , per quanto aspramente criticato (e io sono il primo a stigmatizzare certi momenti di insano razzismo.)

Ma adesso qualcosa sembra cambiato, c’è una società moderna, competente, una dirigenza che sa muoversi con intelligenza su più fronti, compreso quello più ostico da combattere: l’immagine pubblica, deturpata appunto da episodi di razzismo.

TONI, clamoroso debutto con la nuova maglia in campionato: suoi i due gol che hanno steso il Milan dei big in rimonta

TONI, clamoroso debutto con la nuova maglia in campionato: suoi i due gol che hanno steso il Milan dei big in rimonta

Tanti, troppi hanno demarcato su questo punto, parlo dei media, facendo passare quella che si profilava una grande festa per il popolo gialloblu, piena di entusiasmo come era facile evincere dai 16.000 abbonamenti, per una sfida “trappola” per via della presenza di Balotelli e di altri giocatori di colore del Milan. Storie da medioevo, e che però continuano a fare notizia e a ripetersi con casi sempre più eclatanti. La città ha risposto nel migliore dei modi, non facendosi appunto “intrappolare” da questi atteggiamenti che potevano mettere sotto torchio da subito i calciatori e mettergli addosso ulteriore pressione psicologica, come non bastasse la “gestione” dell’emozionalità della piazza!

TUTTAVIA, io avevo buone sensazioni per questo esordio, indipendentemente da un risultato, inaspettato, ma non impossibile da vedere (il Milan in fondo era reduce da un incontro europeo, era incompleto in vari reparti e, va beh, mettiamoci pure un po ‘di scaramanzia, è o non è stata in due occasioni “fatale” per i colori rossoneri?

Alla fine è stata certamente una vittoria non prevista, ma ripeto, un 1X2 nella classica schedina ci poteva stare, visto lo stato di forma più che buono dimostrato dall’Hellas durante tutto il periodo preparatorio al campionato, non ultima la bella e difficile affermazione in Coppa Italia contro il Palermo. Inoltre, sul mercato la  dirigenza si è mossa (e si sta muovendo, non esclusi altri arrivi da qui a fine mercato) bene, acquistando giovani promesse, calciatori abituati alla massima serie e vecchi campioni, come Toni che praticamente, che siano amichevoli, coppette o campionati “segna semper lu”.

Toni ha dato spessore, carisma, personalità, doti che aveva manifestato già dai suoi primissimi giorni veronesi, facendo capire che non sarebbe venuto a svernare, anzi, con un’umiltà e una voglia di mettersi al servizio della squadra encomiabili.

tutto il calore dell'appassionata tifoseria gialoblu

tutto il calore dell’appassionata tifoseria gialoblu

Ma non è stato solo Toni il vero artefice della splendida vittoria per 2 a 1 dell’Hellas contro il Milan. E’ vero, da spietato vecchio bomber ha siglato la doppietta successiva, ma benone hanno fatto pure Martinho, una delle probabile rivelazioni della serie A, Romulo appena arrivato e che pare già insistituibile col suo dinamismo a metà campo e sulla fascia; Albertazzi, tutto diverso dal timido, seppur bravo difensore visto poche volte all’opera l’anno scorso. E pure gente esperta, ma poco avvezza alla A come Rafael, Cacciatore e Maietta non hanno tremato davanti a Balotelli e El Shaarawy, davvero abulico, così come pure l’altro giovane Niang.

Insomma, siamo alla prima partita e il calendario rimane ostico, ma a quanto pare non proibitivo, e poi per il morale e l’entusiasmo iniziare battendo per lo più una big come il Milan, lascia aperti scenari più rosei e  ottimistici per il futuro, senza perdere di vista il vero obiettivo stagionale: una salvezza da conquistare con il cuore e con  i denti, per poi magari consolidarsi nel tempo. Secondo me, i presupposti ci sono tutti. Stasera tocca alla Juve e da domani a tutte le altre, finalmente contano i 3 punti e questi sono andati al Verona!

Nuovi talentini milanisti crescono: Bryan Cristante, miglior giocatore del Torneo di Viareggio 2013

Nuovi talenti crescono in casa Milan, e dopo gli exploit dei giovani come El Shaarawy (prelevato giovanissimo dal Genoa, dopo la buona stagione al Padova) e del prodotto del vivaio De Sciglio, vale la pena davvero soffermarsi sulla scelta del club rossonero, anche perché si stanno affacciando altri ottimi prospetti. Gente come la punta Gianmario Comi, figlio d’arte cresciuto invero nel Toro, che a Reggio Calabria – al primo anno da pro – sta segnando a ripetizione o Scapuzzi, transitato persino dal City dove ha pure esordito in prima squadra in Fa Cup, gli altri due figli d’arte Ganz e Valoti ma soprattutto Bryan Cristante, insignito di recente del titolo di miglior giocatore in assoluto visto nell’ultimo torneo internazionale di Viareggio.

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Mattia Valoti è anch’egli considerato un notevole prospetto, acquistato dal Milan due anni fa dalla vicina Albinoleffe e in possesso di una tecnica cristallina, evidente che gli consente di giostrare in più ruoli, dalla trequarti in su. Purtroppo ha perso in pratica l’ultimo anno per infortunio e ha preferito ripartire dalla sua Albinoleffe, in prestito in Lega Pro per accumulare esperienza e ritrovare la giusta forma. Seppur limitato su un piano puramente fisico (è ancora piuttosto gracile) a 20 anni non può perdere tempo prezioso.

Di altra pasta sembra però fatto Cristante. Classe 95 è il più giovane calciatore del Milan ad aver esordito in Champions, e quest’anno è il trascinatore della Primavera di Dolcetti. Nato centrocampista, è quasi ormai un tuttofare, spostato talvolta anche in difesa, seppur sia in mediana che dà il meglio di sé, unendo perfettamente tecnica, forza fisica, senso tattico spiccato e doti da leadership. In questo, in particolare, è molto cresciuto, nella capacità di guidare i compagni, trascinandoli. Un giocatore completo, pronto, ben strutturato per il quale Galliani ha speso ottime parole d’elogio, annunciandone pubblicamente in pratica la “promozione” in prima squadra per l’anno prossimo. Da tenere d’occhio!

 

Il segreto della rinascita del Milan? Massimiliano Allegri!

Ammetto di essere stato parecchio duro, ai nastri di partenza del campionato di serie A, nel giudicare – per l’apposita rubrica del Guerin sulle presentazioni delle squadre – il Milan, orfano delle stelle Ibra e Thiago Silva e di moltissimi dei senatori che hanno contribuito nell’ultimo decennio ad accrescerne ulteriormente la quotazione internazionale.

Ritenendo il Milan quanto meno una mina vagante, sapevo certo di non fare un complimento ai rossoneri, ma il giudizio era sincero e dettato da un evidente impoverimento sul campo. L’inizio disastroso sembrava confermare le già scarse aspettative e solo i gol del talento El Shaarawy, esploso in tutta la sua forza, e gli innesti di giovani del vivaio come il polivalente De Sciglio sembravano dare un po’ di luce all’intera stagione. Con l’allenatore sempre in bilico, nonostante, almeno in Europa, il Milan fosse andato avanti bene per la sua strada. A distanza di pochi mesi però ecco risorgere il Diavolo, che si ritrova – con quasi tutto un girone di ritorno da disputare – in una classifica non solo dignitosa, ma pure consona a un obiettivo minimo, eppure importante, vale a dire l’accesso al turno preliminare di Champions League, quel terzo posto che solo a dicembre sembrava utopia, e che ora invece dista solo sei punti. Cos’è cambiato in sostanza nel Milan da allora, qual è il segreto di una così fragorosa rinascita (il Milan negli ultimi dieci turni ha fatto più punti anche della capolista Juventus o del Napoli)? Se da un punto di vista del gioco, i limiti sono ancora evidenti, colpa di una rosa ridotta all’osso a livello qualitativo, da un punto di vista della continuità di risultati e della voglia di lottare fino alla fine per il risultato i progressi sono stati evidenti e i meriti a mio avviso sono da trovare nella bravura di Allegri, tecnico più volte dato sulla graticola e invece in grado di trasmettere ai suoi la giusta calma e consapevolezza dei propri mezzi, necessarie componenti per risalire la china.

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Poco reclamizzato, il tecnico toscano – che nei modi di fare ricorda un altro ex milanista, Albertino Bigon, poi trainer del Napoli dello scudetto-bis – è stato in grado di ridare un’anima alla squadra, anche a costo di fare scelte impopolari. Alcuni ancora gli rinfacciano il mancato rinnovo di Pirlo, poi condottiero dei rivali bianconeri nella passata stagione, ma ormai pare appurato che le responsabilità dell’allenatore furono alquanto minime. In realtà, tutto il campionato attuale del Milan è un continuo tourbillon di schemi, moduli e uomini diversi, alla ricerca di una perfezione che evidentemente quest’anno sarà impossibile ottenere. Eppure la scelta di affidarsi a un nuovo ciclo e di mantenere intatte dopo sbandamento iniziale, le credenziali di giocatori abituati a ben altra pasta, si sta rivelando vincente, alla faccia di chi ne chiedeva insistentemente l’esonero anticipato… altro che panettone lontano da Milano. Non solo i già citati El Shaarawy o De Sciglio, da qualche partita è titolare fisso anche il francese Niang, sorta di Balotelli se possibile più fisico, un tornado nel tridente d’attacco, anche se ancora fumoso (stiamo parlando di un ’94!). Montolivo sta prendendo per mano la squadra a centrocampo, e pure Nocerino, addirittura dato in partenza dopo la stagione boom del 2012, sta tornando su buoni livelli di eccellenza. Peccato per il grave infortunio che ha messo fuori gioco l’esperto olandese De Jong, ma almeno si sono rivisti calciatori affidabili come il francese Flamini. Rimane l’enigma della difesa, dove il più brillante pare essere l’adattato Constant, che agirebbe meglio qualche metro più avanti. Bocciati Acerbi e Mesbah, rimane enigmatico il colombiano Zapata, lontano anni luce dalle vette di Udine e più vicino ai flop col Villareal e sconcertante talvolta il rendimento di Mexes, che alterna buone prestazioni ad altre quasi imbarazzanti. Eppure, nel contesto di una situazione alquanto deficitaria, i rossoneri sono lì, a -6 dalla rivelazione Lazio e vicinissimi a quell’Inter che, almeno sulla carta, sembrerebbe avere qualcosa in più. Grande quindi il merito di Allegri, il primo vero artefice delle rinnovate ambizioni milaniste.

Big alla caccia di talenti: è la volta di Baselli e Busellato, cuore e polmoni del Cittadella

Sembra davvero che questa stagione 2012/13 sia quella dell’ “anno zero” del calcio italiano, col lancio definitivo di tanti giovani. Un po’ per necessità, certo, ma soprattutto perchè finalmente si vuole provare ad allinearsi ai traguardi di altre nazioni che si autoalimentano con i loro floridi vivai, anche da noi sembra che gli addetti ai lavori, gli allenatori o i dirigenti abbiano compreso quanto sia più soddisfacente lanciare nei loro organici i ragazzi più talentuosi. Stop all’esotico, così come ai “fenomeni da cassetta”, ci si sta affidando ora a recuperare quella che in fondo era stata una nostra peculiarità, almeno fino all’avvento degli sponsor e del boom del campionato nostrano, negli ’80/’90, quando i campioni veri di tutte le nazioni venivano da noi, altro che Premier o Liga.

Innegabile che la scia lunga dei vari El Shaarawy (per molti il miglior giocatore di tutto il torneo), Insigne, Saponara o Destro abbia lasciato solchi profondi nell’immaginario, prima di tutto dei tifosi, ma da qualche settimana è vera caccia ai migliori talenti, con le big che duellano per accaparrarsi i migliori, quelli già pronti. D’altronde, forse all’Inter – per fare un esempio – si saranno accorti che, senza acquistare l’impalpabile Ricky Alvarez, potevano curare meglio il prodigio di casa, quel Siligardi che sta facendo faville a Livorno.  Per un Juan Jesus che trovi (lui sì potenziale campione) puoi anche andare incontro a forti delusioni, affidandoti a giocatori tutti da testare alla prova del campo. Forse Faraoni era peggio di Jonathan? Per fortuna dagli errori si impara e almeno la generazione dei vari Benassi (positivo esordio da titolare nella mediana), Sala (figlio d’arte, un ottimo regista emigrato ora al centro della difesa), Bandini o Longo sembra potersi quanto meno giocare le proprie chance in prima squadra.

In serie B in particolare stanno emergendo e stanno ormai sui taccuini di molti osservatori, alcuni tra i migliori giocatori di prospettiva. E’ notizia recente comunque che ci sia quasi un’asta in corso tra le due milanesi per assicurarsi le prestazioni del giovane regista (classe ’92) del Cittadella Daniele Baselli.

Daniele Baselli, gran regista del Cittadella: su di lui hanno puntato gli occhi Milan e Inter

Daniele Baselli, gran regista del Cittadella: su di lui hanno puntato gli occhi Milan e Inter

A metà con l’Atalanta, il centrocampista centrale che già l’anno scorso aveva ben debuttato in B, è ormai un punto fermo della squadra di Foscarini che ne apprezza la qualità e la personalità. Più che Pirlo, mi ricorda un po’ lo sfortunato Gionata Mingozzi, astro nascente del Perugia stroncato precocemente in un terribile incidente stradale. Baselli  gioca come un veterano, a testa alta, non lesinando corsa e abnegazione. Un play moderno, insomma, che sta trovando il giusto spazio anche in Under 21 che pullula di bravi centrocampisti centrali, su tutti l’ex pescarese Verratti.

Compagno di reparto nel Cittadella e di un anno più giovane è Massimiliano Busellato, enfant du pays. Assolutamente complementare a Baselli, è addirittura più “esperto” se vogliamo, visto che già dalla seconda parte della stagione precedente, ha conquistato una maglia da titolare a suon di prestazioni convincenti. Veloce, grintoso e sempre in movimento, è il classico mediano che aiuta i compagni in ogni zona del campo, cavandosela discretamente anche con i piedi. Non propriamente un Gattuso, insomma, piuttosto – fatte le debite proporzioni – un De Rossi più mobile.

Massimiliano Busellato, a nemmeno 20 anni, sta disputando il suo secondo campionato da titolare

Massimiliano Busellato, a nemmeno 20 anni, sta disputando il suo secondo campionato da titolare

Anche grazie a loro il “piccolo” Cittadella sta riuscendo nell’impresa di trascorrere un’altra stagione – l’ennesima cadetta – all’insegna della piena tranquillità… anzi, con un pizzico di fortuna, chissà che il sogno play off, finora solo accarezzato, non possa divenire una splendida realtà.

El Shaarawy è già oltre Super Mario Balotelli

Si fa un gran parlare da qualche settimana a questa parte del giovane talento rossonero, cresciuto nel Genoa, El Shaarawy. Io stesso gli ho già dedicato più post, i maggiori quotidiani e il Guerin Sportivo lo immortalano in prima pagina… tutto giusto, a mio avviso, visto come a soli 20 anni, alla prima vera stagione da protagonista in una grande storica della serie A, si sta dimostrando un campione, risolvendo le partite da solo, oltre che i guai assortiti di casa Milan. 10 gol che ne fanno il capocannoniere solitario della serie A, 10 gol, uno più bello dell’altro, a testimonianza del vasto bagaglio tecnico di cui dispone, e siamo appena a novembre.

Viene da pensare a cosa potrebbe ambire il Milan se avesse trattenuti i suoi gioielli Ibra e Thiago Silva, resta il fatto che, nel contesto di una stagione di transizione, il giovane Stephan dimostri, gara dopo gara, di che pasta sia fatto…. siamo davanti al nome nuovo del calcio italiano.

Probabilmente il Faraone, in mezza stagione da titolare in A, ha già dimostrato di più rispetto a Balotelli nei suoi anni italiani, all’Inter. E sì che da più parti si parla del giocatore del City come del ’90 più forte del mondo. Eppure Super Mario è ancora un incompiuto, ha esordito prestissimo lasciando il segno, sin dai tempi in cui furoreggiava a 15 nel Lumezzane, con conseguente esordio nei professionisti e l’approdo all’Inter, dopo essere stato ben valutato pure dal Barca.

Questa sembrava la stagione della consacrazione di Balo, considerando lo splendido Europeo, giocando da leader offensivo azzurro, e invece il City – e Roberto Mancini in primis – non ne può proprio più delle sue mattanze, dei suoi ritardi agli allenamenti, della sua vita poco incline alla vita di un professionista che vuole primeggiare ai massimi livelli nel calcio.

Parlo da grande estimatore di Balotelli, da uno che lo segue e stima dai suoi primi vagiti in serie A, prima ancora nella Primavera dell’Inter, portata “da solo” a vincere un campionato di categoria. Ma in effetti, deve maturare e chissà mai se lo farà, nel frattempo la stella di El Shaarawy brilla sempre più luminosa… lui sì  che sembra non essersi montato la testa. E pensare che potenzialmente abbiamo la miglior coppia d’attacco del mondo negli anni a venire. C’ è ancora tempo Balo, ma occorre mettersi in carreggiata.. le carriere di Cassano – tra l’altro giunto a 30 anni ai migliori standard di rendimento – e dell’altro ex nerazzurro Adriano stanno lì a dimostrare che senza impegno, determinazione e serietà non si fa molta strada.

Due destini incrociati: la storia di El Shaarawy e Carraro, i due migliori ’92 del calcio italiano

Analizzando uno degli inizi di campionato più malinconici – per non dire deprimenti – della storia recente del Milan, è impossibile non notare come, in una situazione obbiettivamente complicata, stia emergendo in maniera prepotente tutto il talento di Stephen El Shaarawy, non solo stella conclamata dei rossoneri orfani di Ibra e Thiago Silva ma, a mio avviso, uno dei migliori ’92 del panorama calcistico mondiale. Eppure per chi mastica calcio giovanile, non dovrebbe più di tanto stupire il clamoroso exploit del Faraone, per quanto siano sempre molte le incognite nel caso di giovani campioncini nel passaggio tra i Professionisti.

Ciò che colpisce dell’italo-egiziano è la grande maturità dimostrata in campo, di partita in partita, la forte personalità e la capacità di assumersi le responsabilità in un momento difficile come quello che sta attraversando il Milan, fino a diventare nel momento in cui scrivo, il capocannoniere solitario della serie A.

Io conosco il giovane attaccante dai tempi del suo precocissimo esordio in serie A, a 16 anni con la gloriosa maglia del Genoa, nel  quale, lui savonese, è cresciuto calcisticamente. Da sempre nelle nazionali azzurre, anche nel fornito serbatoio rossoblu Stephan ha sempre fatto egregiamente la sua parte, bruciando oltremodo le tappe, oltre all’esordio, essendo stato lui il protagonista di uno scudetto Primavera, quando giocava assieme a compagni di 2/3 anni più “vecchi”. Al Mondiale Under 17 fece bene, pur se in ballottaggio con l’altro grande talento, finora incompiuto, Federico Carraro.

El Shaarawy, lo dico sin dalle prime partite in cui lo vidi all’opera, mi ricorda il primo Del Piero, con la sua grande tecnica, la sua velocità, la capacità di trovare il gol, spesso scegliendo soluzioni poco comode. A Padova – altra similitudine con Pinturicchio, fece benissimo, incantando specie nel girone di ritorno i tifosi biancoscudati che ancora lo ricordano con affetto, e ora sta conquistando pure l’esigente tifo rossonero.

Invece Carraro, più volte da me citato in articoli sul calcio giovanile, sta ancora aspettando il suo momento, vive una situazione di opprimente stand-by, sinora snobbato dai vari tecnici che lo stanno allenando da pro… a Modena fece solo una comparsata e a gennaio, quando la Fiorentina si decise a dargli un’altra opportunità in prestito, finì alla lanciatissima Pro Vercelli, non trovando di fatto uno spazio adeguato, seppure mise in mostra sprazzi di classe purissima, di cui è in possesso a grandi dosi. Io continuo a puntare su questo esile trequartista veneto, l’ho visto giocare troppe volte per non azzardarne una fulgida carriera: magari ci metterà qualche anno, probabilmente dovrà pure ritrovare fiducia nei propri notevoli mezzi tecnici, ma sento che Federico può ancora ambire a traguardi importanti, in termini di carriera… in fondo è un ’92 e si sa che per i classici numeri 10 la trafila è ancora più lunga, tra tentativi di trasformazione in play bassi (sorta di “moda” degli ultimi anni, come se fosse facile per un Pirlo che ce l’ha fatta, divenendo per un decennio il miglior regista del mondo, non riscontrare il Valdes che si ritrova sballottato da un ruolo all’altro del centrocampo e trequarti).

Io credo che Carraro debba poter esprimersi dietro le due punte, o al limite in appoggio al centravanti. In ogni caso, siamo di fronte – per ora – a una di quelle storie parallele, come molte se ne vedono nei campi da calcio: due talenti simili, di cui uno esplode ai massimi livelli e l’altro si ritrova a dover affrontare molte difficoltà per vedere riconosciuto il grande talento. Carraro.. un consiglio: non abbatterti, lotta, datti da fare in allenamento, tira fuori gli attributi quando occorre e vedrai che verrai ripagato!