Pre convocati di Prandelli: e gli “stranieri” Criscito, Diamanti e Borini dove sono?

Avrei voluto sorvolare sull’argomento “pre-convocazioni”di Prandelli, e aspettare quanto meno la definitiva lista dei 23 prescelti dall’allenatore ma pare davvero che quest’anno l’attesa da parte dei più sia spasmodica, a giudicare dalle tante trasmissioni, gli innumerevoli dibattiti a cui stiamo assistendo da settimane, per non dire da mesi. Se un tempo le attenzioni venivano monopolizzati da assi quali Baggio o Totti, e sulla loro inclusione o meno nelle liste, con tanto di propositi di veri referendum tra tifosi e appassionati, ora pare che tutta questa incertezza sul roster sia da attribuirsi forse più a un livellamento generale verso il basso, inteso come qualità, che non a un improvviso exploit di validi interpreti in più ruoli. Insomma, tanti candidati alla maglia azzurra, tanti papabili ma anche l’impressione che ben pochi siano in grado di spostare gli equilibri. Sono stato pungolato da alcuni amici e conoscenti che mi hanno “interpellato” al riguardo, e volentieri ho dato i miei pareri, soggettivi ovviamente, e mi pare quasi superfluo rimarcarli ancora, fermo restando che, una volta ufficializzate TUTTE le rose delle squadre partecipanti, è mia intenzione analizzarle nel dettaglio una per una. Tuttavia mi è venuto uno spunto per ravvisare una tendenza tutta italiana, se vogliamo, e per certi versi poco corroborata dai fatti: quella di NON considerare i giocatori che militano all’estero. Un conto è quando potevamo vantare il “campionato più bello del mondo”: all’epoca si faceva a gara per venire a giocare da noi, figurarsi se i nostri migliori rappresentanti pallonari pensassero di emigrare verso altri lidi calcistici. Ma da qualche tempo la tendenza è mutata, al di là del fatto che il fenomeno, discutibile finchè vogliamo a livello etico (con tutti gli annessi legati alla “spersonalizzazione” o alla perdita di identità delle singole squadre) è ormai veramente generalizzato a tutti i massimi tornei continentali e non (nonostante da sempre il Sudamerica sia più un calcio d’esportazione rispetto a ciò che accade in Europa). Di conseguenza anche le maggiori nazionali sono composte da tanti giocatori che militano all’estero. In Italia ormai non si contano più gli atleti che anche all’apice della carriera scelgono di misurarsi col calcio al di là delle Alpi o dell’Oceano, ma pare proprio che la maggior parte di essi finiscano poi per essere dimenticati dai ct di turno, e ormai con You Tube, Internet, soprattutto le tv satellitari, è pressoché impossibile perdere le tracce di essi, a meno che uno – con tutto il rispetto – non decida di andare a giocare, chessò, in Groenlandia!
E allora perché gente valida come Criscito, Santon, Diamanti, Pellè, Borini, Fausto Rossi, Donati, tanto per citare i più noti non siano stati quasi mai presi in considerazione? Ed è quasi sconcertante, consentitemi, (ma qui concedo del tempo a Prandelli, aspettando appunto il listone definitivo dei 23) che rischi di rimanere escluso addirittura Verratti! Viene trattato ancora alla stregua di un emergente, quando da due anni è uno dei leader riconosciuti di uno dei top team europei! Soprattutto quest’anno è stato uno dei migliori, dei più continui centrocampisti di tutta Europa! Capisco che Pirlo è immortale e ancora uno dei migliori registi al mondo, ma relegare il pescarese solo a suo erede mi pare poco. Va beh, questo era solo un piccolo sfogo scritto di getto, e tutto sommato non ho molto da discutere sulle scelte primarie di Prandelli, non essendomi “scandalizzato” più di tanto dell’esclusione, per molti incomprensibile, del promettente romanista Florenzi, in quanto penso che nel ruolo potevano starci quelli convocati al suo posto e che sostanzialmente il tempo sia dalla sua parte… tuttavia come scritto in precedenza mi riserbo ancora qualche giorno prima di buttarmi in analisi più dettagliate.

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Serie A al giro di boa: il punto sul girone di andata squadra per squadra

E’ terminato il girone d’andata di serie A, in attesa di due posticipi di questa sera che poco andranno a incidere sulle sorti della classifica o quanto meno sui giudizi sin qui ottenuti.

Una classifica veritiera, spietata quasi nella sua demarcazione netta tra le prime 3 squadre in avanti, altre 3 in linea di galleggiamento per l’Europa, poche altre al riparo da eventuali cadute rovinose e la maggior parte, una buona metà, che d’ora innanzi si ritroverà a fare a sportellate per non retrocedere in serie B. Fa specie che in questa categoria rientri il Milan, nobile decaduta o per lo meno lontanissima parente dalla squadra lungamente ammirata negli ultimi 25 anni.

Davanti hanno mantenuto ritmi vertiginosi la capolista Juventus,  che a dispetto di una rovinosa, inaspettata e per certi versi scioccante – alla luce della campagna di rafforzamento estiva – eliminazione in Champions League, in campionato ha dimostrato di essere la più forte, la più completa in ogni reparto, grazie alle conferme dei vari Vidal, Pogba, ormai assurto a vero big, e all’impatto dei nuovi Tevez e Llorente, che si stanno imponendo in serie A a suon di gol.

Record nuovi, come quello del numero di vittorie consecutive in serie A per il club (11 conseguito proprio ieri) e un numero di punti impressionanti. La forza dei bianconeri è stata quella di reggere alla partenza sprint della Roma di Garcia, altra splendida realtà del nostro calcio. Dalle prime 10 vittorie consecutive, alla difesa a lungo imperforata, dalle giocate di un redivivo Totti, della freccia Gervinho, scommessa vinta dal tecnico francese, alla conferma del talento di casa Florenzi, i recuperi di De Rossi e Maicon e la solidità di Strootman e Benatia: ecco tutti gli ingredienti di una Roma tornata assolutamente competitiva per la lotta al vertice.

Una lotta cui può, nonostante il ritardo accumulato causa alcuni improvvisi black out strada facendo, legittimamente ambire anche il Napoli di Benitez, splendido protagonista (sfortunato) pure in Champions League. La qualità offensiva, in gente come Higuain, Callejon, Mertens, Insigne e un Hamsik troppo spesso fermo ai box, è impressionante e pure la difesa si sta lentamente assestando; si prospetta un bel duello anche in Europa League tra i partenopei e i bianconeri.

Un po’ più indietro la Fiorentina di Montella, che ha messo in mostra un bel calcio, sulla falsariga della passata stagione, pur cambiando registro in attacco e affidandosi in principio a una super coppia gol, quella formata da Gomez e Rossi. Se quest’ultimo però in pratica non si è mai visto, Rossi ha chiuso da capocannoniere l’andata, salvo poi infortunarsi gravemente. Sperando tutti insieme che possa tornare in piena forma per il Mondiale brasiliano, nel frattempo Montella dovrò reinventarsi qualcosa, pur sapendo di poter contare su due grandi talenti come Borja Valero e Cuadrado.

Al quinto posto chiude sorprendentemente la rivelazione Hellas Verona, capace di rendere praticamente inespugnabile il fortino del Bentegodi (sconfitto solo nel derby col Chievo e ieri col Napoli) e in generale sempre convincente al cospetto delle squadre del proprio lignaggio (non caso ha perso solo con le 4 squadre davanti a sé, oltre che Genoa e Inter, compensate dalle belle vittorie contro Milan e Lazio). Sugli scudi un rinato Toni, alla rincorsa di una convocazione per i Mondiali, i giovani Iturbe e Jorginho, appetiti dai grandi club e Romulo, vero colpo di mercato del ds Sogliano.

L’Inter è riuscita con Mazzarri a riappropriarsi di una dimensione più consona al proprio rango, dopo il disastroso girone di ritorno della passata stagione. Ha ritrovato identità ma soprattutto dignità, pur evidenziando un notevole gap con le prime tre davanti: in difesa si continuano a prendere troppi gol, mentre davanti il solo Palacio assicura pericolosità e gol, non essendo in pratica pervenuti  gli attesi Icardi e Belfoldi. Stagione di transizione, in attesa degli investimenti del nuovo presidente Thohir.

Altra rivelazione è il Torino di Ventura, che per un anno sembra ai ripari da una stagione al cardiopalma: da tempo a Torino non ci si divertiva così, non si assistevano a gare anche entusiasmanti. Si dovrebbero davvero evitare patemi, specie se Cerci e Immobile continueranno ad essere la nuova coppia gol del calcio italiano.

Altre squadre che stanno disputando un campionato in linea con le ambizioni sono Parma e Genoa, nonostante quest’ultima sia partita a fari spenti, ritrovandosi poi impelagata in piena zona retrocessione nella prima fase di torneo, quando a guidarla era l’esordiente Liverani. Il ritorno di Gasperini ha contribuito enormemente a ristabilire certe gerarchie, anche se il Grifone pare ancora altalenante nelle prestazioni, più che nei risultati. Implacabile il Gila davanti, bene anche Kucka fino al serio infortunio, affidabile la retroguardia che fa perno sull’esperienza del trio centrale e sul talento degli emergenti Perin, portiere del futuro, e Vrsaljiko. Più complicato pare parlare del Parma, società che come il Cagliari, da anni si ritrova a conseguire con largo anticipo la quota salvezza, salvo poi cullarsi sugli allori, alternando prestazioni sontuose a inesorabili scivoloni. Quest’anno assisteremo alla stessa situazione, con i ducali che presentano una rosa ricca di elementi di qualità, tale da poter provare a puntare a qualcosa di più di una salvezza tranquilla? Gente come Parolo, tornato meritatamente in Nazionale, Paletta, in odor di naturalizzazione, o un Cassano – comunque irrequieto sul finale di stagione – sollecitano certi pensieri, ma occorrono anche motivazioni forti e una maggior continuità di rendimento. Il Cagliari è un po’ in ritardo sul roulino di marcia, e ora dovrà pure colmare il vuoto lasciato dal richiestissimo Nainggolan, ma l’impressione è che l’obiettivo verrà raggiunto, specie se il bomberino Sau sarà meno perseguitato da guai fisici che lo stanno attanagliando da inizio stagione.

Anche l’Udinese pare in grado di risollevarsi da una situazione oggettivamente complicata ma è alquanto azzardato ipotizzare una rimonta simile alla stagione scorsa. Si paga la discontinuità in zona gol di Di Natale, stranamente in difficoltà sotto porta, al punto di arrivare a meditare di lasciare a fine anno. Tuttavia è ingeneroso attribuire alla sua attuale scarsa vena realizzativa – dopo che ci aveva abituati benissimo, con medie da fuoriclasse assoluto – tutti i mali della squadra friuliana. Manca il supporto di gente come Maicosuel e Pereyra, in possesso di indubbie doti tecniche ma non ancora decisivi, così come l’acciaccato cronico Muriel, da due anni potenziale crack a livello mondiale.

Nelle retrovie sembrano più accreditate Sampdoria, Atalanta e Chievo rispetto a Bologna e Sassuolo, ma la lotta rimarrà aperta fino alla fine. I bergamaschi si stanno limitando al compitino, abili soprattutto in casa davanti al proprio pubblico, e rimangono sempre pericolosi in gente come Denis e un ritrovato Maxi Moralez, con in panca un condottiero navigato come Colantuono, una vera garanzia a Bergamo. La Samp ha pagato caro lo scotto di inizio stagione, con una partenza shock culminata con l’esonero di Delio Rossi , avvicendato dal mai dimenticato da queste parti Mihajlovic. Il tecnico serbo ha compattato la squadra, ce l’ha in pugno e la sa governare bene. La qualità media non è elevatissima, ma l’allenatore sta tirando fuori il massimo da gente come Eder, mai così prolifico in serie A e Palombo, riproposto spesso e volentieri da titolare, sia al centro della difesa ma soprattutto nell’originario ruolo di regista basso, come quando giunse meritatamente in azzurro. Lecito attendersi di più dal giovane Gabbiadini, che finora si è espresso solo a sprazzi. Il Chievo forse ha atteso sin troppo a richiamare in panca Corini, artefice della salvezza dell’anno scorso, confidando che prima o poi il pur bravo Sannino sapesse come invertire una pericolosa rotta. Ma alcune scelte andavano fatte e il Genio affidandosi a un rigenerato Thereau, l’uomo di maggior tasso tecnico dei clivensi, inspiegabilmente finito ai margini nella gestione precedente, e a un Rigoni non più solo abile interdittore davanti alla difesa ma ormai anche illuminato play maker, sebbene anomalo, formato Nazionale, è riuscito a far riemergere la squadra dai bassifondi della classifica.

Il Sassuolo ci ha messo un po’ ad abituarsi alla serie A e non poteva essere altrimenti: la svolta è successa dopo il pesantissimo ko contro l’Inter. Il passivo di sette reti ha ricompattato la squadra, raccoltasi vicina al tecnico del miracolo, Di Francesco, colui che l’aveva portato in Paradiso. Poi c’è voluto tutto il talento, l’estro, i gol del giovanissimo Berardi, talento di casa ma comprato per metà dalla Juve, capace non solo di segnare a 19 anni 4 gol al Milan (!) ma di chiudere addirittura a 11 reti questo girone, dietro solo al viola Rossi nella classifica cannonieri. Si sono messi in luce anche lo storico capitano Magnanelli, a suo agio nei panni di illuminato regista anche in serie A, i giovani Antei (difensore scuola Roma) e Zaza (altro attaccante a metà con i bianconeri) e l’affidabile portiere Pegolo, spesso decisivo con le sue parate.

A conti fatti le più serie candidate alla retrocessione sembrano il Bologna, il Livorno e il Catania… storie diversissime le loro. Il Bologna giunge in extremis alla decisione sofferta ma oramai inevitabile di sostituire Pioli con Ballardini, il cui compito appare comunque arduo, specie se non si ricorrerà a migliorare la squadra in zona gol, dove pesa l’assenza di un attaccante in grado di sostituire degnamente Gilardino. Bianchi appare involuto e in piena crisi tecnica, così che tocca a un encomiabile capitan Diamanti cantare e portare la croce. Il Livorno era partito a razzo, con l’allenatore Nicola nei panni del predestinato. Alla lunga però l’inesperienza e in generale una qualità media piuttosto bassa della rosa toscana si è fatta sentire in maniera predominante, e anche gente come Paulinho e Siligardi, che hanno mostrato dei bei numeri anche nella massima serie, è progressivamente scaduta a livello di rendimento. Il Catania invece pareva chiaramente indebolito dal mercato estivo ma è indubbio che pochi si sarebbero aspettati un crollo simile dopo lo splendido torneo scorso, culminato col record storico per la squadra etnea in serie A. Ora è tornato Lodi, forse, ma siamo in zona “fantacalcio” potrebbe rientrare alla base anche Gomez, immalinconitosi in Russia, ma probabilmente sarebbe opportuno tornasse pure Maran, a mio avviso frettolosamente esonerato in favore di De Canio, il quale però non ha invertito la rotta, anzi. C0n giocatori ancora da recuperare e tutto un girone di ritorno da disputare, la salvezza è ancora possibile, ma occorre cambiare marcia, soprattutto da un punto di vista mentale.

Resta da dire delle due vere, eclatanti delusioni della stagione: Lazio e Milan. Intristito tutto l’ambiente biancoceleste, dove c’ è un clima assolutamente diverso da 12 mesi fa, quando la Lazio chiuse a ridosso della Juve la prima parte di cammino in campionato. Petkovic indicato come colpevole del calo di rendimento, ci pare tuttavia ingiusto addossare tutte le colpe a un tecnico che al primo esame in serie A fece meraviglie.  Il fatto è, che a parte un Candreva in gran spolvero, per tutta una serie di motivi sono mancati per lunghi tratti alcuni giocatori chiave, da Klose, a Hernanes a Mauri. Stagione di transizione, poi bisognerà vedere se Lotito avrà la voglia e la forza di fare la rivoluzione.

Più delicato il discorso relativo al Milan: l’esonero di Allegri è giunto a completamento di una situazione paradossale, con un cambio societario in corso, non del tutto indolore, e con una squadra sempre più allo sbando, senza anima, senza personalità. Pochi da salvare, forse il solo Kakà – per lo meno per quanto concerne impegno, cuore e passione – mentre persino a Balotelli stanno finendo i bonus. Da lui ci si aspetta di più, inutile girarci attorno: non bastano più i gol (su rigore, direbbero i maligni) e alcune prestazioni da top player. Servono più continuità, rendimento, grinta, determinazione, anche serietà se vogliamo, insomma… serve il salto di qualità, anche in vista del Mondiale.

Che bella squadra il Bologna di Pioli

Giunti quasi al termine del girone d’andata del campionato di serie A, di molte squadre si è già detto di tutto e di più, nel bene e nel male: dalla Juventus nuovamente e meritatamente padrona del gioco, al Milan in ripresa sotto la guida del talento purissimo El Shaarawy, all’Inter di Strama che, come il Napoli, sul più bello stenta a fare il gran salto, fino alla consolidata Lazio e alla pimpante Fiorentina di un tecnico in grande ascesa come Montella. Poi, il vuoto, con squadre allineate tra una zona “tranquilla” e un’altra più melmosa, ma con grandi differenze.

Gilardino e Diamanti, i trascinatori del Bologna 2012/2013

Gilardino e Diamanti, i trascinatori del Bologna 2012/2013

Per questo oggi ho voglia di scrivere di una compagine poco reclamizzata ma in grado di mostrare sempre bel calcio, anche al cospetto di squadre che sulla carta le sono superiori: il Bologna.

Sì, la squadra felsinea che da diverse stagioni a questa parte, un po’ come Cagliari e Chievo non fa più notizia nella conquista di salvezze in serie piuttosto comode, quest’anno era partita con buoni propositi ma non di certo sospinta dal valore dei risultati… questo fino al recente exploit in quel di Napoli, dove gli 11 di Pioli hanno sfoderato un partitone, giustamente concluso con una notevole vittoria, coronata da spettacolo e bei gol.

Una squadra finalmente a trazione anteriore con le due punte – il rinato Gilardino, non certo vecchio ma che sembrava sul viale del tramonto dopo la precoce gloria e l’emergente Gabbiadini, invero assai poco prolifico fino alla passata stagione – più il genio e concretezza rappresentato da Diamanti e dispensato in dosi sempre maggiori, gara dopo gara.

Come Baggio, Signori e Di Vaio, infatti anche Alberto, ex grande bomber della nazionale, sta ritrovando gli antichi splendori, i gol e la personalità necessaria a caricarsi sulle spalle il peso offensivo della squadra. In difesa, il modulo varia a seconda, non tanto degli avversari, ma proprio dei vari momenti di gioco. Dai tre centrali (prima di Portanova, appena rientrato dopo squalifica, spesso e volentieri erano Antonsson, il giovane ex bianconero Sorensen e Cherubin) più due stantuffi laterali come Garics (o Motta) e Morleo alla linea classica a 4, che privilegia i due mediani in mezzo al campo e le incursioni di gente come Konè, decisivo al San Paolo con i suoi guizzi imperiosi.

In mezzo una batteria di giocatori interessanti, dal redivivo Guarente, tornato finalmente in Italia, al talentuoso Taider, appena ventenne ma che giostra da regista o da mezzapunta con la maestria di un veterano, dal roccioso ed esperto Perez al finalmente recuperato dai vari infortuni Krhin. L’ex interista, tutto polmoni e senso tattico, è uno dei miei “pallini”, sin da quando giocava (e vinceva) in un’Inter primavera, composta da gente come Super Mario Balotelli, Biabiany, Siligardi e Bolzoni.  Finalmente sembra avviato alla consacrazione.

Insomma, una gran bella realtà, capace di mettere in difficoltà chiunque con la qualità dei singoli interpreti, nel contesto di un gioco di squadra molto collaudato. Certo, il campionato è equilibrato e, se non si fanno risultati, è facile rimanere risucchiati nel fango della zona retrocessione, ma sotto le due Torri quest’anno ci sono davvero tutti i presupposti per far divertire il pubblico e conseguire ottimi risultati.

Il Pagellone della serie A – parte 1

E’ terminato il campionato di serie A e puntuale arriva il mio personale bilancio sui protagonisti di questa esaltante ma pure controversa stagione, in attesa dei verdetti relativi al calcio scommesse che potrebbero sovvertire graduatorie e punteggi.

ATALANTA

La vera rivelazione del campionato, soprattutto in merito alla pesante penalizzazione iniziale. Colantuono ha infondato sicurezza a un gruppo proveniente dalla serie cadetta ma di gran qualità. Gioco arioso, solido e razionale, sospinto da un pubblico affezionato e numeroso.

Big  DENIS – meno prolifico nel girone di ritorno ma è grazie soprattutto ai suoi gol di inizio stagione che la squadra ha colmato velocemente il gap di punti. La sua miglior stagione italiana.

Sorpresa CIGARINI – non certo una novità ma pur reduce da una negativa esperienza spagnola, Luca ha saputo rifarsi tornando a Bergamo. Giustamente premiato da Prandelli in vista degli Europei, per i quali nutre una fondata speranza di essere arruolato. Da evidenziare pure le conferme di Peluso e Consigli, e la buona stagione di Bonaventura, giovane del vivaio, Schelotto e del piccolo Maxi Moralez, all’esordio nel campionato italiano.

Delusione MASIELLO – Non può che essere Andrea Masiello, che rischia di rovinare anzitempo una carriera che sembrava ben più che promettente. Protagonista con Bonucci e Ranocchia un paio d’anni fa di una stagione monstre a Bari, è caduto nella tela del calcio scommesse e ne è ancora fortemente invischiato.

BOLOGNA

Gran merito a Pioli che ha saputo, proponendo un calcio di qualità, ottenere una comoda salvezza, andando oltre le aspettative. Squadra a tratti spettacolare, sorretta dalle individualità ma forte pure di un cambio tattico in corsa, con l’utilizzo della difesa a 3.

Big DIAMANTI – Stagione positivissima per l’estroso trequartista, che si è diviso con l’astro nascente Ramirez il compito di supportare Di Vaio in avanti. Colpi di gran classe, un giocatore ritrovato e buono pure per la Nazionale.

Sorpresa TAIDER – giovane di appena 20 anni, esordiente in serie A, mostra carattere, personalità e un abbinamento perfetto di tecnica e fisicità. Giocatore moderno già finito nel mirino della Juventus.

Delusione ACQUAFRESCA – non è ancora pienamente sbocciato in tutto il suo talento l’attaccante italo-polacco. Qualche gol ma ancora tanta personalità da acquisire, così come la giusta cattiveria sotto porta.

CAGLIARI

Stagione tribolata, pur coronata da una serena salvezza. Cambi in corsa, ripensamenti, cessioni di colonne storiche, alla fine Ficcadenti ritrova il bandolo della matassa ma per l’anno prossimo occorrerà partire da basi più solide, oltre che risolvere una volta per tutte il problema dello stadio.

Big ASTORI – non fa più notizia il difensore di scuola Milan, azzurrabile per gli Europei e sempre più sicuro in coppia con Canini. Pronto per una squadra d’alta classifica.

Sorpresa PINILLA – Attaccante pienamente affermato, sorprende tuttavia il modo in cui si inserisce alla perfezione all’interno dei meccanismi della squadra, risolvendo così un annoso problema relativo al centravanti. Se sta bene tutto l’anno è un bomber da 20 gol a stagione.

Delusione LE PUNTE – Spiace bocciare l’ intero blocco offensivo ma prima dell’arrivo del cileno Pinilla, né Larrivey (esclusa una superflua tripletta), né Thiago Ribeiro (incostante e meglio da fantasista), né un sottoutilizzato Nenè hanno saputo fare la differenza. Meglio Ibarbo, anche se appare ancora tatticamente da registrare.

CATANIA

A lunghi tratti la terza miglior squadra per gioco espresso, dopo Juventus e Udinese. Montella, pronto per grandi palcoscenici, è ambito da molti prestigiosi club. Forse si chiude un ciclo, considerando la partenza del direttore Lo Monaco, autentico talent scout della squadra.

Big LODI – arrivato tardi al calcio che conta, considerando le grandi qualità che possiede, mostra finalmente tutto il suo repertorio fatto di gol a effetto (specie su punizione, dove ormai non è secondo a nessuno), rifiniture, ottima regia. Un giocatore da grandi palcoscenici, visto che ha raggiunto la piena maturità e una certa consapevolezza dei propri mezzi.

Sorpresa MARCHESE – Ripescato dopo un paio di anni di oblio, approfitta dell’infortunio del titolare Capuano e non esce più dall’undici titolare. Ottimo in fase di propulsione, efficace in difesa e pure goleador quando occorre. Ritrovato. Conferme da parte di Bergessio e Gomez, stupiscono i colpi di Barrientos (finalmente al top della forma) e la condizione di Legrottaglie, autentico leader difensivo.

Delusione SUAZO – Sembra quasi un ex giocatore, lui che per un decennio e oltre ha deliziato i tifosi italiani con le sue corse a perdifiato e i numerosi gol.

CESENA

Clamorosa retrocessione, specie se la rapportiamo alle tante attese suscitate da un calcio mercato coi botti, che facevano indicare proprio nella squadra romagnola la rivelazione di agosto, pronta per il salto di qualità. Invece è stata tutta una corsa in salita, nonostante i progressi visti con Beretta, da cui sarebbe saggio ripartire.

Big PAROLO – Stagione difficile la sua, dopo le ottime premesse dell’anno scorso. Eppure conferma le buone impressioni passate, inserito in un contesto non certo facile. Ha perso il treno per gli Europei ma merita una nuova chance.

Sorpresa I TANTI GIOVANI – Seppur mandati allo sbaraglio, non hanno perso la bussola e rappresentano anzi il miglior investimento per il futuro: alludo in particolare a Tommaso Arrigoni (centrocampista classe ’94!), nipote dell’ex mister Daniele e all’agile punta italo-svizzera Rennella.

Delusione I TANTI “NOMI” ACCLAMATI ALLA VIGILIA – Purtroppo, chi per un motivo, chi per un altro, i vari Mutu, pur autore di alcuni pregevoli gol, Iaquinta, Santana e, soprattutto Martinez, involuto paurosamente dopo il flop juventino dell’anno scorso, hanno toppato in pieno la missione di far gol.

CHIEVO

Torna Di Carlo, si succedono i tecnici e si confermano come sempre i risultati. Salvezza mai così sicura e “semplice”, gioco meno arioso forse dell’anno scorso ma spesso efficace. Non fa più notizia ma i numeri dicono che qualche studio in più su questo “fenomeno” andrebbe svolto.

Big ACERBI – Sbocciato solo nel girone di ritorno, ha fornito prove sontuose fino a far “litigare” in chiave di calciomercato Milan (favorito) e Juventus. Tecnica, tenacia, concretezza, forza fisica e visione di gioco: è nato un grande difensore, dopo l’ottima stagione scorsa alla Reggina.

Sorpresa BRADLEY – Un americano tutto d’un pezzo, incontrista dai piedi buoni, solido e veloce di piedi, ha giocato da veterano.

Delusione PALOSCHI – Forse ci si aspettava qualcosa in più dall’ex enfant prodige del Milan, che non fa mai mancare il suo impegno, al servizio del “vecchio” Pellissier ma del quale si contano pochi gol a conti fatti.

FIORENTINA

Stagione nata male, all’insegna del “precariato” e di un mercato votato al basso profilo, si rischia addirittura la retrocessione ma le basi per ripartire sembrano esserci eccome. Da dimenticare l’episodio shock tra Delio Rossi e il giovane serbo Lijajc.

Big JOVETIC – In una stagione pessima, brilla lucente la stella del montenegrino, tuttavia ancora troppo spesso colpito da infortuni che potrebbero precluderne l’ascesa ai massimi livelli. Per il resto ha già fatto vedere di cosa è capace, tra gol (14), serpentine, dribbling e capacità di leadership. Sembra il primo Baggio, ma diciamolo ancora sottovoce.

Sorpresa – NASTASIC – appena diciottenne sfodera buone prestazione. Non sarà ai livelli di Vidic, al quale viene da sempre accostato ma mostra grinta, carattere e maturità.

Delusione  CERCI – con le qualità che si ritrova, e che gli sono riconosciute sin da ragazzo delle giovanili romaniste, dovrebbe stare fisso in Nazionale. Invece, pur avendo iniziato bene, sull’onda del finale del campionato scorso, si perde tra litigi, incomprensioni, scarso feeling con il mister Rossi e voci di “bella vita”. Alessio, dipende tutto da te! Non buttare via il tuo talento.

GENOA

Tribolatissima stagione rossoblu, salvata in extremis grazie all’appannamento improvviso del Lecce. Preziosi, appassionato presidente, dovrà riflettere per bene e magari costruire una squadra con maggior equilibrio.

Big PALACIO – l’ Inter si sarà maledetta per non averlo acquistato ad inizio stagione su suggerimento di Gasperini. Mai così prolifico, l’argentino dal caratteristico codino è una vera freccia sulla fascia e spietato in zona gol. In grado di segnare in tutti i modi possibili. In una stagione soffertissima merita un plauso anche il capitano Rossi, mai domo e sempre in grado di metterci la faccia.

Sorpresa BELLUSCHI – uno dei pochi volti nuovi a salvarsi, si inserisce bene, con umiltà. Spazia da interno a ala, lui spesso in patria paragonato a Camoranesi. Vale la pena rivederlo per una stagione intera.

Delusione I TROPPI STRANIERI SBAGLIATI – un elenco purtroppo lungo quello dei giocatori esteri portati come incognite e rivelatisi alla fine ben poco adatti al calcio italiano, dalla punta Pratto al laterale Birsa, dall’acerbo Jorquera (che pure possiede ottimi colpi in regia) al desaparecido Ze Eduardo. Allargando il cerchio, appare in forte declino la stella di Gilardino e svalutati Constant e Kucka, sui quali è tuttavia doveroso provare a ridare fiducia.

 

INTER

La vera delusione del campionato, le cui difficoltà paiono evidenti sin dalla brevissima gestione Gasperini, parso quasi subito inviso all’ambiente. Ranieri sistema qua e là fino al clamoroso tracollo; il giovane Stramaccioni punta sull’orgoglio e per un soffio non riacciuffa un posto in Champions che a quel punto francamente sarebbe stato eccessivo. Meglio ripartire con umiltà, mettendo in soffitta la gloria degli anni recenti.

Big MILITO – Dopo un inizio difficile, che sembrava confermare i passi indietro dell’anno scorso, rinasce nel girone di ritorno, segnando a ripetizione, come ai tempi del Triplete. Un esempio di forte attaccamento ai colori nerazzurri.

Sorpresa POLI e OBI – I due giovani nel momento del bisogno dimostrano di essere “da Inter”: danno una bella rinfrescata a una mediana in forte crisi e crescono in personalità. Da tenere, anche se si teme che possano divenire oggetto di scambio per arrivare a un top player, come va di moda dire oggi.

Delusione LA VECCHIA GUARDIA a pancia piena – Salviamo assolutamente capitan Zanetti, inesauribile cursore e abile in ogni zona del campo, viene meno invece l’apporto di gente come Cambiasso, Lucio, Snejider e Stankovic. Male Pazzini, intristito e poco presente in zona gol e mezzo flop Zarate, salvato in extremis dal coraggioso Stramaccioni.

JUVENTUS

Stagione incredibile, coronata da un inaspettato quanto meritatissimo scudetto. Pochi immaginavano una Juve così competitiva per tutta la stagione. Egregio Conte nell’assemblare, modificare, plasmare una squadra giovane ma pure esperta, perfettamente amalgamata tra Big e ottimi giocatori in cerca del sigillo vincente (Vucinic, Liechtsteiner, Pepe). Un grande gruppo, da puntellare in vista della Champions. Tornato su livelli di eccellenza Buffon e addio magico da parte del Capitano Alex Del Piero.

Big PIRLO– Difficile scegliere nel contesto di una stagione fantastica dei bianconeri. Premio Pirlo, il cui modo di interpretare il ruolo datogli da Conte ha letteralmente inventato il gioco della Juventus. Ancora uno dei migliori registi del mondo.

Sorpresa BONUCCI – In mezzo a conferme come quelle di Barzagli e Chiellini e alla crescita esponenziale di Marchisio e Vidal, è giusto sottolineare come, soprattutto dopo il passaggio alla difesa a 3, abbia spesso giganteggiato il difensore ex Bari che ha saputo giocare in sicurezza, forte di doti tecniche superiori alla media, ben protetto dai compagni di reparto.

Delusione ELIA e KRASIC – In un contesto in cui tutti hanno reso al meglio delle loro possibilità, i mugugni vengono dalle fasce, con il biondo Krasic lontano parente della promettente freccia vista all’opera l’anno scorso e l’olandese autentico flop, non solo della Juventus, ma di tutto il campionato. Impacciato, dribblomane improbabile, superficiale negli approcci alle partite. Da rispedire al mittente.