Calciomercato all’insegna dei giovani talenti nostrani. Era ora! Accanto a nomi di respiro internazionale, a infiammare i nostri club sono soprattutto i giovani italiani

Il calciomercato sembra già entrato nel pieno del vivo, nonostante in fondo non sia ancora iniziato il mese di luglio. Un mercato che, accanto a nomi più o meno altisonanti – o fuori dalla portata dei nostri club da un paio d’anni a questa parte – sta virando finalmente verso il Made in Italy, più volte auspicato in questo mio spazio.

Se può lasciare scettici molti appassionati questo improvviso esborso massiccio da parte delle squadre italiane, che potrebbe sottintendere una rinnovata voglia di tornare competitivi in tempi brevi, sull’onda lunga della Juventus finalista di Champions, questo è dovuto soprattutto al fatto che non si sa bene da dove provengano in effetti questi soldi.

Che le proprietà di Inter, Milan, Roma, Sampdoria, Fiorentina, Napoli… stiano spendendo o abbiano avanzate trattative in corso è sotto gli occhi di tutti ma al di là di nuovi investitori, pare che sia più un’esigenza, un segnale forte da parte di queste di voler tornare a essere protagoniste, non solo comprimarie all’inseguimento di una Juve dai connotati sempre più internazionali. Entrare a gamba tesa sul mercato suona come un avvertimento di voler ridurre quanto prima il gap tecnico, oltre a far ritrovare entusiasmo.

E’ interessante però notare come siano i talenti nostrani a farla da padrone, con lo sbocciare di una gold generation, quella dei ’91 e ’92 che,  se ha lasciato sul campo internazionale in fatto di trofei poca roba, da sempre per molti addetti ai lavori rappresenta una nidiata di grande avvenire. 

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Bertolacci  dal Genoa (via Roma, cui era rientrato al termine della stagione della consacrazione, con tanto di felice esordio azzurro) al Milan, pagato giusto una ventina di euro, è il caso finora più eclatante, simbolo della ricostruzione del glorioso club che avrà come prossima guida il sergente Mihajlovic, che ha caldeggiato il suo acquisto sin dal primo giorno in cui si era insidiato in via Aldo Rossi.

Ma solo sei mesi fa Gabbiadini sempre del ’91, un altro svezzato dal tecnico serbo quando stava alla Sampdoria, era stato acquistato dal Napoli, dove ebbe poche possibilità di duettare col coetaneo Insigne, complice il serio infortunio di quest’ultimo. Al Napoli (ma lo vuole pure la Juventus) potrebbe approdare un altro gran fantasista del ’91, quel Riccardo Saponara frettolosamente bocciato dai rossoneri, dove forse era giunto nel momento sbagliato. Lì ritroverebbe il tecnico Sarri e pure il regista Valdifiori con il quale ha alzato clamorosamente le quotazioni dell’Empoli, reduce da una splendida salvezza all’insegna di un calcio spettacolare, coraggioso e propositivo.

Zaza, stessa età, potrebbe finalmente giocarsi le sue carte in bianconero, dopo aver dimostrato nel Sassuolo, in coppia con l’altro golden boy Berardi (di tre anni più giovani e destinato ancora ai neroverdi prima di approdare anch’egli alla Juventus) di essere una certezza ormai, non più un prospetto. E’ nelle grazie di Conte per la complicata ricostruzione della Nazionale e, seppur fra alti e bassi, sta dimostrando di valere la maglia azzurra.

Presto potrebbe tornare protagonista anche l’italo brasiliano Jorginho, se dovesse passare al Torino. I mezzi tecnici di cui dispone sono enormi e in una piazza come quella granata avrebbe la possibilità di mostrare quella maestria da gran regista con cui si era affermato nell’Hellas Verona.

Nel Verona ha spopolato Jacopo Sala, tuttofare della mediana, impostato da Mandorlini come terzino destro, ruolo che a mio avviso va a spersonalizzarlo un po’ troppo, laddove l’ex Chelsea ha invece palesato grandi numeri a sostegno delle punte o in appoggio ai centrocampisti. Come ha ammesso più volte la dirigenza gialloblu è destinato a una grande squadra.

Scendendo d’età stiamo riscontrando un alto gradimento nei confronti di molti azzurrini, sebbene siano stati eliminati precocemente dall’Europeo under 21 in corso (sul come è avvenuto non mi pronuncio, consoliamoci però vedendo che a contendersi la finalissima saranno le due squadre che avevamo nel girone e che guarda caso col loro pareggio hanno sancito la nostra eliminazione).

Il centrocampista classe ’92 dai piedi buoni Baselli (da tempo immemore nei radar milanisti), invero in ombra in Rep.Ceca dove ha perso il posto da titolare in favore di Cataldi, è vicinissimo alla Fiorentina del neo tecnico Paulo Sousa, così come il terzino cresciuto nella Roma Sabelli. Fiorentina che sta cercando di strappare al Monaco, puntando sulla forza di un nuovo e stimolante progetto, il centravanti Destro, che a dispetto delle tante esperienze maturate, fa anche lui parte della classe di ferro 1991.

A proposito di terzini, il migliore visto agli Europei, è proprio il nostro Zappacosta, già molto positivo al primo anno di A con l’Atalanta, dove ha completato l’iter di crescita iniziato l’anno prima ad Avellino. Su di lui non solo il Napoli ma anche sirene di club europei.

Viviani, anch’egli prodotto del vincente vivaio giallorosso, è stato acquistato dal Palermo e finalmente potrà cimentarsi in serie A dopo il lungo apprendistato in cadetteria. Il già citato Cataldi è saldissimo nella sua Lazio, dove gioca già col piglio del veterano, nonostante sia un ’94. Rugani, suo coetaneo, è già uno dei migliori difensori della serie A assieme al più giovane Romagnoli (già prontissimo per giocare titolare nella Roma dov’era cresciuto) e a mio avviso dovrebbe rimanere in forza alla Juve che ne detiene il cartellino. Benassi, tra i più in mostra in Nazionale giovanile, era già emerso in serie A col Torino, e ora il suo cartellino a metà con l’Inter è stato acquisito in toto dai granata. Se i nerazzurri abbiano fatto o meno un errore tecnico lo stabilirà il tempo ma ho il forte sensore di sì!

Fari puntati sono anche su altri giocatori cresciuti nelle nostre “cantere” e mi pare di dire che non è mai troppo tardi se alla fine si ottengono dei risultati concreti. Non sarà questo a risolvere subito i mali del nostro sistema calcio ma può e deve essere una base su cui poggiare il proprio futuro, come hanno fatto nella vicina Germania all’incirca una decina d’anni fa. Mi pare che i frutti nel loro caso siano stati colti eccome!

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Come Conte ti può cambiare la Nazionale in due partite. Italia convincente grazie agli uomini nuovi come Zaza. E occhio ai fulgidi talenti dell’Under 21

Buona prova ieri della nostra nazionale maggiore, in quella che è stata la prima ufficiale del neo tecnico Conte, dopo le buone premesse dimostrate contro una quotata Olanda. Chiaramente la Norvegia non era un avversario così ostico ma quante volte si sono in realtà nascoste insidie in gare di questo genere? E’ piaciuto l’approccio dei nostri, il fatto che giocassero quasi alla morte su ogni palla, come da tempo (diciamolo pure, dal primo Lippi) non si assisteva in incontri di questa levatura (per non dire delle fiacchissime e soporifere amichevoli). Insomma, il tecnico salentino può piacere o no, stare antipatico ai più (compreso a me, non ne faccio mistero) ma i risultati ottenuti sinora – Europa a parte – stanno lì a confermare la bontà del suo operato.

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Sembra che gli azzurri abbiano capito che di occasioni vere per entrare nelle sue grazie ce ne saranno poche, e che bisognerà sudarsi la chiamata e la conferma. Per questo gente come Immobile, Zaza – gran protagonista ieri ma campioncino in erba da tempo – ma anche Florenzi o Darmian hanno dato il massimo. Conte ha fatto intendere di voler puntare su un gruppo con determinate caratteristiche tecniche e agonistiche, piano perfetto per califfi come De Rossi o Bonucci, sin troppo appannati nella sciagurata avventura brasiliana. Se poi un po’ per volta farà integrare sempre più i vari De Sciglio, Poli, El Shaarawy (il trio milanista avrà grandi chances quest’anno con Inzaghi) ma anche talenti come Insigne, Verratti, Santon, Destro, ecco che forse la situazione sarà meno grigia di come realisticamente sembrava anche solo un paio di mesi fa. La difesa poi appare solidissima in gente come Buffon e Astori e nella ritrovata coppia Bonucci – Ranocchia, finalmente ricomposta dopo i fasti di Bari, una cerniera centrale che da due stagioni a questa parte a ogni sessione di mercato il tecnico azzurro avrebbe voluto rivedere insieme in maglia bianconera.

E la cosa più interessante è che, dopo la paura contro la Serbia, pure l’Under 21 di Di Biagio ha dimostrato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quanta benzina verde in realtà vi sia nel serbatoio della Nazionale italiana. Exploit fantastico nelle proporzioni contro Cipro (7 a 1) a parte, ciò che è piaciuto è stato anche qui vedere lo spirito, la motivazione, la determinazione con cui i nostri hanno affrontato le due gare decisive. Il resto l’ha fatto il talento, quello puro, naturale che sgorga dai piedi di gente come l’acclamato Berardi, finalmente uomo più anche in Under, il possente Belotti (speriamo che a Palermo trovi spazio), il geometrico Sturaro, il folletto Battocchio – impantanato in B dopo due anni al Watford, lui che è di proprietà dell’Udinese di Pozzo – lo scattante Zappacosta, già pienamente a suo agio alla sua prima in A con l’Atalanta, i sicuri Antei e Rugani e il tecnico Bernardeschi (con Rossi fuori, magari Montella puntasse sul suo estro e sulla sua efficacia in zona gol). Tanta carne al fuoco ma il punto è sempre quello: questi ragazzi devono giocare. Punto. Le qualità le hanno, non possono perdere anni e anni facendo una gavetta infinita e a conti fatti, il più delle volte deleteria.

 

Big alla caccia di talenti: è la volta di Baselli e Busellato, cuore e polmoni del Cittadella

Sembra davvero che questa stagione 2012/13 sia quella dell’ “anno zero” del calcio italiano, col lancio definitivo di tanti giovani. Un po’ per necessità, certo, ma soprattutto perchè finalmente si vuole provare ad allinearsi ai traguardi di altre nazioni che si autoalimentano con i loro floridi vivai, anche da noi sembra che gli addetti ai lavori, gli allenatori o i dirigenti abbiano compreso quanto sia più soddisfacente lanciare nei loro organici i ragazzi più talentuosi. Stop all’esotico, così come ai “fenomeni da cassetta”, ci si sta affidando ora a recuperare quella che in fondo era stata una nostra peculiarità, almeno fino all’avvento degli sponsor e del boom del campionato nostrano, negli ’80/’90, quando i campioni veri di tutte le nazioni venivano da noi, altro che Premier o Liga.

Innegabile che la scia lunga dei vari El Shaarawy (per molti il miglior giocatore di tutto il torneo), Insigne, Saponara o Destro abbia lasciato solchi profondi nell’immaginario, prima di tutto dei tifosi, ma da qualche settimana è vera caccia ai migliori talenti, con le big che duellano per accaparrarsi i migliori, quelli già pronti. D’altronde, forse all’Inter – per fare un esempio – si saranno accorti che, senza acquistare l’impalpabile Ricky Alvarez, potevano curare meglio il prodigio di casa, quel Siligardi che sta facendo faville a Livorno.  Per un Juan Jesus che trovi (lui sì potenziale campione) puoi anche andare incontro a forti delusioni, affidandoti a giocatori tutti da testare alla prova del campo. Forse Faraoni era peggio di Jonathan? Per fortuna dagli errori si impara e almeno la generazione dei vari Benassi (positivo esordio da titolare nella mediana), Sala (figlio d’arte, un ottimo regista emigrato ora al centro della difesa), Bandini o Longo sembra potersi quanto meno giocare le proprie chance in prima squadra.

In serie B in particolare stanno emergendo e stanno ormai sui taccuini di molti osservatori, alcuni tra i migliori giocatori di prospettiva. E’ notizia recente comunque che ci sia quasi un’asta in corso tra le due milanesi per assicurarsi le prestazioni del giovane regista (classe ’92) del Cittadella Daniele Baselli.

Daniele Baselli, gran regista del Cittadella: su di lui hanno puntato gli occhi Milan e Inter

Daniele Baselli, gran regista del Cittadella: su di lui hanno puntato gli occhi Milan e Inter

A metà con l’Atalanta, il centrocampista centrale che già l’anno scorso aveva ben debuttato in B, è ormai un punto fermo della squadra di Foscarini che ne apprezza la qualità e la personalità. Più che Pirlo, mi ricorda un po’ lo sfortunato Gionata Mingozzi, astro nascente del Perugia stroncato precocemente in un terribile incidente stradale. Baselli  gioca come un veterano, a testa alta, non lesinando corsa e abnegazione. Un play moderno, insomma, che sta trovando il giusto spazio anche in Under 21 che pullula di bravi centrocampisti centrali, su tutti l’ex pescarese Verratti.

Compagno di reparto nel Cittadella e di un anno più giovane è Massimiliano Busellato, enfant du pays. Assolutamente complementare a Baselli, è addirittura più “esperto” se vogliamo, visto che già dalla seconda parte della stagione precedente, ha conquistato una maglia da titolare a suon di prestazioni convincenti. Veloce, grintoso e sempre in movimento, è il classico mediano che aiuta i compagni in ogni zona del campo, cavandosela discretamente anche con i piedi. Non propriamente un Gattuso, insomma, piuttosto – fatte le debite proporzioni – un De Rossi più mobile.

Massimiliano Busellato, a nemmeno 20 anni, sta disputando il suo secondo campionato da titolare

Massimiliano Busellato, a nemmeno 20 anni, sta disputando il suo secondo campionato da titolare

Anche grazie a loro il “piccolo” Cittadella sta riuscendo nell’impresa di trascorrere un’altra stagione – l’ennesima cadetta – all’insegna della piena tranquillità… anzi, con un pizzico di fortuna, chissà che il sogno play off, finora solo accarezzato, non possa divenire una splendida realtà.

Il Pagellone della serie A – parte 2

LAZIO

Sempre in lotta con l’Udinese per il terzo posto, e poi risucchiata da Napoli e Inter, paga caro i tantissimi infortuni che l’hanno falcidiata nei momenti chiave del campionato. Dissidi tra Reja e Lotito a parte, il connubio se ripristinato può dare ancora grandi frutti.

Big KLOSE – Che impatto con la serie A per l’esperto fromboliere tedesco di origine polacche. A 34 anni non ha ancora smesso di segnare, mostrando una tenuta atletica invidiabile.

Sorpresa LULIC – presentato come l’erede di Kolarov, è forse ancora meglio nella sua capacità di giostrare in più ruoli lungo la corsia mancina. Efficace in fase di spinta, sostiene il fronte offensivo e trova gol con una certa frequenza. Non ha fatto rimpiangere Mauri, a lungo assente per infortunio. In forte ascesa il giovane Diakitè, una sicurezza Marchetti, finalmente riconsegnato al calcio giocato dopo le incomprensioni di Cagliari.

Delusione DIAS – il gigante brasiliano incappa in una stagione-no, vittima spesso di un esagerato e incontrollato nervosismo che gli causa espulsioni e svarioni. Deve ritrovare serenità.

LECCE

Partita ad handicap, troppo timorosa e inesperta, con l’arrivo di Cosmi la squadra salentina ha ripreso vigore, tornando clamorosamente in pista per un’insperata salvezza, trascinata dai giovani Muriel e Cuadrado e dai veterani Di Michele, Giacomazzi e Delvecchio. Arriva allo sprint finale in chiaro debito d’ossigeno e saluta la A.

Big MURIEL – a soli 21 anni è spesso lui da solo a tenere vive le speranze salvezza. Velocissimo,quasi imprendibile, ricorda a ragione Ronaldo, il Fenomeno, e non solo fisicamente. Più concreto nel girone di ritorno, se affina meglio la mira, può diventare il crack della prossima stagione, visto che lui in serie A ci rimarrà.

Sorpresa CUADRADO e BRIVIO –  i due laterali designati a coprire tutta la fascia di competenza, calano appena nel finale, al cospetto di una stagione davvero sopra le righe. Il colombiano segna pure gol da cineteca, da timido terzino si ricicla formidabile cursore, quando non fantasista. Brivio, invece, da anni considerato una promessa, tira fuori gli artigli e, dopo la cessione di Mesbah al Milan, gioca col piglio dei veterani, prendendosi pure responsabilità (come nei calci di punizione, in cui appare spietato)

Delusione ODDO – Sembrava essersi rigenerato, abile sia da terzino che da difensore con la sua preziosa esperienza ad alti livelli, invece nel momento clou della stagione scompare per dissidi con l’allenatore e lascia i compagni di reparto in grave difficoltà. Male anche il portiere brasiliano Julio Sergio, che ha perso il posto in favore del più volenteroso Benassi.

MILAN

Allegri non è riuscito in uno storico bis ma a lungo ha duellato con la Juventus, con la quale ha recriminato per un gol fantasma di Muntari non assegnato nello scontro diretto contro i bianconeri. Troppi infortuni, rosa corta e composta da vecchi gladiatori al passo d’addio. Bene El Sharaawy, nome nuovo del calcio italiano, ritrovato Cassano dopo la grande paura per motivi di salute e scelte spesso vincenti della dirigenza. Ma per l’anno prossimo sarà dura avvicendare così tanti campioni che se ne vanno (Inzaghi, Gattuso, Seedorf, Nesta, Zambrotta, Van Bommel, Flamini).

Big IBRAHIMOVIC – Quasi da solo tiene accese fino all’ultimo le speranze di rimonta scudetto. Mai così implacabile sotto porta, nemmeno ai tempi dell’Inter, è un leader naturale, esempio per tutti. Deve ancora limare delle defaillance caratteriali, che lo portano spesso a “scontrarsi” con gli arbitri.

Sorpresa NOCERINO e MUNTARI – Il primo è la vera rivelazione, riuscito a imporsi in una “grande” con il piglio del “grande”. Solido, tecnico, efficace in zona gol come non mai, non ha fatto rimpiangere Gattuso, di cui sembra l’erede designato più credibile; il secondo è l’ennesimo regalo dei cugini nerazzurri, rigeneratosi dalla cura Allegri che lo conosce dai lontani tempi di Udine.

Delusione AQUILANI – Spiace ammetterlo ma l’ex centrocampista della Roma da ormai 3 anni non imbrocca una stagione all’altezza della sua fama. Anche quest’anno parte titolare, poi si ferma per il “solito” infortunio e difficilmente il Milan lo riscatterà.

NAPOLI

A lungo sospesa tra campionato e Champions, la squadra azzurra sembra concentrare maggiormente le energie sulla competizione europea, dove sfodera prestazioni all’altezza. La rosa sembra troppa corta e alcuni ricambi non all’altezza dei titolari. Ma la squadra c’è, e Mazzarri si conferma allenatore di caratura internazionale.

Big I TRE TENORI – Probabilmente il calcio mercato estivo priverà Napoli di uno dei suoi big, andando così a inficiare terribilmente sul rendimento generale della squadra, visto il sostanzioso apporto dato da Lavezzi, Cavani e Hamsik in questa stagione, specie in Europa. De Laurentiis e i dirigenti dovranno dimostrarsi loro dei big nel trovare il sostituto di chi partirà.

Sorpresa ZUNIGA – ormai pienamente a suo agio sia come vice Maggio ma più propriamente come uomo a tutto campo, spesso e volentieri preferito a Dossena sulla fascia sinistra. Affidabile e sempre sul pezzo.

Delusione INLER – Parte bene, assicura sostanza e geometria ma sulla lunga distanza dimostra di non essersi integrato perfettamente con l’ambiente, così diverso da quello udinese che l’ha visto protagonista per tanti anni. Si limita al compitino, raramente si sente la sua impronta sulla squadra.

NOVARA

Sorretta da un entusiasmo tangibile per il ritorno atteso decenni in serie A, fatica non poco a trovare il passo giusto. Con il passare dei turni di campionato, palesa difficoltà e limiti. La società sana consente ulteriori nuovi progetti di risalita.

Big RIGONI – arrivato in serie A in clamoroso ritardo, l’ex “nuovo Del Piero” confeziona una stagione incredibile, ricca di gol, sostanza, giocate al servizio di una squadra spesso in difficoltà. Non è mai troppo tardi per arrivare a una big e lui ne avrebbe tutti i meriti.

Sorpresa PESCE – Nulla di trascendentale, ma l’ex ascolano riesce a garantire sostanza, massimo impegno e cuore alle manovre piemontesi. Merita attenzione.

Delusione PRIMA LINEA – Purtroppo tutta la girandola di attaccanti provati da inizio stagione non ha giovato ai fini del risultato. Né Meggiorini e Granoche, fortissimi in B, né l’emergente Morimoto, né tanto meno l’airone Caracciolo hanno fatto la differenza, se escludiamo il bell’exploit di San Siro contro l’Inter.

PALERMO

Che brutto campionato! Si poteva continuare tranquillamente con il giovanissimo tecnico Mangia. Avrebbe forse fatto peggio di Mutti, con tutto il rispetto? Squadra senza identità, impoverita clamorosamente sul mercato, scialba e capace di sbalzi improvvisi, nel bene e nel male. Ahi ahi, Zamparini!

Big MICCOLI – il bomber salentino non tradisce mai, arrivando a vette di rendimento e di gol. Autentico trascinatore, giocassero tutti seguendo il suo esempio il Palermo rasenterebbe la zona Champions.

Sorpresa ACQUAH giovane a cui spesso si è chiesto un grande sacrificio in più ruoli, appena ventenne ha dimostrato grande carattere; bene anche il regista Donati, l’esperto Migliaccio e il valido Balzaretti ma i flop sopravanzano di molto i meritevoli di lodi.

Delusioni BACINOVIC e ILICIC molti dovrebbero finire dietro la lavagna ma a deludere maggiormente sono le rivelazioni slovene dell’anno precedente. Le loro qualità non possono essere scomparse d’improvviso ma chiaro, una caduta simile di rendimento pone quesiti importanti sulla loro efficienza.

PARMA

L’evoluzione dei ducali nel girone di ritorno ha dell’incredibile! 56 punti complessivi sono un traguardo insperato alla vigilia, con Donadoni in grado di dare un’identità precisa alla squadra. Bisogna ripartire da qui.

Big GIOVINCO – finalmente su livelli di eccellenza, come il suo fulgido talento reclamava da tempo. Goleador, assist-man, uomo squadra, spesso decisivo, dovrà guidare lui l’attacco azzurro agli Europei.

Sorpresa – BIABIANY dopo le incertezze dell’anno scorso, speso tra la casa madre Inter e la retrocessa Samp, si rigenera tornando a Parma, dove Donadoni lo imposta con successo come laterale destro “tout-court”. Una saetta sulla fascia, il più veloce atleta della serie A. Bene pure i registi Musacci e Valdes, due scommesse del tecnico, il primo in pratica esordiente in A dopo le buone prove empolesi, il secondo habituè del calcio italiano ma mai pienamente compiuto in un ruolo il più delle volte ibrido.

Delusione PELLE’ – A lungo aspettato, alla fine scende di categoria a Genova, sponda blucerchiata dove è certamente più a suo agio.

ROMA

Mi spiace ammetterlo ma Luis Enrique ha fatto flop. Un progetto propriamente detto abbisogna di tempo per svilupparsi ma il problema è che dalla prima all’ultima giornata non si sono visti miglioramenti. I pregi e i difetti del tecnico spagnolo si equivalgono e così pure l’altalena delle prestazioni, caratterizzate da buone capacità offensive e scarse attitudine difensive.

Big BORINI Fino all’infortunio che poi lo condiziona sino al termine della stagione, è il vero “uomo nuovo” del calcio italiano, tanto da indurre Prandelli a farlo esordire precocemente in Nazionale. Attaccante puro, vede la porta come pochi, gioca da veterano, un mix tra il migliore Inzaghi e Chiesa, per la rapidità di esecuzione e la freddezza sotto rete.

Sorpresa PJANIC – classe ’90, meno reclamizzato degli altri giovani gioielli Bojan e Lamela, comunque tutto sommato positivi, stupisce per la capacità di adattamento al calcio italiano e in particolare per la facilità con cui interpreta più ruoli a centrocampo.

Delusione KJAER – Lui, ma non solo: tutta la difesa viene facilmente traforata in più occasioni. Ma dal centrale danese, visto all’opera a Palermo e passato poi al Worlsburg a suon di milioni ci si aspettava il decisivo salto di qualità.

SIENA

Sannino all’esordio in A si dimostra razionale, ma pure coraggioso nell’affidare le chiavi della squadra ai suoi talenti più fulgidi, come ad esempio Calaiò, molto prolifico fino all’infortunio. In grado di cambiare modulo, lui considerato un estimatore del 4-4-2 non ha mai perso la bussola, arrivando a conquistare una comoda salvezza, condita da ottime prestazioni all’insegna del collettivo.

Big DESTRO – Bello e confortante, dopo Borini, poter premiare un altro talento in grande ascesa del calcio italiano. Giocatore vero, attaccante di qualità, potenza, molto vivace, creativo e ricco di personalità. E’ nata una stella!

Sorpresa BRIENZA – A 33 anni suonati, e con poca esperienza nella massima serie, mantiene un elevato rendimento per tutto l’arco della stagione, spesso decisivo con i suoi guizzi sulle fasce, i suoi gol mai banali e la sua qualità al servizio della squadra. Ottimo pure il difensore centrale Rossettini, una roccia,  il forte laterale Giorgi, positivo innesto di gennaio e il portiere Pegolo, finalmente protagonista in A, che si è fatto trovare pronto dopo l’infortunio del titolare Brkic.

Delusione REGINALDO – Nell’ambito di un campionato estremamente positivo, gioca poco l’esperto brasiliano, ottimo invece nella precedente stagione quando sulla fascia fu spesso risolutivo ai fini della promozione in serie A.

UDINESE

Dopo aver ceduto i pezzi da novanta durante l’estate (Sanchez, Inler, Zapata) ben pochi si aspettavano una ripetizione della straordinaria stagione scorsa. Invece Guidolin ha fatto il bis, lanciando nuovi giocatori (Basta, Danilo, Pereyra, Fabbrini) e ottenendo dai soliti noti (l’implacabile Di Natale, i guerrieri Pinzi e Domizzi e i super talenti Armero e Asamoah) prestazioni sempre convincenti.

Big DI NATALE che aggiungere su un giocatore in grado di segnare ben 80 reti in tre stagioni dopo aver superato abbondantemente la trentina? Straordinario! Segna gol fantastici, è un autentico leader, “deve” andare a giocarsi l’Europeo.

Sorpresa BASTA sempre continuo nel rendimento, poco spettacolare ma tremendamente efficace sulla fascia destra dove si ritrova a duettare a meraviglia prima con il fenomenale Isla, poi bloccato dal grave infortunio, e poi con l’emergente Pereyra. Ara la fascia per tutti i 90 minuti, un vero maratoneta, ricorda l’ex azzurro Mussi.

Delusione FLORO FLORES – dopo l’ottima prova genoana dell’anno scorso, era lecito credere che l’attaccante partenopeo potesse fare il botto in coppia con Di Natale. Guidolin ha optato spesso per un modulo a una punta e lui ha sofferto. Dopo alcune buone prove iniziali si è smarrito in panchina anche il giovane romeno Torje, troppo presto acclamato come l’erede del Nino Maravilla.

dossier migliori giocatori italiani

DOSSIER GIOVANI CALCIATORI ITALIANI

Si fa un gran parlare negli ultimi anni di rilancio del calcio italiano mediante la valorizzazione dei nostri giovani. Peccato che alle parole non corrispondano poi i fatti. Qualche spiraglio di possibilità sembra essersi aperto proprio nella stagione in corso, ma restiamo lontanissimi da casi geograficamente vicini come quelli della Liga o della Bundesliga. La Premier League fa storia a sé, perché in pratica rappresenta il torneo attualmente più ricco di qualità e investimenti, un po’ come successo per tutti gli anni ’80 e ’90 per la nostra serie A. In un contesto del genere è assimilabile il fatto che non ci si ponga il problema dei giovani, dal momento in cui tutti i più grandi campioni vi giocano in quel campionato. Ma è evidente che da una decina d’anni a questa parte per la massima serie italiana non sia più così e poco importa, ai fini statistici, che abbiamo vinto un Mondiale appena 5 anni fa, sarebbe giunto il momento di svoltare, provando a creare un vero movimento, come accaduto minuziosamente appunto in terra tedesca.

UN FATTORE FISIOLOGICO

Alla resa dei conti, è importante constatare un fatto divenuto ovvio riguardo il nostro calcio: in media un calciatore professionista raggiunge il suo apogeo calcistico (ad eccezione dei fuoriclasse come Del Piero, Totti o Buffon, la cui definizione già prevarica le ristrettezze di categorie come l’età o la provenienza calcistica e/o geografica) tra i 25 e i 28 anni. Ciò certifica che fisiologicamente la maturazione dei nostri atleti è tardiva rispetto a colleghi tedeschi, francesi o spagnoli. Una questione di mentalità tutta italiana che, se da una parte aiuta a forgiare il carattere del giovane virgulto, “costringendolo” a una dura gavetta, specie negli infuocati campi di terza categoria, dall’altra rischia di minarne la fiducia nei propri mezzi, l’esuberanza tipica della gioventù, la sfrontatezza se vogliamo (escludiamo casi come quelli di Cassano e Balotelli). Tornando indietro di una quarantina d’anni abbondanti, già mister Rocco al Milan, ma prima ancora al Padova, concepiva un’idea di calcio legata alle gerarchie, come se la squadra fosse una famiglia e lo spogliatoio una casa. Così facendo, però un talento come Rivera rischiò seriamente di iniziare il classico iter dei prestiti: fortuna che il tecnico di Trieste sapesse poi anche riconoscere il talento cristallino e puro dei suoi ragazzi. Andando ancora più a ritroso, persino il miglior giocatore italiano di tutti i tempi, Peppino Meazza all’inizio non andava a genio a compagni più navigati che lo chiamavano “il Balilla”, considerati i suoi 16 anni!

Attualmente però ci troviamo di fronte a un paradosso: da noi sono considerati “giovani promesse” dei calciatori dell’88, quando invece in Bundesliga ogni squadra vanta nella propria rosa dei titolari almeno un giocatore nato dall’ 89 insu, con casi eclatanti come Gotze (’92) trascinatore dell’ultimo Borussia Dortmund scudettato, l’attaccante Schurrle (’90), astro nascente del calcio tedesco,passato dopo una stagione monstre al Mainz al più ambizioso Leverkusen,  i bavaresi Muller e Badstuber, da tre anni protagonisti col Bayern e addirittura nello Schalke (non una squadretta qualsiasi) trova sempre più spazio nell’11 titolare il laterale di centrocampo Julian Draxler (’93!).

QUANDO VINCEVAMO TUTTO NOI

Scorrendo l’elenco dei vincitori degli Europei Under 21, un tempo quasi appannaggio dei nostri colori, risulta ancora più lampante quanto sia in declino il movimento: tre vittorie consecutive (edizione del 1992, 1994 e 1996), poi altre affermazioni nel 2000 e nel 2004. Il calcio è un fenomeno ciclico e questa fucina di talenti ha portato la Nazionale Maggiore a sfiorare il titolo mondiale nel ’94 in Usa e a vincere a Berlino nel 2006. Poi, il vuoto. Non va meglio per i Mondiali di categoria Under 20 e Under 17, quasi snobbati dalle nostre nazionali. Sporadiche apparizioni, non condite da prestazioni esaltanti, eccezion fatta per l’edizione di questi ultimi nel 2009, quelli poi vinti da una sorprendente Svizzera, trascinata dai gol di Seferovic (poi una meteora nella Fiorentina, a proposito di valorizzazione dei talenti) e dalle giocate di Kasami, sottoutilizzato a Palermo. In quell’occasione gli azzurrini si arresero ai quarti di finale, proprio al cospetto dei futuri campioni rossocrociati, sfiorando più volte l’impresa. Ma su quei protagonisti ci torneremo più avanti, quando prenderemo in esame i giocatori da seguire.

A ben vedere l’ultima nazionale giovanile vincente in grado di lanciare giocatori in grado poi di affermarsi pienamente ad alti livelli, è stata quella campione degli Europei Under 19 nel 2003, composta da giocatori nati per la maggior parte nel 1984. Doveroso citare alcuni dei protagonisti: i terzini Potenza, Ferronetti  e Mantovani, i centrocampisti Aquilani, Lodi, Padoin e Laner, gli attaccanti Pazzini e Palladino. Meno fortuna ebbero i loro compagni Belotti (ex atalantino persosi in seconda divisione Lega Pro), la punta Della Rocca, enfant prodige del Bologna ma incapace di replicare da professionista le meraviglie fatte vedere negli Allievi o il famigerato portiere Paoloni, salito prepotentemente alla ribalta per le note vicende extracalcistiche di quest’estate, che hanno rischiato seriamente di sferrare il colpo decisivo a tutto il movimento del calcio italiano.

Pochi tra i protagonisti dell’edizione del Mondiale Under 17 giocata in Perù nel 2005 (poi vinta con assoluto merito dal Messico di Giovani Dos Santos e Carlos Vela) sono invece riusciti ad imporsi. Le stelle conclamate di quella squadra erano gli attaccanti Russotto che, dopo un precoce esordio nella  Lodigiani, fu al centro di polemiche col suo passaggio al Bellinzona e, una volta rientrato a Treviso, non confermò le sue doti, perdendo di stagione in stagione confidenza col gol. Ora milita in serie B ma dopo un paio di stagioni spese a Crotone, prima del passaggio recente al Livorno, deve ancora affermarsi. Stesso discorso, se non peggio, per il suo compagno di reparto dell’epoca, Salvatore Foti, accreditato a 17 anni di essere un astro nascente del panorama mondiale. Dal fallimento del Venezia alla Sampdoria, fino al prestito al Vicenza. Dopo un buon primo anno di B (6 gol in 23 giornate ad appena 19 anni) non si è più ripetuto, fino a diventare quasi ingombrante per la squadra ligure che non ha saputo valorizzarlo a dovere.

CAMPIONATO PRIMAVERA: FUCINA DI TALENTI O RALLENTAMENTO DELLA CRESCITA TECNICO-TATTICA?

Resta poi il discorso sul Campionato Primavera. Da più parti si ventila l’ipotesi di un cambiamento, se non radicale, almeno strutturale, per dar modo ai più bravi di confrontarsi sin da subito con tornei impegnativi. Insomma, il modello dichiarato è la Ligacon le sue “squadre B”, da cui ha attinto a piene mani ad esempio il Barcellona per diventare la squadra più forte del mondo. Pedro, Busquets, persino Re Messi ha esordito così, a 16 anni, prima di segnare 129 reti in 184 gare di campionato con la squadra dei titolari.

Ha senso investire nei giovani per le Big italiane? La risposta è no, se non per arricchire un curriculum ininfluente. Guardiamo il caso della Juventus che ha spopolato a livello giovanile nella prima metà degli anni 2000, quando si è compiuto il ciclo vincente dei calciatori nati tra il 1983 e 1987. Il primo acuto è del 2003 con la vittoria della Coppa Italia Primavera ma poi arriveranno tre tornei di Viareggio consecutivi (2003, 2004 e 2005) e finalmente il campionato con la vittoriosa finale disputata l’8 giugno2006 a Rimini contro un’altrettanto forte Fiorentina.

Ecco la formazione vincitrice:

Scarzanella; Dicuonzo, Criscito, Zammuto, Rossi; Marchisio, Venitucci, De Ceglie; Giovinco (Lanzafame); Paolucci (Maniero), Volpe (Del Prete).

Sulla carta un ciclo coi fiocchi, sul quale probabilmente squadre come Manchester Utd, lo stesso Barcellona, per non parlare dell’Ajax avrebbe attinto a piene mani. Eppure, nel momento in cui scriviamo, solo Marchisio è divenuto un titolare fisso di Madama, mentre Criscito e Giovinco, esplosi in Provincia sono andati a completare l’album dei rimpianti. Michele Paolucci, massimo goleador di tutti i tempi delle giovanili bianconere, dopo i primi discreti approcci in serie A, è stato “incatenato” da un contratto da big che ha scoraggiato i possibili acquirenti e ora si ritrova nell’anonimato a Vicenza, probabilmente mortificato e in pratica riserva di una vecchia volpe come Elvis Abbruscato.

Un’altra big del nostro calcio come l’Inter non ha lesinato sforzi economici per allestire una grande squadra a livello giovanile. Sono arrivate delle soddisfazioni ma, esclusi Martins e Pandev, pochi altri hanno assaporato la prima squadra, tanto che giocatori poi affermatisi come Meggiorini o Bonucci (quest’ultimo arrivato addirittura in Nazionale con pieno merito) hanno svolto una gavetta in piena regola prima di competere in serie A.

Ma se nemmeno il Lecce, una squadra dal potenziale economico minore rispetto alle corazzate Juve e Inter,  ha saputo costruire le sue fortune su un settore giovanile che ha fruttato due scudetti primavera consecutivi e una coppa Italia immediatamente dopo, cosa devono fare i giovani nostrani per emergere in serie A?

Ricordiamo una delle due formazioni vincenti del Lecce, quella che il 5 giugno2003 hasconfitto una favoritissima Inter nella finale disputata quell’anno a Siena (gli stessi giocatori in pratica replicheranno l’anno dopo ancora contro l’Inter!)

Coqu; Bianco (Giorgino), Camisa, Kouyo, Esposito; Mattioli (Giorgetti), Carteni, Agnelli, Diarra, Rullo; Pellè (Rodia) (in panchina, tra gli altri, l’attuale portiere di riserva del Napoli Antonio Rosati). Dei titolari di quella storica partita (prima affermazione giovanile per il Lecce) solo Esposito e Pellè giocano in serie A.

COME FARE AD EMERGERE?

Qual è allora la giusta politica dei giovani? Quella di provare a vincere, ma precludendo poi ai migliori giovani di cimentarsi con i grandi, relegandoli in prestito ovunque per verificarne la tenuta o, magari, per fare cassa, oppure selezionare per bene uno o due giocatori all’anno da “premiare” con il gran salto? Nel corso degli anni questa è stata la politica, rivelatasi poi vincente per le rispettive ambizioni, di squadre di media fascia come Atalanta e Empoli, che magari non vincono nulla da anni in ambito giovanile ma sanno come coltivare i migliori talenti di casa.

Ne è prova (e qui arriviamo ai giorni nostri) l’attuale rosa titolare dell’Atalanta, composta da giocatori di varie epoche cresciuti con i colori nerazzurri addosso: Consigli, Bellini, Capelli, Padoin, Bonaventura (un ’89 a cui è bastato un anno di prestito a Padova prima di rientrare da protagonista a Bergamo) e il recente caso dell’attaccante Gabbiadini (’91), punta di diamante della nuova under 21 di Ciro Ferrara.

In serie B, torneo che, è bene sottolinearlo, quest’anno sta dando molto spazio ai calciatori più promettenti, due squadre in particolare (Brescia ed Empoli) stanno disputando il loro campionato con una rosa infarcita da giovani del proprio vivaio. Per ora con risultati alterni, ma siamo pronti a scommettere che alla lunga entrambe le compagni avranno le loro soddisfazioni. Sia Brescia che Empoli infatti hanno spesso costruito le loro fortune sulla forza dei loro giovani.

Come non ricordare i casi di Pirlo, Diana, Baronio o Bonazzoli usciti dalle Rondinelle negli anni’90 o, appena qualche anno prima, i vari Galante, Birindelli, Melis o Montella usciti dalla scuderia della squadra toscana?

Ora i nuovi campioncini si chiamano Salamon (polacco del ’91), El Kaddouri (belga- marocchino del ’90) o gli italianissimi Martina Rini (’90), Paghera e Magli (’91), per non parlare del portiere Leali (addirittura un ’93 già titolare al posto del valido e più esperto Arcari).

Nell’Empoli invece si stanno mettendo in mostra gli under 21 Saponara (un tornante tutto assist e fantasia che ricorda il giovanissimo Figo ai tempi dello Sporting Lisbona), Mori (centrale difensivo dal gran fisico e dai piedi buoni, già puntato dalle big italiane, specie dalla Juventus), la multietnica punta (ma che ha esordito con l’Under 19 italiana) Dumitru, che ha già assaggiato la serie A l’anno scorso alla corte di Mazzarri e il terzino Regini, cresciuto nel Cesena e già transitato dalla Sampdoria e dal Foggia di Zeman che ha saputo valorizzarlo in pieno. Ma in prima squadra giocano pure i più anziani Pelagotti (portiere dell’89), il terzino Vinci (’87), il mediano Valdifiori (’86) tutti provenienti dal vivaio empolese, mentre in rampa di lancio figurano praticamente tutti i giocatori che hanno preso parte al ciclo culminato nel secondo posto del campionato Primavera, dietro solo a un grande Genoa, trascinato dall’attuale milanista El Shaarawy, Polenta, Perin e Ragusa. (finale disputata a Macerata l’8 giugno 2010)

Ecco quella squadra dell’Empoli:

Addario; Mazzanti, Angella (Mori), Tonelli, Tognarelli; Saponara, Signorelli, Crafa (Lo Sicco), Guitto; Dumitru, Fabbrini (Pucciarelli). (Di questa formazione i trascinatori erano Angella e Fabbrini, entrambi attualmente di proprietà dell’Udinese, che per i giovani talenti sembra avere un certo fiuto.

I TALENTI ATTUALI DELLE NAZIONALI GIOVANILI

Torniamo per un momento alla Nazionale giovanile Under 17 che ha disputato i Mondiali di categoria nel 2009: così facendo ci allacciamo direttamente ai giorni nostri, in quanto molti di quegli atleti sono tra i giovani campioncini da tenere assolutamente d’occhio.

Oltre al già citato El Shaarawy, italo-egiziano che ha tutte le stimmate del fenomeno (come ha dimostrato a Padova, dove ha fatto rivivere negli occhi dei tifosi il primo Del Piero), in attacco  figuravano in quella rosa anche Federico Carraro, un classico 10 italiano (tutto estro e fantasia, senso del gol e della posizione), la punta Beretta, ex Albinoleffe e Milan, ora all’Ascoli e Simone Dell’Agnello, centravanti ex Inter, tornato a Livorno, per provare ad affermarsi in serie B. Su Carraro pesano gli accostamenti ingombranti (chi lo paragona a Mancini, chi addirittura a Baggio, vista anche la provenienza geografica (Veneto) ma pure di club (Fiorentina). Trascinatore degli Allievi viola, allenati da Renato Buso, insieme a compagni come il centravanti Iemmello (ora ingiustamente in Lega Pro a Vercelli), il centrale difensivo Camporese, già protagonista della squadra di Mihajlovic) e il mediano Taddei, ora deve cercare di affermarsi a Modena, dopo aver esordito in serie A in modo fugace. Prima di tutto dovrà forgiare il carattere, farsi trovare pronto, e poi si tratterà “solo” di tradurre tra i grandi quanto fatto tra i coetanei. Facile a dirsi, meno a farsi ma molto dipenderà dalle chance che il tecnico dei canarini gli concederà, in un momento certamente non facile per la squadra emiliana.

A centrocampo in quella Under 17 giostravano autentici talenti come il figlio d’arte De Vitis, il cui padre fu grande goleador di rapina negli anni ‘80/’90, ora al Modena dove, a differenza di Carraro, sembra essere riuscito a imporsi con facilità, grazie a un temperamento esemplare e una grinta che non va a inficiare sulla qualità degli interventi in mediana e il playmaker Marco Fossati, che ha già vestito entrambe le maglie delle squadre di Milano. Da molti paragonato a Pirlo, ha una notevole fiducia nei propri mezzi che talvolta lo inducono ad azzardare giocate complesse ma resta in possesso di squisite capacità tecniche, così come l’interista di un anno più giovane (’93) Lorenzo Crisetig. Come incontrista agiva invece Scialpi, ex Lecce, rivelatosi a Varese: sembra un veterano in campo e i suoi mezzi fisici non lo farebbero certo sfigurare al cospetto di navigati compagni di reparto in serie A. In difesa invece c’era quasi l’imbarazzo della scelta, visto l’affollamento di validi interpreti. Da Natalino (valido sia come terzino destro che come mediano) che l’Inter pagò a peso d’oro dal Crotone a Sini, già visto in serie A a Lecce e ora rimasto in Puglia a Bari, da Mannini (exSiena) a Benedetti (figlio dell’ex cuore Toro Silvano), entrambi sotto contratto con l’Inter, con il secondo titolare quest’anno a Gubbio, in una società che, con grande coraggio, si sta affidando a una squadra di esordienti. Su tutti spiccava Camilleri, che divenne famoso ai tempi in cui il Chelsea lo scippò in modo indebito alla Reggina. Da lì qualche presenza in prima squadra, fino all’approdo alla Juventus, dove però ha faticato parecchio a guadagnare la fiducia di mister Bucaro. Quest’anno è ripartito umilmente dalla Lega Pro. In porta poi gli eredi di Buffon non mancano di certo, visto che di questo ciclo fanno parte Bardi (titolare a Livorno in B e anch’egli dell’Inter) e Perin (campione d’Italia Primavera due stagioni fa e attualmente a Padova dove si giocherà il posto con l’esperto Pelizzoli).

ALLA SCOPERTA DEI MIGLIORI UNDER DELLA SERIE A E SERIE B

Ma, nazionali a parte, non mancano di certo le individualità tra i nostri azzurrini, come testimoniato da questo scorcio di stagione, dove (forse) più per necessità che per principio, molte squadre, specie della serie cadetta, hanno deciso di gettare nella mischia gli under 20.

Nell’Albinoleffe sta cercando la sua affermazione definitiva il difensore ex Lazio e Roma Alessandro Malomo. Paragonato a Mexes, anche per via della chioma bionda, ha palesato difficoltà l’anno scorso nell’Hellas Verona, riscattandosi nella seconda parte di stagione al Prato. Lui che doveva in un primo momento, da giovanissimo, andare a Manchester insieme a Federico Macheda. Nell’Ascoli, oltre al già citato Giacomo Beretta, sta emergendo con forza il centrocampista Sbaffo, dalla folta chioma che ne evidenzia ancora di più le folate sulle fasce. In rosa anche Filippo Boniperti, lottatore dai piedi buoni sulla fascia e il baby Marchionni (addirittura un ’94), soltanto omonimo dell’ex centrocampista di Parma, Juventus e Fiorentina. Nel Bari a riportare in alto la squadra in classifica ci sta pensando, a suon di giocate, Fernando Forestieri, un ’90, non certo una novità, avendo già 5 campionati professionistici alle spalle. Che questo sia l’anno buono per sfondare e tornare in A da protagonista? D’altronde già nel 2008 si era fatto notare in un Europeo Under 19, quando portò la nostra Nazionale a contendersi il titolo nella finale contro la quotata Germania, che ci battè senza patemi. Con lui militavano Poli, Raggio Garibaldi, Bonaventura, Mazzarani, Darmian, Okaka, Paloschi.

I tifosi del Crotone stanno imparando ad apprezzare le qualità balistiche dell’ex napoletano Camillo Ciano, che col suo sinistro al fulmicotone ricorda a tratti Sinisa Mihajlovic, almeno quando batte le punizioni. Per il resto è un giocatore molto più offensivo dell’attuale tecnico della Fiorentina. Fatica invece per il momento a trovare spazio l’altro prodotto del vivaio napoletano, Raffaele Maiello (’91), paragonato addirittura allo slovacco Hamsik, mentre dopo aver vinto da protagonista l’ultimo campionato primavera con la Roma, si sta imponendo anche in B il talento di Florenzi, giocatore a tutto campo, degno erede in Calabria dell’altro giovane giallorosso Crescenzi, passato quest’anno al Bari e già titolare fisso dell’under 21 di Ferrara. Nel Grosseto i prospetti più interessanti sono i due romani Luca Antei (under 21), anch’egli vincitore con la Roma Primavera e da tutti considerato un futuro campione nel ruolo e l’ex laziale Francesco Mancini (’90) ai tempi delle giovanili celeste paragonato addirittura a Cristiano Ronaldo e poi rallentatosi in carriera a causa anche di un carattere fumantino. Positiva comunque la sua stagione scorsa nella terra felice di Lumezzane che gli è valso il passaggio in B in Toscana, dove dovrà guadagnarsi la pagnotta in una squadra ricca di interpreti sulla fascia destra.

Il Gubbio pullula di esordienti e questo ad inizio campionato ha comportato delle inevitabili difficoltà. Tuttavia su alcune individualità è lecito scommettere ad occhi chiusi: il già citato Simone Benedetti, il centravanti Ettore Mendicino (’90), i due ex juventini Giannetti e Buchel (nazionale giovanile austriaco) e l’attaccante sardo Ragatzu, veloce e potente allo stesso tempo. Nella sorprendente Juve Stabia di inizio stagione, seppur martoriata dalla penalizzazione, hanno lanciato l’italo-nigeriano Jerry Mbakogu (’92) , prodotto del Padova, credibile clone di Drogba. A livello mondiale gli occhi sono tutti puntati sul congolese belga Lukaku (’93), ma forse dovrebbero passare più spesso a Castellamare per vedere i gol e le progressioni di questo ragazzo che nel 2010 ha portato il Palermo primavera a vincere uno storico scudetto di categoria. Meritano una citazione anche il fantasista Raimondi(’90), già protagonista della promozione della passata stagione e il portierino Colombi (’91) su cui punta forte la solita Atalanta. Nel Padova, accreditata per la promozione diretta in serie A, nel bel mezzo di una rosa esperta (ha l’età media più alta della B) fa la sua bella figura sul lato destro della difesa Giulio Donati (’90), già positivo l’anno scorso a Lecce, ma di proprietà dell’Inter.

A Pescara, con Zeman, se sei un giovane promettente e di qualità, puoi giocarti la chance della carriera e lo sanno bene soprattutto gli attaccanti che quasi sempre con lui vanno come minimo in doppia cifra. Insigne è uno degli uomini nuovi del campionato, un attaccante tascabile tutto sprint e fantasia sulla sinistra, mentre al centro può esplodere tutto il talento di Ciro Immobile, che alla Juventus faceva la differenza in Primavera. In difesa si punta forte su Romagnoli (’90) ex Milan allenato dal boemo a Foggia (come Insigne, del resto) e Brosco, che ha tutte le qualità per emergere in B. Inoltre in cabina di regia si attendono faville da Verratti, minuscolo concentrato di pura tecnica e cattiveria agonistica, da tempo nel mirino delle grandi italiane. E che dire del portiere Pinsoglio (’90)? Grande personalità tra i pali e freddezza. Anche a Reggio Calabria abbondano gli interpreti, dall’attaccante Ragusa (che il mister Breda aveva lanciato con successo a Salerno) al “nuovo Gattuso” Giuseppe Rizzo (’91) già adocchiato dal Genoa per la prossima stagione. Nel Sassuolo sta emergendo l’ex Inter, Fulham, Palermo e Foggia Karim Laribi, un passato nelle nazionali giovanili azzurre, che poi ha optato per la nazionale d’origine, quella tunisina. E’ un ’91 che abbina tecnica e corsa, grandi numeri dalla distanza e senso tattico. Nel Toro dei record di capitan Ventura, c’è il giusto mix di veterani (Bianchi, spreco assoluto per la cadetteria, Parisi, Sgrigna ecc) e giovani virgulti desiderosi di mettersi in mostra (l’ex esterno offensivo del Milan Simone Verdi, e il difensore Darmian, già positivo l’anno scorso a Padova). Nel Varese che l’anno scorso ha disputato un campionato stupendo e ha replicato con la Primavera dove, sotto la sapiente guida di Mister Mangia (lui sì un giovane su cui puntare!), quest’anno sono stati prepotentemente inseriti in prima squadra la punta De Luca (’91), fromboliere di razza tra i giovani, il già citato Alessandro Scialpi e l’ex centromediano dell’Alessandria Loris Damonte (’90), pilastro davanti alla difesa. Chissà che con Maran non trovi il giusto spazio: non gli mancano certo la voglia di emergere, il fisico e la personalità. Nell’Hellas Verona sfreccia a destra, dove fa spesso la differenza il turbo dell’ex romanista Marco D’Alessandro (’91), che esordì tre stagioni fa in serie A contro la Juventus. Nel Vicenza che punta a risalire dopo una partenza shock che ha portato al siluramento di Silvio Baldini cercando spazio il fantasioso attaccante Gaetano Misuraca, già presente ai Mondiali Under 20 di due anni fa e l’ex laterale della Carrarese Bariti, timido nelle prime apparizioni in B con la maglia della Triestina, in una situazione oggettivamente difficile.

Più cauta la situazione in serie A, con pochi under 21 impegnati da titolari. Eppure ci sono squadre come la Roma che vanta un parquet di campioncini in rampa di lancio. Non a caso hanno vinto l’ultimo campionato Primavera, con una squadra tra l’altro costruita sul ciclo vittorioso solamente un anno prima nella categoria Allievi.

Anche in questo caso vediamo la formazione che il 12 giugno2011 habattuto il Varese nella finale disputata a Pistoia. Allenati come da tradizione da Alberto De Rossi, padre di Daniele, uno dei migliori formatori del calcio italiano:

Pigliacelli; Sabelli, Antei, Mladen, Frascatore; Viviani, Florenzi (Politano); Dieme, Ciciretti (Verre), Caprari (Piscitella); Montini.

Quella finale fu decisa ai supplementari da un super Montini, che ricorda il montenegrino Vucinic nelle movenze, quest’anno ceduto in prestito, come il terzino sinistro Frascatore (già nazionale giovanile) al Benevento in Lega Pro. Ottimi l’esterno offensivo Caprari, che dribbla sapientemente e ti nasconde il pallone tra i piedi e il regista “alla Pizarro” Ciciretti (entrambi del ’93), il mediano Viviani, che Luis Enrique ha rischiato seriamente di bruciare in Europa League, molto ordinato e sobrio, e Sabelli, capace di percorrere la fascia 50 volte a partita, senza mai perdere la lucidità necessaria per affilare cross taglienti in area di rigore. Ma il tecnico spagnolo ha fatto capire di tenere d’occhio soprattutto Verre, un ’94, che potrebbe essere l’erede di Francesco Totti!

CONSIDERAZIONI FINALI

D’altronde alla Roma siamo in piena fase di ristrutturazione e tutto inizia dai giovani (Angel, Pjanic, l’italiano Borini). Lo stesso Osvaldo, che aveva lasciato il campionato italiano da incompiuto, è tornato pronto per grandi palcoscenici, tanto da guadagnarsi la chiamata di Prandelli in Nazionale. Fosse rimasto in Italia avrebbe avuto le stesse possibilità di crescere e di sbagliare?

Nei confronti dei giovani, a maggior ragione occorre trovare un giudizio equilibrato. Devono sentirsi liberi di provare la giocata, qualora se la sentissero nelle corde, senza per questo temere di andare ad ammuffire in panchina per settimane intere se questa non dovesse rivelarsi utile o positiva. Allo stesso tempo da parte dei giovani sarebbe auspicabile evitare di imitare le mattane di alcuni colleghi più illustri, che hanno finito, a causa di una sicurezza sfociata spesso nella sfrontatezza, a sperperare la fiducia concessa dagli allenatori di turno.

A conclusione delle nostre argomentazioni, quello che conta maggiormente è riuscire a creare un movimento vero e proprio, non accontentarsi di lanciare un fenomeno ogni tanto. I casi estemporanei di Balotelli (’90) e El Shaarawy (’92) non devono illudere più di tanto. Il fuoriclasse a se stante non fa vincere le competizioni.La Sveziaha Ibrahimovic, l’Ucraina aveva Shevchenko ma da soli non bastano. L’Italia storicamente è una delle grandi nazionali a livello mondiale, ma i successi li ha sempre raggiunti grazie alla forza di un gruppo coeso, costruito nel tempo. Concediamo tempo e spazio ai nostri ’91, ’92 e ’93 e magari i risultati arriveranno presto: la politica del “tutto e subito” non ha mai portato da nessuna parte!