La vittoria del Verona nel derby contro il Chievo riapre la lotta salvezza in serie A

Che valore dare alla vittoria del Verona nel derby contro il Chievo di ieri sera?

A caldo ieri sera ho scritto sul mio profilo Facebook che si tratterebbe della salvezza più “illogica della storia della serie A” e, iperbole a parte, credo che per come è stato condotto, vissuto e sofferto il campionato, non andrei tanto lontano dal vero con quella fantasiosa affermazione.

L’urlo di gioia di Caracciolo dopo aver segnato il gol decisivo nel vittorioso derby contro il Chievo

C’è da dire che alla fine i 3 punti sono arrivati, senza tener conto del bel gioco (ma, eccezion fatta per i primi 3 mesi splendidi in serie B all’inizio della scorsa stagione, quand’è che con questa conduzione tecnica abbiamo assistito a gare memorabili?) ma finalmente con tanto cuore.

I tifosi, in assenza di qualità tecniche preminenti, quello chiede ai propri giocatori, ché il Barcellona non gioca certo al Bentegodi! Ora non voglio passare per il tifoso “amante del calcio inglese” (quale in effetti sono comunque 🙂 ) ma il Verona di quest’anno mai oppure solo raramente aveva messo in campo quelle doti agonistiche, quella determinazione e rabbia che si chiede a chi in difficoltà di classifica deve (appunto) lottare per non retrocedere.

Il mercato di gennaio aveva lasciato la maggior parte dei tifosi sbigottiti e viene difficile credere, anche alla luce dei migliori risultati che si stanno ottenendo (fare peggio del girone d’andata era francamente difficile), che dietro ci fosse una strategia “tecnica” ma forse, dico forse, un po’ di cognizione di causa il buon bistrattato Fusco deve averlo avuto, così come il “santone della panchina” Pecchia che sta dimostrando di saper allenare e “persino” leggere le partite anziché fare la formazione tirando i dadi!

Scusate la schiettezza ma quante volte sono rimasto incredulo nel leggere formazioni, ripescaggi o accantonamenti di questo o quel giocatore, variazioni di modulo in corso, stravolgimenti della rosa senza molte spiegazioni… insomma, un caos tecnico che però per lo più da qualche partita a questa parte (scivoloni evitabili a parte, tipo lo scontro diretto perso in casa col Crotone) è circoscritto.

Pecchia ha il gruppo con sè, l’ha creato e mi pare anche plasmato a sua immagine e somiglianza. E’ una squadra inesperta come lui in fondo e che, a differenza di altre compagini in lotta per non retrocedere, fino a qualche gara fa sembrava giocare (inspiegabilmente) di fioretto. Sia il tecnico che diversi giocatori di questa rosa probabilmente non erano abituati a “sudare” per ottenere risultati, forse in effetti gente come Romulo, Pazzini, Bessa o Kean (nelle giovanili) è consapevole delle proprie qualità tecniche e credeva che, massì, in serie A si potesse giocare come in B.

Non è così, chi l’ha capito è stato confermato, anche trattandosi di un prestito secco (ma Kean ha capito che da questa cruciale stagione potrà giocarsi davvero le sue chance per rimanere in orbita Juve), altri magari no, al netto di ingaggi onerosi (vedi Pazzini).

I nuovi arrivi sembrano più in linea con il galleggiamento della salvezza, calciatori come Petkovic, Vukovic, Matos o il ripescato Calvano stanno dimostrando di mettercela tutta, nonostante tanti errori e le ingenuità.

Se si retrocederà dando tutto in campo, nessuno sono sicuro avrà da ridire perché lo sappiamo che la rosa è al più inadeguata ma se ci si dovesse salvare bisognerà fare tutti quanti un “mea culpa” nei confronti di tecnico in primis e dei giocatori, mai così “maltrattati” dai tifosi in 30 anni circa che seguo le partite del Verona. E siamo passati anche dall’inferno della serie C.

Ma questo accanimento partiva proprio dall’atteggiamento remissivo, quasi rinunciatario messo in mostra durante tutto il girone d’andata, anche al cospetto di formazioni abbordabili. I punti pesanti erano venuti contro il Milan che, per quanto in difficoltà fosse, era pur sempre il Milan, pareggiando a Torino con i granata e vincendo al Mapei contro il Sassuolo. La vittoria di misura col Benevento non era certo stata salutata con facili entusiasmi.

Nel ritorno qualcosa è cambiato, anche qui i punti erano stati raccolti per lo più inaspettatamente (vedi la dilagante vittoria esterna a Firenze) ma adesso finalmente vediamo una squadra compatta, coesa, determinata, quello che si definisce “un gruppo” e non solo a parole, ma nei fatti. Tutto il contrario di come è parso il Chievo, lontanissimo parente di quello ammirato nella prima parte di stagione quando sembrava già salvo a…novembre!

Emblemi di questo “nuovo campionato gialloblu” sono il goleador di giornata Caracciolo, Petkovic e Calvano: tre che in A sembra(va)no di passaggio e che invece stanno dimostrando che possono dare un grande contributo in ruoli chiave.

Il primo si sposa a meraviglia con il nuovo arrivato Vukovic (che rispetto ad Heurtaux sembra di un’altra categoria per spessore e carisma), e in ogni gara difende dando il 100%, un difensore d’altri tempi che però a inizio stagione sembrava non propriamente nei piani per affrontare la categoria dopo tanti anni in cadetteria.

Il secondo è un ariete d’area atipico, nettamente più bravo a giocare di sponda, da pivot, con gran senso tattico ma abile anche a far risalire la squadra come si conviene a una punta alta più di un metro e 90. Se lui da solo fa ammonire mezza squadra avversaria come accaduto ieri e poi arriva comunque la vittoria, beh, allora si può perdonargli il fatto che il tabellino delle reti sta ancora fermo a zero.

Infine Calvano, cui ho già di recente dedicato un pezzo. Ieri è stato emozionante sentire la standing ovation che lo stadio gli ha tributato all’uscita dal campo. Un giocatore che sta lottando, sudando, che non si tira indietro, e che rappresenta la rivincita per tutti i “bistrattati” che ancora prima di avere una possibilità di dimostrare cosa si è in grado di fare, già finiscono nel tritacarne delle polemiche e delle invettive. Non aveva mai avuto una chance, la sua “colpa” era quella di aver giocato sinora solo nelle serie inferiori. Non stiamo parlando di un fenomeno, certo, ma ha avuto l’umiltà, la tenacia e la dignità di provarci, di giocarsi tutto, forse anche un’intera carriera che potrebbe svoltare per lui se dovesse continuare di questo passo. Di certo non tornerebbe nelle serie inferiori.

E con lui si spera che non debba tornaci neanche il Verona. Tutto è ancora aperto e persino il calendario, ora che il tabù Bentegodi, con queste due vittorie consecutive, è finalmente caduto, sembra sorriderci.

Annunci

Tutti pronti a Verona per il grande derby tra Hellas e Chievo!

Cresce di giorno in giorno in città l’attesa per il derby veronese tra Hellas e Chievo, in programma sabato alla ripresa del campionato. Un confronto atteso anni, se è vero che gli unici due derby nella massima serie sono stati disputati 11 anni fa, terminati con una vittoria a testa. Pochi però avrebbero razionalmente immaginato che quella prima stagione in A del Chievo sarebbe stata l’inizio di un consolidamento reale nel calcio che conta, intervallato solo da una nefasta stagione (la stessa giunta dopo il culmine dell’anno precedente, quando con Pillon gli uomini della Diga si issarono fino a raggiungere la zona Champions League) e prontamente riscattata l’anno successivo col mister delle promozioni Iachini. Viceversa per la squadra più storica e titolata della città, da lì in poi sarebbe iniziato un vero calvario, costituito da retrocessioni (drammatica proprio quella conseguente il primo derbyssimo), campionati grigissimi in cadetteria, fino al fondo toccato con lo spauracchio C/2 (chiamiamo le cose come stavano, così si… capisce meglio!). Ora le gerarchie sono nuovamente pareggiate, il clima è quello appunto della grande attesa e di uno scontro più “razionale” se vogliamo, meno da “provincia”, sebbene come tutti sanno Chievo altro non è che uno (splendido) esempio di artigianato portato ai massimi livelli negli anni, emanazione di una frazione, più che di un quartiere, altrimenti anche Londra sarebbe piena zeppa di “quartieri” arrivati in Premier!

der
Se da una parte l’Hellas si è riappropriato di una supremazia che, sugli spalti almeno, non è mai stata messa in minima discussione, dall’altra è anche vero che il Chievo,seppur in modo graduale, se n’è costruita una più credibile, non più fatta quasi esclusivamente di simpatizzanti, tifosi delle grandi squadre o da città limitrofe (come Mantova e Trento le cui compagini da anni faticano a emergere ad alti livelli, eccezion fatta per i famigerati anni targati Lori) che ne “approfittavano” per vedere all’opera i grandi campioni di Juve, Milan o Inter. Per non parlare di immagini che dilagano su You tube, con le “vecchiette” allo stadio, in “curva” armate di panini imbottiti al salame e torta alle mele, con i propri nipotini. Immagini che sarebbero invero tutt’altro che deleterie se pensiamo al degrado di certi stadi, senza entrare nello specifico di alcune situazioni estreme protagoniste nelle ultime settimane, ma che negli anni hanno suscitato più di qualche ironia.
Dicevo, però, come evidenziato anche da un amico giornalista veronese, Francesco Barana, che negli anni il tifoso medio del Chievo si è avvicinato, se non proprio allineato a quello delle altre squadre, pur mantenendo un alto senso di civiltà, che comporta immancabilmente (ed è un merito spesso sottovalutato) il premio Fair Play di fine anno.. insomma, magari sparuto, ma il pubblico fa anche qui, o lo può fare, la sua parte.

corini
Nel caso dell’Hellas però questi discorsi sono palesi, evidenti e maggiormente enfatizzati a maggior ragione in serie A, dove forse in effetti mancava da troppo tempo anche agli avversari un paragone simile. Già, perché molti cronisti, giornalisti, specie i più giovani, sembrano quasi meravigliarsi dei cori continui, dei canti incessanti, dei brusii perenni, degli incitamenti in stile inglese (metro di confronto abusato ma che mai come accostato ai “Butei” ci calza a pennello). In realtà bastava si fossero sintonizzati in questi anni anche sulla Lega Pro per capire quanto i “ragazzacci” della Curva Sud non siano solo quelli sprezzantemente dipinti come leghisti, teppisti e violenti. C’è una frangia più estrema, inutile negarlo, come vi è insinuata in ogni latitudine nel calcio, ma la maggioranza di questi tifosi hanno un attaccamento davvero encomiabile ai colori, e seguono la squadra ovunque, in C così come in A, facendo sentire e valere tutto il proprio calore. Quindi, non sarà un derby tra big come Milan e Inter, nella loro storia quasi sempre scontri per il vertice; non sarà una “lotta di classe” come a Torino, dove l’indomito Toro spesso riesce con prestazioni epiche a sovvertire pronostici quasi sempre favorevoli in partenza ai “ricchi”; non saranno le roventi gare di Roma e Genova, quando un derby talvolta funge da volano per dare senso a un’intera stagione e la passione raggiunge livelli di guardia, ma anche il quinto derby dell’anno (mai stati così numerosi e ci auguriamo che possano rimanere così tanti anche negli anni a venire) ha più di un motivo di interesse, e avrebbe meritato alla grande il prime time, anziché venir disputato alle 18, oltretutto creando in città un certo disagio, vista la compresenza di altri eventi importanti nello stesso fine settimana. Ma tant’è, si va verso una sfida da tutto esaurito, e non poteva essere altrimenti, visto il già elevatissimo numero di abbonamenti siglato dall’Hellas Verona.
A livello tecnico, invece, come ogni derby sarà una partita a sé, e certamente la pausa avrà contribuito in entrambi i casi a mettere ordine alle idee, specie in casa Chievo, dove si è consumato il divorzio da Sannino, che aveva raccolto davvero poco in questa prima fase, facendo sprofondare la squadra all’ultimissimo posto in classifica. L’attenuante di una rosa parsa sin da subito più debole rispetto alle precedenti stagioni sta in piedi fino a un certo punto; il fatto è che il tecnico ha saputo con poca convinzione immettere le proprie idee nei calciatori e compito del figliol prodigo Corini, già artefice della squadra miracolo che arrivò in serie A sotto la guida di Delneri, di cui era orgoglioso capitano e della comoda salvezza ottenuta l’anno scorso da subentrato sarà quello di far invertire la rotta. Corini tra l’altro è un ex, avendo giocato – poco causa infortuni – pure con la maglia dell’Hellas.
Hellas che indubbiamente, stando ai numeri attuali, parte favorito. Scivolone col Genoa a parte, che ci si augura rimarginato, rimane la rivelazione del campionato, nel quale da neopromossa, sta mostrando un gioco scintillante, di qualità e ardore, forte di un allenatore che è simbolo stesso della squadra, condottiero nel vero senso della parola: un Mandorlini al top, che sta raccogliendo finalmente anche nella massima serie quanto di ben seminato lungo un’esperienza che l’ha portato anche a vincere oltre confine. Un tecnico che ha messo da parte certe intemperanze, spronato probabilmente anche da una società finalmente impeccabile, seria e competente nelle figure dei pragmatici presidente Setti e direttore sportivo Sogliano, uno dei più giovani e interessanti nel ruolo.
A livello di squadra, il Chievo a mio avviso dovrà recuperare in primis alcuni giocatori parsi l’ombra di sé stessi, specie il francese Thereau, determinante l’anno scorso con i suoi molti gol e assist e far perno su un ritrovato Dainelli (da quando l’ex viola è tornato nei ranghi la difesa è parsa molto solida), oltre che affiancare un uomo di qualità in mezzo al campo a capitan Rigoni, che non può sempre cantare e portare la croce.

hella
Del Verona ormai si sa quasi tutto, e anche questo fa specie: non si era quasi più abituati a tutta questa attenzione mediatica nei confronti dell’ultima vera provinciale in grado di vincere uno scudetto. Mai come in questo inizio di stagione però titoli ed elogi sono meritati e commensurati al reale valore mostrato in campo dalla truppa di Mandorlini. Un gruppo vero, affiatato, dove elementi di lotta vanno a braccetto con quelli di fioretto. Dove accanto a gente di spessore e qualità vera (il “vecchio” Toni, i giovani Jorginho e Iturbe che tutti ci invidiano, in attesa di vedere all’opera pure Cirigliano), c’è gente da serie A come Romulo, Jankovic e Donati, senza dimenticare l’apporto fondamentale, e in alcuni casi sorprendente, degli elementi protagonisti della grande cavalcata, alcuni addirittura già presenti in Lega Pro (gente come Rafael, Maietta, Albertazzi, Gomez, Cacciatore, Hallfredsson o lo stesso Jorginho). Insomma, un mix che finora, specie tra le mura amiche del Bentegodi, si sta dimostrando vincente, visto che la maggior parte dei 22 punti sono stati incamerati proprio in casa.
Che derby sia allora, e vinca il migliore!

curva

Eugenio Corini può condurre il Chievo all’ennesima salvezza in serie A

Eugenio Corini è un predestinato del nostro calcio, anche da allenatore, e poco importa che i suoi precedenti non siano molto incoraggianti, visto il fallimento a Portogruaro e le poco felici esperienze cadette con Crotone e Frosinone. Dico questo perchè il Genio, anche da calciatore aveva abituato i tifosi e gli addetti ai lavori a continui sali e scendi, fino alla – magari – tardiva ma altresì fragorosa e clamorosa consacrazione con la maglia gialloblu del Chievo, lui che in gioventù a 20 anni si era ritrovato a dirigere il traffico nientemeno che alla Juventus, la stessa che aveva appena acquistato il nazionale azzurro del momento, il campionissimo Roby Baggio, giunto a Torino a far coppia con Totò Schillaci, dopo il boom di Italia 90. Tanta strada calcata da allora, con alterne fortune, ma senza mai smarrire la fiducia nei propri notevoli mezzi tecnici e consapevole che prima o poi la sua personalità debordante e la sua maestria nel guidare le squadre, da vero allenatore in campo, avrebbe avuto la meglio su episodi infelici e inciampi di carriera. Meritava l’azzurro, questo il vero cruccio per Corini, probabilmente il miglior regista della sua generazione, anche più forte dell’amico Demetrio Albertini che invece seppe imporsi al primo colpo nel Milan, squadra in cui era cresciuto e puntualmente lanciato titolare, dopo lo splendido apprendistato padovano.

il tecnico del Chievo, Eugenio Corini

il tecnico del Chievo, Eugenio Corini

Corini quest’anno ha davanti un’impresa difficile, ma non titanica, quella di condurre alla salvezza la sua squadra del cuore, il Chievo. E pazienza se magari non sarà una salvezza comoda, come quella centrata da alcuni predecessori come Di Carlo o Pioli. In una stagione, in cui la squadra della diga pare ridimensionata o indebolita, lui ha saputo ridonarne le caratteristiche principali, dei tempi in cui giocava lui: la voglia di continuare a sognare, o volare, riferendoci a quell’appellativo, i “Mussi Volanti”, simpaticamente tirati in ballo dagli ultras rivali cittadini dell’Hellas, quando davvero pareva impensabile che le gerarchie a Verona potessero ribaltarsi. Con un Paloschi finalmente ristabilito fisicamente, un Pellissier sempre leader indiscusso, guerrieri mai domi come Luca Rigoni, il vecchio Luciano e uomini di indubbio talento come Andreolli o il francese Thereau, Corini – puntando sul bel gioco – può davvero segnare un altro punto di svolta per la società modello del calcio italiano, regalando al campionato italiano un altro derby cittadino… sempre che l’Hellas mantenga le promesse e i pronostici di tornare finalmente in serie A.