Italia Under 17: termina agli Ottavi contro il forte Messico il cammino degli Azzurrini al Mondiale di categoria. Ecco i miei giudizi sugli uomini di Zoratto

E’ calato piuttosto presto il sipario sulla spedizione azzurra della NAZIONALE UNDER 17 di calcio, impegnata negli Emirati Arabi Uniti al Mondiale di categoria. Uno scenario appetibile per i futuri campioni di un calcio nemmeno troppo lontano, se è vero che tra i protagonisti c’è pure chi ha già esordito in serie A (il capitano Cerri, nel Parma), ma che poteva essere “sfruttato” meglio.

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Superata una fase a gironi non troppo proibitiva – anche se gli ostacoli Costa d’Avorio, campione africano under 17 e Uruguay, di recente finalista al Mondiale Under 20, sconfitta solo dalla Francia  non erano proprio semplicissimi  da affrontare – in sorte, o meglio, in tabellone era toccato il Messico, non solo squadra campione in carica, ma dalla grande tradizione a questi livelli.

Ciò che ha colpito rispetto ad altri cicli del calcio giovanile azzurro, è che mancassimo di qualità, di quei guizzi che solitamente ci si aspetta da ragazzi in un’età in cui agli aspetti esageratamente tattici si sommano quelli prettamente tecnici.

Poco si è visto in questo senso, se non tanta, tantissima applicazione, ordine, e – va beh – grinta, ci mancherebbe mancasse in una competizione simile.

Certo, fossimo passati ci sarebbe toccato in sorte il Brasile che, pur faticando contro la quotata Russia, rimane a mio avviso la favorita del torneo per qualità di gioco (appunto) e numero di interpreti di alto livello (di qualcuno tra Boschilia, Danilo, Mosquito sentiremo prestissimo parlare), e magari saremmo stati eliminati comunque, però un po’ di rammarico è rimasto per aver concluso la strada agli Ottavi.

Andiamo ad analizzare il percorso dei ragazzi, senza voler dare giudizi insindacabili: per carità, la carta d’identità è tutta dalla loro parte e ci auguriamo che il loro percorso di crescita continui spedito verso il professionismo.

SCUFFET – uno dei pochi, non a salvarsi, ma proprio ad emergere con forza nel contesto dell’intera manifestazione mondiale. Portiere di sicuro avvenire, apparentemente senza punti deboli: forte fisicamente, reattivo, freddo, bravo nelle uscite alte e basse. Una manna dal cielo per l’Udinese che se lo sta coltivando in casa-

CALABRESI – forse è più abile nella fase difensiva… con lui al posto del milanista Calabria sulla fascia destra, l’Italia di Zoratto ha guadagnato in fisicità, perdendo però in dinamismo. Comunque per il giocatore della Roma l’esperienza si può definire abbastanza positiva.

DE SANTIS – buono apporto del centrale milanista, non ancora del tutto strutturato fisicamente rispetto al compagno di reparto Capradossi ma in ogni caso raramente distratto e in possesso di una buona personalità

CAPRADOSSI – il difensore della Roma era tra i più attesi e continua ad essere tra i più quotati ’96 in circolazione, tuttavia nella circostanza ha giocato un po’ al di sotto del suo standard. Niente di eclatante, non errori da rimarcare con la matita blu, ma a tratti è parso svagato e poco incisivo in marcatura.

DIMARCO – l’esterno sinistro dell’inter è tra coloro che hanno convinto maggiormente. Classe ’97 (uno dei più giovani dell’intera spedizione azzurra) ha corso tantissimo, svolto bene le due fasi di gioco, difensiva e offensiva. Sicuramente deve crescere ancora da un punto di vista fisico, ma a livello atletico e tecnico pare già sulla buonissima strada.

PALAZZI – il mediano dell’Inter, punto fermo della Nazionale di Zoratto ha un po’ giocato sotto tono, lontano da come ci aveva sempre abituato in campionato, dove a metà campo solitamente detta legge, giocando da leader. Qui si è limitato all’interdizione, risultando oltremodo impreciso in fase di impostazione, fino a perdere il posto.

ROMANO – non male il regista del Napoli, ma nemmeno trascendentale. Insomma, col suo piede educato, il suo lancio preciso e le sue felici intuizioni poteva dare un maggior apporto alla causa.

PARIGINI – frizzante, veloce, tecnico, eppure spesso sottotono, o meglio scarsamente utilizzato, servito a dovere. Per il fantasista laterale cresciuto nel Torino e da quest’anno in prestito alla Juve Stabia, sussistono delle attenuanti plausibili, ma da parte sua è rimproverabile il fatto che doveva mostrare più personalità, chiedere palla, osare di più coi dribbling, che ben gli riescono in campionato.

CERRI – il capitano, il leader della squadra, un “top player” potremmo dire tra tutti i ’96 che si presentavano al via al Mondial… tutte definizioni adeguate al suo talento e corroborate dai fatti (ha trascinato gli Allievi Nazionali del suo Parma allo scudetto di categoria; ha esordito nel finale di stagione l’anno scorso in serie A a poco più di 16 anni) ma poco riscontrate in queste gare, dove è apparso sin troppo isolato. Col suo fisico “da paura” (è alto 1,96!) ha tenuto sempre in allerta i difensori avversari, abili a creargli autentiche gabbie attorno, e raramente è stato pericoloso. Insomma, spesso ci hanno disinnescato la nostra arma migliore-

VIDO – il più positivo, e non solo per i gol realizzati, dal peso specifico elevatissimo (due reti che hanno fruttato due vittorie!), ma anche per l’impegno, la voglia di non mollare mai, l’abnegazione, il sacrificio a giocare spesso dietro la punta, a supporto. Per il giovanissimo attaccante milanista (classe ’97) il futuro “alla Ibra”, cui viene talvolta associato nei campionati giovanili, pare essere promettente.

STEFFE’ – il centrocampista del Chievo, ma di proprietà nerrazzurra dell’Inter è parso una discreta pedina a livello tattico, tornante di destra si sarebbe scritto anni orsono, ma alla resa dei conti è parso spesso tagliato fuori dai giochi e appunto usato quasi esclusivamente per dare maggiore equilibrio e solidità.

PUGLIESE – l’esterno atalantino è tra coloro che sono piaciuti di più, per dinamismo, grinta, corsa, personalità, voglia di emergere, di inserirsi tra le linee, cercando così di rompere una certa monotonia tattica. Non ancora perfettamente a fuoco (può fungere da interno destro, così come da laterale puro) ha ampi margini di miglioramento, ma sembra possedere le stimmate del calciatore professionista: il fatto di giocare nella Dea poi potrebbe ulteriormente facilitargli il compito.

TIBOLLA – pochi e ininfluenti scampoli di gara per il mediano clivense.

FABBRO – trottolino offensivo milanista, ha cercato di dar manforte all’attacco nei momenti di maggior difficoltà. in grado di giocare da seconda punta (ruolo a lui più congeniale) o da trequartista (in quanto dotato di buona tecnica individuale) ha sempre risposto “presente” una volta chiamato in causa.

CALABRIA – il terzino del Milan era partito benissimo nella gara inaugurale contro la Costa d’Avorio.. terzino desto con licenza di spingere e cercare sovrapposizioni sulla fascia con Pugliese, aveva convinto per capacità di corsa, resistenza e attitudine. Poi, tra scelte tattiche più “prudenti” e problemini fisici  (tanto che è stato operato per una appendicite.. intervento riuscito benissimo) è uscito di scena, ma ci sembra non azzardato pronosticargli una buona carriera.

TUTINO – forse il fantasista del Napoli non era giunto al Mondiale nelle migliori condizioni fisiche, fatto sta che ha fatto vedere ben poco delle meraviglie a cui ci aveva abituati in campionato. Con la sua invidiabile tecnica, la sua capacità di saltare l’uomo, avrebbe potuto davvero fare la differenza, farci cambiare marcia, invece tutto si è fermato alle semplici intenzioni, tanto da non meritarsi il posto fisso.

per gli altri ragazzi della spedizione giusto una citazione: si tratta comunque di giovani tra i più quotati e certamente più interessanti che si sono evidenziati in questi anni, e sui quali vale la pena continuare a investire… o iniziare a farlo!

Audero (Juventus), Ferrari (Milan), Lomolino (Modena), Pirrello (Palermo), Baldini (Inter).

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Mondiali Under 17 al via: buon esordio per gli azzurri, in gol con Vido. Brasile e Uruguay a valanga!

E’ iniziato ieri il Mondiale Under 17 di calcio, che quest’anno vede impegnati negli Emirati Arabi Uniti anche l’Italia allenata da Zoratto, coadiuvato da Paolo Vanoli, attuale mister in carica dell’Under 16.
Dopo qualche giorno di suspence si apprende che le partite saranno visibili addirittura su due canali, quello satellitare di Eurosport, su piattaforma Sky e sul digitale terrestre, su Raisport 1. Ho l’imbarazzo della scelta, quindi, meglio di così!
Uno dei (pochi) vantaggi di una lunga convalescenza post-ospedaliera è che si ha indubbiamente tempo per guardare tante partite.. ovviamente è un vantaggio per gli appassionati di calcio, ci mancherebbe!

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In Rai sono certamente più “sul pezzo” e la telecronaca della gara Brasile – Slovacchia appare sin troppo monocorde, poco vivace; al contrario su Eurosport impazza quello Stefano Benzi, già protagonista per anni a Sportitalia quando, oltre al calcio, commentava con toni assai scanzonati una materia come il wrestling per quello che sostanzialmente è, cioè un gioco, e lo faceva rivolgendosi prevalentemente ad un pubblico di adolescenti. Peccato che i suoi toni siano gli stessi anche quando si ritrova a commentare una partita di calcio, di cui è sicuramente appassionato ed esperto ma a mio avviso – specie in una competizione giovanile – c’è bisogno, necessità, di mettere a fuoco i giocatori, e invece lui perde tempo in aneddoti improbabili, legge e chiacchiera virtualmente tramite twitter e facebook con i telespettatori e nel frattempo fioccano i gol, che lui spesso non commenta in diretta, perché appunto impegnato a interagire.
Poco male, nel giro di una trentina di minuti il fortissimo Brasile è già sopra di tre gol sulla malcapitata Slovacchia e ogni valenza tecnica ha perso il suo interesse, cosicchè opto per la telecronaca relax di Benzi, che pure mi sta simpatico, non dico di no.
Nel Brasile, che si permette il lusso di tenere in panca il suo miglior prospetto (a detta di chi scrive), vale a dire il fantasista della Fluminense Kenedy – che ha già esordito in prima squadra nel massimo campionato nazionale – si mettono presto in evidenza la potente e tecnica punta Mosquito e il fantasista Nathan (nel perentorio 6 a 1 finale mettono a rete rispettivamente 3 e 2 gol), oltre all’esterno Boschilia, il metronomo Danilo e il terzino Abner; una citazione d’obbligo anche per l’altro marcatore Caio, autore di uno splendido gol, di rara potenza e precisione, da fuori area e terminato all’incrocio dei pali del povero portiere avversario Junas.
In contemporanea l’Uruguay, finito nel girone dell’Italia si fa beffe della Nuova Zelanda, surclassandola con un netto 7 a 0. Certo, la consistenza degli oceanici era davvero scarsissima, ma la squadra sudamericana farà strada, ne siamo sicuri, visto il successo dell’intero movimento giovanile, come testimoniato dal recente secondo posto della “Celeste” al Mondiale Under 20, dietro solo alla Francia degli assi Pogba e Kondogbia.

l'11 di partenza dell'Italia ieri contro la Costa d'Avorio

l’11 di partenza dell’Italia ieri contro la Costa d’Avorio

E poi, finalmente l’Italia.. a dire il vero non ho avuto modo di vederla in diretta, perché nel tardo pomeriggio è passata a trovarmi, finito il proprio turno di lavoro, la mia ragazza. Solitamente mi porta sempre prelibatezze culinarie, provenienti dalla sua terra d’origine, la Puglia, ma sapendo bene che sono in ristrettezze a causa della terapia che sto seguendo, stavolta mi è andata peggio su quel versante, ma la sola sua presenza mi rincuora e mi stare meglio. La telecronaca, sempre su Eurosport fila via liscia, coinvolge e informa bene, anche se confido per il prossimo incontro che alla Rai il microfono venga affidato al bravo Marco Lollobrigida, esperto delle categorie inferiori e di calcio giovanile.
L’Italia affrontava un osso duro, la Costa d’Avorio, già vincitrice della Coppa d’Africa Under 17, un bel biglietto da visita, non c’è che dire. Dopo pochi minuti si capisce però subito che il livello generale della qualità dei nostri avversari non è certo quello di compagini africane che in altri tempi, nemmeno troppo lontani, seppero imporsi agevolmente come Nigeria o Ghana. Se vinciamo, abbiamo un piede già nella prossima fase, visto che passeranno le prime due di ogni girone e le migliori terze. Nel primo tempo la gara è tirata, soprattutto dal punto di vista fisico, con il capitano ivoriano Kessie a emergere imperiosamente, dapprima in difesa, quando non concede davvero nulla al nostro top player Cerri, e poi nel secondo tempo quando alla ricerca del pareggio si carica la squadra sulle spalle, diventando uomo a tutto campo: immagino che i taccuini di mezzo mondo si siano riempiti con il suo nome.

Luca Vido, autore del gol-vittoria dell'Italia

Luca Vido, autore del gol-vittoria dell’Italia

L’Italia parte contratta e cerca lanci lunghi o sganci puntuali sulle fasce dove ben si disimpegnano a destra il laterale del Milan Calabria e a sinistra il giovanissimo (classe ’97) Dimarco, dal buon piede. In mezzo però manca la qualità, vista solo a sprazzi nel napoletano Romano, sorta di piccolo Gerrard, mentre l’interista Palazzi contrasta bene ma è troppo impreciso nell’impostazione. Gioca troppo arretrato invece il fantasista del Napoli Tutino, deludente sia a sinistra che a destra. Ottimo invece il moto perpetuo Pugliese, dell’Atalanta, tutto grinta, inserimenti e corsa. In difesa regaliamo pochissimo, grazie ai sicuri e affidabili De Santis (il milanista in extremis è stato preferito a Calabresi) e Capradossi, il fortissimo colored centrale della Roma, oltre al portiere udinese Scuffet, davvero attento. Davanti, come detto, la stella Cerri (del Parma, con cui ha esordito in serie A l’anno scorso a fine stagione), è fin troppo isolata, seppur coadiuvato dall’agile e tecnico Luca Vido, attaccante veneto in forza al Milan. Ed è proprio quest’ultimo, classe ’97, a infilare il portiere Diagabatè a pochi secondi dall’inizio della ripresa, approfittando di una dormita generale della difesa ivoriana. Nel secondo tempo Zoratto inserisce pure il clivense Steffè per dare quantità alla linea mediana, che appare in debito di ossigeno (il livello di umidità ci segnalano essere altino), il piccolo e velocissimo attaccante milanista Fabbro e il fantasista Parigini di proprietà del Torino, quest’anno in prestito alla Juve Stabia. A mio avviso il numero 10 azzurro Parigini meritava una chance da titolare, visto quello che ha fatto vedere in pochi minuti, ma l’idea è che sarà in perenne ballottaggio con Tutino, ieri come scritto in ombra ma comunque uno dei migliori della nostra spedizione. La strada per gli azzurri è partita bene, e ne sono felice, ma l’idea è che manchi qualcuno in mezzo al campo in grado di dirigere l’orchestra (in panchina è rimasto Tibolla, del Chievo, ma anche lui è più un mediano d’ordine, di piazzamento, più che un fine costruttore). Ci si potrebbe affidare a un 4-2-3-1 più offensivo, magari con Tutino e Parigini insieme a Vido a sostegno di Cerri, che per rendere al meglio ha bisogno di essere servito a dovere; ieri il parmense, pur stretto nella morsa dei centrali ivoriani, ha lottato come un leone in gabbia, facendo leva su un fisico da paura per essere solo un diciassettenne. Oppure si potrebbe lasciare più spazio in avanti a Romano, facendolo agire da trequartista, senza compiti di marcatura. In ogni caso l’importante era partire col piede giusto e gli azzurrini lo hanno fatto! Ora l’appuntamento è per domenica alle 18 contro la Nuova Zelanda e si spera ci sarà da divertirsi in zona gol. Ultima annotazione statistica, un dato che sorprende e che un po’ fa paura, sempre sperando che sia vero, perché purtroppo in passato troppe carte d’identità di giovani africani impegnati in kermesse giovanili si sono rivelate fasulle: ieri nel secondo tempo l’allenatore ivoriano Kamara ha gettato nella mischia al posto di un evanescente Keita, il giovanissimo Niangbo, addirittura classe 1999! 14 anni, pensa te, gli stessi che aveva Luis Miguel quando debuttò a Sanremo!

DOSSIER SERIE A: quanto hanno inciso gli stranieri nel nostro campionato? PARTE 3

NAPOLI

Ottima stagione dei partenopei, chiusa meritatamente al secondo posto, sospinta da un Cavani inarrestabile, ormai uno dei migliori bomber mondiali. Difficile trattenere uno così, che di anno in anno migliora e segna caterve di gol. Per il resto, il ciclo è quello costruito da Mazzarri negli anni, nel quale ormai ci stanno a meraviglia i due svizzeri Behrami e Dzemaili (girone di ritorno pazzesco per questo giocatore che seguo da tantissimi anni e che unisce come pochi qualità e quantità), meno l’altro mediano Inler, passato in secondo piano dopo un girone d’andata non al top. Califfo Campagnaro in difesa, ormai all’Inter, oggetto misterioso Rolando, leader al Porto, in ballottaggio Pandev con l’idolo di casa Insigne ma sempre puntuale quando chiamato in causa. L’impressione è che con Benitez la squadra cambierà faccia e non sarà facile forse rivoluzionare una squadra che ha fatto del gruppo una vera arma vincente

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PARMA

Squadra peperina, che gioca bene ma che spesso si accontenta. Donadoni ha saputo creare un giusto mix di italiani e stranieri, giovani e vecchi, amalgamando il tutto perfettamente. E ‘ emerso in tutto il suo talento l’attaccante Belfodil, si è ritrovato Amauri, hanno brillato Paletta, ruvido ma efficace e la freccia Biabiany, a tratti imprendibile. Discreto anche se rozzo e lontanissimo dai paragoni di gioventù Benalouane, sufficiente Valdes ma raramente decisivo nel ruolo ormai acquisito di regista “alla Pirlo”.

PESCARA

Spiace constatarlo anche in questa sede ma la stagione degli abruzzesi è stata davvero deludente, dopo un discreto girone d’andata in cui almeno la squadra era rimasta in galleggiamento. Tanti stranieri, ma ben pochi quelli adeguati. Bene all’inizio Quintero, poi scomparso dopo un Sudamericano Under 20 vinto da protagonista con la sua Colombia (e lui è stato insignito del premio come miglior giocatore della manifestazione, insomma, la stoffa c’è eccome), a tratti è piaciuto Weiss, che però ha spesso predicato nel deserto. Assolutamente insufficienti gli oggetti misteriosi offensivi Caraglio, ben accreditato alla vigilia e Vukusic, autore di un solo gol in tutto il torneo. Ci si attendeva qualcosa in più da Arce e Cosic, alla fine con grande dignità ha fatto il suo il vecchio brasiliano Togni, autore di spettacolari gol su punizione, mentre il “boscaiolo” Bjarnason si è fatto notare soprattutto per la bella chioma bionda naturale.

PALERMO

Campionato nato e finito male, con molti protagonisti annunciati e in possesso di talento autentico fagocitati nella mediocrità. Si salva, con un girone di ritorno da big, lo sloveno Ilicic, e pure il giovanissimo Dybala ha mostrato colpi interessanti. Non ha fatto mancare il suo solito contributo a centrocampo il paraguayano Barreto ma poco ha potuto fare per salvare la baracca. Oggetto misterioso Formica, in difesa parsi allo sbaraglio Von Bergen, Munoz – che pure continuo a reputare un buon prospetto – mentre Morganella e Garcia sulle fasce almeno hanno garantito dinamismo e tanto impegno, anche se la qualità scarseggia. Hernandez in pratica non si è mai visto causa infortunio ma si potrebbe ripartire da lui. Rios, titolare inamovibile nella nazionale uruguayana, ha faticato tantissimo a trovare la sua collocazione tattica, e non ha convinto nessuno dei tanti mister succedutosi in panchina.

ROMA

Che delusione! L’avevo accreditata addirittura come candidata allo scudetto. Sono affascinato dalla squadra, dalla rosa, dalla società, dal calore che circonda la Roma ma davvero quest’anno è andato tutto storto, sin dall’ inizio. Il patrimonio tecnico è valido, ma occorre sfoltire, specie chi è parso inadeguato, come Goicoechea e Piris, che a tratti mi sembrava non valessero nemmeno la serie B, Stekelenburg, a disagio con i nostri attaccanti. Si sono salvati Castan e il giovanissimo Marquinhos ma è chiaro che non si può mettere tutto il peso di un reparto sulle spalle di un diciottenne, seppur promettentissimo. Pjanic ha giocato poco e in molti ruoli, perdendo spesso la bussola; Tachtsidis, imposto da Zeman, ha finito per incartarsi e spiace perchè avendolo visto un anno intero a Verona, posso affermare con certezza che ha tutto per sfondare ma evidentemente Roma è troppo larga per il momento; onesto il lavoro di Marquinho, pronto alla bisogna, mentre sugli scudi sono finiti Bradley, alla faccia della soluzione “marketing” e il giovane Lamela. L’americano ha giocato un grande campionato, tutto grinta e personalità, l’argentino è fragorosamente esploso a suon di gol meravigliosi.  Da lui bisogna ripartire.

SAMPDORIA

Tanti stranieri utilizzati prima da Ferrara e poi da Rossi e molti sono emersi in fretta, a iniziare dalla promessa Icardi, un 93 che però all’Inter dovrà darsi da fare per scalare le gerarchie, per passare a Krsticic, inventato regista magistrale e purtroppo nuovamente fermo ai box. Se l’è cavata tutto sommato anche l’ex bianconero Estigarribia, così come un’ottima figura ha fatto lo spagnolo Obiang, dai grandi mezzi atletici e fisici. Eder si è impegnato molto e ha messo in mostra velocità e tecnica, mentre paiono in ribasso le quotazioni di Maxi Lopez, troppo incostante.

SIENA

Retrocessione sofferta per i toscani, giunta al termine di una bella rincorsa, nella quale si sono messi in mostra alcuni giocatori come Emeghara, pescato in Svizzera e subito decisivo e Neto, invero subito “rapito” dai soldi russi. Altri hanno fatto la loro parte come Calello, il tecnico Agra e l’esperto Angelo, ma non è servito e all’orizzonte pare avvistarsi un torneo difficile, con probabilissima penalizzazione iniziale.

TORINO

Una comoda salvezza nell’anno del ritorno in serie A. Sono piaciuti il ruvido Glik, falloso ma dal cuore Toro doc, ha salvato la baracca il piccolo portiere volante Gillet, mentre a centrocampo si sono ben disimpegnati Basha, all’esordio in A e il vecchio Santana, sempre sul pezzo. Poco utilizzato ma interessante lo sloveno Birsa, oggetto misterioso Bakic, su cui la Fiorentina ha puntato molto ma che in granata non si è in pratica mai visto. A sprazzi bene Barreto, pupillo di Ventura, anche se è parso lontanissimo da una condizione fisica quanto meno accettabile, in avanti qualche buon spunto anche dal brasiliano Jonathas, che in B fa la differenza.

UDINESE

Squadra mulietnica per definizione, ha inanellato un girone di ritorno da scudetto. Non fa più notizia ma davvero nessuno quest’anno sembrava ipotizzare un simile exploit. Ogni anno esce un jolly, e in questa stagione sono migliorati tantissimi Pereyra, giocatore a tutto campo, il giovanissimo Zielinsky, un 94 dalla tecnica incredibile, mentre è esploso in tutto il suo talento il fenomenale Muriel! Altri hanno fatto qualche presenza come Renegie, Hertaux dimostrando di poterci stare e di essere utili alla causa. Brkic non ha fatto rimpiangere Handanovic e in difesa hanno brillato ancora una volta i validissimi Danilo e Benatia.