Pazzini-Hellas Verona ai titoli di coda?

Nelle ultime ore è rimbalzata da più parti la notizia che vede diverse squadre di A sondare il terreno per Pazzini, punta di diamante del Verona neopromosso in serie A.

Solo pochi mesi il Pazzo suggellava una super stagione a livello personale, con tanto di titolo di capocannoniere, conducendo i gialloblu nella massima serie dopo solo un anno di Purgatorio.

Come cambiano gli scenari nel giro di pochi giorni! Al di là di una condizione fisica ancora approssimativa (ma chi tra i gialloblu non ce l’ha? E su questo ci sarebbe davvero da riflettere ma lasciamo perdere…) come notato nelle gare di pre-season e in Coppa Italia, è indubbio che ci fossero delle frizioni tra il Capitano e l’allenatore Fabio Pecchia.

Già in serie B era sbottato il centravanti a seguito di scelte non condivise del mister, anche con gesti plateali. Poi tutto smentito, rientrato e finito a tarallucci e vino con la promozione in A.

Ma se lo scorso anno si stette quasi tutti all’unanimità dalla parte dell’allenatore, cercando di privilegiare l’unità dello spogliatoio in momenti cruciali della stagione, che ora si riveda lo stesso film quando il campionato è appena iniziato, con un obiettivo difficilissimo da raggiungere, non è un bel segnale.

il Pazzo da’ il 5 a mister Pecchia: chissà se questa scena si ripeterà ancora al Verona

Ci sono tante congetture su questa improvvisa e imprevista (ma non per tutti) apertura sul mercato di un nome come il suo.

Certo, l’esclusione di Napoli è stata pesante, e poco convincono le motivazioni meramente tattiche fornite da un timido Pecchia nel post partita. Soprattutto non si era ben compreso il suo ingresso in campo sullo 0-3. La rabbia che aveva in corpo Pazzini era giustificabile, agonistica il giusto, se non fosse poi sfociata nel gesto (che solo alcuni commentatori buonisti o filo – società all’inverosimile potevano aver frainteso) e poi in questo vero e proprio “caso” che potrebbe portare alla cessione.

Anzi, io mi sbilancio e credo che alla fine sia inevitabile che a mutare gli scenari di mercato gialloblu sia proprio la sua partenza. Tecnicamente parlando, quindi esulando il fatto che sia il nostro Capitano, il giocatore simbolo, quello dal miglior curriculum, e persino quello che, in soldoni, “ci ha riportato in serie A”, si potrebbe azzardare la “scelta tecnica” di cederlo, non ritenendolo più indispensabile come primo riferimento offensivo al cospetto di difensori forti e solidi come quelli che si possono incontrare in A.

Così fosse, però, non ci sarebbe la coda fuori per acquistarlo (vedi Sassuolo, Cagliari…). Io credo che il Pazzini visto due anni fa, al netto degli infortuni, potrebbe in effetti faticare a tenere sulle spalle da solo un intero reparto (considerando che Pecchia mai e poi mai gli affiancherebbe una seconda punta: non è nel mio stile essere drastico ma ormai è evidente che sia così, e io che credevo che Mandorlini fosse il più “monotono”, tatticamente parlando, allenatore visto negli ultimi anni) e che se al suo posto arrivassero valide alternative, si potrebbe pure cederlo risparmiando così pure sull’oneroso ingaggio.

Ma siamo al 24 agosto e in due mesi il direttore sportivo Fusco non è nemmeno riuscito a prendere un attaccante al posto di Cassano… Purtroppo avendo frettolosamente ceduto elementi offensivi, la cui dimensione probabilmente è comunque la cadetteria (Luppi, Gomez, Siligardi), ci siamo ritrovati senza attaccanti di riserva e la gara col Napoli l’ha ampiamente dimostrato. Se si fa male qualcuno o gli viene il raffreddore, ci si deve arrangiare. Quindi, occorre sperare che Verde, Cerci e Pazzini siano indistruttibili! Se poi “uno” lo teniamo in panca per scelta tecnica, adottando come falso nueve il miglior giocatore della nostra intera rosa, quello con più tecnica e in definitiva l’unico che in mezzo al campo sappia giocare il pallone, beh, allora ce la andiamo pure a cercare.

Col Napoli era logico, evidente, lapalissiano, scontato, che perdessimo ma purtroppo se non si interviene sulla rosa, sarà altrettanto per Crotone. Quindi, per quanto mi sforzi con alcuni amici appassionati gialloblu di vedere il bicchiere mezzo pieno, davvero è difficile quest’anno professarsi ottimisti. Un sano realismo va a scontrarsi in ogni caso con la voglia di sostenere la squadra sempre, di “gustarsi” di nuovo la serie A. Certo, è triste vedere come sembra si tiri a campare invece di avere un progetto, o un’idea di esso. Nessuno credeva veramente al “modello Borussia”, ci mancherebbe, ma almeno giocarsela dignitosamente, quello sì.

PS: arrivasse “in regalo” Mitrovic dal Newcastle, magari confidando nell’amicizia tra Rafa Benitez e Pecchia, e un giovane come Kean (con l’arrivo probabile di Keita, il ragazzo non vedrebbe mai il campo nella Juve e credo che i bianconeri vogliano che faccia esperienza altrove), allora non mi strapperei i capelli per la cessione di Pazzini.. ok, di capelli non ne ho tantissimi, ma credo si sia capito ugualmente che intendo 😀

Annunci

Serie A al giro di boa: il punto sul girone di andata squadra per squadra

E’ terminato il girone d’andata di serie A, in attesa di due posticipi di questa sera che poco andranno a incidere sulle sorti della classifica o quanto meno sui giudizi sin qui ottenuti.

Una classifica veritiera, spietata quasi nella sua demarcazione netta tra le prime 3 squadre in avanti, altre 3 in linea di galleggiamento per l’Europa, poche altre al riparo da eventuali cadute rovinose e la maggior parte, una buona metà, che d’ora innanzi si ritroverà a fare a sportellate per non retrocedere in serie B. Fa specie che in questa categoria rientri il Milan, nobile decaduta o per lo meno lontanissima parente dalla squadra lungamente ammirata negli ultimi 25 anni.

Davanti hanno mantenuto ritmi vertiginosi la capolista Juventus,  che a dispetto di una rovinosa, inaspettata e per certi versi scioccante – alla luce della campagna di rafforzamento estiva – eliminazione in Champions League, in campionato ha dimostrato di essere la più forte, la più completa in ogni reparto, grazie alle conferme dei vari Vidal, Pogba, ormai assurto a vero big, e all’impatto dei nuovi Tevez e Llorente, che si stanno imponendo in serie A a suon di gol.

Record nuovi, come quello del numero di vittorie consecutive in serie A per il club (11 conseguito proprio ieri) e un numero di punti impressionanti. La forza dei bianconeri è stata quella di reggere alla partenza sprint della Roma di Garcia, altra splendida realtà del nostro calcio. Dalle prime 10 vittorie consecutive, alla difesa a lungo imperforata, dalle giocate di un redivivo Totti, della freccia Gervinho, scommessa vinta dal tecnico francese, alla conferma del talento di casa Florenzi, i recuperi di De Rossi e Maicon e la solidità di Strootman e Benatia: ecco tutti gli ingredienti di una Roma tornata assolutamente competitiva per la lotta al vertice.

Una lotta cui può, nonostante il ritardo accumulato causa alcuni improvvisi black out strada facendo, legittimamente ambire anche il Napoli di Benitez, splendido protagonista (sfortunato) pure in Champions League. La qualità offensiva, in gente come Higuain, Callejon, Mertens, Insigne e un Hamsik troppo spesso fermo ai box, è impressionante e pure la difesa si sta lentamente assestando; si prospetta un bel duello anche in Europa League tra i partenopei e i bianconeri.

Un po’ più indietro la Fiorentina di Montella, che ha messo in mostra un bel calcio, sulla falsariga della passata stagione, pur cambiando registro in attacco e affidandosi in principio a una super coppia gol, quella formata da Gomez e Rossi. Se quest’ultimo però in pratica non si è mai visto, Rossi ha chiuso da capocannoniere l’andata, salvo poi infortunarsi gravemente. Sperando tutti insieme che possa tornare in piena forma per il Mondiale brasiliano, nel frattempo Montella dovrò reinventarsi qualcosa, pur sapendo di poter contare su due grandi talenti come Borja Valero e Cuadrado.

Al quinto posto chiude sorprendentemente la rivelazione Hellas Verona, capace di rendere praticamente inespugnabile il fortino del Bentegodi (sconfitto solo nel derby col Chievo e ieri col Napoli) e in generale sempre convincente al cospetto delle squadre del proprio lignaggio (non caso ha perso solo con le 4 squadre davanti a sé, oltre che Genoa e Inter, compensate dalle belle vittorie contro Milan e Lazio). Sugli scudi un rinato Toni, alla rincorsa di una convocazione per i Mondiali, i giovani Iturbe e Jorginho, appetiti dai grandi club e Romulo, vero colpo di mercato del ds Sogliano.

L’Inter è riuscita con Mazzarri a riappropriarsi di una dimensione più consona al proprio rango, dopo il disastroso girone di ritorno della passata stagione. Ha ritrovato identità ma soprattutto dignità, pur evidenziando un notevole gap con le prime tre davanti: in difesa si continuano a prendere troppi gol, mentre davanti il solo Palacio assicura pericolosità e gol, non essendo in pratica pervenuti  gli attesi Icardi e Belfoldi. Stagione di transizione, in attesa degli investimenti del nuovo presidente Thohir.

Altra rivelazione è il Torino di Ventura, che per un anno sembra ai ripari da una stagione al cardiopalma: da tempo a Torino non ci si divertiva così, non si assistevano a gare anche entusiasmanti. Si dovrebbero davvero evitare patemi, specie se Cerci e Immobile continueranno ad essere la nuova coppia gol del calcio italiano.

Altre squadre che stanno disputando un campionato in linea con le ambizioni sono Parma e Genoa, nonostante quest’ultima sia partita a fari spenti, ritrovandosi poi impelagata in piena zona retrocessione nella prima fase di torneo, quando a guidarla era l’esordiente Liverani. Il ritorno di Gasperini ha contribuito enormemente a ristabilire certe gerarchie, anche se il Grifone pare ancora altalenante nelle prestazioni, più che nei risultati. Implacabile il Gila davanti, bene anche Kucka fino al serio infortunio, affidabile la retroguardia che fa perno sull’esperienza del trio centrale e sul talento degli emergenti Perin, portiere del futuro, e Vrsaljiko. Più complicato pare parlare del Parma, società che come il Cagliari, da anni si ritrova a conseguire con largo anticipo la quota salvezza, salvo poi cullarsi sugli allori, alternando prestazioni sontuose a inesorabili scivoloni. Quest’anno assisteremo alla stessa situazione, con i ducali che presentano una rosa ricca di elementi di qualità, tale da poter provare a puntare a qualcosa di più di una salvezza tranquilla? Gente come Parolo, tornato meritatamente in Nazionale, Paletta, in odor di naturalizzazione, o un Cassano – comunque irrequieto sul finale di stagione – sollecitano certi pensieri, ma occorrono anche motivazioni forti e una maggior continuità di rendimento. Il Cagliari è un po’ in ritardo sul roulino di marcia, e ora dovrà pure colmare il vuoto lasciato dal richiestissimo Nainggolan, ma l’impressione è che l’obiettivo verrà raggiunto, specie se il bomberino Sau sarà meno perseguitato da guai fisici che lo stanno attanagliando da inizio stagione.

Anche l’Udinese pare in grado di risollevarsi da una situazione oggettivamente complicata ma è alquanto azzardato ipotizzare una rimonta simile alla stagione scorsa. Si paga la discontinuità in zona gol di Di Natale, stranamente in difficoltà sotto porta, al punto di arrivare a meditare di lasciare a fine anno. Tuttavia è ingeneroso attribuire alla sua attuale scarsa vena realizzativa – dopo che ci aveva abituati benissimo, con medie da fuoriclasse assoluto – tutti i mali della squadra friuliana. Manca il supporto di gente come Maicosuel e Pereyra, in possesso di indubbie doti tecniche ma non ancora decisivi, così come l’acciaccato cronico Muriel, da due anni potenziale crack a livello mondiale.

Nelle retrovie sembrano più accreditate Sampdoria, Atalanta e Chievo rispetto a Bologna e Sassuolo, ma la lotta rimarrà aperta fino alla fine. I bergamaschi si stanno limitando al compitino, abili soprattutto in casa davanti al proprio pubblico, e rimangono sempre pericolosi in gente come Denis e un ritrovato Maxi Moralez, con in panca un condottiero navigato come Colantuono, una vera garanzia a Bergamo. La Samp ha pagato caro lo scotto di inizio stagione, con una partenza shock culminata con l’esonero di Delio Rossi , avvicendato dal mai dimenticato da queste parti Mihajlovic. Il tecnico serbo ha compattato la squadra, ce l’ha in pugno e la sa governare bene. La qualità media non è elevatissima, ma l’allenatore sta tirando fuori il massimo da gente come Eder, mai così prolifico in serie A e Palombo, riproposto spesso e volentieri da titolare, sia al centro della difesa ma soprattutto nell’originario ruolo di regista basso, come quando giunse meritatamente in azzurro. Lecito attendersi di più dal giovane Gabbiadini, che finora si è espresso solo a sprazzi. Il Chievo forse ha atteso sin troppo a richiamare in panca Corini, artefice della salvezza dell’anno scorso, confidando che prima o poi il pur bravo Sannino sapesse come invertire una pericolosa rotta. Ma alcune scelte andavano fatte e il Genio affidandosi a un rigenerato Thereau, l’uomo di maggior tasso tecnico dei clivensi, inspiegabilmente finito ai margini nella gestione precedente, e a un Rigoni non più solo abile interdittore davanti alla difesa ma ormai anche illuminato play maker, sebbene anomalo, formato Nazionale, è riuscito a far riemergere la squadra dai bassifondi della classifica.

Il Sassuolo ci ha messo un po’ ad abituarsi alla serie A e non poteva essere altrimenti: la svolta è successa dopo il pesantissimo ko contro l’Inter. Il passivo di sette reti ha ricompattato la squadra, raccoltasi vicina al tecnico del miracolo, Di Francesco, colui che l’aveva portato in Paradiso. Poi c’è voluto tutto il talento, l’estro, i gol del giovanissimo Berardi, talento di casa ma comprato per metà dalla Juve, capace non solo di segnare a 19 anni 4 gol al Milan (!) ma di chiudere addirittura a 11 reti questo girone, dietro solo al viola Rossi nella classifica cannonieri. Si sono messi in luce anche lo storico capitano Magnanelli, a suo agio nei panni di illuminato regista anche in serie A, i giovani Antei (difensore scuola Roma) e Zaza (altro attaccante a metà con i bianconeri) e l’affidabile portiere Pegolo, spesso decisivo con le sue parate.

A conti fatti le più serie candidate alla retrocessione sembrano il Bologna, il Livorno e il Catania… storie diversissime le loro. Il Bologna giunge in extremis alla decisione sofferta ma oramai inevitabile di sostituire Pioli con Ballardini, il cui compito appare comunque arduo, specie se non si ricorrerà a migliorare la squadra in zona gol, dove pesa l’assenza di un attaccante in grado di sostituire degnamente Gilardino. Bianchi appare involuto e in piena crisi tecnica, così che tocca a un encomiabile capitan Diamanti cantare e portare la croce. Il Livorno era partito a razzo, con l’allenatore Nicola nei panni del predestinato. Alla lunga però l’inesperienza e in generale una qualità media piuttosto bassa della rosa toscana si è fatta sentire in maniera predominante, e anche gente come Paulinho e Siligardi, che hanno mostrato dei bei numeri anche nella massima serie, è progressivamente scaduta a livello di rendimento. Il Catania invece pareva chiaramente indebolito dal mercato estivo ma è indubbio che pochi si sarebbero aspettati un crollo simile dopo lo splendido torneo scorso, culminato col record storico per la squadra etnea in serie A. Ora è tornato Lodi, forse, ma siamo in zona “fantacalcio” potrebbe rientrare alla base anche Gomez, immalinconitosi in Russia, ma probabilmente sarebbe opportuno tornasse pure Maran, a mio avviso frettolosamente esonerato in favore di De Canio, il quale però non ha invertito la rotta, anzi. C0n giocatori ancora da recuperare e tutto un girone di ritorno da disputare, la salvezza è ancora possibile, ma occorre cambiare marcia, soprattutto da un punto di vista mentale.

Resta da dire delle due vere, eclatanti delusioni della stagione: Lazio e Milan. Intristito tutto l’ambiente biancoceleste, dove c’ è un clima assolutamente diverso da 12 mesi fa, quando la Lazio chiuse a ridosso della Juve la prima parte di cammino in campionato. Petkovic indicato come colpevole del calo di rendimento, ci pare tuttavia ingiusto addossare tutte le colpe a un tecnico che al primo esame in serie A fece meraviglie.  Il fatto è, che a parte un Candreva in gran spolvero, per tutta una serie di motivi sono mancati per lunghi tratti alcuni giocatori chiave, da Klose, a Hernanes a Mauri. Stagione di transizione, poi bisognerà vedere se Lotito avrà la voglia e la forza di fare la rivoluzione.

Più delicato il discorso relativo al Milan: l’esonero di Allegri è giunto a completamento di una situazione paradossale, con un cambio societario in corso, non del tutto indolore, e con una squadra sempre più allo sbando, senza anima, senza personalità. Pochi da salvare, forse il solo Kakà – per lo meno per quanto concerne impegno, cuore e passione – mentre persino a Balotelli stanno finendo i bonus. Da lui ci si aspetta di più, inutile girarci attorno: non bastano più i gol (su rigore, direbbero i maligni) e alcune prestazioni da top player. Servono più continuità, rendimento, grinta, determinazione, anche serietà se vogliamo, insomma… serve il salto di qualità, anche in vista del Mondiale.

El Shaarawy è già oltre Super Mario Balotelli

Si fa un gran parlare da qualche settimana a questa parte del giovane talento rossonero, cresciuto nel Genoa, El Shaarawy. Io stesso gli ho già dedicato più post, i maggiori quotidiani e il Guerin Sportivo lo immortalano in prima pagina… tutto giusto, a mio avviso, visto come a soli 20 anni, alla prima vera stagione da protagonista in una grande storica della serie A, si sta dimostrando un campione, risolvendo le partite da solo, oltre che i guai assortiti di casa Milan. 10 gol che ne fanno il capocannoniere solitario della serie A, 10 gol, uno più bello dell’altro, a testimonianza del vasto bagaglio tecnico di cui dispone, e siamo appena a novembre.

Viene da pensare a cosa potrebbe ambire il Milan se avesse trattenuti i suoi gioielli Ibra e Thiago Silva, resta il fatto che, nel contesto di una stagione di transizione, il giovane Stephan dimostri, gara dopo gara, di che pasta sia fatto…. siamo davanti al nome nuovo del calcio italiano.

Probabilmente il Faraone, in mezza stagione da titolare in A, ha già dimostrato di più rispetto a Balotelli nei suoi anni italiani, all’Inter. E sì che da più parti si parla del giocatore del City come del ’90 più forte del mondo. Eppure Super Mario è ancora un incompiuto, ha esordito prestissimo lasciando il segno, sin dai tempi in cui furoreggiava a 15 nel Lumezzane, con conseguente esordio nei professionisti e l’approdo all’Inter, dopo essere stato ben valutato pure dal Barca.

Questa sembrava la stagione della consacrazione di Balo, considerando lo splendido Europeo, giocando da leader offensivo azzurro, e invece il City – e Roberto Mancini in primis – non ne può proprio più delle sue mattanze, dei suoi ritardi agli allenamenti, della sua vita poco incline alla vita di un professionista che vuole primeggiare ai massimi livelli nel calcio.

Parlo da grande estimatore di Balotelli, da uno che lo segue e stima dai suoi primi vagiti in serie A, prima ancora nella Primavera dell’Inter, portata “da solo” a vincere un campionato di categoria. Ma in effetti, deve maturare e chissà mai se lo farà, nel frattempo la stella di El Shaarawy brilla sempre più luminosa… lui sì  che sembra non essersi montato la testa. E pensare che potenzialmente abbiamo la miglior coppia d’attacco del mondo negli anni a venire. C’ è ancora tempo Balo, ma occorre mettersi in carreggiata.. le carriere di Cassano – tra l’altro giunto a 30 anni ai migliori standard di rendimento – e dell’altro ex nerazzurro Adriano stanno lì a dimostrare che senza impegno, determinazione e serietà non si fa molta strada.

Pillole europee

Torno per un attimo a farmi vivo, in attesa di partire per la “vera” vacanza, fra un paio di giorni tra l’Alto Adige e l’Austria.

In questi giorni di distacco dal blog ho ultimato alcune cosette interessanti: innanzitutto un articolo sugli Europei in prossimità del nuovo numero del GS, incentrato come ovvio sulla recente manifestazione. Poi, sono finalmente riuscito a ultimare un lavoro da sottoporre all’attenzione del mio editore. Non è il nuovo manoscritto, il romanzo che farà da successore a “Verrà il tempo per noi” ma un’idea diversa che è stata partorita quasi per caso. Nel senso che erano scritti nati non per essere giudicati da un editore ma piuttosto intimi e personali. Vedremo se per fine anno diverranno qualcosa di più… la mia seconda pubblicazione ufficiale, in pratica! 🙂

Gli Europei si sono appena conclusi: volutamente non ne ho parlato molto, a parte qualche commento sparuto per il web, in particolare su facebook dove ho molti amici calciofili come me.

Direi che possiamo essere soddisfatti della marcia degli Azzurri, capaci (come sempre, la storia insegna) nelle difficoltà di tirar fuori il meglio, rendendo la vita difficile a ogni avversario. Era stato così anche all’esordio contro i futuri campioni della Spagna ma allora eravamo ancora in fase di rodaggio, in fondo. Poi è venuta la prima svolta tattica, con il ritorno alla difesa a 4, che ha consentito a Prandelli di ricomporre la retroguardia juventina. A disagio Maggio in difesa, è stato preferito dar spazio a Balzaretti e Abate, due veri terzini, col milanista ormai pienamente maturato in questo ruolo, lui che ha sempre giostrato da ala pura. Benissimo il centrocampo, con De Rossi a protezione della difesa (ma mai più da stopper, per carità, si perde metà del potenziale suo e di squadra), un Montolivo finalmente a livelli da “grande squadra” (e molto ha contribuito Prandelli nella sua evoluzione, visto i precedenti insieme a Firenze), Marchisio ormai un big a tutti gli effetti e un Pirlo assolutamente sontuoso, a parte il cucchiaio che ha fatto innamorare mezza Europa. Davanti i due “discoli” Cassano e Balotelli che col tempo hanno affinato la loro intesa, già perfetta fuori dal campo. Ne è uscita una Nazionale compatta, diretta discendente di quella che ha trionfato a Berlino 6 anni fa, con lo stesso spirito, la stessa determinazione, la stessa capacità di imbrigliare e sorprendere la squadra avversaria, impedendola di esprimersi al meglio. E’ successo contro un’Inghilterra molto “italiana” e soprattutto con la sbarazzina Germania, che sprizzava talento da tutti i pori.

Fino a che non ci siamo schiantati con la Spagna. Arrivati giù di corda, stremati dalla fatica dell’impresa tedesca e con alcuni giocatori francamente non al top (pensiamo al guerriero Chiellini), non abbiamo avuto chance con la Spagna, pur reduce da una semifinale lunghissima contro i cugini portoghesi. Ma se in campo prendono il pallino del gioco i vari Xavi, Iniesta (si potrebbe dare un Pallone d’oro di coppia, o lo diamo ancora a Messi?), Silva (superbo con la sua fantasia al servizio della squadra), Fabregas (ormai una sicurezza nel ruolo della “zanzara offensiva”, Alonso è dura per tutti. Gli spagnoli poi non hanno dato respiro a Pirlo e a Balotelli, i nostri uomini più pericolosi, accerchiandoli continuamente, e persino Cassano ha sbattuto spesso contro il muro difensivo avversario (in particolare contro Ramos, una roccia). Insomma, occorre ripartire da qui, pur tenendo conto della distanza che ancora ci separa dai nuovi dèi del calcio. Prandelli forse qualcosa ha sbagliato nella finale, nel secondo tempo a un certo punto, si poteva osare di più inserendo anche il combattivo Diamanti al posto di Motta, poi subito infortunatosi. Siamo rimasti in 10, inermi di fronte alla furia e alla sagacia tattica e tecnica degli uomini di Del Bosque, abile come pochi nel saper far convivere le due anime, quella del Real Madrid e quella del Barcellona. Un complesso, quello spagnolo, che si può permettere di giocare senza centravanti di ruolo, un po’ come la Grande Ungheria degli anni ’50, in cui tutti attaccavano e difendevano insieme. Rivelazione Jordi Alba in difesa, lui che in realtà spinge sempre e risulta quasi un attaccante aggiunto (rivedere il gol in finale contro gli azzurri). Per il resto i soliti noti, giocatori ancora giovani che hanno tutto per marcare ancora di più il divario sugli avversari. Noi abbiamo giocato con onore, forza, abbiamo riconquistato dignità, nel contesto del ciclone scommesse, e sarà necessario ripartire da Prandelli, nella speranza che i nostri migliori giovani in rampa di lancio (Destro, Verratti, Insigne… ), già protagonisti in questa sessione estiva di calciomercato, lo divengano poi anche in campo, magari nei grossi club!

Forza Cassano!

Eh, no… dopo il povero Sic, perdere anche un altro talento nostrano come Antonio Cassano sarebbe stato davvero troppo. Stavolta non ci sarebbero venute in soccorso nemmeno quelle frasi vere ma che pure sembrano di circostanza come "cosa vuoi? nel motociclismo i piloti lo sanno che ad ogni curva rischiano la vita". Ma nel calcio questo in teoria non dovrebbe succedere, specie per un giocatore che, per quanto non ancora trentenne, è un professionista del pallone da ben 12 anni.
Tanti ne sono passati dallo splendido esordio di Cassano, subito ribattezzato Fantantonio. Per sfavillante esordio non intendo quello ufficiale, ma quello "vero", la sua prima da titolare, coincisa con una magia da far strabuzzare gli occhi, una prodezza da 3 punti contro l'Inter. Prima di lui era andato a segno l'altro talentino di casa con una cannonata da 30 metri.
Ma se di Hugo Enynnaya si persero quasi subito le tracce (attualmente sgambetta in Eccellenza lombarda), il barese di Bari Vecchia (come da subito si è voluto sottolineare) era qui per rimanere. Una carriera che poi solo a sprazzi fu mantenuta sui livelli di quel primo gol premonitore in serie A.
Le Cassanate lo accompagnarono da subito nel suo cammino, diventandone elementi inscindibili dalle abilità pallonare. Quanti gol, quanti sberleffi, quante espulsioni.. tutto condensato alla velocità della luce. Il passaggio alla Roma, il rapporto non proprio idilliaco con Totti, fatto di chiari e scuri, di alti e bassi, l'esilio dorato a Madrid, la pelliccia alla presentazione, il ritorno da campione acclamato a Genova, dove in coppia con Pazzini ha fatto rivivere nei tanti sostenitori blucerchiati il mito di Vialli e Mancini.
Ma i sogni durano poco, spesso drasticamente si tramutano nel peggiore degli incubi.. e cosa è stato se non un incubo, una nube profonda il suo precoce addio alla Samp? I soliti fantasmi caratteriali che lo attanagliavano, e sì che Antonio in quella breve parentesi sembrava davvero in pace con sè stesso, maturato, compagno fedele (dopo lo scoop delle 700 donne amate e raccontate nella sua autobiografia curata dal giornalista e amico Pierluigi Pardo).
E allora il Milan come salvezza, come ultima chiamata, come ennesima prova di maturità.. Antonio ce la sta facendo, ha contribuito con umiltà (parola spesa pochissime volte per lui) allo scudetto rossonero e quest'anno pienamente inserito negli schemi e recuperato anche in maglia azzurra, stava veramente diventando leader in campo e nello spogliatoio. Fino al (per fortuna temporaneo) stop! Le scarse notizie avevano contrbuito a far scattare allarmi spropositati (ictus, danni cerebrali, problemi al cuore)… fino al tanto sospirato e giustificato ottimismo degli ultimi due giorni. Torna presto a deliziarci Antonio, ti aspettiamo!