Sanremo al rush finale: ecco le mie impressioni e i miei pronostici.

Per la prima volta dopo tanti anni, ho seguito il Festival di Sanremo a tratti, sovrastato da stanchezza e altri impegni.

Certo, qualcosa in diretta ho sentito ma il più delle volte mi sono avvalso di recuperi dal web, di video già dalle prim’ore dopo le esecuzioni disponibili su youtube, partecipando piuttosto passivamente (non avendo visto del tutto le serate live)  pure al giochino – ultimamente un po’ stucchevole – della ricerca della “battuta facile”, ironica, sarcastica, spesso velatamente condita da offese su questo o l’altro artista.

Chiaro, anch’io sin dagli eroici anni universitari, mi dilettavo con gli allora compagni d’appartamento a commentare, a volte entusiasta, altre sconcertato o irriverente, le performance o i look dei cantanti in gara, ma ora mi pare ci sia gente che della musica italiana gliene freghi ben poco e si atteggi e basta.

Io non ho di questi problemi, passando da ascolti compulsivi di musica indie, d’autore e ricercata a quella più smaccatamente pop. E in fondo tutti sanno, perché Sanremo non è cambiato di una virgola, che questo Festival non è “solo” musica, ma anche spettacolo, intrattenimento, lustrini e paillettes.

Venendo finalmente alle canzoni, ammetto che un po’ mi spaventava l’eccessiva infornata di artisti usciti dai talent.

Non sono integralista, ben vengano le commistioni e che si dia uno sguardo a ciò che “vende” di più, ma allora sarebbe giusto che ci fosse un giusto mix tra classici, emergenti “veri”, fuoriusciti dai talent e altri appartenenti al rango della musica su citata che prediligo. Invece la fetta destinata (?) alla musica indipendente è stata fagocitata e in tal senso l’ultima edizione che davvero mi ha convinto è stata quella del Fazio Bis, con a fianco di cantanti mainstream, altri di area alternativa come Riccardo Sinigallia, i Perturbazione, The Niro o Diodato, ma in fondo anche il buon Cristiano De Andrè.

Al di là che non avessero fatto domanda o che gliene importi una mazza di un evento del genere, mi sarebbe piaciuto vedere sul palco gente come Brunori, Mannarino o i Baustelle, freschi di convincenti (dal mio punto di vista) lavori discografici.

Accontentandoci di quello che passava, e bando ai pregiudizi, sapevo che lo spettacolo sarebbe stato comunque televisivamente appetibile, con due mostri sacri come Carlo Conti e la De Filippi.

Le canzoni – come sempre accade – con gli ascolti si insinuano, si fanno più interessanti.

Però anche da parte di chi partiva coi chiari favori del pronostico, alludo principalmente a Fiorella Mannoia e a Sergio Sylvestre, sono mancati a mio avviso gli acuti (in senso metaforico).

Probabilmente lo stesso arriveranno per loro dei premi, in fondo non ci sarebbe da gridare allo scandalo, ma in partenza pensavo a qualcosa di diverso.

Iniziamo dalle Nuove Proposte, sicuramente più valorizzati rispetto alla crudelissima formula dei due anni precedenti che prevedeva scontri diretti. Tutti si sono esibiti, hanno avuto il loro quarto d’ora di celebrità (orologio alla mano, un po’ meno) e pochi – rispetto agli anni d’oro, tipo i ’90 quando il vivaio sanremese sfornava talenti a ripetizione – rimarranno nel tempo.

Dubito anche che usciranno da qui dei nuovi Gabbani o Meta, che come vedremo ben si stanno disimpegnando fra i “grandi”.

Vince Lele con merito, e non solo perché viene da Amici, come subito sottolineato dai malpensanti che auspicavano la vittoria di Maldestro, giunto invece secondo.

Chiaro, il secondo – scusate il gioco di parole – era l’opposto del giovane virgulto “defilippiano”,  essendo già noto nei “miei” ambienti, con un suo seguito e una sua credibilità artistica, però secondo me non aveva sul palco quel “quid”, non l’ho visto a suo agio come successe ad esempio al grande Zibba quando giunse anch’egli secondo dietro allo scoppiettante Rocco Hunt ma facendosi comunque notare (era appunto l’edizione Faziana, quella a cui alludeva prima)

Gli altri due hanno cantato brani in linea con la tradizione, personalmente Guasti non mi ha trasmesso nulla, mentre se non altro Lamacchia qualche emozione sincera l’ha lasciata trasparire. Il suo brano in questo contesto mi piaceva, ma era forse sin troppo demodè.

Nemmeno gli eliminati tra i Big mi hanno sorpreso più di tanto, come ho già scritto in sede di commenti, pur con i distinguo del caso.

Le due coppie, fatte fuori alla prima tornata, c’entravano assai poco col contesto. Se almeno il pezzo di Nesli e Alice Paba aveva un buon ritornello (in cui di contro veniva meno il concetto di duetto, visto che la flebile voce dello pseudo rapper era sovrastata da quella della vincitrice di The Voice) e in radio potrebbe funzionare, quello di Raige e Georgia Luzi ha fatto acqua da tutte le parti.

Leggo commenti sbigottiti sulle eliminazioni dei tre grandi classici e della Ferreri. Musicalmente forse avrei dato una chance perlomeno a Ron (in una qualsiasi gara “qualitativa” avrebbe sbaragliato un Bernabei, per dire), mentre Al Bano e Gigi D’Alessio hanno presentato delle canzoni sin troppo in linea con la tradizione. Onore a Carrisi, il suo è un brano di buon livello ma l’ha cantato in tono dimesso, non sembrava certo in formissima (e comunque tornare sul palco dopo i noti problemi di salute che l’hanno colpito è stato ammirevole da parte sua). D’Alessio aveva un testo interessante e molto personale ma non corredato da ‘sta gran melodia, era troppo ingabbiato, senza scossoni.

Diverso il discorso su Giusy, il cui brano molto probabilmente si farà ampia strada tra i singoli e in radio ma che dal vivo non ha reso, complice delle interpretazioni precarie, direi sconcertanti.

I miei pronostici della vigilia andavano alla Mannoia (sai che novità!) e la rossa non si può dire che abbia sbagliato pezzo. Le stimmate del brano vincitore sono ben visibili, ma mi sarei aspettato qualcosa di meno “retorico” e buonista. Non una rivoluzione ma già la canzone recente che ha interpretato per la colonna sonora del film “Perfetti Sconosciuti” mi pareva più incline alle sue corde.

Credo sul podio ci finirà anche Ermal Meta e la cosa mi farebbe molto piacere. Sin dai tempi del suo gruppo “La Fame di Camilla”, con cui giocò un Sanremo Giovani all’altezza nel 2010, il cantautore albanese dimostra di saperci fare con le parole e le melodie. Qui ha puntato più in alto con un brano non facile ma di grande impatto, senza tener conto del figurone fatto nella serata delle cover, dove ha giustamente vinto.

Al terzo posto metterei uno tra Fabrizio Moro, in grado sempre di trasmettermi tutte le emozioni che riversa nei suoi pezzi e nel cantato sofferto, Francesco Gabbani, la cui canzone è assolutamente irresistibile e una rediviva Paola Turci, in autentico stato di grazia.

Ho apprezzato anche le canzoni di Masini e Zarrillo, pur riconoscendo che non abbiano portato i brani “della vita”… almeno il primo ha rischiato, interpretando un brano lontano dai suoi canoni.

Sergio creda abbia gettato al vento un’occasione importante. Poi magari vincerà, l’accoglienza del pubblico è stata ottima. Però, ragazzone, Madre Natura ti ha fatto dono di una voce stupenda e se non ti sai scrivere le canzoni, devi almeno sapertele scegliere. Uno che ha note soul così evidenti, capace di cantare indistintamente John Legend o Barry White, non può trovarsi a tentare note altissime, urlando stonato e forzando la voce in un falsetto innaturale.

Gli altri in gara non mi hanno suscitato chissà cosa. Lodovica Comello è carina, fa tenerezza ma la sua canzone è leggerina, con pochissima sostanza. Michele Bravi canta benissimo, la voce può piacere o meno ma umanamente mi fa simpatia e la sua storia è quella di uno cui i talent hanno più nuociuto che altro. Chiara sa cantare ma ha poco peso specifico, specie in gare come questa. Stesso discorso vale per Elodie, la cui presenza scenica e sicurezza nel canto non basta, quando hai un pezzo monocorde, ripetitivo e noioso.

Per Clementino applico il discorso fatto per Michele Bravi, pur partendo da contesti diversi.  E’ uno vero, ha la faccia simpatica e pulita. Purtroppo non ha osato molto, aveva un tema che si prestava a un testo più profondo e meno all’acqua di rose. Se sei rapper, e lui è davvero partito dal basso, te lo potevi permettere.

Non riesco proprio a trovare qualcosa di interessante in Alessio Bernabei. Oltre ad avere spocchia –  ok, dovrei evitare di giudicare simili aspetti – e una certa padronanza del palco, non trovo in lui grandi qualità. Non ha una gran voce, di quelle che si fanno ricordare per l’originalità o il tratto, ma soprattutto non ha le canzoni, tutte annacquate da arrangiamenti “moderni”, a nascondere una povertà di idee lampante.

Chiudo con la più bersagliata dal mondo social: Bianca Atzei. Ovvio, anche a me da’ fastidio sapere che sotto c’è una macchina discografica massiccia che ce la sta imponendo a forza in tutte le salse, in tutti i programmi, in tutte le manifestazioni. Visto che mi sono affidato in precedenza a  soggettivissime valutazioni “ a pelle” nei confronti di altri, va beh, dico che lei non è che ti ispiri tutta questa empatia, però arrivare a pensare che ieri durante la sua esibizione abbia fatto finta di commuoversi fin quasi alle lacrime per far presa sulla giuria e sul televoto mi pare francamente eccessivo. La sua è una canzone ariosa, fuori tempo massimo e con un testo che forse Kekko avrà scritto per la fidanzatina quando stava alle Medie, ma lei canta bene e in queste vesti è credibile.

Annunci

Cala il sipario sul Festival di Sanremo con la meritata vittoria degli Stadio

Ammetto di non aver seguito molto il Festival di Sanremo rispetto alle passate recenti edizioni. Non per snobismo ma più che altro per i postumi di un’influenza che mi ha bloccato a letto, con picchi di febbre molto alti. La concentrazione non era massima insomma, e nemmeno la voglia in fondo, quando stai lì a farti impacchi con il ghiaccio e continui a tossire. Ora per fortuna sto meglio, e va da sè che in ogni caso internet, i filmati in rete e in tv, i programmi e le radio aiutano a recuperare un po’ tutti i momenti salienti.

images

Posso dire con fermezza che sin dal primo ascolto il mio pronostico era andato agli Stadio, gruppo che da sempre apprezzo, e quindi la loro vittoria mi ha fatto piacere, specie vedendo con chi nel podio erano arrivati a contendersela.

Credo che Carlo Conti abbia condotto al meglio l’edizione, sempre sul pezzo, puntando sul ritmo e sull’essenzialità, in modo molto sobrio, stile che da sempre lo contraddistingue. Ieri l’ho visto particolarmente a suo agio con gli amici storici, “fratelli” come ama chiamarli lui, Pieraccioni e Panariello.

La vera mattatrice delle serate festivaliere è stata Virginia Raffaele, ieri nei panni di se’ stessa, dopo che aveva imperversato imitando alla perfezione Sabrina Ferilli, Carla Fracci, Donatella Versace e la consueta Belen, suo cavallo di battaglia.

Gabriel Garko ha compensato con la fisicità e l’autoironia alcune pecche e disagi evidenti, ma mi fermo qui, altrimenti poi le mie lettrici potrebbero pensare che sono invidioso 🙂 Mi è parsa comunque più sciolta e spontanea la statuaria, bellissima Madalina Ghenea.

La gara, quindi. Detto degli Stadio, autori come sempre di un brano aggraziato, melodico il giusto e romantico, stavolta sul delicato tema genitori/figli, occorre anche ammettere che forse la vittoria arriva a suggellare una carriera fatta di molti brani preziosi ma che, nella fattispecie, questa loro “Un giorno mi dirai” non vale ad esempio “Lo zaino” con cui fecero commuovere tutti nel 1998.

Non mi sarei aspettato il secondo posto della giovane Francesca Michielin, il suo exploit è dettato da una discreta canzone ma soprattutto dall’interpretazione, dal magnetismo e dalla naturalezza con cui canta. Propone un pop moderno e piuttosto rarefatto come poche altre in Italia, mi viene in mente Meg, per quanto la napoletana sia molto più sperimentale.

Sul podio finiscono anche Giovanni Caccamo e Debora Iurato, con una ballata di Sangiorgi, una canzone che aveva i crismi per puntare al bersaglio grosso ma a mio avviso i due sono ancora acerbi, la vittoria sarebbe stata troppo, anche se il podio ci può stare in questo contesto.

Poi molte sorprese, per quanto la classifica non avesse a questo punto molto senso. Io preferisco sempre ci sia una graduatoria ma forse era più stimolante aver avuto delle indicazioni anche nei giorni scorsi. In ogni caso, se pensiamo che Noemi la prima serata figurava tra gli ultimi 4 della decina proposta, certamente ha avuto una buona impennata arrivando ottava con la raffinata e intensa canzone scritta per lei fra gli altri da un ispirato Masini.

Giusto il quarto posto di Enrico Ruggeri, con un pezzo pop rock contemporaneo e una carica e passione ritrovata, o forse mai sepolta del tutto. Il cantautore ha ancora tante cose da dire. Pare esagerato il quinto posto di Lorenzo Fragola con una ballata piuttosto insipida ma si sa che l’ex vincitore di X Factor gode di un consenso enorme. Io personalmente preferivo la più ritmata “Domani”. Ho sentito molti pareri positivi su Patty Pravo e quindi non stupisce in fondo il suo sesto posto finale, però io francamente sospendo il giudizio perchè, per un motivo o per l’altro, non l’ho mai vista esibirsi. Clementino dal giorno della cover in poi (in cui secondo me doveva vincere con la sua riuscita interpretazione di “Don Raffaè” di Faber, invece anche lì hanno trionfato gli Stadio), ha alzato di molto le sue quotazioni. Il suo brano è molto leggero però se paragonato alla quasi totalità della sua produzione, e anche il messaggio, sì di valore sociale, ma molto all’acqua di rose.

Di Noemi ottava già detto, a colpirmi sono state le posizioni che vanno dalla 9 alla 11. Il giovane napoletano Rocco Hunt secondo alcuni rumors era dato per favorito, e in effetti il suo brano portava scompiglio, allegria e movimento. Sembrava il volto nuovo al momento giusto. Detto ciò, mai avrei premiato come miglior brano il suo rap funky intriso dei soliti messaggi scritti in modo un po’ troppo banale. Stride invece vedere i nomi di Arisa e Annalisa al decimo e all’undicesimo posto. Non avevano brani molto orecchiabili, dal ritornello facile, però hanno cantato benissimo, quello sì. Dei rimanenti, soltanto il penultimo posto di una convincente Dolcenera grida vendetta. Seguo da sempre la cantautrice pugliese e credo che, qualche errore di percorso a parte, sia una delle nostre più valide artiste contemporanee. Ha proposto una ballata dolente, dai toni blues, con inserto di coro gospel. Un brano ben  costruito, interpretato con vigore, personalità e sicurezza, ma non è stato capito, troppo difficile per vaste platee.

Secondo me doveva arrivare ultimo Elio e Le Storie Tese perchè qui hanno toppato. Adoro il gruppo, possiedo i loro dischi e quasi sempre ne condivido le idee e le trovate. Qui mi hanno fatto sorridere e poco più, mancava la canzone, visto che sostanzialmente il loro è stato un pasticcio, nove/dieci stornelli in uno e alla fine non ti è rimasto niente. In modo scontato è arrivata ultima la bistrattata Irene Fornaciari, che però aveva una canzone con un testo di buon impatto, sul dramma dell’emigrazione. Valerio Scanu non ha demeritato secondo me con la canzone scritta per lui da Fabrizio Moro, ha pure cantato egregiamente, ma non gode di molte simpatie.Lui stesso c’è da dire che ha contribuito a fare terra bruciata attorno a sè, anche se qui è parso molto più sorridente e rilassato del solito. Alessio Bernabei non è stato infine premiato dal pubblico. Sin troppo furbetto il suo pezzo, di stampo pop dance, con la produzione ok, l’arrangiamento giusto, in linea con i tempi (tradotto, ha scopiazzato un brano della pop star Ariana Grande) e il ciuffo sbarazzino. Molta forma e poca sostanza nel suo esordio da solista, dopo aver lasciato i Dear Jack. Quelli invece erano stati eliminati prima, assieme al duo degli Zero Assoluto (che però ha portato in gara un brano orecchiabile e gradevolmente pop), ai redivivi Bluvertigo di un Morgan purtroppo non al top della voce e a un deludente Neffa, alla vigilia uno dei miei favoriti ma che poi ho trovato innocuo con la sua canzoncina retrò e stiracchiata, non da lui che è solito ad ogni uscita stupire l’ascoltatore con suoni sempre diversi.

Non so quante di queste canzoni avranno poi concreti risconti radiofonici, viene difficile ipotizzare che qualcuna, compresa quella vincitrice, possa diventare una evergreen. Però il livello generale, in ambito pop, musica leggera ovviamente, non era male, e ripeto sono felice per gli Stadio perchè sono riusciti ancora una volta a emozionare e trascinare, magari non ai livelli della struggente “Sorprendimi”, ma con una ballata dal bellissimo significato e dal testo in cui un padre, ma anche un figlio, può sicuramente immedesimarsi.

Sanremo 2016 inizia con grandi ascolti ma senza botte emozionali dettate dalle canzoni. Bene gli Stadio e Noemi

Quest’anno sapevo già che avrei fatto fatica a tenere un report dettagliato sul Festival di Sanremo, complici diversi impegni, lavorativi e non, che mi rendevano difficile la cosa.

Chiaro, poi, in qualche modo la kermesse la si riesce a rintracciare, e poi esistono sempre gli speciali, i commenti sui social, ecc.

Fatto sta che, almeno per quanto riguarda la puntata inaugurale, sono riuscito a vederla praticamente per intero, nonostante la mia attesa fosse in realtà protesa specialmente al DopoFestival, che rientrava in pista quest’anno dopo ben 8 stagioni di digiuno. Con la Gialappa’s poi per me è il top! Insieme a Savino mi hanno strappato al solito più di un sorriso.

A dir la verità non sono nemmeno nel pieno della forma fisica, con i postumi di un’influenza mai del tutto sfociata in tutta la sua forza, gli stessi che con molta probabilità mi impediranno di partecipare a un’attesissima serata all’insegna della musica britpop, indie, new wave in quel di Milano, quella sì una musica che amo visceralmente.

download

Però Sanremo è… Sanremo! L’ho sempre guardato con attenzione, rappresentava un evento a casa mia quando ero piccolo e lo seguivo con mia nonna e mia mamma.

E’ un fenomeno di grande portata per quanto riguarda il nostro costume e la nostra tradizione, con canzoni che nel bene o nel male si fanno poi ricordare. E’ una vetrina immensa, (quasi) tutti i musicisti in fondo ci ambiscono, e io in tempi non sospetti, mi ritrovavo a scriverne e a commentarlo. L’ho fatto dettagliatamente anche in questi anni su questo mio blog, raccogliendo invero tantissime visualizzazioni.

Poi, da quando sono sposato, è ancora più piacevole e divertente guardarlo con la mia splendida Mary!.

Chiaro, ieri si sono esibiti solo i primi Campioni, fare pronostici che non siano quelli legati alle pure sensazioni risulta complicato. E allora, rimandandovi all’appuntamento finale, quando avremo già un vincitore, ecco comunque le mie prime impressioni, un po’ flash!

  • Si conferma ottimo conduttore Carlo Conti, alla difficile seconda prova su questo palco, e dopo gli straordinari numeri della passata stagione. Piglio sicuro, personalità, ritmo, simpatico al punto giusto, e bravo soprattutto nel tenere le redini del gioco con grande equilibrio, dando il giusto spazio agli ospiti e ai cantanti in gara.
  • Bellissima la valletta Madalina Ghenea, già vista nel film di Sorrentino e piuttosto disinvolta con la nostra lingua, più a suo agio rispetto al lampadato (e fascinoso, che sennò mia moglie mi bastona) Gabriel Garko, che sempre abbisognava del “gobbo”. Imperiosa Virginia Raffaele che ha tenuto in scena per tutta la serata l’imitazione della Ferilli, che ha risposto divertita all’omaggio.
  • Mitico Rocco Tanica che, sulla falsa riga dello scorso anno, con ironia e sarcasmo, ci proietta ai primi risultati e al successivo Dopo Festival.
  • Grande spazio a Laura Pausini in qualità di super ospite, anche se è parsa molto in imbarazzo (oltre che imbarazzante) con quella sua bocca imbalsamata e la lingua, come ha poi detto, “da cammello”.
  • Elton John mi è piaciuto molto, e abile è stato ancora una volta Carlo Conti a scongiurare la polemica facile quanto scontata, nel modo migliore: parlando di musica con l’ospite e facendolo esibire.
  • Dopo Festival pimpante, leggero e brioso, seppur all’insegna del “volemose bene”… dov’erano finiti quei giornalisti che fino a 5 minuti prima avevano twittato selvaggiamente, smerdando questo o quello?

E ora i big, quasi tutti emozionati e con la voce francamente non al top. Lasciamo perdere la classifica parziale, sulla quale avrei da ridire in almeno due nomi, ma vabbè..

Non essendoci un vincitore annunciato, come poteva essere il gruppo de “Il Volo” dodici mesi fa, ascoltando i primi dieci pezzi in gara, viene facile darsi una risposta in merito.

Non c’è stata un vero brano a spiccare, nonostante fossero tutti di discreta fattura.

Personalmente mi sono piaciuti gli Stadio, anche se confido in un Curreri più su di voce (lui però al DopoFestival dichiarerà di aver avuto un problema con i volumi), Noemi con grande testo di Marco Masini e tutto sommato Arisa, nonostante “a pelle” non mi stia molto a genio (e ne avrò conferma poi al DopoFestival, quando si dimostrerà stizzita, scazzata e permalosissima, a differenza di una Debora Iurato, che quasi mi ha fatto tenerezza nel sentirla “giustificarsi” per la scelta – indotta- dell’orrendo vestito! PS dei look me ne frego, ma se proprio devo dare un premio “al peggiore”, beh, è stato quello di Arisa!)

Tornando alla Iurato, data per outsider col sodale Giovanni Caccamo, nel duetto ha certamente svettato per intensità interpretativa, però il brano, scritto per loro da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, non mi sembra molto adatto ai due.

Senza infamia e senza lode Irene Fornaciari, nonostante il tema scottante della canzone (sul fenomeno dell’immigrazione), un ancora acerbo Lorenzo Fragola e degli emozionati Dear Jack, in cerca di rivalsa. A occhio e croce, a intuito, diciamo così, penso che preferirò la loro ballata un po’ banale al brano dell’ex leader Bernabei in gara stasera che suppongo sarà annacquato da ritmiche danzerecce.

Ascoltando il brano inciso in studio, guadagna posizioni la canzone dei Bluvertigo, dall’ottimo arrangiamento… peccato Morgan fosse proprio già di corda a livello vocale. Il brano però è raffinato e ben scritto. Come quello del buon vecchio Rouge, dal gran piglio. Una canzone, quella di Ruggeri, “rock”, almeno per gli standard sanremesi, e con un testo interessante (non che ci sia da stupirsi per questo: stiamo parlando di un cantautore che ha sempre mantenuto accesa la scintilla della passione e della creatività). Tuttavia, qui faccio “outing”, lo preferisco nel versante “chansonnier”…

Chiusura per lo strombazzatissimo Rocco Hunt, sul palco con un pezzo di denuncia, o comunque di stampo attuale/sociale, in salsa rap funky… Sono stato moderato… per me, al di là della simpatia e della sua genuina sfrontatezza, qualità che gli permisero di vincere a mani basse l’edizione delle “Nuove Proposte 2014”, ciò che mi trasmette non fa impazzire! E’ proprio l’arrangiamento che mi ha un po’ urtato, troppo da casinista giunto sul palco a sparigliare le carte. Per carità, si fa ascoltare (e le radio già lo stanno programmando alla grande!) ma non fa per me. Meglio gli Stadio, decisamente, col loro pop rock di classe inarrivabile.

Infine… ritorno all’inizio… Mi è piaciuta molto l’idea di scorrere in rassegna i filmati di tutte le canzoni vincitrici del Festival dagli albori ai giorni nostri: ammetto di essermi emozionato, perchè molti brani, specie quelli vissuti “in diretta” portano sempre con sè tanti ricordi legati al momento! 

Svelati i 20 Big di Sanremo 2016. Tanti nomi noti, zero voglia di rischiare. Più talent, meno indie.

download

Ieri è stata una di quelle domeniche pre-Natalizie in cui mi è toccato lavorare, anche se per una nobile causa, e questo mi ha evitato di assistere, non solo alla partita della mia squadra del cuore, ma anche al consueto annuncio dei big in gara a Sanremo da parte del  conduttore e direttore artistico Carlo Conti, nel programma “L’Arena” di Massimo Giletti.

Poco male, c’hanno pensato i miei amici internettiani a colmare la mia lacuna, lanciandosi già in commenti, pronostici e spesso accurate considerazioni, come nel caso dell’esperto in materia Carlo Calabrò dalle pagine del suo interessate blog “Note d’Azzurro” http://notedazzurro.blogspot.it/2015/12/sanremo-2016-un-cast-di-big-su-misura.html

Io, gira e rigira, ci ricasco sempre… E’ l’appuntamento  consolidato in sè che più mi avvicina alla kermesse, la sua autorevolezza, la sua storia, seppur macchiata da edizioni in chiaroscuro, la sua affiliazione al costume del nostro spesso vituperato Paese, più che la qualità artistica che ritrovo nella maggioranza della canzoni.

Anzi, a dire il vero, pure per il Festival, è quasi sempre valso nel mio caso, il fattore “contro”: mi ritrovavo a “tifare”, sin da quando piccolissimo lo guardavo a casa con genitori e nonna, i cosiddetti ultimi, gli outsider. Crescendo, raramente, le proposte di Sanremo andavano a collimare con i miei gusti, tendenti a un rock di stampo alternativo o ad altre forme musicali come il folk, il punk, la musica d’autore, i cantautori… Tradotto: viva i vari Subsonica, Afterhours, Marlene Kuntz, Neffa, Pacifico, Timoria, Perturbazione, Elio e Le Storie Tese, Marta sui Tubi (ma anche gente al confine come Bersani, Consoli, Silvestri, Gazzè, Grignani) e via dicendo, che di volta in volta, pur con risultati alterni, hanno tenuto alta la bandiera della musica di qualità.

Poi, da nostalgico quale sono, e da curioso e appassionato della storia della musica (anche) leggera italiana – perchè quello è il nostro background – ho sempre riscontrato qualcosa di buono anche in rappresentati del bel canto all’italiana, fermo restando che, spesso anche nei decenni passati, molti big hanno “scansato” la gara, un po’ come stanno facendo in tempi odierni gente come Tiziano Ferro, Ligabue ecc, che si limitano a parteciparvi in veste di “super ospite”, in una versione che sinceramente non rende giustizia a chi davvero si mette in gioco in gara.

Detta questa ampia premessa, mi pare, scorrendo l’elenco, che Conti abbia voluto proseguire nel segno della continuità con l’edizione precedente, spingendo l’acceleratore ancora di più sul “presente”, con molte escursioni sul mondo dei talent, sempre più “dentro” alla discografia (anzichè fattore esterno e vivo a sè stante) finanche quasi a sostituirla, laddove di dischi se ne vendono sempre meno, se non slegati da contesti dell’attualità strettissima, con fenomeni sempre più da “usa e getta”, mischiati amabilmente ad artisti che invece alla distanza stanno dimostrando di valere qualcosa (vedi il caso di Marco Mengoni).

Detto ciò, e rendendomi conto che mancheranno del tutto gli esponenti del mondo indie, ecco un mio giudizio sulle scelte della commissione artistica.

ANNALISA – prima reazione è stata: “di nuovo a Sanremo???”. Già, a distanza di appena un anno, l’affascinante rossa dall’ugola d’oro, torna sul palco immagino con sempre più sicurezza, alla ricerca presumo stavolta del “colpo grosso”. Come interprete mi piace, e credo abbia da tempo le potenzialità per ambire a una forma canzone più raffinata e meglio costruita rispetto ai testi strappalacrime di Kekko.

ARISA – un’altra che rischia seriamente di passare per “quella che va a Sanremo”… e sarebbe un peccato perchè l’istrionica artista calabrese ha mostrato da tempo di avere una grande personalità e doti che le consentirebbero di costruirsi una valida alternativa anche al di fuori delle mura amiche rivierasche. Fermo restando questa obiezione, penso che legittimamente possa ambire a una nuova affermazione.

ALESSIO BERNABEI no, Carlo Conti, qui hai toppato. Porta pazienza, ma se poteva passare, un paio d’anni fa, la partecipazione di diritto fra i big di Francesco Sarcina de Le Vibrazioni, uno che aveva già un percorso più consolidato, questa vetrina data al giovane ex leader dei Dear Jack, uno che da solista deve ancora pubblicare un singolo che sia uno, pare francamente esagerata. Sembra che a forza si voglia imporlo – come auspicato da più parti – alla stregua di un nuovo Cremonini, ma il cantautore bolognese, appena lasciato i Lunapop, fece capire di che pasta fosse fatto. Gli auguro comunque di fare una buona figura, magari andando al di là dei voti, presumibilmente in massa, delle ragazzine.

CLEMENTINO – non mi posso definire un amante del genere hip hop, ma ne conosco abbastanza i contorni e seguo con interesse il movimento, sin dagli anni ’90, e debbo dire che della nuova ondata dei rapper nostrani, proprio il nome del napoletano Clementino sia uno di quelli più validi. Già molto noto anche in ambito mainstream per le sue varie divagazioni nel genere a fianco di più artisti, mi immagino porterà un brano ficcante e impegnato. Lo ascolterò attentamente.

DEAR JACK – e loro che si ripresentano a distanza di un solo anno, senza il loro storico leader Alessio Bernabei, a cosa dovrebbero puntare? Credo che vogliano proprio dimostrare la loro identità e la loro ragion d’essere, indipendentemente dalla presa sul pubblico di chi li guidava. Discograficamente parlando però, per ora si sono mossi all’insegna di un pop facile facile, adatto per gusti non propriamente fini, e anche contestualizzandoli nel mondo talent, sono stati (giustamente) surclassati dai Kolors, nettamente più validi dal punto di vista tecnico e degli arrangiamenti.

DOLCENERA – guardo sempre con piacere alle prestazioni della grintosa cantautrice pugliese, quasi perfettamente mia coetanea, in possesso di abilità interpretative, compositive e di scrittura sopra la media delle corrispettive pretendenti al ruolo di “Gianna Nannini dei tempi moderni”. In realtà Dolcenera da tempo sta avviando un percorso di affrancamento da certi modelli, tracciando una via molto personale di nuovo pop rock italiano.

ELIO E LE STORIE TESE – mi giunge francamente inaspettata questa partecipazione, piuttosto ravvicinata, degli Elii al Festivalone. Se nella loro ultima performance avevano fatto valere l’attesa, a più di 15 anni dai tempi de “La terra dei cachi”, ora sembra quasi che dopo anni a parlare – specialmente Elio in qualità di giurato (tra l’altro vincente nell’ultima edizione di X Factor con Giò Sada) – vogliano tornare alla musica attiva. Difficilmente mi lasceranno indifferente!

IRENE FORNACIARI – nulla contro di lei, ma onestamente al di fuori di Sanremo, sembra non avere “peso”, né dal punto di vista artistico, né tanto meno da quello commerciale. 5 anni fa non sfigurò neppure, ma ricordo della sua canzone soprattutto l’apporto di Danilo Sacco, all’epoca ancora con i Nomadi, che pur intonando un semplice verso, riuscì a conferire solennità al brano. Lei da sola francamente mi dice poco.

LORENZO FRAGOLA – anche lui tenta il bis, ma lo fa con autorevolezza e con una consapevolezza nuova. Un anno fa accolto con diffidenza, visto che aveva terminato X Factor da vincitore… un quarto d’ora prima, ora può contare sul successo di una hit estiva e su un brano sanremese che alla lunga distanza, figurò tra i più convincenti nella passata edizione.

ROCCO HUNT – una piacevole sorpresa ritrovare, ora in veste di campione, il giovanissimo rapper vincitore un paio d’anni fa nella sezione “Nuove proposte”. Il napoletano già allora vantava un repertorio convincente di storie di strada, tematiche sociali e spunti più disimpegnati. Vedremo se riuscirà a fare meglio dei suoi epigoni rapper della passata edizione, laddove specie Moreno fece flop.

DEBORAH IURATO E GIOVANNI CACCAMO – il mio primo pensiero è stato: “finalmente se ne staranno buone le fans della Iurato!”. Scherzi a parte, le agguerrite sostenitrici della giovane interprete vincitrice ad Amici un paio d’anni orsono davanti ai Dear Jack (che poi la sorpassarono nelle vendite e nei consensi del pubblico), da tempo ne invocavano una presenza sanremese a rivendicarne le qualità e il prestigio. Lo farà accanto a un giovane cantautore (Giovanni Caccamo) che fece benissimo l’anno scorso, trionfando nelle Nuove Proposte con la vivace “Ritornerò da te”, ma che poi incontrò difficoltà ad affermarsi su larga scala. Vedremo come andrà, ma come accoppiata non mi fa impazzire.

FRANCESCA MICHIELIN – l’ancora giovanissima (appena maggiorenne) Francesca Michielin, pare invero una veterana, avendo trionfato a X Factor quando di anni ne aveva appena compiuti 15, e dopo che dai tempi in cui sembrava la “cocca” di Elisa, fatta a sua immagine e somiglianza, di strada ne sta facendo, in proprio o chiamata con successo a duettare con altri artisti. Ulteriore notorietà l’ha acquisita con gli splendidi inserti cantati in due successi di Fedez, ma le sue qualità artistiche sono sotto gli occhi di tutti. Ha scelto un profilo molto basso a livello mediatico, anziché sfruttare l’onda del talent, e ora si rimette in gioco a Sanremo, in un’altra gara che, a occhio e croce, potrebbe regalarle qualcosa di più del ruolo di outsider.

MORGAN E I BLUVERTIGO – c’era davvero bisogno di questa dicitura per annunciare il rientro in pista di un gruppo storico della musica indie rock italiana? Bisognava rimarcare la notorietà acquisita del leader come personaggio televisivo a tutto tondo? Mah, rimango perplesso, un po’ come quando Giò dei La Crus si presentò come “Mauro Ermanno Giovanardi feat. La Crus”. Ma là forse si voleva dare maggiore risalto a Giò, non ancora “forte” mediaticamente da solista, in un momento storico in cui aveva sciolto il suo gruppo, riesumato per l’occasione. Qui la mossa sa più di “furbizia”: Morgan è già famosissimo ai più, e forse riattingere al suo passato glorioso (almeno circoscritto ai territori alternativi) può ridargli quella credibilità musicale, in parte smarrita, ora che da anni è impegnato per lo più a discutere dietro le quinte nei panni dell’esperto e acculturato giudice. Detto questo, Morgan sa scrivere eccome, e mi aspetto un brano particolare e poco incline alla tradizione sanremese.

NEFFA – rompo gli indugi: a pelle sarà lui il mio preferito. Anche se da anni ormai è mischiato fino al collo con la musica più biecamente commerciale, bisogna ammettere che l’ex rapper, ad ogni uscita discografica, riesce a stupire, cambiando pelle sonora ai suoi brani. Che il “ragazzo” abbia dei numeri, è fuori di dubbio, speriamo voglia osare anche su questo prestigioso palco.

NOEMI – da molti accolta come la migliore interprete su piazza, destinata a rinverdire i fasti di una Fiorella Mannoia, per dire, non solo per l’accomunata capigliatura rossa, ma anche per il garbo del bel canto, a me è invece caduta un po’ da quando si atteggia a spocchiosa giudice di The Voice. A Sanremo finora non ha sbagliato un colpo, ma onestamente la preferisco quando canta in modo “sofferto”, acuito dal graffio della sua voce, che non leggero, come nell’ultimo episodio sanremese “Bagnata dal sole”.

PATTY PRAVO – rappresenta quella classicità sanremese che non può mancare in ogni edizione che si rispetti. Personalmente, meglio lei che un Al Bano, anche se da tempo non riesce a fare breccia negli ascoltatori. Restano immutate la sua raffinatezza e intensità interpretative, colte appieno anche nella sua ultima (e poco fortunata) partecipazione con “Il Vento e le rose”.

ENRICO RUGGERI – non credo che il vecchio Rouge mi deluderà, ma su di lui ho le stesse aspettative che potevo riporre in Raf lo scorso anno. Una vecchia gloria, che ho anche a periodi apprezzato e ascoltato tantissimo, ma che da tempo non mi suscita più grosse emozioni.

VALERIO SCANU – non mi stupisce per nulla il suo inserimento in cartellone, anzi, dico la verità, mi fece più scalpore non vederlo presente lo scorso anno, quando fu reduce dal rilancio a Tale e Quale show, proprio sotto l’egida di Carlo Conti. Secondo me Scanu dovrebbe capire cosa fare da grande. Continuare a riempire i giornali e i salotti generalisti di tutta Italia, raccontando le sue storie personali, oppure mettersi d’impegno e cercare una via personale e credibile nella musica leggera italiana? Altrimenti tra poco ce lo ritroveremo a commentare il Grande Fratello al posto di Cristiano Malgioglio.

STADIO – potrei dire di loro le stesse cose appena scritte su Enrico Ruggeri… invece, gli Stadio mi attirano ancora molto e li ascolto sempre con interesse, nella speranza che la voce calda e profonda di Gaetano Curreri tiri fuori qualche altra chicca del suo sconfinato repertorio.

ZERO ASSOLUTO – reduci dal buon successo estivo de “L’amore comune”, con una canzone tormentone che mi ha lasciato tuttavia del tutto indifferente, rieccoli pure a Sanremo dove in precedenza non sfigurarono di certo e dove riproporranno il loro genere, sicuramente personale, ma anche assolutamente immutato nel tempo, come se davvero si fossero fermati agli antichi fasti di un decennio fa.

 

Sanremo 2015: a trionfare sono i vincitori annunciati. Primo Il Volo ma a un passo giunge un redivivo Nek, sul podio la sempre più convincente Malika Ayane

L’edizione sanremese che il 2015 consegna alla storia della manifestazione avrà impressa il marchio inconfondibile del suo conduttore factotum Carlo Conti, molto probabilmente riconfermato dopo il boom di ascolti, mantenuti altissimi per tutta la kermesse.

Pur con qualche sbavatura, fisiologica, il toscano ha mantenuto sicurezza e professionalità in ogni fase dello spettacolo, mostrandosi genuino, vero appassionato e non nascondendo più volte la sua soddisfazione anche personale, senza però eccedere in inconsapevoli autotrionfalismi, errore in cui cade a volte il suo “rivale” Bonolis. Due stili molto diversi i loro, così come altra fu la proposta generale, di contenuti e stili, portata a Sanremo da Fabio Fazio. Per una manifestazione nazionalpopolare di così vasta scala come il Festival, alla fine il più convincente è stato proprio il popolare conduttore Rai dei vari L’eredità, Tale e Quale Show, I migliori anni… ecc (in effetti sta monopolizzando ogni trasmissione, un po’ come succedeva ai tempi di Baudo, ma da parte sua ha saputo aggiungere un piglio personale, soprattutto, se paragonato al vecchio santone siciliano della tv, una dose di simpatia maggiore).

Le vallette a mio avviso non sono da riproporre, anche se nel corso delle serate hanno acquistato maggior consapevolezza del proprio inedito ruolo. Tra gli ospiti stranieri di ieri grande eco aveva accompagnato il rosso Ed Sheeran, big della musica pop anglofona e direi che ha fatto egregiamente il suo, così come l’attore Will Smith, pur non raggiungendo l’appeal di Charlize Theron.

Pescando quasi appieno nel vivaio mediaset in quanto a giovani comici, dopo il disastro di Pintus, mi va invece di promuovere a pieni voti la scelta di Conti di puntare sull’incisività e sulla freschezza (stile Zelig, da dove infatti provengono) del trio dei Boiler, sempre meglio di serata in serata, una volta sciolte certe briglie, e del magnifico duo dello speed – date, divertentissimi ad ogni uscita.

Panariello ha divertito, passando dapprima dalla stanca interpretazione del suo cavallo di battaglia Zero, ma poi toccando vari temi in modo efficace, divertendo (e anche Conti in sottofondo si sganasciava!) e facendo riflettere.

Ora i verdetti finali della gara, che hanno indicato da pronostico iniziale ne Il Volo il suo vincitore, tallonati da un Nek in grande ascesa, con le potenzialità per tornare ai fasti dei suoi magnifici anni 90 e duemila. Un’altra conferma fragrante è giunta invece da Malika Ayane, su cui poggiano grandi solide speranze per le sorti di un certa canzone d’autore al femminile.

download

1 – IL VOLO solitamente i favoriti della vigilia rischiano di incappare quanto meno in brutte figure. Non è stato certo il loro caso, sostenuti sin da subito da un pubblico parso forse anche esageratamente in visibilio. Potremmo stare ore a discutere se davvero il rilancio della musica italiana in grande stile debba passare da tre giovanissimi che si pongono da vecchi, cantando in un modo da appassionare probabilmente i nostalgici di Claudio Villa ma tant’è: qui hanno sbaragliato la concorrenza, con una canzone che arriva dritta alle orecchie di tutti, secondo gli stilemi della tradizione più pura. Buona per l’esportazione estera, sissignori, laddove dell’Italia si è mantenuta alta, volente o nolente, una bandiera portato con orgoglio da Pavarotti o Bocelli.

images

2- NEK la vera sorpresa del Festival, se davvero si può considerare tale uno che ha esordito proprio su questo palco 22 anni fa, quando vinse in una riuscita edizione dei Giovani una Laura Pausini poi star internazionale. Nek nel corso di due decenni ha conseguito una miriade di successi, sia a Sanremo, dove la sua “Laura non c’è” è entrata nella storia, sia altrove, vincendo anche un Festivalbar. Tuttavia nelle sue ultime uscite discografiche si era come un po’ appannato, sembrava più moscio e forse la sincera conversione avuta a Medjugorje lo aveva oltremodo rasserenato, fatto sta che le sue ultime prove mancavano di brio e freschezza. Le stesse caratteristiche ritrovate in pieno in questa canzone, premiata anche dai giornalisti della sala stampa, dove è riuscito a incanalare la positività del messaggio, segno sì di una Fede piena, con un ritmo frenetico, immediato, melodicissimo. Soprattutto ha azzardato nel proporre un arrangiamento lontano dai suoi standard, ma in fondo quello che va per la maggiore, se è vero che artisti del calibro dei Coldplay ad esempio hanno provato escursioni nella dance più attuale. Pur non convincendomi appieno questo suo riuscito tentativo, ma è un gusto strettamente personale, sono contentissimo di vederlo riaffermato presso il grande pubblico.

images (1)

3 – MALIKA AYANE partita molto in sordina, con un brano di difficile impatto, forse il più tosto fra quelli presentati negli anni al Festival, Malika Ayane non ha perso però le sue caratteristiche magistralmente riversate anche in quest’occasione nella sua canzone. Raffinata, sensuale, con una voce unica che trasmette molto, ormai una certezza della musica italiana, lei che su questo palco è cresciuta, in un’edizione divenuta storica per Sanremo (quella del 2009, che vide vincere Arisa e che in gara annoverava anche talenti del calibro di Simona Molinari e Irene Fornaciari). Quasi “scontato” che sia stata lei a ottenere il prestigioso premio intitolato a Mia Martini.

4- ANNALISA in odor di podio – che avrebbe ampiamente meritato –  la prima “rossa” del Festival, quella Annalisa che ai tempi di Amici veniva spesso rimproverata di non saper muoversi sul palco, timida com’era, e in sostanza di non comunicare e trasmettere. Beh, vederla ieri conquistare a mani basse il pubblico con un’interpretazione sentitissima, sublime e cantata ottimamente avrà fatto ricredere i suoi vecchi maestri (ah, una era pure in gara, la Di Michele…). Avvantaggiata forse dall’aver ottenuto dal leader dei Modà un brano migliore rispetto a quelli assegnati a Bianca Atzei e Anna Tatangelo, di suo però c’ha messo molto. Speriamo che d’ora in avanti riesca a trovare una sua vera dimensione non solo di interprete, visto che nel suo recente lavoro non mancano sue prove autoriali.

5- CHIARA bell’exploit anche dell’altra rossa in gara al festival e per la padovana Chiara era necessario un ritorno alla musica vera, dopo anni a imperversare soprattutto come fortunata testimonial di una nota marca di telefonia mobile. La canzone è indubbiamente orecchiabile, non molto originale (e su questo ho già puntualizzato nei post precedenti) ma arriva al pubblico. Poi dalla sua aveva sicuramente anche un certo “peso” giunto dal televoto.

6 – MARCO MASINI confesso che, sentite tutte le canzoni, il mio cuore diceva “Marco Masini”, perché la canzone dal primo ascolto mi aveva subito coinvolto, emozionato e questa sensazione me l’ha lasciata in dote ogni volta che mi apprestavo ad ascoltarlo. Confidavo anche per lui una posizione nelle prime tre, ma alla fine della fiera direi che più che il piazzamento conta il fatto che Marco sia sempre “vivo”, pronto a tornare a graffiare non appena gli si dà occasione. Bravissimi anche i suoi co-autori, tra i più promettenti in circolazione, capaci di mettere la propria firma in tantissime hit pop degli ultimi anni

7- DEAR JACK per strane congiunture astrali mi sono praticamente perso tutte le loro esibizioni in diretta, salvo poi pescarmele in registrata. Direi senza infamia, senza lode. Promossi se si tiene conto che fino a pochi mesi prima erano ancora letteralmente tra i banchi di scuola ad Amici, quasi bocciati se si pensa a tutto l’hype e l’attesa suscitati nei giovanissimi dopo un 2014 di trionfi in classifica e sui palchi di tutta Italia. Il fatto è che avevano una canzone pop rock molto normale, senza guizzi, assolutamente non papabile per la vittoria ma che probabilmente funzionerà da qui in avanti altrove

8- GIANLUCA GRIGNANI superate varie incertezze della prima serata, Gianluca si è ripreso bene, migliorando la sua performance serata dopo serata. A beneficiarne è stato in primis il pezzo presentato, davvero molto convincente, con un testo tra i migliori da lui mai scritti.

9- NINA ZILLI chi cerca di avventurarsi in territori che si discostano dalla cosiddetta musica leggera italiana difficilmente riesce a ottenere grandi exploit a Sanremo. Nella fattispecie la Zilli da anni propone con delle varianti un riuscito mix di atmosfere 60’s, legate a certo soul e r’n’b, genere con cui giunse a un passo dalla vittoria nelle Nuove Proposte nel 2010, dietro al dimenticato made in X Factor Tony Maiello. Qui si piazza a metà del guado, ma la sua canzone mi ha subito colpito per la grande intensità e per una voce incredibile.

10- LORENZO FRAGOLA l’impatto con un palco così prestigioso è stato assimilato in parte dal non ancora ventenne Lorenzo Fragola, passato in men che non si dica dall’essere giudicato in un talent allo status di big in gara. Un procedimento che negli anni ha portato bene alla stessa Chiara e soprattutto Mengoni, che poi replicò il successo di X Factor su  vasta scala a Sanremo anni dopo, ma che ha finito per far schiacciare un’artista come Nathalie. Vedremo se Fragola, che pure sta tuttora imperversando in classifica con un singolo in inglese di buona fattura scritto di suo pugno, avrà le spalle sufficientemente larghe per farsi una carriera.

11- ALEX BRITTI anche lui nato artisticamente negli anni 90, era stato un po’ superato nei gusti del pubblico dalle nuove giovani leve, pur non staccandosi mai in toto da un successo conseguito negli anni e mantenuto mostrando anzi una maturità compositiva riconosciutagli da tutti. Qualità messe al servizio di un brano indubbiamente buono ma forse poco immediato.

12- IRENE GRANDI il suo pezzo mi piace sempre di più ad ogni ascolto, tuttavia mi aspettavo da lei un ritorno più “con i botti”, non dico sulla falsariga delle belle apparizioni del decennio scorso ma sicuramente con più verve

13 – NESLI anche lui potrà dire di aver cantato su questo palco, dopo che invano aveva tentato di giocarsi questa grande carta per due anni consecutivi. La canzone in sé non era male, anche se declinata in un linguaggio che non sapeva se muoversi nel pop o restare caro a certe immagini legate all’hip hop. Il tutto poi se cantato così così non rende giustizia alla bontà dell’operazione.

14- BIANCA ATZEI anche lei, come Nesli, veniva da anni di bocciature e alla fine il suo pezzo non rimarrà certo negli annali tra quelli indimenticabili. Al di là di tutto, in tanti anni abbiamo assistito a ben di peggio ma rimane il dubbio che là fuori ci fosse qualcuno sicuramente più meritevole di lei

15- MORENO doveva essere la conferma che il rap italiano poteva sbancare anche a Sanremo, ma forse a rappresentare questo genere tornato così prepotentemente in voga specie fra i giovanissimi è andato l’uomo sbagliato, un Moreno che deve capire come meglio muoversi in questo ambito. Già il fatto che un rapper in fase di scrittura del proprio pezzo debba avvalersi di un team di 4/5 elementi mi pare francamente eccessivo. I featuring sono una cosa e spesso e volentieri fanno la differenza in questo ambito ma la eparole devono sempre essere personali.

16- GRAZIA DI MICHELE E MAURO CORUZZI giustamente in fondo alla classifica finisce questo insolito duo, che io invero avrei bocciato già nella serata del venerdì. Non basta portare alla luce una storia di vita, se non la si sa poi declinare con la poesia, l’autorevolezza, lo spessore. E passi per Coruzzi che almeno ha messo in campo emozione autentica e in generale c’ha messo la faccia, ma la Di Michele proprio non ha trasmesso nulla in questo senso, finendo per sembrare un’impiegata della musica, lei che da anni insegna agli altri come si dovrebbe cantar

Primi verdetti sanremesi in attesa della finalissima di stasera. Giovanni Caccamo sbanca fra le Nuove Proposte, tra i big fuori un Raf non al meglio della condizione ma comunque sottotono

Oggi andrà in scena la finalissima dei big in gara alla 65esima edizione del Festival di Sanremo, ma già ieri (a tarda notte, superata l’una!) abbiamo assistito, seppur nel mio caso in dormiveglia, ai primi verdetti, con l’eliminazione di (soli) 4 pezzi tra i 20 presentati in gara e in precedenza con la proclamazione del vincitore della categoria delle Nuove Proposte.

Iniziamo col commentare la vittoria plebiscitaria (oltre al premio principale, anche quello assegnatogli dalla critica “Mia Martini” e delle radio tv intitolato a Lucio Dalla) del ragusano Giovanni Caccamo, già in scuderia Sugar (co-autore tra l’altro del brano cantato in gara da Malika Ayane, compagna di etichetta) e che per questo ha scatenato alcuni messaggi al vetriolo nei vari social, in odor di complotto, visto la presunta potenza della Caselli. Mah, in passato mi pare che i Negramaro vennero eliminati al primo turno, la stessa Malika non vinse nella categoria giovani, mentre sfido chiunque a contestare la vittoria di Raphael Gualazzi in un’edizione scialbissima, nonostante poi io continui a seguire nei suoi progetti di nicchia anche Roberto Amadè, secondo classificato quell’anno ma a distanza siderale dal bravissimo pianista.

images

Onore quindi a Caccamo, per alcuni sosia di Rupert Everett, che, a fronte di alcuni acuti andati a perdere, ha dimostrato assoluta padronanza del suo pezzo, cantandolo con estrema passione e trasmettendo tutta la sua gioia ed emozione. Poche chances a quel punto le avevano i simpatici ed originali Kutso, i quali partiti con il simpatico proposito di “rovinare” Sanremo, hanno invece conquistato anche i più scettici, tra i quali onestamente c’ero anch’io. Li conoscevo di fama, nel circuito indie sono piuttosto noti ma non li sentivo nelle mie corde, col loro rock a tratti demenziale. Invece hanno portato davvero una ventata d’aria fresca, risultando i più strani del lotto, e stupendo con le trovate memorabili del geniale chitarrista. Nigiotti è stato un po’ sfortunato nell’abbinamento, dovendosi scontrare in semifinale con il futuro vincitore ma, a conti fatti, credo sia giusto così, forse non era il migliore in assoluto, pur avendo presentato una canzone dal buon piglio, debitrice – mi sento di precisare- di una certa somiglianza, almeno nella strofa, con una celebre dei Tiromancino.

Il meccanismo delle eliminazioni a coppie tutto sommato mi ha garbato (come direbbe il conduttore toscano); ha creato abbinamenti a volte crudeli ma questo ha aggiunto sale alla competizione. Credo sia un esperimento da ripetere in futuro.

Venendo ai campioni, direi che come ho scritto ieri a caldo su facebook, le eliminazioni possono starci e non si discostano molto dai miei giudizi sommari dati ai 20 big dopo aver ascoltato una prima volta le canzoni. Raf, parcheggiato da me alla voce “delusioni”, poco o nulla ha fatto per cambiarmi idea, con l’attenuante che ieri sera ha pure cantato in condizioni di salute proibitive, colpito da una bronchite. Il pezzo comunque, ascoltabile come quello di un’altra eliminata, Anna Tatangelo, era del tutto privo di mordente, e pure di una vera componente poetica, da sempre nelle corde del cantante pugliese specialmente in fatto di ballad. Detto ciò, lo avrei salvato in luogo di una Bianca Atzei apparsa in un contesto forse troppo largo per lei. Ma c’entra poco il fatto che non sia conosciuta alle grandi masse o che non abbia conseguito sin qui risultati di rilievo nel mondo della musica leggera italiana, è proprio che le sono mancate le basi, qualità interpretative (da più parti riconosciutele) e in primis un pezzo degno di particolare nota. Lara Fabian invece ha pagato lo scotto di essere apparsa, forse addirittura per un pubblico tendenzialmente tradizionalista come quello sanremese, sin troppo “classica”, volendo essere più cattivi, “demodè”. Però almeno ha cantato benissimo, da artista di esperienza quale in effetti è… aggiungiamo pure “internazionale”, così facciamo contenti il conduttore che, se non lo ripeteva almeno 5 volte a serata, non era sicuro che gli spettatori ci credessero!

Anche l’eliminazione di Biggio e Mandelli è del tutto plausibile. Simpatici, ma assolutamente innocui nel proporre un brano certamente debitore di alcune  coppie storiche del cabaret (nello specifico, l’omaggio a Cochi e Renato era lampante e dichiarato) ma senza nemmeno avvicinarvisi a livello di creatività.

download

A questo punto i pronostici sono sempre più delineati e confermano, anche se di fatto non abbiamo graduatorie parziali sotto mano a cui attingere, le sensazioni già espresse dopo i primi ascolti: i tre giovani tenori de Il Volo paiono lanciatissimi a issarsi in cima al podio sanremese. Difficile che un convincente Nek, in netta ripresa nei gusti del pubblico, e giustamente vincitore della tappa dedicata alle cover, possa ribaltare i pronostici, anche se la sua canzone è già in vetta in molte classifiche di gradimento extra sanremesi, quelle legate ai network radiofonici. Forse questo era prevedibile in virtù del fatto che la sua canzone, melodicissima, diretta e dalle sonorità contaminate da suoni cari alla dance più attuale (una cosa assolutamente inedita per lui) è in pratica la più cantabile tra tutte quelle proposte. Credo si mantenga in zona podio anche un redivivo, convincente Marco Masini, mentre è destinata a piazzarsi in alto anche la già citata Malika Ayane, dopo un primo ascolto che non mi aveva entusiasmato. Vedo in ripresa, e mi fa piacere, anche Gianluca Grignani, già nella serata cover apparso più sicuro alle prese con Tenco ma il suo brano necessita di diversi ascolti per essere assorbito appieno, essendo però di pregevole fattura, sia testuale che musicale.

Carlo Conti, cui avevo affibbiato un bel 7 dopo le prime due serate, ha iniziato a perdere qualche colpo, specie nel dover a volte assistere, e intervenire di conseguenza, a scivoloni palesi delle sue vallette. Bello però che abbia puntato in qualche modo su sentimenti puliti, belli ancorchè rassicuranti come ebbi già modo di scrivere. Ieri ad esempio mi ha fatto piacere vedere salire sul palco Sammy, la cui vicenda avevo appassionatamente seguito su Sky. Un ragazzo affetto da una malattia rarissima, che comporta tra gli aspetti più compromettenti, un forte invecchiamento precoce. Anche ieri in pochi minuti ha mostrato tutta la sua forza, la sua maturità ma soprattutto la sua simpatia, un grande esempio davvero il suo!

Nota di merito però va data finalmente anche all’aspetto leggero del Festival, con la presenza finalmente di un’artista, che definire solo comica è riduttivo, come Virginia Raffaele. Niente monologhi raffazzonati, triti e ritriti, banali o scontati. Si è limitata a “far ridere”, mettendo in scena alcune specialità del suo repertorio, una delle sue più riuscite imitazioni – la Vanoni – e un simpatico sketch. Mi sembra col passare delle serate si stiano sciogliendo anche i Boiler, sempre simpatici ma apparsi meno pungenti rispetto alle esibizioni di Zelig, mentre sin da martedì mi piace stare sveglio fino a tardi (anche se ieri più di un colpo di sonno mi era sopraggiunto!) per assistere alla surreale rassegna stampa di Rocco Tanica, ai più noto come tastierista e tra i compositori principali di Elio e le storie tese. Lui è proprio un grande!

Non mi resta che aggiungere BUON FESTIVAL in quella che sarà l’ultima serata sanremese. Vedremo se ci saranno sorprese, anche se mi sento di mantenere fede al mio pronostico… Il Volo favoritissimi! Ieri addirittura dopo la loro esibizione è seguito un applauso così lungo che un compiaciuto conduttore ha detto loro di lasciare il palco che non sono mica superospiti ma artisti in gara come tutti gli altri. Questo per dire dell’effetto dirompente che le tre giovani ugole d’oro stanno avendo presso il pubblico italiano, sicuramente tra le maggiori scommesse di Conti e della Rai, dove sono letteralmente cresciuti, esordendo bambini nel talent musicale “Ti lascio una canzone”. Dopo i successi e i riconoscimenti ottenuti all’estero, molto probabilmente saranno destinati a raccogliere  molti consensi anche nella loro Terra natia.

Il Pagellone di Sanremo 2015

download (1)

Ho atteso di sentire tutte le canzoni in gara al Festival di Sanremo prima di farmi un’idea un po’ più precisa in merito al loro valore. Poi, chiaro, viviamo in un’era in cui con i social è tutto amplificato, tutto condiviso e da una parte è bello, interessante e spesso divertente commentare a caldo, leggere, discutere. Io lo facevo anche quando non esistevano i telefonini, per dire… mi ritrovavo il giorno dopo a dire le mie impressioni con i miei amici appassionati di musica, soprattutto Ricky, poi divenuto giornalista musicale. E in fondo le nostre disquisizioni, tra il serio e il faceto, non erano molto differenti da quelle che imperversano in molte bacheche. Ma erano soprattutto serate che mi piaceva trascorrere insieme alla mia famiglia, mia nonna, mia mamma, a commentare e dare i nostri giudizi.

Ora, se c’è una cosa che proprio non comprendo, è vedere persone scannarsi per attribuire significati a una trasmissione che credo non abbia mai avuto la pretesa di sostenere che quella sia l’unica musica italiana, né tanto meno che sia specchio di un Paese. Certo, 65 edizioni sono tante, un primato internazionale, se pensiamo che una gara di tutti brani inediti è prerogativa in pratica solo di Sanremo, però credo che sia più semplice (e mi rendo conto anche semplicistico, ma non sta a me fare qui in questo mio umile spazio della sociologia spiccia!) dire che in fondo sia uno spettacolo, che in qualche modo, pur essendo ancorato alla tradizione, mostra di stare al passo coi tempi. E se questo significa che ci stiamo specchiando in una società che un po’ ci fa vergognare, beh, la colpa è anche di chi non vuole cambiare lo stato delle cose.

Considerando che solitamente quando mi accingo a guardare quella che per me, dal punto di vista del puro interesse, è “solo” una gara musicale, seppur di prestigio, non mi faccio domande di questo tipo, allora veramente non tollero coloro che non si perdono un solo minuto di una maratona lunghissima, solo per perculare, ironizzare, dimostrare al mondo del web quanto siano bravi, “avanti”, superiori… Io non metto le mani avanti se dico che basta guardare la mia fornita collezione di dischi (si dice ancora?) per capire che la musica italiana – e di matrice festivaliera – rappresenti solo una minima parte di ciò che ascolto, ma allo stesso tempo c’ho sempre trovato curiosità, interesse e perché no?, più di un buon motivo musicale da ascoltare.

Odio queste lunghe premesse ma quest’anno racchiuderò solo in questo articolo e uno conclusivo a vincitore eletto (a mo’ di bilancio) le mie impressioni e allora perdonatemi la lunghezza e la prolissità.

Chi non è minimamente interessato a ciò che sto per scrivere lo posso capire, in fondo ci sono anche (pochi, a mio avviso) che coerentemente non lo guardano, pochissimi credo quelli che non ne sono a conoscenza, tanti quelli che mentono…

Allora, proviamo a fare ordine…

CARLO CONTI venivamo da due edizioni targate Fabio Fazio, all’insegna di una certa “pesantezza” dei contenuti.. badi bene, rapportata appunto a quello che dovrebbe essere un contesto come quello del Festival, piuttosto rivolto a un pubblico molto generalista. Fabio ci aveva messo molto del suo, in alcuni momenti riproponendo quasi su vasta scala il suo interessante “Che tempo che fa”. Io, chi mi legge lo sa, alla fine della fiera, ho tratto un bilancio positivo della sua seconda esperienza sanremese (dopo le prime due edizioni a inizio 2000), soprattutto per la qualità delle canzoni e certe scelte coraggiose, molto vicine alla musica che ascolto maggiormente. Da Carlo Conti era impossibile aspettarsi qualcosa di diverso da ciò che sta proponendo, eppure sentivo qualcosa di positivo, già dall’annuncio del cast e da alcune indiscrezioni, poi confermate (nuove proposte in prime time, scaletta veloce, ritorno a 20 big e alle eliminazioni, seppur in numero esiguo). Soprattutto non abbiamo assistito alla replica del suo fortunato programma “Tale e quale show”, quello sì legato alla classicità più pura e al varietà di tradizione.

Conti però ha condito il tutto con una naturalezza e una “leggerezza” (ma sì, usiamo le parole come bisogna!) inedita ai mostri sacri a cui viene spesso accostato (Baudo in primis). Sempre sul pezzo, impeccabile, col sorriso, rassicurante… Ecco, se proprio voglio trovare un primo difetto a questa edizione è quello di essere eccessivamente rassicurante, di non superare mai le righe, nemmeno in quei comici che solitamente dovrebbero smuovere qualcosa, almeno usando le armi che gli competono. Conti è perfettamente a suo agio, tiene in pugno la situazione da navigato conduttore qual è, insomma, me lo aspettavo ma la conferma è stata fragrante. Alcune cose in corso d’opera si stanno aggiustando, quindi il mio voto – ripeto, non aspettandomi certo da lui l’istrionismo di un Bonolis o la simpatia di un Morandi e Panariello, tanto per citare altri nomi di presentatori più o meno recenti – è più che sufficiente, direi pure di azzardare un bel 7.

LE VALLETTE Spiace invece constatare come quella che consideravo tutto sommato una scelta diversa, affidare cioè a delle vere cantanti il ruolo di co-conduttrici, si stia rivelando sbagliata, azzardata. Emma e Arisa, visibilmente emozionate, molto più rispetto a quando questo palco l’hanno calcato da concorrenti in gara, vincendola pure, già nella seconda puntata mi sono sembrate più sciolte, ma il ruolo di valletta (perché di questo in fondo si tratta, Conti se la caverebbe comunque da solo) proprio non si addice loro. E nemmeno la tanta decantata Rocio, fidanzata di Raoul Bova e divenuta celebre anche per il suo ruolo in una nota fiction italiana, mi sta convincendo, pur avendo lei un ruolo oltremodo marginale nella kermesse. Poi, andando proprio sul veniale…beh, sì, è indubbiamente carina, parla discretamente l’italiano, ma… senza tirare in ballo totem come la Koll, la Falchi, la Ferilli o la Herzigova, direi che pure alcune vallette meno note come Moran Atias o Ines Sastre avevano un fascino maggiore… in my opinion, of course… voto complessivo: 5

SUPER OSPITI Finora abbiamo assistito alle esibizioni fuori gara di due big assoluti della musica italiana: Tiziano Ferro e Biagio Antonacci. Come l’anno scorso per Ligabue, si tratta di una celebrazione che non ha senso all’interno del Festival, se vogliamo amplificare è proprio una mancanza di rispetto nei confronti di colleghi (perché quelli sono…) che invece si mettono in gioco (e in gara quest’anno come ben sapete c’è gente come Raf o Masini dal curriculum non certo inferiore ai due). Poi, dati alla mano, hanno mostrato un carisma e una presenza, delle canzoni in rassegna, da far quasi impallidire i brani in gara, ma non è questo il punto: caro Tiziano, quel bell’inedito – che a me ricorda vagamente il mitico Guccini nell’incedere  – avresti potuto portarlo in gara… magari non vincevi, in fondo non lo fece neanche Renato Zero, per dire, ma la tua bella figura non te la toglieva nessuno.

Tra gli ospiti stranieri sinora visti, bella performance degli Imagine Dragons… non ne vado matto, sono sin troppo pop per i miei gusti, ma la loro commistione tra quello che funziona oggi (nel loro caso un mix piuttosto riuscito di Coldplay, Mumford & Sons e band emo) è vincente. Il deejay esibito ieri, va beh, sta andando per la maggiore in radio ma è più una one hit wonder, destinato presumibilmente a scomparire presto, così come credo succederà alla discussa (e discutibile) Conchita Wurtz, in possesso di una notevole voce, su questo non ci piove. Altre ospitate ci possono stare (la bravissima Charlize Theron, Joe Bastianich, uno degli uomini del momento in tv, i comici contemporanei Siani e Pintus, non al top sinceramente e piuttosto contratti, quando non inadeguati in alcune uscite infelici… per nulla pungenti in un momento in cui magari certe coscienze andrebbero comunque scosse), un paio mi sono sembrate particolarmente valide, quella del medico guarito dall’Ebola e quella di Pino Donaggio, un omaggio a un grande del passato lo concedo volentieri. Di cattivo gusto la reunion di Al Bano e Romina, una trovata forzata e artificiosa e l’elogio della famiglia Anania. Mi sono risultati simpatici i Boiler che seguo da tanti anni, mi fa piacere che siano arrivati fin su questo palco, anche se non hanno portato le loro migliori battute.

le 8 nuove proposte in gara: il mio favorito è il cantautore Enrico Nigiotti

le 8 nuove proposte in gara: il mio favorito è il cantautore Enrico Nigiotti

Veniamo ora ai cantanti, quelli che finalmente quest’anno sono tornati a rappresentare il fulcro della manifestazione, laddove in passato furono scavalcati da altri momenti, alcuni all’insegna del “sensazionalismo” o della stretta attualità.

Partiamo dai giovani in gara, due su quattro esibiti ieri già tornati a casa loro. Può sembrare spietata come disamina ma in fondo chi segue il Festival sa benissimo come invece mai come quest’anno siano stati valorizzati, mandati a cantare in orario da primissima serata, dalle 21 alle 22 in pratica, quando fino all’anno scorso capitava che dovessero esibirsi oltre la mezzanotte!

Sfidatisi a coppie, i Kutso hanno avuto la meglio su Kaligola. Non mi soffermo molto sui giudizi, i brani erano già ascoltabili da tempo da regolamento (… che non condivido, maledetto nostalgico quale sono!): il verdetto può starci, soprattutto perché il giovanissimo rapper romano (classe 1997!) diretto dal nonno, pur presentando un testo con alcuni degni spunti, è parso troppo sulla falsariga del campione in carica Rocco Hunt. I Kutso, invece, provenivano dal mondo indie, dove io in teoria sguazzo in quanto ad ascolti ma, dico la verità, non li ho mai compresi del tutto. Ci sta l’ironia, la dissacrazione, tutto quel che vuoi, ma i miei gusti alternativi vanno più sul versante “serio” e di qualità, quella vera, manifestata nel corso delle varie edizioni da gente del calibro di Afterhours, Marlene Kuntz, Subsonica, Bluvertigo, e i casi recentissimi di Perturbazione, Riccardo Sinigallia, The Niro o Zibba. I Kutso invece hanno portato un brano nel loro genere, spiazzante, diciamo pure demenziale, se non altro mettendo brio e creatività rispetto al meno esperto collega.

Nella seconda sfida invece ha vinto, seppur con meno margine di percentuale, il bravo Enrico Nigiotti, la cui storia di ex concorrente di Amici “pentito” e protagonista all’epoca di un gesto eclatante (l’autoeliminazione pur di non sfidare l’allora fidanzata dell’epoca, aspirante ballerina) che gli compromise la carriera in ascesa, visto che poi la Sugar non reputandolo affidabile e maturo, gli sciolse il contratto, proprio nell’anno che vide decollare il talento di gente come Emma. Nigiotti ha pazientato in questi anni, prima portando un inedito di Grignani che ottenne un discreto riscontro, ma poi tornando nell’oblio. Si è ripresentato con un brano solare, energico, melodico, di quelli che si attaccano in testa, e che vedo seriamente candidato alla vittoria finale. Un riconoscimento che l’ancora giovane cantautore livornese si meriterebbe, più della classica e intonata Chanty, che però poco ha aggiunto con la sua esibizione alla storia di questa lunga manifestazione.

Non so ovviamente chi saranno gli altri 2 artisti della categoria che accederanno alla finale di venerdì, ma avendo come detto già sentito i brani, i miei favori andrebbero all’altro cantautore Giovanni Caccamo, che ha anche composto magistralmente la musica nel brano in gara di Malika Ayane, e Amara, molto raffinata, seppur di difficile presa immediata. Ritengo molto valido il pezzo di Serena Brancale, dalla struttura jazzata, mentre troppo debole, quasi impalpabile, quello della giovanissima Rakele, prodotta da validissimi autori quali Bungaro e Cesare Chiodo, quest’ultimo uno dei migliori bassisti e musicisti su piazza, ex componente degli O.R.O.

Veniamo così ai big in gara, avendo come indicazioni soltanto il primo ascolto, condizionato però da alcuni passaggi radiofonici nel frattempo ottenuti.

ANNALISA ha un brano dal forte impatto, magari spudoratamente “alla Modà” (d’altronde l’autore è il famoso Kekko, frontman del gruppo, che pure ha firmato i brani della Tatangelo e della Atzei), interpretato magistralmente. Magari sarà stata un tantino fortunata perché le è capitato il brano più convincente dei tre ma lei c’ha messo del suo. Una presenza scenica forte, un’intonazione perfetta, ha “sentito” e fatto suo il pezzo. Mi fermo qui con i complimenti, perché la mia bella mogliettina qui a fianco potrebbe avere da ridire, ma al di là delle battute, credo possa ambire al podio. Poi però avrà bisogno di trovare una sua dimensione, di personalizzare al meglio la sua proposta, partendo da un bagaglio tecnico (e a questo punto, di esperienza acquisita) importante. 7.5

MALIKA AYANE interpretazione sublime con un brano nettamente nelle sue corde. Molto difficile a un primo ascolto, non credo sinceramente sbancherà classifiche e airplane radiofonici ma bisogna riconoscerne le grandi doti. 6,5

MARCO MASINI un grande ritorno, per un cantante che ebbe un risalto e un riscontro notevole nei ’90, oscurando nomi di grosso calibro ma che poi, anche per motivi extramusicali, non ha mantenuto certi standard, pur arrivando a centrare il bersaglio grosso sanremese nel 2004, in un’edizione non certo lasciata ai posteri. Il brano co-scritto con Federica Camba e Daniele Coro, inossidabile coppia artistica e nella vita, autori di molti brani portati al successo dalla Amoroso e da Marco Carta, è particolarmente intenso, coinvolgente, con un testo che arriva dritto al cuore. E poi Marco la canta come solo lui sa fare. 7,5

CHIARA beh, un grande “inganno”: ha aperto la kermesse in scioltezza, molto più a fuoco rispetto all’esordio un po’ in tono minore di un paio d’anni fa col brano d’autore scritto all’epoca dal Baustelle Bianconi, con una canzone ariosa, orecchiabile e che ti pareva già di conoscere… Peccato che in effetti, fosse proprio così: troppo somigliante nel pimpante ritornello a un celebre brano di Pupo. Ovvio, parlare di plagio è forse crudele ma questo condiziona il voto. 5,5

GIANLUCA GRIGNANI non ho mai nascosto il mio “tifo” per Gianluca, perché lo seguo e apprezzo da anni, riuscendo anche a sorvolare su certi pesanti scivoloni che di tanto in tanto fanno capolino nella sua vicenda personale, e che stridono nettamente con quella che è la sua dimensione quotidiana (scrivo questo a ragion veduta). La canzone ha indubbiamente spessore, e una struttura di ballata non melensa che può funzionare (difatti in radio sta avendo diversi passaggi, mostrando le sue vere potenzialità); il problema è che il Grigna, che pure aveva dichiarato che una canzone così importante necessitava di una performance canora all’altezza, si è presentato sul palco molto sottovoce, stonando in più parti. Peccato. 6,5

NEK sto leggendo commenti molto entusiastici sul ritorno sanremese di Nek. In effetti Filippo ha ritrovato verve e vivacità, oltre che rinnovando la sua innata positività, in un brano che non sfigurerebbe se remixato da gente come David Guetta. Il problema secondo me sta proprio lì, in queste contaminazioni pop dance di cui è inzuppata la sua “Fatti avanti amore”, certamente moderna e probabile conquistatrice di molto appeal radiofonico, ma non al punto di poter candidarsi alla vittoria finale. D’altronde basterebbe scandagliare la sua discografia per trovare decine di canzoni migliori di questa. 6

NINA ZILLI ha mantenuto pienamente le attese la cantante piacentina, che qui ha firmato testo e musica, mettendo quindi tutta sé stessa nel brano (che infatti le calza a pennello). Che dire? Non vincerà, ma questo arrangiamento, così venato di soul r’n’b anni ’60 è capace di stregarmi letteralmente. Ha cantato divinamente, con una naturalezza e spontaneità disarmante. 8

DEAR JACK per alcuni potenziali vincitori del Festival, potendo essi godere di un hype incredibile tra i giovanissimi e reduce da vendite pazzesche del loro cd d’esordio (cui ha fatto seguito una fortunata tournèe), hanno portato una canzone semplice, cercando in sostanza di non deludere il proprio pubblico, ma senza così rischiare nemmeno un po’. La canzone passa sotto traccia, senza infamia e senza lode. 6

il cast dei 20 campioni in gara a Sanremo. Favorito il giovane trio il Volo ma occhio al redivivo Marco Masini, a Nina Zilli e Annalisa, in cerca di una piena affermazione.

il cast dei 20 campioni in gara a Sanremo. Favorito il giovane trio il Volo ma occhio al redivivo Marco Masini, a Nina Zilli e Annalisa, in cerca di una piena affermazione.

ALEX BRITTI ormai navigato e considerato sempre di più tra i colleghi, ha presentato un brano consono alle sue caratteristiche, cantato con piglio da veterano, dopo aver affermato che non sente pressioni, avendo fatto “tutto in casa”, anche a livello discografico. Il risultato è sufficiente, ma forse era lecito attendersi di più. 6

BIGGIO E MANDELLI ero molto prevenuto: già nelle vesti de “I Soliti Idioti” non mi hanno mai esaltato, con la loro comicità più volte greve e grottesca, vederli poi scippare il posto a cantanti “veri” mi aveva rabbuiato non poco. Poi, si sapeva di un pezzo “alla Cochi e Renato”, che omaggeranno insieme a loro nella serata delle cover, e il risultato in quell’ambito è dignitoso. Divertissement, come “certa” tradizione sanremese. 6,5

MORENO ha cantato per ultimo ma non credo sia stato quello a penalizzarlo nella parziale graduatoria della serata. Direi che il pezzo, interpretato a testa alta e con scioltezza, fa il suo in ambito rap ma non ha le credenziali per passare alla storia. Lo ammetto: mi aspettavo qualcosa di più esplosivo. 5,5

BIANCA ATZEI insomma… che avesse una bella voce si sapeva, anche se non particolarmente originale, ma la cosa finisce lì. La canzone è davvero deboluccia, e lei non riesce a farla decollare, a fare la differenza. Mi pare se ne sia accorto anche il pubblico. 5

RAF veniamo al primo dei capitoli “delusione”, anche se nel suo caso si tratta di “parziale”, perché comunque la canzone presentata ha un certo valore. Le attese però erano alte, e non credo solo da parte mia. Vederlo di nuovo sul palco, a distanza di tanti anni, mi ha emozionato ma appena terminata l’esibizione sono rimasto un po’ così. Bella, indubbiamente ben scritta, delicata con un finale in crescendo ma… non è riuscito a coinvolgermi del tutto. 6,5

LARA FABIAN lascio ad altri le polemiche “da tastiera” sulla sua legittimità a partecipare e sul presunto status di artista internazionale di successo. Conosco la sua carriera e le sue principali canzoni, è un’artista di stampo classico, impeccabile nell’esecuzione ma che non possiede a mio avviso quel “quid” per emergere a grandi livelli in Italia. E un brano anonimo come questo sanremese dubito potrà rappresentare una svolta per lei nel mercato discografico italiano. Antica, non mi sovviene un altro aggettivo plausibile. 5

GRAZIA DI MICHELE E MAURO CORUZZI l’inedita coppia conosciutasi ad Amici, lei docente del tipo “sergente di ferro” e ormai lontanissima da un suo progetto discografico vero e proprio, lui redento personaggio dello spettacolo tout court, lasciava presagire un brano dal forte impatto mediatico, a livello di tematiche sociali. Gli spunti e le premesse potevano essere validissimi, il risultato, impregnato di retorica, e più convincente tutto sommato nella parte interpretata dall’ex Platinette, è purtroppo lontani anni luce da operazioni simili, che portarono giustamente eco e gloria a gente come Giorgio Faletti e la sua epocale “Signor Tenente”. 5

IL VOLO annunciati vincitori per tutta una serie di giuste argomentazioni (un fresco passato televisivo da bambini prodigio, l’appeal giusto per le giovanissime fans, soprattutto un successo meritato e consolidato in Usa e non solo, e delle voci superbe, tra le più promettenti nel campo della lirica), dovevano però dimostrare sul campo di meritarsi i ruoli di super favoriti alla vigilia. Beh, direi che, pur ammettendo che, molto probabilmente, mai acquisterei un loro disco, il bersaglio grosso, oltre che alla loro portata, sarebbe anche meritatissimo coronamento di un’affermazione che nel nostro Paese stranamente tardava ad arrivare. Sorvoliamo sul fatto che alla lettura del testo avessi alzato il sopracciglio, banale com’è dall’inizio alla fine: quando questi ragazzini divenuti ormai adulti, aprono la bocca e iniziano a cantare, non ti accorgi nemmeno di quello che stai ascoltando, talmente forte è l’impatto della loro performance. 8

ANNA TATANGELO mi spiace scrivere questo, perché è risaputo che lei non mi piaccia come personaggio, al di là dell’indubbia bellezza e della voce pulita,  e che la considero in piena deriva artistica, non sapendo più dove appigliarsi per rimanere aggrappata a una notorietà che non sia solo quella conseguitale dall’essere la giovane compagna (anche se pare una quarantenne) di Gigi D’Alessio, ma frutto di una carriera già lunga. Da un po’ anche lei si è attaccata al “carrozzone” Kekko Silvestre ma il risultato è che questa ballad senza mordente, non è arrivata proprio al pubblico, non ne ha le caratteristiche. Non decolla, non trasmette granchè ed è un problema sentire lei che invece ha detto di essersi emozionata come la prima volta. Beh, allora bisogna saperlo dimostrare, senza necessariamente andare di urla e tormenti (tipici dell’autore) ma nemmeno rimanendo così misurati da risultare piatti e artificiosi. 4

NESLI vale il discorso fatto per Grignani. A penalizzare il rapper “pentito” Nesli (fratello minore del celebre Fabri Fibra), impegnato da anni nella ricerca di un giusto equilibrio tra hip hop di stampo melodico e pop (dance), è stata indubbiamente la performance vocale, laddove il pezzo preso da sé mi pare invero molto buono e interessante. D’altronde lui ha scritto in passato anche per gente come Tiziano Ferro. Mi auguro che venerdì possa proporre un’esibizione migliore. 7

IRENE GRANDI capitolo delusioni, parte 2. Però qui è meno cocente, nel senso che mi aspettavo meno da lei rispetto da Raf. Più semplicemente, non mi reputo un suo fan in senso stretto, pur avendola apprezzata spesso in passato (d’altronde anche lei fa parte della nutrita schiera degli artisti da “90” presenti in questa edizione). La canzone è romantica, di buona fattura e lei la interpreta bene, con toni pacati, quasi rinnegando una certa indole rock cara agli inizi (e che in un certo senso l’ha sempre rappresentata). Che la strada verso una conversione alla canzone d’autore, sull’onda di Gianna Nannini, alla quale spesso veniva associata, sia già iniziata? Se è così però la strada da percorrere è ancora piuttosto lunga. 5,5

LORENZO FRAGOLA una delle sorprese, ma in fondo nemmeno troppo, se si pensa che il giovanissimo vincitore di X Factor, non ancora ventenne, ha esordito con un pregevole brano pop in inglese, dal sapore internazionale, negli arrangiamenti e nella produzione, con cui sta riscuotendo un grande successo. La prova Sanremo viene superata a pieni voti con una canzone, ovviamente in italiano, che confermano la bontà della sua scrittura, soprattutto a livello compositivo (pur con il supporto del suo mentore Fedez, che ha scritto insieme a lui la musica). Orecchiabile, ben confezionata, magari un po’ leggerina. 6,5

Va beh, probabilmente certi voti potrebbero cambiare con gli ascolti futuri ma in fondo mi piaceva offrirvi le mie prime impressioni, visto che negli ultimi due anni avevo sempre tenuto una sorta di diario del Festival. Quest’anno, come premesso all’inizio, non farò altrettanto ma siccome Sanremo lo seguirò comunque, in qualche modo, ne tornerò a parlare a conti fatti, quando tutto sarà finito e ci saranno i verdetti finali. Poi, va beh, i miei gusti raramente incontrano quelli della maggioranza ma non mi è mai importato molto di questo aspetto! Buon ascolto!