Pazzini-Hellas Verona ai titoli di coda?

Nelle ultime ore è rimbalzata da più parti la notizia che vede diverse squadre di A sondare il terreno per Pazzini, punta di diamante del Verona neopromosso in serie A.

Solo pochi mesi il Pazzo suggellava una super stagione a livello personale, con tanto di titolo di capocannoniere, conducendo i gialloblu nella massima serie dopo solo un anno di Purgatorio.

Come cambiano gli scenari nel giro di pochi giorni! Al di là di una condizione fisica ancora approssimativa (ma chi tra i gialloblu non ce l’ha? E su questo ci sarebbe davvero da riflettere ma lasciamo perdere…) come notato nelle gare di pre-season e in Coppa Italia, è indubbio che ci fossero delle frizioni tra il Capitano e l’allenatore Fabio Pecchia.

Già in serie B era sbottato il centravanti a seguito di scelte non condivise del mister, anche con gesti plateali. Poi tutto smentito, rientrato e finito a tarallucci e vino con la promozione in A.

Ma se lo scorso anno si stette quasi tutti all’unanimità dalla parte dell’allenatore, cercando di privilegiare l’unità dello spogliatoio in momenti cruciali della stagione, che ora si riveda lo stesso film quando il campionato è appena iniziato, con un obiettivo difficilissimo da raggiungere, non è un bel segnale.

il Pazzo da’ il 5 a mister Pecchia: chissà se questa scena si ripeterà ancora al Verona

Ci sono tante congetture su questa improvvisa e imprevista (ma non per tutti) apertura sul mercato di un nome come il suo.

Certo, l’esclusione di Napoli è stata pesante, e poco convincono le motivazioni meramente tattiche fornite da un timido Pecchia nel post partita. Soprattutto non si era ben compreso il suo ingresso in campo sullo 0-3. La rabbia che aveva in corpo Pazzini era giustificabile, agonistica il giusto, se non fosse poi sfociata nel gesto (che solo alcuni commentatori buonisti o filo – società all’inverosimile potevano aver frainteso) e poi in questo vero e proprio “caso” che potrebbe portare alla cessione.

Anzi, io mi sbilancio e credo che alla fine sia inevitabile che a mutare gli scenari di mercato gialloblu sia proprio la sua partenza. Tecnicamente parlando, quindi esulando il fatto che sia il nostro Capitano, il giocatore simbolo, quello dal miglior curriculum, e persino quello che, in soldoni, “ci ha riportato in serie A”, si potrebbe azzardare la “scelta tecnica” di cederlo, non ritenendolo più indispensabile come primo riferimento offensivo al cospetto di difensori forti e solidi come quelli che si possono incontrare in A.

Così fosse, però, non ci sarebbe la coda fuori per acquistarlo (vedi Sassuolo, Cagliari…). Io credo che il Pazzini visto due anni fa, al netto degli infortuni, potrebbe in effetti faticare a tenere sulle spalle da solo un intero reparto (considerando che Pecchia mai e poi mai gli affiancherebbe una seconda punta: non è nel mio stile essere drastico ma ormai è evidente che sia così, e io che credevo che Mandorlini fosse il più “monotono”, tatticamente parlando, allenatore visto negli ultimi anni) e che se al suo posto arrivassero valide alternative, si potrebbe pure cederlo risparmiando così pure sull’oneroso ingaggio.

Ma siamo al 24 agosto e in due mesi il direttore sportivo Fusco non è nemmeno riuscito a prendere un attaccante al posto di Cassano… Purtroppo avendo frettolosamente ceduto elementi offensivi, la cui dimensione probabilmente è comunque la cadetteria (Luppi, Gomez, Siligardi), ci siamo ritrovati senza attaccanti di riserva e la gara col Napoli l’ha ampiamente dimostrato. Se si fa male qualcuno o gli viene il raffreddore, ci si deve arrangiare. Quindi, occorre sperare che Verde, Cerci e Pazzini siano indistruttibili! Se poi “uno” lo teniamo in panca per scelta tecnica, adottando come falso nueve il miglior giocatore della nostra intera rosa, quello con più tecnica e in definitiva l’unico che in mezzo al campo sappia giocare il pallone, beh, allora ce la andiamo pure a cercare.

Col Napoli era logico, evidente, lapalissiano, scontato, che perdessimo ma purtroppo se non si interviene sulla rosa, sarà altrettanto per Crotone. Quindi, per quanto mi sforzi con alcuni amici appassionati gialloblu di vedere il bicchiere mezzo pieno, davvero è difficile quest’anno professarsi ottimisti. Un sano realismo va a scontrarsi in ogni caso con la voglia di sostenere la squadra sempre, di “gustarsi” di nuovo la serie A. Certo, è triste vedere come sembra si tiri a campare invece di avere un progetto, o un’idea di esso. Nessuno credeva veramente al “modello Borussia”, ci mancherebbe, ma almeno giocarsela dignitosamente, quello sì.

PS: arrivasse “in regalo” Mitrovic dal Newcastle, magari confidando nell’amicizia tra Rafa Benitez e Pecchia, e un giovane come Kean (con l’arrivo probabile di Keita, il ragazzo non vedrebbe mai il campo nella Juve e credo che i bianconeri vogliano che faccia esperienza altrove), allora non mi strapperei i capelli per la cessione di Pazzini.. ok, di capelli non ne ho tantissimi, ma credo si sia capito ugualmente che intendo 😀

Annunci

E’ l’Inter la squadra giusta per Gagliardini?

Quella mia del titolo non è una provocazione… In questi giorni di calciomercato, la domanda più insistente è se Gagliardini sia o meno l’uomo giusto per il centrocampo dell’Inter.

Gagliardini in un'azione contro la Roma. Una delle sue migliori prestazioni in serie A

Gagliardini in un’azione contro la Roma. Una delle sue migliori prestazioni in serie A

Io provo invece a rivoltare il quesito, chiedendomi se l’Inter possa rappresentare il trampolino di lancio definitivo per il ventiduenne cresciuto nelle giovanili dell’Atalanta.

Non me ne vogliano i tifosi nerazzurri della Beneamata, ma mi sorge questo dubbio alludendo al fatto che le risorse che il club sta mostrando di avere (con acquisiti e relativi pesanti ingaggi di gente come Kondogbia, Candreva, Joao Mario, Perisic…)non collimino poi con un reale progetto tecnico.

La bussola sembra finalmente avere trovato un uomo guida adeguato in Pioli, che pare tutt’altro che un traghettatore, ma in un progetto tecnico che non miri solamente a strappare il talentino di turno alle concorrenti, o peggio a volere emulare il rinnovato spirito Made in Italy che poco si addice alla squadra milanese, come viene considerato l’inserimento dell’atalantino?

E’ risaputo che uno dei problemi tecnici dell’Inter sia il fatto che manchi un regista in campo, figura tuttavia in estinzione nel calcio moderno, ma di vitale importanza qualora si trovasse l’uomo giusto.

Quell’uomo che non è il combattivo Medel (tra l’altro uno dei migliori da due anni a questa parte), nè il falloso Felipe Melo, nè il talentuoso Brozovic, portato più a muoversi in campo, così come il sinora deludente Banega, l’argentino che forse lascerà il posto libero proprio a Gagliardini.

Cercando di ricostruire a livello tecnico un profilo veritiero del talento bergamasco, tutto verrebbe da dire tranne che si tratti di un organizzatore di gioco. Ha indubbiamente piedi buoni, uniti a un fisico notevole e a lunghe leve con cui riesce a “spaccare” la partita con le sue incursioni. Non è velocissimo ma intelligente tatticamente, sa appoggiare bene l’azione, vede il gioco, sa inserirsi bene negli spazi e ha una buona tecnica sia di destro che di sinistro.

Una sorta di Pogba italiano, investitura alquanto pesante tra il serio e il faceto da parte del tecnico Gasperini.

Un quadro impeccabile, a leggerlo così. Niente di cui stupirsi, se si avesse visto Gagliardini negli anni delle giovanili dell’Atalanta, con cui spesso indossando la fascia di capitano, guidava letteralmente i compagni, agendo prevalentemente da mediano o da interno, sempre comunque nel vivo dell’azione, con tanti palloni che passavano dai suoi piedi.

Un giovanissimo Gagliardini capitano nelle giovanili dell'Atalanta

Un giovanissimo Gagliardini capitano nelle giovanili dell’Atalanta

Stupiva piuttosto che negli anni immediatamente successivi al termine dell’iter giovanile, non avesse mai mostrato segni concreti delle sue qualità, spesso finendo relegato in panca nei prestiti di Cesena, La Spezia e Vicenza.

Avrà inciso una maturità non ancora conseguita, ma credo abbiano influito anche aspetti ambientali in seno a quelle squadre, in uno Spezia composto da nomi importanti per la categoria (e perennemente alla ricerca del gran salto in A) e in un Vicenza alle strette per non retrocedere. Mi aspettavo qualcosa in più invece nel suo anno a Cesena, il primo da professionista, una squadra che solitamente ha fiuto per i giovani talenti, per quanto acerbi possano essere giungendo direttamente dalla Primavera. Qui per dire, solo pochi mesi fa mostrarono le loro grandi doti i suoi attuali compagni Kessie e Caldara (come lui da tempo ormai in orbita Big italiane ed europee), ma anche Ragusa e Sensi che ben si stanno destreggiando in A col Sassuolo.

Gagliardini invece ha saputo imporsi soltanto con l’intervento di Gasperini, che ha mostrato di puntare su di lui, parlandone quando ancora il suo nome era sconosciuto ai più e dandogli fiducia con i fatti, proprio nel momento più critico della squadra, all’epoca non era in grado di mettersi in carreggiata.

Non solo per merito suo, ma certamente anche per la sua freschezza, la sua voglia, la sua motivazione e la sua qualità, l’Atalanta ha poi fatto quello che tutti abbiamo visto: risultati, vittorie – spesso dando spettacolo, trascinando letteralmente il pubblico e gli appassionati sull’onda di un entusiasmo contagioso – grandi exploit fino a un fisiologico rientro nei ranghi, dall’alto comunque di una posizione in classifica invidiabile per una compagine che a inizio stagione mirava solo a salvarsi il più in fretta possibile.

Non si sa quale sarà il futuro degli orobici senza il suo faro… e non si sa bene se in un club come l’Inter, prestigioso, in crescita, ma pur sempre in “subbuglio tecnico”, Gagliardini saprà dare il suo contributo.

Certo, la sua ascesa ha del clamoroso, con Ventura che ha contribuito quasi al pari di Gasperini a lanciarlo, convocandolo in Nazionale sin dalle prime positivissime apparizioni in serie A.

Anche Ventura ci vide giusto, convocando in tempi non sospetti Gagliardini in Nazionale

Anche Ventura ci vide giusto, convocando in tempi non sospetti Gagliardini in Nazionale

Il dubbio è se sia il calciatore a voler bruciare le tappe, o il calcio italiano tutto ad avere questo proposito, nella speranza che emerga e spicchi una generazione in grado di far voltare pagina a tutto il movimento.

Tecnicamente non pare un’eresia il voler affidarsi a un nucleo italiano, perchè i fatti stanno dando ragione a club come il Milan – che si sta ricostruendo grazie a una forte componente tricolore – la stessa Juventus pluricampione d’Italia (che sta dando sempre più spazio a gente come Rugani e Sturaro) o Torino e Sassuolo, che forti di avere in organico alcuni tra i migliori nostri rappresentanti in assoluto, stanno trovando una nuova dimensione.

L’investimento che l’Inter intende fare sul giocatore potrebbe sembrare eccessivo sulla carta, ma non se tu presupponi di aver acquistato un calciatore che potenzialmente è tra i migliori della sua generazione. In fondo a distanza di un anno e poco più si può ancora imputare al Milan di aver buttato via i soldi per un giovane come Romagnoli? Io dico di no, e mi pare che anche la Juventus non sia andata al risparmio per assicurarsi Caldara e Orsolini.

Insomma, la parola ora spetta al campo e, nel caso dell’Inter, sarà Pioli a dover giostrare al meglio tutto il potenziale di cui dispone da metà campo in su.

Balotelli al Liverpool… un affare solamente per lui

Ora che è praticamente ufficiale il passaggio di Mario Balotelli dal Milan al Liverpool, mi chiedo: chi ha fatto veramente l’affare, a parte lui stesso che guadagnerà, a quanto pare, più di 6 milioni di euro a stagione (sorvoliamo sulla clausola legata alla “buona condotta”, direi che riguardo ciò miglior erede di Suarez i Reds non potevano trovarne!)?

download
E’ brutale da dire, a maggior ragione se si segue e conosce il ragazzo da quando questi era minorenne, ma credo che ormai non ci possa più aspettare il famoso salto di qualità da lui. Non è perduto del tutto, anzi, ha solo 24 anni, ma sembra che di vite calcistiche ne abbia già consumate sin troppe. E quando il meglio di te lo hai già lasciato alle spalle, allora non si può certo diventare fiduciosi in merito alla nuova, ennesima, esperienza, ancora lontano dall’Italia (ma come: prima non era scappato dall’Inghilterra per ricostruirsi da noi?). Ingiustamente additato come caprio espiatorio di un’intera scadente spedizione azzurra – ma d’altronde da sempre questo è il destino che attende i più bravi – sembra aver colto l’occasione per fuggire nuovamente, e in questo suo lasciare, mutandosi da re a reietto, è parso molto simile al suo “nemico” Prandelli. Che il Milan non sapesse più come gestire un talento del genere era ormai evidente ai più, specie col nuovo corso Inzaghi, uno che,a quanto pare, punta molto sull’attenzione e sulla disciplina, sulla correttezza e sull’attenersi a determinate regole, dentro e fuori il campo. Aspettando invano la maturità di Mario, il Milan a che sarebbe andato incontro? Era l’uomo nettamente più rappresentativo, questo è indubbio, ma alla prima difficoltà sarebbe stato lecito escluderlo dall’11 titolare o bisognava comunque tenerlo in campo, forte della sua migliore dimensione tecnica rispetto ai compagni? Anche Ibrahimovic era una testa matta, ma ben presto ha cominciato a rigare dritto, soprattutto ad essere leader in campo, trascinando i compagni e portandoli a vincere, ovunque fosse andato. Lui invece cambia maglia “per disperazione”, perché ancora non è riuscito a esplodere secondo le sue potenzialità in nessun club, compreso il Milan dove, per almeno 6 mesi, ha in effetti contribuito a risollevare i compagni, portandoli a un inatteso traguardo –seppur minore rispetto alla storia rossonera. In questo caso non sono poi tanto rammaricato della sua partenza dall’Italia, lo sono più per Ciro Immobile e lo sarei se andasse via Mattia Destro ma il fu Super Mario ormai non mi scalda più gli animi. Lo dico con un velo di tristezza perché avevo scommesso molto su di lui e sulla sua piena affermazione ad alti livelli ma è sempre mancato qualcosa, e dubito che questo vuoto lo potrà colmare in una piazza così calda ed esigente come quella di Liverpool.

LE PAGELLE DELLA SERIE A, alla fine del calciomercato, e relativi pronostici

Finalmente si è messa la parola “fine” al calciomercato ed è iniziato quello vero, cui forse è presto per fare bilanci.

VEDIAMO COME SI SONO COMPORTATE LE 20 PROTAGONISTE DI UNA SERIE A CHE SI SCOPRE PIU’ RICCA DI TALENTO GRAZIE A NUOVI STRANIERI DI PRIMA FASCIA E A UN MAGGIORE EQUILIBRIO, SIA DAVANTI CHE DIETRO.

ATALANTA  6

Sostanzialmente rimasta legata agli uomini base che hanno contribuito a farla rendere bene nelle ultime due stagioni, ha marcato d’esperienza la difesa con Yepes, trattenuto il gioiello Bonaventura, in attesa probabilmente di monetizzare meglio l’anno prossimo e davanti, a fianco a una certezza come Denis, ci si aspetta la consacrazione di un talento come Livaja, che deve però crescere professionalmente. Novità di queste prime due giornate è stata soprattutto la variabile del modulo di gioco, non più un rigido ma efficace 4-4-2  – storico marchio di Colantuono, ma un più elastico 4-3-3

BOLOGNA 5,5

A me pare indebolito rispetto all’anno scorso, senza Gila e Taider tra gli altri  e , se da una parte, Bianchi ha le credenziali per non far rimpiangere in termini di potenzialità offensiva la squadra, dall’altra si perde ulteriore fosforo e sostanza a centrocampo. Cercasi conferme o miglioramenti significativi da gente in rampa di lancio come Khrin e Christodoulopoulos, mentre davanti, perso Gabbiadini (ma si sapeva) dovranno fare gli straordinari Diamanti, a lungo corteggiato dalla Juventus e il greco Konè. Non convince la difesa, in special modo il portiere Curci. La partenza in campionato è stata di quelle shock, ma Pioli potrebbe rimettere in carreggiata la sua squadra, grazie a innate qualità da tecnico. Se poi Cristaldo si rivelasse forte come dicono, la salvezza potrebbe essere più che alla portata.

CAGLIARI 6,5

Voto più che altro al merito di aver resistito per l’ennesima volta alle lusinghe (leggi: soldi veri) che molte squadre, italiane ed estere erano pronte a versare sul piatto di Cellino per big come Astori e certezze collaudate come Nainggolan. Rimane il problema dello stadio, altrimenti direi tranquillamente che questo Cagliari, granitico in gente come Agazzi, Conti, Cossu e sospinto dal talento autentico di Sau e da quello in piena fase di esplosione di Ibarbo, non avrebbe problemi a salvarsi. Lopez uno dei migliori nuovi tecnici della serie A, alla prima stagione da “solista”, dopo l’anno con Pulga (anche se di fatto era lui a dirigere le operazioni)

CATANIA 5

Non inganni la partenza negativa, sfavorita pure da un calendario non semplicissimo. Il fatto è che sarà difficile sostituire in un colpo solo gente di livello come Marchese, che qui si è affemato, Lodi, uno dei migliori registi della serie A e il peperino Gomez davanti. Inoltre con la probabile prospettiva che anche il talentuoso Barrientos faccia le valigie a gennaio, dopo che sembrava già pronto a volare in Quatar, preferendo una valanga di soldi a un campionato competitivo, nel quale si stava affermando di stagione in stagione. I sostituti sono un po’ da scoprire, sinora la società raramente ha sbagliato ma è un rischio calcolato. In regia cerca il rilancio Tachtsidis dopo la deludente stagione romanista: è giovane e ha le qualità per tornare quello di Verona, fortemente voluto da Zeman in giallorosso

CHIEVO 5,5

Che poi magari Sannino riesca a far disputare l’ennesimo campionato relativamente tranquillo è un fatto assai probabile, viste le sue qualità e l’approccio manifestato nelle prime due gare (col Napoli onestamente nel secondo tempo la differenza tecnica si è fatta sentire tutta) ma a livello di calciomercato, si è sfiorato l’immobilismo, anche se promette assai bene la coppia d’attacco Thereau – se ripetesse l’ottima stagione scorsa – Paloschi, attaccante da potenziali 20 gol, se fosse sorretto ogni tanto da più fortuna a livello fisico.

FIORENTINA 7,5

Che dire? Avrò venduto anche due big ambitissimi come Jovetic e Ljajic ma se non altro non ha in teoria rafforzato le dirette pretendenti che li richiedevano a gran voce (Juve e Milan) ma ha nel contempo arricchito, oltre le casse, anche la qualità complessiva della rosa, con Gomez davanti – insieme a un ritrovato Rossi forma forse la coppia meglio assortita della serie A, Ambrosini in mezzo, in un reparto che ha mantenuto Pizarro, Aquilani e Borja Valero. A questi aggiungiamo che sono arrivati ottimi puntelli come teoriche riserve, vedi Joaquin, e soprattutto che Cuadrado ormai è una stella, uno dei migliori laterali offensivi del panorama mondiale. Dove possano arrivare i viola in campionato lo scopriremo solo vivendo ma le prime fragorose risposte che giungono dal campo paiono propendere per “molto in alto”

Super Mario Gomez, nuovo bomber dei viola

Super Mario Gomez, nuovo bomber dei viola

GENOA 5,5

Non ci siamo, e per fortuna che Conte all’ultimo si è imputato contro la cessione di Quagliarella che avrebbe provocato uno scossone nel via vai di punte che avrebbe coinvolto direttamente il Grifone che a quel punto si sarebbe privata di Gilardino (al quale va riconosciuto di aver preferito rimanere qui per giocare, segnare e provare l’ultimo aggancio per il Mondiale) per un ritorno comunque gradito di Borriello. Nel frattempo la squadra non si era mossa male in anticipo con gli acquisti di Lodi, passato un po’ in secondo piano ma invero giocatore di prim’ordine, il giovane terzino Vrsaljko e in aggiunta a un duo difensivo affidabile di suo, un altro esperto centrale come Gamberini. Alcune scommesse rimangono, vedremo l’impatto di Centurion… certo la partenza è stata da brividi.

INTER 6,5

In attesa dell’innesto ormai imminente di Tohir, sempre però che i Moratti possano incidere ancora – loro sono la storia del club – il mercato è stato piuttosto oculato, mirato più che altro a ridare convinzione e motivazione a un gruppo, magari logoro (e in questo senso vanno interpretati gli acquisti di alcuni giovani tra i più interessanti del campionato come le punte Icardi e Belfodil e il “tuttocampista” Taider, che si aggiungono a un Kovacic giunto a gennaio sul quale si punta giustamente tantissimo) e in questo senso l’acquisto migliore non poteva che essere quello di un tecnico come Mazzarri. Probabilmente sarà una stagione “di transizione” ma i 6 punti in due gare fanno intuire che la squadra nerazzurra non regalerà niente a nessuno: la difesa con Campagnaro ha guadagnato sicurezza e anche un talento come Ranocchia potrà finalmente ritrovarsi, l’attacco poggia per il momento su un super Palacio e, archiviato in fretta il sogno di un ritorno di Eto’o, ormai si spera di rivedere presto in campo bomber Milito. Da segnalare in questo primo scorcio di campionato i sensibili miglioramenti di gente come Jonathan e Alvarez.

JUVENTUS 8

Al di là del valore tecnico della squadra, ancora la migliore di tutte dal mio punto di vista, è migliorata sensibilmente nelle zone “migliorabili”, cioè in attacco dove invero sta bastando l’innesto di un leader nato come Tevez per far sembrare la squadra ancora più forte, decisa, grintosa, determinata. Più difficile l’inserimento di Llorente, poco consone al gioco di Conte e alla resa dei fatti, non poi così migliore di un Vucinic che pare motivatissimo. Saltato Zuniga, sul quale la Juve sta comunque continuando a pressare in vista di gennaio, rimane una rosa fortissima, specie in mediana, dove con campioni come Vidal e Pogba, anche Pirlo potrà concedersi qualche partita no o qualche fisiologico calo tecnico.

il nuovo numero 10 juventino ha avuto un impatto positivo, 3 gol nelle prime tre partite ufficiali dei bianconeri, che anche grazie a lui rimangono i favoriti per lo scudetto

il nuovo numero 10 juventino ha avuto un impatto positivo, 3 gol nelle prime tre partite ufficiali dei bianconeri, che anche grazie a lui rimangono i favoriti per lo scudetto

LAZIO 5,5

Non tengo conto della classifica, ma di una certa staticità generale, di gioco, di mercato, di uomini, il che non significa che la squadra non sia valida, ma che forse avrebbe avuto bisogno quanto meno di rimpolparsi. Troppo evidente lo scarto tra quegli 11 o 12 giocatori che rientrano tra le prime scelte e i rincalzi che troppo spesso non paiono all’altezza. Grava molto l’assenza di un attaccante di valore da affiancare all’eterno Klose. Si è inseguito a lungo il turco Ylmaz, forse era meglio tenersi in caldo qualche alternativa in più.

LIVORNO 5,5

Nicola ha sorpreso tutti vincendo a mani basse alla seconda giornata, per di più in trasferta, e la sua mano, il suo entusiasmo e le sue qualità da predestinato saranno i maggiori indizi che potranno consentire al Livorno di raggiungere una salvezza che su carta sembra complicata, nonostante gli acquisti di Greco e Biagianti che regalano esperienza in mediana, il talento di Siligardi atteso a una conferma in serie A e reduce da un grave infortunio, la conferma di un richiestissimo Paulinho, anch’egli splendido, oltre che decisivo per la promozione ma tutto da verificare a questi livelli e l’acquisto “last minute” della freccia Emeghara, già a segno nel debutto.

MILAN 6,5

Il ritorno di Kakà ha smosso gli animi e soprattutto i cuori di tantissimi tifosi, reduce del campione ammirato per lunghe e intense stagioni, le ultime trionfali per i rossoneri, ma che è rimasto di quel giocatore? Troverà stimoli giusti e ritroverà fiducia e certezze oppure farà la comparsa di sé stesso come successe con altri celebri rientri milanisti (Gullit e Shevchenko)? Per il resto la squadra sembra meno quotata rispetto a Juventus e Napoli, nonostante un Balotelli già inserito e sempre più convincente come leader offensivo (a scapito di un El Shaarawy che col cambio di modulo tanto auspicato, quello col famoso trequartista, rischia di scendere nelle gerarchie di Allegri, soprattutto dopo l’acquisto di uno dei suoi pupilli, quell’Alessandro Matri, preso per sopperire all’assenza di Pazzini) e una mediana rinfrescata da Poli e irrobustita dal ritorno prepotente di De Jong. L’anello debole rimane la difesa, eccezion fatta per l’astro nascente De Sciglio, che pare un predestinato.

NAPOLI 8

De Laurentiis e la dirigenza tutta hanno allestito uno squadrone, tenendo conto di come hanno reinvestito l’ingente somma ricavata dall’inevitabile cessione del Matador Cavani: Higuain, Callejon (che debutto, 2 gol in altrettante gare!), il nazionale spagnolo Albiol e il meno citato ma assai talentuoso Mertens. Ok, magari ci si aspettava pure un’altra punta di peso, ma in rosa ci sono comunque un redivivo Pandev e un Insigne sempre più smanioso di diventare simbolo di questa squadra. Non parliamo di Hamsik, poi, uno dei migliori centrocampisti del mondo. Insomma, Benitez, che aveva un difficile compito sulla carta, sembra l’uomo giusto, senza nulla togliere allo splendido operato di Mazzarri, per far ulteriormente alzare l’asticella delle ambizioni napoletane, il che vorrebbe dire una sola cosa, che qui manca dai tempi di Re Diego.

Higuain, l'uomo giusto per sostituire El Matador Cavani, è già un idolo del San Paolo

Higuain, l’uomo giusto per sostituire El Matador Cavani, è già un idolo del San Paolo

PARMA 7

Non si può certo dire che Ghirardi sia rimasto con le mani in tasca: molti gli arrivi, alcuni eccellenti come quello di Cassano, davvero giunto all’ultima chance importante di carriera dopo tanti buoni propositi (riusciti a metà) di “redimersi”. Se in proporzione gli riuscisse di fare il “Baggio” degli anni di Brescia, allora per i ducali si prospetterebbe un anno interessante, visti pure gli innesti del guerriero Gargano, di un giocatore da rilanciare come Cassani  – fino a un paio di anni fa tra i migliori terzini italiani – e il ritorno, visto che da giovanissimo partì da qui per approdare all’Inter, di Obi.  Poi è rimasto Paletta, leader della difesa e carismatico anche nello spogliatoio. Donadoni per le mani ha una squadra che potrebbe ambire a qualcosa di più di una comoda salvezza, ma ormai da tanti, troppi anni, l’obiettivo minimo, solitamente raggiunto già nelle prime giornate di ritorno, va poi a influire negativamente sulle prestazioni, come se le motivazioni svanissero di colpo. Bisogna cambiare mentalità.

ROMA 7

Ammetto che solo pochi giorni fa, su questo stesso blog, ero stato piuttosto severo (o quantomeno perplesso) sulle strategie di mercato della Roma, considerate le cessioni eccellenti di Marquinhos, Osvaldo e infine Lamela, ma alla resa dei conti, gli acquisti vanno a compensare, visto l’arrivo in simultanea alla cessione dell’argentino del talento ex viola Ljaijc, che va ad aggiungersi alla roccia Benatia in difesa (uno dei migliori centrali difensivi della serie A) e al centrocampista poliedrico Strootman, giovane “vecchio” nel senso che in campo pare proprio un veterano. Forse manca un centravanti di peso, di spessore, ma in fondo Garcia (ottimo impatto davvero, serietà, umiltà e cultura del lavoro,  con  poche chiacchiere – a parte quelle con cui è stato pizzicato in panchina con cellulare! – e tanti fatti), sa far esprimere un gioco corale e a Lilla ha vinto con un centravanti finito addirittura capocannoniere e non si trattava certo di un top player (Moussa Sow). Anche qui, come all’Inter l’aspetto principale su cui lavorare era far riprendere fiducia e coraggio a giocatori di indubbio talento e in tal senso la conferma di De Rossi, tornato a livelli ottimali di rendimento, unita al fatto che Totti è sempre al centro del progetto, i passi in avanti (confermati dal primo posto in classifica a punteggio pieno) sono più che confortanti.

SAMPDORIA  6

Squadra tutto sommato invariata rispetto all’anno scorso, intende procedere sul solco tracciato da Delio Rossi, magari migliorando in continuità, senza rischiare di impelagarsi pericolosamente nelle sabbie mobili della lotta per la salvezza. Via un giovane di talento come Icardi, si continua con la linea verde, grazie a Gabbiadini che invero pare ancora più efficace e promettente. Ma in rosa ci sono anche altri giovani che sono alla prova d’appello verso la definitiva maturazione, come Obiang e Krsticic , mentre possono rivelarsi bene anche in serie A il cavallo di ritorno Regini, dopo la splendida stagione empolese in serie B e il centravanti armadio Petagna, che nel Milan Primavera faceva spesso la differenza

SASSUOLO 6

Al di là dello scotto iniziale con la massima categoria, 0 punti su 6, al cospetto di un calendario non proprio proibitivo, la sensazione è che dietro ci sia un progetto ben solido, evidenziato dagli anni di miglioramenti in serie, di consolidamento economico e di struttura societaria. Certo, la serie A è un’altra cosa ma potrebbe diventare un nuovo Chievo. Manca la componente d’esperienza in molti reparti, ma ci sono talenti fulgidi da tenere d’occhio come Berardi, un predestinato, e Zaza, mentre la ciliegina sulla torta, arrivata in extremis è rappresentata dall’innesto del regista, ma anche difensore centrale alla bisogna, Marrone, inseguito da mezza Italia e giunto qui per accumulare la necessaria esperienza. Visti i buoni rapporti con la Juve alla fine ha scelto Sassuolo e le qualità per emergere ci sono tutte, soprattutto se sarà supportato a dovere da un Missiroli cui la serie B stava davvero strettina.

TORINO 5,5

Bene all’inizio con le acquisizioni di Ciro Immobile, già beniamino dei tifosi ma che è chiamato a una stagione in cui far fiorire le bellissime promesse, e sostituire un’istituzione come Rolando Bianchi non sarà facile, dei giovani dai piedi buoni El Kaddouri e Bellomo, entrambi inesperti per la A ma con le potenzialità giuste per emergere in un simile contesto. Ventura si affida a un nuovo modulo che pare sin troppo sparagnino, non da lui, insomma, che ci aveva abituato col suo vero 4-2-4, visto che mancano in pratica esterni in grado di fare la doppia fase. La rosa pare troppo corta e con poca qualità, eccezion fatta per Cerci, ormai da Nazionale. L’assenza di un portiere di livello poi potrebbe incidere parecchio. Si prevede un campionato non semplice per i granata.

UDINESE 5

Mercato praticamente fermo in entrata, con innesti di tanti stranieri provenienti da ogni parte del globo, di cui alcuni poi si dimostreranno bravissimi, se non campioni (vedi Sanchez, Isla, Basta, Benatia, e i recentissimi Allan e Pereyra e altri inevitabilmente finiranno a riempire le fila delle varie squadre satellite dei Pozzo). Un azzardo insomma, però l’intelaiatura è ottima, a partire dalla coppia d’attacco, una delle meglio assortite della serie A con il sempre eterno Di Natale, che vuole cogliere l’ultimo treno per il Mondiale 2014 e il nuovo “Fenomeno” Muriel. Al resto contribuirà come sempre “mastro” Guidolin.

VERONA 6,5

La meritatissima ed esaltante vittoria casalinga alla prima contro una big come il Milan è stato vissuto come un risanamento dei tanti anni passati in categorie minori ma poi la Roma ha pensato di ridimensionare le cose. Ma d’altronde deve essere la salvezza l’unico obiettivo di un Hellas che, rosa alla mano,pare competitivo per una simile impresa. Ci sono anzi quasi due giocatori per ruolo, e di pari livello tra titolari e panchinari. Innesti come quelli di Toni, che garantisce esperienza, carisma ma soprattutto gol come ai vecchi tempi, Jankovic (cercasi continuità di rendimento da associare all’indubbio talento), Donati e Romulo testimoniano di una appurata dose di miglioramento a livello qualitativo. Al resto penseranno gli uomini di maggior talento a far emergere la squadra, gente come Jorginho e Martinho, sui quali sono puntati diversi occhi, e le scommesse Cirigliano e Iturbe, uno su cui si dicono meraviglie da quando aveva 15 anni e presentato da molta stampa nazionale come altro campione giunto in questo calcio mercato.

Mercato last minute: ha senso per il Milan l’operazione Kakà? Uno sguardo su altri talenti svaniti precocemente

Una delle cose più belle di quando ti passano a trovare gli amici all’ospedale è che – dopo i vari e necessari aggiornamenti sullo stato di salute – si possa finalmente liberare la mente e tornare a sparare cazzate, ridere, cambiare argomenti. E lo stesso ovviamente accade coi famigliari più stretti, mia mamma, i miei fratelli, mia sorella, la mia fidanzata, ma è chiaro che lì il coinvolgimento emotivo è più forte e quando sono qui, cerco soprattutto di rassicurare e loro fanno lo stesso con me, dandomi forza.

Fatto sta però che ieri, sarà stato l’entusiasmo per un mio imminente rientro tra le mura domestiche o cos’altro, con mio fratello Nico, a un certo punto ci siamo estraniati dai discorsi, e abbiamo iniziato a esternare i nostri pareri sul calcio… Ah, finalmente! Di fatto, pur avendo la tv in camera non ho visto sinora nessun gol e la Gazzetta che prendo quotidianamente, visto che qui il tempo per leggere o scrivere di certo non manca, non sopperisce il mio desiderio di tornare alla normalità, parlando appunto anche di cose come il calciomercato, che in teoria in condizioni normali mi assuefa, fino a evitarlo.

Abbiamo sostanzialmente parlato di cose semplici, ma la discussione era incentrata più che altro sui cosiddetti colpi “last minute”, su un mercato povero (anche se ha portato ottimi giocatori quest’anno) e su strategie poco comprensibili alla massa dei tifosi.

Tipo le famose “suggestioni”, l’ultima delle quali affiabiate a un redivivo Milan, dopo la convincente vittoria di ieri col rotondo 3 a 1 contro il Cagliari.

E’ stata indubbiamente un’estate tribolata per i rossoneri (non paragonabile alla mia) ma comunque pesante. Con i tormentoni Ljajic, definitivamente tramontato, e Honda, ancora da definire, alla fine è sempre più probabile l’ipotesi che il famoso trequartista, a quanto pare indispensabile dalle parti di Milanello, sia legato al ritorno clamoroso di Kakà.

il campione KAKA' nel suo massimo splendore calcistico, trascinatore del Milan in Europa e fresco vincitore del Pallone d'Oro

il campione KAKA’ nel suo massimo splendore calcistico, trascinatore del Milan in Europa e fresco vincitore del Pallone d’Oro

Ma siamo sicuri sia questa la mossa vincente del calciomercato ultimo minuto? Intendiamoci, si sta parlando di un campione, uno dei talenti più fulgidi degli ultimi 20 anni, al quale davvero negli anni d’oro non si può rimproverare nulla (altrochè, con tutto ciò che ha contribuito a far vincere al Milan!) ma di quel giocatore da tempo, troppo, si sono perse le tracce da tempo ormai. Poi che nessun tecnico, al di là di alcuni problemi fisici che lo hanno attanagliato, specie nei primi tempi post Milan, abbia puntato su di lui, da Pellegrini, all’integerrimo Mourinho fino ad Ancelotti, di cui era pupillo e con il quale ha condiviso gloria e trofei, mi induce a pensare che sia più un’immagine da cartolina buona per i tifosi nostalgici rossoneri che non redditizia ai fini della classifica. E che dire di Casillas, fino all’altro ieri considerato alla stregua di migliore o di secondo migliore (dietro l’istituzione Gigi Buffon) portiere del mondo? Avrà pure avuto un rapporto assai poco idilliaco con il non conciliante Special One, ma a livello tecnico mi pare che anche il ben più placido Ancelotti tenga fede alle nuove gerarchie… non è che ci sia davvero un calo di rendimento netto del portiere come causa di tutte queste panchine?

Già con Gulllit e Sheva il Milan compì un errore di valutazione nel riportarli a Milano, in ogni caso mi auguro per Ricardo, giocatore che –  intendo sottolinearlo – ai tempi del Milan mi entusiasmava e non poco, che a lui le cose possano veramente tornare a girare per il verso giusto, considerando che una componente psicologica (insicurezza, perdita di fiducia e quant’altro) avrà sicuramente inciso nel suo precoce declino.

Solitamente sono i grossi infortuni a frantumare sogni di gloria, o a interromperli, o a frenare il volo di giocatori promettenti, ma non di rado accade che, quasi inspiegabilmente, avvengano delle “metamorfosi” in campo. Se torniamo indietro di tanti tanti anni,  il buon Peppino Meazza in pratica, dopo aver incantato il mondo, a 30 anni aveva già dato il meglio, anche se poi giocò per molto tempo ancora ma dai tempi del famoso “piede congelato” che lo fermò nel pieno della carriera, non inanellava più prestazioni da campione. Anche lo juventino Felice Placido Borel, meglio conosciuto come Borel II o col soprannome di “Farfallino”, a poco più di 20 anni aveva già segnato caterve di gol in A da terminale offensivo della famosa Juve del quinquennio. Poi non si ripetè più su simili standard, ma cambiando ruolo in campo e diventando valido mezz’ala, fece comunque il suo per il resto della carriera.

Lo stesso non si può dire di un altro ex famoso juventino, Bruno Nicolè, fenomeno da giovanissimo e trionfatore in un altro bel ciclo bianconero. Un predestinato che poi perse la sua identità, dapprima a livello tattico, nel contesto di un calcio di sicuro meno elastico di oggi. Lui, fortissima punta centrale nel Padova, alla Juventus, vista la spietata concorrenza davanti, viene dirottato contro voglia all’ala destra, ruolo poco congeniale per le sue caratteristiche… Ma questa non può essere un’alibi plausibile, visto che nemmeno successivamente a Roma fece più intravedere le meraviglie dei primissimi anni giovanili e in pratica a nemmeno 30 anni il suo nome sparì dalla cronache.

Bruno Nicolè, fenomenale talento italiano, smarritosi precocemente

Bruno Nicolè, fenomenale talento italiano, smarritosi precocemente

Tornando sulla terra e parlando di giocatori di media fascia, con mio fratello ci siamo soffermati, senza quindi ricorrere alle vicende dei campioni, su due giocatori che conosciamo molto bene, avendoli visti “crescere” a Verona, sponda Hellas.

Nella prima squadra di Ficcadenti, che sfiorò i playoff per la serie A, oltre a gente di sicuro avvenire come Behrami, Pegolo, Cossu o Adailton (ma all’epoca erano ancora tutti quasi da scoprire) si misero in luce in particolare per le loro doti da terzini fuori dal comune, Cassani e Dossena, l’uno più disciplinato e tecnico, l’altro più dirompente e offensivo.

La loro carriera poi si è dipanata come sappiamo, con ottimi risultati,dovendo semplificare il concetto. Cassani a lungo nel miglior Palermo della storia e per anni meritatamente nel giro della Nazionale; Dossena che contribuì a rendere grande l’Udinese, fino a farsi acquistare a peso d’oro dal Liverpool.

Eppure da qualche stagione a questa parte qualcosa si è incredibilmente inceppato in entrambi, se è vero che Cassani, acquistato per rinforzare la Fiorentina, è finito sempre più spesso ai margini, fin quasi a scomparire nel Genoa (quest’anno è a Parma dove, dopo tempo immemore, dalle giovanili della Juventus in sostanza, è tornato a fare il difensore destro in una difesa a 3 e non più il fluidificante), mentre Dossena dopo la brutta esperienza inglese, tornato a Napoli per rigenerarsi, si è invece perso del tutto, superato nelle gerarchie da uno Zuniga in splendida crescita tecnico/tattica e da qualche infortunio che sembravano averlo appesantito, fatto smarrire le sue doti di “cavallo” da fascia. Con l’arrivo poi di Benitez, il tecnico che lo bocciò senza appello a Liverpool, è quasi automatico che venga ceduto (anche se al Torino, con cui sembrava fatta, non si è chiusa la trattativa perché risultato non idoneo dopo le consuete visite mediche) o che finisca comunque ai margini del progetto, visto che a disposizione della ricca rosa partenopea c’è pure un certo Armero che giostra sulla sinistra.

Insomma, si tratta di declini misteriosi, di precoci addii silenziosi.. qualche eccezione c’è ancora, qualche “vecchio” giocatore che si ritrova a fare da chioccia ai giovani, e a fare contemporaneamente la differenza in campo, ma sembrano lontanissimi i tempi in cui Nereo Rocco, con giocatori dati spesso per bolliti, schierava intere formazioni vincenti, rilanciandone anzi la carriera.

Marquinhos, Osvaldo e ora pure Lamela! Che succede alla Roma? Che hanno per la testa gli americani?

A pochissimi giorni dal via del campionato, si può sapere che strategia hanno in mente gli americani che presiedano da ormai quasi tre anni la Roma? Ok l’ambientamento, ok i bilanci (ma soldi in questi anni a vanvera ne sono stati spesi eccome), ok che non si possono magari ottenere risultati eclatanti subito, ma qui mi pare che si giochi troppo con la pazienza dei tifosi che saranno sì focosi e talvolta difficili da gestire, ma che hanno anche a buon diritto le loro ragioni per essere quanto meno delusi.

Il fortissimo centrale difensivo MARQUINHOS, primo sacrificato eccellente della nuova Roma

Il fortissimo centrale difensivo MARQUINHOS, primo sacrificato eccellente della nuova Roma

Non è stato dato l’oggettivo tempo a LUIS ENRIQUE per impostare un tipo di gioco piacevole ma che poteva essere rivoluzionario per la serie A, è stato silurato Zeman e lì, nonostante lì’affetto della piazza e nonostante la mia totale stima all’uomo prima ancora che al tecnico, c’era poco da fare, i risultati erano sotto gli occhi di tutti, capisco non puntare su un tecnico inesperto ad alti livelli, ma che ci aveva preso gusto a mettersi in prima linea come Andreazzoli. Quest’anno GARCIA sarà un’ennesima scommessa nel buio o siamo davanti a un nuovo Petkovic, beffardamente seduto sulla panchina della LAZIO con la quale ha avuto un impatto di tutt’altro spessore?

un Osvaldo glamour, modello Johnny Depp.. testa calda sì, MA da NAZIONALE

un Osvaldo glamour, modello Johnny Depp.. testa calda sì, MA da NAZIONALE

A Lilla fece meraviglie, ha una personalità incredibile, doti da psicologo non indifferente, sa leggere nei giocatori cosa può aspettarsi da loro, ma partire con una squadra così monca, specie in attacco e incompleta nella maggior parte dei reparti non pare un azzardo? Io sosterrò il tecnico francese ma è chiaro che, se al tuo arrivo ti vendono tre pezzi da novanta come il giovane Marquinhos, la punta ormai diseredata Osvaldo (peccato per quel carattere fumantino e per la crisi coi supporters, si tratta pur sempre di un attaccante della NAZIONALE, serio candidato per una maglia da titolare nel prossimo mondiale, qualora facesse boom col modesto Southampton),  e, notizia dell’ultima ora persino il giovane fenomeno Lamela!!! Dopo un primo anno di ambientamento, in cui comunque fece intravedere ottime doti tecniche, l’anno scorso per lunghi tratti è stato uno dei migliori – non dico un trascinatore, perchè per fortuna resiste l’eterno Totti, nonostante i mugugni per il contratto firmato non soddisfacente alle sue volontà- ma spesso e volentieri un risolutore implacabile di sì, tra gol d’autore splendidi e tanta abnegazione e corsa, doti prima di allora molto celate, quando sembrava sin troppo lezioso.

il giovane talento offensivo ERIK LAMELA, esploso lo scorso anno a suon di prodezze, ceduto dopo soli due anni

il giovane talento offensivo ERIK LAMELA, esploso lo scorso anno a suon di prodezze, ceduto dopo soli due anni

Insomma, LAMELA al Tottenham, grazie probabilmente ai soldoni ricavati dalla cessione di BALE al REAL e di contro il posssibile, quasi certo arrivo di BUENO, di cui si dice un gran bene a livello tecnico ma che alla lunga distanza è tutto da verificare,  a meno che, esplodendo in anticipo sui tempi, non venga ceduto a peso d’oro nella prossima sessione di mercato. INSOMMA, da cronista vedo una Roma dal grosso potenziale economico ma mal sfruttato o gestito (mi pare che all’Estero sceicchi e ricconi vari anche se sembra ne capiscano poco, in realtà hanno portato risultati ovunque siano andati): a Pallotta e soci non basta affidarsi a grandi dirigenti, devono “entrare” di più nel sistema calcistico italiano; da semplice ammiratore o simpatizzante, invece penso che la squadra sia fortemente ridimensionata, a meno di un colpaccio ad effetto dell’ultima ora. Ma chi potrebbe arrivare? Probabilmente al massimo Gilardino, attaccante più che consolidato ma che pare in fase calante di carriera. Basterà il folkloristico dribblomane Gervinho, tanto caldeggiato dal neo tecnico GARCIA dai tempi dello scudetto del Lille, ma assai deludente nei due anni all’Arsenal? Mah, se almeno Cavani e Ibra litigassero si potrebbe tentare un colpo last minute per lo svedese, che dite? Fantascienza? Sì, SO GIA’ LA RISPOSTA!

Focus di mercato: i casi ISLA, RANOCCHIA, JOVETIC e la situazione CAVANI

Solitamente mi concentro su affari di calcio mercato e rumours a stagione avanzata, ma quest’anno lo sto passando in modo anomalo. Ho più tempo libero, mio malgrado, e non leggo quotidiani nei ritagli di tempo, nelle pause pranzo, o al bar di mattino prima di recarmi in ufficio.  Certo, così mi rendo conto che si leggono sempre le stesse cose, e che alla fine poi annoiano pure, vedi Thohir, il caso Cavani, gli elogi immancabili alla dirigenza del Milan, a mio avviso invece immobile davanti alla Juventus, che invece pensa a rinforzarsi e basta.

Tre focus in particolare attirano la mia attenzione: i casi di ISLA, RANOCCHIA E JOVETIC.

la domanda legittima è: Isla tornerà il campione in erba di Udine?

la domanda legittima è: Isla tornerà il campione in erba di Udine?

Il cileno della Juve, indicato come prima scelta del neo tecnico interista Mazzarri (ormai ribattezzato da tutti con l’odioso WM, manco fosse un residuato anni 30), in effetti potrebbe rappresentare un  gran colpo. Ingiudicabile nel torneo scorso, è indubbiamente un giocatore fatto e finito,  con grande esperienza internazionale (da anni colonna del Cile) e nonostante la giovane età (è nato nel 1988) conosce a menadito la serie A. La Juve lo prese, pur conscia del lungo recupero che si propettava, e lui, che copre tutta la fascia di competenza, ha bisogno di stare al top per rendere al meglio. In questo l’ex compagno Basta, altro obiettivo nerazzurro, gli somiglia. Isla non è velocissimo, ma è resistente, gli piace inserirsi, duettare con la mezz’ala e servire assist al bacio per le punte, che spesso dovevano solo appoggiare in rete i palloni fatti recapitare da destra dopo bellissime azioni manovrate o in contropiede, specialità del cileno. Fisicamente non è un colosso, ma è bravo tecnicamente e va servito palla al piede, non sul lungo. Per queste sue caratteristiche di gioco, a Udine, potendo scegliere hanno puntato su di lui e non sul puledro Cuadrado,devastante negli spazi aperti e nell’uno contro uno.

talento precoce, nazionale italiano, dopo un paio di stagioni interlocutorie, nel contesto di una situazione naufragata da più parti, può già essere comnsiderato un esubero dell'Inter, da cedere alla prima occasione? Mah...

talento precoce, nazionale italiano, dopo un paio di stagioni interlocutorie, nel contesto di una situazione naufragata da più parti, può già essere comnsiderato un esubero dell’Inter, da cedere alla prima occasione? Mah…

Chi mi segue ormai lo sa, sono un estimatore di Andrea, dai suoi esordi nel professionismo. Davvero non mi capacito che possa essere valutato come uomo da vendere per fare cassa o perchè non serve. E’ vero, è reduce da una pessima stagione (salvatemi uno dell’Inter edizione 2012/13 però….) ma è ancora un prospetto, appena 25 enne, nazionale… insomma, mi pare possa avere ancora un’occasione per mostrare il suo valore in una Big. Certamente non pare tagliato per la difesa a 3, così larga poi ma con Mazzarri a mio avviso poteva starci, visto il modo di difendersi del tecnico toscano. Lo scambio con Isla, mai dichiarato ma comunque ventilato, poteva avere un senso, perchè alla Juve avrebbe ritrovato uno dei suoi mentori, CONTE, che dichiaratamente lo stima. Avrebbe ricomposto una coppia bellissima con Bonucci, che a Bari sapeva ben “guidarlo”, da regista difensivo, in campo. I due erano complementari e perfetti, e proprio Ranocchia sollevava maggiori entusiasmi.

Nella Juventus sarebbe piaciuto, potrebbe sostituire Barzagli all’occorrenza o ricomporre in una difesa a 4 (prima o poi secondo me Conte ci tornerà) il tandem con lo stesso Bonucci. La Juve da settimane sembra sul punto di chiudere per Ogbonna. Ok, via la retorica sulla bandiera ecc.. ma proprio a livello tecnico non lo vedo come indispensabile, la squadra bianconera è copertissima dalle parti di Chiellini, con Peluso che ha dimostrato di poter starci – e infatti si è guadagnato il riscatto di Madama – e Caceres, che in nazionale fa proprio il terzino sinistro.

juventini... bando agli scetticismi.. STEVAN è un campione!

juventini… bando agli scetticismi.. STEVAN è un campione!

E in casa bianconera ormai tiene banco la telenovela Jovetic, resa tale anche dalle diffidenze dei tifosi sull’efficacia di un acquisto simile. Dico la mia: è un campione! Purtroppo spesso frenato da infortuni, anche  se la Juve stessa insegna che si può recuperare bene da un grosso infortunio e garantirsi una lunga carriera.. Ricordiamo che Stevan è dell’89! Il problema, quasi insormontabile, è di rapporti tra le società. Sono quasi certo che arrivasse un’altra società con 25 milioni cash porterebbe a casa l’affare, invece si sono impuntati (giustamente, non sono mica un discount). Gli attaccanti costano, la Juve deve vendere e i soldi non si fanno con Giovinco, Liechsteiner, eccc ma con Marchisio, Vidal, Pogba e direi che la scelta di trattenerli è condivisibile, visto che rappresentano, nemmeno tanto in prospettiva, il miglior centrocampo europeo.  Tevez e Llorente a quelle condizioni sono stati colpi eccezionali, roba che se li avesse fatti Galliani, non passerebbe giorno che qualche cronista enfatizzasse l’operato del grande dirigente rossonero. Però sono pur sempre esordienti in serie A, e uno come Jovetic non guasterebbe proprio.

el  Matador: finchè non si sblocca la sua vicenda, il progetto NAPOLI 2013/14  non può decollare.. giusto però da parte della società non abbassare pretese

el Matador: finchè non si sblocca la sua vicenda, il progetto NAPOLI 2013/14 non può decollare.. giusto però da parte della società non abbassare pretese

Mentre la Fiorentina è riuscita a piazzare un grande colpo, assicurandosi un campione (il primo Super Mario, vale a dire Gomez – strappandolo a una vasta e accreditata concorrenza – senza per il momento cedere nessuno (ma occhio alle sirene per Ljaijc!) arrancano paurosamente Roma e Napoli,società a cui da sempre guardo con passione e simpatia, attirandomi le ironie di amici e tifosi più integerrimi rispetto a me… Spiace perché avrebbero potenzialità enormi, a N apoli poi manca davvero poco, come dimostrato lungamente l’anno scorso, però è indubbio che bisogna vendere Cavani, alle giuste condizioni, perché se squadre della Liga riescono a intascare come giusto ridere 30 e passa milioni di euro per gente come Negredo (non certo un top player, per carità) o il talentuoso speedy gonzalez Jesus Navas, mi pare normale far rispettare la famosa clausola per privarsi di un fenomeno come l’uruguaiano. Poi a livello tecnico  sarà difficilmente sostituibile, a meno che non arrivasse uno alla Ibra… ma qui starà poi a Benitez imporre il suo credo, magari con maggior convinzione di quando giunse all’Inter. La Roma ancora di più pare cantiere aperto, e 3 stagioni lontano dai vertici sarebbero effettivamente troppe. Il tempo per riassestare la squadra c’è, bisognerebbe però… riassestare un po’ la società, credo che in questo le parole di Venditti riassumano  al meglio lo stato d’animo di ogni tifoso della “Maggica!”

A fine mercato comunque sarò più preciso con un bilancio completo di tutte le 20 squadre di A, come faccio da anni