Amarcord Italia Under 17 ai Mondiali di calcio: quando a giocare erano i giovani Del Piero, Totti e Buffon

Alla vigilia del Mondiale di calcio Under 17 che avrà il via stasera con le partite del Gruppo A, dove è inserito il Brasile padrone di casa, e che vedrà impegnata a distanza di 6 anni dall’ultima partecipazione anche i nostri giovani azzurri, mi sembrava doveroso ripercorrere con voi lettori un po’ di storia della nostra Nazionale in questa prestigiosa manifestazione.

Un’ Italia che a livello di Under 17, ai Mondiali, non ha mai particolarmente brillato in passato, anzi… rispetto alle corrispettive compagini azzurre impegnate nel Mondiale Under 20, capaci di giungere in semifinali nelle ultime due edizioni, il bottino è davvero gramo.

Eppure hanno calcato questi iridati prati verdi giocatori poi divenuti autentici campioni: il primo pensiero va ai futuri Campioni del Mondo Del Piero, Buffon e Totti.

Il primo era la stellina azzurra nell’edizione giocata in casa nel 1991, finita in modo assai deludente, con una precoce eliminazione nella fase a gironi. Proprio oggi ho visto dal sito di Sky Sport uno spot in cui si può vedere l’unico sigillo di Alex in quella competizione.

Nel filmato si può riconoscere in area vicino a lui il numero 9, un certo Eddy Baggio, fratellino del Divino Roby, che meno fortuna (e molto meno talento, giusto dirlo) certamente ebbe sia rispetto a lui, che allo stesso ex compagno di nazionale giovanile Del Piero.

In quella rosa militavano altri giocatori che comunque si tolsero delle soddisfazioni tra i professionisti, con molte presenze in serie A, come i difensori Sartor (all’epoca tra i più precoci e costosi talenti del calcio nostrano) e Mirko Conte, o il portiere Sereni e i difensori Birindelli e Moro, anche se questi ultimi tre, a onor del vero, non giocarono titolari in quel Mondiale, lasciando il posto rispettivamente a Mainardis, a Rinaldi e a Tortorelli, che ebbero meno successo in carriera.

In mezzo al campo promettevano moltissimo il romanista Caputi, il torinista Della Morte (che indossava la 10, laddove il non ancora Pinturicchio aveva la 7, poi riproposta al Mondiale vinto in Germania, e presa proprio in ricordo di quella primissima importante competizione della sua lunghissima carriera), il viola Chiummiello e il bolognese Lorusso.

Mentre Caputi e Della Morte non esplosero in serie A ma fecero una soddisfacente carriera tra seconda e terza serie, Chiummiello “misteriosamente” non calcò praticamente mai i campi professionistici, nonostante indubbie doti tecniche. Del pugliese Graziano Lorusso, talentuosissimo regista del Bologna, ebbi invece modo di scrivere anni fa in un articolo sul Guerin Sportivo dedicato a quei giocatori che avevano abbandonato anzitempo il rettangolo verde per dedicarsi a tutt’altro nella propria vita. E nel caso di Lorusso, la scelta fu tanto radicale quanto autentica, essendo diventato sacerdote dopo un lungo e sospirato percorso.

A centrocampo giostrava l’atalantino Poloni, un talento cristallino, che debutterà a 18 anni in serie A per abbandonarla però subito, mentre il capitano di quella compagine era il fiorentino Giraldi. Quest’ultimo sembrava davvero poter ripercorrere le orme dei grandi “liberi” e forse pagò in carriera proprio la snaturalizzazione del ruolo, cosicchè agendo da difensore prima e da centrocampista poi, il suo nome finirà per campeggiare soprattutto nelle serie minori, anche se alla fine riuscirà a mettere insieme molte presenze da professionista. Completano il quadro di quella spedizione azzurra altri giocatori di cui si persero presto le tracce al momento di approcciarsi al calcio che conta, penso all’eclettico Sala (solo omonimo del coetaneo difensore che vinse uno scudetto col Milan di Zaccheroni) e al forte attaccante Cerminara. Il primo, se non altro, dopo un fugace esordio in A con la Sampdoria, si è ritagliato un ruolo di assoluto protagonista nelle serie minori professionistiche, giocando a lungo e divenendo un autentico veterano della serie C.

Anche il Mondiale di Buffon e Totti non andò benissimo, gli azzurrini pur in possesso di qualità tecniche, fecero poca strada. Accanto a loro figuravano futuri giocatori professionisti che in qualche modo brillarono, magari per poche stagioni, e promesse mancate: penso ad esempio al laterale Vigiani, i difensori Giubilato – che lo stesso Totti ricorda più volte nella sua autobiografia – e Francesco Coco, i due attaccanti milanisti Augliera e De Francesco e l’esterno mancino Dossi, stella del Brescia (che in Nazionale spesso e volentieri indossava la 10).

Per fortuna su You Tube si trovano diversi filmati, seppur brevi, delle prime apparizioni di Totti in quel Mondiale, e relativi bellissimi gol. Quando il talento è così debordante, viene fuori quasi con prepotenza. Eppure, scorrendo i nomi delle varie edizioni, compreso quelli già elencati delle edizioni del 1991 e del 1993, si può ben constatare come invece ben pochi riescano a esplodere ad alti livelli, esprimendo appieno le loro grandi potenzialità.

Non sempre i migliori diciassettenni di un periodo, di una determinata epoca, quelli chiamati a rappresentare le nazioni partecipanti alla competizione mondiale, diventeranno poi dei campioni. Chi a causa di infortuni, chi per scelte sbagliate, chi semplicemente perchè non in grado di mantenere le promesse, insomma, per i più svariati motivi, sono di gran lunga di più i giocatori che non arrivano a vestire da protagonisti la maglia Azzurra dei grandi (e la cosa ovviamente vale anche per le altre nazionali).

In fondo già che i citati Del Piero, Totti e Buffon siano giunti ad alzare al cielo la Coppa del Mondo del 2006 è motivo d’orgoglio: nelle rose dell’Italia partecipanti ad altre edizioni più recenti del Mondiale Under 17, ad esempio, non figura nessun futuro campione.

Tra gli ’88 che presero parte all’edizione del 2005 in pratica il solo De Silvestri, attualmente a Torino ha speso l’intera carriera in serie A dagli esordi con la Lazio, ma altre stelle conclamate di quella Nazionale non hanno mantenuto le attese. Se è vero che Scozzarella e Alfonso sono tutt’ora nella massima serie (rispettivamente al Parma e al Brescia), dopo una lunga carriera nelle serie minori, gente come Russotto e Foti avevano i mezzi per fare molto di più, per essere protagonisti ad altissimi livelli. Il primo ormai da anni milita in serie C, dove è valido “giocatore di categoria”, in possesso ancora di ottimi colpi; il secondo invece da anni ha appeso le scarpe al chiodo, dopo una serie interminabile di infortuni.

Sembravano avviati a una buona carriera, visti i mezzi tecnici a disposizione, anche l’ex romanista Palermo, regista di centrocampo attualmente alla Viterbese e che non ha praticamente mai visto la serie A e il terzino sinistro Brivio, per il quale ancora minorenne si spesero paragoni importanti, quanto inappropriati, ai tempi in cui passò dal vivaio dell’Atalanta a quello della Fiorentina. In rosa figurava da comprimario anche Mancosu, all’epoca talento del Cagliari, e che dopo un lungo peregrinare in serie C, ha trovato a Lecce l’ambiente ideale per mettere in mostra le sue qualità, arrivando a 30 anni suonati a disputare finalmente il campionato di serie A da autentico uomo simbolo dei salentini. Una serie A in cui sta dimostrando di poterci stare benissimo, oltretutto in un ruolo cruciale come quello di trequartista.

Fece decisamente meglio la Nazionale partecipante all’edizione del 2009, quella dei ’92 per intenderci, che dopo aver agevolmente passato la fase a gironi, passò gli ottavi, per perdere infine il confronto diretto ai quarti di finale contro i futuri campioni del Mondo della Svizzera.

Nella nostra squadra i talenti più fulgidi, sui quali veniva da scommettere ad occhi chiusi erano El Shaarawy e Federico Carraro. Del primo si sa tutto, è un gran talento indubbiamente, ma in parte inespresso, mentre il secondo (ex Fiorentina) si è perso purtroppo tra prestiti infruttuosi nelle serie minori (fino a scendere episodicamente fra i dilettanti), prima di riprendere la risalita, almeno da arrivare a giocare in serie C da protagonista come sta facendo negli ultimi due anni tra Imolese e Feralpi Salò.

In porta Perin fu uno dei migliori portieri di quel Mondiale e sta disputando, infortuni a parte, una bella carriera in serie A;  gli altri nomi su cui era lecito aspettarsi di più erano gli attaccanti Iemmello, gran fromboliere al momento solo in B e in C, i centrocampisti Crisetig (che, essendo un ’93 era il piccolino del gruppo) e Fossati (attualmente regista del Monza di Berlusconi) e i difensori Sini e Camilleri, quest’ultimo “scippato” giovanissimo dal Chelsea, prima di rientrare mestamente in Italia e iniziare un vorticoso giro di esperienze nella nostra serie C.

Titolari giocavano anche i figli d’arte Benedetti e De Vitis che, curiosamente, si sono ritrovati compagni di squadra molti anni dopo al Pisa, dove tutt’ora militano in serie B. Come terzino destro, ma utilizzabile talvolta anche davanti alla difesa, c’era Felice Natalino, su cui l’Inter puntava fortissimo dopo averlo prelevato un anno prima dal Crotone. La sua storia ormai è nota, con il giovane costretto a ritirarsi dal calcio giocato ad appena 21 anni per un problema cardiaco, lo stesso costato alla vita al povero Piermario Morosini.

E veniamo così all’ultima nostra partecipazione a questa prestigiosa competizione, datata 2013 e con protagonisti i giocatori del ciclo ’96/’97, e che quindi oggi, superati i 20 anni si trovano nella piena fase di crescita calcistica. In grado di passare più o meno agevolmente il loro girone, i Nostri vennero poi sconfitti senza appello agli ottavi per 2 a 0 contro i futuri finalisti del Messico (a loro volta poi sconfitti dalla Nigeria).

Dicevamo, si tratta di giocatori che adesso viaggiano tra i 22 e i 23 anni, quindi qualcuno dovrebbe già aver consolidato la sua posizione ad alti livelli, avendo finito anche il ciclo dell’Under 21. Invece, non si trattò di un biennio alquanto prolifico, con la maggior parte dei protagonisti ancora inespressi, alla ricerca della stagione di consacrazione o di salire di categoria. A ben vedere i soli Audero, portiere ex Juve in forza alla Sampdoria, e il terzino Calabria, da sempre al Milan, giocano titolari fissi in serie A con ambizioni legittime di far parte del giro Azzurro che conta, altri invece stanno pian piano emergendo o sono in massima serie in cerca di spazio. Tra questi l’arrembante interista Dimarco, l’attaccante del Cagliari Cerri, il fantasista granata Parigini, il gialloblu ex Napoli Tutino e il doriano ex Inter Bonazzoli ma, come detto, la maggior parte di loro sta annaspando (su tutti quello che è stato veramente un enfant prodige del nostro calcio: il portiere Scuffet, che alterna buone cose a disattenzioni incredibili anche allo Spezia in B, dove gioca tutt’ora. Chissà però se altri di quella rosa, come Vido, scuola Milan ora al Perugia, il regista Palmiero, vivaio Napoli ora al Pescara o l’ex romanista Capradossi, centrale difensivo che a Trigoria qualcuno paragonava addirittura ad Aldair, riusciranno a calcare i campi di serie A…

Insomma, a conti fatti, i precedenti dell’Italia al Mondiale Under 17 non sono certo incoraggianti ma nel calcio giovanile non esistono delle gerarchie stabilite e possono nascere dei cicli di giocatori validi a qualsiasi latitudini.

Noi, in ogni caso, abbiamo una storia, una scuola, solide basi e, da qualche anno a questa parte anche dei valori riconosciuti, come testimoniano le recenti finali conseguite agli Europei Under 17 e Under 19. La strada pare tracciata, ma occorre iniziare a fare risultati, sempre tenendo presente che l’obiettivo di ogni squadra giovanile è in primis quella di formare dei bravi professionisti.

 

Calcio italiano: cosa significa realmente partire dai giovani? Dar loro la possibilità concreta di giocarsela e pure di sbagliare

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Si sono consumati fiumi di inchiostro sul trionfo tedesco ai Mondiali: giustissimo omaggiare i campioni e la loro organizzazione ma si è fatta anche tanta demagogia sulla vittoria della Germania e su come il suo modello calcistico sia quello a cui guardare per provare a riemergere dalle sabbie mobili in cui invece il nostro calcio, quello italiano, è ormai sprofondato. Io da sempre sostengo come ci sia bisogno di un reale cambiamento in seno ai nostri campionati, e l’esempio della Germania doveva in realtà illuminarci da ben prima di questa loro fulgida e meritatissima affermazione mondiale. Le radici infatti affondano ben più in là negli anni, da quando anche loro avevano subito un clamoroso tonfo – certo, non paragonabile alla nostra debacle brasiliana -, così forte da indurre la loro federazione (a differenza della nostra, realmente convinta del cambiamento, e poco restìa a condizionamenti di vario tipo) a una svolta radicale. Senza cercare di scovare ricette magiche, occorrerebbe dapprima una piena, credibile valorizzazione dei giovani. Ciò non significa gettare nella mischia chiunque, col rischio serissimo di bruciarli ma dare una chance ai più pronti, senza negare la possibilità di carriera a tanti altri. La gavetta può avere un senso ma non deve essere eterna e, soprattutto, non è consono che un “nuovo Totti”o “nuovo Del Piero” partano dalla Lega Pro, per dire, col rischio di impantanarsi se non si emerge subito. La vecchia C ci può stare, in fondo hanno calcato certi polverosi palcoscenici anche campioni autentici come Baggio e Zola, ma in genere il salto in alto avviene in modo repentino, spesso scalando categorie di anno in anno. Ma se non si fa il botto subito, o se semplicemente un giovane non trova l’allenatore che crede in lui, questo rischia davvero di perdere gli anni migliori, senza tra l’altro giocare troppo. Un circolo vizioso, perché, non accumulando minutaggio, di conseguenza viene meno anche l’esperienza acquisita sul campo e, di pari passo, anche la giovane promessa, da tutti ritenuta fin dai vivai possibile campione da professionista, si ritrova a peregrinare, fino a scelte talvolta dolorose: la discesa nei dilettanti, pur di giocare e di trovare un ingaggio a volte migliori di molte società di Lega Pro, oppure addirittura il precoce ritiro agonistico per dedicarsi ad altro.

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E allora qualche riforma per favorire l’inserimento dei migliori giovani la si deve approntare. Ben vengano le proposte ma personalmente mi sembrano poco realistiche o pratiche le cosiddette “seconde squadre” sull’esempio della Liga o la squadra riserve come accade da decenni in Inghilterra. E col mercato libero e i prezzi spesso spropositati per i giovani azzurri di prospettiva, ecco che molte squadre già dai vivai si affidano a ragazzi stranieri. L’involuzione della Juventus in tal senso è notevole: da squadra plurivittoriosa nel decennio del 2000 è divenuta un’incompiuta in questi primi anni del ’10, con tantissimi volti esotici in rosa che, alla resa dei conti, stanno rendendo molto meno di altri talenti autoctoni. Ma era il mio ovviamente solo un esempio, credo sarebbe importante, quello sì, che in ogni squadra di serie A e B ci fossero degli elementi provenienti dal vivaio ma… non per proforma, come accade con le comiche liste della Champions, ingolfate da nomi del vivaio che mai verranno realmente presi in considerazione. Io parlo di cose concrete: si infortunano due difensori di una grossa squadra, che succede all’estero? Semplice, fanno giocare uno del vivaio: caso recente successo al Chelsea, non a una squadretta, e in un match cruciale per l’assegnazione di una Premier il cui esito all’epoca era ancora incerto. Da noi invece parte la caccia al difensore straniero (spesso svincolato, sia mai, soldi da spendere ce ne sono sempre meno!). Perché la Juve, il Milan, la Roma o l’Inter non possono (nell’emergenza) dare una chance a prospetti di sicuro avvenire quali Romagna, Calabria, Capradossi o Dimarco. Perché non c’è coraggio, questa è l’amara constatazione. E ho citato tutti giocatori che gli esperti di calcio giovanile conoscono bene, trattandosi di nazionali Under 17 e 18, alcuni dei quali compagni di Scuffet ai recenti Mondiali Under 17. E altri in quella competizione iridata avevano messo in luce buone doti, penso anche all’attaccante milanista Vido, al dinamico mediano atalantino Pugliese, al trequartista dai piedi buoni Perugini, di proprietà del Toro e visto, assai poco, nella sfortunata stagione alla Juve Stabia (davvero non c’era modo di farlo giocare di più in quel contesto?) e al regista napoletano Antonio Romano. Guardando poi alle finali del campionato Primavera, impossibile non notare la tecnica, la bravura, il talento di gente come i clivensi Magri, Brunelli, Messetti, Steffè e soprattutto Costa o i granata Aramu, Barreca o Comentale. Gente così meriterebbe una chance in cadetteria, per non dire di provare a giocarsela nella rosa della prima squadra. Senza contare che in vista, per gli appassionati di calcio giovanile, tra i quali da sempre mi annovero anch’io, c’è una fortissima generazione della classe ’98. Insomma, scrivendo con cognizione di causa, sono certo, e i numeri fino a pochi anni fa lo stavano a testimoniare, vista l’incetta di premi a livello di Under 21, che i nostri giovani, almeno fino ai 18 anni, non abbiano davvero nulla da invidiare agli spagnoli o ai tedeschi, tanto per dire di due scuole attualmente all’avanguardia del panorama calcistico mondiale. Il problema per i nostri avviene dopo, se è vero che Darmian, forse unico azzurro salvabile della disastrosa avventura mondiale 2014, pur considerato e percepito alla stregua di un ragazzino, è in realtà un venticinquenne e viene da una lunghissima gavetta, dopo un’ottima esperienza giovanile nel vivaio del Milan, dei quali era la stella, mentre la maggior parte dei giocatori della rosa campione della Germania è composta da giocatori suoi coetanei, se non più giovani (vedi i decisivi Schurrle o Gotze).

Italia Under 17: termina agli Ottavi contro il forte Messico il cammino degli Azzurrini al Mondiale di categoria. Ecco i miei giudizi sugli uomini di Zoratto

E’ calato piuttosto presto il sipario sulla spedizione azzurra della NAZIONALE UNDER 17 di calcio, impegnata negli Emirati Arabi Uniti al Mondiale di categoria. Uno scenario appetibile per i futuri campioni di un calcio nemmeno troppo lontano, se è vero che tra i protagonisti c’è pure chi ha già esordito in serie A (il capitano Cerri, nel Parma), ma che poteva essere “sfruttato” meglio.

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Superata una fase a gironi non troppo proibitiva – anche se gli ostacoli Costa d’Avorio, campione africano under 17 e Uruguay, di recente finalista al Mondiale Under 20, sconfitta solo dalla Francia  non erano proprio semplicissimi  da affrontare – in sorte, o meglio, in tabellone era toccato il Messico, non solo squadra campione in carica, ma dalla grande tradizione a questi livelli.

Ciò che ha colpito rispetto ad altri cicli del calcio giovanile azzurro, è che mancassimo di qualità, di quei guizzi che solitamente ci si aspetta da ragazzi in un’età in cui agli aspetti esageratamente tattici si sommano quelli prettamente tecnici.

Poco si è visto in questo senso, se non tanta, tantissima applicazione, ordine, e – va beh – grinta, ci mancherebbe mancasse in una competizione simile.

Certo, fossimo passati ci sarebbe toccato in sorte il Brasile che, pur faticando contro la quotata Russia, rimane a mio avviso la favorita del torneo per qualità di gioco (appunto) e numero di interpreti di alto livello (di qualcuno tra Boschilia, Danilo, Mosquito sentiremo prestissimo parlare), e magari saremmo stati eliminati comunque, però un po’ di rammarico è rimasto per aver concluso la strada agli Ottavi.

Andiamo ad analizzare il percorso dei ragazzi, senza voler dare giudizi insindacabili: per carità, la carta d’identità è tutta dalla loro parte e ci auguriamo che il loro percorso di crescita continui spedito verso il professionismo.

SCUFFET – uno dei pochi, non a salvarsi, ma proprio ad emergere con forza nel contesto dell’intera manifestazione mondiale. Portiere di sicuro avvenire, apparentemente senza punti deboli: forte fisicamente, reattivo, freddo, bravo nelle uscite alte e basse. Una manna dal cielo per l’Udinese che se lo sta coltivando in casa-

CALABRESI – forse è più abile nella fase difensiva… con lui al posto del milanista Calabria sulla fascia destra, l’Italia di Zoratto ha guadagnato in fisicità, perdendo però in dinamismo. Comunque per il giocatore della Roma l’esperienza si può definire abbastanza positiva.

DE SANTIS – buono apporto del centrale milanista, non ancora del tutto strutturato fisicamente rispetto al compagno di reparto Capradossi ma in ogni caso raramente distratto e in possesso di una buona personalità

CAPRADOSSI – il difensore della Roma era tra i più attesi e continua ad essere tra i più quotati ’96 in circolazione, tuttavia nella circostanza ha giocato un po’ al di sotto del suo standard. Niente di eclatante, non errori da rimarcare con la matita blu, ma a tratti è parso svagato e poco incisivo in marcatura.

DIMARCO – l’esterno sinistro dell’inter è tra coloro che hanno convinto maggiormente. Classe ’97 (uno dei più giovani dell’intera spedizione azzurra) ha corso tantissimo, svolto bene le due fasi di gioco, difensiva e offensiva. Sicuramente deve crescere ancora da un punto di vista fisico, ma a livello atletico e tecnico pare già sulla buonissima strada.

PALAZZI – il mediano dell’Inter, punto fermo della Nazionale di Zoratto ha un po’ giocato sotto tono, lontano da come ci aveva sempre abituato in campionato, dove a metà campo solitamente detta legge, giocando da leader. Qui si è limitato all’interdizione, risultando oltremodo impreciso in fase di impostazione, fino a perdere il posto.

ROMANO – non male il regista del Napoli, ma nemmeno trascendentale. Insomma, col suo piede educato, il suo lancio preciso e le sue felici intuizioni poteva dare un maggior apporto alla causa.

PARIGINI – frizzante, veloce, tecnico, eppure spesso sottotono, o meglio scarsamente utilizzato, servito a dovere. Per il fantasista laterale cresciuto nel Torino e da quest’anno in prestito alla Juve Stabia, sussistono delle attenuanti plausibili, ma da parte sua è rimproverabile il fatto che doveva mostrare più personalità, chiedere palla, osare di più coi dribbling, che ben gli riescono in campionato.

CERRI – il capitano, il leader della squadra, un “top player” potremmo dire tra tutti i ’96 che si presentavano al via al Mondial… tutte definizioni adeguate al suo talento e corroborate dai fatti (ha trascinato gli Allievi Nazionali del suo Parma allo scudetto di categoria; ha esordito nel finale di stagione l’anno scorso in serie A a poco più di 16 anni) ma poco riscontrate in queste gare, dove è apparso sin troppo isolato. Col suo fisico “da paura” (è alto 1,96!) ha tenuto sempre in allerta i difensori avversari, abili a creargli autentiche gabbie attorno, e raramente è stato pericoloso. Insomma, spesso ci hanno disinnescato la nostra arma migliore-

VIDO – il più positivo, e non solo per i gol realizzati, dal peso specifico elevatissimo (due reti che hanno fruttato due vittorie!), ma anche per l’impegno, la voglia di non mollare mai, l’abnegazione, il sacrificio a giocare spesso dietro la punta, a supporto. Per il giovanissimo attaccante milanista (classe ’97) il futuro “alla Ibra”, cui viene talvolta associato nei campionati giovanili, pare essere promettente.

STEFFE’ – il centrocampista del Chievo, ma di proprietà nerrazzurra dell’Inter è parso una discreta pedina a livello tattico, tornante di destra si sarebbe scritto anni orsono, ma alla resa dei conti è parso spesso tagliato fuori dai giochi e appunto usato quasi esclusivamente per dare maggiore equilibrio e solidità.

PUGLIESE – l’esterno atalantino è tra coloro che sono piaciuti di più, per dinamismo, grinta, corsa, personalità, voglia di emergere, di inserirsi tra le linee, cercando così di rompere una certa monotonia tattica. Non ancora perfettamente a fuoco (può fungere da interno destro, così come da laterale puro) ha ampi margini di miglioramento, ma sembra possedere le stimmate del calciatore professionista: il fatto di giocare nella Dea poi potrebbe ulteriormente facilitargli il compito.

TIBOLLA – pochi e ininfluenti scampoli di gara per il mediano clivense.

FABBRO – trottolino offensivo milanista, ha cercato di dar manforte all’attacco nei momenti di maggior difficoltà. in grado di giocare da seconda punta (ruolo a lui più congeniale) o da trequartista (in quanto dotato di buona tecnica individuale) ha sempre risposto “presente” una volta chiamato in causa.

CALABRIA – il terzino del Milan era partito benissimo nella gara inaugurale contro la Costa d’Avorio.. terzino desto con licenza di spingere e cercare sovrapposizioni sulla fascia con Pugliese, aveva convinto per capacità di corsa, resistenza e attitudine. Poi, tra scelte tattiche più “prudenti” e problemini fisici  (tanto che è stato operato per una appendicite.. intervento riuscito benissimo) è uscito di scena, ma ci sembra non azzardato pronosticargli una buona carriera.

TUTINO – forse il fantasista del Napoli non era giunto al Mondiale nelle migliori condizioni fisiche, fatto sta che ha fatto vedere ben poco delle meraviglie a cui ci aveva abituati in campionato. Con la sua invidiabile tecnica, la sua capacità di saltare l’uomo, avrebbe potuto davvero fare la differenza, farci cambiare marcia, invece tutto si è fermato alle semplici intenzioni, tanto da non meritarsi il posto fisso.

per gli altri ragazzi della spedizione giusto una citazione: si tratta comunque di giovani tra i più quotati e certamente più interessanti che si sono evidenziati in questi anni, e sui quali vale la pena continuare a investire… o iniziare a farlo!

Audero (Juventus), Ferrari (Milan), Lomolino (Modena), Pirrello (Palermo), Baldini (Inter).

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Mondiali Under 17 al via: buon esordio per gli azzurri, in gol con Vido. Brasile e Uruguay a valanga!

E’ iniziato ieri il Mondiale Under 17 di calcio, che quest’anno vede impegnati negli Emirati Arabi Uniti anche l’Italia allenata da Zoratto, coadiuvato da Paolo Vanoli, attuale mister in carica dell’Under 16.
Dopo qualche giorno di suspence si apprende che le partite saranno visibili addirittura su due canali, quello satellitare di Eurosport, su piattaforma Sky e sul digitale terrestre, su Raisport 1. Ho l’imbarazzo della scelta, quindi, meglio di così!
Uno dei (pochi) vantaggi di una lunga convalescenza post-ospedaliera è che si ha indubbiamente tempo per guardare tante partite.. ovviamente è un vantaggio per gli appassionati di calcio, ci mancherebbe!

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In Rai sono certamente più “sul pezzo” e la telecronaca della gara Brasile – Slovacchia appare sin troppo monocorde, poco vivace; al contrario su Eurosport impazza quello Stefano Benzi, già protagonista per anni a Sportitalia quando, oltre al calcio, commentava con toni assai scanzonati una materia come il wrestling per quello che sostanzialmente è, cioè un gioco, e lo faceva rivolgendosi prevalentemente ad un pubblico di adolescenti. Peccato che i suoi toni siano gli stessi anche quando si ritrova a commentare una partita di calcio, di cui è sicuramente appassionato ed esperto ma a mio avviso – specie in una competizione giovanile – c’è bisogno, necessità, di mettere a fuoco i giocatori, e invece lui perde tempo in aneddoti improbabili, legge e chiacchiera virtualmente tramite twitter e facebook con i telespettatori e nel frattempo fioccano i gol, che lui spesso non commenta in diretta, perché appunto impegnato a interagire.
Poco male, nel giro di una trentina di minuti il fortissimo Brasile è già sopra di tre gol sulla malcapitata Slovacchia e ogni valenza tecnica ha perso il suo interesse, cosicchè opto per la telecronaca relax di Benzi, che pure mi sta simpatico, non dico di no.
Nel Brasile, che si permette il lusso di tenere in panca il suo miglior prospetto (a detta di chi scrive), vale a dire il fantasista della Fluminense Kenedy – che ha già esordito in prima squadra nel massimo campionato nazionale – si mettono presto in evidenza la potente e tecnica punta Mosquito e il fantasista Nathan (nel perentorio 6 a 1 finale mettono a rete rispettivamente 3 e 2 gol), oltre all’esterno Boschilia, il metronomo Danilo e il terzino Abner; una citazione d’obbligo anche per l’altro marcatore Caio, autore di uno splendido gol, di rara potenza e precisione, da fuori area e terminato all’incrocio dei pali del povero portiere avversario Junas.
In contemporanea l’Uruguay, finito nel girone dell’Italia si fa beffe della Nuova Zelanda, surclassandola con un netto 7 a 0. Certo, la consistenza degli oceanici era davvero scarsissima, ma la squadra sudamericana farà strada, ne siamo sicuri, visto il successo dell’intero movimento giovanile, come testimoniato dal recente secondo posto della “Celeste” al Mondiale Under 20, dietro solo alla Francia degli assi Pogba e Kondogbia.

l'11 di partenza dell'Italia ieri contro la Costa d'Avorio

l’11 di partenza dell’Italia ieri contro la Costa d’Avorio

E poi, finalmente l’Italia.. a dire il vero non ho avuto modo di vederla in diretta, perché nel tardo pomeriggio è passata a trovarmi, finito il proprio turno di lavoro, la mia ragazza. Solitamente mi porta sempre prelibatezze culinarie, provenienti dalla sua terra d’origine, la Puglia, ma sapendo bene che sono in ristrettezze a causa della terapia che sto seguendo, stavolta mi è andata peggio su quel versante, ma la sola sua presenza mi rincuora e mi stare meglio. La telecronaca, sempre su Eurosport fila via liscia, coinvolge e informa bene, anche se confido per il prossimo incontro che alla Rai il microfono venga affidato al bravo Marco Lollobrigida, esperto delle categorie inferiori e di calcio giovanile.
L’Italia affrontava un osso duro, la Costa d’Avorio, già vincitrice della Coppa d’Africa Under 17, un bel biglietto da visita, non c’è che dire. Dopo pochi minuti si capisce però subito che il livello generale della qualità dei nostri avversari non è certo quello di compagini africane che in altri tempi, nemmeno troppo lontani, seppero imporsi agevolmente come Nigeria o Ghana. Se vinciamo, abbiamo un piede già nella prossima fase, visto che passeranno le prime due di ogni girone e le migliori terze. Nel primo tempo la gara è tirata, soprattutto dal punto di vista fisico, con il capitano ivoriano Kessie a emergere imperiosamente, dapprima in difesa, quando non concede davvero nulla al nostro top player Cerri, e poi nel secondo tempo quando alla ricerca del pareggio si carica la squadra sulle spalle, diventando uomo a tutto campo: immagino che i taccuini di mezzo mondo si siano riempiti con il suo nome.

Luca Vido, autore del gol-vittoria dell'Italia

Luca Vido, autore del gol-vittoria dell’Italia

L’Italia parte contratta e cerca lanci lunghi o sganci puntuali sulle fasce dove ben si disimpegnano a destra il laterale del Milan Calabria e a sinistra il giovanissimo (classe ’97) Dimarco, dal buon piede. In mezzo però manca la qualità, vista solo a sprazzi nel napoletano Romano, sorta di piccolo Gerrard, mentre l’interista Palazzi contrasta bene ma è troppo impreciso nell’impostazione. Gioca troppo arretrato invece il fantasista del Napoli Tutino, deludente sia a sinistra che a destra. Ottimo invece il moto perpetuo Pugliese, dell’Atalanta, tutto grinta, inserimenti e corsa. In difesa regaliamo pochissimo, grazie ai sicuri e affidabili De Santis (il milanista in extremis è stato preferito a Calabresi) e Capradossi, il fortissimo colored centrale della Roma, oltre al portiere udinese Scuffet, davvero attento. Davanti, come detto, la stella Cerri (del Parma, con cui ha esordito in serie A l’anno scorso a fine stagione), è fin troppo isolata, seppur coadiuvato dall’agile e tecnico Luca Vido, attaccante veneto in forza al Milan. Ed è proprio quest’ultimo, classe ’97, a infilare il portiere Diagabatè a pochi secondi dall’inizio della ripresa, approfittando di una dormita generale della difesa ivoriana. Nel secondo tempo Zoratto inserisce pure il clivense Steffè per dare quantità alla linea mediana, che appare in debito di ossigeno (il livello di umidità ci segnalano essere altino), il piccolo e velocissimo attaccante milanista Fabbro e il fantasista Parigini di proprietà del Torino, quest’anno in prestito alla Juve Stabia. A mio avviso il numero 10 azzurro Parigini meritava una chance da titolare, visto quello che ha fatto vedere in pochi minuti, ma l’idea è che sarà in perenne ballottaggio con Tutino, ieri come scritto in ombra ma comunque uno dei migliori della nostra spedizione. La strada per gli azzurri è partita bene, e ne sono felice, ma l’idea è che manchi qualcuno in mezzo al campo in grado di dirigere l’orchestra (in panchina è rimasto Tibolla, del Chievo, ma anche lui è più un mediano d’ordine, di piazzamento, più che un fine costruttore). Ci si potrebbe affidare a un 4-2-3-1 più offensivo, magari con Tutino e Parigini insieme a Vido a sostegno di Cerri, che per rendere al meglio ha bisogno di essere servito a dovere; ieri il parmense, pur stretto nella morsa dei centrali ivoriani, ha lottato come un leone in gabbia, facendo leva su un fisico da paura per essere solo un diciassettenne. Oppure si potrebbe lasciare più spazio in avanti a Romano, facendolo agire da trequartista, senza compiti di marcatura. In ogni caso l’importante era partire col piede giusto e gli azzurrini lo hanno fatto! Ora l’appuntamento è per domenica alle 18 contro la Nuova Zelanda e si spera ci sarà da divertirsi in zona gol. Ultima annotazione statistica, un dato che sorprende e che un po’ fa paura, sempre sperando che sia vero, perché purtroppo in passato troppe carte d’identità di giovani africani impegnati in kermesse giovanili si sono rivelate fasulle: ieri nel secondo tempo l’allenatore ivoriano Kamara ha gettato nella mischia al posto di un evanescente Keita, il giovanissimo Niangbo, addirittura classe 1999! 14 anni, pensa te, gli stessi che aveva Luis Miguel quando debuttò a Sanremo!

Mondiali di calcio Under 17 al via: scopriamo gli azzurrini agli ordini di Zoratto

Grande attesa per gli azzurrini della NAZIONALE UNDER 17 di calcio guidata dall’ex centrocampista del Parma e della Nazionale all’epoca guidata da Sacchi, Daniele Zoratto.

Si tratta di un gruppo forte, imperniato principalmente su giocatori provenienti da due blocchi di squadre in particolare:  quello dell’Inter, da cui provengono tre giocatori (manca però clamorosamente la prolifica punta Bonazzoli) e quello dei cugini milanisti, presenti con ben 5 giovani atleti.

Emanazione dei migliori ’96  su piazza, con l’aggiunta di qualche ’97 come il difensore interista Dimarco e il centravanti milanista Vido, sorta di Ibrahimovic in miniatura (sebbene il suo fisico sia già notevole per un sedicenne!).

Le gare si svolgeranno in Arabia Saudita, e l’Italia è inserita in un girone difficile ma non proibitivo, con squadre largamente alla portata come la Nuova Zelanda ed altre invece che in ambito giovanile si fanno sempre rispettare (la scuola africana rappresentata dalla Costa d’Avorio e l’Uruguay, una big sudamericana a questi livelli, come testimoniato dal bell’exploit nel recente Mondiale Under 20). Dopodichè agli otavi sdi finale andranno le prime due dei sei gironi. L’esordio per gli azzurri sarà giovedì prossimo, il 17 e ci si aspetta di vedere una buona gara, vista la bontà del nostro organico.

il romanista Capradossi, uno dei leader della squadra azzurra: centrale difensivo elegante, veloce e forte fisicamente

il romanista Capradossi, uno dei leader della squadra azzurra: centrale difensivo elegante, veloce e forte fisicamente

Nel dettaglio ecco l’elenco completo dei convocati:

– i portieri sono lo juventino Audero, il milanista Ferrari e l’udinese Scuffet, quest’ultimo reduce pure da un buon ritiro estivo con la prima squadra e a mio avviso il più pronto per difendere i pali della nostra porta

– i difensori sono molto affidabili, il reparto che pare offrire maggiori garanzie, con la stella romanista Capradossi al centro a dirigere, in coppia collaudata col compagno di club Calabresi. Sono presenti anche i due del Milan Calabria e De Santis, il modenese Lomolino e il poderoso palermitano Pirrello.

– a centrocampo spazio alla coppia interista Palazzi, mediano tutto polmoni, e Baldini, ma ci si aspetta molto anche dall’atalantino Pugliese. La qualità dovrebbe essere garantita dal napoletano Romano, mentre i due clivensi Tibolla e Steffè testimoniano la forza di un vivaio gialloblu che da anni primeggia ad alti livelli. La sorpresa è rappresentata da Parigini della Juve Stabia, mentre Tutino del Napoli può agire anche da supporto agli avanti, con la sua tecnica e velocità-

– in attacco brilla incontrastata la stella del parmense Cerri, poderoso attaccante che abbina in maniera egregia forza fisica e tecnica invidiabile, come si addice sempre più ai giocatori moderni. Capace di reggere il reparto offensivo da solo, ha già esordito nella massima serie e il futuro pare per lui già scritto, sull’onda del successo, anche se si deve iniziare a piccoli passi e un Mondiale Under 17 è una vetrina molto importante in tal senso. Con lui dovrebbe giocare il già citato milanista Vido, anche se le caratteristiche tecnico/tattiche sono piuttosto simili tra i due. E allora mister Zoratto potrebbe puntare sull’altro milanista Fabbro, più complementare forse all’asso del Parma o appunto avvallare un modulo 4-2-3-1, con un’unica punta e un pool di fantasisti alle spalle nel quale disinnescare la bomba Tutino, lasciandolo più libero da compiti di interdizione e potendo così agire in una posizione a lui più congeniale. Forza RAGAZZI!!!

Fari puntati sul fortissimo attaccante del Parma Alberto Cerri: su di lui si punta forte per l'affermazione della nostra nazionale.

Fari puntati sul fortissimo attaccante del Parma Alberto Cerri: su di lui si punta forte per l’affermazione della nostra nazionale.