DOSSIER SERIE A: quanto hanno inciso gli stranieri nel nostro campionato? PARTE 3

NAPOLI

Ottima stagione dei partenopei, chiusa meritatamente al secondo posto, sospinta da un Cavani inarrestabile, ormai uno dei migliori bomber mondiali. Difficile trattenere uno così, che di anno in anno migliora e segna caterve di gol. Per il resto, il ciclo è quello costruito da Mazzarri negli anni, nel quale ormai ci stanno a meraviglia i due svizzeri Behrami e Dzemaili (girone di ritorno pazzesco per questo giocatore che seguo da tantissimi anni e che unisce come pochi qualità e quantità), meno l’altro mediano Inler, passato in secondo piano dopo un girone d’andata non al top. Califfo Campagnaro in difesa, ormai all’Inter, oggetto misterioso Rolando, leader al Porto, in ballottaggio Pandev con l’idolo di casa Insigne ma sempre puntuale quando chiamato in causa. L’impressione è che con Benitez la squadra cambierà faccia e non sarà facile forse rivoluzionare una squadra che ha fatto del gruppo una vera arma vincente

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PARMA

Squadra peperina, che gioca bene ma che spesso si accontenta. Donadoni ha saputo creare un giusto mix di italiani e stranieri, giovani e vecchi, amalgamando il tutto perfettamente. E ‘ emerso in tutto il suo talento l’attaccante Belfodil, si è ritrovato Amauri, hanno brillato Paletta, ruvido ma efficace e la freccia Biabiany, a tratti imprendibile. Discreto anche se rozzo e lontanissimo dai paragoni di gioventù Benalouane, sufficiente Valdes ma raramente decisivo nel ruolo ormai acquisito di regista “alla Pirlo”.

PESCARA

Spiace constatarlo anche in questa sede ma la stagione degli abruzzesi è stata davvero deludente, dopo un discreto girone d’andata in cui almeno la squadra era rimasta in galleggiamento. Tanti stranieri, ma ben pochi quelli adeguati. Bene all’inizio Quintero, poi scomparso dopo un Sudamericano Under 20 vinto da protagonista con la sua Colombia (e lui è stato insignito del premio come miglior giocatore della manifestazione, insomma, la stoffa c’è eccome), a tratti è piaciuto Weiss, che però ha spesso predicato nel deserto. Assolutamente insufficienti gli oggetti misteriosi offensivi Caraglio, ben accreditato alla vigilia e Vukusic, autore di un solo gol in tutto il torneo. Ci si attendeva qualcosa in più da Arce e Cosic, alla fine con grande dignità ha fatto il suo il vecchio brasiliano Togni, autore di spettacolari gol su punizione, mentre il “boscaiolo” Bjarnason si è fatto notare soprattutto per la bella chioma bionda naturale.

PALERMO

Campionato nato e finito male, con molti protagonisti annunciati e in possesso di talento autentico fagocitati nella mediocrità. Si salva, con un girone di ritorno da big, lo sloveno Ilicic, e pure il giovanissimo Dybala ha mostrato colpi interessanti. Non ha fatto mancare il suo solito contributo a centrocampo il paraguayano Barreto ma poco ha potuto fare per salvare la baracca. Oggetto misterioso Formica, in difesa parsi allo sbaraglio Von Bergen, Munoz – che pure continuo a reputare un buon prospetto – mentre Morganella e Garcia sulle fasce almeno hanno garantito dinamismo e tanto impegno, anche se la qualità scarseggia. Hernandez in pratica non si è mai visto causa infortunio ma si potrebbe ripartire da lui. Rios, titolare inamovibile nella nazionale uruguayana, ha faticato tantissimo a trovare la sua collocazione tattica, e non ha convinto nessuno dei tanti mister succedutosi in panchina.

ROMA

Che delusione! L’avevo accreditata addirittura come candidata allo scudetto. Sono affascinato dalla squadra, dalla rosa, dalla società, dal calore che circonda la Roma ma davvero quest’anno è andato tutto storto, sin dall’ inizio. Il patrimonio tecnico è valido, ma occorre sfoltire, specie chi è parso inadeguato, come Goicoechea e Piris, che a tratti mi sembrava non valessero nemmeno la serie B, Stekelenburg, a disagio con i nostri attaccanti. Si sono salvati Castan e il giovanissimo Marquinhos ma è chiaro che non si può mettere tutto il peso di un reparto sulle spalle di un diciottenne, seppur promettentissimo. Pjanic ha giocato poco e in molti ruoli, perdendo spesso la bussola; Tachtsidis, imposto da Zeman, ha finito per incartarsi e spiace perchè avendolo visto un anno intero a Verona, posso affermare con certezza che ha tutto per sfondare ma evidentemente Roma è troppo larga per il momento; onesto il lavoro di Marquinho, pronto alla bisogna, mentre sugli scudi sono finiti Bradley, alla faccia della soluzione “marketing” e il giovane Lamela. L’americano ha giocato un grande campionato, tutto grinta e personalità, l’argentino è fragorosamente esploso a suon di gol meravigliosi.  Da lui bisogna ripartire.

SAMPDORIA

Tanti stranieri utilizzati prima da Ferrara e poi da Rossi e molti sono emersi in fretta, a iniziare dalla promessa Icardi, un 93 che però all’Inter dovrà darsi da fare per scalare le gerarchie, per passare a Krsticic, inventato regista magistrale e purtroppo nuovamente fermo ai box. Se l’è cavata tutto sommato anche l’ex bianconero Estigarribia, così come un’ottima figura ha fatto lo spagnolo Obiang, dai grandi mezzi atletici e fisici. Eder si è impegnato molto e ha messo in mostra velocità e tecnica, mentre paiono in ribasso le quotazioni di Maxi Lopez, troppo incostante.

SIENA

Retrocessione sofferta per i toscani, giunta al termine di una bella rincorsa, nella quale si sono messi in mostra alcuni giocatori come Emeghara, pescato in Svizzera e subito decisivo e Neto, invero subito “rapito” dai soldi russi. Altri hanno fatto la loro parte come Calello, il tecnico Agra e l’esperto Angelo, ma non è servito e all’orizzonte pare avvistarsi un torneo difficile, con probabilissima penalizzazione iniziale.

TORINO

Una comoda salvezza nell’anno del ritorno in serie A. Sono piaciuti il ruvido Glik, falloso ma dal cuore Toro doc, ha salvato la baracca il piccolo portiere volante Gillet, mentre a centrocampo si sono ben disimpegnati Basha, all’esordio in A e il vecchio Santana, sempre sul pezzo. Poco utilizzato ma interessante lo sloveno Birsa, oggetto misterioso Bakic, su cui la Fiorentina ha puntato molto ma che in granata non si è in pratica mai visto. A sprazzi bene Barreto, pupillo di Ventura, anche se è parso lontanissimo da una condizione fisica quanto meno accettabile, in avanti qualche buon spunto anche dal brasiliano Jonathas, che in B fa la differenza.

UDINESE

Squadra mulietnica per definizione, ha inanellato un girone di ritorno da scudetto. Non fa più notizia ma davvero nessuno quest’anno sembrava ipotizzare un simile exploit. Ogni anno esce un jolly, e in questa stagione sono migliorati tantissimi Pereyra, giocatore a tutto campo, il giovanissimo Zielinsky, un 94 dalla tecnica incredibile, mentre è esploso in tutto il suo talento il fenomenale Muriel! Altri hanno fatto qualche presenza come Renegie, Hertaux dimostrando di poterci stare e di essere utili alla causa. Brkic non ha fatto rimpiangere Handanovic e in difesa hanno brillato ancora una volta i validissimi Danilo e Benatia.

 

Per Mario Balotelli è il momento della verità

C’ho provato, ma è veramente impossibile rimanere indifferenti all’acquisto boom del calcio mercato di riparazione (ancora) in corso: Mario Balotelli alla fine si è accasato DAVVERO al Milan.

Tante rincorrersi di voci, tante smentite, tanti tira e molla, addirittura qualche infelice appellativo scappato incautamente (“una mela marcia”), ma ecco che i rossoneri possono finalmente abbracciare quello che da più parti è definito il miglior giocatore italiano, quello su cui riporre le maggiori speranze per tornare a competere nelle massime manifestazioni internazionali (come tra l’altro ha già avuto modo di dimostrare nel recente Europeo, nel quale è stato trascinatore degli Azzurri).

Ammetto di esserci andato già pesante in un mio recente post su Facebook, scritto di getto dopo averne appreso la notizia su Sky. Ve lo riporto qui:

“alla faccia dell’Austherity e dei bei discorsi sul progetto giovani, ecco che Berlusca, con ottimo tempismo pre-votazioni, ha scucito il suo lauto assegno per accaparrarsi le prestazioni di uno dei giocatori più sopravvalutati degli ultimi 10 anni: Mario Balotelli. Un campione, se solo volesse dimostrarlo a ogni gara, come fanno i grandi giocatori tipo Messi, Ibra o Ronaldo. Peccato che Super Mario negli ultimi due anni al City sia divenuto famoso soprattutto come piantagrane”

Chiaro, un semplice post su Facebook non può avere forse la “lucidità” di un vero articolo, ma in parte sento di confermare quanto scritto, anche adesso leggendo a mente fredda.

Ritengo che Mario sia un potenziale campione, lo dico da tanti anni. Lo conosco dai tempi del Lumezzane, dal suo esordio a 15 anni nei Pro, quando per gli addetti ai lavori era Barwuah. Era destinato al Barcellona, dove a 17 anni fece un ottimo provino, ma alla fine optò per l’Inter. Coi nerazzurri brucia le tappe, forte di una superiorità schiacciante rispetto ai compagni e a un carattere, una personalità che iniziano ben presto a delinearsi per poi emergere con forza. Il giovane bresciano, ma africano d’origine, mette d’accordo tutti: ha potenza, tecnica e un micidiale fiuto per il gol che lo fanno primeggiare nelle giovanili, come quando trascina da solo l’Inter a uno splendido scudetto Primavera. Segna il gol decisivo e gioca oltretutto sotto età, con gente dell’88 (tra gli altri Siligardi e Biabiany che con lui compongono un sontuoso tridente offensivo), di due anni più vecchi di lui.

Il resto è storia… esordisce splendidamente in prima squadra, come vi giocasse da sempre. Segna gol spettacolari, è una forza della natura, non ha paura di niente ma tra le pieghe di un’invidiabile dimensione tecnica, si fanno avanti prepotentemente anche serie componenti comportamentali che finiranno per minarne la carriera. Screzi ripetuti con gli allenatori, scarsa concentrazione, poca disciplina negli allenamenti, vita un po’ dissipata sotto i riflettori del gossip e le sue abitudini stravolte, una volta giunti nelle sue tasche i primi enormi introiti di un contratto adeguato alla velocità della luce. Lo strappo con l’Inter è definitivo, ad accoglierlo c’è il mentore Roberto Mancini che fa follie per lui, grazie ai soldoni degli sceicchi. In due anni Super Mario non esplode, anzi. Segna gol anche importanti ma finisce per patire la folta e agguerrita concorrenza in attacco (si parla di top player autentici come Aguero, Dzeko e un ritrovato Tevez) che alla fine lo oscurano, togliendogli spazio in campo. Qualche perla è ancora assicurata ma altrettanto una insistita indolenza e un rapporto tumultuoso con i tabloid inglesi, che in pratica lo braccano, tra una festa e l’altra. Dopo uno splendido Europeo, che sembrava davvero poter rappresentare la svolta vera di una carriera sinora giocata tutta di corsa, ecco l’improvviso e imprevisto oblio. Arriva al Milan un Balotelli depauperato da un punto di vista tecnico, lasciato partire senza tanti rimpianti da un top club che su di lui aveva davvero investito tanto.

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Ora si ritroverà a un bivio: non è più il ragazzino superiore alla media che fa tante belle giocate; dovrà invece fungere da leader di una squadra che si sta pienamente ritrovando dopo il ridimensionamento estivo. Sarà il giocatore più atteso, probabilmente il più fischiato  (e su questo ovviamente non sono d’accordo ma purtroppo di antipatie Mario ne ha suscitate molte in questo scorcio di carriera), dovrà dimostrare sul campo di essere un campione vero, non più una splendida promessa. Dovrà in sostanza CRESCERE, tecnicamente ma soprattutto mentalmente, come successe all’ex rossonero mai dimenticato Ibrahimovic, che dopo alcune mattanze giovanili ha messo più o meno la testa a posto, vincendo in serie scudetti ovunque andasse, e facendo sempre la differenza in campo, nonostante il lupo perda il pelo ma non il vizio (e quindi qualche grave episodio disciplinare gli è scappato ancora).

A quasi 23 Mario ha una missione: diventare un campione, come in tantissimi da sempre gli predicono. E’ giunto nella società a cui da sempre occhieggia, di cui si è detto tifoso. Magari sono solo frasi di circostanza, ma è il momento di darsi da fare, di vincere qualcosa da protagonista numero uno. Al Milan, squadra sulla forte via di rinnovamento, tutto questo sarà possibile, se solo ci metterà quell’impegno che non manca mai a campioni quali i già citati Messi, Ronaldo, Ibra, ma anche i nostrani Del Piero e Totti.

(e comunque è sempre bello riabbracciare un talento nostrano e vederlo all’opera in serie A)