Sanremo 2013: finalmente il cast ufficiale dei Big in gara. Fazio ha mantenuto le promesse, si preannuncia un buon Festival

Chi mi segue da tempo o solitamente mi legge qui, ormai ha capito che mi piace ascoltare, parlare e discutere spesso e volentieri di musica “alternativa” nella più ampia accezione del termine, senza scomodare per forza di cose il cosiddetto genere “indie” che poi, a dirla tutta, è stato erroneamente codificato come tale, visto che dovrebbe far accomunare gli artisti più che altro per istanze attitudinali più che musicali in senso stretto.

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Però, c’è un però… e si chiama “Festival di Sanremo”! Sì, perchè nonostante tutto, ascolto il Festival da sempre, da quando ero bambino e volente o nolente ha rappresentato un punto fermo nella mia crescita, anche se mi piace discuterne in senso critico, nel limite del possibile, evitando di farmi travolgere dalle cose che c’entrano ben poco con la performance, il che è ogni anno più difficile, visto che l’attenzione sembra spostarsi sempre più su farfalle tatuate e celentanismi.

Mi fidavo di Fazio e del suo entourage, memore delle sue precedenti edizioni, quando seppe raccogliere alcuni tra i migliori esponenti della scena italiana, per qualità della proposta.

Tra gli esclusi non rimpiango di certo le moltitudini di artistucoli usciti dai talent negli anni – anche se mi spiace sempre generalizzare e, insomma, occorre fare delle distinzioni tra una Giusy Ferreri, una Noemi e un, per dire, Valerio Scanu o Tony Maiello, con tutto il rispetto; dicevo, nessun rimpianto per costoro, un po’ invece lo riservo per quel talento vocale assoluto che risponde al nome di Mario Biondi, attualmente in heavy rotation col duetto con i Pooh.

Oggi è uscito l’elenco ufficiale dei Big per il 2013 e allora rompiamo gli indugi e analizziamo la lista. Solitamente cerco di rimanere obiettivo, o dare una connotazione giornalistica al tutto ma concedetemi, a mente calda, dei giudizi che possono esulare da criteri di oggettività. Forse perchè appunto lo guardavo già insieme a mia nonna, forse perchè a 8 anni tifavo per Luis Miguel, forse perchè ci sono passati mostri sacri della musica tout court, specie nel decennio dei sessanta, forse perchè nei 90 sono emersi autentici puledri di razza (la Consoli, Giorgia, la Pausini, il Grigna ecc), forse perchè alla fine rappresenta uno spaccato dei cambiamenti di costume della nostra società tutta, forse perchè sono arrivati ultimi Vasco, Zucchero e i Negrita, a testimonianza di quanto la giuria sia “aperta”, forse semplicemente perchè Sanremo è Sanremo, come dice il ritornello di una sigla rimasta nel cuore, questo post sarà scritto più “di pancia” che altro, ma va bene così…

– RAPHAEL GUALAZZI felicissimo per il suo ritorno, a due anni dalla meritatissima (e scontata) vittoria in un’edizione Giovani in tono minore. Dopo aver consumato di ascolti il suo album “Reality and Fantasy” mi aspetto un forte contributo di raffinatezza da parte sua

– ALMAMEGRETTA beh, che dire??? Li ho amati alla grande negli anni ’90 quando, guidati dalla splendida e calda voce di Raiz, si issarono in cima alle classifiche generaliste mischiando tradizioni folk e moderno elettronico trip hop. Ritornano e destano curiosità, specie per il fatto che sono il classico gruppo “anti-Sanremese”, nonostante proprio Raiz abbia tentato, con scarsa fortuna, di cimentarsi nelle vesti insolite di cantore italico dalle atmosfere leggere.

– ELIO E LE STORIE TESE nome garanzia, confidando sul fatto che Elio abbandoni le velleità di conduttore/vocal coach/trainer per tornare al suo ruolo principale nel migliore dei modi, credo sia altresì molto improbabile che tirino fuori dal cassetto un brano migliore rispetto alla celeberrima “terra dei cachi” di antica memoria. Ma resto fiducioso su questi ragazzacci virtuosi.

– MALIKA AYANE è nata praticamente qui, nonostante fosse giunta ai primi successi con le canzoncine in inglese. Ormai tra le top italiane, vanta una voce da brividi che le consente di tirar fuori sempre il meglio, anche da pezzi meno riusciti: la classe non è acqua, credo possa essere sin da ora tra le favorite del pubblico

– DANIELE SILVESTRI quasi “scontata” la sua presenza festivaliera quest’anno ma con Daniele, che ebbi modo di intervistare svariati anni fa, dopo tappa a Cerea, si va sul sicuro, sia che proponga sonorità spensierate (“La Paranza” e “Salirò”) sia che spinga il piede su temi sociali, spesso scottanti (“L’uomo col megafono”, con cui si impose su questo palco nel ’95 e la spettrale “Aria”)

– MODA’ unica concessione fortemente “commerciale” dell’elenco, per aver convinto Fazio credo abbiano davvero in canna un grande pezzo, dalle sonorità ariose e potenti, sul loro stile. Puntano dritti alla vittoria, e non potrebbe essere altrimenti, visti gli innumerevoli successi mietuti negli ultimi 3 anni

– SIMONA MOLINARI con PETER CINCOTTI finalmente la Molinari su questo palco, verrebbe da dire, dopo i bagliori dell’edizione giovani 2009 (messa in ombra da un’autentica fucina di talenti emerse nella stessa edizione, dalla vincitrice Arisa, alla raffinata Malika, dalla suol singer Karima alle figlie d’arte Chiara Canzian e Irene Fornaciari). Qui in collaudata coppia con Cincotti, potrebbe essere una sorpresa candidata al Premio Mia Martini

– MARTA SUI TUBI come l’anno prima i Marlene Kuntz e prima ancora con gli Afterhours, i Subsonica o i Quintorigo, quest’anno annuncio in loro i miei favoriti, in quanto provengono dal mio “mondo di riferimento musicale”. Unici nel panorama rock italiano, di recente hanno duettato pure con Lucio Dalla, dopo che già simpaticamente lo avevano citato nella loro frizzante “Cristiana”. Mitici i ragazzi, originali, il minimo che mi viene per definirli

– SIMONE CRISTICCHI  ci sta eccome in un cast simile, visto il suo forte impatto in ambito sociale. Tuttavia Simone è da sempre un joker della musica italiana, capace spesso di ricorrere all’arma dell’ironia e del gioco per trattare tematiche spesso impegnative. Da seguire con attenzione

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– ANNALISA trattasi della rossa di Amici, ma sarebbe davvero riduttivo, oltre che ingeneroso trattarla da “Emma” o “Alessandra Amoroso” di serie B, in quanto possiede certamente più pulizia formale nell’esecuzione, oltre che maggiore eleganza sul palco. Ottima voce, personalità ancora un po’ timida ma capace pure di inchiodare alla tv: è una che si fa ascoltare volentieri

– MAX GAZZE’ un altro dei miei favoriti, inutile girarci attorno. Ogni volta al Festival fa la sua onesta figura. Ricordo una bella intervista tanti anni fa, in coppia con l’amico fraterno Ricky, all’epoca proprio di un post Sanremo (quello de “Una musica può fare”), prima di un suo concerto al mitico Extravagario Teatro Tenda di Verona. Persona colta, squisita, umile.. un grande musicista.

– MARIA NAZIONALE in ambito “nazionale”è nota soprattutto per la sua partecipazione a Sanremo in coppia con il guru Nino D’Angelo nel 2010 (tra l’altro la canzone era davvero notevole), credo non si discosterà molto da quel registro, magari accentuando l’aspetto nazional popolare, meno incline al suono world music di quel pezzo-

– MARCO MENGONI gradito ritorno, uno di quei cantanti usciti da talent (in questo caso da X Factor) che vale la pena di ascoltare, sempre che smetta di voler emulare, in modo inconcludente, il mai dimenticato Jeff Buckley. Mengoni ha una voce bellissima e una personalità straripante, però a 24 anni deve ancora trovare la sua giusta dimensione e, soprattutto, deve cantare pezzi che lo rappresentano appieno, come appunto la “Re Matto” di un paio d’anni fa. Meno virtuosismi e più spazio alla sua vera anima e potrebbe risultare vincente anche in questo contesto

– CHIARA GALIAZZO come Nathalie due anni fa, approda qui direttamente da X Factor, nella quale si era da subito contraddistinta per la bella ugola e per i modi un po’ “da svampita” (in senso buono). Padovana, simpatica e talentuosa, resta tuttavia un’autentica scommessa a questi livelli: vedremo come affronterà un palco tanto prestigioso, capace di far tremare le gambe anche ad artisti molto navigati-

Comincia il conto alla rovescia! Che bella musica sia, e poche cazzate, please!

Il punto sulla prima puntata di Sanremo

E così Sanremo ha emesso il primo vagito. Un suono flebile, ammaccato, tutt’altro che funzionante. Lo si capisce subito dai problemi di sincrono dell’audio, la vergogna del dispositivo per le votazioni (ma come? spendi milioni di euro, ci metti un anno a organizzare tutto e poi la giuria non riesce a votare? Ma daiii) e il sermone apocalittico, oltre che pallosissimo, dell’Adriano Nazionale.

Mi soffermo poco su di lui, non mi piacciono le polemiche , però ieri Celentano mi ha deluso: non si sapeva dove voleva andare a parare. Poi, io non sono di quei cattolici bigotti, anzi, ma scagliarsi contro “Avvenire” e “Famiglia Cristiana” mi è sembrato francamente eccessivo. E’ vero, parlano di politica e di attualità (d’altronde si tratta di un quotidiano nazionale e di una rivista) ma non trascurano l’ambito cattolico e religioso. Mah?!? Stendo un velo pietoso sul deprimente sketch con Pupo. Poi troppi effetti speciali, non mi è piaciuto, senza tenere conto dei 55 minuti di permanenza in video… troppi! Non si può monopolizzare una trasmissione!

Rocco Papaleo è stato brillante, ma certamente fuori contesto, lì non si può troppo improvvisare. Belen e la Canalis tutto sommato non sono andate male, forse perché meno investite di responsabilità, in fondo erano “ospiti”, seppur di lusso.

Veniamo alle canzoni, che dovrebbero essere il vero motore della trasmissione. Purtroppo la gara è un po’ falsata, perché le votazioni sono state annullate. In ogni caso, nessun pezzo a primo ascolto ha avuto un impatto del livello di brani storici come “Si può dare di più”, “Se stiamo insieme”, “Uomini soli” o la più recente “Come saprei”.

Niente brani memorabili, problemi di audio a parte.

Se dovessi valutare la classe pura, direi che i migliori mi sono sembrati la raffinata Chiara Civello, a suo agio pure con la lingua italiana, lei che solitamente si esprime in inglese, e il grande Finardi.

Senza infamia e senza lode Dolcenera, che anche stavolta ha avuto l’onore di aprire la gara, Irene Fornaciari e Renga. Pezzi pop rock, dalle buone aperture melodiche, anche se il pezzo di Irene stava meglio nelle corde del suo autore, il bravissimo Davide Van De Sfros. Stesso problema in cui è incappata Noemi. Il brano di Fabrizio Moro, autore di testo e musica, non pare adatto alla rossa romana.

Non male la nuova veste malinconica di Arisa, alla quale l’ormai ex fidanzato, autore di tutti i suoi brani di successo, ha regalato un brano dai forti connotati biografici.

Emma, favorita alla vigilia per il testo sociale di Kekko dei Modà, mi è parsa sinceramente un po’ troppo sopra le righe, a differenza del suo “Amico” Pierdavide Carone, sobrio e ironico nel presentare “Ninì”. Ma non ditemi che Dalla ha contribuito più di Battiato l’anno scorso con Madonia. Almeno Franco una strofa l’ha cantata, Dalla ha solo sibilato. Ciononostante il pezzo in questione è uno dei migliori, e sono proprio curioso di assistere al duetto  di Carone con Grignani.

D’Alessio si è impegnato molto, specie nell’incoraggiare una riesumata Bertè, ma il brano appare datatissimo, senza guizzi particolari.  I Matia Bazar cantano sul palco come un impiegato delle poste farebbe delle raccomandate, impeccabili ma senza fornire emozioni allo spettatore, d’altronde sono di casa a Sanremo.

Chiudo con i miei tre favoriti. Nina Zilli, davvero splendida, mi è parsa troppo compassata, devo riascoltare il pezzo, che sembrava uscito fuori dagli anni ’60. Bersani all’inizio sembrava De Andrè, il primissimo, col suo incedere quasi da “filastrocca”, poi il brano si sposta sul cabaret. Vedremo con Bregovic che uscirà fuori ma la sensazione è di una canzone di gran spessore, bella!

I Marlene infine sono candidati all’eliminazione. Se avessi sentito il loro brano all’interno di un disco, magari l’avrei apprezzato, in fondo non si discosta dallo stile del trio cuneese, ma all’Ariston mi sembravano fuori luogo. Godano visibilmente emozionato. Hanno avuto il merito di mettersi in gioco, dopo una carriera splendida, un po’ come d’altronde fecero gli Afterhours un paio d’anni fa (con un brano migliore, questo bisogna ammetterlo!)

Vedremo il prosieguo della kermesse!

Buon festival… ma basta Celentano (almeno io lo preferisco quando canta!)