Sanremo 2014: prime classifiche e primi miei voti!

Premesso che ieri non ho visto il Festival, se non a tardissima serata, quando era in corso l’esibizione di uno dei miei idoli, l’irlandese Damien Rice (apro piccola parentesi di cronaca: ovviamente Rice ha attinto dal primo album i due splendidi brani presentati, ma si è avvertita, e lo dico da un po’, l’assenza della sua collaboratrice Lisa Hannigan, la cui carriera solistica non mi sta convincendo: secondo me, separandosi artisticamente, c’hanno rimesso tutti e due!). A parità di stima e ammirazione, mi è parsa più convincente l’esibizione nella serata precedente di Rufus Wainwright.

Parlo prima dei giovani, visto che in diretta ho fatto tempo ad assistere alle loro esibizioni – d’altronde anche fossi rincasato più tardi ancora della mezzanotte li avrei beccati, visto l’assurdo palinsesto – e sono pienamente soddisfatto che sia passato con pieno merito in finale l’amico Davide Combusti, alias The Niro.

Qualità eccelsa per il “Jeff Buckley italiano”, che ha portato un pezzo “classico” secondo i suoi stilemi almeno, anche se ammetto che devo ancora abituarmi a sentirlo cantare nella nostra lingua madre. Passa pure un innocuo Rocco Hunt, ma al giovanissimo rapper campano bisogna almeno riconoscergli una verve e una personalità che hanno colpito nel segno diversi ascoltatori, per lo più giovanissimi. Poi se ne facciamo una questione di gusti, allora, a fianco dei miei favoriti Zibba e The Niro, avrei fatto passare, oltre all’interessante Diodato, anche Filippo Graziani, ma tant’è: la legge del televoto è implacabile e d’altronde basta dare un’occhiata alle classifiche di vendite per rendersi conto che il neo hip hop italiano sta imperando (proprio mentre scrivo, in testa alla classifica FIMI hanno esordito i due discutibili rapper Two Fingerz, non certo il top per la categoria!).

Ah, dimenticavo: in gara pure l’ex partecipante di “The Voice”, Veronica De Simone, che non ha lasciato traccia, con i suoi tratti impersonali e l’inconsistente Vadim, dipinto come uno dei tanti nuovi “Vasco Rossi”. In verità, è parso privo di talento e originalità, conoscevo almeno una cinquantina di nomi tra quelli arrivati in semifinale che avrebbero potuto decisamente fare più bella figura di lui.

Sono felice quindi per le affermazioni di Zibba e Davide che, per molti, nemmeno dovrebbero stare fra le Nuove Proposte, visto il curriculum, la carriera e i riconoscimenti, magari non proprio alla stregua di artisti come Perturbazione e Sinigallia, anch’essi poco conosciuti dalle masse, ma sicuramente più “famosi” e popolari di un Rubino, per dire, per quanto quest’ultimo alla fine sia uno dei più convincenti in gara qeust’anno.

Tuttavia con le votazioni non si può mai dare nulla per scontato e per esempio, solo 12 mesi fa, di questi tempi, lasciarono prematuramente la gara dei giovani i favoriti alla vigilia Andrea Nardinocchi e Il Cile. Poco male, l’anno scorso si erano dovuti scontrare con validi outsider come appunto Renzo Rubino e il futuro vincitore, il bravo Antonio Maggio. Quest’anno però, fermo restando l’appeal di Rocco Hunt, mi auguro davvero che per la vittoria finale sia corsa a due tra il cantautore savonese e quello romano.

Venendo ai campioni, non ho visto le esibizioni di ieri sera, ma ormai i brani sono in air play radiofonico, ci sono già i primi video sul tubo e, soprattutto ci sono i primi parziali verdetti. Carne al fuoco a sufficienza quindi per stilare i miei primi voti alle canzoni in gara.

Vado in ordine sparso:

Raphael Gualazzi/The Bloody Beetroots: ok, è un problema tutto mio. Sarà che adoro Gualazzi e che per me quello vero non è rappresentato da sto pezzo un po’ ibrido, ma a me non sono piaciuti. Ammetto che ci sia della qualità, che il brano sia ballabile e possa ben prestarsi a lasciarsi ricordare e a farsi remixare per le discoteche care a Rifo. Ma non merita, a mio avviso, come leggo da più parti, il podio o addirittura la vittoria finale. VOTO 6

Frankie Hi-Nrg: confermo quanto detto a un primo ascolto, il pezzo non mi piace, lo trovo pochissimo ispirato, specie considerando il suo autore, e a livello musicale non mi suscita certo grandi entusiasmi. Non dico che si sia cercato l’ultimo posto, ma fosse per me lo classificherei… terz’ultimo! VOTO 5

Giuliano Palma: faccio “outing”, non sono mai stato un suo fan, se non ai tempi in cui duettava magnificamente con Alioscia negli avanguardisti Casino Royale. La svolta pop, reggae, rockabilly ecc ecc non mi ha mai convinto, o meglio, mi è venuta ben presto a noia. E poco importa che se l’avesse cantata Nina Zilli sarebbe stata una buona canzone… sul palco c’è andato lui! VOTO 4,5

Riccardo Sinigallia: sorrido quando sento dire da gente insospettata (presunta esperta di musica) che il pezzo è bello ma è “troppo” Tiromancino! Cacchio: se non ci fosse stato lui a fare da “eminenza grigia” al gruppo di Zampaglione, questi non sarebbero mai diventati quelli che sono. La canzone di Riccardo, dipendesse da me, arriverebbe dritta nel podio. Ben scritta, arrangiata, dal testo incisivo e dalle melodie avvolgenti. Peccato che lui scelga sempre un po’ il basso profilo, nonostante dietro le quinte sia invece uno che difficilmente si fa mettere i piedi in testa. VOTO 8

Antonella Ruggiero: che volete che vi dica? Non si scopre certo ora, brava è brava, a dir poco, ma questo ennesimo “ripescaggio” sanremese, dopo anni di dignitoso oblio, non mi ha convinto, aggiungendo ben poco al suo ricco e prestigioso repertorio. VOTO 5,5

Noemi: un’altra delle favoritissime della vigilia, non mi ha certo entusiasmato, avrei preferito passasse il primo pezzo, ma ormai è assurdo parlarne. Lei tiene benissimo il palco, da artista consumata, ha una splendida voce “bluesy”, è gggiovane, frizzante e non se la tira per niente. Ma decisamente meglio furono altri suoi pezzi. VOTO 6

Giusy Ferreri: vale lo stesso discorso fatto per Noemi. Avrebbe tutto quest’anno per affermarsi nel contesto festivaliero, ma è il pezzo in sé ad essere debole. Sarebbe stato meglio quello eliminato…Ops, l’avevo già detto? VOTO 6

Francesco Sarcina: non ci siamo, caro Francesco. Sei bravo, dotato, con Le Vibrazioni però hai sbagliato direzione. Non hai saputo scegliere da che parte stare? Con gli alternativi, con i veri rocker o con i “commerciali”? Insomma, a metà del guado tra Negramaro e Modà, ma senza i picchi né degli uni, né degli altri nelle rispettive categorie, si sta perdendo in un limbo. E la partecipazione solistica non ha facilitato il processo di crescita. Pezzo sin troppo enfatico. VOTO 5

Ron: un artista che ho sempre stimato ma che si è presentato al Festival con una canzone dalla dubbia efficacia. Non so quanto questo moderno folk sia effettivamente nelle sue corde, lui sì reduce da un ottimo album di cover dal sapore vagamente roots country, ma tuttavia poco a fuoco in questo pezzo scontato e leggero come la piuma. VOTO 5,5

Cristiano De Andrè: qui lo dico seriamente. Fermo restando che avrei preferito il pezzo scartato, davvero splendido, ammetto che pure con questo in gara, il figlio del grande Faber avrebbe tutte le carte in regola per ambire alla vittoria. Per me è lui il vincitore morale. Intensità, lirismo, passione… VOTO 8

Perturbazione: che soddisfazione vederli issati momentaneamente lassù, quarti!!! E poco importa che “L’Unica” non tenga il passo di alcune loro celebri canzoni del passato. Tanto basta per farli emergere nel contesto di questa gara. VOTO 7,5

Francesco Renga: alla fine è probabile che vincerà, come da pronostico, l’ex cantante dei Timoria, ormai nell’Olimpo della musica leggera italiana. E tutto sommato non ci sarebbe davvero nulla di che scandalizzarsi. Il pezzo, scritto da Elisa, c’è, l’interpretazione solida e convincente, la personalità, il bel canto,  la presenza scenica. Insomma, un big, dai, non c’è nemmeno da star lì a discutere. VOTO 7

Arisa: dicono che anche lei sia fortemente in lizza per la vittoria finale e qui, francamente, avrei tanto da obbiettare. Sinceramente questa sua “Controvento” non è troppo a fuoco, non ha le stimmate della vincitrice, è una canzone discreta, ben confezionata ma poco più. Nel repertorio della brava artista lucana c’è moooolto di meglio. VOTO 6

Renzo Rubino: il neopromosso  – lui stesso si è paragonato al… Sassuolo, esordiente in Serie A –  rischia seriamente di fare il botto, oscurando a mio avviso gente più quotata come ad esempio Gualazzi. Bel piglio, ottimo sound, nel suo caso sì che il cambiamento gli ha giovato, almeno in questo brano di forte matrice pop jazz, ottimamente ritmato. Bravo! VOTO 7.5

Sanremo 2014: primi giudizi sulla manifestazione tra noia, sbadigli e qualche interessante guizzo

Archiviata con qualche infamia e pochissime lodi la prima serata del Festival di Sanremo, mi appresto a scriverne in maniera meno istintiva di come avrei fatto se mi fossi messo alla tastiera nella tardissima serata di ieri. Un po’ la stanchezza derivata da un’intensa giornata di lavoro e di preparativi per le mie imminenti nozze (un po’ di sano autobiografismo in fondo non guasta mai!), un po’ una formula che già l’anno precedente non mi aveva entusiasmato, mi hanno impedito di gustarmi l’attesa che sovente mi pervade in circostanze simili, quando Sanremo prende il sopravvento. Ho ascoltato, lasciato qualche commento sparso, letto con piacere alcune disamine dei tanti amici coinvolti più o meno in prima persona, riso dietro alcuni status sdrammatizzanti o ironici, ma mi sono fatto ovviamente al contempo un giudizio tutto mio, che giocoforza andrà a modificarsi  con la riproposizione dei brani rimasti in gara (sob!)

Chiarisco, ce ne fosse ancora bisogno per chi mi stesse leggendo per la prima volta, che io sono legato a certi stilemi, che a me interessano le canzoni, che il contorno – da sempre necessario in una kermesse simile – ha sempre su di me l’effetto di qualcosa di straniante che mi vorrebbe fare allontanare dalla tv, o per lo meno farmi avventurare in zapping selvaggi (nemmeno tanto poi, vista ieri l’attrattiva per la super sfida di Champions League tra il City e il Barcellona).

Dedicherò quindi poche scarne righe al “contorno” per poi soffermarmi maggiormente sulle canzoni presentate.

Devo dire che, svanito l’effetto novità di una delle coppie più affiatate della tv, la conduzione Fazio&Littizzetto ha dato via a una delle puntate più noiose, lunghe, dilatate e piene di “buchi”televisivi, di pubblicità mai viste prima. Una lagna a volte, con pochissimi spazi dedicati alla musica, che sembrava alla fine diventata quella il contorno, non LO spettacolo per eccellenza. Dall’agghiacciante (come direbbe Antonio Conte!) inizio all’assai improbabile duetto con una ripescata Letitia Casta, sorta di ossessione di Fazio, col conduttore davvero imbranato e astruso nei panni di uno show man, all’omaggio a De Andrè a mio avviso mal riuscito, a quello ridicolo, forzato a Freak Antoni, giusto per dire che “anche noi di Sanremo lo abbiamo voluto ricordare”. Ligabue, la cui presenza non mi convince nemmeno per principio, ha cantato in modo assai improbabile “Creuza de ma”, capolavoro assoluto del grandissimo cantautore genovese, ma forse non era meglio se avesse interpretato “Fiume Sand Creek” già ottimamente coverizzata da lui in un intenso concerto tributo a Faber di 11 anni prima? Mi spiace Luciano, ma quel tuo accento fortemente emiliano strideva un sacco col significato delle parole care a Fabrizio. Cat Stevens ha fatto una buona passerella, dimostrando di essere in piena forma, cantando però in pratica uno striminzito repertorio, fatto tra l’altro di cover dei Beatles (e i maligni sono stati subito abili nel dire che, avendo Paul McCartney preteso un cachet milionario, si è ripiegati su Stevens) e di due suoi super classici. Meglio la Carrà, specchio comunque di un’Italia fermissima da un punto di vista delle novità vere per quanto riguarda il mondo dello spettacolo “tout court”: avercene come la bionda nazionale, davvero all’orizzonte non si intravedono degne sue eredi.

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Arriviamo alle canzoni, con la formula dei doppi brani assolutamente da evitare in futuro. Già l’anno scorso non mi era piaciuta, non ne colgo il senso. Non mi si venga a dire che è per promuovere due brani in un colpo solo: ma figurati… già al primo ascolto nessuna canzone ti può rimanere in testa, una che viene eliminata prontamente ancora meno. E poi, facciamo un brevissimo excursus alla passata edizione: eccezion fatta per chi ha comprato i loro dischi, qualcuno ricorda o ha sentito nuovamente le canzoni eliminate dalla gara sanremese di Mengoni, Elio o i Modà, tanto per citare i primi piazzati in graduatoria? Bene, la risposta ve la siete data da soli immagino!

Ha aperto le danze Arisa, le cui interpretazioni sono state a mio avviso convincenti, secondo suo registro. Tanta attesa per il primo brano, che aveva l’arduo compito appunto di aprire l’intera rassegna canora. Stimo tantissimo la Donà, co-autrice della prima canzone, di recente intervistata anche in occasione di un mio saggio di prossima uscita sulla musica italiana degli anni ’90, e sono sicuro che, cantata da lei e con un arrangiamento diverso, “Lentamente…” avrebbe avuto maggior fortuna. Passa il secondo brano di Arisa, scritta come alcune delle sue migliori canzoni precedenti (“Sincerità”, “La notte”, “L’amore è un’altra cosa”) dal suo ex compagno e ora stretto collaboratore Giuseppe Anastasi, più incline alla sua indole da “usignolo”, ma la sensazione, a un primo sommario ascolto, è che siamo lontani dal lirismo e dall’intensità del brano arrivato secondo due anni fa. In ogni caso, l’artista lucana, a dispetto della breve carriera, è quasi una veterana, essendo questa la sua quarta partecipazione dal 2009, quando vinse a mani basse nelle Nuove Proposte.

Arriva la prima delusione vera della serata, con le due canzoni presentate da uno dei miei “eroi” degli anni ’90, quel Frankie Hi-Nrg autentico protagonista della prima ondata rap in Italia negli anni ’90 e anch’egli giustamente immortalato nel mio saggio. Ok, rimarrà nella storia per aver sfornato un brano come “Quelli che ben pensano”, capolavoro assoluto della musica italiana tutta, ma ieri sera pareva davvero fuori tempo massimo, poco ispirato anche nel primo brano, quello che mi piaceva di più. Ovviamente è passata la seconda, una ridicola canzoncina vagamente reggae, il cui significato terra terra è più o meno questo: “sei  con le pezze al culo, non ti resta che pedalare”. Da lui mi aspettavo qualcosa in più di questa filosofia alquanto spiccia.

Altra attesa mal ripagata è stata quella affidata all’inedito e inconsueto duo Raphael Gualazzi/The Bloody BeetRoots. Non che non mi siano piaciuti del tutto, però l’azzardo è stato fatto a metà. Ne sono usciti due compromessi che non hanno arricchito né il moderno “Paolo Conte” di nuova generazione, né l’affermato deejay d’avanguardia che tanto successo sta mietendo nei club di tutto il mondo.

Davvero pesante il primo pezzo, scritto dall’onnipresente Giuliano Sangiorgi, meglio il secondo che ha avuto se non altro il pregio di “risvegliare” – è il caso di dirlo, visto i tempi biblici di conduzione del programma – la platea. Tuttavia il brano ammesso alla fase finale non mi dice nulla, non lo sento assolutamente nelle corde di Raphael, artista che apprezzo tantissimo e di cui ho divorato di ascolti i precedenti due album. Acquisterò sicuramente il disco e sono sicuro che non mi deluderà, ma questa di Sanremo mi sa tanto di occasione persa per lui: ribadisco quanto scritto in un altro post, cioè che gli va dato atto di aver voluto rischiare, reinventandosi. In quanto al pur bravo deejay Rifo, che dire? Ho trovato il suo apporto francamente superfluo: nel primo soporifero brano si è limitato a pizzicare le corde di un basso elettrico; nel secondo si è mosso da “guitar hero” per tutto il brano, sortendo un effetto davvero pacchiano al tutto. Mettiamoci poi, per quanto a me di look mi interessi ben poco, che la sua consueta maschera, efficace finchè vogliamo nei dj set, qui lo faceva rassomigliare più che altro a Spider Man o, peggio, al piccolo wrestler Rey Misterio.

Con Antonella Ruggiero so che scontenterò qualcuno, ma davvero non mi è piaciuta per nulla. Scontatissima nel suo voler essere per forza di cose “aliena”, sofisticata, “perfetta”. Anche lei fuori tempo massimo, rimasta ferma a stilemi una volta meravigliosi (non solo ai tempi dei Matia Bazar, dei quali resta per distacco la migliore vocalist del gruppo, ma anche dei suoi precedenti brani sanremesi “Echi d’infinito” e soprattutto la splendida “Amore lontanissimo”) ma ora superati, artefatti. Spiace non mi sia “arrivato” il brano scritto per lei dal validissimo Simone Lenzi, leader di uno dei miei gruppi preferiti, i Virginiana Miller, e valido scrittore. Purtroppo, il suo testo è risultato penalizzato da un arrangiamento troppo “pieno”. Avrei voluto riascoltarla al Festival, ma purtroppo è passata l’altra canzone, invero molto simile nelle sonorità.

Il primo picco emozionale l’ho avvertito forte con le due esibizioni di Cristiano De Andrè, al quale da sempre la critica guarda “con sospetto”. Inutile girarci intorno, non diventerà mai come il padre, né potrà mai avvicinarvisi, ma parliamo in fondo di uno dei massimi artisti del nostro secolo. Limitiamoci a dire quindi che, lungi dall’esserne una grigia controfigura, Cristiano ha grandi doti di musicista, polistrumentista e un’intensità interpretativa che molti suoi colleghi si sognano. Ho trovato splendida la prima canzone, sia nelle eccezionali musiche (qualche critico che stimo già ha accennato però a un presunto plagio…) sia nelle liriche fortemente autobiografiche. Il brano, scritto in collaborazione con Fabio Ferraboschi, amico e produttore del mio amico Alberto Morselli, ex cantante dei Modena City Ramblers, colpisce al cuore. Anche il secondo presentato, scritto assieme a Diego Mancino, un altro cantautore che meriterebbe ben altra fortuna a livello di popolarità, è di grande impatto, più viscerale e in un certo senso ad ampio respiro, guadagna alla fine l’accesso alla finale. Inutile: come lo stesso De Andrè si è lasciato scappare in diretta, avrei preferito “Invisibili” ma tant’è, parte del mio tifo andrà a lui.

Ed eccoci ai Perturbazione, da moltissimi (come me) attesi, in quanto gruppo portavoce del variegato mondo “indie”. Che dire, sembrerò di parte, ma per me sono promossi a pieni voti. Concedo a Tommaso, come fatto l’anno precedente con Gulino dei Marta sui Tubi, qualche stonatura nell’ambito di due belle interpretazioni, frizzanti, armoniose, in linea con le loro produzioni. Non si sono “commercializzati” gli amici piemontesi, d’altronde a differenza di altre band alternative protagoniste di recente a Sanremo (come Afterhours, Marlene, La Crus o Almamegretta), hanno sempre proposto un buon sano pop rock melodico. E non si sono smentiti sul prestigioso palco, con loro in piena forma: elegantissimi, sereni, col sorriso, proprio come se volessero assaporare ogni momento di un traguardo giustamente raggiunto. E’ passata “L’unica” che tutti i sei componenti avevano indicato nelle ore precedenti all’esibizione come la loro favorita. E’ un brano ironico, melodico, attinente al sound più moderno del recente loro album di studio “Musica X”, uscito per Mescal. Più “classico” e legato ai primi Perturbazione il secondo brano “L’Italia vista dal bar”, oltre che quello che io avrei fatto passare, ma questa è un’altra storia. In ogni caso, in bocca al lupo ragazzi, da giovedì inizierò anch’io a tele votare!

Ha chiuso a tardissima serata (nottata?) Giusy Ferreri, che da tempo attendavamo al via, dopo anni di oblio, e dopo che nel frattempo ha seriamente rischiato di venire soppiantata dalle numerosissime interpreti femminili affacciatesi “a forza” nel mercato discografico, in seguito a talent di ogni genere. Lei, che è stata la progenitrice di questo filone, è molto avvezza al pregiudizio altrui, ma a mio avviso ha superato alla grande la prova del palco. Due canzoni –  entrambe firmate da Casalino, autore del vittorioso Marco Mengoni un anno prima e che ha scritto pure un brano per il favoritissimo Francesco Renga in gara stasera – molto nelle corde di Giusy, due ballate “sanremesi”, e non si colga l’accezione negativa all’aggettivo. Tanto per cambiare avrei preferito il brano scartato, ma comunque pure “Ti porto a cena con me” ha delle buone chances per arrivare in alto in classifica.

Tutto sommato mi sarei aspettato di più, posto come detto che la formula dei due brani, così come è concepita, non mi convince per niente. Due brani in fila, votati a distanza brevissima, senza nemmeno dare il tempo agli ascoltatori di sentirle bene entrambe e di dare una oggettiva preferenza. Non sarebbe meglio fare cantare prima 7 canzoni (una per artista) e poi in un secondo momento le altre 7? Va beh, considerazioni che lasciano il tempo che trovano, come il fatto che con solo 7 interpreti in gara si è sforato comunque di molto la mezzanotte! Insomma, Fazio, stavolta ti rimando a tempi migliori, ma già stasera avrai modo di rifarti.. vedremo, resto fiducioso!

Sanremo 2014: svelato il cast dei BIG in gara! Un bel mix quello realizzato dalla commissione artistica presieduta dallo stesso Fazio

Ok, la mia giornata è stata pienissima, dopo una bella tirata al lavoro ieri. Ho scritto da stamattina presto, dovevo consegnare un pezzo lungo per il giornale, poi nel tardo pomeriggio via dal medico per fargli vedere dei risultati di alcune analisi (per fortuna andate benissimo!), poi in farmacia, altre commissioni. Però, visto che stranamente ho ancora la forza per scrivere, ecco a postare sin da stasera, dopo commenti sparsi qua e là sulle bacheche di amici vari, le mie prime impressioni sul cast di Sanremo, su cui avrò modo di approfondire prossimamente.

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Un cast eterogeneo, forse poco allineato ai gusti di un pubblico, diciamo generalista, ma su questo potrei obbiettare. A volte si dà per scontato che certa musica non possa necessariamente piacere a chi solitamente apprezza ciò che passa la radio o più semplicemente la musica leggera in toto.  Magari è proprio perchè non si conoscono certe cose che non le si apprezza!

Ecco quindi la lista annunciata in diretta dal confermatissimo direttore Fabio Fazio.

ARISA – quasi una veterana della kermesse, torna dopo la convincente affermazione de “La notte”, di due anni fa, quando non avrebbe demeritato la vittoria finale, andata poi a Emma

NOEMI – come Arisa è una habituè di Sanremo, visto che partecipa per la terza volta in pochi anni al Festival. Convincente due anni fa con il pezzo scritto per lei da Fabrizio Moro

RAPHAEL GUALAZZI e THE BLOODY BEETROOTS – per palati fini, ma non solo. Ormai Gualazzi ha raggiunto standard elevati, piace in modo incondizionato, per la sua classe, la sua proposta raffinata. Curioso sarà vederlo all’opera con gli altrettanto interessanti e inusuali Bloody Beetroots, così lontani in apparenza dal suo registro poetico e musicale

PERTURBAZIONE – lo ammetto, ogni anno nella lista trovo artisti per cui mi ritroverò indipendentemente dai brani a patteggiare. Stavolta è il turno del gruppo di Rivoli capitanati da Tommaso Cerasuolo, tra i migliori esponenti di un certo pop rock d’autore in italiano. Meglio tardi che mai!

CRISTIANO DE ANDRE’ – Spiace per le frequenti vicende personali che lo vedono spesso protagonista – nel male – ma a livello musicale il talento del figlio del grande Faber non è certo in discussione. Mi aspetto canzoni dal forte impatto.

RENZO RUBINO – Meritevole l’anno scorso nella categoria Nuove Proposte, pur non vincendo, si distinse per la sua tecnica e la sua qualità di songwriter e arrangiatore, paragonabile in parte a Vinicio Capossela, anche se di sicuro è meno funambolico rispetto al folletto romagnolo-tedesco-pugliese.

FRANKIE HI-NRG – una vera sorpresa il suo ripescaggio. Esponente di punta dell’hip hop anni ’90 (quello vero!) torna a rimettersi in gioco su un palco dove i rapper raramente hanno avuto fortuna. Di recente visto all’opera come attore nel film di Virzì jr “I più grandi di tutti”, ha i mezzi per lasciare un bel segno.

GIULIANO PALMA – un altro esponente del mondo rock alternativo che, partendo dal basso, attraversando cicli storici, mutando espressioni musicali – un po’ come Neffa in altri contesti – si è ritrovato via via lanciato verso la popolarità mainstream, grazie al progetto Bluebeaters, con i quali ha riarrangiato in chiave ska rockabilly tanti successi della canzone leggera italiana.

RICCARDO SINIGALLIA – un altro dei miei “idoli”, lo dico sinceramente. Assurdo che con uno con le sue capacità non sia quanto meno conosciuto da un vasto pubblico. Cantautore, ma prima ancora talent scout, produttore,  arrangiatore, per un periodo preciso (fine ’90, inizio 2000) tutto ciò su cui metteva mano si tramutava in oro, avendo contributo ad esempio a lanciare in orbita i vari cantautori amici della scuola romana, da Niccolò Fabi a Max Gazzè, dai Tiromancino allo stesso Frankie Hi-Nrg, spesso collaborando attivamente col fratello Daniele, valente musicista e arrangiatore, oltre che compagno nella vita di Marina Rei. Ora ha un’occasione d’oro di fare il salto di qualità presso il grande pubblico, cosa che io gli auguro di cuore.

ANTONELLA RUGGIERO – torna dopo un bel po’ di tempo l’ex voce storica dei Matia Bazar che, anche in veste solista, si è tolta più di una soddisfazione su quest0 palco, sempre presentando brani dalla grande atmosfera, coronati dalla sua voce eterea e suadente.

GIUSY FERRERI – da un po’ di anni scomparsa dai radar, torna alla ribalta la prima vera cantante di successo uscita da un talent italiano. Sembra passata una vita, ma in realtà era solo il 2008 quando si ritrovò a spopolare in hit parade col brano scritto per lei da Tiziano Ferro (il celebre “Non ti scordar mai di me”). Nel frattempo in molti hanno provato a offuscarlo e lei stessa ha voluto un po’ allontanarsi da un certo clichè legato appunto a quei tipi di contest. Vedremo come si ritufferà nell’atmosfera sanremese, dopo aver ben figurato nell’ ultima sua partecipazione.

FRANCESCO RENGA – ci riprova a distanza di due anni anche l’ex cantante dei Timoria (curioso che in commissione, tra molti esperti, ci fosse anche il suo amico-rivale Omar Pedrini che con lui divise gioie e dolori alla guida della rock band bresciana, prima dell’addio con tanto di strascichi polemici in odor di gossip). Per uno che ha già vinto la gara nel 2005 un pronostico è un po’ azzardato: ripetersi è sempre più difficile ma non credo proprio che Francesco voglia limitarsi a una comparsata

RON – a sorpresa riappare sulle scene anche Ron, che ultimamente aveva abbracciato progetti interessanti ma un po’ lontani da certi riflettori, come quello relativo al rifacimento di vecchi brani cantautorali americani. Ci riprova dopo che l’ultima volta aveva presentato un brano troppo impersonale e non all’altezza dei suoi momenti migliori.

FRANCESCO SARCINA – l’ex leader del gruppo de “Le Vibrazioni” da poco ha avviato una carriera solista e per lui arriva pronta l’occasione del Festivalone. In bilico se assecondare le sue istanze più rock o quelle decisamente più pop mainstream legate al suo maggior successo, la deliziosa “Dedicato a te”, brano divenuto un autentico cult, potrebbe rappresentare il vero outsider dell’edizione 2014

“La peggior settimana della mia vita”: tanto clamore per una storia salvata dal grande Fabio De Luigi

Con sommo ritardo rispetto all’uscita cinematografica mi sono convinto a guardare uno dei casi dell’anno: la commedia di Genovesi “La peggior settimana della mia vita”, con attori principali i lanciatissimi Fabio De Luigi e Alessandro Siani, due garanzie di successo, tradotto facilmente.

Devo dire che mi aspettavo di meglio, visto che in tempi di crisi della commedia, con i cinepanettoni e affini in caduta libera in quanto a incassi, questa pellicola era risultata la decima più vista in assoluto della passata stagione italiana.

Che dire? Molto semplicemente che a salvare il film ci ha pensato il buon De Luigi, che con le sue smorfie, il suo modo di fare (così tanto credibile da sembrare un “modo di essere”) ha risollevato le intere sorti di un film, altrimenti mediocre e legato a stilemi alquanto banali di comicità. Tante gag, poco ritmo, tanti sorrisi, poche crasse risate, tanti personaggi, poco quelli compiuti pienamente. L’accoppiata De Luigi – Siani funziona a metà, nel senso che il napoletano, esploso con la fragrante doppietta “Benvenuti al Sud/Benvenuti al Nord”, regge poco il confronto, relegato a un ruolo di nicchia, col risultato che pare una macchietta, divertente, ma anche molto stereotipata. Le due stelline Capotondi e Francini si contendono lo sposo, ma se alla prima basta muovere le ciglia e mostrare i suoi occhioni azzurri, alla seconda viene meno l’effetto novità ottenuto con i precedenti ruoli, qui onestamente mi è parsa sprecata, quel ruolo l’avrebbe potuto girare chiunque. Deludente Catania, più abile in ruoli di amante e intrallazzatore e poco sfruttata la bravissima Guerritore. Simpatici i cameo di Mingardi e Arisa che trasmettono al pubblico la loro solarità.

Non un brutto film, preso nel desolante contesto italiano attuale ma nemmeno una commedia in grado di far gridare al miracolo. Eppure tanto è bastato per scriverne un seguito “Il peggior Natale della mia vita” o una cosa del genere.

Il fatto è che, essendosi abbassato il livello dei film d’autore in Italia (resta il bell’exploit di Sorrentino con l’internazionale “This must be the place” e il solido Garrone) e con la commedia che sta implodendo, è davvero difficile ipotizzare una risalita del panorama nostrano. Le storie, pur belle, paiono sempre poco originali, e un ottimo risultato come quello del film dei fratelli Taviani,vincitori del prestigioso “Orso d’Oro” a Berlino pare poco valorizzato, nonostante la scelta di candidarlo pure alle selezioni dei prossimi Oscar. Urgono nuove idee o forse nuovi registi!

Sanremo va agli archivi tra risultati scontati, polemiche, errori, farfalle ma soprattutto belle canzoni

Sanremo è andato, ho evitato accuratamente i commenti post-festivalieri, se ne è già parlato abbastanza. Detto questo, pur sottolineando che, a conti fatti, stavolta Celentano è stato più sobrio e misurato (dicendo cose che sostanzialmente approvo), che in ogni caso sarebbe meglio si limitasse a cantare, campo in cui è un numero 1, e che la valletta è stata solo di contorno (mille volte meglio la solarità e la simpatia di Geppi Cucciari!), ciò che mi sono piaciute di più sono state le canzoni, esito scontato a parte.

Emma partiva avvantaggiata dalla scelta del televoto, perchè, rimaste in 3, ha saputo raccogliere agevolmente anche i voti di altri cantanti di provenienza talent defilippiana, penso a Pierdavide Carone.

Un podio comunque di tutto rispetto, che a conti fatti, condivido. Tifavo in ultimo per Arisa, la favorita della mia ragazza, che con grazia e assoluta sincerità ha interpretato un pezzo assolutamente struggente. Bellissimo il chiasmo alla fine dei due ritornelli (“la vita può allontanarci, l’amore continuerà”, poi invertito alla fine “l’amore può allontanarci, la vita continuerà”). Temi importanti, profondi, assoluti.

Benissimo Noemi, voce graffiante, classe alla Mannoia, di cui è considerata erede plausibile. Nel rendiconto dei voti, complice la giuria, esce dal podio il popolare Gigi D’Alessio in coppia con la Bertè, si piazzano bene anche Carone/Dalla e Dolcenera, apprezzatissima dalla radio.

Fuori dal lotto dei possibili vincitori i meno “commerciali” degli artisti: Bersani (giustamente vincitore del Premio della Critica), Finardi (resta nella memoria la sua intensa interpretazione), una raffinata Nina Zilli e il bravissimo Francesco Renga, che aveva una canzone meno immediata del solito.

Buone canzoni, comprese le eliminate; il problema (grosso) è che, come da diversi anni a questa parte, vanno in secondo piano rispetto a scandaletti (le mutande, il vedo-non vedo), polemiche, errori e gaffe.

Malino Gianni Morandi, e mi duole ammetterlo: occorrono conduttori più consci della realtà musicale attuale, più moderni. Un Fiorello o un Bonolis sono assoluti big della tv, ma già Fazio fece cose egregie. Troppe defaillances da parte del conduttore, Papaleo ha salvato il salvabile, della bella modella ceca ho già detto. Agli atti questo Sanremo, la verità alle radio e alle classifiche di vendita di dischi!

La serata dei duetti, tra grandi show e imbarazzo

La serata dei duetti regala sempre emozioni e sorprese, e non alludo alla parata di stelle di giovedì sera (il mio cuore ha battuto per Patti Smith, la cui esecuzione con i miei paladini Marlene Kuntz, è stata giustamente votata come la migliore da una giuria di giornalisti).

Ma parliamo dei duetti di ieri sera, alcuni notevoli, altri ininfluenti, altri ancora imbarazzanti, o meglio, raccapriccianti, come mi ha suggerito un amico.

Il mio preferito continua ad essere Finardi, brano che mi emoziona, così come il duetto con Peppe Servillo, uno dei migliori interpreti della musica italiana. Interprete è pure riduttivo, per un camaleonte come lui, impegnato a teatro e al cinema, dove spopola il fratello Toni.

Non vincerà, quello è appannaggio della grintosa Emma, specie dopo il duetto con  l’amica Alessandra Amoroso; a mio avviso tuttavia a una venticinquenne non stanno gli ambiti impegnati, specie se devi “impersonare” un pensionato!

Noemi e Curreri hanno fatto centro: splendida esecuzione e canzone che nasconde un testo davvero romantico, d’amore, ma non nel senso bieco del termine.

Mi ha convinto anche Renga, in  una versione più delicata e meno urlata della sua “La Bellezza”. Il brano prende corpo ascolto dopo ascolto, meriterebbe quanto meno il podio, poiché bissare al Festival è impresa davvero da pochi.

Dolcenera ha un pezzo ottimo, Gazzè (che stimo e ho avuto modo di conoscere, persona schiva e umilissima) non ha aggiunto nulla, sovrastato dalla voce della collega.

Arisa, sempre più quotata, vedi le collaborazioni con Pagani e ieri, Giovanardi dei La Crus, in questa nuova veste, più matura, è più consapevole dei suoi notevoli mezzi. Mi piace il trasporto con cui canta la canzone, dai forti connotati autobiografici, Joe ci ha messo l’anima per la riuscita di un duetto che potrebbe presagire, a detta dei protagonisti, collaborazioni future.

Senza infamia e senza lode Bersani, serio candidato assieme a Carone a vincere il Premio della Critica. Il pezzo “Un pallone” è forte di suo, originale, dallo stile stralunato ma metaforicamente impegnato: l’attore Paolo Rossi, istrionico come sempre, ha fatto però da contorno.

Accennavo a Pierdavide,finalmente maturato. Giorno dopo giorno, sta raccogliendo meritati consensi, e poco c’entra la fugace presenza del suo nuovo mentore Lucio Dalla, peso massimo della musica leggera italiana. “Ninì” spiazza con la sua pura dolcezza, e ieri Grignani ha contribuito tantissimo, con la sua voce graffiante. Ho conosciuto Gianluca, non è un mistero che apprezzi le sue canzoni e le sue attitudini. Mi sento talvolta con la sorella Giada, grazie alla rete, e posso affermare che lui vive per la musica, si immerge in essa, come egregiamente ha fatto ieri sera. Peccato per quei pregiudizi dovuti a notizie pompate dai mass media. Ma ha un talento sconfinato, provare per credere “Natura Umana”, l’ultimo lavoro discografico.

Nina Zilli si è fatta accompagnare dall’amico di vecchia data Giuliano Palma che con la sua voce chiara ha fatto da controluce alla splendida interpretazione dell’altrettanto rilucente cantante piacentina.

Veniamo ai flop: partendo dagli eliminati, che un po’ se la sono cercata.

I Matia Bazar, forti di una canzone sufficientemente sanremese e ben cantata dall’impeccabile Silvia Mezzanotte, avrebbero potuto schierare chiunque, viste le conoscenze. Invece clamorosamente si sono affidati a… Platinette, seppur in abiti non “patinati” ma l’effetto straniante è stato il medesimo!

Male anche la Civello, tanto apprezzata nei giorni precedenti: ha pesato il fatto che sia poco popolare a un vasto pubblico e, passato l’effetto novità, è andata in secondo piano nelle preferenze. A nulla è servita un’accoppiata “furba” con la recente vincitrice di X Factor, la sedicenne (!) Francesca Michielin, già in testa alle classifiche di vendita.

Stendo invece un velo pietoso su Gigi D’Alessio e la Bertè, era dai tempi del progetto goliardico del compianto Bigazzi negli anni ’80 che non assistevo a una cafonata del genere. Già il pezzo in sé è piatto e risibile, cucito addosso alla Bertè la cui voce stridula fa l’effetto di un’unghia sulla lavagna, al cospetto dell’impegno profuso dal napoletano.

Ieri addirittura una versione alla “David Guetta”, composta da Fargetta, icona dance anni ’90 e conosciuto ormai ai più come marito della Panicucci.

Vedere 100 ragazzi sul palco a ballare forzatamente un brano pessimo, manco fossero sulle spiagge di Ibiza mi ha messo addosso solo tanta tristezza… ma il televoto è sovrano e allora avanti il Gigi Nazionale.

Due parole sui giovani: non si può voler male ad Alessandro Casillo: è un bambino in fondo, dotato vocalmente (anche Luis Miguel approdò sul palco a 14 anni d’altronde), aveva dalla sua un popolo di 100.000 fan raccolti agevolmente su Facebook, come faceva a non vincere?

Ottima la Erica Mou, alla quale è stato assegnato un annunciato premio della Critica. Mi sono già esposto su di lei, prevedo una grande carriera, ha solo 21 anni e una piena maturità. Ieri ho avuto il piacere di scambiare un’opinione e farle una domanda nello spazio video chat del tg1, spero in futuro di poterla intervistare.

Ottimo anche Marco Guazzone, abile al pianoforte e forte di reminiscenze anglofone nell’attitudine, frenato tuttavia da un’estrema e limitante timidezza (giovanissimo pure lui, 23 anni).

Non male gli IoHoSempreVoglia che, nome a parte, hanno proposto una canzone dai toni soffusi e romantici, piazzandosi in un primo momento sul secondo gradino del podio, facendosi poi scavalcare da Erica Mou, premiata come migliore dalla stampa.

E stasera la finalissima!!! Votate bene, mi raccomando!!!

Il punto sulla prima puntata di Sanremo

E così Sanremo ha emesso il primo vagito. Un suono flebile, ammaccato, tutt’altro che funzionante. Lo si capisce subito dai problemi di sincrono dell’audio, la vergogna del dispositivo per le votazioni (ma come? spendi milioni di euro, ci metti un anno a organizzare tutto e poi la giuria non riesce a votare? Ma daiii) e il sermone apocalittico, oltre che pallosissimo, dell’Adriano Nazionale.

Mi soffermo poco su di lui, non mi piacciono le polemiche , però ieri Celentano mi ha deluso: non si sapeva dove voleva andare a parare. Poi, io non sono di quei cattolici bigotti, anzi, ma scagliarsi contro “Avvenire” e “Famiglia Cristiana” mi è sembrato francamente eccessivo. E’ vero, parlano di politica e di attualità (d’altronde si tratta di un quotidiano nazionale e di una rivista) ma non trascurano l’ambito cattolico e religioso. Mah?!? Stendo un velo pietoso sul deprimente sketch con Pupo. Poi troppi effetti speciali, non mi è piaciuto, senza tenere conto dei 55 minuti di permanenza in video… troppi! Non si può monopolizzare una trasmissione!

Rocco Papaleo è stato brillante, ma certamente fuori contesto, lì non si può troppo improvvisare. Belen e la Canalis tutto sommato non sono andate male, forse perché meno investite di responsabilità, in fondo erano “ospiti”, seppur di lusso.

Veniamo alle canzoni, che dovrebbero essere il vero motore della trasmissione. Purtroppo la gara è un po’ falsata, perché le votazioni sono state annullate. In ogni caso, nessun pezzo a primo ascolto ha avuto un impatto del livello di brani storici come “Si può dare di più”, “Se stiamo insieme”, “Uomini soli” o la più recente “Come saprei”.

Niente brani memorabili, problemi di audio a parte.

Se dovessi valutare la classe pura, direi che i migliori mi sono sembrati la raffinata Chiara Civello, a suo agio pure con la lingua italiana, lei che solitamente si esprime in inglese, e il grande Finardi.

Senza infamia e senza lode Dolcenera, che anche stavolta ha avuto l’onore di aprire la gara, Irene Fornaciari e Renga. Pezzi pop rock, dalle buone aperture melodiche, anche se il pezzo di Irene stava meglio nelle corde del suo autore, il bravissimo Davide Van De Sfros. Stesso problema in cui è incappata Noemi. Il brano di Fabrizio Moro, autore di testo e musica, non pare adatto alla rossa romana.

Non male la nuova veste malinconica di Arisa, alla quale l’ormai ex fidanzato, autore di tutti i suoi brani di successo, ha regalato un brano dai forti connotati biografici.

Emma, favorita alla vigilia per il testo sociale di Kekko dei Modà, mi è parsa sinceramente un po’ troppo sopra le righe, a differenza del suo “Amico” Pierdavide Carone, sobrio e ironico nel presentare “Ninì”. Ma non ditemi che Dalla ha contribuito più di Battiato l’anno scorso con Madonia. Almeno Franco una strofa l’ha cantata, Dalla ha solo sibilato. Ciononostante il pezzo in questione è uno dei migliori, e sono proprio curioso di assistere al duetto  di Carone con Grignani.

D’Alessio si è impegnato molto, specie nell’incoraggiare una riesumata Bertè, ma il brano appare datatissimo, senza guizzi particolari.  I Matia Bazar cantano sul palco come un impiegato delle poste farebbe delle raccomandate, impeccabili ma senza fornire emozioni allo spettatore, d’altronde sono di casa a Sanremo.

Chiudo con i miei tre favoriti. Nina Zilli, davvero splendida, mi è parsa troppo compassata, devo riascoltare il pezzo, che sembrava uscito fuori dagli anni ’60. Bersani all’inizio sembrava De Andrè, il primissimo, col suo incedere quasi da “filastrocca”, poi il brano si sposta sul cabaret. Vedremo con Bregovic che uscirà fuori ma la sensazione è di una canzone di gran spessore, bella!

I Marlene infine sono candidati all’eliminazione. Se avessi sentito il loro brano all’interno di un disco, magari l’avrei apprezzato, in fondo non si discosta dallo stile del trio cuneese, ma all’Ariston mi sembravano fuori luogo. Godano visibilmente emozionato. Hanno avuto il merito di mettersi in gioco, dopo una carriera splendida, un po’ come d’altronde fecero gli Afterhours un paio d’anni fa (con un brano migliore, questo bisogna ammetterlo!)

Vedremo il prosieguo della kermesse!

Buon festival… ma basta Celentano (almeno io lo preferisco quando canta!)