Nel disco d’esordio a suo nome, Giacomo Marighelli con “Il Cerchio della vita” lancia la sfida di cantare essenzialmente d’amore, lontano da ogni clichè

A colpire l’immaginario di un ascoltatore che volesse approcciarsi alla musica di Giacomo Marighelli –  che esordirà col suo nome e cognome dopo l’esperienza pregressa sotto pseudonimo Margaret Lee – il 21 settembre, potranno essere con ogni probabilità i suoi testi davvero lirici e intensi.

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L’album, dall’evocativo titolo “Il Cerchio Della Vita” (ed. La Cantina Appena Sotto La Vita), segue di ben due anni i primi esperimenti in chiave cantautorale (almeno in senso stretto, chitarra acustica, voce e poca altra strumentazione) de “La Ragazza Invisibile”, e in pratica mostra una crescita fisiologica del Nostro, originario di Ferrara, laddove le intuizioni prima erano solo abbozzate.  Nulla a che spartire comunque con il rock acido e diretto del suo alter ego passato Margaret Lee, dove si sentivano le influenze di Giorgio Canali, col quale aveva collaborato.

In questo disco invece la poesia e la profondità delle parole viaggiano di pari passo con una sorta di consapevolezza nuova, come se Marighelli intendesse veramente mostrarsi al pubblico, non lesinando in ambizione.

La sfida di rileggere in chiave nuova, o quantomeno personale, il tema che più di tutti ispira da sempre chi si accosta allo strumento: l’Amore. Un amore che non si nasconde, e che può essere filtrato sicuramente da esperienze personali (penso a uno degli episodi più convincenti, anche a livello musicale, con atmosfere oniriche, cupe e quasi spaziali: “Mentre tu mi cerchi”), ma che ha come fine il sentimento universale, qualcosa che possa riguardare proprio tutti.

Le tracce in genere si mantengono scarne in quanto ad arrangiamenti, ma una canzone come “L’Angelo Dalle Mani Di Tela” mostra soluzioni molto particolari, a iniziare dall’inaspettata esecuzione in coppia con il piccolo Tommy, un bambino che in sincrono al cantato di Marighelli si ritrova a declamare le stesse parole, intrise di immagini metaforiche e suggestioni, mentre via via tutta la canzone si dispiega in un brano urticante e molto sentito. Si tratta della canzone nettamente più interessante del lotto, dove l’aver osato qualcosa di più ha dato i propri frutti.

Non mancano comunque brani più solari e rassicuranti, come ad esempio ne “Il dio Denaro”, che in realtà nasconde un testo a tratti ironico e diretto, e la curiosa dedica d’amore “Il grillo che fischia”. Una menzione la merita anche l’iniziale “Avrei voluto masticare il tuo cuore”, dai toni un po’ blues, un po’ floydiani., della quale è stato realizzato un videoclip.

Un disco non facile, forse sin troppo teso e lento nell’incedere, ma da apprezzare se non altro per il tentativo di proporre brani tutti concentrati sull’amore,  affrancandosi dai clichè tanto in voga nel panorama italiano.

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Addio mia piccola Simba!

Non è facile in questo momento per me scrivere queste righe e so che già che il flusso di parole farà sì che ci saranno un sacco di strafalcioni, ma d’altronde quando si sta con le lacrime agli occhi è difficile mantenere la lucidità.

Oggi se ne è andata per sempre Simba, la mia cagnolina!

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Sapevo che questo giorno sarebbe arrivata, ormai aveva superato i 18 anni che, per una cagnetta della sua piccola taglia, rappresenta davvero un’enormità. Eppure, anche se ero preparato da qualche giorno al tristissimo evento, visto che da due giorni stava trascorrendo male le sue giornate, senza bere e mangiare, vomitando e stando male di notte, non ce l’ho fatta a trattenere le tante lacrime quando mia mamma mi ha contattato stamattina mentre ero al lavoro. L’avevano già accompagnata dal veterinario, il quale tuttavia ci disse che il quadro clinico, nell’ambito di una specie di alzheimer canino conclamato, era buono, per lo meno per quanto riguarda cuore –  fortissimo, a discapito di due pesanti interventi chirurgici subiti negli anni – e respiro. L’idea del medico era comunque di tenerla in osservazione per oggi e stanotte e nel frattempo alimentarla artificialmente con flebo. Però non c’è stato il tempo per rianimarla un pochino e stavolta dopo mille battaglie vinte, la mia piccola leonessa ha alzato bandiera banca. Questa la fredda cronaca di una mattinata funesta, vissuta tra una mera illusione che potesse andare avanti e la consapevolezza, soprattutto da parte di mia madre, che la accudiva da sola con i miei fratelli da quando io mi sono sposato a luglio e trasferito altrove, che non si poteva continuare a vederla soffrire a lungo in questo modo. I peggioramenti, causa avanzata età, erano in realtà iniziati all’incirca un paio d’anni fa, con un calo fisiologico delle facoltà. Insomma, ormai ci vedeva e sentiva poco, non abbaiava frequentemente –  a parte finchè ha condiviso gli spazi col nostro gatto, che ci ha lasciati molto prima rispetto a lei – e cosa peggiore faceva fatica ormai a orientarsi per casa.

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Tuttavia per noi era importante vederla di tanto in tanto muoversi allegramente, ritrovare qualche sprazzo della sua energia, della sua grinta, della sua voglia di giocare, anche se correva poco ormai e non riusciva più a fare le scale. La trattavamo con il rispetto e la riverenza che si danno agli anziani di casa, perché così era diventata allo stato attuale, dandole tutte le attenzioni e l’amore possibili, non fosse altro per provare a ricambiare tutto l’affetto incondizionato che lei ci ha regalato in questi lunghi 18 anni di vita trascorsi nella nostra famiglia, nella quale lei faceva parte a tutti gli effetti. Quando arrivò era il febbraio 1997, non aveva ancora 2 mesi, essendo nata il 23 dicembre 1996. Io ero un giovane studente di 19 anni, appena iscritto all’Università, pieno di sogni, di slanci ma anche di incertezze e qualche paura. Simba ha attraversato tutte le fasi cruciali della mia esistenza, il mio passaggio dall’adolescenza alla fase adulta, dalla condizione di studente a quella di lavoratore, ha incrociato davvero tutte le persone più importanti, quelle che hanno segnato, nel bene o nel male, la mia vita. Ha riempito le nostre giornate e i nostri cuori. Quanto era bella e vivace, non temeva proprio nulla, casa nostra era il suo territorio ed era difficile per gli esterni conquistare la sua fiducia, ne sanno qualcosa le fidanzate, gli amici, coloro che passavano qualche volta in visita. Una delle emozioni più forti che abbia mai provato fu quando, al termine di un delicatissimo intervento, con la rimozione dell’utero, io e mia sorella Mersia andammo a riprenderla. Era ovviamente molto provata, non si reggeva in piedi, aveva gli occhi lucidi, eppure non appena mi vide entrare nella sala operatoria, riuscì a sobbalzare, mi venne faticosamente incontro e provò ad arrampicarsi sulla mia spalla, in attesa di ritornare a casa. In quel caso fu la bravura e la prontezza dei medici a salvarla, e magari non ci immaginavamo che si sarebbe ripresa alla grande e sarebbe stata con noi ad allietare le nostre giornate per altri 6/7 anni. Mi mancherai tanto, tantissimo, ma dopo il forte dolore, so che avrai sempre uno spazio nel mio cuore e conserverò un’immagine bella, allegra della bellissima cagnolina che sei stata.

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TI VOGLIO TANTO BENE SIMBA, spero che in questa vita siamo riusciti a darti tutto l’amore che ti meritavi. Ce l’abbiamo messa tutta, io, mia mamma, i miei fratelli, mia sorella, tante persone amiche che ti volevano bene. Veramente tutti ti ricordano, persone che non vedevo da anni si meravigliavano quando, mentre si parlava, saltava fuori il tuo nome. Pareva impossibile, ad esempio ad alcuni amici dell’Università ritrovati negli anni, che tu fossi ancora con noi dopo tanto tempo. Ahi voglia, dicevo io, Simba è una roccia,  è sempre uguale. Poi con l’età ti sei ammalata ma hai tirato avanti, anche “accettando” che qualche altro bell’animale occupasse un po’ dei tuoi spazi, prima il gatto, poi le incursioni di Bella, la cagnolina di Mersia e mio cognato Luca, infine la convivenza pacifica con Lady, che mio fratello Jonathan ha portato con sé a casa. Lady che aveva tanto rispetto per la “vecchietta” di casa, quasi soggezione! Ora probabilmente le sembrerà strano non averti più vicina, a mangiare, dormire, gironzolare per la casa. Buon viaggio piccola mia, non ti dimenticherò mai! Grazie per tutto, per esserci stata vicina tutti questi anni, fedelissima, davvero, non è un modo di dire! Solo chi ama veramente gli animali può comprendere come ci si sente alla loro perdita e può provare quanto amore e affetto incondizionato ci possono dare!

Lettera aperta a chi ha sempre creduto in me: un modo per dirvi GRAZIE e chiudere un capitolo doloroso della mia vita e aprirne (o meglio, riprenderne) un altro che si profila fantastico

Ho riflettuto a lungo prima di rendere pubblico questo post, un po’ per pudore, ma – lo ammetto – soprattutto per scaramanzia. Chi mi legge abitualmente sul blog, o chi mi segue con costanza e vicinanza su Facebook, sa che ne ho passate di cotte e di  crude quest’estate per problemi di salute. Problemi che a un certo punto parevano potersi rivelare più gravi del previsto. In ogni caso, senza ripetermi o entrare nei dettagli di questi che sono stati i tre mesi più impegnativi della mia vita, ci tenevo a dare una bella notizia.

io, all'interno del castello di Malcesine, sullo sfondo lo splendido lago di Garda, una delle mete che porto nel cuore

io, all’interno del castello di Malcesine, sullo sfondo lo splendido lago di Garda, una delle mete che porto nel cuore

Finalmente è arrivato l’esito della risonanza magnetica, non dico fosse quella decisiva, ma sicuramente significativa al fine di comprendere meglio se la cura mirata antibatterica a cui ero stato sottoposto stesse davvero debellando questo battere che mi aveva causato un’infezione cerebrale, o meglio un ascesso cerebrale – e per giungere a questa diagnosi purtroppo è stato inevitabile un procedimento delicato, una biopsia  stereotassica per asportare l’ascesso stesso, perché da risonanze semplici e da tac non se ne veniva a capo, pur scongiurando comunque “cose” incurabili-

Giunti a una diagnosi certa, l’equipe medica si è da subito dimostrata risoluta (primo, perché non c’era oggettivamente ulteriore tempo da perdere, poi perché individuato il battere agente li ho visti molto tranquilli nell’affermarmi che esistono cure efficaci e che già una precedente terapia antibatterica ad ampio spettro, generale diciamo così, aveva ben contribuito a sfiammare l’ascesso) e affidabile.

Si parlava comunque di una cura mirata che poteva durare dalle 4 alle 6 settimane. Ammetto di essere migliorato sensibilmente, soprattutto con l’abbassamento di certe dosi di cortisone e altri medicinali (oltre il fatto che tutti  i valori ematici erano buoni e che non ho mai più avuto i sintomi che mi avevano accompagnato durante la fase acuta: mal di testa insopportabile e febbre alta): insomma, i sintomi, per così dire, erano buoni e promettenti.

C’ è sempre stato un senso di ottimismo da parte dei medici  che riuscivano a trasmettermelo nel migliore dei modi, e poi mi sentivo realmente meglio. Tuttavia, ero già stato scottato altre volte durante l’estate, con lettere di dimissioni già in mano, saluti da parte di tutta l’equipe e infermieri e buona vita; poi capitava qualche imprevisto o effetto collaterale, tanto che  la stessa infezione è stata causata da un mio crollo delle difese immunitarie in seguito alla cura che stavo facendo con successo per tenere bloccata, ferma, la malattia autoimmune da cui deriva tutto ciò, nel mio caso, il les o lupus che dir si voglia.

In ogni caso, stamane i medici mi hanno dato la notizia che aspettavo da tempo: l’infezione è sterile, non agisce più, dalla risonanza tecnicamente si vede solo un puntino di minuscole dimensioni, solo perché non si smagnetizza subito nello schermo. Quindi, non ci potevo credere e, difatti, ho voluto conferme delle parole pronunciate. Sì,sono guarito dall’infezione, ora resterò un’altra settimana o qualche giorno ricoverato per ultimare l’iter della cura, ma coi tempi  ci siamo dentro alla grande, soprattutto perché ora che l’infezione non agisce più sull’ organismo, il reumatologo/immunologo potrà finalmente apportare delle modifiche e concentrarsi sulla mia vera malattia cronica, il les. Metaforicamente potrei dire che la “guerra” col nemico è stata vinta, ora avrò una più lunga e duratura battaglia con la malattia cronica ma lì le armi saranno meno affilate. Non lasceremo più che si manifesti in fase acuta, tra controlli periodici, supporto medico e terapia adeguata, eventualmente modificabile in base ai risultati appunto degli esami periodici. Mi è stato detto che può rimanere “dormiente” per mesi o anni, consentendomi una vita il più normale possibile, sempre considerando che so di essere con difese immunitarie davvero basse rispetto alla norma, quindi dovrò necessariamente stare attento ad alcune cose ma lo farò… mentre riguardo il cibo, anche qui i valori  so che torneranno nella norma con l’infezione ormai passata e  di conseguenza potrò finalmente riprendere a mangiare qualcosa di un po’ più “commestibile” o quanto meno gustoso.

Sul lupus (les)  ormai mi ero già pienamente informato nel corso dei primi mesi di degenza (ero stato in un buon reparto di nefrologia in un primo momento a Sanbonifacio), ma è logico che anche tra Borgo Trento  e Borgo Roma, i due poli di Verona, mi hanno dato ulteriore delucidazioni in merito. E’ una malattia che riguarda il malfunzionamento di certi anticorpi negativi che si auto generano nell’organismo, causando danni anche gravi se non presi in tempo. Gli organi colpiti sono i reni, il cuore, il cervello e i polmoni. Nel mio caso aveva gravato dapprima sui reni, la cura stava andando bene ma appunto era “pesante”, essendo il les in fase acuta e questo mi ha causato l’infezione cerebrale che ha davvero scombussolato i piani e stavolta seriamente mi sono preoccupato. Tutti, medici ,infermieri, ma soprattutto la cerchia di amici (sapevo che mi volevate bene, ma è nelle difficoltà che lo si percepisce meglio e voi, anche semplicemente facendomi svagare, ridere, parlare delle nostre cose lo avete dimostrato ancora una volta!) e ovviamente la mia splendida famiglia, la mia ragazza che mi è sempre stata vicina , i suoceri, cognati e cognate (qui veramente fatico a trovare le parole, ho una famiglia splendida e la fortuna di averne conosciuta un’altra altrettanta fantastica, dai grandi valori, quella della mia futura sposa Mary) mi hanno fatto coraggio, elogiandomi più volte per come sono riuscito ad affrontare le fasi più toste del percorso, in pratica senza perdere il mio ottimismo, la mia battuta pronta, il mio sorriso, il mio modo di vedere la vita in pratica, nonostante mi sia resa conto di tante dolorose rinunce necessariamente fatte, anche se per fortuna ho il tempo per recuperare tutto.

Ma ammetto che nei momenti di incertezza, quando passavano le settimane e nonostante biopsie, analisi e risonanze non si capiva che germe o fungo avessi contratto, l’ansia era davvero palpabile e crescente.

Una volta scoperto il germe, l’ascesso,  sono stato trasferito (terzo ospedale estivo, potrei compilare una guida Michelin della sanità pubblica veronese!) in un centro più specializzato e da lì è ripartita speranzosa la mia battaglia.

Ora, di sera, da solo, non voglio passare da un senso di gioia genuino per lasciare spazio alla paura di una nuova ricaduta. Va bene tutto, ma non ci sono proprio i presupposti stavolta, devo stare tranquillo e basta. Sono guarito da sta cazzo di infezione, vaffanculo!!!

E la settimana prossima poserò il mio culo sul divano, mi guarderò le partite su Sky o i miei amati programmi musicali, indosserò abiti decenti, finalmente proverò due paia di scarpe nuove di zecca che mi ero concesso come “regalo”, ma soprattutto tornerò a “respirare” aria buona, ad assaporare quelle piccole cose quotidiane che nella dimensione di piena salute paiono scontate, specie se si ha 36 anni, ma invece ci si rende conto quanto invece siano appunto “vitali” per una buona e felice esistenza. Non devo essere iperattivo e voler fare tutto subito, d’altronde anche un certo Vasco Rossi o una certa Venus Williams, colpiti da betteri  simili al mio, ce ne hanno messo prima di riprendersi del tutto.

Quindi, voglio e devo passare questi ulteriori giorni che mi separano dal recupero della mia “normalità” (poi so che avrò bisogno di un periodo più o meno di convalescenza, soprattutto per riprendermi a livello fisico) all’insegna della fiducia, dell’ottimismo, senza paura che mi succeda qualcosa. D’altronde, ok, so già che per tutta la vita dovrò attenermi a delle precauzioni, ma nemmeno vivere sotto una campana di vetro. Ho così tanti progetti, alcuni stoicamente portati avanti anche da una stanza d’ospedale con pc da una parte e sacche di sangue o flebo nelle braccia (così ho concepito uno dei miei migliori articoli poi pubblicati nella mitica rivista “Il Guerin Sportivo”, così in queste ultime due settimane, senza febbre, mal di testa o altri sintomi, ho avuto un’impennata per quanto riguarda il prosieguo del mio saggio, ben 150 pagine di word in 15 giorni!). Ma c’erano altri grandi progetti che potrò riprendere, la commedia teatrale da portare in scena con i “miei” ragazzi del centro dove lavoro come educatore, la tappa alla Fiera del Salone di Torino, dove quest’anno sarei stato protagonista di una tavola rotonda assieme al mio editore Massimiliano Giordano di Nulla die edizioni e tantissimi colleghi/amici di etichetta. E poi finalmente, slittando di soli pochi mesi, perché il resto è tutto pronto, potrò finalmente convolare a nozze con la mia amata Mary.

Senza contare tutte le cene a cui sono stato invitato da tanti amici… farò tutto, ricambierò nel migliore dei modi il vostro affetto, il vostro commovente calore, la vostra vicinanza, reale o virtuale, perché ho scoperto che anche dal mondo web si possono costruire rapporti importanti e in particolare tre persone mi hanno praticamente scritto tutti i giorni, aiutandomi e non poco, anche perché alcuni avevano vissute situazioni analoghe alle mie. Senza fare torti a nessuno, ci tengo a citare almeno Giuseppe Cagnato, autore Nulla die, ormai amico a tutti gli effetti, Carlo Calabrò, con cui prima al limite passavamo tempo a parlare del Festival di Sanremo o di calcio, e Daniele Parolini, ex compagno di stanza nel primo ricovero di maggio, una persona solare, piena di positività che mi ha concretamente dimostrato come si possa convivere con una malattia cronica, senza farsi condizionare la vita, mantenendo un atteggiamento positivo, oltre che una disciplina comportamentale per quanto riguarda le indicazioni dei medici. Ecco, ora già mi sento in colpa nei confronti degli altri che non ho nominato, cioè amici, colleghi, ex compagni di scuola, artisti, e ovviamente infermieri e medici dai quali sono stato quasi adottato. Grazie a tutti!!!

Ovviamente, la ripresa, il ripristino di tutto questo lo dovrò fare, tenendo buono il mio impulso, devo prima ritornare gradualmente al mio mondo, senza bruciare le tappe, anche perché l’inverno è vicino e il mio fisico dovrà davvero rimettersi in riga. Ma qui rischiamo di tornare nuovamente nelle sabbie mobili della paranoia e non mi pare il caso. Ho già sofferto tanto, e con me le persone che mi vogliono bene, quindi per una volta davvero voglio solo gridare di felicità, ringraziare tutti coloro che hanno pregato per me- L’ho fatto io stesso, tanto e  la preghiera mi ha aiutato molto, lo dico sinceramente, dalle parole di Papa Francesco, alla frequentazione quotidiana nella cappellina dell’ospedale, e non certo per un fatto scaramantico, ma proprio perché in qualche modo lì mi sentivo “protetto” e , se questa guarigione non è stata un vero miracolo, come quello dell’anno scorso dopo la malattia della sindrome di Lyell, poco ci manca!

Vi voglio bene, ma ora con questo post, o meglio letterona gigante con cui vi ho aperto il cuore, voglio davvero averla finita con questo genere di notizie…

Spero che d’ora in poi nel mio blog leggerete nuovamente o esclusivamente delle mie passioni: la musica, il calcio, l’arte, la letteratura.

Mettiamola così, è stata un’esperienza di vita, dura e faticosa, e che mi ha forse fatto capire di possedere più forza d’animo e maggiore forza interiore di quanto potessi immaginare.

Una tappa, ma è ora di riprendersi la vita “vera”.

Un abbraccio!!!

GIANNI GARDON

“Si può fare l’amore vestiti?”, un bell’esempio di commedia italiana intelligente

Interessante spaccato sociale quello offerto da un film italiano come “Si può fare l’amore vestiti?” che vede protagonista la bella e brava Bianca Guaccero, invero qui poco avvenente ma piuttosto dimessa, pur interpretando un ruolo per cui gli stessi personaggi del film sembrerebbero  “autorizzare” a pensarne il contrario, vale a dire la sessuologa.

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Ambientato ai giorni nostri, la giovane dottoressa giocoforza deve far rientro al paese natio, uno splendido paese – aggiungo io – identificato (anche se in pratica non viene mai nominato) in Polignano a Mare, già teatro delle surreali vicende di Checco Zalone per il suo fortunato esordio cinematografico.

Qui però invece che ridere, si sorride, si riflette finanche a interrogarci sulla vera natura delle persone, spesso così inficiata da paurosi pregiudizi, come possono essere quelli associati a un argomento da sempre (ancora) tabù, come il sesso.

Simpatiche le percentuali che ci giungono in soccorso durante la visione, sulle quali è impossibile non strappare una battuta, specie se il film lo si vede in coppia e bello scoprire come invece sia possibile, con un po’ di sana apertura mentale, osservare la realtà con occhi diversi. La stessa apertura mentale dimostrata dallo sfortunato maestro d’arte Andrea (impersonificato da un bravissimo Corrado Fortuna, ripescato positivamente anche da Virzì Jr per il suo interessante “I più grandi di tutti”) che cerca, senza far rumore, di convincere la dottoressa a fermarsi in quella zona, magari meno mondana o “aperta” mentalmente (solo in apparenza, però, perchè poi i fatti dimostreranno spesso il contrario) rispetto a una metropoli come la capitale Roma. Senza inoltrarci nella trama, mi piace spendere due parole per premiare un cast di attori magari non molto conosciuti ma efficaci e funzionali, tra i quali, oltre ai citati Guaccero e Fortuna, spicca il fragile e tenebroso ragazzo padre interpretato da Michele Venitucci e il simpatico cabarettista Maurizio Battista qui nei panni dell’italiano medio cinquantenne.

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Un bel film, davvero, mai volgare o sopra le righe, scritto dalla coppia Giorgia Colli e Luca Biglione con la consulenza dello specialista Fabrizio Quattrini e diretto da Donato Ursitti su un soggetto di Cristina Verre e Stefano Maccagnani; degna di nota la colonna sonora originale di Massimo Di Paola

Mary per sempre

Un post  che a qualcuno potrà sembrare… “autobiografico”. Ok, il titolo mi auguro sia profetico, anzi, sono sicuro che sarà così, per il resto forse sarebbe meglio che lei non leggesse, perchè so che potrebbe “arrabbiarsi” non volendo stare in prima fila.

Di lettere in questi anni ne ho scritte tante a lei indirizzate, è bello per me comunicarle il mio sentimento e rinnovarlo ogni volta.

A volte le parole non servono o forse per una volta verrò tacciato di eccessivo romanticismo ma non me ne curo più di tanto. Lei sa  quanto la ami, quanto sia importante per me.. lei, così forte, sicura, capace di proteggermi, di starmi vicino, di amarmi per come sono, con i miei pregi e i miei (tanti!) difetti, di tollerare situazioni che non dipendono da noi, di trasmettermi la sua passione, il suo Amore e il suo genuino modo di essere, senza strafare o mostrarsi meglio di come già è.

Non ama i riflettori, nonostante una bellezza innata, preferisce agire nelle retrovie, predilige nettamente i fatti alle parole. Io, pur nella mia timidezza, che alcune persone proprio non mi riconoscono, sono più bravo a “buttarmi”, rischiare, a stare in prima linea… posso affrontare anche molta gente, come ad una presentazione, un convegno, un incontro pubblico, un’aula piena di studenti e cavarmela ma lei è sempre al mio fianco, a infondermi sicurezza e fiducia.

Riguardo la bellezza, poi, ne sono rimasto stregato e ancora mi abbaglia giorno per giorno, così come il suo sorriso che mi irradia le giornate e la sua solarità, il suo modo di stare in mezzo alla gente.

Grazie perchè sei speciale, unica, perchè ci sei, perchè mi fai stare bene e dai senso alle mie giornate… le colori di luce nuova, sei presente e sarai futuro dei miei giorni.

Sentimentale? Sì! Romantico? Credo! Sdolcinato? No, grazie!

Apro questo post, sollecitato da un commento dell’amico Ricky, il quale tra il serio e il faceto, ma con la solita franchezza che lo ha sempre contraddistinto e sulla quale si fonda il nostro rapporto, mi ha lanciato delle perplessità riguardo una possibile piega che potrebbe prendere il mio nuovo romanzo. Si riferiva a un punto in cui dicevo in un precedente post che avrei potuto includere delle scene tratte dalla mia degenza ospedaliera o cadere nel romantico e nello sdolcinamento, avendo io definito quello che sarà il mio prossimo lavoro come una storia d’amore.

Beh, io mai potrei scrivere a tavolino una storia lacrimevole per poter impietosire i lettori o accaparrarmi una critica da “strappalacrime” ma allo stesso tempo non metterei mai in piazza la mia vita, spiattellata in un momento così intimo e personale come è stato il superamento di una grave malattia.

Dico però che certe emozioni e certi stati d’animo provati mi hanno segnato molto, anche se in un primo momento non me ne sono nemmeno accorto. Ho bisogno di riversare molte pulsioni e molte tensioni racchiuse in quel letto d’ospedale, ma ciò non significa che farò una radiografia di un  ricovero ospedaliero. Parlerò, scriverò di cosa si possa provare quando da un momento all’altro la vita te la senti sfuggire dalle dita, ma questo argomento permeerà tutta la storia: molte vicende che andrò a narrare riguarderanno quei momenti topici in cui l’uomo si può ritrovare, quando non riesce a svoltare, quando perde occasioni importanti, quando si sente frenato dalla paura, quando non  si rende conto che tutto ciò che desidera in fondo è a portata di mano.

Per questo dico che il mio romanzo racconterà la vita e l’amore per la vita stessa, perché l’Amore non deve essere per forza di cose banalizzato o stereotipato, ma può fungere ancora da motore per ricostruirsi un’esistenza.

Niente lacrime e niente pietismi, né tanto meno scritture a tavolino per colpire un determinato pubblico, io scrivo sempre spontaneamente, col cuore ma anche cercando di canalizzare al meglio le emozioni che intendo mettere nero su bianco.

Ma chi mi ha letto, e Ricky lo ha fatto sin dal primissimo manoscritto ancora in attesa di editing, sa che anche nel dramma cerco di inserire un sorriso, mi piace mischiare i generi e provo a raccontare scenari di vita, attraverso le storie di personaggi, sì inventati, ma nei quali rifletto ciò che conosco, situazioni che ho visto o vissuto.

Ho provato, da lettore, ad accostarmi a scrittori lontanissimi dal mio stile, parlo di autori assai famosi. Accetto chi propone temi scabrosi, specie se lo fa con assoluta maestria; riconosco il grande talento anche in chi usa termini forti, al limite dello sboccato, ma non mi ci sento rappresentato. Sarei veramente ridicolo se provassi a riciclarmi in quel modo, e ho notato che molti giovani scrittori italiani lo fanno eccome, e finiscono con lo scimmiottare i grandi scrittori di genere ma senza possederne lo spirito vero, l’attitudine, il sarcasmo. Quindi, io voglio prima di tutto essere sincero e onesto con me stesso, e allora ok continuo a parlare di sentimenti ma lo faccio a modo mio, senza tanto miele!

La mia nuova vita

Questo post sarà inevitabilmente diverso dagli altri, perchè parlerò di me stesso. Di una cosa successa e per fortuna passata. E’ un post “catartico”, perchè come mi hanno detto i medici, devo agire mentalmente, lasciarmi alle spalle per sempre la malattia da cui sono guarito e tornare a riappropiarmi di ciò che facevo prima. Ci vorrà del tempo e pazienza ma sono guarito e sono qui a parlarne.

Tutto è iniziato il 5 gennaio, lo ricordo bene, perchè stavo festeggiando un compleanno bellissimo, quello della mia amata fidanzata Mary. Una gran bella giornata, era contentissima, così come pure io. Si apriva un anno importante, il 2012, in cui davvero vogliamo gettare le basi per vivere insieme, sposarci. Abbiamo acquistato casa da un anno, un passo per volta ma costruire una vita insieme è quello che più vogliamo. Già da una decina di giorni prendo le gocce per la tosse, bronchite trascurata, io non faccio mai il vaccino per l’influenza (ma tanto non mi ammalo mai… mai dire una cosa del genere!).

Verso sera avverto un po’ di febbre! Poco male, c’è il ponte dell’Epifania, posso recuperare in calma. Due/tre giorni di antibiotico, tachipirina perchè la febbre non scende e lunedì mio fratello decide di chiamare l’ambulanza. Tremo all’impazzata, in modo incontrollato, la temperatura corporea è alle stelle, sento prurito sulla fronte, come tante punture d’insetto. Mi ricoverano ma la febbre non scende, anzi… 40,6… 41… mi bombardano di farmaci, mi diagnosticano assai frettolosamente dopo le analisi di rito il morbillo (!), che io avevo già passato da piccolo! Ho dei puntini rossi in effetti ma sento male in bocca, tremendo, sono pieno di vesciche, di ulcerette.

Dopo 3 giorni mia mamma si accorge che le macchie sono ora grosse bolle d’acqua! Mi mandano a fare una visita in un centro specializzato di Verona, uno dei migliori reparti in Italia. Il responso, da quella che doveva essere una semplice consulenza, è tremendo! A me non lo hanno detto in questi termini, la questione del morale è fondamentale, ma avevo contratto una rara e grave malattia, la sindrome di Lyell, che colpisce 60 persone in media all’anno in Italia.. uno su un milione in pratica (non era meglio che mettessi un “Gratta e Vinci”, magari?)

A mia mamma, Mary, i fratelli dicono che sono in pericolo di vita, che bisogna vedere come reagirà il mio corpo nelle prossime 48 ore. Mi tolgono ogni farmaco, sono debilitato, ma tranquillo, convinto di guarire. Passano i giorni, le bolle a poco a poco si sciolgono, e la cosa importante, direi fondamentale, è che l’infezione si ferma all’esterno (a parte le mucose e la bocca che mi fanno un male boia) senza andare agli organi interni. Mi fanno flebo di immunoglobina, mi idratano, perchè le bolle che scoppiano sono come piccole ustioni sulla pelle. Mi fanno trasfusioni per 3 giorni, due biopsie. Gli esami sono tutti negativi per fortuna. Sono debolissimo, ma le cose a fine settimana iniziano a migliorare. Grazie a dei lavaggi, a dei prodotti la pelle levata via cresce bella e sana, l’infezione sembra essersi bloccata, le trasfusioni mi hanno aiutato! Sono stato rasato, ho l’olio ovunque per ammortizzare la pelle e la stessa pelle si sta levando dal corpo… non sono un bello spettacolo, mia mamma un po’ si spaventa ma in realtà tra sabato e domenica gli infermieri più esperti mi dicono che sto guarendo, che la pelle nuova è perfetta, che non ho cicatrici. La febbre è a 38, di notte mi mettono i ghiacci e vi assicuro che è impossibile prendere sonno. Mi becco pure il terremoto una notte! Lunedì successivo il primario mi dice che se continuo a fare progressi così a fine settimana vado a casa! Mi si muove qualcosa dentro, ero sempre stato ottimista ma ero ancora debole, la pelle era ancora emaciata, non completamente rifatta. Le bolle non erano più comparse ma in bocca avevo ancora male. Per i miei è un sogno che si avvera. Quanta paura, preoccupazione, pianti! Eppure sono stati esemplari con me, mai un segno di cedimento alla mia vista! Vi amo, siete tutta la mia vita! Il mercoledì, il sabato e la domenica erano i giorni di visita! Il mio appuntamento col mondo! Arrivavano in decine di persone, amici, parenti, pur sapendo che il reparto di terapia intensiva non concedeva che 3 visite (uno alla volta). Ogni giorno, negli orari di telefonate, il mio telefono interno era sempre occupato. Chiamavano in 15/2o persone… gli infermieri non avevano mai assistito a una cosa del genere. Il calore e l’affetto della gente mi ha aiutato! Poi ho scoperto centinaia di messaggi in bacheca su facebook, su twitter, privati… Grazie, è stata la migliore delle medicine!

Comunque i medici avevano ragione! I bagni nella vasca attrezzata hanno fatto sì che l’ultima pelle venisse via… sotto cresceva bene, come quella “di un culetto di un neonato”. Delicata, sto usando prodotti apposta, machissenefrega in fondo!

Poi mercoledì ho cominciato a camminare di più perchè da un paio di giorni mangiavo qualcosina (brodaglie, non riuscivo ancora a masticare ma faticosamente l’infezione in bocca stava migliorando), ad andare in bagno da solo. Quando stai male non pensi alla dignità… sei assuefatto e non ti curi se ti fanno il bidet o se devi pisciare in un contenitore detto “pappagallo”, perchè non hai la forza per alzarti dal letto. Ora stavo meglio, mercoledì è stato il primo giorno dopo quasi un mese senza febbre… e difatti la notte ho dormito!!! Anche guarendo si prospettavano mesi di ospedale, pazienza, pazienza, quello era il ritornello dei medici! Invece venerdì ho rivisto il primario e la sua equipe… “Vuoi andare a casa oggi o domani? Sei stato un leone, sei guarito e sei bellissimo, meglio di prima!”

Non credevo alle mie orecchie, ho trattenuto le lacrime (ne ho trattenute molte in quel periodo), hanno avvisato la mamma e Mary. Anche la loro vita si era fermata in queste 3 settimane! Sono corse quasi subito!

Mi hanno dimesso il 27 gennaio, ieri il primo controllo ha confermato che il virus è debellato del tutto! L’infezione in bocca guarita, d’altronde da quando sono a casa ho seguito tutte le indicazioni, iniziando gradualmente a mangiare. Non tutto, ma quasi… Ho ripreso da poco a masticare, ho mangiato pasta col ragù, la cioccolata! Avevo perso 10 chili, li sto riprendendo a poco a poco… Faccio tapie roulant, sono arrivato a un’ora di camminata. Il tono muscolare era quasi a zero, ora sto recuperando bene. Devo usare creme, prodotti per lavarmi ecc.. la pelle è delicatissima… Il tempo è tiranno, non posso uscire… sono debilitato, buscarmi un raffreddore o peggio un’influenza sarebbe alquanto deleterio, non potrei assumere farmaci, gli stessi che mi hanno provocato la malattia! STO ANDANDO BENE giorno per giorno! Ricevo visite continuamente, messaggi a decine, tanti attestati di stima! Ho dovuto rinunciare momentaneamente a presentare il mio romanzo a degli studenti ma mi aspettano a primavera, quando mi sarò ristabilito completamente! Starò a riposo precauzionale per circa 2 mesi, un periodo standard dopo una malattia del genere ma sono guarito… sono rasato ma mi sembra di stare bene… se lo dice la mia fidanzata ci credo 🙂

Ho ripreso a scrivere, il direttore del Guerin Sportivo mi aspetta, spero per il prossimo numero di contribuire. Su quello del centenario  ho fatto tempo a esserci, nello speciale 2012 c’è un mio articolo sulla prossima Champions! Ho già intervistato 4 artisti che stimo in questi giorni.. una è già pubblicata, la bravissima Evy Arnesano… non svelo gli altri nomi!

Mi hanno detto i medici di evitare siti sulla malattia! Tutti i miei amici e parenti hanno setacciato il web, persino il mio medico di base.. ma mi hanno sconsigliato di farlo! Devo lasciarmi tutto alle spalle, tornare quello di prima, come sto facendo! E’ vero, potrei raccontare ai malati la mia esperienza… a detta di tutti “prodigiosa”, è raro guarire in circa 20 giorni! Ma ce l’ho fatta! In ogni caso spero che alcune di queste persone possano giungere a questa pagina e trovare conforto! Si può guarire, ma il fisico deve essere sano, forte, giovane. Occorre tanta fortuna, occorre Credere! Io l’ho fatto! Ringrazio Dio, i medici, gli infermieri, i miei familiari stupendi, il mio Amore, gli amici, tutti! Ieri sono tornato in reparto, sono stati felicissimi di vedermi così in forma, uno nemmeno mi ha riconosciuto! Ho salutato la capo sala, gli infermieri in turno, gli inservienti, le cuoche… Mi hanno preso sotto la loro ala, mi hanno accudito, curato benissimo… che splendido reparto a Borgo Trento! E come promesso ho lasciato una copia con dedica del mio romanzo “Verrà il tempo per noi”.

Il mio tempo è tornato, voglio riprendere da qui! Rallentando, gustando ogni momento della mia vita!

Ora basta, non voglio compassione, assolutamente ma dovevo svuotarmi, liberarmi prima di svoltare. Ora l’ho fatto!

Si torna in pista!

A prestissimo amici del web!

Gianni