Un bilancio personale dell’anno che va concludendosi ma soprattutto… Buon 2014 a tutti!

E così anche il mio, il nostro, 2013 va a concludersi. Un anno che, sembra (ma ovviamente, per fortuna, ci sono eccezioni positive) non essere stato particolarmente felice per la maggior parte di noi, degli italiani. Tanti problemi assortiti, e in generale un clima sempre più proteso alla sfiducia.

Io tendenzialmente non sarei così: chi mi conosce nella realtà di tutti i giorni, ma penso pure coloro che più o meno abitualmente mi leggono tra queste pagine del blog, sanno che difficilmente mi lascio abbattere e contagiare dal pessimismo, finanche quello più dilagante.

Venivo da un anno estremamente pesante a livello personale, con un 2012 trascorso all’insegna della scoperta e poi della miracolosa guarigione della sindrome rara di Lyell, una gravissima malattia della pelle, di cui avevo dato ampia testimonianza anche su PELLEeCALAMAIO, proprio per dare in qualche modo aiuto e supporto a chi si trovava nelle mie stesse condizioni.

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Il periodico controllo annuale svolto pochi giorni fa ha confermato i buoni esiti di tutto questo 2013, e cioè che ne sono definitivamente uscito indenne, sebbene la brava dottoressa specialista che mi ha seguito e tuttora mi ha in cura mi abbia ribadito che se non avessi incrociato per la mia strada un dermatologo ci avrei lasciato le penne.

Il 2013 avrebbe dovuto rappresentare – e i presupposti c’erano tutti – l’anno della vera rinascita, della svolta, con tanto di progetti stupendi e concreti. Ho raccontato per bene la mia nuova vicenda legata alla salute, e non sto qui a riscriverla nei particolari. Comunque, purtroppo, non si potrà mai stabilire con esattezza se le due malattie sono correlate direttamente o una avesse spianato la strada all’altra, fatto sta che a maggio sono stato ricoverato dapprima per un problema renale, poi scopertosi – dopo lungo iter diagnostico – derivare in realtà da una rara malattia autoimmune, il LES, o lupus.

Questa, a differenza della Lyell, è una malattia – magari meno invalidante – ma di fatto cronica e pertanto il difficile è semmai trovare la cura adatta, mirata, dosata al punto giusto-

Sto facendo dei bei passi in avanti (dopotutto, sono stato ricoverato in ospedali vari per 4 mesi, ai quali hanno fatto seguito quasi 80 giorni di convalescenza), i valori stanno ben rientrando nei parametri e soprattutto sono seguito da medici specialisti tra i migliori della zona. Hanno approntato una cura più specifica, un po’ per volta, sempre sotto stretto controllo (analisi periodiche, controlli ecc) e quello che mi dicevano è vero.. ci vuole tempo per trovare la terapia “ideale”: ogni corpo reagisce a modo suo, in fondo. Tuttavia, devo far sì che i momenti di ansia e paura non prendano il sopravvento sulle tante cose positive che sto riscontrando. Sto tornando alla mia “normalità”, a una quotidianità fatta di lavoro (ho ripreso, seppur da poco e per il momento in forma un po’ ridimensionata, dopo una batosta simile), progetti e sogni. Sogni che, ben inteso, erano vicinissimi alla realizzazione e che, senza i proclami dell’anno scorso (un po’ di scaramanzia non  guasta…), sono stati – come dire – posticipati. Avrei dovuto essermi già sposato con la mia Mary ma la data stabilita (da moltissimo tempo!) era troppo vicina a quella delle mie dimissioni definitive dall’ospedale, appena una settimana successiva e, francamente e con tanta amarezza, ma pure con sano realismo, non ero proprio in condizioni fisiche per il “grande passo”, per una giornata speciale, di gioia e di amore, quella che attendavamo da così tanto tempo. Purtroppo, quando a luglio, contrassi un’infezione cerebrale dovuta alla stessa cura che stavo seguendo in fase acuta per la comparsa del lupus (insomma, le mie difese immunitarie si erano abbassate troppo, indebolendo il mio organismo), i medici subito mi dissero che la guarigione sarebbe stata possibile (in un primo momento non fu facile nemmeno con le biospie stabilire che tipo di battere avessi contratto) ma comunque molto lunga. Fu necessario addirittura un delicato intervento neuro chirurgico in stereotassi per stabilire cosa avessi: dovettero in pratica prelevare del liquido dal cervello, in soldoni… Tutto è bene quel che finisce bene, alla fine si è individuato il germe attivo e lo si è curato efficacemente. Grandissimi i medici, e grande la Provvidenza, grande, Immenso, l’AMORE delle persone che mi sono state vicine in quei momenti. Per questo, se ho superato tutto questo, non mi farò spaventare ora da qualche normale intoppo sulla terapia, da qualche inevitabile effetto indesiderato. Non sapevo di essere così forte, me lo hanno fatto capire tante persone, a iniziare dagli stessi medici, fino ai compagni di stanza – con alcuni di loro si sono creati dei legami di amicizia (sì, Daniele, Mauro, Sante.. sto parlando di voi e vi ringrazierò sempre!), per finire alle persone che mi amano, che  sono sempre state presenti in quel lungo periodo di incertezza. Grazie! Grazie! Grazie!

Mi vedevano scrivere, buttare giù idee per il romanzo, bozze di articoli per le riviste (sono riuscito a completare due lunghi articoli poi usciti sul Guerin Sportivo in condizioni quasi proibitive, se ci penso!), ho portato avanti il progetto del saggio musicale che con l’anno nuovo vedrà la luce in libreria.. ormai siamo alle fasi conclusive! Riprenderò pure le trasmissioni a yastaradio.com!

Insomma, io non mollo, sono tanto acciaccato, devo controllarmi e seguire la terapia, ma ho 36 anni, il peggio è passato: e come scrivevo nel mio primo romanzo, prendendo proprio spunto dal mio titolo, credo che mai come nel 2014… “Verrà il tempo per noi”, per me e te Mary, visto che ormai non ci fermerà nessuno, e verrà il tempo di riprendere in mano tante belle iniziative, tanti bei discorsi lasciati giocoforza a metà.. verrà il tempo di riprendere una condizione accettabile.. non dico che tornerò a “scalare le mie adorate montagne dell’Alto Adige” ma voglio rimettermi in forma.. anche l’occhio vuole la sua parte e io sono pure vanitoso, eh? Mi sa che lo avevo già scritto da qualche parte 😉

Ora chiudo, augurando davvero di cuore a tutti gli amici più cari, ai tanti che pure in silenzio mi hanno aiutato, supportato e incitato, ai lettori, a chi viene ogni tanto a sbirciare, a chi invece è un affezionato.. insomma, a tutti, che sia un 2014 all’insegna di un ritrovato sorriso, uno sguardo che vada oltre la realtà quotidiana pesante da affrontare. Chiudete gli occhi, esprimete qualche desiderio, prefiggetevi degli obiettivi e tentate in tutti i modi di raggiungerli.. diamoci degli scopi, coloriamo le nostre vite e sapremo controbattere tanta negatività e tanto pessimismo. La mia non vuole essere una facile cifra demagogica, ma davvero, quando si passano momenti difficili, viene più semplice e naturale dare valore a certe cose e capirne la reale importanza.

E così, per una volta.. niente classifiche, niente graduatorie consuete.. niente “i migliori libri, i migliori film, i migliori dischi del 2013” ma un invito a guardare avanti al futuro con rinnovata fiducia.. come faccio io, come voglio fare io…

un abbraccio forte a tutti… ora mi godrò qualche giorno di relax in montagna con la mia morosa e una coppia di cari amici: i primi giorni di “vacanza” dopo tanti mesi, un po’ di stacco fino al 2 gennaio, poi si riparte appunto… 🙂

a presto e… voi che potete… mangiate pure TUTTO quello che volete (ormai è un mio tormentone ma… non appena mi sarò ristabilito del tutto tornerò ai miei cibi preferiti!!!)

Lettera aperta a chi ha sempre creduto in me: un modo per dirvi GRAZIE e chiudere un capitolo doloroso della mia vita e aprirne (o meglio, riprenderne) un altro che si profila fantastico

Ho riflettuto a lungo prima di rendere pubblico questo post, un po’ per pudore, ma – lo ammetto – soprattutto per scaramanzia. Chi mi legge abitualmente sul blog, o chi mi segue con costanza e vicinanza su Facebook, sa che ne ho passate di cotte e di  crude quest’estate per problemi di salute. Problemi che a un certo punto parevano potersi rivelare più gravi del previsto. In ogni caso, senza ripetermi o entrare nei dettagli di questi che sono stati i tre mesi più impegnativi della mia vita, ci tenevo a dare una bella notizia.

io, all'interno del castello di Malcesine, sullo sfondo lo splendido lago di Garda, una delle mete che porto nel cuore

io, all’interno del castello di Malcesine, sullo sfondo lo splendido lago di Garda, una delle mete che porto nel cuore

Finalmente è arrivato l’esito della risonanza magnetica, non dico fosse quella decisiva, ma sicuramente significativa al fine di comprendere meglio se la cura mirata antibatterica a cui ero stato sottoposto stesse davvero debellando questo battere che mi aveva causato un’infezione cerebrale, o meglio un ascesso cerebrale – e per giungere a questa diagnosi purtroppo è stato inevitabile un procedimento delicato, una biopsia  stereotassica per asportare l’ascesso stesso, perché da risonanze semplici e da tac non se ne veniva a capo, pur scongiurando comunque “cose” incurabili-

Giunti a una diagnosi certa, l’equipe medica si è da subito dimostrata risoluta (primo, perché non c’era oggettivamente ulteriore tempo da perdere, poi perché individuato il battere agente li ho visti molto tranquilli nell’affermarmi che esistono cure efficaci e che già una precedente terapia antibatterica ad ampio spettro, generale diciamo così, aveva ben contribuito a sfiammare l’ascesso) e affidabile.

Si parlava comunque di una cura mirata che poteva durare dalle 4 alle 6 settimane. Ammetto di essere migliorato sensibilmente, soprattutto con l’abbassamento di certe dosi di cortisone e altri medicinali (oltre il fatto che tutti  i valori ematici erano buoni e che non ho mai più avuto i sintomi che mi avevano accompagnato durante la fase acuta: mal di testa insopportabile e febbre alta): insomma, i sintomi, per così dire, erano buoni e promettenti.

C’ è sempre stato un senso di ottimismo da parte dei medici  che riuscivano a trasmettermelo nel migliore dei modi, e poi mi sentivo realmente meglio. Tuttavia, ero già stato scottato altre volte durante l’estate, con lettere di dimissioni già in mano, saluti da parte di tutta l’equipe e infermieri e buona vita; poi capitava qualche imprevisto o effetto collaterale, tanto che  la stessa infezione è stata causata da un mio crollo delle difese immunitarie in seguito alla cura che stavo facendo con successo per tenere bloccata, ferma, la malattia autoimmune da cui deriva tutto ciò, nel mio caso, il les o lupus che dir si voglia.

In ogni caso, stamane i medici mi hanno dato la notizia che aspettavo da tempo: l’infezione è sterile, non agisce più, dalla risonanza tecnicamente si vede solo un puntino di minuscole dimensioni, solo perché non si smagnetizza subito nello schermo. Quindi, non ci potevo credere e, difatti, ho voluto conferme delle parole pronunciate. Sì,sono guarito dall’infezione, ora resterò un’altra settimana o qualche giorno ricoverato per ultimare l’iter della cura, ma coi tempi  ci siamo dentro alla grande, soprattutto perché ora che l’infezione non agisce più sull’ organismo, il reumatologo/immunologo potrà finalmente apportare delle modifiche e concentrarsi sulla mia vera malattia cronica, il les. Metaforicamente potrei dire che la “guerra” col nemico è stata vinta, ora avrò una più lunga e duratura battaglia con la malattia cronica ma lì le armi saranno meno affilate. Non lasceremo più che si manifesti in fase acuta, tra controlli periodici, supporto medico e terapia adeguata, eventualmente modificabile in base ai risultati appunto degli esami periodici. Mi è stato detto che può rimanere “dormiente” per mesi o anni, consentendomi una vita il più normale possibile, sempre considerando che so di essere con difese immunitarie davvero basse rispetto alla norma, quindi dovrò necessariamente stare attento ad alcune cose ma lo farò… mentre riguardo il cibo, anche qui i valori  so che torneranno nella norma con l’infezione ormai passata e  di conseguenza potrò finalmente riprendere a mangiare qualcosa di un po’ più “commestibile” o quanto meno gustoso.

Sul lupus (les)  ormai mi ero già pienamente informato nel corso dei primi mesi di degenza (ero stato in un buon reparto di nefrologia in un primo momento a Sanbonifacio), ma è logico che anche tra Borgo Trento  e Borgo Roma, i due poli di Verona, mi hanno dato ulteriore delucidazioni in merito. E’ una malattia che riguarda il malfunzionamento di certi anticorpi negativi che si auto generano nell’organismo, causando danni anche gravi se non presi in tempo. Gli organi colpiti sono i reni, il cuore, il cervello e i polmoni. Nel mio caso aveva gravato dapprima sui reni, la cura stava andando bene ma appunto era “pesante”, essendo il les in fase acuta e questo mi ha causato l’infezione cerebrale che ha davvero scombussolato i piani e stavolta seriamente mi sono preoccupato. Tutti, medici ,infermieri, ma soprattutto la cerchia di amici (sapevo che mi volevate bene, ma è nelle difficoltà che lo si percepisce meglio e voi, anche semplicemente facendomi svagare, ridere, parlare delle nostre cose lo avete dimostrato ancora una volta!) e ovviamente la mia splendida famiglia, la mia ragazza che mi è sempre stata vicina , i suoceri, cognati e cognate (qui veramente fatico a trovare le parole, ho una famiglia splendida e la fortuna di averne conosciuta un’altra altrettanta fantastica, dai grandi valori, quella della mia futura sposa Mary) mi hanno fatto coraggio, elogiandomi più volte per come sono riuscito ad affrontare le fasi più toste del percorso, in pratica senza perdere il mio ottimismo, la mia battuta pronta, il mio sorriso, il mio modo di vedere la vita in pratica, nonostante mi sia resa conto di tante dolorose rinunce necessariamente fatte, anche se per fortuna ho il tempo per recuperare tutto.

Ma ammetto che nei momenti di incertezza, quando passavano le settimane e nonostante biopsie, analisi e risonanze non si capiva che germe o fungo avessi contratto, l’ansia era davvero palpabile e crescente.

Una volta scoperto il germe, l’ascesso,  sono stato trasferito (terzo ospedale estivo, potrei compilare una guida Michelin della sanità pubblica veronese!) in un centro più specializzato e da lì è ripartita speranzosa la mia battaglia.

Ora, di sera, da solo, non voglio passare da un senso di gioia genuino per lasciare spazio alla paura di una nuova ricaduta. Va bene tutto, ma non ci sono proprio i presupposti stavolta, devo stare tranquillo e basta. Sono guarito da sta cazzo di infezione, vaffanculo!!!

E la settimana prossima poserò il mio culo sul divano, mi guarderò le partite su Sky o i miei amati programmi musicali, indosserò abiti decenti, finalmente proverò due paia di scarpe nuove di zecca che mi ero concesso come “regalo”, ma soprattutto tornerò a “respirare” aria buona, ad assaporare quelle piccole cose quotidiane che nella dimensione di piena salute paiono scontate, specie se si ha 36 anni, ma invece ci si rende conto quanto invece siano appunto “vitali” per una buona e felice esistenza. Non devo essere iperattivo e voler fare tutto subito, d’altronde anche un certo Vasco Rossi o una certa Venus Williams, colpiti da betteri  simili al mio, ce ne hanno messo prima di riprendersi del tutto.

Quindi, voglio e devo passare questi ulteriori giorni che mi separano dal recupero della mia “normalità” (poi so che avrò bisogno di un periodo più o meno di convalescenza, soprattutto per riprendermi a livello fisico) all’insegna della fiducia, dell’ottimismo, senza paura che mi succeda qualcosa. D’altronde, ok, so già che per tutta la vita dovrò attenermi a delle precauzioni, ma nemmeno vivere sotto una campana di vetro. Ho così tanti progetti, alcuni stoicamente portati avanti anche da una stanza d’ospedale con pc da una parte e sacche di sangue o flebo nelle braccia (così ho concepito uno dei miei migliori articoli poi pubblicati nella mitica rivista “Il Guerin Sportivo”, così in queste ultime due settimane, senza febbre, mal di testa o altri sintomi, ho avuto un’impennata per quanto riguarda il prosieguo del mio saggio, ben 150 pagine di word in 15 giorni!). Ma c’erano altri grandi progetti che potrò riprendere, la commedia teatrale da portare in scena con i “miei” ragazzi del centro dove lavoro come educatore, la tappa alla Fiera del Salone di Torino, dove quest’anno sarei stato protagonista di una tavola rotonda assieme al mio editore Massimiliano Giordano di Nulla die edizioni e tantissimi colleghi/amici di etichetta. E poi finalmente, slittando di soli pochi mesi, perché il resto è tutto pronto, potrò finalmente convolare a nozze con la mia amata Mary.

Senza contare tutte le cene a cui sono stato invitato da tanti amici… farò tutto, ricambierò nel migliore dei modi il vostro affetto, il vostro commovente calore, la vostra vicinanza, reale o virtuale, perché ho scoperto che anche dal mondo web si possono costruire rapporti importanti e in particolare tre persone mi hanno praticamente scritto tutti i giorni, aiutandomi e non poco, anche perché alcuni avevano vissute situazioni analoghe alle mie. Senza fare torti a nessuno, ci tengo a citare almeno Giuseppe Cagnato, autore Nulla die, ormai amico a tutti gli effetti, Carlo Calabrò, con cui prima al limite passavamo tempo a parlare del Festival di Sanremo o di calcio, e Daniele Parolini, ex compagno di stanza nel primo ricovero di maggio, una persona solare, piena di positività che mi ha concretamente dimostrato come si possa convivere con una malattia cronica, senza farsi condizionare la vita, mantenendo un atteggiamento positivo, oltre che una disciplina comportamentale per quanto riguarda le indicazioni dei medici. Ecco, ora già mi sento in colpa nei confronti degli altri che non ho nominato, cioè amici, colleghi, ex compagni di scuola, artisti, e ovviamente infermieri e medici dai quali sono stato quasi adottato. Grazie a tutti!!!

Ovviamente, la ripresa, il ripristino di tutto questo lo dovrò fare, tenendo buono il mio impulso, devo prima ritornare gradualmente al mio mondo, senza bruciare le tappe, anche perché l’inverno è vicino e il mio fisico dovrà davvero rimettersi in riga. Ma qui rischiamo di tornare nuovamente nelle sabbie mobili della paranoia e non mi pare il caso. Ho già sofferto tanto, e con me le persone che mi vogliono bene, quindi per una volta davvero voglio solo gridare di felicità, ringraziare tutti coloro che hanno pregato per me- L’ho fatto io stesso, tanto e  la preghiera mi ha aiutato molto, lo dico sinceramente, dalle parole di Papa Francesco, alla frequentazione quotidiana nella cappellina dell’ospedale, e non certo per un fatto scaramantico, ma proprio perché in qualche modo lì mi sentivo “protetto” e , se questa guarigione non è stata un vero miracolo, come quello dell’anno scorso dopo la malattia della sindrome di Lyell, poco ci manca!

Vi voglio bene, ma ora con questo post, o meglio letterona gigante con cui vi ho aperto il cuore, voglio davvero averla finita con questo genere di notizie…

Spero che d’ora in poi nel mio blog leggerete nuovamente o esclusivamente delle mie passioni: la musica, il calcio, l’arte, la letteratura.

Mettiamola così, è stata un’esperienza di vita, dura e faticosa, e che mi ha forse fatto capire di possedere più forza d’animo e maggiore forza interiore di quanto potessi immaginare.

Una tappa, ma è ora di riprendersi la vita “vera”.

Un abbraccio!!!

GIANNI GARDON

Ciao Gianpiero

Non avrei mai voluto scrivere un post come questo, ma non riesco a pensare ad altro. Stanotte mi ha lasciato un amico, una persona cara, una persona che ha lasciato un vuoto tremendo in me e in tutte le persone che lo hanno conosciuto.  Non parlo quasi mai di cose così personali e ammetto che non mi era mai successo di piangere a dirotto per una persona con la quale, pur condividendo un bel pezzo di cammino insieme, nel mondo dell’editoria e della scrittura, e pur frequentando piuttosto assiduamente entrambi un sito dedicato a questi  temi, come il Writer’s Dream, non avevo mai conosciuto di persona. Eppure in due anni ho imparato a conoscere, scambiando opinioni e pareri quasi quotidianamente , una persona splendida, forte, anche quando si trovava in corso una battaglia tremenda da affrontare, che nel suo caso si chiamava leucemia. Come lui mi era stato vicino nel momento del bisogno, con incoraggiamenti continui, anch’io – come tantissime persone del forum, visto che lui era per tutti un veterano, un modello – non ho mai fatto mancare il mio supporto morale, sincero per quanto purtroppo inutile, perchè quando c’è di mezzo il destino, qualcosa di più grande di noi, tante parole, seppur belle e sentite, non cambiano mai gli eventi. Jack, come si faceva chiamare nel forum, è stato spesso più forte di noi tutti, incoraggiandoci, facendoci vedere come si affronta la paura, l’ansia, lo sgomento, senza mai perdere di vista le cose vere, gli affetti più profondi, nel suo caso l’amore per la moglie e il piccolo, sempre presenti nei suoi discorsi e sempre vicini a lui.. un nucleo inossidabile, un vero esempio. Ringrazierò sempre Jack per i suoi utili, preziosi e sempre equilibrati consigli, per tutte le cose che mi ha insegnato – più o meno inconsapevolmente, perchè lui trattava tutti benissimo, dai nuovi utenti a quelli con cui ormai aveva instaurato un rapporto di fiducia, un legame più stretto – su questo difficile e complicato mondo editoriale, per le belle parole spese per il mio libro e per la fiducia dimostratami – fu il primissimo, al di fuori della cerchia di amici e familiari, ad acquistare il romanzo, e non lo volle assolutamente in regalo. All’epoca gli feci una bella dedica, ma dovevo ancora conoscerne meglio alcuni lati del carattere. Non riesco a credere che non sia più tra noi e perdonatemi qualche svarione, ma davvero sono sconvolto. Ero convinto che ce l’avrebbe fatta, anche perchè, persino nei momenti più bui, faceva capolino per farci capire che stava meglio, per aggiornarci.

Mi mancherai, Gianpiero, mancherà la tua allegria, la tua ironia, la tua saggezza, il tuo Esempio. E vorrei tanto abbracciare la sua splendida moglie e il piccolo, per dire loro che non saranno mai soli.

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