Alla scoperta delle Nuove Proposte in gara a Sanremo 2015: chi saprà raccogliere il testimone del giovane rapper Rocco Hunt?

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Nell’articolo precedente dedicato ai big in gara a Sanremo quest’anno, avevo solo accennato in modo sbrigativo alla categoria delle Nuove Proposte che solitamente, chi mi conosce lo sa bene, è quella che maggiormente raccoglie il mio interesse, non foss’altro per la curiosità di vedere se qualche nome emergente sia pronto o meno per salire di gradino.

Avevo frettolosamente liquidato a soli due nomi quelli da tenere particolarmente d’occhio ma – come da prassi di queste ultime edizioni – è possibile ascoltare in anteprima i  loro brani in gara (cosa che da nostalgico e abitudinario quale sono, ancora non riesco ad accettare del tutto…) e allora, dopo qualche prova concessa, posso sbilanciarmi con maggior enfasi e dire che tutto sommato la qualità non è male.

Sarà che purtroppo negli ultimi anni sono sempre stati meno coloro che sono riusciti a rimanere ancorati a un pubblico maggiore che non sia quello di nicchia o delle etichette indipendenti (per non dire delle autoproduzioni), sarà che di talenti “persi” per strada purtroppo ne ricordo molti, forse troppi, sarà forse infine che ero stanco di vedere relegate a tardissima notte le loro esibizioni, fatto sta che in vista di questa edizione avevo perso un po’ di fiducia. A differenza del passato, mi pare mancassero poi veri esponenti di una scena cosiddetta “indie” che da sempre ascolto con attenzione, dopo le partecipazioni di gente come The Niro o Zibba, solo per citare casi recentissimi. Però le scelte degli originali Kutso, della sofisticata Amara, dei cantautori in erba Enrico Nigiotti (lontanissimo dai tempi in cui partecipò ad “Amici”) e Giovanni Caccamo, l’uno più giovanile e “fresco”, l’altro più raffinato e “serioso” mi inducono all’ottimismo e mi pare che anche le canzoni di artisti in gara meno noti come la bella Chanty, la giovane Rakele, la più “classica” Serena Brancale e l’inusuale rapper Kaligola, giovanissimo ma dai testi assai profondi e un po’ colti, siano quantomeno ascoltabili e godibili. Insomma, mettiamoci inoltre che, finalmente, avranno la loro giustissima occasione di cantare in un orario accessibile, addirittura tra le 21 e le 22, mi pare abbia affermato il conduttore Conti, beh… allora motivi per seguirli con attenzione ve n’è più di uno. Dopo tutto, la vetrina dell’anno scorso ha fatto benissimo al vincitore Rocco Hunt, che nonostante la concorrenza di agguerritissimi rapper, col suo stile meno sboccato e più eterogeneo nelle atmosfere, cui mischiava all’hip hop un po’ di sano reggae, è riuscito a scalare le classifiche di vendite, dando inizio a quella che potrebbe essere una duratura carriera. In bocca al lupo ai ragazzi quindi, che possano cullare a lungo il loro sogno in musica!

Tempo di Sanremo… via ai pronostici!

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Si sta avvicinando l’edizione sanremese 2015 targata Carlo Conti, l’uomo Rai per eccellenza dell’ultimo decennio, colui che in molti sostenitori di Sanremo attendevano come il conduttore adatto a riportarlo in territori più legati a stilemi classici della musica leggera italiana. Detto fatto: quest’anno si torna a una proposta senz’altro più appetibile per gli ascoltatori medi di musica, piuttosto lontani dall’esperienza biennale del predecessore Fabio Fazio, che aveva invece – anche coraggiosamente – optato per un cast eterogeneo, facendo esibire sul prestigioso palco anche artisti di area alternativa, o comunque poco noti alla massa.

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Mi stupisce quindi, dico la verità, leggere di critiche, commenti inzuppati di sarcasmo, in merito alle scelte dei 20 big che gareggeranno quest’anno. Che vi aspettavate in fondo da lui? Io, lo ammetto, ero ancora più prevenuto nei suoi confronti, al punto da essere quasi certo che avrebbe portato sul palco molti dei concorrenti della sua ultima trasmissione “Tale e Quale Show”, di notevole successo, nella quale avevano sfilato tanti nomi dello spettacolo italiano, tra cui diversi cantanti in cerca di rilancio e popolarità. Invece nella lista definitiva dei campioni in gara non compaiono i nomi dei vari Valerio Scanu, Attilio Fontana, Matteo Becucci o la rediviva Silvia Salemi, che fecero un figurone durante il programma.

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Al loro posto però Conti, che ha portato il numero dei partecipanti a 20, ha puntato su nomi piuttosto noti e popolari, non cadendo nel pericolo nostalgia, vintage, tanto che i “vecchi” sono in fondo artisti ancora piuttosto sulla cresta dell’onda, discograficamente parlando.

Io lo seguirò come sempre, anche se mi immagino un certo livello “piatto” dei brani in gara, pochissima innovazione e tante canzoni dal sapore pop, melodico, quando invece nei due anni di Fazio mi ero ritrovato a supportare da vero fan alcuni interpreti sui generis della musica italiana, poco consoni a questi contesti, come Riccardo Sinigallia, i Perturbazione, The Niro, Frankie Hi Nrg o Zibba.

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Quest’anno troverò comunque i miei motivi di interesse, anche se fra i giovani conosco in pratica solo l’ex concorrente di Amici Enrico Nigiotti, che fu protagonista del programma in un’epoca precedente all’ingresso poderoso delle case discografiche dentro quegli studi (con conseguenti enormi successi dei vari Marco Carta, Alessandra Amoroso o Emma Marrone) e gli originali Kutso (chissà se pronunceranno in modo esatto il loro nome!) che sin da ora saranno i miei favoriti. Gli altri a mio avviso sono sin troppo “conservatori”, vedo come poco probabile il fatto che possano emergere.

Passando in rassegna invece i Big, o Campioni, vediamo più nel dettaglio i miei pronostici, non avendo conosciuto in anteprima i loro pezzi, e basandomi quindi su sensazioni e proiezioni.

Innanzitutto è notevole il numero delle interpreti femminili, quasi tutti di ultimissima generazione, eccezion fatta per  Lara Fabian, invero nettamente più famosa in Francia, e la grintosa Irene Grandi, sorta di “madrina” delle varie Emma o Noemi (a proposito, la popolare bionda cantante lanciata da Amici, tanto per cambiare, comporrà l’insolita coppia di vallette con l’altra cantante Arisa). Non che la Grandi sia vecchia, ha appena compiuto 45 anni ma di fatto può già vantare un’esperienza ventennale, anche se dal Festival manca dal 2010, quando portò un brano scritto per lei da Bianconi dei Baustelle, lo stesso che la rilanciò anni prima, cedendole la frizzante “Bruci la città”.

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Detto ciò, mi intrigano maggiormente i nomi nuovi, o comunque quelle cantanti che da un lustro circa, chi più, chi meno, stanno facendo parlare di sé con buoni risultati e che ora sono qui per la consacrazione definitiva (un po’ come successo ad Arisa che vinse qui proprio 12 mesi fa).

Personalmente potrei avventurarmi in un pronostico positivo, vedendole pronte a puntare al grande botto, nei confronti di Nina Zilli e Malika Ayane, entrambe con solide credenziali, sia in ambito mainstream che commerciale. Ma in gara figurano pure la rossa Annalisa Scarrone, ex Amici, che già un paio d’anni fa fece bella figura con un brano un po’ in stile anni ’50. Il salto per lei non è arrivato, nonostante possa contare ancora su un numero notevole di agguerrite fans, che la sostengono attivamente sui social network. Anche la discussa Anna Tatangelo, a dispetto della ancor giovane età (andrà per i 28) una veterana di Sanremo, conta di coinvolgere un cospicuo pubblico, portando un brano scrittole dal prezzemolino Kekko dei Modà, lo stesso che l’estate scorsa le confezionò l’agghiacciante “Muchacha”.  Si rivede pure, a distanza di un biennio, l’altra fuoriuscita da un talent di successo, in questo caso X Factor, Chiara Galiazzo che cerca di ritrovare una credibile dimensione discografica dopo molto tempo trascorso a prestare la sua voce a un noto spot pubblicitario. Meno entusiasmante, a mio avviso, la partecipazione della perennemente emergente Bianca Atzei che, dopo collaborazioni e duetti vari, mandati a memoria dai boss di Rtl e Radio Italia, si gioca una carta davvero impegnativa. Non le manca di certo una bella voce graffiante, seppur poco originale, ma non so se basterà.

Restando in tema talent, è impossibile non pronosticare come seri candidati alla vittoria finale i Dear Jack lanciati da Maria De Filippi, che, pur essendo giunti secondi dietro a Debora Iurato, hanno poi dominato a lungo le classifiche di vendite, non solo quelle di Itunes, diventando dei veri idoli, soprattutto per le ragazzine. Anche Moreno, che trionfò in trasmissione due anni fa e l’anno scorso fece il bis da “coach” guidando alla vittoria la squadra dei “Bianchi”, ha buone e concrete possibilità di sbaragliare la concorrenza, considerando pure che il suo genere di riferimento, il rap, sta andando per la maggiore nel desolante panorama musicale italiano. Meno chance credo le abbia il “nuovissimo” Lorenzo Fragola, appena passato dalla vittoria a X Factor a un palco così importante come quello rivierasco. Tra l’altro il suo primo inedito, un grazioso brano pop interamente scritto da lui, è per giunta in inglese, quindi pare un po’ un azzardo vederlo a Sanremo ma tant’è…

il giovanissimo trio Il Volo, il nome su cui puntare per la vittoria di Sanremo

il giovanissimo trio Il Volo, il nome su cui puntare per la vittoria di Sanremo

Sempre da un talent provengono pure gli ex bambini, appena appena cresciuti, lanciati nel programma di Antonella Clerici “Ti lascio una canzone” (di recente sospeso). I tre ragazzini de Il Volo hanno letteralmente spiccato il volo – perdonatemi il banale ma inevitabile gioco di parole –  non solo vendendo dischi in serie in Italia, ma pure divenendo dei fenomeni OltreOceano, andando a scaldare i cuori, con le loro possenti voci, del pubblico americano, rinverdendo e rinnovando i fasti di Andrea Bocelli. Considerando che la loro proposta sarà quanto meno “classica” e di ampio respiro, va a loro il mio pronostico principale come vincitori della kermesse, convinto che potranno davvero sorprendere raccogliendo consenso popolare e di critica (oltre che vagonate di televoti, visto il loro recente passato televisivo).

Scorrendo la lista dei rimanenti partecipanti, noto come Nesli finalmente, dopo averci provato più volte e avendo dichiarato in tv tutta la sua amarezza per le varie esclusioni, sia inserito in cartellone. Poi, per carità, mi mancano proprio gli elementi razionali per comprendere come possa piacere uno come lui, che reputo sostanzialmente né carne, né pesce, laddove da anni ormai (tolta una esigua presenza come corista e collaboratore del più trasgressivo fratello Fabri Fibra) propone canzoni di stampo melodico che vorrebbero correlarsi al mondo hip hop e dance ma spesso, dal mio punto di vista, con risultati alquanto imbarazzanti.

 

download (3)Infine i veterani, gente che ha conosciuto il loro apice soprattutto negli anni ’80 e ’90. Come Raf ad sempio, che manca da questo palco da tempo immemore, da quando propose la suggestiva “Oggi un Dio non ho”. Talento purissimo della musica leggera italiana, negli anni ha sempre navigato sul versante pop di qualità, passando con disinvoltura dalla lingua inglese (ai tempi della dance made in Italy, di cui la sua “Self Control” divenne sorta di manifesto) a quella italiana, con tantissime hit mandate a memoria. Inutile dire che mi aspetto da lui un buon brano, senz’altro raffinato e ben prodotto. Anche Alex Britti manca da queste parti da quasi un decennio ma il suo score sanremese è di tutto rispetto e, bene o male, ad ogni nuova uscita discografica riesce sempre a incontrare i gusti del pubblico, nonostante sia maturato nel tempo dal punto di vista della proposta musicale. Mi stuzzicano meno la fantasia altri due ritorni “eccellenti”, quelli di Marco Masini e di Nek. Il primo tuttavia, alla prova sanremese raramente stecca – anche se il suo nome, almeno presso il grande pubblico da anni sembra caduto nell’oblio – e il secondo ha comunque uno zoccolo duro di fans, consolidato nel tempo.

download (2)Tiferò invece per Gianluca Grignani, non ho problemi ad ammetterlo, il quale ben poche volte nel corso della sua ventennale carriera (solo artisticamente parlando, la vita privata è un’altra storia) ha steccato e che meriterebbe magari una bella affermazione a Sanremo, dopo tanti tentativi che, a livello di piazzamenti, non gli hanno regalato chissà quali soddisfazioni.

Termino la mia veloce disamina con due improbabili coppie che, sicuramente per motivi che mi sfuggono, si trovano ad aver “rubato” il posto a qualche altro cantante o musicista, diciamo “vero”. Già, perché considerare tali Biggio & Mandelli, alias “I Soliti Idioti” pare un’eresia e la vedo più come un recupero di certe performance, già presenti in edizioni lontane, che esulavano un po’ dal contesto (i casi di musica demenziale, o di Marisa Laurito, Gigi Sabani, Francesco Salvi) per variare un po’ la proposta, se non altro alleggerendone i toni. Potrebbe rivelarsi invece più plausibile il duetto tra Grazia Di Michele, al ritorno al Festival dopo più di 20 anni, quando giunse addirittura terza assieme alla raffinata Rossana Casale e da tanti anni ormai conosciuta soprattutto come rigidissima docente di canto ad Amici e Mauro Coruzzi, ai più noto/a come Platinette. Sì, proprio così, e pare evidente come i due si siano conosciuti proprio nella celebre trasmissione della De Filippi, quando Coruzzi si trovava spesso nelle parti dell’esperto in giuria, o tra gli opinionisti.

Insomma, l’edizione appare assortita, nella ricerca di incontrare favorevolmente il gusto del pubblico più generalista, ma diciamolo pure, senza troppe pretese dal punto di vista prettamente artistico. Speriamo per lo meno che le canzoni siano valide, chè poi è quello che in sostanza conta veramente (o almeno così dovrebbe essere!)

 

Considerazioni definitive sui talent show musicali

Ieri, intervenendo sulla bacheca di un amico di facebook (che è un musicista professionista) ho cercato di dare, sinteticamente – più o meno – il mio punto di vista sui talent e sulla loro valenza allo stato attuale. Se ne parla, discute e scrive da tempo, infatti, mi chiedo io per prima se in effetti una valenza artistica questi programmi l’abbiano in fondo mai avuta.
Non mi riferisco in particolare a uno soltanto di questi, anche se è indubbio che X Factor e Amici siano quelli più influenti, almeno se andiamo a guardare le classifiche di vendite. Non sto seguendo X Factor quest’anno (non solo perché Fedez mi stia sulle palle), diciamo che l’ho seguito a singhiozzo nelle prime stagioni, anche perché era quasi impossibile ignorarne l’esistenza. Discorso diverso dal programma della De Filippi che, da quasi “laboratorio”, scuola, si è trasformato in un business incredibile, laddove nei primi anni, le case discografiche non solo non degnavano di uno sguardo quei cantanti in erba, ma spesso e volentieri li sbertucciavano pure.
Il problema a mio avviso di questi programmi è che si punta oltremodo sulla spettacolarità, sugli effetti, e si costruiscono come mai successo in passato, almeno in Italia, solo fenomeni in vitreo, a tavolino. In tanti anni mai che sia uscito un talento fuori dal comune, e anche laddove ve ne fosse presenza, ecco che subito intervengono dai piani alti per omologare la proposta. Fatta rara eccezione per alcune voci che si sono elevate e distinte negli anni, ormai anche in quel campo, in quello della mera esecuzione – magari pregevole, non dico di no – si fatica realmente a comprendere e riconoscere chi stia cantando cosa. Tutte voci simili, tutti interpreti pronti a invadere, per periodi sempre più effimeri, le charts, facendo leva sulla notevole e scontata popolarità televisiva. Ricordo il primo Mengoni, giovanissimo e indubbiamente dotato vocalmente. Diceva fra gli altri di ispirarsi all’immenso Jeff Buckley. In effetti, la sua estensione è sopra la media, eppure, tolti i primi anni di carriera, dove si divertiva a voler emulare il padrino Morgan, suo primo scopritore, ben presto ha ceduto il passo alla musica leggera più banale e foriera di intensità, di emozioni vere. Ha vinto un Sanremo, certo, ma i meriti artistici mi sento di dividerli almeno con quel gran talento di Roberto Casalino, cantautore purtroppo misconosciuto ma soprattutto prolifico autore conto terzi. Solo Moreno (deo gratias! è un rapper…) e i Dear Jack, di recente, entrambi provenienti dalla scuola di Amici sembra che abbiano avuto carta bianca all’uscita del disco. Mi riferisco se non altro nell’essere loro riusciti a inserire nei loro debut album delle tracce scritte di sana pianta in prima persona.

Poi anche lì è subentrata la grande macchina promozionale, con il rischio che, meriti artistici discutibili o meno, ben presto possano finire anch’essi stritolati e lasciati in penombra una volta che subentreranno nuovi teen idols locali. Ormai non mi fanno pi né caldo né freddo tutte quelle esecuzione perfettine, mai sopra le righe, che miriadi di cantanti ci propinano da più parti, che sia l’insipido The Voice, l’abominevole Italia’s got talent, il suo alter ego (ma peggio ancora) Tu si que vales!. E pure i programmi per i baby cantanti, Io Canto e Ti lascio una canzone stanno segnando il passo. Insomma, avrei voglia di sentire pezzi nuovi, non le solite cover, sempre quelle, sempre tutte uguali. Che palle! Va beh, cantate bene, ma allora andate nei bar karaoke, la musica credo dovrebbe essere qualcosa che ti nasce dal profondo. Spesso, scrivendo anche di musica, mi ritrovo ad ascoltarne di vario genere. Direi, e non scopro certo l’acqua calda, che c’è un universo intero semi nascosto di piccole produzioni, di autopubblicazioni, di tante band giovani e meno giovani che stanno sgomitando e non poco per emergere, per uscire a galla. Non tutto è eccelso, per carità, anzi, esistono i cloni dei cloni dei cloni anche nella musica indie, ma almeno il sudore versato non è solo quello delle interminabili file nei casting.

Un bilancio personale dell’anno che va concludendosi ma soprattutto… Buon 2014 a tutti!

E così anche il mio, il nostro, 2013 va a concludersi. Un anno che, sembra (ma ovviamente, per fortuna, ci sono eccezioni positive) non essere stato particolarmente felice per la maggior parte di noi, degli italiani. Tanti problemi assortiti, e in generale un clima sempre più proteso alla sfiducia.

Io tendenzialmente non sarei così: chi mi conosce nella realtà di tutti i giorni, ma penso pure coloro che più o meno abitualmente mi leggono tra queste pagine del blog, sanno che difficilmente mi lascio abbattere e contagiare dal pessimismo, finanche quello più dilagante.

Venivo da un anno estremamente pesante a livello personale, con un 2012 trascorso all’insegna della scoperta e poi della miracolosa guarigione della sindrome rara di Lyell, una gravissima malattia della pelle, di cui avevo dato ampia testimonianza anche su PELLEeCALAMAIO, proprio per dare in qualche modo aiuto e supporto a chi si trovava nelle mie stesse condizioni.

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Il periodico controllo annuale svolto pochi giorni fa ha confermato i buoni esiti di tutto questo 2013, e cioè che ne sono definitivamente uscito indenne, sebbene la brava dottoressa specialista che mi ha seguito e tuttora mi ha in cura mi abbia ribadito che se non avessi incrociato per la mia strada un dermatologo ci avrei lasciato le penne.

Il 2013 avrebbe dovuto rappresentare – e i presupposti c’erano tutti – l’anno della vera rinascita, della svolta, con tanto di progetti stupendi e concreti. Ho raccontato per bene la mia nuova vicenda legata alla salute, e non sto qui a riscriverla nei particolari. Comunque, purtroppo, non si potrà mai stabilire con esattezza se le due malattie sono correlate direttamente o una avesse spianato la strada all’altra, fatto sta che a maggio sono stato ricoverato dapprima per un problema renale, poi scopertosi – dopo lungo iter diagnostico – derivare in realtà da una rara malattia autoimmune, il LES, o lupus.

Questa, a differenza della Lyell, è una malattia – magari meno invalidante – ma di fatto cronica e pertanto il difficile è semmai trovare la cura adatta, mirata, dosata al punto giusto-

Sto facendo dei bei passi in avanti (dopotutto, sono stato ricoverato in ospedali vari per 4 mesi, ai quali hanno fatto seguito quasi 80 giorni di convalescenza), i valori stanno ben rientrando nei parametri e soprattutto sono seguito da medici specialisti tra i migliori della zona. Hanno approntato una cura più specifica, un po’ per volta, sempre sotto stretto controllo (analisi periodiche, controlli ecc) e quello che mi dicevano è vero.. ci vuole tempo per trovare la terapia “ideale”: ogni corpo reagisce a modo suo, in fondo. Tuttavia, devo far sì che i momenti di ansia e paura non prendano il sopravvento sulle tante cose positive che sto riscontrando. Sto tornando alla mia “normalità”, a una quotidianità fatta di lavoro (ho ripreso, seppur da poco e per il momento in forma un po’ ridimensionata, dopo una batosta simile), progetti e sogni. Sogni che, ben inteso, erano vicinissimi alla realizzazione e che, senza i proclami dell’anno scorso (un po’ di scaramanzia non  guasta…), sono stati – come dire – posticipati. Avrei dovuto essermi già sposato con la mia Mary ma la data stabilita (da moltissimo tempo!) era troppo vicina a quella delle mie dimissioni definitive dall’ospedale, appena una settimana successiva e, francamente e con tanta amarezza, ma pure con sano realismo, non ero proprio in condizioni fisiche per il “grande passo”, per una giornata speciale, di gioia e di amore, quella che attendavamo da così tanto tempo. Purtroppo, quando a luglio, contrassi un’infezione cerebrale dovuta alla stessa cura che stavo seguendo in fase acuta per la comparsa del lupus (insomma, le mie difese immunitarie si erano abbassate troppo, indebolendo il mio organismo), i medici subito mi dissero che la guarigione sarebbe stata possibile (in un primo momento non fu facile nemmeno con le biospie stabilire che tipo di battere avessi contratto) ma comunque molto lunga. Fu necessario addirittura un delicato intervento neuro chirurgico in stereotassi per stabilire cosa avessi: dovettero in pratica prelevare del liquido dal cervello, in soldoni… Tutto è bene quel che finisce bene, alla fine si è individuato il germe attivo e lo si è curato efficacemente. Grandissimi i medici, e grande la Provvidenza, grande, Immenso, l’AMORE delle persone che mi sono state vicine in quei momenti. Per questo, se ho superato tutto questo, non mi farò spaventare ora da qualche normale intoppo sulla terapia, da qualche inevitabile effetto indesiderato. Non sapevo di essere così forte, me lo hanno fatto capire tante persone, a iniziare dagli stessi medici, fino ai compagni di stanza – con alcuni di loro si sono creati dei legami di amicizia (sì, Daniele, Mauro, Sante.. sto parlando di voi e vi ringrazierò sempre!), per finire alle persone che mi amano, che  sono sempre state presenti in quel lungo periodo di incertezza. Grazie! Grazie! Grazie!

Mi vedevano scrivere, buttare giù idee per il romanzo, bozze di articoli per le riviste (sono riuscito a completare due lunghi articoli poi usciti sul Guerin Sportivo in condizioni quasi proibitive, se ci penso!), ho portato avanti il progetto del saggio musicale che con l’anno nuovo vedrà la luce in libreria.. ormai siamo alle fasi conclusive! Riprenderò pure le trasmissioni a yastaradio.com!

Insomma, io non mollo, sono tanto acciaccato, devo controllarmi e seguire la terapia, ma ho 36 anni, il peggio è passato: e come scrivevo nel mio primo romanzo, prendendo proprio spunto dal mio titolo, credo che mai come nel 2014… “Verrà il tempo per noi”, per me e te Mary, visto che ormai non ci fermerà nessuno, e verrà il tempo di riprendere in mano tante belle iniziative, tanti bei discorsi lasciati giocoforza a metà.. verrà il tempo di riprendere una condizione accettabile.. non dico che tornerò a “scalare le mie adorate montagne dell’Alto Adige” ma voglio rimettermi in forma.. anche l’occhio vuole la sua parte e io sono pure vanitoso, eh? Mi sa che lo avevo già scritto da qualche parte 😉

Ora chiudo, augurando davvero di cuore a tutti gli amici più cari, ai tanti che pure in silenzio mi hanno aiutato, supportato e incitato, ai lettori, a chi viene ogni tanto a sbirciare, a chi invece è un affezionato.. insomma, a tutti, che sia un 2014 all’insegna di un ritrovato sorriso, uno sguardo che vada oltre la realtà quotidiana pesante da affrontare. Chiudete gli occhi, esprimete qualche desiderio, prefiggetevi degli obiettivi e tentate in tutti i modi di raggiungerli.. diamoci degli scopi, coloriamo le nostre vite e sapremo controbattere tanta negatività e tanto pessimismo. La mia non vuole essere una facile cifra demagogica, ma davvero, quando si passano momenti difficili, viene più semplice e naturale dare valore a certe cose e capirne la reale importanza.

E così, per una volta.. niente classifiche, niente graduatorie consuete.. niente “i migliori libri, i migliori film, i migliori dischi del 2013” ma un invito a guardare avanti al futuro con rinnovata fiducia.. come faccio io, come voglio fare io…

un abbraccio forte a tutti… ora mi godrò qualche giorno di relax in montagna con la mia morosa e una coppia di cari amici: i primi giorni di “vacanza” dopo tanti mesi, un po’ di stacco fino al 2 gennaio, poi si riparte appunto… 🙂

a presto e… voi che potete… mangiate pure TUTTO quello che volete (ormai è un mio tormentone ma… non appena mi sarò ristabilito del tutto tornerò ai miei cibi preferiti!!!)

Il cast di SANREMO GIOVANI 2014

Nel giorno in cui sono stati resi noti i nomi dei prossimi big che accederanno alla rassegna finale del Festival di Sanremo, facciamo un passo indietro e torniamo alla selezione delle nuove proposte che a noi, di PELLEeCALAMAIO, interessa sempre particolarmente. Detta di una passata edizione che ha visto dominare l’ex Aram Quartet Antonio Maggio, poi confermatosi anche nelle vendite con il suo bell’album di esordio e ben figurare il talentuoso Renzo Rubino, anche quest’anno ai nastri di partenza si profilava una bella battaglia, come si è notato dalla lista dei 60 nomi arrivati in semifinale. Tra gente nota e meno nota, cantanti provenienti dai talent (come Antonella Lo Coco di X Factor o Edwyn e il tenore Matteo Macchioni di Amici), artisti di area underground come Il Pan del Diavolo o di matrice indie rock come i giovani Caponord o i Nonostanteclizia, interpreti più pop come Levante o al contrario più sofisticati come Jacopo Ratini – peraltro già presente a Sanremo Giovani 2010 – e  Edipo, e figli d’arte come Alberto Bertoli, alla fine della fiera ne sono rimasti solo 8, di cui due provenienti da AREA SANREMO (Bianca e Vadim).

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I loro nomi sono certo interessanti ed eterogenei nel contesto di un Festival che, come l’anno scorso, sembra prediligere una certa “qualità” della proposta, indipendentemente dal genere più o meno “sanremese” che possa rappresentare.

Ecco quindi gli attesi The Niro e Zibba & Almalibre, entrambi da tempo nelle grazie di certa critica e, a detta di chi scrive, autentici talenti della scena musicale italiana. Il primo, al secolo Davide Combusti, ha iniziato cantando in inglese proprie composizioni, in parte legate a un immaginario lirico strettamente collegato a quello di grandi cantautori come Jeff Buckley, di cui prodigiosamente è in grado di accostarsi vocalmente, per poi passare alla lingua madre. In passato, ai tempi del suo splendido esordio, era stata lanciato all’estero dalla sua etichetta, la Universal, decisa a sfruttarne l’enorme potenziale. I secondi, ensemble composito con sede a Genova, sono già pienamente affermati in contesti autoriali come quelli legati alla rassegna del Club Tenco, dove nel 2012 vinsero il premio più prestigioso con la targa per il miglior album in assoluto dell’anno con “Il passo silenzioso della neve”, seppur ex equo con “Padania” degli Afterhours. Giustissimo riconoscimento per un gruppo che fonda tante anime: dal jazz, alla canzone d’autore, dal roots al rock, alla tradizione italiana. A Sanremo partono dal basso ma a mio avviso potrebbero ripercorrere le orme di Raphael Gualazzi, ampliando cioè il loro pubblico arrivando a colpire anche chi ha gusti meno sofisticati.

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Tra le nuove proposte anche gli interessanti Diodato, autori di una raffinata proposta rock, il rapper napoletano Rocco Hunt, rappresentante di un genere tra i più in voga in Italia, specie tra i giovanissimi, Veronica De Simone, già nota a molti per la sua partecipazione alla prima edizione di “The Voice” e Filippo Graziani, figlio del compianto Ivan e, come il padre, valente cantautore sui generis, anche se dovrà combattere col pregiudizio di essere “figlio di”.

Motivi di interesse ce ne stanno parecchi insomma, anche se a completamento del post mi piace ricordare alcuni artisti passati di qui negli ultimi anni che non hanno avuto molta fortuna ma che secondo me meritavano maggior successo e attenzione.

Vi lascio i loro video.. ce ne sarebbero tanti ma non voglio lasciare troppo spazio alla nostalgia 🙂

BUON FESTIVAL A TUTTI, in attesa di un articolo sul cast dei BIG nei prossimi giorni!

Marco Baroni “L’immagine che ho di te”

Stefano Centomo “Bivio”

Marco Guazzone “Guasto”

Music Summer Festival 2 puntata. Nuova chance.. ora basta! Il programma non ha nè capo, nè coda

Dopo le mie “bastonate” in seguito alla prima puntata del Music Summer Festival (https://giannivillegas.wordpress.com/2013/07/05/music-summer-festival-altro-che-festivalbar/)

ho voluto dare un’ulteriore chance alla rassegna canora, molto amplificata da certa stampa generalista. In fondo la musica in tv mi piace ancora ascoltarla e “vederla” e poi solitamente l’esordio è sempre un rodaggio.

Greta Manuzi, seconda classificata ad Amici dietro al rapper Moreno, dopo aver debuttato bene in classifica dei dischi più venduti, si candida inesorabilmente a far man bassa anche qui. La sua vittoria pare sin troppo scontata

Greta Manuzi, seconda classificata ad Amici dietro al rapper Moreno, dopo aver debuttato bene in classifica dei dischi più venduti, si candida inesorabilmente a far man bassa anche qui. La sua vittoria pare sin troppo scontata

Niente da fare: non mi piace. Al di là che non ero proprio in forma ieri sera, anche se uno sforzo l’avrei fatto per uno spettacolo decente.

Ammetto di aver resistito fino alle 22,30 e tanto mi è bastato (come la settimana precedente) per capire chi avrebbe vinto la gara dei giovani. Meno eclatante forse il successo di Clementino, mentre ieri era evidente che la grintosa “amica” Greta Manuzi, seconda nel famoso talent solo al “fenomeno” Moreno, avrebbe vinto. Numerosissimi fan, una popolarità cento volte superiore a quella dei “rivali” in competizione, un brano orecchiabile a lei affine, ma assolutamente impersonale (l’avesse cantato Emma o una qualsiasi fuoriuscita dai talent non lo avrebbe notato nessuno). Prima di allora, una lagna, con i presentatori davvero inadeguati (un appello: mettete un Pinco Pallino qualsiasi al posto di Annichiarico e avrete una resa senz’altro migliore!), palinsesto mal studiato,mal scritto, mal guidato… in pratica, una vetrina pleonastica per i soliti big, abili a promuovere album già decollati nelle vendite e a esibirsi quasi tutti in play back, oltre a sentirsi le “leccatine” palesi quanto scontate dei conduttori. Una gara dei giovani di cui pare francamente fregare poco a tutti, e brani comunque davvero poco interessanti… Inconsistente, improbabile a dir poco Alessandro Casillo. Brano dimenticabile al primo ascolto, lui a disagio e ancora meno interessante. Capisco la scelta di Fazio, anche contro il vecchio regolamento, di non inserirlo quest’anno nella lista dei big a Sanremo. A un età in fase evolutiva come la sua, pare ancora più spaesato. Un conto era vederlo su Io canto in un contesto adatto, a Sanremo Giovani tutto sommato portò un brano sbarazzino e aveva indubbiamente dalla sua l’onda d’urto della recente vittoria al seguitissimo programma di Gerry Scotti. Ora invece non è nè carne, nè pesce e questa problematica dell’età di mezzo colpisce in tutti i settori artistici, a partire dal cinema. Dovrebbe “attendere” un po’ prima di infilarsi in tematiche adulte in modo credibile. Il nuovo loook paradossalmente non lo ha agevolato neppure tanto, sembrava ancora più bambino. Meglio il Luis Miguel d’annata, ma a questo punto anche i Gazosa, almeno si scrivevano e arrangiavano i pezzi da soli. Ieri ho visto un Coez veramente ridicolo, non è il suo contesto e meglio torni sui suoi passi, prima di diventare un fenomeno discutibile come Fedez o Gue Pequeno che, smesso per il momento i panni del duro (almeno finchè non arriverà al primo posto in classifica e ospite fisso in programmi per casalinghe) ha presentato un pezzo davvero debole, “commerciale” dai, diciamolo, nel senso più bieco del termine. E pensare che i Dogo, di cui possiedo tutti i primi dischi erano davvero alternativi e contro un certo “sistema”. Comunque, al di là di queste dissertazioni soggettive, direi che la trasmissione non prende e che bisogna arrendersi all’evidenza: in tv ormai funzionano solo i talent. Nulla di male, per carità, se si produce buona musica, ma un’alternativa deve esserci, “l’altro”, il sommerso non può disperdersi tutto nel magma della rete.

Tra l’altro partirà a breve un altro flop, stavolta però praticamente annunciato. Castrocaro, su rai due, in prima serata. In teoria i tentativi non mancano ma ricordo che l’anno scorso gli ascolti furono imbarazzanti e di fatto non uscì, non dico “emerse” o tanto meno “sfondò” nessun cantante o gruppo!

Sanremo 2013: finalmente il cast ufficiale dei Big in gara. Fazio ha mantenuto le promesse, si preannuncia un buon Festival

Chi mi segue da tempo o solitamente mi legge qui, ormai ha capito che mi piace ascoltare, parlare e discutere spesso e volentieri di musica “alternativa” nella più ampia accezione del termine, senza scomodare per forza di cose il cosiddetto genere “indie” che poi, a dirla tutta, è stato erroneamente codificato come tale, visto che dovrebbe far accomunare gli artisti più che altro per istanze attitudinali più che musicali in senso stretto.

fazio

Però, c’è un però… e si chiama “Festival di Sanremo”! Sì, perchè nonostante tutto, ascolto il Festival da sempre, da quando ero bambino e volente o nolente ha rappresentato un punto fermo nella mia crescita, anche se mi piace discuterne in senso critico, nel limite del possibile, evitando di farmi travolgere dalle cose che c’entrano ben poco con la performance, il che è ogni anno più difficile, visto che l’attenzione sembra spostarsi sempre più su farfalle tatuate e celentanismi.

Mi fidavo di Fazio e del suo entourage, memore delle sue precedenti edizioni, quando seppe raccogliere alcuni tra i migliori esponenti della scena italiana, per qualità della proposta.

Tra gli esclusi non rimpiango di certo le moltitudini di artistucoli usciti dai talent negli anni – anche se mi spiace sempre generalizzare e, insomma, occorre fare delle distinzioni tra una Giusy Ferreri, una Noemi e un, per dire, Valerio Scanu o Tony Maiello, con tutto il rispetto; dicevo, nessun rimpianto per costoro, un po’ invece lo riservo per quel talento vocale assoluto che risponde al nome di Mario Biondi, attualmente in heavy rotation col duetto con i Pooh.

Oggi è uscito l’elenco ufficiale dei Big per il 2013 e allora rompiamo gli indugi e analizziamo la lista. Solitamente cerco di rimanere obiettivo, o dare una connotazione giornalistica al tutto ma concedetemi, a mente calda, dei giudizi che possono esulare da criteri di oggettività. Forse perchè appunto lo guardavo già insieme a mia nonna, forse perchè a 8 anni tifavo per Luis Miguel, forse perchè ci sono passati mostri sacri della musica tout court, specie nel decennio dei sessanta, forse perchè nei 90 sono emersi autentici puledri di razza (la Consoli, Giorgia, la Pausini, il Grigna ecc), forse perchè alla fine rappresenta uno spaccato dei cambiamenti di costume della nostra società tutta, forse perchè sono arrivati ultimi Vasco, Zucchero e i Negrita, a testimonianza di quanto la giuria sia “aperta”, forse semplicemente perchè Sanremo è Sanremo, come dice il ritornello di una sigla rimasta nel cuore, questo post sarà scritto più “di pancia” che altro, ma va bene così…

– RAPHAEL GUALAZZI felicissimo per il suo ritorno, a due anni dalla meritatissima (e scontata) vittoria in un’edizione Giovani in tono minore. Dopo aver consumato di ascolti il suo album “Reality and Fantasy” mi aspetto un forte contributo di raffinatezza da parte sua

– ALMAMEGRETTA beh, che dire??? Li ho amati alla grande negli anni ’90 quando, guidati dalla splendida e calda voce di Raiz, si issarono in cima alle classifiche generaliste mischiando tradizioni folk e moderno elettronico trip hop. Ritornano e destano curiosità, specie per il fatto che sono il classico gruppo “anti-Sanremese”, nonostante proprio Raiz abbia tentato, con scarsa fortuna, di cimentarsi nelle vesti insolite di cantore italico dalle atmosfere leggere.

– ELIO E LE STORIE TESE nome garanzia, confidando sul fatto che Elio abbandoni le velleità di conduttore/vocal coach/trainer per tornare al suo ruolo principale nel migliore dei modi, credo sia altresì molto improbabile che tirino fuori dal cassetto un brano migliore rispetto alla celeberrima “terra dei cachi” di antica memoria. Ma resto fiducioso su questi ragazzacci virtuosi.

– MALIKA AYANE è nata praticamente qui, nonostante fosse giunta ai primi successi con le canzoncine in inglese. Ormai tra le top italiane, vanta una voce da brividi che le consente di tirar fuori sempre il meglio, anche da pezzi meno riusciti: la classe non è acqua, credo possa essere sin da ora tra le favorite del pubblico

– DANIELE SILVESTRI quasi “scontata” la sua presenza festivaliera quest’anno ma con Daniele, che ebbi modo di intervistare svariati anni fa, dopo tappa a Cerea, si va sul sicuro, sia che proponga sonorità spensierate (“La Paranza” e “Salirò”) sia che spinga il piede su temi sociali, spesso scottanti (“L’uomo col megafono”, con cui si impose su questo palco nel ’95 e la spettrale “Aria”)

– MODA’ unica concessione fortemente “commerciale” dell’elenco, per aver convinto Fazio credo abbiano davvero in canna un grande pezzo, dalle sonorità ariose e potenti, sul loro stile. Puntano dritti alla vittoria, e non potrebbe essere altrimenti, visti gli innumerevoli successi mietuti negli ultimi 3 anni

– SIMONA MOLINARI con PETER CINCOTTI finalmente la Molinari su questo palco, verrebbe da dire, dopo i bagliori dell’edizione giovani 2009 (messa in ombra da un’autentica fucina di talenti emerse nella stessa edizione, dalla vincitrice Arisa, alla raffinata Malika, dalla suol singer Karima alle figlie d’arte Chiara Canzian e Irene Fornaciari). Qui in collaudata coppia con Cincotti, potrebbe essere una sorpresa candidata al Premio Mia Martini

– MARTA SUI TUBI come l’anno prima i Marlene Kuntz e prima ancora con gli Afterhours, i Subsonica o i Quintorigo, quest’anno annuncio in loro i miei favoriti, in quanto provengono dal mio “mondo di riferimento musicale”. Unici nel panorama rock italiano, di recente hanno duettato pure con Lucio Dalla, dopo che già simpaticamente lo avevano citato nella loro frizzante “Cristiana”. Mitici i ragazzi, originali, il minimo che mi viene per definirli

– SIMONE CRISTICCHI  ci sta eccome in un cast simile, visto il suo forte impatto in ambito sociale. Tuttavia Simone è da sempre un joker della musica italiana, capace spesso di ricorrere all’arma dell’ironia e del gioco per trattare tematiche spesso impegnative. Da seguire con attenzione

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– ANNALISA trattasi della rossa di Amici, ma sarebbe davvero riduttivo, oltre che ingeneroso trattarla da “Emma” o “Alessandra Amoroso” di serie B, in quanto possiede certamente più pulizia formale nell’esecuzione, oltre che maggiore eleganza sul palco. Ottima voce, personalità ancora un po’ timida ma capace pure di inchiodare alla tv: è una che si fa ascoltare volentieri

– MAX GAZZE’ un altro dei miei favoriti, inutile girarci attorno. Ogni volta al Festival fa la sua onesta figura. Ricordo una bella intervista tanti anni fa, in coppia con l’amico fraterno Ricky, all’epoca proprio di un post Sanremo (quello de “Una musica può fare”), prima di un suo concerto al mitico Extravagario Teatro Tenda di Verona. Persona colta, squisita, umile.. un grande musicista.

– MARIA NAZIONALE in ambito “nazionale”è nota soprattutto per la sua partecipazione a Sanremo in coppia con il guru Nino D’Angelo nel 2010 (tra l’altro la canzone era davvero notevole), credo non si discosterà molto da quel registro, magari accentuando l’aspetto nazional popolare, meno incline al suono world music di quel pezzo-

– MARCO MENGONI gradito ritorno, uno di quei cantanti usciti da talent (in questo caso da X Factor) che vale la pena di ascoltare, sempre che smetta di voler emulare, in modo inconcludente, il mai dimenticato Jeff Buckley. Mengoni ha una voce bellissima e una personalità straripante, però a 24 anni deve ancora trovare la sua giusta dimensione e, soprattutto, deve cantare pezzi che lo rappresentano appieno, come appunto la “Re Matto” di un paio d’anni fa. Meno virtuosismi e più spazio alla sua vera anima e potrebbe risultare vincente anche in questo contesto

– CHIARA GALIAZZO come Nathalie due anni fa, approda qui direttamente da X Factor, nella quale si era da subito contraddistinta per la bella ugola e per i modi un po’ “da svampita” (in senso buono). Padovana, simpatica e talentuosa, resta tuttavia un’autentica scommessa a questi livelli: vedremo come affronterà un palco tanto prestigioso, capace di far tremare le gambe anche ad artisti molto navigati-

Comincia il conto alla rovescia! Che bella musica sia, e poche cazzate, please!