In serie B il Carpi vola a +12 sulla seconda: mai come quest’anno c’è una squadra che merita fortemente la promozione

Sto leggendo da più parti in questi giorni se la promozione (ormai quasi sancita aritmeticamente) del Carpi in serie A possa rappresentare una svolta nel campionato italiano, in contrapposizione con un “sistema Lotito” che ai piani alti sembrerebbe essere preferito.  Io ovviamente sono per il Carpi, sono per queste “piccole” realtà che rappresentano per me ancora il senso più genuino del calcio. Non è mia intenzione vedere tutto rosa nella splendida cavalcata della squadra modenese, ormai a +12 lunghezze sul diretto rivale, il colosso Bologna. Già accostare una cittadina di provincia con il capoluogo emiliano fa un po’ specie, eppure è da un po’ che da quelle parti il calcio sta facendo assurgere a vette di popolarità e visibilità realtà più piccole. Basti pensare all’altro miracolo recente, quel Sassuolo che da due anni sta ben figurando nella massima serie. I detrattori al solito diranno che le finanze dei neroverdi sono più floride di quelle di tanti blasonati club. Vero, per carità, ma qui come altrove si è prima di tutto iniziato tanti anni fa un percorso vincente, ragionato, organizzato, che ha fatto salire passo per passo tutti i gradini del calcio professionistico. Sassuolo e ora Carpi, là dove invece il capoluogo di provincia Modena è da tempo impelagato in una situazione di classifica cadetta piuttosto modesta. Programmazione che ha consentito ormai da molti anni a costituire il primo miracolo del calcio moderno, quel Chievo che, al pari del Carpi di Castori non sarà (più, ai tempi di Malesani e Delneri lo era eccome!) spettacolare ma assai redditizio, quello sì!

grande festa al terzo gol siglato nel bgi match contro il Bologna da parte di Lollo

grande festa al terzo gol siglato nel bgi match contro il Bologna da parte di Lollo

Sia chiaro, è indubbio che le grandi piazze attirino maggiormente l’interesse del calcio nazionale, basti pensare all’entusiasmo che ha sorretto il Perugia nella prima parte della stagione, cosa che, unita a una rosa di elevata qualità nel gioco dei singoli, mi aveva azzardato a ipotizzarla fra le favorite del torneo, con lo stadio sempre pieno al Curi. Anche a me piacerebbe che certi club vivessero ancora annate da protagonisti, penso a quelli cancellati dai debiti, a quelli che stanno faticosamente risorgendo dalle proprie ceneri, come il Padova o il Mantova, per rimanere a Nord, al Siena, spostandoci al centro, e alla Salernitana, il Foggia, il Messina (ma l’elenco potrebbe continuare) scendendo verso sud. Però il calcio deve essere prima di tutto uno sport meritocratico e anche il più possibile deve attenersi a certe regole burocratiche. Se poi per primi sono gli squadroni metropolitani europei spesso e volentieri a non assecondare certi parametri imposti, beh, quello è solo lo specchio di uno sport che ancora presenta forti lacune e che fa quando gli conviene numerosi sconti ai suoi protagonisti.

Giusto che in un quadro generale di incertezza a imporsi siano quindi modelli sani, quasi sempre legati alla provincia. Magari saranno effimere ma un pezzettino di storia del calcio lo andranno a comporre. Tralasciando il Chievo, ormai dal 2001 in pianta stabile (con l’eccezione di una retrocessione, immediatamente compensata l’anno successivo) in serie A, furono a mio avviso significative anche le esperienze del Piacenza (un’altra delle squadre che ora si ritrovano un po’ ai margini, addirittura con un secondo club cittadino nel frattempo arrivato meritatamente in Lega Pro, laddove la rinata società storica versa ancora in serie D), del Novara, serissimo candidato a tornare in cadetteria, Bassano e Alessandria permettendo, del Cesena che, tra alti e bassi, splendide annate in A sin dagli anni ’80, e precipitose discese in terza serie, è anch’essa una bellissima realtà del nostro calcio tricolore. Il Carpi si muove nel novero di queste squadre, cui aggiungerei l’Albinoleffe, caduto un po’ in disgrazia nell’immaginario collettivo a seguito di alcune note vicende legate al calcioscommesse.

il cannoniere Mbakogu, classe 93, pronto ad esplodere in serie A

il cannoniere Mbakogu, classe 93, pronto ad esplodere in serie A

Gli emiliani di Castori, tecnico che in ogni categoria ha fatto ben parlare di sè, e che personalmente associo a una splendida stagione alla guida del Cesena (dove con gli uomini giusti a disposizione aveva proposto un calcio iper offensivo, alla faccia di chi sostiene sia uno che pensi per primo a non prenderle), non faranno la gioia degli esteti ma stanno di fatto dominando, con assoluta sicurezza, con rarissime cadute di tono, senza aver mai perso la bussola del proprio torneo, nemmeno quando sul più bello hanno dovuto giocoforza rinunciare a uno dei propri giocatori simbolo, quel Concas fermato dopo un controllo antidoping. Neanche quando si era infortunato il top della squadra, il cannoniere d’ebano Jerry Mbakogu, da tempo segnalato dal sottoscritto come uno dei migliori prospetti del calcio italiano, da quando giovanissimo vestiva con successo la maglia degli Allievi del Padova, prima di completare l’iter delle giovanili nel Palermo, con cui da protagonista andrà a vincere uno storico scudetto di categoria. E’ vero, non lo nego, le partite del Carpi sembrano quelle che si giocano a scacchi, ma spesso ti tramortisce con due semplici mosse. E’ successo in maniera praticamente identica nelle due gare chiave della stagione, quelle che hanno confermato – ce ne fosse stato ancora bisogno – quanto la corsa alla promozione diretta sia come minimo giustificata. Alludo alle vittoriose gare contro le principali avversarie di questo scorcio di stagione, Vicenza e Bologna. Il redivivo Vicenza, ripescato a inizio campionato e sistemato alla bisogna, nel corso del campionato ha ritrovato, grazie alla sapientissima mano di un rilanciato Pasquale Marino, compattezza, qualità e soprattutto ha puntellato la rosa strada facendo, fino a presentare un roster di tutto rispetto. In ogni caso mai mi sarei aspettato di trovarmi la squadra in grado di fare un filotto di risultati utili così lungo, al punto di scavalcare quasi tutte le pretendenti ai playoff, che si chiamassero Livorno, Avellino o Frosinone. Se dovessi indicare a uno spettatore occasionale della serie B un campo dove fosse assicurato assistere al bel calcio, allora non esiterei nel nominare il “Menti”. Il Lanerossi Vicenza infatti, imperniando il proprio gioco nei piedi del miglior regista della B, Di Gennaro, uno che di occasioni per imporsi nella massima serie ne ha avute molte, è sempre propositivo e alla ricerca della vittoria, che spesso è giunta grazie ai gol dell’attaccante sardo Cocco, che da anni non era così prolifico ed efficace. Eppure, pur giocando al solito molto bene, contro il muro del Carpi non c’è stato niente da fare, e gli emiliani in modo quasi irrisorio hanno mandato al tappeto in pochi minuti ben due volte i rivali con la rivelazione Kevin Lasagna, uno che la gavetta l’ha consumata, assoluto mattatore. Stessa cosa nel big match contro il Bologna. In quel caso risultato ancora più sorprendente, un 3 a 0 netto che non lascia scampo ai detrattori, con protagonisti affidabili “operai del pallone” come Pasciuti, Di Gaudio e Lollo, che mai come quest’anno si stanno esibendo con un rendimento costante sopra la media.

L'allenatore Castori, vero artefice del miracolo Carpi: sarà lui il nuovo Sarri?

L’allenatore Castori, vero artefice del miracolo Carpi: sarà lui il nuovo Sarri?

E allora, in un quadro tecnico davvero rivolto verso il basso, dove di bel calcio se ne vede ben poco, di spettacolo puro ancora meno, di talenti cristallini già pronti per salire di gradino pochissimi, di giocate d’alta scuola da far spellare le mani praticamente mai, ben venga che una squadra come il Carpi sia meritatamente a un passo da una storica promozione in serie A.  Una squadra organizzata in ogni reparto, armoniosa, ben guidata in campo e ottimamente orchestrata da gente come Lollo, Porcari – già protagonista della memorabile cavalcata del Novara – l’ex juventino Bianco, gli esperti Pasciuti e Romagnoli, e rappresentata da autentici campioncini in sboccio come il portiere di proprietà del Milan Gabriel, il difensore Struna o il piccolo Drogba Mbakogu, che magari seguendo l’esempio di un altro club illuminato come l’Empoli (che però fa più leva sul proprio fortissimo vivaio per mantenersi), potrà mantenere questo spirito vincente anche il prossimo anno.

Focus Lega Pro! Prima Girone A: Crollo Cremonese, risale la Pro Vercelli che aggancia l’Entella. Girone B: ammucchiata in vetta, ma si rialzano le quotazioni del Lecce. In seconda continua il sogno della matricola Real Vicenza, ma occhio al Bassano; nel B conservano i pronostici le big Cosenza, Teramo e Casertana.

Come ogni anno sto seguendo con interesse e attenzione le vicende della Lega Pro, la terza e la quarta serie italiana. Un anno particolare, di transizione, ma altresì fondamentale per ridefinire certe gerarchie nel sistema calcio, ma soprattutto per stabilire un po’ di ordine in mezzo a crisi economiche che investono ogni anno decine di squadre, che vedono così vanificate spesso nei tribunali i risultati ottenuti sul campo. Inutile elencare i tanti casi di fallimenti visti negli anni: era inevitabile una riforma, a questo punto epocale, perché dall’anno prossimo come risaputo verrà soppressa una categoria, in pratica, con l’accorpamento in un’unica grande Lega Pro, che tornerà ad essere come la vecchia serie C. In Lega Pro prima divisione quindi torneo anomalo, privo di retrocessioni e con la prima metà delle classificate tutte potenzialmente in lizza per la promozione tra i cadetti, dopo i play off (solo la prima classificata dei due gironi andrà direttamente in B). Per rendere comunque appetibile il torneo per la seconda metà delle classificate ci saranno incentivi legate alla posizione in classifica e all’utilizzo dei giovani.

Entella, prima in classifica in LEGA PRO prima divisione Gir. A

Entella, prima in classifica in LEGA PRO prima divisione Gir. A

Più complesso il discorso relativo alla Seconda Divisione, categoria come detto destinata a scomparire. Qui le prime 8 rimarranno in serie C, le altre retrocederanno tutte in D, quindi sarà vera battaglia, anche se dalla nona alla dodicesima classificata verranno disputati i playoff e una di queste rimarrà in terza serie.

Un bel colpo tra l’altro sarà rappresentato dalle vincenti dei gironi di serie D, visto che in pratica le promosse faranno una sorta di doppio salto, arrivando a un passo dalla cadetteria. Insomma, una stagione che rimarrà unica e che sta dando indicazioni importanti, anche se siamo all’inizio in fondo e anche chi era partito malissimo, come la corazzata Lecce, ancora scossa psicologicamente dopo la sconfitta ai playoff quest’estate contro il Carpi, può rientrare nel giro promozione grazie a questo meccanismo. Una riforma che viene in un momento storico comunque particolare, dove davvero molti giocatori realisticamente preferiscono accasarsi in una D dignitosa ma salda da un punto di vista economico, piuttosto che fare il professionista in una società di C in difficoltà, visto poi come a fine anno – o nel peggiore dei casi, anche durante la stagione stessa, visti i casi passati di penalizzazioni o addirittura ritiri in corso – i nodi vengono sempre al pettine. Ne ho intervistati diversi di giocatori impegnati nelle categorie dilettantistiche che mi hanno confermato una verità ormai lampante: la differenza tecnica o di visibilità tra una buona serie D e una Lega Pro è davvero ridotta ai minimi termini, forse solo legata ad un’ottica di un professionismo che in D non è reale, ma in pratica è come lo fosse, considerando che è risaputo che i giocatori percepiscano qualcosa in più di un semplice simbolico “rimborso spese”, pur essendoci ovviamente differenze tra caso e caso.

Il blasonato Pisa, dopo il playoff perso l'anno scorso contro il Latina, ci riprova con una squadra largamente rinnovata e ringiovanita

Il blasonato Pisa, dopo il playoff perso l’anno scorso contro il Latina, ci riprova con una squadra largamente rinnovata e ringiovanita

Nel girone A della Lega Pro Prima Divisione, la super favorita (ma lo è da almeno tre stagioni ormai) Cremonese è entrata ufficialmente in crisi dopo la nuova sconfitta; ora la distanza che la separa dalle capolista Entella e Pro Vercelli comincia ad essere cospicua. Se l’Entella sta confermando i buoni pronostici estivi, e sta proseguendo il suo imperioso percorso di crescita iniziato due stagioni fa, la squadra di Vercelli, retrocessa mestamente pochi mesi fa dalla B di gara in gara sta ritrovando entusiasmo e rinnovata voglia di stupire. Io tuttavia se dovessi scommettere qualche euro, lo punterei sul gruppo dei giovani dell’Albinoleffe che, sul lungo cammino, credo abbia le qualità tecniche per tornare in B, dopo la rovinosa caduta e lo scandalo delle scommesse, che ha visto coinvolti molti giocatori passati di qua negli anni. L’opera di de purificazione iniziata l’anno scorso potrebbe continuare quest’anno con un grande exploit. Credo che pure il Vicenza e il Sud Tirol abbiano i mezzi per risalire in classifica e inserirsi tra le prime 8 in modo da disputare i playoff promozione. Più equilibrato e sinceramente ricco di interpreti di valore il girone B. A parte la rivelazione Pontedera, che ormai quasi non fa più notizia, davanti l’ammucchiata è interessante e vede coinvolta squadroni come Pisa, Frosinone  – a mio avviso sulla carta la compagine più forte e completa in tutti i reparti, con elementi esperti e giovani ben mixati da un tecnico di sicuro avvenire come l’ex bomber di Napoli e Torino Stellone – L’Aquila, con potenziali inserimenti di altre corazzate come Catanzaro, Perugia e il più attardato Lecce in grande spolvero nelle ultime due partite.

In Seconda Divisione grande duello nel girone A tra la nobile decaduta Monza, attrezzatissima per un campionato di vertice e la sorpresissima Real Vicenza, matricola assoluta della categoria, che vuole in qualche modo ribaltare le gerarchie cittadine. Di gara in gara, di risultato in risultato, è tutto un susseguirsi in classifica e un gioco al rialzo, col quotato Bassano minaccioso e vicinissimo in classifica. Nel B, occhio ai grandi nomi ritrovati, come il Cosenza, grande favorito della vigilia, deciso a ritornare in categorie più consone alla sua storia, dopo un decennio davvero nefasto, al cospetto invece degli anni ’80 e ’90 quando i rossoblu con il mitico Marulla facevano faville in serie B, arrivando a un passo dalla massima serie.

Oltre ai calabresi, stanno disputando un grande campionato anche un ritrovato Teramo, ancora imbattuto dopo 10 turni (5 vittorie e 5 pareggi) e la Casertana, altra società stanca di rincorrere categorie e decisa a tornare a grandi livelli, come la sua storica tifoseria meriterebbe.

Un gran bel serbatoio quello della Lega Pro, da salvaguardare e pensiamo che, seppur dolorosa, la soppressione di una categoria sia inevitabile per garantire ancora maggiore coesione e competitività. E’ tuttavia un crudele specchio dei tempi, di una crisi economica che invade anche le sfere del calcio, con un impoverimento generale, che dal campo (già il trend delle ultime stagioni della serie A testimonia come il tempo del “campionato più bello del mondo” sia un ricordo ormai lontano, con i migliori campioni che facevano la fila per venire a giocare da noi) si sposta inevitabilmente anche nelle scrivanie e negli uffici delle società di calcio. Se pensate che c’è stato un tempo non lontano (fino alla stagione ‘90/’91)che vedeva impegnati ben due gironi di C/1 e quattro (!) di C/2 capirete che qualcosa, molto è cambiato anche nel “dorato” mondo pallonaro.

Serie B: nel Varese, pronto a ritagliarsi un ruolo da protagonista in campionato, occhio ai talenti Momentè e Lupoli, in cerca di rilancio

Nel Varese che per l’ennesima stagione sta stupendo in serie B, nonostante i cambi di formazione e di allenatori, il valore aggiunto è rappresentato da un parco attaccanti di prim’ordine, confermato dai gol già messi a segno dal neo acquisto Pavoletti, richiestissimo quest’estate e dall’ apporto del sempiterno Neto Pereira, ormai bandiera vera e propria dei biancorossi lombardi.

un giovanissimo ARTURO LUPOLI al suo esordio in PREMIER con la maglia dell'ARSENAL

un giovanissimo ARTURO LUPOLI al suo esordio in PREMIER con la maglia dell’ARSENAL

Come detto, cambiano i mister, i giocatori, i direttori sportivi, addirittura i presidenti, ma da queste parti ormai si sono abituati alle sorprese e a campionati di prim’ordine, nonostante i proclami di inizio stagione siano quasi sempre all’insegna di un (realistico) basso profilo. Tuttavia la serie cadetta ci ha sempre dimostrato che i valori in campo possono non essere rappresentativi del “peso” economico che una società si porta in dote. E poi Varese comincia a essere una buona tappa per molti protagonisti a venire del calcio italiano, una sorta di trampolino di lancio verso la serie A. 7

E allora perchè non provare quest’anno a fare il colpaccio? Sebbene si sia solo all’inizio di un torneo che si rivelerà lunghissimo ed estenuante come sempre, le squadre più blasonate paiono in seria difficoltà.

Tralasciando il Palermo che ha tutte le carte in regola per risalire (una volta riottenuto un certo “equilibrio” tra società e nuovo mister), le altre come Brescia, Reggina, Modena o Padova (ultimissima, addirittura!) non stanno rendendo come si attendeva e allora stanno emergendo compagini davvero poco accreditate alla vigilia, specie il Bari, il Lanciano o il Cesena.

Tra queste due eccezioni sono rappresentate dalla capolista Empoli, nel segno della continuità con quanto espresso l’anno scorso, e appunto il Varese del neo tecnico Stefano Sottili, ex discreto “libero” negli anni ’90 e subito pronto all’esordio in B, dopo proficua gavetta nelle serie minori, culminata l’anno scorso nella bellissima stagione veneziana.

Matteo Momentè con la maglia dell'Albinoleffe, in quella che finora è stata la sua migliore stagione da professionista

Matteo Momentè con la maglia dell’Albinoleffe, in quella che finora è stata la sua migliore stagione da professionista

Gli attaccanti del Varese dicevamo.. perso un totem come Ebagua, ma sostituito egregiamente dal già citato Pavoletti (l’ex sassolese che ci ha messo un attimo per diventare beniamino dei tifosi, togliendosi pure dei sassolini dalle scarpe nei confronti della sua squadra passata che una volta salita in serie A non gli ha concesso una chanche di dimostrare il proprio valore nella massima serie), in rosa ci stanno pure talenti grezzi ma che, sciolte le briglie e liberi da infortuni che finora li hanno funestati, potrebbero far fare un ulteriore salto di qualità: parlo di Scapuzzi, Momentè e Lupoli.

Se del trequartista ex Milan e Manchester City avevo già parlato diffusamente in un lungo post apposito, sugli altri due mi piace spendere qualche parola in questa circostanza.

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Entrambi classe ’87, sono ex talenti prodigi del calcio italiano. Matteo Momentè, veneziano di Jesolo, esordì prestissimo in serie A con la maglia nerazzurra dell’Inter. Da tempo il suo nome era segnato sui taccuini di tanti addetti ai lavori, trattandosi di un attaccante dalle grandi doti tecniche e fisiche.  Più che un centravanti, nonostante ne avrebbe la stazza, da giovane agiva soprattutto da seconda punta, di spalla a Germinale. Matteo anche da professionista bruciò in fretta le tappe, ma fu ben presto vittima di pesanti infortuni. Le esperienze migliori si registrarono all’Albinoleffe e proprio a Varese nella stagione 2009/’10, dove mise in mostra le sue doti di attaccante completo, col suo mancino in grado di innescare l’assist vincente e di concludere agevolmente in rete. Nel 2011, tornato a Varese dopo la felice parentesi bergamasca in Val Seriana, incappò in un pesante infortunio e l’anno dopo ripartì dalla Lega Pro, ingaggiato dall’ambiziosa Cremonese. I postumi dell’infortunio si fecero sentire, perse la stagione in pratica, prima di rientrare alla base quest’anno, alla vigilia del campionato 2013/’14, finalmente integro.

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Più singolare la storia calcistica di Arturo Lupoli, fenomeno acclamato di ogni rappresentativa giovanile azzurra, fin dall’Under 16, a fianco di gente come Acquafresca, Cerci o Giuseppe Rossi, giusto per citare i soli componenti della linea offensiva. Proprio con il viola Rossi, Lupoli si ritrovò a vivere stagioni magiche a Parma, conseguendo con grande merito uno straordinario scudetto Allievi (in un ciclo che comprendeva, oltre ai due bomber, anche lo sfortunato Filippo Savi, mediano grande promessa non mantenuta a causa di infortuni; attualmente milita in D, il laterale Dessena, il difensore Marco Rossi, attualmente squalificato per le vicende legate al calcioscommesse e il figlio d’arte Mandorlini.

Ma erano i due piccoletti funamboli là davanti a destare stupore e meraviglie tra gli spettatori, tanto che a 16 anni ci furono “scippati”: Rossi finì al Manchester United di sir Alex Ferguson, Lupoli all’Arsenal di Wenger. Carriere parallele fino a un certo punto, con Rossi che poi mantenne lo status di grande talento e attaccante, mentre Lupoli dopo l’esordio felice in Premier, si ritrovò la strada più in salita. Dopo una buona stagione in prestito in Championship (serie cadetta inglese), titolare nel Derby County, Arturo tornò in Italia nella matricola assoluta in serie A Treviso, dopo che la Fiorentina, una volta acquistatolo, non credette in lui per l’inserimento nella rosa dei suoi titolari. In una situazione obbiettivamente difficile, Lupoli non riuscì a contribuire efficacemente, siglando comunque in Veneto il suo primo – e finora unico – gol in serie A.  Tornò quindi in Inghilterra, dove godeva ancora di buon credito,  per due stagioni, al Norwich  prima e allo Sheffield Utd poi, dove fece intravedere buoni colpi, segnando in tutto sei rete.

Da lì il ritorno definitivo in Italia nel 2009. Le ultime quattro stagioni le ha vissute in contesti sportivi difficili, con Ascoli e Grosseto, società entrambe alle prese con problemi societari vari. Lupoli, pur non giocando titolare fisso, piace per l’applicazione, per l’impegno, per il fatto di non mollare mai, e anche per i suoi gol e la sua personalità. Certo, deve ancora rivelarsi quel fantastico fromboliere che era da giovanissimo, e magari non lo farò mai, ma da agile seconda punta, veloce e tecnico, sa farsi ancora valere. Tutto mancino, se sta bene fisicamente, potrebbe rivelarsi un valore aggiunto per l’ambizioso Varese: staremo a vedere se per il biondino napoletano, ma nativo di Brescia questo sarà, giunto all’età di 26 anni, l’anno della svolta.

Nella Lazio dei miracoli, perchè nessuno parla mai di Giuseppe Biava? La storia di un grande difensore, scopertosi big dopo i 30 anni

Nella splendida stagione laziale, che viene a completamento delle due precedenti quando, con un po’ di fortuna in più, invece di “sfiorarla” la zona Champions, la si sarebbe potuta ottenere con pieno merito, i punti sono suddivisi in parti uguali tra un tecnico rivelazione come Petkovic, una società che sta sempre di più diventando modello, nonostante l’antipatia di fondo dimostrata a più riprese dal boss Lotito e la rosa dei giocatori, ricca di indubbio talento.

Gente come il bomber sempreverde Klose, i centrocampisti dai piedi buoni Hernanes (uno dei migliori stranieri giunti in Italia negli ultimi 5 anni), Mauri e Ledesma, i consolidati Konko, Radu e Marchetti o gli emergenti Lulic e Candreva spesso entrano nell’immaginario dei tifosi o anche dei più semplici appassionati di calcio italiano, ai quali non può sfuggire la qualità del gioco biancoceleste.

Tuttavia, c’è un giocatore assai poco reclamizzato che da due e anni e mezzo a questa parte sta comandando di fatto la difesa, con intelligenza tattica, esperienza, grinta e tenacia: sto parlando di Giuseppe Biava.

Giuseppe Biava, uno "stopper" impeccabile

Giuseppe Biava, uno “stopper” impeccabile

Bergamasco e quasi mio “gemello” (essendo lui nato l’8 maggio ’77, noto che ci dividono soltanto 3 giorni!) da tempo immemore gioca da professionista e quasi sempre da protagonista, dagli inizi pionieristici in C quando l’Albinoleffe non si chiamava ancora così (infatti lui militava nell’Albinese prima che si fondesse appunto con il Leffe) e una parentesi formativa a Biella.

La svolta, dopo anni di onorato servizio cadetto a Leffe, avviene con la chiamata del Palermo di Guidolin, all’epoca desiderosa di conquistare la massima serie con una grande produzione di sforzi, anche economici.  Zamparini allestisce una rosa che non può avere rivali in B, con gente come Luca Toni, che da qui spiccherà il grande salto, l’altro futuro campione del Mondo Grosso, i centrocampisti offensivi Santana e Zauli, il leader in mezzo al campo Eugenio Corini, dopo i fasti del Chievo sceso per guidare i rosanero verso la tanto agognata promozione e altri validissimi interpreti come un rampante Gasbarroni e un Brienza poi tornato dopo onorata carriera in Sicilia .

In difesa il terzetto base recitava Ferri – Biava – Accardi.  Non erano ancora conosciuti, ma gli ultimi due poi si ritroveranno entrambi in A avversari nel derby di Genova, quando sembrava essere Accardi il più accreditato a recitare il ruolo del difensore emergente, erede di Cannavaro per alcuni critici. Invece, mentre quest’ultimo finirà in panchina alla Sampdoria e non saprà confermare le belle premesse della prima annata blucerchiata con Mazzarri alla guida della squadra, Biava al Genoa divenne presto baluardo insuperabile, capace con il tattico Ferrari e il talentuoso Criscito di garantire aggressività, rendimento (è uno che non molla mai l’osso) e attaccamento alla maglia, doti sempre preziose nel calcio che conta.

Clamorosamente però non verrà confermato dopo delle validissime stagioni sotto la Lanterna (il Genoa però proprio da tre anni a questa parte inizierà un vortice di cambi e scambi infinito, tra giocatori e mister) a più di 30 anni finirà addirittura nella Capitale, alla Lazio. Come al solito all’inizio non verrà considerato tra i titolari, il suo nome non riempì le colonne dei quotidiani e non fece impazzire i tweet dei tifosi ma sia Reja che Petkovic non avranno mai dubbi sul suo utilizzo.

Difensore vecchio stampo, uno stopper perfetto se fossimo negli anni ’80, Biava non si risparmia mai, non teme nessun attaccante, nemmeno i più prestigiosi, è costante nel rendimento – anche più di compagni tecnicamente meglio dotati come Diakitè o Dias – e qualche golletto riesce persino a segnarlo.

A quasi 36 anni pare ancora pienamente in forma, e forse riuscirà a strappare un rinnovo del contratto (gli scadrà a fine giugno 2013) che francamente meriterebbe alla grande.

Suggellare una carriera partita in sordina, ma proseguita migliorando di anno in anno come il vino buono, addirittura con la conquista dello Scudetto forse sarebbe chiedere troppo, ma qualcuno a Roma in fondo ci sta facendo un pensierino, visto anche i passi falsi della Juventus.

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Il punto sulla serie B

La Serie B si dimostra come sempre torneo avvincente e mai banale, non fosse altro per le 42 giornate di campionato che determinano alla fine di un estenuante percorso le tre elette, coloro che approderanno nell'olimpo della serie A. So di non sbagliare se mi azzardo a definirlo il torneo professionistico italiano più complesso e difficile. Escludendo l'anno in cui salirono senza passare dai playoff (tale fu la superiorità dimostrata sul campo) le corazzate Juventus, Napoli e Genoa, anche quest'anno in realtà dopo gli equilibri degli ultimi due anni, in molti avevano notato, neanche troppo velatamente, come vi fossero tre squadre più attrezzate delle altre: la Sampdoria appena retrocessa, l'ambizioso Padova e il glorioso Torino, in cerca di riscatto dopo l'ultima opaca stagione.
Ma qualcosa alle loro spalle si muove, un lungo serpentone di squadre che, con un pizzico di determinazione, convinzione nei propri mezzi e – perchè no? – fortuna, rischia seriamente di compromettere le aspettative delle squadre sopracitate. E allora proviamo ad analizzare il breve tragitto fin qui percorso dalle compagini impegnate nella cadetteria 2011/2012.

ALBINOLEFFE – Non smette mai di stupire la piccola realtà bergamasca, sorta di "Chievo" della B che ogni anno parte a fari spenti, ma che poi sovverte pronostici e tentativi di catalogazione. E' partito a razzo l'ex prodotto del vivaio del Cagliari, il piccolo attaccante Cocco, capocannoniere e mai così prolifico in carriera. Il mister Fortunato all'esordio in B schiera un mix di giovani ed esperti che può mettere in difficoltà chiunque, ne sa qualcosa il Padova sconfitto nell'ultimo turno infrasettimanale.

 – ASCOLI – Dura a morire la squadra di Castori, veterana della B che, un po' come l'Atalanta, è riuscita in un batter d'occhio a cancellare la limitante penalizzazione. Si prevede un campionato difficile, con giocatori da testare, dopo alcune perdite eccellenti (il trio d'attacco Lupoli-Feczesin-Giorgi) ma alcuni stanno emergendo prepotentemente (vedi l'ex clivense Sbaffo o il difensore Ciofani), mentre Papa Waigo con il mister che lo fece esplodere a Cesena ha ritrovato fiducia nei suoi notevoli mezzi

BARI – Dura la vita delle retrocesse, ne sa qualcosa la squadra pugliese, affidata a un esordiente della cadetteria come Torrente, reduce dal boom di Gubbio. Ma le ultime due partite l'hanno rimessa prepotentemente in carreggiata nella corsa come minimo ai playoff. Ottimo Forestieri (ma non è certo una novità), la cosa più importante è che la squadra sembra aver smaltito la delusione dell'anno scorso, quando retrocesse mestamente.

 – BRESCIA – Una delle più belle realtà di questo inizio di stagione, la squadra di Scienza è una sorta di mina vagante, è reduce dalla massima serie ma ha puntato su un profilo basso, lanciando tanti giovani di qualità. Tra questi spiccano le bocche da fuoco offensive Juan Antonio, mago del dribbling in velocità, e il possente Jonatas. Ma anche prodotti fatti in casa come il fantasista El Kaddouri o il playmaker Salamon stanno andando oltre le aspettative

CITTADELLA – Partita senza nessun favore di pronostico dalla critica, che la vedeva assai indebolita rispetto alle ultime due stagioni, la squadra allenata dall'esperto Foscarini si è rimboccata le maniche, pescando l'ennesimo attaccante in grado di garantire numerosi gol (dopo Meggiorini, Ardemagni e Piovaccari, il testimone è stato raccolto da Maah, ormai pienamente recuperato). Attualmente a metà classifica, punta al bel gioco, specie tra le mura amiche del Tombolato.

CROTONE – Appare in difficoltà la compagine pitagorica, così come il suo allenatore Menichini. E sì che il telaio appare molto buono, con individualità di spicco come Eramo, Djuric, Caetano, la sorpresa Florenzi (neo campione d'Italia primavera con la Roma e protagonista pure in under 21) e l'attaccante Ciano, dal sinistro al fulmicotone. L'impressione è che debbano ancora trovare l'assetto giusto per rendere al meglio.

 – EMPOLI – Mi ero lanciato in un ardito pronostico nei confronti dell'Empoli, in quanto fiducioso sui notevoli mezzi dei fenomenini del vivaio, come Mori, Saponara, Dumitru e altri, coadiuvati dalle vecchie volpi Tavano, Buscè e Coralli. Invece, dopo una brutta partenza, Aglietti è stato esonerato e ora toccherà al navigato Pillon l'arduo compito di ridare fiducia a una squadra molto promettente.

GROSSETO – Tra le sorprese della stagione, la squadra di Ugolotti è tra le più continue a livello di prestazioni e risultati. Sognare è possibile, d'altronde, quando si dispone di gente come il cavallo di ritorno Sforzini, l'esperto Zanetti in regia e un ottimo prospetto difensivo come l'ex romanista Antei. Caridi è il leader riconosciuto, l'uomo che si assume le responsabilità maggiori.

GUBBIO – Dopo una partenza da brividi, nella quale la giovanissima squadra allenata dall'esordiente Pecchia è stata in balia di ogni avversario, faticosamente la matricola umbra si sta risollevando, a suon  di pareggi e prestazioni spesso al di sopra dei propri limiti. La difesa, composta per lo più da ex primavera, seppur talentuosi come il nazionale figlio d'arte Benedetti o il biondo Farina. è stata troppo spesso sotto tiro. Si preannuncia un torneo complicatissimo, dopo le ultime trionfali cavalcate che hanno permesso un doppio salto da sogno

JUVE STABIA – Altra matricola, ma che stavolta ha retto sin da subito il passo, contando anche su un pubblico d'eccezione. Braglia fa giocare la squadra a memoria e in B appaiono ancora più evidenti le innate doti del giovanissimo bomber Mbakogu.

LIVORNO– Non si può certo dire che a Livorno regni la massima fiducia nella squadra di Novellino, nonostante sprazzi di buon calcio e la volontà di cambiare ciclo, affidandosi a giovani in rampa di lancio come Remedi, Rampi o Bardi. I playoff comunque paiono ampiamente alla portata dei labronici, soprattutto se Paulinho tornasse a far vedere le meraviglie delle stagioni trascorse a Sorrento.

MODENA – In caduta libera dopo un discreto inizio. Bergodi faticosamente sta riuscendo nell'impresa di miscelare giocatori di categoria affermati come bomber Greco e Perna a giovani rampolli come Carraro, De Vitis e Spezzani. Si subiscono troppi gol.

 – NOCERINA – Diverte la squadra di Auteri, che propone un calcio champagne, come se non avvertisse la differenza di categoria. Ma la B sa essere fatale alla prima tua distrazione e di questo la Nocerina deve preoccuparsi per evitare di perdere punti preziosi. L'entusiasmo comunque sta dando una grossa mano, così come l'apporto del bomber brasiliano Farias, di scuola Chievo.

PADOVA – Rispetto all'anno scorso forse gioca peggio, nonostante l'ingresso in rosa di giocatori eccellenti come Cacia, Milanetto, Donati o Marcolini, tanto per citarne alcuni. L'organico è sontuoso e Dal Canto onestamente non può fallire. Occorre capire se avrà, oltre a indubbie qualità tecniche, anche la forza di allentare le inevitabili pressioni. Il cammino sinora, eccezion fatta per l'imprevista sconfitta con l'Albinoleffe, è stato regolare, e quindi in media promozione.

PESCARA – Tutti attendevano al varco Zeman, che è ripartito dal suo credo iper offensivo, soltanto parzialmente più equilibrato, col risultato che la squadra abruzzese si candida ad essere la vera incognita della stagione , in quanto capace di alternare prestazioni maiuscole, condite di gol e spettacolo ad altre in tono minore, soprattutto a livello difensivo. Finora ne stanno giovando i tre attaccanti, specie Insigne, imprendibile folletto della corsia mancina e l'ex jubentino Immobile che potrebbe addirittura vincere la classifica cannonieri (si accettano scommesse!)

 – REGGINA– Breda ha in mano una squadra apparentemente senza molti punti deboli e sta cercando di individuare l'11 migliore, in attesa del rientro a tempo pieno di Bonazzoli. Sinora non lo hanno fatto rimpiangere i bomber Campagnacci (che grinta 'sto ragazzo) e Ceravolo e l'ex enfant du pays Missiroli, uno dei big della categoria. Permangono tuttavia clamorose amnesie difensive e la mancanza di veri leader nella zona nevralgica del campo, lì dove spesso si vincono le partite.

SAMPDORIA – La corazzata di Atzori ha un compito stimolante ma pure ingrato: deve come minimo tornare in serie A, possibilmente senza passare nemmeno dai playoff. Certo, la rosa è sontuosa, gente come Piovaccari, Dessena o Maccarone si ritrova in panca, quando non confinata in tribuna. Ma il gioco latita paurosamente, si risolvono le partite con le superiori qualità dei singoli rispetto agli avversari e alla lunga questo potrebbe diventare un serio problema.

SASSUOLO – Dopo le ultime stagioni che avevano fatto accarezzare più volte il sogno di un possibile approdo nella massima serie, il ridimensionamento dell'anno scorso ha smorzato gli entusiasmi, specie alla vigilia del torneo. Allenatore preparato ma pur sempre proveniente dai settori giovanili (Fulvio Pea), giovani promesse come l'ex genoano Boakye ('93!), l'italo-tunisino Laribi o bomber fantasia Sansone sembravano poter garantire un campionato vivace ma francamente difficile da catalogare. L'alta classifica invece può essere alla portata, soprattutto se si raggiungerà un equilibrio maggiore, una continuità di risultati che finora è mancata.

TORINO – Non gioca benissimo la squadra di Ventura e per una volta la fortuna sembra sorridere ai granata nella corsa, ancora lunghissima, a quella serie A che manca davvero da troppo tempo. Il team vincente Ventura-Petrachi sta funzionando alla grande: primo posto solitario, squadra costruita con pochi soldi e tante idee, discreta gestione dei casi spinosi. Con un Ogbonna da nazionale.

VARESE – Sono disorientati i tanti sostenitori varesini, dopo le ultime splendide stagioni targate Sannino. A Benny Carbone è già stato dato il benservito, al suo posto un tecnico pragmatico come Maran deve cercare di non affondare la barca, pesantemente indebolita rispetto alla passata stagione. Il tempo è certamente dalla sua parte.

VERONA – L'Hellas sta ancora beneficiando dell'ondata positiva proveniente dalla felice promozione dell'anno scorso. La squadra gioca a memoria, insidia fortemente un posto nei playoff  a compagini più accreditate e, con un pizzico di cattiveria in più sotto rete, potrebbe addirittura avere più punti di quelli incamerati. Hallfredsson da serie A, Gomez che incanta tutti con le sue giocate e lo sprint di D'Alessandro alla stagione che potrebbe definitivamente consacrarlo sono tutte carte che mister Mandorlini vuole giocarsi sino alla fine.

VICENZA – L'ultima compagine veneta non se la sta passando per niente bene… anzi, diciamo pure che è la vera delusione del torneo sin qui disputato. Baldini al ritorno in panca ci ha messo del suo, non riuscendo a trasmettere quelle idee che l'hanno reso famoso sin dai tempi di Empoli quando in pratica inventò in Italia il 4-2-3-1. Di positivo c'è solamente il pieno ritorno al calcio giocato dell'ex juventino Paro, uno che qui può fare la differenza.